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RIVOLTA M5S CONTRO LA RAGGI: “E’ FUORI CONTROLLO, OSCURA LE NOSTRE LOTTE”

Ottobre 26th, 2016 Riccardo Fucile

LA SUA INTERVISTA DIVENTA UN CASO, LOMBARDI ACCUSA LA COMUNICAZIONE… GRILLO PRENDE TEMPO: “A GENNAIO NE RIPARLIAMO”… FICO E DI MAIO NON SI PARLANO NEPPURE, LA APPENDINO DELUSA DA VIRGINIA: “INGRATA”

Il trentottesimo parallelo del Movimento spacca in due piazza dal Campidoglio.
“Beppe – tuonano i parlamentari romani più in vista, capitanati da Carla Ruocco – Virginia ha superato il limite, ma cosa si è messa in testa? Sembra eterodiretta, non puoi consentire che ci passi sopra in questo modo!”.
Ce l’hanno tutti con la sindaca per l’intervista a Repubblica.
Non è tanto la bizzarra sortita sui “frigoriferi abbandonati”, ma soprattutto il tempismo dell’uscita.
In un colpo solo, Raggi oscura la missione romana del leader e la battaglia di Roberta Lombardi per dimezzare lo stipendio dei deputati.
La furia si trasforma presto in rappresaglia. È proprio l’ex capogruppo, sostenuta dai suoi fedelissimi, a scrivere direttamente a Beppe Grillo: “Come è stato possibile avallare una scelta tanto sbagliata, che mortifica il nostro lavoro? – è il senso del ragionamento – Ora la comunicazione si assuma la responsabilità  di questo passo falso “.
In un istante finisce sulla graticola l’intera filiera dello staff pentastellato, che dal Campidoglio conduce fino a Ilaria Loquenzi e Rocco Casalino. Nel mirino, insomma, finisce il braccio operativo della Casaleggio associati.
L’intervento di Raggi, in realtà , era fissato da diversi giorni.
Lo ripetono i “comunicatori” che governano le sorti dei cinquestelle, provando a sedare la rivolta.
E il fondatore? Nero come la pece, svuotato come piazza Montecitorio disertata dai militanti grillini, lascia la Camera avvilito.
I nemici della sindaca vorrebbe lo scalpo di Raggi, “è fuori controllo – ripetono – buttiamola fuori dal Movimento! ” – ma il leader non può far altro che frenare: “State calmi. Di Virginia ne riparliamo a gennaio, ora non possiamo certo mollarla”.
È stufo quanto loro, soltanto non può muovere un dito fino al referendum costituzionale: “È l’unico modo – ricorda – per mandare a casa Renzi”.
Se c’è un’altra che è infastidita dalla prima cittadina della Capitale, è Chiara Appendino. Raccontano che di fronte alle critiche della Raggi sia rimasta letteralmente senza parole: “Che ingrata, io mi sono mostrata con lei nel momento più difficile – l’estrema sintesi dello sfogo – e lei mi ripaga in questo modo?”.
Si va avanti così, in un clima che soltanto la possibile vittoria del No rende sostenibile. Luigi Di Maio e Roberto Fico, per dire, continuano cordialmente a ignorarsi.
Neanche lunedì sera sono riusciti a sedersi attorno allo stesso tavolo, invitati dal Fondatore. Come se non bastasse, Raggi è alle prese anche con una mega grana amministrativa: proprio ieri, infatti, il Senato ha approvato un ordine del giorno che punta al commissariamento di Atac, il colosso romano dei trasporti.
Tutto ormai è in discussione, anche il meccanismo che porta alla selezione dei candidati locali.
La bozza del nuovo regolamento prevede che a decidere il nuovo corso sia la triade Lombardi-Crimi- Cancelleri. E i tre sono orientati a modificare un sistema che ha portato alla scelta di Raggi e alle recenti faide grilline per individuare il candidato sindaco di Genova.
In mezzo al caos c’è anche chi prova a sdrammatizzare. Succede alla buvette, quando si affaccia Alessandro Di Battista con una mano fasciata.
È caduto dalla bici, ma un avventore non resiste alla battuta: “Avrà  provato a dividere Fico e Di Maio…”.

