Ottobre 9th, 2016 Riccardo Fucile
I RIBELLI: “IL NUOVO REGOLAMENTO DI GRILLO E’ GIURIDICAMENTE NULLO COME IL PRECEDENTE”…GIA’ 500 ADESIONI DA TUTTA ITALIA
Ritrovare l’unità interna, abbandonare i personalismi, fare quadrato. 
I Cinque stelle annuiscono silenziosi agli incessanti messaggi di pace di Beppe Grillo mentre una nuova guerra interna è alle porte.
Il terreno dello scontro è l’approvazione delle modifiche al «Non statuto» e al regolamento. In sostanza, la “Costituzione” del Movimento e l’impianto di leggi che regola la vita all’interno del partito.
Lo smantellamento del direttorio e l’istituzione dei probiviri, cui verrà affidato il compito di sancire le espulsioni, sono i due punti nevralgici intorno ai quali si consuma la feroce lotta pentastellata per il potere.
«L’aspetto più triste è vedere fazioni (ormai non si sa più neppure quante siano esattamente) che si danno battaglia con frasi fatte e ripetute a pappagallo e uno stuolo di offese personali imbarazzanti – scrive la senatrice del M5S Elisa Bulgarelli su Facebook -. Se “serrare i ranghi” significa “pensiero unico”, si sbaglia direzione».
E il sentimento di livore reciproco che da mesi infiamma il gruppo di parlamentari grillini, si riflette ormai anche nella base.
Sotto il Vesuvio, tra gli attivisti espulsi e poi reintegrati dal tribunale di Napoli, si accende il focolaio più intenso del malcontento.
L’obiettivo dichiarato dai ribelli partenopei è quello di ottenere da Grillo la convocazione della prima assemblea nazionale degli iscritti al Movimento, per evitare, spiegano, «l’ennesima scelta calata dall’alto, segno sempre più evidente di una forte deriva antidemocratica». Vogliono «offrire una via d’uscita dal cul-de-sac in cui Grillo si è infilato».
La rivolta dei Masanielli pentastellati raccoglie in meno di due giorni 500 iscritti al Movimento e si propaga rapidamente in tutta Italia, da Roma a Milano, da Lecce a Verona.
«C’è il rischio che anche questo regolamento sia dichiarato illegittimo dal tribunale», mette in guardia Luca Capriello, avvocato e capofila degli attivisti napoletani in subbuglio.
Il punto, spiega Capriello, è che «il regolamento contrasta con lo statuto. Perchè se, per citare un singolo caso, nello statuto si sostiene che nel Movimento sono bandite le formazioni intermedie di qualsiasi natura, nel regolamento viene invece previsto un capo politico, dei probiviri e, prima di questo, era previsto un direttorio».
La questione si snoda poi intorno alla votazione online.
Per rendere legale il nuovo regolamento, è necessario il raggiungimento di un quorum fissato dalla legge a due terzi degli iscritti.
Il problema è che un registro ufficiale degli iscritti non esiste. Solo la Casaleggio associati possiede il numero di account del blog.
Nel 2012 si parlava di 130 mila iscritti. Oggi potrebbero essere più di 400 mila. L’alternativa ad un primo congresso di partito, difficilmente organizzabile, «sarebbe quella di resettare tutto: sciogliere le associazioni che si rifanno al Movimento cinque stelle e ricominciare da capo», spiegano gli attivisti. Anche ricorrendo a vie legali. Strada che non piace però a Federico Pizzarotti, che si defila: «I temi legalesi non mi appassionano».
Federico Capurso
(da “La Stampa”)
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Ottobre 8th, 2016 Riccardo Fucile
LA SINDACA: “RENZI PARLA DI ROTTAMAZIONE, MA QUI HA CANDIDATO FASSINO”
Nel conversare con la gentilissima Chiara Appendino, da cento giorni sindaca di Torino, mi sono sentito
come quei giornalisti del secolo scorso che si ritrovavano a intervistare un esponente della nomenclatura comunista ai tempi del «centralismo democratico».
Mai una polemica, uno slogan a effetto, una battuta fuori linea o anche solo fuori posto.
Quella che leggerete non è dunque un’intervista in senso classico, ma l’eroico (patetico?) tentativo di un dentista delle parole di fare spalancare la bocca a una paziente che tiene le labbra serrate in un enigmatico sorriso.
