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CRISI NELLA MAGGIORANZA, SCAJOLA: “VOTIAMO LA FIDUCIA, MA POI CI SMARCHIAMO”

Ottobre 14th, 2011 Riccardo Fucile

PENSA A UN NUOVO SOGGETTO POLITICO ANCHE SE FRENA SUL VOTO DI OGGI…A BERLUSCONI HA DETTO: “TE LO DICO DA AMICO, TI CONVIENE DIMETTERTI”…QUASI PRONTO IL DOCUMENTO DEL SUO GRUPPO: RICHIEDE DISCONTINUITA’

Il voto di fiducia sarà  pure “al presidente Berlusconi e non a questo governo”, come ha spiegato a cena Claudio Scajola a una quindicina di parlamentari a lui più vicini, riuniti ancora una volta in un ristorante romano.
Certo è che per chi, tra i suoi, si preparava fin d’ora a “staccare la spina” all’esecutivo in agonia, la decisione assunta dall’ex ministro ha avuto tutto il sapore della frenata.
Del resto, matura dopo il secondo pranzo in due giorni col Cavaliere a Palazzo Grazioli.
Altre due ore di confronto serrato, a quattr’occhi, sulla soluzione migliore per uscire dalla crisi. “Per come si sono messe le cose, dovresti fare un passo indietro, è la via d’uscita che più ti conviene” è stato il suggerimento schietto, “da amico”, di Scajola.
“Nessuno ti può obbligare, sia chiaro, sarà  una valutazione tua”.
Ma l’ennesimo crollo in aula dimostrerebbe a suo dire che “il rilancio non basta, bisogna allargare la maggioranza, aprire a Casini”.
Il premier tuttavia non ha alcuna intenzione di accettare la condizione posta dal leader Udc, ovvero le dimissioni.
Per lui sarebbe una sconfitta, l’ammissione di un fallimento.
Altra cosa la disponibilità  – che Berlusconi oggi ribadirà  nel suo intervento – a dialogare coi moderati. Se non un nuovo premier, almeno si dia vita a un nuovo governo, è stato il secondo rilancio di Scajola: un Berlusconi-bis, ricambio ai ministeri strategici, a cominciare
Come pure l’ex ministro avrebbe invocato un ricambio ai vertici del gruppo, anche alla luce della “scarsa tenuta” sul rendiconto dello Stato, e una riorganizzazione del partito e dei congressi con le tessere: “Non possono continuare a esistere i tre vecchi coordinatori col nuovo segretario”. Su tutto il capo del governo ha annuito, ha apprezzato i suggerimenti, ha preso tempo.
Alla fine, Berlusconi dirà  a capigruppo e ministri pidiellini di aver “recuperato Claudio e i suoi” e di potersi ora occupare di rilanciare il governo col voto di fiducia di domani, considerato scontato.
Scajola sarà  più cauto, raccontando in serata quanto avvenuto ai parlamentari.
Li aveva convocati e ascoltati già  in mattinata per due ore, prima di tornare dal premier.
Una strategia concordata con Beppe Pisanu e Roberto Formigoni, con i quali i contatti telefonici restano costanti.
Oggi il voto di fiducia, passaggio che i “malpancisti” ritengono “inevitabile”.
Scajola non ha ancora deciso – ma è probabile – se prenderà  la parola in aula domani per sottolineare quel che non va.
A seguire la pubblicazione del documento per la “discontinuità “, sul quale la raccolta di adesioni è già  in corso.
Le firme tuttavia non sono sufficienti a dar vita a un gruppo parlamentare. L’obiettivo allora diventerà  il “logoramento” quotidiano, finchè non sarà  Berlusconi a decidere di gettare la spugna.
“Di certo da domani tutto non potrà  proseguire come prima – spiega uno degli scajoliani più impegnati – Dovremo smarcarci, creare una componente strutturata che tratti sui singoli temi, che abbia una propria autonomia”
E il modello pensato è quello del Forza del Sud di Miccichè. Primo terreno di battaglia, il decreto sviluppo.
Al Senato, accanto a Pisanu stanno lavorando altri pidiellini quali Baldini, Amato, Saro, Orsi, Lauro, Scarpa Bonazza.
Alcuni dei cosiddetti frondisti hanno ricevuto ieri la telefonata “rassicurante” di Angelino Alfano. Il segretario in pubblico getta acqua sul fuoco: “Nessuna fronda, un normale dibattito, con Scajola un franco dialogo nel partito”.
E le dichiarazioni ufficiali dei deputati vicini all’ex ministro non sono distanti.
“Da Scajola e dai suoi amici mai una sfiducia a questo governo” dice Michele Scandroglio. Ignazio Abrignani precisa: “La fiducia a Berlusconi non è in discussione”.
Anche al governo? “Fiducia in Berlusconi”.
La voteranno pure i tre “responsabili” in fibrillazione (Sardelli, Milo e Marmo), non così Santo Versace, già  ex Pdl, perchè “serve un esecutivo di unità  nazionale”, e nemmeno Calogero Mannino.
Mancherà  anche il voto di Pietro Franzoso, degente in ospedale.
Assenze ininfluenti, calcola tuttavia il pallottoliere di Verdini.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)

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“IL GOVERNO FRANA IN UNA SETTIMANA: CONTRO IL PREMIER PRONTE TRUPPE VERE”

Ottobre 13th, 2011 Riccardo Fucile

L’INTERVISTA A LUCIANO SARDELLI, EX RESPONSABILE ED ESPONENTE DI “POPOLO E TERRITORIO”… “LA MAIL IN CUI HO AVVERTITO SILVIO CHE SAREBBE ANDATO SOTTO? DICIAMO CHE HO INTUITO E CHE QUALCOSA SO”

Luciano Mario Sardelli da San Vito dei Normanni, 56 anni, nel 2001 eletto per un conteggio errato delle schede, è un medico pediatra con la passione per la poesia. «Sì, io in realtà  sono un poeta, e me ne vanto. Non a caso scrivo versi anche per Al Bano, il cantante».

