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SI ALLARGA LO SPREAD DEI VALORI CIVILI

Ottobre 10th, 2011 Riccardo Fucile

LA REGRESSIONE IDENTITARIA DEL PDL, L’OSSESSIONE XENOFOBA E SECESSIONISTA DELLA LEGA, IL PARTITO DELLA GNOCCA E LA SDOGANIZZAZIONE DEL MACHISMO….LA SOTTOCULTURA CHE SI FA ISTITUZIONE, IL MANIFESTO IDEOLOGICO DI UN CENTRODESTRA CARICATURA DI DRIVE IN

Non è una battuta, nè un lapsus infelice, nè una voce dal sen fuggita.
Il lancio di Forza Gnocca è perfettamente in linea con la regressione identitaria di Silvio Berlusconi e dei suoi alleati, che nell’ultimo anno hanno rispolverato il peggio della loro storia, spesso in versione caricaturale, pur di tenersi gli ultras di un elettorato che sta voltandogli le spalle.
La Lega è tornata ad affidarsi all’ossessione xenofoba e secessionista, arrivando al punto con Borghezio di “contestualizzare” la strage di Oslo e rilanciando alla grande la secessione del Nord.
La ex-An mima i riti del vecchio Msi, organizza seminari a Salò e spinge persino uno come Gasparri — che di fascismo non si è mai interessato — a esibirsi nei luoghi della Rsi, evocandone il fascino proibito.
Ma se gli alleati nel loro album di famiglia hanno pagine controverse di storia o vecchie intuizioni politico-filosofiche, se da una parte c’è la Rsi e dall’altra c’è Miglio, la cultura berlusconiana cos’ha?
Ha la “gnocca”, appunto. Cioè il modello Drive In.
Carmen Russo, Tinì Cansino e le ragazze Fast Food che decoravano il cast tutto maschile Greggio-D’Angelo-Faletti.
Quelle scollature mai viste in tv e quella ostentata disponibilità  di sè.
Lo “sdoganamento” del secolare machismo italiano dopo le frustrazioni degli anni ’70 e le mortificazioni imposte dalla cultura cattolica.
La “gnocca” non è solo un’ossessione per Berlusconi, è il manifesto ideologico che lo ha fatto ricco e il simbolo anche semantico dell’Italia che vuole rappresentare.
Addio liberali, professionisti evoluti, addio ricette per la piccola impresa e “popolo delle partite Iva”, addio giovani e casalinghe: l’ultimo blocco sociale rimasto disponibile per il Cav è il pubblico dei cinepanettoni, gli acquirenti di calendari porno, gli italiani che lo invidiano per le notti di Arcore e sarebbero pronti a rivotarlo in nome di sentimenti che la politica “normale” reprime o ammorbidisce, a cominciare dalla considerazione delle donne come pezzi di carne da padroneggiare e scambiarsi, “gnocche” appunto.
Non è sbagliato. Quegli italiani sono molti.
E il giustificazionismo che tutti i soggetti pubblici riservano da anni alle espressioni maschiliste del Cavaliere e dei suoi alleati (penso al “fatti scopare” leghista a una deputata Pd) li ha resi più sicuri di sè e più orgogliosi della loro sottocultura, finalmente istituzionalizzata.
Tanto è vero che il ministro Frattini, commentando la sortita del Cavaliere, si è lamentato del fatto che è “difficile spiegare all’estero”: da noi, in Italia, le spiegazioni non sono nemmeno dovute, Forza Gnocca è normale.
Così normale che per ventiquattr’ore a nessuno del Pdl è venuto in mente di correggere o limare. Solo ieri, dopo un piccato commento dell’Avvenire e (forse) qualche segnalazione di disagio dalle ambasciate, sono arrivate le smentite a pioggia dei deputati presenti allo show: non lo ha mai detto, la battuta l’ha fatta un altro, Berlusconi lo ha pure rimproverato, bla bla bla bla.
La regressione identitaria significa anche questo.
Mentre l’Occidente festeggia il Nobel per la Pace attribuito a tre donne coraggiose, noi siamo qui a dividerci su un tema — il rispetto anche verbale per le donne — che in tutta Europa si risolve all’asilo, con mezz’ora di castigo a chi dice parolacce.
È uno spread di valori civili che dovrebbe preoccuparci quanto quello dei tassi di interesse, forse anche di più.

