Gennaio 26th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREMIER AVEVA CHIAMATO A RACCOLTA I POCHI FEDELISSIMI PER LE COMPARSATE IN TV…MA FEDE HA PENSATO SOLO A DIFENDERE SE STESSO, MARA E MARIASTELLA SONO APPARSE POCO INCISIVE, LA BERNINI UN DISASTRO, LA MELONI E LA PRESTIGIACOMO SONO SPARITE…ALLA FINE NON GLI RESTA CHE LA DANIELONA CHE RECITA BENE LA PARTE DI CHI ENTRA ED ESCE DAGLI STUDI TV E STARNAZZA A VISTA
L’intervista al direttore del Tg4 di Lucia Annunziata non è piaciuta al Cavaliere.
Emilio Fede ha deluso il premier.
Il direttore del Tg4, fedelissimo sostenitore del Cavaliere, si è lasciato intervistare da Lucia Annunziata a “In Mezz’Ora” sul caso Ruby.
Berlusconi si attendeva una difesa appassionata, simile alle performance di Daniela Santanchè.
Invece ha assistito a una presa di distanza da parte di Fede.
“Nessuna delle ragazze è mai stata invitata da me, a partire da Ruby”, ha detto, lasciando intendere che quindi ad Arcore le giovani le aveva chiamate il padrone di casa o l’agente Lele Mora.
E comunque, ha aggiunto, “io me ne sono sempre andato via all’una di notte”, quindi ciò che accadeva dopo non è affar suo.
Un’intervista, quella di Fede, che ha stupito negativamente il premier.
E, complice anche il procedimento che l’ordine dei giornalisti di Roma sta avviando nei confronti del direttore del tg4, in casa Mediaset si sta valutando l’ipotesi di pensionamento per Emilio Fede.
Invece che finire sul satellite, probabile che l’ottantenne Emilio finisca a casa.
Silvio Berlusconi sa di aver perso un amico e un soldato.
Le truppe di Arcore sono già piuttosto esigue e di rinforzi non ce ne sono, come dimostrato dal gruppo dei responsabili cui il Pdl ha dovuto prestare due deputati per arrivare a 20 componenti così da poter vedere la luce in parlamento.
Rimangono i fedelissimi, i generali per lo più in gonnella.
E’ stato lo stesso premier a convocare le donne del Pdl a Palazzo Grazioli invocandole a impegnarsi attivamente.
Finora in prima linea non si sono viste Prestigiacomo nè Meloni, mentre la più attiva ed efficace è apparsa, agli occhi del Cavaliere, la sottosegretaria all’attuazione del programma.
Con la performance ad Annozero giovedì scorso Santanchè si è guadagnata sul campo i galloni, più tiepide le difese del ministro Mara Carfagna a Matrix e di Mariastella Gelmini a Porta a Porta.
Nell’area di Ballarò il premier ha inviato la “Bellucci della destra”, Anna Maria Bernini.
Una prestazione deludente, la sua, tanto che Berlusconi telefona a Floris per intervenire in diretta ma il conduttore non passa la chiamata invitandolo a partecipare di persona.
La migliore, agli occhi del premier, rimane in assoluto Daniela Santanchè. Alle trasmissioni televisive considerate “pericolose” (Annozero e Ballarò in primis) l’ordine è quello di mandare lei, la sottosegretaria di ferro.
Passata da una campagna elettorale, appena tre anni fa, contro Berlusconi (con lo slogan del tipo “Io non gliel’ho mai data”) a una difesa strenua e senza precedenti del premier.
Ora si è pure assicurata la concessione pubblicitaria de “il Giornale”, dove dicono comandi più lei del suo fidanzato Sallustri
Se il Cavaliere riuscirà a passare indenne nell’ennesimo scandalo, il sottosegretario diventerà coordinatore unico del Pdl e sarà sicuramente premiata per il lavoro svolto.
Così come tutti i soldati caduti sul campo, Fede probabilmente no.
Lui era un amico e, agli occhi del Cavaliere, raccontano persone a lui vicine, è stata una delusione.
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Gennaio 24th, 2011 Riccardo Fucile
CHI DISSENTE “VUOL FAR FUORI BERLUSCONI” E FA PARTE DEI GOLPISTI…IL PARTITO DEGLI ACCATTONI, CHIUSI NEL BUNKER, SPARA I FUOCHI AVANZATI A CAPODANNO…C’E’ L’ITALIA DEI FESTINI E QUELLA CHE LA SERA VA A DORMIRE PRESTO PERCHE’ IL GIORNO DOPO LAVORA: OGNUNO RAPPRESENTA QUELLA CHE GLI E’ PIU’ CONGENIALE
Domenica il presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, ha osato
lamentarsi del fatto che «da sei mesi a questa parte l’azione del governo non è sufficiente».
«Nelle prossime settimane dovremo verificare se il governo è in grado di fare le riforme, altrimenti bisogna fare altre scelte: non si può più aspettare», ha aggiunto la rappresentante degli industriali.
E’ bastato esprimere un’opinione perchè dal “partito degli accattoni” partissero anatemi e insulti contro la poveretta al grido “Vuole far fuori Berlusconi”.
Ieri la sequela di improperi era toccata a Fini, stamane a Casini, domani chissà .