Sindaca Appendino, la descrivono come una ragazza della buona borghesia torinese attratta in tenera età dalla politica. Si riconosce nel ritratto? «Per nulla. Ho fatto il liceo classico al Gioberti, non riuscivo a parlare in pubblico senza diventare rossa, ma non ero impegnata in politica, anche se una volta ricordo di avere votato i Verdi».
Cosa le piaceva?
«Il calcio. Giocavo coi maschi. Ala sinistra».
Chissà quanti calci ha preso.
«Veramente ero più io a darne. Nel 2006 andai con gli amici in tenda ai Mondiali tedeschi. Seguimmo l’Italia dagli ottavi fino alla finale di Berlino».
Gli anni dell’università .
«Ero indecisa tra filosofia ed economia internazionale. Scelsi economia perchè volevo lavorare nelle Organizzazioni non governative, le Ong».
Eccola, la ragazza idealista.
«Nelle Ong non ci ho lavorato neppure un giorno. Ho conosciuto mio marito, lui sì appassionato di politica. E un giorno ci siamo fermati davanti a un banchetto dei Cinquestelle».
La folgorazione.
«La pignoleria. Io sono una che, prima di firmare qualsiasi cosa, si legge pure le postille. Nel leggere, mi sono interessata. E ho cominciato a frequentarli».
Fino al fatidico 12 maggio 2015. «Alla consigliera Appendino che mi critica, dico: il giorno in cui lei siederà su questa sedia…». La famosa seconda profezia di Fassino. (La prima era stata su Grillo).
«Stavo chiedendo conto di come venivano spese le risorse di una fondazione culturale. Ma a diventare sindaca non ci pensavo ancora. Diciamo che quella frase ha velocizzato i processi di scelta della candidatura».
Velocizzato i processi di scelta della candidatura. Lei parla come…
«… una laureata in pianificazione e controllo di gestione».
Per questo ha conquistato i poteri forti. La incontrano sospettosi e all’uscita commentano: però, che persona seria.
«Pesa il clichè del Cinquestelle, ma io non mi presento mica con il bazooka. Credo che il senso sabaudo delle istituzioni vada al di là dell’appartenenza partitica».
Qualcuno dei suoi amici grillini parla di mutazione genetica.
«Rivendico l’anima movimentista ma adesso ho un ruolo istituzionale».
Si aspettavano di essere coinvolti di più.
«Essere al governo non significa dare dieci poltrone agli attivisti nelle aziende partecipate. Quella si chiama occupazione del potere, ma dobbiamo renderli partecipi nelle decisioni».
Le giova il paragone con la Raggi.
«Io l’ho trovata molto determinata e tutt’altro che sconfortata».
Naturale. Però è la Raggi che non trova gli assessori.
“Trovare un assessore al Bilancio a Roma non è semplice».
Certamente. Per quanto il ritorno in scena di Grillo…
«Lo considero un bene per il movimento».
Chiaro. Ma Davide Casaleggio, un privato cittadino, ha in mano le chiavi di tutto.
«Una figura di riferimento. Non lo vivo come un padrone».
Ci mancherebbe. Intanto Pizzarotti se n’è andato.
«Una scelta legittima che non condivido».
Impeccabile. Posso almeno chiederle se andrebbe a cena più volentieri con Di Battista o con Di Maio?
«Se avessi una serata libera, la passerei con mia figlia».
Io ci ho provato. Ma ammetterà che avete qualche difficoltà .
«Ogni volta dicono che i Cinquestelle stanno per scomparire, ma non succede mai. Vinceremo se riusciremo ad amministrare i beni comuni, coinvolgendo i cittadini».
Però lei ha appena chiesto un dividendo extra alla società dell’acqua pubblica.
«Mi è spiaciuto, non succederà più. Ma quest’anno ci tocca fare quadrare un bilancio che abbiamo ereditato da Fassino».
Con Chiamparino va meglio. Com’è che vi chiamano?
«Chiappendino».
Che differenza c’è tra il Chiampa e Fassino?
«Basta andare in giro con lui e vedi la differenza. Fassino era percepito come uno che non viveva la città ».
Si immaginava di batterlo?
«La spinta di quel modello si era conclusa. C’era voglia di una nuova forza propulsiva. Al primo turno sono rimasta poco visibile per capitalizzare l’onda mediatica al ballottaggio. Ma non dimentico che tanti torinesi non sono andati a votare nè per me nè per lui».
