Gennaio 18th, 2011 Riccardo Fucile
NAPOLITANO: “NIENTE INTERFERENZE, MA SI PROCEDA AL PIU’ PRESTO ALLA VERIFICA DELLE RISULTANZE INVESTIGATIVE”… L’AVVENIRE: “FERISCE E SCONVOLGE L’IMPLICAZIONE IN QUESTE STORIE… BRIGUGLIO: “IL PREMIER DEVE SPIEGAZIONI AL MONDO: IN ALTRI PAESI O SI CHIARISCE O CI SI DIMETTE”
Adesso occorre fare chiarezza. E occorre farlo subito. 
Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e al tempo stesso il mondo cattolico che si esprime attraverso il quotidiano dei vescovi, sono preoccupati per gli ultimi sviluppi del caso Ruby e per il coinvolgimento del presidente del Consiglio.
Il presidente della Repubblica segue con attenzione le nuove vicende giudiziarie che coinvolgono il premier.
E in una nota ufficiale, che smentisce che sia avvenuta una telefonata tra Silvio Berlusconi e il Quirinale, si dice «ben consapevole del turbamento dell’opinione pubblica dinanzi alla contestazione di gravi ipotesi di reato, e dinanzi alla divulgazione di numerosi elementi riferiti ai relativi atti d’indagine».
La nota del Colle spiega poi che «senza interferire nelle valutazioni e nelle scelte politiche che possano essere compiute dal presidente del Consiglio, dal governo e dalle forze parlamentari», il presidente della Repubblica «auspica che nelle previste sedi giudiziarie si proceda al più presto ad una compiuta verifica delle risultanze investigative».
Un invito a fare chiarezza arriva anche dal giornale dei vescovi italiani, Avvenire. Il quotidiano interviene sul caso Ruby invocando «sobrietà » per coloro che operano nella sfera pubblica e invitando tutte le parti a fare subito chiarezza.
In un editoriale pubblicato in prima pagina, il direttore Marco Tarquinio sostiene che «anche solo l’idea che un uomo che siede al vertice delle istituzioni dello Stato sia implicato in storie di prostituzione e, peggio ancora, di prostituzione minorile ferisce e sconvolge».
Tarquinio ricorda che «in questi anni questo giornale ha ripetutamente ricordato a tutti- premier in primo luogo – che per servire degnamente nella sfera pubblica bisogna sapersi dare, e tener cara, una misura di sobrietà e di rispetto per se stessi, per ogni altro e per il ruolo che si ricopre».
In proposito, il direttore di Avvenire richiama le parole pronunciate a settembre dal cardinale Bagnasco: «In qualunque campo, quando si ricoprono incarichi di visibilità , il contegno è indivisibile dal ruolo».
Quanto all’inchiesta, il giornale dei vescovi chiede che si concluda presto. «A noi italiani, a tutti noi, comunque la pensiamo e comunque votiamo, è dovuto almeno questo: un’uscita rapida da questo irrespirabile polverone. E ognuno deve fare per intero la propria parte perchè questo avvenga con tutta l’indispensabile pulizia agli occhi dell’Italia e del mondo».
Un invito a chiarire, accompagnato però dalla richiesta di atti conseguenti qualora i chiarimenti non ci fossero, ovvero le dimissioni, arriva invece da Carmelo Briguglio, uno dei fedelissimi finiani: «Non si può buttare tutto a complotto o macchinazione dei magistrati – ha detto ai microfoni de La7 -. È una situazione che investe il presidente del Consiglio e l’immagine del nostro Paese nel mondo. Non si può chiedere al presidente del Consiglio che si dimetta ma che il premier di fronte a queste accuse dia spiegazioni al Paese e al mondo. Che dia spiegazioni pubbliche e che vada dai magistrati a difendersi».
«Qualora non dovesse dare spiegazioni dovrebbe dimettersi», ha aggiunto.
«È possibile immaginare che questa cosa capiti ad altri capi di Stato stranieri?», si è chiesto Briguglio.
«Possibile immaginare che succeda a Cameron, a Sarkozy, alla Merkel senza che da parte della pubblica opinione ci sia la richiesta di un chiarimento e di dimissioni?».
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Gennaio 17th, 2011 Riccardo Fucile
PER BERLUSCONI I PROCESSI NON SI FANNO IN TRIBUNALE, MA IN TV: PER QUESTO GHEDINI CHIEDERA’ CHE LA BOCASSINI SIA SOSTITUITA DA RITA DELLA CHIESA E LE AULE DEL TRIBUNALE DI MILANO DA QUELLE MEDIASET DI FORUM… ALLA FINE DIMOSTRERA’ CHE RUBY HA 87 ANNI, LELE MORA E’ UN NOVELLO PADRE PIO, LE FESTE SONO SOLO FUNZIONI RELIGIOSE E BELPIETRO E’ UN GIORNALISTA
«Un rilevante numero di giovani donne si sono prostituite con Silvio Berlusconi presso le sue residenze, dietro pagamento di corrispettivo in denaro da parte di quest’ultimo».
È quanto si legge nella «domanda di autorizzazione ad eseguire perquisizioni domiciliari nei confronti del deputato Berlusconi» firmata dai pm di Milano e inviata alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera.
Da qualche ora i componenti della Giunta hanno di che sollazzarsi.
I pm di Milano, sempre secondo quanto si legge nella richiesta di autorizzazione a procedere, avrebbero trovato «ampi riscontri investigativi» sulle case date dal premier Silvio Berlusconi ad alcune ragazze che partecipavano alle serate di Arcore.
Il presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, Pierluigi Castagnetti, ha aperto in mattinata il fascicolo, con la richiesta di autorizzazione a procedere per Berlusconi.
Le carte con cui la procura chiede di perquisire gli uffici di Giuseppe Spinelli, addetto alla contabilità del Cavaliere, saranno fotocopiate e solo dal pomeriggio i commissari ne potranno prendere visione.
Castagnetti ha anche preannunciato l’intenzione di mettere la richiesta all’ordine del giorno della prossima convocazione della giunta, mercoledì, per l’avvio dell’esame.
Il Cavaliere in ogni caso non sembra intenzionato a presentarsi dai pm di Milano che l’hanno convocato per il prossimo fine settimana.
Ufficialmente non è stato deciso nulla, ma l’orientamento della difesa sarebbe quello di evitare, al momento, un interrogatorio davanti a chi lo accusa di concussione e prostituzione minorile per la vicenda di Ruby.
Dopo il videomessaggio con il quale ha respinto gli addebiti muovendo accuse all’operato dei pm di Milano, quale sarà la prima contromossa «giudiziaria» del premier che venerdì ha ricevuto un invito a comparire in vista di una richiesta di giudizio immediato non si sa ancora con certezza.
Una delle ipotesi è che presenti un legittimo impedimento per il 21, il 22 e il 23 gennaio le tre date alternative indicate dai procuratori aggiunti Ilda Boccassini e Piero Forno e dal pm Antonio Sangermano nell’atto di convocazione.
In questo modo, si guadagnerebbe il tempo necessario per mettere a punto la tattica difensiva per cercare di “sfilare” il procedimento alla magistratura milanese in quanto – secondo il premier ed i suoi difensori – non avrebbe la competenza funzionale.
Tesi ovviamente respinta dalla Procura di Milano.
Ci preme ricordare qua di seguito alcuni aspetti della vicenda.
1) Due giorni fa è stato lo stesso Berlusconi a dichiarare alla stampa che “non vedeva l’ora di presentarsi dinanzi ai giudici di Milano” per dimostrare la tesi della sua innocenza e del complotto contro di lui.
In poche ore si è rimangiato come al solito quanto dichiarato, attaccando pesantemente la magistratura e fuggendo al confronto.
Tutto l’opposto di quanto fa solitamente il comune cittadino chiamato in tribunale.
2) Nel messaggio registrato di ieri sera il premier ha cercato di costruire una verità televisiva ben diversa da quella processuale.
a) “A casa sua fa quello che vuole”, ha ribadito: nessuno glielo vieta infatti. Ma la legge vieta di avere rapporti, ove fosse dimostrato, con minorenni e in ogni caso un presidente del consiglio dovrebbe avere una vita privata adeguata.
b) Sapendo che dalle indagini è emerso un giro di denaro a favore di Lele Mora (1,5 milioni di euro) ha cercato di giocare d’anticipo giustificandolo come prestito personale (si è mai visto uno che fa un prestito per affetto a un amico e poi lo va a sputtanare in Tv?).
c) Sapendo che dalle intercettazioni sono uscite ammissioni di ragazze e frasi anche sue, ha fatto presente che “al telefono spesso si scherza e si millanta”, quindi qualsiasi cosa lui abbia detto non fa testo
d) Mirabile quella che negli stessi ambienti del Pdl viene ritenuta una colossale balla, ovvero che “ho avuto una relazione stabile con una persona”. Sembra frutto di un consiglio di chi cura la sua immagine, con una equazione chiara: “relazione stabile, nessun festino con ragazze”.