La cosa allucinante della vicenda è che queste critiche provengono da politici che avevano le pezze al culo e che sono stati miracolati dal sultano di Arcore: nel loro contratto di cortigiani hanno come mansione quella di abbaiare alla luna, pulire bene la ciotola del rancio e fare la guardia a chi potrebbe farli tornare al loro primitivo “stato laidale”.
Comprendiamo che “voler far fuori politicamente Silvio” per loro possa rappresentare la messa in pericolo dell’abbinamento “pranzo e cena”, primaria loro ragione di sopravvivenza politica, ma un po’ di conoscenza delle regole democratiche, suvvia, non guasterebbe.
Non è forse normale, in una democrazia, che chi sta all’opposizione voglia prendere il posto di chi governa?
Non è la stessa cosa che fecero le truppe di Silvio contro Prodi?
Dove sta il reato?
O la loro concezione di monarchia assoluta, una volta acchiappata la poltrona, non prevede ricambio, elezioni e libertà di dissentire?
Afferma stamane il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto: “La Marcegaglia sa benissimo che non esistono possibilita’ in questo momento di un governo che possa fare riforme radicali”.
Ma se la Emma quindi mente, che dovremmo dire di quel pallista che tutte le sere dice che “faremo a breve le riforme” e non le fa mai?
Ma vi rendete conto a che livello siamo arrivati?
Mentre il Giornale la chiama “la maestrina” (loro di cattivi maestri e di giornalisti sospesi dall’ordine se ne intendono), sempre il Crovetto commenta: “Capisco che per Emma Marcegaglia e per Confindustria il momento sia molto difficile, Marchionne ne ha certificato l’inutilita. Dire che in poche settimane si devono fare le riforme e’ un ritornello banale con cui lancia dei messaggi ai suoi associati per non perdere peso”
Il grande politico Crovetto, invece che pensare alla melma che lo circonda, invita la Emma a pensare a Marchionne.
E finisce in gloria: ”C’e’ un progetto piu’ ampio – conclude Crosetto – di un gruppo di cui Marcegaglia fa parte, per cui l’importante e’ togliere di mezzo Berlusconi”.
Meno male che Crovetto è sottosegretario alla Difesa, così con la Russa potrà sventare il golpe che forze oscure stanno preparando contro il benefattore di Arcore.
Oscure neanche troppo, essendo notoriamente guidate da Fini, dai magistrati, dal capo dello Stato, dall’opposizione comunista, dagli industriali, dalle forze dell’ordine, dai lavoratori, dai precari, dagli studenti, dai docenti, dai lavoratori autonomi., da vasti settori della destra italiana.
Insomma da tutti quelli che hanno capito con che governo affaristico-razzista hanno a che fare.
Per gli altri ci vuole ancora un po’ di tempo: in attesa del giorno del giudizio, papi girl, maitresse, escort, puttanieri, mantenuti e lecchini di corte possono ancora latrare.
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Gennaio 24th, 2011 Riccardo Fucile
NELL’INTERVISTA A “LA STAMPA”, IL LEADER DELL’UDC RIMARCA COME TUTTO IL GOVERNO SIA IMPEGNATO SOLO A DIFENDERE IL PREMIER, INVECE CHE PENSARE AI PROBLEMI DEGLI ITALIANI…”NON POSSIAMO PERMETTERCI UN PREMIER SOTTO RICATTO O INTENTO A FARE PRESSIONI SU FUNZIONARI DI POLIZIA”… UN GOVERNO SENZA BERLUSCONI E’ POSSIBILE
Presidente Casini, con il «caso Ruby» cambia tutto anche per voi?
«Non è il caso Ruby che cambia qualcosa, ma la reazione di Berlusconi che addirittura evoca il tentativo di un colpo di Stato».
Il Terzo Polo ritira la sua offerta di aiutare il governo sui provvedimenti più importanti?
«No, che c’entra. Se il governo porta avanti qualcosa di utile e necessario per il Paese avrà il nostro appoggio, com’è successo anche questa settimana per il decreto sui rifiuti di Napoli. Ma mi chiedo: è possibile che in queste condizioni il governo riesca a fare sul serio?».
Se lo chiede, ma non ci crede.
«Da quel che vedo, Berlusconi non è il solo impegnato a tempo pieno a difendersi. Anche tutti i suoi ministri hanno smesso di leggere i dossier che li riguardano per dedicarsi ai verbali dei festini di Arcore. Basta accendere la tv. E’ incredibile, invece di occuparsi dei problemi del Paese, il governo al gran completo pensa solo a dire che quel che tutti abbiamo visto e sentito non è vero e Berlusconi è vittima di una montatura».
Sta dicendo che Berlusconi non dovrebbe difendersi?
«No, come sa, se c’è uno che ha riconosciuto da tempo che Berlusconi, in certi casi, è stato vittima di accanimento giudiziario, quello sono io. Ma tra le accuse di reati finanziari commessi da Mediaset, per fare un esempio, e ciò di cui si discute in questi giorni, c’è differenza. Mi sarei aspettato che il premier ne tenesse conto e rispondesse in modo diverso».
Cosa avrebbe dovuto dire?