(da “La Repubblica”)

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SOBRIETA’ IN AULA, POCA GENTE IN PIAZZA E LA RAGGI ROVINA LA GIORNATA AI CINQUESTELLE

Ottobre 25th, 2016 Riccardo Fucile

RINVIATA IN COMMISSIONE LA PROPOSTA M5S TAGLIA STIPENDI… GRILLO ORDINA SERIETA’ IN AULA PER CONQUISTARE IL VOTO DEI MODERATI… L’INTERVISTA DI VIRGINIA CREA MAL DI PANCIA

Istituzionali in Aula e un po’ di calore fuori anche se gli attivisti M5S in piazza, secondo le adesioni registrate, sarebbero dovuti essere molti di più.
E la potenza di fuoco è assai lontana dai tempi di “Ro-do-tà -tà -tà “.
Beppe Grillo si siede in tribuna alla Camera quando nell’emiciclo di Montecitorio è appena iniziata la seduta che per la maggioranza ha come unico obiettivo quello di rinviare in commissione il prima possibile la proposta di legge 5Stelle sul taglio degli stipendi dei parlamentari.
Il leader pentastellato, giacca obbligatoria alla Camera ma niente cravatta, dice che l’ora della “sobrietà “. Che tradotto significa: niente striscioni e niente schiamazzi.
Poi ai cronisti dice pacatamente: “Oggi è il pace e bene day. Questa non è una legge per tagliare, tagliare è una parola violenta. È un atto di buona volontà  che faranno i parlamentari e io li ringrazierò, li accarezzerò e li abbraccerò uno per uno, anche quelli del Pd. Anche la Chiesa è contenta, figurati il Papa come sarebbe felice”.
Per il leader pentastellato, in questa circostanza, bisogna dare l’idea di voler vincere forti delle proprie ragioni per conquistare così gli italiani moderati.
Quindi non trattare in Aula l’argomento stipendi in maniera protestataria e agitatoria, ed evitare che l’aspetto spettacolare e guerresco finisca per sovrastare il merito della battaglia. E infatti non ci sono urla da stadio, nè cartelli o occupazione dei banchi del governo, a maggior ragione perchè la presidenza dell’Aula è toccata a Luigi Di Maio. Era stato anche preparato uno striscione che tuttavia viene srotolato soltanto in piazza, davanti a un centinaio di attivisti, quando Alessandro Di Battista inizia a urlare: “Lì dentro sono ignobili, il Pd è gentaglia pericolosa”.
Parlano in tanti, parla tutto il Direttorio, ci sono anche i senatori, come ha chiesto Grillo, che invece non si fa vedere per lasciare a loro la scena: “Adesso andiamo a vincere il referendum”, si sente tra gli urli: “Onestà , onestà , onestà ”.
In Aula i toni sono diversi ma si registra comunque qualche colpo di scena e qualche battibecco qua e là . Il Pd chiede l’inversione dell’ordine del giorno, cioè chiede che venga discussa prima la proposta di Roberta Lombardi sui costi della politica e poi l’altro argomento in programma.
Perchè? Due motivi di fondo. Il primo è perchè l’inversione dell’odg lo avrebbe chiesto il Movimento 5 Stelle e un “no” da parte della maggioranza avrebbe aizzato le prime proteste.
E il secondo riguarda il rischio di far slittare il provvedimento a mercoledì e ciò si sarebbe tradotto in un altro giorno di manifestazioni pentastellate contro i costi della politica.
Quindi, la parola d’ordine dei dem sembra essere: “Fare presto per disinnescare il protagonismo M5S”.
Così si inizia a discutere della proposta pentastellata e Lorenzo Dellai, capogruppo di Centro democratico, chiede di rinviare il provvedimento in commissione: “Votare ciò alla vigilia di un referendum che potrebbe modificare radicalmente l’assetto delle camere non ha molto senso”, dice.
Ma immediatamente replica Roberta Lombardi, prima firmataria della proposta: “Adesso capiamo fino in fondo l’osceno giochetto visto in comitato dei nove dove la maggioranza ha votato per non votare i pareri sugli emendamenti e poi ha mandato il sottopanza della maggioranza e del Governo a fare il lavoro sporco al posto del Pd”. Poi è il momento di Ettore Rosato, capogruppo dem, che tira in ballo Grillo invitandolo a recarsi in Campidoglio, e non solo nell’Aula di Montecitorio, “a controllare le auto blu”.
Parole che dagli scranni M5S sono accolte con un applauso ironico mentre Grillo, dal loggione, applaude e urla sarcastico: “Bravo, bravo!”. Anche in questo caso niente urla, come richiesto dal leader.
“Il rischio — più di un deputato grillino la legge così — era quello di finire sotto attacco del Pd sul caso Roma e di spostare l’attenzione sulla Capitale. Qualcuno ha anche citato Paola Muraro, meglio lasciar perdere…e poi proprio oggi, meglio di no”.
La giornata in casa 5Stelle è infatti iniziata male.
L’intervista di Virginia Raggi è stata per molti parlamentari un boccone indigesto a colazione, non solo per la gaffe sui frigoriferi ma anche perchè l’attenzione di oggi doveva essere tutta sulla proposta di legge targata M5S e invece così non è stato.
Per il Pd la proposta sul taglio degli stipendi è un capitolo chiuso ma per i 5Stelle no. Adesso sarà  chiesto di calendarizzare la proposto sul taglio degli stipendi durante la sessione di bilancio trattandosi di risparmi per lo Stato.

