Agosto 26th, 2013 Riccardo Fucile
NUOVI CONTRATTI DI LAVORO ANCHE SE TRA POCHI MESI L’ENTE CHIUDE I BATTENTI
Può un ente pubblico destinato a morire tra quattro mesi programmare nuove assunzioni?
Certo che può, hanno risposto dalla Provincia di Napoli, che non si rassegna a essere cancellata dall’imminente istituzione delle Città Metropolitane.
E così in pieno agosto, mentre i controlli si allentano, gli uffici si svuotano e le opposizioni vanno al mare, un presidente facente funzioni e non eletto dai cittadini, il pidiellino Antonio Pentangelo erede del più noto Luigi ‘a Purpetta’ Cesaro, ha riunito un manipolo di assessori per celebrare quella che il costituzionalista Massimo Villone ha definito “una seduta spiritica per richiamare un ente che fu”.
In due giunte tra il 5 e l’8 agosto Pentangelo&C. hanno verificato che la Provincia soffre una carenza di personale — ‘soli’ 32 dirigenti e 1303 dipendenti contro un fabbisogno in pianta organica di 47 dirigenti e 1977 dipendenti — e di conseguenza hanno stabilito che c’è urgente bisogno di reclutare 34 nuove unità , volendo, tra settembre e marzo dell’anno prossimo: 5 dirigenti (2 a tempo indeterminato e 3 a tempo determinato), 5 impiegati attraverso la mobilità interna, 6 rappresentanti delle categorie protette e 20 istruttori di vigilanza per i quali si doveva attingere da un concorso bandito un paio di anni fa e poi sospeso sotto la scure dei tagli del governo.
Singolare operazione, svelata dal cronista de Il Mattino Livio Coppola.
Fa a cazzotti col buon senso, visto che la Provincia di Napoli cesserà di vivere con la nascita delle Città Metropolitane, in calendario il 1 gennaio 2014.
Non combacia col decreto legge di fine luglio che ha ribadito il divieto di procedere ad assunzioni a tempo indeterminato, divieto peraltro ricordato dalla giunta Pentangelo nel corpo della delibera.
E allora perchè ipotizzare nuove assunzioni, anche se all’apparenza solo sulla carta?
“Fin quando esisteremo andremo avanti — replica Pentangelo — le Province hanno un ruolo ben preciso che deve essere esercitato per il bene della collettività . Non possiamo considerare questi enti finiti, perchè non esiste alcun atto formale che parla in tal senso. Anzi recentemente un decreto legge in materia è stato definito dalla Consulta anticostituzionale . Allo stato esiste solo un disegno di legge di un governo dal futuro assai incerto e noi come Provincia di Napoli dobbiamo continuare a svolgere le nostre funzioni sul territorio”.
In parole povere, chi l’ha detto che le province verranno sciolte davvero? Meglio tenersi pronti a sorprese e ripensamenti. E tenere calda la macchina dei concorsi e dei contratti. Sarà .
Ma da tempo la politica di destra e di sinistra promette e annuncia l’abrogazione delle province, sostanzialmente superflue, progressivamente svuotate di risorse e competenze, utilizzate come panchina per politici a fine carriera o amministratori rimasti a spasso e in attesa di un incarico migliore.
E i principali testimonial dell’inutilità delle province sono proprio molti dei loro (ex) presidenti: nell’ottobre dell’anno scorso si dimisero in tanti per puntare a uno scranno in Parlamento.
Passò il messaggio che è meglio fare il peone a Roma che il capo di una provincia. Tra i fuggitivi anche Luigi Cesaro, per il quale fu varata una complicata procedura di ‘decadenza’ in modo da consentire alla giunta e al consiglio provinciale di Napoli di rimanere in carica fino al 2014 con un facente funzioni, Pentangelo.
Che pochi mesi fa si è candidato senza successo a sindaco di Castellammare di Stabia (Napoli). Ulteriore dimostrazione che il primo pensiero di chi guida la Provincia è quello di riuscire a fare altro.
Vincenzo Iurillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 18th, 2013 Riccardo Fucile
IL SINDACO CONFERMA LA FIDUCIA A DUE ASSESSORI INDAGATI… POLEMICHE PER 28 NUOVE PROMOZIONI TRA CUI IL COGNATO DI UN ASSESSORE
Un Palazzo scosso da veleni interni e da una raffica di inchieste giudiziarie. 
Una pattuglia di assessori sotto attacco per casi imbarazzanti di favori o parentopoli, e l’incubo del Forum universale delle Culture che, dopo aver bruciato in passato persino l’entusiasmo di Roberto Vecchioni, deve debuttare tra un mese ma ad oggi non dispone nè di un sito on line, nè di un programma.
Eppure lui, l’alfiere della fu rivoluzione arancione Luigi De Magistris, preferisce guardare (molto) oltre e pianificare, con netto anticipo, la più sedentaria delle missioni: rimanere a Palazzo anche dal 2016 al 2021, per il secondo mandato.
“Sì, mi intriga l’idea di ricandidarmi”, annuncia, tre anni prima, il sindaco di una Napoli meno svuotata dal ferragosto, e in cui perfino il suo fiore all’occhiello, il cosiddetto “lungomare liberato”, appare invaso da disordine e caos, preda di mille neon, di tavolini in plastica piazzati a dozzine tra asfalto ed erba (residua) delle aiuole, e venditori abusivi di ogni provenienza a ridosso delle decantate piste ciclabili.
