Gennaio 10th, 2011 Riccardo Fucile
IN NESSUN PAESE AL MONDO IL CAPO DELL’ESECUTIVO GODE DI UN SALVACONDOTTO COME QUELLO DEL LEGITTIMO IMPEDIMENTO… ALTROVE NON E’ PREVISTA ALCUNA TUTELA PER CHI COMMETTE REATI COMUNI FUORI DALLE STANZE DEL GOVERNO
È legittimo il legittimo impedimento? Risponderà , a giorni, la Consulta.
E a quanto pare dal suo responso dipende la salute del governo, la prosecuzione della legislatura, la sopravvivenza del pianeta.
Ma c’è un’altra domanda che ci risuona in gola ormai da anni: davvero in Italia la politica cammina a capo nudo sotto la grandine giudiziaria?
Davvero soltanto alle nostre latitudini manca un ombrello normativo che possa ripararla da indagini capziose, accuse strumentali, processi in mala fede?
A mettere in fila le iniziative battezzate dai vari governi Berlusconi, la risposta parrebbe un sì tondo e sonoro.
Nell’ordine: la legge sulle rogatorie internazionali (2001); quella sul legittimo sospetto (2002); la sforbiciata ai termini di prescrizione (2005); l’inappellabilità delle sentenze di proscioglimento (2006).
Senza dire dei tentativi andati a vuoto, come il processo breve (2009), che per salvare il premier avrebbe lasciato a piede libero migliaia di malfattori.
O senza contare infine le riforme più esplicite e dirette, quelle sull’immunità degli organi costituzionali.
Il lodo Schifani (2003), segato dalla Corte costituzionale l’anno dopo.
Il lodo Alfano (2008), caduto anch’esso sotto la mannaia della Consulta.
Il lodo Alfano costituzionale (2010), in discussione nell’aula del Senato.
Di lodo in lodo il fiore delle immunità ha perso un petalo alla volta: il primo s’estendeva alle cinque cariche più alte, l’ultimo ne copre solo due.
Ma il presidente Berlusconi è sempre lì presente, nei lodi, negli scudi, negli impedimenti.
Eppure non è affatto vero che la Carta del 1947 gli neghi ogni tutela.
Da parlamentare gode dell’insindacabilità per le proprie opinioni: una garanzia che risale all’Inghilterra del 1397, durante il regno di Riccardo II. Gode inoltre dell’immunità dagli arresti prima d’una sentenza definitiva di condanna: altra antica garanzia, codificata nella Francia del 1790.
Dunque il presidente del Consiglio fruisce già di una speciale protezione per i reati comuni, a meno che gli manchi uno scranno in Parlamento; ma fin qui è successo unicamente a Ciampi.
Quanto ai reati funzionali – quelli cioè connessi all’esercizio delle sue funzioni di governo – per processarlo serve l’autorizzazione delle Camere, come dispone una terza garanzia costituzionale.
Non basta? Certo che no, se vuoi metterti in tasca una licenza d’uccidere, come James Bond.
Perchè è di questo che si tratta: un salvacondotto giudiziario per ogni sorta di misfatto, dal furto di caramelle in un supermercato alle rapine in banca. Insomma se governi sei innocente per definizione, e comunque non hai tempo per convincere i giudici della tua innocenza immacolata.
Non è forse questa la regola applicata da tutte le democrazie contemporanee?
No, presidente, e se non ci crede domandi ai suoi avvocati.
Nella maggiore democrazia del mondo (gli Stati Uniti) l’inquilino della Casa Bianca risponde come ogni privato cittadino per i delitti commessi da privato cittadino; e infatti nel 1997 Clinton fu condannato al pagamento d’una somma di denaro, in seguito al processo per molestie sessuali che gli aveva intentato Paula Jones.
Nel Regno Unito l’immunità assoluta tocca soltanto alla regina, sicchè il primo ministro non ha difese processuali per i crimini comuni, nè per gli illeciti civili. In Spagna la Costituzione prevede un foro speciale per i membri del governo, ma non si spinge a stabilirne l’improcessabilità .
In Germania, Finlandia, Grecia, Portogallo, Olanda, Svizzera e via elencando, i governanti sono pienamente responsabili per i reati commessi fuori dalle stanze del governo.
L’unica eccezione riguarda il presidente della Repubblica francese, che a differenza del primo ministro non può venire sottoposto a procedimenti giudiziari fino a un mese dopo la scadenza del mandato.
Nel suo caso, l’immunità si è dunque trasformata in inviolabilità , benchè la Costituzione della V Repubblica non ospiti una norma chiara, e benchè l’interpretazione poi avallata dal Conseil constitutionnel abbia subito critiche roventi dalla dottrina giuridica francese.
Ma dopotutto Sarkozy è il capo dello Stato, non del governo: anche a convertire in regola quest’unica eccezione, dovremmo applicarla casomai a Napolitano, non certo a Berlusconi.
A meno che non sia proprio questo l’obiettivo: intanto acchiappo lo scudo che protegge il Colle, poi mi prendo tutto il Colle.
Sarebbe un peccato se lì alla Consulta 15 toghe rosse (in realtà sono nere, presidente) guastassero la festa.
Michele Ainis
docente di istituzioni di diritto pubblico all’Università RomaTre.