Flavia Perina
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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BERLUSCONI RILANCIA LA CAMPAGNA ACQUISTI: “NON AVRANNO I NUMERI PER SFIDUCIARMI”

Ottobre 10th, 2011 Riccardo Fucile

IL PREMIER ACCUSA I “POTERI FORTI”: PER FAR RIENTRARE LA SPACCATURA OFFRE RUOLI DI PESO NEL PARTITO E NEL GOVERNO… ANCHE ALEMANNO AL VERTICE DEI DISSIDENTI

Si è convinto che “una regia esterna stia provando a mettere insieme i pezzi, ad approfittare dei malumori interni per farmi fuori”.
E si dice altrettanto certo che “falliranno anche stavolta”.
È appena rientrato ad Arcore dal piacevole weekend in dacia tra San Pietroburgo e Mosca.
“Ritemprato, tonico e motivato” come racconta un uomo di governo che lo ha sentito.
E il Cavaliere offre già  nel pomeriggio ad alcuni dei suoi al telefono la sua lettura di quanto sta maturando negli ultimi giorni a Roma. “Io mi occupo di cose serie, sono già  al lavoro sul decreto sviluppo” lascia trapelare ostentando sicurezza.
I malpancisti “non hanno dove andare”, insomma, lo sfiducino se ne sono capaci. Confida nel fatto che il fortino delle Camere reggerà  come avvenuto il 14 dicembre, come sempre.
Il fatto è che i “frondisti” (che detestano essere definiti tali) sono pronti ad andare fino in fondo, come mai in passato: “Non hanno capito che facciamo sul serio” raccontano in anonimato.
La promessa di un faccia a faccia Alfano-Scajola per metà  settimana, forse mercoledì, non avrebbe sortito gli effetti sperati.
Anche perchè l’ambasciata informale è già  avvenuta, l’offerta si concretizzerebbe in “ruoli di peso” nel partito, negli organismi dirigenti locali che si stanno formando, addirittura un posto da ministro per lo stesso Scajola.
Magari, azzarda un berlusconiano della cerchia ristretta, dopo uno spacchettamento
del ministero dell’Economia e la concessione a Tremonti del governatore di Bankitalia Vittorio Grilli. Paolo Romani si sposterebbe e lascerebbe così vacante il ponto da restituire all’ex ministro ligure due anni dopo.
Ma nè Scajola nè i suoi mangiano la foglia, per lo spacchettamento occorrerebbe modificare la legge Bassanini, ragionano, un decreto non basterebbe, non ci sono i tempi, ammesso che bastasse.
Il gruppo dei dissenzienti tra Camera e Senato resta compatto e acquista peso. Deputati e senatori si vedranno martedì sera, e all’incontro, con i due big Pisanu e Scajola, dovrebbe partecipare anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno che con i suoi ha confermato ieri la propria disponibilità  ad andare a “vedere le carte”.
È la conferma di quanto la partita si faccia complicata per Berlusconi. Quanto sia diventato concreto il rischio di una crisi al buio.
