Dicembre 27th, 2014 Riccardo Fucile
E NEL PD E’ LOTTA PER LE PRIMARIE TRA DE LUCA E COZZOLINO
A volte ritornano. Anzi, tante volte ritornano. 
E l’ennesimo ritorno in campo sarà quello di Clemente Mastella. L’appuntamento è per le regionali in Campania. Il Corriere della Sera scrive che Mastella, uscito pulito dalle vicende giudiziarie sue e della sua famiglia, è pronto a tornare in campo.
Una lista, dove forse lui non sarebbe candidato ma probabilmente la moglie sì. Il progetto è quello dunque di una lista per le prossime elezioni regionali ma a questo giro non con Forza Italia: il feeling con Berlusconi si è infatti rotto.
“Per loro è come se io e quelli che mi sono vicini non esistessimo, eppure è stato grazie ai miei voti se alle ultime elezioni europee qui hanno preso il 29%, altrimenti non sarebbero andati oltre il 12%”.
Già è questo il punto. Le europee per Mastella sono state una clamorosa sconfitta in senso di leadership.
Infatti candidato nella circoscrizione Sud non viene rieletto pur avendo ottenuto 50.440 voti, ed è per questo che ora ha deciso di ricominciare a correre da solo. Attenzione però, perchè di certo non si parla di ricostituire l’Udeur, ma una lista che potrebbe anche vederlo candidato.
Pone dei dubbi inoltre Mastella, che in quanto ad analisi politica si dimostra ineccepibile, sulla tenuta del centrodestra: “dopo le elezioni regionali non resterà più nulla, perchè la deriva leghista e Salvini rischiano di prendersi la coalizione”.
Insomma Mastella, da moderato, indica il segretario leghista più come un ostacolo che come un novello Berlusconi capace inoltre di poter si riuscire a racimolare dei voti ma non riscrivere le alleanze di governo.
È un Mastella a tutto campo che mette alle strette anche Caldoro: “ l’aria tira a favore del centrosinistra e perdere delle aree potrebbe risultare decisivo”.
Escluso inoltre una possibile fuga d’amore verso l’NCD l’ex sindaco di Ceppaloni punzecchia ancora Forza Italia sulle passate elezioni europee del maggio scorso.
Se lo staff campano del Cavaliere, De Siano in testa, è stato avvisato e Caldoro messo alle strette non resta da aspettare la prossima mossa.
A quale forza moderata Clemente Mastella ha teso la mano?
Nell’area di centrosinistra l’attenzione è tutta rivolta alla data delle Primarie.
I due ‘competitor’ campani, Vincenzo De Luca e Andrea Cozzolino, sono da diverse settimane in campagna elettorale e non vogliono assolutamente perdere altro tempo, chiedendo a Roma di dare il via libera alle Primarie di coalizione.
Insomma, il rinvio non è cosa gradita in Campania, anche perchè una ulteriore indecisione potrerebbe a scombussolamenti poco graditi e, perchè no, a dare un vantaggio al centrodestra che appare ancora in ritardo.
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Novembre 19th, 2014 Riccardo Fucile
LA GUERRA TRA POVERI ALL’OMBRA DEL VESUVIO TRA DISAGIO SOCIALE, PERMISSIVISMO E ASSENZA DELLE ISTITUZIONI
I fronti sono due.
Da un lato “l’emergenza rom”, soprattutto nel circondario della quarta municipalità . Dall’altro il braccio di ferro tra commercianti ambulanti e Comune.
Purtroppo succede, e succede da troppo tempo.
I rom, soprattutto la sera tardi, girano con le loro “carrozzelle”, scavano tra i rifiuti, raccolgono gli oggetti che secondo loro sono ancora spendibili e li portano nei loro “campi”.
Il giorno dopo li mettono in vendita occupando abusivamente i marciapiedi di Napoli. Sembra quasi che il circondario di Piazza Garibaldi sia diventato una sorta di “mercatino ambulante a vocazione internazionale”: si mettono ovunque, fanno “caciara”, rendono difficoltoso il transito pedonale e imbrattano in ogni dove.
Lo scenario non è dei migliori e la gente è esasperata anche a causa dei “campi”, soprattutto per quello sito nei pressi di Scampia, un campo rom molto esteso con tanto di vedette a fare da guardia e con rifiuti, immondizia e topi dappertutto.
Come se non bastasse, i rom “bruciano tutto”, e quel campo è anche sistematica fonte di tantissimi, reiterati e continuati “mini-roghi” tossici.
Come è noto in Campania non sono gli unici…
«Se il sindaco non interverrà esploderà una bomba come accaduto nel quartiere di Tor Sapienza a Roma, dove esiste un disagio acuito dalla presenza di immigrati e campi rom. La gente è esasperata. Chi verrebbe a spendere in una zona che, da biglietto da visita della città , si è trasformata nel mercato dell’immondizia al dettaglio?»: è stato questo il grido disperato, la denuncia e, al contempo, l’appello stesso della cittadinanza riportato dai vari media.
Una situazione resa ancora più critica dalla decisione del Comune di procedere alla delocalizzazione del mercatino ufficiale dei commercianti ambulanti, da Piazza Leone a Via Aquileia.
