Aprile 20th, 2017 Riccardo Fucile
NEL TENTATIVO DI NON PERDERE I VOTI DEI PRO-VACCINO OGGI L’ENNESIMA GIRAVOLTA… MA SI INCAZZANO GLI ANTI
Chi segue l’appassionante dibattito sui vaccini si sarà certamente accorto di una cosa: è impossibile
trovare un anti-vaccinista che ammetta di esserlo.
E se pure una celebrità di quel mondo anti-scientifico come Roberto Gava ha detto di non essere contro i vaccini perchè Beppe Grillo, dopo tutto quello che lui e il MoVimento 5 Stelle hanno detto e scritto per aiutare gli italiani a non fidarsi di medici e vaccini dovrebbe fare diversamente?
Qualche tempo fa suggerivo ironicamente di abbandonare completamente l’utilizzo del termine “antivaccinista” a favore di un più politicamente corretto “genitore preoccupatoâ„¢” o — nel caso del M5S — “politico preoccupatoâ„¢”.
Oggi Grillo ha pubblicato sul blog un articolo di Guido Silvestri, microbiologo e immunulogo, per mettere a tacere tutte quelle voci secondo le quali il suo partito è un covo di antivaccinisti ed esperti di pseudoscienze e altre cialtronerie (molte delle quali diffuse da lui stesso).
Ma qual è la posizione del M5S sui vaccini?
L’articolo, pubblicato ieri sul Fatto Quotidiano con il titolo “M5S e vaccini: quanto se ne può discutere” segna l’inizio di un nuovo corso del MoVimento che sogna di arrivare al governo del Paese e che evidentemente per farlo ha bisogno di fare un po’ di pulizia sul suo passato, nascondendo la polvere sotto il tappeto.
Nessuno però pretende che sia Silvestri a “chiedere scusa” per quello che il M5S ha detto in passato sui vaccini, non spetta a lui farlo.
A quanto pare il MoVimento però sta lavorando proprio con Silvestri (che in altri tempi sarebbe stato visto come un pericoloso professorone magari con pericolosi rapporti con le lobbies farmaceutiche) per stilare la posizione ufficiale del M5S sui vaccini.
Posizione che non è quella espressa dall’articolo che Grillo furbescamente ha rinominato “Dire che il MoVimento 5 Stelle è “contro i vaccini” è una sciocchezza” e che secondo le intenzioni di Grillo rappresenta “la verità spiegata bene” sulla posizione dei M5S sui vaccini quando in realtà al momento rappresenta solo la posizione di Guidi visto che la base non è stata ancora chiamata ad esprimersi sull’argomento.
Già , perchè come tutte le decisioni del MoVimento 5 Stelle anche quella sui vaccini (e più in generale sulla ricerca scientifica, gli OGM e l’utilizzo di animali da laboratorio) verrà sottoposta al vaglio degli iscritti su Rousseau.
Non è poi detto che questa diventi la posizione ufficiale, che per il momento non si capisce qual è.
È quella espressa da Grillo in numerosi spettacoli dove spiegava che i vaccini non servono a nulla?
È quella della Senatrice Paola Taverna che ci spiegava che servono solo per fare ingrassare Big Pharma?
È quella dei consiglieri regionali che si oppongono al ritorno dell’obbligo vaccinale negli asili nido?
È quella del libro bianco della salute del M5S Lazio dove è messo nero su bianco che il progetto è quello di arrivare “ad un approccio personalizzato” alle vaccinazioni e di eliminare l’obbligo vaccinale “migliorando il più possibile le condizioni igieniche delle scuole in modo da ridurre ulteriormente il rischio infettivo”?
È quella della senatrice Elena Fattori che ha inventato un’inesistente allarme sui vaccini antinfluenzali oppure è quella dell’eurodeputato Piernicola Pedicini che qualche tempo fa ha detto che “una vaccinazione di massa obbligatoria è un regalo alle multinazionali farmaceutiche”?
Nel dubbio c’è chi tra gli attivisti e i commentatori rimane interdetto da questa conversione e accusa Grillo di “farsi dire la posizione del 5 Stelle” da uno scienziato mentre altri non credono affatto che i vaccini siano poi così innocui come ci vogliono fa credere.
L’idea che un professorone ci venga a dire cosa pensare sui vaccini è sconvolgente, ki lo paka??
E poi con che arroganza questo professorone ci viene a dire che “Ogni “opinione” contraria non è scienza, ma pseudo-scienza.” Ma stiamo scherzando? Questa è arroganza pura è semplice.
Le oscure trame e gli interessi
Quali interessi e oscure trame spingono questo scienziato a sostenere il M5S? Cosa ne vorrà ricavare? Attento Grillo ricordati del detto omerico timeo danaos et dona ferentes. Il MoVimento deve stare attento a questo tipo di persone “che sembrano tanto competenti, aperte, tolleranti e maestrini del pensiero” perchè ai lupi piace travestirsi da agnelli.
