Ottobre 19th, 2016 Riccardo Fucile
NUOVO AFFONDO DE LE IENE: ERANO A CONOSCENZA DEL FALSO QUATTRO PARLAMENTARI CINQUESTELLE
Un mistero dopo l’altro su cui indaga la Procura di Palermo mentre aumenta la rabbia ai piani alti del Movimento 5 Stelle.
In un solo giorno ad aprile del 2012 i pentastellati palermitani avrebbero raccolto 1200 firme per presentare la lista alle elezioni comunali di Palermo, ma queste stesse firme risultano essere state autenticate a marzo.
Ed è già questo il primo “mistero”, secondo la trasmissione ‘Le Iene’.
Ma non sarebbe il solo. A documentare ciò che stava accadendo a Palermo in quei giorni c’è anche uno scambio di mail tra attuali parlamentari e deputati regionali, un tempo semplici attivisti.
In sostanza, l’ipotesi avanzata dalla trasmissione è che quando ci si è resi conto che la lista sarebbe stata invalidata poichè c’era un errore relativo al luogo di nascita di uno dei candidati, gli attivisti palermitani che gestivano la raccolta firme sono corsi ai ripari falsificando le firme chiusi per 13 ore nella sede del Movimento
Così Samantha Busalacca, colei che fino a poche settimane fa era data in pole come candidata sindaco alle prossime elezioni, manda una mail a trentacinque grillini tra cui gli attuali deputati Riccardo Nuti, Giulia Di Vita, Azzurra Cancellieri, Claudia Mannino.
A tutti loro chiede di raccogliere quante “più firme possibile” e inoltra i moduli con il luogo di nascita corretto. Altrimenti “rischiamo di non poterci candidare”, scrive.
Un candidato risponde perplesso: “Com’è che era tutto a posto e adesso c’è questa urgenza?”. Giorgio Ciaccio, oggi deputato regionale, risponde: “Le firme che possono considerarsi valide sono 850, le altre sono incomplete”.
È questa la spiegazione che viene data, omettendo – secondo Le Iene – che invece il problema era relativo al luogo di nascita di uno dei candidati quindi era nulla la totalità delle firme.
Lo scambio di mail avviene di notte e l’appuntamento per la consegna dei moduli con le nuove firme viene dato per quella stessa sera.
Poi la mattina seguente Carla La Rocca scrive: “Alcuni di noi sono stati in sede fino oltre le 4 del mattino. Io e Claudia (Mannino ndr) abbiamo battuto il record delle 13 ore di fila, ma forse ce l’abbiamo fatta. Firme totali raccolte 1995”.
I conti comunque non tornano, anche perchè – secondo quanto risulta a Le Iene – solo dieci firme sarebbero state autenticate ad aprile. Tutte le altre invece a marzo, prima quindi dell’allarme lanciato da Busalacca.
Sta di fatto che adesso, a chiarire i misteri, ci penserà la Procura che ha delegato alla Digos l’acquisizione sia dell’elenco con le firme necessarie per la lista, prodotto all’Ufficio elettorale del Comune, sia di quello con le sottoscrizioni a sostegno della candidatura a sindaco di Riccardo Nuti, attualmente deputato M5S.
Vincenzo Pintagro, l’attivista che è diventato il grande accusatore di Nuti e compagni, intanto ribadisce: “Ho visto materialmente le firme falsificate. E rivedendo le ultime mail ho scoperto che hanno contribuito alla falsificazione non solo due persone ma almeno dieci”.
Inoltre alcune firme sono state disconosciute anche dagli stessi sottoscrittori della lista e due periti ne hanno acclarato la falsità .
Che ci sia una faida interna è altrettanto innegabile così come è chiaro che le comunarie sono state congelate e che in questo clima è difficile far partire la macchina.
Le notizie che dalla Sicilia arrivano ai piani più alti del Movimento non sono incoraggianti e mandano i vertici su tutte le furie.
Nei giorni scorsi Beppe Grillo – secondo quando viene fatto sapere – avrebbe suggerito agli esponenti grillini coinvolti, a partire dalla deputata Claudia Mannino, di autosospendersi.
Ma gli interessati avrebbero rifiutato di fare passi indietro garantendo la loro totale estraneità ai fatti.
Da qui il post sul blog, abbastanza contraddittorio, in cui il leader ringrazia Le Iene per il primo servizio, chiede che venga fatta chiarezza, parla di un errore di ignoranza e nei fatti riporta il dato che le persone accusate si dichiarano estranee e annunciano querela.
Il caso però continua a montare e a Grillo, dopo le nuove rilevazioni, viene voglia di scaricare i grillini palermitani coinvolti a ogni livello: o si sospendono autonomamente o si andrà dritti verso la sospensione imposta dai vertici.