Insomma, da un lato, l’Amministrazione Comunale ha trasferito il mercatino altrove, dall’altro, sembra proprio “far finta di non vedere” l’occupazione abusiva della zona sistematicamente consumata anche da parte di quelli non “in regola”.
Se si va all’estero, se si vive in un paese straniero, piaccia o meno, si ha l’obbligo di rispettare le sue regole e il discorso vale per tutti: autoctoni, stranieri, ospiti.
E non importa se taluno abbia o meno “la vocazione al rispetto naturale delle regole”, siano essi cittadini di quello Stato o appartenenti ad altre etnie.
Le regole stabilite sono tali e vanno fatte rispettare da tutti, perchè su di esse si fonda la convivenza civile.
E il dovere delle Istituzioni repubblicane, siano esse nazionali o locali, è quello di applicarle senza guardare in faccia nessuno.
Forse sarebbe opportuno che a Destra si cominciasse a sostituire lo slogan “prima gli italiani” con quello “prima la legalità “.
Non è mai troppo tardi per riscoprire una delle nostre radici.
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra liberale
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Novembre 5th, 2014 Riccardo Fucile
PER EVITARE CONTESTAZIONI, IL PREMIER ANNULLA LA VISITA A NAPOLI E VA A FARE PASSERELLA A VILLANOVA D’ALBENGA PER L’INAUGURAZIONE DELLO STABILIMENTO PIAGGIO CEDUTO AL PRINCIPE EREDITARIO DI ABU DHABI
A Bagnoli lo aspettavano in tanti a partire dal sindaco De Magistris, appena reinsediato. Ma
soprattutto movimenti e attivisti sociali che per il 7 novembre, data in cui era prevista la visita di Matteo Renzi, avevano organizzato un “caloroso” corteo di benvenuto.
Il corteo si farà lo stesso ma il presidente del Consiglio non ci sarà .
Ha deciso di annullare l’impegno Perchè “sovrapposto” a molti altri.
“Solo un rinvio” assicurano da Palazzo Chigi.
“Non scappo certo dalle difficoltà o dai conflitti” si premura Renzi di assicurare ai suo
Il sospetto che però voglia aggirare proprio le difficoltà si fa strada.
Ma che impegno ha preferito il premier per evitare Napoli
Renzi il 7 novembre si troverà a Villanova d’Albenga, in provincia di Savona, dove la Piaggio Aerospace, storica società dell’aeronautica italiana, inaugura il nuovo stabilimento.
Il clima sarà molto più disteso e più in sintonia con il messaggio che interessa al leader Pd.
La Aero Piaggio, infatti, dopo essere stata una eccellenza italiana, è stata venduta nel 2006 alla Mubadala degli Emirati Arabi che ne detiene il 98%.
Mubadala in arabo, come recita il sito aziendale, significa “scambio”, parola che ben si presta all’immaginifica retorica del presidente del Consiglio.
Fondata nel 2002 dal governo di Abu Dhabi “come attore principale della diversificazione economica dell’Emirato” è presieduta da “Sua Altezza lo Sceicco Mohamed Bin Zayed Al Nahyan, Principe Ereditario di Abu Dhabi e vice comandante supremo delle Forze Armate”
Come confermato dalla Fiom locale, la famiglia proprietaria sarà presente al completo durante l’inaugurazione dello stabilimento che è costato circa 400 milioni di investimento e la cui nascita è il frutto di un anno di trattative con il sindacato.
“A noi di Renzi, onestamente, non importa molto, ci importa la società e gli investimenti fatti” confessa il segretario della Fiom di Savona, Andrea Pasa.
“Sarebbe utile, anzi, che il nostro presidente del Consiglio prendesse qualche lezione di politica industriale dagli emiri”.
Provocazione voluta da chi ha passato l’ultimo anno a seguire la chiusura dello stabilimento storico di Finale Ligure, il ridimensionamento di quello di Sestri Ponente e il rischio che Piaggio Aero esternalizzi parte delle produzioni.
La Fiom dirà solo domani cosa intende fare il 7 novembre nel corso della visita del premier ma il contesto non assomiglia in nulla a quello dell’altro giorno a Brescia e nemmeno a quanto sarebbe potuto avvenire a Bagnoli.
Salvatore Cannavò
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 5th, 2014 Riccardo Fucile
OCCORRE IL RISPETTO DEL DIRITTO, MA ORA IL “SINDACO DI STRADA” FACCIA I FATTI”, QUELLI CHE NON SI SONO VISTI IN QUATTRO ANNI DI AMMINISTRAZIONE DI NAPOLI
Pochi giorni fa il TAR Campania, dopo ampia “meditazione”, ha reintegrato de Magistris nella
funzione di Sindaco di Napoli così caducando il provvedimento di sospensione dalla funzione antecedentemente emesso dal Prefetto in ottemperanza di una specifica previsione della “Legge Severino”.
Il provvedimento ha altresì definito il contestuale invio degli atti di specie all’autorità di competenza per non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale sollevata con riferimento alla norma di specie.
Personalmente ho sempre ritenuto che la “Severino” fosse incostituzionale sul punto specifico e continuo ancora a pensarlo, anche se sono comunque curioso di leggere le motivazioni della decisione del Giudice Amministrativo.