Qualcuno ricorda tutti i crimini dei vaccini, dei medici e degli scienziati e rimpiange i bei tempi andati quando si era contro i vaccini, perchè bisogna ribellarsi ai vaccini (e anche al minestrone e alle verdure, soprattutto quelle amare).
E a qualcuno viene il dubbio che il MoVimento si sia venduto a Big Pharma, accidenti, è la fine. Lo sanno tutti cosa succede a chi si fa vaccinare: diventa schiavo del sistema.
C’è chi si sforza di vedere il bicchiere mezzo pieno: perchè non fare un tavolo tecnico con le associazioni antivacciniste e vedere cosa succede? Così magari potranno portare le prove della correlazione tra vaccini e autismo.
Non va meglio dalla senatrice Carla Ruocco dove c’è chi ci spiega che la razza umana si cura in modo naturale e che le malattie sono create dagli stessi farmaci con cui ci curiamo.
E poi c’è chi sogna un vaccino senza effetti collaterali, senza adiuvanti “chimici”.
C’è infine chi ha capito qual è il problema: finchè al governo ci sono “loro” non ci si può fidare dei vaccini.
Ma quando il 5 Stelle sarà al potere vedrete che tutti i vaccini ipso facto diventeranno sicuri perchè laggente non vuole certo fare del male alla ggente avvelenandola.
Cosa non si fa per poter andare al governo.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 20th, 2017 Riccardo Fucile
EMERGE L’INADEGUATEZZA DI PARVENU SENZ’ARTE NE’ PARTE, CON MODELLI CULTURALI ARCAICI E UN ORIZZONTE DA STRAPAESE
Come nella pièce teatrale di Ennio Flaiano “Il Marziano a Roma”, la lunga apparizione in pubblico di
qualsivoglia novità eccezionale finisce per farla scivolare gradatamente nella normalizzazione banalizzante; così anni di esposizione mediatica stanno rarefacendo l’aura di ineffabile eccezionalità che avvolgeva i presunti alieni pentastellati.
Grazie al fenomeno “chiamato” — di volta in volta — assuefazione o metabolizzazione.
Quindi, se ci stiamo predisponendo all’ipotesi di un governo Cinquestelle nelle fatidiche elezioni previste per l’anno prossimo, allo stesso modo impariamo a sdrammatizzare buona parte dell’apparato retorico del Movimento; una volta sottoposto alla prova finestra dell’applicazione quotidiana (e ai suoi effetti demistificanti).
In primo luogo inizia a essere smontata la mitologia dell’e-democracy; la presunta qualità sorgiva della creatività popolare canalizzata dalla rete.
A parte l’ormai accertata sporadicità dell’effettiva partecipazione online, come ne danno ennesima conferma le “comunarie” per pochi intimi che stanno individuando i candidati sindaci del M5S per le imminenti amministrative (mettendo da parte il penoso affaire Cassimatis di cui già più volte si è detto), la democrazia rivestita digitalmente può dare utili contributi — consultivi e sensibilizzanti — nella circolazione preliminare delle informazioni, mentre la fase dell’elaborazione vera e propria richiede ben altro della raccolta di luoghi comuni a mezzo crowdfounsourcing.
Come lo sta a dimostrare il secondo capitolo elaborato a mezzo click dai militanti M5S:la presunta “politica estera 2.0” Cinquestelle.
Ossia un’imbarazzante raccolta di luoghi comuni all’insegna di un barcamenarsi che riporta alla memoria la tradizione italica dei giri di valzer; che nel secondo dopoguerra furono appannaggi andreottiani e morotei.
D’altro canto perfino la tanto strombazzata costituzione islandese, presunta apoteosi del “2.0”, ha dimostrato che la faccenda è un po’ più complicata di quanto pensino gli apprendisti stregoni della democrazia liquida: infatti, dopo un po’ di passaggi rituali su Facebook, Twitter, Youtube e Flickr, il testo in questione è finito nel marzo 2013 sotto le forche caudine del Parlamento di Reykiavik che lo ha ampiamente rimaneggiato e affossato.
Ma prima ancora dell’appiattimento dei contenuti imposti dalle procedure, quanto sta emergendo in maniera inquietante è l’arcaicità dei modelli culturali proposti dai sedicenti iper-moderni chiamati a costituire la nuova classe dirigente 2.0.
E non sono soltanto le gaffe o gli svarioni storici/geografici/culturali — dal Pinochet Venezuelano al sociologo Gallini — in cui da tempo incappa il personaggio di punta dell’annunciato rinnovamento; il vice presidente della Camera Luigi Di Maio.
Il sospetto di inadeguatezza, che sta diffondendosi, nasce dalla sensazione di trovarsi davanti a palesi casi di parvenu senz’arte nè parte, i cui limiti sono stati portati alla luce dalla sovresposizione mediatica.
