Febbraio 13th, 2011 Riccardo Fucile
“DIMETTITI E UN MINUTO DOPO MI DIMETTERO’ ANCHE IO, POI CI CONTEREMO ALLE ELEZIONI; LUI E’ PREMIER PERCHE’ HA PRESO I VOTI DI UOMINI E DONNE DI AN”…”IL PDL NON HA SENSO DELLE STATO E DELLE ISTITUZIONI”
«Non posso mettere insieme il ruolo politico e il ruolo di presidente della Camera. Oggi stesso mi
autosospenderò da presidente di Fli, ma non ripetiamo errori del passato, serve una governance chiara del partito».
Così Gianfranco Fini dal palco, subito dopo essere stato acclamato primo presidente di Futuro e Libertà dall’Assemblea costituente del partito.
Un durissimo attacco a Berlusconi nel suo intervento-fiume, concluso con una sfida: «Lancio questa sfida al presidente del Consiglio: sono pronto a dimettermi domani mattina se prende atto che se io sono presidente della Camera anche perchè ho preso i voti di Forza Italia, lui è premier anche perchè lo hanno votato tanti uomini e donne di An. Credo che faremmo entrambi una splendida figura nel momento in cui dicessimo “Ci si dimette”, per consentire agli italiani di esprimersi con il voto», ha aggiunto il presidente della Camera.
«Immagino già i flash delle agenzie – ha proseguito Fini rivolgendosi alla platea -, ma state tranquilli: Berlusconi non lascerà la sua poltrona. Troverà sempre qualcuno “disponibile” per andare avanti. Questo è il suo intendimento».
«Grazie per la fiducia con cui mi avete voluto onorare», aveva ringraziato Fini dopo la standing ovation che ha accolto il suo arrivo sul palco.
«Nel corso di queste settimane ha preso corpo un piccolo miracolo e ha preso corpo in questa Assemblea Costituente».
«Questi pochi mesi di vita di Fli hanno segnato la storia politica italiana», ha aggiunto Fini.
«Questa assise ha dimostrato l’unicità della nostra linea politica. La distinzione tra falchi e colombe era fittizia. È evidente che non c’è una diversità di linea politica».
L’allusione di Fini era alle voci secondo cui alcuni senatori, capitanati da Pasquale Viespoli e da Adolfo Urso, avrebbero minacciato uno strappo perchè contrari alla nomina di Bocchino coordinatore unico e di Menia capogruppo alla Camera.
«Futuro e Libertà non nasce per una scissione, non nasce per creare un gruppo chiuso, per ribellione al presidente del Consiglio nasce per coerenza al progetto del Popolo della Libertà che avevamo contribuito a fondare. Nasce perchè il Pdl non era un partito liberale, era altro», ha detto ancora Fini.
«Bisogna nutrire un profondo rispetto per le istituzioni, avere un profondo rispetto per lo Stato».
«Bisogna avere rispetto per la Costituzione e per quel patriottismo italiano». Quindi ha cominciato la sua durissima critica a Berlusconi: «Essere di destra significa avere senso dello Stato e rispettare anche la prima parte della Costituzione, compreso l’articolo 3. La sovranità popolare non significa impunità , non significa infischiarsene della Costituzione, non significa essere al di sopra della legge. Neanche se si è eletti con il 99% dei voti».
«Il Pdl – ha aggiunto poi Fini in un altro passaggio del suo intervento – non ha senso dello Stato e delle istituzioni. La cronaca di questi giorni ci dà ragione quando dicevamo che dentro il Pdl il concetto di identità nazionale non è solo sventolare il tricolore ma il senso di appartenere a una comune storia».
E ancora: «Il Pdl sta massacrando i valori della destra, li sta rendendo ridicoli, rischia di cancellarne la memoria per i prossimi dieci anni».
Un altro passaggio del discorso di Fini riguarda i rapporti tra politica e magistratura: «È sacrosanto dire “Si abbassino i toni, si evitino scontri”, ma se i ministri dicono che i primi che devono abbassare i toni sono i magistrati è evidente che c’è un approccio da parte di qualcuno nell’esecutivo che non può portare al raffreddamento del confronto. I magistrati indagano, se sbagliano pagano, al pari dei cittadini, ma la politica non può attaccare frontalmente la magistratura».
E ancora: «Noi non ci siamo messi di traverso alla riforma della giustizia, ma a una riforma finalizzata a garantire posizione personali e non certo a migliorare la giustizia in Italia».
“Nessuna impunità , Italia zimbello dell’Occidente”
Sul «caso Ruby», Fini ha detto: «È motivo di dolore per tutti gli elettori che si identificano anche all’estero con il centrodestra, ed è anche motivo di imbarazzo per molti dirigenti del Pdl, visto che siamo diventati lo zimbello del mondo occidentale per comportamenti che nulla hanno a che vedere con le dinamiche politiche».
«Basta considerare la donna in ragione della sua avvenenza, disponibilità », ha aggiunti Fini.
Per il presidente della Camera è necessario anche proporre ai giovani «una sogno, una bandiera ideale» perchè «ai nostri figli non si può far balenare l’idea che c’è sempre una scorciatoia per arrivare al successo, e che il valore più importante è il denaro».
Fini ha poi delineato la futura strategia del suo partito.
«Berlusconi ha la sua maggioranza, è in grado di andare avanti, dobbiamo prendere atto della sconfitta del 14 dicembre. Non è attendendo l’esito dei processi che si supera Berlusconi o lo si archivia, ma agendo nella società italiana», ha detto.
«No ad ulteriori scontri in Parlamento, noi dobbiamo stare dentro la società », ha aggiunto.