Peccato che nessuno di credibile abbia mai notato accanto a lui qualche “persona” che non fosse la solita corte dei miracolati.
Il premier contraddice se stesso, visto che poco tempo fa aveva detto che si sente un uomo solo e che le ragazze di cui si circonda lo rendono meno triste.
Insomma non ci crede nessuno alla fidanzata che ora verrebbe comodo esibire.
Fa sorridere poi che la più citata stamane sui giornali come potenziale fiamma del premier sia Francesca Pascale, cons.prov Pdl a Napoli, passato da miss di concorsi di bellezza, nonchè ballerina di un night di Chiaia, chiuso per induzione alla prostituzione.
3) Lui sarebbe “un buono” che, conoscendo che tipacci girano nel mondo dello spettacolo, per tutelare le ragazze le farebbe sfilare con le tette di fuori nella sala del Bunga Bunga (come da numerose testimonianze convergenti), travestite da poliziotte e infermiere come se fossimo a Colpo Grosso o sul set di un film di Alvaro Vitali, con successiva consegna di buste con pezzi da 500 euro e selezione per la notte.
Sicuramente lo muove uno spirito da filantropo.
4) Riteniamo in conclusione che a Silvio siano necessarie in realtà solo due leggi, molto semplici e anche in alternativa tra loro (che Ghedini farebbe bene a buttare giù velocemente):
a) si diventa maggiorenni a 16 anni,invece che a 18 e con effetto retroattivo, così Ruby è maggiorenne e amen.
b) in caso di giudizio, il presidente del Consiglio può decidere di essere giudicato non dai tribunali della Repubblica, ma da quello di Mediaset, durante la trasmissione Forum.
La Bocassini in questo caso verrebbe sostituta da Rita Della Chiesa e il giudice naturale da una comparsa di Cinecittà .
Il pubblico potrebbe certificare che Ruby aveva in realtà 87 anni al momento della causa, che Lele Mora è un novello Padre Pio e che i festini erano in realtà cerimonie religiose.
Come cronisti giudiziari si potrebbero poi invitare Belpietro e Sallustri che avrebbero così l’occasione di essere scambiati finalmente per giornalisti.
Con il gran finale di Silvio portato in trionfo dal popolo pidiellino per la sua condotta di vita “elegante”, mentre sfumano i titoli di coda per dare spazio al TG.
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Gennaio 17th, 2011 Riccardo Fucile
IL PDL E’ IN PREDA AL PANICO: “CON UN LEADER SPUTTANATO NON SI PUO’ CORRERE ALLE URNE”…CHI HA LETTO LE 400 PAGINE INVIATE DAI MAGISTRATI PARLA DI “COSE DA FAR ARROSSIRE UNO SCARICATORE DI PORTO”… NON BASTANO TROVATE MEDIATICHE SULL’ANIMA GEMELLA PER ARGINARE IL DISASTRO, CHI DICE CHE SAREBBE MEGLIO UN’USCITA DI SCENA PER SALVARE IL SALVABILE
Il mondo berlusconiano è in preda al panico. Pochi sanno che cosa c’è davvero nelle 400 pagine inviate dai magistrati alla Camera, ma chi vi ha dato uno sguardo non trova parole per raccontare.
Lo stesso premier ha trascorso l’altra notte sfogliando le carte e ne è rimasto «profondamente sconvolto».
Per il linguaggio crudo, da fare arrossire qualche scaricatore di porto, con cui le ragazze intercettate descrivono i festini di Arcore.
E per i giudizi spietati, gonfi di sprezzo, che mandano in briciole il suo ego, che trasformano il Cavaliere umanamente in un mostro.
A questo punto l’aspetto penale verrà dopo.
Non per nulla gli avvocati Longo e Ghedini nemmeno sanno dire così, su due piedi, se il loro cliente dovrà appellarsi a qualche cavillo legale per schivare le domande della più terribile tra le inquisitrici, Ilda Boccassini.
Prima della difesa legale, per Berlusconi viene quella urgente, urlata, disperata, della propria dignità di politico, di imprenditore, di padre e di nonno. Da domani sapremo quali orrendi segreti stanno nel plico su cui, ironia del destino, metterà la sua firma Fini da presidente della Camera.
Ma soprattutto misureremo le reazioni collettive di indifferenza o di sdegno, e dunque le chances del Cavaliere di sopravvivere come in altri frangenti gli era miracolosamente riuscito.
Una parte dei suoi ci crede ancora.
Da Miccichè alla Gelmini, da Bondi a Sacconi, da Cicchitto a Frattini, tutti si dichiarano pronti a immolarsi nell’ultima resistenza.
Lo seguirebbero perfino all’inferno.
Eppure, proprio nella guardia scelta berlusconiana si diffonde la sensazione di una battaglia inutile, senza speranza, senza la minima prospettiva strategica.
Perchè nessuno crede seriamente che basteranno trovate mediatiche come quella di ieri, l’annuncio nel videomessaggio dell’anima gemella, per arginare una marea di fango.
In altri momento sarebbe stato tutto un darsi di gomito, «hai visto Silvio che grande genio della comunicazione? Ha già fatto passare in secondo piano l’inchiesta»; ora invece solo sorrisi a denti stretti, e dubbi («cosa dici, funzionerà ?») oppure sarcasmi velati («ma questa donna esiste davvero?»).
Tra i collaboratori più intimi del premier non ce n’è uno, uno soltanto, che possa dire: io la conosco, ne ero al corrente.
Se Berlusconi voleva tenere il nome della fortunata al riparo della curiosità (e dei pm), c’è riuscito fin troppobene.
Ma forse l’annuncio è solo un modo per far sapere al mondo: «Ho messo la testa a posto. Tutto quello che leggerete nei prossimi giorni è acqua passata, appartiene al vecchio Silvio che non c’è più, morto e sepolto».
E’ la prima linea difensiva.
La seconda barricata del premier consiste nel negare in via preventiva, nel contestare ancora prima che diventino pubblici i racconti boccacceschi delle ragazze, nel presentarli come vanterie, fanfaluche, bugie da comari, del resto tante se ne dicono al telefono quando mai si penserebbe di venire ascoltati. La terza trincea del premier sta nell’orgogliosa rivendicazione della sua privacy.
A chiunque lo chiami, ripete come un vecchio 33 giri in vinile: «In casa mia io ho il sacrosanto diritto di fare quello che credo, guai se si entra nelle camere da letto, se mi va di fare regali li faccio, nessuno può obbligarmi a perquisire le mie ospiti perchè non scattino foto».
Nel passaggio più scabroso della sua quasi ventennale carriera, Berlusconi sfodera perfino con gli amici la solita sfrontata sicurezza.
Sostiene che l’indagine su Ruby «fa acqua da tutte le parti, manca la prova per incastrarmi».
Salvo precipitare poi nel patetico quando sempre in privato confida: «Solo un uomo terribilmente solo, tutto questo succede perchè vivo in questa condizione da cinque anni, ogni tanto anch’io sento il bisogno di una festa, desidero vedere gente… Invitavo quelle ragazze per scambiare un rapporto di affetto, con loro sono stato sempre paterno, a una ho fatto imparare l’inglese, un’altra l’ho fatta assumere a Mediaset…».
Mai che abbia pronunciato, finora, la parola fatale: dimissioni.
Eppure chi gli circola intorno giura che sta bene al centro dei suoi pensieri. Aleggia come uno spettro nella villa di Arcore.
Qualcuno comincia a parlarne, sottovoce si capisce.
Fa testo il giudizio di un ministro tra i massimi, che naturalmente non vuole essere nominato: «Il danno internazionale è insopportabile. Fosse Berlusconi accusato di violazione dell’articolo 2550 del codice civile, all’estero direbbero che è una storia italiana. Ma in questo caso si parla un linguaggio universale, sesso con una prostituta minorenne, lo capiscono anche in Cina. Tentare difese tecniche o andare in tivù è semplicemente ridicolo».
Perfino tra i colonnelli più fedeli si va spargendo il dubbio: non sarebbe preferibile un passo indietro ora, subito, prima che tutto precipiti? L’argomento ha una sua forza seduttiva.
Rinunciando a Palazzo Chigi, Berlusconi potrebbe contestualmente indicare un successore, quantomeno condizionare pesantemente la scelta di Napolitano.
E poi restare dietro le quinte a difendersi dai processi, a tirare i fili della politica con un potere pur sempre smisurato.
I vecchi leader democristiani, quelli immarcescibili, loro sì sapevano quando uscire di scena per ritornare al momento giusto.
Tremonti, Alfano, Letta… Nessuno dei tre faticherebbe a trovare appoggi nell’Udc.
Specie il primo, sarebbe la migliore garanzia per la Lega.
Resistere a oltranza, invece, a che pro?
