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GIULIA BONGIORNO: “NOI DONNE CALPESTATE, NON POSSIAMO TACERE”

Gennaio 21st, 2011 Riccardo Fucile

BERLUSCONI, CON LE SUE PAROLE E I SUOI COMPORTAMENTI, HA INFERTO UNA FERITA A TUTTE LE DONNE ITALIANE, A QUELLE CHE STUDIANO E LAVORANO SENZA CERCARE SCORCIATOIE, A CHI A CERTE FESTE NON CI VA, A CHI PERCORRE CON DIGNITA’ LA STRADA DELL’IMPEGNO E DEL SACRIFICIO, CONCILIANDO LAVORO E MATERNITA’…NELL’ELENCO DELLE PRIORITA’ DI QUESTO GOVERNO MAI UNA BATTAGLIA A FAVORE DELLE DONNE

Quando è in corso un’indagine che riguarda un personaggio pubblico, l’immancabile amplificazione mediatica che ne consegue è insidiosissima.
Di solito, gli elementi divulgati sono soltanto quelli raccolti dai pubblici ministeri. Si finisce così per attribuire il crisma di verità  a tesi parziali.
E l’idea che se ne fa l’opinione pubblica può risultarne alterata.
Da avvocato, sento quindi l’obbligo di sottolineare che l’indagine sul premier Silvio Berlusconi non deve fare eccezione: prima di formulare giudizi in merito alla fondatezza delle accuse mossegli dalla Procura, bisogna senza dubbio attendere gli sviluppi processuali.
Fatta questa doverosa premessa, voglio però subito precisare che non sono affatto d’accordo con quanti usano questo ragionamento come arma per stroncare ogni tipo di riflessione critica: in questi giorni ho infatti sentito invocare la presunzione di innocenza per mettere a tacere chi contestava non la consumazione di reati ma fatti storici oggettivamente emersi, fatti che nessun processo potrà  mai cancellare.
In definitiva, se prima di condannare è necessario aspettare che si faccia chiarezza sulla sussistenza di certi reati, non si può ignorare che non tutto quanto è emerso in questi giorni è “in attesa di giudizio”: il contesto oggettivo in cui sarebbero maturate le vicende processuali non ha improvvisamente squarciato un velo e mostrato un profilo imprevisto e del tutto inedito del premier.
Nelle aule di Milano si discuterà  se Silvio Berlusconi abbia o meno consumato i reati di prostituzione minorile e di concussione, ma non erano necessarie le vicende sottostanti a queste contestazioni   –   nè una sentenza   –   per conoscere la sua opinione sulle donne.
Un’opinione che, se non ha rilevanza penale, ha tuttavia un’enorme rilevanza politica.
Un’opinione da lui stesso espressa in modo inequivocabile con battute, barzellette, colloqui pubblici e privati.
Un’opinione già  delineatasi attraverso le dichiarazioni di Veronica Lario, quelle più recenti di Barbara Berlusconi (due testimoni molto attendibili), le vicende di Noemi Letizia e Patrizia D’Addario, nonchè attraverso la singolare questione di alcune donne prima forse inserite nelle liste delle candidature alle Europee del 2009 e poi da quelle liste sicuramente scomparse.
Quello che Silvio Berlusconi sembra maggiormente apprezzare nel genere femminile è l’avvenenza, al punto da far passare in secondo piano requisiti di ben altro spessore (credo sia rimasta impressa nella memoria di tutti la rozzezza della battuta all’onorevole Rosy Bindi); ancora meglio, poi, se a un aspetto fisico di un certo tipo si accompagnano giovane età , accondiscendenza e disponibilità  ad abdicare al proprio spirito critico.
Di fronte a tutto ciò, ho sentito obiettare che si tratterebbe di questioni attinenti alla vita privata del premier e che dunque   –   appunto per questo   –   dovrebbero riguardare soltanto lui e la sua coscienza.
No, non è così.
Non c’è spazio per sostenerlo: lo stile e la filosofia di vita di un uomo che riveste la carica di presidente del Consiglio non possono non ripercuotersi sulla vita pubblica.
Lo dimostra il fatto che Berlusconi, con le sue parole e i suoi comportamenti, ha inferto una ferita a tutte le donne italiane: alle donne che studiano e lavorano (spesso percependo stipendi inadeguati o, come nel caso delle casalinghe, senza percepirli affatto), a tutte noi che facciamo fatica un giorno dopo l’altro; alle donne che per raggiungere ruoli di rilievo non soltanto a certe feste non ci sono andate, ma hanno semmai dovuto rinunciare a vedere gli amici; a quante, invece di cercare scorciatoie, hanno percorso con dignità  la strada dell’impegno e del sacrificio.
E a coloro alle quali è stato chiesto, più o meno esplicitamente, di scegliere tra vita privata e vita pubblica, perchè conciliare un figlio con il successo sarebbe stato troppo difficile: con il risultato che hanno rinunciato alla maternità  o che ci sono arrivate ben oltre il momento in cui avrebbero voluto.
A ciascuna di loro   –   nel momento in cui le donne vengono scelte e “premiate” in base non al merito ma a qualcos’altro che con la professionalità , l’impegno, l’intelligenza ha poco o nulla a che fare   –   è stata riversata addosso l’inutilità  del suo sacrificio.
Brucia, questa ferita. Brucia anche perchè non sfugge che sono davvero in tanti a sottolineare, forse persino con un pizzico d’invidia, la fortuna e il fascino di un uomo più che maturo circondato da giovanissime più o meno avvenenti che si contendono i suoi favori, pronte a tutto pur di compiacerlo.
Anche se, in un paese maschilista come il nostro, la complicità  tra uomini turba ma non sorprende.
Ma non si tratta esclusivamente di una ferita inferta alla dignità  della donna, c’è di più; mai le battaglie del presidente del Consiglio hanno coinciso con le battaglie delle donne.
Basterebbe a tal proposito ricordare che negli elenchi delle priorità  di questo governo, che via via vengono snocciolate, figura di tutto     –   in primis, battaglie contro magistrati “comunisti”   –   , ma mai, mai, battaglie a favore delle donne. Come se le donne non avessero problemi concreti e indifferibili.
Come si può ipotizzare che le leggi per combattere pm “politicizzati” siano più urgenti di quelle che dovrebbero venire incontro alle necessità  di tutte noi?
E allora non copriamo con l’alibi del segreto istruttorio, o con il fragile scudo della privacy, ciò che segreto non è, e nemmeno riservato.
Ma sono le donne che per prime devono farsi forti della loro dignità  e della consapevolezza del loro valore   –   senza distinzione di età , credo politico, provenienza geografica   –   per esprimere a voce alta lo sdegno che questa mentalità  suscita, ne sono sicura, nella stragrande maggioranza di noi.
Se credono, gli uomini continuino pure ad ammirare e a sostenere Silvio Berlusconi; le donne, per favore, no.