Il giovane Di Maio — infatti — più parla e più rivela la provenienza da un milieu neppure sfiorato dalla modernizzazione, quale il profondo Sud della periferia campana intrisa di umori retrogradi e reazionari.
L’Italia che Edward Banfield rappresentava negli anni Cinquanta con la categoria del “familismo amorale”. Per cui i rumeni sono tutti ladri e la domenica i negozi vanno chiusi perchè il consesso parentale possa riunirsi felicemente attorno al desco imbandito, dopo la rituale celebrazione della santa messa.
L’orizzonte da Strapaese neppure lambito da processi di secolarizzazione, che ci riporterebbe al tempo in cui “Cristo si fermava a Eboli”.
Consegnare uno Stato, che comunque aspira a essere avanzato, a questi personaggi col vestitino della festa da sposo di paese sembra l’anticamera del ritorno al passato. Come promettono suicidi civili gli altri strapaesani Renzi e Salvini; per non parlare del falchetto brianzolo Berlusconi.
Pierfranco Pellizzetti
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 20th, 2017 Riccardo Fucile
UN LAVORO DI SETTIMANE PER AVERE UN’INTERVISTA SUL QUOTIDIANO DELLA CEI CHE ACCREDITI IL MOVIMENTO NEGLI AMBIENTI CATTOLICI
Sondaggi sul tavolo e un target ben preciso da raggiungere: anziani, cattolici di sinistra e vecchia
Democrazia cristiana.
C’è tutta una strategia dietro l’operazione Grillo-Avvenire, ovvero dietro l’intervista rilasciata dal leader M5S al quotidiano dei vescovi.
Si tratta di un piano elettorale e post elettorale.
Da una parte conquistare quei segmenti dell’ala moderata e dall’altra parte coltivare un rapporto con l’establishment d’Oltretevere che potrà diventare essenziale nel caso di un governo 5Stelle.
Oggi a Montecitorio, nei piani alti dei mondo pentastellato, si ricorda per esempio il caso Prodi, il cui governo fu molto indebolito dall’ostilità della chiesa.
“Non è un caso se Virginia Raggi, al contrario di Ignazio Marino, ha subito instaurato un buon rapporto con il Vaticano. Stiamo attenti a certi equilibri”, spiega chi segue da vicino anche le vicende del Campidoglio.
Stesso discorso vale adesso sul piano nazionale e così un paio di settimane fa è iniziato un lavoro sottotraccia di accreditamento, portato avanti da alcuni autorevoli componenti dello staff del leader pentastellato.
Lavoro fatto in più tappe che hanno decretato un avvicinamento al mondo cattolico, basti pensare alle recenti parole di Luigi Di Maio contro l’apertura domenicale dei negozi, tema molto caro alla conferenza episcopale italiana.
Parole arrivate, non a caso, dopo che Avvenire ha portato avanti un’inchiesta giornalistica a più puntate sulle saracinesche alzate all’outlet di Serravalle persino a Pasqua.
Sono da segnalare, nel ricostruire il percorso pentastellato verso il mondo cattolico, anche l’esposizione di Beppe Grillo sempre a favore di papa Francesco e infine la presenza in piazza San Pietro del candidato premier in pectore M5S nel giorno di Pasqua.
Tanti segnali che puntavano dritto all’obiettivo finale: l’intervista di Beppe Grillo sul quotidiano L’Avvenire per parlare direttamente ai cattolici.
E in più, nello stesso giorno, si espone anche il direttore di Avvenire Marco Tarquinio che al Corriere della Sera, precisando successivamente che parlava a titolo personale e non a nome dell’editore, spiega come “sui grandi temi ci sia una grande sintonia tra i cattolici e i 5 Stelle”
I grillini incassano il risultato e osservano: “In questo caso conta più il contenitore che il contenuto”.
In che senso? “In un momento in cui — viene spiegato a taccuini chiusi — il Pd accusa con insistenza il Movimento 5 Stelle di essere una forza populista, il nostro capo ottiene ampio spazio sul quotidiano dei vescovi per parlare di povertà e reddito di cittadinanza”.
E in effetti, al di là delle stoccate contro l’Unione europea, viene prestata molta attenzione a questi due temi che possono avere particolare appiglio tra i cattolici mentre sui temi etici, come il testamento biologico, Grillo rimane vago, ci gira intorno: “Il Movimento non può essere connotato ideologicamente neppure su questioni definite etiche”. Eppure gli iscritti al blog, interpellati sulla legge riguardo il fine vita, si sono espressi a favore dell’eutanasia.
Il leader pentastellato però non ne parla, forte del fatto che nelle ultime settimane, sulla scrivania della Casaleggio Associati e in mano allo stesso Grillo, sarebbe arrivato un sondaggio in cui si indica che il 21 per cento dell’elettorato dei Cinque Stelle è formato da cattolici praticanti.