Tra gli strateghi Pdl si fatica a trovare una risposta convinta. Q
ualcuno (Osvaldo Napoli) scuote la testa: «Qui non si fanno prigionieri, possiamo solo combattere, andrà come dio vuole». Ipiù tacciono, sospirano, fremono e se la cavano con un «aspettiamo di leggere le carte, vediamo che cosa succede».
Con un leader «sputtanato» non si può certo correre alle urne, questo risulta chiaro ai gerarchi del Cavaliere.
Allora sì che Bossi diventerebbe padrone del Nord…
Qualcuno più pessimista si spinge a paventare l’esilio di Bettino nella Tunisia. Anzi, «di questo passo Silvio farà la fine di Ben Ali».
La sensazione è che in pochi giorni si consumerà tutto.
Ugo Magri
(da “La Stampa“)
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Gennaio 17th, 2011 Riccardo Fucile
CONFERMATI I PAGAMENTI DOPO LE FESTE….PUR CONOSCENDO L’ETA’ REALE DI RUBY, IL PREMIER LA INCLUDE RIPETUTAMENTE NELLE SUE “SERATE RILASSANTI
Se non ci si fa distrarre dalle “autoassoluzioni” che ieri il premier ha affidato al suo messaggio-video, questa storia tra Ruby e Silvio Berlusconi è meno pasticciata di quanto la si voglia raccontare.
Le questioni che bisogna accertare sono e restano tre.
Karima-Ruby, minorenne, si prostituisce?
Due: Karima-Ruby si è prostituita con il capo del governo?
Tre: il capo del governo era consapevole della minore età di Karima-Ruby?
Meglio non perdere di vista questa “tripletta”: sono le risposte a queste tre domande che possono mettere per sempre il premier in ginocchio.
E portarlo persino in galera, e senza scappatoie di legge: perchè anche ai “numeri uno” si deve applicare lo stesso giro di vite pensato per sbaragliare i papponi albanesi.
E invece come si difende Berlusconi dalle ricostruzioni via via più precise che emergono dalle indagini? Evita di affrontare il “cuore” del suo problema, la prende alla lontana.
Comincia negando di pagare le prostitute. Minimizza e si gratifica.
“Cerco di aiutare chi ha bisogno” e mai, assicura, “in cambio di qualcosa, se non della gratitudine, dell’amicizia e dell’affetto. È assurdo – si lamenta – soltanto pensare che io abbia pagato per avere rapporti con una donna.. mai successa neanche una sola volta nella vita. .. una cosa che considererei degradante per la mia dignità “.
Questa è la versione di Berlusconi: purtroppo per lui appare, a chi ha letto
le carte giudiziarie, “irreale e spericolata”.
Le “notti del Drago” hanno ormai decine di testimoni.
Ci sono spogliarelli e sesso palese.
Ci sono, alla fine, le buste con il denaro per le ragazze.
Nel recente passato, la quarantenne barese Patrizia D’Addario è entrata a Palazzo Grazioli, è stata pagata mille euro per amoreggiare sul “lettone di Putin” e s’è portata dietro tanto di registratore.
E ha confermato, dopo le foto sarde di Villa Certosa, con docce e bagni e abbracci, l’incredibile vulnerabilità del premier.
Che è una questione pubblica, politica e istituzionale. Ma non è – non è mai – un reato penale.
Anzi, quanto a questo, aveva avuto ragione Niccolò Ghedini, definendo il Cavaliere un innocente “utilizzatore finale”.
Questa linea difensiva, per quanto accorata, è dunque superflua.
Anzi, appare a rischio di clamoroso autogol soprattutto quando Berlusconi regala lo scoop.
Racconta della sua nuova vita privata: ha, dice, una compagna. Notizia sorprendente.
È lo stesso uomo, a scandalo Ruby scoppiato, che aveva lanciato la sua tragica battuta sessista alla Fiera di Milano (“Meglio” il suo stile di vita, rideva, che “essere gay”).
Allora si era raccontato come un single che fa per impegno politico “degli sforzi massacranti” e, insomma, “nessuno mi può impedire di passare ogni tanto qualche serata distensiva”.
Anche Ruby, che lo conosce intimamente, ha detto a Repubblica-tv che Berlusconi è “un uomo solo e infelice”.
Invece no, contrordine forzisti: vive “uno stabile rapporto d’affetto con una persona. Non avrei mai voluto dirlo – racconta il premier – per non esporla mediaticamente”.
E quest’ipotetica signora, secondo Berlusconi, “era assai spesso con me anche in quelle serate”. Un alibi, dunque: “Certo non avrebbe consentito che accadessero a cena, o nei dopo cena, quegli assurdi fatti che certi giornali hanno ipotizzato”.
Berlusconi sta scommettendo. Scommette sul fatto che questa signora, di cui prima o poi dovrà fare il nome, sia stata presente nei suoi incontri finiti nelle pagine delle varie inchieste.
Presente quando la quarantenne D’Addario si spoglia a Palazzo Grazioli?
O con Nadia Macrì, invitata a Villa Certosa con altre ventenni?
Oppure alle feste raccontate in maniera vivida da Karima-Ruby ai pubblici ministeri nell’interrogatorio del 3 agosto?
E all'”imbarazzante” notte dello scorso 19 settembre scorso, quando la testimone – che abbiamo chiamato A. – credeva di conoscere un leader politico e si è trovata ad assistere a un festino con ragazze a seno nudo? C’era questa “compagna”?
La versione berlusconiana sembra a chi ha letto le carte, con le “prove evidenti”, fuori bersaglio.
Dev’essere nata in gran fretta dalla riunione fiume di sabato ad Arcore.
E ricalca – come un format televisivo – quanto già accaduto durante la “crisi di Casoria”, quando il premier impegnato sul fronte immondizia andò alla festa di una neo-diciottenne, Noemi, che era già stata sua ospite (senza genitori). E dalla quale veniva chiamato Papi.
Venne inventato – è la parola giusta – uno scenario credibile e utile a confondere le acque: a Noemi venne “dato” un fidanzato e una storia d’amore.
C’erano persino le foto sul lungomare, mostrate sul settimanale di famiglia Chi, poi si scoprì che il “figurante” maschile era stato, tanto per cambiare, pagato. Dunque, un inganno a mezzo stampa.
Questa volta, però, può riuscire la stessa sceneggiata?
A quanto videoascoltato ieri, Berlusconi non riesce a contrastare, con fatti accertati, gli accertati fatti raccolti dalla procura milanese.
D’altronde, una prova decisiva di questa sua difficoltà si avrà presto: forte dei “fatti suoi” e della nuova compagna testimone delle serate, Berlusconi affronterà i magistrati per dire che le loro sono frottole senza senso? Oppure no? Eviterà – come sempre – il confronto?
Lo vedremo presto, ma già sappiamo che nel dispositivo del sistema politico di Berlusconi, la menzogna ha un primato assoluto.
Può essere punitiva della “reputazione” di chi si para contro.
Può distruggere le verità note. Può creare una fantasia, sostituendo con la cartapesta la realtà oggettiva, e immaginare complotti e accanimenti.
Non ha salvato nessuno, questa menzogna “made in Arcore”: nemmeno la moglie separata Veronica Lario, che lo accusò – qualcuno lo ricorda? – di “frequentare minorenni”; che parlò anche del “ciarpame”; e delle “vergini che si offrono al drago”. Frasi che collimano con quanto emerge dall’inchiesta milanese.
Bisogna capirsi bene.
Sinora, cioè sino a prima di Karima-Ruby, la nebbia teatrale sollevata dal berlusconismo ha funzionato con il suo pubblico.
La scena però – e siamo arrivati alla tripletta fondamentale nell’inchiesta milanese – si è modificata.
E non può essere diversamente se chi si prostituisce è minorenne.
Ripetiamo, pagare le prostitute, disperate o allegre, italiane o straniere, non è reato.
Ma un uomo di 75 anni che “compra” i favori di una diciassettenne, in un paese civile, rischia grosso.
Il reato del quale viene accusato Berlusconi, a parte la concussione, è pesante: “Chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica, è punito – dice l’articolo 600 del codice penale – con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a euro 5.164”.
E a chi viene condannato per questi reati non viene concesso l’affidamento ai servizi sociali: cella, o arresti domiciliari, niente “benefici”.
C’è anche un’altra questione che Berlusconi sembra non capire, o non voler capire, chissà . Quelle sue serate com’erano?
Lui le descrive come festicciole familiari “senza nessuna, nessuna implicazione sessuale”, durante le quali “nessuno può essere rimasto turbato”.
Anzi “tutto si è sempre svolto all’insegna della più assoluta eleganza, del più assoluto decoro e tranquillità “.
Chi ha letto le carte dice ben altro.
Ipotizza che al presidente del consiglio possa essere contestato anche il pesantissimo terzo comma dell’articolo 600, che punisce “Chiunque, utilizzando minori degli anni diciotto, realizza esibizioni pornografiche o produce materiale pornografico ovvero induce minori di anni diciotto a partecipare ad esibizioni pornografiche”.