Una città che in parte gli ha già voltato le spalle dopo aver riposto speranze di radicale cambiamento nell’ex pm di punta che aveva chiuso la porta ai partiti e cavalcato il primo vento del grillismo.
Esternazioni, le sue, che sembrano l’ennesimo segno di un profondo isolamento.
Il tentativo di rilanciare a dispetto di una progressiva perdita di compattezza amministrativa e di slancio politico.
Un indebolimento su cui sono arrivate, come colpi di maglio, le inchieste che affondano nel cuore di Palazzo San Giacomo, spingendo il sindaco a uno scatto di nervi che è anche mezza nemesi per l’ex toga d’assalto: “Non mi faccio condizionare nè dalla camorra, nè dalla magistratura”.
Finiscono indagati De Magistris (per la penosa situazione delle buche nelle strade), suo fratello Claudio (singolare sindaco-ombra, a titolo gratuito ospite del Palazzo), il fedelissimo capo di gabinetto Attilio Auricchio per la vicenda degli appalti di Coppa America, e ancora il vice Tommaso Sodano e l’assessore Pina Tommasielli per distinte vicende di presunti abusi.
E ora l’intenzione di andare al bis del mandato, confidata al Mattino, provoca sarcasmo anche nel centrosinistra.
Esattamente come l’altra notizia: De Magistris ha deciso di “perdonare” – dice proprio così – e quindi di lasciare accanto a sè gli assessori Tommasielli e Sodano, che in giunta si ritenevano da mesi in bilico.
La Tommasielli si sarebbe adoperata per annullare una serie di multe per 700 euro che gravavano su sua sorella e suo cognato; Sodano, per aver affidato una consulenza sospetta ad una docente dell’università di Bergamo.
Ma il sindaco non fa in tempo a “salvare” due colleghi che un altro dei suoi amministratori, l’assessore al Personale Franco Moxedano, a capo di una macchina comunale tra le più farraginose e pesanti d’Italia con quasi 9mila dipendenti, finisce al centro di accese polemiche per aver firmato con un blitz di ferragosto 28 nuove promozioni, tra le quali, quella di un cognato elevato al grado di dirigente.
Persino alcuni consiglieri comunali solidali con De Magistris hanno deciso di uscire dalla maggioranza.
Un quadro che suscita giudizi severi: nell’opposizione dove siedono Pd e Sel insieme al Pdl, e tra esponenti dell’Idv, che sono ormai ai ferri corti con l’ex pm che fu vicino a Di Pietro.
“Le esternazioni del sindaco appaiono ridicole, pensi a governare meglio”, tuona il deputato Pd nonchè segretario regionale Enzo Amendola.
Per il senatore napoletano di Sel, Peppe De Cristofaro, “la ricandidatura di De Magistris è surreale.
Così come la categoria del “perdono” agli assessori”.
Commenti duri anche da parte dei gruppi che furono vicini a De Magistris ai tempi della bandana vincente. Era il primo giugno 2011: due anni e due mesi dopo, un’amministrazione gravata anche da un’eredità pesante e dai troppi tagli, deve aderire al decreto pre-dissesto che comporterà tasse elevate per i cittadini.
La luna di miele lascia il posto a una delusione trasversale.
In mezzo, ci sono state: le defenestrazioni dei suoi uomini, una decina tra consulenti, dirigenti o superassessori, come Raphael Rossi o l’ex pm Giuseppe Narducci; le furibonde polemiche sulle Ztl, prima imposte dal sindaco senza dialogo con il territorio, poi in parte ritirate; le promesse di un nuovo stadio per Napoli, poi archiviate; le illusioni sulla differenziata al 70 per cento, ma è inchiodata sotto il 30.
Nè sono servite due edizioni di Coppa America.
Ora tocca al Forum delle culture: l’ennesimo evento, ancora avvolto nella nebbia.
Conchita Sannino
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Luglio 22nd, 2013 Riccardo Fucile
I REATI IPOTIZZATI SONO TURBATIVA D’ASTA E ABUSO D’UFFICIO
Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris è ufficialmente indagato per turbativa d’asta nell’ambito
dell’inchiesta sull’organizzazione dei preliminari della Coppa America, insieme al governatore della Campania Stefano Caldoro e all’ex presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro.
Con il coinvolgimento diretto dei vertici amministrativi del Comune, si fa altissima l’attenzione della Procura di Napoli sulle vicende di Palazzo San Giacomo: è infatti in piedi un’altra inchiesta che coinvolge l’assessore Pina Tommasielli, accusata di aver fatto cancellare alcune multe inflitte alla sorella e al cognato magistrato.
Che si va ad aggiungere ad un’indagine di qualche mese fa sulla mancata manutenzione delle strade cittadine (qui il sindaco è indagato insieme all’ex assessore Ana Donati).
Alle prime avvisaglie dell’inchiesta sull’evento velico, coi finanzieri del Nucleo Tributario che avevano rivoltato i cassetti del fratello Claudio e avevano appena sequestrato il pc del capo di gabinetto Attilio Auricchio, il sindaco minacciò tuoni e fulmini contro chi avesse tentato di coinvolgerlo in questa storia.
“Non consentirò a nessuno di infangare, anche solo di riflesso, non essendo coinvolto nell’indagine, la mia onestà e la mia correttezza. Sulla mia persona devono passarci solo da morto”.
Era il 5 giugno scorso. In sette settimane le normali schermaglie processuali hanno indotto la Procura a scoprire alcune carte e a rivelare l’iscrizione nel registro degli indagati di de Magistris, Caldoro e Cesaro.
