Febbraio 7th, 2011 Riccardo Fucile
PER IL 78% DEGLI ITALIANI BERLUSCONI HA FATTO QUELLO DI CUI E’ ACCUSATO…IL 56% NON VUOLE PIU’ L’ATTUALE GOVERNO… ALTRO CHE PRESENTARSI AI GIUDICI, ORA BERLUSCONI CERCHERA’ DI FAR VOTARE ALLA CAMERA IL CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE CONTRO LA PROCURA DI MILANO
Crollano i sondaggi e Berlusconi prepara la Camera a votare il conflitto di attribuzione con i pm
Il premier è deciso a tentare l’impossibile per evitare la procura di Milano.
E stamani quando ha letto il solitamente rassicurante Mannheimer, che rivela come ormai solamente un italiano su dieci creda che le accuse nei suoi confronti siano senza fondamento, ha deciso di portare a termine la proposta avanzata dai suoi legali: far votare alla Camera il conflitto di attribuzione contro la procura di Milano davanti alla Corte costituzionale.
Un passaggio politico complesso, perchè a scrutinio segreto e quindi rischioso considerato anche il “tradimento” sul federalismo alla Lega e i tanti delusi dalle promesse ricevute e non ancora onorate, ma necessario per evitare il giudizio immediato che il gip della procura lombarda dovrebbe formulare tra oggi e domani.
Se il gip accoglierà la richiesta dei pm milanesi, sulla base dunque di “prove evidenti” di reato, per il premier la salvezza passerebbe dalla Camera: la decisione dell’aula infatti non è sindacabile.
Nonostante le prove di forza e i rassicuranti videomessaggi, l’opinione pubblica ha compreso e condannato la gravità di quanto accaduto.
Tanto che il 56% degli italiani non riconosce più il governo guidato da Berlusconi e vuole cambiarlo, mentre solamente uno su dieci crede che le accuse rivolte al premier siano senza fondamento.
A fotografare lo stato del Paese è il consueto sondaggio di Renato Mannheimer per il Corriere della Sera.
Una vera doccia fredda per il Cavaliere, ormai distante dal Paese e chiuso nel suo bunker a studiare strategie per evitare il tribunale a costo di lasciare sul campo il consenso.
Secondo il sondaggio di Mannheimer appena il 12% degli italiani crede che le accuse rivolte a Berlusconi siano senza fondamento.
Per il 78% del Paese il premier ha fatto ciò per cui è indagato dalla procura di Milano: concussione e prostituzione, minorile e non.
Inoltre il 56% degli intervistati non vuole più l’attuale governo.
Meglio andare a elezioni anticipate (30%), è comunque preferibile un esecutivo guidato da un esponente di centrodestra diverso da Berlusconi (7%) o da un’alta personalità istituzionale per formare un governo tecnico (19%).
Soltanto il 31% degli elettori interpellati ritiene che Berlusconi debba continuare a governare il Paese; il premier (sostiene il 34%) ha fatto ciò di cui è accusato ma sono comportamenti che riguardano la sua vita privata e quindi non inficia lo status del presidente del Consiglio.
La difesa solitamente granitica dei berlusconiani si sta evidentemente sgretolando, forse è l’effetto del vaccino di cui parlò Indro Montanelli: “Per guarire da Berlusconi ci vuole una bella dose di vaccino Berlusconi”.
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Febbraio 6th, 2011 Riccardo Fucile
L’OPERAZIONE E’ CONDOTTA DA 17 PARLAMENTARI CAMPANI PER VENIRE INCONTRO “ALLE FAMIGLIE IN SITUAZIONE DI DISAGIO ABITATIVO” E BLOCCARE L’ABBATTIMENTO DELLE CASE DICHIARATE ABUSIVE CON SENTENZA PENALE DEFINITIVA, PROROGANDO IL CONDONO A FINE 2014… IN BALLO CI SONO I VOTI DI 50.000 FAMIGLIE CHE FANNO GOLA
Per la quarta volta in un anno e per la seconda in tre giorni, rispunta il condono edilizio.
L’ultimo tentativo, ad opera di 17 senatori in gran parte campani e del Pdl, era appena stato bloccato in quanto inammissibile.
Sono passate 48 ore e gli emendamenti sono rinati come l’Araba fenice. Riformulati, come si dice in gergo parlamentare, da Carlo Sarro, docente di diritto amministrativo e ostinato senatore casertano del Pdl, strenuo difensore delle ragioni del condono edilizio.
La speranza, sua e degli altri parlamentari della lobby campana, è sempre la stessa: infilare il condono come emendamento nel decreto milleproroghe, un gran calderone in cui potrebbe passare inosservato.
Le novità di quest’ultima proposta di condono sono: l’accorato richiamo al «sostegno alle famiglie in situazione di disagio abitativo» per bloccare l’abbattimento delle case dichiarate abusive con sentenza penale definitiva e l’allungamento del termine per presentare domanda di condono fino al 31 dicembre 2014.
Limite insolitamente lungo, tanto da far sospettare la possibile sanatoria di immobili non ancora realizzati.
Per il resto, gli emendamenti confermano l’estensione del condono anche alle zone di tutela ambientale e paesaggistica, che la sanatoria del 2003 – pure voluta dal governo Berlusconi – escludeva.