(da “Huffingtonpost”)

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“FRIGORIFERI, FRIGORIFERI OVUNQUE”: L’IRONIA SOCIAL SUL SINDACO RAGGI

Ottobre 25th, 2016 Riccardo Fucile

“E’ FRIGOGATE” … “ANCHE LE LAVATRICI STANNO REMANDO CONTRO”

Roma vittima di un complotto dei frigoriferi, tanto che qualcuno parla già  di ‘Frigogate’: scoppia l’ironia sui social per una frase del sindaco, Virginia Raggi, sull’emergenza rifiuti nella capitale. “E’ un pò strano, ci sono frigoriferi che invece di essere portati all’isola ecologica vengono buttati vicino ai cassonetti e non è mica un lavoro semplice portarli lì, non so neanche come facciano – dice il primo cittadino intervistato da Repubblica – però il frigorifero è già  tutto sfondato e graffiato.
Mi sembra strano”.
E nel giro di poche ore l’hashtag #frigoriferi diventa trendtopic di Twitter.
“Virginia Raggi gela tutti” scrive un utente, mentre un altro si aspetta ora “l’inchiesta sui “pedalini e sui palloni rimasti sui tetti”.
“Ecco perchè avevo quella strana sensazione che il frigo, stamattina, mi guardasse strano” scherza Federico Mello.
I Poteri Forti avvertono “dal #frigorifero all’#ordigno il passo è breve…”.
Qualcuno suggerisce di “istituire anagrafe dei frigoriferi e l’obbligo di microchipparli in modo da risalire a chi li abbandona per boicottare il Sindaco #Raggi”.
Mentre un altro utente la mette in guardia: “Anche le lavatrici stanno remando contro”.

(da “Huffingtonpost”)

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COMICHE CINQUESTELLE: DAL COMPLOTTO DEI FRIGO ALLA CONGIURA DEI MATERASSI

Ottobre 25th, 2016 Riccardo Fucile

MURARO: “DOVE VIENE FATTA PULIZIA NE SCARICANO UN ALTRO”

“Sì. In questi due giorni ad esempio hanno pulito piazza Giureconsulti e stamattina c’era un materasso. Sembra ci sia una volontà , perchè dove trovano pulito là  scaricano materassi”.
Così l’assessore capitolino all’Ambiente Paola Muraro ha risposto a chi le chiedeva se anche lei, come sostenuto in un’intervista dalla sindaca Virginia Raggi, avesse notato i rifiuti pesanti per strada.
Parlando con Repubblica, la prima cittadina della Capitale ha sollevato dei dubbi sulla presenza di rifiuti ingombranti per le strade della città : “Devo dire che non ho mai visto tanti rifiuti pesanti, divani, frigoriferi abbandonati per strada. Non so se vengono fatti dei traslochi, se tanta gente sta rinnovando casa, ma è strano”, ha affermato il sindaco.
“È un po’ strano, ci sono frigoriferi che invece di essere portati all’isola ecologica vengono buttati vicino ai cassonetti e non è mica un lavoro semplice portarli lì, non so neanche come facciano. Però il frigorifero è già  tutto sfondato e graffitato. Mi sembra strano”
L’assessore all’Ambiente Muraro ha quindi affermato che “a fine novembre ripartirà  il servizio ‘RiciclaCasa’. Sono stati fermi da maggio in poi perchè c’era stata una gara, andata infruttuosa secondo Ama, per cui hanno dovuto ribandire”.
“Ci sono varie gare su Ama che vanno attenzionate – ha aggiunto Muraro – Alcune nel 2015 erano andate deserte, e sono state ribandite, per la gestione di altre frazioni. Su Ama c’è molto da fare”.

(da “Huffingtonpost”)

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PERCHE’ DI MAIO NON CI RACCONTA DOV’ERA IN QUEL 55,77% DI ASSENZE “GIUSTIFICATE” PER MISSIONE?

