Gennaio 12th, 2010 Riccardo Fucile
GRAN PARTE DEGLI ARANCETI SONO DI PROPRIETA’ DI COOPERATIVE FORMATE DA ROSARNESI… LA MANO D’OPERA ERA ECCEDENTE: SCACCIATI I NERI, ECCO IN ARRIVO I BRACCIANTI DELL’EST…I LOCALI SI FANNO ASSUMERE FITTIZIAMENTE COME BRACCIANTI AGRICOLI, FANNO LAVORARE GLI IMMIGRATI, E DOPO 102 GIORNI PRENDONO L’INDENNITA’ DI DISOCCUPAZIONE DALL’INPS
Ora che hanno fatto il loro bravo corteo con lo striscione anti-razzista “Abbandonati dallo Stato, criminalizzati dai media, venti anni di convivenza non sono razzismo”, con in prima fila cinque immigrati raccattati per far da paravento e defilati i rampolli e gli uomini dei boss che invece erano scesi per le strade la notte della rivolta, i rosarnesi hanno dimostrato che amano la pacifica convivenza.
Poichè mai abbiamo pensato che all’origine della vergognosa caccia all’uomo ci fosse quell’odio razziale, peraltro esistente in Italia e alimentato da ben individuate forze politiche, stigmatizzato anche dall’Osservatore Romano (“In Italia il razzismo non è mai stato superato”), è forse giunto il momento che i rosarnesi diano qualche spiegazione in più.
E non parliamo solo della presenza di esponenti della “ndrangheta” tra coloro che sparavano i pallini flobert nel tiro a segno al nero, non ci riferiamo solo ai filmati che riprendono Antonio Bellocco, uomo dell’omonimo clan, aggredire immigrati e carabinieri, ma a fatti su cui i media non sono ancora andati a fondo. Si è parlato dello sfruttamento della manodopera di colore da parte dei proprietari terrieri e del fatto che nessuno aveva mai denunciato tale “lavoro nero”.
Sapete perchè?
Perchè non siamo di fronte a una manciata di latifondisti milionari: i proprietari degli aranceti che sfruttavano i neri sono la maggior parte dei rosarnesi.
Le cooperative in cui sono riuniti centinaia di fazzoletti di terra sono formate ciascuna da decine di rosarnesi.
Dato che il mercato ortofrutticolo è in calo e le spese per i braccianti, anche se sottopagati, iniziavano a superare i guadagni, considerato che il numero degli immigrati era divenuto troppo alto per le reali esigenze di mercato, qualcuno ha pensato che sarebbe stato meglio sfoltirli. Continua »
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Gennaio 11th, 2010 Riccardo Fucile
LA STRAGE DI AIGUES-MORTES DEL 1893: VENNERO MASSACRATI PER QUATTRO GIORNI CON FORCONI E COLTELLI….50 MORTI E 150 FERITI: “E’ APERTA LA CACCIA ALL’ORSO” ANNUNCIARONO I FRANCESI…GLI ITALIANI CERCARONO SCAMPO NELLE PALUDI: LA MEMORIA STORICA NON INSEGNA NULLA
Lo ha ricordato un ottimo articolo del “Secolo XIX”, quotidiano genovese indipendente,
ma sulla vicenda sono usciti, negli ultimi anni, diversi libri, tra cui “Morte agli Italiani! Il massacro di Aigues-Mortes 1893” di Enzo Barnabà (Infinito Edizioni), “L’orda, quando gli albanesi eravamo noi” di Gianantonio Stella (Rizzoli), che dedica all’avvenimento un intero capitolo, e “Le massacre des Italiens” di Gerard Noiriel (Fayard).
E’ la strage di Aigues-Mortes nella quale morì un numero imprecisato di lavoratori liguri, piemontesi, lombardi e toscani.
Il bilancio ufficiale fu di 9 morti e 50 feriti, ma molte fonti parlano di 50 morti e 150 feriti: gli italiani, aggrediti a colpi di forcone e coltelli, si dispersero nelle campagne e cercarono scampo nelle paludi, ma molti dei loro corpi furono inghiottiti dal fango.
“E’ aperta la caccia all’orso” annunciò in codice, il 16 agosto 1893, un banditore che chiamò così a raccolta gli agricoltori francesi della zona.