«Partiamo da quel che non avrebbe dovuto dire, o far dire alle ragazze che frequentavano le sue ville, o ai ministri obbligati a difenderlo. Berlusconi non può credere di convincere l’opinione pubblica che Ruby sia una santa, e che i magistrati che indagano su un caso di prostituzione minorile che lo coinvolge meritino addirittura “una punizione”. Ma per chi ci ha preso?».
Pensa piuttosto – e lo ha detto chiaramente – che ognuno a casa sua dovrebbe essere libero di far quello che vuole.
«A casa sua ciascuno fa quello che vuole, ma non possiamo permetterci un premier sotto ricatto, nè è accettabile che si affanni a telefonare a funzionari di polizia per una minore. Il presidente del Consiglio non è una persona qualsiasi, e già il fatto che sembra non capirlo rende difficile qualsiasi riflessione seria».
Non sarà , Casini, che lei da cattolico s’è fatto influenzare dalle prese di posizione del cardinale Bagnasco e di papa Benedetto XVI?
«Da cattolico guardo bene di non strumentalizzare le prese di posizione delle gerarchie della Chiesa. Le condivido, naturalmente, ma non penso che debbano essere usate a favore o contro. La mia reazione è quella di un normale cittadino che dopo quello che ha letto, visto e sentito, aspetta che il presidente del Consiglio faccia chiarezza».
E cosa dovrebbe dire Berlusconi per consentire ai cittadini di superare il turbamento?
«Quanto meno dovrebbe spiegare. Non può continuare a negare il cento per cento di quel che è stato accertato dalle indagini. Poi dovrebbe scusarsi per il danno d’immagine che questa storia sta portando al Paese. Non solo a lui, ma all’Italia, rispetto a governi e Paesi con cui abbiamo relazioni stabili, e che vorrebbero sapere se siamo diventati il paese del bunga bunga».
Confessare, arrendersi e uscire di scena: è questo che sta proponendo al presidente del Consiglio?
«Non è così. Si parva licet…, semi consente il paragone, sto dicendo che il premier dovrebbe fare come ha fatto Clinton ai tempi dello scandalo Lewinsky. O come ha fatto Blair l’altro giorno, quando ha risposto sulle sue responsabilità per la guerra all’Iraq. Badi bene: nessuno dei due è uscito di scena. Clinton è ancora oggi uno stimatissimo leader in grado di spostare un sacco di voti e determinare le campagne elettorali americane. E Blair ha uno standing di livello europeo e un incarico delicato in Medio Oriente. Come vede, quando le cose si chiariscono, anche i giudizi diventano più razionali ».
E se invece, come ha fatto capire, Berlusconi prosegue per la sua strada e va allo scontro frontale con i giudici di Milano?
«Si accomodi. Vorrà dire che intende dedicarsi solo a questo, lasciando perdere i veri compiti del governo e i problemi del Paese. Noi dall’opposizione saremo qui a ricordarglieli, dalla crescita della disoccupazione alla condizione dei giovani, soprattutto nelMezzogiorno, alle opere pubbliche bloccate, alla faccia del ponte sullo Stretto di Messina».
Casini, sta cominciando la sua campagna elettorale?
«Sto parlando di problemi reali, che vediamo ogni giorno andando in giro per l’Italia».
Le rifaccio la domanda: parla così perchè vede le elezioni anticipate dietro l’angolo ormai?
«Le elezioni in Italia non le decide nè il governo nè l’opposizione. Tocca al Capo dello Stato. Se si apre una crisi e il presidente Napolitano, dopo le consultazioni, ravvisa che non esiste più una maggioranza, ci saranno le elezioni.Altrimenti no».
E se dovesse scommettere?
«Non scommetto».
E se le dicessero che con la nascita del gruppo dei «Responsabili» la maggioranza è diventata meno debole e le elezioni più improbabili?
«Risponderei: vediamola alla prova questa maggioranza, che a conti fatti dispone ancora solo di 314 voti alla Camera. Quanto ai responsabili, se il loro atto di responsabilità consiste nel sostenere il governo per evitare le elezioni anticipate, debbo pensare che in caso di crisi potrebbero guardare anche altrove…».
Pensa a un gruppo di «responsabili» double face, pronti a passare da questa a un’altra maggioranza?
«No, guardi, qui nessuno sta pensando a ribaltoni. Sto dicendo che se nasce un altro governo di centrodestra, in grado di allargare la maggioranza e portare la legislatura a compimento, ritengo che i responsabili non sarebbero solo quelli che si sono costituiti in gruppo».
Ovviamente, ci sareste anche voi del Terzo Polo.
«Non è automatico, ma si potrebbe discuterne ».
Un governo di centrodestra senza Berlusconi? E le pare realistico che il premier lo consenta?
«Mi lasci dire che dipende non solo da lui,ma da tutto il Pdl. Dentro quel partito ci sono personalità autorevoli che potrebbero guidare un governo “senza”, ma non “contro”, Berlusconi, che potrebbe conservare il ruolo di leader del centrodestra e dedicarsi a chiarire la sua posizione personale. Al di là di quel che dicono tutti i giorni in tv, credo che nel Pdl siano in tanti a pensarla così. Sarebbe una via d’uscita ragionevole. Altrimenti non restano che le elezioni».