Lei parla come un libro stampato. Qualcuno, non Fassino stavolta, le profetizza un futuro da premier.
«Impossibile. Alla fine del mandato da sindaca, nel 2021, lascerò l’impegno politico nelle istituzioni. I dieci anni previsti dal nostro regolamento interno sono scaduti. Tornerò al mio lavoro. E magari metterò in cantiere altri figli».
Lei ha avuto una bambina poco prima di essere eletta. Trova ancora il tempo per le cose normali?
«Continuo a fare la spesa. Le persone si stupiscono e mi chiedono se sono una sosia del sindaco. Perchè fa la spesa?, dicono. E io rispondo: perchè mangio».
Come deve essere una donna di governo?
«Empatica. Una che ascolta».
In America voterebbe la Clinton, ovviamente.
«Non so chi voterei. A me piaceva Sanders».
Ah. Abbozzi un bilancio dei suoi cento giorni.
«Molti si aspettavano un cambiamento immediato, ma ci vorrà tempo. Registro però una forte apertura di credito e una grande attesa. Mi sento addosso una triplice responsabilità . Verso la mia città , la mia generazione e il mio movimento. Da me ci si aspetta qualcosa di più perchè sono Cinquestelle, perchè sono giovane e perchè sono donna. Devo sempre dimostrare qualcosa a tutti».
La cosa di cui finora va più orgogliosa?
«Avere dimezzato i costi dello staff, come promesso».
Qualcuno dice che il Salone del Libro ridimensionato a vantaggio di Milano sia stata una vendetta del governo contro la giunta grillina.
«La crisi del Salone era cominciata prima e ha radici giudiziarie, non di politica nazionale. Ma reagiremo. La competizione non è con Milano, ma con noi stessi».
Come è andato l’incontro con Renzi?
«Grande cortesia istituzionale».
Ti pareva. Non l’ha sedotta con la sua parlantina?
«Del referendum potrebbe parlarmi per ore e resteremmo lontani anni luce. Piuttosto continuo a chiedermi: perchè uno che parla di rottamazione non ha trovato il modo di intercettare la voglia di cambiamento e ha candidato Fassino a Torino?».
Un’unghiata, finalmente. Mi dice un pregio e un difetto dei torinesi?
«Prima i pregi».
Immaginavo.
«Grande senso delle istituzioni».
I difetti, adesso. Si sforzi.
«Il cambiamento ci spaventa. E poi siamo un po’ chiusi. Che però è anche un pregio…».
Massimo Gramellini
(da “La Stampa“)
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Ottobre 7th, 2016 Riccardo Fucile
UN INVITO FORIERO DI ALTRI RICORSI GIUDIZIARI CHE INGUAIANO IL M5S
Per modificare Non Statuto e Regolamento, quello che determina anche le nuove norme disciplinari del M5s, Beppe Grillo deve convocare un’assemblea degli iscritti. Pena la nullità delle modifiche messe in votazione in rete sul blog di Beppe Grillo.
E’ quanto scrive un gruppo di espulsi e sospesi dal M5s in una lettera inviata a Beppe Grillo.
Lo stesso gruppo inizierà questo weekend a raccogliere le firme per la convocazione dell’assemblea nazionale degli iscritti.
“Caro Beppe, pur apprezzando l’iniziativa di ‘mettere mano’ all’organizzazione interna, ti chiedo di convocare, nel rispetto della legge, un’assemblea nazionale degli iscritti al nostro movimento politico, per discutere e deliberare in via assolutamente preliminare, l’adozione del metodo di votazione on-line, rendendolo sicuro, trasparente (anche attraverso l’istituzione del registro degli iscritti) e conforme ai principi assembleari” si legge in un fax simile della lettera che un gruppo di attivisti si appresta a spedire al leader del Movimento.
Per farlo, continuano gli iscritti, sarà anche necessario individuare “un ente terzo – diverso dal gestore – che ne certifichi la validità “.
Per gli stessi “solo dopo che gli iscritti avranno discusso e deliberato l’adozione del metodo di votazione on-line, potremo iniziare il percorso di votazione on-line su ogni singolo punto di modifica dello statuto e del regolamento. In caso contrario – avvertono – il metodo assembleare, l’unico previsto dall’ordinamento italiano, verrebbe irrimediabilmente compromesso, invalidando la meritoria iniziativa”.
Tra i promotori dell’iniziativa ci sarebbe anche il gruppo di iscritti al M5s nei cui confronti il Tribunale di Napoli ha sospeso la procedura di espulsione dal M5s.
