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LA CAMERA ASSUME E AUMENTA LE SPESE

Agosto 7th, 2018 Riccardo Fucile

AUMENTANO I COLLABORATORI PARLAMENTARI

Il progetto di Bilancio 2018 di Montecitorio che dovrebbe essere approvato oggi dall’Aula contiene l’aumento di quasi 19 milioni delle spese rispetto al 2017: si passa da 950 a 969 milioni con una lievitazione che sfiora il 2%.
E in più c’è l’obiettivo (la decisione ufficiale arriverà  fra settembre e ottobre) di riaprire i concorsi dopo un’astinenza lunga 10 anni, in particolare per la funzione più prestigiosa, quella di consigliere parlamentare.
A parlarne oggi è il Messaggero in un articolo a firma di Diodato Pirone e Francesco Pacifico:
Le molle che tornano a far lievitare le spese della Camera sono soprattutto tre. La prima: gli stipendi dei dipendenti che aumentano del 4,4% (da 205 a 214 milioni) a causa della fine dei tetti ai superstipendi che li ha brutalmente calmierati fino alla fine del 2017. La seconda: l’aumento ulteriore della spesa previdenziale dei dipendenti che arriva a sfiorare i 275 milioni (di gran lunga la voce più calda di spesa della Camera) con una crescita del 3,4%.
La terza: il rialzo delle spese per le nuove pensioni (sulla base del calcolo contributivo introdotto con la riforma del 2012) dei deputati che non sono stati rieletti a marzo di quest’anno e che hanno cominciato a ricevere la rendita se hanno superato i 65 anni (60 anni se sono stati eletti per due legislature). Quest’ultima voce è passata da 133 a 136 milioni con un rialzo del 2,1%.

(da “NextQuotidiano”)

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IL PARLAMENTO LAVORA UN GIORNO SU TRE E MEZZO

Agosto 5th, 2018 Riccardo Fucile

AL SENATO VA ANCHE PEGGIO; UN GIORNO OGNI QUATTRO E MEZZO… E SOLO PER 4 ORE

Dall’insediamento delle Camere, il 23 marzo scorso, sono passati 136 giorni, quattro mesi circa.
In questo periodo, le sedute alla Camera sono state appena 38, una ogni 3 giorni e mezzo, mentre al Senato anche meno: 31, una ogni 4 giorni e mezzo.
Emblematico anche il dato sulle ore complessive lavorate: 167, pari a poco più di 4 ore per volta, che diventano meno di due e mezzo per l’attività  legislativa.
Insomma, dall’inizio della legislatura non è che i “nostri dipendenti” (come li chiama Beppe Grillo) si siano ammazzati di lavoro, anche se lo stipendio, direbbe sempre Grillo, lo hanno preso con regolarità .
Anche Andrea Mura, l’eletto nel M5S che ha annunciato le sue dimissioni dalla Camera dopo le accuse di assenteismo e l’espulsione dal gruppo dei grillini.
Il Messaggero spiega oggi che si è discusso poco, si è votato ancor meno: alla Camera, 8 sedute nei 66 giorni di vita del governo, una ogni 7 giorni e mezzo.
Al Senato la situazione va di poco meglio, 12 sedute, una ogni 5 giorni e mezzo.
E’ invece quasi una chimera sperare di individuare un solo disegno di legge d’iniziativa parlamentare che abbia avuto la dignità  di raggiungere le aule: uno solo, in Senato.
E gli atti di sindacato ispettivo? In base ai dati forniti dal ministero per i Rapporti con il Parlamento, alla Camera (fra interpellanze, interrogazioni a risposta orale e scritta e interrogazioni in commissione) ne sono stati presentati 1441, con 207 riposte evase, quindi con una percentuale di atti conclusi appena del 14,37%, quasi uno su 7.
Al Senato gli atti presentati sono stati 598, gli atti conclusi sono stati appena 47, pari al 7,86%, pari a quasi uno su 13.
E dunque, su cosa hanno lavorato le Camere in questi quattro mesi, prima e dopo la nascita del governo? Hanno eletto i loro vertici: presidenti, vicepresidenti, questori, segretari.
Poi, c’è stato il voto di fiducia al neonato governo. Altre sedute si sono avute per la conversione di disegni di legge emanati dal precedente esecutivo, per l’istituzione di commissioni d’inchiesta (Antimafia, rifiuti), per interrogazioni, interpellanze e mozioni.
In un’occasione l’aula si è riunita per una sola interpellanza.