Giulia Bongiorno
Futuro e Libert��

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RESPONSABILI FLOP, PER FORMARE IL GRUPPO DEI VENDUTI ARRIVANO IN SOCCORSO DUE PDL

Gennaio 21st, 2011 Riccardo Fucile

FALLITA L’OPERAZIONE DI SOSTEGNO AL GOVERNO: NON ADERISCONO CALOGERO MANNINO E ANTONIO GAGLIONE, IL GRUPPO PER ARRIVARE A VENTI E’ STATO COSTRETTO A CHIEDERE AIUTO AL PDL CHE GLI HA PRESTATO PEPE E D’ANNA… DOVEVANO AGGREGARE ALTRI DEPUTATI, E’ FINITA CHE NE HANNO PERSI LORO

A Montecitorio arriva il gruppo dei ‘responsabili’, gli esponenti di varie mini formazioni politiche e i protagonisti di scelte individuali a favore del governo Berlusconi.
Il nuovo gruppo parlamentare “Iniziativa responsabile” sarà  composto da 21 deputati, tutti quelli di cui si è parlato nei giorni scorsi, ad eccezione dell’esponente di Noi Sud, Antonio Gaglione e di Calogero Mannino, e con l’aggiunta di due new entry provenienti dal Pdl: Mario Pepe e Vincenzo D’Anna.
In attesa della votazione per il nuovo capogruppo, il reggente è Luciano Sardelli.
Nella conferenza stampa di presentazione è stato sottolineato che si tratta di un “gruppo federativo”, che – ha rilevato Sardelli, “non appartiene a nessuno e in cui nessuno può rappresentare tutti, in attesa di definire una sintesi”. Silvano Moffa ha precisato “Non siamo una stampella del governo nè un’armata Brancaleone, ma un valore aggiunto per la maggioranza”. Francesco Pionati ha parlato di “terza area” della maggioranza che punta a nuove adesioni nelle prossime settimane.
Calogero Mannino non ha aderito al nuovo gruppo dei Responsabili perchè, dice, non vuole che il Pid da lui fondato finisca per confondersi con il Pdl.
In realtà  l’operazione del faccendiere Moffa è finita in farsa, naufragando miseramente a pochi metri da riva, invece che prendere il largo.
Per settimane Berlsconi e l’ex finiano Moffa hanno sparato palle, sostenendo che sarebbero stati almeno 10 i nuovi deputati che sarebbero andati a rafforzare i venti su cui già  potevano contare e che hanno salvato il governo sul voto di fiducia.
I venti di base erano costituiti innanzi tutto dagli 11 di “Noi Sud”, (ovvero i quattro ex Mpa Belcastro, Iannacone, Milo e Sardelli, gli ex Udc siciliani Romano, Mannino, Pisacane, Ruvolo e Gianni, i due ex Idv Porfidia e Razzi).
Poi i quattro ex finiani Moffa, Polidori, Siliquini e Catone, i tre “responsabili” Scilipoti, Calearo e Cesario e infine Pionati e l’ex leghista Grassano.
Si è tirato fuori Gaglione di “Noi Sud” e all’ultimo momento anche Calogero Mannino.
Lo steso Grassano ha precisato di “aver aderito con riserva”: a lui interessano le riforme del federalismo e quella della giustizia: forse perchè spera di evitare la condanna del tribunake du Alessandria per aver sottratto 700.000 alle casse comunali ( processo in dirittura finale).
Qualificati gli interventi degli esponenti del “Partito dei venduti”: Razzi ha difeso la sua scelta perchè “andare al voto porterebbe giù l’economia””. E racconta che “sono stato all’Onu e sentivo che tutti dicevano che l’Italia avrebbe fatto la fine della Grecia. E’ lì che ho deciso.”.
Peccato che avesse sempre detto che aveva deciso a casa sua, dopo aver ricevuto un amico deputato.
L’operazione ha solo uno scopo: avere un rappresentante nelle 14 commissioni, riportando il centrodestra in maggioranza nelle Commissioni.
Con il prestito di due Pdl ce la faranno, ma l’operazione politica di aggregazione è miseramente fallita: alla fine hanno perso due deputati invece che guadagnarne dieci.
Complimenti al faccendiere Moffa che aveva garantito l’entrata in massa dei finiani.

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PROCESSO INEVITABILE PER BERLUSCONI, IMPOSSIBILE RICORRERE AL LEGITTIMO IMPEDIMENTO

Gennaio 21st, 2011 Riccardo Fucile

COME FUNZIONA IL GIUDIZIO IMMEDIATO, IL PROBLEMA DEL TRIBUNALE COMPETENTE, IL TRIBUNALE DEI MINISTRI, IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO… PER BERLUSCONI NON CI SONO SCAPPATOIE

1)   Il giudizio immediato (così come appare configurarsi nel caso Ruby) può essere richiesto dall’imputato e dal pm.
Tralasciando la prima ipotesi che non ci riguarda, parliamo, ovviamente, solo del giudizio immediato chiesto dal pm e, in particolare, della strada che il pm di Milano vorrebbe percorrere nel caso specifico.
La ratio della legge è quella di premiare l’esigenza di rapidità  connessa all’evidenza della prova (purchè l’imputato sia stato interrogato o messo in condizione di esserlo per difendersi).
Dunque il pm chiede il giudizio immediato in presenza delle seguenti condizioni: quando la prova appare evidente; se la persona sottoposta alle indagini è stata interrogata sui fatti dai quali emerge l’evidenza della prova ovvero, a seguito di invito a presentarsi, la stessa abbia omesso di comparire, sempre che non sia stato adottato un legittimo impedimento e che non si tratti di persona irreperibile.
La richiesta del pm deve essere formulata entro 90 giorni dall’iscrizione delle notizia di reato con invio al giudice di tutto il fascicolo del pm e relativa documentazione d’indagine.
Sul giudizio immediato la decisione del giudice deve avvenire entro cinque giorni, dopo i quali emette il decreto per disporre il giudizio immediato, ordinando la trasmissione degli atti al pubblico ministero.
Il decreto emesso dal giudice deve contenere anche l’avviso che l’imputato può chiedere il giudizio abbreviato ovvero l’applicazione della pena a norma dell’articolo 444 (cioè il patteggiamento).
Sembra da escludersi la possibilità  che Berlusconi possa chiedere il patteggiamento.
Infine, una volta che l’immediato è stato disposto dal giudice, il processo si svolgerà  dinanzi al tribunale secondo le regole ordinarie di ogni processo…