(da “La Stampa”)
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Ottobre 18th, 2016 Riccardo Fucile
I PARLAMENTARI VIAGGIANO GRATIS, LA VOCE “SPESE DI TRASPORTO” E’ INFONDATA… GLI ALTRI MEMBRI DEL DIRETTORIO HANNO SPESO UN QUINTO RISPETTO A DI MAIO, EPPURE SI SPOSTANO ANCHE LORO
È rivolta contro Luigi Di Maio nel Movimento5 stelle. La sua leadership confermata dai leader non sembra essere tale tra i parlamentari che nelle ultime settimane hanno espresso più di un dubbio sull’onnipresenza, sul blog ma anche in tv e negli eventi sul territorio del deputato campano.
E proprio sull’attività politica in giro per l’Italia del vicepresidente della Camera si posa la lente d’ingrandimento dei detrattori.
Alla voce «eventi sul territorio» nelle rendicontazioni mensili ufficiali del M5S, inaugurate durante lo sbarco in Parlamento in piena sindrome scontrini, si registra una cifra che dimostra l’iperattivismo di Di Maio che in tre anni ha speso oltre 100mila euro.
Almeno fino a maggio di quest’anno sono 127.439 per la precisione con una punta assoluta di 9700 euro rendicontati nell’ottobre 2015.
«Beh lui gira tantissimo» commentano vaghi alcuni colleghi. Altri vedono in questa cifra lo specchio di una maratona corsa in solitaria alla ricerca di un consenso personale.
Nel sito Maquantospendi.it (sito non ufficiale ma speculare a quello dei Cinque Stelle) si sommano tutte le cifre rendicontate dai parlamentari divise per categoria.
E Di Maio risulta al primo posto per soldi spesi per attività svolte sul territorio. Secondo classificato con un importo decisamente più basso (31 mila euro) è Roberto Fico, rivale politico di Di Maio.
E così anche gli altri membri dell’ex direttorio spiccano per spese più contenute: Carla Ruocco (25 mila), Carlo Sibilia (19 mila euro), Alessandro Di Battista (16 mila euro). Incluse negli oltre 100 mila euro ci sono le spese di vitto, alloggio e trasporti per le missioni non ufficiali e per eventi come raduni o iniziative sul territorio e infine, sotto la stessa voce, va anche la «stampa di materiale informativo» ovvero i classici volantini.
Insomma, è la dimostrazione che non esiste la politica a costo zero come recitava un mantra dei Cinque Stelle prima di entrare in Parlamento.
EVENTI SUL TERRITORIO
“Gli eventi sul territorio prevedono spese di vitto, di alloggio e anche di trasporti che in alcuni casi non mi faccio rimborsare e in altri non sono rimborsabili, per non parlare delle attività sul mio territorio». Attività che per comodità vengono classificate molto sommariamente come eventi sul territorio.
«Una dicitura fittizia» spiega Di Maio perchè «tutti quanti utilizziamo fondi per spostarci sul territorio, non è eventi sul territorio come a sembrare che si stia finanziando qualcosa. Sono spostamenti logistici e tutto quel che riguarda un normale parlamentare che si muove sul territorio».
Ma non è una spiegazione che convince l’opposizione. «Come fa Luigi Di Maio a parlare di risparmi, di lotta agli sprechi e di attività politica francescana se poi si fa rimborsare dalla Camera la bella cifra di 100 mila euro per attività sul territorio?».
Lo chiede Alessia Morani, vice-presidente del gruppo Pd alla Camera. «Nel goffo tentativo di trovare una spiegazione francescana si arrampica sugli specchi e parla di spese in viaggi. Forse si è dimenticato che queste, per i deputati, sono gratis» conclude.
In effetti non si comprende come altri componenti del Direttorio abbiano speso un quinto di Di Maio. Senza considerare che se uno si sposta per inziative ufficiali si fa rimborsare dal partito, indicando luoghi e costi della sua presenza richiesta.
Qualcosa non torna anche per il Cinquestelle Marra che oggi invitava tutti a “maggiore sobrietà “.
(da agenzie).
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Ottobre 18th, 2016 Riccardo Fucile
“UN ERRORE GROSSOLANO DI LINK IN CUI COMPARE IL VECCHIO REGOLAMENTO DICHIARATO NULLO DAL TRIBUNALE DI NAPOLI INVALIDA LA VOTAZIONE”
Consultazione online a rischio invalidità . Potrebbe trasformarsi in un autogol il voto lanciato sul blog di
Beppe Grillo per modificare regolamento e Non Statuto.
C’è il rischio che la mancanza del quorum – questo il timore dei vertici M5S, riporta l’AdnKronos – possa invalidare tutto.
Ieri sul blog di Grillo a metterci la faccia è stato il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, che in un video ha invitato gli iscritti a valutare le nuove regole e votarle.
Per Lorenzo Borrè, l’avvocato che ha guidato la battaglia legale degli espulsi inducendo il Movimento a munirsi di regole nuove, sarebbe stato commesso un errore grossolano che invaliderà tutto.