(da “L’Espresso“)
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Gennaio 10th, 2011 Riccardo Fucile
IL GRUPPO DEGLI IRRESPONSABILI, DETTO ANCHE “DEI VENDUTI” , CAPITANATI DAL FACCENDIERE MOFFA, NON DECOLLA… NONOSTANTE TANTE CHIACCHIERE SULLA TERZA GAMBA, L’UNICO AZZOPPATO RISCHIA DI RIMANERE IL PREMIER… PER BONAIUTI CI VUOLE ANCORA TEMPO, MA LE PROSSIME DUE SETTIMANE SARANNO DECISIVE… L’ANALISI DE “LA STAMPA”
Anche per i politici sono finite le ferie e per Berlusconi gli alibi: da oggi il governo torna
a fare i conti con la sua debolezza numerica in Parlamento. Alla Camera innanzitutto, dove riparte da quota 314 voti (due in meno della maggioranza relativa di 316), ma anche a Senato.
Qui i numeri sono più solidi, tuttavia c’è il finiano Mario Baldassarri che nella cosiddetta bicameralina fa la differenza sul federalismo fiscale e municipale. E non far passare il federalismo significa decretare la fine della legislatura, Bossi dixit.
Il ministro leghista Calderoli sta trattando a tutto campo e insieme al responsabile dell’Economia dovrà svelare le carte.
Il tempo delle dichiarazioni, delle interviste e dei buoni propositi è finito.
E dalle reazioni dello stesso Baldassarri e dell’Udc non sembra che ci siano schiarite significative. «Noi abbiamo fatto un richiesta chiara e precisa al governo. Se sarà introdotto un serio e sostanziale quoziente familiare – avverte il segretario Udc Cesa – siamo pronti a sederci al tavolo e discutere responsabilmente del testo del governo. Altrimenti, le solite chiacchiere, i soliti slogan non ci interessano. I comuni devono essere sostenuti adeguatamente».
Berlusconi non ha più alibi, appunto, e Tremonti dovrebbe mettere mano al portafoglio.
Cosa improbabile nonostante dal Pdl e dall’interno del governo arrivino pressanti richieste di apertura.
Ieri lo ha fatto il ministro Matteoli per il quale le modifiche chieste dall’esponente di Fli Baldassarri «sono di buon senso».
Nelle prossime settimane Berlusconi si giocherà quasi tutte le sue fiches.
Tra pochi giorni la Consulta deciderà sul legittimo impedimento.
Martedì a Montecitorio i capigruppo dovranno calendarizzare la mozione di sfiducia contro Sandro Bondi che potrebbe ricevere l’astensione dell’Udc («dobbiamo ancora decidere», ha precisato Buttiglione).
Poi c’è il decreto milleproroghe che richiama in ballo Tremonti e potrebbe far riesplodere i malumori verso il suo rigorismo.
Il premier continua ad essere troppo ottimista.
E’ convinto di uscire dal tunnel con la nascita della cosiddetta terza gamba, quel gruppo di “responsabilità nazionale” che dovrebbe venire alla luce attorno all’ex finiano Moffa e agli Udc Romano e Pionati.
«Faremo le riforme – assicura Paolo Bonaiuti, portavoce del Cavaliere – mentre l’opposizione sogna improbabili ammucchiate».
Il ministro Bondi invece si lancia addirittura sul «modello Obama».
Ricorda che il presidente americano, «non potendo più contare su una maggioranza nei due rami del Parlamento, ha realisticamente preso atto della nuova situazione ed è sceso a compromessi con l’opposizione repubblicana». Ecco, Bondi auspica anche in Italia intese bipartisan: dopo il voto di fiducia del 14 dicembre si sarebbe aperta una fase politica e lo stesso Casini si è richiamato alla collaborazione avviata negli Usa tra repubblicani e democratici.
Ma Washington è molto lontana da Roma.
E l’autosufficienza parlamentare del governo non è ancora una realtà , nonostante gli spot di Berlusconi e le rassicurazioni date a Bossi.
I numeri auspicati per evitare le elezioni sono tutti da verificare.
Il premier parla sempre di dieci nuovi arrivi, ma sa che se dovesse strappare deputati a Casini e a Fini metterebbe la parola fine alla trattativa su tutti i provvedimenti in discussione e sulla mozione di sfiducia a Bondi.
La verità forse è molto più semplice e cioè che il premier ha difficoltà ad arrivare a 325 deputati: l’obiettivo di cui aveva parlato durante la conferenza di fine anno.
Bonaiuti invece dà un’altra spiegazione sul perchè non sia stato annunciato e non verrà annunciato a breve l’arrivo dei rinforzi. «Perchè non fanno outing? Per ora è inutile, non ci sono voti imminenti alla Camera. Dentro il Parlamento – spiega Bonaiuti – ci sono persone responsabili e moderate che vogliono fare andare avanti il governo perchè è quello che chiedono gli italiani. In un secondo tempo questi deputati si manifesteranno. Il presidente Berlusconi sta lavorando per ricomporre l’area moderata. Anche sulla mozione di sfiducia a Bondi mi sembra che Casini abbia una posizione più moderata rispetto al passato».
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa“)
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Gennaio 10th, 2011 Riccardo Fucile
AVEVA CHIESTO RIMBORSI FASULLI PER 21.000 EURO: CONDANNATO A 18 MESI DI CARCERE, CACCIATO DAL PARLAMENTO E DAL PARTITO… IL GIUDICE: “OCCORRE RISTABILE LA FIDUCIA TRA POLITICA E POPOLO, I POLITICI DEVONO CHIEDERE SOLO CIO’ CHE E’ LEGITTIMO E IL LORO COMPORTAMENTO DEVE ESSERE DI ESEMPIO”… DUE GIORNI FA E’ ENTRATO IN CARCERE, NESSUNA CONDIZIONALE
David Chaytor era rimasto coinvolto nel 2009 nello scandalo dei rimborsi fasulli richiesti alla Camera da diversi parlamentari.
