Destra di Popolo.net

BERLUSCONI CONTINUA A SPARARE CAZZATE: “CON MONTI DEMOCRAZIA SOSPESA”:… AVANTI COSI’, SILVIO, CHE IL PDL LO FAI SCOMPARIRE

Novembre 17th, 2011 Riccardo Fucile

“NAPOLITANO CI TRATTAVA COME BAMBINI”…DAVANTI AI SENATORI IL PROPRIETARIO DI MEDIASET GIA’ ATTACCA IL NUIOVO GOVERNO, POI CON FARE RICATTATORIO DICE: “DURERA’ FINO A CHE VORREMO NOI”… E SU CASINI: “FAREMO RAGIONARE IL RAGAZZO, CON LE BUONE O CON LE CATTIVE”

Il governo di Mario Monti rappresenta una “sospensione certamente negativa della democrazia”.
Sono le parole che Silvio Berlusconi ha usato, parlando ai senatori del Pdl, davanti ai quali ha parlato del nuovo governo, dei punti del programma che non gradisce e di elezioni: “Non possiamo lasciare il paese alla sinistra. E poi a chi? a Di Pietro, Vendola e Bersani. Gli italiani non sono così cretini da dare il voto a questi qua”.
L’ex premier non usa mezzi termini e attacca duramente il nuovo esecutivo: “la decisione finale ci è stata praticamente imposta, con i tempi voluti dal presidente della Repubblica”.
Ce n’è anche per il capo dello Stato: “Come presidente del consiglio mi sentivo impotente, potevo solo suggerire disegni di legge. Anche i decreti, quando arrivavano al Quirinale, il presidente della Repubblica diceva no a 2 su 3 – sottolinea Berlusconi -. Ci correggeva con la matita rossa, come una maestra con i bambini delle elementari”.
Davanti ai senatori del suo partito, l’ex presidente del Consiglio sottolinea che la durata del nuovo esecutivo dipende dal Pdl, decisivo anche nella nuova maggioranza e insiste perchè il nuovo premier chiarisca il suo programa: “Monti ha parlato di sviluppo e crescita, ma non ci ha detto nulla di preciso sul suo progamma. Abbiamo parlato a grandi linee degli impegni presi con l’Europa – ha detto Berlusconi, che ha ribadito il no del Pdl alla patrimoniale perchè sarebbe una misura depressiva.
L’ex primo ministro non ha tralasciato l’argomento elezioni: se si andasse al voto oggi, ha detto, ci sarebbe “L’incognita del Terzo Polo, l’incognita di Casini. Ma non vi preoccupate: faremo ragionare il ragazzo al momento giusto, con le buone o le cattive…”.
Poi, sulla legge elettorale: “Monti non cambierà  la legge elettorale, ma siamo d’accordo che va cambiata. Abbiamo un gruppo di esperti che sta valutando quella migliore, va modificata prima delle prossime elezioni”, ha spiegato, ribadendo il suo no per ora al voto anticipato: “Affrontare ora una campagna elettorale, sotto la pressione negativa e l’assedio dei media, sarebbe stato un errore”.
L’ex premier, poi, ha affrontato anche il tema delle intercettazioni:   “Quella delle intercettazioni è una vergogna. Io ho deciso che di non avere più il cellulare”, ha detto e ha sottolineato la necessità  entro la fine della legislatura di mettere mano al regime delle intercettazioni e alla giustizia.

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DI BIAGIO (FLI) DENUNCIA: “UN COMITATO D’AFFARI GESTISCE L’ITALIA”. I TANTI LAVITOLA DEL GOVERNO BERLUSCONI

Novembre 16th, 2011 Riccardo Fucile

IL LEGAME TRA POLITICA E MALAFFARE: “UN ESEMPIO? LA DISMISSIONE DELLA TIRRENIA, LE IMPRESE CON A CAPO PERSONAGGI RICONDUCIBILI A DEPUTATI VICINI A BERLUSCONI”

