Gennaio 30th, 2011 Riccardo Fucile
PER ORA I PM NON DANNO CORSO A QUELLE CHE CHIAMANO “ANOMALIE” DELL’INCHIESTA, OVVERO I TENTATIVI DI INQUINAMENTO DELLE PROVE.. MARTEDI’ SARA’ INTERROGATA LA MINETTI, POI LA RICHIESTA AL GIP DI RITO IMMEDIATO
Nonostante quelle che la Procura definisce «anomalie» dell’inchiesta Ruby-Berlusconi, e che in altri casi sarebbero stati considerati seri tentativi d’inquinamento delle prove (ovvero la presunta subornazione di testimoni da parte dello stesso Silvio Berlusconi, il ritrovamento di verbali difensivi in casa delle ragazze perquisite, la traccia di versamenti di denaro promessi od effettuati a Ruby-Karima, il pagamento dei legali di almeno un indagato da parte del Cavaliere, l’avvertimento di Emilio Fede alla Minetti sull’intercettazione «di tre telefoni») par di capire che per il momento i magistrati vogliano soprassedere.
Il lavoro dei pubblici ministeri – ora che la Camera ha respinto nei fatti l’autorizzazione a una perquisizione negli uffici del contabile di Berlusconi, il ragionier Spinelli – è ormai concentrato esclusivamente alla preparazione della richiesta di giudizio immediato che verrà inoltrata al gip dopo l’interrogatorio di Nicole Minetti, previsto per il primo febbraio e confermato ancora ieri dal suo legale, Daria Pesce.
Tra le carte che verranno allegate ci saranno sicuramente anche immagini e foto estratte dai files ritrovati nei computer sequestrati alle ragazze perquisite il 14 gennaio scorso ma che, sembra, non aggiungeranno un gran che a quello che ormai già si sa.
Ma cosa dirà la bella Nicole davanti ai magistrati?
Gli inquirenti non si aspettano un gran che da questo confronto che potrebbe anche risolversi con un ampio ricorso alla facoltà di non rispondere, soprattutto sulle questioni più spinose relative ai rapporti della consigliera regionale con il Presidente del Consiglio per la gestione degli appartamenti di via Olgettina, i cui affitti venivano pagati da Spinelli come compenso, secondo le accuse, per le prestazioni sessuali delle giovani nelle feste di Arcore. Minetti, come lei stessa ricordava in un’intercettazione («Per me è diverso io sono indagata e lui altrettanto») è certamente il personaggio che in questa vicenda rischia di più.
Rischia soprattutto di fare la fine del vaso di coccio tra vasi di ferro.
Accusata di favoreggiamento e induzione alla prostituzione, contro di lei non ci sono solo le innumerevoli intercettazioni dove appare come personaggio preminente nell’organizzazione delle feste di Arcore e nel reclutamento delle giovani di via Olgettina, ma anche le ricevute di pagamento e il rapporto con Spinelli.
Nonchè le sue stesse lamentele, concentrate in una lunga telefonata dell’11 gennaio scorso con la sua collaboratrice in Consiglio regionale, tale Clotilde: «…A me non me ne fotte un cazzo se lui è Presidente del Consiglio o cioè…un vecchio e basta a me non me ne frega niente, io non mi faccio pigliare per il culo così, perchè adesso…A lui non gliene frega niente, capisci?…cioè per la prima volta ho realizzato che lui non mi ha dato quel ruolo perchè pensava che fossi idonea, adatta mi ha dato quel ruolo perchè in quel momento è la prima cosa che gli è venuta in mente e se non ci fossi stata io ma ci fosse stata un’altra, l’avrebbe dato a un’altra…».
Tra le carte che formano il fasciolo per l’invito a comparire alla Minetti, ci sono poi verbali che raccontano la genesi dell’inchiesta.
Come quello di Michelle Coinceicao Oliveira, la prostituta brasiliana che, si scopre telefonò non una ma due volte direttamente al Presidente del Consiglio dal suo cellulare, inviando poi anche diversi sms.
E soprattutto, la sera del fermo di Ruby in questura, il 27 maggio, alle 21,20, Michelle chiamò anche Spinelli, all’utenza intestata Dolcedrago Spa.
Lei nel verbale «prende atto» e nega di aver mai conosciuto Spinelli.
Ma rimane il mistero di una telefonata all’ufficiale pagatore di Berlusconi dopo averlo avvisato del fermo di Ruby.
Per questo e altre «inverosimiglianze» nella ricostruzione di quella serata, la donna non viene considerata «attendibile».
Paolo Colonnello
(da “La Stampa“)
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Gennaio 30th, 2011 Riccardo Fucile
PISANU: “IL PREMIER CHIARISCA DAVANTI AI GIUDICI”, “SU FINI E LA CASA DI MONTECARLO SOLO FORZATURE”, “NON CONDIVIDO UNA MANIFESTAZIONE DEL PDL CONTRO LA MAGISTRATURA”… ANCHE IL TIMORE DI PORTARE IN PIAZZA MENO GENTE DI SANTORO ALLA BASE DEL DIETROFONT
Prima le parole del ministro Pisanu, che si è richiamato all’etica pubblica e ha bocciato l’idea di
un corteo a Milano contro la magistratura.
Poi il dietro front ufficiale del partito per bocca di La Russa.
Per la prima volta il Pdl è costretto alla marcia indietro nella sua battaglia contro i magistrati a difesa del premier.
La manifestazione convocata da Silvio Berlusconi per il 13 febbraio contro le toghe è stata oggi prima ridimensionata, poi annullata.
Segno che non tutti, all’interno del partito, sposano la linea dettata dal Capo. Il primo a uscire allo scoperto, oggi, è stato l’ex ministro Giuseppe Pisanu, che in un’intervista al Corriere della Sera è stato presentato come “voce critica del Pdl”.
Pisanu si è espresso chiaramente: “Il Cavaliere chiarisca davanti ai giudici”. E, per far capire meglio il messaggio, ha aggiunto: “Su Fini e la casa di Montecarlo solo forzature”.
Ma non è tutto, perchè nel primo pomeriggio Pisanu è entrato a gamba tesa proprio sull’iniziativa anti pm: “Non condividerei una manifestazione del Pdl contro la magistratura”.