Ecco quello che Berlusconi forse ha rimosso.
Che cos’è il bunga bunga? Ecco qua.
Uscito di scena Apicella la chitarra e i melodici canti composti da Berlusconi, congedati cortigiani e ospiti di rango, l’atmosfera si fa elettrica e disinibita. Perchè così pretende il Drago.
Ora tocca alle ragazze, che durante la cena sono stare soltanto un sorridente arredo, essere protagoniste. A volte raggiungono i camerini, dove trovano il costume di scena da indossare. (Ma quante sono gli addetti che preparano, curano e osservano questo teatro?).
Le ragazze si cambiano, ne escono abbigliate da porno infermiere, da poliziotte a seno nudo.
Da questa prospettiva l’immaginario erotico di Berlusconi ricorda un altro format: quello della sua tv anni Ottanta.
Siamo nella riproduzione di un Drive In ad alto tasso pornografico.
Non c’è il pubblico, c’è un solo spettatore che è anche l’unico attore principale, per il cui diletto va in scena l’esibizione.
E chi si esibisce ci deve dare dentro davvero, perchè il compenso può salire. Una notte di sesso con il presidente viene ben ricompensata (per “affetto”?). Ma una stagione come favorita del Drago può rendere ben di più.
Il rito, raccontato a Berlusconi da Muhamar Gheddafi, è un agone infernale: le donne danzano, una gara tra di loro, mimano scene di sesso e lo si deve fare con una maliziosità sufficiente ad attrarre l’attenzione dell’ospite generoso.
È a una sera di queste che partecipa Ruby-Karima.
Lo racconta lei stessa ai pubblici ministeri: ed è lei che serve a Berlusconi un “sanbitter”. Poco dopo, lo stesso Berlusconi le darà succinti abiti bianchi.
E chi fa esibire un minore in un simile contesto rischia, stando al codice, “la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 25.822 a euro 258.228”.
Proviamo ad anticipare qualche altro frammento del quadro probatorio.
Chi ha letto le carte sostiene che intorno alle tre questioni (Ruby prostituta? Sesso tra Ruby e il presidente? Berlusconi consapevole?) le prove “sono schiaccianti”.
L’indagine deve dimostrare che Karima-Ruby formalmente senza fissa dimora, senza fonti di reddito, ricavava il denaro per la sua vita dispendiosa – sventola spesso banconote da 500 euro – dalla prostituzione.
Gli investigatori si sono mossi nel modo più lineare. Non concentrandosi solo nel periodo febbraio-maggio 2010, cioè quei mesi folli in cui Ruby frequenta Berlusconi e Berlusconi “s’incapriccia” di Ruby. Ma cercando di mettere in luce la vita della minorenne marocchina prima di febbraio 2010 e dopo maggio 2010. Come viveva Ruby?
Occorre chiederlo a chi la conosceva.
Per esempio, un facoltoso uomo d’affari della Val Camonica che spesso ha frequentato la casa dove la minorenne venuta dal Marocco viveva.
E c’è davvero una messe imbarazzante di testimonianze che riferiscono di come Ruby, anche nelle comunità dov’è stata accolta, non facesse mistero, anzi scherzasse un po’, in modo caricaturale, sulla sua sapienza amatoria.
Questo il primo punto fermo, necessario ma non ancora sufficiente.
Bisogna verificare il resto.
Nel verbale del 3 agosto, raccolto dai procuratori di Milano, Ruby parla di sesso, ma si esclude dalla scena. Omette di raccontare tutto? Le indagini hanno accertato attraverso i tabulati telefonici varie date sulla sua frequentazione della villa di Arcore. In tutte queste occasioni, Ruby resta a dormire.
E come ormai si sa, ammette con le sue amiche, in varie telefonate, di aver fatto sesso con il presidente.
E chi ha letto le carte sostiene che fin dal secondo incontro Berlusconi è stato consapevole che Ruby fosse minorenne.
“Gli ho detto che ero minorenne”: è la frase che scolpisce addirittura temporalmente la responsabilità del cavaliere.
Perchè è da quel momento, da quell’incontro che Berlusconi pur sapendo l’età effettiva di Ruby, non la esclude dalle sue ospiti, ma al contrario la include ripetutamente nelle “serate rilassanti e anche in qualcuna con ospiti di riguardo.
C’è la terza questione da provare. È stata retribuita?
Ora, si sa dei settemila euro ricevuti il giorno di San Valentino.
Poi (Repubblica ne ha parlato l’anno scorso) altri settemila euro sono stati ricevuti da Ruby a Milano due, da Giuseppe Spinelli, ufficiale pagatore di Berlusconi e ragionieri delle ragazze del bunga bunga. E c’è un altro indizio.
Primo maggio 2010. Teatro un luogo che in questa pasticciata storia è essenziale: corso Buenos Aires. Qui Ruby viene fermata dalla polizia per furto e finirà in questura, dove diventerà la nipote di Mubarak grazie alla telefonata del premier. Nello stesso luogo viene rapinata da un romeno. Le porta via settemila euro. Intervengono i carabinieri, arrestano il bandito e restituiscono a Ruby la gran parte del bottino, oltre 5mila euro. Il romeno è riuscito, nel frattempo, a farne sparire una parte.
Domanda: quella sera in cui girava con i settemila euro addosso, dove ha dormito la minorenne? Berlusconi ricorda che s’è fermata ad Arcore per una serata rilassante o l’ha dimenticato, distratto dalla nuova compagna? Comunque la si pensi, per Berlusconi dev’essere stato uno shock leggere quello che le ragazze dicono di lui. Chissà che cosa credeva di rappresentare. E chissà come teme il giudizio delle persone care, e degli elettori.
Ma più di tanto non può correre ai ripari: “Com’è noto a tutti, accade spesso che quando si parla al telefono”, di esagerare dice.
E allora “certe frasi, pronunciate in tono magari scherzoso, sono completamente diverse quando vengono lette sulla stampa nelle trascrizioni. E poi molto spesso nelle conversazioni private, tra amici, ci si vanta magari per gioco di cose mai accadute o si danno giudizi superficiali per amore della battuta”.
Sì, meglio per lui pensare che siano solo battute. Meglio per un premier.
E anche per un uomo di quell’età , già nonno.
Ma Berlusconi dovrebbe pure rendersi conto che non è su “Scherzi a parte”.
Piero Colaprico e Giuseppe D’Avanzo
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 12th, 2011 Riccardo Fucile
CENTROSINISTRA AL 39,5%, CENTRODESTRA AL 39%, TERZO POLO AL 17% NEI SONDAGGI RISERVATI DEL PREMIER…IN CALO I PARTITI MAGGIORI, SALGONO FUTURO E LIBERTA’, SINISTRA E LIBERTA’ E IDV…E IL CALENDARIO DEI LAVORI SPOSTA LE “GRANE” A FEBBRAIO PER PRENDERE TEMPO E NON RISCHIARE IN AULA
Tutto di traverso. Anche se il prossimo calendario della Camera sembra
studiato apposta per non dargli guai immediati, ieri il Cavaliere tormentava
tra le mani un sondaggio allarmante, da lui commissionato: in caso di
elezioni vincerebbe la sinistra.
Un’impietosa tabella divisa per regioni gli ha svelato che i partiti maggiori sono tutti in calo, mentre salgono Fli, Sinistra e liberta’ di Vendola e l’Italia dei valori.
Il dato nuovo è che un’ipotetica coalizione di centrodestra (composta da Pdl, Lega, Destra e altri partiti d’area come Udeur, Adc, Noi Sud) totalizzerebbe il 39%.
Mezzo punto sotto un centrosinistra composto da Pd, Idv, Sel, Radicali, Socialisti e Verdi: i loro voti, sommati, arrivano a 39,5%.
Senza contare la Federazione della sinistra (Rifondazione e Pdci al 2,3%) e
il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo (2,4%).
Un vero disastro per il Cavaliere.
Ecco perchè ¨ il calendario della Camera ha mandato il più lontano possibile le “grane”.
La sfiducia a Bondi? A fine gennaio. Forse.
La questione spinosa del biotestamento? A febbraio, ma chissà .
E poi la mozione sulla Rai di Fli che slitta anche oltre la fine di febbraio e la mozione della Lega contro Fini che finisce nel cestino.
La conferenza dei capigruppo, ieri mattina alla Camera, si è disegnata un calendario dei lavori parlamentari tale da tenere a debita distanza le questioni che possono diventare scivolose per la maggioranza, mettendo a rischio il governo.
Consapevoli tutti dei lavori in corso di allargamento della maggioranza da parte del Cavaliere, del tentativo della Lega di trovare la quadra sui decreti del Federalismo e del Terzo Polo che punta a strutturarsi stabilmente, si è ¨ deciso di prendere tempo.
A ben guardare, fatto salvo il decreto Milleproroghe, il primo vero appuntamento importante per il governo è la mozione su Bondi.
Se ne parla l’ultima settimana di gennaio.
