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“QUI HAI SEMPRE TORTO”: TRA I DANNATI DEL RIONE TRAIANO

Settembre 6th, 2014 Riccardo Fucile

VIAGGIO NEL QUARTIERE DEL RAGAZZO UCCISO DA UN CARABINIERE… IL VOLONTARIO:   “PARTE DI QUESTE STRADE E’ TERRA DI NESSUNO E DEI SOLITI NOTI, DOVE LO STATO HA RINUNCIATO AD ENTRARE”

«Devi fare il servizio?» Alla risposta negativa l’uomo con cappellino da baseball e pitbull d’ordinanza al guinzaglio replica con una via di mezzo tra la domanda e l’affermazione. «Ah, allora hai già  fatto».
Davide Bifolco è morto a trenta metri da uno slargo tra i palazzi grigi di via Catone che è una delle sette piazze di droga del rione.
Lo spacciatore fa l’offerta avvicinandosi al finestrino dell’auto in movimento che per forza deve rallentare in mezzo a strade che sembrano budelli.
Il suo sguardo rivela un misto di curiosità  e stupore. Qui un forestiero può solo comprare droga, non c’è altra ragione per la sua presenza. Gli indirizzi li conoscono tutti, nessuno si nasconde. Tutto avviene all’aria aperta, mentre mamme con passeggino e pensionati camminano sui marciapiede di fronte.
Il rione Traiano
Alla fine le facce feroci dei ragazzi e le loro parole di rivolta producono l’anta di un mobile in finto legno chiaro appoggiata a terra per nascondere le macchie di sangue, sul quale sono appiccicati con lo scotch un mazzo di gigli bianchi e la foto di Marek Hamsik, il centrocampista del Napoli.
Nient’altro, di più non si può. A rione Traiano la democrazia è un concetto piuttosto etereo.
«Ci hanno detto che non possiamo farlo» spiega Michele Guarracino, che ha diciassette anni, era un amico, e abita alle «case degli sfollati», così si chiama il blocco verso il quale stava fuggendo Davide, perchè all’inizio degli anni Settanta ci misero dentro i rifugiati politici libici in fuga dal colpo di Stato del colonnello Gheddafi.
La rabbia non deve intralciare gli affari, le barricate e i roghi attirerebbero gli «sbirri» come mosche sul miele, si metterebbero di traverso anche all’unica vera attività  produttiva della zona.
Rabbia e frustrazione
C’è sempre qualcuno che decide, a rione Traiano, che dispone della rabbia e della frustrazione altrui come fosse proprietà  privata.
Inutile chiedere a Michele il nome e il cognome di quelli che hanno ordinato che non si può. Li conoscono tutti e si fanno anche riconoscere.
Uno di loro, un certo Massimo, sulla cinquantina, capelli bianchi ben curati, distribuisce perle di saggezza, buon senso e vittimismo a taccuini e microfoni, conditi con un aspetto elegante, mocassini da vela e polo firmata.
È un ex tossicodipendente salito di grado, che rifornisce le piazze di clienti e di materia prima quando finisce.
Anche lui, come gli altri rimasti nel rione, conta poco. I capi veri, i camorristi delle famiglie Puccinelli-Perrilla che si contendono in un’eterna faida con i Grimaldi di Soccavo il controllo della più grande centrale di spaccio d’eroina di Napoli e forse d’Europa, vivono lontano da questa periferia non distante dal centro della città .
Un posto dove hai torto anche quando hai ragione
«Qui non c’è niente. Questo è un posto dove hai torto anche quando hai ragione». All’ingresso c’è la statua della Madonna, subito dopo un tavolo da biliardo e una stanza dove si gioca a carte.
Dall’altra parte di corso Traiano c’è il circolo Aldo Moro dell’associazione Maria Santissima dell’Arco.
Carmine Garnieri lo aprì nel 1969, ne è il presidente, ancora oggi che ha 84 anni. «Volevo tirare via i ragazzi dalla strada». Lui era qui fin dall’inizio. Lavorava come impiegato all’università  quando alla fine degli anni Cinquanta cominciarono a costruire le piccole palazzine in mattoni rossi, che dovevano dare un tetto a chi non ce l’aveva più per i bombardamenti in tempo di guerra e viveva nella baraccopoli di via Marina.
Doveva essere la prima periferia moderna d’Italia
Ogni fallimento urbano nasce dalle buone intenzioni, e questo non fa eccezione. I migliori architetti napoletani disegnarono e progettarono aree verdi e collegamenti urbani, doveva essere la prima periferia moderna d’Italia.
Fecero le case, sempre più alte, si dimenticarono del resto.
Sui giornali di inizio anni Settanta la parola «ghetto» veniva già  accostata a rione Traiano. La strada con il nome dell’imperatore romano divide il quartiere in due. Davide ha avuto sfortuna.
Il motorino scendeva da via Cinthia, che è Traiano inferiore, la zona che confina con Fuorigrotta e un commissariato poco distante.
Ogni tanto, non molto spesso, una volante si affaccia a dare un’occhiata, come accaduto la scorsa notte. Traiano superiore è invece terra di nessuno e di soliti noti, dove lo Stato risulta non pervenuto, non si impegna neppure ma getta la spugna senza troppa dignità .
Dentro queste vie strette a comandare sono quelli come il distinto Massimo la «mazzamma» della camorra, i pesci di poco valore che si acquistano al mercato.
Promesse e delusioni
Il nonno di Davide si chiamava Tommaso, vendeva gli stracci al mercato ed era socio del circolo a suo tempo dedicato alla memoria di Moro.
I suoi avventori sono di una certa età , nessun ragazzo, poche persone sotto la quarantina. Era nato come un presidio, sembra un rifugio. Garnieri si ricorda ancora di quando al posto di via Cinthia c’era un fiume. Alle pareti ci sono le sue foto con i politici in visita, nelle più recenti si riconoscono Paolo Cirino Pomicino e Antonio Di Pietro.
«Quante promesse, quante delusioni, quanto abbandono». Accanto al circolo di viale Traiano c’è un recinto di lamiere che delimita un cantiere abbandonato che contiene uno scheletro in cemento armato alto dieci metri.
Sono i resti della stazione Cumana, mai portata a termine. «Se ci fossero le strutture, se ci fosse qualcosa, forse questi ragazzi potremmo salvarli».
Nell’uso del condizionale c’è già  l’ammissione di una sconfitta, il segno di una resa.
Vista da rione Traiano, come è lontana l’Europa.