Ottobre 24th, 2016 Riccardo Fucile

PRESENTE IN PARLAMENTO SOLO NEL 31,75%, ASSENTE NEL 12,48%, IN MISSIONE IN 10.884 VOTAZIONI… PERCHE’ NON DICE CHE LA MISSIONE E’ UN SISTEMA PER EVITARE LA DECURTAZIONE DI 206,58 EURO AL GIORNO?…PERCHE’ NON RIVELA CHE SI BASA SOLO SU UNA AUTOCERTIFICAZIONE?

Premettiamo che nella diatriba scoppiata tra Renzi e Di Maio sulle presenze in aula di quest’ultimo non parteggiamo per nessuno.
Semplicemente rappresentiamo quella fetta di opinione pubblica che pretende di non essere presa per il culo.
Veniamo ai fatti: i dati ufficiali di Open Polis certificano che aveva ragione Renzi quando dalla Annunziata ha affermato che su 19.515 votazioni elettroniche alla Camera il vicepresidente della stessa, Luigi Di Maio, è risultato presente solo il 31,75% dei casi, assente il 12,48%, “in missione” il 55,77%.
Di Maio ha ribattuto che è stato assente solo il 12,48%, non il 68,25%, in quanto   “quando non voto, mi trovo o a presiedere o a svolgere un’altra serie di funzioni che mi vedono in missione”.
Nelle due Camere ci si può infatti far indicare in ‘missione’ come prevedono i loro Regolamenti.
Stando ad esempio a quello della Camera, articolo 46 comma 2, i deputati che non vi si trovino per espletare un incarico avuto dalla Camera stessa, così come quanti siano membri del Governo, vengano considerati presenti.
Insomma sono giustificati, contribuiscono a determinare il numero legale ed oltretutto non perdono la corposa diaria giornaliera di 206,58 euro.
Questa facoltà  di ‘mettersi in missione’ spetta prioritariamente ai componenti dell’Ufficio di Presidenza, ai Presidenti delle Commissioni parlamentari, ai Capigruppo, oltre che ai membri del Governo.
Che possono farsi risultare in missione in pratica a propria discrezione, ma Di Maio questo non lo dice.
Basta infatti una comunicazione al Servizio assemblea con scritto qualcosa tipo «Egregio Presidente per impegni connessi al mio ufficio le sarei grato di considerarmi in missione per le sedute antimeridiane (pomeridiane ed eventuali notturne) dal (giorno iniziale) al (giorno finale)».
La richiesta viene inviata abitualmente il lunedì mattina per tutte le date previste, eventualmente ulteriormente integrata all’occorrenza.
Mettersi in missione è dunque anche il modo migliore per garantirsi la diaria senza l’obbligo di essere presenti. Per fare questo basta l’autocertificazione, nessun controllo se si sia davvero inviati dalla Camera a ‘rappresentarla’ (o dal Senato, le cui dinamiche sono assolutamente analoghe).
O se invece ci si trovi in ufficio oppure anche impegnati in attività , politiche o meno, che con le istituzioni non hanno nulla a che fare.
In passato ci furono casi eclatanti come la Vezzali che figurava in missione mentre gareggiava in Ungheria, ma il fenomeno è esteso a tutti.
Non a caso le polemiche sui 100.000 euro spesi da Di Maio in rimborsi certifica l’abitudine dell’esponente grillino a un presenzialismo esterno non per “rappresentare le istituzioni” ma piuttosto il partito e se stesso.
Cosa pienamente legittima, ma non a nostre spese.
Libero di essere assente, ma allora rinunci alla diaria giornaliera di 206,58 eurini.
Troppo comodo definirsi “in missione” per non perdere i quattrini, soprattutto se su 5.000 euro della voce stipendio (a parte gli altri 11.000 sotto altre voci) in base alle reali presenze gliene spetterebbero un terzo.
Faccia pure il candidato premier, ma abbia il buon gusto di farlo a spese sue o del suo partito, non con i soldi dei contribuenti.
Prima di fare le pulci agli altri, impari a farle a casa sua, potrebbe essere un buon inizio di trasparenza vera, non quella taroccata.