Il premier ha perciò deciso di rimettere in pista l’artiglieria pesante. In una riedizione della campagna acquisti in stile 14 dicembre.
Il segretario Pdl è l’ambasciatore ufficiale con Scajola, ma le trattative, quelle “vere”, il Cavaliere le ha delegate a Denis Verdini. Il coordinatore, destinato a indossare i panni del Mr. Wolf di Pulp Fiction (“Risolvo problemi”) è stato lanciato in una sorta di “caccia all’uomo”.
Nel mirino, uno per uno, gli scajoliani. Alcuni sarebbero stati già  avvicinati. Altri lo saranno a Montecitorio.
L’obiettivo è fare terra bruciata attorno all’ex ministro: l’unico big dissidente che nel radar di via dell’Umiltà  è considerato davvero “pericoloso” perchè dotato di “truppe”. Si va dalla proposta della ricandidatura, all’invito a desistere da documenti di rottura o sfiducia, se non si vorrà  vedere compromessa appunto la rielezione.
Loro non desistono, per ora: “Nuovo governo e nuovo programma”.
Anche se a Palazzo Chigi smorzano. “Si tratta solo di un dibattito interno, che non darà  luogo ad alcuna frattura – sostiene il portavoce del presidente, Paolo Bonaiuti – L’unità  del Pdl è sempre prevalsa e sarà  così anche questa volta”.
Qualcun altro, come il sottosegretario Daniela Santanchè, ricorda che “siamo alla vigilia dei congressi, posizionamenti e dibattiti sono fisiologici: Scajola e Formigoni non lasceranno. Di più: è imminente un ulteriore allargamento della maggioranza”.
Tatticismi e guerra di posizione.
Molto interna al partito, in cui ieri non è passato inosservato l’ennesimo giuramento di fedeltà  di Angelino Alfano (“Berlusconi non si accantona”), dopo che il segretario era finito in un cono d’ombra per aver alluso in un intervento a Milano alla debolezza del premier.
L’ex Guardasigilli resta dunque al suo fianco nel bunker, chiudendo le porte a Casini, a Formigoni e a chi nel Pdl chiede una svolta.
In questo clima, non proprio dei migliori per la maggioranza, si apre la settimana cruciale del ddl intercettazioni alla Camera.
Ma il governo è atteso al varco soprattutto sul decreto sviluppo, rimasto finora una scatola vuota a dispetto della “scossa” invocata da Scajola.
Anche oggi da Arcore il premier sentirà  alcuni esperti di economia per lavorare alle misure, che difficilmente vedranno la luce entro metà  ottobre come promesso, e sembra invece abbia deciso per adesso di congelare l’opzione condono.
Non solo per i veti di Tremonti, ma anche per quelli di Bossi.
Meglio rinviarlo a un prossimo provvedimento.
Anche se in via XX Settembre già  tremano al calcolo delle ricadute che lo stop and go sul ventilato colpo di spugna potrà  avere già  sull’acconto Irpef dei lavoratori autonomi a novembre.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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GUERRA INTERNA NEL PDL: SPUNTA IL DOCUMENTO DEI RIBELLI

