Destra di Popolo.net

I RETROSCENA DEL CAOS M5S, PERDE LO SCHEMA DI MAIO, SALE DI BATTISTA

Settembre 2nd, 2016 Riccardo Fucile

MINENNA CONFIDO’: “VOGLIONO FARMI FUORI”…VINCONO FAIDE, ARRIVISMI ED EGOISMI

La guerra civile che è ormai diventato il Movimento cinque stelle a Roma – una guerra combattuta anche sulla pelle di Virginia Raggi, al netto di tutte le sue debolezze politiche – è a una svolta: non se ne vanno semplicemente cinque persone, sta saltando tutto uno schema di gioco, diciamo così «istituzionale», che aveva cercato di utilizzare nel quadro della giunta Raggi una serie di grand commis o tecnici, non importa se transitati dalle gestioni Marino, o Tronca.
All’indomani della vittoria dei cinque stelle fu proprio Tronca a raccomandare alla Raggi di servirsi di alcune competenze che «sarebbero state disponibili a dare una mano a Roma, non per il Movimento, ma per aiutare la capitale a non affondare».
Fece quattro nomi: Marco Rettighieri e Daniele Fortini, dg di Atac e presidente di Ama, Carla Raineri, un alto magistrato, e Marcello Minenna, un dirigente Consob molto bravo con numeri, finanza e conti.
Risultato: i primi due – su cui Raggi si era esposta negativamente – furono messi in stand by, ci fu una frenata sul loro siluramento, che era stato variamente promesso; gli altri due sono diventati – tra mille fatiche che abbiamo documentato via via – capo di gabinetto e assessore chiave al bilancio.
Ora «sta cadendo quello schema per cui una parte degli apparati dello stato dice “ok, aiutiamo i cinque stelle a non combinare disastri”», ci dice una fonte di altissimo livello in tutta questa vicenda.
Rettighieri ha appena lasciato, Fortini lasciò un mese fa, Raineri si è dimessa (ieri l’altro, poi ieri c’è stata la revoca formale, fatta dalla Raggi per autotutelarsi dopo il parere negativo dell’Anac).
A proposito di Anac, anche Raffaele Cantone, e il prefetto Franco Gabrielli, si spesero con alcuni di questi grand commis per invitarli a continuare a lavorare per il bene di Roma anche nella stagione cinque stelle.
Dire che molti di loro fossero assai dubbiosi è un eufemismo.
Il garante di tutto questo nel Movimento doveva essere Luigi Di Maio, ma è chiaro che il garante non è al momento in grado di garantire nessuno – neanche Minenna, che era arrivato alla giunta attraverso lui e, formalmente, attraverso una presentazione fatta da Carla Ruocco.
Minenna ha confidato nei giorni scorsi: «Sono in tanti a volermi fare fuori nel M5S».
Ma possiamo dire che il fallimento dello schema-grand commis è, automaticamente, una vittoria di un fronte avverso a Di Maio? Calma.
Per quale motivo la revoca della Raineri si porta dietro le dimissioni del tandem Minenna-Solidoro, l’amministratore di Ama nominato venti giorni fa?
Se perde il fronte istituzionale, non si può dire che vinca un compatto, alternativo fronte barricadero, o del ritorno alle origini M5S.
In realtà  vincono faide, egoismi, arrivismi. Si son sfasciate anche le cordate.
