Luglio 18th, 2017 Riccardo Fucile
IL GIORNALE INGLESE INSERISCE LA CITTA’ PARTENOPEA NELLA MAPPA DELLE CITTA’ BORDERLINE TRA RAQQA, CARACAS, MOGADISCIO, GROZNY E SAN PEDRO SULA
Napoli inserita tra i «most dangerous corners of Earth», i posti più pericolosi del pianeta. 
È l’inglese The Sun – con tanto di infografica – a piazzare la città del Golfo sulla poco felice mappa mondiale del crimine con tanto di simbolino rosso degli omicidi e verde della droga.
Le altre città , tutte non europee, incluse sulla «cartina» sono Raqqa, Caracas, Groszny, Mogadiscio, St. Louis, Kiev, Perth, Karachi, e San Pedro Sula.
Per il tabloid il capoluogo campano primeggia in negativo sul continente europeo.
È possibile che l’estensore dell’articolo, dimenticando tutto il resto, abbia occhieggiato solo il dato locale sui morti ammazzati. In Italia, e in Europa, in effetti è il più alto. Da qui l’impietosa maglia nera.
«A Napoli è di casa la camorra», ormai indicata dai giornalisti internazionali col suo nome proprio e non più neapolitan mafia, come accadeva fino ad alcuni anni fa (e il boom mondiale di Gomorra c’entra qualcosa).
I clan partenopei – scrive il Sun -si uniscono nel Sistema («known as ‘O Sistema, The System») e si distinguono da altri consessi mafiosi italiani per l’assenza di gerarchie nell’organizzazione, «hierarchical organisation», quindi di veri boss al vertice.
Le gang, spesso baby, «crews of kids as young as 12», composte da dodicenni, compiono ogni giorno atti di microcriminalità .
Il finale non è dei più allegri, e certamente travisato: «La città gode di una reputazione talmente brutta in Italia che la frase ‘go to Naples’ si accosta a “go to the hell’, andare all’inferno’».
(da “il Corriere della Sera”)
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Maggio 29th, 2017 Riccardo Fucile
IL CALCIO E’ UN GIOCO NAZIONAL-POPOLARE, TRASMETTE VALORI MA ASSORBE ANCHE IL PEGGIO DELLA SOCIETA’… DA NAPOLETANO NON MI PRESTO AL GIOCO: PER QUESTO SABATO TIFERO’ JUVENTUS, ITALIA
Il gioco del calcio è spesso vituperato. Alcuni lo guardano dall’alto verso il basso perdendosi il senso di un’alchimia collettiva che, allorquando sorretta da una precisa strategia di gioco, diventa una sorta di regola “matematica emozionalmente orientata”.
Lo so: “detta così”, potrebbe fare addirittura sorridere.
Eppure, piaccia oppure no, questo gioco esalta le virtù ma anche la pochezza di una considerevole parte del nostro (essere) popolo. Anzi, ne è quasi lo specchio.
Uno specchio molto spesso triste, gretto, disarmante e vergognoso nel quale ci appare l’immagine dell’incapacità . Quella nella quale, l’applauso che si dovrebbe tributare al rivale più forte, si frantuma cedendo il passo alle più becere forme di campanilismo, diventando razzismo, odio e contrapposizione feroce, sia verbale che fisica
Anche ieri, a Genova, nella gara contro la Sampdoria, i tifosi avversari (quelli “blucerchiati”, tanto per intenderci) hanno inneggiato al Vesuvio affinchè ci “lavi (il riferimento è noi Napoletani) col fuoco (della lava)”
Per quanto siano davvero brutte certe frasi, nulla di davvero sconvolgente, però: il clima pseudo-culturale complessivo del nostro Paese è questo.
Le contrapposizioni, qualunque esse siano, dal calcio alla politica, dalla retorica di contesto al ragionamento ampiamente inteso, è quasi sempre gretto, superficiale, di basso profilo, privo di spessore culturale autentico. Senza qualità …
Guelfi contro ghibellini. Bianchi contro neri. Rossi contro neri. Sedicenti “onestesi” contro tutti gli altri.
Se cerchi di elevare il ragionamento ti considerano fuori dal mondo. Ti accusano di essere pseudo-elitario, di non capire “una mazza”. Di essere un traditore della storia e della “Patria”.