Al netto di quest’ultima, legittima “curiosità ”, è di oggettiva evidenza come sia assolutamente assurdo collegare l’effetto della sospensione da una specifica funzione ad una “mera” sentenza di condanna di primo grado che, in quanto tale, è chiaramente transuente e non definitiva: un effetto oltremodo devastante, sia per i postulati basilari del nostro sistema giuridico che per gli stessi scenari politico-amministrativi e/o politico-governativi di riferimento.
Per quanto sia innegabile, e “sacrosanto”, che chi ricopre una Pubblica Funzione dovrebbe sempre dimostrare di essere trasparente e corretto, così godendo di quella “stima Istituzionale” che dovrebbe essere sempre l’unica fonte sostanziale del relativo potere, è altresì vero come la rincorsa alla “moralizzazione dell’agire pubblico” non possa in nessun modo giustificare la violazione delle regole basilari del nostro sistema giuridico-istituzionale.
E’ assurdo che, in nome della “sistematica caccia alle streghe” tipica del gossip all’italiana, si possa immaginare di “colpire a morte” uno dei postulati basilari del nostro sistema costituzionale che “presume” il cittadino innocente fino a sentenza di condanna passata “in giudicato”.
Argomentare diversamente revoca in dubio l’essenza stessa della nostra civiltà giuridica e della nostra cultura, offende la nostra storia di Paese quale “culla del diritto”, e continua ad allontanare da quella legittima spinta alla normalizzazione della vita pubblico-istituzionale che s’appalesa bene sempre più preminente e non più defettibile.
Sono vent’anni che si fa un uso strumentale della giustizia per determinare le sorti del nostro Paese e di questo o di quel personaggio pubblico. Ora basta.
Il diritto è un valore assoluto. Le regole pure e vanno rispettate sempre e comunque, non avendo nessuna rilevanza giuridica e nessuna dignità , culturale o pseudo-tale, la simpatia o l’antipatia personale prodotta da Tizio, da Caio o da Sempronio o le ragioni sostanzialmente di parte di questa o di quell’altra “fazione” del potere politico.
La legge è legge e vale per tutti ed in tutte le direzioni.
Ma è soprattutto il senso della cultura giuridica e del corretto ragionare che vanno ripresi e propugnati fino in fondo.
Basta con i Governi che cadono per effetto del “mero inciucio” o del mero sospetto. Basta con la vita democratica inficiata da “momenti transuenti”.
Basta col giustizialismo di maniera e col sostanziale straripamento dei poteri
Resto dell’idea che “della moglie di Cesare non si dovrebbe nemmeno pensare che possa essere in grado di rubare”: allor quando si annidi “il sospetto”, ragioni di opportunità e di serietà dovrebbero spingere chi di dovere a dimettersi.
Ma è scelta personale e di coscienza: non può essere determinata o prodotta dalla dinamiche dell’ “inciucio di sistema”.
A maggior ragione non può essere prodotta da una “sospensione” dalla funzione collegata ad una mera sentenza di condanna di primo grado.
La sintesi personale è doverosa.
Quando ci fu il provvedimento che diede vita alla iattura del “sindaco sospeso”, in tanti fecero la rincorsa per giubilare. Io preferii restare in “silenzio”, limitandomi a dire che volevo riflettere, sia per la questione strettamente giuridica, che per altri ragionamenti che pure facevano parte “del proscenio”.
De Magistris, come Sindaco, non mi piace a mai mi piacerà .
Ciò non di meno certe cose fanno riflettere, ed a prescindere dal “colore” o dalla qualità dell’azione politica – del tutto insoddisfacente in questo caso – chi ama l’Italia, la Legge ed il senso di Giustizia, ha il dovere di porsele…
Comunque il “viatico del diritto” è un percorso complesso. Un “gioco a scacchi” parecchio sofisticato: vedremo il proseguo…
Un ultimo “pensiero”, quello più importante.
Nelle scorse settimane de Magistris si è prodotto nella pantomima del “Sindaco di Strada”.
Che ora ci resti per strada, che resti tra la gente e che faccia il suo dovere fino in fondo, finalmente affrontando le questioni, le ferite ed i bisogni di una città che ha sì “la civiltà ” e la dimensione culturale per comprendere l’importanza “istituzionale” della “posta in gioco”, ma che pretende comunque risposte.
La Città è in ginocchio. La popolazione pure.
Si possono comprendere le ragioni giuridiche, si può conservare il senso della storia e della civiltà , ma mai e poi mai si sarà disposti e/o disponibili a giustificare o a comprendere l’approssimazione e l’incapacità dell’agire, e da questo punto di vita il Sindaco ha quasi 4 anni di inefficienze ed incapacità da farsi perdonare. E qui nessuno intende fare sconti.
Napoli ed i Napoletani vogliono risposte, vogliono fatti.
Basta con le chiacchiere…
Salvatore Castello
Right BLU – la Destra Liberale
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Novembre 4th, 2014 Riccardo Fucile
ANNULLATA LA VISITA SENZA UNA MOTIVAZIONE UFFICALE: LO ASPETTAVANO I COMITATI CIVICI “NO RENZI”… STAVOLTA NON AVREBBE POTUTO SOSTENERE CHE SI TRATTAVA DEI SINDACATI CATTIVI
A Napoli il 7 novembre è cerchiato di rosso sul calendario, inutilmente.