A loro giudizio nessuna modifica dello Statuto e quindi del Regolamento del M5s è possibile senza una preventiva delibera assembleare che, come previsto dal codice civile, sarebbe l’unica strada per autorizzare un voto on-line per ogni modifica regolamentare.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 7th, 2016 Riccardo Fucile
“ATTO INTIMIDATORIO, DIAMO FASTIDIO”…LA QUESTURA: “MAI DETTO UNA COSA SIMILE, SONO SOLO TRE PILE LASCIATE SU UN DAVANZALE”
Un “innesco di ordigno” è stato trovato “nell’abitazione di un collaboratore della giunta M5s” a Roma.
Lo annuncia un post sul blog di Beppe Grillo a firma del leader dei 5Stelle e della sindaca di Roma Virginia Raggi.
“Si tratta di un messaggio che le forze dell’ordine, alle quali va un ringraziamento per il lavoro svolto con serietà e discrezione, hanno valutato come un atto intimidatorio. Diamo fastidio a qualcuno”, si legge nel post, dal titolo Un ordigno non ci fermerà . “L’ordigno” è stato ritrovato davanti alla porta-finestra della casa, al piano terra, di un collaboratore del vicesindaco Daniele Frongia.
Il ritrovamento risalirebbe a ieri, il collaboratore sarebbe un dipendente capitolino.
Ma in serata dalla Questura di Roma arriva la smentita: “Mai parlato di atto intimidatorio”.
Quanto all’innesco, in realtà si tratta di “tre pile avvolte tra di loro con un filo, una specie di giocattolo, una sorta di simulacro lasciato sul davanzale della finestra”.
Questo il testo integrale del post pubblicato sul blog: “Nessuno deve restare indietro, nessuno deve rimanere solo. Lo abbiamo detto sempre e lo diciamo con più forza oggi perchè uno di noi, un cittadino, un collaboratore della giunta M5s di Roma, è stato oggetto di una minaccia inaccettabile in un Paese civile: il ritrovamento dell’innesco di un ordigno nella sua abitazione a Roma. Si tratta di un messaggio che le forze dell’ordine, alle quali va un ringraziamento per il lavoro svolto con serietà e discrezione, hanno valutato come un atto intimidatorio. Diamo fastidio a qualcuno”.
E poi: “Le indagini sono in corso e non vogliamo disturbare chi se ne sta occupando
in queste ore. Siamo pronti a collaborare con le forze dell’ordine e chiediamo al ministero dell’Interno di intervenire quanto prima. Intanto, però, non dobbiamo lasciarci spaventare. Dobbiamo fare quadrato attorno a chi di noi viene attaccato, perchè siamo una comunità unita che affronta i problemi insieme. Nessuno deve essere lasciato solo. Questo è il momento di dimostrarlo. I cittadini ci stiano vicino”.
Il martirio è rinviato.
(da agenzie)
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Ottobre 7th, 2016 Riccardo Fucile
NEL MIRINO GLI SPONSOR DELL’ARIA CHE TIRA, IL PROGRAMMA DI MYRTA MERLINO REA DI AVER CRITICATO LA RAGGI, COSA CHE FA QUALSIASI ITALIANO CON UN MINIMO DI CERVELLO…E SUL WEB SI SCATENA LA SATIRA
“Non comprerò più prodotti delle marche che sponsorizzano L’Aria che tira”.
Il messaggio di Angelo B. sulla bacheca Facebook del programma televisivo condotto da Myrta Merlino su La7 è solo uno tra i tantissimi che stanno animando la protesta sui social network di esponenti e attivisti del Movimento 5 Stelle contro la giornalista, accusata di parlare male dei pentastellati e della sindaca di Roma, Virginia Raggi.
Una protesta che invita simpatizzanti ed elettori dei 5 Stelle al boicottaggio dei prodotti di Findus e Vileda, sponsor del programma.
“Di sicuro Findus e Villeda non mi avranno come cliente per un bel po di tempo, vediamo se gli tocchi il portafogli come reagisce La7”, scrive un altro utente. E poi ancora: “Siamo diversi milioni di consumatori, possiamo fare politica anche con la spesa”.
La protesta è esplosa anche sui profili social di Findus e Vileda.