«No, non sono un veggente…».
Però al premier, l’altro giorno, ha spedito una e-mail descrivendo i rischi che poi, martedì pomeriggio, si sono puntualmente concretizzati.
«Eh…».
Gli ha scritto: «Attento, presidente, il governo andrà  sotto»
«Diciamo che ho intuito, e che qualcosa so. Anzi, facciamo così: ora le faccio pure qualche altra previsione. Ma lei non scriva tutto… se no, beh, mi mette nei guai».
Cos’altro sa, onorevole Luciano Sardelli?
«Intanto so che se hanno intenzione di continuare a vivacchiare, magari il governo non cade nelle prossime ore, perchè magari un’altra fiducia riescono a strapparla, però frana sicuro la prossima settimana».
Prosegua.
«La maggioranza è ormai frantumata, spaesata, confusa… Arriva un pomeriggio che ti volti, e non li trovi. E ogni giorno può essere quello fatale: martedì, oppure mercoledì…».
Denis Verdini e Fabrizio Cicchitto sostengono però che è tutto abbastanza sotto controllo.
«Io penso che se uno fa il consigliere di mestiere, almeno con il capo dovrebbe essere sincero, e raccontargli la verità ».
A Berlusconi non raccontano la verità ?
«Non vorrei che, per rassicurarlo, gliela confondano».
Invece, com’è?
«Allora: Tremonti ha idee personali sull’economia e sta lì, isolato e guardato storto da tutti, specie da Crosetto. L’Europa ci osserva preoccupata e severa. Lupi polemizza appena può, Formigoni chiede addirittura le primarie. Bossi ricatta e vuole votare nel 2012 per fare un po’ di pulizia etnica nel suo partito. Intanto però Scajola e Pisanu…».
Cosa fanno?
«Ecco, questo sarebbe meglio non scriverlo…».
Coraggio.
«Scajola e Pisanu sono molto più forti di quanto non appaia. Scajola ha dietro una truppa notevole, Pisanu ha la benedizione della Chiesa. So che hanno già  pronto un documento. Il loro piano è preciso: non vogliono un ribaltone del governo Berlusconi, anzi sperano che sia lui, il Cavaliere, a farsi da parte. L’ideale, m’hanno spiegato, è che facesse un passetto indietro indicando la soluzione…».
Quale?
«Un governo guidato da Gianni Letta».
Piuttosto informato, eh?
«Chiacchiero, ascolto, mi telefonano. Prima mi ha chiamato anche Casini».
Per dirle?
«Pier Ferdinando è preoccupato. Mi fa, esplicito: la situazione è drammatica e voi dovete cercare di convincere Berlusconi a mollare… provateci, tentate…».
E lei, che è uno dei più «responsabili»?
«Guardi, io penso che o Berlusconi si presenta in Aula e chiede la fiducia dettando un’agenda seria e credibile… oppure, come le dicevo, nel volgere di una settimana viene giù tutto».
Lei garantisce il suo voto di fiducia?
«Mah… Le chiedo, sono io il problema? Posso pure darglielo, questo benedetto voto, ma poi? La verità  è che qui o Berlusconi capisce che deve sparigliare, dare un segno di vitalità , scrollandosi di dosso Bossi e i suoi mugugni e aprendo ai moderati, oppure qui non finisce come finì Bettino Craxi, a monetine lanciate e a insulti…».
E come finisce?
«Come sono finiti Hosni Mubarak in Egitto e Ben Ali in Tunisia».

Fabrizio Roncone
(da “Il Corriere della Sera“)

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LA TRINCEA DI BERLUSCONI: “ARRIVARE A NATALE, MA PRONTI AL VOTO”

Ottobre 13th, 2011 Riccardo Fucile

IL NOME DEL NUOVO PARTITO: “ITALIA PER SEMPRE”…IL TERZO POLO PRONTO A CREARE UN GRUPPO PER AGGREGARE I DELUSI DEL PDL CON CAPOGRUPPO VERSACE