E’ stato condannato a 18 mesi di prigione per avere ottenuto illecitamente oltre 21mila euro, una parte dei quali per l’affitto di un appartamento di sua proprietà . Gonfiare note spese quando si è in Parlamento, in Inghilterra, costa il carcere. Così l’ex deputato laburista David Chaytor è stato condannato ieri a 18 mesi di reclusione, dopo essere rimasto coinvolto nello scandalo che nel 2009 ha colpito diversi politici britannici per aver richiesto rimborsi non dovuti.
Chaytor, 61 anni, era stato eletto nel seggio di Bury North, Manchester.
Primo a subire una condanna per le spese gonfiate, l’ex parlamentare aveva inoltrato alla Camera false fatture per ricevere rimborsi di denaro pubblico per oltre 18mila sterline (più di 21mila euro).
Tra le altre cose, Chaytor aveva ottenuto, tra il 2005 e il 2006, 12 mila sterline per i costi d’affitto di un appartamento nel cuore di Westminster, in Regency Street, dichiarando di pagare 1.175 sterline mensili a una certa Sarah Elizabeth Rastrick.
Ma l’alloggio in realtà era di proprietà dello stesso Chaytor e di sua moglie. Mentre la Rastrick era loro figlia, ma la parentela era stata nascosta indicando nelle fatture solo il suo cognome materno.
Con la stessa strategia, l’ex deputato aveva ottenuto rimborsi per oltre 5mila sterline anche per l’affitto di un’altra casa, questa volta di proprietà della madre.
Quando lo scandalo delle false note spese venne scoperto, circa un anno e mezzo fa, la Camera dei Comuni cercò all’inizio di bloccare per vie legali il rilascio delle informazioni.
Ma i quotidiani britannici, primo su tutti il Daily Telegraph, documentarono le spese dei parlamentari e lo sperpero di denaro pubblico.
Che, in certi casi, era usato per pagare attrezzi da giardinaggio, la colf per la pulizia della casa, i dvd presi in noleggio, la baby sitter.
Ma anche mutui e tasse sulle proprietà immobiliari.
Chaytor rischiava fino a 7 anni di carcere e aveva ammesso la sua colpevolezza. La condanna dell’ex parlamentare è “l’unico modo per ristabilire la fiducia dei cittadini nel sistema parlamentare — ha detto il giudice che ha emesso la sentenza —. Fiducia che obbliga i politici a richiedere solamente ciò che è legittimo” ha detto il giudice. I nostri rappresentanti ricoprono un ruolo importante nella società ed è necessario che il loro comportamento sia sempre onesto”.
A nulla è servita la difesa dell’avvocato di Chaytor, James Sturman: “Se le somme ricevute fossero state dichiarate in modo trasparente ed onesto, gli sarebbero state dovute interamente, fino all’ultimo centesimo”, aveva detto alla corte, aggiungendo che il suo assistito si era dichiarato colpevole per “un profondo e genuino rimorso”.
Quello di Chaytor è il primo caso in cui un ex parlamentare viene incarcerato da quando, nel 2001, il conservatore Lord Archer ricevette una condanna di quattro anni per spergiuro e intralcio alla giustizia.
Il partito laburista, che aveva sospeso Chaytor al momento dell’apertura dell’inchiesta, lo ha ora espulso.
L’ex deputato ha passato la prima notte nella prigione di Wandsworth, a sud di Londra, la stessa dove di recente è stato rinchiuso Julian Assange, fondatore di WikiLeaks.
Potrebbe però uscire dal carcere già verso fine maggio, per via dei regolamenti sui prigionieri non violenti e a basso rischio.
Se fosse accaduta una vicenda analoga in Italia, sarebbero stati adottati gli stessi provvedimenti o il politico magari sarebbe stato “promosso” ministro?
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Gennaio 10th, 2011 Riccardo Fucile
MAURIZIO VIROLI, DOCENTE DI TEORIA POLITICA ALL’UNIVERSITA’ DI PRINCETON: “CELEBRATO DA UNA CLASSE POLITICA INDIFFERENTE, OSTILE E INCAPACE DI CAPIRE QUELLE VICENDE”…”UN POPOLO DI INGRATI NON PUO’ CHE VIVERE SERVO, PERCHE’ NON HA ENERGIE MORALI PER DIFENDERE LA LIBERTA'”…IL FEDERALISMO LEGHISTA E’ L’ANTITESI DEL FEDERALISMO DI CATTANEO
Il 150esimo Anniversario dell’Unità nazionale cade in un momento disgraziato. 
A celebrarlo sarà infatti una classe politica non solo indifferente o addirittura ostile agli ideali del Risorgimento, ma anche in larga misura semplicemente incapace, per mancanza di adeguata preparazione culturale e di animo meschino, di capire quelle vicende, quelle donne e quegli uomini.
Lo stato penoso di molti dei progetti legati alle celebrazioni è lo specchio fedele di questa triste realtà .
Queste considerazioni forse impietose ma facilmente documentabili, valgono in primo luogo per Berlusconi e la sua corte, ma toccano anche molta parte dell’opposizione.
Se è vero che Berlusconi non sa neanche che cosa sia il Risorgimento (e ha dichiarato di prediligere piuttosto l’antirisorgimento) e Bossi lo detesta con tutto se stesso, è del pari vero che fuori dalla corte non ci sono partiti o forze politiche che hanno le loro radici nella lotta per l’Unità nazionale o che ad essa si sono collegati idealmente.