“Anch’io ho sempre usato i vostri prodotti perchè li trovo competitivi, ma finchè sarete lo sponsor di #lariachetira smetto di comprarvi e lo dirò a tutte le mie amiche, conoscenti e parenti”, scrive Claudia C. sulla bacheca Facebook dell’azienda che produce il famoso mocio.
Presa di mira anche Findus. “Sono stata vostra cliente, ma non lo sarò più, almeno fino a quando sponsorizzerete trasmissioni faziose di disinformazione. Ovviamente vi boicotterò anche parlando direttamente con chi vedrò in procinto di acquistare prodotti con il vostro marchio e quello degli altri sponsor”, è il messaggio di Stefania Z.
Le due aziende sponsor de ‘L’aria che tira’ hanno smentito ogni collegamento con la politica.
Sui social, intanto, si è scatenata l’ironia contro la protesta degli attivisti del Movimento 5 Stelle al grido di ‘Je suis sofficino’.
La dimostrazione che anche un comico può finire seppellito da una valanga di risate.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 6th, 2016 Riccardo Fucile
PER DIVIDERLI SONO INTERVENUTI ALTRI PARLAMENTARI CINQUESTELLE… IL MOTIVO? BOCCHE CUCITE
Ore 11 circa, cortile della Camera dei deputati. Decine di parlamentari assistono attoniti a una mini
corrida in salsa grillina.
Due deputati del Movimento si ritrovano minacciosamente faccia a faccia. Volano parole pesanti. Litigano. Allungano le braccia, come a spintonarsi.
Per evitare che lo scontro si trasformi in un’autentica, clamorosa rissa, devono intervenire addirittura due colleghi cinquestelle.
In un attimo dividono i due contendenti e riportano la calma. Intorno, i parlamentari degli altri schieramenti restano attoniti.
E la notizia passa di bocca in bocca in pochi minuti, arrivando fin dentro l’Aula della Camera.
I due protagonisti, innanzitutto: si tratta di Giorgio Sorial e Francesco Cariello. Esponente dell’ala dura del Movimento il primo, arruolato tra gli ortodossi. Più moderato il secondo, temperamento mite e origini pugliesi.
Le scintille iniziano in Transatlantico, ma lo scontro vero e proprio si consuma nel bel mezzo del cortile della Camera, mentre tutto intorno i parlamentari si concedono la sigaretta di metà mattina.
Dalle vetrate dei corridoi, in molti si fermano per osservare il duello: tocca a Vincenzo Caso evitare il peggio, mettendo il proprio corpo tra i due contendenti.
Per sedare lo scontro si lancia anche un altro collega a cinquestelle. Caso si allontana, inveendo. Cariello continua ad agitarsi, e continua a litigare con Sorial.
Poco dopo, un big degli ortodossi come l’ex capogruppo Federico D’Incà riunisce (sempre in cortile) alcuni dei presenti e cerca di mettere ordine, invitando tutti a sforzarsi per mantenere la calma.
Ma quali sono le ragioni del litigio? Bocche cucite tra i cinquestelle, naturalmente.
Nè basta quanto raccontano alcuni deputati che lambiscono l’epicentro dello scontro. Riferiscono di aver captato frammenti di discussione, accuse su un “appuntamento di lavoro mancato” e “orari cambiati all’ultimo momento per un vertice tra rappresentanti di due commissioni ”.
Più facile inquadrare l’accaduto nel clima infuocato del Movimento.
Soprattutto nel gruppo della Camera, la situazione rischia di sfuggire di mano: dopo il ridimensionamento di Luigi Di Maio e del direttorio, manca un centro decisionale, nè bastano le sporadiche missioni romane di Beppe Grillo.
Se a questo si aggiunge la crescente tensione interna tra ortodossi e moderati — oltre all’annosa conflittualità tra deputati e senatori pentastellati — si spiega meglio l’episodio di oggi.
Un normale “mezzogiorno di fuoco grillino a Montecitorio”.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 6th, 2016 Riccardo Fucile
“NE RICEVO UNA AL GIORNO, VOI STATE LI’ A NON FARE UN CAZZO E IO MI PRENDO MIGLIAIA DI DENUNCE”: IL TIMORE DI ACCOLLARSI LE SPESE GIUDIZIARIE
«Chi va contro le regole non deve restare all’interno della comunità » dice Beppe Grillo rilanciando con un post e un video sul blog le votazioni sul nuovo regolamento che dureranno fino a fine ottobre.