Al di là delle parole di Pisanu, il contrordine nel partito di maggioranza dev’essere arrivato dall’alto, se anche due falchi come Daniela Santanchè e Ignazio La Russa si sono pronunciati pubblicamente per la bocciatura della manifestazione.
Santanchè è andata dritta al punto: “Il 13 febbraio non ci sarà nessuna manifestazione di piazza del Pdl”.
La Russa ha usato qualche giro di parole ma, tutto sommato, ha espresso lo stesso concetto: “Non credo che faremo una manifestazione il 13, nè nazionale, nè locale. La presenza sul territorio è la cosa più importante. La solidarietà diffusa che arriva al premier e al partito è più importante rispetto all’idea di chiuderci in un teatro o in una piazza”.
E questo non è l’unico segnale che qualcosa stia cedendo anche nello zoccolo duro dei sostenitori del Cavaliere.
Ieri mattina il Foglio, la testata diretta da Giuliano Ferrara che è da sempre una cartina di tornasole della politica di Berlusconi, ha aperto con la notizia di una “iniziativa istituzionale straordinaria.
Napolitano pensa di convocare martedì Schifani e Fini” perchè “così — avrebbe detto Napolitano secondo il Foglio — non si va avanti”.
L’articolo fa filtrare il tema della “paralisi istituzionale”, presentandola senza gridare al complotto invocato normalmente dagli house organ.
Insomma, sembra più un messaggio che uno scoop.
E poco importa che in mattinata il Quirinale abbia smentito la notizia della convocazione.
La decisione del Pdl, quindi, è un segno evidente del “dibattito interno” in corso e di qualche dissociazione dal berlusconismo duro e puro.
Ma non solo.
Una componente più “istiutuzionale” del partito non ha certamente ignorato i ripetuti appelli del Capo dello Stato (pubblici, ma anche e soprattutto nei contatti privati con uomini vicinissimi al premier) per scongiurare uno scontro esplicito tra poteri dello Stato.
Proprio su questo tasto hanno battuto i magistrati, nella giornata dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.
L’Anm ha espresso “molta preoccupazione per manifestazioni che sono contro i giudici”.
Sarebbe, ha detto il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara “il popolo che manifesta contro se stesso”.
L’Associazione nazionale magistrati, in un testo letto dai presidenti delle giunte locali, ha risposto punto su punto ai videomessaggi di Berlusconi.
”Gli attacchi ai magistrati sono contro la giustizia e la Costituzione. Sono contro la giustizia gli insulti, le offese, le campagne di denigrazione di singoli giudici, le minacce di punizione, gli annunci di riforme dichiaratamente concepite come strumenti di ritorsione verso una magistratura ritenuta colpevole solo perchè si ostina ad adempiere al proprio dovere di accertare la commissione dei reati e di applicare la legge imparzialmente e in maniera uguale nei confronti di tutti i cittadini”.
E nella stessa direzione vanno “le strumentalizzazioni delle inchieste e delle decisioni giudiziarie e l’assurda interpretazione come complotto politico della semplice applicazione delle regole, dell’attuazione del principio di obbligatorietà dell’azione penale e del fisiologico funzionamento degli istituti di garanzia propri dei moderni Stati costituzionali di diritto”.
“La Magistratura — ha detto Palamara parlando con i giornalisti a margine della cerimonia di inaugurazione alla Corte d’Appello di Roma — è un pezzo dello Stato. La giustizia è amministrata in nome del popolo”.
In riferimento, invece, alla manifestazione a sostegno delle toghe e della libertà di informazione, annunciata ieri da Michele Santoro, Palamara ha detto: “Sul resto non ci pronunciamo. La legittimazione della magistratura si fonda sulla credibilità delle decisioni e quindi sulla professionalità del lavoro del magistrato. Il consenso non è il fondamento dell’azione giudiziaria”. Probabilmente anche la contro-iniziativa di Santoro, Travaglio e Barbara Spinelli, indetta nella stessa città e nello stesso giorno di quella del Pdl, può aver fatto riflettere Berlusconi.
Troppo alto il rischio di una figuraccia, specie se alla fine, i manifestanti pro-pm si fossero rivelati numericamente più consistenti di quelli pro-Cavaliere. Meglio evitare l’effetto boomerang.
Ma soprattutto — la riflessione del premier — meglio evitare di portare in piazza un partito in cui i “distinguo” rispetto alla linea ufficiale, seppure sottotraccia,sono sempre di più.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 29th, 2011 Riccardo Fucile
FINI: “LE ELEZIONI ANTICIPATE UNICO MODO PER FAR USCIRE L’ITALIA DALLA SITUAZIONE DI STALLO IN CUI L’HANNO RIDOTTO”…CASINI: “NON IMPORTA DA DOVE VENIAMO O CHI SARA’ IL LEADER, L’ALTERNATIVA SIAMO NOI”… BOCCHINO: “LA PLURALITA’ E’ LA NOSTRA FORZA E CI ACCOMUNA IL FATTO CHE ANDIAMO TUTTI A DORMIRE ALLE 22”
Il nuovo videomessaggio da “guerra talebana” scende col gelo della sera, sul primo ritiro dei
terzopolisti a Todi, in Umbria.
Stop ai lavori, Casini, Rutelli e Lombardo si fermano davanti al video all’ora dei tg.
Non Gianfranco Fini, che lo guarda con attenzione ma dal salotto di casa, abbattuto da un’influenza che gli fa disertare la prima giornata dell’assemblea dei cento parlamentari.
L’impressione univoca che tutti ne traggono è che le elezioni anticipate ormai sono inevitabili, forse imminenti, che il Cavaliere sia sul suo ultimo giro di giostra.
Di questo stavolta si è convinto lo stesso leader di Fli. “Berlusconi ha dichiarato guerra a tutto il resto del mondo: agli avversari politici, alla magistratura, ai giornalisti, alla tv pubblica, tutti nemici, tutti comunisti” è la riflessione amara del presidente della Camera tornato sotto assedio. Determinato a resistere, comunque, perchè “non c’è una sola ragione” che lo induca a fare il passo al quale il Cavaliere e i suoi uomini vorrebbero costringerlo “solo per dirottare l’attenzione” dallo scandalo Ruby.
Sebbene non sia sfuggito all’entourage del presidente il dettaglio dell’assenza di qualsiasi riferimento alle dimissioni di Fini, in quest’ultimo video.