La linea di resistenza Berlusconi l’ha illustrata ieri a Claudio Scajola ed è quello che si sono sentiti ripetere tutti coloro che gli hanno fatto visita nelle ultime ore: «Dobbiamo reggere fino a Natale, aiutatemi a resistere».
Il premier è infatti alla disperata ricerca di un periodo di tregua, indispensabile per invertire la rotta e provare a recuperare consensi.
Nessun Berlusconi-bis, nè rimpasti, nè l’annuncio di non ricandidarsi alle prossime elezioni: il premier ora pensa solo a galleggiare nella tempesta. «Se facessimo un passo indietro non ci fermeremmo più: sarebbe il segnale del “rompete le righe” e salterebbe tutto. Non mi si può chiedere questo»
E dunque avanti, nonostante la situazione comatosa della maggioranza, avanti fino a che sarà  possibile.
Sperando di arrivare fino al 2013. «Al paese – dirà  oggi il premier in aula – non servono avventure, ma un governo solido per affrontare la crisi e rilanciare lo sviluppo».
Ma se, nel frattempo, il caos del centrodestra dovesse precipitare in una crisi di governo, il premier si tiene pronto al peggio. Alle elezioni anticipate.
Ad Alessandra Ghisleri ha chiesto nei giorni scorsi di testare il gradimento di una lista che si chiamerà  «Italia per sempre», un contenitore da affiancare al Pdl ma che potrebbe anche essere il nuovo nome del partito.
Già  sono stati prenotati gli spazi pubblicitari per le affissioni, se dovesse saltare la legislatura.
E anche il discorso che il Cavaliere pronuncerà  oggi sarà  giocato all’attacco, quasi un intervento da campagna elettorale.
«Dopo Natale – ha spiegato il premier a un sottosegretario – ci potrà  essere un tratto in pianura, un periodo di calma necessario per pianificare la comunicazione e riconquistare gli italiani. Adesso però dobbiamo resistere».
Per questo, dopo la fiducia prevista per domani, il premier ha dato ordine di approvare a tambur battente (con un’altra fiducia) la legge bavaglio sulle intercettazioni.
Una legge «necessaria», altrimenti «continueranno a uscire le mie telefonate sui giornali e saremo sempre costretti a difenderci».
Di fronte a un Berlusconi che intende barricarsi e «resistere», diventa quindi centrale l’atteggiamento del capo dello Stato.
Naturale che a palazzo Grazioli siano stati letti con molta attenzione i segnali che arrivavano ieri dal Colle.
Segnali rassicuranti, almeno stando a quanto raccontano gli uomini del premier: «A Napolitano non possiamo addebitare nulla, al contrario di Fini. Il comportamento del capo dello Stato è stato ineccepibile».
Nonostante il premier non si sia scomodato per riferire al presidente della Repubblica (circostanza che ha provocato una discreta irritazione al Quirinale, tanto che il comunicato ufficiale della mattina è stato diramato senza preavvertire palazzo Chigi), Napolitano ha spiegato a Gianfranco Fini e ad alcuni esponenti dell’opposizione che non avrebbe potuto comportarsi diversamente.
Il capo dello Stato – si sono sentiti dire – non può fare di più.
Non può sciogliere le Camere nè costringere il premier alle dimissioni.
L’unica arma che il presidente della Repubblica ha a disposizione è quella di costringere Berlusconi ad ammettere che la sua maggioranza ha subito «un vulnus».
E che la nuova legge sul rendiconto dello Stato, che ripartirà  dal Senato, dovrà  avere la precedenza su tutto il resto.
Tutto qui, a costo di deludere le opposizioni.
La partita si sposta di nuovo a Montecitorio, come il 14 dicembre.
Nessuno si aspetta sorprese dalla fiducia, anche se la Camera è ormai diventata “terra incognita” per il Cavaliere.
In particolare al premier è giunta voce di un progetto in avanzata fase di gestazione da parte di Fini, Casini e Rutelli, un’operazione che potrebbe causare qualche pericolosa defezione fin dal voto di domani.
L’idea è quella di dar vita a un nuovo gruppo parlamentare, denominato “Terzo polo”, con l’apporto di deputati presi in prestito da Udc e Fli. L’idea è costruire un’arca di Noè per accogliere i delusi di Berlusconi, scajoliani e cani sciolti, che non potrebbero però traslocare direttamente sotto le bandiere di Fini e Casini.
Il capogruppo sarà  Santo Versace, appena uscito dal Pdl, mentre hanno già  assicurato la loro adesione i liberaldemocratici Melchiorre e Tanoni, Giorgio La Malfa e Calogero Mannino.
Ma ci sarebbero avanzate trattative con tre deputati del Pdl, che già  domani potrebbero annunciare il loro no alla fiducia.
Sarà  come dar vita ai Responsabili… all’incontrario.

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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SI SALVI CHI PUO’: IL POLIDENT DI SCILIPOTI E LA “TENUTA” DEL CAIMANO

Ottobre 13th, 2011 Riccardo Fucile

IL PREMIER: “HO I NUMERI”… L’AMALGAMA A DESTRA GARANTITO DAI RESPONSABILI?