Il Riesame nei giorni scorsi ha infatti annullato il sequestro del computer di Auricchio “per assoluta carenza di motivazione”, e i pm Graziella Arlomede e Marco Bottino, coordinati dall’aggiunto Francesco Greco, hanno ripresentato un nuovo decreto di sequestro, stavolta più circostanziato.
Così nell’integrazione del capo di imputazione sono sbucati i nomi del sindaco, del governatore e del deputato Pdl, indagati in concorso con il presidente dell’Unione industriali Paolo Graziano (il cui nome già compariva nel precedente decreto) per l’ingresso di Confindustria Napoli come partner privato di Acn (America’s Cup Napoli), la società di scopo creata per la manifestazione.
L’indagine sulla Coppa America ipotizza i reati turbativa d’asta, abuso d’ufficio, truffa.
A giugno uscirono i nomi dei primi sette indagati, una parte consistente della classe dirigente cittadina: oltre ad Auricchio e a Claudio De Magistris (consulente Grandi Eventi del Comune a titolo gratuito), il presidente dell’Unione Industriali, Paolo Graziano, il presidente della Camera di Commercio, Maurizio Maddaloni, l’avvocato amministrativista Antonio Nardone, il responsabile unico del procedimento amministrativo, Giancarlo Ferulano, il direttore di Acn (America’s Cup Napoli) Mario Hubler, subentrato a Graziano dopo cinque anni da direttore di BagnoliFutura e poi dimessosi recentemente, a competizione finita — Hubler è indagato anche per la mancata bonifica dei suoli di Bagnoli.
Acn raggruppa gli enti locali (Comune, Provincia, Regione) e la Camera di Commercio, che ha preso il posto dell’Unione Industriali di Napoli.
Era nata per essere una società di scopo, finalizzata all’America’s Cup.
Una modifica statutaria l’ha poi trasformata in una società che può organizzare ogni tipo di eventi. Tra gli atti desecretati al Riesame, è sbucata una conversazione captata sul telefono di Hubler: ”La verità — dice il manager ad una sua collaboratrice — è che una parte di verità questi la dicono: quest’evento che porta turismo è una puttanata”. Era il tre marzo 2013 e Hubler commentava così le critiche degli albergatori riportate dai giornali sull’effettiva portata dell’evento che si sarebbe disputato nell’aprile successivo.
Nella stessa informativa della Finanza, sono stati riportati altri brandelli di conversazione relativi a un presunto interesse di Claudio de Magistris sul catering dell’inaugurazione della Coppa America. “Montagne di fango su persone per bene, fatti di nessuna rilevanza penale” ha commentato il sindaco.
Che alla restituzione del computer di Auricchio pose l’accento sulle motivazioni del dissequestro.
Ora la Procura torna all’attacco. E lo tira in ballo personalmente nell’inchiesta.
Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 19th, 2013 Riccardo Fucile
OGNI NOTTE LA VERGOGNA DELLA TRATTA DEI MINORI…E SPUNTA ANCHE UN PICCOLO DI SEI ANNI
Seduto su una transenna, le gambe penzoloni e lo sguardo che segue il richiamo ai clienti delle due ragazze sedute con lui, prostitute abituali di Piazza Garibaldi a Napoli. Loro sono molto
giovani. Lui non sembra avere più di 11 anni.
IL SUK DEL SESSO
Succede nella piazza della stazione centrale, dove dalle otto di sera in poi lungo il perimetro del cantiere della ferrovia si svolge il suk del sesso e c’è la fila di auto in attesa per alcune ragazze.
Cosa ci fa un bambino tra le prostitute? Qualsiasi risposta è un pugno nello stomaco. Purtroppo non è un caso.
Pochi giorni dopo dietro quella stessa transenna i ragazzini erano tre. Poco distante, al corso meridionale, strada lungo la quale da anni si prostituiscono gli uomini, ora ci sono tanti giovanissimi: quindici, sedici, diciassette anni, quasi sempre stranieri, spesso rumeni o rom, a volte bulgari o nord africani.
Berretti, bermuda e telefonino aspettano le auto e si alternano nei check point tutta la notte. Ce ne sono alcuni che hanno la postazione fissa nei pressi di una concessionaria di auto.
IL BAMBINO
Tra loro, una sera, spunta anche un bambino. Sembra non avere più di sei anni, quasi certamente rom. Accanto a lui un uomo grosso e adulto.
Ripassiamo di continuo, per capire se resta tra i prostituti. Lui c’è sempre. Sta lì per tutta la serata. Qualche giorno dopo avviciniamo con una scusa i due ragazzi che «lavorano» abitualmente su quella strada.
Sono dei veri e propri operai della prostituzione: il loro turno è dalle 19.30 in poi.
«Minorenni? Si, ce ne sono. Non sempre però. Dipende dalle famiglie, sono loro che li mettono sulla strada. Io ne conosco qualcuno, sono rom del campo di Gianturco (un enorme discarica/bidonville nella zona orientale della città e poco distante dalla stazione ndr). Ci sarà anche qualcuno che lo fa di nascosto ma in generale sono le famiglie a mandarli».
LA PROSTITUZIONE MINORILE
Il fenomeno della prostituzione minorile è una nuova forma di tratta: i bambini vengono venduti, o usati dalle famiglie per fare soldi.