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GRILLO E RENZI, DUE DEMAGOGHI E UNA CAPANNA

Ottobre 24th, 2016 Riccardo Fucile

DIMEZZARE LO STIPENDIO AI PARLAMENTARI E’ UNA PAGLIACCIATA, PENSINO AD AUMENTARNE LA QUALITA’, LA SERIETA’ E L’INTEGRITA’… SE UNO APPROVA LEGGI IGNOBILI SAI CHE SODDISFAZIONE AVERLO PAGATO LA META’

La proposta dei cinquestelle di dimezzare gli stipendi dei parlamentari è pura demagogia.
Si sceglie di punire la politica intesa oramai come sinonimo di ladrocinio organizzato, di magna magna eccetera eccetera, invece che affrontare il veleno che deturpa l’immagine della classe dirigente: la prevalente assenza di qualità , di competenza, di integrità  di chi è chiamato ad assolvere un mandato elettivo.
Il monte dei parlamentari espulsi dal Movimento avrebbe dovuto suggerire a Beppe Grillo di lasciare l’indennità  dove sta e approfondire e forse cambiare i criteri di selezione dei suoi portavoce, molti, troppi dei quali dimostratisi non all’altezza.
Ma sarebbe stato un lavoro più faticoso e forse anche impietoso nei confronti dei suoi compagni di viaggio.
E così ci si incammina verso la via breve, la furbata del dimezzamento dello stipendio per ridurre all’onestà  per decreto i parlamentari forse spendaccioni e forse inetti.
La battaglia per il No al referendum ha tra i suoi cardini il giudizio di irrilevanza della riduzione dei costi del nuovo Senato se comparati alla qualità  e al curriculum dei nuovi senatori, figure raccolte nel sottobosco della pratica clientelare regionale.
Ed infatti è così. Non serve a nulla risparmiare pochi milioni di euro (cinquanta al massimo) se poi si affidano le sorti della Repubblica a rappresentanti dalle mani bucate, dai profili personali inguardabili, dalle pratiche quotidiane offensive.
La reputazione della politica si recupera rendendo trasparenti e rigorosi i criteri di selezione della classe dirigente, individuando le mele marce senza attendere l’arrivo dei carabinieri o l’inchiesta della Procura, affermando come inviolabile il principio di lealtà  verso l’elettore e facendolo rispettare.
Questa proposta non tiene conto del cortocircuito logico che scatena.
E alla demagogia grillina fa da controcanto quella di Matteo Renzi, populista che dichiara di voler combattere il populismo ma che alla prova dei fatti è pari al suo avversario.
Renzi, per puro calcolo elettorale (sa che sulla questione il sentimento popolare è furiosamente contro), propone la risibile idea di allineare lo stipendio alle presenze in Aula.
Come se oggi già  non fosse così. Dobbiamo aspettarci allora di vedere i tornelli a Montecitorio?
Non ci rendiamo conto che se il tema resta lo stipendio e non la qualità , la serietà , l’integrità  di chi svolge un mandato elettivo, riduciamo la politica a una fornace in cui solo i peggiori sono chiamati e indichiamo ai tanti militanti che è tutto tempo perso. La politica è solo fogna e chi viene eletto — naturalmente uno sfaccendato perchè altrimenti avrebbe impegni assai più seri da attendere — è malandrino per principio.
E se è un malandrino la prima cosa che dobbiamo fare è tagliargli almeno lo stipendio. Certo forse ruberà  su tutto il resto, forse contribuirà  ad approvare leggi ignobili, a fare da scendiletto a leader sconsiderati, a stare in compagnia di farabutti, però almeno metà  dello stipendio glielo abbiamo tolto di mano.
Vuoi mettere la soddisfazione?

Antonello Caporale
(da “il Fatto Quotidiano”)

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“SIAMO DIVENTATI COME IL PD”: IMPLODE IL M5S A GENOVA TRA FORFAIT, RISSE E CORRENTI

Ottobre 24th, 2016 Riccardo Fucile

COSI’ GRILLO PERDE PEZZI IN CASA…. PUTTI LASCIA: “NON MI RICONOSCO PIU’ NEL MOVIMENTO”