Sul blog di Grillo si vota sul Non Statuto e su due opzioni di Regolamento: una con espulsioni, l’altra con sospensioni ‘a vita’.
Il Non Statuto è stato reso interattivo, c’è il link che consente di accedere al Regolamento perchè i due documenti, vera e propria ossatura del Movimento, sono legati l’uno all’altro a doppio nodo.
“Ma cliccando sul link in questione – spiega Borrè all’Adnkronos – compare il testo del vecchio regolamento, quello di cui il Tribunale di Napoli ha ravvisato la nullità , e il cui tenore è ovviamente diverso da quello dei due regolamenti che i votanti sono chiamati a scegliere. Insomma con un voto solo si approvano tre distinti e contrastanti regolamenti. Una confusione che – per Borrè – rende radicalmente nulla la votazione”
Per il legale, più in generale, “il tentativo di modificare il Non Statuto integrandolo con un nuovo regolamento è radicalmente viziato dall’approccio metodologico legato al rifiuto dello strumento assembleare previsto dal codice civile”
“Far votare per la scelta tra due diversi Regolamenti (quello che prevede le espulsioni e quello che prevede la sospensione ‘a divinis’) e contestualmente far approvare una modifica del Non Statuto che prevede la sua integrazione con il testo di uno dei due regolamenti in corso di approvazione comporta, di conserva, l’inammissibile approvazione di una norma statutaria ‘in bianco’, atteso che al momento della votazione della modifica del Non Statuto non si conosce il contenuto definitivo della norma che lo dovrebbe integrare”, fa notare il legale.
Ma il grande equivoco che sopra ogni altro rischia di vanificare gli sforzi del Movimento per dotarsi di nuove regole sta in quel link che richiama il vecchio regolamento.
“Il testo dell’ art.8 del Non Statuto sottoposto all’esame dei votanti è il seguente: ‘Il ‘non statutò è integrato dalle disposizioni contenute nel regolamento pubblicato al link http://www.beppegrillo.it/movimento/regolamento/’ ed ha la peculiarità di essere interattivo, con il risultato che cliccando sul link compare il testo del vecchio regolamento”, quello che i giudici hanno dichiarato nullo, rimarca Borrè.
Altro elemento che rischia di invalidare le nuove regole “è poi la questione degli iscritti mai formalmente espulsi, ma a cui è stato disabilitato l’account, ai quali non è mai pervenuto l’invito al voto e che, di fatto, non possono votare.
E già questo è un granello di sabbia in grado di inceppare il meccanismo.
Insomma: tutto sbagliato, tutto da rifare”, assicura il legale mentre sul blog va avanti la campagna per convincere gli attivisti a votare.
“Tanto movimento per nulla”, si dice convinto Borrè dopo aver scoperto “l’errore grossolano del link che, sopra ogni altro, invalida il tutto”.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 18th, 2016 Riccardo Fucile
SUGGERITO DAI VERTICI UN PASSO INDIETRO AI DUE PARLAMENTARI COINVOLTI… IL RISCHIO CHE LA VICENDA TRAVOLGA IL MOVIMENTO
Non mancano le fibrillazioni, in queste ore, alla Casaleggio associati. E a scuotere il movimento è ancora il
caso Palermo.
Secondo indiscrezioni che filtrano da Roma, rilanciate dall’agenzia Adnkronos, ci sarebbero nuovi elementi che farebbero emergere responsabilità in casa 5 stelle per la vicenda delle firme false.
Nei giorni scorsi i vertici avrebbero suggerito una “exit strategy”, consigliando agli esponenti grillini coinvolti, a partire dalla deputata Claudia Mannino, di autosospendersi. In attesa che sulla vicenda, su cui indaga la magistratura, si faccia chiarezza.
Ma gli interessati – oltre a Mannino, alla Camera c’è il deputato Riccardo Nuti – avrebbero categoricamente rifiutato di fare passi indietro: anzi, da loro, sono giunte querele per chi li ha tirati in ballo in una storia che però ha un profilo ormai quasi certo di verità : le firme presentate da 5 stelle alle Comunali di Palermo del 2012 non sono in gran parte autentiche.
Le hanno disconosciute alcuni fra gli stessi sottoscrittori della lista e due periti ne hanno acclarato la falsità .
In ogni caso, almeno per ora. l’ipotesi autosospensione di Mannino e Nuti è sfumata. Ma il timore, ora, è che la vicenda si trasformi in un boomerang, semmai dovessero emergere responsabilità .
Se a Milano, nel quartier generale del movimento alla Casaleggio associati e a Roma, negli ambienti parlamentari, c’è grande preoccupazione, anche a Palermo c’è un clima di veleni: serpeggia il sospetto che a far riemergere il caso, risalente a quattro anni fa e all’epoca chiuso dalla Procura (la Digos aveva indagato sulla vicenda), sia stata una parte del Movimento che voleva avere voce in capitolo sulla scelta del candidato sindaco.