Una percentuale alta, forse inattesa in queste proporzioni, che ha avvicinato due mondi – quello pentastellato e quello cattolico – che già si “corteggiavano” a vicenda da tempo. Adesso Grillo vuole ampliare questo bacino di elettori, utilizzando come si evince nell’intervista ad Avvenire toni più moderati, che si sposano bene anche con l’idea del leader di utilizzare sempre meno la piazza.
Tuttavia Luigi Di Maio, che in giornata ha rilasciato un’intervista a InBlu, il network delle radio cattoliche italiane, interpellato alla Camera precisa che “non c’è nessuna tattica nè strategia, anche perchè come vedete è stato tutto molto naturale. Ci sono stati degli apprezzamenti reciproci su una serie di posizioni. Si conducono le battaglie con le persone che ci credono”.
Anche Alessandro Di Battista interpellato dall’Ansa spiega: “Con il Vaticano siamo dei buoni vicini, ognuno con la propria autonomia. Ma vedere che le nostre linee politiche, portate avanti dal primo giorno che siamo entrati in Parlamento, sono condivise, senz’altro ci fa piacere”.
In questo modo i due frontman grillini sminuiscono la portata dell’operazione, sono stati chiamati a farlo per non scontentare tutto quel mondo laico M5S che invece potrebbe non apprezzare questo scambio di endorsement.
(da “Huffingotnpost”)
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Aprile 20th, 2017 Riccardo Fucile
LA SATIRA SULLE DICHIARAZIONI ANTISCIENTIFICHE DI BEPPE NEL CORSO DEGLI ANNI… MA NEL M5S SI FA STRADA UN CAMBIO DI PROSPETTIVA
Oggi Repubblica pubblica una striscia di Ellekappa che probabilmente farà arrabbiare Beppe Grillo e il MoVimento 5 Stelle.
In essa vengono ritratti un gruppo di bambini “più felici e colorati” perchè hanno il morbillo in quello che sembra un Morbillo Party, ovvero una di quelle pratiche pericolose che consistono nell’esporre deliberatamente al contagio del morbillo i bambini sani e non vaccinati in modo da immunizzarli (una volta guariti) dal morbillo a costo zero; poi compare Beppe e chiede a uno di questi perchè non sia ammalato, arrabbiandosi perchè sospetta che si sia vaccinato.
La risposta del bambino è un florilegio di citazioni: “No, signore, ho il papilloma virus e i primi sintomi di pertosse”, comincia il bimbo chiaramente riferendosi alle polemiche su Report e i vaccini, “e la mia mamma non c’è più perchè per non far arricchire Veronesi non si faceva la mammografia”, chiude.
E qui è chiaro il riferimento alle sciocchezze dette da Grillo durante la marcia Perugia-Assisi per il reddito di cittadinanza, quando il capo del M5S sostenne che «Veronesi è finanziato da chi vende macchine per le mammografie».
Una bufala ripetuta in tante occasioni e che, nonostante ciò, trovò all’epoca la strenua difesa di tanti — compreso un servizio del Tg di La7 in cui si riportavano altre parole dette il giorno prima… — che sostenevano che Grillo non avesse detto quello che aveva detto.
Nella striscia arriva a questo punto la risposta di Grillo che invita il bambino ad “andare a giocare con i topi”, un chiaro riferimento alla lettera pubblicata qualche giorno fa dal Messaggero a firma della ministra Beatrice Lorenzin in cui si raccontava di un bambino morso da un topo a Villa Gordiani.
Posto che è inutile negare che negli anni il MoVimento 5 Stelle abbia avuto un atteggiamento ostile ai vaccini, come abbiamo spiegato ricordando le affermazioni di questi anni uscite dalla bocca di senatori, deputati, eletti nelle Regioni, nelle province e nei Comuni, il M5S si arrabbierà perchè ieri in una nota i suoi parlamentari delle commissioni Affari Sociali e Igiene e Sanità hanno respinto le accuse del PD su vaccini e tutela della salute, sostenendo che sono uno strumento fondamentale di tutela della salute:
“Non siamo contrari alle vaccinazioni e le riteniamo un fondamentale strumento di tutela della salute. Abbiamo un approccio civile, che intende responsabilizzare e coinvolgere maggiormente il sistema sanitario pubblico: cittadini vaccinati sì, ma in modo consapevole. Matteo Renzi invece straparla, sa solo insultare”.
“Siamo persone responsabili ed equilibrate e per questo su un tema estremamente serio come quello dei vaccini non scenderemo sul campo di Renzi, che — accusano — fa una demagogia politica avvilente e usa la scienza come una clava”.
Una posizione che prelude a un evidente cambio di prospettiva da parte del M5S, annunciato ieri dal professor Guido Silvestri in un editoriale pubblicato dal Fatto Quotidiano: «Nelle ultime settimane sono stato coinvolto, come medico e scienziato che da 20 anni si occupa di immunologia e microbiologia, da due alti esponenti del Movimento 5 Stelle, la senatrice Elena Fattori, ricercatrice ed esperta di vaccini, e l’europarlamentare e portavoce al Parlamento europeo, Piernicola Pedicini, ricercatore clinico ed esperto di fisica medica, in una discussione sulle politiche vaccinali in Italia. […] Elena, Piernicola e io stiamo lavorando insieme su un documento che verrà presto pubblicato per chiarire — spero una volta per tutte — la posizione del M5S sul tema dei vaccini».