(da “NextQuotidiano”)

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CHI SONO I DEPUTATI E I SENATORI PIU’ ASSENTEISTI DELL’ATTUALE LEGISLATURA

Luglio 25th, 2018 Riccardo Fucile

NON SOLO IL CASO DEL VELISTA GRILLINO… ECCO LA CLASSIFICA

La vicenda del deputato Andrea Mura ha sollevato un caso sull’assenteismo in Parlamento. Il pentastellato, nel 96% delle votazioni, non si è presentato a Montecitorio e in un’intervista rilasciata alla Nuova Sardegna ha giustificato così la sua scelta: “L’attività  politica non si svolge solo in Parlamento. Si può svolgere anche su una barca. Io l’ho detto fin dall’inizio, anche in campagna elettorale, che il mio ruolo, più che quello di parlamentare, sarebbe stato quello di testimonial a difesa degli oceani”.
Mura, su cui si sono accese polemiche alimentate anche da colleghi di partito, non detiene in realtà  il record di assenze, ma si piazza solo al quarto posto.
Alla Camera, la “maglia nera” appartiene a Michela Brambilla, che sinora, su 220 votazioni, ha preso parte solo a una, con una percentuale del 99,5% di assenze.
A pari merito, Leonardo Salvatore Penna del Movimento Cinque Stelle.
Segue Iolanda Nanni, sempre M5s, presente a 6 votazioni su 220.
Sui banchi del Senato, con una votazione su 201, detiene il record assoluto di assenze nella nuova legislatura il forzista Paolo Romani (senza tener conto dei senatori a vita sono Renzo Piano e Carlo Rubbia, sempre assenti).
Al secondo, terzo e quarto posto i colleghi di partito Giacomo Caliendo – 93,03% – Niccolò Ghedini – con il 92% di assenze – e Licia Ronzulli – 87,56%.
Sul quotidiano Repubblica, in un’intervista, Romani e Caliendo motivano il dato:
“Finora non c’è stato nulla di fondamentale da votare. Essere in Parlamento non significa fare politica. Io lavoro sul territorio, incontro i cittadini. In aula ci si va quando c’è qualcosa di specifico e utile”, dice Romani.
“Certo che non ci sono mai, mi sono rotto”, risponde invece Caliendo, “Sono inciampato sui sampietrini, frattura tripla malleolare. La sindaca m’ha fatto uno scherzetto”.

(da “Huffingtonpost”)

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“NON VADO IN PARLAMENTO PER COLPA DELLE BUCHE DI ROMA”

Luglio 25th, 2018 Riccardo Fucile

TRA GLI ASSENTEISTI, GIACOMO CALIENDO ALMENO E’ GIUSTIFICATO

Il senatore di Forza Italia Giacomo Caliendo – 75 anni, originario della provincia di Napoli ma milanese d’adozione, ex magistrato ed ex sottosegretario del quarto governo Berlusconi – conta il 93 per cento di assenze e le altre 7 in missione.
Un altro caso Andrea Mura?
Lui spiega in un’intervista a Repubblica di essere impossibilitato ad arrivare a Roma a causa di un infortunio subito per le buche in città :
«Il 30 maggio scorso verso le 11 e mezzo stavo andando ad una riunione del partito per discutere sugli atti del governo, ero in via delle Cappelle. E insomma sono inciampato sui sampietrini, fattura tripla malleolare. La sindaca m’ha fatto lo scherzetto (ora sorride, ndr)».
Colpa di Virginia Raggi
«No ma posso dirle che giorni dopo mi hanno mandato delle foto dal luogo del misfatto. Prima c’erano delle transenne. Poi hanno asfaltato quel pezzetto lì di strada. Non so se a causa della mia caduta eh. Magari c’era cascato anche qualcun altro…».
E adesso?
«Adesso sono bloccato a casa mia a Milano, ma sono stato in clinica a Roma fino al 16 giugno. Pensi che quando sono caduto sono rimasto per terra, avevo capito che era successo qualcosa di brutto. E per fortuna ero riuscito a non cascare faccia a terra». Ma prima del 30 maggio comunque non andava, però. O no?
«Le sedute delle commissioni me le sono fatte tutte quante. Poi sa, senza il governo, l’attività  non era molta. Mi sono infortunato sul più bello ecco, diciamolo».