Silvio Berlusconi ieri non ha parlato. Conoscendolo è già  una notizia.
Silvio Berlusconi ieri non ha parlato, ma Montecitorio parla per lui, il Transatlantico è uno scrigno di sussurri, ipotesi surreali, paradossi di ingegneria istituzionale, scenari di governi e di crisi, immagini grottesche: è l’amalgama che non tiene.
A metà  mattina Massimo D’Alema, sereno come mai è stato di questi tempi, allarga le braccia e azzarda un pronostico: “Non c’è molto da dire. Vivacchiano. Berlusconi farà  finta di nulla, proverà  a sopravvivere e sapete cosa accadrà ? Si andrà  a votare a marzo”.
Silvio Berlusconi oggi non parla, e Montecitorio è un’amalgama impazzita, in cui ogni singola componente della maggioranza scricchiola, fibrilla, produce ipotesi fantasmagoriche come la nascita di un secondo gruppo responsabile di centrodestra intorno a Claudio Scajola, che permetta di recuperare la maggioranza nella strategica (anche ieri) conferenza dei capigruppo, e regali al suo leader un sospirato re-ingresso nel governo.
Questa notte Scajola ha condotto la trattativa più importante della sua vita e solo oggi capiremo se il prezzo era giusto.
Silvio Berlusconi non parla, ma fa filtrare virgolettati per i pastoni. “Venerdì incasseremo la fiducia”, “la maggioranza va avanti”, e “Lo vedete che Napolitano non si sta facendo influenzare?”.
Frasi che si declinano nel codice dei retroscenisti, ma che valgono come moneta falsa.
Questa mattina alla Camera capiremo se davvero Berlusconi crede al mantra che sta ripetendo ai suoi: “Se superiamo questo attacco riusciremo a riprenderci”.
Ma il punto è tutto lì, ci vuole “l’amalgama”.
L’amalgama fra le tribù leghiste, ormai più divise di quelle libiche, l’amalgama fra le tribù responsabili (un branco di predatori in cerca di poltrone), l’amalgama con Giulio Tremonti, che ormai è a tutti gli effetti un nemico.
L’ultima, e più difficile alchimia: quella con il Quirinale.
Berlusconi dice che Napolitano gli consentirà  di rivotare il Rendiconto dello Stato, “in qualche modo”.
Nel Pd si sostiene il contrario, fino a ipotizzare una critica a Napolitano.
Amalgama. Composto di silicio e minerali costituito per unire, ma soprattutto per tappare buchi, falle, carie dentarie.
Alle due del pomeriggio, contornato da uno sciame di giornalisti come un apostolo, intento a declinare il suo verbo odontoiatricamente corretto, riappare l’uomo-simbolo della seconda repubblica e mezzo: Domenico Scilipoti.
Uno dei gialli dell’ultima Caporetto del governo è la sua assenza: “Non c’era perchè sta alzando il prezzo”, diceva qualcuno. “No, era in tribunale: condannato”, assicuravano gli innocentisti. Macchè, era a un congresso odontoiatrico, ha scritto un’agenzia.
E lui, ieri, con il sorriso sfavillante da re dei peones tranquillizzava tutti: “Il giorno del voto sono stato in tribunale fino all’ora di pranzo, poi sono dovuto correre da mia madre, novantenne, che si è sentita male”.
E poi: “L’odontoiatria c’entra. Stamattina non ero a Montecitorio perchè assistevo a un interessantissimo convegno sulle amalgama a base di mercurio…”.
Il capannello dei cronisti che lo insegue viene attraversato da un moto di ilarità .
Allora lui si pianta in mezzo al corridoio dei passi perduti, e paziente spiega: “Vi farà  pure ridere. Ma milioni di italiani di hanno in bocca amalgama a base di mercurio che hanno conseguenze disastrose sul sistema immunitario, fino a produrre il Parkinson”.
Una giornalista si preoccupa: “Oddio, io ho una otturazione! La devo levare?”.
E dunque accade anche questo, a Montecitorio, che “Scili” si improvvisi guru paradentario. “Non lo faccia! Se l’otturazione è piccola, il rischio della rimozione è ancora più grande!”. Mentre lo ascolto penso che lo scilipotismo produca metafore epocali, e che il tappo di amalgama che compromette il dente è una icona perfetta di quello che ieri accadeva al centrodestra.
Sempre più cariato dalle sue divisioni interne, sempre più costretto a tamponare e ad erodere. Davanti ai cessi (un luogo strategico della Camera) un capannello post-democristiano affrontava il paradosso aperto dalla bocciatura.
Tiene banco Beppe Fioroni: “Berlusconi non può cavarsela con una fiducia. Deve anche approvare il bilancio che è stato bocciato. Non si può rivotare due volte un testo identico!”.
Davanti a lui Sergio D’Antoni assentiva con aria grave.
E Fioroni diceva quello che tutto il Pd oggi pensa: “Non vorrei fare una velata critica al capo dello Stato, ma i casi sono due. O il testo viene modificato, e il ragioniere capo dello Stato si deve dimettere… O non viene modificato, e allora il Colle o Fini devono bloccarlo”.
Dicono gli uomini di Berlusconi: “Anche stavolta dimostrerà  di avere i numeri”.
E intanto si scopre che il discorso non pronunciato domenica dal segretario provinciale uscente della Lega di Varese, Stefano Candiani conteneva questo passaggio: “Noi non c’entriamo con questa Italia puttaniera”.
Tutto va bene, assicurano da Palazzo Grazioli.
Però persino Renato Farina dice alla Zanzara: ”Il vero Berlusconi è quello che di giorno fa le leggi vicine alla morale cattolica. La notte diventa fragile, intende il sesso come consumo.   E’ inaccettabile”.
Forse ha ragione D’Alema, stavolta: questa fiducia è un tappo pieno di minerali venefici, una otturazione provvisoria, un’amalgama che non tiene.

Luca Telese blog

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BERLUSCONI SI SENTE SUL TITANIC: “NUOVO PROGRAMMA E AVRO’ LA FIDUCIA”

Ottobre 12th, 2011 Riccardo Fucile

IL TIMORE PER LE MOSSE DI NAPOLITANO… IL PREMIER A FINI: “COSA POSSIAMO FARE? “, LA RISPOSTA: “CONTRO LA LOGICA NON SI PUO’ ANDARE”…IL PDL TEME IL COMPLOTTO