Se ti pieghi alle becere ragioni “dei più”, però, allora sei proprio tu a “diventare il nulla”. Non sei più uomo. Diventi il pagliaccio di turno
Il nostro è un Paese prevalentemente razzista, diviso, divisivo e assurdamente ripiegato su se stesso. Una realtà provincialotta travestita dal potere d’imperio di quello che dovrebbe essere lo Stato; uno Stato, peraltro, molto, ma molto lontano, nella realtà delle cose, dalle sue reali potenzialità .
Da Napoletano mi fa sempre male sentire quei cori. Mi fa sempre soffrire vedere così tanto odio. Mi disarma sempre di più constatare così tanta avversione. Per carità : noi Napoletani avremo le nostre “colpe”. Ma il resto del Paese non mi sembra (poi) così tanto migliore.
Comunque sia, mi auguro che il Vesuvio continui sempre a riposare: la “nostra politica”, sia quella locale che quella nazionale, non è mai stata davvero all’altezza di prevenire i futuri, possibili perigli connessi ai fenomeni eruttivi. Sarebbe una tragedia autentica. Drammatica. Devastante.
Ma questa è soltanto la premessa…
Sono anni che propugniamo “l’utopia” del merito. Sono anni che proviamo ad immaginare un Paese capace di premiare l’altrui grandezza e le altrui qualità e capacità .
Sono anni che sogniamo… Già , i sogni. Quei “maledetti” sogni… Quelle spinte ideali travolte dal sempre più diffuso becerume di concetto e dalla sterilità delle anime.
Da una sorta di socialismo reale che, nel massimizzare le coscienze, sembra schiacciarle (quasi tutte) sempre di più verso il basso. Ma colpa anche dello speudo-liberismo da salotto. Quello dei “borghesi” dal sedicente piglio professorale. Quello degli incapaci di saper comunicare, finanche con se stessi.
Il calcio sarà anche un gioco, ma è un gioco nazional-popolare. Trasmette valori. Molti altri li assorbe.
E allora, forse, dovremmo essere “meno aristocratici”, meno “borghesi”, meno coglioni e prestare molta più attenzione, gestendolo meglio, perchè l’amore per una maglia non può (e non dovrà mai) diventare motivo di odio verso un altro uomo, verso l’avversario. Non ha senso. E’ cosa triste “assaje”
Nella realtà cosmica, non sarò nessuno. Giusto un “ometto” tra milioni di uomini. Giusto un Napoletano tra milioni di Napoletani.
Giusto un sognatore tra milioni di sognatori. Nessuna presunzione. Nessuna arroganza. Nessuna “verità rivelata” posseduta…. Soltanto (la) voglia di contribuire, coi “miei versi”, alla bellezza dello “spettacolo” del ragionamento. Almeno quella di provarci. Immagino che non ci sia proprio nulla di male, in proposito..
Provo a scrivere il primo capitolo allora (anche se, molto probabilmente, sarà il millesimo)…
Sabato prossimo si giocherà Juventus — Real Madrid. Volevo tifare Real, e non per campanilismo, ma per effetto di ammirazione calcistica nei confronti di Ronaldo, il più grande calciatore del mondo. Beh, ho cambiato idea. Per quanto possa contare, tiferò per la Juventus. Tiferò per la squadra più forte d’Italia. E lo farò applaudendo. Lo farò con quegli stessi applausi che vorrei sentire, scroscianti, a favore degli “scugnizzi di Sarri” tutte le volte in cui, in giro per l’Italia, vanno a fare spettacolo, stravincendo.
La “natura” — ma dire “becerume di concetto” sarebbe molto più corretto — consiglierei di lasciarla perdere.
Forse, a fare gli uomini, potremmo davvero riuscirci. Volendo, saremmo ancora in tempo, per dirla “alla Totò”…
Salvatore Castello
Right BLU – Le Destra liberale
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Aprile 18th, 2017 Riccardo Fucile
IL COMUNE VARA UN FORUM PER LE SEGNALAZIONI SULLE OFFESE CONTRO NAPOLI, CHIEDENDO PRECISAZIONI E RETTIFICHE E AVVIANDO ANCHE AZIONI LEGALI
Attenti a parlare male di Napoli e dei napoletani perchè si rischia una querela da parte del Comune. 