E voi terzopolisti siete pronti alle urne?
«Prontissimi».
Ma se ci si arriva, farete accordi elettorali con il Pd?
«Se si va al voto, ci saranno stavolta tre aree e tre scelte possibili per gli elettori: destra, centro e sinistra. Eventuali intese si vedranno al momento opportuno. Ieri Veltroni ha parlato con grande equilibrio e serietà e ha bocciato ancora una volta l’idea di una sinistra che sceglie di imbarcare tutto e il contrario di tutto. Bersani sa come la penso. Un dialogo proficuo richiede scelte chiare dal Pd».
Marcello Sorge
(da “La Stampa“)
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Gennaio 24th, 2011 Riccardo Fucile
DA DESTINAZIONE AGRICOLA IL TERRENO PASSA A COSTRUIBILE: IL PROGETTO PREVEDE L’EDIFICAZIONE DI UN GRANDE CENTRO COMMERCIALE…UN ASSESSORE PDL SOLLEVA IL CASO E NON VOTA, ZAIA SI INCAZZA: “NON SONO AMMESSI OBIETTORI”… ZAIA CI SPIEGA QUANTO GUADAGNA IL SEN. FILIPPI CON QUESTA OPERAZIONE?
Ottantamila metri quadri di terreno di proprietà di un senatore leghista che
diventano edificabili e destinati all’ennesimo centro commerciale nel Vicentino. Forse alla notizia sarebbe stato messo il silenziatore se la Lega e il Pdl non avessero problemi seri di dialogo.
Così quel sì della Regione Veneto a favore della variante al piano regolatore per l’area di proprietà del senatore Alberto Filippi, giovane imprenditore folgorato sulla strada per Pontida e anche lui “minacciato” da cimici nel suo ufficio, rischia di diventare un caso.
Politico, almeno per adesso.
Anche perchè il dissenso dell’assessore del Pdl Elena Donazzan — che al momento del voto in giunta se n’è andata — non è stato preso bene dal governatore Luca Zaia che, senza giri di parole, ha detto che “in giunta non esistono obiettori di coscienza.
O si vota a favore oppure si fanno mettere a verbale i motivi del no o dell’astensione. Una terza opzione non esiste”.
Donazzan, da parte sua, ha risposto che l’operazione, “oltre all’imbarazzo che può provocare va contro le parole spese in campagna elettorale a favore del piccolo commercio”.
Il risultato è una tensione tra Lega e Pdl che tutti i giorni rischia di finire in un divorzio.
I protagonisti della bega sono entrambi duri e puri.
Il governatore del Veneto Zaia lo conosciamo bene: è un leghista della prima ora, ha manie di grandezza (quando era presidente della Provincia di Treviso si fece ristrutturare una reggia) e se Umberto Bossi comanda lui esegue a testa bassa.
Donazzan Elena, classe 1972 da Bassano del Grappa, assessore all’istruzione, lavoro e formazione del Veneto, malleabile lo è poco.
Viene da una famiglia di “tradizione militare”, come lei spiega, e a 18 anni era già presidente provinciale del Fronte della Gioventù a Vicenza.
Nel 2005, raccolte 13 mila preferenze, era già assessore con Galan e dopo le 22 preferenze ottenute nel marzo del 2010 Zaia non ha potuto far altro che confermarla.
Alla svolta dei finiani ha preferito il Pdl e, nell’ultima uscita pubblica ha messo al bando nelle scuole della sua regione tutti i libri di quegli scrittori che in passato avevano firmato appelli pro-Battisti, da Roberto Saviano a Daniel Pennac passando per Massimo Carlotto. Roba da medioevo, come ha detto Alain Elkann. Capito il personaggio.
Così in giunta non ci ha pensato due volte a far emergere quei contrasti e quando è stato il momento di votare sul centro commerciale che sorgerà sui terreni del leghista Filippi ha alzato i tacchi ed è uscita.
Un’area, quella di cui parliamo, da tempo sotto i riflettori.
Secondo un’inchiesta del Giornale di Vicenza quell’area venne acquistata dalla famiglia Filippi come terreno agricolo.
Lo stesso senatore scrisse che quel terreno fu acquistato a 70 euro al metro quadro (cifra comunque irrisoria, un terreno agricolo in quella zona costa poco meno, forse 35) ed era destinato al deposito di prodotti chimici e senza alcun intento speculativo.
“Fu il Comune e il sindaco di Montebello Vicentino a non ritenere opportuno che si insediasse nel territorio comunale un’attività a rischio d’incidenti rilevanti.
Il senatore Filippi — secondo le parole del suo avvocato Andrea Faresin — non poteva considerare privi di rilievo l’orientamento del Comune e quello della comunità locale e rinunciò, quindi, all’approvazione del progetto relativo al nuovo deposito che la normativa vigente avrebbe ammesso”.
Capito il buon cuore di Filippi?
Sono stati gli altri, gli enti locali, a fare si che l’area avesse un cambio di destinazione d’uso e dunque potesse diventare il terreno fertile per un nuovo centro commerciale.