2) Certamente la competenza del tribunale dei ministri (ricollegabile solo all’ipotesi in cui i reati risultassero commessi “nell’esercizio delle loro funzioni dal presidente del Consiglio”) potrebbe essere invocata o eccepita anche adesso dall’indagato.
Il tribunale dei ministri competente all’indagine, comunque, sarebbe quello composto da tre giudici del Distretto di Milano, ma prima occorrerebbe ottenere l’autorizzazione della Camera.
È bene ricordare anche che, al di fuori dell’ipotesi del tribunale dei ministri, la competenza è sicuramente della procura di Milano.
Infatti, in fase di indagine preliminare per la prostituzione minorile la competenza è della procura distrettuale (e Monza è nel Distretto di Milano). Dunque sbaglia chi sostiene che, essendo avvenuti i fatti ad Arcore la competenza sarebbe della procura di Monza.
Quella distrettuale è la procura di Milano.
3) Berlusconi non ha molte speranze con eccezioni di incompetenza ed è anche difficile che possa accampare un legittimo impedimento valido, visto che, da un lato, la Corte costituzionale ha spazzato via l’impedimento auto certificato e, dall’altro, la procura gli ha dato e gli darebbe ancora un ventaglio di date molto ampio per comparire.
Infine, il conflitto di attribuzioni dinanzi alla Consulta: non sospende il processo in corso, anche immediato, che potrebbe andare avanti comunque. Nel caso Abu Omar, il processo, sospeso per ragioni di opportunità , riprese perchè i ritardi della Corte costituzionale rendevano inopportuno prolungare la sospensione.
Certo che il tribunale, se decidesse di andare avanti, si fermerebbe prima della decisione finale in attesa del pronunciamento della Corta costituzionale.

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OSAMA BIN SILVIO, NUOVO VIDEO MESSAGGIO DEL PREMIER: “PUNIRE QUEI PM INFEDELI”

Gennaio 20th, 2011 Riccardo Fucile

BERLUSCONI, DAL BUNKER DEL PRIVE’ DI ARCORE, INVOCA LA JIHAD CONTRO GLI INFEDELI E LA SOLIDARIETA’ DEL POPOLO DEI   “PUTTA-COMBATTENTI”… MANCANO LE VERGINI DA OFFRIRE IN PREMIO AI MARTIRI AZZURRI: A DISPOSIZIONE PURTROPPO CI SONO SOLO ZOCCOLE