Per i successivi quattro giorni, gli emigrati italiani che lavoravano nelle saline di Peccais, nella Linguadoca-Rossiglione, furono massacrati dai francesi che li accusavano di rubare loro il lavoro accettando paghe da fame.
La scintilla si accese il 14 agosto con il ferimento di un francese da parte di un italiano, durante una delle frequenti risse tra i due gruppi: pare si trattasse di una banale questione per un paio di calzoni o una bottiglia.
La mattina seguente , raccontano i testimoni italiani sopravvissuti, mentre si accingevano ad andare al lavoro, diciotto carabinieri a cavallo invitarono i nostri connazionali a ritirarsi, non essendo loro in grado di garantirne l’incolumità .
Molti italiani trovarono riparo nelle baracche, fatte di paglia, dove miseramente alloggiavano.
Sopraggiunsero però 500 francesi che cominciarono a smantellare i tetti e appiccarono poi il fuoco ai modesti rifugi. Continua »
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Gennaio 8th, 2010 Riccardo Fucile
I LAVORATORI EXTRACOMUNITARI RACCOLGONO ARANCE LAVORANDO 14 ORE AL GIORNO PER 20 EURO… E NE DEVONO DARE 5 AI CAPORALI CHE LI SFRUTTANO…MARONI PARLA DI TROPPA TOLLERANZA VERSO I CLANDESTINI, MA NON HA FATTO NULLA PER COMBATTERE I CRIMINALI CHE LI SFRUTTANO DA ANNI
Centinaia di auto distrutte, cassonetti divelti, scene di guerriglia urbana, arresti e feriti tra i
dimostranti e le le forze dell’ordine: questo il bilancio del clima di tensione che ancora questa mattina sta attraversando la cittadina di Rosario, in Calabria, dopo una notte di fuoco.
Si è scatenata la rivolta di alcune centinaia di lavoratori extracomunitari impegnati in agricoltura e accampati, nella indifferenza delle istituzioni, in condizioni disumane in una vecchia fabbrica in disuso e in altre strutture abbandonate.
A far scoppiare la rivolta è stato il ferimento di due immigrati da parte di alcuni giovani che li hanno presi a bersaglio con le loro pistole, pare per divertimento, e che, ridendo, gridavano: “Oggi non si lavora”.
Nessuno si è fermato per aiutare i due feriti ed è montata una rabbia latente: “non siamo bestie, siamo qua per lavorare”.
La situazione è rapidamente uscita da ogni controllo e ci sono stati scontri e atti di teppismo, mentre gli immigrati chiedevano l’intervento delle autorità per assicurare loro protezione contro le scorribande dei balordi.
Si è creata una forte tensione anche stamani tra gli immigrati e i cittadini di Rosario che sono circa15.000, contro almeno 3.000 extracomunitari che vivono da diseredati, in condizioni igenico sanitarie devastanti.
Solo ora il commissario prefettizio ha promesso container per dormire e bagni chimici, per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori immigrati, invitandoli alla calma.
Maroni da Roma ha ripetuto la solita litania, frutto della povertà di analisi culturale e sociale della Lega: “Troppa tolleranza verso i clandestini”.
Non sa dire altro purtroppo il centrodestra, incapace di vedere oltre il proprio naso.
In realtà le responsabilità di quanto accaduto sono dello Stato e di chi lo rappresenta.
E vi spieghiamo perchè.
Questa massa di 3-4.000 lavoratori immigrati (qualcuno regolare, molti clandestini) viene fatta spostare da una parte all’altra del sud a seconda delle esigenze. Continua »
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Gennaio 8th, 2010 Riccardo Fucile
LA FARSA LEGHISTA NON HA LIMITI: PENSANO DI ESSERE AL PENTAGONO E CHE GLI ISLAMICI RUBINO QUALCHE LORO SEGRETO DALLE SCRIVANIE….CHE NASCONDANO NEI COMPUTER QUALCHE IMMAGINE PADANOPORNOGRAFICA?… MANDATECI I RIS, ANZI CHIAMATE IL 118, REPARTO PSICHIATRIA
La Lega a Trento, dopo un riunione al reparto neurologico, ha ufficializzato la richiesta: che si dia il benservito alla ditta di pulizia che ha in appalto il lavoro negli uffici del consiglio provinciale di Trento.
Il tremendo rischio che sta correndo l’istituzione è che ” quei lavoratori abbiano accesso ai nostri computer, carpendone le informazioni”.