Minenna si è scontrato sempre più con varie figure in Campidoglio, a partire dalla sindaca, che non sopportava più nè lui nè la Raineri.
La Raggi aveva promesso «azzeriamo i vertici Acea», Minenna trattava con Caltagirone per coinvolgere Acea nella gestione dei rifiuti, anche strategicamente.
Minenna aveva scelto Alessandro Solidoro, persona competente, a capo della nuova Ama (Solidoro ha confidato: «Avevo accettato solo per Marcello, siamo amici da anni e me l’ha chiesto come un servizio, magari solo per quale mese»).
Senonchè, appena insediatisi lui e il dg Stefano Bina, si sono resi conto che Paola Muraro, la discussa assessora all’ambiente, spadroneggia e sta scrivendo il piano di ristrutturazione dell’azienda lei, al posto loro (ci torneremo in altra occasione).
Tra l’altro, a Solidoro era stato detto dal M5S che Ama versava in stato fallimentare dal punto di vista tecnico: il che non è vero, perchè i conti sono in ordine, e i problemi sono altri.
Minenna è andato su tutte le furie per questo straripare della Muraro, lo scontro con l’assessora è stato aspro; e naturalmente anche Solidoro non ne poteva più; che le sue dimissioni seguano a ruota quelle dell’assessore è naturale.
Ma ci sono anche molte altre battaglie e dissidi.
Entro settembre andrà  concluso l’assestamento di bilancio del comune di Roma; può essere rimandato a novembre, ma va indicato ora dove allocare tutte le partite in entrata. Minenna contava, per dire, anche sui 400 milioni di Imu dovuti dal Vaticano.
Ma il tema, su cui la sindaca esordì battagliera, è scomparso dai radar mediatici dopo il suo incontro col Papa (e dopo ulteriori contatti tra i cerimoniali).
La Raggi ha promesso soldi ai 15 municipi, Minenna voleva invece centralizzare tutta la gestione delle risorse sul Campidoglio.
Minenna voleva tagliare gli stipendi (tetto a 76 mila euro, Raineri a parte), ma i fedelissimi di Raggi (Marra in testa) non lo aiutavano.
Minenna ritiene le Olimpiadi un volano, Olimpiadi che invece la giunta ha deciso di non fare.
Minenna aveva un piano di ricucitura coi poteri, la Raggi non è ben chiaro. I fedelissimi di Roberta Lombardi, il presidente dell’assemblea capitolina Marcello De Vito e il capogruppo M5S Paolo Ferrara, ieri nella riunione di maggioranza in Campidoglio non hanno proferito verbo: segno che si sentono forti assai.
Di Maio, di fronte alla dèbà¢cle, sta cercando di eclissarsi. L’ideale è scaricarla sulla Raggi.
Il messaggio che ieri le hanno mandato è: hai voluto fare con le tue gambe (ossia: hai voluto tenere Raffaele Marra, il vicecapo di gabinetto vicario, e il capo della segreteria Salvatore Romeo, facendo la guerra a Raineri e Minenna), ora vediamo cosa sei in grado di fare.
La fase di difficoltà  del vicepresidente della Camera è speculare al grande attivismo di Alessandro Di Battista, rientrato trionfante dal tour estivo in scooter, e molto apprezzato da Grillo; ma Di Battista più che altro cura il suo orticello, le proteste di piazza, certo non ha un piano alternativo al fallimento del Movimento dei grand commis.

Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)

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RAGGI IMBARAZZANTE: “COSA VOLETE DA ME? SONO IO CHE RISCHIO TUTTO”. FORSE NON HA CAPITO CHE NON HANNO VOTATO LEI MA IL M5S

Settembre 2nd, 2016 Riccardo Fucile

SALTA IL BLITZ DI GRILLO, SALTA LA LETTERA DEL DIRETTORIO ALLA SINDACO… LA BASE IN RIVOLTA: “SE LA RAGGI FORZA ANCORA CON MARRA VIENE GIU’ IL MONDO”

Salta il blitz di Beppe Grillo a Roma, già  fissato per lunedì.
Salta la lettera – già  scritta – con cui il direttorio doveva dare “piena autonomia” a Virginia Raggi.
Lo scontro nei 5 stelle è aperto. L’allontanamento del capo di gabinetto Carla Raineri, che ha dato il via alle dimissioni a catena dell’assessore al Bilancio e alle Partecipate Marcello Minenna e a quelle dei vertici delle società  dei trasporti e dei rifiuti, Atac e Ama, sta creando un terremoto politico da cui il Movimento stenta a venir fuori.
I messaggi più eloquenti sono quelli che gli eletti si stanno scambiando in queste ore nelle chat private di Telegram e WhatsApp.
“La paura grande riguarda il ruolo di capo di gabinetto. Se forza su Marra, viene giù il mondo”, scrive chi ha parlato con i vertici.
Per scongiurare questo, per evitare che Virginia Raggi dia ancora più potere al vice capo di gabinetto, l’ex braccio destro di Gianni Alemanno e Renata Polverini Raffaele Marra, Beppe Grillo doveva venire a Roma già  lunedì.
Una decisione che però adesso – a sorpresa – rientra. Quel che è certo è che ieri i contatti telefonici con il fondatore sono stati frenetici. E che a preoccuparsi non sono state solo le parlamentari romane che più hanno seguito la vicenda (e che più sono infuriate con la sindaca): Paola Taverna, Roberta Lombardi, Carla Ruocco.
Le chiamate sono partite anche dal quartier generale della Casaleggio Associati.
La gestione del siluramento di Carla Raineri non è piaciuta neppure a chi – come Luigi Di Maio – è convinto che la sindaca di Roma vada difesa e che le si debba accordare la libertà  di azione che chiede.
Solo, non si può fare nient’altro che resistere affermando – come ha fatto ieri il vicepresidente della Camera – che il problema non sia la guerra interna al Campidoglio che va avanti da oltre due mesi, ma l’ingerenza delle lobby, dei media, dei poteri forti.
C’è una cosa che però – al punto in cui si è arrivati – sarebbe considerata intollerabile: ed è proprio la promozione di Raffaele Marra, l’uomo che ha stilato la richiesta di parere all’Anac sulla nomina di Carla Raineri che ha fatto venire giù tutto.
Per questo, il potente esponente del “raggio magico” potrebbe essere allontanato e trasferito ad altro incarico.
Virginia Raggi ieri è crollata, ha pianto, ma non ha smesso per un attimo di essere combattiva. Nella riunione con la maggioranza e alcuni assessori, a chi la contrastava ha urlato, con parole più eloquenti di queste: “Cosa volete da me? Sono io che rischio tutto”.
Il Movimento, però, non è d’accordo. Luigi Di Maio e gli altri sanno che a rischiare tutto – su Roma – sono loro e la speranza di accreditarsi come una forza in grado di sfidare il Pd di Matteo Renzi alla guida del Paese. Per questo avevano scritto una lettera che dava a Virginia Raggi l’autonomia che chiedeva, ma che la inchiodava una volta per tutte alle sue responsabilità .
Una lettera bloccata da una battaglia ancora in corso.
Questo pomeriggio la sindaca riunisce quel che resta della sua giunta. In queste ore il suo staff sta tirando fuori dai cassetti i curricula scartati per trovare i nuovi assessori al Bilancio e alle Partecipate, i nuovi vertici di Atac e Ama, un altro capo di gabinetto. Ma i consiglieri – i soli che possono davvero sfiduciarla e far cadere la sua giunta – la avvertono: “Basta stipendi d’oro, non bisogna sforare il tetto di 86mila euro per i compensi, e serve più rispetto dei valori e dei principi del Movimento 5 Stelle”.
E’ quello che ieri ripeteva a un deputato Roberta Lombardi: “Non ci sono correnti, c’è chi lavora seguendo il metodo M5S e chi no”.
E’ quello che la base chiede da tempo: un modo di procedere diverso e la fine del “raggio magico”.
I militanti ce l’hanno con lo stipendio triplicato del dipendente del Campidoglio, e attivista, Salvatore Romeo (passato in un colpo da 40mila a 120mila euro annui come capo della segreteria politica della sindaca).
E ce l’hanno “con i troppi alemanniani che vediamo in giro”, come racconta un parlamentare di peso. Adesso la palla tocca alla sindaca.
“Ha piena autonomia”, ripetono dai vertici. Che per la prima volta, la lasciano davvero sola.

(da “La Repubblica”)

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FERRARA: “RAGGI E’ UN ASINO IN MEZZO AI SUONI”

Settembre 2nd, 2016 Riccardo Fucile

“SINDACATURA BURINA, SULLE OLIMPIADI STRACCIONI POLITICI”