Se, infatti, qualcuno esprimerà un giudizio che lede, diffama, offende la città rischia di essere segnalato allo sportello online Difendi la città .
Il punto di partenza è questo e lo si legge sul sito del Comune: “Da tempo ma sempre più spesso si assiste ad una narrazione distorta e a volte diffamatoria della città di Napoli rendendola oggetto di pregiudizi, stereotipi e dannose generalizzazioni”.
Da qui l’idea dello sportello: “Per raccogliere le segnalazioni dei cittadini napoletani relative alle offese contro Napoli, chiedendo attraverso gli uffici comunali interessati precisazioni ed apposita rettifica ma eventualmente avviando, previa attenta valutazione dell’Avvocatura comunale, iniziative legali per tutelare la dignità del territorio, l’immagine e la reputazione della città di Napoli e del popolo partenopeo”.
E così basterà compilare un form con i propri dati, le informazioni sulla offesa e anche con le ‘prove’ come screenshot della pagina web o del profilo social, foto del giornale. L’ultimo caso che ha destato le ire del sindaco ha visto protagonista il sindaco di Cantù che su Facebook ha definito Napoli la fogna d’Italia.
Contro di lui è partita una querela ed ora lo stesso provvedimento potrebbe essere preso anche nei confronti di tanti altri perchè il principio di base è questo: basta offendere Napoli e i napoletani.
Lo sportello ‘Difendi la città ” fa parte del progetto Napoli città autonoma.
“Vuole essere una contro narrazione costante — spiega Flavia Sorrentino, delegata del sindaco per l’autonomia della città — saranno affisse delle locandine anche in collaborazione con l’ANM. Noi vogliamo difendere e tutelare il diritto della città ad essere rispettata”.
Un provvedimento, quello della querela, che potrebbe aiutare la città anche da un altro punto di vista.
La richiesta di risarcimento danni verrà infatti destinata a migliorare l’arredo, il decoro, la qualità dei servizi della città .
Piccola curiosità : e se invece l’offesa non dovesse rivelarsi come tale e il giudice condannasse a risarcimenti spese vari il Comune, chi pagherebbe?
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 31st, 2017 Riccardo Fucile
“IL QUESTORE HA DETTO CHE DE MAGISTRIS GOVERNA COME UN PAZZO”… IN SERATA LA RETROMARCIA, NESSUNO HA DETTO NULLA
Un fuorionda che racconta la guerra politica e istituzionale all’ombra del Vesuvio tra il sindaco
Masaniello e il Governatore sceriffo.
OmniNapoli ha pubblicato un video in cui il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca parla con Leonardo Impegno, deputato e dirigente del Pd campano: nella conversazione catturata dalla telecamera l’ex sindaco di Salerno riferisce che il neo questore di Napoli De Iesu gli avrebbe detto: “La città non è cambiata affatto, anzi è peggiorata e questo (riferendosi al sindaco) ha governato come un pazzo”Il questore di Napoli a De Luca
Lo scontro politico tra le due maggiori cariche istituzionali locali va avanti da tempo. Ma, in questo caso, la gaffe di De Luca, beccato mentre dava conto di un colloquio privato con il questore di Napoli, rende l’immagine plastica della contesa sotterranea nella città partenopea.
E il governatore, che ha tutta l’aria di istruire il collega di partito Impegno, fa un passo avanti, facendosi promotore di una strategia d’attacco nei confronti di De Magistris: “Scegliamo 4 o 5 cose come punti di attacco, dobbiamo insistere in maniera ossessiva”.
Il governatore riferisce poi di aver parlato con un altro esponente del Pd alla città metropolitana: “A quell’altro ho detto ‘Voi dovete assumere una posizione chiara. Noi siamo all’opposizione, voteremo tutti i provvedimenti nell’interesse del territorio. Dopodichè vogliamo sapere su 4,5 aree territoriali che cazzo di programmi hai”.