Ottobre 10th, 2011 Riccardo Fucile

L’IPOTESI DELLA NASCITA DI GRUPPI AUTONOMI E I MALPANCISTI DEL PDL… LE RICHIESTE DI SCAJOLA E PISANU: SVOLTA IN ECONOMIA E PARTITO APERTO

Lo descrivono «amareggiato e deluso» per il trattamento ricevuto dal «quotidiano di proprietà  del premier», Il Giornale , che ieri titolava spietato «Un’altra casa di Scajola».
Ma assicurano anche, i suoi amici più stretti, che l’ex ministro non ha alcuna intenzione di tornare sui propri passi.
«Serve un governo dei migliori allargato ai centristi», ripete nelle cene e negli incontri con i fedelissimi Claudio Scajola, all’uniscono con Beppe Pisanu con il quale cammina affiancato, sostenuto da 30-40 fedelissimi che – giurano – sono pronti a seguirlo sulla strada che alla fine si deciderà  di intraprendere.
Per andare dove? L’approdo finale non è chiaro, ma le prime tappe del cammino sono state stabilite.
Si sta infatti lavorando a un documento (la cui esistenza al momento è smentita dagli interessati) che dovrebbe vedere la luce tra qualche giorno, e che dovrebbe sostanzialmente contenere la richiesta di un partito più aperto, rappresentativo di tutte le anime, che torna a discutere e decidere in sedi prestabilite visto che – dicono gli scajoliani – finora «di Alfano si può dire solo che si presenta bene…»; una «svolta» in economia, a partire dal decreto sviluppo che sarà  il vero banco di prova per la sopravvivenza del governo; la disponibilità  ad «allargare il governo ai centristi» per fare un «esecutivo dei migliori che affronti la crisi globale».
L’idea è quella di sottoporre allo stesso premier il documento, o comunque di discuterlo, spiega Paolo Russo, nelle «sedi più opportune del partito, perchè non è possibile che non esistano più luoghi di confronto. I temi che noi poniamo sono di metodo in primo luogo, poi di merito».
Se non si riuscirà  ad avere risposte in tempi brevi, potrebbe diventare realtà  quella che per ora è solo una sorta di minaccia sottintesa: la creazione di gruppi parlamentari autonomi.
È l’extrema ratio: «Scajola e Berlusconi si sono sempre trovati, sono sicuro che succederà  ancora», confida Abrignani, ben sapendo che l’esposizione di muscoli fatta in questi giorni qualche risultato potrebbe portarlo.
Perchè è chiaro che, con il malessere che nel Pdl è ormai ben oltre il livello di guardia e il rischio di incidenti a ogni voto, anche solo l’annuncio della creazione di nuovi gruppi avrebbe un effetto devastante.
Ma da via dell’Umiltà  mostrano di non credere alla minaccia: «Ma dove vanno? Se rompono, chi li garantisce? Casini può offrire 2-3 posti nelle sue liste, noi un po’ di più. Non conviene a nessuno rompere, perchè si finirebbe dritti al voto, altro che governo di transizione».
Ipotesi verosimile se Renato Schifani – tirato in ballo come possibile premier in caso di governo istituzionale – smentisce qualsiasi manovra.
Da Palazzo Madama infatti rimandano a quanto detto a settembre alla festa di Atreju dal presidente del Senato: «Non esistono governi istituzionali, qui c’è un governo voluto dagli italiani».

(da “Il Corriere della Sera”)

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AUTO DELLA POLIZIA A SECCO, SALTATE 16 UDIENZE, ECCO IL “PACCO” SICUREZZA DEL GOVERNO: FINITI I SOLDI PER LA BENZINA, IL DISTRIBUTORE NON FA PIU’ CREDITO

Ottobre 9th, 2011 Riccardo Fucile

SERBATOI IN ROSSO PER I MEZZI DESTINATI A TRASPORTARE I DETENUTI… LO STATO NON PAGA E NESSUNO FA PIU’ CREDITO…BLOCCATO PER 72 ORE IL FUNZIONAMENTO DELLA GIUSTIZIA AD AREZZO E SOLLICCIANO…META’ DEI MEZZI SONO INUTILIZZABILI DA TEMPO, C’E’ IL RISCHIO CHE QUALCHE DETENUTO DEBBA ESSERE LASCIATO LIBERO NELL’IMPOSSIBILITA’ DI DAR LUOGO AI PROCESSI PER DIRETTISSIMA