Marco Imarisio
(da “il Corriere della Sera”)

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LA FERGUSON DI CASA NOSTRA: NAPOLI E’ UNA CITTA’ IN GUERRA

Settembre 6th, 2014 Riccardo Fucile

NON ESISTONO PIU’ NE GUARDIE, NE’ LADRI: OLTRE LA DINAMICA DEI FATTI IL PROBLEMA DI NAPOLI E’ PIU’ COMPLESSO

Un inseguimento che finisce in tragedia. Non esistono più nè guardie, nè ladri. Nè bene nè male. Tutto è assai complesso, difficile non solo da comprendere ma anche e soprattutto da raccontare.
Quando accadono tragedie come questa, si tende a focalizzarsi sulla dinamica. Anche il sindaco De Magistris, nel primo messaggio di cordoglio per la morte di Davide Bifolco, ha assicurato che in breve tempo si sarebbe fatta chiarezza.
Ecco, questa è Napoli (e questa è l’Italia), un luogo in cui l’etichetta è rispettata, in cui tutto verrà  fatto (almeno così assicurano) secondo le procedure, ma poi nulla viene realmente chiarito
Tre persone su uno scooter, (a Napoli è la prassi) di cui una latitante e una con precedenti (questo ovviamente è stato appurato poi), che non si fermano all’alt della pattuglia dei carabinieri.
C’è chi giurerà  che non potevano le forze dell’ordine lasciar correre quell’infrazione. Che bisogno c’era però di sparare? Nessuno, e infatti il carabiniere ha dichiarato che il colpo gli è partito per sbaglio. Per sbaglio?
È dagli anni ’70 che si usa l’espressione “colpo accidentale”, comunicazione che non fa altro che generare diffidenza verso chi la pronuncia.
Non bisogna aver maneggiato la Beretta Mod 92 semiautomatica e conoscerne il peso di quasi un chilo con proiettili 9 millimetri, per capire che un colpo accidentale può partire (cosa che accade raramente) se l’arma cade o se impugnandola senza sicura e con il colpo in canna il dito nello sforzo della corsa fa scattare il grilletto: ma in quel caso è difficile che il proiettile vada a segno.
Nulla di tutto questo, a quanto sembra. E quindi bisognerebbe smettere di usare l’espressione accidentale e iniziare a chiedere solo silenzio e attesa delle indagini.
Ma questi discorsi, che occupano pagine e pagine di carta e del web e che coinvolgeranno molti italiani indignati per l’ennesimo morto bambino, questi discorsi “belli, tondi e ragionevoli”, non restituiscono affatto la realtà  di Napoli.
Questi discorsi restano in superficie. E nascondono un tema molto più importante, un tema che non è più possibile ignorare eppure viene costantemente, quotidianamente ignorato: Napoli è una città  in guerra.
Ad agosto del 2013 il conducente di una Smart inseguì e investì, uccidendoli, due presunti rapinatori (presunti perchè non c’è alcuna evidenza che la rapina sia realmente avvenuta), oggi è una pattuglia dei carabinieri a ingaggiare un inseguimento per bloccare uno scooter “sospetto”, come è stato definito il motorino che guidava Davide
Potremo scoprire (forse) le dinamiche di questa ennesima tragedia annunciata, ma i cittadini continueranno ad avere paura, le forze dell’ordine a essere tesissime e il territorio a essere attraversato da un’assenza totale di regole.
Qualcuno dovrebbe domandarsi: cosa significa essere un cittadino al Rione Traiano? Cosa significa essere un carabiniere al Rione Traiano? Chiedetelo pure a loro.
Rione Traiano, anello fondamentale per il traffico di coca. Rione dove manca quasi completamente ogni genere di servizi, dove la fermata della Cumana fa paura anche a mezzogiorno.
Era il regno di Nunzio Perrella, capo di una delle famiglie di narcotrafficanti più note, il clan Puccinelli.
Ora è entrato in crisi, lasciando però a comandare sul territorio i propri eredi, ma il territorio è un budello conteso tra le famiglie di Soccavo, i Grimaldi, e quelle di Miano ossia i mille rivoli dei Lo Russo e i dissidenti dei Zaza di Fuorigrotta e tutti i gruppi che sanno che basta una partita di coca da appena 1 chilo (guadagno circa 210milaeuro) per assicurarsi decine e decine di stipendi di disperati e ambiziosi ragazzini da affiliare.
Un coacervo incredibile di interessi che ha reso questo quartiere sempre difficilissimo da vivere.
Rione Traiano è terra di faide da sempre: nel 2012 fu gambizzata Maria Ivone, figlia di un boss e fu ferita anche una donna incensurata.
Nel luglio scorso, in pieno pomeriggio, due ragazzini di 17 e 18 anni sono stati feriti alla mano e alla spalla. Stiamo parlando di un luogo che aveva creato un polo criminale rivale all’Alleanza di Secondigliano, la cosiddetta “Nuova Mafia Flegrea” che si è dissolta in faide interne e arresti, generando guerre su guerre: ce n’è stata persino una tra i Rioni Traiano “di sopra” e “di sotto”.