“Non posso credere a quello che ho visto e sentito. Attendo e spero che in serata arrivi una dichiarazione del Questore di Napoli”, ha commentato De Magistris dopo la diffusione delle immagini. De Magistris non nasconde che dietro questo colloquio ci possa essere uno scostamento dai ruoli ricoperti tanto da De Luca quanto da De Iesu. Quest’ultimo, in serata, ha commentato smentendo le affermazioni del Governatore: “Nel corso dell’incontro non ho evidenziato considerazioni negative sulla gestione amministrativa e politica del Comune consapevole delle difficoltà di amministrare una città complessa, anche dal punto di vista degli aspetti di criminalità ancora persistenti, e per la circostanza che per dieci anni sono stato assente dal territorio”, ha detto il questore aggiungendo di aver espresso rammarico per “per la mancata solidarietà offerta dall’amministrazione comunale in favore dei 27 agenti delle forze dell’ordine coinvolti negli incidenti” dell’11 marzo a Fuorigrotta, per la visita di Matteo Salvini a Napoli.
“Non posso credere – ha precisato De Magistris a margine del Consiglio comunale – che il Questore di Napoli abbia riferito al presidente della Regione, in un incontro istituzionale, quelle cose sul sindaco di Napoli. Non tanto – ha evidenziato il sindaco – in merito al giudizio sulla città che potrebbe essere personale, ma quando fa un passaggio dicendo che avrei governato come un pazzo”.
“Quanto ho sentito – prosegue il sindaco – conferma quello che abbiamo sempre detto rispetto al profilo assolutamente non istituzionale del presidente De Luca”.
De Magistris definisce “ossessivo” il modo in cui, nel video, il presidente della Regione dice a Impegno “dobbiamo individuare dei punti per colpire e attaccare”.
Dopo la smentita di De Iesu è arrivata anche quella di De Luca: “Sento l’obbligo di precisare che nella conversazione avuta nella giornata di martedì scorso con il questore nessun riferimento è stato fatto nei confronti di alti livelli istituzionali o politici. Vi è stato uno scambio di opinioni sulle condizioni oggettive relative ai problemi della sicurezza nei territori”.
Già a febbraio scorso il sindaco De Magistris aveva già lasciato intendere che i rapporti con Palazzo Santa Lucia non erano idilliaci: “In questo periodo c’e’ un po’ di allergia del presidente De Luca quando mi vede, ma noi vogliamo cooperare con il Governo nazionale cosi’ come con il Governo regionale”.
Sia De Luca che De Iesu hanno quindi corretto il tiro sull’argomento al centro del colloquio.
Ma la guerra di potere nel golfo partenopeo è ormai sotto gli occhi di tutti.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2017 Riccardo Fucile
BUFERA SU DE MAGISTRIS, MA IL PROBLEMA E’ CHE UNA LEGGE REGIONALE DEL 1997 NON ESCLUDE DALLA ASSEGNAZIONE GLI INDAGATI O I CONDANNATI… SE NON LA SI CAMBIA CHI VIENE ESCLUSO POTREBBE VINCERE IL RICORSO
Nuova bufera sul sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. La storia l’ha tirata fuori il quotidiano napoletano il Mattino: tre alloggi popolari di Scampia sono stati assegnati a famiglie di persone sotto inchiesta per «reati associativi», tra cui quella di Davide Francescone, accusato di essere uno degli assassini di Antonio Landieri, vittima innocente della faida nel quartiere.
Il governo è intervenuto subito per esortare il comune di Napoli a fare un passo indietro. In particolare, ci ha pensato il ministro per il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti.
Come riporta il Corriere della Sera, il ministro è entrato nel merito:
“Il parere dell’Avvocatura del Comune di Napoli che ha consentito l’assegnazione di alloggi popolari a famiglie di camorristi – attacca il ministro – appare a dir poco formalistica. In questo caso il buon senso ci dice che chi si è macchiato di crimini di camorra non può passare avanti ai cittadini onesti in una graduatoria pubblica. Il Comune trovi il modo per riallineare l’interpretazione delle regole. Uno dei nostri obiettivi è abbattere le Vele di Scampia. Il governo fa quello che deve fare per i napoletani, lo faccia anche il sindaco”.