(da agenzie)

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MAGGIORANZA AL SENATO IN BILICO COME SEMPRE, M5S-LEGA SONO A QUOTA 167, APPENA 6 SENATORI IN PIU’ DEL NECESSARIO

Maggio 11th, 2018 Riccardo Fucile

TRA LORO SONO CONTEGGIATI PERO’ DUE ESPULSI…PER QUESTO RIPESCANO LA RUOTA DI SCORTA DI FDI… ALLA CAMERA IL MARGINE E’ DI 30

Cambiano i partiti di governo, cambiano le leggi elettorali, ma è sempre il Senato il posto in cui viene messa davvero alla prova la tenuta di una maggioranza.
Se l’accordo tra Cinquestelle e Lega si farà  davvero, l’esecutivo che nascerà  durante la prossima settimana avrà  nell’Aula di Palazzo Madama l’ostacolo più alto da saltare. Magari non al primo voto di fiducia, ma più probabilmente nel prosieguo della legislatura che non si capisce ancora se sarà  a tempo o a durata completa, di 5 anni. Ad oggi M5s e Lega hanno un margine di tranquillità  perchè il loro governo ottenga la fiducia.
Come ai tempi della caduta del governo Prodi II, come ai tempi dei Responsabili di Berlusconi, come ai tempi delle stampelle di Verdini ai governi renziani, ancora una volta, anche in questo Parlamento definito “del cambiamento”, sarà  comunque Palazzo Madama a misurare lo stato di salute della maggioranza.
Alla Camera Luigi Di Maio e Matteo Salvini possono contare su un minimo di 346 voti, laddove la soglia richiesta è a 316 poichè l’assemblea è composta da 629 deputati per i problemi di redistribuzione dei seggi scattati dai listini proporzionali dovuti al Rosatellum.
A questi 346 si possono aggiungere i 5 sospesi dai Cinquestelle prima, durante e dopo le elezioni del 4 marzo.
Silvia Benedetti e Andrea Cecconi sono al secondo mandato a Montecitorio e nella precedente legislatura hanno dato sempre prova di fedeltà  alla linea ufficiale del movimento: sono finiti fuori dal gruppo per il caos sui rimborsi al fondo Pmi.
Poi ci sono i nuovi: Catello Vitiello (espulso perchè massone), Salvatore Caiata (espulso perchè non aveva comunicato di essere indagato) e Antonio Tasso (che aveva omesso una vecchissima condanna quasi bagatellare).
Tutt’e cinque sono iscritti al gruppo Misto e hanno aderito al sottogruppo del Maie, il Movimento degli italiani all’estero, nonostante siano stati eletti tutti in circoscrizioni italiane.
Loro spiegano di essere stati solo sospesi e in attesa del giudizio dei probiviri del M5s e quindi sono confluiti nel Misto “ma con la ferma volontà  di condividere i valori, le idee e il programma dei pentastellati”.
L’iscrizione al Maie, invece, hanno aggiunto, “muove dall’esigenza di tracciare un percorso comune che possa rappresentare e portare avanti l’idea di politica che si vuole perseguire, con la possibilità  di godere di maggiori spazi in termini di risorse e di tempistiche per gli interventi in aula”.
Qualsiasi cosa farà  il sesto e ultimo componente del sottogruppo del Maie, Mario Borghese, ma in ogni caso il voto di questi 6 non sarà  determinante.
Al Senato invece il margine è parecchio più stretto: gli iscritti ai due gruppi dell’alleanza gialloverde sono 167 e la soglia per la maggioranza è 161, visto che tra eletti e a vita i senatori sono 320.
Anche al Senato ci sono due espulsi che probabilmente sono solo sospesi e anche in questo caso si tratta di esponenti storici del M5s, Maurizio Buccarella e Carlo Martelli, entrambi finiti nella vicenda dei rimborsi dovuti dai parlamentari Cinquestelle al fondo per le piccole e medie imprese.
Sono iscritti al gruppo misto (e non al Maie come riportato in una prima versione di questo articolo), ma sono stati sempre due ortodossi del Movimento e quindi è probabile che voteranno con la maggioranza.
A differenza degli ultimi 7 anni è quasi impossibile che facciano da mini-stampella i gruppetti delle minoranze linguistiche, sempre pronti a votare sì più o meno a qualsiasi governo in nome della responsabilità  e della stabilità .
Il Patt trentino, la Sà¼dtiroler Volkspartei altoatesina e l’Union valdostana sono tutti di orientamento europeista. In più non aiuta a facilitare i rapporti la battaglia di un anno fa con la quale i Cinquestelle cercavano di parificare il sistema elettorale del Trentino Alto Adige con quello del resto d’Italia.
Tutto da scoprire, infine, il voto dei 6 senatori a vita: il premio Nobel Carlo Rubbia e l’architetto Renzo Piano non sono iscritti a nessun gruppo e praticamente si presentano in Aula solo per i voti di fiducia; la scienziata Elena Cattaneo e il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano sono iscritti al gruppo Per le Autonomie; l’ex presidente del Consiglio Mario Monti e l’unica nominata di Mattarella, Liliana Segre, sono iscritti al gruppo Misto.
Ma, messi da parte i senatori a vita che sulla carta non hanno doppi fini, è difficile che immersi nel grande mare dei neoeletti non ci siano parlamentari pronti al soccorso d’emergenza in favore del governo, anche uno qualsiasi.