In fondo, in queste ore, è come un Bin Laden brianzolo asserragliato nel bunker che comunica con il mondo per videomessaggi, digrignando i denti (niente sorrisi) e paventando sfracelli.
Il primo proclama lo aveva lanciato scegliendo come scenografia una nuova libreria laccata di bianco; il secondo, quello di ieri, costruendosi un set pseudoquirinalizio con bandiera tricolore e scrivania presidenziale.
Gli elementi di contorno non sono meno interessanti: c’è la solidarietà  alle combattenti in lotta (le povere ragazze torturate ed inquisite dai satana della magistratura), c’è la minaccia di una vendetta implacabile contro il Tribunale di Milano (“I magistrati devono essere puniti!”), purtroppo mancano (per evidenti motivi) le “vergini” da offrire in premio ai martiri del verbo azzurro. Tutto il resto c’è: fiducia nella vittoria, mobilitazione delle truppe, sofisticati piani di battaglia sul fronte mediatico.
Quel che è certo — per cominciare — è che Silvio Berlusconi ha riunito ad Arcore (lo ha rivelato per primo il quotidiano online Lettera 43) la pattuglia di mischia dei superdirettori: Alessandro Sallusti de Il Giornale, Giorgio Mulè di Panorama, Alfonso Signorini di Chi, il numero uno dell’informazione Mediaset Mauro Crippa.
In fondo – a sentirlo ieri – sembrava davvero un capo guerrigliero che minaccia la Fatwa e annuncia la sua rappresaglia: “Il governo continuerà  a lavorare e il Parlamento farà  le riforme necessarie per garantire che qualche magistrato non possa più cercare di far fuori illegittimamente chi è stato eletto dai cittadini”.
Mica male per uno che dice di volersi far sentire dai magistrati (“Ma non da questi”).
In questa giornata di dura guerriglia, la strategia mediatica del Cavaliere si capisce alla luce di quel che ha detto e ripetuto ai suoi direttori e ai colonnelli del Pdl. Primo: “Fregatevene di quello che scrivono i giornali. Fra tre giorni ripeteremo i sondaggi e scopriremo che la mia popolarità  cresce”.
E ancora: “Ai nostri elettori deve arrivare, ed è arrivato un solo messaggio: tutto quello che è uscito fuori sono solo tentativi di infangarmi per cercare di far cadere il governo per via giudiziaria”.
Terzo: “Bisogna intervenire in queste ore per cambiare l’immagine delle ragazze implicate nel caso, renderle più simpatiche, umane, innocenti”.
Era il passaggio più difficile. Ed è il vero tallone d’Achille del Cavaliere.
Così, è stato lo stesso Berlusconi a dettare la linea nel video messaggio, definendo le veline dell’Olgettina come militanti rivoluzionarie nelle mani della santa inquisizione: “Queste perquisizioni nei confronti di persone che non erano neppure indagate ma soltanto testimoni – ha esordito Berlusconi utilizzando in principio un impersonale non sessuato – sono state compiute con il più totale disprezzo della dignità  della loro persona e della loro intimità . Sono state – ha aggiunto poi puntando sul martirio – maltrattate, sbeffeggiate, costrette a spogliarsi, perquisite corporalmente, fotografati tutti i vestiti, sequestrati tutti i soldi, le carte di credito, i gioielli, i telefoni e i computer . Sono state portate in questura, alcune senza neppure poter chiamare un avvocato e tenute lì dalle otto di mattina fino alle otto di sera senza mangiare e senza poter avere alcun contatto con l’esterno. Trattate, dunque, come criminali in una pericolosa operazione antimafia”.
Che la manovra sia coordinata e sinergica ieri è stato evidente.
In tv irrompevano una versione angelica di Ruby, ospite – guarda caso – di Signorini: non più l’extra-comunitaria che finiva in questura per furto e bidonava i tassisti facendosi scarrozzare senza pagare fra Genova e Milano, ma una cenerentola perfettamente calata nella parte della povera ragazza indifesa, abusata da tutti, e difesa solo dal Cavaliere galante.
Su Sky, invece, fatta sparire l’impresentabile (almeno per ora) Nicole Minetti, si è esibita ‘altra geniale interprete del cenacolo arcoriano, l’ape regina Sabina Began, provvidenzialmente reincarnata nel ruolo di principessa romantica e innamorata.
Attenzione: dopo due giorni di titoli, scompare dal menu dei media berlusconiani la caccia alla “nuova fidanzata”.
Aver evocato una figura che per ora non esiste, infatti, è stato giudicato anche dagli uomini più vicini al Cavaliere “un errore madornale”. Spiega uno di loro, sotto garanzia di anonimato: “Ti rendi conto come è difficile: tirare fuori dal cilindro una quarantenne, credibile, estranea alla folla delle arcorine, che si cali nella parte senza ricattarlo a vita?”.
Di fronte a questa difficoltà  evidente, l’arrocco mediatico è stato geniale: se non possiamo esibire una che non c’è, rifacciamo l’immagine di quelle che ci sono (Ruby e Began, appunto) e facciamo sparire le altre.
Giorgio Stracquadanio grida già  vittoria: “Finchè non c’è un leader delll’opposizione che le… cavalchi, mi scuso per la parola ma è quella giusta, le storie delle intercettazioni e delle ragazze restano confinate sui giornali. Il grande pubblico apprende solo che c’è un tentativo di golpe. Stamattina un signore abbassa il finestrino e mi fa: ‘A’ Giò, te seguo: mena, mena!’. Funziona”.
Eppure non tutto è facile come sembra.
Come nei giochi enigmistici bisogna riconsiderare la distanza fra l’oleografia e la realtà .
Per dire: ad Arcore – per quanto sembri incredibile – non c’era Emilio Fede, coinvolto nell’inchiesta e “macchiato” dallo stigma del traditore.
E mancavano anche Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro, che tengono una linea smarcata: difendendo il premier, ma pubblicando tutto, a partire dagli atti più imbarazzanti.
A ministri e deputati, precettati per fare “testuggine” nei programmi tv il Cavaliere ha promesso questo timing: “Dobbiamo tenere duro per una settimana, poi tutto si placa. Hanno sparato le loro cartucce, l’inchiesta sarà  tolta ai pm di Milano, non si arriverà  al rinvio a giudizio”:
E anche questo progetto trova riscontro nel messaggio: “I giudici di Milano non hanno nè competenza territoriale, nè funzionale”.
I veri problemi, per Berlusconi, iniziano se il Tribunale di Milano mantiene l’inchiesta.
E se l’operazione di “angelicazione” delle rubacuori e delle apiregine non buca.
Il vero incubo del Cavaliere, la giornata critica è oggi: giovedì c’è l’ostacolo di Annozero.

Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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INDAGATO CONSIGLIERE DI ALEMANNO PER FESTINI CON SQUILLO E COCAINA, PDL ALLA FRUTTA

Gennaio 20th, 2011 Riccardo Fucile

FRANCESCO ORSI AVEVA LA DELEGA AL “DECORO URBANO”: FU PROPRIO LUI A PRESENTARE A BERLUSCONI LA “DAMA BIANCA”, ORA E’ ACCUSATO ANCHE DI RICICLAGGIO E CORRUZIONE…SEQUESTRATO COMPUTER E AGENDE CON MOLTI NOMI ECCELLENTI