«Si sta affacciando l’idea non di un terzo polo, ma di una forza che abbia una forte volontà riformista e consideri la società moderata il suo interlocutore naturale. Non il terzo polo, ma il polo degli italiani o della nazione, che ambisca a costruire un bipolarismo degno di tale nome. Ovunque bipolarismo è il confronto fra i moderati che mette a margine gli estremi, mentre in Italia è il confronto fra gli estremisti che emargina la maggioranza moderata. Il terzo polo non è la politica dei due forni, non è lucrare il massimo degli interessi – ha aggiunto – ma è costruire una casa comune per chi non vuole l’asse Berlusconi-Lega o Di Pietro-Vendola».
In conclusione, ecco il progetto esposto da Fini: «Impegniamo i prossimi mesi per la riforma parlamentare che porti alla nascita della Camera delle regioni o Senato federale che dir si voglia. Naturalmente dopo aver cambiato la struttura del Parlamento nell’agenda deve cambiare anche la legge elettorale».
E poi «è ipotizzabile andare a votare nella primavera dell’anno prossimo, in modo da prefigurare una via d’uscita concordata. Andiamo a votare consegnare agli italiani una nuova Italia».
«Viva Futuro e libertà , viva l’Italia» le ultime parole di Fini, a conclusione di un’ora e mezza di intervento. I 5.000 presenti si sono alzati per tributargli una seconda ovazione.
Brevissimo «intermezzo» durante la prima parte del discorso di Fini: un uomo con un completo color verde pisello (lo stesso che sabato aveva fatto irruzione alla convention del Pd con Bersani e Pisapia, sempre a Milano) è improvvisamente comparso sul palco, alle spalle del presidente della Camera, ma è stato immediatamente circondato dagli uomini della sicurezza e portato all’esterno della strutture fieristica che ospita il congresso.
Il tutto è durato qualche secondo. «Nessun problema – ha detto Fini dal palco -. Se voleva manifestare il suo affetto non ci sono problemi, se voleva invece manifestare dissenso, non ci fa paura. Chiedo solo agli addetti alla sicurezza di non maltrattarlo più di tanto».
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Febbraio 13th, 2011 Riccardo Fucile
QUALORA LA SITUAZIONE PRECIPITASSE E SI ARRIVASSE A BREVE AD ELEZIONI ANTICIPATE, C’E’ CHI ORMAI LAVORA APERTAMENTE A UNA “ALLEANZA COSTITUZIONALE” ANTIBERLUSCONI…. UN CANDIDATO DI CENTRO CON APPOGGIO TRASVERSALE PER RIDARE FIATO ALL’ITALIA E FARE LE RIFORME CHE SERVONO.
Nel “Padiglione 18” della Fiera fa così freddo che ad un certo punto Gianfranco Fini chiede: «Mi portate
il cappotto?».
E’ capitato due sere fa, poco prima che iniziasse la cena preparata dallo chef Vissani e durante la quale il presidente della Camera ha mangiato con il loden indosso.
Ieri, nella seconda giornata del congresso del Fli, soffioni caldi hanno un po’ riscaldato l’ambiente, ma Fini non si è tolto il cappotto, per preservare lo smalto migliore in vista delle conclusioni di oggi, destinate a diventare l’unico evento di un’Assemblea costituente che finora ha lesinato emozioni e novità politiche.
Il leader del Fli è chiamato a pronunciare parole chiare sulle questioni in gran parte rimosse nei due giorni precedenti.
Una su tutte: se il governo dovesse implodere a breve e non restasse che andare ad elezioni anticipate con un centrodestra guidato ancora da Berlusconi, i futuristi sono disponibili ad una sorta di Cln anti-Cavaliere assieme alla sinistra?
Certo, nei discorsi pubblici importanti non tutto si può dire, ma Fini è sempre stato uno che ha parlato chiaro.
Nei contatti informalissimi dei giorni scorsi, un’intesa di massima è stata raggiunta tra Pd, Udc, Api e Fli per costituire un cartello elettorale, che nelle intenzioni di Pier Luigi Bersani dovrebbe comprendere Nichi Vendola, escludere Antonio Di Pietro ed essere guidato da una personalità moderata.
Non è un mistero che Massimo D’Alema, per una battaglia politica asperrima come quella che potrebbe aprirsi, preferirebbe un politico temprato come Pierferdinando Casini, il quale – pur prudente come è – arriva a dire: «Un’alleanza costituzionale? In quel caso alcuni propongono il mio nome…» Certo, la “Santa Alleanza” anti-Berlusconi è qualcosa da mettere con i piedi per terra perchè mancano dettagli decisivi.
Della questione si è discusso in un incontro riservato tra il leader del Pd e il presidente della Regione Puglia e da quel che se ne sa, Vendola ha posto un aut-aut: o entriamo tutti e due, sia io che Tonino, oppure non se fa nulla. Trovare la quadratura del cerchio non è semplice, in queste ore tutti parlano con tutti, tanto è vero che uno dei collaboratori più stretti di Fini si lascia sfuggire: «Presto ci potrebbe essere anche un incontro con Di Pietro…».
In effetti l’incontro è stato concordato, per opportunità potrebbe slittare, ma se si farà , un summit Fini-Di Pietro non soltanto sarebbe la conferma della febbrile ricerca di un patto elettorale in grado di battere Berlusconi, ma rappresenterebbe un evento in sè perchè vedrebbe protagonisti il guistizialista di destra e quello di sinistra, due personaggi che nel passato si sono “frequentati”, ma senza mai stringere un’intesa su nulla.
Tra i due la stagione più intensa risale a 15 anni fa.
Pochi giorni prima delle elezioni politiche del 1996, Mirko Tremaglia (che di Tonino è amico) organizza nella sua casa di Bergamo un incontro riservatissimo tra l’ex Pm (in quel momento libero cittadino) e Fini, leader di An, alleata con Forza Italia.
Pochi giorni dopo l’Ulivo di Prodi vincerà le elezioni, Di Pietro diventerà ministro e qualche mese più tardi trapelerà l’oggetto dell’incontro: Di Pietro aveva detto a Fini e Tremaglia che lui sarebbe stato disponibile a fare una dichiarazione di voto a favore del centrodestra a patto che Berlusconi avesse ritirato la propria candidatura a palazzo Chigi.