«Purtroppo è così — spiega Deborah Divertito, operatrice sociale da anni impegnata sul fronte della prostituzione e dei minori — e Napoli è diventata una meta allettante per questi traffici perchè è facile ottenere documenti falsi tramite le organizzazioni criminali o anche attraverso laboratori clandestini del centro città o della zona flegrea. Inoltre i controlli sono pochissimi e c’è molta tolleranza».
Con Deborah facciamo un vero e proprio tour, durante il quale veniamo anche bersagliati con dei sassi.
«Le postazioni sono quasi sempre le stesse, per gli uomini spesso i clienti sono abituali. Sulla strada ci sono per lo più adolescenti, sia maschi che donne. Offrono prestazioni sessuali a prezzi bassi. I ragazzi si riconoscono più facilmente mentre le ragazzine si truccano molto e si vestono in modo da attirare i clienti, quindi sembrano più grandi. Sono quasi sempre ragazze dell’est o nigeriane, quasi sempre vittima di tratta, entrate in Italia con dei sogni e buttate per strada con violenze e ricatti. I ragazzi sono per lo più rom o bulgari e partono dai 13 anni. Molto spesso si prostituiscono nei cinema a luci rosse dove per entrare esibiscono documenti falsi».
Decidiamo di entrare in qualche cinema: in effetti la sala per le visioni è praticamente deserta, mentre nei corridoi, nella hall e verso i bagni è pieno di persone.
In effetti ci sono tanti ragazzini, le loro facce e i berretti tradiscono la giovanissima età . Li senti contrattare con altri clienti del cinema.
Qualche coppia si dirige verso le «cabine»: si tratta di stanzette piccolissime in cui, pagando un’extra si può vedere un film in totale privacy.
Cosa possa succedere in quelle salette è facile immaginarlo. Questo tipo di prostituzione avviene in genere di mattina e nel pomeriggio.
Anche quella nei pressi del Corso Meridionale e del Centro Direzionale avviene alla luce del sole.
LO SCEMPIO
«Sono qui già dalle nove del mattino — racconta Alessandro Gallo, consigliere della IV municipalità — spesso incrociano i bambini che vanno a scuola qui al Centro Direzionale.
Questa vergogna è sotto gli occhi di tutti: qui ci sono le principali sedi istituzionali della città , ci sono gli uffici della Regione Campania e del Consiglio Regionale, c’è il tribunale.
Solo il pensiero che intorno a questa zona si aggirano pedofili fa rabbrividire. Se parcheggi l’auto da queste parti sei costretto a scendere su un tappeto di preservativi usati e fazzoletti.
La gente della zona e dei quartieri limitrofi come il rione Luzzatti, è molto colpita da questo fenomeno e così ho promosso una raccolta di firme, ce ne sono quasi duemila con tanto di documento, per chiedere al sindaco di Napoli un consiglio comunale monotematico per affrontare e risolvere la questione.
Va salvaguardata la sicurezza dei residenti e il diritto dei bambini ad essere semplicemente bambini e non costretti a prostituirsi.
Qui è pieno di sottopassaggi e anfratti e quindi i clienti di prostitute e prostituti hanno gioco facile, anche se proprio i ragazzini spesso si mettono proprio sui muretti del centro direzionale ad aspettare i clienti. L’area è completamente videosorvegliata anche se molte telecamere non sono funzionanti».
C’è una telecamera anche alla fine del Corso meridionale, proprio dove c’è uno dei più frequentati check point. Facciamo un po’ di giri dopo mezzanotte anche nel centro direzionale: ci sono ancora bambini che giocano a pallone o con le biciclette.
Tutti sono accompagnati dai genitori.
Cento metri più in là , per strada, altri bambini, invisibili, a cui hanno rubato l’infanzia.
Amalia De Simone
(da “il Corriere della Sera”)
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Giugno 9th, 2013 Riccardo Fucile
TEMPI DURI PER LE EX TOGHE
«Simmo ‘e Napule, paisà ». Se Edoardo Bennato, per descrivere la sua città , usa in una canzone
ben 55 aggettivi, anche i napoletani, per descrivere il loro sindaco, non sono da meno: Giggino ‘a manetta (da magistrato incarcerava), Giggino ‘o skipper (omaggio all’America’s Cup), Giggino ‘o scassatore (rottamatore), Giggino ‘o floppe (sta per flop), Giggino ‘a promessa (alla bulimia verbale non sempre sono corrisposti i fatti), Giggino ‘ncoppa a gaffe («Napoli è più sicura di Bruxelles», per dirne una).
Così canta Napoli.
Giggino è l’ex pm Luigi de Magistris, dal 2011 sindaco della città partenopea.
Vive un momento difficile: il fratello Claudio e il fido carabiniere capo di gabinetto Attilio Auricchio sono infatti indagati per concorso in turbativa d’asta per quattro presunti appalti pilotati in occasione delle edizioni 2012 e 2013 dell’America’s Cup di vela.
«In questa città c’è chi non tollera che abbiamo messo alla porta affaristi, camorristi e lobbisti», ha subito arringato l’ex toga ribadendo la fiducia nel fratello («un uomo perbene») e nel capo di gabinetto («il miglior carabiniere che abbia conosciuto nella mia vita»).
Auricchio, divenuto famoso per Calciopoli, è un collaboratore storico di Giggino fin dal tempo in cui lavoravano alle Grandi inchieste.
Come ogni sindaco, anche Giggino è accusato degli autobus che non vanno, delle buche che restano e della monnezza che puzza.