Alla fine il temuto «incidente» parlamentare, la votazione che rompe la crosta sottile di ghiaccio e fa affondare il governo, si è verificato.
Berlusconi, stavolta più affranto che arrabbiato, teme che sia arrivata davvero la fine. Dopo un breve colloquio con Giorgio Napolitano, lasciando Montecitorio al termine della sua giornata più lunga, il premier prova a sdrammatizzare per non offrire l’immagine di un leader a terra.
«Si può rimediare, vedrà  che rimedieremo – risponde al giornalista che gli chiede come farà  stavolta a cavarsela – , noi dobbiamo andare avanti e votare di nuovo. Votare la fiducia per dimostrare che è stato solo un incidente».
Detto fatto, è proprio questa la decisione che uscirà  fuori a tarda notte dal gabinetto di guerra riunito a palazzo Grazioli.
Nuove dichiarazioni programmatiche di Berlusconi in Parlamento, oggi stesso o domani, con un voto di fiducia che rilegittimi il governo «e blocchi le manovre strumentali dell’opposizione».
Il Cavaliere è convinto di avere dalla sua parte Napolitano: «Anche il capo dello Stato è preoccupato per i contraccolpi di una crisi sui mercati internazionali. Capirà ». Quanto al rendiconto dello Stato, il Consiglio dei ministri approverà  nuovamente il testo e lo sottoporrà  alla Camera ex novo.
Per capire se siamo davvero ai titoli di coda, è utile però riavvolgere il film della giornata dalla prima scena. In un corridoio del palazzo, a pochi minuti dal crac che ha mandato sotto il governo, il premier incrocia l’arcinemico Gianfranco Fini. L’umore è talmente sottoi tacchi che persino quella del presidente della Camera diventa una spalla su cui piangere:
«Allora Gianfranco, adesso che possiamo fare? Come ne usciamo?».
Fini lo scruta perplesso, incrocia lo sguardo con quello di Gianni Letta, ombra silenziosa al fianco del Cavaliere, e non fa sconti: «Mi dispiace Silvio, tutto è possibile. Ma contro la logica non si può andare. Vedremo domani in giunta». L’appuntamento di questa mattina con la giunta del regolamento della Camera, chiamata a dirimere il rebus giuridico della bocciatura del rendiconto 2010 dello Stato, non sarà  affatto una passeggiata.
Da qui la cautela di Fini.
Intanto sono le opposizioni ad avere la maggioranza nell’organismo e questo non tranquillizza il premier.
Così come lo preoccupano le frasi minacciose dell’ex presidente della Camera Casini, che ieri ha ricordato i precedenti funesti di analoghe bocciature.
«Se ricordo bene sia Goria che Andreotti si dimisero».E Berlusconi teme «strani scherzi» per metterlo con le spalle al muro.
Un parere negativo della Giunta, osserva preoccupato un consigliere del premier, potrebbe infatti offrire a Giorgio Napolitano «il pretesto» per intervenire direttamente nella vicenda.
Magari richiamando al Colle il capo del governo per fargli prendere atto della liquefazione della maggioranza.
Berlusconi conterà  pure sulla sponda del Quirinale, ma in ogni caso il Pdl ha deciso il contropiede, invocando subito un nuovo voto di fiducia che blindi il governo.
E tuttavia la malattia che corrode il centrodestra e porta la maggioranza ad auto-affondarsi è appunto «illogica», come dice Fini, non razionale.
Lo dimostra la furia cieca con cui il premier se la prende contro tutto e tutti, accomunando Scajola e Maroni, Tremonti e i Responsabili.
In cima alla lista dei sospettati c’è sempre Giulio Tremonti, reo di non aver votato il “suo” provvedimento.
L’aula di Montecitorio ieri si è trasformata in un’arena di gladiatori, tanto che il ministro dell’Economia si è dovuto allontanare dall’aula inseguito dalle urla dei deputati del Pdl che gli ingiungevano di dimettersi.
Berlusconi era il più nero di tutti. Molti ci hanno persino visto un calcolo preciso da parte di Tremonti.
Luca Barbareschi, per dire, incrocia il ministro Ignazio La Russa in Transatlantico e gli soffia in un orecchio il vento gelido del sospetto: «Quello era nascosto dietro una colonna e ha aspettato che andassimo sotto per entrare in aula. L’ha fatto apposta!».
La Russa: «Questo lo dici tu… Io ho solo visto che è entrato un minuto dopo la chiusura della votazione».
Il clima è quello del Titanic dopo l’impatto con l’iceberg.
Proprio La Russa, che ieri ha deciso la liberazione del mercantile dai pirati somali, si lascia andare a una battuta sconsolata: «Oggi abbiamo salvato la Montecristo, ma è questa la nave che affonda!».
A rendere la giornata ancora più buia ecco che arriva la stroncatura della Corte dei Conti sulla riforma fiscale e assistenziale.
Un progetto «privo di copertura», secondo il parere del presidente della magistratura contabile, Luigi Giampaolino.
Anche il decreto sviluppo è ancora in alto mare, nonostante l’impegno del ministro Romani.
Ieri c’è stata l’ennesima riunione al ministero, stavolta allargata all’economista Guido Tabellini. Quello che ha suggerito la patrimoniale al 5 per mille.

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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SCILIPOTI, ASSENTE AL VOTO, SI GIUSTIFICA: “C’ERANO RISCHI? POTEVANO TELEFONARMI”

Ottobre 12th, 2011 Riccardo Fucile

L’EX DIPIETRIETISTA ERA IN TRIBUNALE A MESSINA… STA IN MAGGIORANZA MA PRECISA: “IO MI MUOVO, ASCOLTO, MI SONO IMMOLATO PER IL BENE DEGLI ITALIANI, ORA POSSO ANCHE FARE UN PASSO INDIETRO”

