Novembre 13th, 2011 Riccardo Fucile
MARIASTELLA, RENATO, GIULIO, UMBERTO, MAURIZIO, MARA, GIORGIA, ROBERTO… ECCO COME SI CHIAMANO I NUOVI RACCOGLITORI PER IL COMPOST LANCIATI DALL’AZIENDA INGLESE PRIMROSE… PER PORTARSELI A CASA BASTANO 100 EURO
Dalle “cene eleganti” alla spazzatura, per gli inglesi, il passo è breve.
Dopo i quiz con le domande su Forza gnocca in Francia e la pizzeria londinese battezzata Bunga bunga, dall’Inghilterra arriva un’altra novità : la collezione di contenitori per organico e rifiuti dedicata ai ministri italiani.
A quanto pare l’azienda inglese Primrose per battezzare i suoi bidoni e raccoglitori per il compost, ha seguito proprio questa logica: stupire.
Tant’è che Primrose Italia ha scelto riferimenti, per i prodotti, per niente casuali.
C’è il “cono verde mangia rifiuti Umberto” che richiama Bossi, c’è “l’inceneritore in acciaio zincato Ignazio” e c’è il mini recipiente “controlla-odori” per il compost, il più piccolo di tutti, battezzato non a caso “Renato“.
Altri design per Mariastella (Gelmini), Maurizio (Sacconi), Angelino (Alfano) esemplificato da un secchio d’acciaio e Stefania (Prestigiacomo). Roberto (Maroni) è il nome dato all’inceneritore in metallo (prodotto esaurito e ordinabile solo dal prossimo 22 novembre) mentre Giorgia (Meloni) è come Mara (Carfagna): una compostiera dalle linee più eleganti.
Del resto uno studio sul design c’è anche nei contenitori dedicati agli scarti, soprattutto se vanno a finire negli ordinatissimi giardini all’inglese.
C’è un’intera collezione, insomma, in cui spuntano uno dopo l’altro i ministri italiani al completo.
Di riferimenti chiari ai cognomi non ce ne sono, ma è lampante che si tratti di una rappresentazione dell’esecutivo nostrano e che sia frutto di una scelta provocatoria dell’azienda londinese.
La novità fa sorridere. E riflettere.
I nomi dei nostri rappresentanti, dopotutto, non sono stati scelti per battezzare nuove tende da sole, lussuosi gazebo o serre capienti.
Ma per dare il nome ai bidoni della “monnezza”.
Un’immagine non troppo pulita dell’Italia.
Un’immagine che non costa neppure molto: dai 179,95 euro per la “compostiera da giardino ad alveare — Stefania” fino ai 18,95 per il piccolo “Renato”. Poteva mancare Tremonti?No. Portarsi a casa il “separè nascondi-bidone in nocciolo Giulio” costa 99,95 euro.
Un affare.
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Novembre 12th, 2011 Riccardo Fucile
DOPO MENO DI UN ANNO DALLA DENUNCIA E DALL’ADDIO DI FINI, IL PDL SI E’ SFASCIATO… SE NE VA UN PREMIER SCREDITATO IN TUTTO IL MONDO CIVILE, ALLEATO CON UN PATETICO PARTITO RAZZISTA… ORA UN’ALTRA DESTRA E’ POSSIBILE
Silvio Berlusconi non è più il presidente del Consiglio.
Dopo 1284 giorni.
Alle 21.42 ha consegnato le sue dimissioni nelle mani di Giorgio Napolitano. Fuori dal Quirinale, migliaia di persone hanno atteso il momento per ore, festeggiando e contestando al tempo stesso.
Lui è andato via da un’uscita secondaria per evitare la folla: più che un addio, una fuga.
All’arrivo del premier, del resto, qualcuno ha tirato centesimi di euro: una scena che non può non riportare alla memoria il 30 aprile del 1993, quando l’uscita di scena di Bettino Craxi fu accompagnata dallo stesso gesto, monetine fuori dall’hotel Raphael di Roma all’indirizzo del leader socialista. Alle 21.42 la notizia ufficiale del passo indietro.
La scena è la stessa: giubilo e contestazione.
E’ finita un’era durata 18 anni, la gente fa festa.
Domani sarà il giorno di Mario Monti, i prossimi mesi quelli dei sacrifici per uscire dalla crisi.