“Siamo diventati come il Pd”, sbuffa dalle ultime file un grillino genovese della prima ora.
Giovedì sera, è in corso l’assemblea plenaria, quella che dovrebbe decidere il candidato sindaco alle comunali di Genova del 2017.
L’appuntamento è nella stessa sala del Porto dove si ritrovò il Partito Democratico dopo la disfatta delle Regionali perse da Raffaella Paita nel 2015.
Ma le analogie, secondo qualcuno, non finiscono qui: “Sono divisi in mille correnti: i grillini in Regione in lotta tra loro, poi contro quelli in Comune; i gruppi genovesi contro i savonesi. E tutti insieme contro gli spezzini”, sorride beffardo Christian Abbondanza, presidente della Casa della Legalità .
Uno che da anni si batte contro le infiltrazioni mafiose in Liguria. Aveva tentato anche lui di fondare un meet up, anni fa, ma finì a carte bollate con un altro gruppo genovese per chi era il rappresentante doc del Movimento.
Non hanno mai avuto vita facile i Cinque Stelle nella patria di Beppe Grillo. Colpa del caratteraccio dei genovesi, dirà  qualcuno. Ma non solo.
E adesso, come si vede nella sala, nei volti paonazzi della gente, la situazione rischia di deflagrare in vista delle comunali di Genova.
“Che il Movimento potrebbe vincere… e forse il guaio è proprio questo. Si comincia a sentire odore di potere”, conclude Abbondanza.
Così, cercando di disinnescare la bomba, venerdì è arrivato il messaggio di Grillo. Appena un post scriptum di due righe: “Per Genova nelle prossime settimane si raccoglieranno le candidature on line per le amministrative del 2017”. Un colpo di spugna sulla decisione dei gruppi genovesi di procedere per acclamazione, come a Torino. Tutto da rifare.
Ma chissà  se basterà  la voce del grande capo, perchè la frittata sembra già  fatta.
A cominciare dall’abbandono di Paolo Putti che nel 2012 era stato il candidato M5S alle elezioni vinte da Marco Doria. “Putti ha fatto un’opposizione anche dura, senza sconti. Ma è una persona di ideali, corretta, uno che ha a cuore la città ”, sostiene Enrico Pignone, consigliere comunale della Lista Doria che pure lo ha avuto come avversario.
Ma il rapporto di Putti con i vertici del Movimento si è incrinato da tempo. Grillo gli ha preferito Alice Salvatore, candidata sconfitta alle regionali del 2015.
Salvatore molto più ortodossa, vicina a Grillo e al Direttorio. Putti in buoni rapporti con Federico Pizzarotti. Una storia già  vista.
Alla fine si è arrivati alla rottura: “Non mi ricandido. Non mi riconosco più in quello che è diventato questo Movimento”, così Putti ha chiuso la sua esperienza di cinque anni in consiglio comunale.
In parecchi pensavano che potesse candidarsi. I più preoccupati sembravano proprio i suoi avversari nel Movimento. E anche in questo il Movimento Cinque Stelle Ligure somiglia il Pd: le vecchie guardie lasciano piuttosto polemicamente.
Del resto Movimento e Pd ligure hanno avuto un percorso per molti versi simile: erano i due schieramenti favoriti alle elezioni per la Regione Liguria del 2015 e per le comunali di Savona del 2016.
Pareva una corsa a due. Ma entrambi scossi da faide interne hanno finito per perdere, lasciando la vittoria a un centrodestra che nemmeno ci credeva.
Basta ricordare l’espressione del viso del leghista Edoardo Rixi — oggi assessore della giunta di Giovanni Toti — mezz’ora prima delle elezioni. Cupo, sguardo basso.
Poi ecco i primi sondaggi: “Vittoria, non ci credevo nemmeno io”, sorrise. “Merito di Toti, ma anche dei nostri avversari Pd e Cinque Stelle, ci hanno regalato la Liguria”, si lasciò scappare uno dei suoi collaboratori.
Già , il Pd in quei giorni era diviso tra renziani ed eretici. Proprio come il Cinque Stelle genovese oggi.
Ma le somiglianze non finiscono: il primo candidato del Pd alle prossime primarie è proprio quel Simone Regazzoni che faceva da braccio destro della sconfitta Raffaella Paita in campagna elettorale.
Il primo nome che si sente pronunciare per i candidati Cinque Stelle è Luca Pirondini, musicista, ma soprattutto stretto collaboratore di Alice Salvatore alle regionali perdute contro Giovanni Toti.
“Si fanno votazioni online o primarie per far votare la gente. Ma pare che le tessere e le fedeltà  contino più dei curricula”, sussurra Nicola che segue il Movimento dal 2007, da quel Vaffa Day di Bologna.
Anche chi è vicino a Putti si lascia scappare una battuta: “Se continuiamo a candidare i fedelissimi che vengono alle assemblee, gente che non si sa chi sia, facciamo la fine dei vecchi partiti con i loro apparati. Dobbiamo aprirci”.
E adesso si devono scegliere i candidati. Dopo Torino e Roma c’è aria di vittoria, anche per il tracollo del Pd travolto da polemiche e scandali.
Ma la battaglia è incandescente, basta vedere com’è andata a La Spezia (dove si vota in primavera, come a Genova). L’assemblea cittadina aveva scelto come candidato Marco Grondacci, un avvocato ambientalista.
Era passato ottenendo quasi l’unanimità  dei voti. Era l’apertura agli esterni, alla società  civile (anche se aveva un passato nel centrosinistra cittadino).
Passano poche ore e da Genova e Savona arrivano le prime frecciate. Infine ecco il post di Grillo: il candidato non rispetta il regolamento interno. Bocciato.
Adesso tocca a Genova. Che ha 600mila abitanti, è una città  metropolitana. E ha un valore simbolico perchè qui è la patria del padre del Movimento.
Ma lo spettro di Roma si allunga. Luca Paravicini è un cliente abituale della trattoria “A Lanterna”. Proprio quella di don Gallo, a due passi dalla sala dove Pd e Cinque Stelle si sono incontrati.
Racconta: “Ero seduto al tavolo accanto ad alcuni di loro. Li ho sentiti parlare tutta la sera delle correnti, di chi era più forte. Nemmeno un cenno sui programmi, nemmeno una parola d’amore per questa nostra benedetta città ”.
Difficile, quasi impossibile, chiedere un parere alla gente del Movimento. Pochi accettano di rilasciare una dichiarazione con nome e cognome. Ma qualcuno dice: “Non possiamo fare come a Roma”.
Siete come il Pd? “Macchè, loro candidano sempre le stesse persone. Gente fin troppo nota”. Ma voi? “Noi rischiamo di fare l’errore opposto, di puntare su persone senza un passato. Senza garanzie. È molto diverso da essere nuovi. Bisogna stare attenti, perchè il potere ti trasforma. E per amministrare una città  ci vuole gente in gamba”.