Perchè nel Terzo Polo ancora non sanno che pesci prendere. Rutelli voterebbe la sfiducia, ma Rocco Buttiglione, cui Casini ha dato mandato di fare il punto sul caso, ci deve pensare su.
Il fronte, insomma , non è coeso.
Così come sulla mozione Udc per l’estradizione di Cesare Battisti (in aula il 18 gennaio, un giorno prima la relazione di Alfano sulla Giustizia) il panorama delle opposizioni non è così chiaro,quindi può darsi che venga anche rinviata. Finita nel dimenticatoio la mozione che la Lega aveva presentato prima delle vacanze contro Fini per indurlo alle dimissioni: ieri durante la conferenza dei capigruppo nessuno ha fatto un fiato.
Anche perchè Calderoli sta mediando ogni giorno per ottenere dal finiano Baldassarri, presidente della commissione Finanze, il via libera sul decreto comunale del federalismo e la famigerata “Imu: il Carroccio tiene dunque un profilo basso.
E che fine ha fatto la mozione di Fli sul pluralismo Rai? Rinviata “forse” a fine febbraio, ma poi anche lì si vedrà .
Il vero “scontro”, semmai, comincerà agli inizi di febbraio quando andrà in aula il biotestamento.
Lo hanno voluto inserire in discussione Pdl e Udc. Una apparente vittoria per la maggioranza, che così conterebbe di spaccare il Terzo polo. L’utilizzo della discussione legislativa a fini di parte è stato attaccato anche da Famiglia Cristiana: “Si sta facendo un uso strumentale dell’etica”.
Casini ha dovuto sottolineare che l’Udc su questo fronte lascerà libertà di coscienza”.
Berlusconi, però, non ci crede:”Non mi fido di lui, ha detto.
Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 12th, 2011 Riccardo Fucile
L’INTERVISTA DI FINI A “REPUBBLICA”: “MI APPELLO A MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE, SE LA MAGGIORANZA RITERRA’ DI NON POTER GOVERNARE SI ASSUMERA’ LE RESPONSABILITA’ DELLE ELEZIONI, IO E CASINI STAREMO INSIEME”…. “SUL FEDERALISMO IL FISCO MUNICIPALE NON E’ IL CUORE DEL PROBLEMA, CONTERA’ LA SCELTA SULLE REGIONI”
Un patto di salvezza nazionale. Per tirare fuori dalle secche un Paese “fermo e sfiduciato”.
Gianfranco Fini esce dal silenzio in cui si era trincerato dopo la “sconfitta” del 14 dicembre. È appena tornato dalle vacanze nei mari delle Laccadive. Abbronzato, seduto nel suo studio a Montecitorio descrive le incapacità di Silvio Berlusconi nell’affrontare le emergenze: un governo “paralizzato”.
Ma il presidente della Camera vuole superare lo scontro dei mesi scorsi. “Per il bene dell’Italia”, dice. E rivolge la sua proposta a tutti: “maggioranza e opposizione”.
Al centro del suo ufficio c’è la foto di Napolitano, quella del Papa e le immagini delle tre figlie. Sulla scrivania un posacenere. E un pacchetto di sigarette. Segno che gli scossoni politici hanno forse fatto naufragare il tentativo di smettere di fumare.
L’Italia è sul punto dell'”asfissia” e ha bisogno di “convergenze tra maggioranza e opposizione”. Una proposta da sottoporre a “tutti, non solo al governo”: al Pdl, alla lega e al Pd.
Le elezioni ora sarebbero “una prospettiva rischiosissima”. “Perchè la situazione, rispetto al 14 dicembre, non è tanto cambiata”.
Quella giornata è ancora una ferita aperta per lei?
“Ho preso atto di una sconfitta politica”.
Anche di alcuni tradimenti?
“Il tradimento è una categoria che non dovrebbe appartenere alla politica. Comunque alcuni hanno fatto delle scelte che vanno rispettate anche se non ne colgo le ragioni politiche”.
Ora, però, sembra essere tornati al punto di partenza.
“Nel voto del 14 c’è sicuramente la conferma che Berlusconi gode della maggioranza al Senato e alla Camera. Ciò che oggi si può fare seriamente è avanzare proposte per il prossimo futuro. Io vorrei iniziare l’anno con un auspicio: spero che nei prossimi mesi si compia un salto di qualità complessivo nel dibattito e nell’azione politica. E questo deve riguardare le forze della maggioranza e quelle dell’opposizione”.
In che senso?
“Ci si può dividere nel dire che gli ultimi sei mesi del 2010 non hanno rappresentato un successo per nessuno? Non credo. Sarebbe invece molto pericoloso continuare a pensare che i prossimi sei mesi saranno come i precedenti. Il rischio è che si ampli la frattura con l’opinione pubblica. Si percepisce il senso di repulsione nei confronti della politica. Questo accade perchè il Paese è fermo e sfiduciato. C’è l’incubo dell’abisso”.
Pensa a una sorta di patto di salvezza nazionale?
“faccio notare che la ripresa economica è lontana. La metafora di Tremonti è stata felice: un videogame in cui se uccidi il mostro, ne compare subito un altro. Noi non riusciamo a innestare la marcia. E questo determina una sfiducia complessiva, non solo nel governo. Molti degli interventi del capo dello Stato – che io condivido e con il quale c’è sempre stata sintonia – hanno sottolineato proprio questo aspetto”.
Le proteste dei giovani contro la riforma Gelmini ne erano un’espressione?
“Certo. Ma la sfiducia nel domani va al di là della riforma. Nell’insicurezza scattano i meccanismi di autodifesa individuale. Ad aggravare la situazione ci sono alcune conflittualità storicamente irrisolte: quella tra nord e sud, tra le parite iva e i lavoratori dipendenti, tra precari e garantiti, tra giovani e anziani. O la politica, complessivamente, comprende che stiamo affrontando un tornante difficilissimo oppure i fossati si acuiranno”.
Ma lei e Fli siete usciti dal governo per questo. Ora cosa pensate di fare?
“Se si condivide questo approccio di sano realismo, allora ci possono essere convergenze per le forze di maggioranza e opposizione. Le opposizioni non si possono riparare dietro la logica del tanto peggio, tanto meglio. Sarebbe una logica sfascista. Così come per la maggioranza la logica dell'”andiamo avanti, non c’è alternativa””.
Ma lei pensa davvero che Berlusconi lo possa accettare? O pensa ad un altro governo?
“Questo non mi compete, lo decide il premier. La mia riflessione è rivolta a tutti e non solo al governo. Vivacchiare è negativo per tutti. Fermo restando i ruoli, della maggioranza e dell’opposizione, è un dovere proporre soluzioni per evitare l’asfissia”.
Ha pensato di dire queste cose direttamente al presidente del consiglio?
“Io faccio un’intervista a un importante giornale per parlare con tutti. Voglio uscire da quello che proprio Berlusconi chiama il teatrino della politica. E non userò nei confronti del premier una sola espressione polemica”.
I giornali del Cavaliere, però, non sono stati teneri. Le hanno attribuito anche una relazione con una escort.
“È solo fango. Non so da chi diffuso. Non ho mai conosciuto quella signora e chiunque affermi il contrario ne risponderà in tribunale”.
Le hanno chiesto anche le dimissioni.
“Mai prese in considerazione. Mi si possono contestare posizioni politiche ma non l’incapacità di rappresentare la Camera e l’imparziale gestione dei lavori d’Aula”.
L’asse con Casini è saldo?
“Certo. L’ho visto anche stamattina
Lei si rivolge anche al Pd?
“Io parlo a chi è in Parlamento. Opposizione e governo”.
Bersani e D’Alema, però, le hanno chiesto qualcosa di più. Immaginano un cartello per sconfiggere Berlusconi.
“Le alleanze non si fanno in ragione delle sommatorie di sigle. Ma sulla condivisione di alcuni progetti. E comunque le elezioni non sono vicine”.
Se non ci fosse la consapevolezza generale di cui parla, l’alternativa sarebbero le elezioni anticipate?
“Una prospettiva rischiosissima per l’Italia. In campagna elettorale non si fanno le riforme. Se poi la maggioranza riterrà di non poter governare, spiegherà il perchè agli italiani e se ne assumerà la responsabilità . Ma sia chiaro che Futuro e libertà e il Polo della nazione non temono le urne”.
Più che il voto a Palazzo Chigi stanno cercando di strappare qualche deputato per andare avanti e qualcuno chiede ai centristi di “entrare” in squadra.
“È tempo sprecato. Certo, c’è il tentativo di guadagnare dei singoli, ma non ci riusciranno. E se poi lo scarto anzichè di tre parlamentari diventasse di cinque, cosa cambierebbe? Continuerebbero a vivacchiare. Ma in questa situazione non si può vivacchiare e l’opposizione non si può limitare a dire valuteremo di volta in volta. Sarebbe un gioco di rimessa, e invece bisognerebbe disegnare un impianto di regole condivise”.