Il Cavaliere, informato, disse che non se ne parlava.
E d’altra parte che l’ala maggioritaria del Fli, Di Pietro o no, punti proprio sulla “Santa Alleanza” lo dimostrano le esplicite dichiarazioni pro-elezioni anticipate di Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Fabio Granata.
Fabio Martini
(da “La Stampa“)
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Febbraio 10th, 2011 Riccardo Fucile
INTERVISTA A FILIPPO ROSSI DI FAREFUTURO WEB: “IN TRINCEA CONTRO QUESTA IPOTESI, ANCHE CON BERSANI”…”LA PROSTITUZIONE PIU’ GRAVE CUI STIAMO ASSISTENDO E’ QUELLA INTELLETTUALE”…”NEL 1945 PER RIMETTERE INSIEME L’ITALIA SI UNIRONO NELLO SFORZO MONARCHICI E STALINISTI”
Intellettuali in subbuglio dentro Futuro e libertà ? 
Filippo Rossi prende un respiro lungo, mi guarda: “Senti, tutte le obiezioni sono interessanti, e io voglio che restino dentro tutti, ma, detto questo, il futuro del paese, la battaglia più importante della politica italiana, non si decide per un nome in più o in meno”.
Vado a intervistare il direttore di FareFuturo web magazine, per puro caso, nel giorno in cui esce il libro del suo gemello Luciano Lanna (l’ultimo nuovo manifesto intellettuale del “finismo”) e in cui Sofia Ventura e Alessandro Campi lanciano segnali di grande dissenso con la linea del leader: “Bisogna dire più cose di destra”, attacca la politologa, “Bisogna avere una linea chiara, senza tentennamenti” dice lui.
Iniziamo da una domanda scomoda, togliamoci il dente…
Cioè?
Per Fli sono i vagiti di una nascita o i sussulti di un terremoto mortale?
Certo, noi giornalisti viviamo in un circo virtuale che a volte può stupire.
Mi stai criticando in modo molto elegante?
Non ce l’ho solo con te: ma Fli inizia il suo congresso fondativo venerdì, mi pare presto per stilare il certificato di morte!
Se l’uomo che si vantava di aver trovato il nome del partito forse va via…
Parli di Barbareschi? Non so se se ne sia andato. So che – lo dico con il massimo rispetto – il progetto di questo movimento non nasce o muore se lui c’è o meno.
Vi stanno spolpando deputato per deputato, lo neghi?
No, anzi. È dall’estate scorsa che ogni giorno veniamo colpiti dai tentativi di corruzione o da quella che giustamente Saviano chiama la fabbrica del fango…
Ci siete abituati, intendi?
Non ci si abitua mai. Ma sappiamo che si deve sopravvivere.
Al vostro ex alleato…
Lo so che su questo i blogger de Il Fatto mi sparano addosso. Bè, non ho motivi di negare che qualcuno, Montanelli, si accorse dove andava Berlusconi nel 1994. Io me ne sono accorto molto tardi. E l’ho scritto.
Quando?
Per tutti c’è un momento di non ritorno: per me è stato quando la sera di Eluana Englaro qualcuno ha detto: ‘Assassino’ al papà di Eluana. Lì ho capito che per ideologia politica si poteva pensare di fare qualsiasi cosa.
Non siete ancora nati, già dovete dimostrare di esser vivi.
Guarda ribalto questo assunto. Nell’ultimo voto senza il Pdl, nel 2006, Forza Italia era al 23.6. È Berlusconi che deve dimostrare di essere ancora lì.
Per te non c’è più?
Per me sono sotto.
La Ventura era la tua musa. Credi a quel che dice?
Io vedo il dramma degli orfani del bipolarismo. Per i politologi è un vero problema…
Per te no?
Per nulla. Il prossimo voto è, al di là delle politiche, un referendum: decide se Berlusconi sarà o meno il prossimo presidente della Repubblica.
Dici?
È matematico. È questa la battaglia, la trincea. Che dovrei fare per accontentare Sofia? Due dichiarazioni al dì contro Bersani?
Se siete di destra…
Nel 1945, per rimettere in piedi l’Italia si misero insieme i monarchici e gli stalinisti: c’è meno distanza fra me e Bersani, a occhio e croce.
Tu sei per il “Ttb”, “tutti contro Berlusconi”?
Questa è una decisione che spetta ai politici, io non lo sono. Però è una eventualità da prendere in considerazione.
Ma esiste davvero una destra anti-berlusconiana?
Io ricevo ogni giorno decine di mail di gente di destra che chiede a Fli di chiudere la decadenza del Cavaliere. I sondaggi dicono la stessa cosa.
Siete al 4% o all’8%?
Non mi interessa dare numeri. Vedi, credo che Fli abbia una funzione storica: di ridare dignità all’idea di destra, che in Italia è stata infangata da Berlusconi… Cosa c’è di più patriottico?
E quindi?
Su questo si decide se Futuro e libertà ha un ruolo.
Si dice: Fini è stato troppo estremista.
Invece io lo ringrazio per il coraggio che ha avuto.
Altri dicono: è stato troppo prudente.
È facile giudicare le scelte sbagliate a battaglia persa. Gli errori non si possono negare. Ma con quello che sappiamo oggi dico: meno male che quella battaglia è stata fatta.
Attacchi il Cavaliere da posizioni moralistiche?
Non lo sono mai stato, quindi non posso. Non posso non combattere la prostituzione che sta producendo.
Le ragazze dell’Olgettina…
No, guarda: per me è più grave la prostituzione intellettuale di chi ha stipendi e seggi.
Cosa pensi delle veline?
Mi colpiscono due cose che molti non hanno sottolineato. La prima: sono tutte famiglie povere. E poi: la disperata ambizione di alcune di loro.
Cioè?