D’altronde, Bossi aveva invitato ad abbassare i toni e Cicchitto aveva dichiarato che il premier “non ha mai chiesto le dimissioni” del presidente della Camera.
Il leader Fli non si illude più di tanto.
E in questo scenario il voto anticipato lo ritiene appunto piuttosto probabile. “Non ci spaventa, se sarà l’unico modo per far uscire il Paese dallo stallo nel quale lo hanno ridotto” è la considerazione che Gianfranco Fini ribadirà stamattina nell’intervento che chiuderà la due giorni di riflessione organizzata da Ferdinando Adornato.
Considerazioni che ieri Casini aveva già fatto proprie. Con una serie di avvertimenti ai naviganti del “Nuovo polo per l’Italia”.
Si chiamerà così, il simbolo provvisorio è un tricolore stilizzato sullo sfondo, pronto a schierarsi compatto alle amministrative di aprile e – ovvio – alle eventuali Politiche.
Il leader Udc parte dalla difesa a spada tratta di Fini: “Presiede in modo impeccabile e la casa di An serve solo per non parlare delle notti di Arcore”.
Detto questo, avvisa la platea di moderati che non può esserci una soluzione giudiziaria: “Guardate che Berlusconi non cadrà per mano dei giudici, ma perchè il suo progetto politico è fallito”.
Archiviata ormai l’alternativa di un governo tecnico, in assenza di dimissioni del premier che non arriveranno mai, resta la prospettiva del voto anticipato. “Non è utile per il Paese ma non ne abbiamo paura”, convinti anzi che riserverà “sorprese e novità “, è la tesi di Casini.
E a quel punto, “spetta a noi l’alternativa di guidare questo Paese, non importa chi sarà il leader e non conta da dove veniamo” dice negando la competition tra lui, Fini e Rutelli.
“La nostra forza è la pluralità di leadership” sostengono anche Italo Bocchino e Adolfo Urso.
“Ma ci accomuna pure il fatto – ironizza il capogruppo di Fli – che andiamo tutti a letto alle 10”.
Il premier, secondo Rutelli che parlerà oggi, “ha paura di noi”.
Ma è proprio Berlusconi e l’eco dei suoi scandali a fare da sfondo a ogni intervento.
Guzzanti e La Malfa, Lanzillotta e Tabacci.
C’è Raffaele Lombardo che ritiene a questo punto “auspicabile un’allenza col Pd” come nella sua Sicilia.
Casini frena, pur sostenendo che nel dopo Berlusconi occorrerà una governo di larghe intese, in cui anche il Pd dovrà assumersi le sue responsabilità .
Dice che “Berlusconi non ha più alcuna voglia di governare è oggettivamente indifendibile”.
Quindi si abbandona a un mea culpa: “Nel ’94 abbiamo creduto che potesse esserci un percorso attorno a Berlusconi. Vedevamo le anomalie, i conflitti d’interesse, sperando che il tempo attenuasse queste anomalie, invece si sono moltiplicate drammaticamente. Oggi siamo diventati la repubblica del videomessaggio”.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 29th, 2011 Riccardo Fucile
NON PAGA UNA PARCELLA DA 100.000 EURO PER UN PROGETTO CHE AVEVA AFFIDATO AD UN INGEGNERE, NEGANDO CHE LA FIRMA APPOSTA AL CONTRATTO FOSSE LA SUA: “QUEL GIORNO ERO IN BRASILE” E ALLEGA UN ATTESTATO DELL’ACCADEMIA BRASILIANA DI AGOPUNTURA…. MA VIENE DIMOSTRATO IN TRIBUNALE CHE QUELLO STESSO GIORNO ERA INTERVENTO AL CONSIGLIO COMUNALE DI TERME VIGLIATORE COME RISULTA DAI VERBALI
Deputato di incerta collocazione politica (socialdemocratico nella Prima Repubblica, dipietrista
nella Seconda, per poi approdare al gruppo dei Responsabili, stampella del governo), il medico agopuntore Domenico Scilipoti, continua a sorprendere: la Procura di Messina oggi gli contesta anche un’incerta collocazione geografica.
Da cui emerge una dote insospettabile: il dono dell’ubiquità .
Dalle carte processuali, infatti, emerge che Scilipoti, il 22 e 23 ottobre del 1991, è presente sia in Italia che in Brasile.
E precisamente a Terme Vigliatore, in provincia di Messina, brillante oratore, quei giorni, in consiglio comunale, e, negli stessi giorni, a Rio de Janeiro, anche lì erudito oratore di un corso di agopuntura e maxicombustione all’Academia brasileira de Arte e ciencia.
L’Oceano Atlantico è un dettaglio trascurabile (e superabile) per il deputato siciliano “dei due mondi”, capace di farsi vedere in Sicilia e in Brasile, lo stesso giorno, con tanto di carte a sostegno della sua presenza: i verbali del Consiglio comunale di Terme Vigliatore e la pergamena, autorevolmente sigillata, rilasciata dall’accademia brasiliana.
Com’è possibile tutto ciò…?
Bisogna partire da un sogno antico del parlamentare ballerino tra schieramenti, e giramondo virtuale tra continenti: la costruzione di un grande centro medico specializzato in agopuntura a Terme Vigliatore, rimasto, purtroppo, solo sulla carta.
Per realizzarlo si era affidato alla progettazione dell’ingegnere Carmelo Recupero, ex compagno di partito nei socialdemocratici, che dopo qualche anno pretese la sua parcella, per la produzione di disegni e planimetrie, di oltre centomila euro.
Scilipoti rifiutò di pagare, e la vicenda finì in tribunale, dove il professionista tirò fuori una scrittura privata firmata da Scilipoti come socio della cooperativa edilizia che avrebbe dovuto costruire il complesso medico, che si impegnava a pagare quanto dovuto.
Risultato: la condanna in sede civile del deputato inadempiente.
Che in appello, a sorpresa, si difese con un’argomentazione apparentemente ineccepibile: quella firma sotto la scrittura privata è falsa, sostenne Scilipoti, perchè quei giorni il parlamentare era in Brasile impegnato in un corso di agopuntura.
E per non lasciare spazio a dubbi depositò l’attestato, con tanto di sigilli, dell’accademia brasiliana, che confermava le sue parole.
