Settembre 17th, 2010 Riccardo Fucile
SECONDO LA LEGGE I MEMBRI DEL PARLAMENTO NON POSSONO AVERE INCARICHI IN SOCIETA’ PUBBLICHE….UNO STRANO INTRECCIO: SPEZIALI E’ STATO VOTATO DAL FIGLIO CHE E’ NEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLA SOCIETA’ AEROPORTUALE…LA FAMIGLIA POSSIEDE IMPORTANTI AZIENDE NEL SETTORE DEI MATERIALI DI COSTRUZIONE E PER RIFARE L’AEROPORTO SONO STATI STANZIATI 60 MILIONI DI EURO
Fra gli aeroporti calabresi e il Senato è ormai attrazione fatale: senza distinzione di
schieramento.
Pietro Fuda, senatore del centrosinistra, è stato amministratore unico dell’aeroporto di Reggio Calabria?
Ora è toccato a Vincenzo Speziali, 79 anni, originario di Bovalino, senatore in carica del Popolo della libertà , nominato in piena estate presidente della S.A.Cal.
È la società che gestisce lo scalo aeroportuale di Lamezia Terme, controllata al 68% da azionisti pubblici, fra cui la Regione Calabria, alcuni Comuni, le Province di Catanzaro e Cosenza.
Il restante 32% è invece in mano a un assortito gruppo di privati: un assembramento nel quale c’è di tutto, dagli Aeroporti di Roma al Monte dei Paschi di Siena, alla Banca Carime, fino alla Giacinto Callipo, ditta produttrice del tonno conservato che fa capo all’imprenditore Filippo Callipo, candidato dipietrista alle ultime elezioni regionali.
La singolarità della vicenda, tuttavia, non è dovuta a questo.
Intanto che un senatore in carica venga messo alla presidenza di una società controllata dal pubblico, incarico in questo caso pienamente operativo con deleghe importanti, è un fatto che oggettivamente non può passare inosservato.
Al riguardo, la legge sulle incompatibilità parlamentari, tuttora in vigore, è chiarissima: fra gli altri impedimenti, i membri del Parlamento non possono avere cariche in società pubbliche.
Ancora più chiara in questo caso, se si considera che il senatore è stato designato come rappresentante della Regione Calabria nel consiglio della S.A.Cal. dal governatore Giuseppe Scopelliti.
Basta leggere il primo articolo della legge 60 del 1953: «I membri del Parlamento non possono ricoprire cariche o uffici di qualsiasi specie in enti pubblici o privati per nomina o designazione del governo o di organi dell’amministrazione dello Stato».
Lampante, no? Ma solo sulla carta, naturalmente, perchè la storia dimostra che in un modo o nell’altro, con acrobatiche interpretazioni delle norme, le incompatibilità si aggirano sempre.
E non è finita qui.
La lettura del verbale del consiglio di amministrazione che ha deciso la nomina rivela particolari sorprendenti.
Per esempio, fra i consiglieri che hanno votato il nuovo presidente c’è anche suo figlio Giuseppe, che siede nel consiglio della S.A.Cal. in rappresentanza degli Aeroporti di Roma.
Di mestiere fa l’imprenditore, come suo padre.
La famiglia di Vincenzo Speziali ha infatti interessi assai ramificati nel settore dei materiali da costruzione, dell’edilizia e dell’energia.
Imprese come la Calce Meridionale, la Laterizi solai prefabbricati, la Edilizia residenziale prefabbricata, la Servizi industriali e altre ancora.
Un gruppo nel quale riveste un ruolo pure il fratello maggiore di Giuseppe, Antonio Speziali, che è fra l’altro consigliere di amministrazione di un’altra impresa pubblica: la Società risorse idriche calabresi, controllata al 53,5% dalla Regione Calabria (il resto è del gruppo francese Veolia).
La nomina risale al 23 giugno 2010, cinque giorni dopo che la Procura della repubblica di Catanzaro ne chiedesse il rinvio a giudizio per una vicenda, ha scritto l’8 settembre la Gazzetta del Sud, «di violenza privata aggravata dalla mafiosità » relativa all’aggiudicazione di un terreno.
L’udienza preliminare, secondo quanto ha riferito il giornale, è fissata per il 18 ottobre.