Il passo indietro del Cavaliere, comunque, è l’ultimo atto dell’esperienza governativa del Cavaliere — il presidente del Consiglio più longevo della storia repubblicana — e arriva al termine di una giornata contrassegnata da tutta una serie di tappe d’avvicinamento, prima fra tutte il faccia a faccia con il suo probabilissimo successore.
L’incontro, secondo quanto riportato dall’Ansa, sarebbe stato una sorta di tira e molla.
L’ex commissario Ue ha opposto molti niet alle richieste del Cavaliere, ma qualcosa ha dovuto cedere.
A parte l’ipotetico ingresso nell’esecutivo di Gianni Letta (per Berlusconi è fondamentale, Monti non vorrebbe, Napolitano starebbe mediando), l’ex rettore della Bocconi si è fermamente opposto alle garanzie sulla giustizia chieste da Berlusconi, che per il ruolo di Guardasigilli avrebbe proposto alcuni nomi, tra cui il magistrato Iannini, moglie di Bruno Vespa.
Netta la reazione di Monti, che ha confermato come nel suo governo ci saranno esclusivamente tecnici.
Berlusconi avrebbe invece ottenuto che tra le materie sulle quali dovrà legiferare il governo Monti non ci sarà la legge elettorale nè le Telecomunicazioni.
Se le indiscrezioni dell’Ansa saranno confermate, le televisioni e il porcellum sarebbero salvi. Almeno per ora..
Già da domenica alle 9 inizieranno le consultazioni del presidente della Repubblica, atto preparatorio per la formazione di un nuovo governo. Saranno sentiti i presidenti delle Camere e i gruppi parlamentari, con l’imperativo di fare presto: la tabella di marcia del Quirinale prevede che già lunedì, quando riapriranno Borse e mercati, ci siano un presidente incaricato e la lista dei ministri.
Parola d’ordine di Napolitano è agire in fretta per rassicurare comunità internazionale e Unione europea sugli impegni italiani.
Le dimissioni di Berlusconi sono arrivate al termine di dodici ore dense di appuntamenti, scandite da attese e incontri.
Con il via libera definitivo della Camera, in seconda lettura e senza modifiche, al ddl di stabilità già licenziato dal Senato – 380 sì, 26 contrari e due astenuti – i provvedimenti in adempimento agli impegni Ue del governo Berlusconi sono recepiti nella nuova legge di stabilità .
Si è compiuto così l’ultimo atto parlamentare del governo Berlusconi prima delle dimissioni, decise martedì scorso 7 al Quirinale dal presidente del Consiglio dopo il voto della Camera sul rendiconto generale, su cui la maggioranza a Montecitorio si è fermata a 308.
Dopo il sì alla legge di stabilità , è arrivato quello al ddl di bilancio e alla nota di variazione, con 379 voti a favore, 26 contrari e 2 astensioni.
Oltre a Lega e Pdl, i sì sono arrivati dall’opposizione del Terzo polo, i no da Italia dei valori, mentre il Pd non ha partecipato al voto.
La seduta alla Camera è stata segnata da un clima rovente all’interno e dalle contestazioni della folla, fuori da Montecitorio e in Piazza Colonna: centinaia di persone hanno esposto cartelli di protesta, urlando “dimissioni”,”vergogna” e “buffone” al premier.
Stessa scena davanti al Quirinale, all’arrivo del Cavaliere per l’atto formale delle dimissioni.
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Novembre 12th, 2011 Riccardo Fucile
MONTI HA GIA’ LA LISTA DEI MINISTRI IN TASCA, NUMEROSI I DOCENTI UNIVERSITARI: TABELLINI, SECCHI, ORNAGHI, SENN, MIRABELLI… UNICA CONDIZIONE POLITICA POSTA DAL PDL: UN MEZZO NO ALLA PATRIMONIALE
Guido Tabellini, professore di economia presso l’università Bocconi al dicastero di via
xx settembre, Carlo Secchi al ministero dello Sviluppo, il rettore della Cattolica, Lorenzo Ornaghi, all’Istruzione, Lanfranco Senn alle Infrastrutture, Cesare Mirabelli alla Giustizia, Giuliano Amato agli Esteri, Enzo Moavero sottosegretario alla presidenza del Consiglio: secondo quanto apprende l’Agi da fonti ben informate dovrebbero essere questi i nomi che Mario Monti vorrebbe portare al governo.