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 19th, 2017 Riccardo Fucile
“ETICA M5S E CHIESA CATTOLICA SU DUE SPONDE OPPOSTE”
La sintonia tra il mondo della Chiesa e il Movimento 5 Stelle diventa tema di dibattito sulla stampa
cattolica.
Dopo l’intervista di Beppe Grillo al quotidiano della Cei Avvenire e le parole del direttore Marco Tarquinio che ha ravvisato “molte sensibilità in comune” tra le battaglie dei 5 stelle e quelle della Chiesa, Famiglia Cristiana è più scettica.
In un blog in apertura dell’edizione online della rivista, si legge che per “la morale politica grillina” “l’unico ente meritevole di credito è lo Stato”.
Nell’articolo vengono menzionate tutte le distanze tra il Movimento 5 Stelle e il mondo cattolico.
E dunque ecco che la sindaca grillina Chiara Appendino taglia un quarto dei finanziamenti alle scuole paritarie dell’infanzia, comprese quelle che operano nelle periferie e nelle zone disagiate. Anche la sindaca Raggi più di una volta ha polemizzato sulla “Chiesa che non paga l’Imu”, vecchio “leit motiv” dei laicisti (anche se lo paga, a parte qualche contenzioso poi risolto). I grillini sono contrari all’8 per mille, che vorrebbero fosse destinato all’edilizia scolastica o ad altre iniziative gestite dallo Stato. Sui temi etici, poi, i politici del Movimento 5 Stelle hanno pochi dubbi: matrimonio gay, adozione da parte delle coppie gay, eutanasia, unioni di fatto, testamento biologico, fecondazione eterologa, legalizzazione delle droghe leggere, fino alla sperimentazione della Ru486, la pillola abortiva.
“Non c’è argomento etico che non veda il Movimento 5 Stelle sulla sponda opposta alla dottrina della Chiesa”, si legge ancora.
Non è un mistero che dietro una visione “francescana” della comunità dei cristiani e di una Chiesa “povera” finiscono per nascondersi spesso pulsioni anticlericali e laiciste che la vorrebbero relegata a una funzione assistenziale, marginale, quasi catacombale, senza però pretese di sussidiarietà e dunque senza il minimo finanziamento da parte dello Stato.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 19th, 2017 Riccardo Fucile
OGGI I GRILLINI DIFENDONO LA TRASMISSIONE DI RAITRE, MA QUANDO LA GABANELLI CHIESE QUANTO GUADAGNAVA GRILLO CON IL BLOG PIOVVERO CONTUMELIE
Ieri il MoVimento 5 Stelle è partito in difesa della libertà di informazione e di Report in relazione alla vicenda del servizio sul vaccino anti HPV.
«Report non chiuderà a causa della censura di regime che contamina altri programmi RAI (come il TG1), il Pd impari a rispettare l’informazione indipendente», ha scritto il M5S con un lodevole intento.
Che però tende a dimenticare i precedenti tra M5S e Report; e segnatamente quanto accadde nel maggio 2013, quando Milena Gabanelli, che aveva vinto le Quirinarie dei grillini ma aveva poi rifiutato la candidatura a presidente della Repubblica, pose due domande ai grillini:
Che fine fanno i proventi del blog di Grillo?
Quanto guadagna le Casaleggio e associati dalla pubblicità sul sito?
Chissà perchè, le domande suscitarono un certo nervosismo nei grillini. Anche la postilla: “Con tre milioni di disoccupati smettetela di parlare di scontrini”, disse la Gabanelli riferendosi alle polemiche interne sulla diaria.
Il M5S (Camera) rispose alfine, replicando sugli “scontrini”, un argomento laterale della Gabanelli, senza rispondere nel merito alle due domande della trasmissione sui guadagni del blog di Grillo e della Casaleggio.
“Domanda semplice, trasparenza esige risposta”, disse all’epoca la storica conduttrice di Report.
E in un certo senso la risposta arrivò. Un servizio del TG di La7 si divertì infatti a contare gli insulti destinati alla conduttrice di Report: “Venduta!”; “Come è entrata in Rai?”; “Come può essere libera? È stata richiamata all’ordine dal PD-L?”; “Un programma di merda!”; “La Gabanelli ha fatto una marchetta al PD”.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 19th, 2017 Riccardo Fucile
LA NATO NON VA BENE, L’EUROPA NEPPURE, I TRATTATI NEMMENO, SOLO I RUBLI DI PUTIN, NOTO DIFENSORE DEI DIRITTI UMANI, SUSCITANO INTERESSE
Contrasto ai trattati internazionali, via dalla Nato (forse), maggiore sovranità e ritiro delle truppe
dall’Afghanistan.