Immaginate la tensione che si vive in un territorio come questo?
Qui ogni leggerezza ti condanna a morte, un’amicizia sbagliata ti segna per sempre, persino camminare a fianco a chi in quel momento è nel mirino può essere fatale. Davide Bifolco è morto a 17 anni per aver commesso una serie di leggerezze, era alla guida di un motorino su cui viaggiavano in tre, non si è fermato all’alt per paura perchè non aveva assicurazione e patentino, era insieme a due ragazzi non incensurati, ma a Davide non è stata data una seconda possibilità .
Questo accade dove c’è guerra perenne, non ti va bene mai, non esistono seconde possibilità . Un errore ti marchia a vita o ti uccide.
Sono tantissimi gli adolescenti che vivono di illegalità , sono tantissimi gli adolescenti che prima di diventare maggiorenni hanno già  la vita rovinata.
“Je so’ nato e so’ cresciuto ind’a nu quartiere addò o arruobbi o spacci o te faje na pera” (sono nato in un quartiere dove o rubi o spacci o ti fai una pera di eroina) cantava Raiz negli anni ’90 oggi ad esser cambiato è nulla o quasi.
Quando le loro storie arrivano nei salotti buoni della città  ci si commuove, ci si indigna, ma alla fine è lo sdegno di un momento, solo apparenza.
La città  non reagisce. Tutto sembra essere sempre in balia di polizie e giudici, nulla di quello che avviene sembra sfuggire al tanfo della corruzione e dello scambio.
Questa era ed è oggi, ancora di più, Napoli.
Questo è il clima in cui si vive, questo è un territorio dove tutto diventa impossibile.
E dove il diritto non esiste, vince il più forte e dove vince il più forte, c’è guerra. Quando viene esploso un proiettile, che sia esecuzione, che sia errore o che sia necessità  militare (e in questo caso non ve n’era alcuna), è importante ricostruire le dinamiche e accertare le colpe.
Ma concentrare tutte le discussioni, le dichiarazioni e le energie solo su questo, non è altro che lo strenuo tentativo di chiudere gli occhi di fronte a una realtà  che fa paura e che non si vuole vedere.
Adesso anche l’Italia ha la sua Ferguson, anzi peggio, perchè in questo caso non c’era stata nemmeno una ipotesi di rapina.
Questa è Napoli, terra di guerra. Questo è il Sud.
E rende ancora più grave ciò che è accaduto solo qualche settimana fa quando il primo ministro Renzi è stato in Campania e non ha posto alcun accento sulla centralità  del contrasto alla camorra, e quando è stato in Calabria alla ‘ndrangheta, in una sorta di timore che parlare di questi problemi spenga la voglia di rinascita.
Ma di quale rinascita parliamo se l’economia più significativa nel nostro Paese è quella criminale e gli imprenditori che non si piegano sono abbandonati?
Sta affondando l’Italia, a stento respira. E affonda come sempre da Sud.
Il pianto della famiglia di Davide ci parla di un male antico, di un male terribile.
Non solo il dolore, quello reale, per la perdita di un figlio, di un fratello, di un amico, ma la necessità  di doverlo mettere in scena come unico strumento rimasto per attirare attenzione e quindi per chiedere giustizia.
Le sedie in strada, tutta la famiglia che fa dichiarazioni: il dolore nella mia terra non è mai privato.
È pubblico e rumoroso, vuole invadere, celebrarsi, teme di essere sottovalutato, ignorato, isolato.
È un dolore costretto alla teatralità  per provare ad essere accolto.
E senta il governo intero, il peso delle parole di una ragazzina: «La camorra non avrebbe mai ucciso un ragazzo di 16 anni lo Stato sì».
Frase ingenua, falsa, ma difficile da sopportare. Questo dice la cugina stravolta di Davide. Lei non sa che la camorra ha ucciso e uccide non solo sedicenni, ma ragazzi e bambini ancora più piccoli.
Questa sua ingenuità  mostra la necessità  di parlare della camorra e che anzi è proprio il silenzio che porta a fraintendimenti di questo genere.
I clan ne sono felici. «La camorra ci protegge lo Stato no» ripetono a Rione Traiano. «Le mafie fanno il loro lavoro, mentre voi istituzioni, voi pubbliche persone mentite, rubate, oltraggiate. Voi, i veri criminali, camorra, mafia, ‘ndrangheta, infondo, sono palesi nel loro essere fuori legge, sono oneste in questo».
Ecco cosa drammaticamente leggo in decine di blog, in migliaia di commenti.
La tragedia è accorgersene solo quando muore un ragazzino ucciso da un carabiniere. È sempre stato così: c’è bisogno di sangue per ricordare che dall’inferno a Napoli non si è mai usciti.