(da “il Corriere della Sera”)

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ARRIVA IL PRIMO STIPENDIO PER I PARLAMENTARI, SCENE DI GIUBILO PER 14.000 EURINI

Aprile 21st, 2018 Riccardo Fucile

IL PRIMO ACCREDITO AGEVOLAERA’ LE TRATTATIVE: FRANCIA O SPAGNA PURCHE’ SE MAGNA

Un articolo di Gianluca Roselli per il Fatto Quotidiano oggi racconta come hanno preso i deputati e i senatori, specialmente quelli alla prima legislatura, l’arrivo del primo stipendio: un totale di 13mila euro perchè dentro c’è anche l’ultima settimana di marzo, suddivisi in 5767 per l’indennità , 3500 di diaria, 2090 di rimborso spese di mandato e 1650 come rimborsi forfettari:
Insomma, una bella cifra, specialmente per chi, con le precedenti attività , non si avvicinava lontanamente a numeri simili.
A fine mese arriverà  lo stipendio anche ai deputati, così suddiviso: circa 6.000 euro di indennità  (anche questa maggiorata), 3.500 euro di diaria, 3.690 euro per il rimborso dei collaboratori, più altre conteggi trimestrali e annuali per i trasferimenti dall’aeroporto e le spese telefoniche. Totale: circa 14 mila euro.
Denari che rendono difficile pensare a un ritorno al voto.
“A parole sono tutti disponibili a tornare alle urne, poi, quando si riceve il primo stipendio, le cose cambiano…” , sussurrava qualche giorno fa nel bel mezzo del Transatlantico di Montecitorio Luca D’Alessandro, ex forzista poi transitato in Ala di Denis Verdini e quindi non rieletto. Insomma, sono proprio i neo eletti che potrebbero trasformarsi nella fascia di garanzia per non tornare al voto.
Quel cuscinetto che si frappone tra la XVIII legislatura e le urne.
“Dopo il primo stipendio si fanno anche accordi Kamasutra…”, diceva qualche giorno fa la giornalista Luisella Costamagna in tv.
Ed è proprio sull’opposizione alle urne dei neo eletti che fanno affidamento i leader politici. In primis, Silvio Berlusconi. Il quale non ha mai negato che il suo schema preferito — un accordo tra centro destra e Pd — si può reggere in Parlamento sulla ricerca di voti nel gruppo misto e tra coloro che non vogliono tornare al voto.
E i contatti con i nuovi, possibili, responsabili sarebbero già  avviati.
“Quando vedono il primo stipendio, s’iniziano a intravedere alleanze e coalizioni di governo dove prima non cresceva nemmeno l’erba…”, scherzano, ma non troppo, i cronisti sui divanetti di Montecitorio in queste convulse giornate di consultazioni.