Se il Movimento 5 Stelle andrà al governo si occuperà di tutto questo. Così ha deciso la Rete e i parlamentari grillini hanno illustrato il programma Esteri in conferenza stampa.
Un programma che sembra mutuato alla Lega Nord e alle destre alla ricerca di punti in comune in chiave post elettorale, nella speranza cioè di raccogliere in Parlamento i voti del Carroccio che potrebbero permettere ai grillini di formare il governo se M5S dovesse essere il partito più votato.
Per adesso solo tanti “se”, di certo però i vertici pentastellati stanno ragionando, ormai da diversi mesi, su un programma che possa essere “compatibile”, così viene definito da diversi deputati e senatori, con quello di altre forze politiche minori “così da fare accordi in Parlamento su singoli temi”. Accordi. Guai a parlare di alleanze, anche se la sostanza non cambia.
“Se noi proponiamo più sovranità e il referendum sull’euro, come fa la Lega Nord a non votare la fiducia?”, dice un parlamentare della commissione esteri. Ragionamento che però, a livello costituzionale, potrebbe trovare più di un intoppo.
Al di là di questo, andando a leggere il programma Esteri targato M5S sin dal titolo si percepisce un’attenzione a temi cari soprattutto alla destra senza però dimenticare la sinistra.
Il ripudio della guerra, nel documento in dieci punti che riassume le posizioni del Movimento, è al secondo posto dopo la sovranità . Titolo del programma: “Un’Italia libera e sovrana. Amica di tutti i popoli. Per un Mediterraneo di pace e un futuro senza austerità “.
Quanto all’Unione europea, questa “si sta smantellando da sola” a giudizio di Alessandro Di Battista, che ricorda come le istituzioni comunitarie “non coincidono per forza con l’unione monetaria”. E comunque il big pentastellato critica una “Ue del tutto schiacciata su posizioni filoamericane”.
Il Movimento 5 Stelle attacca inoltre la politica estera italiana ed europea rivendicando il no alle sanzioni alla Russia e accusa: “Pensiamo che un mondo nuovo e multipolare possa garantire un dialogo con delle realtà con cui ad oggi non parliamo, come i paesi ‘Brics’ (Brasile Russia India Cina e Sudafrica, ndr) che rappresentano cinque miliardi su sette totali della popolazione mondiale”.
Anche sul terrorismo “serve una cooperazione reale delle intelligence, c’è il problema di come farle cooperare senza violazioni reciproche, ma la Russia è un partner in questo campo”.
Manlio Di Stefano aggiunge: “Se la Nato riuscirà davvero a cambiare, con la nostra partecipazione al cambiamento, sicuramente se ne può fare parte. Se non cambia dovremo riflettere se farne parte o meno. E questo vale anche per gli altri organi”.
In definitiva il programma M5S sembra collocare la creatura di Beppe Grillo in una scelta di netta discontinuità rispetto alla tradizione atlantista.
In sostanza, nel programma, vi è multilateralismo, cooperazione internazionale, rifiuto della guerra e delle missioni militare ad eccezione delle truppe di interposizione Onu. Tradotto in termini di missioni italiane all’estero: Libano sì, Afghanistan no. “Ritireremo le truppe quando saremo al governo”, ribadisce Di Battista.
Nel dettaglio poi M5S al governo dovrà impegnarsi “nel contrasto ai trattati internazionali come TTIP e CETA che vedono dominare le multinazionali sui prodotti locali; in una maggiore sovranità e indipendenza dai dettami di entità sovranazionali; per un’Europa che non consideri più l’austerità come un ‘valore’ da imporre a forza a paesi già indeboliti dalla crisi”.
Della permanenza o meno nell’euro se ne parlerà nel capito che riguarda l’economia, ma in auge sembra essere tornata l’idea dell’uscita dalla moneta unica.
Tema, non a caso, molto caro alla Lega Nord.
La multinazionale populista al servizio di Putin per scardinare ogni identità europea con qualche banalità pacifista per non perdere i fessi che ci credono ancora.
(da agenzie)
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Aprile 18th, 2017 Riccardo Fucile
ATTACCANO MUNCHAU CHE LI AVEVA DEFINITI CIARLATANI MA LA RISPOSTA DIMOSTRA CHE NON HANNO NEANCHE CAPITO LA DOMANDA… A LORO INTERESSA SOLO ARRIVARE ALLE POLTRONE SENZA CURARSI DELLE CONSEGUENZE
La settimana scorsa Wolfgang Mà¼nchau sul Financial Times aveva spiegato ai 5 Stelle tutti i problemi di un’eventuale uscita dall’euro del nostro Paese dicendo senza mezzi termini che Beppe Grillo è un ciarlatano disposto a tutto pur di andare al governo e spiegando perchè l’idea del MoVimento 5 Stelle di uscire dall’euro con un referendum (come spiegato qualche tempo fa da Luigi Di Maio) non ha senso a causa del panico che si genererebbe e delle ripercussioni immediate dovute all’annuncio dell’uscita dell’Italia dalla moneta unica.