Ma Terme Vigliatore è un piccolo paese, e la memoria di quei giorni deve essere rimasta viva nella mente dell’ingegnere Recupero, convinto di avere avuto la firma autografa di Scilipoti.
E per dimostrarlo, come in un romanzo di Camilleri, è andato a scovare nell’archivio del Comune il verbale del Consiglio comunale tenuto il 22 e il 23 ottobre 1991 (i giorni brasiliani di Scilipoti attestati dal documento dell’Academia).
Il risultato è stato sorprendente: quei giorni Scilipoti risulta presente in aula, con tanto di intervento nel merito del dibattito consiliare.
La storia, a questo punto, approda alla Procura di Messina che incrimina Scilipoti per calunnia e contraffazione di sigilli.
Un’inchiesta ormai giunta alla conclusione delle indagini preliminari con la convocazione del parlamentare da parte del sostituto procuratore Anna Maria Arena per spiegare i dettagli e i retroscena di questa insospettabile ubiquità italo-brasiliana.
Scilipoti, insomma, era in Brasile o in Sicilia…?.
Lui nega, ovviamente, di avere mai apposto quella firma sostenendo, in ogni caso, che quel terreno cui si riferiva la planimetria oggetto del contenzioso non venne mai acquistato; ma il dato poco incide sulla contesa della firma.
Alla fine scopriremo che il parlamentare così abile nel trasferimento reale tra schieramenti (politici) lo è anche nel passaggio virtuale tra continenti…?. Superando, come ha dimostrato, ogni remora politica e, in questo caso, anche l’Atlantico.
Giuseppe Lo Bianco
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 28th, 2011 Riccardo Fucile
NELLE TELEFONATE EMERGE ANCHE CHE IL CASO RUBY ERA OGGETTO DI PREOCCUPAZIONE PER IL PREMIER ANCOR PRIMA CHE NE PARLASSERO I GIORNALI… LA CORSIA PREFERENZIALE IN QUESTURA E IL DIFFICILE RAPPORTO TRA BERLUSCONI E IL RISPETTO DELLE REGOLE ISTITUZIONALI
Non solo la telefonata alla Questura di Milano con «la balla» (parola del
questore) su Ruby «nipote di Mubarak».
Dai nuovi atti inviati dai pm alla Camera, emergono altri episodi (alcuni piccoli, altri di maggior spessore) di un difficoltoso rapporto del premier con le regole dei rapporti istituzionali.
Il primo si percepisce nelle telefonate successive all’arresto il 3 agosto 2010 del dominicano Carlos Ramirez de la Rosa, cioè del fidanzato di Marystelle Garcia Polanco (una delle ragazze delle feste), trovato in possesso di 12 chili di cocaina (costatigli proprio ieri in primo grado 8 anni di carcere con il rito abbreviato).
Erano i giorni in cui l’uomo guidava una Mini Cooper verde affidatagli dalla Polanco, che a sua volta l’aveva avuta in prestito dall’ignara Minetti.
Nicole, che il 3 agosto era in vacanza alle Seychelles, racconta alla Polanco chi l’aveva avvisata dell’arresto e cosa (apparentemente un «falso») le sarebbe stato indirettamente raccomandato dal premier per allontanare da lei i sospetti.
«A un certo punto – dice Minetti – ero a cena, mi chiama la Barbara Faggioli (altra ragazza delle sere ad Arcore, ndr) e mi dice che lui (Berlusconi, ndr) l’ha chiamata e gli ha detto “chiama subito la Nicole e digli che deve denunciare la scomparsa della macchina”».
Significherebbe dire il falso, perchè Minetti non era stata derubata dell’auto, l’aveva invece incautamente prestata alla stessa Polanco che a sua volta l’aveva data al proprio fidanzato.
Minetti prosegue il racconto alla Polanco: «Allora io ho provato a richiamarlo e lui (il premier, ndr) non mi rispondeva, non mi rispondeva, l’ho richiamato e mi ha detto questa cosa, era già incazzato nero».
Quale cosa? Che cosa dice alla Minetti?
«Lui mi chiama e mi dice: “Guarda che mi ha chiamato un giornalista e mi ha detto che è successo questo e questo e questo, che hanno fermato un individuo sulla tua macchina con degli stupefacenti e che non è la prima volta. Subito fai questo, subito…”».
Cioè la denuncia della scomparsa dell’auto, che invece la Minetti non farà , certa di poter dimostrare (come avvenuto) di essere estranea all’uso della sua auto prestata due volte.
Il secondo episodio riguarda invece la raccomandazione del premier di cui Polanco si giova quando il 4 dicembre 2010 cerca e trova, presso il prefetto di Milano, una corsia preziosa (due colloqui diretti con Gianvalerio Lombardi) per ottenere la cittadinanza italiana, senza però raggiungere il risultato voluto perchè il prefetto correttamente poi le spiega che non ci sono i presupposti (10 anni di permanenza in Italia).
Alle tre del pomeriggio una voce da Palazzo Grazioli (una delle residenze del premier) chiama la Polanco: «Buonasera, le dovrei dare il numero di telefono del prefetto Lombardi».
Polanco chiama il giorno dopo e a risponderle è la segretaria del prefetto, che inizialmente frappone il filtro ovvio per ogni cittadino comune.
Fin quando però la segretaria – di fronte alla ragazza che insiste per «parlare personalmente con il prefetto, mi hanno dato questo numero…» – le chiede quasi una parola d’ordine evidentemente attesa perchè preannunciata.
«Sì, ma da parte di chi le hanno dato questo riferimento? Qualcuno che lei mi può essere d’aiuto, mi scusi, come riferimento?».
La ragazza allora si apre: «Io la chiamo da parte del presidente Berlusconi, non lo so se era giusto dirlo a lei».
Ma certo che era giusto, «signora – le spiega la segretaria del prefetto – me lo deve dire perchè ovviamente io ho avuto questo input ma… se lei non mi diceva questo… lei è la signora Garcia?».
In un attimo la telefonata passa al prefetto, che fissa un appuntamento alla ragazza, per poi congedarsi con un «grazie, mi saluti pure il presidente».
Ma la cortesia del prefetto non andrà oltre: il 17 dicembre le comunica che «io ho fatto fare le verifiche e purtroppo non ci sono i 10 anni di continuità ». Nonostante ciò, la ragazza tornerà a insistere e otterrà un secondo appuntamento dal prefetto, la cui segretaria il 13 gennaio le farà una cortesia logistica: «Lei lo sa che può entrare in macchina, non perda tempo a cercare parcheggio, può entrare in Prefettura con la sua auto».