Venerdì era in programma la visita del presidente del Consiglio Matteo Renzi: il premier l’aveva annunciato il 14 agosto scorso nel suo tour nel Sud Italia quando cercò di portare un po’ del suo ottimismo: gli toccarono invece piccole contestazioni a Napoli, un sit-in davanti alla Prefettura di Reggio Calabria, gli operai dell’Eni a Gela, altre piccole manifestazioni a Termini Imerese.
Un Meridione amaro per il premier, ma che non lo scoraggiò dal fare nuovi annunci.
In particolare promise di ritornare a Napoli e a Bagnoli: “Torneremo il 7 novembre per fare il punto sulla situazione, saremo a Napoli e al Sud per continuare il nostro lavoro”. Promessa mancata perchè, confermano da Palazzo Chigi, il premier non tornerà per il momento nella città partenopea.
Dalla presidenza del Consiglio non è arrivata nessuna spiegazione sul perchè Renzi abbia dato forfait.
Certo è che in molti aspettavano la visita del premier, soprattutto per fargli presente che a Napoli il capitolo “Bagnoli” contenuto nello Sblocca-Italia (in Parlamento in attesa della conversione in legge) non è molto ben visto.
La rete dei movimenti civici e sociali campana, centri sociali e gruppi ambientalisti erano già pronti alla mobilitazione, cortei e manifestazioni già in programmazione, la contestazione dietro l’angolo.
Nel decreto infatti è previsto il commissariamento dell’area ex Italsider: “Come è noto nell’articolo 33 di detto decreto è previsto l’esautoramento autoritario dell’ente Comune dalla gestione dei suoli riguardanti il futuro urbanistico/territoriale di Bagnoli e l’imposizione di un (ennesimo) Commissario governativo che potrà operare in spregio a tutte le norme generali di tutela ambientale e fuori dai vincoli contenuti nel vigente Piano Regolatore”, scrivono i comitati.
“Una riproposizione, quindi, della logica del commissariamento che proprio a Napoli ed in Campania ha prodotto, in diversi comparti, enormi disastri ed una profonda involuzione autoritaria nella ordinaria legislazione”.
Tradotto, la paura di cittadini e associazioni è che, con il commissariamento, si continui a incidere negativamente su un territorio già storicamente vessato dalla sconsideratezza industriale, in spregio alle norme che tutelano il territorio. Ben 160 sono le associazioni che si sono organizzate per protestare contro il presidente del Consiglio e il decreto Sblocca Italia, e che in rete sono confluite sotto l’hashtag #7Novembre
Nessuna motivazione ufficiale, ma c’è chi non impiega molto ad annodare i due fili, quelli del corteo anti-Renzi e dell’annullamento della visita.
Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris parla di “tradimento” del premier: “Il presidente Renzi ha tradito Napoli dal punto di vista istituzionale, ha tradito la città e il suo sindaco che lo scorso 14 agosto aveva firmato un accordo che il presidente si è rimangiato”. Secondo il primo cittadino di Napoli, tuttavia, c’è ancora tempo “per rimediare”.
Per ora, di certo, c’è solo la promessa mancata del premier.
E la fuga da vile di fronte agli impegni presi.
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Ottobre 3rd, 2014 Riccardo Fucile
NO BCE E TUTTI ALLA REGGIA: NAPOLI PROTESTA IN MODO CIVILE
Il corteo era iniziato con la gente affacciata ai balconi che applaudiva. 
Quattromila persone in piazza, no global, disoccupati, precari, studenti, operai Fiat. Molti con la maschera di Pulcinella in viso.
Ma quando la manifestazione No Bce è arrivata alle porte della Reggia di Capodimonte, con entrambe le vie d’accesso all’area del vertice internazionale sbarrate dalle forze dell’ordine in assetto anti-sommossa, si è temuto davvero che una protesta fino a quel momento pacifica potesse degenerare
Un gruppo di attivisti ha indossato caschi e si è coperto il volto, mentre altri aprivano un corridoio per lasciar passare una scala sulla quale è salito Mario Avoletto, 43 anni, storico esponente della sinistra di lotta napoletana, che è riuscito a scavalcare il muro che circonda la Reggia.
La polizia ha risposto con gli idranti e lanciando quattro lacrimogeni.
Avoletto è stato bloccato e condotto in Questura. Il cuore del corteo, come sotto shock, si è disperso, mentre Capodimonte veniva spazzata da un fortissimo scroscio di pioggia.
Un momento di forte tensione, rimasto però l’unico di una giornata che pure era stata annunciata come ad altissimo rischio.
Merito, sottolinea il questore di Napoli, Guido Marino, dei mille uomini schierati sul campo, «che hanno tenuto un comportamento esemplare», ma anche, rimarca Marino, «degli organizzatori della manifestazione che hanno agito con buon senso. Quando hanno visto che l’idea della scala era infruttuosa, sono riusciti a dissuadere molti dall’avere atteggiamenti aggressivi. Si temevano il coprifuoco e saccheggi, non è accaduto niente di tutto questo», sottolinea il questore.