A chi protesta, il senatore Sarro replica dichiarandosi stufo «dell’ennesima e ormai stantia ricostruzione fuorviante».
E pazienza se l’iniziativa faccia gridare allo scandalo associazioni ambientaliste (“Un regalo alla criminalità “, ammonisce Legambiente) e Istituto nazionale di urbanistica, secondo cui tra l’altro «ogni condono costa per i comuni da sette a dieci volte di più di quanto non produca in termini di entrate immediate».
I parlamentari campani vanno avanti a testuggine.
Guarda caso, i primi blitz furono platealmente effettuati un anno fa, in piena campagna elettorale, con la presentazione di due emendamenti (bocciati) e di un progetto di legge (mai approvato) sbandierati in Campania alla ricerca del consenso delle 27 mila famiglie che ogni anno costruiscono una casa abusiva e delle altre decine di migliaia sulle quali pende la minaccia della demolizione. Un anno dopo, vinte le elezioni regionali e con lo spauracchio di dover rimettere in palio i seggi parlamentari, rispunta il condono con altri due emendamenti.
Solo una coincidenza?
Giuseppe Salvaggiulo
(da “La Stampa“)
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Febbraio 5th, 2011 Riccardo Fucile
DALLE INTERCETTAZIONI A VERBALE DEI PM DI MILANO EMERGE UN INTRECCIO DI INTERESSI, LIVORE E DISGUSTO…TUTTI SAPEVANO COSA SUCCEDEVA NELLA VILLA DEL PREMIER, MA POCHE SI SOTTRAEVANO ALLA RICCA SERATA
Anche le più assidue frequentatrici del Bunga bunga, spesso, fanno trapelare disgusto
per le dinamiche delle serate ad Arcore.
Il 23 ottobre, al telefono l’onnipresente Barbara Faggioli confida a Nicole Minetti di non essere per nulla alettata da una nuova serata con il premier. “Minchia… – sospira Barbara – No, io no, non ce la faccio”.
“No?”, le chiede Nicole.
“No, zero, proprio non c’ho voglia – risponde l’altra – Mi viene il vomito a pensarci oggi. Giuro”.
L’igienista dentale, via cavo, parla anche del suo fidanzato, Simone, e dell’atteggiamento che ha sugli inviti a corte.
“Perchè Simone ha tanti difetti, ma ha anche tanti pregi – dice Nicole all’amica Barbara l’11 gennaio scorso – e ha un pregio in questa situazione, sì, è geloso marcio per ovvi motivi però dall’altra parte sa vedere le cose in maniera obiettiva”.
Il 23 settembre la consigliera regionale Nicole Minetti al telefono riceve la confidenza di Barbara Faggioli sul comportamento del presidente del Consiglio: “L’altra volta mi guarda e mi dice: ti voglio bene veramente. Si però….. quante volte siamo state rifiutate da lui?.. . cioè stai scherzando? Ma a una persona che gli vuoi bene,. .. metti le cose in chiaro. E non è quando ti va…. e quando non ti va non c’è… a me fa anche un po’ schifo questo lato. Capito?”.
Il 24 ottobre ancora la Minetti al telefono tradisce nervosismo. “Cioè dai che palle cazzo… – dice rivolgendosi a Marystelle Polanco – non
ti ha neanche salutato amo, era di là a fare un massaggio e neanche salutato… ma non si fa così adesso io mi sto incazzando,… ma stiamo scherzando ma ohhh ti giuro Mary, te lo sai a me non me ne frega niente però cazzo l’altro giorno sono anche andata… minimo chiedimi qualcosa ma come cazzo stai?”.
Maria Mardoum, la “danzatrice del ventre”, nata a Torino nel 1990, è stata molto più esplicita, dicendo di essere uscita “inorridita” da Arcore.
T. N., 21 anni, milanese, la prima volta in villa, c’era andata anche preparata dalla sua compagna di Liceo Aris Espinoza, “sapevo perfettamente che avrei potuto fare sesso con il presidente del Consiglio e ricevere in cambio denaro”.
Nonostante questo, la giovane si tira indietro: “Quando ho visto tanta gente e ho visto il contesto in cui si celebrava la serata ha prevalso la mia timidezza”, ha confessato a verbale ai pm milanesi il 15 gennaio scorso.
Spiegando anche meglio la sensazione provata, Maria aggiunge: “Cioè, sono rimasta colpita da quello che ho visto, perchè se avessi saputo prima quello che si faceva alla villa (San Martino di Arcore, ndr), non sarei andata…”. Perchè lei, come unico intento, cercava “di essere introdotta nel mondo dello spettacolo”.
Ma dopo quella sera, nonostante i suoi 20 anni, una cosa l’ha capita: “Che per essere introdotta bisogna pagare un prezzo, che non è altro che quello di vendere il proprio corpo, al Presidente o a Emilio Fede o ad altra gente importante che può frequentare serate ad Arcore”.