Domenico Scilipoti, di anni 54, da Barcellona Pozzo di Gotto – ginecologo e agopuntore con la passione per l’Oriente, «ma siccome in Transatlantico c’è qualche ignorantone, mi scambiano per stregone» – il 14 dicembre scorso tradì Antonio Di Pietro per sostenere il Cavaliere.
Un’ora dopo il voto, in una piazza vicina a Montecitorio, venti immigrati furono fermati mentre manifestavano in suo sostegno. Identificati dalla polizia, dichiararono di essere stati assoldati proprio da lui, da Scilipoti .
Ieri è stato uno degli assenti della maggioranza determinando la sconfitta alla camera del Governo.
«Eccomi qua. Cos’è successo?».
Onorevole Domenico Scilipoti, lo sa bene cos’è successo.
«No, dico sul serio: cos’è successo di tanto grave?».
Va bene, se ha deciso di fare quello che…
«Senta, io sto rientrando adesso a Roma e ho solo intuito che c’è un po’ di agitazione…».
Lei la chiama agitazione?
«Mhmm… Vabbè, il governo è andato sotto, ho capito: ma io, scusi, che c’entro?».
Il suo voto, il voto del «responsabile» Scilipoti è mancato.
«Ero fuori. Impegni importanti assai».
Tipo
«Uff…».
Tipo?
«Uuhhh… e non insista, la prego».
Insisto: che impegno aveva?
«A Messina, al Tribunale… avevo una questione… come dire? Preliminare».
E non poteva rimandare?
«E io le chiedo: i capigruppo della maggioranza non potevano farmi una telefonatina e avvertirmi che il governo rischiava di sprofondare?».
Scilipoti, lei li legge i giornali, no?
«Eh…».
La verità  è che lei non s’è fatto tanti scrupoli.
«La verità  è che nella maggioranza, come appunto raccontano i giornali, c’è dibattito: e anche io, all’interno di questo dibattito, ho una posizione aperta».
Continui
«Scilipoti ritiene…».
Scusi, sta parlando in terza persona
«Sì, certo. Scilipoti ritiene che il fatto di stare dentro una maggioranza non paralizza i deputati. Non è che tutto quello che decidono i vari Verdini o Cicchitto è oro colato. Voglio dire: io, lo scorso 14 dicembre, lasciando l’Italia dei valori e votando la fiducia al governo Berlusconi mi sono immolato per il bene degli italiani. Quindi, sempre per il bene del Paese, ora posso anche fare un passo indietro».
Questa è una notizia.
«Il fatto è che dobbiamo uscire da certi schemi ingessati. Non è che lì a Montecitorio siamo solo per dire sì, o no, a seconda di come ci viene ordinato. Io ho le mie idee su come far uscire l’Italia da questa crisi. Ma se le mie idee vengono sempre ignorate, poichè ho a cuore le sorti del Paese, posso anche rivedere certe posizioni, e guardarmi intorno…».
Sta parlando con Scajola e Pisanu
«Io non ci parlo con quelli che stanno in Parlamento da trent’anni e si propongono come alternativa a Berlusconi. Non ha senso chiedere a Berlusconi di tornarsene ad Arcore, per poi ritrovarsi davanti facce di signori che frequentano il Parlamento dai tempi di Fanfani… Ri/nno/va/re! Ri/nno/va/re! Ri/nno/va/re!».
Berlusconi non apprezzerà .
«Berlusconi di qua, Berlusconi di là … Senta: io, quando feci la scelta che sappiamo, e che m’è costata cattiverie e insulti, decisi con il Cavaliere un certo tipo di percorso. Ora, visto che le cose non stanno andando come previsto, io entro nel dibattito che s’è sviluppato dentro la maggioranza, e sto, come dicono quelli che parlano bene, nella dialettica, e mi muovo, ascolto…».
E poi?
«E poi decido, è chiaro. Scilipoti è uno che decide. Si sa, no?».

Fabrizio Roncone
(da “Il Corriere della Sera”)

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I CONDONI SONO UNA TRUFFA

Ottobre 12th, 2011 Riccardo Fucile

CON GLI INTERVENTI DI URBANIZZAZIONE SUCCESSIVA AI CONDONI SI E’ SEMPRE SPESO PIU’ DI QUANTO INCASSATO…E OGNI SANATORIA PORTA A UNA LEGITTIMAZIONE DELL’EVASIONE E   DEGLI ABUSI

Sul promontorio di Capo Vaticano, che Giuseppe Berto definì «uno dei luoghi più belli della Terra», svettano due ville «transgeniche».
I proprietari hanno scavato due enormi buche, ci hanno costruito dentro il pavimento e le pareti e chiesto il condono: vasche di irrigazione.
Poi, tolta l’acqua, rimossa la terra intorno, aperte le finestre, ci hanno piazzato sopra un tetto et voilà : due ville.
Uno Stato serio le butterebbe giù con la dinamite: non prendi per il naso lo Stato, nei Paesi seri. Da noi, no.
Anzi, nonostante sia sotto attacco da anni l’unica ricchezza che abbiamo, cioè la bellezza, il paesaggio, il patrimonio artistico, c’è chi torna a proporre un nuovo condono edilizio.
L’ha ribadito Fabrizio Cicchitto: «Se serve si può mettere mano anche al condono edilizio e fiscale. L’etica non si misura su questo ma sulla capacità  di trovar risorse per la crescita». Ricordare che lui e gli altri avevano giurato ogni volta che sarebbe stata l’«ultimissimissima» sanatoria è inutile.
Non arrossiscono.
Ma poichè sono trascorse solo sei settimane dalle solenni dichiarazioni berlusconiane di guerra all’evasione (con tanto di spot) vale almeno la pena di ricordare pochi punti.
Il primo è che la rivista «Fiscooggi.it» dell’Agenzia delle Entrate, al di sopra di ogni sospetto, ha calcolato che dal 1973 al 2003 lo Stato ha incassato coi condoni edilizi, tributari e così via 26 miliardi di euro.
Cioè 15 euro a testa l’anno per italiano: una pizza e una birra.
In cambio, è stato annientato quel po’ che c’era di rispetto delle regole.
Secondo, il Comune di Roma, per fare un esempio, dai due condoni edilizi del 1985 e del 1994 ricavò complessivamente, in moneta attuale, 480 milioni di euro: 1.543 per ognuna delle 311 mila abitazioni sanate.
In compenso, fu costretto per ciascuna a spenderne in opere di urbanizzazione oltre 30 mila. Somma finale: un «rosso» di 28.500 euro ogni casa condonata.
Bell’affare…
Terzo: la sola voce di un possibile condono, in un Paese come il nostro, dove secondo gli studi dell’urbanista Paolo Berdini esistono 4.400.000 abitazioni abusive (il che significa che una famiglia italiana su cinque vive o va in ferie in una casa fuorilegge) scatena febbrili corse al mattone sporco.
Ricordate le rassicurazioni dopo l’ultima sanatoria?
Disse l’allora ministro Giuliano Urbani che il condono era limitato a «piccolissimi abusi, finestre aperte o chiuse, che riguardano la gente perbene».
Come sia finita è presto detto: dal 2003 a oggi sono state costruite, accusa Legambiente, almeno altre 240.500 case abusive.
Compreso un intero rione, vicino a Napoli, di 73 palazzine per un totale di 450 appartamenti.
Non bastasse, tre condoni hanno dimostrato definitivamente un fatto incontestabile: tutti pagano l’obolo iniziale per bloccare le inchieste e le ruspe, poi la stragrande maggioranza se ne infischia di portare a termine la pratica nella certezza che la burocrazia si dimenticherà  di loro.
Solo a Roma i fascicoli inevasi delle tre sanatorie sono 597 mila.
Di questi 417 mila giacciono lì da 25 anni.
E vogliamo insistere con i condoni?
Piaccia o no a chi disprezza i «moralisti», salvare ciò che resta del paesaggio d’Italia non è solo una questione estetica ma etica.
E visti i danni già  causati dagli abusivi al patrimonio e al turismo, anche economica.