(da “NextQuotidiano”)

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IL SOLITO INCIUCIO TRA M5S E CENTRODESTRA: IL GRILLINO CRIMI ELETTO PRESIDENTE DI COMMISSIONE

Aprile 4th, 2018 Riccardo Fucile

IL PD: “SPARTIZIONE VERGOGNOSA”… LE VICEPRESIDENZE A LEGA E FORZA ITALIA

Vito Crimi, senatore del Movimento Cinque Stelle, è stato eletto presidente della commissione speciale del Senato che si è insediata oggi e che dovrà  esaminare il Def e altri provvedimenti rimasti in sospeso.
I vicepresidenti della commissione sono Giacomo Caliendo di FI e Erika Rivolta della Lega.
Il Pd attacca: “Vergognosa spartizione”.
“Facendo seguito al gravissimo comportamento assunto in occasione della formazione dell’Ufficio di Presidenza del Senato anche oggi il M5S e il centrodestra, in un delirio di onnipotenza, si accaparranno e spartiscono gli incarichi all’interno della Commissione speciale, impedendo alle minoranze, e in questo caso al Pd, di acquisire un vicepresidente, contravvenendo ad una consolidata prassi parlamentare. Siamo di fronte all’ennesimo vergognoso episodio che testimonia una concezione proprietaria delle istituzioni e del Parlamento che ci preoccupa e indigna. Complimenti vivissimi a M5S e centrodestra per la loro idea di democrazia!”.
Così il presidente dei senatori del Pd Andrea Marcucci, commenta l’esito delle votazioni per l’elezione dell’Ufficio di Presidenza della Commissione speciale.
I compiti della commissione speciale. Ventisette senatori e quaranta deputati: sono i componenti della commissione speciale che si insedierà  oggi al Senato e sarà  costituita formalmente martedì alla Camera con il voto dell’Aula
COMPITI E DURATA
La Commissione speciale è un organismo temporaneo che opera in assenza delle commissioni permanenti che, per consuetudine, vengono costituite solo dopo la formazione di un governo. Di solito resta in carica poche settimane ma, in questo caso, dipenderà  dai tempi necessari per la formazione del nuovo esecutivo. Oltre al Documento di economia e finanza, la super-commissione dovrà  esaminare 19 provvedimenti in sospeso, in gran parte schemi di decreti legislativi, tra cui la riforma delle carceri, il nuovo regolamento della privacy e la disciplina del servizio civile universale. Ci sono poi tutta una serie di dlgs in attuazione di direttive europee rimasti in attesa.
COMPOSIZIONE
Come tutte le commissioni speciali, è costituita in modo da rispecchiare la proporzione fra i gruppi. Al Senato è composta da 27 senatori, alla Camera da 40 deputati.
PARTENZA AL SENAT
A Palazzo Madama la commissione si insedia oggi e il primo step sarà  l’elezione dell’ufficio di presidenza, composto da presidente, due vicepresidenti e due segretari.
Questi i nomi dei componenti indicati dai gruppi parlamentari: nove del M5s (Catalfo, Cioffi, Crimi, Di Piazza, Grassi, Giarrusso, Paragone, Pesco e Turco); cinque quelli di Forza Italia (Caliendo, Gasparri, Malan, Mallegni e Pichetto Fratin); altrettanti i senatori della Lega (Borghesi, Rivolta, Stefani, Tosato e Vallardi); per il Pd quattro nomi (Malpezzi, Marino, Misiani, Pittella); due le indicazioni di Fratelli d’Italia (Fazzolari e Urso); dal Misto, per Liberi e uguali c’è Vasco Errani e per le Autonomie, Laniece.
I PRECEDENTI A PALAZZO MADAMA
Nella scorsa legislatura la commissione speciale fu costituita il 27 marzo e fu sciolta il 7 maggio. Nella XVI legislatura fu costituita il 13 maggio 2008 e sciolta il 22 maggio. Nella Xv legislatura si insediò il 30 maggio 2006 e fu sciolta il 5 giugno.