Ferruccio Sansa
(da “il Fatto Quotidiano“)

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LA FRONDA M5S PER LANCIARE CHIARA APPENDINO CANDIDATA PREMIER

Ottobre 23rd, 2016 Riccardo Fucile

UN GRUPPO DI PARLAMENTARI USA LE CHAT SEGRETE PER NON FARSI BECCARE DALL’UFFICIO COMUNICAZIONE

Una fronda che raccoglie il fronte anti-Di Maio nel MoVimento 5 Stelle sta lavorando per candidare Chiara Appendino come premier alle prossime elezioni politiche.
Lo racconta oggi Annalisa Cuzzocrea su Repubblica, non nascondendosi però che l’ideona pare irrealizzabile visto che andrebbe contro le regole del M5S.
Ma sono interessanti sia le modalità  con cui tutto questo sta avvenendo, sia la dimostrazione implicita delle acque agitate tra i grillini.
Racconta il quotidiano che la fronda raccoglie attivisti e parlamentari che usano Telegram e un codice (addirittura!) per non farsi “beccare” dall’ufficio comunicazione della Camera, custode della volontà  di Di Maio:
Sono attivisti e parlamentari. Si parlano su chat che scompaiono su Telegram e usano parole in codice quando c’è in ascolto qualcuno sospettato di poter riferire. Chi non deve sapere sono l’ufficio della Comunicazione e i sodali di Luigi Di Maio.
Il vicepresidente della Camera appare indebolito dalla vicenda della mail sul caso Muraro, da alcune gaffe, dai retroscena fatti uscire su blog vicini ai 5 stelle sui 100mila euro spesi in eventi elettorali.
Più in generale, dall’estrema visibilità  conquistata in pochi anni e considerata da molti — dentro al Movimento — immeritata. Così, spunta l’idea di un altro candidato premier
Qualcuno che — a differenza del vicepresidente della Camera — abbia una laurea e almeno un’esperienza a livello amministrativo.
Il nome è quello di Chiara Appendino. Il suo portavoce è stato intercettato, una decina di giorni fa, negli uffici della Casaleggio Associati a Milano.
Era andato a parlare con Davide, con cui i contatti sono continui. Non per niente, la prima cittadina di Torino è stata ufficialmente definita “il sindaco 5 stelle doc” sul blog di Beppe Grillo.
Ha avuto gli abbracci e il calore del fondatore, che è andato perfino a cena a casa sua. E riesce ad averne il sostegno appena chiama, come nel caso del buco di bilancio denunciato giovedì scorso.
Il problema però, e lo spiega la stessa Repubblica, è che una decisione del genere è contro le regole del MoVimento.
Ovvero la regola dei due mandati che metterebbe fuorigioco sia la Raggi che la Appendino anche se volessero tentare la riconferma sulla poltrona di sindaco.
E il divieto di interruzione di mandato per candidarsi a qualcos’altro, che veniva utilizzata anche per ricordare l’impossibilità  di candidare un big a Roma prima delle comunarie vinte dalla Raggi.
Di certo c’è che dall’epoca delle mail e della polemica su Roma c’è una guerra interna al M5S che ha coinvolto i piani alti e membri di primo piano del direttorio.
All’epoca della riunione tra i vertici del MoVimento 5 Stelle e dei parlamentari di due settimane fa a Roma una fronda interna ha tentato di mettere in discussione il suo ruolo nel MoVimento:
A preoccupare maggiormente Di Maio, però, è la situazione interna al Movimento. Le diverse anime pentastellate in Parlamento sono divise in piccoli gruppi. L’ala più numerosa, quella ortodossa capeggiata da Roberto Fico, è al centro di alcune indiscrezioni sul presunto tentativo di richiedere una assemblea congiunta per parlare proprio delle prerogative del vicepresidente della Camera.
I fatti risalgono a due settimane fa, al giorno successivo alla partenza di Beppe Grillo e Davide Casaleggio da Roma dopo il loro blitz e il loro reiterato invito a rimanere uniti, compatti.
Un drappello di deputati ortodossi sonda gli umori e inizia a chiedere una riunione. La voce arriva a un ex capogruppo alla Camera, che decide di stoppare il tentativo, facendo circolare la voce.
I vertici, che si sentono scavalcati dopo i loro inviti, intervengono con il pugno duro e da quel momento scende il gelo con l’ala ortodossa.
La situazione non è migliorata certo ieri, dopo alcune fughe di notizie sulle tensioni interne. Grillo e Casaleggio si sono sentiti di prima mattina e hanno esortato personalmente Fico a prendere posizione.
«Nel Movimento 5 Stelle non ci saranno mai correnti interne – ha scritto in un post su Facebook il presidente della Vigilanza Rai –. Si lavora a un obiettivo comune che è quello di cambiare il Paese». «Tutto il resto sono chiacchiere da bar», ha concluso. Lo stesso Di Maio, poco più tardi, ribadisce la linea.
Questo è il secondo tentativo. Probabilmente andrà  a vuoto anche questo.