Emilio Randacio
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 4th, 2011 Riccardo Fucile
COME AVEVAMO PREVISTO, IL CAPO DELLO STATO HA BOCCIATO LA PROCEDURA DA PATACCARI DEL DUO BE-BO…C’ERA L’OBBLIGO DI “RENDERE COMUNICAZIONE ALLE CAMERE PRIMA DI APPROVARE IL DECRETO IN DIFFORMITA’ DEGLI ORIENTAMENTI DEL PARLAMENTO”… BOSSI HA FORZATO ED E’ CADUTO NELLA TRAPPOLA DI BERLUSCONI, ORA LE ELEZIONI SONO PIU’ LONTANE
Un «non possumus» affidato ad una lettera di poche righe: il Quirinale boccia il decreto sul federalismo municipale varato in fretta e furia ier dal consiglio dei ministri.
Di più: fa sapere di non poterlo emanare.
Ancora di più: il decreto è irricevibile.
Eppure ancora poche ore fa, sbarcando a Bruxelles per il Consiglio Europeo, Silvio Berlusconi aveva risposto ad una domanda sui dubbi del Colle: «Spero di non aver problemi con Napolitano».
La replica è arrivata in tarda mattinata, affidata ad un comunicato: «Il Presidente della Repubblica ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio in cui rileva che non sussistono le condizioni per procedere alla richiesta emanazione, non essendosi con tutta evidenza perfezionato il procedimento per l’esercizio della delega previsto dai commi 3 e 4 dall’art. 2 della legge n. 42 del 2009 che sanciscono l’obbligo di rendere comunicazioni alle Camere prima di una possibile approvazione definitiva del decreto in difformità dagli orientamenti parlamentari. Pertanto, il Capo dello Stato ha comunicato al Presidente del Consiglio di non poter ricevere, a garanzia della legittimità di un provvedimento di così grande rilevanza, il decreto approvato ieri dal Governo».
Una lunga ed articolata spiegazione, in punta di diritto, per dire che non si può liquidare come una formalità il no della bicameralina di ieri mattina, che il Parlamento è e resta centrale nell’ordinamento costituzionale, che il Presidente della Repubblica si rifà alla Carta e, in questo caso, all’articolo 87.
Dal Colle per tutta la mattina hanno giurato e stragiurato che ci sarebbe voluto tempo, che il decreto non era ancora stato inoltrato, che addirittura, nel caso della promulgazione delle leggi, si possono attendere anche 30 giorni. Invece sono bastate, per l’esattezza, 19 ore.
Senza che nemmeno il decreto arrivasse a destinazione.
Esultano le opposizioni. Dario Franceschini: «in modo come sempre ineccepibile, determinato e imparziale, Napolitano ha bloccato un procedimento illeggittimo, che ora non esiste più».
La Lega si affida ad un comunicato, che informa di una telefonata tra Umberto Bossi e il Capo dello Stato, ed aggiunge: i leghisti «si recheranno nelle aule parlamentari a dare comunicazioni sul decreto sul federalismo fiscale municipale».
Ma in fondo esulta anche Berlusconi che ha attirato Bossi in un tranello.
Ieri sera infatti, visto che Bossi aveva promesso di staccare la spina in caso di bocciatura del federalismo, lo ha convinto a dire sì al decreto.
Una rottura istituzionale calcolata da parte del Cavaliere per far ricadere sul Quirinale la responsabilità di aver bocciato la legge bandiera del Carroccio. Tra i militanti e i funzionari leghisti il malumore è fortissimo.
Ora la situazione è sempre più confusa: se non si va a elezioni, l’altra possibilità è che l’esecutivo torni indietro e rispetti l’iter previsto dal regolamento della Bicamerale.
In questo modo, per la gioia del premier, trascorrerebbero almeno due mesi. E di voto si riparlerebbe eventualmente in autunno.
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Febbraio 4th, 2011 Riccardo Fucile
BOSSI HA IMPOSTO IL DECRETO: “NON RIESCO PIU’ A GESTIRE IL MALCONTENTO DELLA BASE, MI SERVE PER TACITARLA”… BERLUSCONI SI ARRENDE MA DAL COLLE ARRIVANO SEGNALI NEGATIVI
“Andiamo a fare il golpe…». Sono le 19,30. 
Il ministro ha appena finito di votare contro la richiesta dei Pm milanesi di perquisire gli uffici di Giuseppe Spinelli, il tesoriere di Berlusconi.
Scherza e sorride amaro il ministro mentre esce dalla Camera e si avvia verso Palazzo Chigi dove sta per iniziare il Cdm.
Sa che verrà varato il decreto legislativo sul federalismo municipale, scatenando l’ira dell’opposizione, dopo il voto di parità espresso dalla bicamerale.
Sa che questo provvedimento non piacerà al Quirinale, che il capo dello Stato avrà un problema a controfirmarlo.
In effetti il malumore del Colle è forte.
Il federalismo fiscale doveva essere un evento politico bipartisan e il ministro Calderoli aveva lavorato a questo obiettivo.
E dire che fino a ieri tutti a parole avevano apprezzato l’ennesimo appello di Napolitano ad uscire dalla «spirale insostenibile di contrapposizioni».
Ora il presidente della Repubblica aspetta di vedere il testo del decreto legislativo, e i suoi collaboratori spiegano che c’è un problema di metodo e di procedure.