Auto della polizia a secco saltate 16 udienze
Sono finiti i soldi per il carburante e la giustizia rischia il disastro. Al tribunale di Arezzo è già  assoluta emergenza e si è rischiato di dover liberare arrestati anche pericolosi per l’impossibilità  di celebrare i processi con il rito direttissimo o di tenere le udienze di convalida. Ieri la paralisi dei mezzi del Nucleo traduzioni detenuti della polizia penitenziaria di Sollicciano ha cominciato a riflettersi anche sugli uffici giudiziari di Firenze.
Per ore è stato impossibile far arrivare in corte d’appello i detenuti che dovevano essere processati davanti alla seconda sezione penale.
“Siamo letteralmente allibiti”, commenta Francesco Falchi, vicesegretario regionale del sindacato autonomo della polizia penitenziaria Sappe: «Si ha l’impressione di essere insolventi come la Grecia. Però a Roma si occupano di altro».
In luglio il Sappe aveva lanciato l’allarme: anche allora erano finiti i soldi per il carburante e la Q8, che ha una convenzione con il carcere di Sollicciano, aveva bloccato le card, le speciali carte di credito che consentono al Nucleo traduzioni di alimentare i mezzi per trasportare i detenuti.
Poi la situazione si era sbloccata, ma a distanza di tre mesi si è ripresentata più grave che mai.
Ieri il Nucleo è stato costretto ad annullare cinque servizi, in parte fuori sede, in parte a Firenze.
Il budget già  striminzito del Nucleo traduzioni di Sollicciano ha cominciato sempre più drammaticamente a scarseggiare quando ai già  gravosi impegni per il sovraffollato carcere di Sollicciano si sono aggiunti quelli per tutti gli arrestati del tribunale di   Arezzo.
Anche Prato ha gravissime difficoltà  e spesso hanno bisogno di aiuto Pistoia e Livorno.
I consumi di carburante sono aumentati ma gli stanziamenti non altrettanto.
E ora Q8 ha chiuso le pompe. Intanto anche il tribunale di Arezzo ha finito i buoni benzina, sicchè un gip ha dovuto arrivare a sue spese a Sollicciano per le udienze di convalida di quattro arrestati.
Sulla carta il Nucleo traduzioni di Sollicciano ha a disposizione 31 mezzi di trasporto, di cui però solo 15 efficienti.
Efficienti è dire molto, perchè in realtà  non più di dieci sono in grado di viaggiare tutti i giorni (se c’è il denaro per il carburante).
Tre o quattro sono euro zero, i blindati sono degli anni ’80 e ’90, alcuni regalati dai carabinieri anni e anni fa.
Quasi tutti hanno percorso centinaia di chilometri. La prima a fermarsi è stata un’auto usata per i trasporti dei collaboratori di giustizia. Ha percorso quasi 400 mila chilometri.
Di recente un furgone che trasportava quattro detenuti ad Arezzo ha dato pericolosi cenni di cedimento.
C’era il rischio che si fermasse in autostrada ed è stato necessario raggiungerlo con un altro mezzo e sostituirlo.
«Da dieci anni – scuote la testa Francesco Falchi – il dipartimento non assegna più un automezzo al carcere più importante della Toscana. E non c’è manutenzione. I mezzi hanno le gomme lisce, i freni inesistenti. Siamo lavoratori anche noi».
Il Sappe teme che, se non verrà  posto rimedio al drammatico sovraffollamento di Sollicciano e a questa situazione intollerabile che rischia di paralizzare i processi, il futuro possa riservare tensioni e disordini. «Basta che qualcuno accenda una miccia».
Il segretario generale della Uil-Pa Penitenziari Eugenio Sarno spiega che “sono saltate 16 udienze e tre visite in ospedale- Il blocco delle attività  di 72 ore è stato causato dall’impossibilità  di effettuare il pieno agli automezzi per mancanza di fondi. Quanto accaduto a Firenze è il più eloquente degli esempi di quanto può accadere su scala nazionale se non si provvede immediatamente a finanziare i capitoli di bilancio. Siamo di fronte ad un concreto rischio di paralisi dell’attività  giudiziaria”.

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L’ULTIMATUM DELL’EMIGRANTE DI SUCCESSO: “SE BERLUSCONI NON SI DIMETTE MI INCATENO A PARIGI”

Ottobre 9th, 2011 Riccardo Fucile

CARLO ALBERTO BRUSA, AVVOCATO ITALIANO DEI CALCIATORI ZIDANE E RIBERY, HA FATTO SUCCESSO IN FRANCIA … DOPO AVER CREDUTO IN FORZA ITALIA, ORA SBOTTA: “SE ENTRO GIOVEDI’ IL PREMIER NON FA UN   PASSO INDIETRO NELL’INTERESSE DEL PAESE, MI INCATENO PER PROTESTA AL CONSOLATO ITALIANO A PARIGI