Fitti incontri, in questi giorni, fra portavoce e candidati. Vedono protagonisti, tra gli altri, i deputati regionali Giampiero Trizzino e Claudia La Rocca, che stanno cercando di serrare le fila per non fa fallire e Comunarie, le selezioni per i candidati alle elezioni comunali del 2017: di queste, allo stato, non si sa più nulla.
Vincenzo Pintagro, l’attivista che è diventato il grande accusatore di Nuti e compagni, intanto alla Zanzara smentisce che Grillo sapesse del caso ma aggiunge: “Ho visto materualmente le firme falsificate. E rivedendo le ultime mail ho scoperto che hanno contribuito alla falsificazione non solo due persone ma almeno dieci”
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 18th, 2016 Riccardo Fucile
SOLDI, VIAGGI, NOMINE: E’ SCONTRO SU DI MAIO, LA RIVOLTA NON SI PLACA… SOLDI SPESI, INCONTRI E FREQUENTAZIONI
Forse Beppe Grillo, che presto tornerà a Roma, dovrà affittare una camera stagionale all’Hotel Forum, al
quartiere Monti, perchè lo stato d’agitazione dentro il Movimento cinque stelle è permanente, l’aria di Rivolta non è finita, e il processo a Luigi Di Maio è appena cominciato, anche se non ne è chiaro l’esito perchè troppo variegato il fronte frondista.
La pubblicazione, ieri mattina su La Stampa, dell’ultimo capitolo di Supernova, il libro di Nicola Biondo e Marco Canestrari (due ex importanti collaboratori, con vari ruoli, di Gianroberto Casaleggio) in uscita tra due mesi ha provocato una giornata di panico purissimo.
Grillo e Davide Casaleggio venerdì hanno riconfermato la fiducia a Di Maio, mostrandosi in terzetto vicinissimi al funerale di Dario Fo (c’è un patto tra Di Maio e Davide, dal quale Grillo non sembra in grado di prescindere, va dicendo «Luigi deve solo abbassare un po’ le penne, ma dobbiamo tenere lui»).
Nondimeno è altrettanto vero che i malumori dei parlamentari ormai tracimano, vengono esposti ai quattro venti.
L’uomo del sistema
Di Maio è nel mirino per tante ragioni. Innanzitutto perchè in questi mesi si è fissato un’agenda personale di incontri con lobby, poteri, grandi imprese, ambasciatori, per nulla concordati dentro il Movimento (anche altri del direttorio non ne sapevano nulla).
Incontri di rassicurazione nei quali promette che, se andrà a Palazzo Chigi, non farà un governo infarcito di cinque stelle, ma anzi, si servirà di grand commis, garanzia per il sistema.
I parlamentari, che queste cose le hanno sapute sempre in un secondo, fino a poco tempo fa abbozzavano, ora non più. «Era questo il Movimento che volevamo?».
Il discusso Spadafora king maker per la Raggi
Altro capitolo indigesto, la nomina di Vincenzo Spadafora a uomo di punta dello staff di Di Maio.
Spadafora ha avuto un ruolo cruciale e coperto (questo si sa poco) nella formazione della giunta Raggi. Alcuni parlamentari ne chiedono espressamente conto: «Perchè prendere un uomo che era intercettato al telefono con Balducci, nelle indagini sulla Cricca?».
Spadafora non fu indagato; ma appare quanto di più distante dallo spirito delle promesse originarie del M5S. I rivoltosi attaccano, scrive Supernova: «Uno così, Grillo anni fa l’avrebbe preso a calci e mandato via».
I 108mila euro spesi in tre anni
Altro capitolo spinoso, come Di Maio spende i soldi.
Da elaborazioni di Canestrari basate sul sito tirendiconto.it è venuto fuori che Di Maio ha speso 108mila euro in due anni e dieci mesi. I parlamentari in Italia non pagano treni e aerei, come si spiegano questi soldi?
Il secondo, Roberto Fico (il punto di riferimento della Rivolta) spende appena 31600 euro nello stesso periodo. Di Maio ieri ha replicato: «È normale per un parlamentare spendere per attività sul territorio».
Significa che si sta facendo la sua corrente? Alla Stampa estera ha risposto: «Eventi sul territorio è una dicitura fittizia. Tutti quanti utilizziamo fondi, sono gli spostamenti logistici per un normale parlamentare che si muove sul territorio».
L’espressione «dicitura fittizia» ha fatto sobbalzare ancora di più i suoi avversari: «Che vuol dire esattamente?», domanda un deputato del nord.
I numeri dei rivoltosi
Ieri Fico ha smentito la ricostruzione del libro: «Nel Movimento non ci saranno mai correnti interne. Il resto sono chiacchiere da bar». Sarà , ma solo per stare a ieri, la senatrice Bulgarelli s’è scagliata contro «cerchi e cerchietti di potere, invece che facilitare non condividono nemmeno le informazioni. Siamo per la trasparenza eccetera eccetera, e poi risposte, a volte anche banali, zero».