La soluzione è “via quegli islamici dai nostri uffici; sulle nostre scrivanie ci sono dei dati sensibili e loro possono mettere le mani ovunque”.
La richiesta di licenziamento è stata fatta attraverso una lettera ufficiale che il caponeuro Alessandro Savoi ha indirizzato al presidente del consiglio provinciale, Giovanni Kessler, che ne ha preso subito le distanze chiarendo che “discriminazioni non se ne fanno”.
Nella lettera si fanno pure considerazioni di alto livello geopolitico: “Siamo un partito che ha una posizione chiara nei confronti dell’Islam. Non ci pare opportuno, nè sicuro, che dei lavoratori di quella religione possano muoversi indisturbati nei nostri uffici e avere accesso ai computer. Devono essere presi dei provvedimenti, con questa impresa di pulizie non vogliamo avere più a che fare”.
Parole di condanna a questa proposta sono arrivate dal Pdl locale che stigmatizza che “il problema è che un’impresa faccia bene il proprio lavoro e non la religione di chi lo fa”, mentre la comunità islamica locale la definisce “una iniziativa propagandistica ridicola sulle spalle dei musulmani. Quando un musulmano va in ospedale non chiede al medico di quale religione sia o se vota Lega”. Continua »
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Gennaio 2nd, 2010 Riccardo Fucile
UNA RICERCA ISTAT RIVELA CHE SONO PIU’ INCLINI A FARE FIGLI LE DONNE CON ISTRUZIONE ALTA E UN LAVORO DI RILIEVO….SONO LAUREATE, IN CARRIERA E CON LA VOGLIA DI MATERNITA’: IN TESTA DIRIGENTI, LIBERE PROFESSIONISTE E IMPRENDITRICI, IN CODA OPERAIE E PRECARIE…IL 25% LASCIA POI IL LAVORO
Chi ha un livello di istruzione più alto e chi occupa una posizione di rilievo nel mondo del lavoro è più incline ad avere figli.
Lo sostiene l’Istat, in una indagine svolta nel febbraio 2007 e riguardante un campione di 10.000 persone interpellate già nel periodo precedente (2003/2007).
Emerge che tre laureate su dieci hanno avuto un figlio, rispetto a una donna su dieci in possesso di licenza dell’obbligo.
La maggior quota di successo è riscontrabile tra quante posseggono un’istruzione più elevata: il 68,2% delle laureate e il 54,4% delle diplomate riescono a realizzare l’intenzione di avere un figlio nel triennio in esame, contro il 37,8% delle donne con licenza media.
Analogo il trend per gli uomini: 54,2% dei laureati, 49,8% dei diplomati e 45,4% di chi possiede la licenza media.
Come per il livello di istruzione, anche dall’esame delle varie posizioni professionali, emerge che tra gli occupati di entrambi i sessi, sono quelli con una posizione più alta nel mondo del lavoro (dirigenti, professionisti e imprenditori) a presentare la maggiore propensione ad avere un figlio (23,1%), seguiti da direttivi, quadri e impiegati ((20,6%), da lavoratori in proprio (20,6%) e da operai/e (14,6%).
Rispetto a quanti nel 2003 dichiaravano di avere intenzione di avere figli, sono soprattutto gli occupati nelle posizioni medio-alte ad avere una maggiore probabilità di successo.
Per le donne lavoratrici la percentuale sale al 19,2%, rispetto al 12,5% delle casalinghe.
L’Istat osserva che “rilevanti differenze emergono dall’analisi della condizione lavorativa che non riguardano soltanto la propensione ad avere figli, ma che mettono in luce l’esistenza di difficoltà a mantenere lo status occupazionale iniziale. Continua »
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Gennaio 2nd, 2010 Riccardo Fucile
SALE AL 54,3% IL NUMERO DELLE FAMIGLIE CHE HA UN COMPUTER, IL 96,1% HA UNA TV E IL 90,7% UN CELLULARE…DOVE C’E’ UN MINORE, SALE AL 79% CHI HA UN PC, TRA GLI OVER 65 SOLI SCENDE AL 7,7%…SOLO IL 39% HA LA BANDA LARGA CONTRO LA MEDIA EUROPEA DEL 56% E FINIAMO QUART’ULTIMI…SOLO IL 24% FA ACQUISTI VIA INTERNET
Per le famiglie italiane, la “tecnologia” resta sinonimo di tv e cellulare. 