Regole condivise in due anni di legislatura?
“Siamo entrati nel 2011, il 150. mo anno dell’Unità d’Italia. Si può fare una riflessione su cosa significa essere italiani? Sui vizi del nostro sistema bipolare – di cui resto un convinto sostenitore e su questo Casini sarà d’accordo – che ha reso possibile l’alternanza ma non ha innovato sul piano della cultura politica?”.
Ma l’emergenza sembra soprattutto economica in questa fase.
“E infatti ridurre le spese e tenere sotto controllo i conti pubblici è necessario ma non sufficiente”.
Un limite di Tremonti?
“Di tutto il governo. Sarebbe ingeneroso dire che è colpa di Tremonti o pensare che si diverte a tenere sotto schiaffo i ministri. È il deficit di dibattito interno al Pdl che ho denunciato un anno fa. Anche l’Ue ha chiesto politiche riformatrici, che rilancino l’economia. Siamo in ritardo”.
Il ministro dell’Economia la accuserà di essere uno spendaccione.
“Non ci si può dividere tra chi vuole la spesa facile e i rigoristi. Sarebbe più lungimirante individuare progetti strategici. Cito sempre la Germania, non per la Grosse Koalition ma per la cultura politica condivisa che indica gli investimenti nella ricerca e nella tecnologica come strategici”.
Quindi i tagli lineari sono stati un errore?
“Sono l’esatto opposto. Sarebbe più utile una “Grande Assise” dell’economia e del lavoro con 100 teste pensanti in grado di trovare soluzioni. Nel nostro Paese c’è una miscela esplosiva: la giusta flessibilità nel mercato del lavoro si unisce però a un tasso di precarietà altissimo e a un livello retributivo tra i più bassi d’Europa. L’Italia è impoverita. Il ceto medio sta scomparendo. Il 45% della ricchezza delle famiglie è in mano al 10% degli italiani”.
Tutto questo con il governo in carica?
“Noi cerchiamo di farlo. Avanziamo soluzioni, proposte. Il mio auspicio è che non sia solo un’iniziativa di parte. Poi, certo, non si risolve tutto dalla sera alla mattina”.
Intanto vi aspettano delle scelte da cui dipende la sopravvivenza dell’esecutivo. Come il voto sul federalismo.
“Quel decreto è importante, ma il prossimo – quello sulle Regioni – è la vera sostanza. Il fisco municipale non è il cuore del problema. Le scelte sulle regioni saranno determinanti. Non dobbiamo perdere il complesso dei problemi”.
Ma voi cosa farete?
“Vedremo. In quel testo ci sono degli aspetti non so se voluti. I comuni, ad esempio, avranno meno entrate. L’Ici si paga solo nei luoghi dove non si risiede. Verificheremo alla fine se Calderoli troverà un’intesa con Tremonti sui saldi”.
E la mozione di sfiducia a Bondi?
“Non è una questione cruciale, ma deciderà il coordinamento del Polo della Nazione”.
L’alleanza con Casini è strategica?
“Se si votasse, staremmo insieme. Ci sarebbe una competizione con tre soggetti e non con due. Fli comunque farà un congresso a febbraio. Abbiamo un’idea del centrodestra diversa da Berlusconi e Bossi. Senso delle Istituzioni, dello Stato, dell’etica pubblica, della legalità . Fli si muoverà con la sua identità insieme all’Udc, all’Api, all’Mpa e ai Liberaldemocratici. E anche nel Pdl tanti condividono questi ragionamenti”.
Molti dicono che il leader di questo schieramento è Casini e non lei.
“Mi fanno ridere. Qualcuno – soprattutto nel Pdl – ha una scarsa considerazione di me e di Casini. Pensano di farci litigare”.
Sui temi etici una qualche differenza, però, c’è.
“Quando si presenterà il problema, lo risolveremo con un solo principio: la libertà di coscienza. Questa è la regola nei partiti democratici. Questa è una vera concezione liberale che altri ignorano”.
Lei si sente un uomo di destra o di centro?
“I valori restano quelli di destra. Servirebbe però un libro per spiegare cosa si intende nel 2011 per destra, centro o sinistra. Sono categorie del secolo scorso. Se poi per destra si intendesse il prevalere della finanza sull’economia reale, allora non sarei di destra… altri ci si riconoscerebbero più facilmente”.
C’è chi usa il caso Fiat come bussola.
“Marchionne è il segno di quanto l’Italia è in ritardo. Ho tirato un sospiro di sollievo quando ho sentito il segretario della Cisl Bonanni dire che senza le fabbriche non ci sono nemmeno i diritti dei lavoratori”.
Se fosse un operaio di Mirafiori lo voterebbe l’accordo?
“Senza dubbio. Il problema è che la politica è assente. ha delegato tutto alle parti sociali anche sulla rappresentanza. Bersani ha fatto bene a dire che si discute e poi l’esito del referendum si rispetta. Nessun paese occidentale si trova in questa condizione”.
Claudio Tito
(da “la Repubblica“)
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Gennaio 12th, 2011 Riccardo Fucile
MOLTE SONO INDISPENSABILI, COME PER I GIUDICI IN TERRA DI MAFIA, MA CHE SENSO HA PAGARE QUELLE DI SGARBI, DILIBERTO, SCAJOLA E DELL’UTRI?…. SIAMO IL PAESE CHE VANTA IL RECORD MONDIALE DI ACQUISTI DI AUTO BLINDATE, PIU’ DEGLI USA E DELLA RUSSIA… SONO 90 I PARLAMENTARI E I MINISTRI SOTTO SCORTA, 21 I SINDACI E I GOVERNATORI DI REGIONE, 8 TRA I SINDACALISTI E I GIORNALISTI, 263 I MAGISTRATI… AUTO DA 300.000 EURO E UN COSTO SEL SERVIZIO DI 250 MILIONI L’ANNO… IL PREMIER E’ PROTETTO DA 30 UOMINI E 13 AUDI CORAZZATE
Le cronache di quest’ultima stagione tornano a riempirsi di allarmi, in un contesto che
tra crisi economica, aspri confronti sindacali e scontri studenteschi è di sicuro teso, offrendo lo scenario perfetto per azioni clamorose e simulazioni più o meno credibili.
In questo clima da fine impero c’è una figura che torna protagonista: quella del pretoriano, che spesso invece di difendere l’imperatore diventa strumento di interessi diversi.
Oggi si chiama scorta e, nell’italica declinazione viene sempre più spesso percepita come lo status symbol supremo.
Per alcune persone realmente in pericolo si tratta di una logorante necessità , che annulla la libertà di movimento e la privacy, una condanna alla vita blindata. Per altri invece è solo l’ostentazione di un rango: il massimo del privilegio, molto più dell’auto blu.
Tra minacce concrete e sfarzi di casta, l’Italia è diventata l’Eldorado delle auto corazzate: il nostro governo vanta il record mondiale degli acquisti, più degli Usa o della Russia, della Colombia o del Libano.
Negli ultimi anni lo Stato ha speso circa 120 milioni per comprare 600 Bmw delle serie 3 e 5; un centinaio di Audi 6, ciascuna del costo di 140 mila euro; un’ottantina di “carri armati” Audi A8 e Bmw 7 che per 300 mila euro promettono di incassare anche le raffiche di kalashnikov.
Ma nei garage pubblici c’è molto altro.
Centinaia di Lancia Thesis e Lybra, decine di Alfa 164, le nuove Subaru Legacy e le ormai vetuste Fiat Croma, residuati della flotta commissionata all’indomani della strage di Capaci.
Non esiste un censimento dell’autoparco blindato: dovrebbero essere circa 1.500 macchine, che consumano il doppio e si logorano molto più rapidamente.
Solo per le missioni assegnate dal Viminale ogni mattina ne partono 650: messe in fila formerebbero un corteo lungo più di tre chilometri.
Servono per garantire la sicurezza di 263 magistrati, la metà dei quali in Sicilia e Calabria; 90 parlamentari e uomini di governo; 21 sindaci e governatori regionali; altrettanti ambasciatori e otto tra sindacalisti e giornalisti.
A sedici di loro viene assegnato il dispositivo massimo: due-tre blindate con oltre otto agenti.
Altri 82 hanno una doppia macchina con sei uomini armati mentre 312 si devono accontentare di una sola auto corazzata con una coppia di bodyguard.
Ad ulteriori 174 personalità invece è stata concessa una vettura normale con uno o due militari di tutela.
In totale il ministero dell’Interno ha disposto 585 “servizi di protezione ravvicinata” che richiedono 650 vetture antiproiettile, 300 auto non blindate, circa 2 mila tra agenti, finanzieri, carabinieri e guardie carcerarie più altri 400 uomini per vigilare su case e uffici.
E questo apparato in molti casi si alterna su due turni, raddoppiando così personale e macchine.
L’elenco ufficiale del ministero – che “L’espresso” rivela per la prima volta – è comunque parziale, perchè esistono molte altre scorte che non dipendono dal Viminale.