Ma ha fatto di più Filippi. Due mesi fa ha dichiarato che “visto che è stata cambiata la destinazione d’uso dell’area so che non potrò installare la mia azienda. Quindi andrò in cerca di un’altra area in zona e metterò in vendita i terreni in questione senza nè richiedere nè attendere eventuali licenze per la grande distribuzione ed evitando, così facendo, ogni operazione immobiliare, comunque lecita. Ci rimetterò un sacco di soldi, ma lo so bene che pago la scelta di darmi alla politica”.
Nel frattempo le autorizzazioni sono arrivate e l’area è ancora di proprietà di Filippi.
E oggi più che mai lui e i suoi terreni sono sotto i riflettori a causa delle posizioni assunte dall’assessore Donazzan e alla replica a Zaia che parlava di obiettori di coscienza.
“Ha ragione il presidente Zaia — ha detto provocatoriamente Donazzan — la prossima volta argomenterò il mio voto contrario, anche se si dovesse trattare di qualcosa che non è strettamente legato al provvedimento. Abbiamo approvato un piano urbanistico molto dettagliato, per certi versi molto atteso, che per una piccola parte per me valeva come espressione di contrarietà dove prevede un’enorme area a finalità commerciale. E la ragione principale è il rispetto dell’impegno preso durante le ultime elezioni regionali da parte di questa maggioranza di non eccedere nell’autorizzazione a nuovi centri commerciali, sottolineando una posizione culturale di difesa del piccolo commercio”.
E ancora, riferita a Filippi: “Il senatore non è del mio partito, non è imbarazzante per me ma per la Lega. Certo che quando ci sono interessi diretti in gioco la questione diventa imbarazzante per tutti”.
Per adesso l’unico a guadagnarci è Filippi che ha fatto un grosso affare.
La polemica tra Lega e Pdl non sappiamo come andrà a finire, ma le parole e le posizioni peseranno in futuro.
E quel matrimonio nel nome della governabilità , in Veneto come a Roma, appare destinato a finire.
Emiliano Liuzzi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 24th, 2011 Riccardo Fucile
IL GOVERNO HA TAGLIATO IL 60% DELLE RISORSE AI COMUNI, ORA MANCANO 4 MILIARDI… IL DECRETO E’ SOLO UN’OPERAZIONE DI FACCIATA SU IMPUT CENTRALISTA: OGNI IMPOSTA LOCALE SLITTA AL 2014, NEL FRATTEMPO I BILANCI DEI COMUNI SONO A RISCHIO FALLIMENTO
I tagli si sono abbattuti su tutti gli enti locali, la nuova fiscalità municipale ne
compenserà solo alcuni, e solo in parte.
Ecco perchè l’Anci, insieme alle opposizioni, ha chiesto “una pausa di riflessione” per la delega al federalismo fiscale, e perchè l’Anci giovane insiste sull’estensione della tassa di soggiorno a tutti i Comuni (attualmente la possibilità è data solo ai Comuni capoluogo di provincia).
Roberto Reggi, sindaco di Piacenza e vicepresidente Anci, riferendosi all’apertura del ministro Calderoli sul possibile accoglimento di alcune modifiche richieste dall’associazione al testo del decreto sul federalismo fiscale parla di “operazione di facciata”.
Cosa c’è dietro la facciata?
Secondo i calcoli della Voce.info le misure economiche varate nel 2010 hanno operato per gli enti locali tagli che riducono le risorse in media del 60%.
Un’operazione che suona molto più centralista che federalista.
Come vengono compensati questi tagli?
Per i Comuni in particolare è prevista la compartecipazione del 2% all’Irpef a partire dal 2014.
Ma fino al 2014?
La disciplina transitoria non rassicura i Comuni, anche perchè, insiste Reggi, da un lato “sembra di assistere al gioco delle tre carte con un testo che cambia continuamente”, dall’altro “di autonomia reale non ce ne restituiscono, ci propinano un meccanismo di perequazione complicatissimo e centralistico, oltre a toglierci risorse”.
Un esempio per tutti: l’Imu, l’imposta municipale unificata sulle seconde case, slitta al 2014, con un’aliquota che verrà decisa di anno in anno dal governo centrale attraverso la legge di stabilità .
Il che significa che gli enti locali non potranno preparare un bilancio di previsione finchè lo Stato non avrà definito l’aliquota.
“Sono due le questioni fondamentali — ha spiegato il presidente dell’Anci Chiamparino — una sull’assetto che dovrà avere l’imposta nel 2012: nel decreto si dice che l’aliquota che dovrà alimentare questo tributo verrà fissata di anno in anno dalla legge di stabilità . Ma se ogni anno si deve contrattare il dato dell’aliquota è evidente che il provvedimento non funziona.
Inoltre, il governo ha riproposto l’esenzione per gli edifici di culto e per quelli non a scopo di lucro.
Questo equivale a una quantità di risorse che mancheranno.
Chi le copre? I comuni?
Siamo già a 4 miliardi di euro in meno tra tagli e trasferimenti”.
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Gennaio 23rd, 2011 Riccardo Fucile
“SIAMO I NUOVI ITALIANI, MIO PADRE E’ IN ITALIA DA 22 ANNI, HA SEMPRE LAVORATO: HA CHIESTO IL PERMESSO DI SOGGIORNO NEL 2004 E GLIEL’HANNO DATO SOLO NEL 2009, VI SEMBRA GIUSTO?”… I FINIANI CRESCONO IN VENETO E I CIRCOLI SI MOLTIPLICANO
Mohammed è un ragazzo sveglio, ma l’impresa che sta tentando è da mission impossible: aprire
un circolo di Generazione Italia, il pensatoio di Futuro e Libertà , nel cuore della Lega a Treviso per dare voce ai diritti dei “giovani italiani”, gli stranieri di seconda generazione.