“Bambolina imbambolata non va bene? E’ sessista? De Luca non si porta? Cambiamo registro, sentiamo che ne dicono gli animalisti. Un asino in mezzo ai suoni, questo è Virginia Raggi, plebiscitata sindaca di Roma dalla plebe elettorale credulona, infuriata con i partiti tradizionali. Leggo nel web, che a governare serve poco, ma a qualcosa serve”.
Così Giuliano Ferrara, in un articolo sul Foglio dal titolo ‘Nuova classe non dirigente’.
“La facezia evoca la figura del mulo alla festa di paese con la banda che impazza. La traduzione — ad sensum — più fedele di questo detto ritengo sia ‘L’asino frastornato’. Il detto indica una persona che si trova in mezzo a un gran numero di fonti di informazioni (che nel detto sono rappresentate dai suoni).
Pertanto l’impiego è indicato per chi si trova a dover giudicare o dover decidere, e le tante voci da ascoltare giocano il ruolo di elemento di disturbo più che di aiuto”. Niente di insultante, dunque: un giudizio proverbialmente tecnico.
Al posto della banda di paese che frastorna l’asino, ecco il diviso e divisivo Direttorio (termine prenapoleonico con il quale si definisce senza sorriderne la piccola accolita di grillini raccolta intorno a Di Maio e Di Battista).
Oppure le varie storie di assessoresse all’Ambiente amiche di Buzzi e compagnia, capi di gabinetto nominati, ben pagati e poi revocati per una circolare di Cantone, assessori al Bilancio invisi a questo o a quello che si dimettono nel primo mese di attività , direttori generali dei Trasporti che se ne vanno sconsolati, e una serie di equivoci tra fidanzati in carriera, rivali della sindaca, nepotismi di serie B eccetera.
Un sistema di potere come un altro, ma più debole e inefficiente, una classe non dirigente per la capitale del paese già  gravata dalle stupidaggini di “Mafia Capitale”.
Scrive ancora Ferrara
E’ già  finita la favola della rivoluzione M5s in Campidoglio Sì, è stato un complotto farla vincere.
Theresa May, primo ministro britannico, non è the donkey within the sounds, l’asino eccetera. Ha esperienza. Non viene dalla società  civile ma da un grande partito tradizionale. Fi and Nick, Fiona Hill e Nick Timothy, sono i suoi angeli custodi, il suo joint chiefs of staff, una coppia formidabile di capi di gabinetto di cui nessuno vuole sapere quanto guadagnano, tantomeno segnalando ruolo e busta paga all’Agenzia anticorruzione, e da cui tutti si aspettano che aiutino la premier to deliver, a produrre risultati politici decisionisti in tempi duri di Brexit.
I due vengono da “ordinary working families”, non sono etoniani, non appartengono all’èlite. La ragazza, Fiona, nasce come giornalista in Scozia, ed è garanzia di un conservatorismo “one nation”.
Lui Nick, viene da Birmingham e fa da connessione logica con le Midlands industriali, che non possono essere ignorate. E’ gente poco showy, che lavora per soddisfare i bisogni della politica, con riservatezza, senza alimentare il mito regressivo della trasparenza, casomai quello progressivo dell’efficienza.
Per Ferrara, “la sindacatura grillina di Roma, nata burina e forastica fin dal principio, promette sfascio su sfascio, sempre in nome della trasparenza, e non garantisce nemmeno gli elementi centrali di uno staff o di una squadra in grado di assolvere i doveri funzionali di una grande capitale europea. Olimpiadi? Cincischiano, dicono e non dicono, lanciano il sasso e ritraggono la mano, asini in mezzo ai suoni”. “Amministrare non è facile, ma non sapere se si vogliono fare le Olimpiadi a Roma è al di sotto del livello di sussistenza di una grande città , è un comportamento da straccioni politici”, sottolinea l’ex direttore del Foglio.

(da “Huffingtonpost“)

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TRAVAGLIO: “A ROMA M5S COME ASILO MARIUCCIA, SPETTACOLO INVERECONDO”