Beppe Grillo, che in un primo tempo lo aveva sostenuto, lo ha messo nel mirino: troppa tv e scarso lavoro sul campo: «Di errori ne ho commessi molti e purtroppo ne commetterò altri, uno dei più imbarazzanti è stato Luigi de Magistris».
Giggino ‘o narcisindaco di lotta e di governo, che si era autoproclamato «un prezioso plusvalore, che presto la sinistra italiana non potrà fare a meno di utilizzare al livello di leadership nazionale», è ormai sulla graticola (solo Briatore gli è vicino su Twitter). Tempi duri per le ex toghe Di Pietro, Ingroia e de Magistris: del resto, giustizia è riportare tutte le cose al loro senso.
Così si vendica la storia: chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scur- dà mmoce ‘o ppassato, simmo ‘e Napule Giggì.
Aldo Grasso
(da “il Corriere della Sera”)
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Febbraio 15th, 2013 Riccardo Fucile
SFIDA CARFAGNA-PALMA.. L’ESCLUSIONE DI COSENTINO METTE IN LIBERA USCITA VOTI UN TEMPO BLINDATI… NEL PD POLEMICA PER UNA PARACADUTATA
Volatilizzato dalle agende, ignorato dai leader, il Sud si riaccende nell’ultimo rush. 
La Campania in bilico infiamma la contesa. “Ma lo capite che ci giochiamo tutto in pochi giorni? Lo capite che se va male qui non salto solo io, ma salta tutto?”.
Dalla suite con vista sul golfo, Nitto Palma, coordinatore regionale del Pdl, oltrechè candidato numero 2 al Senato in Campania dopo Silvio Berlusconi, cerca invano di non alzare la voce quando affronta i suoi.
È la campagna più difficile dei berluscones, la sfida che li vede orfani di alcuni pezzi forti come Nicola Cosentino, fiaccati dalle guerre interne e insidiati dalle defezioni dei loro nomi storici, ora candidati con Fratelli d’Italia e Grande Sud.
Da quell’albergo, al telefono ufficiale, Palma si mostra solerte capitano: “A Napoli siamo in pareggio come nel 2006, anzi vinciamo”.
Eppure, ai piedi del panorama, è una città assai più indecifrabile – politicamente – quella che si prepara a ospitare l’ultimo duello.
Pierluigi Bersani torna il 21 febbraio nella piazza simbolo, il Plebiscito, dopo un’altra lunga tappa, mercoledì scorso.
Berlusconi arriva il 22 alla Mostra d’Oltremare per la “chiusura nazionale”, cartolina a suo modo storica, perchè l’ultimo comizio del Cavaliere alle politiche avrà lo sfondo del Vesuvio.
Stesso ring, tra il quartiere bene di Chiaia e le altre province, quello su cui si danno il cambio da giorni da Enrico Letta a Matteo Renzi, mentre lunedì piomba anche Angelino Alfano.
È la Campania che vale 29 seggi al Senato, di cui 16 alla coalizione che vince.
E che mai, come in questa stagione, presenta fattori di “rischio”: dall’exploit temuto del Movimento 5 Stelle a quello di Rivoluzione civile, nata proprio da una costola del movimento di Luigi de Magistris, agguerrito leader arancione ancorchè calato nei gradimenti, dopo un anno e mezzo da sindaco.
“Dobbiamo portare almeno 250 pullman per il Presidente, chiaro? Se mettemmo insieme 7mila militanti nel 2011, dobbiamo portarne 10 mila per il 22, chiaro?”.
Palma, già Guardasigilli e sottosegretario agli Interni, ha ripassato mestamente in queste ore gli exploit in Campania targati 2001 e 2006: undici anni fa, Forza Italia e An mettevano insieme il 48,06 per cento, il 48,66 nel 2006 come Pdl alla Camera.
Ma ora è un’impresa quasi impossibile tenere insieme il “sorpasso”, i tentativi di fronda messi in piedi contro Palma da Mara Carfagna con il governatore Stefano Caldoro, e soprattutto il grande vuoto cosentiniano che drena consensi dalle aree un tempo inespugnabili dell’hinterland. Per non dire delle lotte intestine e degli insulti pubblici che continuano ad arrivare dagli altri esclusi eccellenti, come i parlamentari uscenti Mario Landolfi e Gennaro Coronella, al centro di un clamoroso caso di commissariamento a Mondragone, storico feudo dell’uscente e inquisito Landolfi.
“Ma è uno scherzo e vogliamo coprirci di ridicolo a dieci giorni di distanza dal voto? – tuona il senatore Coronella – Oppure, se non lo è, qualcuno impedisca a Nitto Palma di continuare a fare danni in una regione che non è la sua e della quale, benchè coordinatore, resta un ospite: non gradito”.
Replica Palma: “Il commissariamento del Pdl di Mondragone è stato disposto dal segretario Alfano. Non comprendo, poi, la ragione per la quale il senatore Coronella, che, a leggere i giornali, dichiara di sponsorizzare la lista Grande Sud, continui ad interessarsi del Pdl”. E lo invita a “un più dignitoso silenzio”.
È a questo quadretto che si è appena aggiunto il silenzio e la fuga (ai cronisti) del candidato Luigi Cesaro, su cui pende ormai una richiesta di arresto, al vaglio dell’Ufficio Gip di Napoli da un anno, legata a presunte connivenze camorristiche.
Come dire: depennato un Cosentino, si fa avanti un Cesaro.