Gian Antonio Stella
(da “il Corriere della Sera“)

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SCAJOLA E GLI EX DC TRATTANO SULLE POLTRONE FUTURE, ALTRO CHE RIVOLTA

Ottobre 11th, 2011 Riccardo Fucile

COMPLOTTO AL COLOSSEO: L’ARCHITETTO DI FORZA ITALIA E’ POCO CREDIBILE COME CONGIURATO

La voce dell’ex ministro era risuonata limpida e gioviale nel mio auricolare: “Buongiorno, Telese! Ma lo sa che lei è un bel figlio di puttana?”.
E poi ecco la risata sonora — inconfondibile — di Claudio Scajola.
Di solito i giornalisti occultano questo lato non del tutto gradevole del loro lavoro, quello in cui si incassano le “lodi” per gli articoli pubblicati.
Io su Scajola ne avevo scritti almeno quattro dotati di un contenuto per lui “sensibile”. Ognuno di questi avrebbe potuto farmi guadagnare l’epiteto.
Per esempio: ero nella sede del ministero delle Attività  produttive la mattina dell’indimenticabile conferenza stampa di dimissioni.
Quel giorno in cui aveva pronunciato la frase: “Se dovessi acclarare di abitare in una casa che è stata in parte pagata da altri (…) i miei legali eserciteranno le azioni necessarie per l’annullamento del contratto di compravendita”.
C’era da immaginarseli i legali di Scajola che inseguivano le venditrici, le ormai celeberrime sorelle Papa, per convincerle a riprendersi l’appartamento con vista sul Colosseo.
Adesso Scajola sorrideva, e diceva cose inversamente proporzionali alla gravità¡ delle parole che aveva appena pronunciato su di me: “Lei è un bel figlio di puttana, davvero! E voi del Fatto mi avete levato la pelle, con un’operazione di chirurgica ferocia. Sa perchè vi rispetto, malgrado tutte le terribili cose che avete detto e scritto di me, tra lei, Lillo e non parliamo nemmeno di Travaglio?”.
Scajola aveva già  pronta una sua risposta.
Ero tutt’orecchi ad ascoltarla: “Perchè voi — aveva detto sicuro l’ex ministro — non avete secondi fini. E quando io le avrò spiegato tutto quello che ho trovato nelle carte, sarete proprio voi de Il Fatto a riabilitarmi davanti all’opinione pubblica! Perchè siete figli di puttana, certo, ma anche intelligenti. E soprattutto, al contrario di altri, privi di secondi fini e onesti”.
Nei giorni in cui avveniva questa conversazione Scajola stava tornando in campo per la terza (o quarta volta) in vita sua, con l’indimenticabile associazione Cristoforo Colombo.
Sembrava euforico.
Se svelerò il piccolo retroscena di quella telefonata, dunque, è perchè da quando i giornali scrivono che sarà  proprio lui — Scajola — il Dino Grandi del berlusconismo, l’uomo che propizierà  il cambio di regime, quelle parole che mi ero appuntato riaccendono la mia inquietudine.
Di sicuro, quello di cui Scajola si era convinto in quelle ore, ha a che fare con quello che sta facendo oggi.
E quindi devo trascrivere anche il tono di spavalderia con cui ripeteva: “Io ho passato mesi senza dormire. Ho riletto ogni singola carta di quell’inchiesta, e oggi non ho alcun dubbio: qualcuno ha provato a fregarmi!!”.
Per completare il quadro, bisogna dire che Luigi Crespi, il sondaggista che fu il demiurgo di Silvio Berlusconi, oggi fa anche il suo consulente per l’immagine (mestieri che bisognerebbe indagare meglio).
Da Mara Carfagna a Gianfranco Fini, a Stefania Prestigiacomo, a Lino Miccichè, metà  del Parlamento è (o è stato) nel suo portafogli .
E il cliente più complesso l’avevo scoperto prima dell’estate quando Crespi — cui certo non difetta il senso del teatro — mi aveva detto al telefono: “Ti passo un amico, eh eh…”. Scajola, appunto.
Quella mattina gli avevo chiesto come poteva pensare che qualcuno avesse potuto mettere in piedi una macchinazione tanto complicata solo per colpire lui.
E Scajola aveva risposto: “Questo deve dirmelo lei! Ma sta di fatto che se nemmeno i magistrati hanno ritenuto di dover indagare…”.
Evidentemente in quei giorni il deputato del Pdl era convinto che non sarebbe stato rinviato a giudizio (come invece è accaduto, nemmeno un mese fa) per la casa di via del Fagutale.
E così mi bombardava con i suoi rovelli: “Ma si rende conto? I soldi sarebbero stati affidati a un corriere che in passato aveva truffato il suo padrone? Per fare l’operazione avrebbero usato assegni circolari? Le sorelle Papa non hanno detto mai di aver avuto i soldi da me?”.
A quel punto lo avevo interrotto: “Ma scusi, lei nega o no che quei 900 mila euro siano finiti dentro il rogito del suo appartamento?”.
A questo punto l’ex ministro aveva fatto una pausa: “Mi crede se le dico sul mio onore che quei soldi io non li ho mai visti?”.
Allora gli avevo detto: “Però lei sa bene che c’erano. Quindi l’unica possibilità  sarebbe che lei è stato vittima di un gigantesco complotto”.
Lo dicevo per schiacciare l’ex ministro su un’ipotesi paradossale e assurda. E invece di nuovo Scajola era rimasto per un attimo in silenzio: “Questa parola la sta usando lei. Ma guardi che è lo stesso dubbio che attanaglia me! Si chieda però a chi è convenuto fare fuori un ministro dell’Interno come il sottoscritto!”.
Avevo chiesto a Scajola se stava provando a convincermi che il caso della sua casa al Colosseo fosse un complotto ordito nel centrodestra.
Lui a questo punto aveva dismesso la maschera del democristiano ridanciano, per indossare quella dello statista corrucciato: “Mi creda. È la stessa domanda che mi sto facendo io”.
Adesso, nelle ore in cui molti a sinistra sono pronti ad ammazzare il vitello grasso pur di conquistare un voto contro Berlusconi, bisogna non dimenticare che Scajola è stato l’architetto di Forza Italia, il ministro dell’Interno che si vantava di aver dato disposizione di sparare a Genova (“fui costretto a dare l’ordine di sparare se avessero superato la zona rossa”), che è davvero la stessa persona che aveva definito una vittima delle Br come Marco Biagi “un rompicoglioni”.
E che è anche il principale beneficiario , come ha dimostrato una bella inchiesta di Corrado Formigli, della tratta Albenga-Roma, istituita purtroppo a nostra insaputa, sovvenzionata con denaro pubblico ed efficacemente ribattezzata “Scajola Airlines” per l’indubbio servizio reso all’allora ministro imperiese.
Il giorno delle dimissioni Mattia Feltri, disse di lui: “Correva un grande rischio. E ha preferito passare per imbecille piuttosto che per ladro. Dopotutto è peggio”.
Io invece mi sono convinto che forse c’è una possibilità  che Scajola abbia ottenuto davvero quella casa come una regalia, e senza averne piena contezza.
Sarebbe un caso incredibile.
Ma se Scajola dovesse risultare più imbecille che ladro non sarebbe un buon viatico per la politica italiana.