(da “NextQuotidiano”)

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GRAZIE AL M5S SI AVVICINA IL RITORNO DEI TREDICINE A PIAZZA NAVONA

Ottobre 22nd, 2016 Riccardo Fucile

IL SISTEMA DEGLI AMBULANTI STIGMATIZZATO DA MAFIA CAPITALE TORNA IN AUGE CON LA GIUNTA RAGGI

Il grande ritorno dei Tredicine a Piazza Navona per la Festa della Befana si avvicina sempre di più.
A certificarlo è il presidente della Commissione Commercio Andrea Coia, che ribadisce che in assemblea verrà  presentata e approvata una mozione per impegnare la Giunta a trovare una maniera per rifare la fiera.
Coia ha proposto e fatto votare in commissione la proposta di una mozione affinchè la giunta capitolina si adoperi per fare in modo che il Dipartimento di via dei Cerchi elabori un bando per l’istituzione della festa tradizionale, preservando criteri di decoro e di qualità , in vista del prossimo Natale.
Tornerà  quindi in auge la fotografia di Luigi Di Maio con i sindacalisti degli ambulanti: il leader pentastellato dichiarava qualche tempo fa: «Due membri della famiglia Tredicine si sono fatti una foto con me mentre camminavo in mezzo a centinaia di manifestanti. Ma, anche se mi rubassero 100 foto, i Tredicine rimarrebbero sempre i Tredicine e la loro storia non cambierebbe: sappiamo bene chi sono e il sistema che rappresentano a Roma, come emerso da Mafia capitale».
E invece, nonostante i richiami di Di Maio a Giordano Tredicine e Mafia Capitale, l’idea del M5S è presentare una richiesta formale al Dipartimento commercio per verificare se ci sono i margini per predisporre una festa temporanea per quest’anno, con un avviso pubblico fatto direttamente dal Comune in virtù dei poteri sostituivi che la normativa gli riconosce visto che i 90 di giorni necessari per il bando sono ormai ampiamente scaduti, come ricordato tempo fa dall’assessore al commercio Adriano Meloni.
Così verrebbero accontentate le decine di ambulanti che continuano a pressare il Campidoglio, ricorda Il Fatto.
Anche se lo stesso Segretariato Generale, nel parere espresso su richiesta della Commissione, parla di un bando “difficile da realizzarsi per mancanza dei tempi necessari”.
La Giunta Raggi andrà  allo scontro con il I Municipio. «Ho parlato con Meloni- ha detto Coia — sulla necessità  di fare un bando, non ha detto nulla, a mio avviso è favorevole».
In realtà , scrive Il Messaggero, l’assessore,a margine della commissione, ha confermato per voce del suo ufficio stampa la posizione espressa due mesi fa.

(da “NexrQuotidiano”)

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