I repubblicani, per citare l’esempio più ovvio, si distinguono per essere fra i servi più zelanti del signore, mentre il Partito d’Azione, che cercò di essere l’erede del Risorgimento, viene quasi sempre denigrato o deriso.
In siffatta situazione il buon gusto e un minimo senso della decenza impongono di tenersi il più possibile lontani dalle celebrazioni in cui si esibiranno Berlusconi o i personaggi della sua corte.
Dei servi che commemorano uomini e donne che hanno lottato e si sono sacrificati per la patria e per la libertà comune sono uno spettacolo ripugnante e diseducativo.
Un’orazione di Bondi, o Cicchitto o Dell’Utri o Casini, su Garibaldi, Mazzini, Cavour o i Martiri di Belfiore, non la imporrei neanche al mio peggior nemico.
Al tempo stesso è doveroso e politicamente saggio promuovere iniziative alternative nelle quali prendano la parola persone serie (ce ne sono ancora tante, per fortuna) che con i loro comportamenti hanno testimoniato di avere a cuore il bene comune della patria e non il loro potere o il loro conto in banca.
Abbiamo un dovere di gratitudine verso chi si è sacrificato per l’Unità e per l’indipendenza.
Un popolo di ingrati non può che vivere servo, perchè non ha le energie morali necessarie per difendere o per riconquistare la libertà .
Celebrare con le persone giuste e in modo serio il Risorgimento è dunque un modo intelligente per difendere la nostra libertà e la nostra dignità di cittadini.
Il nostro Risorgimento, lo ha ribadito Paul Ginsborg, (Salviamo l’Italia, Einaudi, 2010) ha elaborato l’ideale della “nazione mite” che non discrimina, ma accoglie e rispetta le altre patrie.
Il federalismo leghista è l’antitesi del federalismo di Cattaneo, il quale riteneva, fa bene Ginsborg a citare questo bel passo, che la virtù non fosse esclusiva prerogativa di un’unica nazione o di un singolo gruppo etnico: “Barbaro può suonare quanto tedesco quanto francese, quanto italiano; e che dei barbari ogni nazione ha i suoi”.
Vale anche la pena di ricordare che i personaggi di maggior rilievo del nostro Risorgimento avevano animo mite, anche quando erano formidabili combattenti.
Non mancarono certo fra i patrioti, nota Ginsborg, figuri che si distinsero per la loro crudeltà e disumanità .
Ma le descrizioni di Mazzini , Settembrini, Santorre di Santarosa, Goffredo Mameli e tanti dei Mille ci restituiscono l’immagine di persone “che mostravano compassione in battaglia e, deposte le armi, la dolcezza poteva tornare in campo, nella vita come nella morte”.
“Mite Giacobino” era poi chiamato, è bene ricordarlo, Alessandro Galante Garrone, mentre Norberto Bobbio, l’altro grande erede della tradizione azionista, scrisse uno splendido Elogio della mitezza.
E in nome della patria mite (che non vuol dire nè docile nè debole) è possibile oggi unire molte forze sociali e intellettuali per contrastare il degrado civile che ci soffoca.
La nostra storia è lì ad insegnarci — s’intende a chi ha la grandezza d’animo e l’umiltà di voler imparare — che le conquiste di libertà sono sempre state realizzate non contro, ma con l’idea di patria.
Mai come in questi tempi abbiamo bisogno dell’idea di patria.
L’esperienza del presidente Carlo Azeglio Ciampi dimostra che quando ascoltano persone degne parlare di patria, gli Italiani capiscono e sentono la bellezza di quell’ideale e sono pronti ad operare.
Non dobbiamo lasciare il Risorgimento ai servi.
Maurizio Viroli
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Gennaio 9th, 2011 Riccardo Fucile
IL RESTO DEL MONDO CONGIURA CONTRO BERLUSCONI: IN TUTTI GLI ALTRI PAESI I POLITICI CHE MENTONO SONO COSTRETTI A LASCIARE GOVERNO E PARLAMENTO…. VENGONO SCARICATI DAL PROPRIO PARTITO E, SE GIUDICATI COLPEVOLI, FINISCONO IN GALERA SENZA CONDIZIONALE
Mentre il nano bollito passa il suo tempo a guardarsi dai complotti di Fini e Casini, dei terribili “comunisti” del Pd, delle immancabili toghe rosse e dei terribili tupamaros della Corte costituzionale, e ora persino di Tremonti e di Feltri, gli sfugge qualcosa di terribilmente più grande e pericoloso che congiura contro di lui: il resto del mondo.
Non passa giorno senza che le cronache dall’estero raccontino come funzionano i paesi normali, col rischio che i giudici della Consulta ne siano influenzati in vista della sentenza sul legittimo impedimento.
L’altro giorno la condanna per stupro e molestie sessuali dell’ex presidente israeliano Moshe Katzav:
“Ex” perchè si era dimesso tre anni fa alle prime notizie sull’indagine. Rischia fino a 16 anni, cioè finirà certamente in galera.
Un paio di mesi fa, le dimissioni del deputato ed ex ministro laburista inglese Phil Woolas, raggiunto da una gravissima accusa: avere mentito in campagna elettorale, additando un avversario politico come simpatizzante dell’estremismo islamico (più o meno quel che ha detto Gasparri di Obama il giorno della sua elezione).
Per quella bugia la sua elezione è stata invalidata: Woolas ha dovuto lasciare la Camera, è stato scaricato dal suo partito e rischia pure l’arresto.