Unico a non condividere la designazione del senatore Speziali alla presidenza della società aeroportuale, astenendosi, è stato il rappresentante del Comune di Lamezia Terme.
Per «motivazioni prettamente tecniche», spiega il verbale.
In pratica per la decisione di nominare presidente di un’azienda a maggioranza pubblica un senatore in carica la cui famiglia possiede un piccolo impero nel settore dei materiali edilizi.
Proprio nel momento in cui la stessa società sta per avviare un progetto di 60 milioni di euro, finanziato con fondi pubblici, per rifare l’aeroporto: operazione che richiederà un massiccio impiego di quei prodotti.
E tanto più che nel consiglio di amministrazione della S.A.Cal. siedono addirittura due esponenti di quella famiglia imprenditoriale, padre e figlio.
Elementi sufficienti per avere molte perplessità sulla gestione dell’intera vicenda.
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Settembre 15th, 2010 Riccardo Fucile
SI INDAGA SULLA FORNITURA DI 7.300 ISOLATORI SISMICI INSTALLATI SENZA COPERTURA, CON OMOLOGAZIONI MANCANTI O ARRIVATE A COSE FATTE…ACQUISITI I DOCUMENTI DELL’APPALTO PRESSO LA PROTEZIONE CIVILE: ORA L’INDAGINE SARA’ AD AMPIO RAGGIO
La notizia, riportata ieri dal “Secolo XIX”, unico quotidiano che a suo tempo aveva “indagato”
sulla vicenda, che la Procura dell’Aquila indaga sugli isolatori sismici installati nelle cosiddette “case di Berlusconi”, è indice che qualcosa comincia ad emergere.
Parliamo della fornitura di 7.300 pendoli a scorrimento, montati nei pilastri delle 189 palazzine inaugurate dal premier il 29 settembre 2010.
Si tratta di dispositivi sofisticati e delicatissimi che avrebbero dovuto essere installati con la protezione anti-polvere.
L’inchiesta del Secolo XIX evidenziò invece che furono installati senza la necessaria copertura, con omologazioni mancanti o arrivate a cose fatte.
In pratica questi meccanismi, esposti alla polvere, non garantiscono più la antisismicità della struttura edilizia.
Nei giorni scorsi, su mandato della procura dell’Aquila, la polizia giudiziaria ha sequestrato presso la Protezione Civile di Roma, tutti gli incartamenti relativi all’appalto di ben 13 milioni di euro.
Una prima ipotesi di reato avanzata è quella di frode in pubbliche forniture che prevede una pena tra 1 e 5 anni.
Si cerca di capire perchè i due terzi delle molle antisismiche fossero prive di certificati di omologazione e degli attestati di qualificazione.
Non a caso la Protezione civile dovette correre ai ripari con un secondo appalto per coprire le “molle” e mettere una toppa a una storia imbarazzante. Il Secolo XIX, nella sua inchiesta, aveva recuperato il documento di 21 pagine, ora sequestrato dalla Procura abruzzese, in cui sono annotati anche tempi e modi delle certificazioni “a scoppio ritardato”.
Ma nel’occasione la Procura ha acquisito anche tutti gli atti relativi al pagamento e al montaggio dei dispositivi del progetto C.a.s.e., perchè senza quelle molle non avrebbe avuto alcun senso economico imbarcarsi in un investimento di 803 milioni di euro.
Le C.a.s.e. sono costate infatti 2.600 euro a metro quadro, quattro volte le casette di legno regalate dai tedeschi ad Onna e che gli sfollati abruzzesi continuano a ritenere la soluzione migliore.
L’ultima parola per fare chiarezza su questa vicenda ora spetterà alla magistratura.
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Settembre 13th, 2010 Riccardo Fucile
STUDIO CONFARTIGIANATO: AUMENTA L’INCIDENZA SUL PIL… IN CALABRIA UN LAVORATORE SU QUATTRO E’ IRREGOLARE (27,3%), L’EMILIA ROMAGNA LA PIU’ VIRTUOSA (8,1%)…. I SETTORI PIU’ COLPITI SONO I SERVIZI E LE COSTRUZIONI…MAGLIA NERA DEL SOMMERSO A CROTONE, VIBO, COSENZA, ENNA, BRINDISI…IL SUD A RISCHIO USURA
Nero e sommerso dilagano sempre più in Italia e possono contare su un esercito di 639.900
irregolari, concorrenti sleali dei veri imprenditori.