Lunedì il MoVimento 5 Stelle ha preso carta e penna e ha risposto alle obiezioni di Mà¼nchau dando prova di non aver capito il senso dell’articolo.
Secondo i 5 Stelle la reazione dei mercati non rappresenta un problema, anzi sarebbe “la dimostrazione che siamo una forza politica rivoluzionaria”.
I 5 Stelle parlano della vittoria al referendum (e alle elezioni politiche) ma non dicono una parola sulla gestione della campagna referendaria (che tra l’altro prevede due referendum) e su quello che potrebbe succedere durante quel lasso di tempo.
Laddove Mà¼nchau scriveva che gli investitori non aspetterebbero l’esito del referendum una volta che i 5 Stelle avranno vinto le politiche spiegando che “qualsiasi investitore raziocinante prevederebbe un voto a favore di un’uscita dall’euro, farebbe una stima della svalutazione e calcolerebbe quanto dovrebbe salire il rendimento in quel momento per neutralizzare una futura ridenominazione” e prevedendo un fuggi fuggi generale dal sistema finanziario italiano che lascerebbe le banche del nostro paese in una problematica situazione di insolvenza i 5 Stelle non sembrano minimamente preoccuparsi delle implicazioni conseguenti all’annuncio di un referendum per l’uscita dall’euro.
L’unico accenno alla questione referendaria è che il MoVimento “ci sta lavorando” .
Impossibile però sapere in che modo, e l’idea delle contromisure politiche è buttata lì senza alcuna ulteriore spiegazione.
Ed il motivo è evidente, perchè le contromisure politiche di cui parla il MoVimento 5 Stelle consisterebbero nel bloccare la circolazione di capitali.
Una scelta che potrebbe senz’altro impedire la fuga dei capitali all’estero ma che avrebbe conseguenze altrettanto pericolose sulla vita dei cittadini e sull’attività delle imprese.
Curiosamente però i 5 Stelle preferiscono non parlare nel dettaglio di questa soluzione perchè ricorderebbe agli elettori le scene che si sono viste in Grecia: banche chiuse, contingentamento delle importazioni, limiti all’ammontare dei prelievi bancomat giornalieri, divieto all’esportazione di denaro oltre una certa somma e limite ai trasferimenti bancari.
E questo non per qualche giorno o qualche settimana ma fino a che non saranno ultimate le procedure prima per istituire il referendum consultivo e poi per votare sull’uscita dall’euro, e poi probabilmente per diversi anni ancora, come spiegato da Barry Eichengreen .
Il fatto che i 5 Stelle non abbiano il coraggio di dirlo non fa altro che confermare la tesi di Mà¼nchau: sono dei ciarlatani disposti a tutto pur di andare al governo del Paese.
I 5 Stelle preferiscono invece parlare d’altro, della lotta alla povertà , dei danni dell’euro e di quelli provocati dai governi Monti, Letta e Renzi, del reddito di cittadinanza (in lire, evidentemente).
Il MoVimento ci spiega che ci sono studi “di istituzioni finanziarie autorevoli” che certificano che anche se l’uscita dall’euro non sarà facile questo non significa che sarà un cataclisma.
La faccenda si fa interessante perchè subito dopo aver detto che “i cittadini non credono a chi ha appoggiato il sistema finanziario internazionale” si rifanno ad una serie di studi tra cui uno studio di Mediobanca.
Per i 5 Stelle la finanza è cattiva ma le sue previsioni — quando fanno comodo à§a va sans dire — diventa buona, incredibile non è vero?
Il problema delle previsioni di Mediobanca — che sostiene che qualche anno fa l’uscita dall’euro sarebbe stata “conveniente” ma che ora non lo è più — è che come faceva notare Salvatore Biasco sull’Huffington Post non tiene conto di quello che succederebbe al debito pubblico italiano e non calcola cosa comporterebbe la perdita di quelle obbligazioni non ridenominabili in lire per il settore finanziario nostrano (senza contare i danni che ne riceverebbero i piccoli risparmiatori, ovvero i cittadini che detengono una parte del debito pubblico).
Perdita che significherebbe — tra le altre cose — il fallimento di molti istituti di credito, il blocco del credito e il conseguente fallimento di diverse imprese. Una sciocchezza insomma.
I 5 Stelle poi tornano a magnificare le gioie della svalutazione della ritrovata moneta nazionale, che ci consentirebbe di tornare competitivi sul mercato (certo, c’è il problema che le imprese non avrebbero più soldi ma fa nulla), parlando tra l’altro di una fine dell’Eurozona (con la Germania che ritorna al Marco, l’Italia alla Lira e così via).
C’è da dire che previsioni del genere vanno avanti da vent’anni (ovvero dalla nascita dell’euro) e non si sono ancora avverate mentre nessuno degli euroscettici si è mai concretamente impegnato per una seria riforma del sistema della moneta unica.