È la denuncia di Aldo Di Biagio deputato di Fli, una delle vittime ribellatesi al metodo Verdini del “dimmi cinque cose che desideri” a cui in cambio della fiducia al governo è stato anche consigliato di farsi una Fondazione dove avrebbero fatto arrivare soldi di Finmeccanica: “Non hanno cancellato l’Ice per sbaglio, altro che crisi, lo hanno fatto perchè non serviva più un Istituto per il Commercio Estero, anzi era ingombrante, tanto a chiudere i contratti per il Sudamerica c’era Lavitola che non accompagna il ministro Frattini e il premier per piacer suo, e per l’Est Europa altri faccendieri”.
Ma il ministro Paolo Romani aveva annunciato di voler fare un passo indietro sulla cancellazione dell’Ice trasformandolo in Ace.
Sì, Romani stava lavorando per inserire nel decreto Sviluppo la creazione dell’Ace, una nuova Agenzia per il commercio estero, che di fatto spogliava l’Ice di tutte le sue funzioni. E pare che avesse già  pronta la nomina a Direttore generale per la sua cara amica Francesca Esposito che ha ottenuto un contratto da 150 mila euro l’anno in qualità  di portavoce e capo della sua segreteria tecnica. Stipendio, considerato, evidentemente misero, visto che pochi giorni prima della caduta del governo ha cercato di ottenere un aumento.
Chi sarebbero i Lavitola che gestiscono i contratti nell’Est Europa?
In Russia sicuramente il Console Onorario Pierpaolo Lodigiani che risponde all’onorevole del Pdl Valentino Valentini, in pratica l’ombra di Berlusconi.
In base a cosa lo afferma?
Ho partecipato in qualità  di capo missione a Krasnodar alla Missione Sistema Italia in Russia. Mentre io partecipavo ai tavoli tematici e incontravo le delegazioni, i contratti li chiudeva Pierpaolo Lodigiani su ordine dell’onorevole Valentino Valentini in qualità  di consigliere internazionale dell’ex premier o come lo definisce l’ambasciatore Spogli — nel sito di Assange — “l’intermediario d’affari di Berlusconi in Russia”, socio del console onorario Lodigiani. La missione in Russia, dal 5 al 9 aprile 2009, a cui ha partecipato tutto l’apparato: banche, camere di commercio, ministeri, è costata al Paese diversi milioni di euro, ma si è conclusa con contratti di Eni e Finmeccanica, mentre le migliaia di imprese italiane sono tornate a mani vuote.
Ma in cosa consisterebbe il vantaggio per Berlusconi se i contratti li ha chiusi Eni e Finmeccanica?
Ai contratti chiusi dall’Eni vi partecipa una serie di società  offshore di cui, ovviamente, si ignorano i proprietari e i beneficiari dei beni. Non credo sia difficile intuire i loro nomi. Chiediamoci: quale vantaggio ha portato al mercato italiano l’ingresso di Gazprom? Quali benefici ne hanno ricevuto consumatori e le imprese? Altro che interesse nazionale. Guardi la Missione in Russia è stata mortificante. Tutto quello che si svolgeva ufficialmente era di facciata, chi era lì per fare affari li faceva in separata sede poi se ne andava. Anche la presenza delle imprese è stata di facciata e gli imprenditori lo hanno capito e se ne sono lamentati fortemente. Avreste dovuto vedere come il Console Onorario Lodigiani si rivolgeva al governatore di Krasnodar, lo trattava come fosse un suo dipendente. Quando arrivammo a Mosca partecipammo alla visita al Cremlino con una delegazione di imprenditori, c’era anche Scajola che ai tempi era ministro dello Sviluppo economico, il presidente di Finmeccanica Guarguaglini e restai colpito dall’atteggiamento di Paolo Scaroni che è arrivato, si è appartato con Mendev e se n’è andato.
Quello che lei descrive è una sorta di sistema satellite che occupa tutti i gangli dello Stato.
È così. Andate a vedere chi è il Gruppo Maccaferri che ha chiuso l’accordo per le 15 centrali idroelettriche tra Serbia, Bosnia e Montenegro. Maccaferri è legato all’ex ministro dello Sviluppo Scajola. Per non parlare delle Fondazioni.
Cioè?
Prenda la Fondazione Italia-Usa che come tutti sanno fa capo al banchiere, coordinatore del Pdl Denis Verdini presieduta dal suo uomo di fiducia, il deputato del Pdl Rocco Girlanda, amministratore delegato del Gruppo che edita Il Corriere dell’Umbria, di Siena, di Arezzo, della Maremma, di Viterbo e di Rieti, ex componente della commissione bilancio e Giustizia. Sarebbe molto interessante sapere da chi riceve finanziamenti la Fondazione Italia-Usa. Magari, chissà , si scoprirebbe che vi arrivano anche i soldi di Finmeccanica!
Crede che il governo Monti potrà  contribuire a ridare dignità  allo Stato?
È un primo passo necessario per poi tornare alle urne. Società  come Eni, Finmeccanica, Poste, Enel debbono riconquistare il loro ruolo strategico per il bene del Paese e debbono riemergere i veri uomini di Stato soffocati da questa piovra.

Sandra Amurri
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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L’ULTIMA RAFFICA DI GALAN: AMICI E MOGLI DI POLITICI NOMINATI IN ZONA CESARINI