Il Comune però sembra non voler fare un passo indietro, nascondendosi dietro un’interpretazione a dir poco formalistica della legge:
“Abbiamo semplicemente applicato una legge regionale del 1997 – spiega Fabio Ferrari, avvocato del Comune di Napoli – che non esclude dalle assegnazioni nemmeno gli indagati o i condannati per camorra. Ci siamo limitati a fornire un parere non vincolante”
E il sindaco? Si difende così:
“Gli uffici comunali hanno svolto un lavoro che è entrato nella storia di questa città , per consentire l’abbattimento delle Vele abbiamo assegnato alloggi a 188 famiglie. Siamo una casa di vetro. Andiamo orgogliosi del fatto che in un contesto difficile e con leggi complicate abbiamo gestito in piena trasparenza e correttezza le assegnazioni”
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 13th, 2017 Riccardo Fucile
MARIA TERESA DOLCE, DOCENTE DI DIRITTO: “IO C’ERO E POSSO GARANTIRE CHE QUEI VIOLENTI ERANO ESTRANEI AL CORTEO, CI SONO STATE INFILTRAZIONI ESTERNE, POTEVANO ESSERE FERMATI MA NON E’ STATO FATTO”
Di Maria Teresa Dolce, moglie del sindaco di Napoli Luigi de Magistris, e presenza a sorpresa nel
corteo di sabato contro Salvini, fino a oggi si è sempre parlato e saputo pochissimo, nè lei ha mai fatto nulla per conquistarsi la scena mediatica.
Un paio di interviste – una al Mattino, confluita poi in un libro di Maria Chiara Aulisio, e una a Vanity Fair — sempre in qualità di moglie.
E poi una polemica con il sito Dagospia, che adombrava una corsia preferenziale quando lei ottenne la cattedra di Diritto (incarico di ruolo) in una scuola superiore di Napoli («Ero informata di tentativi di trovare qualcosa di losco nella mia vicenda professionale, come del resto fanno da anni nelle nostre vite. Non trovate niente. Potete solo fare allusioni ed insinuazioni»).
Per il resto solo qualche foto durante le feste in occasione delle due elezioni del marito e nient’altro.
Fuori dai riflettori
È solo per questo che sorprende che sabato abbia scelto di partecipare al corteo, come almeno altre cinquemila persone estranee agli scontri e alla violenza: perchè lei in passato aveva sempre preferito stare fuori dagli appuntamenti politici.
Ora però qualcosa è cambiato. Maria Teresa Dolce non è più solo la professoressa che a Catanzaro, quando ancora faceva pratica in uno studio legale, conobbe l’allora pm Luigi de Magistris, se ne innamorò e poi lo sposò nel 1998 a Soverato, e infine lo seguì a Napoli dopo la sua elezione a sindaco.
Oggi Maria Teresa Dolce è una aderente all’associazione e futuro movimento politico DemA, di cui sabato era la rappresentante al corteo.
Assente il sindaco, assente suo fratello Claudio, che di DemA è il segretario, c’era lei. Che, come gli assessori e la gran parte dei consiglieri comunali che pure hanno sfilato per le strade di Fuorigrotta, si è allontanata prima che la manifestazione fosse travolta dalla violenza di un gruppo piccolo ma molto agguerrito e attrezzato.
«Black bloc estranei al corteo»
Lei dalla sua pagina Facebook attacca quel gruppo ma anche altri, evidentemente i responsabili dell’ordine pubblico: «Corteo pacifico, i black bloc li abbiamo visti e non erano nel corteo. Potevano essere fermati prima che si infiltrassero. Perchè non è stato fatto? Sempre la stessa storia, ma non provate a stravolgere la Storia: il corteo non era violento e, se lo è diventato, è stato per infiltrazioni esterne. Questi sono i fatti, io c’ero».
Lei c’era e, giustamente, difende il diritto di esserci.
Ma anche il (presunto) diritto di non volere che ci fosse Salvini: «La libertà di manifestazione del pensiero è tutelata dall’ art. 21 della Costituzione Repubblicana, certamente, ma con dei limiti. È giusto che nel nostro Paese si possa ridere del diritto alla vita altrui, solo perchè di colore della pelle diverso? È giusto non rispettare la dignità della persona umana? Per me no».