Si moltiplicano, intanto, gli episodi che segnalano un tramestio di iniziative variamente difensive in epoca antecedente all’emergere dell’inchiesta su Il Fatto il 26 ottobre o a ridosso di sue tappe rilevanti.
Già erano emersi l’interrogatorio fantasma di Ruby la notte del 6 ottobre, la convocazione ad Arcore che il 15 gennaio Berlusconi (tramite Barbara Faggioli) fa delle ragazze perquisite il giorno prima, il mistero del verbale di indagini difensive reso ai legali del premier Ghedini e Longo da Barbara Guerra ma trovato a casa della Polanco e per giunta senza le firme nè della ragazza nè degli avvocati indicati nell’atto come coloro che avevano posto le domande.
E ancora le telefonate dal 7 al 12 gennaio tra Ruby e il suo ex avvocato Luca Giuliante nelle quali la ragazza chiede un aiuto economico che asserisce in passato già intermediato da «un avvocato» e accenna a «una grossa somma», gli appunti sequestrati il 14 gennaio a Ruby insieme a 20mila euro in contanti, con le note su «70.000 euro conservati da Dinoia», «170.000 euro conservati da Spinelli» (tesoriere di Berlusconi, ndr) e «4 milioni e mezzo da Silvio Berlusconi ke ricevo tra 2 mesi».
Adesso le intercettazioni colgono altri due passaggi.
Il primo segnala che già nella festa ad Arcore del 18 ottobre 2010 (una settimana prima che il caso diventasse pubblico) Nicole Minetti e le altre ragazze sapevano di un grosso problema creato dalle dichiarazioni di Ruby. Minetti il giorno prima spiega infatti alla Polanco che «lui me lo ha detto… è per questa cosa qua… perchè è successo un po’ un casino… perchè ‘sta stronza della Ruby… Ma comunque guarda che io oggi vado da quello che la segue… praticamente mi dice tutto quello che lei ha detto alla sua amica».
E la notte dopo, finita la festa, alcune ragazze in auto si abbandonano a lazzi e frizzi insultanti nei confronti proprio «della Ruby faccia di m…».
Sempre quel 17 ottobre, alle ore 18.18, Minetti telefona al direttore del Tg4, Emilio Fede, informandolo che «io sono qua in questo preciso momento da Luca Giuliante che ti saluta» (in quel momento Giuliante, legale di Lele Mora in altri procedimenti, assiste anche Ruby).
Fede sa di cosa si parla: «Ah sì, eh, per quella vicenda lì, eh… La sto seguendo anch’io su un altro fronte».
Minetti: «Eh immagino… c’è da mettersi le mani nei capelli».
Fede concorda: «Sì, c’è da mettersi le mani nei capelli… Eh io parlo… ti dico subito… ci sono… nell’entourage tre telefoni sotto controllo da parte…». Minetti: «Ah sì?».
Fede: «Sì, sì, poi ti dico. Io non ho avuto notizie, ma lui stasera mi aveva accennato che ci vedevamo stasera (…) No, gli devo parlare assolutamente… per fortuna ho trovato delle strade…».
Luigi Ferrarella
Giuseppe Guastella
(da “Il Corriere della Sera“)
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Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile
BOCCHINO ATTACCA: “IL MANDANTE DEL DOSSIER E’ BERLUSCONI, FRATTINI IL FATTORINO, LOVITOLA IL FACCENDIERE”… FUTURO E LIBERTA’ ALL’ATTACCO: “CONTRO FINI UN’OPERAZIONE DI DOSSIERAGGIO INDEGNA PER DISTRARRE GLI ITALIANI DALLO SCANDALO DEI FESTINI”…. “FRATTINI HA COMMESSO ABUSI E NE RISPONDERA’: LO ABBIAMO DENUNCIATO”….”SCHIFANI DOVREBBE DIMETTERSI PER INTERESSE PRIVATO NELL’USO DELLE ISTITUZIONI”
I futuristi indicono una conferenza stampa nel pomeriggio dopo l’intervento di Frattini al Senato: una risposta al premier che oggi è tornato a chiedere le dimissioni del presidente della Camera.
E’ uno scontro termonuclare quello in corso tra Fli e Pdl.
A creare il casus belli è stato il discorso al Senato del Ministro degli Esteri, accompagnate da nuove richieste del Pdl: “Il presidente della Camera deve dimettersi”.
I futuristi rispondono fissando nel tardo pomeriggio una conferenza stampa. Italo Bocchino accusa il premier: ”Il vero mandante dei dossier è Berlusconi, Frattini il fattorino”.
Un flop.
“La documentazione di Frattini è non è altro che la lettera scritta il 22 settembre e che il Giornale ha già pubblicato. Non c’è notizia, non c’è nessuna novità ”.
Lo ha detto Bocchino che aggiunge: “Siamo qui per denunciare e dimostrare un’operazione di dossieraggio e mediatica, posta in essere a orologeria contro il presidente Fini al solo fine di distrarre l’attenzione dai gravissimi episodi che stanno emergendo nella vicenda inquietante che riguarda Berlusconi”.
“E’ una piccola operazione di marco goebelsiano — ha sottolineato il deputato Benedetto Della Vedova — nel tentativo di distrarre da cose più importanti. Ma nella sostanza quello che doveva essere uno scoop è un flop, perchè non c’è notizia”.
La casa non è di Giancarlo Tulliani.
“Vi do una notizia per chi ha a cuore la verità : la casa di Montecarlo non è del signor GiancarloTulliani. Abbiamo qui le carte, le ho portate. Carta canta, villan dorme”.
Giuseppe Consolo, deputato di Futuro e Libertà e legale del presidente della Camera Gianfranco Fini, tira fuori le carte durante la registrazione di Porta a Porta in onda questa sera, sostenendo che la casa di Montecarlo non è di proprietà del cognato del presidente della Camera.
Quanto all’intervento in aula al Senato del ministro degli Esteri Franco Frattini, Consolo sottolinea: “Il fatto che un ministro degli Esteri autonomamente svolga una rogatoria sostituendosi al Guardasigilli, non ha bisogno di commenti”.
Frattini risponderà ai giudici.