Solo le vetrine di un’agenzia del Banco di Napoli imbrattate e lancio di uova e due petardi all’indirizzo della struttura che ospita il Tribunale per i minorenni
Così il corteo ha ripreso la sua marcia, dirigendosi nel cuore della città , attraversando il popolare rione Sanità e via Duomo.
Fra i manifestanti, anche un gruppo di donne con una bandiera insanguinata dell’Ucraina, in segno di protesta contro gli aiuti al governo di Kiev.
«Qui non ci sono Black Bloc — hanno gridato — ma solo cassintegrati, lavoratori che hanno perso le garanzie e la dignità , studenti costretti a lavorare in nero per mantenersi ».
Il presidente della Bce, Mario Draghi, commenta: «Capisco i motivi della protesta. C’è un rapporto con la debolezza dell’economia di questo Paese. C’è la convinzione che la Bce sia all’origine o colpevole della situazione. Ma dobbiamo riflettere: come si stava 2-3 anni fa quando la finanza era al collasso? », si chiede Draghi.
Il corteo si scioglie quando, in piazza Bovio, Avoletto scende dalla questura dopo essere stato identificato.
I manifestanti lo salutano con i fuochi d’artificio. «Se lo rifarei? Certo che sì».
Dario Del Porto
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
MASCHERE DI PULCINELLA … LA FOLLA SI DIRIGE VERSO LA REGGIA DI CAPODIMONTE DOVE SI STA SVOLGENDO L’INCONTRO… 2.000 AGENTI MOBILITATI
È iniziato il corteo della Rete dei Movimenti campani contro il vertice della Bce in programma oggi
a Napoli, viene ribadito il no alla violenza dagli attivisti che stanno affluendo alla spicciolata.
Seicento le persone radunate all’ingresso della metropolitana dei Colli Aminei. Il corteo vede alla testa un carro con degli altoparlanti dai quali vengono scanditi slogan contro la Bce.
«È stato costruito un gigantesco clima di paura per questo corteo. In questi giorni siamo stati costretti a spiegare che sono i giovani di questa città a protestare, giovani che vogliano un futuro», spiega Mauro, del collettivo 081.
Centri sociali.
Nel piazzale antistante la fermata della metropolitana di Colli Aminei, da dove partirà il corteo, c’è un forte concentramento di giornalisti. Presenti anche esponenti dei centri sociali così come le mamme, che per anni hanno lottato contro la discarica di Chiaiano, e gruppi di studenti.
La protesta per l’Ucraina.
Al corteo contro il vertice della Bce c’è anche la protesta ucraina. Un gruppo di donne espone la bandiera rovesciata del loro Paese macchiata di sangue.
«Siamo qui per esprimere la nostra solidarietà a chi lotta contro le banche mondiali – spiega Olena, da 14 anni a Napoli – le banche mondiali sostengono la guerra. La gente deve capire che in Ucraina è ormai tutto rovesciato, come la bandiera che esponiamo noi oggi». Tra gli slogan esposti anche “America hands off of Ucraina” e foto che ricordano la strage di Odessa.
Lo sfogo.
«I black bloc siamo noi, siamo noi che paghiamo la crisi». Urla questo da un furgone che apre il corteo contro il vertice Bce a Napoli, uno speaker-attivista. Tra gli striscioni anche lo slogan di questi giorni: «No Bce, no austerità ».
Verso la Reggia.
Il corteo dei movimenti antagonisti Block Bce si dirige verso la Reggia di Capodimonte dove si sta svolgendo il vertice della Banca Centrale Europea.
Il corteo è preceduto da un furgone con degli altoparlanti dal quale lo speaker spiega motivi della protesta e sul quale è stata sistemata una lunga scala. A terra uno striscione con la scritta «precarietà povertà disoccupazione speculazione. Liberiamoci della Bce».
Saracinesche abbassate.
I manifestanti, qualche migliaio, si sono radunati nel piazzale antistante la stazione Colli Aminei della linea 1 della metropolitana.
L’Istituto scolastico Salvemini, che si trova nei pressi del luogo dove i manifestanti si sono radunati, oggi è chiuso.
Tantissime le persone affacciate ai balconi che seguono il passaggio dei manifestanti. A negozi hanno le saracinesche abbassate. In piazza sono scesi studenti, disoccupati ma anche mamme e semplici cittadini che – spiegano – non riescono ad arrivare a fine mese. Tanti anche i cartelli esposti. Su alcuni si legge «Più case per tutti ma i banchieri nelle cantine», «Block Bce perchè la spesa dei governi la decidiamo noi». «No Bce, no austerità , case e reddito per tutti.
Maschere di Pulcinella.
Maschere di Pulcinella in apertura del corteo contro il vertice Bce a Napoli. Un gruppo di attivisti le ha indossate e apre il corteo con lo slogan «precarietà , povertà , disoccupazione, speculazione, liberiamoci dalla Bce».
Banche blindate.
Istituti bancari protetti da decine di agenti. Le scritte degli istituti di credito sono state coperte da buste di plastica nere. All’interno, nei giorni scorsi, sono stati eseguiti lavori per evitare eventuali sfondamenti.
Quattromila.