Roberto Saviano
(da “la Repubblica“)

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DUE RAGAZZI CHE SI SONO TROVATI NEL POSTO SBAGLIATO

Settembre 6th, 2014 Riccardo Fucile

IL GIOVANE UCCISO A NAPOLI AVEVA 16 ANNI, IL CARABINIERE 22

Il ragazzo ammazzato a Napoli aveva sedici anni. Il carabiniere che lo ha ucciso, ventidue. Meno di quarant’anni in due.
Cosa ci facevano su una strada della periferia di Napoli alle tre del mattino?
Il ragazzo ammazzato era fino a prova contraria un bravo ragazzo, ma girava in compagnia di un ladruncolo con precedenti penali e di un latitante evaso dai domiciliari: in tre su uno scooter senza assicurazione nè patentino.
Prima di accusarlo di cattive frequentazioni, bisogna domandarsi se il contesto in cui era cresciuto gli avesse offerto la possibilità  di scegliersene di migliori.
Di bravate a sedici anni ne abbiamo combinate tutti: ma nelle nostre cattive compagnie era statisticamente più difficile incontrare latitanti che accelerassero ai posti di blocco.
Anche il carabiniere omicida è fino a prova contraria un ragazzo perbene, ma lo hanno spedito a presidiare un quartiere che ogni notte ospita regolamenti di conti tra bande rivali.
È probabile che davanti allo scooter in fuga abbia perso il controllo di sè: la paura e l’inesperienza gli hanno armato la mano provvista di pistola da cui al termine dell’inseguimento è partito il colpo: «accidentale» quanto chirurgico nel colpire al cuore.
Dovrà  pagare per ciò che ha fatto. Però dovrà  riflettere anche chi lo ha mandato allo sbaraglio, a un’età  in cui non si ha ancora l’equilibrio per gestire un simile carico di tensione.
Da sempre in prima linea vanno i più giovani e inadeguati.
Ma il fatto che accada da sempre non significa che debba accadere per sempre.
Che un ragazzo possa uccidere, e un altro possa morire, solo perchè si trovano in un posto dove non dovrebbero stare.

Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)

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TRAGEDIA A NAPOLI: NON SI FERMA ALL’ALT, CARABINIERE UCCIDE 17ENNE, RIVOLTA NEL QUARTIERE

Settembre 5th, 2014 Riccardo Fucile

LO SCOOTER NON SI ERA FERMATO ED ERA NATO UN INSEGUIMENTO… PER I CARABINIERI E’ PARTITO ACCIDENTALMENTE UN COLPO… IL FRATELLO DELLA VITTIMA ACCUSA “E’ STATO SPERONATO E UCCISO”