“Frattini ha commesso degli abusi”, sostiene Bocchino.
“Innanzitutto ha chiesto per via ordinaria della documentazione, mentre può essere chiesta solo per canali diplomatici dal ministro della Giustizia.
Spieghi il ministro il perchè.
E spieghi anche perchè non abbia attivato canali diplomatici del ministero, ma abbia ricevuto quella documentazione per posta.
Spieghi infine perchè li ha tenuti in un cassetto per un mese: dal 20 dicembre, giorno della ricezione, non li ha mostrati a nessuno, nè li ha mandati alla magistratura, ma li ha tenuti chiusi per utilizzarli quando gli è stato chiesto da Berlusconi”.
“Da parte del ministro c’è stata una totale assenza di decoro istituzionale”, chiosa il deputato di Fli, Benedetto Della Vedova.
“Oggi il Parlamento ha vissuto una delle pagine più tristi e indecorose della sua storia, a causa del comportamento di un uomo delle istituzioni come il ministro degli Esteri”, aggiunge l’ex ministro Andrea Ronchi.
La polemica contro Schifani.
“Non chiediamo le dimissioni del presidente Schifani -ha aggiunto Bocchino rispondendo ad un’esplicita domanda-. Noi diciamo, quando vengono chieste le dimissioni di Fini, dimostrateci che ha compiuto un atto non imparziale. Se è così, dovrebbe dimettersi Schifani, per un uso parziale delle Istituzioni nell’interesse privato del presidente del Consiglio”.
Bocchino ha poi invitato insistentemente il presidente del Consiglio ad andare ad elezioni anticipate se non vuole più Fini come presidente della Camera e “magari averci Frattini, Schifani o qualche frequentatore di Arcore”.
Ma non lo fa “per sottrarsi al giudizio degli italiani, che non vogliono come presidente del Consiglio di un Paese, culla della civiltà cristiana, lo stesso che fa quei festini, perchè sa che se si va al voto non tornerebbe più a palazzo Chigi”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile
FINISCE 11 A 8 LA PROPOSTA PATACCA DEL PDL…ABBANDONATA LA STRADA DEL “FUMUS PERSECUTIONIS” PERCHE’ AVREBBE RICHIESTO IL VOTO SEGRETO, ORA IL VOTO IN AULA SARA’ PALESE…LA TESI ESILARANTE DEL PDL E’ CHE IL “PREMIER TELEFONO’ IN QUESTURA CREDENDO DAVVERO CHE “RUBY FOSSE LA NIPOTE DI MUBARAK”… PECCATO CHE FINO AD OGGI AVESSE DETTO CHE “GLI ERA SOLO STATA SEGNALATA”…. CARO FINI, DI’ A CONSOLO CHE SE NE TORNI DA DOVE E’ VENUTO
Sul “Ruby-gate” il Pdl cambia strategia.
La Giunta per le autorizzazioni della Camera ha votato la proposta di restituire gli atti alla procura di Milano sul caso Ruby.
I voti a favore sono stati 11, quelli contrari 8.
Due gli assenti, Giuseppe Consolo (Fli) e Rossomando del Pd.
Hanno votato sì Pdl, Lega e Responsabili.
Per il no invece Pd, Idv Udc e il componente di Fli presente.
La parola definitiva spetta però ora all’aula di Montecitorio.
Forti dei numeri con i quali ieri è stata bocciata la mozione di sfiducia al ministro della Cultura Sandro Bondi, la maggioranza tenta quindi il tutto per tutto adottando una linea che potrebbe portare, alla fine, anche alla nullità di tutti gli atti messi in essere dalla procura di Milano.
Questo, in estrema sintesi, il quadro che si sta delineando.
Secondo il finiano Lo Presti “nel Pdl temono il voto segreto. Votando sulla questione di competenza del Tribunale dei ministri, così come prevede l’art. 18 del Regolamento della Camera, in Aula non è previsto il voto segreto.
Visti i numeri risicati di questa maggioranza, emersi ieri con la fiducia al ministro Bondi — conclude Lo Presti — hanno ritenuto più opportuno non correre il rischio di un voto segreto, cosa se sarebbe avvenuta sceglienfo l’altra strada”.
Nel Pdl si è così deciso di giocare la carta originaria: quella dell’incompetenza. Cioè del rinvio di tutti gli atti alla Procura con l’idea, in caso di contrasto con le toghe lombarde, di sollevare poi conflitto di attribuzione.
Se invece si fosse seguita la strada del “fumus persecutionis” e cioè del dire solo sì o no alla richiesta di perquisire gli uffici del ragioniere del premier Giuseppe Spinelli, il voto sarebbe stato segreto.
La tesi è semplice: Berlusconi ha telefonato al capo di gabinetto della Questura di Milano Piero Ostuni in qualità di presidente del Consiglio perchè credeva davvero che Ruby fosse la nipote di Mubarak.
Lo ha detto «lui nella telefonata», sottolineano i “tecnici”, «lo ripete lei nella dichiarazione ai difensori del premier Piero Longo e Niccolò Ghedini».
Quindi Berlusconi con Ostuni, «era in assoluta buona fede», ribadisce un tecnicò Pdl, e il reato non può che essere “ministeriale”.
Una tesi da far scompisciare dalle risate per tre ragioni.
1) La stessa Ruby in tv a “Kalispera” ha detto di non essere stata lei a raccontare al Cavaliere quella storia perchè al premier «gliela potrebbe aver raccontata anche chi gli ha presentato la ragazza» e cioè «Lele Mora o Emilio Fede».
Quindi Berlusconi sapeva benissimo che si trattava di una notizia inattendibile e mai confermata neanche dalla diretta interessata.
2) E’ stato proprio il premier a negare in Tv di aver mai detto (e quindi creduto) che Ruby fosse la nipote di Mubarak, ma solo vagamente che “qualcuno gliela aveva segnalata come tale”.
3) Visto che Ruby frequentava il premier da quando aveva 16 anni, quindi da oltre due anni, come mai Berlusconi, quando Mubarak è venuto in visita in Italia, non ha invitato Ruby a palazzo Grazioli per salutare lo zietto?
Conclusione: continuano a prenderci per il culo.
Sommersi dalla melma e dalle prove, qualcuno cerca vigliaccamente di scapolare dall’uscita secondaria, come sempre.