Lo stesso rigore annunciato da Grillo vale ovviamente per chi va contro i diktat del fondatore-garante e dei tre probiviri che da ora in avanti decreteranno richiami, sospensioni, o altri procedimenti disciplinari.
Le nuove regole però formalizzeranno anche il silenziatore imposto agli eletti pentastellati con la stampa, attraverso una delle norme che possono costare l’epurazione dal M5S.
Al punto 4 del regolamento, quando si parla delle sanzioni, viene specificato che l’espulsione può essere irrogata per cinque motivi. Il quinto dice così: «Se sottoposti a procedimento disciplinare, per rilascio di dichiarazioni pubbliche relative al procedimento medesimo».
Come la nota prima regola del Fight Club: «Non si parla mai del Fight Club», soprattutto con i giornali.
L’esempio classico è sempre lui, l’eretico per eccellenza, l’ormai ex 5 Stelle Federico Pizzarotti, che dopo la sospensione ha lanciato la sua sfida a Grillo e al direttorio proprio attraverso i giornali (anche perchè nessuno ai vertici gli rispondeva al telefono).
«I panni sporchi si lavano in casa», insomma, come impose una volta Luigi Di Maio in chat , recuperando la massima andreottiana che non è proprio aderente alla tanto sbandierata trasparenza dei 5 Stelle.
Grillo dopo il tweet in cui vietava ai parlamentari di parlare del caso Roma, ieri se n’è uscito con un altro dei suoi paradossi: «Basta con le opinioni. Quando non c’è il pensiero ci sono opinioni».
Lo ha detto lasciando Roma, dopo la due giorni passata a incoraggiare deputati e senatori, alcuni dei quali gli hanno chiesto «più democrazia interna» e uno spazio di manovra «più autonomo» dallo staff della comunicazione guidato da Rocco Casalino e Ilaria Loquenzi, e dagli uomini della Casaleggio Associati, Max Bugani e Pietro Dettori.
«Abbiamo parlato di progetti. Il Movimento si sta evolvendo. Io recepisco le istanze dei cittadini», dice Grillo dopo aver registrato un video in cui sollecita a votare il nuovo regolamento sul blog e spiega le ragioni della nascita del tribunalino dei probiviri, che già esiste negli altri partiti: tre giudici che saranno scelti tra i parlamentari che avranno potere di espulsione, salvo sentenza d’appello diversa del comico.
«Faranno da paravento anche a me, perchè ricevo una querela al giorno…e non mi sembra giusto che voi state lì a non fare un c… e io prendo migliaia di denunce». Spiega così Grillo quello che da tempo si diceva: dei suoi timori, dopo la pioggia di ricorsi vinti dagli espulsi, di accollarsi infinite spese giudiziarie.
Ma le nuove regole diventano più stringenti per chiunque avesse qualche tentazione di dissentire dal verbo del leader o dalle decisioni prese.
Comunque sia, a giornali e tv non si parla di quelle che definisce «beghe interne». Bisogna salvaguardare, conclude Grillo, «il Movimento da questi cazzoni che entrano e vogliono fare i c…loro».
Ilario Lombardo
(da “La Stampa”)
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Ottobre 5th, 2016 Riccardo Fucile
AFFONDATO IL DIRETTORIO: “DA SOLI NON CE L’HANNO FATTA, PER QUESTO SONO TORNATO”
Da un lato la soddisfazione per la “compattezza ritrovata”, ma dall’altro l’ansia per il ‘caso Muraro’ che agita Roma. Beppe Grillo trova la sintesi perfetta: “Good Movement and bad moments”. Ovvero, “bel MoVimento, cattivi momenti”.
Con queste parole il leader 5 Stelle lascia Montecitorio dove ha incontrato i deputati pentastellati.
Ed è a loro che ha consegnato la garanzia che chiedevano da tempo: “Sono tornato. Il Direttorio – avrebbe detto – da solo non ce l’ha fatta”.
Certificato il fallimento dei ‘magnifici 5’, il leader si dice euforico e presente più che mai. Non trova tuttavia la stessa euforia se pensa alla Capitale.
Una settimana. Massimo dieci giorni.
È questa la dead line sulla quale si ragiona: l’assessore Paola Muraro ha politicamente i giorni contati. E in via confidenziale nessuno ne fa mistero, nè in Campidoglio nè soprattutto alla Camera, dove Beppe Grillo e Davide Casaleggio hanno trascorso l’intera giornata incontrando i deputati M5S.