Un colpo sparato da un carabiniere durante un inseguimento e un ragazzo di 17 anni morto.
La tragedia è avvenuta nel Rione Traiano di Napoli durante la notte e gli abitanti del quartiere sono scesi in strada per protestare.
Due auto della polizia sono state incendiate e altre sei sono state danneggiate. Ressa di persone anche all’ospedale San Paolo dove si trova la salma di Davide Bifolco. Secondo la prima ricostruzione dei fatti tre persone non si sono fermate all’alt dei carabinieri e nella fuga a un agente è partito in maniera accidentale un colpo con la pistola di ordinanza. In caserma è stato invece fermato Salvatore Triunfo, ragazzo di 18 anni che era a bordo dello scooter.
Mentre la terza persona sarebbe un latitante evaso pochi giorni fa.
E’ stato identificato e le forze dell’ordine lo stanno cercando.
“E’ stato un omicidio, non s’inventassero scuse. E’ stato un omicidio”, ha commentato tra le lacrime il fratello Tommaso Bifolco, fratello di Davide. “Non è caduto durante l’inseguimento, è stato speronato e ucciso“. I familiari e conoscenti sono scesi in strada per protestare.
“Davide è scappato”, ha continuato il fratello, “perchè guidava uno scooter non suo, non era assicurato e non aveva il patentino. La mia famiglia non aveva soldi per comprare un motorino a Davide. Forse si è spaventato, forse voleva evitare il sequestro del mezzo e per questo non si è fermato davanti alle forze dell’ordine. E’ stato colpito al cuore. E dopo, quando lui era a terra, i carabinieri hanno anche avuto il coraggio di ammanettarlo e di mettergli la testa nella terra. Aveva la polvere in bocca, mio fratello. Io mi vergogno di essere un italiano. Ora lo Stato, chi ci chiederà  scusa per quello che è successo? Mio fratello era un ragazzo d’oro, mai droga, mai rapine, mai nulla. Non voleva proseguire gli studi e io lo stavo convincendo a fare il mio stesso lavoro, l’ascensorista. Stava facendo solo un giro nel quartiere con il suo motorino, e per questo a Napoli si deve essere uccisi? Qui di morti ne vediamo tanti ma stanotte un intero rione è sceso in strada e sapete perchè? Perchè non è stato ucciso un camorrista ma un ragazzo innocente”.
Rabbia anche nelle parole della madre. “Quando gli ha sparato non l’ha visto in faccia?”, ha detto la mamma di Bifolco. “Quel carabiniere non ha visto che Davide era un bambino? Ieri sera è venuto da me, aveva freddo e mi ha chiesto un cappellino mi ha detto: ‘Mamma, faccio l’ultimo giro col motorino e torno a casa’. Poi, mi sono venuti a chiamare, volevano i documenti. Sono scesa in strada e ho visto Davide a terra. Ho cercato di muoverlo, l’ho preso per il braccio, ma non si muoveva più. Era già  morto. Ora, se ha il coraggio, quel carabiniere deve uccidere anche me, perchè mi ha ucciso mio figlio”.
Durante un servizio per il controllo del territorio, i carabinieri del Nucleo Radiomobile di Napoli hanno notato tre persone in sella ad uno scooter che stavano percorrendo con fare sospetto viale Traiano.
Secondo quanto riferito dai carabinieri i tre non hanno risposto alla richiesta di fermarsi ed è nato un inseguimento che si è concluso su via Cinthia, quando il conducente dello scooter in corsa ha preso un’aiuola perdendo il controllo del mezzo, urtando l’auto dei carabinieri e cadendo a terra.
Secondo alcuni testimoni sul posto invece il mezzo sarebbe caduto dopo essere stato speronato dalla vettura dei carabinieri.
Subito dopo la caduta uno dei sospetti, inseguito da un carabiniere, è riuscito a fuggire a piedi facendo perdere le tracce.
Mentre l’altro militare stava procedendo a bloccare e a mettere in sicurezza gli altri due, avrebbe accidentalmente esploso un colpo con la pistola d’ordinanza che ha raggiunto uno dei sospetti, un ragazzo di 17 anni.
Il giovane è stato soccorso e portato all’ospedale San Paolo, dove è deceduto. L’Autorità  Giudiziaria, subito intervenuta sul posto, sta sentendo alcune persone per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti.
Gli scooter secondo i testimoni erano due. A raccontarlo è Enrico, un amico della vittima che ripete, quasi a memoria, quel che ha vissuto stanotte. Era a bordo di un motorino insieme ad un amico.
“Stavamo percorrendo un viale quando ad un certo punto una macchina dei Carabinieri è andata contro lo scooter di Davide. E’ iniziato l’inseguimento, è stata puntata la pistola e Davide è stato ucciso — dice ancora — l’hanno ammanettato come il peggior dei criminali, nonostante fosse già  stato colpito”.
“Davide era un bravissimo ragazzo — aggiunge Enrico — per me era un fratello. Giocavamo a calcio, scherzavamo tra di noi. Non eravamo delinquenti, stavamo soltanto facendo un ultimo giro prima di tornare a casa”.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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NAPOLI CROLLA, MA 100 MILIONI DI FONDI UE NON LI USA NESSUNO

Luglio 15th, 2014 Riccardo Fucile

SONO DISPONIBILI DA DUE ANNI PER INTERVENTI NEL CENTRO STORICO DELLA CITTA’, MA SONO RIMASTI NEL CASSETTO

Cento milioni di euro. Pronti e disponibili.
Per un “Grande progetto” dedicato alla riqualificazione del centro storico di Napoli, patrimonio dell’Unesco dal 1995.
Di tutti questi soldi, 75 provenienti dalle casse dell’Unione Europea, i restanti da quelle regionali, non è stato speso un euro.
Pagamenti a zero, come mostra il database online del dipartimento dello Sviluppo.
E sì che il cuore di Napoli avrebbe bisogno urgente di interventi e restauri.
L’ultima tragica conseguenza del degrado è di pochi giorni fa, quando un ragazzo di 14 anni è stato ucciso dalla caduta di un cornicione nella centralissima Galleria Umberto Primo.
Ma nonostante l’urgenza i fondi sono rimasti nel cassetto.
La denuncia arriva da il Mattino di Napoli, a cui amministratori regionali e comunali hanno risposto rimpallandosi le responsabilità .
Ma lo scaricabarile non cambia la sostanza: nel marzo del 2011, con una delibera della Regione, la Campania si è impegnata ad utilizzare ben cento milioni di euro di fondi strutturali europei per migliorare le condizioni del capoluogo.
Fra i progetti previsti, ci sono interventi di restauro ai Girolamini, a San Paolo Maggiore, al Duomo, all’ex ospedale di Santa Maria della Pace.
Ma soprattutto, ci sono 40 milioni di euro stanziati per la “riqualificazione degli spazi urbani”.
Cosa è stato fatto? Ancora niente.
I primi bandi di gara sono di quest’anno. I lavori però non sono ancora iniziati. E il tempo inizia a scarseggiare: secondo le regole europee infatti quei soldi, disponibili dal 2007, sono “scaduti” in teoria nel 2013.
Regione e Comune hanno ancora due anni per stanziare ed utilizzare i finanziamenti. Altrimenti saranno persi per sempre.
La giunta di Luigi De Magistris non avrà  solo questa fretta, in tema di fondi europei. Da Bruxelles infatti sono stati stanziati per i progetti napoletani quasi tre miliardi di euro , spalmati su 139 interventi che vanno dalla costruzione della metropolitana alla messa in sicurezza della rete fognaria, da eventi come l’America’s Cup (per la quale il Comune ha chiesto alla Ue 10 milioni) alla costruzione di centri d’accoglienza per migranti.
Ad oggi i pagamenti effettuati però sarebbero fermi a 700 milioni.