L’economia abusiva aumenta anche il proprio valore aggiunto: l’incidenza sul Pil nel 2008 è salita al 16,9%, rispetto al 16,6% del 2007.
A lanciare l’allarme è l’ufficio studi della Confartigianato, sottolineando come il “nero” abiti soprattutto nel Mezzogiorno dove l’incidenza del lavoro abusivo (che a livello nazionale è dell’11,8%) sale al 18,3%, il doppio rispetto al Centronord (9,3%).
I servizi, il settore più presenziato (9,9%) da un fenomeno che danneggia sempre più non solo le imprese, ma anche le casse dello Stato: tra il 2008 e il 2009 l’Iva dovuta e non versata è aumentata del 24,4%.
Spetta alla Calabria il primato dell’abusivismo, seguita da Sicilia, Puglia, Campania e Molise.
In Calabria più di un lavoratore su quattro (27,3%) è irregolare.
L’Emilia Romagna è la più virtuosa (8,1%), seguono Trentino, Lombardia, Lazio e Toscana.
Se l’incidenza degli abusivi, sul totale degli occupati, è molto alta nel settore dei servizi, a ruota seguono le costruzioni (7,7%), mentre è distaccato il manifatturiero.
Le attività abusive minacciano soprattutto artigiani e piccole imprese.
Nella classifica delle province, la maglia nera del sommerso va a Crotone, seguito da Vibo Valentia, Cosenza, Enna, Brindisi, Caltanissetta, Reggio Calabria, Trapani, Nuoro e Catanzaro.
Aree dove più forte è stato l’incremento della quota di adulti usciti dal mercato del lavoro.
Durante la crisi in Italia, da marzo 2008 a marzo 2010, 338.000 adulti tra i 25 e i 54 anni sono usciti dalla forza lavoro (160.000 donne e 178.000 uomini), in gran parte (230.000) residenti nel Mezzogiorno.
Non a caso uno studio recente della Cgia di Mestre aveva messo in evidenza come il fenomeno dell’usura aggredisca Campania, Calabria e Puglia.
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Settembre 9th, 2010 Riccardo Fucile
L’APPELLO E’ DI UNA PRESIDE DI UN ISTITUTO PROFESSIONALE DI MILANO, NON DI UN PAESE DEL TERZO MONDO… LA GELMINI PENSA A TAGLIARE GLI INSEGNANTI, LE ISTITUZIONI LOCALI ANCHE LE SEDIE: E’ LA NUOVA RIFORMA DELLA SCUOLA
Basta con il limitarsi a portare solo libri ed astucci, la scuola italiana è innovativa e proiettata a livelli europei, come ripete il disco rotto di casa Gelmini.
Infatti ora gli studenti dovranno portarsi a scuola anche la sedia: succede non in una città del terzo mondo o in qualche sperduto istituto del meridione, ma nella civile e padana Milano, istituto professionale Bertarelli.
Da qui la preside ha lanciato l’appello agli studenti: “In questa scuola mancano almeno 100 sedie, chi ne avesse una in più a casa è pregato di portarla con sè alla riapertura delle lezioni”.
L’appello forse stupirà gli iscritti al primo anno e le loro famiglie, non certo gli studenti veterani che già conoscono la situazione della loro scuola in pieno centro milanese.
Per tutto l’anno la preside ha scritto alla Provincia per denunciare la “cronica mancanza si arredi scolastici”, senza alcun esito.
L’istituto conta 750 studenti che fino ad oggi hanno sopperito al problema con operazioni degne delle “grandi manovre” militari, tipiche delle commedia all’italiana degli anni ’70.
Si è assistito a spostamenti di “sedie volanti” da un’aula ad un’altra, a seconda di quelle disponibili e delle ore di lezione, a “furti” delle sedie di studenti assenti finite nell’aula vicina, spesso insieme al relativo banco, visto che anche quelli scarseggiano.