E Paola Nugnes, altra senatrice, è stata lapidaria: «Non amo le correnti, ma il leaderismo mi fa decisamente schifo».
Sono solo la punta di un iceberg. I malumori arrivano a contare poco più della metà del gruppo parlamentare.
Di Maio e Davide hanno un patto; ma al momento Luigi è riuscito nell’impresa titanica di mettere insieme, contro di lui, gli opposti, da Roberto Fico a Roberta Lombardi, una delle poche persone che lì dentro sappiano fare politica, da Carla Ruocco a esterni all’aula di peso, come l’ex assessore Marcello Minenna.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Ottobre 17th, 2016 Riccardo Fucile
VENERDI’ DOPO I FUNERALI DI DARIO FO, VERTICE AZIENDALE CON GRILLO E CASALEGGIO PER BLOCCARE LA FRONDA DI FICO…. IL RICATTO DELLA FORMAZIONE DELLE LISTE: DECIDE SEMPRE GRILLO COME TITOLARE DEL SIMBOLO
La posta in gioco è tale che, tra la camera ardente e i funerali di Dario Fo, si sono precipitati alla
Casaleggio associati i tre della vera tolda di comando dell’M5s, per un punto “urgente”.
È stato lì, da venerdì sera a venerdì notte, che Di Maio, Grillo e Davide Casaleggio hanno valutato la portata della “fronda” di Roberto Fico e degli ortodossi: “Dobbiamo stopparla subito, perchè mette in discussione tutto il percorso costruito fin qui e ribadito a Palermo: puntare al governo e a costruire l’alternativa a Renzi”
Per questo, ancora una volta, Grillo ha assicurato che continuerà a intervenire personalmente, per non far esplodere il caso sui giornali: “Ti affianco — le sue parole a Di Maio — finchè non diventi il candidato premier, poi torno al passo di lato”.
Ecco il punto. Proprio per blindare Di Maio, il fondatore era intervenuto qualche giorno prima, partecipando alla riunione dei parlamentari.
E anche dopo, quando una parte del gruppo avrebbe voluto discutere ruolo di Di Maio, ponendo questioni di trasparenza, di composizione staff, di discussione democratica: “Chi e dove decide?”.
Le voci sulla trama di Roberto Fico e degli ortodossi, invece di sedarsi, si sono intensificate: incontri, cene, abboccamenti al riparo da occhi indiscreti, insomma la prima fronda organizzata.
Sono parecchi i parlamentari avvicinati da Roberta Lombardi che si sono sentiti sussurrare: “Dobbiamo ritornare a essere quelli delle origini”.
Tra i rivoltosi più attivi anche Carla Ruocco, una volta portavoce informale di Grillo, ora molto critica sull’ascesa di Di Maio.
E inferocita per la gestione del caso Roma, al punto che accarezzò l’idea di non partecipare alla kermesse di Palermo.
Rivalità , ambizioni, incontri segreti. L’odio personale ha lacerato l’ex direttorio, dove Fico, la Ruocco, Sibilia non si parlano più.
In un post il leader di fatto dei frondisti ha smentito un suo ruolo attivo: “Nel Movimento 5 Stelle — scrive Fico – non ci saranno mai correnti interne. Si lavora a un obiettivo comune che è quello di cambiare il paese. Tutto il resto sono chiacchiere da bar”.
In verità il problema non è solo la corrente, che agli occhi della base è già bocciata in nome della mitica unità (di facciata) del Movimento.
Basta leggere i commenti alla pagina facebook di Fico per capire come un’iniziativa di corrente produrrebbe la lapidazione di chi la promuove da parte della base.
Al fondo del mal di pancia, delle rivalità personali, delle chiacchiere sulla fronda c’è vero nodo politico che a microfoni spenti più di un parlamentare sussurra: “Quando Fico o la Ruocco parlano di spirito delle origini rifiutano il percorso, immaginato da Casaleggio e su cui Grillo si è impegnato come garante: la costruzione di un Movimento che vada al governo. Vogliono stare all’opposizione e essere i puri, contro su tutto”.
E’ un conflitto che scuote le fondamenta stesse del Movimento. E che sta portando a un impasse strategico, con Di Maio che, dopo aver incontrato ambasciate, lobby, imprenditori in primavera, ora ha evitato Capri, Cernobbio, dopo che è stato messo sotto processo per il caso Roma
Proprio questo impasse è stato l’oggetto del lungo vertice milanese. Perchè la fronda è una zavorra a ogni ragionamento di prospettiva. Reso urgente dall’aria che si respira attorno al referendum.
Alessando Di Battista partirà per un nuovo tour, ma chi decide davvero dentro l’M5s non scommette più di tanto su una vittoria del no.
Ed è per questo che, in questa fase, di Maio è tenuto riparato, perchè se mette il volto sulla sconfitta al referendum poi ne esce indebolito come candidato premier: “Se vince il sì — la sintesi della riunione milanese — Luigi deve essere pronto a gennaio perchè quello punterà a elezioni anticipate. E non possiamo essere frenati dai nostri”.