C’è una questione non irrilevante e riguarda la valutazione del voto della bicamerale: è un voto negativo o non espresso?
Il timore è che il decreto si configuri come un schiaffo al Parlamento.
Ma come andare avanti? «Senza il federalismo fiscale si va a votare”, ha tuonato Bossi.
Bisogna escogitare una soluzione, altrimenti qui salta tutto. Si è quindi pensato al decreto legislativo. Berlusconi d’accordo. Calderoli, Maroni, Tremonti pure.
Ha frenato Gianni Letta che aveva ricevuto una telefonata preoccupata dal Quirinale. Così il sottosegretario ha fatto presente il problema.
Ma Bossi e i leghisti non sentono ragione.
Berlusconi è infuriato con la composizione di questa bicameralina che era partita come bipartisan ma con l’esponente in quota Fini, cioè Baldassarri, che allora faceva parte della maggioranza. Poi però c’è stata la scissione del Pdl e Baldassarri è passato con il Fli.
Hanno fatto di tutto per convincere Baldassarri a votare a favore del testo sul federalismo municipale.
Si era incontrato con Berlusconi e Calderoli e gli sarebbe stato concesso un miliardo per sgravi agli inquilini e le famiglie nella cedolare secca.
Ma poi è stato chiamato da Fini: o con me o con il Cavaliere.
Si era mosso pure Bossi per convincere il presidente della Camera.
Fini gli avrebbe risposto picche: «Prima togli di mezzo Berlusconi”
Ma il Senatur ha osservato che il federalismo è la bandiera della Lega.
E’ vero che ci sono problemi per via della vicenda giudiziaria del premier: per il momento Bossi rimane fermo in attesa di eventuali nuove rivelazioni dai Pm milanesi.
Certamente la Lega non si farà trascinare nel gorgo, se le cose si mettessero male, avendo nella manica la carta Tremonti o Maroni da giocare al momento opportuno. Intanto si va avanti: da qui il diktat del decreto legislativo.
E non è finita se è vero che al megavertice di ieri si sarebbe discusso di rimettere mano alla composizione della bicamerale in vista del federalismo regionale. Un “riequilibrio” a favore della maggioranza.
Ma questo significa che il presidente del Senato Schifani dovrebbe togliere Baldassarri e metterci uno del Pdl.
A quel punto il presidente della Camera Fini potrebbe dire: manca un rappresentante del Fli e ce ne metto uno mio scelto tra i deputati.
Roba da far perdere la pazienza a Napolitano.
Ancora una volta.
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa“)
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Febbraio 4th, 2011 Riccardo Fucile
LE MAESTRE SI PRIVANO A TURNO DI UN PRANZO ALLA SETTIMANA PER UN BIMBA AFRICANA A TEMPO PIENO…IL SINDACO LEGHISTA DI FOSSALTA DI PIAVE DICE “NO, SAREBBE UN DANNO ERARIALE PER IL COMUNE”… PER LA LEGA “CRISTIANA” LA BIMBA DOVREBBE MORIRE DI FAME… INSORGE LA POPOLAZIONE CONTRO IL SINDACO RAZZISTA
In fondo la storia è molto semplice: una bambina di quattro anni lasciata senza pasto, nella mensa del suo asilo, e rimandata a casa per volontà di un sindaco.
In fondo questa è una nuova, piccola, storia feroce, una storia di uomini coraggiosi che si mettono a fare la guerra ai bambini.
Ed è una di quelle facili guerre con cui alcuni amministratori della Lega provano a stravolgere la faccia bella del nord e a macchiare la generosità dei veneti con il pretesto della buona amministrazione.
Sarebbe forse una “Nuova Adro” – questa storia – se a Fossalta di Piave la solidarietà dei genitori (che sono andati a protestare in istituto), delle insegnanti e dei collaboratori scolastici non si fosse opposta alle decisioni del sindaco e della direttrice scolastica.
E sarebbe una storia sicuramente incredibile se a raccontarla non fossero le testimonianze dei genitori, le carte bollate e persino le parole dei diretti interessati.
Ecco che cosa è successo.
Nella Scuola dell’Infanzia “Il Flauto Magico” di Fossalta di Piave (che fa parte dell’Istituto comprensivo di Meolo) — una deliziosa scuola con i giochi fuori e cinque maestre bravissime – c’è una bambina di origine africana (la chiameremo Speranza, anche se questo non è il suo nome).
Speranza ha una famiglia povera ma felice.
Il padre operaio, la madre che si prende cura dei figli: lui lavora nelle industrie della zona, il pane non manca.
Speranza ha quattro fratellini: due più piccoli di lei, due più grandi, già alle elementari.
Quando entra in età scolare non riesce a iscriversi a scuola, perchè non trova posto: l’istituto può accogliere solo cinquanta bambini.
Quest’anno la mamma di Speranza (che chiameremo Maria, anche se questo non è il suo nome) fa in tempo a ricevere una buona notizia e un colpo durissimo.
La buona notizia è che Speranza potrà finalmente entrare a scuola perchè c’è posto per lei.