Facili bersagli, per la campagna di Ingroia e di Rivoluzione civile. “Non credo che escluso Cosentino, siano finiti quegli interessi, anzi. Perciò dico che la nostra proposta sarà apprezzata – è il pronostico di de Magistris – Se andassimo sotto il 4 per cento sarebbe una sconfitta. Un ottimo risultato sarebbe il 6 per cento. Dal 4 al 6, sarà un buon risultato”.
Ma va da sè che in Campania, e anche per il raggiungimento del quorum dell’8 per cento al Senato, “siamo fiduciosi”. “Andate e moltiplicatevi. A me e a de Magistris non ci divide nessuno”, gli fa eco Ingroia, nel suo ultimo tour a Napoli.
Viene anche a sanare l’aspro scontro avvenuto sulle candidature.
Il sindaco si era pubblicamente irritato per l’esclusione di una stimata professionista calabrese, sua amica.
“Siamo noi la vera alternativa alla destra degli impresentabili e dei condoni tombali, ma anche a Monti con cui vuole andare a sedersi il Pd”, ha assicurato Ingroia nella visita a Scampia.
“De Magistris è un bravo amministratore che si sta dando da fare, sennò non starebbe con noi”, dice l’ex pm.
Che in Campania punta anche sulla battaglia di Pomigliano e contende a Sel il voto operaio, mettendo in lista Antonio Di Luca, uno dei 19 operai diventati simbolo della lotta contro le discriminazioni in Fiat.
Ma Vendola appare in risalita a Napoli e schiera quarantenni di profilato impegno.
Come Gennaro Migliore, capolista al Senato per Sel.
“La Campania è una regione in bilico, prima ancora che per il numero di senatori, per l’abisso che si è spalancato di fronte alla popolazione – osserva – Sono campani la maggior parte dei 60mila ragazzi che non si iscriveranno all’università , lo sono i giovani disoccupati. Grazie ai tagli di Tremonti e di Monti mancano servizi essenziali: i bus, i treni, la sanità .
Invece Monti si affida all’usato insicuro dell’Udc, che qui sta con il governatore Caldoro a (s)governare la Regione, e Ingroia e de Magistris invocano complotti invece di affrontare i seri problemi di una grande città “.
Contro Ingroia e il “voto inutile”, vengono a tuonare sia Matteo Renzi, sia Enrico Letta. “I voti qui li ha de Magistris, non Ingroia: è il sindaco che mi fa paura. Ma io vi chiedo il voto disgiunto”, dice Letta ai campani.
E Renzi: “Ingroia vuole far perdere il Pd. Mentre la Campania è la regione delle opportunità per tracciare un futuro di sviluppo”.
Dietro le quinte, c’è anche un Pd molto critico con alcuni nomi “incongrui” delle liste.
Un caso su tutti: la ri-catapultata Luciana Pedoto, 12esima nella lista al Senato, deputata uscente e mai vista in Campania negli ultimi cinque anni.
Persino il governatore Stefano Caldoro deve ammetterlo: “Il Sud manca nell’agenda Monti, non c’è nel centrosinistra e ne parla molto poco anche il Pdl”.
Anche per questo Bersani e Berlusconi chiudono a Napoli. Un recupero in extremis.
Conchita Sannino
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 30th, 2013 Riccardo Fucile
“TRA TAGLI DEL GOVERNO E DELLA REGIONE, I FONDI PER PAGARE GLI STIPENDI, FARE MANUTENZIONE, PAGARE LE ASSICURAZIONI E COMPRARE IL GASOLIO, SI SONO RIDOTTI DEL 40%
Bus fermi stamani a Napoli per mancanza di gasolio: la quasi totalità degli autobus dell’Anm-Azienda Napoletana Mobilità , sono rimasti nei depositi perchè la società non è più in grado di garantire l’acquisto di carburante.
L’annuncio del blocco era stato postato ieri sulla pagina facebook e twitter dell’Azienda napoletana mobilità : “Il 30 gennaio mattina (oggi), per mancanza gasolio il servizio non sarà garantito #anm #napoli”.
Una comunicazione shock, che stamani si è puntualmente avverata ma i disagi per alcuni mezzi fermi o in pesante ritardo erano già cominciati ieri pomeriggio.
In città è scoppiato il caos.
Alcuni autobus – si apprende dalla stessa società – sono usciti per effettuare alcune corse, ma stanno rientrando nei depositi per esaurimento del gasolio nei serbatoi.
Il blocco praticamente totale dei servizi è spiegato dalla società che precisa come “dei 600 autobus che circolavano fino a pochi anni fa (2009) oggi ne circolano meno di 350 perchè – sottolinea – tra tagli governativi e regionali, i contributi che ANM riceve per pagare stipendi, contributi, fare manutenzione di mezzi ed impianti, pagare le assicurazioni, comprare il gasolio etc, si sono ridotti del 40%”.
Con questi tagli – scrive Anm sul proprio sito – è “ovvio che non è più possibile fare le cose che si facevano prima” per cui l’Azienda non è nella condizione di “assicurare più mezzi, manutenerli etc”. Non è questione di volontà o capacità – sottolinea – è questione di possibilità “.
Comunque, per la mattinata, è atteso un primo rifornimento di gasolio nei principali depositi.
La consegna – si apprende da un portavoce della stessa società – dovrebbe essere in grado di far riprendere il servizio alla maggior parte dei bus entro mezzogiorno.