“Siamo i nuovi italiani, vogliamo sensibilizzare la gente e contiamo di arrivare presto a soluzioni concrete” parla già come un politico consumato Mohamed Ramaid, 21 anni, nato in Marocco ma in Italia da quando ha due anni…
Il circolo trevigiano nato meno di un mese fa raccoglie una ventina di “nuovi italiani” tra i 20 e i 25 anni, tutti in Italia da quando hanno imparato a dire le prime parole.
I loro genitori li hanno portati con lunghi viaggi dal Marocco, Ucraina, Albania, Romania, Bangladesh.
Studiano in Italia, parlano quasi esclusivamente l’italiano e capiscono poco o niente la lingua di mamma e papà , mangiano spaghetti e cotolette. Insomma si sentono italians.
“Esattamente ci sentiamo degli italiani con il permesso di soggiorno”. Insomma italians ma senza la cittadinanza perchè studiano all’università , mentre per presentare la richiesta servono le buste paga.
Mohammed si è appena iscritto al primo anno di giurisprudenza a Padova. “Voglio dei figli italiani” avverte.
Per ora anche la fidanzata, o qualcosa che ci somiglia, è italiana. “Si è di Treviso ma… siamo ancora in trattative”.
Così Mohammed e gli altri decidono di aprire un circolo di Fli, unico del genere in Italia, proprio nella Marca leghista di Zaia e dell’alpino Gentilini, che da sindaco tolse agli stranieri le panchine per distoglierli dalla tentazione di sedersi.
“Mio padre è in Italia da 22 anni, ha lavorato dal primo giorno che è qui. Ha chiesto il permesso di soggiorno nel 2004 e lo ha ricevuto nel 2009. Ma vi sembra giusto…?”.
Forse non sarà giusto, ma a voi “nuovi italiani” di Treviso è sfuggito che queste sono le regole stabilite dalla Bossi-Fini, l’ultima grande legge sull’immigrazione…?.
Un sospiro per raccogliere le idee. Risposta: “Si lo sappiamo. Però la Bossi-Fini è superata come legge, lo ha detto Fini stesso. Ora certe cose, per esempio questa sul non dare la cittadinanza a quelli che sono in Italia da oltre 10 anni come me ma che studiano e non lavorano, va cambiata. Però l’impianto della normativa è buono”.
Tutto sommato è una buona legge…?. “Si. La Turco-Napolitano era molto peggio. Permetteva anche a mia nonna se veniva in Italia di avere la stessa pensione dell’anziana che mi abita al piano di sotto, che ha versato i contributi tutta la vita. E questo non è giusto”
Cosa non è giusto…?
“Partire da quell’idea che gli immigrati sono tutti buoni, e vanno tutti aiutati a prescindere. Le generalizzazioni non vanno mai bene, neanche per noi. Ci sono gli stranieri che lavorano e hanno voglia di integrarsi e ci sono quelli che delinquono ”.
Quindi Fli difende gli stranieri “buoni” che hanno voglia di integrarsi, non la sinistra?. “Il Pd non esiste nella lotta alla cittadinanza, in concreto non ha mai mosso un dito”.
Per ora i “nuovi italiani” sono in embrione, si scrivono su Face-book e non hanno ancora una sede definitiva (“Contiamo di averla da febbraio quando il Fli diventerà un partito”) si riuniscono in qualche bar e stanno ancora mettendo a punto l’organizzazione.
Però giurano che in città c’è molto entusiasmo, anche se a volte, dicono, i simpatizzanti non sanno a chi rivolgersi.
“A Treviso abbiamo un forte consenso, secondo i sondaggi a dicembre siamo cresciuti molto anche dopo la manovra della fiducia il 14. Se andassimo al voto avremmo un 5% di consenso, un’ottima base”.
Anche il coordinatore regionale di Fli, il senatore Maurizio Saia, conferma che dopo il 14 dicembre “lo zoccolo duro ha tenuto, e le iscrizioni sono continuate ad aumentare”.
Solo a Padova i circoli di GI sono 32 per circa 600 iscritti, mentre in Veneto “i sondaggi danno un numero di adesioni sopra la media nazionale”.
Chi sono…? “Quasi sempre gruppi di professionisti, a Conegliano è nato un circolo fatto da medici, a Padova uno di avvocati”.
Cosa ne pensa allora del circolo dei “nuovi italiani” a Treviso…? “Sono ben felice. In Veneto feci il primo circolo di extracomunitari aennini. Mandai una lettera a Fini per informarlo”.
Come la prese…? “Disse che si rischiava la riserva indiana”.