Solo tecnici, nessun politico, d’accordo con il presidente della Repubblica. Anche della squadra dell’esecutivo il presidente della Bocconi parlerà con Silvio Berlusconi.
Fonti parlamentari del Pdl riferiscono che Silvio Berlusconi avrebbe aperto al governo Monti.
Ponendo un’unica vincolante condizione: la presenza di Gianni Letta nel governo. Sul nome dell’attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio, però, c’è il no del Pd che vorrebbe solo tecnici.
Una soluzione di compromesso potrebbe portare nell’esecutivo sia Gianni Letta che Enrico.
Un’altra ‘condizione’ che, spiegano le stesse fonti, pone il Cavaliere è sul piano programmatico. Ovvero no alla patrimoniale.
L’economista, infatti, sostengono fonti di via dell’Umiltà , vorrebbe una larga convergenza anche sul programma.
Liberalizzazione delle professioni, piano di dismissioni, reintroduzione dell’Ici: sono alcuni dei punti sui quali il prossimo premier avrebbe fatto sapere di puntare.
La Lega ha già fatto capire che non appoggerà Monti, ma che potrebbe ‘sposarè alcuni punti del programma”.
«C’è chi pensa che anche sulla patrimoniale si potrebbe trovare una soluzione: ovvero ‘colpirè soltanto una certa fascia di reddito», osservano fonti ben informate.
Berlusconi, infatti, avrebbe confidato ai suoi di non voler sostenere un esecutivo delle tasse. Berlusconi ieri ha cercato per tutta la giornata di trovare una mediazione nel partito sul nome di Monti.
Inizialmente la tentazione era quella di chiedere il voto del Pdl nell’ufficio di presidenza che si terrà nel tardo pomeriggio a palazzo Grazioli. Le ‘colombe’ del partito gli hanno sconsigliano questa strada.
Il Cavaliere, secondo a quanto apprende l’Agi, ora è pronto a dire sì al governo Monti.
Anche per questo motivo il Pdl nel giro di consultazioni che si terranno al Colle dovrebbe recedere dalle intenzioni manifestate ieri: ovvero dall’idea di fare i nomi di Alfano e Dini a Napolitano.
Il presidente della Repubblica vorrebbe accelerare, in modo da ‘presentare’ ai mercati il nome di Monti già lunedì (il giuramento potrebbe addirittura esserci tra domenica e lunedì)
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Novembre 12th, 2011 Riccardo Fucile
FRATTINI DEFINISCE COSI GLI EX AN CHE VORREBBERO ANDARE ALLE URNE SUBITO, NEL TIMORE CHE TRA UN ANNO NESSUNO SI RICORDI DI LORO… LA RUSSA DEFINISCE UN “ATTIVISTA DEL MANIFESTO” FRATTINI, FORMIGONI CHIOSA: “DIBATTITO ARMONICO”
Il governatore lombardo Roberto Formigoni lo chiama “un dibattito armonico”.
Un eufemismo, a dire poco, se si scorre sul rullo delle agenzie il nervoso botta e risposta all’interno del Pdl sull’appoggiare o meno il governo Monti.
Da una parte ministri come Sacconi, Brunetta e gli ex An – Matteoli, Meloni, La Russa – (che potrebbero contare su circa 100 parlamentari) che alzano barricate verso un governo guidato dall’ex presidente della Commissione Ue.
E lo fanno dando vita ad un scontro senza risparmio di colpi all’interno del partito del Cavaliere. Il quale, da parte sua, sembra in seria difficoltà a far quadrare il cerchio. Sulla barricata dei “montiani”. invece ci sono il segretario del Pdl Alfano, ministri come Frattini e uomini di peso come Quagliariello e Cicchitto.
Che i toni siano alti lo si capisce da uno sfogo di Frattini – poi ridimensionato – raccolto da un cronista della Dire: “E’ bastato che crollasse tutto che questi fascisti sono tornati fuori: già ci hanno fatto rompere con fini, e adesso provano di nuovo a mandare tutto all’aria…”.
Per il titolare degli Esteri ogni ipotesi di appoggio esterno a Monti (ipotesi ventilata da alcuni settori del Pdl) non ha senso: “L’impegno a sostenere il futuro governo deve essere pieno”.