Secondo i dati riferiti dall’Anm, gli autobus in servizio stamani sono stati in tutto una trentina rispetto ai 300 che normalmente circolano a Napoli: una ventina sono usciti dal deposito della zona orientale e una decina da quello di Garittone-Carlo Terzo.
Dopo aver garantito le corse delle prime ore della mattina – si apprende sempre dalla Anm – molti degli autobus sono rientrati per l’esaurimento del carburante.
Regolari – precisano all’Anm – sono stati i servizi sulla linea R2, una delle più utilizzate, e su quella per l’aeroporto.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 21st, 2013 Riccardo Fucile
NICOLA COSENTINO, ALFONSO PAPA, MARCO MILANESE, ANDREA LABOCCETTA, LUIGI CESARO: L’ACCORDO TRA I BIG NAPOLETANI GUIDATI DALL’EX COORDINATORE
Anche in queste ore, raccontano che il sistema stia funzionando alla perfezione. 
Sms, brevi telefonate, comunicazioni per aggiornarsi. Nessuno dei cinque ha vacillato. Per adesso.
E pure lo scorso venerdì mattina si sarebbero visti al solito «Bar del Porto» di Napoli, quello più defilato all’interno dell’area doganale, dove a pranzo ti fanno una veloce frittura di pesce da mangiare ai tavolini esterni.
Sempre loro cinque: Marco Milanese, Amedeo Laboccetta, Luigi «Giggino» Cesaro, Nicola Cosentino e Alfonso Papa.
Cinque nomi del Pdl sulla carta molto diversi, ma accomunati dal bollino, chi più chi meno, di incandidabili.
Tra alcuni di loro, però, c’è da tempo anche una discreta collaborazione.
Si dice, ad esempio, che Cosentino abbia ottenuto l’incarico di sottosegretario all’Economia (anche) grazie all’intermediazione di Milanese con l’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
E poi che Cosentino abbia «ricambiato» nominando Milanese commissario provinciale del partito ad Avellino.
Sarebbe poi stato sempre Milanese a iniziare a collaborare con Laboccetta, che a sua volta è legato a Papa dalla comune militanza «pro Agostino Cordova».
Ma l’«alleanza» così come è oggi è nata subito dopo la caduta di Nick Cosentino, segnata dalle sue dimissioni da coordinatore regionale e l’arrivo in Campania del commissario pdl Nitto Palma.
Nell’emergenza serviva un patto di mutuo soccorso: è nato il patto del «Bar del Porto».
I cinque si videro proprio lì la prima volta per definire la strategia di difesa e cercare di non essere spazzati via dal nuovo corso del partito.
L’unione fa la forza, dicevano i 3 moschettieri. E i cinque ci hanno creduto.
Il luogo? Non è stato scelto a caso. Ci puoi arrivare tranquillamente senza nemmeno passare dalla città , appena usciti dalla tangenziale, e lontano da occhi indiscreti.
È lì che il patto, nel corso di questi mesi, si è consolidato e aggiornato sulle vicende politico-giudiziarie di ogni componente.
E si è reciprocamente aiutato.
Seguendo un solo principio: se cade uno cadono tutti.
Se lo ripetono come un mantra anche in queste ore, in cui i loro nomi vengono indicati come un’onta per il Pdl.
Tra i detrattori, non è un mistero, figura il governatore della Campania Stefano Caldoro.
Apparterrebbe ai suoi fedelissimi il copyright di «lista Terzigno», dal nome della famosa discarica, usato per definire la lista con i cinque «incandidabili».
E sempre lui, in questi giorni, ha lanciato messaggi molto chiari a Berlusconi e Alfano per spingerli a creare liste senza indagati.
Avvisando: «Non starò fermo e muto».
In suo soccorso è sceso ieri poi don Luigi Merola, il prete anticamorra (potenziale candidato del Pdl), ma che ieri ha lanciato l’allarme: «Berlusconi dovrebbe ascoltare Caldoro, che per me è l’unica persona pulita in Campania. Se lo facesse partecipare alla scelta dei candidati farebbe cosa gradita ai napoletani onesti e perbene».
Un segnale che, comunque vada, la scelta di Berlusconi peserà sul futuro del governatore campano e su quello dei caldoriani.
Ma in queste ore i Cinque non ci stanno e fanno quadrato rispetto alle critiche. Attivando un braccio di ferro inaspettato con l’ex premier.
Che mentre ieri incassava il passo indietro di Marcello Dell’Utri, si sentiva rispondere «no grazie» da Alfonso Papa.
Nel silenzio, invece, di Milanese, Cosentino e Cesaro. Silenzio ufficiale.
Perchè dietro le quinte i tre, così come Papa e Laboccetta, si stanno battendo all’unisono per strappare una candidatura.
Spalleggiandosi a vicenda.
Mettendo persino in dubbio l’esistenza del famoso sondaggio Ghisleri (il Pdl sotto di due punti con loro in corsa). Ma consapevoli che il destino di uno, in queste ore più che mai, è legato a quello degli altri quattro.
Con Cosentino testa di serie. Cosentino che non si muove più da Palazzo Grazioli, e che grazie a Verdini e alla sua segretaria, la potente Luciana Scalzi, riesce ad avere accesso alla stanza dell’ex premier.
Un assedio in piena regola, dall’evoluzione imprevedibile.
Un capitolo a parte merita poi Cesaro: ex presidente della Provincia di Napoli, dei cinque, sembra essere quello che ha più chance di essere candidato.
Su di lui pesano soprattutto i 15 anni di anzianità , ma è un amministratore… Dunque più presentabile.