Novembre 16th, 2011 Riccardo Fucile

DAL TALK SHOW DI MARZULLO ALLE COMMISSIONI SUL CINEMA: CI SONO ANCHE LE MOGLI DI FERRARA E MARTUSCIELLO

A ridosso del cambio della guardia al ministero dei Beni culturali, il conduttore demitiano e un’ampia pattuglia degli ospiti di “Cinematografo” ottengono la nomina negli organismi che valutano le pellicole e decidono i finanziamenti, racconta “Il Secolo XIX”.
Già  zeppe di amici e familiari di politici, spesso digiuni dell’argomento
Sono le nomine in extremis lasciate in eredità  dal ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan, del Pdl.
Il caso lo solleva Il Secolo XIX, in un impietoso ritratto dedicato alle scelte compiute dall’ex governatore della Regione Veneto negli ultimi giorni del suo incarico, prima di lasciare l’ufficio al prossimo ministro probabilmente scelto da Mario Monti.
A cominciare dallo stesso Gigi Marzullo, messo in Rai da Ciriaco De Mita e da allora inamovibile, conduttore del programma serale “Cinematografo”, su Raiuno.
Marzullo entra nella commissione ministeriale dedicata alla promozione cinematografica.
Insieme al critico del Mattino Valerio Caprara, polemista del programma e già  presidente della Campania Film Commission, “che è un ruolo istituzionale e quindi sarebbe stato meglio lasciar perdere”, nota il quotidiano genovese.
Napoletano è anche l’altra new entry, il giornalista politico di Panorama Carlo Puca. Per il quale “fu galeotta, pare, un’intervista al ministro Galan”.
Nella commissione che invece si occupa di vagliare le opere prime e seconde va un altro ospite fisso di Marzullo, Gianvito Casadonte, animatore del Magna Grecia Film Festival in Calabria.
Nella stessa commissione già  siede il volto più noto di “Cinematografo”, la critica Anselma Dell’Olio (moglie di Giuliano Ferrara), insieme a Carlo Cozzi, che scrive di film su Il Secolo, storico giornale dell’Msi e successive trasformazioni.
Dall’ente che valuta i registi esordienti se ne va Antonia Postorivo, avvocato e moglie di Antonio D’Alì, senatore berlusconiano siciliano, già  sottosegretario all’Interno.
Ma solo per approdare alla commissione più “sostanziosa”, quella che decide i finanziamenti delle opere ritenute di interesse culturale nazionale.
A dispensare denaro dello Stato per il cinema, Galan piazza anche Valeria Licastro Scardino, in passato segretaria di Fedele Confalonieri e in contatto con il ministro mancato Aldo Brancher.
Attualmente è responsabile delle relazioni istituzionali della berlusconiana Mondadori e grande animatrice della mondanità  romana, nonchè moglie dell’ex deputato forzista campano Antonio Martusciello (sistemato all’Agcom).
Ma, scrive ancora Il Secolo XIX, “nessuno si spiega, neppure al ministero, perchè la bionda signora, non proprio nota come esperta di cinema, debba esprimersi sui film d’autore da coprodurre coi soldi pubblici”.
In compagnia, tra gli altri, di Alessandro Voglino, esponente di Alleanza nazionale a Roma.

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IL DEPUTATO PDL LABOCCETTA INDAGATO PER FAVOREGGIAMENTO

Novembre 15th, 2011 Riccardo Fucile

FACENDOSI SCUDO DELL’IMMUNITA’ PARLAMENTARE, AVEVA PORTATO VIA UN PC DURANTE UNA PERQUISIZIONE DELLA GDF NELL’UFFICIO DEL TITOLARE DI ATLANTIS, FRANCESCO CORALLO, ACCUSATO DI FALSA ATTESTAZIONE DI GENERALITA’ E QUALIFICA