“O Berlusconi si dimette o giovedì alle 9 mi incateno davanti al Consolato generale d’Italia a Parigi. E lì inizierò lo sciopero della fame”.
Carlo Alberto Brusa, avvocato italiano di successo immigrato in Francia, ha lanciato la provocazione dalle colonne del sito L’Italiano.
Ma non si tratta di una boutade perchè lo farà  davvero, a fronte di un paese che il governo Berlusconi ha ridotto a un “teatrino ridicolo”.
Avvocato di Zinedine Zidane, Franck Ribery e di altri personaggi dello spettacolo e spesso ospite di programmi radio e tv francesi, Brusa ha lasciato l’Italia per trasferirsi a Parigi 25 anni fa e lì, dopo avere studiato e insegnato alla Sorbona, ha intrapreso la carriera di avvocato. Simpatizzante del centrodestra, si era candidato per Forza Italia alle politiche 2006 per la Circoscrizione degli Italiani all’estero.
Ma le sue speranze nell’attuale maggioranza per il rilancio del paese sono state affossate dalla mancanza di prospettive politiche ed economiche.
Quindi ha deciso con un gesto simbolico di manifestare il suo dissenso.
“Quest’estate sono tornato in Italia. Ho incontrato persone che lavorano otto ore al giorno e a cui i soldi non bastano perchè il costo della vita non è più sostenibile”, spiega dal suo studio di Parigi.
La responsabilità  va alla decadenza della politica italiana, afflitta dall’eterno tira e molla tra Silvio Berlusconi, “un dittatore che non vuole lasciare il trono”, e una sinistra “che non spinge al cambiamento”.
Valuta inefficaci le misure economiche per combattere la crisi finora, incluso il condono “che è una forma di giustizia assurda” in un paese “governato da supertassazione ed evasione fiscale”.
In tutto questo, secondo Brusa, Palazzo Chigi e il Parlamento “non rappresentano più i bisogni degli italiani, ma sono soltanto l’espressione di un bisogno di potere individuale in una dittatura democratica”.
L’avvocato specifica però che la sua delusione e il gesto del 13 ottobre non sono strumentali a una prossima ricandidatura, visto che intende vivere la politica da semplice cittadino.
E ammette di avere creduto nel centrodestra: “Nel 2006 ritenevo fosse davvero proiettato nel futuro, che intendesse premiare il lavoro, la tenacia e la libera iniziativa degli individui”, aggiunge.
Una realtà  che ha visto funzionare all’estero e che ha determinato la sua storia: “Sono un immigrato che è arrivato in Francia con la valigia di cartone e che si è fatto strada solo con i fatti e senza raccomandazioni. Ma in Italia i centri di potere funzionano sempre più per cooptazione e l’ho constatato anche quando mi sono candidato nel 2006 per Forza Italia“.
Da allora l’immagine del Belpaese non ha fatto che peggiorare: “Ormai siamo la cultura del bunga bunga, Sarkozy si vergogna a stringere la mano a Berlusconi. Non siamo più credibili sul piano internazionale, siamo diventati una barzelletta”.
In mancanza di un progetto di futuro per l’Italia e a fronte di un’opposizione immobile, Brusa ha deciso di reagire con un gesto simbolico, ispirato da Mohamed Bouazizi, il contadino immolandosi in Tunisia contro il governo di Ben Ali, ha dato il via alle proteste del Maghreb. Spiega che si incatenerà  davanti al Consolato italiano giovedì mattina, poi tornerà  nel suo studio legale perchè “devo fare lavorare 15 famiglie e non posso permettermi di stare tutto il giorno davanti al Consolato” e inizierà  lo sciopero della fame.
“C’è bisogno di indignarsi e smettere di parlottare su Facebook per lamentarsi. Bisogna scendere in strada e liberarsi dalle catene”.
L’avvocato spera che il suo gesto contribuisca a smuovere una reazione in Italia. Ma una cosa è certa: non intende ricandidarsi.