E però, nell’incertezza, Giggino ‘a purpetta avrebbe provato a percorrere anche la strada della «candidatura alternativa», quella del figlio Armando, 30 anni, primi passi nella Giovane Italia, un blog personale, impegnato nelle aziende di famiglia.
Un «sacrificio», secondo Cesaro. Secondo Armando non più necessario: «Non ho nemmeno il certificato elettorale. Non mi candido. Sono giovane, posso aspettare. Ma a Berlusconi voglio dire una cosa: tutti andrebbero candidati fino al terzo grado di giudizio. Quanto a Cosentino, lo candiderei. È una vittima della stampa».
Angela Frenda
(da “il Corriere della Sera“)
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Gennaio 1st, 2013 Riccardo Fucile
POCHI AUTOBUS, TRENI A SINGHIOZZO, SANITA’ IN CRISI
Provate a essere napoletani per un giorno.
Non turisti di passaggio tra i pastori di San Gregorio Armeno, la pizza ai Tribunali, il lungomare liberato (dalle auto) e la Cappella del Principe di San Severo con la meraviglia del Cristo velato.
Proprio napoletani napoletani.
Di quelli che la mattina si svegliano, escono per andare a lavorare e vorrebbero andarci con i mezzi pubblici, se hanno un problema di salute vorrebbero usufruire del Servizio sanitario nazionale non solo in ospedale ma anche nei centri convenzionati, se prendono l’auto – per la quale pagano l’assicurazione più alta d’Italia – vorrebbero poter avere un’idea di quanto tempo impiegheranno per arrivare a destinazione, e se si scatena un temporale (in inverno capita) vorrebbero poter aprire l’ombrello o azionare i tergicristalli e basta, non ritrovarsi al centro di un’emergenza da protezione civile.
D’accordo, se siete napoletani avete già pagato un prezzo altissimo per resistere quando la città era invasa dalla spazzatura, e certo non è piacevole – in particolare per quelli che ci abitano, ma anche per tutti gli altri – sapere che in un quartiere ci sono due bande che si ammazzano come fossero a Bogotà , e chi ci capita in mezzo peggio per lui.
Ma se proverete a essere napoletani per un giorno scoprirete che rifiuti e camorra sono due piaghe – una forse superata o forse no, l’altra sicuramente no – ma non le uniche. Oggi Napoli è una città dove aleggia un’ombra di Grecia imminente che fa paura. Dove ci sono intere categorie di lavoratori impiegati nel trasporto pubblico che a dicembre non hanno preso stipendi nè tredicesime, dove le manifestazioni dei disoccupati sono quotidiane e ogni giorno in piazza si vede uno striscione nuovo, e dove servizi essenziali, come proprio i trasporti ma anche l’assistenza sanitaria non sono mai stati così negati.
I collegamenti tra la città e la provincia sono ormai poco più che un ricordo.
I treni di Cumana e Circumflegrea non possono più garantire una tabella oraria perchè le agitazioni dei lavoratori senza stipendio sono improvvise e ripetute.
Gli autobus che svolgono lo stesso servizio tra città e paesi limitrofi faticano a uscire dai depositi perchè non ci sono i soldi per i rifornimenti di gasolio o per riparare i mezzi che si guastano.
Tutto è iniziato con il fallimento dell’Eavbus, la società che gestiva il trasporto regionale.
Da lì la situazione è precipitata, nonostante in Regione si stia lavorando per cercare di trovare una soluzione.
Ma soldi non ce ne sono, e le banche, con i debiti insoluti che la società si è portata dietro nel fallimento, certo non intervengono.
Non va meglio nelle cose che riguardano il Comune. Che pure soldi in cassa non ne ha.
E allora se all’improvviso sabato sera si spengono tutte le luci del centro, compresi lungomare e cosiddette vie dello shopping, sarà pur vero che si è trattato di un guasto tecnico, come fanno sapere da Palazzo San Giacomo, ma il dubbio che ci sia dell’altro rimane, visto che la società che garantisce l’illuminazione, la francese Citelum, avanza 40 milioni di euro e il 6 novembre scorso fece sapere che certo ormai Napoli cominciava a rischiare di restare al buio, e il periodo più critico sarebbe stato proprio quello di fine anno.
Un fine anno, tra l’altro, sotto tono, perchè, sempre per mancanza di fondi, non è stata organizzata la tradizionale festa in piazza del Plebiscito.
I napoletani se ne faranno una ragione, magari, però, avrebbero voluto che almeno l’annunciata riparazione delle strade devastate da buche e rattoppi peggiori delle buche fosse andata avanti. Invece è partita e si è fermata.
E allora che resta?
Sicuramente il diritto alla salute, direte voi che forse a questo punto non avrete più tanta voglia di provare a essere napoletani per un giorno. In realtà anche l’assistenza sanitaria non è più uguale per tutti.
Perchè i centri medici e diagnostici non effettuano più prestazioni in convenzione con il Ssn.
Hanno accumulato crediti con la Regione talmente alti che ora prescrizioni di Asl e medici di base non ne accettano più.
Chi ha bisogno di un esame deve pagarlo, altrimenti può provare a prenotarsi in ospedale.
E se volete provare a essere napoletani e prenotarvi per un esame in ospedale, non vi basterà più esserlo per un giorno, e nemmeno per una settimana o un mese.
Diciamo da sei mesi a un anno.
Fulvio Bufi
(da “il Corriere della Sera”)
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