Settembre 2nd, 2016 Riccardo Fucile

I TRE ERRORI DI VIRGINIA RAGGI

Virginia Raggi ha commesso tre errori. Parola di Marco Travaglio, che in un editoriale sul Fatto quotidiano dal titolo ‘Tutti zitti o tutti a casa’, analizza la bufera che scuote il Campidoglio tra dimissioni e scambi di accuse fuori e dentro il Movimento 5 Stelle, che per Travaglio a Roma è “ridotto a un miserevole infantilismo da Asilo Mariuccia”.
“La Raggi, dopo il plebiscito che l’ha issata sul pennone del Campidoglio, ha commesso tre errori.
Per assicurarsi la presenza prestigiosa di Minenna, voluto dal Direttorio, gli ha concesso troppe deleghe, facendone un simil-sindaco che sbilanciava gli equilibri di giunta e acuiva l’insofferenza della base per un tecnico esterno ed estraneo al M5S; e gli ha pure lasciato scegliere l’ad di Ama e la capo-gabinetto, che rispondevano più a lui che a lei (una specie di giunta parallela), infatti ieri sono usciti in corteo come gemelli siamesi”.
Per Travaglio, il sindaco di Roma non è stata decisa nell’affrontare il nodo delle nomine
“Ha cincischiato troppo sulle nomine, annunciandone una al giorno ed esponendosi allo stillicidio quotidiano degli attacchi esterni ed interni, il che non sarebbe accaduto (o si sarebbe concentrato in pochi giorni) procedendo con tutto il blocco una volta per tutte”
Altro errore della Raggi, secondo il direttore del Fatto quotidiano, è quello di aver “tollerato i troppi galli nel pollaio, senza pretendere il rispetto da chi dovrebbe stare dalla sua parte e senza allontanare la Raineri dopo le imbarazzanti interviste, da genio incompreso, rilasciate per difendere il suo pur legittimo stipendio”.
Il risultato del caos in Campidoglio, per Travaglio, è “lo spettacolo inverecondo da ‘Prova d’orchestra’ felliniana di questi due mesi, che ha finito per oscurare i pochi risultati ottenuti.

(da “Huffingtnpost”)

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LA GIUNTA RAGGI E L’INNOCENZA PERDUTA