Accede al tempo pieno, impara subito l’Italiano, si integra, aiuta la propria famiglia — e la madre che si esprime con pochissimi vocaboli e i verbi all’infinito – a inserirsi nella comunità fossaltina.
Ma poi arriva anche il colpo: il papà di Speranza, dopo aver perso il suo lavoro e non essere riuscito a trovarne uno nuovo, sceglie di emigrare in Belgio, dove gli hanno promesso un impiego certo.
Lo fa, e la piccola famiglia straniera inizia a vacillare. Era lui che si esprimeva in un italiano corrente, lui che teneva i rapporti con gli altri genitori.
Maria resta sola: i soldi che arrivano dal Belgio sono pochissimi rispetto alle necessità di cinque bambini.
I bimbi delle elementari hanno la refezione e il tempo pieno, ma Speranza, nella sua nuova classe, (anche se con la tariffa agevolata) deve pagare comunque cinquanta euro al mese.
Se devi stringere la cinghia sono comunque tanti soldi.
E così Maria si rivolge ai servizi sociali del comune, che le rispondono di non poter intervenire per aiutarla.
Nel frattempo (solo una settimana fa), le maestre della scuola escogitano una soluzione: ognuna di loro rinuncerà una volta a settimana al pranzo a cui ha diritto (sul posto di lavoro) e lo cederà alla bambina.
E’ un gesto di solidarietà pragmatico, discreto.
Aderiscono anche le due collaboratrici scolastiche, è d’accordo l’insegnante di religione che viene una volta a settimana.
In un istituto in cui si servono 60 pasti e in cui mangiano 50 bambini, in realtà , le pietanze che ogni giorno avanzano basterebbero (e avanzerebbero) per tutti.
Ma le maestre vogliono che non ci siano irregolarità e così si arrangiano: un giorno una di loro torna prima, un giorno un’altra si porta un panino, un altro ancora un’altra salta il pasto e dice scherzando che le farà bene alla linea.
Ma qui finisce il lato bello della storia e inizia la commedia surreale e grottesca.
Il sindaco leghista Massimo Sensini (che è stato informato dai servizi sociali e dalla direttrice) viene a sapere della soluzione che è stata trovata e va su tutte le furie.
Convoca la direttrice del comprensorio, Simonetta Murri e le spiega che “è responsabile di una gravissima irregolarità ”.
Prende carta e penna e scrive di suo pugno una lettera in cui si leggono frasi come questa: “Si sottolinea che il personale (della scuola, ndr.) non può cedere il proprio pasto senza incorrere in un danno erariale per il comune di Fossalta di Piave”.
Insomma, per l’amministratore Sensini, le maestre che si privano del pasto per far mangiare una bambina di quattro anni, sono paragonabili a dei ladri che sottraggono al Comune beni di pubblica utilità .
La direttrice sottoscrive la decisione, e a sua volta stila un ordine di servizio il cui senso è: “Se questo atteggiamento si ripeterà le responsabili saranno denunciate al provveditorato”.
Con questa procedura le maestre rischiano provvedimenti disciplinari e la sospensione dall’insegnamento. E infatti non vogliono parlare.
Maria viene informata che deve presentarsi a prendere Speranza alle 12.00 e non più alle 16.00. La bimba è costretta a saltare il tempo pieno e a separarsi dai suoi compagni di scuola.
Maria fa quel che le è stato detto e, due giorni fa, la bimba scoppia a piangere in classe quando la madre la prende per portarla a casa.
Ieri i genitori hanno chiesto un incontro alla direttrice dell’istituto per pregarla di risolvere la situazione.
Ma l’interessata spiega: “Purtroppo condivido il richiamo che ci ha fatto il sindaco”.
Le domandi come giudichi la sua lettera e lei ti risponde: “L’ho trovata ironica. E utile”. Ma in che senso? La Murri fa un esempio: “Se lei ha una casa del comune non la può subaffittare a dei terzi, capisce? E’ un reato. Se lei ha diritto ad un pasto della mensa non lo può dare a chi passa”.
Provi a suggerire alla direttrice che la bambina non è una persona “che passa”.
La Murri non accetta l’idea: “Ma vede, questo è un principio: quella soluzione era grave e dannosa. Se tutti volessero il pasto gratis noi cosa potremmo fare?”.
Le chiedi se abbia ricevuto altre richieste: “Per ora no. Ma non potrebbero arrivare in tanti, siamo in tempi di crisi”.
Provi a domandare se pensa che il fatto che la bimba sia extracomunitaria abbia prodotto la decisione dell’amministratore: “Penso proprio di no. Anzi, questa vicenda è la migliore garanzia della buona fede del sindaco: la bimba viene trattata come verrebbe trattato qualsiasi italiano”.
Resti ancora incredulo, e cerchi il sindaco Sensini, classe 1951.
Lo cerchi quattro volte, in comune, ti dicono che arriva alle 17.00.
Ma lui non risponde e non richiama. Peccato.
In fondo, questa è una storia semplice, una piccola storia di ordinaria ferocia. Ma la parola fine — per fortuna – non è stata ancora scritta.
Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 4th, 2011 Riccardo Fucile
I RISVOLTI COMICI DELLA SEDUTA ALLA CAMERA IN CUI IL DEPUTATO PDL MAURIZIO PANIZ TENTA DI GIUSTIFICARE LA TELEFONATA DI SILVIO IN QUESTURA PER “TUTELARE IL PRESTIGIO INTERNAZIONALE DELL’ITALIA”… SE MUBARAK FOSSE ARRESTATO, SILVIO TELEFONERA’ ALLA QUESTURA DEL CAIRO: “LIBERATELO, E’ LO ZIO DI RUBY”
Pur avendone viste e fatte tante, mai il Parlamento italiano si era umiliato come ieri
votando un testo talmente comico che nessuno oserebbe mai ripeterlo a voce alta senza scoppiare a ridere.
Com’è noto, la Camera doveva approvare la proposta della giunta per le autorizzazioni a procedere di restituire alla Procura di Milano la richiesta di consentire la perquisizione degli uffici del rag. Giuseppe Spinelli, contabile di Berlusconi e amministratore di varie società Fininvest, sulla sua porta campeggia la scritta: “Segreteria on. Silvio Berlusconi”.
Dunque Spinelli beneficia di una sorta di “immunità contagiosa” che gli deriva dallo sfiorare ogni tanto la sacra persona di Berlusconi, non a caso ribattezzato “lo Spirito Santo” dall’amica mignotta Michelle al telefono con la Minetti.
Invece di dire sì o no alla Procura,il Pdl ha rispedito gli atti su Spinelli al mittente perchè il reato contestato a Berlusconi sarebbe di competenza del Tribunale dei ministri e non di quello ordinario.
Cioè: la Procura chiede “che ora è?” e la Camera risponde “piove”.
Le motivazioni le ha illustrate in giunta il 27 gennaio l’on. Maurizio Paniz, uomo dal proverbiale autocontrollo visto che è riuscito a pronunciare queste parole senza cadere in preda alla ridarola: “Nel contattare la Questura di Milano, il Presidente del Consiglio ha voluto tutelare il prestigio internazionale dell’Italia, giacchè presso la medesima questura era detenuta, a quanto poteva legittimamente risultargli, la nipote di un Capo di Stato estero. È del tutto evidente che il Presidente del Consiglio si è preoccupato di tutelare le relazioni internazionali del nostro Paese. Non gli si può negare credito per aver creduto alle affermazioni della giovane… È quindi evidente che il reato dovrebbe essere conosciuto dal Collegio per i ministri… Per questi motivi è pregiudiziale il profilo della competenza funzionale… con restituzione degli atti per incompetenza dell’autorità procedente”.
Traduzione: Berlusconi agì nelle funzioni di premier per scongiurare la crisi internazionale con l’Egitto che sarebbe seguita all’arresto della nipote di Mubarak.
Cioè “Ruby”, prostituta minorenne nata in Marocco, fermata per furto senza documenti nè fissa dimora.
Queste baggianate il buontempone ha ripetuto ieri in aula, con esercizi maxillofacciali davvero rimarchevoli, visto che non gli è sfuggita nemmeno una risata.
Nella fretta, Paniz non ha spiegato perchè, alla notizia che la nipote di Mubarak era agli arresti, Berlusconi non chiamò Frattini (che non sembra, ma è il ministro degli Esteri) nè l’ambasciata al Cairo per avvertire Mubarak dello scampato pericolo per la nipotina e/o per capire come sia mai potuto accadere che il presidente egiziano abbia una nipote marocchina.
Paniz trascura pure un altro mistero: perchè Berlusconi, strappata la nipote di Mubarak dalle grinfie della Polizia,non raccomandò alla Minetti di tenerla con sè, anzi non le disse nemmeno di quell’altolocata parentela, tant’è che la Nicole appena uscì dalla Questura la scaricò sul marciapiede, lasciando che tornasse ad abitare con la collega Michelle e a esercitare il mestiere più antico del mondo, mettendo di nuovo in pericolo i rapporti fra il Cairo e Milano2?
Ma soprattutto Paniz non spiega dov’è scritto che, tra le funzioni del premier, rientrino i rapporti internazionali, che spettano al ministro degli Esteri (l’art. 95 della Costituzione e la legge 400/1988, che regolano le funzioni del capo del governo, non vi fanno alcun cenno).
Eppure i delirii di Paniz hanno avuto la maggioranza: si son trovati 315 deputati disposti a dichiarare che Berlusconi telefonò in questura per scongiurare una crisi con l’Egitto.
Chissà le risate ieri sera, quando sono rientrati a casa e han raccontato la loro ultima impresa a mogli e figli.
Che s’ha da fare per campare. Anzi, per fargliela scampare.
Mubarak comunque è in una botte di ferro.
Casomai i rivoltosi lo arrestassero, Berlusconi chiamerà la questura del Cairo: “È lo zio di Ruby, liberatelo”.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 4th, 2011 Riccardo Fucile
IL “FRATELLO COLTELLO” MARONI HA CHIESTO UNA NOTA INFORMATIVA SUL COLLEGA BELSITO… QUEL BIGLIETTO TROVATO A CASA DI RUBY MANDA IN FIBRILLAZIONE LA CASTA DI VIA BELLERIO
“Un biglietto da visita riportante la dicitura ‘Presidenza del Consiglio dei ministri — dottor Francesco Belsito, sottosegretario alla semplificazione normativa’”.