Forse è solo una coincidenza. O forse no.
Ma nelle stesse ore in cui, a Milano, lo tsunami Ruby libera il massimo della sua forza d’urto, la procura di Roma decide di tirare i fili di un affare che tiene insieme un uomo della cerchia stretta del sindaco Gianni Alemanno, la benevolenza politica del presidente del Consiglio e l’amicizia con una sua “dama bianca”, un giro di puttane e cocaina, opachi traffici su conti correnti della Banca Mediolanum, accuse di riciclaggio e corruzione.
È storia di martedì sera.
Quando a Francesco Maria Orsi, consigliere comunale del Pdl, già  delegato con la prima giunta Alemanno al decoro urbano e all’expo di Shanghai 2010, militari del nucleo di polizia tributaria della Finanza notificano un avviso di garanzia firmato dal pm Paolo Ielo per “riciclaggio, reimpiego di proventi frutto di reato, corruzione, cessione di sostanze stupefacenti in occasione di festini con prostitute”.
Vengono perquisiti gli uffici e l’abitazione di Orsi (per altro, come riferiscono fonti investigative, “convinto sulle prime di dover essere arrestato”).
Gli vengono sequestrati computer, agende e documenti sulla dismissione di immobili del patrimonio pubblico, definite “di un certo interesse”.
La “pesca” è improvvisa, dopo cinque mesi di indagini a fari spenti.
Su un tipo il cui nome – Francesco Maria Orsi – ai più, dice poco o nulla.
E questo, nonostante si dia un gran da fare. Almeno a stare alle carte della pubblica accusa.
L’uomo, 45 anni a marzo, è arrivato in Campidoglio dal nulla.
Meglio, con 1374 voti, guadagnati nelle elezioni del 2008 dopo essere stato uno dei motori della campagna di Alemanno.
È un ex ufficiale dei carabinieri, riconvertito alla professione di broker assicurativo.
Nel 2004, ha fondato una sua società  – la “Lloyd Team Broker” – e il suo business è l’immobiliare. Meglio, le aste con cui viene dismesso il patrimonio pubblico.
Ha un socio, un tale Vincenzo La Musta. Un “saltafossi” di professione “immobiliarista” che, finito nei guai (ha patteggiato a Roma una condanna per riciclaggio nei giorni scorsi), se lo tira dietro, raccontando che il lavoro dell’ex amico è un altro.
La Musta sostiene infatti che, come peraltro accertato da un’indagine che nasce a Benevento, su una serie di conti (alcuni intestati a nomi fittizi) della filiale di Roma della Banca Mediolanum vengono riciclati denari truffati in Campania a famiglie di disabili e di affetti da malattie per trasfusione di sangue infetto. Complessivamente intorno ai 2 milioni di euro, frutto di risarcimenti civili che le vittime non incassano e che, appunto, prendono la strada di Roma e, in parte (come accerta la Guardia di Finanza), rimangono appiccicati alle mani di Orsi.
Per farne cosa? “Nulla. Perchè si tratta di un equivoco”, scrive lui a “l’Unità ” che il 7 gennaio scorso solleva il problema di quegli strani conti.
“Per partecipare alle aste immobiliari “Scip1” e “Scip2″ bandite dal ministero del Tesoro”, sostiene l’accusa.
Per entrare negli incanti degli alloggi popolari Ater (per i quali, secondo il pm, avrebbe anche corrotto funzionari pubblici). Insomma, per un posto al sole, che, del resto, Orsi certamente ha guadagnato nel 2008. Perchè è in quell’anno che – come scrive nell’annunciare la sua candidatura – “Se aiutiamo un sogno, il sogno ci aiuterà “.
Diciamo che ad Orsi dà  una mano Silvio Berlusconi.
Il presidente del Consiglio presta infatti la sua voce per un spot elettorale radiofonico in cui lo si ascolta dire: “Io penso che molti dovrebbero seguire l’esempio di Francesco Orsi e penso che avrà  successo, perchè è conosciuto a Roma, soprattutto nella Roma che lavora”.
Di più, il presidente cede il suo nome per manifesti personalizzati in cui si legge: “Vota Pdl e scrivi Orsi, parola di Silvio Berlusconi”.
È un fatto che, alla fine di giugno dello scorso anno, Berlusconi scende dall’aereo di Stato che lo porta al G8 di Toronto con accanto una misteriosa “dama bianca” di 28 anni, neo assunta alla Regione Lazio dalla governatrice Polverini, che di nome fa Federica Gagliardi e che si “scopre” amica di Orsi (come lui stesso tiene a far sapere al “Corriere della Sera” in quei frangenti).
La circostanza viene rapidamente digerita dalle cronache.
Ma l’ex socio La Musta complica la vita di Orsi.
Ai pm racconta infatti che il consigliere comunale benedetto da Berlusconi, nel frattempo delegato da Alemanno al “decoro urbano” e all’expo di Shanghai 2010 (vicenda oggetto di un’inchiesta di “Repubblica” nel dicembre scorso), si fa voler bene animando “a Roma, almeno fino al 2009”, “festini con prostitute” in cui – scrive il pm nel decreto di perquisizione – “cede ai presenti cocaina”.
Chi siano gli invitati, al momento, non è dato sapere (la procura sta cercando di ricostruirlo).
Sicuramente un “non ancora identificato” ufficiale della Finanza che “corrompe” (Orsi, come documentano le intercettazioni telefoniche ha frequenti contatti con il maggiore Luca Berriola, arrestato nella vicenda Mokbel).
Altrettanto sicuramente, uomini del suo sistema di relazioni le cui identità , dopo le perquisizioni di martedì e il sequestro di computer e agende, potrebbero presto non essere più un segreto.

Carlo Bonini
(da “La Repubblica”)

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GLI AMICI SERPENTI DEL CAVALIERE. SPREMUTO E DERISO

Gennaio 20th, 2011 Riccardo Fucile

LELE MORA, EMILIO FEDE E TANTE “ARCORINE”: TUTTI A CHIEDERE, MA POI IN PRIVATO A DISPREZZARE IL PADRONE DI CASA…”L’HO VISTO MALE, E’ PIU’ DI LA’ CHE DI QUA”…E CHI TRAMA PER FREGARSI LA CAPARRA RICEVUTA PER LA CASA DI VIA OLGETTINA