Settembre 2nd, 2016 Riccardo Fucile

LA CRISI DI RIGETTO STA AVVELENANDO I GRILLINI DILANIATI DA UNA LOTTA INTERNA PER IL POTERE

Se Roma è lo “stress test” che misura la capacità  di governo del Movimento 5 Stelle, i segnali che arrivano dalla Capitale non sono confortanti per il Paese.
Diciamo la verità , nessuno poteva pretendere che la giunta guidata da Virginia Raggi, in poco più di un mese, potesse ripulire la città  eterna di tutti i suoi atavici mali: mafia e monnezza, buche e pantegane.
Ma allo stesso modo nessuno poteva immaginare che il Campidoglio pentastellato, dopo appena settanta giorni, facesse saltare cinque poltrone in un colpo solo. E non poltrone qualsiasi.
Un capo di gabinetto, i tre manager che guidano Atac e Ama (le due municipalizzate più disastrate d’Italia) e soprattutto un super-assessore al Bilancio che era il vero (e forse unico) fiore all’occhiello di questa giunta: quel Marcello Minenna, trasferito a forza dalla Consob, che aveva in mano il portafoglio e il patrimonio di Roma, gravato da un debito monstre di quasi 13 miliardi.
Un fatto grave. Anche al di là  delle ovvie invettive del Pd, che farebbe bene a non maramaldeggiare troppo sulla Capitale, visto che ha allegramente e colpevolmente contribuito a ridurla com’è.
Ma se persino Paola Taverna parla di “perdita gigante”, vuol dire che qualche ingranaggio più “strutturale”, nella macchina del potere pentastellato, si è rotto davvero.
E se non piangessimo i morti di un terremoto vero, che ha distrutto vite e destini, dovremmo parlare di un sisma politico, che squassa il movimento e apre una faglia profonda proprio nel luogo simbolo in cui Grillo tenta di dimostrare quello che, finora, rimane indimostrabile e indimostrato: e cioè che il Movimento, elaborato il lutto di Gianroberto Casaleggio, è ormai entrato nell’età  adulta, ed è ormai pronto a guidare l’Italia.
Purtroppo, per un Paese ormai “tripolare” che avrebbe un urgente bisogno di alternative politiche tutte ugualmente credibili e spendibili, le cose non stanno affatto così.
L’alternativa non esiste più a destra, perchè tra le macerie del berlusconismo si vedono avanzare solo fantasmi. Ma non esiste ancora nei 5 Stelle, perchè tra le “anime” del grillismo si vedono crescere solo miasmi.
Cosa è successo, infatti, a Roma? E perchè queste cinque dimissioni in un solo giorno sono inquietanti?
Per due ragioni di fondo.
La prima ragione è di merito. Questa “rottura” multipla, che indebolisce drammaticamente una squadra già  di per sè non eccelsa (almeno rispetto alle attese), non avviene su temi concreti, che riguardano la vita di tutti i giorni di quattro milioni di cittadini.
Raineri o Minenna non se ne vanno perchè non c’è accordo con la Raggi o con gli altri assessori su come risolvere il problema dei rifiuti, o su come rendere più efficiente il trasporto urbano, o sui lavori che sarebbero necessari se si accettasse la candidatura alle Olimpiadi.
Dal poco che trapela dalle “segrete stanze” del Movimento (e già  questa formula obbligata ne tradisce la vocazione originaria), i due dimissionari pagano una “crisi di rigetto” che, fin dalla vittoria elettorale alle amministrative di giugno, sta avvelenando l’organismo pentastellato.
È in corso, dicono, un regolamento di conti: da una parte c’è la sindaca e i suoi fedelissimi, sempre più chiusi dentro al “raggio magico”, dall’altra ci sono gli “esterni” e i “tecnici”, sempre più esclusi e scontenti.
Perchè litigano? I cittadini romani, e noi tutti, vorremmo saperlo.
E invece non lo sappiamo. Perchè nessuno spiega niente.
E quello che vediamo e abbiamo visto finora non è un dibattito serrato e concreto su come si abbatte il debito, su come si riduce l’addizionale Irpef, su come si migliora il decoro urbano, ma l’ennesima, estenuante querelle sulle nomine e sugli stipendi degli amministratori.
Come avrebbero fatto i dorotei o i craxiani di una volta. E com’era già  successo agli stessi parlamentari grillini dopo il successo elettorale del 2013, quando sprecarono il primo anno a Montecitorio non a illustrare agli italiani come si finanzia davvero il reddito di cittadinanza, ma a sbranarsi tra loro sugli scontrini e le ricevute del ristorante.
E qui emerge la seconda ragione, che invece è di metodo.
I Cinquestelle hanno avuto un merito oggettivo: hanno cambiato i modi e i tempi della comunicazione politica, anche attraverso l’uso “orizzontale” della Rete.
Ora, quello che è appena accaduto nella Capitale ha una portata politica evidente. E dunque dovrebbe essere raccontato con assoluta chiarezza all’opinione pubblica. Non può bastare un post sulla pagina Facebook della sindaca, pubblicato alle quattro del mattino, in cui la Raggi si limita a dare una lettura banalmente burocratica delle dimissioni del suo capo di gabinetto, senza dire nulla di quelle del super assessore al Bilancio.
Salvo poi parlare del dovere della “trasparenza”.
Gestito così, il Campidoglio non è una casa di vetro. Diventa una corte di Bisanzio. Un concentrato di veleni e di arcana imperii di cui nessuno sa e capisce nulla.
Una guerriglia sotterranea tra un maxi e un mini direttorio, un conflitto permanente tra correnti palesi e occulte, che in qualche caso fanno rimpiangere i partiti vecchi e rissosi della Prima Repubblica.
Dov’è finita la “diversità ” pentastellata?
Dove sono finite l'”innocenza” e la “purezza” del Movimento, il “non partito” con il “non statuto”, che nasce e cresce dal basso e che in virtù dei sacri principi fondativi (“uno vale uno”, “i leader non esistono”) rivoluziona la politica e rifonda la democrazia?
Per adesso, il “grillismo reale” precipita in un vortice di impreparazione e di presunzione. Si avvita in una spirale di velleitarismi e di personalismi.
Ribellarsi alle èlite è giusto. E il Movimento, con i suoi quasi 9 milioni di elettori alle politiche del 2013, ha dato corpo esattamente a questa legittima istanza di “ribellione democratica”.
Ma governare è un’altra cosa. Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista lo sanno bene. Quando in gioco c’è non solo il Campidoglio, ma in prospettiva addirittura Palazzo Chigi, il motto “meglio inesperti che disonesti”, per quanto rassicurante, non può più bastare.