Ci sono famiglie a cui puoi cambiare vita: tua madre vuole la casa, tuo padre vuole i soldi… Quanti di noi avrebbero detto: mi vendo per chi amo?
Ma il potere non ha sempre questo potere…
Dici? Io penso che questa è la miscela del berlusconismo: può cambiare le vite, può comprare tutto, somma i poteri di Stato, della tv e di azienda, unico pacchetto chiavi in mano.
Esempio?
Cosa dovrebbe rispondere una minorenne sottoproletaria che si sogna velina ed è chiamata dal premier?
Non oso rispondere…
No, lo voglio dire bene: è questo il vero potere corruttivo di Berlusconi. In questo è davvero maestro. Il grande corruttore.
Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 10th, 2011 Riccardo Fucile
TRECENTOMILA CONNAZIONALI COSTRETTI AD ABBANDONARE LA COSTA ORIENTALE, QUINDICIMILA GETTATI VIVI NELLE PROFONDITA’ CARSICHE…GLI ESULI DI ISTRIA E DALMAZIA SONO STATI DIMENTICATI E DISCRIMINATI PER DECENNI ANCHE IN ITALIA PER RAGIONI POLITICHE…DAL 2004 CON L’ISTITUZIONE DEL “GIORNO DEL RICORDO” E’ STATO FATTO UN PASSO VERSO LA PACIFICAZIONE NAZIONALE
Il 10 febbraio 1947, con il Trattato di Parigi, un’Italia prostrata da anni di guerra e
devastata dalla lacerazione politica e civile postbellica, cedeva alla Jugoslavia Fiume, Zara, l’Istria , il Carnaro e gran parte del Carso e dell’alta valle dell’Isonzo.
Vittime di una sommaria giustizia politica e della pulizia etnica che le truppe titine avevano già sperimentato dopo l’armistizio dell’8 settembre, molti Italiani videro compromessa per sempre la possibilità di rimanere nei territori della costa Adriatica: i leoni della Serenissima, gli antichi palazzi veneziani e le maestose rovine romane di Pola e Spalato erano ormai solo un lontano ricordo di millenni di civiltà latina.
Tra l’Armistizio e la fine della Guerra, circa 300.000 nostri connazionali dovettero abbandonare, in fretta e furia, la costa orientale, e almeno 15.000, tra civili e militari, furono gettati vivi nelle profondità carsiche (le”foibe”), secondo un barbaro rito che voleva venissero legati tra di loro con un fil di ferro e che sulle loro carcasse fosse gettato un cane a dannare per l’eternità le loro anime.
Destino migliore per gli esuli sopravvissuti, purtroppo, non vi fu nemmeno in Patria.
Dimenticati, accusati di connivenza con il regime fascista, talvolta addirittura oggetto di ulteriori violenze, gli esuli di Istria e Dalmazia vissero per decenni come stranieri in patria, respinti dalla società civile, dalla politica e anche dal mondo scolastico, reo di aver lasciato nell’oblio, con la complicità di molti governi,le tragiche vicende del confine orientale, ancora oggi sconosciute alle nuove generazioni.
La legge del 30 Marzo 2004, che istituisce il “Giorno del Ricordo” e che concede un riconoscimento ai congiunti degli infoibati, è stato un passo simbolico, ma fondamentale, verso quella “pacificazione nazionale” da tempo agognata.
Consci dell’altissimo ruolo che svolge la memoria collettiva nel consolidarsi di un sentimento di Unità , ritieniamo che, proprio nell’anno del 150° anniversario della nascita dello Stato nazionale, non si possa relegare ad un mero rito il ricordo di chi è morto per un’idea di Italia in cui ci riconosciamo.
Isonzo, Piave, Fiume, Foibe, Afghanistan: in luoghi e tempi diversi qualcuno ha dato e dà la vita per una comunità che, da 2000 anni, si riconosce sotto uno stesso nome.
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Febbraio 9th, 2011 Riccardo Fucile
IL GOVERNATORE PUGLIESE ESPONE IL SUO PROGRAMMA POLITICO: “CON I MODERATI POSSIBILE INTESE SULLE REGOLE, MA NON E’ PENSABILE DOPO GIOCARE LA PARTITA NEL CAMPO DELLA DESTRA”
“Non sto giocando una partita per la mia carriera, voglio combattere per destrutturare il centrosinistra com’è
adesso, per poter aprire il ‘cantiere’ di un nuovo centrosinistra”.
Nichi Vendola espone il suo programma politico nell’intervista a Libertà e Giustizia), dedicata al tema delle primarie del centrosinistra.
“Finora – dice il leader Sel – il centrosinistra si è sempre presentato come un compromesso precario e forzoso tra cosiddetti radicali e i riformisti.
Ma così non si è mai entrati nel merito vero dei problemi. Finora una parte del centrosinistra ha pensato a come guadagnare la vittoria elettorale, ma non ha lavorato per raggiungere il mutamento sociale e culturale. Per cui si può anche vincere alle elezioni, e insieme perdere la società “.
Ecco allora l’ammonimento sul passato, quando “candidati del centrosinistra, icone del moderatismo, hanno preso schiaffi e sono stati sconfitti. Un esempio, Rutelli. Secondo i campioni della tattica e della realpolitik del Pd per vincere bisogna trasferire tanti frammenti di idee e proposte dell’avversario nel proprio campo. L’Italia è finita nel pantano non perchè qualcuno si è presentato come estremista, ma perchè la politica è diventata una melassa informe”.
Mentre è tempo di aprire il “cantiere” del centrosinistra senza vincoli: la questione morale, il modello sociale, la libertà delle donne, la questione dell’immigrazione. Discutiamo dell’Italia che vogliamo, c’è un’Italia migliore di quella volgare che abbiamo sulle spalle ancora adesso”.
Il governatore della Puglia rilancia, così, le primarie “momento della discussione sulla coalizione e sul programma, compiuta, all’aria aperta”. Invece, continual il leader di Sel, “discutere nel chiuso degli organi direttivi significa condannarsi ad un avvitamento continuo”.