Sono 4mila, secondo gli organizzatori, i manifestanti che stanno sfilando a Napoli in corteo contro il vertice della Bce in corso in città . «Oggi tutti gli italiani dovrebbero scendere in piazza per iniziare una stagione di lotta – dicono gli attivisti al microfono – tutti gli europei devono dire basta». «Oggi non è la fine, oggi inizia la stagione di lotta», aggiungono. Poi, l’invito ai cittadini: «Unitevi a noi, riprendiamoci la dignità »
Bombe carta.
Quattro bombe carta sono satte fatte esplodere dai manifestanti davanti al tribunale dei minori. Sono stati anche accesi fumeogeni rossi. I manifestanti hanno urlato slogano contro il sistema giustizia.
L’appello.
È continuo l’appello a scendere in piazza per manifestare contro le politiche economiche della Bce che viene diffuso dai manifestanti in corteo attraverso i megafoni all’indirizzo dei tanti residenti dei Colli Aminei affacciati a finestre e balconi delle loro abitazioni.
«Venite con noi per mostrare il dissenso di chi non ha casa e i soldi per arrivare a fine mese», dicono i manifestanti.
Rivolgono un appello alle forze dell’ordine i manifestanti del corteo contro il vertice della Bce: «levatevi i caschi e manifestate con noi». «Fate venire anche i vostri figli – dicono i manifestanti – stiamo uniti per riconquistare il nostro futuro».
(da “il Mattino“)
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Settembre 9th, 2014 Riccardo Fucile
UNA TERRA DAL CUORE GRANDE CHE NON HA BISOGNO DI ASSISTENZIALISMO MA DI UNO STATO PRESENTE E CHE FUNZIONI, CHE DIA LAVORO E SICUREZZA
Negli ultimi giorni su Napoli e sui Napoletani ne ho lette, viste e sentite di tutti “i colori”.
Non cedere alle provocazioni è difficile, difficilissimo, anche se in certi casi l’unica strada seriamente percorribile resta proprio quella di provare a darsi la pazienza e la saggezza di “Salomone” perchè solo quando lo sterile, demagogico ed offensivo “sfogatoio razzista” consumato ai danni di un’intera Città e di un intero popolo saranno finiti, ci sarà il campo “fertile” per gli unici ragionamenti seri da fare.
Quei ragionamenti che continuano a rappresentare il “primo motore immobile”, l’unico dovere indefettibile per quel senso di equità e giustizia che dovrebbe sempre accompagnare i pensieri e l’agire, soprattutto quelli di tanti pseudo-personaggi “a trazione pubblica”.
Nel mentre una cosa è – e resta – indubbia ed è della massima negatività possibile perchè offende quel senso e “quel sapore” della verità che non bisognerebbe mai disattendere.
Nell’immaginario collettivo è storia conclamata, purtroppo, che l’errore di un solo Napoletano o di un gruppo di Napoletani, diventi inevitabilmente condanna, soprattutto etica e morale, nei confronti di un’intera Città e di un intero popolo.
Se “sbaglia” un veronese, ad esempio, si dirà sempre che ha sbagliato “quel veronese”; magari nemmeno si sottolineerà che è di Verona.
Ma se sbaglia un napoletano, invece, tutta Napoli diventa “Gomorra” e tutti i Napoletani diventano feccia e camorristi.
Una iattura profonda. Una ferita dritta al cuore. La peggiore forma di razzismo culturale possibile.
Cose non più accettabili.
La “storia di Davide Bifolco e del Carabiniere” è la storia di una notte di follia satura di errori, di incoscienza e di fatalità .
La storia di una parte di Napoli in cui lo Stato è sempre più assente ed in cui
l’anti-stato la fa da padrone: padrone delle strade, padrone nel “mercato”, padrone nel dettare “i tempi” ed i “perchè”…
Non è facile vivere in certe zone di Napoli.
L’aria è irrespirabile come se ci fosse una cappa che ti impedisce anche solo di pensare.
Per attraversarle, quelle zone, devi metterti i paraocchi e tirare i dadi sperando che nulla accada…
Che non ci sia una faida tra cosche rivali all’improvviso.
Che non ci sia chi pensi comunque di approfittare di “uno che non è del quartiere”.
Che l’interregno del “sistema a contrario” non ti faccia vittima, fosse anche solo per pochi muniti.
Ma il dramma è ancora più profondo per chi in quelle zone vive, costretto a trovare il modo per sopravvivere in un contesto dove le leggi vigenti non sono certo quelle dello Stato e dove le Forze dell’Ordine fanno fatica a competere perchè lo Stato li ha lasciati da soli, preferendo dedicarsi ad altre cose…
Possiamo girarci intorno quanto vogliamo, ma in alcune zone di Napoli lo Stato è assente, è sempre stato assente, affidando tutto al caso ed al coraggio della popolazione e delle Forze dell’Ordine.
Cosa inammissibile. Cosa assurda. Vergogna democratica.
Certamente sono indegne e vergognose le proteste contro le forze dell’Ordine.
Danno il senso di uno Stato percepito come nemico, di uno Stato come “invasore”, come “male assoluto”, come “quello che pretende senza dare risposte”, e sono cose chiaramente inaccettabili.