“Amoooo'”. Si chiamano tutte così: «amore, amo’, amo». «Amore, mi ha detto Maryisthell che il nostro amico domenica sera fa la cena a casa sua e vuole che noi coloradine andiamo a fargli vedere uno stacchetto… cosa devo dirgli, che vado??? Tvtttb!».
«Ok tesorino, digli tutto ok».
“Amo’”: amore a metà . Tra la voglia di soldi e quella di fregarlo.
«Amo’, ti ho detto di dormire con me, una da cinque (mila, ndr) divisa in due». La “bunga” vita delle ragazze di via Olgettina passa tra studi estetici, studi di posa e studio del “nemico”.
«A una cert’ora ce ne siamo andate via tutte. E’ rimasta… c’era la Fico, Raffella Fico»
«Eh, te pareva!»
«Non puoi capire, non puoi capire che cacchio fa quella… Proprio si sbatte, cioè stessi atteggiamenti di Pasqualina, proprio uguale, proprio… sono due napoletane di m…».
Una concorrenza spietata, alla corte pettegolissima e ruffiana di “Papi”.
Che tutte bramano, fingono di adorare, ma poi disprezzano: «Perchè si sono fermate un sacco di donne… E lo stronzo non mi ha portato nella sua stanza».
L’allarme è massimo quando “Papi”, per un po’ sceglie una favorita: «Secondo me ha perso la testa di brutto», si dicono Nicole Minetti e Barbara Faggioli, due “veterane” di Arcore, commentando l’ultima sbandata del “capo” per Roberta, la miss torinese: «Eh va beh, ma io non l’ho mai visto andare in Sardegna con una sola… praticamente due settimane che sono insieme, mattino, pomeriggio e sera… Ieri ha detto che sono fidanzati».
E’ un circo variegato quello di Arcore, che non risparmia nessuno, nemmeno «la valchiria bionda», come viene chiamata la fidanzata del “Trota”, ovvero il Renzo Bossi.
«Allucinante», è una delle parole più frequenti: «Allucinante, ci vanno tutte, dalla cubana alla venezuelana, un puttanaio».
Allucinata è T. M., la giovane studentessa della Bocconi che Nicole Minetti porta a una serata hard e che confiderà  all’amica di essersene andata «disgustata».
«Di più: se non ci sei stata non puoi capire».
Eppure l’onnipresente Minetti l’aveva avvertita: «Giurami che non ti prende male nel senso che ne vedi di ogni, cioè ti fai i cazzi tuoi e io mi faccio i cazzi miei per l’amor del cielo, però ne vedi di ogni… cioè nel senso, la disperacion più totale, cioè capirai c’è gente per cui è l’occasione della vita quindi ne vedi di ogni. Fidati di me punta su: A) il francese che lui sbrocca… e digli della seconda laurea, digli che sei stata alla Sorbona che anche lui c’è stato e si esalta di brutto…».
Senilità .
Sabina Amato invece si eccita per la presenza, una sera di Carlo Rossella: «Pensa c’era anche Rossella, dice che ho un viso davvero interessante per il cinema…»
Perfino Emilio Fede, che organizza spesso le serate con Lele Mora, lo trova “allucinante”: «Che brutto gruppo quello di Marystelle, gente pericolosa. Io gli dico: “devi informarti prima, almeno”».
Iman gli da ragione: «Gente di cui non sai niente, pensa se viene fuori? Come si fa a stare con delle persone che non sai chi sono?»
E già : come si fa? Emilio poi, parla male di tutte, a turno.
Marystelle è agitata, chiama Nicole: «Praticamente Emilio l’aveva detto a Papi… non mi fido di Marysthelle… Io comunque, lui sa che non sono cretina».
Minetti: «Amo, no, ma tu devi stare tranquilla, figurati sbattitene il cazzo!».
Ma “allucinante” è soprattutto il fatto che le ragazze, dopo le nottate folli di Arcore, chiamano i fidanzati, le mamme, le sorelle, per informare del guadagno: «Iris ha avuto 6,5, ok?», scrive Imma De Vito alla sorella.
Iris Berardi invece racconta al suo uomo della lettera scritta a Berlusconi: «Amore, inizio questa lettera ringraziandoti di cuore per avermi cambiato la vita, sei una persona buonissima, veramente unica però ho un forte bisogno di lavoro… mi rivolgo a te capendo perfettamente che siamo in tante e abbiamo tutte delle esigenze…».
Poi chiama sua madre: «Tra un po’ dovevo mettermi a piangere per avere quello che ho avuto».
La madre: «Cosa ti ha dato? Cinque?».
Iris: «Sette». Iris è il paradigma della mentalità  delle “arcorine”: «Che palle, che palle! Ho bisogno veramente… cioè non è che ho bisogno veramente perchè alla fine, voglio dire, c’ho comunque 19 anni, non è che muoio se non ho una casa di proprietà  adesso, un lavoro. Però ci voglio pensare, cavolo! Se non mi aiuta lui, chi mi aiuta?».
Ma non è l’unica: cosa dire della Minetti e di Marysthelle che tramano per tenersi la caparra degli appartamenti di via Olgettina versata dalle altre amiche?
«Diciamo a Papi che ce la teniamo noi, tanto…»
Diventano tutte spietate in vista del compleanno di “Papi”.
Le sorelline De Vivo riassumono così: «Vai pure, amore. L’ho visto un po’ out… L’ho visto un po’ ingrassato, capito? Imbruttito, capito? Che di solito lui sta più in forma, fino all’anno scorso stava più in forma, adesso sta proprio più in là  che di qua».
Eleonora: «Eh lo so, ma appunto per questo è diventato pure brutto, deve solo sganciare…»
Imma: «Deve solo sganciare, brava…».
Iris: «Speriamo che per il compleanno sia generoso, io non gli regalo un cazzo…»
Eleonora: «Nemmeno io, dopo l’ultima volta…».
Povero Silvio.

Paolo Colonnello
(da “La Stampa“)

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BERLUSCONI NON VUOLE LE ELEZIONI: SONDAGGIO IPR CONFERMA CHE AL SENATO NON AVREBBE LA MAGGIORANZA

Gennaio 20th, 2011 Riccardo Fucile

CON IL TERZO POLO ADDIO MAGGIORANZA AL SENATO E ADDIO PALAZZO CHIGI… CALCOLANDO REGIONE PER REGIONE, SULLA BASE DELLA MEDIA DEI SONDAGGI DEGLI ULTIMI DUE MESI, IL TERZO POLO SAREBBE DETERMINANTE…E TENDE AD AUMENTARE I CONSENSI