Anzitutto, c’è lo scudo di Palazzo Chigi, con una struttura da 007 che schiera 30 commandos ed ex guardiaspalle privati della Fininvest, tutti alle dipendenze dei servizi segreti, con 13 Audi corazzate e altri 70 uomini per sorvegliare le residenze del premier.
E bisognerebbe conteggiare anche i dispositivi che vegliano sul capo dello Stato e quello che contribuisce alla sicurezza del papa.
C’è poi una serie di provvedimenti d’urgenza disposti dai singoli prefetti: nell’ultimo periodo hanno riguardato 23 magistrati e un numero top secret di politici nazionali o locali.
Nella lista vanno aggiunti i “servizi di vigilanza”, ossia il livello minimo di protezione: un’auto di ronda che passa periodicamente sotto l’abitazione o il luogo di lavoro della personalità da protegger.
La vigilanza riguarda 678 magistrati e una moltitudine di esponenti di partito, sindacalisti, imprenditori, alti prelati e un gruppetto di giornalisti.
Infine, l’ultima novità : i vigili urbani usati come guardia personale dai sindaci, con la benedizione o meno dei prefetti, come avviene da Palermo a Pavia.
E persino, è accaduto a Milano, la discesa in campo della polizia provinciale che normalmente si occupa di caccia e pesca mentre invece ha esibito un pool di bodyguard con equipaggiamento da Secret service.
Una stima ufficiosa ritiene che per le scorte ogni giorno siano mobilitati più di 4000 uomini con duemila vetture: una moltitudine di pretoriani che tra stipendi, auto e carburante grava sull’erario per oltre 250 milioni di euro l’anno.
Un costo altissimo in termini economici e professionali, perchè si acquistano blindate da sogno mentre le volanti perdono i pezzi e si destinano a questi incarichi agenti di prima scelta, uomini e donne giovani ed esperti, con ottima forma fisica e grandi capacità .
“Personale che sa “leggere” quello che succede per strada, interpretare gli atteggiamenti della gente e gestire la reazione: l’ideale per quei servizi di controllo del territorio che vengono sempre invocati”, come sottolinea un sindacalista delle forze dell’ordine.
Eliminare le scorte inutili è uno slogan che ritorna periodicamente.
Eppure da otto anni non ci sono attacchi di gruppi organizzati di natura politica, criminale o religiosa: le Brigate rosse sembrano debellate, le mafie hanno subìto duri colpi – come magnifica la propaganda di governo – e scelto una linea di basso profilo.
La sparatoria nel condominio del direttore di “Libero”, stando alle indagini, sembra una discutibile iniziativa del suo agente di scorta.
Mentre le azioni di squilibrati, come il lancio della statuina contro il premier, non sono state impedite dalla sicurezza ravvicinata più potente d’Italia.
Inoltre bisogna ricordare che gli attentati più gravi della storia recente, quelli contro Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, hanno ucciso magistrati con protezione massima.
Certo, ci sono personaggi che per il ruolo rivestito o per specifiche iniziative, hanno ricevuto minacce o corrono pericoli concreti.
Ma siamo sicuri che in Italia ci siano 700 persone che non possono fare a meno di una protezione armata 24 ore su 24?
Queste cifre testimoniano la sconfitta dello Stato nel garantire l’ordine pubblico o sono solo l’ennesimo corto circuito tra istituzioni che invece di controllarsi si scambiano favori?
Tutti i sindacati di polizia sono compatti nel denunciare lo scandalo quotidiano che avviene in questo settore.
E sono numerosi gli episodi che hanno diffuso questa percezione di abuso.
I militari che continuano a proteggere l’ex governatore laziale Piero Marrazzo, assiduo frequentatore di transessuali nonostante fosse sotto scorta.
La difesa anti-ultra accordata per mesi ad Adriano Galliani.
O i filmati della Mercedes di Lele Mora carica di pin up che entra nella villa di Arcore senza nessun controllo dei carabinieri all’ingresso.
O il traffico di chiamate di escort, starlette e minorenni sedicenti nipotine di Mubarak smistato dal telefonino del caposcorta di Berlusconi che – alla luce dello stipendio d’oro di dirigente dell’intelligence – dovrebbe occuparsi di vicende più serie per la sicurezza nazionale.
Ma le proteste anonime degli agenti segnalano lo stesso malcostume: ore passate a vigilare su party e festini delle autorità .
E se un poliziotto o un carabiniere reclama, quasi sempre finisce per beccarsi una punizione.
Pochi mesi fa un importante ministro è stato messo in guardia dai problemi di sicurezza connessi alle frequentazioni discutibili di un suo stretto familiare: e lui invece di ringraziare ha preteso che tutti gli uomini della sua vigilanza venissero rimossi.
Altro vizio diffuso poi sono le tutele eterne, che proseguono per anni senza che se ne capisca l’esigenza: benefit a vita.
Il sindacato di polizia Coisp ha fatto un elenco di lungodegenti della blindata: Oliviero Diliberto dieci anni fa fu il secondo Guardasigilli comunista dopo Palmiro Togliatti e da allora continua a girare con autista e agente; il combattivo avvocato ed ex deputato Carlo Taormina ha ben quattro uomini; Mario Baccini non è più sottosegretario dal 2005 ma ha ancora cinque guardaspalle.
I presidenti di Camera e Senato continuano per lustri a girare con tutela calibro nove: Irene Pivetti l’ha avuta per oltre dieci anni e oggi sorveglia i convegni di Marcello Pera e Pier Ferdinando Casini mentre Fausto Bertinotti passeggia per villa Borghese con la signora Lella sottobraccio e agente al seguito.
L’ex governatore calabrese Agazio Loiero ha tre finanzieri, quattro il leghista Federico Bricolo e due l’ex sindaco di Segrate e deputato Giampiero Cantoni. Marcello Dell’Utri viene protetto da nove anni, nonostante la condanna confermata in appello per mafia.
Vittorio Sgarbi è un altro habituè della scorta. La ebbe per la prima volta nel 1993 e la perse due anni dopo anche per le interrogazioni del postdemocristiano onorevole Sergio Tanzarella che lo accusava di “seminare il panico nelle strade di Roma, soprattutto di notte, scarrozzando allegre e schiamazzanti brigate gaudenti da ristoranti e balere”.
Ma il critico l’ha riottenuta la scorsa estate come sindaco di Salemi, pronto a scagliarsi contro lo scempio dei parchi eolici siciliani: una misura potenziata per effetto di due lettere anonime recapitate alla Sovrintendenza di Venezia.
La sua attività tra Roma, Veneto e trapanese richiede lunghi spostamenti: a settembre uno dei “suoi” finanzieri ha rischiato la vita dopo un incidente sull’Autosole.
La legge prevede che tutte le misure di protezione vengano riesaminate periodicamente, per capire se sono ancora indispensabili.
In realtà queste revisioni sono rare: per quieto vivere o per mantenere buone relazioni, difficilmente si interviene. Eppure basterebbe poco per risparmiare. Due mesi fa a Palermo il prefetto Caruso ha limato molti dei servizi, togliendo le blindate a giudici che non avevano più incarichi a rischio o a politici come l’ex governatore e imputato Totò Cuffaro: così ha recuperato 50 agenti.
Oggi l’italiano più protetto dopo Berlusconi è Renato Schifani: il presidente del Senato è la seconda carica istituzionale, ma in questa stagione turbolenta la sua posizione non appare in prima linea.
Invece la sua sicurezza è affidata a venti uomini dei reparti speciali con quattro vetture corazzate, mentre il figlio che vive a Palermo ha una blindata con tutela. Spicca anche l’esercito personale di Raffaele Lombardo, con 18 agenti e quattro Audi che si alternano intorno al governatore siciliano.
Le scorte spesso sono anche uno strumento per cementare relazioni e costruire carriere.
Nel 2001 l’allora direttore del Sismi Nicolò Pollari grazie all’emergenza dell’11 settembre aveva istituito un inedito servizio vigilanza degli 007 per dotare di auto blu e pretoriani una cinquantina di politici, ex membri di governo, top manager pubblici e privati.
Una cortesia che andava a rimpiazzare gli agenti richiamati dal ministro degli Interni Claudio Scajola, che con una drastica riforma aveva tagliato quasi 800 uomini dalle scorte per destinarli alla lotta contro il terrorismo islamico.
Nonostante non sia più agli Interni da otto anni e abbia dovuto rinunciare anche alla poltrona delle Attività industriali per la casa con vista Colosseo pagata dagli assegni della Cricca, Scajola oggi conserva otto poliziotti e due blindate.
Un bel paradosso per chi definì Marco Biagi, lasciato senza protezione ignorando le sue richieste angosciate, “un rompicoglioni”.