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FINI: “DECRETO SULLE INTERCETTAZIONI? E’ UNA LEGGE NELL’INTERESSE DI QUALCUNO”

Ottobre 8th, 2011 Riccardo Fucile

“BERLUSCONI SI DIMETTA: SERVE UN GOVERNO SOSTENUTO DALLA MAGGIORANZA CHE HA VINTO LE ELEZIONI E APERTO AL CONTRIBUTO   DI ALTRI”…”NON SE NE PUO’ PIU’ DI VIDEO MESSAGGI, ANNUNCI E PROMESSE NON MANTENUTE”

“La legge sulle intercettazioni non è la migliore legge per l’interesse nazionale ma forse per l’interesse personale di qualcuno”.
Gianfranco Fini, dal palco della convention di Fli a Palermo, boccia il testo che Cavaliere e maggioranza vogliono fortemente e che contiene norme in grado di depotenziare un indispensabile strumento di indagine.
E sempre sulla questione giustizia lancia una nuova frecciata al premier: “Un giorno serve il processo breve e un giorno il processo lungo a seconda di quello che conviene”.
Al Cavaliere che grida al complotto delle toghe, Fini manda a dire che “solo quando non si hanno argomenti si grida al complotto, si danno le colpe ai magistrati e ai giornalisti”.
Dal palco Fini non risparmia nulla a Berlusconi.
Persino un riferimento, velenoso, al rapporto tra il Cavaliere e le donne che “non vogliono essere giudicate in base alla loro avvenenza”.
Berlusconi, incalza Fini, “se amasse l’Italia dovrebbe passare la mano”, perchè “non se ne può più di videomessaggi, di annunci e promesse non mantenute. Il governo non governa e il premier è in tutt’altre faccende affaccendato”.
Ed allora Fini   pensa a un altro esecutivo: “Non un governo del ribaltone, ma sostenuto dalla maggioranza che ha vinto le elezioni e aperto al contributo di altri”. Perchè di una cosa il leader di Fli è certo: “‘E’ finita l’era del berlusconismo e del bipolarismo”.
Al premier il presidente della Camera consiglia “un bagno di umiltà  e realismo” e ricorda “che non è più tempo di ‘Adesso ci penso io’ o ‘Faccio tutto io'”.
Poi tocca alla Lega. E i toni si fanno irridenti.
“Quelli della Lega danno il meglio quando a Pontida si vestono da Unni e Barbari. la secessione? Fuori dalla storia”.
E anche il federalismo finisce nel mirino di Fini: “Mi dispiace dirlo ma il federalismo ha aumentato il prelievo fiscale. Era stato caricato di attese miracolistiche, come se fosse la panacea di tutti i mali”.
Legge elettorale. “Va cambiata, ma c’è un “paradosso: si va a votare con una legge fatta dal parlamento, o dal referendum o, ancora peggio, con quella attuale? – dice Fini – Che logica è fare la legge elettorale senza sapere quale sarà  il numero dei parlamentari domani, o se il senato continuerà  a mantenere l’assetto attuale, che è lo stesso del 1948?”.
E’ giunto il momento di tagliare, rilancia il presidente della Camera: “Come è possibile continuare ad avere 945 parlamentari, centinaia di consiglieri e deputati regionali con costi a volte piu” alti di quelli nazionali e poi, Comuni, consorzi. C’è un reticolo e un apparto che è diventato insopportabile. E’ lì che si deve disboscare”.
La crisi economica. E’ la credibilità  del governo che rende possibile la patrimoniale, come disse Einaudi già  nel 1946″ incalza Fini.
Che si dice favorevole ad un innalzamento dell’età  pensionabile. Ad una condizione: “Che quello che lo Stato risparmierebbe vada a costituire un fondo per l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e per migliorare la loro professionalità “.
Caso Romano. Nella scelta di votare la fiducia al ministro per le Politiche agricole, Saverio Romano, la maggioranza ha perso un’occasione perchè per “opportunità  politica” avrebbe potuto esprimersi diversamente.
“Credo –   aggiunge Fini, rispondendo agli imprenditori che gli chiedevano ‘di non candidare rinviati a giudizio’ – che non occorra fare una legge, dovrebbero essere i partiti a valutare l’opportunità  politica nei singoli casi”.
Il futuro. “Il vizio della politica italiana è quello di usare lo specchietto retrovisore o pensare solo al presente. Non ci si chiede quale sarà  lo scenario tra 10 anni. Ieri Draghi ha detto che l’Italia rischia di bruciare una generazione, in quanto abbiamo il più alto tasso di giovani che non lavorano e non studiano nell’Unione europea.
Vogliamo affrontare questo problema?   – si domanda Fini – Guardiamo alla Germania che ha deciso che per i prossimi 15 anni chiunque governi avrà  nel bilancio alla voce della ricerca sempre il segno più”.