Favoreggiamento. Con questa accusa i pm di Milano Roberto Pellicano e Mauro Clerici stanno valutando l’iscrizione nel registro degli indagati del deputato del Pdl e membro della   Commissione Antimafia Amedeo Laboccetta che, il 10 novembre scorso, aveva portato via un computer rivendicandone la proprietà  durante la perquisizione della Guardia di Finanza nell’ufficio/abitazione in piazza di Spagna a Roma di Francesco Corallo, patron della società  Bplus Atlantis.
Da quanto si è saputo, i pm dopo una riunione con il procuratore aggiunto Francesco Greco, nei prossimi giorni dovrebbero inviare alla Giunta per le autorizzazioni l’istanza di sequestro del pc che settimana scorsa la Guardia di Finanza non ha potuto acquisire.
Due le accuse anche per Corallo: falsa attestazione a un pubblico ufficiale di identità  o qualità  personali (art. 495 cp), come rivela l’agenzia di stampa Agi. Il titolare della Bplus Atlantis infatti — perquisito nell’ambito dell’inchiesta sulla Banca popolare di Milano (Bpm) che vede indagato l’ex presidente Massimo Ponzellini e il suo braccio destro Antonio Cannalire per associazione a delinquere e ostacolo all’attività  di vigilanza (leggi) — aveva cercato di impedire la perquisizione del suo ufficio affermando di essere ambasciatore presso la Fao per conto del Commonwealth di Dominica e quindi di godere dell’immunità  diplomatica.
Circostanza, questa, smentita dalla stessa organizzazione dell’Onu che si occupa di cibo e agricoltura.
Ieri infatti la Guardia di Finanza ha acquisito al ministero degli Esteri la documentazione relativa alla procedura di accreditamento di Corallo come ambasciatore presso la Fao.
Nei mesi scorsi, in qualità  di Paese ospitante, la Farnesina, secondo fonti del ministero, ha effettivamente ricevuto una “richiesta di parere” da parte della Fao sull’eventuale accreditamento di Corallo.
Parere poi risultato negativo perchè, spiegano alla Farnesina, il titolare del gruppo Atlantis “svolge attività  economiche in Italia” e si ritiene dunque “inopportuno” che qualcuno con interessi economici nel nostro Paese goda di immunità  diplomatica.
Sulla proprietà  del computer le versioni sono discordanti.
Prima Corallo avrebbe tentato di sottrarre ai finanzieri il pc rivendicando l’immunità  diplomatica in quanto ambasciatore, poi ne avrebbe attribuito la proprietà  a una donna sudamericana, presente nell’appartamento al momento dell’irruzione dei militari .
Poi, stando a quanto ricostruito il giorno successivo, il titolare della società  Atlantis avrebbe telefonato ai suoi avvocati.
E proprio mentre i finanzieri verificavano presso la Farnesina l’effettiva appartenenza di Corallo alla Fao e mentre i legali raggiungevano piazza di Spagna, sarebbe arrivato il parlamentare del Pdl Laboccetta che, invocando l’immunità  parlamentare avrebbe preso il computer per portarlo via.
Le rivendicazioni di Laboccetta arrivano sia subito dopo la perquisizione, sia il giorno seguente: “Quel computer è mio e chiunque dica il contrario ne risponderà ”.
Anche questa sera il deputato napoletano del Pdl è rimasto fedele alle dichiarazioni precedenti e non ha risparmiato una stoccata alla procura di Milano: “E’ incredibile che qualcuno possa immaginare che io venga indagato in questa vicenda — ha scritto in una nota — L’accusa che mi si vorrebbe muovere è quella di aver posseduto qualcosa che mi appartiene e che, ovviamente, non avrei potuto sottrarre”.
Nei prossimi giorni, qualora venga autorizzato il sequestro del Pc da parte della Camera, si saprà  cosa contiene di così prezioso e chi ne è il proprietario.