L’altro ieri un altro ex deputato laburista inglese, David Chaytor, è finito in carcere dopo la condanna a 18 mesi in primo grado (ma lì le sentenze di tribunale sono immediatamente esecutive) per essersi fatto rimborsare dallo Stato la bellezza di 22 mila euro per l’affitto di un appartamento: il che sarebbe stato suo diritto, se non si fosse scoperto che la padrona di casa era sua figlia.
“Ex” anche lui perchè s’è dimesso dalla Camera, ha confessato tutto, è stato cacciato dai laburisti, si è ritirato dalla vita politica, ha restituito il maltolto con gli interessi e alla fine il giudice l’ha condannato senza sospensione condizionale della pena perchè “lo scandalo dei rimborsi spese ha fatto vacillare la fiducia nel legislatore e, quando un pubblico ufficiale è colpevole di offese del genere, devono seguire sanzioni penali, così che le persone capiscano quant’è importante essere onesti per maneggiare fondi pubblici”. Ecco perchè, all’estero, i processi ai politici non condizionano la politica e le istituzioni: perchè i politici, appena raggiunti dal benchè minimo sospetto, si dimettono o sono costretti a farlo dai loro stessi partiti; così poi i giudici processano degli “ex”, dei pensionati, lontani dalla politica e dalle istituzioni. Per preservare le quali non si aboliscono inchieste e processi: si cacciano inquisiti e imputati.
Se poi questi vengono assolti, tornano a fare politica.
Se vengono condannati, spariscono dalla circolazione.
In ogni caso, i partiti e le istituzioni escono non screditati, ma rafforzati perchè dimostrano di saper fare pulizia al proprio interno.
Così nessuno si sogna di ipotizzare “scontri” fra giustizia e politica.
O di caricare i giudici di responsabilità politiche, avvertendoli minacciosamente — come fanno gli onorevoli avvocati di Berlusconi ogni volta che un tribunale o la Consulta deve giudicare Berlusconi o una legge pro premier — che la loro decisione influenzerà la stabilità del governo e i destini del Paese.
O di invocare l’esigenza di “mettere al riparo” o “in sicurezza” premier, ministri e parlamentari da inchieste e processi per “tutelarne l’attività ” (così delirava ancora ieri il Corriere della Sera).
Tornando in Italia, gli ultimi boatos dalla Corte, tra un rinvio e l’altro, scommettono su un pateracchio che salva di fatto l’impunità del premier fingendo di bocciarla: un inciucio all’italiana che, per giunta, impedirebbe ai cittadini di esprimersi nel referendum.
Gli azzeccagarbugli la chiamano soavemente “sentenza additiva di illegittimità ”. Facciano pure come credono.
Ma non ci raccontino la favola delle “altre democrazie”, perchè non attacca. Nelle democrazie l’unico impedimento è quello che impedisce agli inquisiti e agli imputati di sedere nelle istituzioni.
Non in tribunale o in galera.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 9th, 2011 Riccardo Fucile
UN RICHIAMO AI POSSIBILISTI CHE VORREBBERO ANCORA TRATTARE UN PATTO DI LEGISLATURA CON CHI, CON ARROGANZA, HA RIFIUTATO OGNI PROPOSTA… LA LINEA DI BASTIA E’ ALTERNATIVA AL BERLUSCONISMO
In questi giorni di ripresa dell’attività politica, alcuni amici sono stati protagonisti di
curiose quanto sofferte riflessioni sul “che fare”.
Sinceramente hanno destato, e credo non soltanto in chi scrive, più di una perplessità poichè sembrano frutto di una rimozione mentale, misteriosa e preoccupante, sulle vicende che hanno portato la nostra comunità umana e politica dalla rottura con il Pdl, dopo mesi di minacce, aggressioni mediatiche, intrighi e aspre battaglie, alla sfiducia del 14 Dicembre.
Mi sembra di ricordare che Futuro e Liberta a Bastia Umbra abbia indicato un percorso fortemente condiviso dalla nostra base militante e d’opinione: costruire l’alternativa politica a Berlusconi e al berlusconismo.
Ricordo nitidamente gli interventi appassionati e coerenti di tutti nostri parlamentari, anche dei tre che poi, “fulminati sulla Via di Damasco”, hanno dato vita ad uno dei voltafaccia piu disgustosi e imbarazzanti della storia repubblicana.
A Bastia, tra i tanti interventi, quello di Pasquale Viespoli fece apparire moderato e impallidire, per radicalismo di toni e contenuti, anche quello del sottoscritto e tutti gli interventi dei cosiddetti “falchi”.
Il resto è storia recente ma, dopo il voto di sfiducia, improvvisamente, alcuni amici sembrano aver perso la memoria e rimosso le polemiche feroci di luglio, la questione morale, la farsa dei probiviri, l’espulsione di Fini.
Nessuna rimembranza sulla vergognosa gogna mediatica nei confronti di Gianfranco Fini e sulla vera motivazione della costituzione dei gruppi parlamentari autonomi, per arrivare alla costruzione di un movimento politico che rappresentasse la destra repubblicana e legalitaria.
Quindi, il voto di sfiducia e la “gloriosa” pagina del 14 dicembre.
Rimuovendo come non esistente la vergognosa campagna acquisti e dimenticando i toni sempre oscillanti tra l’insulto e la minaccia nei nostri confronti, oltre che la insidiosa quanto squallida azione di logoramento e delegitimazione, ecco che improvvisamente si attacca la linea di Bastia Umbra, si prova a gettare la croce su alcuni di noi e, magia, ci si riscopre “responsabili”, teorizzando con argomentazioni sofferte il passaggio dalla mozione di sfiducia al patto di legislatura…
A questi amici, con semplicità e franchezza, e credo in buona compagnia, rispondo che non è che è stata sbagliata la linea: hanno semplicemente “acquistato” 3 dei nostri parlamentari, salvandosi in calcio d’angolo grazie ad un drappello di ascari.