Disco rosso, inoltre, per l’allenza con il Terzo polo.
Con cui l’unico tipo di accordo possibile è una sorta di fronte comune in chiave antiberlusconiana.
“Fini cosa vuole fare? Lo ha detto chiaramente: rifondare il centrodestra. Io voglio rifondare il centrosinistra. Come possiamo stare insieme? A meno che non si dica: alle elezioni andremo con un accordo perchè vogliamo liberarci di Berlusconi e subito dopo il voto modificheremo la legge elettorale, faremo una legge sul conflitto di interessi e poi torneremo di nuovo alle urne”.
“E’ credibile e serio chiedere ora il voto per indire altre elezioni dopo sei mesi? Tolta la possibile intesa sulle regole, non è pensabile, dopo, giocare la partita nel campo della destra; nè posso pretendere che un uomo di rango come Fini venga a giocarla in compagnia del centrosinistra – sottolinea Vendola -. E’ autolesionismo puro: ogni volta che si parla di alleanza da Vendola a Fini la pattuglia parlamentare di ‘Futuro e Liberta rischia di perdere pezzi”.
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Febbraio 8th, 2011 Riccardo Fucile
“NO ALLA CHIUSURA DEGLI UFFICI IL 17 MARZO, SIAMO IN UN PERIODO DI CRISI, DANNI PER MILIARDI” TUONA IL TROMBONE PADANO…MA DI CHE CRISI PARLA? BERLUSCONI HA SEMPRE DETTO CHE LA CRISI E’ SUPERATA DA TEMPO… MA IL TEST ANTIDROGA IN CONSIGLIO DEI MINISTRI LO VOGLIAMO FARE O NO?
Roberto Calderoli è contrario alla chiusura degli uffici il 17 marzo, giorno dei festeggiamenti per i 150 anni
dell’Unità d’Italia.
“In un periodo di crisi come quello attuale – ha detto il ministro leghista – meglio festeggiare lavorando piuttosto che stando a casa”.
Per Calderoli “la chiusura degli uffici pubblici porterebbe a danni per miliardi di euro” che ricadrebbero direttamente sulle attività lavorative private.
A preoccupare il ministro della Semplificazione anche le possibilità di “ponte” che verrebbero a crearsi conseguentemente al giorno perso.
Sinceramente quello che pensa un esperto fancazzista come Calderoli in Gancia, ci interessa relativamente.
Se facesse valere per sè stesso il principio che vorrebbe applicare agli altri, non avrebbe preteso la creazione di un ministero inutile come il suo, con relative assunzioni di portaborse, manovalanza leghista e roghi di leggi uso gonzi.
L’Italia è più interessata semmai a sapere come mai Calderoli, con il processo breve necessario a salvare il culo al premier, vuole prescrivere il 50% dei procedimenti pendenti a Roma Bologna e Torino; e tra il 20 e il 30 per cento dei procedimenti in essere a Firenze, Napoli e Palermo.
Tra i processi noti a rischio, oltre ai tre a carico del premier (Mediaset, Mills e Mediatrade) anche quello sulla clinica Santa Rita a Milano, i processi per le scalate bancarie dell’Antonveneta e della Bnl, i processi per lo scandalo dei rifiuti in Campania, quello a carico dell’Impregilo e di Bassolino, i processi per grandi mazzette come quelli di Enipower e Enelpower.
L’integgerimo leghista glissa sull’azione criminale di cui sopra e preferisce parlare del 17 marzo, di una giornata di festa che sarebbe meglio non “festeggiare” perchè la gente “ha bisogno di lavorare a causa della crisi”.
Intanto Calderoli di quale crisi parla?
Il suo premier ha sempre detto che non c’è alcuna crisi in Italia, di che parla il leghista?
Quanto alla chiusura o meno degli uffici pubblici e privati, si è mai visto in qualsiasi Paese europeo una Festa nazionale che non preveda la reale festività e la relativa chiusura dei luoghi di lavoro?
Per il ministro della Difesa Ignazio la Russa, però “la decisione sullo stop è già presa e Calderoli lo sà , l’importante è non mancare di rispetto e so che Calderoli non lo farà “.
Una posizione, quella di La Russa, in netto contrasto con lo scetticismo generale che la Lega continua a manifestare sul 17 marzo e probabilmente il Consiglio dei ministri previsto per domani darà una risposta definitiva a riguardo.
Un invito alla sobrietà è arrivato invece da Giuliano Amato, presidente del Comitato dei garanti per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, “mi piacerebbe che la festa fosse celebrata da un’Italia sobria, che lavora e fa l’anniversario piuttosto che un’Italia che se ne va in vacanza”.
Per Walter Veltroni (Pd), intervenuto ad Agorà su Rai Tre, il 17 marzo “fermarsi è necessario, perchè ritrovarsi italiani è una cosa bella per il Paese”.
Anche Silvana Mura (Idv) ha risposto all’invito di Calderoli a non fermarsi il 17 marzo. “Da parte della Lega continua a persistere una sorta di resistenza passiva nei confronti del centocinquantenario dell’Unità d’Italia” ha affermato la Mura che poi ha precisato come “tirare in ballo la crisi e eventuali ponti siano solo argomentazioni strumentali per sminuire l’importanza della festività “.
Dato che il governo pare sempre attento alla produttività degli italiani, sarebbe opportuno che gli italiani potessero avere il medesimo riscontro da parte della classe dirigente governativa.
Anche attraverso un certificato che attesti il non uso di sostanze stupefacenti da parte dei politici, come proposto a su tempo dal ministro Giovanardi.
Come mai la Lega non ha aderito in massa a tale iniziativa?
Perchè non comincia qualche ministro e qualche presidente di commissione a dare l’esempio?