La sindaca di Roma Virginia Raggi ufficialmente tiene il punto sulla linea garantista nell’attesa che arrivi, se davvero arriverà , un avviso di garanzia, al momento non ancora recapitato.
Intanto però si aggrava la posizione giudiziaria dell’assessore, indagata per abuso d’ufficio nell’ambito di una vicenda che coinvolge gli ex vertici di Ama, la municipalizzata che si occupa della raccolta rifiuti. Franco Panzironi, ex amministratore delegato di Ama arrestato nell’ambito dell’inchiesta su Mafia Capitale, sarebbe accusato di aver affidato insieme a Giovanni Fiscon delle consulenze annuali sospette all’allora specialista Muraro, per un totale di circa 500mila euro.
Quindi Grillo vorrebbe chiudere questo “stillicidio”, così viene definito da alcuni parlamentari romani, il prima possibile: il timore del leader, tornato capo politico, è che il Movimento possa subire un grave danno d’immagine se la vicenda giudiziaria dovesse precipitare.
Alla fine, per ragioni di opportunità politica e per evitare di catalizzare tutta l’attenzione sul ‘caso Muraro’, Grillo e il sindaco hanno deciso di non incontrarsi.
Sul leader, secondo quanto viene raccontato di chi lo ha incontrato, incombe questa spada di Damocle.
Da una parte vorrebbe scaricare l’assessore capitolino dall’altra però c’è il sindaco che frena: “Non è ancora arrivato l’avviso di garanzia, aspettiamo”, va dicendo Raggi nonostante a Palazzo Senatorio sia iniziata sottotraccia una moral suasion nei confronti dell’assessore con l’invito al passo indietro.
Tuttavia Muraro garantisce: “Raggi mi ha chiesto un passo indietro? No, ho il suo pieno sostegno”.
Lo stesso sostegno però non si può dire che arrivi dai parlamentari, sempre più insofferenti: “È il metodo di selezione che è sbagliato. Se si sbaglia il metodo, presto viene a galla. E a Roma è iniziato tutto male”, osserva una parlamentare che ha parlato a lungo con Grillo.
Comunicazioni senza intermediari.
“Basta con i filtri”, chiedono alcuni deputati. Grillo rassicura loro, pur sottolineando che l’ufficio comunicazione non si tocca perchè “ha ottenuto buoni risultati”.
Il taglio della torta, in occasione dei sette anni del Movimento, rappresenta la necessità di rinsaldare il valore della “comunità 5 Stelle”.
Ma l’occasione la festa non inganni. Le turbolenze del comune di Roma lasciano il segno e riverberano pure sui gruppi parlamentari.
Grillo e Casaleggio jr ascoltano e prendono appunti, incontrano i deputati a gruppi, in parte suddivisi per aree tematiche. Già , perchè la road map si innesta dopo la festa di Palermo e il rientro a pieno titolo con tutti i poteri dell’ex comico, con un menù composto di programmi a medio termine e gli impegni più vicini. In altre parole la dura opposizione al governo sulla legge di bilancio e la campagna per il no al referendum.
Oltre i programmi c’è da rimettere in sesto una macchina che nelle ultime settimane ha sbandato e dunque è lo stesso Grillo ad annunciare che “da oggi basta filtri, si torna al canale diretto tra me e voi”.
Frase che serve a rassicurare tutti quei deputati che lamentano di essere spesso messi all’angolo. Parole che confermano il sostanziale “fallimento”: “Da soli non ce la fanno, troppe difficoltà , alcune cose sono state difficili da gestire. Per questo sono tornato, ho ripreso in mano la situazione, è stato necessario”.
Salvo solo Luigi Di Maio, che non a caso ha cenato con Grillo e Casaleggio, e al quale il Movimento non può rinunciare.
“Siamo teste pensanti: prima parlavamo direttamente con Casaleggio e ora vogliamo continuare con Grillo”, gli umori captati tra i presenti più insofferenti.
Una rivendicazione che ha il sapore dell’ennesima rivolta contro Rocco Casalino, potente capo della comunicazione del Senato che in troppe occasioni avrebbe assunto anche un ruolo di controllo politico e non solo della gestione dei media.
La fronda contro di lui e la sua omologa alla Camera è nota da tempo e nel caso di Ilaria Loquenzi raggiunse il culmine quindici mesi fa quando dopo la sfiducia del gruppo a Montecitorio fu salvata da Gian Roberto Casaleggio in persona.