La Russa, uno dei destinatari della frecciata di Frattini, si fa perfido: “Frate chi? Frate chi? Non lo conosco, chi è un militante del Manifesto?”.
Contro Frattini si schiera anche Giorgio Holzmann, deputato ex Msi poi transitato in An, che perfidamente ricorda come Frattini sia “lo stesso ministro degli esteri che qualche mese fa si è recato alle camere per rendere pubblico un fascicolo riguardante il famoso immobile di Montecarlo e la nebulosa vicenda di società off-shore, cui lo stesso sarebbe stato venduto”.
Tocca al titolare della Farnesina abbassare i toni: “Mi spiace che mi siano state attribuite frasi certamente travisate, non corrispondenti al mio pensiero e al mio usuale modo di esprimere pubblicamente la mia opinione”.
Per il governo tecnico si schiera Quagliariello chiedendo, però, che “lasci intatte le differenze politiche che esistono nell’emiciclo. Non sacrificheremo le differenze con la sinistra su temi come giustizia, legge elettorale, principi non negoziabili”.
E se Altero Matteoli dice di non escludere “spaccature” nel Pdl, il governatore lombardo Formigoni crede che Monti “riuscirà a formare un governo che ha un unico obiettivo, salvare l’Italia dalla rovina economica e dall’attacco fortissimo della speculazione internazionale”.
E proprio sul che farà Monti e che squadra di governo formerà , si appuntano le perplessità del capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: “La situazione va chiarita.
Il Pdl sta discutendo ma non ha fatto ancora nessuna scelta.
Certo, alla fine del confronto ci sarà una voce sola”, ma non può avvenire tutto come fosse “una corsa contro il tempo”.
E il nodo rimarrà “finchè non Verrà chiarito quali saranno il suo programma e la sua struttura”. Struttura, ovvero ministri. Ed è forse questo il tasto dolente che agita e preoccupa, le varie anime del partito del Cavaliere.
Il tutto mentre Berlusconi chiede “uno scatto d’orgoglio”, rivendicando un ruolo decisivo per il Pdl.
“Serve un confronto, un tavolo sia sui nomi che devono entrare al governo, sia sul programma” ragiona il Cavaliere.
In pratica una sorta di ‘golden share’ del nuovo esecutivo”.
In caso contrario meglio il voto. Come chiede la Lega a gran voce: “”Noi siamo assolutamente contrari a governi che non siano quelli usciti dalle urne e saremo all’opposizione” afferma il ministro Roberto Calderoli.
Per la verità la Lega pensa ad un governo guidato da Lamberto Dini (rilanciato ieri sera dallo stesso premier).
E proprio in questa direzione gli uomini del Carroccio starebbero pressando il Cavaliere.
Stando alle cifre che i leghista ostentano al Senato Monti non avrebbe i numeri.
Ed è a questo punto che scatterebbe l’opzione Dini che già nel ’95 prese il posto di berlusconi, sfiduciato in quel caso proprio da Bossi.
Meno male che a parole vogliono andare a votare: in realtà se la stanno facendo sotto in tanti.
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Novembre 12th, 2011 Riccardo Fucile
IL DEPUTATO PDL E’ CORSO A SALVARE UN PC DURANTE UNA PERQUISIZIONE NELLA SEDE DI ATLANTIS, AVVALENDOSI DELL’IMMUNITA’ PARLAMENTARE
Apparterrebbe a una donna sudamericana il pc che il deputato del Pdl, Amedeo
Laboccetta, ha portato via ieri dagli uffici di Francesco Corallo, titolare della Atlantis, nel corso delle perquisizioni disposte dalla procura di Milano nell’ambito di una inchiesta che vede indagato l’ex presidente della Bpm Massimo Ponzellini.
Ieri il parlamentare ne aveva rivendicato la proprietà .
Proprietà ribadita anche oggi: “Quel pc è mio e se qualcuno afferma il contrario se ne assumerà la responsabilità ”, ha detto Laboccetta all’Ansa — Le pare, ha aggiunto, che durante una perquisizione qualcuno va a prendere il computer di un altro?”.
L’Idv, per voce del deputato Francesco Barbato, ha dichiarato: “Inaudito farsi scudo dell’immunità per fatti del genere”.