Come nessun uomo di destra e con le palle farebbe mai.
Un invito infine a Fini: dica a Consolo di tornare con il suo amato premier, ci ha rotto le palle coi suoi distinguo e le sue assenze strategiche.
La sua intervista alla “Stampa” di oggi a favore della competenza del tribunale dei ministri, unita alla sua solita assenza alle votazioni, è un tradimento per la base finiana.
Vada con il faccendiere Moffa e tolga il disturbo.
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Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile
CHIUSA L’INCHIESTA A PERUGIA, COINVOLTE 22 PERSONE: AD ANEMONE IN TRE ANNI LAVORI PER 75 MILIONI… ECCO COME LA CRICCA SI SPARTIVA GLI AFFARI
Sono affari milionari quelli che la «cricca» è riuscita a chiudere quando al vertice della Protezione Civile e alla gestione dei Grandi Eventi c’era Guido Bertolaso.
Perchè in appena tre anni alle imprese di Diego Anemone sono stati concessi appalti per oltre 75 milioni di euro.
Era favorito il giovane costruttore, ma sapeva evidentemente ricompensare chi lo agevolava.
E proprio a Bertolaso avrebbe dato «50.000 euro in contanti consegnati brevi manu il 23 settembre 2008, la disponibilità presso il Salaria Sport Village di una donna di nome Monica allo scopo di fornire massaggi operati presso le stesso centro da tale Francesca, la disponibilità di un appartamento in via Giulia a Roma dal gennaio 2003 all’aprile 2007».
Sesso e soldi anche per l’alto funzionario Fabio De Santis, ma grande riconoscenza l’avrebbe mostrata nei confronti del provveditore ai Lavori Pubblici Angelo Balducci, beneficiato con appartamenti, viaggi, domestici assunti e lavori di ristrutturazione delle numerose dimore delle quali poteva godere.
La Procura di Perugia chiude la prima parte dell’inchiesta sui lavori assegnati per il G8 de La Maddalena e le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia notificando l’avviso a 22 persone.
E nell’elenco dei lavori «truccati» inserisce anche la caserma Zignani a Roma, diventata una delle sedi degli 007 del Sisde.
A 15 di loro contesta il reato di associazione a delinquere e poi ci sono la corruzione, l’abuso d’ufficio, le rivelazioni del segreto d’ufficio e il favoreggiamento.
Accuse pesanti anche all’ex procuratore aggiunto della capitale Achille Toro, che avrebbe ottenuto favori per sè e per i suoi figli in cambio delle informazioni sulle indagini in corso a Roma.
Oltre ai funzionari Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola, l’elenco comprende la funzionaria del Dipartimento «Ferratella» Maria Pia Forleo; la segretaria di Anemone Alida Lucci che tra l’altro gestiva decine di conti correnti; il commissario per i Mondiali di Nuoto Claudio Rinaldi; l’architetto che gestiva l’acquisto di case per i potenti Angelo Zampolini.
Ma c’è anche l’ex senatore del Pd Francesco Alberto Covello «vicepresidente dell’Istituto per il Credito Sportivo che ha erogato mutui a totale carico dello Stato, che compiva atti del proprio ufficio adoperandosi affinchè Anemone accedesse a tale finanziamento, così facendo conseguire l’attribuzione di un credito pari a 18 milioni di euro per la ristrutturazione del centro sportivo, di fatto non fruito per il mancato verificarsi delle condizioni imposte e in cambio ha ottenuto la fornitura di mobili presso la propria abitazione».
I pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi parlano di un «sodalizio stabile che attraverso la messa a disposizione della funzione pubblica dei funzionari a favore degli imprenditori, in particolare Diego Anemone e le sue imprese, consentiva una gestione pilotata e contraria alle regole di imparzialità ed efficienza della pubblica amministrazione delle aggiudicazioni e della attuazione degli appalti inerenti i Grandi Eventi gestiti dal Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo della presidenza del Consiglio».
Avevano ruoli e compiti diversi i funzionari pubblici ma, dice l’accusa, «operavano al servizio del privato e compivano scelte economicamente svantaggiose per la pubblica amministrazione».
E così a Balducci viene contestato di essere «capo e promotore» dell’associazione a delinquere.
Scrivono i magistrati: «L’indagato era capace di esercitare tutta la sua influenza per promuovere la fortuna commerciale di Anemone a lui legato da una comunanza di interessi economici assimilabile a una vera e propria società di fatto».
E ancora: «Balducci operava illegittimamente affinchè le imprese facenti capo ad Anemone (da sole o con altre facenti parte del medesimo gruppo) risultassero aggiudicatarie degli appalti e consentiva, anche mediante l’approvazione di atti aggiuntivi successivi, che il costo dell’appalto a carico della Pubblica Amministrazione aumentasse considerevolmente rispetto a quello del bando, anche a fronte di spese incongrue o meramente eccessive, al solo scopo di favorire stabilmente il privato imprenditore».
Identiche contestazioni a Bertolaso e a De Santis.
Il capo della Protezione Civile ha sempre negato di aver goduto dei favori sessuali delle ragazze dello Sport Village e soprattutto di aver preso soldi, ma i magistrati ritengono di avere le prove sufficiente per sollecitarne il rinvio a giudizio.
E individuano il canale della «mazzetta» da 50 mila euro in don Evaldo Biasini, l’economo della Congregazione del preziosissimo sangue che custodiva nella cassaforte del suo ufficio i contanti per l’amico imprenditore. Riscontri vengono elencati anche per le donne che sarebbero state «concesse» a De Santis presso due alberghi di Venezia dove era in missione proprio per la struttura che gestiva i Grandi Eventi.
Al procuratore aggiunto che si è dimesso dalla magistratura dopo essere stato indagato, l’accusa contesta di aver «ricevuto da Angelo Balducci e dall’avvocato Edgardo Azzopardi utilità non dovute per i suoi figli Stefano e Camillo per compiere atti contrari ai suoi doveri d’ufficio al fine di favorire Anemone e lo stesso Balducci».