Terzo polo anche solo intorno al 14 per cento e Senato senza maggioranza. Sarebbe questo il risultato più probabile di eventuali elezioni politiche anticipate secondo una proiezione di Ipr Marketing basata su un sondaggio eseguito tra dicembre e gennaio.
Il dato era nell’aria anche perchè, mentre alla Camera il premio di maggioranza garantisce un largo successo alla coalizione o al partito che prende più voti qualunque sia la percentuale, il meccanismo per Palazzo Madama è su basi regionali e anche il premio di maggioranza si applica regione per regione. Sondaggio e proiezioni danno vita a tre scenari: uno “normale”, uno molto favorevole al centrodestra, uno molto favorevole al centrosinistra.
In nessun caso uno schieramento supererebbe quota 155 senatori quando per una maggioranza risicata ce ne vogliono 158 (sui 315 seggi del Senato), e almeno 165/170 per reggere davvero un governo.
Ipr Marketing ha dunque “certificato” quello che appariva probabile: col sistema di voto del Senato, infatti, lo sbarramento al di sotto del quale non si ottengono seggi in ciascuna regione è del 20% per una coalizione, dell’8% per un singolo partito e del 3% per ciascun partito all’interno di una coalizione.
E’ chiaro che il Terzo Polo, in caso di voto anticipato, si presenterà  dappertutto come un unico partito per garantirsi seggi in tutte le regioni.
E ci riuscirebbe.
Stando ai dati Ipr, infatti, solo in Molise, Trentino e Valle d’Aosta i centristi uscirebbero a mani vuote.
E in almeno dieci regioni otterrebbero più di un seggio con punte di 5 in Piemonte e Campania e addirittura 6 in Sicilia.
Una situazione che si conferma in tutti e tre gli scenari presi in esame: il Terzo Polo raggiungerebbe sempre i 44 seggi, largamente sufficienti per impedire il prevalere di una delle due coalizioni.
Secondo il sondaggio, il centrodestra (Pdl o quel che sarà  più Lega) si attesterebbe intorno al 42,5 per cento, il centrosinistra (allargato a una sorta di Nuovo Ulivo dall’Idv al Sel e a Rifondazione passando per il Pd) sul 40% e i centristi al 14%.
Altre forze più piccole (dai grillini alle liste locali) si dividerebbero il restante 3,5%. Ipr ha preso i dati relativi a ciascuna regione e ha provato a costruire gli scenari di cui sopra.
Nello scenario considerato più “normale” e più probabile), il centrosinistra vincerebbe in 13 regioni: Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta, tutte quelle dove già  governa più quelle (Lazio, Abruzzo, Calabria e Sardegna) dove il Terzo Polo diventerebbe determinante a sfavore del centrodestra che uscirebbe battuto proprio a causa del voto ai centristi. L’esempio tipico è quello del Lazio dove alle ultime regionali la Polverini (centrodestra) vinse con il 51,1%: qui, all’attuale maggioranza andrebbe sottratto il 6,12% ottenuto dall’Udc (che sosteneva la candidata del centrodestra) più la quota dei finiani.
Applicati tutti i correttivi e l’effetto del voto politico è abbastanza probabile (e il sondaggio Ipr lo conferma) che il Lazio sfugga alla coalizione governativa.
I totali vedrebbero il centrodestra con 137 seggi, il centrosinistra con 134 e il centro con 44.
Nel secondo scenario, il Terzo Polo mantiene i suoi 44 seggi sempre grazie al superamento dello sbarramento dell’8% in quasi tutte le regioni e il centrodestra riesce a vincere anche in Liguria, Lazio, Abruzzo, Calabria e Sardegna.
Ma neppure questo sarebbe sufficiente a portare a casa una maggioranza ancorchè risicata.
Tirate le somme, infatti, il centrodestra raggiungerebbe 155 seggi e il centrosinistra scivolerebbe a quota 116. Il terzo Polo, a quota 44, sarebbe determinante.
L’ultimo scenario è quello più favorevole al centrosinistra che riuscirebbe a conquistare anche la Campania arrivando a quota 143 contro i 128 del centrodestra, ma, di nuovo, la maggioranza sarebbe impossibile a meno di un’alleanza col Terzo Polo.
Quella di allargare la maggioranza ai centristi sarebbe così l’unica strada rimasta al centrodestra per evitare nuove elezioni che rischierebbero di precipitare il Paese nel caos.
Ma è chiaro che il Terzo Polo presenterebbe un conto salatissimo.
E, in cima alla lista delle sue richieste ci sarebbe quella che il Pdl non vorrebbe mai vedere: un altro premier al posto di Berlusconi.

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NEW YORK TIMES:”IL SISTEMA BERLUSCONI: UN SORDIDO MONDO DI ORGE E RICATTI”

Gennaio 19th, 2011 Riccardo Fucile

UN REPORTAGE SUGLI ULTIMI SVILUPPI DELL’INDAGINE RELATIVA AL PREMIER ITALIANO SULL’AUTOREVOLE QUOTIDIANO STATUNITENSE… “GLI ITALIANI PREOCCUPATI DALLA FRATTURA TRA I MALI DEL PAESE E LE PRIORITA’ DEL CAPO DEL GOVERNO”

“In Italia, dove una facciata di moralità  cattolica nasconde una alta tolleranza di rapporti illeciti, Berlusconi è stato segnato dagli scandali per anni. Ma questa volta, con il premier che rischia l’incriminazione e con le intercettazioni che presentano un quadro di un sordido mondo di orge e ricatti di prostitute, le cose cominciano ad apparire diversamente”.
E’ lucido e impietoso il reportage di Rachel Donadio da Roma sugli ultimi sviluppi delle vicende italiane.
“Berlusconi è sopravvissuto a stento a due voti di fiducia a dicembre e ora potrebbe vedersi costretto a nuove elezioni se uno degli alleati della sua incerta coalizione si dovesse ritirare”.
La sintesi della vicenda, compito non certo semplice, porta il Nyt a concludere che “Lo scandalo ha un cast di personaggi che riempirebbe un’intea soap opera”.
La sostanza dell’inchiesta – basata su “intercettazioni stupefacenti” – appare incontrovertibile: “Le intercettazioni pubblicate danneggiano l’immagine da superman che Berlusconi ha aiutato a coltivare”.
“In un messaggio televisivo, un Berlusconi teso, il volto ricoperto di fondotinta, ha attaccatoi magistrati che stanno indagando su di lui (….) Seduto davanti a uno sfondo di foto di famiglia Berlusconi ha aggiunto che le sue feste si svolgevano “nella più assoluta eleganza, decoro e tranquillità “.
Oltreoceano, si fa fatica evidentemente a concepire l’evidenza di quel che sta accadendo in Italia.
“Spiegare questa storia ai lettori americani è una vera sfida”, ci dice Rachel Donadio .
Ad esempio, la ormai nota frase di Ruby riportata dalle trascrizioni delle intercettazioni in cui la ragazza così si riferiva a Noemi Letizia “Per lui lei è la pupilla e io il culo”, ha creato dibattito tra Roma e New York.
“Il New York Times ha un codice di stile molto rigoroso che non permette di riportare parolacce o volgarità  compreso ass (culo), nè consente formule tipo ‘c….’ o eufemismi allusivi (“ha usato un altro termine per fondoschiena”).
Ho sostenuto un dibattito piuttosto divertente con i miei editor su quella frase. Alla fine, hanno vinto loro.
Hanno detto che “culo” non era così essenziale ai fini della storia perchè ci fosse bisogno di stamparlo.
Ma – conclude – con tanta abbondanza di altro ottimo materiale, non penso proprio che la storia ne abbia sofferto!”.
Lo sputtanamento del nostro Paese continua: grazie Silvio.