E faccio inoltre sommessamente notare che tutto questo logoramento sui “finiani pronti a passare”, parallelamene al combinato disposti delle aperture illogiche ad un nuovo sostegno a Berlusconi, sono utili solo a farci arrivare “svuotati” a Milano e a farci perdere il sostegno e l’entusiasmo di chi ha creduto e crede ancora in “una certa idea dell’Italia e della Politica”.
Per questo appare francamente imbarazzante ogni richiamo al generico “senso di responsabilità ” o a improbabili patti di legislatura, peraltro regolarmente rispediti al mittente, con arroganza, da Berlusconi.
La nostra risposta deve essere politica e culturale.
E deve essere alternativa a Berlusconi e al berlusconismo, in coerenza con le ragioni per le quali siamo nati e sulle quali abbiamo costruito un percorso di rottura.
E per le quali siamo passati all’opposizione.
Solo così daremo senso all’appuntamento congressuale di Milano: il resto sono solo chiacchiere da filosofi della “Magna Grecia”.
Fabio Granata
argomento: Berlusconi, destra, Fini, Futuro e Libertà, Parlamento, Politica | 1 Commento »
Gennaio 7th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREMIER: “SE E’ UN MODO PER DIRE CHE NON DARA’ I SOLDI PER LE RIFORME SI SBAGLIA”… IL SUO TIMORE CHE QUALCUNO LAVORI PER UN GOVERNO TECNICO… LE PREOCCUPAZIONI DI BOSSI PER IL FEDERALISMO… LA MACCHINA DEL FANGO E I PRIMI AVVERTIMENTI
“Se è stato un modo per farmi capire che non aprirà le casse per reperire i fondi necessari alle riforme che gli ho chiesto, stavolta si sbaglia e va a sbattere” è stata la reazione che gli uomini del Cavaliere hanno registrato nelle ore successive all’intervento di Tremonti al simposio francese. Coordinatori e quegli stessi fedelissimi dai quali partirà non a caso una raffica di avvertimenti all’indirizzo del ministro: certo, la crisi, ma ci sono anche spiragli positivi, dunque assieme ai tagli è giunta l’ora di “interventi sul fisco che aiutino la crescita”, per usare le parole del capogruppo alla Camera.
Per il presidente del Consiglio è lo spettro dei cordoni della borsa che restano sigillati.
Sono le porte delle casse pubbliche che si chiudono alle richieste degli uomini di Casini su quoziente familiare e cedolare secca, come sulle speranze – in chiave pre-elettorale – di dar forma e sostanza alla riforma del fisco.
E in queste condizioni le aperture della maggioranza ai centristi sono destinate a restare una chimera.
Di più. Il Cavaliere ieri ha avuto la conferma plastica di come Tremonti si sia ritagliato
ormai un ruolo del tutto autonomo.
Lo contraddice sulla scena internazionale sostenendo che dalla crisi non siamo affatto fuori.
E si pone quale unico interlocutore in grado di dialogare con le cancellerie europee e di governare la Borsa e i suoi contraccolpi.
Il ministro dell’Economia ha le sue ragioni e i suoi conti, d’altro canto.
Sa bene che quei miliardi (cinque, dieci?) necessari alla copertura finanziaria del quoziente familiare come della cedolare secca non sono nelle disponibilità del Tesoro.
Nè è possibile tagliare ancora.
Una partita, quella tra Bossi e Tremonti, che appare già alla resa dei conti finale.
Con Umberto Bossi che resta col fiato sospeso: perchè se salta il tavolo del governo, anche il federalismo fiscale va alla malora.
Ecco perchè proprio il Senatur, in queste ore, sta portando avanti l’ultimo strenuo tentativo di tenere insieme “quei due”.
Non è il solo. Con altre finalità , anche nel fronte pidiellino c’è chi sta tentando di convincere Berlusconi che sarebbe un errore abbandonare del tutto “Giulio” all’egemonia del Carroccio, oltre che alle “cene degli ossi”.
“Sarebbe un errore, è una risorsa del Pdl, non possiamo consentire che la Lega metta il cappello sul nostro ministro – ragiona Osvaldo Napoli – Se Berlusconi e Tremonti torneranno a confrontarsi, una soluzione la troveranno senz’altro, tra rigidità dei conti ed esigenze della politica”.
È quella stessa corrente “trattativista” che fa capo a Letta e Cicchitto che in queste ore sta esercitando pressioni sul presidente del Consiglio perchè fermi la campagna acquisti ad personas.
I due ritengono di aver strappato già a Casini e ai suoi una sorta di “desistenza esterna” della quale il governo e l’esigua maggioranza potrebbero giovare non poco.
“Ma devi fermare le manovre dei Moffa e dei Romano a caccia di parlamentari” è l’insistente invito dei consiglieri al premier.
Berlusconi sembra avere altri pensieri, altre preoccupazioni in questo scorcio di vacanze trascorse – come quelle estive – nella residenza di Arcore.
Ed è il timore che col precipitare della situazione, col fallimento dell’allargamento della maggioranza, con la crisi e l’eventuale voto anticipato, Tremonti a questo punto divenga una “risorsa” non del Pdl, ma proprio di chi – dalla Lega ai terzopolisti – lavora già al dopo-Berlusconi.