Massimo Giannini
(da “La Repubblica”)

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IL FERRAGOSTO “PROLETARIO” DI BEPPE GRILLO SU UN PANFILO A PORTO CERVO CON IL RENZIANO GORI E L’AD DI MONDADORI MAURI

Agosto 16th, 2016 Riccardo Fucile

LA TRILATERAL CON IL SINDACO RENZIANO DI BERGAMO E IL BRACCIO DESTRO DI MARINA BERLUSCONI

Beppe Grillo ha trascorso il suo Ferragosto in un panfilo a Porto Cervo in compagnia del renzianissimo Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, e Ernesto Mauri, potente Ad del Gruppo Mondadori
Ne parla Dagospia:
Beppino ha scelto un 15 d’agosto ultra-godereccio e si è attovagliato a bordo di un enorme panfilo ormeggiato davanti alla sua adorata Porto Cervo.
Se d’inverno non rinuncia alle nuotate con la sua gagliarda moglie nel mare keniota, l’estate grillina è solo in Costa Smeralda.
L’anno scorso si faceva intervistare dal ‘Financial Times’ all’hotel Cala di Volpe, quest’anno ha preferito trastullarsi a colpi di “Vacchi dance” e champagne di prima scelta su uno yacht di circa 42 metri denominato ”Aldebaran”.
Il panfilo in questione prende il nome da una stella appartenente alla costellazione del Toro e non appartiene a un armatore anonimo.
E’ di proprietà  di Enrico De Marco, re incontrastato della similpelle e tra gli industriali italiani più conosciuti al mondo.
Ad accogliere sulla discreta barca Beppe Mao e consorte c’era la bombastica e cotonatissima Alessandra, moglie di Enrico e dama prezzemolona dei salotti meneghini.
Tra un’ostrica, un fresco mojito e un’atmosfera molto allegra, la compagnia si è dimenata nelle danze.
E Beppe, tra un colpo d’anca e un carpaccio di pesce spada si è intrattenuto a lungo con altri due ospiti blasonati: Giorgio Gori, renzianissimo sindaco di Bergamo, e nientemeno che Ernesto Mauri, potente Ad del Gruppo Mondadori, nonchè braccio destro di Marina Berlusconi e fedelissimo di patron Silvio.
Una “trilateral” in pieno stile Prima Repubblica che ha destato in quei pochi ospiti ancora lucidi non poche curiosità .
Si mormora che il bizzarro trio abbia naturalmente parlato di politica e i temi più gettonati sembra siano stati l’inesorabile declino di Pittibimbo e il Referendum prossimo venturo.
Chissà  se Beppe Mao abbia detto ad Ernestino Mauri di portare i suoi personali auguri alla Cainana per il suo 50° compleanno?

(da agenzie)

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PIZZAROTTI CONTRO GRILLO: “SI HANNO TRACCE DEL REGOLAMENTO M5S?”

Agosto 16th, 2016 Riccardo Fucile

IL SINDACO DI PARMA: “DOVEVA USCIRE IL GIORNO DOPO E POI LA SETTIMANA DOPO…”

“Saranno le ferie e il caldo, ma del regolamento che doveva uscire il giorno dopo, e poi la settimana dopo, se ne hanno tracce? ”
Lo ha twittato il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, sospeso lo scorso maggio dal M5S dopo la vicenda dell’avviso di garanzia ‘taciuto’ sul caso del teatro Regio, e ancora in attesa di ‘verdetto’.
Il riferimento è alle procedure di modifica del Non-Statuto e del Regolamento, dopo la sentenza del tribunale di Napoli che ha disposto il reintegro di 20 militanti espulsi.
Un mese fa Pizzarotti aveva scritto una mail a Beppe Grillo, garante e giudice di ultima istanza sulla sua sospensione, chiedendo di pronunciarsi.
Nei giorni scorsi 11 consiglieri comunali hanno comunicato la loro autosospensione, con una lettera a Grillo e ai vertici M5S, in solidarietà  con il sindaco di Parma.

(da “Huffingtonpost”)

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SCANDALO STIPENDIO RECORD AL CAPO DI GABINETTO DELLA RAGGI: 193.000 EURO