Francesca Sironi
(da “L’Espresso”)

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ABUSO D’UFFICIO E FALSO: CHIESTO PROCESSO PER VICESINDACO DI NAPOLI

Giugno 25th, 2014 Riccardo Fucile

A TOMMASO SODANO, EX PARLAMENTARE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA, VIENE CONTESTATA UNA CONSULENZA

Galeotta fu una consulenza a un’architetta alla quale è legato da vincoli di amicizia sottolineati dalla Procura di Napoli durante le indagini.
Una consulenza che è costata a Tommaso Sodano, vice sindaco di Napoli con delega all’Ambiente ed ex parlamentare di Rifondazione Comunista, una richiesta di rinvio a giudizio con le accuse di abuso d’ufficio e falso.
La vicenda riguarda la gestazione di un progetto finalizzato a ridurre le emissioni inquinanti a Napoli, accompagnato da una campagna di informazione collegata alla questione del risparmio energetico.
Il progetto, del costo di 49.973 euro, venne affidato a un dipartimento dell’Università  di Bergamo guidato dall’architetta Maria Cristina Roscia.
Secondo i pm Ida Teresi e Danilo De Simone, ciò avvenne attraverso una violazione di legge: senza gara pubblica.
La difesa di Sodano, curata dall’avvocato Francesco Picca, sostiene che il progetto, scorporato dai costi di Iva, è inferiore ai 40.000 euro e quindi consente un incarico diretto: “Questa contestazione — spiegò l’avvocato nei mesi scorsi a ilfattoquotidiano.it — attiene a un solo incarico tra i diversi affidati dal medesimo provvedimento a più dipartimenti universitari, firmati dal funzionario comunale e non certo dall’assessore per importi che comunque non prevedevano l’indizione di una gara”.
L’inchiesta della Procura partenopea ha affrontato una serie di presunte irregolarità  nella gestione degli affari e degli atti amministrativi del Comune di Napoli, e si fonda su numerose intercettazioni telefoniche.
Nei guai è finita anche l’ex assessore comunale allo Sport Pina Tommasielli. Anche per lei c’è una richiesta di rinvio a giudizio.
Le accuse vanno dalla truffa al peculato.
La prima ipotesi di reato riguarda la cancellazione di alcune multe fatte al cognato Franco Gaudieri, magistrato del Tar e sindaco di Villaricca (totalmente estraneo alle indagini), per la violazione degli accessi alla ztl di Napoli.
La seconda ipotesi di reato è relativo all’assegnazione a conoscenti di alcuni biglietti omaggio per lo stadio San Paolo, estratti tra le migliaia riservate agli studenti napoletani ai quali l’assessorato aveva dedicato un progetto ad hoc.
Nei prossimi giorni l’ufficio del Gip fisserà  la data dell’udienza preliminare.

Vincenzo Iurillo

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ARRESTATO PAOLO ROMANO (NCD), PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DELLA CAMPANIA

Maggio 20th, 2014 Riccardo Fucile

L’ACCUSA E’ DI TENTATA CONCUSSIONE: AVREBBE FATTO PRESSIONI E MINACCE SU UN DIRETTORE ASL PER NOMINARE PERSONE DI SUA FIDUCIA AL VERTICE DEL DISTRETTO DI SANTA MARIA CAPUA VETERE