Stando a quanto si è appreso da una prima ricostruzione, sarebbe stato proprio Corallo, in un primo momento, a dire agli investigatori della Gdf che quel pc era di una sudamericana nell’appartamento al momento della perquisizione.
Poi però il titolare effettivo della società Atlantis (attiva nel gioco d’azzardo), che avrebbe ottenuto un finanziamento irregolare dalla Bpm guidata da Ponzellini, avrebbe telefonato ai suoi avvocati.
E sempre stando a una prima ricostruzione dei fatti, è a quel punto che sarebbe arrivato il parlamentare del Pdl Laboccetta che, invocando l’immunità parlamentare avrebbe preso il computer per portarlo via, senza dire, pare, che fosse il suo.
I pm di Milano, Roberto Pellicano e Mauro Clerici, riceveranno dai militari del Nucleo di Polizia tributaria una relazione dettagliata sull’accaduto non prima di lunedì prossimo.
Poi valuteranno se e quali accuse contestare al deputato. I reati configurabili nella vicenda sono quelli di favoreggiamento, resistenza a pubblico ufficiale, minacce e sottrazione di un corpo di reato.
Per quanto riguarda gli esiti delle nove perquisizioni effettuate ieri tra Roma, Milano e Bologna, nell’ambito dell’inchiesta che ha al centro i reati di associazione per delinquere e ostacolo alla vigilanza e che vede indagato anche il braccio destro di Ponzellini, Antonio Cannalire, gli inquirenti avranno a disposizione le carte sequestrate nei prossimi giorni. Inoltre, i magistrati non sono ancora stati contattati dai difensori di Ponzellini e Cannalire, che avrebbero intenzione di farsi ascoltare.
Intanto questa mattina il direttore generale di Bpm, Enzo Chiesa, pur premettendo che “non è pratica della Banca parlare dei clienti”, ha definito “performante” il credito di 148 milioni concesso dalla Bpm sotto la guida di Massimo Ponzellini alla Atlantis di Corallo.
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Novembre 10th, 2011 Riccardo Fucile
VERGOGNOSA REINTRODUZIONE DELLA POSSIBILITA’ PER I PARLAMENTARI DI DISTRIBUIRE FONDI PER I PROPRI COLLEGI…LE OPPOSIZIONI: “VERGOGNA, PER GENOVA NEANCHE UN EURO”… LE MARCHETTE DELLA LEGA LADRONA
La commissione Bilancio del Senato ha approvato la legge di stabilità e il relativo maxi-emendamento del governo alla legge di stabilità .
La maggioranza ha votato a favore, il Pd si è astenuto, Idv ha votato contro mentre il terzo Polo non ha partecipato al voto.
Il testo sarà in aula domattina per essere licenziato in giornata.
Intanto, nelle pieghe del ddl Stabilità , arriva anche il rifinanziamento della ‘legge mancia’ in base alla quale i fondi sono decisi dai parlamentari per i loro collegi.
Lo prevede l’emendamento omnibus al ddl Stabilità presentato dal relatore, Massimo Garavaglia (Lega), che destina 150 milioni di euro per il 2012-2013 al “finanziamento di interventi urgenti finalizzati al riequilibrio socio-economico e allo sviluppo dei territori e alla promozione di attività sportive, culturali e sociali” previste dalla legge di Stabilità del 2010.
L’emendamento rifinanzia di 100 milioni per il 2012 e di 50 milioni per il 2013 la legge dello scorso anno che stanziava 50 milioni per l’anno in corso.
A sua volta questa norma riprendeva una disposizione della Finanziaria del 2003 che fu rifinanziata nei tre anni successivi.
Il nome di questa legge è dovuto al meccanismo in base al quale i soldi stanziati verranno ripartiti: sarà una risoluzione bipartisan delle commissioni Bilancio di Camera e Senato a indicare le opere a cui andranno i fondi (“attività sportive, culturali e sociali” dice l’emendamento del relatore) e che in passato hanno riguardato molti piccoli interventi di qualche decina di migliaia di euro (associazioni, parrocchie, oratori, società sportive, ecc) specie nei piccoli comuni dei collegi di senatori e deputati.