Basti pensare che la prima e unica fornitura di arredi risale al 1965, anno di inaugurazione della scuola: in 45 anni molte sedie sono andate rotte e il numero degli studenti è pure aumentato, ma il problema pare non interessi a nessuno.
La preside ha dato fondo alle casse della scuola e ha acquistato tre mesi fa,, in un grande magazzino, 100 sedie pieghevoli per 5 euro l’una, ma ne mancano ancora altrettante.
Una studentessa ha detto che “è meglio portarsi la propria sedia da casa una volta per tutte, piuttosto che dovermi sedere sul banco, come succede spesso” e ha concluso che “è scandaloso che le istituzioni non facciano il proprio dovere”. Continua »
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Settembre 4th, 2010 Riccardo Fucile
L’84% DEI PRECARI SENZA ALCUNA TUTELA: SOTTRATTI OTTO MILIARDI ALLA SCUOLA PUBBLICA… LA PROPOSTA DEL FINIANO VALDITARA: ASSUMERE 20.000 PRECARI L’ANNO, DANDO POSSIBILITA’ AI DOCENTI DI ANDARE IN PENSIONE A 58 ANNI, CON LIQUIDAZIONE BLOCCATA PER DUE ANNI E A COSTO ZERO
L’onorevole Stracquadanio ha mai incontrato un insegnante?
Ha mai parlato con uno di loro per capire quali siano le esigenze della scuola, dei docenti e degli alunni?
Sembrerebbe proprio di no stando a come ha definito nei giorni scorsi i precari che protestavano contro i tagli e chiedevano una soluzione alla questione del precariato.
Secondo lui, i manifestanti sarebbero stati dei finti precari, dei militanti politici. Chissà come mai davanti a questioni reali, a richieste concrete si preferisca spostare l’attenzione, eludere, sminuire e bollare.
E il ministro Gelmini, a pochi giorni dalla riapertura delle scuole, pensa di poter dare risposte quantomeno esaustive a migliaia di insegnanti in attesa di collocazione?
Il cosiddetto decreto salva-precari tanto sbandierato, infatti, tutelerebbe soltanto il 16 per cento dei docenti che lo scorso anno hanno avuto una supplenza e il 5 per cento del personale Ata.
E tutti gli altri? Che destino avranno?
Come è possibile costruire una scuola migliore se poi le vengono sottratti otto miliardi?
Perchè il ministro Tremonti ha deciso di non prendere in considerazione la proposta di Giuseppe Valditara?
Il senatore da tempo propone di risolvere il problema degli insegnanti precari con l’assunzione di 20.000 persone ogni anno.
Le risorse, si dirà , il problema è sempre lì.
Le risorse si troverebbero se si desse agli insegnanti la possibilità di andare in pensione a 58 anni e bloccandone la liquidazione per due anni, visto che secondo il ministro dell’Economia per un biennio non ci sarebbero le risorse per la liquidazione dei pensionandi.
I costi di questa operazione non andrebbero a gravare ulteriormente sulle casse, se si pensa che oggi i docenti assunti con contratto a termine nel periodo di disoccupazione percepiscono un assegno.
E non è da trascurare nemmeno il fatto che lo stipendio di un neoassunto è più basso di quello di un insegnante di lungo corso.
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Settembre 3rd, 2010 Riccardo Fucile
ORA SIAMO ARRIVATI AI PIANI A-B-C-D PER EVITARE I PROCESSI: MA NON HANNO ALTRO A CUI PENSARE NELL’INTERESSE DEI CITTADINI?… NAPOLITANO RICHIAMA ALLA NECESSITA’ DI UNA SERIA POLITICA INDUSTRIALE, MA DA 4 MESI IL PREMIER NON NOMINA IL MINISTRO ALLO SVILUPPO ECONOMICO
Tutto accentrato nelle sue mani, tutti gli azzeccagarbugli impegnati a studiare polverosi codicilli che possano permettergli di svicolare dai suoi processi personali: ormai i vertici di governo assomigliano più all’anticamera di un affermato studio legale che a un luogo istituzionale in cui si dovrebbero affrontare i problemi reali degli italiani.
Si pronuncia “riforma della giustizia”, ma si declina come piano A,B,C,D per bloccare il processo Mills ed affini.