Anche questa volta Grillo ha difeso lo staff della comunicazione confermandone il ruolo ma disegnando uno schema più orizzontale e meno verticistico. “Non più i soliti, tutti andranno in tv” aveva promesso a Palermo.
E questa è forse l’unica vera svolta della trasferta romana.
(da “Huffingtopost”)
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Ottobre 4th, 2016 Riccardo Fucile
ECCO COSA SCRIVEVA COLOMBAN NEL THINK TANK VICINO A CASALEGGIO… E QUALCUNO PENSA ANCORA CHE IL M5S COMBATTA I POTERI FORTI
Nelle chat del Movimento, quelli che storcono il naso per la sua nomina ad assessore chiave della giunta Raggi lo chiamano «comandante onorario della base militare (atomica) Usa di Aviano».
Ma forse, più che di ossessioni, farebbero bene a occuparsi della realtà : e la realtà è che Massimo Colomban, il nuovo assessore alle partecipate di Roma, da fondatore del Think Tank Group (il Ttg, il network di imprenditori e intellettuali a cui era vicino Gianroberto Casaleggio) scrisse di sua mano un programma molto chiaro, e per certi versi lapidario, su cosa bisognava fare delle multiutilities e delle società partecipate in Italia: azzerarle; vendendone nel contempo i servizi ai privati
La Stampa ha ritrovato due documenti, in archivi pubblici ma dimenticati, interessanti e inquietanti.
Il primo è un testo noto anche come «programma di Castelbrando», «intitolato Adesso basta! Diciamo stop».
Si tratta di un vero e proprio programma politico ante litteram del Movimento cinque stelle, sei pagine divise in quattro grandi punti che il Think Tank Group, il pensatoio di Confapri, offriva al Movimento come scheletro informale di leggi da spingere in parlamento.
Il testo, ci dicono nostre fonti, è farina del sacco del futuro assessore alle partecipate di Roma Colomban
Leggiamo al punto 3: «Diciamo basta alle migliaia di partecipate, concessioni, beni non valorizzati che spesso costituiscono un comodo rifugio e una sicura rendita ai politicanti trombati».
Il futuro assessore della Raggi e il TTG stimavano che in tutta Italia «sono almeno 300 mld (alcune stime arrivano a 500 mld) che potrebbero essere immessi sul mercato, quotati in maniera trasparente, riducendo il debito pubblico e quindi la spesa per interessi da 30 ad oltre 50 mld/anno».
Senza entrare nel merito di queste stime, l’idea di Colomban, che da oggi ha potere di indirizzo politico su Ama (l’azienda dei rifiuti) e Atac (dei trasporti), e parzialmente su Acea (dell’acqua), era chiara: vanno azzerate, «privatizzate» (la parola è adoperata in un secondo documento), quotate sul mercato in modo tale da liberare risorse per i privati.
Non pare che i poteri romani attivi tra rifuti, trasporti e energia, se ne debbano dolere, anzi. E i lavoratori? I dipendenti delle partecipate romane, Ama e Atac
Quelli, spesso vere constituencies elettorali del Movimento a Roma, vanno salvati e assistiti eccome. Ma in che modo?
Qui subentra il pensiero della Raggi, espresso in uno scambio avvenuto a fine 2015 sul suo profilo facebook tra la candidata, già prescelta con telefonata da Casaleggio, e Roberto Motta, il capo degli espulsi M5S, ora rientrato dopo l’ordinanza del tribunale di Napoli che ha invalidato le espulsioni.
Motta chiede alla Raggi: «Virginia, spiega bene cosa vuoi farne delle municipalizzate… Modello Livorno e licenziamenti per tutti… Niente Cig (cassa integrazione)), solo reddito di cittadinanza…».
La risposta di Raggi è sostanzialmente un sì: «Il modello di Livorno lo stiamo studiando. Il concordato in continuità , mantenendo i dipendenti e licenziando i dirigenti assunti a chiamata dal Pd senza alcun motivo, non mi pare male».
Tutto chiarissimo, insomma: basta Ama e Atac.
Ma quale privato accetterà di ereditare, oltre a business succulenti, anche un numero pletorico di dipendenti ipersindacalizzati (spesso elettori M5S)?
O servirà la creazione di qualche non proprio entusiasmante bad company?
Jacopo Iacoboni
(da “la Stampa”)
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