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 12th, 2017 Riccardo Fucile
E COME SALVINI HA APPOGGIATO IL CANDIDATO DI FDI ANCHE QUESTO E’ CROLLATO ALL’1,2%…. INVECE CHE ANDARSI A NASCONDERE, SALVINI E LA MELONI OGGI CHIEDONO LE DIMISSIONI DI CHI HA PRESO IL 66,85%, OVVIAMENTE IN NOME DELLA DEMOCRAZIA ALLA MINNITI
Leggiamo che Salvini e la Meloni oggi chiedono le dimissioni del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris,
facendo finta di non sapere chi è il vero responsabile degli incidenti scaturiti a Napoli per aver voluto imporre la presenza di un indesiderato nella struttura della Mostra d’Oltremare, con truppe cammellate al seguito.
Ma è divertente ricordare quanto contino Salvini e la Meloni a Napoli: il povero Lettieri, candidato sindaco indipendente ma vicino a Forza Italia, ne sa qualcosa.
Il 21 marzo dell’anno scorso, a ridosso delle elezioni comunali, ReteNews24 rivelava i doppi giochi di Salvini che un giorno dichiarava di appoggiare Lettieri e un altro il candidato di Fratelli d’Italia Taglialatela, in rottura con la coalizione di centrodestra.
Salvini ha chiesto a Gianluca Cantalamessa, referente della Lega Nord a Napoli, di ritirare l’appoggio a Lettieri e convergere sul candidato di Fratelli di Italia, Marcello Taglialatela. Lettieri ha allertato, di corsa, il sondaggista di fiducia per verificare l’impatto sulla coalizione dell’addio di “Noi con Salvini”. Retenews24 è in possesso del risultato: il sondaggio, riservato, assegnerebbe alla lista “Noi con Salvini” a Napoli una percentuale tra l’1.1 1.2% ma farebbe perdere all’intera coalizione il 2,6 % dei consensi per l’avversione dei napoletani verso Salvini. Il saldo elettorale sarebbe, dunque, negativo per la coalizione che sostiene Lettieri pronto a mollare “Noi con Salvini”.
A quel punto Lettieri, stanco dei voltafaccia, disse no all’appoggio di Noi con Salvini e la zecca padana diede disposizione di appoggiare, senza neanche presentare una propria lista nel timore di farsi contare, il candidato di Fratelli d’Italia.
E fu il bacio della morte.
Taglialatela raccolse un ridicolo 1,2% , una delle percentuali più infime che Fdi ha preso alle amministrative in tutta Italia.
Oggi Salvini e la Meloni (che uniti a Napoli rappresentano 1,2%) chiedono le dimissioni di Luigi De Magistris che ha raccolto “appena” il 66,85% dei consensi tra i napoletani.
Ovviamente in nome della democrazia alla Minniti.
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Marzo 11th, 2017 Riccardo Fucile
“SALVINI POTEVA FARE LA SUA PROPAGANDA RAZZISTA IN UNO SPAZIO PRIVATO, NON IN UN POSTO RICONDUCIBILE ALL’AMMINISTRAZIONE”
Intorno alla vicenda Salvini alla fine a Napoli è stata guerriglia urbana. 
“Vorrei riproporre – dice all’ANSA il sindaco Luigi de Magistris – le immagini del corteo: un fiume di diecimila persone che partecipavano ad una manifestazione pacifica, dove prevalevano unicamente l’orgoglio dei napoletani, l’ironia e il forte contenuto politico dell’iniziativa. Le immagini finali feriscono la potenza politica di quella manifestazione, dagli alti contenuti democratici. Prendo le distanze dai violenti che non incarnano lo spirito autentico, pacifico, della città che io rappresento”.
Di chi le responsabilità ?
“Di chi ostinatamente non ha voluto ascoltare il messaggio di buon senso del sindaco e dell’amministrazione. Noi non abbiamo mai detto ‘no Salvini a Napoli’. Il sindaco ha semplicemente espresso la contrarietà ad un’iniziativa assolutamente inopportuna: la presenza alla Mostra d’Oltremare, in un luogo dell’amministrazione o comunque riconducibile all’amministrazione, di un esponente politico, Salvini appunto, che si è distinto per atteggiamenti xenofobi e razzisti. E che, all’insegna dello slogan ‘Napoli colera’, ha fatto della sua vita politica un atto di fede contro Napoli e il sud. Ma qualcuno non ha voluto sentire ed ha alzato a dismisura il livello dello scontro. Salvini avrebbe potuto benissimo essere a Napoli e fare la sua propaganda politica xenofoba e razzista in un altro luogo privato, non riconducibile all’amministrazione. Non ci sarebbe stata l’imposizione nei miei confronti, che ho solo difeso la città “.