Ma è anche indegna l’immagine di un apparato Statale che negli anni è stato capace sono di consumare sprechi e distrazioni, facendo finta di nulla e producendosi nella peggiore delle risposte possibili, quella dell’assistenzialismo fuorviante e dei meri cerotti d’occasione, mentre la cura doveva essere ben altra.
Napoli è una delle città più belle del mondo. Terra di ricchezze inestimabili.
Una terra dal cuore grande, immenso.
Napoli non ha bisogno di assistenzialismo ma ha bisogno di un Stato che sia presente e che funzioni; di politici che la amino alla follia; di progetti seri e della sincera capacità di saperli portarli avanti, senza arrendersi mai.
Se proprio si vuole fare la “rivoluzione del sistema” si riparta dalle cose ovvie: quello sulla legalità e sul controllo assoluto e totale del territorio è un investimento non più rinviabile.
E investire sulla legalità non vuol dire soltanto aumentare la presenza delle Forze dell’Ordine o mandare l’esercito (cosa che, comunque, personalmente auspico), ma vuol dire anche, e soprattutto, conferire i giusti organici agli Uffici Giudiziari, evitare le distrazioni, investire sull’imprenditoria e organizzare risposte concrete sul territorio. Raccontando una storia nuova, capace non soltanto di ridare sogni e speranze, ma di saper altresì attirare a sè il destino di tutti quei ragazzini che, presi dall’incertezza del futuro e dal “buio del presente”, sprecano la loro vita al servizio dell’anti-stato, per sentirsi “grandi”, per sentirsi “forti”, per immaginare uno pseudo-futuro.
E le risposte non potranno continuare ad essere quelle del mero assistenzialismo di nicchia o del bieco conservatorismo di potenziali bacini elettorali.
La rivoluzione dovrà essere sostanziale ed incentrarsi su un chiaro ed evidente percorso meritocratico di partecipazione attiva alla vita cittadina, alle sue dinamiche ed alle sue potenzialità .
Un ritorno alle ragioni dei padri capace di elidere in nuce qualsivoglia pericolo di commistione coi sotto-valori della collusione e dell’affarismo di maniera, perchè bisognerà comunque dire basta ai fannulloni e a coloro i quali pensano che abbiano il diritto di essere “mantenuti” dallo Stato e dagli altri standosene a casa senza fare nulla e “pretendendo”…
L’Italia Repubblicana è costata lacrime e sangue ma la storia di certo non se lo ricorda. Se dopo settant’anni esistono ancora il razzismo regionale, la logica del nemico concepito come male assoluto da denigrare e distruggere, la spinta alla guerriglia e quella “sistemica” all’emergenza — quella anche inventata ad hoc, tanto per distrarre – allora vuol dire che lo Stato, in realtà , non c’è mai stato.
E allora si riparta dall’origine consumando l’inevitabile e doverosa sintesi…
Non bisogna mai perdere il rispetto per quella divisa che rappresenta il nostro Stato e il sacrificio di uomini e donne che spendono la loro vita al servizio del Paese e della collettività .
La giustizia farà il suo corso come giusto che sia.
Nel frattempo nessuno può permettersi di usare strumentalmente una tragedia umana per non obbedire alle leggi o per versare lacrime di coccodrillo, rappresentanti istituzionali compresi.
Il Governo deve inserire in agenda l’emergenza Mezzogiorno e deve farlo subito, senza se e senza ma: è una priorità vera.
A Napoli va riaffermata l’autorità unica ed indiscussa dello Stato consumando una rivoluzione democratica che ristabilisca il senso della Nazione, del diritto e dell’appartenenza ad una stessa storia.
E la rivoluzione dovrà essere culturale, operativa e metodologica perchè lo Stato, non soltanto dovrà dimostrare che c’è, ma dovrà essere altresì capace di dare finalmente risposte…
Mi sovviene una frase della Thatcher… “Lasciate che i vostri figli crescano alti, ed alcuni più alti degli altri se saranno capaci farlo…”
Si lavori per fare questo.
Napoli e il meridione non hanno bisogno di assistenzialismo ma di essere liberi e di potersi giocare il proprio destino…
Salvatore Totò Castello
Right BLU – La destra Liberale
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Settembre 7th, 2014 Riccardo Fucile
“IL COLLEGA E’ IL PRIMO A SAPERE DI AVER SBAGLIATO, IN UN’AREA VIOLENTA POCHE AUTO DELLE FORZE DELL’ORDINE”
Ai due ragazzi in motorino senza casco che gli sfrecciano davanti non ci fa neppure caso. «Quello è il meno.
Certo, so bene che la legalità comincia dai dettagli, ma a parlare da lontano sono buoni tutti. Cosa significa fare il carabiniere in questa città bisogna viverlo e vederlo da vicino, non c’è altro modo».
L’umore è cupo come il cielo che incombe su Mergellina e sulla caserma Caracciolo. L’appuntato ha lo stesso grado e quasi la stessa età del collega che la scorsa notte ha sparato addosso a un ragazzo inerme.
L’Alfa 155 che ha speronato il motorino è partita da qui, dalla sede del Radiomobile dell’Arma vicina alla vecchia stazione ferroviaria.
«Non ci ho parlato ma immagino come si sente. Lui è il primo a sapere di aver sbagliato». La voglia di parlare è poca, anche sotto anonimato.