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BERLUSCONI NON C’E’ PIU’, MA LO STATO CONTINUERA’ A PAGARLE

Novembre 14th, 2011 Riccardo Fucile

SOUBRETTE, MODELLE E IGIENISTE DENTALI : IN UN’INTERCETTAZIONE BERLUSCONI SPIEGAVA COME SI ERA LIBERATO DELLE SUE GIRLS

“Me le sono tolte dai coglioni, lo Stato le paga lo stipendio”.
L’illuminato assioma è di Silvio Berlusconi. Lo rivela Barbara Faggioli a Nicole Minetti nel corso di una telefonata intercettata dai pm milanesi titolari dell’inchiesta Ruby.
E a guardare in consigli comunali, provinciali, regionali e nelle aule del Parlamento si trovano decine e decine di ragazze che il premier è stato così cortese da togliersi “dai coglioni” scaricandone il mantenimento allo Stato.
Cioè dei contribuenti.
Di quelli che in Italia le tasse le pagano e che non hanno seguito il suo monito da statista: “Giusto evadere le tasse esagerate”.
Lui cade, trascina con sè il Pdl, ma al Paese lascia (anche) le rappresentanti della corrente forza gnocca elette in mezza Italia.
A cominciare proprio da Nicole Minetti, simbolo di “forza gnocca” nonchè regina indiscussa delle notti a ritmo di bunga bunga.
L’ex valletta e igienista dentale, dal premier apprezzata per le performance sul palo di lap dance ad Arcore tanto da meritare la benedizione di papi con il crocifisso, è stata inserita nel listino bloccato di Roberto Formigoni.
Lo stipendio a carico della Regione Lombardia è di circa ventimila euro al mese.
Sta bene, lo ammette anche lei in diverse telefonate.
Invece l’amica Barbara Faggioli dal consiglio comunale di Milano, dove Berlusconi le ha garantito una poltrona, vuole arrivare a Montecitorio.
Se ne lamenta con l’amica. “Facciamo come la Carfagna. A lui gli fa comodo mettere me e te in Parlamento, perchè lui dice me le sono levate dai coglioni, lo Stato le paga lo stipendio”. Faggioli si lamenta. “Che cazzo faccio sto in Comune per altri cinque anni? A guadagnare 600 euro”.
Meglio il Parlamento in effetti. Minetti preferisce restare dove è. “Io sto troppo bene a Milano, me ne sto lì dove sono, sto da Dio”.
A Roma “alla fine guadagnerei uguale, perchè guadagni duemila euro in più, chi se ne frega per duemila euro”.
Anche perchè in Regione l’impegno profuso in questi anni da Minetti è pari a zero. Ma almeno partecipa con assiduità  alle sedute consiliari.
Francesca Pascale, invece, in aula è entrata appena una volta.
La 26enne meteora dello spettacolo è stata eletta nelle file di forza gnocca nel 2009 al consiglio provinciale di Napoli.
Da allora ha preso parte ad appena una riunione della commissione Lavoro.
In media le commissioni si riuniscono 20 volte al mese.
Ma non manca nelle serate di relax del premier. Mercoledì, nelle ore tra le più drammatiche per il Paese, la papi-girl è corsa a Palazzo Grazioli con la sua Smart sfilando davanti le decine di giornalisti assiepati in attesa di comunicare al mondo la liberazione e la caduta del berlusconismo.
Il cavaliere era comprensibilmente stressato.
Pascale percepisce uno stipendio di circa diecimila euro.
Poco meno di Giovanna Del Giudice, ex meteorina del Tg4 di Emilio Fede, che alla Provincia di Napoli è riuscita a ottenere persino il posto di assessore.
Come Antonia Ruggiero, anche lei assessore ma in Regione Campania.
Lei ha ringraziato pubblicamente: “Mi ha voluta lui”.
Fortuna toccata anche a Emanuela Romano, oggi assessore a Castellamare di Stabia, in provincia di Napoli, ed esclusa dalle liste per le Europee a causa dell’uscita di Veronica Lario sul “ciarpame senza pudore”.
Anche a Bruxelles di donne “di cui fidarsi” il premier ha fatto in tempo a sistemarne.
Laura Comi si è salvata dall’epurazione. Così come Barbara Matera e Licia Ronzulli, indicata come prima vera “selezionatrice” delle pulzelle da portare nelle cene eleganti del premier.
Le eurodeputate hanno stipendi più bassi e meno benefit rispetto alle colleghe sedute a Roma.
Del resto, la Casta più privilegiata al mondo, ormai è noto, siede a Montecitorio.
E le rappresentanti di forza gnocca (quasi una corrente del Pdl) qui sono addirittura salite al governo.
È deputata Elvira Savino, amica dell’ape regina Sabina Began.
Alla Camera siede anche Mariarosaria Rossi, badante di B. fino a essere stanca del bunga bunga (“che palle, ti saluto”, disse a Fede).
Qualche scranno di lato e si trova Gabriella Giammanco, ex giornalista del Tg4 ed ex fidanzata di Augusto Minzolini.
Ma le vere pupille di Berlusconi hanno conquistato il governo: Mariastella Gelmini, Michela Vittoria Brambilla e la preferita Mara Carfagna.
Di cui il Cavaliere tesse le lodi al telefono con il latitante faccendiere Valter Lavitola.

Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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BERLUSCONI E LA MINACCIA: “LI AFFONDO QUANDO VOGLIO”

Novembre 13th, 2011 Riccardo Fucile

LA RESA SU LETTA, LE FEDELISSIME DISPERATE E L’USCITA DI SCENA TRA FISCHI E MONETINE

Quella faccia. Quella faccia non te la scordi.
L’ultimo giorno del “ventennio breve” arriva come un temporale sulla faccia di Silvio Berlusconi.
Come una moviola accelerata che si chiude nell’aula di Montecitorio, nel senso estraniante e paradossale del dramma, la faccia di Berlusconi che guarda il tabellone elettronico, e segna sul foglio di carta con la penna, e poi riguarda quel tabellone, e poi il foglio di carta, come a cercare di far quadrare una somma che non torna.
Non può che essere così: diciassette anni di governo che finiscono, nella maschera pietrificata e interdetta di uno che ancora non si capacita all’idea, non si possono sommare alla vita che continua.
E poi la salita al Quirinale faticosissima, in tarda serata, dopo aver ammesso nell’ufficio di presidenza del Pdl, scuotendo la testa: “Il Pd, la sinistra, non vuole accettare la presenza di Gianni Letta vicepremier”.
È il nodo intorno a cui tutto il dramma si articola . L’ultima battaglia da combattere. Oppure la faccia esposta, con grande sforzo nelle due ore di pranzo con Mario Monti?
L’illusione dei numeri
La giornata più lunga di diciassette lunghi anni corre velocissima, in modo incoerente, con tanti finali.
Il momento del voto sul collegato alla Finanziaria, per esempio.
Le luci rosse (quelle dell’Italia dei Valori) le luci verdi (380, tantissime, quelle del Pdl e del Terzo polo compatte), le luci che non si accendono (quelle del Pd che — presente in aula — non vota).
Dall’alto della tribuna mi sporgo per vederlo meglio quello sguardo di stupore, anche quando si spengono le telecamere di Radio Aula.
Nemmeno io credo alla faccia incredula. Non è la faccia che immaginavo, per la fine di un’epoca.
È come se in quel momento Berlusconi stesse pensando che lui la maggioranza ce l’ha ancora.
Che con 380 voti si potrebbe ancora governare.
L’altro sottofinale è un fotogramma interrotto dai lampi delle telecamere alle sette di sera: sono i fischi all’uscita da Palazzo Chigi.
Fischi e applausi, ma tanti fischi e anche qualche monetina, nel grande Barnum delle tifoserie che si radunano nella notte intorno ai Palazzi, come calamitati sul palcoscenico delle istituzioni, nell’atto finale di una storia sincopata.
Ma forse il momento più drammatico di Silvio Berlusconi, ieri è stato un altro: la riunione finale dell’ufficio di presidenza del Pdl, prima di cena.
Il vero gran consiglio, il 25 luglio che cade il 12 novembre.
La vera resa dei conti, la riunione dei lunghi coltelli che inizia con una decisione scritta (sostenere Mario Monti), ma anche con un possibile colpo di scena, quello che i fedelissimi gli chiedono ancora una volta al Cavaliere di stupire, di far saltare il tavolo.
“Sei come Wojtyla”
A Palazzo Grazioli i ministri del No, reduci del bagno di folla di Milano, con Giuliano Ferrara e Alessadro Sallusti a suonare la carica, puntano ancora una volta i piedi.
Ed è un’altra faccia di Berlusconi che entra nella storia della giornata, quella che tutti vedono quando è attraversato da questo pensiero, mentre Daniela Santanchè dice alzando la voce: “Se votiamo il governo Monti siamo finiti! Se non lo votiamo si apriranno davanti a noi delle praterie, e vinceremo le prossime elezioni!”.
E lui che prova a rassicurare: “Siamo in grado di staccare la spina a Monti quando vogliamo…”.
Oppure la faccia che resterà  era quella del sorriso di cordialità  con cui Berlusconi aveva accolto a pranzo Mario Monti?
Ore 13: l’orologio della politica è come se si fermasse, in Transatlantico, tutti che aspettano il verdetto, tutti che ripetono: che altro potrebbe fare, stavolta, se non arrendersi?
Sei diventato il Caimano perchè tutti sanno che hai fatto saltare qualsiasi tavolo, e adesso, davanti alla formale calligrafia di un atto di sottomissione, Monti apparentemente è l’autore di un gesto di galateo, ma sembra come un generale che viene a ottenere la dichiarazione di resa .
Mariarosaria Rossi, detta “Eva Braun”, la deputata più vicina a Silvio Berlusconi, scuote la testa: “A Gianni Letta non possono dire di no. Gianni Letta non è un politico, lui è un tecnico come tutti gli altri”.
Annagrazia Calabria, la presidente dei giovani azzurri ripete: “Qualunque cosa farà  lo seguiremo”.
Ancora la Rossi: “Siamo entrati in politica perchè c’era Silvio. Io sono stata segnata, come molti italiani, da due grandi personalità : Karol Wojtyla, e Silvio Berlusconi”.
La trattativa fallita
Il pranzo non è l’epilogo perchè è parte della battaglia: Berlusconi vuole certezze, garanzie, la presenza di Letta nel governo come cardine di qualsiasi possibile alleanza.
Monti risponde no.
Così come D’Alema aveva ripetuto sicuro, alla buvette di Montecitorio: “Non è una cosa che noi possiamo accettare”.
Insomma, è proprio in mezzo alle porcellane di quel pranzo, che il finale già  scritto dell’ultimo giorno sembra riaprirsi.
Berlusconi torna in aula furibondo, senza dire una parola, i deputati del Pdl applaudono al suo ingresso e intonano l’ultimo coro: “Silvio, Silvio!, voto, voto!”.
Il ministro Romano scuote la testa: “Dobbiamo votare no”.
Ci sono Michela Brambilla e Daniela Santanchè. C’è la Meloni, che solca il Transatlantico annunciando che “non sottoscriverò il certificato di morte della politica in questo paese”.
Monti imposto dai mercati, Monti blindato da Napolitano, Monti che non fa prigionieri.
Guardi quella faccia stupita e pietrificata in aula, e capisci che tutto questo è sul suo viso.
Nel giorno in cui — con la parola dimissioni — finisce davvero il ventennio breve.

Luca Telese Blog

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IL PROCESSO AL CAPO E LE POLTRONE PERDUTE

Novembre 13th, 2011 Riccardo Fucile

DOPO LE DIMISSIONI DEL CAVALIERE IL PDL SI SPACCA, NEL MIRINO SOPRATTUTTO VERDINI… MA C’E’ CHI RIMPIANGE LO STRAPPO CON FINI: TRA QUESTI LA RUSSA