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Febbraio 8th, 2011 Riccardo Fucile
“SULLO SCRANNO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO SIEDE UN UOMO CHE CI FA VERGOGNARE”…”BASTA CON UNA OPPOSIZIONE DIVISA: PER RECUPERARE DIGNITA’, OCCORRE UN PATTO DI SALVEZZA PUBBLICA”… “DESTRA E SINISTRA UNITE PER FAR TORNARE IL PAESE ALLA NORMALITA'”
Siamo sul serio in mezzo a un critico guado.
È chiaro che Berlusconi domina un Parlamento inadeguato, gran parte dei membri del quale sono o suoi “collaboratori-dipendenti”, o comunque esposti alle sue potenti armi di condizionamento diretto o indiretto.
È chiaro poi che il Parlamento attuale, determinato dalla legge elettorale-porcellum, è tendenzialmente composto da gente designata dalle varie segreterie e formalmente legittimata da quella specie di plebiscito che sono diventate le elezioni politiche.
Prima di continuare sulla linea di queste considerazioni, chiariamo però una cosa.
Berlusconi è stato un’anomalia democratica ed è ormai chiaramente un pericolo in quanto il suo declino non tanto e non solo fisico, quanto intellettuale, e la sua perdita di lucidità e di capacità di giudizio sono diventati evidenti.
I suoi ultimi exploit, tanto pubblici quanto pseudoprivati, sono patetici e allarmanti.
Mesi fa la signora Veronica Lario, denunziando come impossibile la prosecuzione del suo rapporto coniugale con l’uomo di Arcore, lo definì «bisognoso di aiuto».
Era un eufemismo pietoso ma chiaro e inequivocabile.
La sua fu presa come la battuta di una donna stanca e delusa, “perdente”. Era, invece, la realistica descrizione di uno stato di fatto: che oggi è talmente evidente da non poter essere ulteriormente ignorato da nessuno dei suoi complici politici.
D’altronde la loro complicità , pur non essendo scusabile, è comprensibile: per molti di loro, si tratta di una conditio sine qua non per il mantenimento di posizioni di potere e di prestigio o per la prosecuzione di facili e redditizie carriere; a ciò possono anche aggiungersi, in alcuni casi e nella migliore delle ipotesi, senso di lealismo o gratitudine o perfino affetto, sentimenti non certo negativi ma ormai mal riposti.
Diciamo quindi la verità : il berlusconismo imperversa nel paese da oltre un quindicennio, e ben pochi tra noi possono dirsene del tutto immuni.
Faccio il caso che conosco meglio: il mio.
Nel 1993-94, ero convinto che Berlusconi fosse una carta da giocare in un mondo dominato dalle larve e dai residui ingombranti della Prima Repubblica e condizionato da inquietanti presenze come quella di Carlo De Benedetti. Facevo allora parte dal 1982 dell’èquipe di quello ch’era, allora, il glorioso Giornale di Indro Montanelli: che lo abbandonò, nonostante fosse la sua prediletta creatura, per non sottostare ai diktat dell’uomo di Arcore, che a molti di noi pareva allora un paladino delle libertà .
Indro mi aveva avvertito: Berlusconi scende in politica perchè solo così può sfuggire alle conseguenze di quel che ha commesso e tutelare i suoi interessi e le sue stesse libertà .
Non ignoravo alcune delle cose che più tardi Michele Gambino, Marco Travaglio e tanti altri ci avrebbero spiegato: ma pensavo che ci fosse molto di esagerato e qualcosa anche di calunnioso.
Non seguii Indro nella sua ultima avventura, La Voce.
Non mi bastò nemmeno l’assassinio di Paolo Borsellino a convincermi.
Oggi me ne pento e me ne vergogno.
Nel luglio del 1994 entrai nel CdA della Rai in seguito a un motu proprio di Irene Pivetti, contro i pareri di Berlusconi, di Bossi e di Fini che non mi ci volevano.
E cominciai progressivamente a vederci più chiaro.
Ma il Berlusconi 1, quello terminato ai primi del 1995, era un esempio di correttezza e di buongoverno rispetto a quel che sarebbe venuto dopo.
Sono stato quindi anch’io, sia pure in posizione molto subalterna e per poco tempo, un complice di Berlusconi.
In quanto tale, non mi sogno nemmeno di condannare chicchessia.
Ora però siamo al caos, al polverizzarsi della società civile, alla corruzione e alla volgarità al potere.
Bisogna scendere da questo treno in corsa con i freni inservibili: a costo di tirare un drastico segnale d’allarme, con tutti i rischi che ciò comporta per la nostra incolumità .
Andare alle elezioni: e purtroppo andarci con la minaccia della spada di Damocle costituita dall’infame legge elettorale che tutte le segreterie hanno voluto anche se oggi tutti ne parlano male.
Berlusconi ammalia ancora una buona parte del nostro paese, compresi milioni di poveracci che dovrebbero essere i primi a detestarlo e che invece restano ancora ammaliati dalle sue fate morgane: giù le tasse, mai la patrimoniale, Grandi Opere, lotta alla magistratura corrotta e “comunista”, ripresa dietro l’angolo, “necessarie riforme” (specie lo “snellimento” dei processi…) e via farneticando.
Non illudiamoci.
Alle prossime elezioni, specie se anticipate, gli astenuti cresceranno esponenzialmente: ma il Pdl e “alleati”, chiunque siano (e ne vedremo delle belle, anche all’ultim’ora…), terranno.
Sono sostenuti da un elettorato ostinato, acritico, fazioso.
E vinceranno: almeno se avranno di fronte un’opposizione composita, discorde e divisa.
E allora c’è un’unica via.
Agiamo responsabilmente: basta tergiversare.
Le recriminazioni su chi è stato più a lungo complice di Berlusconi le faremo all’indomani della sua sconfitta politica. Uniamoci. Tutti.
Le nostre reciproche profonde differenze in politica sociale, in politica economica, in politica estera, sulla famiglia, sul rapporto con la Chiesa e su tutto il resto, le rivedremo quando il paese sarà tornato alla normalità .