(da “Huffingtonpost”)

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I GRILLINI NON MANTENGONO LE PROMESSE DEI RUOLI DI GARANZIA E ARRAFFANO POLTRONE, IL PD ANNUNCIA GUERRA TOTALE

Marzo 28th, 2018 Riccardo Fucile

SALVINI AVEVA AUSPICATO CHE I DEM NON RESTASSERO FUORI

Poco dopo mezzogiorno Danilo Toninelli diffonde una nota che sa di dichiarazione di guerra: “Noi abbiamo i numeri per votare due vicepresidenti, quattro segretari e un questore”.
Il capogruppo M5S al Senato nei fatti minaccia di lasciare a bocca asciutta il Pd, nonostante la promessa fatta nei giorni scorsi di dare alle opposizioni il “giusto spazio”.
In pratica M5s, nonostante abbia già  la presidenza di Montecitorio, rivendica per sè due vicepresidenti al Senato. In realtà  l’obiettivo finale dei grillini, in questo gioco di strategia in cui i 5 Stelle hanno alzato la posta, è eleggere Paola Taverna vicepresidente, dare ai dem una vicepresidenza con l’orlandiana Anna Rossomando e in cambio avere dal Pd i voti per Laura Bottici, affinchè diventi questore anziano, prima degli eletti quindi con più poteri.
I senatori pentastellati non scrivono nella scheda il secondo nome per la vicepresidenza, così da spianare la strada al Pd, e quelli dem dal canto loro avrebbero dovuto votare Bottici.
Il meccanismo però si inceppa e il capogruppo Marcucci avverte: “Non accettiamo ricatti”.
Riavvolgendo il nastro, la mattinata è stata lunga e densa di trattative.
Il Pd quando capisce di non avere i voti per eleggere un suo vicepresidente perchè M5s si è tirato indietro si ribella: “Continuando così sarà  guerra totale, altrochè dialogo”.
Matteo Salvini arrivando a Palazzo Madama prova a mediare: “Il Pd può restare fuori? Spero di no”.
Un’ora e mezza prima dell’inizio delle votazioni i capigruppo M5s si incontrano con quelli del Pd.
Il clima è decisamente pessimo: “Abbiamo offerto loro due vicepresidenze, una alla Camera e una al Senato – spiegano fonti grilline – in tutta risposta ci hanno detto che volevano anche due questori, un atteggiamento di chiusura e supremazia che fa male al dialogo”.
Quindi ecco cosa propone M5s: “In ogni caso noi seguiremo la strada della responsabilità , daremo comunque una vicepresidenza al Pd ma ci aspettiamo che il Pd voti un nostro senatore questore”. Quest’ultimo passaggio non avviene ed ecco lo strappo.
Nel mezzo delle trattative ci sono anche le cariche della Camera.
I 5 Stelle si sono resi conto che, senza il vicepresidente a Montecitorio, non hanno i numeri per portare a termine la battaglia sui vitalizi.
Hanno la necessità  di avere almeno questore e segretario. Ed ecco quindi che si ripeterà  lo stesso schema. M5s dirà  che ha i numeri per eleggere un vicepresidente. Inizieranno così le trattative. Alla Camera si voterà  giovedì, ma se non c’è un accordo, il presidente Roberto Fico ha già  detto che si tornerà  in Aula martedì.
Forza Italia, che ha rinunciato alla poltrona del Senato avendone la presidenza, punta su Mara Carfagna a Montecitorio, la Lega su Raffaele Volpi e Fratelli d’Italia su Guido Crosetto.
Resta anche qui lo scontro Pd-M5s. I grillini insisteranno per avere la vicepresidenza, malgrado la promessa di rinunciarvi avendo ottenuto la presidenza.
Quindi proporranno Marta Grande. Il Pd rivendicherà  per sè l’incarico proponendo Ettore Rosato, che però i grillini considerano troppo renziano ed è anche per questo che mettono un veto.
Si ragiona sull’ipotesi di un altro nome, meno vicino all’ex segretario Renzi e che possa essere un punto di caduta per un accordo M5s-Pd.
Ma anche in questo caso i grillini chiederanno i voti su un questore per avere i numeri quando ci sarà  la conta nell’ufficio di presidenza e il Pd ha già  fatto sapere che, anche questa volta, non cederà  al “ricatto”.
Il solco tra M5s e dem si allarga.