Una norma che provoca le ire dell’opposizione: “A quanto pare finora nel ddl stabilità non c’è un euro per i danni dell’alluvione a Genova e in Liguria. A fronte di questa grave inadempienza appare ancora più incredibile lo scandaloso rifinanziamento con 150 milioni di euro della legge mancia, un chiaro atto da maggioranza e governo al capolinea”.
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Novembre 10th, 2011 Riccardo Fucile
MATTEOLI GUIDA GLI EX AN: IN 30 PER LE URNE… IN TUTTO SONO CIRCA 280 QUELLI CHE A PAROLE VORREBBERO TORNARE A VOTARE CONTRO 80 CHE SONO GIA’ PER IL GOVERNO TECNICO
«Sono contrario, anzi contrarissimo. Se ci sono elezioni anticipate esco dal gruppo, dal Pdl, da tutto». Giuseppe Pisanu non vuol sentire parlare di andare a votare “sotto la neve”.
Un no alle elezioni e un sì al governo di emergenza che è solo la punta dell’iceberg che si aggira pericolosamente nel mare del Pdl, dove riunioni e vertici si succedono a ritmo frenetico.
Un’altra fronda che oggi troverà corpo con la nascita di un nuovo sottogruppo del Misto alla Camera: sono in 11, si chiamerà Costituente popolare e ne faranno parte Antonione, Gava, Sardelli, Destro, Pittelli, altri “malpancisti” e i quattro di Mpa.
Il manipolo ha i numeri per partecipare alle consultazioni del Quirinale e saluta già calorosamente il governo Monti.
E intanto Pisanu coltiva un progetto simile al Senato.
Per il momento stanno alla finestra gli scajoliani, convinti che la battaglia contro il voto si debba fare dentro il partito.
Intanto per andare alle urne subito si schierano la Gelmini e Meloni, Sacconi e Romani, Brunetta e La Russa.
E visto che la guerra interna al Pdl si consuma anche nella battaglia delle cifre, Altero Matteoli fa sapere che ci sono trenta deputati con lui a sostegno delle elezioni.
Contro anche Ronchi, con l’area ex An in subbuglio che minaccia di fare l’opposizione al nuovo governo.
Ma che il fronte del no al voto sia ampio lo testimonia anche Maurizio Lupi.
Il vicepresidente della Camera, infatti, non esclude l’ipotesi di un nuovo governo. Dice che ci sono due ipotesi: «Le elezioni o un governo ampiamente condiviso che però non può essere fatto da transfughi».
E se ci fosse bisogno di altre prove, ecco il no alle urne di Ennio Doris, socio storico di Berlusconi, che dice senza mezzi termini che l’unica soluzione possibile è il varo di un governo tecnico.
L’elenco delle personalità del Pdl che prendono le distanze dal leader pronto al voto è lungo e variegato.
Ci sono per esempio il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il governatore della Lombardia Roberto Formigoni.
Dicono no al voto anticipato Cicchitto, Verdini, un fedelissimo del premier come Luigi Vitali e si associa anche Giuliano Cazzola.
Contro le urne scendono in campo anche i deputati di Grande Sud di Miccichè.
E voci del Pdl dicono che contro il voto lavorano anche Frattini e Fitto e financo Gianni Letta.
Siamo di fronte a numeri consistenti che secondo alcuni calcoli potrebbero arrivare fino ad ottanta parlamentari.
Una frana nel Pdl che si è vista, in maniera palese, ieri alla Camera dove sul voto finale sull’assestamento di bilancio la maggioranza è scesa dai 308 voti di martedì a 294.
E in due votazioni sugli articoli è sprofondata anche a quota 283 e 281.
Ma queste defezioni come ha ricordato Gianfranco Fini, provocano un altro problema: la Camera ieri era in numero legale “tecnico”, solo perchè si conteggiavano i deputati dell’opposizione assenti, ma che avevano preso la parola.
Silvio Buzzanca
(da “La Repubblica“)
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Novembre 10th, 2011 Riccardo Fucile
FRANCESCA PASCALE ARRIVATA AL VERTICE NOTTURNO DEL PDL, CONSIGLIERA PROV. DI NAPOLI DEL PDL, IN UN ANNO E MEZZO HA PARTECIPATO A UNA SOLA RIUNIONE DELLA COMMISSIONE CONSIGLIARE DI CUI FA PARTE E A 12 SEDUTE DEL CONSIGLIO SU CIRCA 50
E ora tutti a commentare maliziosamente l’ingresso a mezzanotte inoltrata della Smart di
Francesca Pascale a Palazzo Grazioli, la residenza del premier Berlusconi, durante l’ennesimo vertice Pdl sulla crisi del governo.