E ora…? “Ora è tutto cambiato”…
Erminia della Frattina
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 22nd, 2011 Riccardo Fucile
SONO DUE LE SENTENZE CHE FANNO “DOTTRINA”: I CASI DE LORENZO E DE MICHELIS SONO I SOLI PRECEDENTI CUI FARE RIFERIMENTO PER STABILIRE SE LA COMPETENZA E’ DELLA PROCURA DI MILANO O DEL TRIBUNALE DEI MINISTRI…E DANNO TORTO A BERLUSCONI
In quale veste, la sera del 27 maggio scorso, Silvio Berlusconi ha esercitato pressioni sui
funzionari della questura milanese per il rilascio di Ruby Karima?
I legali del premier, gli onorevoli Piero Longo e Niccolò Ghedini, non hanno dubbi. Nella memoria difensiva inviata ieri per fax alla procura di Milano, contestano quella che in termine tecnico si chiama “competenza funzionale”. Ovvero, che il reato più grave di concussione si può al massimo contestare a Berlusconi in quanto presidente del Consiglio.
Per questo, la competenza va spostata immediatamente dalla procura al Tribunale dei ministri di Milano.
I magistrati, invece, sono convinti esattamente del contrario.
La sera del 27 maggio, il Cavaliere, “abusando della sua qualità di presidente del Consiglio” (qualità , non funzione), sarebbe intervenuto sui funzionari della questura.
Una volta capito su quale campo accusa e difesa giocheranno la prima partita di questo affaire, è importante vedere come, negli ultimi anni, casi simili siano stati affrontati dalla giurisprudenza.
Sono due le sentenze che, fino a oggi, hanno fatto”dottrina”.
La prima porta in calce la firma delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione e risale al 1994 (sentenza 14, presidente Gaetano Lo Coco).
Chiamata a esprimersi su un ricorso dell`ex ministro della Sanità , il liberale Francesco De Lorenzo, la Corte ha accolto l`istanza dei suoi legali, individuando il giudice naturale nel tribunale dei ministri di Napoli, ma soprattutto ha delimitato il campo per i reati di natura ministeriale.
De Lorenzo era finito in carcere il 12 maggio del 1994.
Le accuse andavano dalla associazione a delinquere, alla corruzione, perfinire al finanziamento illecito ai partiti.
“Tutti i reati attribuiti a De Lorenzo si riferiscono a quando era ministro della Sanità “.
E l`articolo 96 della Costituzione, d`altronde, comprende nella categoria dei «reati ministeriali» quelli connessi ai componenti dell`esecutivo «nell`esercizio delle loro funzioni».
Il comportamento illecito che veniva addebitato a De Lorenzo era strettamente collegato alla sua attività di ministro della Sanità o no?
Si, affermano i giudici, ma solo perchè nel suo caso veniva accusato di aver preteso nella sua veste di ministro mazzette da case farmaceutiche, per concedere loro autorizzazioni ministeriali indispensabili per commercializzare i loro prodotti.
E per venire oggi a Berlusconi, quali funzioni ricopriva la sera delle telefonate in questura?
Quella di presidente del Consiglio o piuttosto quella di chi abusava della propria posizione per chiedere l`affidamento di Ruby alla Minetti?
A giudicare dalla interpretazione della Cassazione nel caso De Lorenzo, varrebbe la seconda ipotesi.
Un altro orientamento della Cassazione sulla stessa materia risale al `98.
Le conclusioni sono le stesse, anche se il ricorso viene respinto.
In questo caso è stato l`ex ministro del Psi, Gianni De Michelis, a invocare la competenza del Tribunale dei ministri, contro una condanna per corruzione a 4 anni.
Secondo il capo d`accusa, De Michelis avrebbe percepito mazzette in veste di “deputato e capo di una corrente del Partito socialista italiano nel Veneto, nell`ambito di un accordo di illecita spartizione di somme di danaro illecitamente corrisposte da vari imprenditori per l`acquisizione di appalti di opere pubbliche”.
In totale, poco meno di mezzo miliardo di vecchie lire.
Al momento in cui De Michelis incassava le bustarelle, era effettivamente membro del governo, come ministro.
Ma quel denaro, per la Cassazione, era stato incassato per finanziare la corrente del partito di De Michelis, e gli appalti, non avevano legami con la funzione che ricopriva.
Sul punto, la Corte presieduta da Luciano Deriu, aggiunge come “la particolare qualificazione giuridica soggettiva dell`autore del reato nel momento in cui questo è commesso”, sia da mettere in stretto “rapporto di connessione tra la condotta integratrice dell`illecito e le funzioni esercitate dal ministro”.
Emilio Randacio
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 22nd, 2011 Riccardo Fucile
ACCUSE DELLA BASE SUI METODI DI SELEZIONE DELLA CLASSE DIRIGENTE DEL PARTITO: “CI VADA LEI AI GAZEBO, MAGARI SI PORTI LE ZOCCOLE DI LELE MORA”…”TANTA GENTE SI SENTE TRADITA NEL VEDERE COME SI FA CARRIERA, ALTRO CHE MERITOCRAZIA”
Rivolta nel Pdl: Nicole Minetti si deve dimettere dal consiglio regionale. 
Lo chiede un folto gruppo di giovani militanti a Milano, la capitale del berlusconismo.
Con una raccolta di firme che in soli due giorni ha raggiunto le 1.500 adesioni.
Il malessere è diffusissimo, i “frondisti” inveiscono contro i metodi di selezione della classe dirigente del partito.