E’ scontro ora tra Lei e lo Stato?
“A Napoli io sono il sindaco, dunque sono lo Stato. Approvo le scelte opportune, critico quelle sbagliate, come quella del ministro Minniti, che ha voluto imporre Salvini alla Mostra d’Oltremare. Per me parlano i miei trascorsi di non violento, di magistrato, di napoletano orgoglioso di esserlo e al servizio della gente. Proprio per questo anche oggi, come sempre, prendo le distanze da ogni forma di violenza. Napoli ha mille problemi e non aveva proprio bisogno di queste tensioni”.
Perchè non ha partecipato al corteo?
“Non era il corteo del sindaco. Era stato indetto da pezzi della città vera, ed è stato un corteo molto bello. Fino a quando episodi violenti hanno sporcato la forza politica di quell’iniziativa. E’ assolutamente necessario distinguere tra i veri napoletani e i violenti che nulla a che fare con Napoli e la sua storia”.
Sindaco, si sente un po’ responsabile?
“Assolutamente no. Io fin dal primo momento ho avuto parole chiare e nette, e la mia storia non può essere messa in discussione. La responsabilità per quello che è accaduto va cercata in chi, forse non senza motivo, ha voluto alzare il livello dello scontro”.
Ha sentito il ministro Minniti?
“Oggi no”.
Ieri?
“Mi fermo qui…”.
(da agenzie)
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Marzo 11th, 2017 Riccardo Fucile
IL MIRACOLO TUTTO IN FAMIGLIA: IL MINISTRO DEGLI INTERNI EX PCI RIESCE A MANGANELLARE ESTREMISTI DI SINISTRA PER REGGERE IL MOCCOLO A UN EX COMUNISTA PADANO… LA FATTURA DEI DANNI MANDATELI AL VIMINALE
Guerriglia urbana a Napoli ma poteva andare peggio. 
Un intero quartiere, Fuorigrotta, sotto assedio, con la polizia armata agli incroci stradali e manifestanti incappucciati che tentano ripetuti assalti. Salvini parla all’interno del Palacongessi davanti a 800 simpatizzanti cammellati da fuori regione e nella città la tensione è altissima.
Tutto parte intorno alle 17 con due bombe carta lanciate vicino al commissariato di polizia di Fuorigrotta. Due esplosioni e la situazione precipita velocemente.
Gli agenti in assetto anti-sommossa presidiano l’ingresso di Viale Kennedy e le altre vie laterali che portano alla Mostra d’ Oltremare a Napoli dove è in corso il comizio del leader della Lega Nord.
I manifestanti arrivano e partono i lanci di pietre e petardi contro in cordone di forze dell’ordine. Il corteo viene spinto verso piazzale Tecchio e davanti la stazione dei Campi Flegrei.
La polizia risponde con un fitto lancio di lacrimogeni. Partono anche gli idranti contro i contestatori, che continuano a bersagliare i poliziotti con petardi e bombe carta.
I manifestanti indossano le maschere di pulcinella, rovesciano cassonetti, lanciano molotov. Alcuni sono armati di bastoni, potrebbero essere componenti del tifo ultrà . La polizia cerca di contenerli su più fronti. Intanto l’incitamento a sfondare il cordone arriva anche via megafono ed è un continuo susseguirsi di sassaiole, corse contro le forze dell’ordine e risposte con un idrante nel tentativo di disperdere la folla.
Gli scontri si moltiplicano. Violente frizioni anche in via Giulio Cesare. Terrore tra la gente che cerca rifugio nei palazzi circostanti. I negozianti abbassano le saracinesche.
Un’ora di assalti e cariche. Poi la tregua. Alle 18 sembra tornare la calma.
Le strade rimangono ricoperte di cocci di bottiglie infrante, cassonetti dei rifiuti rovesciati, segnali stradali divelti, immondizia data alle fiamme e pozzanghere d’acqua (laddove sono intervenuti gli idranti) .
La rappresentazione in famiglia è finita.
(da agenzie)
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