«Vorrei che la gente sapesse che non siamo pistoleri o giustizieri della notte, non conosco nessuno che si sente così. Ne conosco tanti, me compreso, che sentono sulla loro pelle la fatica di lavorare in una città dove la tensione è continua, dove non sai mai quello che ti aspetti, una città che ti condanna a vivere con il colpo in canna».
L’altra mattina gli ha telefonato un collega di Milano con il quale otto anni fa aveva fatto il corso di addestramento.
«Succede solo da voi» gli ha detto, e poi gli ha chiesto quando si decideranno a cambiare le regole di ingaggio.
«La classica domanda di chi non conosce la realtà di cui si parla. A Napoli? Inseguire e ammanettare la gente senza colpo in canna o senza pistola nella città dove non sai mai chi ti trovi davanti, in zone dove a ogni motorino corrisponde un’arma forse pronta a sparare? Magari altrove. Non qui».
Il crinale di questa conversazione è molto sottile.
Ogni parola può sembrare il tentativo di giustificare l’ingiustificabile, l’appuntato ne è consapevole. Anche i numeri possono essere letti in controluce.
«La tragedia è avvenuta quasi alle tre di notte. Quella pattuglia era uscita alle 18. I nostri turni sono di sei ore e lasciamo perdere il fatto che solo la metà degli straordinari che facciamo ci viene riconosciuta e pagata, non è questa la sede. In quel momento c’erano per strada solo altre quattro auto nostre. Mettiamocene altre quattro della Polizia, perchè una fetta la facciamo noi, un’altra loro. Sono otto macchine, in una città da due milioni di abitanti, nell’area metropolitana più grande e violenta d’Europa».
La cronaca recente produce qualche pezza d’appoggio a uno stato d’animo che volge al brutto.
Andando a ritroso, quattro giorni fa nel quartiere di San Giovanni a Teduccio un commando a bordo di due scooter ha esploso quaranta colpi di kalashnikov contro una palazzina dove forse abitava l’esponente di un clan rivale, e solo per caso non c’è andato di mezzo qualche ignaro inquilino.
Il giorno seguente durante un controllo al Materdei, nel cuore del rione Sanità , i carabinieri fermano quattro persone sospette su un’auto.
Fuga, inseguimento, arresto. Erano armati fino ai denti.
Con quelle stesse armi avevano fatto il tiro al bersaglio con le finestre delle case dove abitano le famiglie che si spartiscono il quartiere.
«Non c’è più un disegno di grande criminalità . Si ammazzano per il controllo di un isolato, di pochi numeri civici. Casino totale, addio al Sistema con maiuscola, frammentazione dei clan. La camorra è diventata gangsterismo urbano, il problema è questo. E noi ci siamo in mezzo. Puoi capire come ci sentiamo tranquilli a un posto di blocco o durante un inseguimento. E adesso dobbiamo sentire lezioni di Galateo delle forze dell’ordine da parte di quelli che sanno sempre tutto, ma a distanza. Il colpo in canna è poco ortodosso? E Napoli cos’è allora?».
Napoli è una città che contiene almeno altre venti città dove i carabinieri sono stranieri, persone non grate, cittadini di un altro Stato senza visto d’ingresso.
L’appuntato ascolta il lungo rosario e annuisce, ogni tanto corregge, precisa, conosce a memoria quei nomi.
«Per voi ci sono solo Scampia e Secondigliano, da giovedì notte forse anche rione Traiano. Ma ci sono posti anche peggiori. C’è il rione Luzzatti a Gianturco, appena dietro il centro direzionale dove ci sono gli uffici della procura, c’è il rione Amicizia alla Doganella, che se entri con l’auto dopo puoi uscire solo in retromarcia. E poi il Bisignano a Barra, Pazzigno a San Giovanni a Teduccio. Ci andiamo qualche volta quando si fanno i pattuglioni, ma garantire una presenza costante è quasi impossibile. Non è paura, ma semplice buon senso. Pochi contro tanti, una questione di inferiorità numerica. E appena ti vedono non ti fanno certo le feste».
Anche un gesto normale come il racconto alle autorità di ciò che si è visto può essere letto come un segno di ostilità da chi è abituato a ricevere solo silenzi.
«Adesso che uno dei nostri ha fatto qualcosa di brutto, prendo atto della numerosa quantità di testimoni desiderosi di parlare e di essere utili alle indagini. Mi fa piacere. Spero che sia l’inizio di un nuovo corso. Ma temo che sia solo una parentesi dovuta a circostanze particolari».
Nel maggio di quest’anno l’appuntato era di pattuglia quando un pregiudicato venne ucciso a Pianura.
«Lo ammazzarono in mezzo alla strada, in pieno giorno, le sei di sera se ricordo bene. Ci mettemmo a chiedere alle persone nelle case di fronte, ai negozianti, ai passanti. Nessuno aveva visto nulla. Nessuno sapeva chi fosse quell’uomo, che poi scoprimmo residente nella stessa via del delitto. Questa è la regola. Con noi non parlano. Non si fidano. In certi quartieri non siamo noi gli interlocutori della gente, non siamo noi i tutori dell’ordine, i guardiani della loro tranquillità . Sono gli altri».
Marco Imarisio
argomento: Napoli, Sicurezza | Commenta »