In nero. Come delle vedove.
Le donne del Pdl, dalla Rizzoli alla Rossi, dalla Savino alla Biancofiore, sfilano per il Transatlantico e ostentano il loro lutto con un insolito total black.
Pantaloni, camicie, gonne, giacche. I
n aula, il partito dell’amore riserva un’ovazione di pancia al premier, ma fuori, sui divanetti e nel cortile di Montecitorio, si celebra un lucido processo di testa a B.
In tanti, donne e uomini azzurri, avrebbero voluto “l’ultimo colpo di coda del Caimano”. Testuale.
Non un Capo rassegnato e terreo in volto.
Il paradosso è che sono rimasti berlusconiani senza Berlusconi. E gli rinfacciano, spietati e nostalgici allo stesso tempo, una lunga serie di errori.
Pure i leghisti si lagnano: “Bossi si sente tradito da Berlusconi”.
Ignazio La Russa, a capo di una pattuglia mista di ex An ed ex forzisti anti-Monti, fa un’ammissione nel chiuso della barberia: “Al momento della rottura siamo stati troppo duri con Fini”.
“Fregati da Pomicino, non dai pm” .
L’elenco dei rimpianti che conduce al governo Monti via mercati finanziari inizia dal dicembre dello scorso anno: lo strappo di Fli e i Responsabili di Domenico Scilipoti in maggioranza. Voci sparse dai capannelli del Pdl: “Dopo la rottura con Fini bisognava andare subito al voto”. Poi: “Sei mesi fa dovevamo cedere all’Udc di Casini e mettere Alfano a Palazzo Chigi”.
Punto d’arrivo: “Alla fine il presidente non è stato fatto fuori dai magistrati, ma da Cirino Pomicino che ha fatto la campagna acquisti per Casini”.
E sono arrivati “i poteri forti, le banche, il capitalismo finanziario”.
Cioè, Mario Monti.
L’ultimo atto di B. è un ritorno alle ideologie del Novecento. I postmissini sono i più agguerriti. La ministra Meloni, lo stesso La Russa parlano di “vittoria del capitale e dei padroni”.
Marcello de Angelis, direttore del “Secolo d’Italia” con un passato nero da extraparlamentare, fa un paragone tremendo: “Veltroni ha ricordato i tempi dell’unità  nazionale contro le Brigate Rosse. Stavolta invece serve contro il terrorismo finanziario. Con una differenza però: nominare Monti è come se all’epoca avessero messo Mario Moretti o Renato Curcio a capo del governo per combattere le Br”.
Continua De Angelis: “È da luglio che Napolitano preparava tutto”.
La linea anticapitalista va da Scilipoti ai comunisti di “Liberazione”.
Tutto il potere a Bilderberg, la famigerata lobby dei potenti di tutto il mondo.
Anche Daniela Santanchè si adegua: “Da domani vigilerò sui rapporti tra Goldman Sachs e la Pubblica amministrazione”.
Un altro ministro deluso, Gianfranco Rotondi, da sofista democristiano, fornisce una versione diversa: “Stanotte ho sognato Francesco Cossiga che mi ha detto che sta rinascendo il centrosinistra con il trattino. Noi facciamo il centro. Il Pdl è morto”.
La sostanza però non cambia, rispetto ai ragionamenti degli An contro “i padroni”: “Questo è un golpe, non c’è dubbio”.
La rissa per i sottosegretari.
Alle tre del pomeriggio, le varie bande del Pdl entrano in fibrillazione per il pranzo tra B. e Monti.
Si va immediatamente al sodo: “I sottosegretari sono politici o tecnici?”.
Si fanno le divisioni, calcolando la formula breve di Monti: dodici ministri e venticinque posti di sottogoverno.
Nel Pdl il dibattito è più largo: Frattini, Bernini, Fitto e altri ministri uscenti si battono per un esecutivo politico che li incolli alla poltrona fino al 2013.
Il sabato del potere perso.
Mario Pepe, cervello politico degli ex Responsabili, è crudele con il sottosegretario all’Istruzione Pino Galati, nominato meno di un mese fa: “Galati non ha fatto in tempo a sedersi sull’auto blu”.
Sulla strategia da seguire, le correnti di pensiero nel Pdl sono tre: i frattiniani per il 2013, gli ex An per il governo tecnico a tempo e infine i peones per il voto immediato.
Dopo il fallito tentativo di lanciare Lamberto Dini, La Russa, Matteoli, Meloni più Sacconi e Brunetta sono i crociati del Monti tecnico a tempo con l’esclusivo programma economico della lettera alla Bce (niente riforme istituzionali quindi, nè legge elettorale).
In serata, all’ufficio di presidenza del Pdl a Palazzo Grazioli, è questa la linea che passa, simmetrica a quella del Pd di Bersani. “Così stacchiamo la spina quando vogliamo”, è il refrain bipartisan che si sente a Montecitorio e che consente ai due poli di non mettere troppe impronte digitali su questo nuovo esecutivo.
E il fatto che Gianni Letta rimanga fuori fa gongolare di gioia molti berlusconiani invidiosi che non hanno mai sopportato il Ciambellano già  andreottiano di Palazzo Chigi.
In questo storico sabato 12 novembre 2011 sono tante le vendette amare che si consumano. Un autorevole forzista della primissima ora ammette: “Berlusconi ha fatto la fine che si merita. In questi anni ha dato troppo spazio a deputati di prima nomina dimenticandosi dei vecchi amici”.
Verdini nel mirino.
L’accusato numero uno si chiama Denis Verdini, il banchiere peone diventato triumviro onnipotente del Pdl e regista di tutte le trattative nell’ultimo anno.
Il Responsabile centrista Francesco Pionati, mancato sottosegretario in più di un’occasione, fa un tipo di ragionamento simile: “Berlusconi si è infilato in un vicolo cieco a causa dei cattivi consiglieri. Gli ho sempre detto di liberarsi della zavorra per dare un colpo d’ala. Ma non è successo ed eccoci qua. Il berlusconismo però non è morto”.
L’ultima immagine dei berlusconiani nell’ultimo giorno di B. è quella dei ministri che vanno alla residenza privata del premier per l’ufficio di presidenza del Pdl.
Chi va a piedi, chi in macchina.
Per tutti lo stesso trattamento: “Buffoni, andate a lavorare”.
Lo gridano anche al falco Giorgio Stracquadanio, che per l’ennesima volta litiga con giornalisti e passanti.
I sostenitori del Pdl in piazza sono pochissimi. Non è una foto da guerra civile. S
ono giovani e capitanati dalla napoletana Francesca Pascale.
Un deputato centrista del Pd, Stefano Graziano, annota: “Il film è finito, vedrete, da lunedì si ribalterà  tutto e inizierà  una storia tutta nuova”.
Con tanti berlusconiani che si sentono orfani di B.