Agosto 12th, 2016 Riccardo Fucile

BUFERA SULLA RAINERI, IL CONFRONTO CON IL CONTRATTO DEI PREDECESSORI: CON ALEMANNO 180.000, CON MARINO 73.000

Lo stipendio è da record e sui social scatta in automatico la polemica sul contratto del nuovo capo di gabinetto del Comune.
Carla Raineri, dopo aver rinunciato alla presidenza della Corte d’Appello di Milano, lo scorso 5 agosto ha firmato un accordo da 193 mila euro lordi all’anno con il Campidoglio.
Su Facebook e su Twitter, la somma è stata immediatamente confrontata con quella incassata dai predecessori.
In era Alemanno, Maurizio Basile guadagnava 180 mila euro l’anno, mentre Sergio Basile si fermava a 75 mila.
Con Ignazio Marino al timone di palazzo Senatorio c’era Luigi Fucito: sul suo conto corrente il Campidoglio versava 73 mila euro ogni 12 mesi.
Meno della metà  di quanto oggi riceve Carla Raineri, nominata dopo un lungo tira e molla che ha riguardato altri tre candidati.
La prima idea del M5s romano era stata quella di assegnare l’incarico a Daniele Frongia, ma la sua nomina era risultata a rischio incompatibilità  per la legge Severino e per questo motivo dirottato sulla nomina di vicesindaco.
A seguire sono scoppiati i casi di Daniela Morgante, la magistrata della Corte dei conti e assessora al Bilancio delle passata amministrazione, che molla a un passo dalla designazione ufficiale e di Raffaele Marra, contestatissimo ex braccio destro di Alemanno, indicato come possibile vice capo gabinetto dirottato poi su altro incarico.
Il primo a cavalcare la polemica sul contratto di Carla Raineri è stato il consigliere del Pd Marco Palumbo. “Grazie Virgì per lo spreco”, ha scritto dopo aver confrontato gli stipendi degli ultimi quattro capi di gabinetto.

(da “La Repubblica”)

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GRILLO CHIEDE PIÙ SOLDI AI MILITANTI: “CI SERVE PIU’ SOLIDARIETA'”

Agosto 8th, 2016 Riccardo Fucile

RACCOLTA FONDI IN VISTA DELL’INIZIATIVA “ITALIA A 5 STELLE”   PREVISTA PER SETTEMBRE A PALERMO

Beppe Grillo chiede un “aiuto concreto” ai militanti del Movimento 5 Stelle e ai cittadini, affinchè facciano delle donazioni in soldi, tanto più in vista dell’appuntamento di fine settembre a Palermo, con l’iniziativa “Italia a 5 Stelle”.
In un post pubblicato sul suo blog, Grillo rivolge un appello: “Ci serve un po’ di solidarietà , non sempre delle solite 10.000 persone che versano 30-40 euro a testa. Bisogna fare qualcosa di più, bisogna che anche altri diano qualcosa. Mi ha fermato una persona che mi ha detto: ‘sono 8 volte che do’ 30 euro, non ce la faccio più!’. Bisogna trovare 8 persone che diano 30 euro a testa. Sostieni Italia 5 Stelle con una donazione”, spiega il cofondatore del Movimento.
Sempre nello stesso post, Grillo dà  appuntamento a tutti a Palermo, il 24 e 25 settembre, per l’iniziativa “Italia a 5 Stelle”.
E garantisce: “ci sarò e sarò più forte di prima”.
Il cofondatore del Movimento 5 Stelle, in un post pubblicato sul suo blog – e annunciato via Twitter – dal titolo evocativo, “Beppe Grillo da Cesenatico sul mare in procinto di tempesta”, e corredato da una foto che ritrae l’ex comico genovese con sullo sfondo un cielo scuro e nuvoloso.
“È quello che succederà  a settembre, ottobre, novembre: lampi, tuoni, tempeste. Ma noi avremo ombrelli, avremo impermeabili, passeremo attraverso qualsiasi cosa”, prosegue Grillo sul suo blog.
“Stiamo facendo veramente una grande cosa. Il 24 e il 25 settembre a Palermo ci saranno ospiti internazionali che parleranno di sogni, di visioni. Abbiamo bisogno di mantenere la nostra visione del mondo e vogliamo vedere e sentire altri visionari come siamo noi. Artisti. Visionari. Fantasia al potere! come diceva Gianroberto. Abbiamo bisogno di questi stimoli. Stiamo organizzando Italia 5 Stelle il 24 e il 25 settembre a Palermo in un posto vicino al mare, sempre vicino al mare. È il mare la liberazione, l’utopia, l’orizzonte, sempre andare oltre… Andare oltre: questo è il MoVimento 5 Stelle. Il 24 e il 25 settembre vi aspettiamo a Palermo, tutti insieme, ci sarò anche io. Non so come arriverò, in che modo, che cosa farò. Non lo so. So che ci sarò e sarò ancora più forte di prima”, conclude.

(da “Huffingtonpost”)

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