Perchè il tempo limite per ottenere le elezioni anticipate come ultima via di fuga dalla “palude”, scade ad aprile.
A quel punto lo scioglimento delle Camere diventerà un miraggio.
E il fantasma di un esecutivo di emergenza economico-finanziaria potrebbe materializzarsi proprio nelle sale del ministero di Via XX settembre.
L’attrito del premier nei confronti del ministro raccontano stia rasentando l’astio.
E non è casuale – a sentire gli stessi dirigenti pidiellini – l’avvertimento lanciato qualche giorno fa dal Giornale di famiglia, quel “non fare come Fini”.
Che ai più maliziosi ha ricordato un analogo avvertimento lanciato dal quotidiano al presidente della Camera affinchè non uscisse fuori dai ranghi, poco prima che partisse la campagna mediatica sulla casa di Montecarlo. Tremonti va avanti sicuro ma non del tutto sereno.
Le indiscrezioni trapelate in questi giorni sull’inchiesta napoletano che coinvolge Marco Milanese, suo fidatissimo collaboratore, non gli fanno presagire nulla di buono.
Dalla “macchina del fango” in azione contro gli avversari, lui si è sempre tenuto lontano.
Non vorrebbe adesso vedersela scatenare contro.
Carmelo Lopapa
(da “la Repubblica“)
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Gennaio 6th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREMIER TEME L’IPOTESI CHE VENGA RIMESSA AI PM LA SCELTA SUI SUOI PROCESSI… “SE RIPRENDONO LE UDIENZE, A RISCHIO ANCHE LA CAMPAGNA ACQUISTI DEI PARLAMENTARI”…IL PRESSING DI BERLUSCONI SULLA CONSULTA
Il sospetto e il timore è che tutto stia per precipitare.
“Vogliono farmi fuori, mi sembra evidente”. È questa la paura che Silvio Berlusconi confida ai suoi fedelissimi alla vigilia del pronunciamento della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento.
Lo hanno capito subito, i più stretti collaboratori, quando a metà giornata sono state pubblicate le anticipazioni della telefonata del Cavaliere al programma tv serale, con tanto di attacco frontale – l’ennesimo – ai giudici strumento dei “comunisti”.
Il solito Berlusconi, se tutto questo non avvenisse a cinque o sei giorni dalla sentenza della Consulta. Col rischio di deteriorare ulteriormente rapporti già ridotti ai minimi termini.
È il segno, a sentire i suoi, che la partita in ogni caso nel bunker di Villa San Martino la considerano ormai persa.
Anche se dai giudici costituzionali dovesse arrivare quella sentenza di rigetto interpretativa sulla quale sono pure circolate indiscrezioni, in questi giorni. “Figurarsi che garanzie potrei avere, se fosse rimessa alle toghe milanesi la discrezionalità sul congelare o meno i miei processi” va ripetendo a chi pure intorno a lui lo invita a una prudente, più cauta attesa. Gianni Letta in testa. Ma il sottosegretario e primo tra i consiglieri è lontano, a Roma.
E su Arcore si addensano in queste ore i pensieri più cupi.
Il fatto è che Berlusconi fiuta già una “ondata giudiziaria” imminente, da qui a breve, se il responso sarà quello che nel più cupo pessimismo si attende.
La ripresa in blocco, intanto, dei tre processi milanesi, Mills, Mediaset e Mediatrade.
E tutto quel che di nuovo “dalle solite procure” potrebbero aprire a suo carico. E poi, la Procura che ricorre in Cassazione contro la sentenza Dell’Utri, giudicando insufficienti i 7 anni inflitti dalla sentenza d’appello al braccio destro siciliano nel processo per mafia.
E ancora gli affondi pesanti dell’Anm contro il governo che hanno scatenato ieri l’ultimo scontro frontale sul rischio paralisi della giustizia denunciato dai vertici dell’Associazione magistrati.
Ecco, tutto questo ha un nesso, nella visione del presidente del Consiglio.
Ma il nodo che il leader Pdl vede aggrovigliarsi è anche politico.
Perchè anche l’operazione allargamento della maggioranza, in caso di bocciatura dello scudo in Consulta tra martedì e giovedì prossimi, rischierebbe di morire sul nascere.
Le già difficili trattative che i suoi “procuratori” stanno portando avanti tra Montecitorio e Palazzo Madama per raccogliere parlamentari dai banchi delle opposizioni, subirebbero un brusco stop se la stessa permanenza del premier a Palazzo Chigi dovesse vacillare.
Nessuno – questo il timore avvertito nell’inner circle berlusconiano – si azzarderebbe a traghettare su una sponda malferma e insicura.
Per altro, la pioggia di smentite di tutti i deputati e senatori indiziati di abboccamento è stata in queste ultime 48 ore già un pessimo segnale per chi, da Moffa a Romano, sta lavorando all’operazione.
“E se la situazione precipita, anche Bossi e Tremonti rialzeranno la posta, ma io non mi faccio mettere nell’angolo” hanno sentito dire al Cavaliere.
Deciso com’è a passare fin da ora al contrattacco.
L’uscita all’apparenza spregiudicata di ieri in tv altro non è se non un avvertimento di quel che potrebbe essere e probabilmente sarà una campagna elettorale tutta giocata appunto all’attacco.
E, neanche a dirlo, sui temi della giustizia: sulle procure che lo assediano, che lo vogliono “eliminare”, che lo vogliono “in galera” o “in esilio, come Craxi”.