(da “Huffingtonpost”)

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PERCHE’ E’ AMBITO IL POSTO DA VICEPRESIDENTE DELLE CAMERE E DA QUESTORE

Marzo 27th, 2018 Riccardo Fucile

SANZIONI, SOLDI E CARRIERE PER I PRIMI, MENTRE I SECONDI GESTISCONO IL PORTAFOGLIO

Sono quindici alla Camera e quindici al Senato i parlamentari che insieme con i presidenti reggono le sorti di Palazzo di Montecitorio e di Palazzo Madama.
Tutti hanno a disposizione un ufficio e collaboratori pagati dalla Camera di appartenenza e, alla bisogna, possono utilizzare un’auto blu per svolgere funzioni istituzionali fuori dal Palazzo.
Sono i componenti dell’Ufficio di Presidenza (al Senato si chiama Consiglio di Presidenza) che i due rami del Parlamento sono chiamati ad eleggere questa settimana.
L’Ufficio di Presidenza è presieduto dal presidente dell’Assemblea, ed è composto da quattro Vicepresidenti, tre Questori e otto segretari. Questi ultimi hanno il compito di collaborare con il presidente per assicurare la regolarità  delle votazioni in Assemblea.
I vicepresidenti presiedono i lavori dell’Aula in assenza del presidente, che ad essi può delegare anche compiti di rappresentanza.
Ma sono i questori i “golden boys” dell’organismo parlamentare.
In base al regolamento hanno il compito di “curare collegialmente il buon andamento dell’Amministrazione, vigilando sull’applicazione delle relative norme e delle direttive del Presidente”.
Di fatto, con il loro Collegio sono una sorta di Cda chiamato a decidere le spese e ad elaborare annualmente il progetto di bilancio interno, che è sottoposto successivamente all’esame dell’Ufficio di Presidenza e viene poi discusso e approvato dall’Assemblea.
Oltre che occuparsi delle spese e del cerimoniale, i questori sono i responsabili del mantenimento dell’ordine nelle sedi della Camera e del Senato.
Sono loro, ad esempio, a ordinare ai commessi di far uscire dall’Aula i parlamentari che vengano espulsi dal presidente, e sono sempre loro a garantire la sicurezza (avvalendosi degli assistenti parlamentari, poichè la forza pubblica non può entrare nelle sedi del Parlamento senza autorizzazione del presidente).
Tutti i componenti dell’Ufficio di presidenza percepiscono un’indennità  speciale; in più possono assumere, a spese della Camera cui appartengono, collaboratori esterni di propria fiducia.
Tra le funzioni dell’Ufficio di presidenza c’è la decisione delle sanzioni nei confronti dei deputati che turbano l’ordine delle sedute (nella scorsa legislatura è stato un impegno notevole, con tanto di ‘moviola’ dei filmati dei tumulti), la ripartizione dei rimborsi ai partiti per le spese elettorali,l’organizzazione dell’Amministrazione della Camera, la nomina del Segretario generale e l’attribuzione degli incarichi dirigenziali.

(da “Huffingtonpost”)

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