E la sua uscita alle 10 del mattino, quando il summit era finito da otto ore.
La vera notizia, rara come quella dell’uomo che morde il cane, sarebbe trovare quell’utilitaria trendy parcheggiata sotto l’ingresso del Palazzo della Provincia di Napoli.
Mai vista.
Nè l’auto nè, naturalmente, la sua avvenente proprietaria, una Papi-girl della primissima ora indicata in passato come la presunta fidanzata di Berlusconi.
La Pascale, 26 anni, pochi e dimenticabili trascorsi nello spettacolo come valletta di programmi di cabaret delle tv locali, è stata eletta nel 2009 consigliera provinciale di Napoli nelle fila del Pdl nel collegio Posillipo-Bagnoli.
E secondo le statistiche ufficiali dell’amministrazione provinciale (aggiornate al maggio 2011), in circa un anno e mezzo, dal gennaio 2010 in poi, ha partecipato a una sola riunione della commissione consiliare di cui fa parte, la commissione Lavoro, Educazione e Solidarietà .
Per capire il dato dell’assenteismo, va spiegato che le commissioni consiliari provinciali si riuniscono circa 20-25 volte al mese.
Fatti due calcoli, ecco il risultato: la Pascale ha partecipato a una sola riunione di commissione delle circa 350 convocate.
Diverso e meno imbarazzante è il dato delle presenze in consiglio provinciale, convocato in media dalle tre alle quattro volte al mese.
La Pascale ha risposto all’appello dodici volte.
Dodici presenze spalmate su diciassette mesi, con buco di zero presenze in cinque mesi, dall’ottobre 2010 al febbraio 2011.
Il minimo sforzo per non essere dichiarata decaduta dalla carica elettiva (avviene in caso di tre assenze consecutive ingiustificate).
“Nessuno di noi conosce la sua voce — commentano in provincia le opposizioni – quelle poche volte che è venuta in consiglio provinciale non è mai intervenuta. Certo, capisco anche il perchè di tante assenze. I suoi impegni principali sono altrove, e in questo momento bisogna stare vicini al premier che sarà triste per le sue imminenti dimissioni…”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 10th, 2011 Riccardo Fucile
TRA TRAME, SOSPETTI, RECUPERI E ALTRI TRADIMENTI IN VISTA, IL PDL PRENDE TEMPO PER FRENARE L’EMORRAGIA DI PEONES SVENTOLANDO LA PERDITA DELLA PENSIONE IN CASO DI ELEZIONI ANTICIPATE
Con due mesi di ritardo sulla Storia. Dall’Otto Settembre all’Otto Novembre. 
Di martedì.
Nel foglietto davanti a sè, carta minuta con l’intestazione della Camera dei deputati, il neopremier di minoranza (e dimissionario a parole) ne segna otto di traditori.
In realtà i badogliani del centrodestra sono più di una decina.
L’ultimo arriva dopo il voto disastroso sul rendiconto. È buio e piove.
Luigi Vitali si precipita a dichiarare: “Berlusconi rassegni le dimissioni”.
Nel pancione in subbuglio del Pdl, la sorpresa è enorme. L’avvocato Vitali è un antico specialista delle leggi ad personam.
I sospetti si addensano sulla sua provenienza geografica. Vitali è pugliese e risponde al ministro Raffaele Fitto.
Così come era vicina a Fitto, la bionda Gabriella Carlucci passata all’Udc l’altro giorno. In un preoccupato capannello di peones ci s’interroga con ansia a vicenda: “A che gioco sta giocando Fitto? Vuoi vedere che ha ripreso a trattare sottobanco con Casini? In fondo sono due democristiani”.
Solitario y peon, Domenico Scilipoti avanza a passo di marcia nel Transatlantico e si confida : “Il mio cuore è turbato”.
Questione di sentimenti. Scilipoti è l’icona dei Responsabili che salvarono il Cavaliere nella fatidica fiducia del 14 dicembre 2010.
Oggi però tira un’aria completamente diversa.