Gianluca Di Feo
(da “L’Espresso“)
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Gennaio 11th, 2011 Riccardo Fucile
LA CONSULTA SI RIUNISCE OGGI, DECISIONE IN BILICO: 8 A 7 A FAVORE DELLA BOCCIATURA…. SCONTATO IL SI’ AL REFERENDUM, SI CERCHERA’ DI TROVARE UNA SOLUZIONE MEDIANA
Sarà un collegio nel suo plenum di quindici giudici, quello che si riunirà stamattina per
l’udienza pubblica sul legittimo impedimento.
Quattordici uomini. E una sola donna: Maria Rita Saulle, convalescente, per cui è stata preparata, se dovesse essere necessario, una sedia a rotelle.
La decisione però verrà presa solo nella giornata di giovedì, in un’apposita camera di consiglio dedicata a questa sola questione, visto che quella di domani è impegnata con la decisione sull’ammissibilità di sei referendum (tra cui anche quelli per abolire la legge Ronchi sull’acqua).
Una delle prove referendarie proposta dall’Idv riguarda proprio la richiesta di abrogazione popolare del legittimo impedimento.
Sulla sentenza di eventuale illegittimità peserà inevitabilmente anche il via libera a questo referendum, dato per scontato perchè ne ricorrono tutti i presupposti.
Sulla questione di costituzionalità , la Corte è spaccata in due: tra la maggioranza dei giudici favorevoli alla bocciatura completa della legge (otto) e i fautori del rigetto dei tre ricorsi sollevati dalla magistratura di Milano (sette).
Si starebbe tentando però la strada di una mediazione, così da rendere il legittimo impedimento conforme a Costituzione dichiarandone la parziale bocciatura.
In questo caso sarà l’Ufficio centrale della Cassazione a decidere se la consultazione referendaria si terrà o meno. L’unico a sbilanciarsi ieri è stato Marcello Dell’Utri: «La previsione dovrebbe essere buona, è una questione di buon senso».
La Corte è presieduta da Ugo De Siervo, consigliere eletto dal Parlamento su indicazione del centrosinistra.
È stato scelto come presidente giusto un mese fa con un solo voto di maggioranza (otto a sette) rispetto all’altro candidato, il giudice Quaranta. De Siervo vota per ultimo e in caso di parità prevale il suo voto, cioè il suo voto sposta la bilancia dell’esito della sentenza.
Il suo vice Paolo Maddalena, giudice contabile, è stato negli anni della Prima Repubblica capo di gabinetto dell’Istruzione e capo ufficio legislativo all’Ecologia.
Seguono gli altri tredici giudici, in ordine di anzianità .
Di cui ben tre ex ministri.
Come Franco Gallo, alle Finanze nel governo Ciampi, nominato alla Corte dallo stesso ex presidente quando andò al Quirinale.
È stato relatore ed estensore della sentenza che ha bocciato il lodo Alfano nell’autunno 2009.
È un ex ministro (della Funzione pubblica nel Berlusconi II) anche Luigi Mazzella, eletto dal Parlamento su indicazione del centrodestra.
Relatore delle tre questioni relative al legittimo impedimento è Sabino Cassese, anche lui ex ministro della Funzione pubblica (governo Ciampi) e nominato alla Corte dall’allora capo dello Stato nello stesso giorno della Saulle e di Giuseppe Tesauro.
Quest’ultimo, a fine ’97, era stato scelto dai presidenti di Camera e Senato del centrosinistra, Violante e Mancino, come presidente dell’Antitrust.
Invece Gaetano Silvestri è stato eletto dal Parlamento, sempre su indicazione del centrosinistra.
Infine i giudici di più fresca nomina: Paolo Maria Napolitano, ex capo dell’ufficio legislativo del vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Gianfranco Fini nel governo Berlusconi II.
Anche Giuseppe Frigo, avvocato, «storico» presidente dell’Unione delle Camere Penali di Brescia, è stato designato dal centrodestra.
C’è poi il suo alter ego sul fronte dei magistrati, Alessandro Criscuolo, che è stato presidente dell’Anm.
Penultimo: Paolo Grossi, nominato dal presidente Napolitano meno di un anno fa.
E infine il giudice «matricola» Giorgio Lattanzi.
I due giri di «tavolo» della discussione in camera di consiglio giovedì partiranno da lui. Lattanzi sarà anche il primo ad esprimere il proprio voto.
Antonietta Calabrò
(da “Il Corriere della Sera“)
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Gennaio 10th, 2011 Riccardo Fucile
DOMANI LA PRIMA UDIENZA ALLA CONSULTA: BERLUSCONIANI PREOCCUPATI TRA CHI PARLA DI MEZZA VITTORIA E CHI DI UN CAVALIERE IN BALIA DEI GIUDICI… CI VOLEVA UNA LEGGE COSTITUZIONALE, IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO NON LO E’
Incostituzionale, o parzialmente incostituzionale, perchè pone gli impegni del premier e
dei ministri al di sopra di qualsiasi altro interesse garantito dalla Carta, compreso quello dei giudici a celebrare un processo.
Incostituzionale, o parzialmente incostituzionale, perchè lega le mani alle toghe e toglie loro il diritto di operare un bilanciamento tra le esigenze del processo e quelle della politica.
Diritto che, proprio usando l’espressione “bilanciamento”, la Corte aveva già individuato e delineato nel 2005 quando le capitò per le mani il caso di Cesare Previti, l’ex avvocato del premier entrato in rotta di collisione col gip milanese Alessandro Rossatto, per via delle presenze negate a un’infinita udienza preliminare adducendo i contemporanei “doveri” di Montecitorio.
Alla vigilia dell’udienza pubblica alla Consulta sul legittimo impedimento – domattina alle 9 e 30 al secondo piano del palazzo che fronteggia il Quirinale – queste sono le ultime indiscrezioni sul destino della legge.
O bocciata del tutto.
O bocciata in una sua parte fondamentale e sostanziale, quella che sta a cuore al Cavaliere, perchè tiene congelati, dalla primavera del 2010, i processi Mills, Mediaset, Mediatrade.
I 15 alti giudici rientrano oggi a Roma. E nel pomeriggio già si vedranno per una camera di consiglio ordinaria, nella quale leggeranno le sentenze scritte sui casi discussi prima di Natale.
Non è prevista alcuna riunione ufficiale o incontro informale per parlare del legittimo impedimento.
Ma è questo, assieme ai referendum sull’acqua, sul nucleare e sulla stessa legge ponte al mai nato lodo Alfano costituzionale, l’argomento clou su cui riflettere.
Se ne parlerà in conversari privati prima del dibattito pubblico con gli avvocati di domattina e prima, soprattutto, della decisione di giovedì.
Ma tra le alte toghe l’orientamento sembra ormai solidificarsi sempre più.
La legge ideata dall’Udc, da Pier Ferdinando Casini e Michele Vietti (oggi vice presidente del Csm), per bloccare il ddl sul processo breve che, se approvato per fulminare quelli del premier, avrebbe comportato la moria di centinaia di processi, non ce la farà a ottenere il crisma di costituzionalità dalla Corte. Troppe, e troppo evidenti, le anomalie che determinano una manifesta sproporzione di trattamento tra il “cittadino” Berlusconi, pur in veste di premier, e tutti gli altri cittadini.
Troppo smaccata l’impossibilità , di fatto, di celebrare i processi che si configura, a tutti gli effetti, come una vera e propria sospensione.
Giusto quella “sospensione” che la medesima Consulta, vagliando e poi bocciando, il lodo Alfano nell’ottobre 2009, decise che si poteva fare sì, ma solo a patto di utilizzare una legge costituzionale.
E il legittimo impedimento non lo è.
Appare fiacca, a detta dei giudici, l’argomentazione degli avvocati di Berlusconi, Niccolò Ghedini e Piero Longo, che insistono sul diritto del presidente del Consiglio, costituzionale anch’esso, di governare e quindi di non poter essere “angosciato” dalle udienze.
Sarà pure, “ma è mai possibile che questo presidente non trovi neppure un minuto in un intero anno per fare il suo processo?”.
O non si è esagerato quando, nella stesura della legge, le Camere hanno previsto una copertura estesa, come un grande lenzuolo, su ogni possibile attività del premier, pure su quelle “preparatorie e consequenziali, e comunque coessenziali”?
Dalla Corte i boatos che paiono annunciare la bocciatura arrivano anche nel quartiere berlusconiano.
Dove già ci si prepara a dividersi.
Di più o di meno a seconda di quanto sarà pesante la stessa bocciatura.
Se fosse totale, apparirebbe come una piena sconfitta dei due legali Ghedini e Longo che hanno dato il via libera al testo.
Se lo stop fosse parziale – la legge resta in piedi, ma è ampliata la sindacabilità del giudice e ogni impedimento è valutato caso per caso – i due si appresterebbero a parlare di una mezza sconfitta.
Che appare invece, ad altri piediellini, come un dèbacle totale in quanto il Cavaliere, essi dicono, tornerebbe ostaggio dei giudici.
Liana Milella
(da “La Repubblica“)
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