Luca Telese blog

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SCATTA LA MACCHINA DEL FANGO CONTRO I CRITICI DI BERLUSCONI: ORA FORMIGONI E’ COME VERONICA E SCAJOLA COME FINI

Ottobre 11th, 2011 Riccardo Fucile

IL GIORNALE LANCIA AVVERTIMENTI: FORMIGONI REO DI AVER DETTO CHE IL PREMIER NON SI DOVREBBE RIPRESENTARE, SCAJOLA DI TRAMARE CONTRO IL GOVERNO…. E LA MACCHINA SI RIMETTE IN MOTO

“Formigoni come Veronica”, titola il Giornale di famiglia.
“Scajola si ricordi di Fini”, ammonisce il ministro La Russa.
E ieri con Fini se l’era presa la Padania, che così rispondeva in prima pagina a un precedente attacco del presidente della Camera: “Noi abbiamo Pontida, lui ha Montecarlo”.
I più fedeli custodi dell’ortodossia berlusconiana vanno all’attacco dei “malpancisti” di ogni ordine e grado, lanciando avvertimenti a tutti quelli che vorrebbero un governo senza Cavaliere o, semplicemente, si permettono di criticarlo.
Il trattamento Sallusti tocca al presidente della Regione Lombardia, che ieri aveva detto a Repubblica: “Non sarà  lui il nostro candidato nel 2013”.
Così la notizia più importante, secondo il Giornale, è questa: “Formigoni come Veronica”, dato che “il governatore affida a ‘Repubblica’ l’aut aut a Berlusconi, esattamente come fece l’ex moglie del Cav”.
Poco più sotto, a centro pagina, tocca al presidente di Confindustria Marcegaglia, che si è espressa contro il condono fiscale e ha dato a Berlusconi una sorta di ultima chance sul decreto sviluppo: “Emma si dà  della furbetta”, titola il Giornale sopra una grande foto in cui lei fa una brutta smorfia (e di fianco, sempre in prima pagina, c’è un piccolo spazio per la legnata all’ex alleato Pier Ferdinando Casini: “Pier, la mantide che stritola i suoi partner”).
Nella foga, diventa comunista anche la tv di Rupert Murdoch: “Il soccorso rosso di Sky ai comizi di Santoro”.
Ma sono i frondisti interni al Pdl a destare le maggiori preoccupazioni, in attesa della prima occasione per contarsi sul serio in Parlamento.
A cominciare dai due leader, gli ex democristiani Beppe Pisanu e Claudio Scajola. Intervistato da Repubblica, il ministro della Difesa Ignazio La Russa dice del primo: “Di Pisanu so poco, perchè da tempo si è emarginato dalla vita del partito”.
Quanto a Scajola, “qualche ragione di lamentarsi ce l’ha visto che si è dimesso da ministro per una vicenda non esaltante, ma che non ha avuto riflessi penali”.
Chi attacca Berlusconi, insomma, lo fa per ragioni personali, e magari non nobilissime.
E comunque, nota ancora La Russa, “i numeri di una cena non si riflettono in parlamento.
Ricordiamo quanto è successo a Fini, che oltre tutto era il leader della destra. Alla fine con lui è rimasto solo il 20 per cento di An”.
Un conteggio che pare preoccupare Berlusconi è quello sulla prescrizione breve, necessaria a scampare da una possibile condanna per corruzione al processo Mills.
Ma sul tema, ha detto il ministro della giustizia Nitto Palma ai capigruppo del Pdl, secondo quanto riporta Il Messaggero,   ”dobbiamo arrivare con una maggioranza compatta, altrimenti il Quirinale non ci passa la legge”.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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