Nel capo d’imputazione di Toro si legge: «Asserviva le sue funzioni agli interessi di Balducci e violava il segreto d’ufficio e comunque il dovere di riservatezza fornendo le informazioni sul procedimento penale di Roma e di Firenze, notizie delle quali era a conoscenza sia per la funzione di coordinatore del gruppo di lavoro, sia per l’attività di coordinamento investigativo tra i due uffici. Interveniva sui suoi sostituti Assunta Cocomello e Sergio Colaiocco alterando l’iter di sviluppo delle indagini, inducendoli a compiere atti contrari ai doveri d’ufficio e in particolare a non chiedere l’autorizzazione di intercettazioni telefoniche pur in presenza delle necessità investigative».
Un comportamento che gli avrebbe consentito di ottenere numerosi vantaggi. E infatti «l’avvocato Camillo Toro otteneva l’incarico di esperto presso la struttura di missione dal 18 gennaio 2010 al 31 dicembre 2010, un contratto con il capo di gabinetto del ministero delle Infrastrutture e Trasporti per un corrispettivo netto di 25 mila euro».
L’avvocato Stefano Toro firmava invece «un contratto di collaborazione professionale del luglio 2009 per gli aspetti attinenti le attività legali-amministrative per il 150 anniversario dell’Unità d’Italia»; veniva designato rappresentante del Dipartimento per l’Istituzione della commissione per l’emergenza idrica dei comuni serviti dall’Acquedotto del Simbrivio e veniva liquidata in suo favore la somma di 30 mila e 600 euro».
Ora gli accertamenti vanno avanti per definire le altre posizioni, compresa quella degli ex ministri Pietro Lunardi e Claudio Scajola, del cardinale Crescenzio Sepe.
Fiorenza Sarzanini
(da “Il Corriere della Sera“)
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Gennaio 26th, 2011 Riccardo Fucile
NUOVA DOCUMENTAZIONE DEI PM PER LA RICHIESTA DI PERQUISIZIONE DOMICILIARE A BERLUSCONI…. IL PARTITO DEGLI ACCATTONI STAVA TENTANDO IL BLITZ DI VOTARE OGGI, ORA DEVONO LEGGERSI ALTRE CARTE… TIMORE SUI NUOVI ELEMENTI CONTENUTI NEL PLICO, MENTRE “FAMIGLIA CRISTIANA” SPARA SUL PREMIER
Due nuovi atti della Procura di Milano ridanno impulso alle indagini sul caso
Ruby.
I pm hanno infatti fatto recapitare un invito a comparire al consigliere regionale Nicole Minetti, indagata nell’inchiesta per induzione e favoreggiamento della prostituzione e prostituzione minorile e un nuovo plico di 300 pagine alla Camera dei deputati, che proprio in questi momenti è sul tavolo del presidente della Giunta per le autorizzazioni, Pierluigi Castagnetti, che lo ha aperto di fronte ai commissari.
Si tratta quindi di nuovo materiale per chiedere la perquisizione degli uffici del tesoriere del premier Giuseppe Spinelli.
Secondo quanto si apprende, non si tratterebbe di nuove richieste di perquisizioni.
Il comunicato stampa della presidenza di Montecitorio ha fatto andare su tutte le furie il Pdl.
Con Maurizio Paniz che ha criticato il presidente della Camera per la mancanza di «riserbo» dimostrata, visto che i componenti della Giunta hanno dovuto apprendere la notizia «dalle agenzie di stampa».
In realtà il Pdl e la Lega, spiegano alcuni esponenti dell’opposizione, volevano tentare di fare il «blitz» votando la richiesta di autorizzazione dei Pm milanesi entro oggi. Invece di mercoledì come era previsto.
Ora il nuovo incartamento rischia di rallentare le cose.
E questo non va giù agli esponenti del centrodestra.
Intanto la Giunta per le autorizzazioni della Camera ha rinviato l’esame della richiesta della procura di Milano sul caso Ruby a mercoledì mattina alle 10.
Nella nota diramata dal procuratore capo della Repubblica Edmondo Bruti Liberati c’è scritto: «A seguito delle perquisizioni effettuate a Milano il 14 gennaio – si legge – e di ulteriori atti di indagine sono emersi nuovi elementi a sostegno dell’ipotesi che presso gli uffici di Giuseppe Spinelli si trovino atti e documenti relativi alla vicende di cui alla richiesta avanzata nella stessa data del 14 gennaio alla Camera dei deputati di autorizzazione a eseguire la perquisizione degli uffici siti in Segrate»
«Questa procura – prosegue la nota – ha ritenuto pertanto doveroso portare a conoscenza della Camera dei deputati tali ulteriori elementi che emergono dall’invito per la presentazione di persona sottoposta a indagini, notificato a Nicole Minetti».
Nle frattempo è tornata a farsi sentire la stampa cattolica.
In particolare Famiglia Cristiana, già in passato severa con il premier. “La misura era colma. Così come l’indignazione. Al punto che era impossibile tacere di fronte alle squallide vicende del presidente del Consiglio” scrive il direttore, don Antonio Sciortino, in risposta alle lettere di protesta dei lettori.
“Il mondo cattolico ha reagito compatto, più che in passato – si legge sul numero oggi in edicola – e se una parte di esso fatica ad aprire gli occhi e, giustamente, chiede prudenza e attesa dell’esito dei procedimenti, a torto tace sul rispetto delle istituzioni e sulla chiarezza da fare nelle sedi competenti. E in tempi rapidi, per fugare anche il minimo sospetto che chi guida il paese e lo rappresenta, lo fa calpestando il decoro che l’alto ruolo richiede. Anche secondo la carta costituzionale”.
Sono ben quattro le pagine che ospitano le lettere di protesta dei lettori. A loro don Sciotino dice che “la vera gogna mediatica è quella di un Paese sbertucciato nel mondo, non certo per colpa dei media che ‘mettono a nudo il re’. I nostri ragazzi all’estero sono apostrofati come ‘italiani bunga bunga’, e non è una lusinghiera definizione”.
Infine una presa di posizione di Casini sulle dichiarazioni recenti di Berlusconi: “Che Fini sia il regista del caso Ruby fa scappare dal ridere, anzi forse da piangere”.
Così il leader dell’Udc, risponde ai giornalisti durante una conferenza stampa a Montecitorio.
Quanto poi alle accuse rivolte al presidente della Camera, Casini aggiunge: “Se Berlusconi e la maggioranza affidano a Lavitola (il direttore dell’Avanti coinvolto nella vicenda della casa di Montecarlo, ndr) i propri destini vuol dire che questo è un Paese molto, molto singolare”.
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