L’elenco delle defezioni di ieri supera gli otto traditori appuntati a penna dal premier.
In una nota Giustina Destro, Roberto Antonione, Fabio Gava, Giancarlo Pittelli, Antonio Buonfiglio annunciano che non voteranno il rendiconto.
I primi quattro fanno parte della pattuglia frondista dell’Hassler.
Ne mancano due, Giorgio Stracquadanio e Isabella Bertolini, recuperati all’ultimo momento, almeno per questo voto.
Buonfiglio è un peone che ondeggia da settimane tra Pdl e Fli. Adesso si è accodato a Gava e Destro che potrebbero formare il gruppo montezemoliano della Camera.
Se arrivano a venti potrebbero chiamarsi proprio “Italia Futura”.
Gli altri assenti sono sparsi tra ex Pdl ed ex Responsabili: Francesco Stagno D’Alcontres, Luciano Sardelli, Santo Versace, Calogero Mannino.
Per motivi di salute manca il segretario del Pri Francesco Nucara.
Ricoverato in ospedale.
Qualcuno maligna: “Nucara aveva già detto che non avrebbe più votato la fiducia, è stanco e arrabbiato con il premier”.
In aula si astiene Franco Stradella del Pdl. Poi il caso di Gennaro Malgieri.
L’ex direttore del “Secolo d’Italia”, nonchè ex consigliere d’amministrazione della Rai, scompare al momento del voto.
La pipì o una medicina da prendere.
I suoi ex amici finiani interpretano: “Malgieri ha una lunga tradizione di assenze strategiche al momento di votare, sin dai tempi del Fronte del Gioventù”.
Alla fine, trecentotto è il numero che inchioda il Cavaliere al suo nerissimo Otto Novembre.
In aula controlla e ricontrolla i tabulati elettronici e non si fa capace.
I cosiddetti malpancisti e potenziali frondisti aspettano gli eventi.
I finiani di Fli riferiscono che “due del Pdl” sono pronti a passare.
Una “ha il nome straniero”. È l’unica: Souad Sbai. L’altro è un uomo, ma non si sa chi. Siamo ancora allo stillicidio, non alla slavina che B. teme da giorni.
Un malpancista rivela il pensiero di fondo che anima le riunioni segrete: “Il vero punto è chi potrà garantire la durata della legislatura fino al 2013. Se Berlusconi vuole andare a sbattere per chiedere le elezioni anticipate, ci sarà un esodo notevole”.
Ed è per questo che viene considerata una kamikaze la sottosegretaria Daniela Santanchè che quasi grida: “Dimissioni mai, prima fiducia al Senato poi alla Camera”.
Un suicidio. Smentito dallo stesso B. in serata al Quirinale: legge di stabilità e poi dimissioni. È vera resa senza conti ulteriori?
La mossa spiazza tutti.
A microfoni spenti, nel Pdl ammettono: “Serve anche a prendere tempo, una settimana in più di sopravvivenza poi si vedrà ”. E soprattutto potrebbe tamponare l’emorragia di peones in nome dello stipendio da parlamentare fino al 2013 e relativa pensione.
Claudio Scajola, frondista ante-litteram insieme al senatore Beppe Pisanu, riunisce i suoi parlamentari nella fondazione Cristoforo Colombo e conferma il pensiero di fondo alla base dell’eventuale slavina: “Quel che è sicuro è che da domani comincerà il fuggi fuggi dal Pdl. Gli altri partiti si ingrosseranno per evitare le elezioni”.
La svolta di B. fino a che punto imbriglia i piani dei traditori?
In ogni caso i “contenitori” per raccogliere sono pronti: il gruppo montezemoliano di Gava e Destro, l’Udc di Casini e Cirino Pomicino (grande protagonista degli ultimi movimenti), pure il Fli di Gianfranco Fini.
In serata, altre riunioni e cene.
Ma un malpancista informato raffredda gli entusiasmi generali per la caduta di B. e rivela: “A Napolitano potrebbe non bastare una nuova forza di 40/50 deputati per il governo Monti. Il nodo è politico e riguarda Berlusconi e il Pdl. Senza di loro non farà nulla”. Questa è la Rodi dei frondisti e qui bisogna saltare.
Per farlo c’è tempo ancora una settimana lunghissima.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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