Il giorno dopo, al funerale di Dario Fo, Grillo si è mostrato solo accanto a Di Maio, Davide Casaleggio e Di Battista.
Un segnale preciso ai frondisti. Perchè il primo a capire che il ritorno al vaffa, alle scatole di tonno, al no all’Europa è insufficiente e lascia l’Italia nelle mani di Renzi. Ed è lui il titolare del simbolo, il che vale più di ogni votazione online quando si formeranno le liste. E chissà se, come in ogni partito tradizionale, c’è anche questo nella fronda, la rassicurazione di un secondo mandato in Parlamento.
Rassicurazione che, in questo clima di veleni, non è ancora arrivata.
(da “Huffingtonpost“)
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Ottobre 17th, 2016 Riccardo Fucile
PER LUI “E’ UNA CIFRA NORMALE PER UN DEPUTATO”… I PARLAMENTARI M5S, COME AVEVAMO DETTO FIN DALL’INIZIO DEL MANDATO, IN REALTA’ RESTITUISCONO SOLO 2.000 EURO SUI 12.000 CHE PERCEPISCONO
“Centomila euro di eventi sul territorio in tre anni? Ma quanto spende Luigi Di Maio?”, è la domanda che corre di chat in chat tra i parlamentari del Movimento 5 Stelle riguardo alle rendicontazioni del vicepresidente della Camera.
Domanda ripresa sul sito del ‘libro a puntate’ Supernova di Marco Canestrari e Nicola Biondo, cui l’interessato oggi, in conferenza stampa per presentare un tour addirittura mondiale per il NO al referendum sulle riforme costituzionali, risponde: “Sono meno di tremila euro al mese, è normale per un parlamentare spendere per attività sul territorio”.
Non è così semplice però.
Perchè se è vero che i parlamentari 5 stelle continuano a restituire parte della loro indennità fissa (Di Maio a maggio 2016 ha restituito 1.686 euro su 4.945), è anche vero che, da quando sono sbarcati in Parlamento, la quota ‘variabile’ delle restituzioni è diminuita drasticamente, come dimostra il grafico del sito maquantospendi.it, che analizza i dati forniti dall’M5S su tirendiconto.it.
Così, per restare a maggio 2016 che è l’ultimo mese di cui si trova traccia, dei 7.193 euro di rimborsi forfettari che i deputati sommano all’indennità , il vicepresidente della Camera ha restituito 460 euro.
Un andamento simile a quello dei mesi precedenti e migliore di quello di molti suoi colleghi che spesso, quota fissa dello stipendio base a parte, non restituiscono nulla.
Quel dato gigantesco degli ‘eventi sul territorio’, però, fa discutere.
Perchè come parlamentare, in Italia, Di Maio ha treni e aerei pagati. Quindi le spese di trasporto non possono essere così ingenti.
E perchè spende molto di più rispetto a tutti gli altri.
Per fare qualche esempio, dopo i 108.752 euro del vicepresidente della Camera c’è il presidente della Vigilanza Rai Roberto Fico con 31.600 euro, poi il semisconosciuto senatore Carlo Martelli con 28.484 euro, Carla Ruocco con 25mila, Barbara Lezzi con 22mila. Alessandro Di Battista è solo sedicesimo con poco più di 16mila euro, ma era prima del ‘Costituzione coast to coast’ che potrebbe aver cambiato le cose sebbene il deputato romano dormisse e mangiasse spesso da attivisti, per poi ripetere — a più riprese — “la benzina ce la regalano”.
Così, la retorica della ‘politica a costo zero’ continua a essere usata anche da chi ha scoperto che la politica a costo zero non è.
E il dato dei 100mila euro spiega più di tanti retroscena quanto Luigi Di Maio e l’ufficio comunicazione dei 5 stelle spingano su di lui come candidato premier del Movimento.
Mandandolo in giro per l’Italia e per l’Europa, quando non è in Israele, ogni weekend utile. Spingendolo fino a Mosca, se sarà lui a chiudere l’annunciato tour mondiale per il NO dall’ormai ‘amico Putin’, visto che il Movimento non perde occasione per difendere la Russia e accusare l’Unione europea di aver sbagliato tutto con le sanzioni.
E costruendo una leadership di fatto che, adesso, inizia a dar fastidio ai molti nostalgici dell’ ‘uno vale uno’.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 17th, 2016 Riccardo Fucile
“HANNO BLOCCATO IL VERO CAMBIAMENTO: QUESTA NON E’ DEMOCRAZIA DAL BASSO, MA DEMOCRAZIA DEL PUBBLICO, UNA GARA DI LIKE E POST”
E’ un giudizio spietato quello di Giovanni Favia, ex consigliere regionale 5 stelle, sull’evoluzione del
movimento dopo la morte di Gianroberto Casaleggio.