Perchè ora il paese è ammalato e sofferente.
Esiste una situazione d’emergenza.
Sullo scranno della presidenza del Consiglio siede un uomo che ci fa vergognare di noi stessi e del nostro paese.
Bisogna fargli capire che deve fare un passo indietro.
Per questo, l’unica strada è accettare senza se e senza ma la proposta di D’Alema: presentarsi uniti in un patto di salvezza pubblica.
Non ci sono questioni d’incoerenza nè di innaturali alleanze che tengano. Siccome in questi casi si abusa regolarmente di paragoni desunti dalla seconda guerra mondiale, per quanto mi ripugni ne farò uno anch’io. L’alleanza tra democrazie liberali e Urss, dal 1941 in poi, era innaturale e al limite della follìa.
Ma era l’unica strada per battere il Terzo Reich (sia detto senza far paragoni aberranti e offensivi).
Cacciatevi in testa, destrorsi o sinistrorsi che voi siate, che non c’è altra via per recuperare dignità e vivibilità .
Franco Cardini
(da “Il Secolo d’Italia“)
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Febbraio 8th, 2011 Riccardo Fucile
LA BRASILIANA E’ LA SECONDA MINORENNE SU CUI SI STANNO CONCENTRANDO LE ATTENZIONI DEI PM MILANESI CIRCA LA SUA FREQUENTAZIONE CON IL PREMIER… DA MISS ROCCHETTA AL CARNEVALE DI CENGIO AD ESCORT
Almeno lei, Iris, benchè in bilico tra i 17 e i 18 anni nelle notti di Arcore, sembrava un problema risolto:
assidua da neo maggiorenne alle feste di Silvio Berlusconi e più volte retribuita, da minorenne la brasiliana sembrava essere sì stata nelle residenze del presidente, ma proprio quando lui era assente.
Adesso, però, questa certezza vacilla: una statuetta di Tartaglia in meno, una cella telefonica in più, in mezzo il video di un Carnevale caro a Lele Mora, e ora la brasiliana Iris può essere la seconda minorenne (dopo Ruby) a poter rappresentare un problema legale per il presidente del Consiglio.
Il punto di partenza è l’invito a comparire a Nicole Minetti, laddove i magistrati segnalavano che Iris Berardi, fisicamente tra le più appariscenti ospiti delle «cene» di Berlusconi, era stata nelle varie residenze del premier una trentina di volte.
In base ai loro accertamenti, i pm inserivano la 18enne brasiliana-romagnola (compleanno il 29 dicembre 2009) tra le ragazze «selezionate affinchè si prostituissero con Silvio Berlusconi presso le residenze di quest’ultimo dietro pagamento di corrispettivo in denaro e altra utilità »; e addebitavano alla Minetti di aver «intermediato la concessione in comodato d’uso di appartamenti in via Olgettina 65 e l’erogazione di somme di denaro a fronte dell’attività di prostituzione svolta nel 2010».
Una informativa redatta il 24 gennaio scorso dal Servizio centrale operativo (Sco), notata per primo da Il Secolo XIX, rilevava che Iris risultava essere stata anche da minorenne in residenze del premier, almeno due volte: il 21 novembre 2009 a Porto Rotondo in Sardegna, e il 13 dicembre 2009 ad Arcore.
Ma la questione era parsa in prima battuta scarsamente significativa per l’inchiesta, giacchè sia gli archivi sia i difensori del premier avevano fatto notare come in entrambe le occasioni egli avesse passato altrove le notti: Berlusconi era in missione in Arabia Saudita quando Iris era a Porto Rotondo, e la notte del 13 dicembre era al San Raffaele a curarsi il volto ferito dalla statuetta lanciatagli nel pomeriggio prima del comizio in piazza Duomo da Massimo Tartaglia.
L’esame dei cellulari della ragazza, però, segnala che il suo telefonino aggancia la cella di Arcore non nella notte del 13 dicembre (sul 14), quando Berlusconi è in ospedale, ma nella notte precedente, cioè tra il 12 e il 13 dicembre 2009, e per l’esattezza alle 3.25 di notte fino alle 10 del mattino.
Ad Arcore quella notte era rimasto anche Berlusconi, che durante la giornata del 12 dicembre aveva in precedenza accompagnato il presidente vietnamita Nguyen Minh Triet a Villa Gernetto a Lesmo, per poi ospitarlo a pranzo a Villa San Martino?
Parrebbe di sì, almeno a basarsi su quello che il sottosegretario Paolo Bonaiuti dichiarò all’agenzia Ansa la sera del 13 dicembre poche ore dopo il ferimento in piazza del premier: «Mentre eravamo in macchina andando da Arcore a Milano per il comizio, il presidente mi aveva espresso più volte la sua preoccupazione per il clima di odio e aggressione nei suoi confronti».
Dunque c’è una 17enne che passa la notte ad Arcore (come farà poi da maggiorenne altre volte), nelle stesse ore in cui anche il presidente del Consiglio è ad Arcore.
Come ci è arrivata? E ad Arcore sanno che è minorenne? Impossibile allo stato dirlo.
Una ricerca su fonti aperte consente però di dare due risposte parziali.
Alcuni mesi prima, l’8 marzo 2009, ultimo giorno del Carnevale di Cento (provincia di Ferrara), Iris è lì a vincere la fascia di Miss Rocchetta in una delle tante selezioni del concorso di Miss Italia, e un video mostra che il presentatore, nel premiarla, scandisce chiaramente «17 anni, da Forlì, Iris Berardi!».
Ed è un dato di fatto, sottolineato ad esempio anche da un articolo del Resto del Carlino del 23 gennaio 2009 sulla conferenza stampa di quella edizione, che il Carnevale di Cento (dove il 15 febbraio presenziavano da Valeria Marini al direttore Alfonso Signorini, da Fabrizio Corona a Belen Rodriguez a Lele Mora) si giova del contributo organizzativo proprio di Mora, cioè dello stesso impresario tv che ora la Procura accusa di aver convogliato su Arcore ragazze disponibili a prostituirsi a pagamento con il premier.