Il presidente del Consiglio regionale della Campania, Paolo Romano, autosospeso dall’incarico perchè candidato alle prossime elezioni europee nelle liste Ncd, è stato arrestato per tentata concussione dai finanzieri del Comando provinciale di Caserta.
A Romano, ora ai domiciliari, vengono contestate pressioni per far nominare persone a lui vicine come direttore sanitario e amministrativo dell’Asl di Caserta.
La custodia cautelare è stata disposta dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Secondo la Procura e il nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Caserta, che hanno eseguito le indagini, Romano nel corso di vari incontri avuti con l’attuale direttore dell’Asl di Caserta, Paolo Menduni, avrebbe fatto riferimento a una sorta di accordo politico che prevedeva la spartizione di incarichi apicali nella pubblica amministrazione regionale.
Il procuratore di Santa Maria Capua Vetere, Corrado Lembo, ha detto che è stato il direttore generale dell’azienda sanitaria di Caserta, Paolo Menduni, a raccontare agli inquirenti “le pressioni e le minacce subite” da parte di Romano “per operare nomine ‘gradite’” alla direzione sanitaria e amministrativa dell’ente e al vertice del distretto sanitario di Capua.
Le sue dichiarazioni sono state ritenute “intrinsecamente attendibili”   e sono state poi confermate da altri dirigenti dell’Asl casertana, che ai magistrati “hanno riferito dell’esistenza di un clima fortemente ostile a Menduni, ma addirittura che mai in passato essi, pur avendo pluriennale esperienza nel settore sanitario, hanno assistito a tali forme di ‘attacco’ dal vertice politico, tanto da aver pensato che fosse in atto una manovra tesa a indurre il direttore generale a lasciare l’incarico”.
Inoltre, “elementi significativi di prova emergono anche dal contenuto delle conversazioni telefoniche intercettate nelle quali Romano manifestava la propria preoccupazione per la denuncia presentata dal Menduni”.
La minaccia di ispezioni
La nota diffusa dalla Procura spiega che Romano per raggiungere i suoi scopi ha contattato in diverse occasioni Menduni minacciando gravi conseguenze qualora non avesse assecondato la sua volontà . Per esempio ispezioni e controlli amministrativi presso l’ente.
Al presidente del Consiglio regionale, inoltre, viene contestato di aver esercitato pressioni indebite e minacce anche per costringere Menduni a revocare le nomine dirigenziali che aveva nel frattempo effettuato senza assecondare le sue indicazioni. Lembo ha poi spiegato che il gip ha qualificato i fatti contestati a Romano in modo più grave — concussione, appunto — rispetto a quanto valutato dalla Procura stessa, che nella richiesta cautelare (depositata il 3 febbraio scorso) ipotizzava invece solo l’”indebita induzione“.
Il giudice per le indagini preliminari ha individuato “nelle condotte poste in essere dallo stesso minacce strumentali ai suoi fini illeciti”.
E’ stato presidente della Commissione speciale anticamorra
Paolo Romano, 49 anni, imprenditore, ha cominciato l’attività  politica a Capua alla fine degli anni ’90.
Prima consigliere comunale, poi presidente dell’assemblea, è stato eletto nel 2000 nelle liste di Forza Italiae poi rieletto nel 2005.
Tra gli incarichi ricoperti in Consiglio anche quello di presidente della Commissione speciale anticamorra e contro la criminalità  organizzata.
Nel 2009 è diventato capogruppo del Pdl in Consiglio. Nel 2010, rieletto con 18 mila preferenze, è stato nominato presidente.
Nel 2013 ha aderito al Nuovo centrodestra, per il quale è candidato alle Europee nella Circoscrizione Sud. Al momento della presentazione delle candidature alle elezioni europee si è autosospeso dall’incarico lasciando il posto al vicario Biagio Iacolare, dell’Udc.
La polemica sulla nomina del Capo dipartimento
Due mesi fa è scoppiato un altro “caso nomine” con Romano come protagonista. L’anomalia, in quel caso, stava nel fatto che Francesco Capalbo, da lui scelto come capo del Dipartimento della Segreteria generale e amministrativa del consiglio, è fratello di Ferruccio Capalbo, magistrato della Corte dei Conti che indaga sulle spese folli del consiglio regionale.
Nessun sentore di conflitto di interessi?   “Nessuna ingerenza politica, abbiamo scelto il migliore”, è stata, all’epoca, la difesa di Romano. “Il suo curriculum (è docente universitario di ragioneria, ndr) è uno dei più prestigiosi mai visionati”.
Da notare che, prima di nominare un esterno, era stato diffuso un avviso per la reperibilità  interna, ma nessun cv è stato ritenuto all’altezza delle richieste.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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LA PASCALE “COMMISSARIA” LA SUA CAMPANIA: CONVINCE SILVIO A NOMINARE COORDINATORE REGIONALE IL SUO EX COLLEGA IN PROVINCIA

Gennaio 7th, 2014 Riccardo Fucile

IL SENATORE DE SIANO E’ NOTO PER AVER RICOPERTO CONTEMPORANEAMENTE QUATTRO POLTRONE: SENATORE, CONS. REGIONALE. PROVINCIALE E COMUNALE