“Davanti ad un giudice finalmente dovranno essere trasparenti e comunicare i bilanci” afferma a piazzale Clodio.
Favia è in Tribunale a Roma per la querela ricevuta dalla Casaleggio Associati due anni fa, per un editoriale sui bilanci opachi del blog di Beppe Grillo.
“Il movimento è stato scippato da quattro carrieristi, yes man, è in mano ad un direttorio star system, quattro persone senza merito che hanno fatto un corso di comunicazione con i soldi del gruppo parlamentare, ormai è un reality, una truffa, tutto cambia per non cambiare, la sua evoluzione verso il modello del partito tradizionale è evidente a tutti, tranne agli esaltati che si aggrappano a poche banalità per fingere che la rivoluzione vada avanti” sostiene l’ex pupillo del movimento in Emilia Romagna.
“Noi eravamo puliti, credevamo davvero in un movimento di cittadini informati, la cacciata di Pizzarotti era già scritta, noi abbiamo costruito il movimento quando non c’erano soldi, nè prospettive di carriera, adesso parlano alla pancia del Paese, con colpi bassi, vanno da Vespa pur di conquistare un voto in più” aggiunge.
“Davide Casaleggio è interessato all’azienda, non alla politica, è un uomo destinato a rimanere nell’ombra, Gianroberto era la mente, è insostituibile, Grillo fa scena come sempre, è un narcisista, la politica non gli interessa, è un battitore libero, come Casaleggio lo influenzava in passato, così oggi si fa influenzare da questi ragazzi, Di Maio e altri non sono pronti nè culturalmente ma anche a livello di nervi, tutto gli scoppierà in mano prima o poi” è la sua analisi.
Secondo Favia adesso il M5s non è più il motore della rivoluzione, ma la causa dello stallo: “Hanno bloccato il Paese e il vero cambiamento che molti vorrebbero, favorito dalla crisi di rappresentanza ed economica, non è permesso a causa di questa truffa, non è democrazia dal basso, ma democrazia del pubblico, una gara di like e post su Facebook, adesso rimane da vedere quale corrente, chi dei quattro ragazzi carismatici l’avrà vinta”
Irene Buscemi
(da “il Fatto Quotiddiano”)
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Ottobre 17th, 2016 Riccardo Fucile
“NON HO FATTO L’ATTIVISTA DAL 2005 PER VEDERE IL MOVIMENTO TRASFORMARSI IN QUESTO MODO”
Incredibile: c’è vita su Marte. Nel Movimento cinque stelle è in corso la Rivolta contro Luigi Di Maio; la
prima vera rivolta organizzata dentro il gruppo parlamentare, cioè con delle truppe, dei colonnelli, anche se di aree interne differenti, forse un po’ troppo tra loro, e un capo: Roberto Fico.
Che tra i due, il napoletano e il giovane di Pomigliano d’Arco, le distanze politiche fossero ormai enormi era chiaro, ma i contenuti, i personaggi, le frasi sprezzanti, e tantissimi dettagli inediti della rivolta in corso sono adesso rivelati nel terzo e ultimo capitolo di lancio di Supernova.
Come è stato ucciso il Movimento cinque stelle (il libro di Nicola Biondo e Marco Canestrari, il primo per un anno e mezzo capo della comunicazione M5S alla Camera, e assai stimato da Gianroberto Casaleggio, il secondo web developer che ha lavorato 4 anni in Casaleggio, e era l’uomo che accompagnava fisicamente Grillo nei primi Vday. Il libro uscirà tra due mesi e si finanzia in crowdfunding sul sito www.supernova5stelle.it).
Insomma, per la prima volta è in corso un’operazione politica che vorrebbe riportare il Movimento a qualcosa dei suoi esordi e della sue premesse.
L’apparente ritorno in campo di Grillo – dalla kermesse di Palermo in poi – è stato solo una recita, che provava a ricompattare truppe ormai molto divise. Sono tante, le facce della rivolta, anche di aree politiche molto diverse e quasi incompatibili, all’apparenza; da Fico, il leader integro, alle ex talebane Paola Taverna e Roberta Lombardi, messe da parte e accantonate, alla pasionaria Carla Ruocco, di fatto una portavoce informale di Grillo, molto delusa per gli andazzi e i comportamenti del giro Di Maio.
Soprattutto, la Rivolta anima tanti parlamentari del nord, alcuni tra i più seri militanti e tra i parlamentari più competenti. Il punto debole è la loro eterogeneità : cosa li tiene insieme? Hanno un disegno?
Processo a Di Maio
Secondo Biondo e Canestrari, Grillo è ormai «solo una statuina di questo presepe, ma la trinità è un’altra». Ossia: Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista (che, nonostante l’apparente differenza caratteriale da Di Maio, opera ormai in simbiosi totale con lui) e Davide Casaleggio, il figlio di Gianroberto che ha ereditato le chiavi dell’azienda e, soprattutto, fonda (a suo nome) e gestisce l’Associazione Rousseau, alla quale è intestato il blogdellestelle (che non è più, neanche terminologicamente, il blog di Beppe Grillo).