Fabrizio D’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LA TELEVENDITA DI UN SOGNO

Novembre 13th, 2011 Riccardo Fucile

IL SET E’ STATO SMONTATO, RESTANO LE MACERIE, LA LUNGA PAUSA PUBBLICITARIA DI SILVIO E’ FINITA

Oggi è il giorno che chiude un ventennio, uno dei tanti della nostra storia.
E il pensiero va al momento in cui tutto cominciò.
Era il 26 gennaio 1994, un mercoledì.
Quando, alle cinque e mezzo del pomeriggio, il Tg4 di Emilio Fede trasmise in anteprima la videocassetta della Discesa In Campo.
La mossa geniale fu di presentarsi alla Nazione non come un candidato agli esordi, ma come un presidente già  in carica.
La libreria finta, i fogli bianchi fra le mani (in realtà  leggeva da un rullo), il collant sopra la cinepresa per scaldare l’immagine, la scrivania con gli argenti lucidati e le foto dei familiari girate a favore di telecamera, nemmeno un centimetro lasciato al caso o al buongusto.
E poi il discorso, limato fino alla nausea per ottenere un senso rassicurante di vuoto: «Crediamo in un’Italia più prospera e serena, più moderna ed efficiente… Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme, per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano».
Era la televendita di un sogno a cui molti italiani hanno creduto in buona fede per mancanza di filtri critici o semplicemente di alternative.
Allora nessuno poteva sapere che il set era stato allestito in un angolo del parco di Macherio, durante i lavori di ristrutturazione della villa.
C’erano ruspe, sacchi di cemento e tanta polvere, intorno a quel sipario di cartone.
Se la telecamera avesse allargato il campo, avrebbe inquadrato delle macerie.
Oggi è il giorno in cui il set viene smontato.
Restano le macerie.
La pausa pubblicitaria è finita.
È tempo di costruire davvero.

Massimo Gramellini
(da “La Stampa“)

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NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI NEL PDL: TRENTA EX AN FIRMANO UN DOCUMENTO PER LE ELEZIONI IN PRIMAVERA, CINQUE SCONTENTI VANNO NEL GRUPPO MISTO

Novembre 13th, 2011 Riccardo Fucile

GLI EX AN SI SMARCANO DAL PARTITO…ANTONIONE, GAVA, DESTRO, PITTELLI E SARDELLI DANNO VITA A “COSTITUENTE POPOLARE LIBERALE”

Prove di cambiamento di orizzonte politico.
C’è chi come Gabriella Carlucci passa in una notte dal Pdl all’Udc c’è anche chi preferisce compiere un percorso di transizione a tappe.
Così oggi i deputati Roberto Antonione, Giustina Destro, Fabio Gava, Giancarlo Pittelli e Sardelli ex esponenti del Pdl hanno formalizzato la costituzione all’interno del gruppo Misto della Camera dei deputati della componente «Costituente popolare liberale-Pli».
Ha aderito anche Enzo Scotti in rappresentanza di «Noi Sud».
All’iniziativa dei deputati «malpancisti» ha avuto un «ruolo determinante» il Partito liberale italiano con il quale, spiega Pittelli, «è stato raggiunto un accordo di collaborazione politica».
Poi tocca agli ex An nel Pdl.
È quasi pronto infatti un documento che sarà  sottoscritto da una trentina di deputati dell’ex An, oggi nel Pdl, nel quale si sostiene che l’opzione principale resta quella delle elezioni anticipate dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi.
Ma si aggiunge che se il Pdl dovesse proporre un nuovo governo, riferiscono diverse fonti, allora questo dovrà  essere solo tecnico e portare ad elezioni in primavera.
Il testo è in corso di elaborazione e la decisione è stata presa al termine di una riunione con i grandi strateghi Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa, Giorgia Meloni e una trentina di deputati che hanno sostenuto in queste ore la linea del voto anticipato.
In movimento anche la corrente di Matteoli e quella di Alemanno pur in posizione differenti: su una linea di rottura il primo, possibilista il secondo.
Gli ex colonnelli di An si riposizionano in vista dei regolamenti di conti interni al Pdl e attendono gli eventi.
Così come nel Pdl aumentano le distanze tra i “critici” Scajola, Formigoni, Crosetto e Pisanu, i “collaborazionisti” Frattini, Lupi, Cicchitto e i “pasdaran” Verdini,   Brambilla, Romani, Brunetta.
Silenziose e meditative Gelmini, Carfagna e Prestigiacomo.
Da segnalare poi che Santo Versace, ex Pdl, è passato all’Api di Rutelli.

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