Sarebbe una mossa disperata, quella del voto anticipato in primavera, non quella che Berlusconi vorrebbe tentare, se dipendesse solo da lui.
Anche perchè sulle elezioni – lui lo sa – grava come un macigno l’incognita del risultato al Senato.
Dato per scontato il successo alla Camera, con l’attuale sistema e col terzo polo contro, non replicherebbe a Palazzo Madama.
“Abbiamo fatto uno studio, verificando come solo in Campania, Calabria e Sicilia il Pdl perderebbe ben 12 senatori a beneficio delle opposizioni” racconta il repubblicano Francesco Nucara che porterà a breve lo schemino al presidente del Consiglio.
Con un’altra dozzina in uscita nelle altre regioni meridionali, il tonfo è servito. “Proprio per questo continuiamo a consigliargli di evitare per ora il ricorso alle urne”.
Ma dei suggerimenti in queste ore Berlusconi tiene conto poco o nulla.
E su quello scenario post voto, nello stesso governo, c’è già chi sta scommettendo il proprio futuro.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 6th, 2011 Riccardo Fucile
MANCA MENO DI UNA SETTIMANA ALL’UDIENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE CHE DECIDERA’ LE SORTI GIUDIZIARE DEL PREMIER… MARTEDI POTREBBERO DECIDERE, COSI’ COME RINVIARE A GIOVEDI: MASSIMO RISERBO E CLIMA DI TENSIONE
Meno sette giorni alla fatidica udienza pubblica alla Corte costituzionale sul legittimo
impedimento che deciderà delle sorti giudiziarie di Silvio Berlusconi. C’è il presidente Ugo De Siervo nel palazzo antistante il Quirinale. C’è il suo staff.
I 15 giudici lavorano quasi tutti a casa, alle prese con le sentenze da scrivere e con l’ultimo documento che il collega Sabino Cassese, il relatore dell’attesissima pratica, ha inviato a tutti.
Testo riservatissimo, 40 pagine con tanto di allegati che illustrano puntigliosamente la giurisprudenza e lo stato dell’arte, pieno di ipotesi e sotto ipotesi, di lettura non certo facile, visto che in punta di diritto illustra lo stato della questione, le possibili soluzioni, senza privilegiarne al momento nessuna.
La cosiddetta legge-ponte al lodo Alfano in veste costituzionale, che non ha mai visto la luce, potrebbe ottenere un pieno via libera.
Potrebbe, all’opposto, essere azzerata del tutto.
Ma potrebbe anche essere bocciata o salvata in parte con delle sentenze interpretative.
In un caso la legge resterebbe in vigore, ma solo a patto di essere interpretata dai giudici in modo da salvarne la costituzionalità .
Nell’altro verrebbe in parte integrata, “spiegata” dalla stessa Consulta, con delle aggiunte che ne garantirebbero la coerenza con la Carta.
Ma quale soluzione potrà prevalere sull’altra?
Il relatore Cassese di certo non lo dice perchè, come spiegano alla Corte, ciò non rientra nella prassi.
Solo nella prima camera di consiglio dopo l’udienza pubblica Cassese renderà oralmente pubblica la sua via d’uscita,
Si vive un’atmosfera di tensione e di massimo riserbo alla Consulta.
Tant’è che il presidente De Siervo ha raccomandato a tutti il più rigoroso silenzio. Stop a qualsiasi indiscrezione.
Perfino sulla previsione dei tempi in cui la decisione sarà presa e subito resa pubblica.
Fonti autorevoli accreditano due ipotesi.
La prima: il consesso dei giudici si riunisce la mattina di martedì 11 gennaio e, in udienza pubblica, ascolta cos’hanno da dire i difensori.
Poi, subito dopo pranzo, gli stessi 15 si chiudono in camera di consiglio e di lì non escono finchè non viene scritto il dispositivo della sentenza che, com’è avvenuto per la decisione sul lodo Alfano, viene subito diffuso alla stampa. Ma c’è una seconda ipotesi di lavoro.
In cui si prevede di esaminare la questione martedì pomeriggio e rinviare però la decisione a giovedì.
Nel frattempo, mercoledì, sarà trattato il caso dei referendum proposti da Antonio Di Pietro – acqua, nucleare, lo stesso legittimo impedimento – per cui la Corte deve decidere l’ammissibilità .
A quel punto, giovedì, contestualmente, entrambe le scelte verrebbero rese pubbliche.
à‰ una road map che non convince chi, sulla legge che tiene congelati i tre processi milanesi del Cavaliere, chiede una pronuncia presa e resa ufficiale nel corso dello stesso pomeriggio, per evitare qualsiasi pressione o possibile fuga di notizie.
Ma poichè il verdetto sulla costituzionalità del legittimo impedimento influisce anche sul referendum, il rinvio a giovedì troverebbe una sua giustificazione.
L’ultima incertezza riguarda il numero dei giudici. Tutti e 15? O qualche defezione?
La Saulle, reduce da problemi sanitari, sarà presente o darà forfait?
Sia lei che De Siervo sono fortemente irritati proprio per le indiscrezioni sulla sua salute.
Lei ha assicurato che ci sarà .
Qualora ciò non fosse possibile, ci sarebbe il rischio di un voto sette contro sette.
Sette di destra e sette di sinistra.
In quel caso, a decidere il risultato della partita sarebbe il presidente il cui voto, in caso di parità , vale doppio.
Ma, sottolineano alla Corte, queste sono solo supposizioni e ipotesi che nessuno, a oggi, è in grado di confermare, visto che lo schieramento dei giudici è ancora in alto mare.
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