È scritto nel verbale che elenca il materiale sequestrato dalla polizia a Ruby. Una riga in mezzo a un mare di oggetti: scarpe, vestiti, Rolex, carte di credito. Eppure quel breve accenno ha mandato in fibrillazione il sottobosco politico.
Belsito non è toccato dall’inchiesta milanese.
Un’eventuale conoscenza con Ruby sarebbe del tutto lecita.
Lui, il sottosegretario, si è però subito affrettato a gettare acqua sul fuoco: “Ruby non l’ho mai vista nè conosciuta. E non sono mai stato all’Albikokka, il locale che frequenta. Sono una persona riservata”.
Ma come mai Ruby aveva il suo biglietto da visita?
“Sono un uomo politico, vedo centinaia di persone e distribuisco i miei biglietti”.
Belsito, volto rotondo e appena quarant’anni, è uno degli astri nascenti del potere leghista.
Personaggio potente quanto poco noto, è l’uomo dei conti di Calderoli e Bossi.
Un politico dal curriculum atipico: i primi passi nelle discoteche genovesi, poi diventa autista e collaboratore di Alfredo Biondi e dopo quattro anni eccolo al governo.
Belsito oggi è, però, soprattutto uno dei nodi intorno ai quali si consuma il confronto sordo tra gli uomini del Senatùr e quelli del ministro dell’Interno, Roberto Maroni.
E proprio dal Viminale nei mesi scorsi è stata richiesta agli uffici interni un’informativa su Belsito.
Un’azione che sarebbe da collegare a episodi di cronaca di cui il neo-sottosegretario è stato protagonista.
Perfino a Genova, la sua città , pochissimi lo conoscono, almeno nelle aule della politica.
Il suo nome, fino a pochi anni fa, circolava piuttosto negli ambienti “notturni” perchè Belsito faceva l’organizzatore nella nota discoteca Cezanne.
Poi eccolo tentare la via dell’impresa: aveva tra l’altro partecipazioni in due società poste in liquidazione .
Infine è stato consigliere fino al 1999 di una cooperativa in fallimento dal 2000.
Ma Belsito lavora dietro le quinte, diventa collaboratore di Alfredo Biondi nel 2006: “Lo accompagnava in giro”.
Insomma, un po’ autista, un po’ segretario.
Chi avrebbe detto che dopo una manciata d’anni si sarebbe ritrovato al governo.
L’occasione arriva quando Belsito incontra Maurizio Balocchi, che a sua volta era l’uomo dei conti della Lega.
L’uomo che delle casse del Carroccio sapeva tutto.
Belsito gli diventa amico, si guadagna la sua fiducia fino a diventarne alla morte l’erede politico.
È così che conquista la Lega che gli garantisce tante occasioni (e poltrone): prima quella ambita di consigliere della Filse, la finanziaria della Regione Liguria che amministra miliardi.
Poi quella di vice-presidente di Fincantieri, carica nuova di zecca costruita su misura per lui (“Adesso mi sono autosospeso”, assicura Bel-sito).
Ma Belsito è soprattutto amministratore della Editoriale Nord che fa capo alla Lega.
Il colpaccio arriva nel febbraio 2010 quando, proprio sostituendo Balocchi, Belsito diventa addirittura sottosegretario alla Semplificazione Normativa. Quanta strada dalle piste da ballo del Cezanne.
Con l’incarico ecco, però, le prime rogne, le polemiche.
Qualcuno, andando a vedere il curriculum ufficiale del membro del governo, nota una frase: “Laureato in Scienze politiche”.
E scoppia il caso: nei documenti depositati al cda della Filse — scrisse Giovanni Mari sul Secolo XIX — lui aveva dichiarato di essere laureato in Scienze della Comunicazione.
Allora? Alle domande del cronista il neo-sottosegretario rispose:
“Le ho tutte e due”.
Ma dove le ha prese? A Malta e a Londra.
Alla segreteria dell’ateneo di Genova , dove dovrebbero essere passate le pratiche per il riconoscimento delle lauree all’estero, la carriera universitaria di Belsito risultò “annullata”.
Due mesi fa i sindacati di polizia insorgono scoprendo che la Porsche Cayenne posteggiata abitualmente negli spazi riservati alle auto di servizio della Questura di Genova altro non è che l’auto privata — anche se intestata a una società di noleggio di Roma — di Belsito.
Un tipo cortese che, però, sa tirare fuori i denti: “Alla polizia faccio solo un favore, almeno evito agli agenti di venirmi a prendere”.
Poi un attacco a Roberto Traverso, sindacalista: “Vada a lavorare”.
Adesso, però, ecco quel biglietto da visita.
E sotto la pelle il Carroccio è diviso: una parte ad augurarsi che quel dettaglio non porti grattacapi, un’altra fetta a sperare che il potente Belsito si bruci e gli uomini di Bossi debbano mostrare i loro conti.