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BERLUSCONI SENZA LEGITTIMO IMPEDIMENTO POTREBBE FINIRE ALLA SBARRA ENTRO FINE MARZO

Gennaio 19th, 2011 Riccardo Fucile

LO SCONTRO TRA PM E DIFESA: COSA DICE LA LEGGE SULLA COMPETENZA TERRITORIALE DEI GIUDICI DI MILANO, SUL TRIBUNALE DEI MINISTRI, SUL RITO IMMEDIATO, SUL RINVIO, SULLA GIUNTA AUTORIZZAZIONE DELLA CAMERA… SE I LEGALI DEL PREMIER SOLLEVASSERO CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE, PASSEREBBERO DIVERSI MESI PRIMA DELLA PRONUNCIA DELLA CORTE COSTITUZIONALE

Silvio Berlusconi potrebbe essere processato al massimo a fine marzo per concussione e prostituzione minorile, anche se il presidente del Consiglio ritiene che le accuse siano “risibili”.
La Costituzione e il codice di procedura penale sono la risposta agli ultimi insulti, in ordine cronologico, rivolti dal Cavaliere alla Procura di Milano, colpevole, secondo il premier di aver compiuto “una gravissima intromissione nella vita privata”.
Il procuratore Edmondo Bruti Liberati ha emesso un comunicato per dire che il suo ufficio “prosegue nel suo lavoro quotidiano, in piena serenità , nel saldo riferimento ai principi costituzionali dell’uguaglianza davanti alla legge (art. 3) della obbligatorietà  dell’azione penale (art. 112) della presunzione di non colpevolezza (art. 27)”.
Accusa e difesa sono allo scontro frontale non solo dal punto di vista sostanziale (per Ghedini e Longo non c’è nè la concussione nè la prostituzione minorile), ma anche dal punto di vista procedurale.
Ad avviso degli avvocati, la procura non ha alcuna competenza per indagare, quindi sono illegittime le perquisizioni di venerdì scorso, ed è illegittimo l’invito a comparire tra il 21 e il 23 gennaio…
Per i due legali   sarebbe competente il Tribunale dei ministri, dunque i magistrati avrebbero dovuto trasmettere gli atti entro i 15 giorni dall’iscrizione nel registro degli indagati, avvenuta il 21 dicembre scorso.
Ghedini e Longo, ufficialmente non hanno ancora dichiarato se Berlusconi si presenterà  al Palazzo di Giustizia, ma sarebbero orientati a sollevare sia la questione della competenza sia un legittimo impedimento per evitare l’interrogatorio e prendere tempo.
Per quanto riguarda la presunta incompetenza, in questo momento la difesa può solo inviare una memoria ai pm.
Sulle conseguenze non c’è una risposta univoca perchè manca una normativa relativa alla fase di indagine.
Secondo una sentenza delle sezioni unite della Cassazione, il gip potrebbe esprimersi in merito, dopo naturalmente aver ricevuto il fascicolo dell’accusa. Sulla possibilità  di “saltare” l’interrogatorio fissato tra venerdì e domenica, Berlusconi, come tutti gli indagati può non presentarsi senza alcuna giustificazione.
In questo caso i pm sono legittimati a inviare al gip competente (Cristina Di Censo) quelle che ritengono “prove evidenti” per chiedere il giudizio immediato.
Oppure Berlusconi può (come tutti gli indagati) presentare un legittimo impedimento.
Se non è palesemente pretestuoso, i pm ne tengono conto e riconvocano il premier.
Verosimilmente, se anche per le nuove date proposte dalla procura, Berlusconi non si presenta, a quel punto i pm inviano il fascicolo al gip, scrivendo anche una “nota” sul perchè non c’è stata la possibilità  dell’interrogatorio, che è anche a garanzia dell’indagato.
Il gip ha 5 giorni di tempo per decidere.
Può respingere la richiesta e rinviare gli atti in Procura.
In quel caso si procede per via “ordinaria”: udienza preliminare dove il giudice, con le parti presenti, decide se rinviare o meno a giudizio Berlusconi. Se invece il gip accoglie la richiesta della Procura, Berlusconi va direttamente a processo.
Nel momento in cui si apre il dibattimento, la difesa può sollevare tutte le eccezioni che il codice prevede, ma sarà  sempre il Tribunale a dover decidere se ci troviamo di fronte a richieste legittime o a cavilli.
Potrebbe anche sollevare un conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato davanti alla Corte costituzionale.
Se la Consulta dovesse essere chiamata a decidere, il processo potrebbe restare fermo per mesi. Ma la prescrizione rimane bloccata come nei casi di legittimo impedimento.

Vediamo ora i punti contestati dai legali del premier e cosa dice la legge
Competenza
Il reato più grave è la concussione…
I legali del premier sostengono che la Procura di Milano non è competente da un punto di vista territoriale: Arcore è nel territorio della Procura di Monza.
Ma a Berlusconi vengono contestati la prostituzione minorile e la concussione (avvenuta a Milano).
Secondo l’art. 16 del c.p.p: “La competenza per territorio appartiene al giudice competente per il reato più grave” (in questo caso la concussione)…
Competenza tribunale dei ministri
Non è un caso ministeriale…
Quando una Procura accerta la possibile sussistenza di un reato a carico di presidente del Consiglio o ministri, deve trasmettere gli atti al Tribunale dei ministri.
Ma l’articolo 96 della Costituzione prevede quest’ipotesi quando i politici delinquenti sono indagati per reati commessi “nell’esercizio delle loro funzioni”. Non è il caso della presunta concussione del premier…
Il rinvio
Si deve chiedere per impossibilità …
Si parla di legittimo impedimento per l’interrogatorio di Berlusconi. Anche in questo caso (invito a comparire inviato prima della richiesta di giudizio immediato) c’è la possibilità  per l’indagato che voglia presentarsi a rendere l’interrogatorio di chiedere un rinvio per legittimo impedimento (art. 420 c.p.p.). La sussistenza dei motivi sarà  valutata dal pm che, qualora lo ritenga sussistente, fisserà  una nuova data…
Il Parlamento
La giunta non decide sul processo…
Berlusconi sarà  processato qualsiasi cosa dica la Giunta del Parlamento. L’art. 68 della Costituzione prevede che: “Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, nè può essere arrestato o altrimenti privato della libertà  personale”. Ma il processo può essere celebrato senza alcun impedimento…
Rito immendiato
L’omessa comparizione.
L’art. 453 c.p.p. prevede che: “Quando la prova appare evidente, il pm può chiedere il giudizio immediato se la persona sottoposta alle indagini è stata interrogata sui fatti dai quali emerge l’evidenza della prova ovvero, a seguito di invito a presentarsi emesso con l’osservanza delle forme indicate nell’articolo 375 comma 3, la stessa abbia omesso di comparire”. Il giudice ha 5 giorni per decidere il rinvio a giudizio…

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