Di fronte a questa triade e alla sua smania di potere, scrivono i due autori, «per la prima volta succede che nel Movimento vengono a galla malumori. E non sono lamentele solitarie.
Molti parlamentari, anche agli antipodi tra loro, cominciano a vedersi e a riunirsi, scoprendo di avere in comune un malessere che non può essere più taciuto».
Il «Gallo Cedrone»
Nell’ex direttorio, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia praticamente non si parlano più con Di Maio e Di Battista (che, leggiamo in Supernova, si conquista il soprannome di Gallo Cedrone da parte dei suoi colleghi parlamentari).
Nel mirino finiscono gli incontri di Di Maio con ambasciatori, direttori, lobby. «“Io vorrei sapere – accusa un deputato del nord – una cosa: Luigi ha mai informato qualcuno dei suoi incontri? Li organizza a titolo personale? Chi lo aiuta? Questo non è il Movimento, è diventato un trampolino di lancio personale…”».
Un altro parlamentare si sfoga, raccontando che ormai imbarazza anche il gruppo parlamentare il livello di acquiescenza di tanti media verso i cinque stelle: «Ma è possibile che prima avevamo tutti i giornalisti che ci criticavano e adesso nessuno dice niente di fronte certe cose?».
Il caso Spadafora
Il riferimento, spiegano gli autori, è al caso clamoroso di Vincenzo Spadafora, uno degli uomini per cui Di Maio è più attaccato: «Ma chi è questo Spadafora, chi lo ha portato qui? L’avete letta l’intercettazione che lo riguarda? In altri tempi Grillo questi personaggi qui li prendeva per il culo sul palco e adesso invece ce li prendiamo noi…», sbottano i rivoltosi.
Spadafora era spuntato intercettato, anche se non indagato, anche con Balducci ai tempi delle indagini sulla Cricca.
E Di Maio che fa? Lo prende e ne fa uno degli uomini più potenti del suo staff.
Nella Rivolta c’è chi critica i soldi usati dal vicepresidente della Camera, apprendiamo dal libro: «E i centomila euro in tre anni rendicontati da Luigi come “eventi sul territorio”? Questa è costruzione di una corrente altro che attività politica, e pure con i soldi pubblici…”».
Cene e riunioni
Cene, riunioni quasi assembleari ma anche al chiuso delle stanze dei rivoltosi. Dentro il gruppo parlamentare M5S Di Maio è in un momento di massima debolezza. Leggiamo nel libro: «Troppe bugie, troppe fughe in avanti per continuare a fare da semplici comparse. Luigi che non condivide nulla dei suoi incontri e delle sue conoscenze. Luigi che non affronta i problemi territoriali, da Quarto a Pizzarotti. Luigi con una struttura di comunicazione parallela e uno staff personale. Ecco perchè il Direttorio va in frantumi. Perchè quando arrivano le difficoltà , quelle vere, il patto del silenzio viene meno e i nodi vengono al pettine».
Tutti guardano a Roberto Fico, perchè lui è il Movimento originario, è uomo disinteressato, un militante vero, antico, e con un rapporto diretto con Grillo.
Ma Fico è scorato, perchè già si è rivolto a Grillo, ma ottenendo questo magrissimo e elusivo contentino: «Sapete cosa mi ha risposto Beppe? – confessa agli amici più cari – Ci riuniamo in una stanza tu io e Luigi, voi vi dite le cose che vi stanno sullo stomaco e poi riprendiamo a lavorare».
Eppure Roberto è deciso ad andare avanti, scrive Supernova. Non vuole vedere il Movimento trasformarsi in quello che diceva di non essere: un partito, e nelle mani di comportamenti arrivisti e gruppi di pressione esterni, e opachi.
È così che il presidente della Vigilanza Rai, in una delle riunioni della Rivolta, si spinge a dire: «Comunque vada, non mi ricandido. Non ho fatto l’attivista dal 2005 per vedere il Movimento trasformarsi in questo modo. Devo fare il possibile…», confessa ai suoi.
E in ogni caso, chiarisce, «qui dopo due mandati andiamo tutti a casa». Segno che c’è stato eccome – scrivono Biondo e Canestrari – chi ha pensato e tentato di mettere in discussione quella regola, che è il totem del Movimento.
Grillo diventa ago della Bilancia. Certo, le foto in cui si mostra al funerale di Dario Fo accanto solo alla triade Di Maio-Davide Casaleggio-Di Battista non sembrano un viatico incoraggiante per i rivoltosi M5S.
Il capitolo si chiude così: «Fino a che prezzo Grillo è disposto a tollerare questa “rivoluzione a metà ”, per usare le parole di Fico? Quanto è prigioniero della leadership di Luigi Di Maio? Da quale parte si schiererà ?»
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa“)
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