Serve uno scudo per permettere al premier di governare?
Forse qualcuno si è accorto in questi due anni che l’Italia ha un governo credibile, spot a parte?
A che serve poter governare se poi non se ne hanno le capacità e le idee?
A che servono i programmi se poi non vengono realizzati?
O forse governare serve invece per fare leggi che evitino i propri processi?
In quel caso basterebbe nominare premier, a turno, ciascun italiano che abbia pendenze con la giustizia: ognuno risolverebbe la propria situazione processuale con una legge ad personam.
Quando gli italiani aprono un quotidiano, non leggono come intenda in concreto il governo affrontare i temi della crisi, dell’economia, del lavoro, della disoccupazione giovanile che colpisce il 25% dei ragazzi e delle ragazze italiane, delle pensioni da fame, delle aziende che stanno per saltare in aria, degli artigiani che boccheggiano, delle famiglie che non hanno aiuti, delle coppie in cerca di una casa a un canone equo, della burocrazia che opprime, di una fiscalità esagerata, dei pessimi servizi pubblici.
Se va bene si parla di tagli, di riforme annunciate da 15 anni, della palla del federalismo spacciata per la panacea di tutti i mali.
Si parla del nulla, salvo l’argomento principe da due anni a questa parte: i processi del premier e quale sia la soluzione migliore per evitarli.
“E’ venuto il momento che l’Italia si dia una seria politica industriale nel quadro europeo, secondo le grandi coordinate dell’integrazione europea.
Ne abbiamo bisogno per l’occupazione e per i giovani, che oggi sono per noi il motivo principale di preoccupazione” ha detto ieri il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.
Una voce che sembra arrivare da un altro pianeta, viste le priorità di questo governo, dove da quattro mesi viene persino lasciata vacante la poltrona del ministro dello Sviluppo economico, dopo le dimissioni di Scajola. Continua »
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Settembre 2nd, 2010 Riccardo Fucile
LA RIPRESA E’ DEBOLE, I NUOVI MERCATI LONTANI E LA CRISI PARLA ITALIANO: FIAT, INDESIT, MERLONI, ITALTEL, BURANI, TIRRENIA, UNICREDIT, OMSA…SONO 200 I CASI DI CRISI APERTI AL MINISTERO DELLO SVILUPPO: IL MERCATO INTERNO IN SOFFERENZA PER LA MANCANZA DI UNA POLITICA INDUSTRIALE
Il polso della situazione lo dà un osservatorio privilegiato in questa fase di crisi del sistema industriale italiano, l’Unità per la gestione delle vertenze delle imprese in crisi, presso il ministero dello Sviluppo economico.
Si riprende il lavoro, ma vi sono oltre 200 tavoli aperti e 500.000 posti a rischio.
E non tutte le vertenze arrivano al ministero.
Si tratta di una crisi “made in Italy”: le aziende più in difficoltà sono quelle che dipendono dal mercato interno italiano.
Chi si è spostato sui mercati emergenti sta cercando di uscire dall’apnea, chi ha il suo sbocco sul mercato domestico è sull’orlo del baratro.
E’un’Italia, quando va bene, prigioniera della cassa integrazione, da Fiat a Indesit, da Italtel a Burani, da Tirrenia a Unicredit, a Omsa.
E non risparmia neppure la multinazionale Pepsi di Silea, nel trevigiano, coi suoi 100 dipendenti.
Scende al Sud con i casi di Pomigliano e Termini Imerese (1.350 lavoratori), con il distretto lucano del divano, la crisi della Natuzzi, con 1.500 dipendenti, e il polo aeronautico di Alenia.
A parte il caso Tirrenia, con una privatizzazione abortita e 3.000 posti a rischio, al ministero arrivano numerosi i dossier delle aziende in crisi nel mondo dei trasporti, in particolare quello dei componenti per il ferroviario: la Firema è in amministrazione controllata, la Fervet in liquidazione, la Keller sta chiudendo in Sicilia.
In totale 2.000 posti di lavoro senza contare l’indotto.
Cadono anche pezzi del “made in Italy” con i fallimenti di Mariella Burani (1.500 lavoratori) e della Itierre ( con i marchi Ferrè e Cavalli e 1.500 dipendenti). Continua »
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