E annunciano lo sciopero della militanza, fino a quando il coordinamento regionale non avrà convinto l’intraprendente Nicole a fare un passo indietro: «Ci vada lei ai banchetti e ai gazebo, magari in compagnia delle zoccole procacciate da Lele Mora», ha tuonato una giovane consigliera di zona, lunedì scorso, a una riunione del Pdl convocata nella sede di viale Monza.
A capitanare la rivolta dei giovani pidiellini, la 25enne Sara Giudice, eletta in un parlamentino di circoscrizione.
La ragazza si era fatta sentire pure la primavera scorsa, quando si seppe che l’igienista dentale di Berlusconi sarebbe stata inserita nel listino bloccato di Formigoni, e quindi automaticamente eletta in consiglio regionale.
E adesso rincara: «Il popolo del centrodestra ha la dignità delle persone semplici, che si mette in politica perchè ha voglia di fare, nel Pdl c’è bisogno di ripensare totalmente al modo di selezione della classe dirigente; sono sempre di più quelli che come noi si sentono traditi, confusi e smarriti».
Forse il problema è proprio Berlusconi, e Sara non lo nega: «Sono stufa di sentir dire che lui aiuta la gente, come ha fatto anche la Gelmini da Vespa, io e tanti miei coetanei non vogliamo essere aiutati con la carità o con qualcosa di peggio, ma con università migliori, un nuovo welfare, opportunità vere per tutti».
Aggiunge Benjamin Khafi, 35 anni, dirigente di una multinazionale: «Con l’elezione della Minetti, un caso non certo isolato, è stato sovvertito un principio fondamentale per le persone come me: quello del merito. Nel Pdl i giovani che vanno avanti non sono certo quelli con percorsi limpidi, le tecniche di reclutamento sono dei casting; una cosa è certa: io ai gazebo non ci vado più».
Poi Antonio Salinari, 26 anni, impiegato: «Da questi dirigenti non ci sentiamo più rappresentati, mi domando quale politica del fare sia possibile nel nostro partito».
Un annuncio di addio a Berlusconi?
«Vediamo che cosa succede dopo questa nostra richiesta di far dimettere la Minetti, prima i fatti poi si decide».
Ha già deciso Fabrizio Hennig, anche lui consigliere di Zona: «Con questo squallore che emerge, ora si scopre il motivo vero per cui la Minetti è stata inserita nel listino. Nel Pdl non c’è futuro, il presidente è andato fuori di melone e io lascio il partito».
Rodolfo Sala
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 22nd, 2011 Riccardo Fucile
LA SENTENZA DELLA SUPREMA CORTE SULL’ACCUSA ALL’EX SOTTOSEGRETARIO DI CONCORSO ESTERNO ALLA CAMORRA… PER LA CASSAZIONE PUO’ UGUALMENTE CONDIZIONARE CANDIDATURE E APPOGGIARE CANDIDATI A RISCHIO
Un uomo «socialmente pericoloso», nonostante le sue dimissioni dal governo e la
riduzione del suo «peso politico» a seguito del suo presunto coinvolgimento con il clan dei Casalesi.
E’ questa la definizione data dalla Corte di Cassazione di Nicola Cosentino, ex sottosegretario del governo Berlusconi e attuale coordinatore del Pdl in Campania, nella sentenza con la quale la Seconda sezione penale ha respinto il ricorso presentato dal parlamentare contro l’ordinanza di custodia in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Napoli e confermata dal Tribunale del riesame il 28 settembre 2010, con l’accusa di concorso esterno nell’associazione camorristica.
Secondo i magistrati della Suprema Corte, la partecipazione dell’ex sottosegretario (per il quale la Camera dei deputati ha negato l’autorizzazione all’arresto) ad alcune iniziative anticamorra successivamente al 2009 è stata un’«espressione di attività difensive dal momento che l’indagato era già al corrente delle indagini a suo carico».
Per quanto riguarda, inoltre, la riduzione del peso politico del parlamentare, la Cassazione osserva che tale elemento è ininfluente, riguardo alle valutazioni sulla pericolosità in quanto «le modifiche delle meccaniche elettorali che renderebbero superflui i pretesi appoggi elettorali, sono state disattese, dai giudici di merito, in quanto il sostegno dei Casalesi poteva servire a sostenere candidati indicati da Cosentino nelle competizioni minori, aumentandone il peso politico».
Anche il sopravvenuto arresto di tutti i camorristi con i quali Cosentino, secondo l’accusa, «avrebbe contratto un debito di riconoscenza» è ininfluente, come dimostra la circostanza che il «coinvolgimento di Cosentino nell’affare della società di rifiuti Eco4 era avvenuta mentre il boss Francesco Bidognetti era già in carcere».
Per quanto, infine, riguarda «la rinuncia alla candidatura alla presidenza della Regione Campania», anche questo è un elemento che deve essere «disatteso», come quello della «diminuzione del peso politico» per via del possibile appoggio che Cosentino potrebbe fornire a candidati sostenuti dal clan dei Casalesi nelle competizioni minori.
Eppure, nonostante le stesse prese di posizione polemiche interne della Carfagna, il Pdl continua a mantenere un personaggio del genere a coordinare il partito in Campania.
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