Più del 90% dei nuclei familiari possiede questi vecchi “oggetti del desiderio”, ma per quanto riguarda i nuovi media si va avanti lentamente.
Aumentano pc e connessioni a internet, soprattutto se in casa ci sono figli minorenni, crescono le parabole e spariscono i videoregistratori, ma siamo ancora molto indietro sul fronte web ad alta velocità : sulla banda larga siamo tra gli ultimi in Europa.
In fatto di tecnologie, resta una forte frattura tra vecchi e giovani e, seppure in diminuzione, tra nord e sud.
E’ questo lo scenario che emerge dai dati pubblicati dall’Istat che ha analizzato la percentuale di diffusione dei principali prodotti tecnologici nelle famiglie italiane, traendone un quadro non proprio esaltante.
Aumenta il numero delle famiglie che ha in casa un computer: si passa dal 50,1% del 2008 al 54,3% del 2009, ma ancora la metà delle famiglie italiane ne è sprovvista.
Nel cuore degli italiani resta la tv (ne possiede almeno una il 96,1% delle famiglie) e il cellulare (90,7%).
Le famiglie che hanno in casa almeno un minore sono in testa nel possesso di un pc con il 79%, quelle composte da anziani over 65 soli rappresentano invece il fanalino di coda con appena il 7,7%.
Si riducono le differenze sociali ed economiche nel possesso dei beni tecnologici, ma resta un forte divario tra giovani e anziani.
L’unica tecnologia che conquista anche i più anziani è il cellulare, diffuso ormai nel 64,7% tra gli over 65. Continua »
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Dicembre 31st, 2009 Riccardo Fucile
MENTRE L’ITALIA HA PERSO OTTO ANNI, GERMANIA E FRANCIA SONO ARRETRATE SOLO DI TRE… LA PRODUZIONE INDUSTRIALE E’ CROLLATA DEL 25%, TORNANDO AI LIVELLI DI 25 ANNI FA, NESSUN ALTRO GRANDE PAESE EUROPEO HA NUMERI COSI’ NEGATIVI….E IL 2010 INIZIA CON AUMENTI DI AUTOSTRADE, GAS E ASSICURAZIONE CHE COSTERANNO 600 EURO A FAMIGLIA
Finisce un anno difficile per le famiglie italiane e sta per iniziare un 2010 in cui si annuncia un lenta ripresa per l’economia mondiale.
Tanti uomini e donne del nostro Paese stanno vivendo un serio momento di difficoltà .
Una ricerca Ires, resa nota stamane, certifica che il 10% delle famiglie italiane detiene il 44,5% della ricchezza nazionale, mentre aumenta la distanza tra ricchi e poveri.
Sull’altro lato della scala sociale, infatti, il 50% delle famiglie ha a disposizione solo il 9,8% della ricchezza.
Accanto all’11% delle famiglie italiane che vivono al di sotto della soglia di povertà , c’è ormai un altro 7,9% di quasi poveri, quelli che vivono sull’orlo del precipizio, quelli che si vergognano e quasi lo nascondono.
Aumentano le richieste di anticipo sulla liquidazione, i pignoramenti e le cessioni di un quinto dello stipendio, i prestiti richiesti a finanziarie per fronteggiare non solo le emergenze, ma le quotidiane spese alimentari.
Facile lanciare lo slogan “nessuno sarà lasciato indietro”, quando ormai di tanti italiani indigenti si sono perse le tracce nei tornanti delle difficoltà della vita.
Facile trincerarsi dietro falsità come “nessun Paese europeo ha reagito così bene come il nostro alla crisi economica internazionale”: sono slogan che possono garantire qualche voto in più, in regime di monopolio dei media televisivi, ma son ben lungi sia dalla verità che dalla risoluzione dei problemi reali.
L’Italia ha attravervato la crisi meglio di altri? Non è vero.
I dati ufficiali della Banca d’Italia dicono che, dal 2007 ad oggi, il Pil italiano è tornato ai livelli del 2001, mentre Germania e Francia hanno perso solo tre anni, assai meno dei nostri otto e mezzo. Continua »
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Dicembre 29th, 2009 Riccardo Fucile
PRIMA DI NATALE I TRENI DELLE FERROVIE ITALIANE ERANO CANCELLATI O IN RITARDO DI ORE, MA L’EUROCITY BOLOGNA-MONACO DI BAVIERA DELLA TEDESCA DEUTSCHE BAHN E DELL’AUSTRIACA OBB FACEVA 10 VIAGGI AL GIORNO SENZA PROBLEMI…NE’ I CARTELLONI NE’ LE BIGLIETTERIE SEGNALAVANO L’EUROCITY: VIETATO PARLARE DEI TRENI (DELLA CONCORRENZA) CHE VIAGGIANO
Ricordate il tregico periodo prenatalizio in cui per giorni, causa nevicate, la maggior parte dei
treni delle ferrovie italiane o erano annullati o viaggiavano con ritardi di anche 9 ore?