Grazie a Francesca di Fuorigrotta, che s’è presa una pausa dal barboncino Dudù, il Cavaliere ha stracciato la questione campana, che stava per diventare una barzelletta tipicamente berlusconiana.
Con personaggi e retroscena che non fanno ridere. Un comunicato, essenziale, annuncia: Domenico De Siano, 55 anni, senatore, è il nuovo coordinatore di Forza Italia in Campania.
La storia, più estesa, cominciava così. “Nick ‘o mericano” Cosentino contro “Gigino ‘a purpetta” Cesaro. Denis Verdini contro Mara Carfagna.
E l’ex segretaria di Denis, il consigliere regionale Luciana Scalzi, contro il governatore Stefano Caldoro.
C’era un ingorgo di antipatie e rivalse, un tripudio di guerriglia e colpetti, e Silvio Berlusconi non riusciva a nominare il capo campano di Forza Italia.
Non poteva far incavolare la coppia Verdini-Cosentino, che funziona se coccolata bene, e non poteva deludere Mara e umiliare Caldoro.
E così Francesca Pascale ha commissariato il fidanzato e il partito.
Ha suggerito un nome preciso, Domenico De Siano, ex collega (e compagno di banco) in consiglio provinciale napoletano proprio di Francesca, epoca di “Gigino ‘a purpetta”.
E l’amato Silvio, non spensierato, ha scontentato mezza Forza Italia e ha accontentato Francesca.
Il politico ischitano, per l’esattezza di Lacco Ameno, va ricordato per la capacità  sovrumana di ricoprire più ruoli e occupare più poltrone insieme: qualche mese fa, fieramente indefesso, era senatore, consigliere regionale, provinciale e comunale.
Un po’ risentito, rassegnò un paio di dimissioni in diretta su Rai1.
La vittoria di Francesca può scatenare l’ennesima scissione a destra perchè Cosentino (imputato per concorso esterno in associazione camorristica e corruzione, ndr), che pure giura di non fare politica attiva, controlla un ampio gruppo in Regione.
E per far capire le sue intenzioni, e soprattutto l’efficacia di una vendetta feroce, i consiglieri di sua stretta osservanza hanno disertato la seduta per l’approvazione del bilancio, approvato con il voto decisivo (e un po’ avvilente) di Caldoro, il governatore che ha combattuto con metodi leciti e dossier illeciti.
La confusione campana l’ha provocata Verdini, che non gradiva la riconferma di Francesco Nitto Palma, considerato troppo vicino a Carfagna, a sua volta non proprio amica di aperitivi di Francesca.
Le imboscate di Verdini e Cosentino, anche abbastanza divertenti, sono cominciate in Regione, lo scorso 17 dicembre.
Quando Sergio Nappi e Antonia Ruggiero hanno scritto al capogruppo di Forza Italia, Gennaro Nocera: “Siamo costretti, nostro malgrado, a prendere atto che, nonostante sia trascorsa una settimana dal suo deposito e nonostante da allora siano state convocate due riunioni, Ella non ha ancora ritenuto di porre all’ordine del giorno la mozione di sfiducia nei suoi confronti”.
Smarrite le cellule alfaniane, che si quantificano col ministro Nunzia De Girolamo a Benevento e una quaterna di parlamentari, Forza Italia implode in maniera naturale e violenta.
Nessuno può pronosticare la reazione di Cosentino, seguito da Mafalda Amante, Massimo Ianniciello e Giovanna Petrenga, che proponeva l’avvocato Carlo Sarro, casertano di Piedimonte Matese, appassionato di condoni edilizi.
In questa tarantella che non s’interrompe con l’investitura ufficiale di Domenico De Siano, Francesca e Mara (Carfagna) si riscoprono alleate in patria.
Miracoli napoletani.

Carlo Tecce
(da “il Fatto Quotidiano”)

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NAPOLI, PD CONTRO DE MAGISTRIS: “REFERENDUM SULLA GIUNTA”

Settembre 3rd, 2013 Riccardo Fucile

PARTITA LA BATTAGLIA CON LA RACCOLTA DI 40.000 FIRME

Ai ferri corti. Anzi, se potessero lo caccerebbero a pedate.
Non si sono mai amati il Pd napoletano e gli arancioni del sindaco Luigi De Magistris.
Di necessità  però ne hanno fatto una virtù, insomma il voto del Pd a favore della giunta. Ma adesso, al giro di boa di metà  consiliatura, il Pd e diverse realtà  della cosiddetta società  civile si accingono a raccogliere quarantamila firme per un referendum consultivo il cui senso è, sarà  una requisitoria contro la Giunta di “Giggino” De Magistris.
Il quesito deve essere ancora definito.
Gino Cimmino, segretario provinciale del Pd, sintetizza: “Vogliamo che i napoletani esprimano un giudizio sull’azione amministrativa della giunta De Magistris”.
Il renziano Umberto De Gregorio, pur fortemente critico nei confronti del sindaco, sostiene che i quesiti referendari debbano essere quesiti su atti concreti dell’amministrazione.
“Io, per esempio, avrei voluto chiedere la non riapertura al traffico del lungomare. Ma l’annuncio del sindaco – dice De Gregorio – di confermare la chiusura del lungomare fino quando nn termineranno i lavori della Riviera di Chiaia, ha nei fatti annullato l’esigenza del referendum”.
Un altro acerrimo critico nei confronti del sindaco è Enzo Ruggiero fino a ieri segretario di Idv e soprattutto sostenitore convinto della giunta.
Ruggiero vorrebbe semplificare il quesito in una banale contrapposizione: “Considerate un bene o un male il lavoro fin qui svolto dalla giunta De Magistris”?.
Come reagisce il sindaco? Con indifferenza.
Ai quotidiani locali dichiara di rispettare l’istituto referendario, ma è perplesso sull’operazione politica: “A Roma si governa con la destra di Berlusconi e a Napoli si attacca una giunta di sinistra?”.
Replica Andrea Cozzolino, eurodeputato Pd: “Non spetta a lui giudicare l’ammissibilità  del quesito referendario.
La sua reazione è una difesa del Palazzo e una chiusura al confronto con la città ”.

Guido Ruotolo

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