Iris è anche una delle più loquaci ed estroverse ragazze all’orecchio delle intercettazioni, che ad esempio il 4 ottobre 2010 la captano mentre ad una delle gemelline De Vivo espone il timore che «questo (cioè Berlusconi, ndr) vuol ridurre le cene… Vabbeh, insomma, le cene possono diminuire, però mi devi dare una certa stabilità economica… Già ci dà una miseria e in più ci vuol ridurre le cene, è ora che iniziamo a rubare qualcosa dalla casa», magari «una bottiglia di vino o una sua foto da giovane per poi venderla su ebay a qualche fans».
Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella
(da “il Corriere della Sera“)
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Febbraio 8th, 2011 Riccardo Fucile
“LA POLITICA IN ITALIA PRODUCE SOLO FINZIONE, SPETTACOLO E NARRAZIONE, SENZA ALCUN CONTATTO CON LA REALTA'”… “E’ UNA DEGENERAZIONE CHE INVESTE TUTTA LA SOCIETA'”
Potremmo dire che dalla vera tragedia della fine della prima Repubblica siamo giunti alla farsa-pochade che conclude la mai nata seconda, e così consolarci.
Per apprezzare il “salto d’epoca” basterebbe paragonare il discorso in Parlamento di Craxi alle auto-difese televisive di Berlusconi.
Non c’entra nulla. Appunto.
Lì un politico di razza, nel bene e nel male, che denuncia una crisi di sistema e, indirettamente, si appella ad un generale discorso “di verità “, che avrebbe forse anche potuto aprire una nuova fase della Repubblica; oggi un privato, che vuole giustificare vizi privati, e che con ogni mezzo difende affari e interessi soltanto suoi.
Lì partiti, organizzazioni di massa, radicati nella vita e nella storia del Paese, che vivevano la propria catastrofe nel destino dei loro leader; oggi una moltitudine di cortigiani, favoriti, cooptati che non possono (ancora) abbandonare il padrone per quanta voglia ne abbiano, e che trasformano il Parlamento non, come si diceva una volta, nell’anticamera dei partiti, ma nell’alcova di Arcore.
E tuttavia temo che le squallide vicende che siamo costretti a vivere abbiano un significato per certi aspetti ancora più drammatico di quelle di allora. Sarebbe forse utile alzare lo sguardo per coglierlo.
So che è difficile farlo quando attraversi un pantano, o qualcosa di peggio.
So che si corre il rischio di passare per quelli che vogliono parlar d’altro.
Ma bisogna anche scommettere che questo Paese saprà tornare a ragionare di politica e sul proprio futuro.
Il berlusconismo, depurato da tutte gli evidenti “disturbi” di ordine psicologico che caratterizzano chi lo incarna, rappresenta la fase estrema di un processo generale di de-responsabilizzazione dell’agire politico.
Il principio di responsabilità implica il “primato” dell’analisi, della definizione razionale di obiettivi e programmi, che si ritengono rispondenti, appunto, all’interesse comune, sulla base di trasparenti “calcoli” costi-benefici, e la messa tra parentesi di ogni altra finalità .
Ma questo modello è in radicale crisi da molto tempo.
E di questa crisi il berlusconismo è un prodotto, non certo la causa.
Le sue ragioni sono diverse, ma tutte radicate nell’attuale sistema: dalla formazione di blocchi economico-politici, dentro i quali è inevitabile collocarsi se si vuol competere sul mercato politico, alla fisiologica auto-referenzialità dei grandi apparati tecnocratici, dall’organizzazione della stessa ricerca, all’economia e alla finanza globali.
Di fronte a queste potenze, quella dell’agire politico tradizionale decade di minuto in minuto.
E in proporzione diretta si accresce la funzione dell’annuncio, della promessa, della ricerca a breve del consenso, che può essere garantita solo dal possesso di importanti mezzi di informazione e manipolazione dell’opinione pubblica.
L’immaginazione va allora “al potere”.
Il politico de-responsabilizzato non produce più nè analisi, nè programmi, e neppure utopie, ma narrazioni fantastiche, “spettacoli”, “irresponsabili” per natura.
Non si tratta di “bugie”, ma di invenzioni.
La scena ha realmente sostituito la realtà .
Il mondo si è trasformato davvero in “volontà e rappresentazione”.
Chi ne è più intimamente convinto, saprà essere anche il più convincente nel trasmetterne l’immagine.
Nessun “piano”, nessun complotto, nessun “grande fratello” a dirigere la partita.
Si tratta di processi intimamente connessi a questa fase del mondo occidentale e dei regimi democratici.
È in gioco lo stesso principio della rappresentanza, poichè l’eliminazione di ogni “principio di realtà ” ha come conseguenza logica l’idea di una “simbiosi” tra il politico e il suo rappresentato – idea che sta al fondamento di ogni demagogia e di ogni populismo.
Il potere politico tende allora a farsi immanente alla vita dell’individuo.
Come il sistema produttivo è anzitutto produzione dello stesso consumo, così l’agire politico si fa mera produzione di consenso.
Ogni altra finalità tramonta.
Berlusconi, a modo suo, interpreta questo drammatico passaggio.
Non ne è nè inventore, nè regista, ma piuttosto il perfetto burattino – quello ontologicamente legato alla sua scena, incapace anche solo di concepirsi fuori di essa.
Qualunque sia la parte che è chiamato a recitarvi (e infatti le vorrebbe tutte per sè), per lui si tratta di vita, non di finzione.
I costumi degli italiani erano forse i più disposti al mondo a condividere questo processo di de-responsabilizzazione dell’agire politico.
Anche per questo non sarà affatto nè semplice nè breve risalire la china.
E non raccontiamoci che basterà pensionare il signore di Arcore.
Massimo Cacciari
(da”l’Espresso“)
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