Ferruccio Sansa
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Bossi, Costume, governo, LegaNord, Parlamento, Politica, radici e valori | Commenta »
Febbraio 4th, 2011 Riccardo Fucile
A QUASI DUE ANNI DAL TERREMOTO TANTI SONO ANCORA SENZA CASA….GLI ASSISTITI RESTANO SEMPRE 38.965… UNO SFOLLATO, SFRATTATO DALL’ALBERGO, SI INCATENA PER PROTESTA
Imprese lente coi lavori, cittadini che perdono l’alloggio provvisorio, una emergenza
abitativa ancora irrisolta, a 22 mesi dal terremoto.
Giornate caratterizzate da una doppia protesta.
Alla Regione un cittadino si è incatenato per sollevare il caso dello sfratto dall’albergo e dell’impossibilità di rientrare nella sua abitazione originaria.
Al Comune una famiglia rimasta intrappolata nelle maglie della burocrazia ha riconsegnato le chiavi al sindaco con tanto di polemica.
Aveva avvisato più volte i politici dello spinoso caso della sua abitazione. I lavori in ritardo, la scadenza dei termini di legge a rischio, lo spettro della perdita dell’alloggio provvisorio.
«Risolvetelo finchè siete in tempo». Nessuno ha ascoltato il suo appello, lanciato anche a nome di altre persone che si trovano nelle sue stesse condizioni.
Alla fine Renato Vitturini, fotografo collaboratore del Messaggero, ha inscenato una clamorosa protesta incatenandosi ieri mattina davanti alla sede della giunta regionale a palazzo Silone.
Il gesto eclatante è stato attuato dopo aver ricevuto l’invito, dalla struttura di gestione dell’emergenza, ad abbandonare entro 48 ore l’albergo di Lucoli, dov’è ospitato temporaneamente insieme alla madre, in quanto l’abitazione principale, situata nel condominio Filadelfia di via Caprini, zona San Giuliano, è tornata agibile.
«Il provvedimento ci coglie di sorpresa», ha dichiarato.
«Adesso dove andiamo vivere io e mia madre? Alla Sge hanno informazioni sbagliate».
Trascorso il termine di 6 mesi, per le abitazioni B, la ditta deve terminare i lavori. Le ripercussioni dei ritardi le pagano i cittadini che perdono il diritto all’assistenza abitativa.
I lavori in quel condominio, già oggetto di furiose polemiche per una controversia infinita tra imprese, amministratori, tecnici e residenti, non sono stati completati e in tanti sono ancora fuori casa.
Vitturini, ricevuto negli uffici della Sge, ha poi deciso di sospendere la protesta a metà mattinata dopo le rassicurazioni ricevute.
«Ho dato mandato agli uffici commissariali di trovare una soluzione normativa idonea».
Lo ha annunciato il commissario per la ricostruzione Gianni Chiodi.
«Per il caso singolo», ha aggiunto Chiodi, «e per molti casi simili segnalati, è necessario stabilire il principio secondo cui le inadempienze non dipendenti da comportamenti dei cittadini non devono avere conseguenze sugli stessi. Ed è il caso che si è presentato, con un’impresa che non ha terminato i lavori nei tempi stabiliti e un cittadino rimasto senza alcuna copertura assistenziale. Per questo stiamo lavorando affinchè, se conseguenze devono esserci, per la mancata conclusione dei lavori in tempi certi, queste devono ricadere su chi è responsabile e non sui cittadini incolpevoli».
Mattinata di agitazione anche negli uffici provvisori del Comune a Villa Gioia, dove, come aveva promesso, il critico d’arte Emidio Di Carlo, insieme alla figlia, la scrittrice Stefania, è andato di buon mattino per riconsegnare le chiavi del suo alloggio del progetto Case al sindaco
Massimo Cialente il quale gli aveva risposto che «la materia non è di mia competenza, essendo passata la gestione alla Sge».
In questo caso, il problema sollevato dai cittadini è legato al cambio di esito di agibilità dell’abitazione occupata alla data del 6 aprile 2009.
La casa era stata riclassificata come B il 21 dicembre 2010, il che comporta, come precisato in una nota dall’avvocato Paola Giuliani, responsabile della funzione Assistenza alla popolazione, la perdita dei requisiti per mantenere l’alloggio del progetto Case.
Tuttavia la famiglia, impossibilitata a rientrarvi, è rimasta senza tetto. Anche questo caso è all’esame dei tecnici.
Sono 38965 le persone assistite nel Comune dell’Aquila e nei 56 centri del cratere sismico.
Si tratta di 715 unità in meno rispetto al 5 gennaio scorso.
Il dato è aggiornato alla data del primo febbraio.
Lo rende noto la Struttura gestione emergenza.
Sono 14684 le persone beneficiarie del contributo di autonoma sistemazione (11714 all’Aquila e 2970 nei Comuni del cratere); 22499 le persone alloggiate tra progetto Case, Map e affitti; 1454 le persone alloggiate in strutture ricettive (di cui 1017 nell’Aquilano, le altre nelle restanti province abruzzesi e 32 fuori regione) e 328 nelle caserme della Guardia di Finanza e Campomizzi.
Enrico Nardecchia
(da “Il Centro” giornale abruzzese)
argomento: Berlusconi, denuncia, emergenza, governo, Parlamento, PdL, Politica, radici e valori, terremoto | Commenta »