Senza contare che nel caso dell’Italia l’eventuale surplus commerciale potrebbe essere letteralmente mangiato dal fatto che l’Italia sarebbe costretta a regolare i conti con la BCE prima di uscire visto che il nostro saldo Target 2 è negativo.
Target2 (T2) finanzia i saldi negativi delle partite correnti concedendo credito illimitato e automatico ai paesi debitori, come l’Italia (più Danimarca, Bulgaria, Polonia, Lituania e Romania).
Ma questo solo finchè siamo nell’euro.
Entrato in funzione tra il 2007 e il 2008 in sostituzione della versione precedente (che era semplicemente Target da Trans-European Automated Real-Time Gross Settlement Express Transfer System) Target2 registra i pagamenti interbancari che avvengono tra le varie banche centrali dei vari paesi europei e viene utilizzato sia dalle banche centrali sia dalle banche commerciali per trattare pagamenti in euro in tempo reale.
A garantire il funzionamento di tutto il sistema, e ad emettere un saldo contabile che certifica l’esposizione debitoria di ciascuna banca centrale rispetto alle altre è la BCE. Target2 non è un semplice sistema informatico che sorveglia il regolare svolgimento delle transazioni ma ha il compito di mantenere in equilibrio la bilancia dei pagamenti tra i vari paesi dell’Eurozona.
Il fatto che l’Italia sia uno dei sei paesi maggiormente esposti dal punto di vista debitorio su Target 2 è un dato che dovrebbe destare qualche preoccupazione.
La Banca d’Italia spiega che anche se il surplus delle partite correnti rimane elevato la posizione debitoria del nostro Paese è aumentata di 100 miliardi di euro ad ottobre (a novembre è salita a 358,612 miliardi):
Il surplus delle partite correnti rimane elevato, a 42 miliardi nei dodici mesi terminanti ad agosto 2016 (2,5 per cento del PIL). Dall’inizio dell’anno tuttavia la posizione debitoria della Banca d’Italia su TARGET2 è aumentata di circa 100 miliardi, raggiungendo alla fine di ottobre 355 miliardi.
Per i 5 Stelle la questione non si pone (ed infatti non viene nemmeno nominata) perchè l’importante è che l’Italia — tramite la Banca d’Italia — torni a controllare il proprio debito pubblico.
Peccato però che — come già hanno fatto notare le agenzie di rating (e non solo Mà¼nchau) — in caso di uscita dall’euro la possibilità di un default è assai concreta e quel punto la bella notizia di poter “controllare il proprio debito pubblico” da soli potrebbe trasformarsi in un vero incubo.
A scanso di equivoci a pagare saranno i cittadini italiani e non “la casta”.
Ciliegina sulla torta è il paragone con il terrorismo sulla Brexit, quasi a dire: vedete in Regno Unito tutto va benissimo.
Il problema è che il paragone non regge, in primo luogo perchè come tutti sanno il Regno Unito non è mai stato dentro il sistema della moneta unica quindi non sta uscendo dall’euro ma dall’Unione Europea (per l’Italia nell’ipotesi del M5S non è chiaro se rimarremmo all’interno della UE pur fuori dall’euro).
In secondo luogo perchè la Brexit non è ancora avvenuta ma avverrà al più tardi a marzo 2019: per il momento i britannici hanno solo dato formalmente avvio ai negoziati che però devono ancora iniziare.
La democrazia viene prima dei mercati è un bello slogan, che però fa credere ai cittadini italiani che i mercati si adegueranno ai risultati del voto, o che non terranno conto delle intenzioni del governo a 5 Stelle prima che si voti sulla permanenza nell’euro: non è così e il MoVimento su questo punto dovrebbe smetterla di prendere in giro i suoi elettori e i cittadini italiani.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 18th, 2017 Riccardo Fucile
LA PERFORMANCE DI DI MAIO A CORRIERE TV SULLA SCIA DEL NOTO CASTIGATORE DEI CONGIUNTIVI
«Io non ho nulla da cui scusarsi se non si dovrebbero scusare quei radical chic che stamattina mi
attaccano….»: la performance di Luigi Di Maio a CorriereTV della scorsa settimana è stata molto apprezzata, a tal punto da finire su Youtube e su Facebook.
La battuta è ripresa dal minuto 18,40 del forum di Corriere TV a cui ha partecipato il vicepresidente della Camera venerdì scorso, ed era già stata immortalata sabato da Jacopo Iacoboni sulla Stampa.
Nell’occasione veniva collegata a un’altra battuta stavolta di Davide Casaleggio: «La Olivetti ha lasciato un’aurea, in questo paese, a partire da Ivrea ma in tutta Italia. Noi volevamo intercettare quest’aurea…».
Celebre, sempre in tema di Dimaiate, anche i famosi tentativi passati sul congiuntivo.
(da “NextQuotidiano”)
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