Ricordate quando il presidente delle Fs invitava la clientela a viaggiare con panini e coperte, perchè non si poteva pretendere che i treni non subissero ritardi per il maltempo?
O quando sosteneva che solo noi in Europa non avevamo interrotto il servizio su certe linee, grazie alla saggezza, alla competenza e alla qualità del nostro servizio?
Abbiamo già in parte risposto in un precedente articolo alle balle che racconta Moretti, rammentando che in Finlandia nello stesso periodo e con una temperatura di meno 5 gradi, i treni da Helsinki partivano e arrivavano in perfetto orario.
Ma ora è uscita un’altra novità che la dice lunga sulla buona fede delle Ferrovie italiane.
In quei giorni, infatti, viaggiava indisturbato, con personale italiano, un convoglio austro-tedesco nuovo di zecca tra Monaco di Baviera e Bologna, andando avanti e indietro, via Brennero, ben dieci volte al giorno.
Si tratta dell’Eurocity della tedesca Deutsche Bahn e dell’austriaca Obb che è stata lanciato in partnership sulla rete italiana il 13 dicembre.
E che scalfisce il monopolio di fatto delle ferrovie italiane nel mercato passeggeri, visto che i clienti possono acquistare i biglietti anche per tratte interne italiane (Milano Garibaldi, Verona Porta Nuova, Trento e Bolzano tra le principali fermate). Continua »
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Dicembre 28th, 2009 Riccardo Fucile
LO DICE L’ART. 5 DEL TESTO UNICO SULL’IMMIGRAZIONE CHE FISSA 20 GIORNI DALLA PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA….. PERCHE’ ALLORA SI FANNO ASPETTARE GLI IMMIGRATI TRA I 7 E I 15 MESI PER IL RINNOVO?… SONO MILIONI DI PERSONE CHE LAVORANO IN ITALIA MA CHE QUALCUNO VUOLE FAR VIVERE IN LIBERTA’ VIGILATA
Anche i diritti sanciti dalla legge italiana attualmente vengono negati dalla classe politica per instillare quotidiane paure tra i cittadini, da sfruttare a fini elettorali.
L’obiettivo sono sempre loro, gli immigrati regolari che vivono nel nostro Paese, lavorano nelle nostre fabbriche, assistono i nostri anziani, studiano nelle nostre università , mandano i propri figli regolarmente nelle nostre scuole.
Quegli immigrati a cui il governo ricorda ogni giorno i loro doveri, ma ai quali si dimentica sistematicamente di riconoscere i relativi diritti.
L’art. 5 del Testo unico sull’immigrazione prevede che il permesso di soggiorno venga rilasciato, rinnovato o convertito entro 20 giorni dalla presentazione della domanda.
Allo stato attuale invece che accade?
Che circa 4 milioni di immigrati regolari debbano attendere dai 7 ai 15 mesi per un semplice rinnovo del permesso di soggiorno della validità di un anno. Ovvero, da un lato lo Stato ha emanato una legge che prevede il termine di 20 giorni per una semplice procedura burocratica, poi di fatto è il primo ad evadere la normativa da lui stesso fissato.
I media non ne hanno dato notizia, ma dal 13 dicembre Gaussou Outtarà , esponente dei Radicali italiani, immigrato dalla Costa d’Avorio, da 29 anni in Italia, è in sciopero della fame proprio per denunciare il problema dei “tempi legali utili per il rilascio dei permessi di soggiorno”.
“La quasi totalità degli immigrati in Italia non solo non ha alcuna speranza di poter ottenere la cittadinanza italiana, ma si trovano spesso privi anche di un semplice permesso di soggiorno, pur avendone diritto”, ricorda Gaussou. Sono infatti oltre 700.000, secondo una rilevazione del “Sole 24ore”, gli immigrati che attendono il rinnovo del permesso. Continua »
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