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PARLA IMANE FADIL: QUELLE NOTTI AD ARCORE CON IL PREMIER RICATTATO”

Ottobre 8th, 2011 Riccardo Fucile

“DIRO’ TUTTO AL PROCESSO: ERA LA MINETTI AD ORGANIZZARE GLI STRIP TEASE”… “AVEVANO PAURA DEI VIDEO, BERLUSCONI MENTALMENTE APPANNATO”

Sarà  la teste più pericolosa del processo che si aprirà  il 21 novembre a carico di Nicole Minetti, Lele Mora ed Emilio Fede, accusati di essere i fornitori delle ragazze del bunga-bunga.
È Imane Fadil, ha 27 anni, è nata a Fez, in Marocco, ma è cresciuta a Torino e da qualche anno vive a Milano. Fa la modella.
Ha frequentato le feste di Arcore. Ha visto con i suoi occhi che cosa succedeva durante e dopo le “cene eleganti”.
In agosto ha deciso di rompere il fronte e raccontare la sua verità  ai magistrati di Milano. “Voglio spiegare il perchè, poi starò in silenzio fino alla fine del processo”.
Sbotta: “Non ce la faccio più a passare per quella che si è venduta ad Arcore. Non m’interessano i soldi, m’interessa la mia dignità . Ho partecipato a qualche serata a casa del presidente, ma io non ho mai fatto niente di sconveniente. Finita in questa storia, per sei mesi mi sono chiusa in casa. Nessuno mi dà  più lavoro. Allora ho deciso di parlare, di raccontare quello che ho visto, perchè non voglio far vincere quelli che denigrano le donne, che convincono le ragazze che si fa strada non per meritocrazia, ma per mignottocrazia. Io non riuscirei a mostrare la mia carne, a vendermi per fare carriera. Non credo che le soddisfazioni nella vita si ottengano in questo modo. Credo che le personalità  forti non abbiano bisogno di fare certe cose per centrare i loro obiettivi. Non se ne può più!”.
Imane, t-shirt bianca firmata, jeans stretti al ginocchio, lipgloss rosa, scarpe da ginnastica, vuole spiegare innanzitutto come è arrivata ad Arcore. “
Facevo la modella, nel 2007 avevo partecipato a La grande notte, con Gene Gnocchi e Afef, su Rai2.
Poi per tre anni sono uscita dal giro perchè mi ero fidanzata e mi interessava di più il lato sentimentale della vita.
Nella vita però tutto inizia e tutto finisce, così dopo tre anni sono tornata a dedicarmi al lavoro.
Comincio a girare un videoclip con Nina Senicar e un deejay di nome Dj Ben. Questi, credo su spinta di Lele Mora, mi chiede se volevo prendere un caffè ad Arcore.
Ho accettato: perchè non andare a prendere un caffè da un signore che è padrone di tre tv?”.
Ad Arcore, Imane arriva per la prima volta nel febbraio 2010. “C’erano già  altre ragazze. Ci accoglie il signor Silvio. Dopo la cena, Nicole Minetti e Barbara Faggioli si cambiano d’abito e si vestono da suore, con una tunica nera e una croce rossa sul velo. Ballano e a un certo punto si tolgono il vestito da suora, restano in lingerie e cominciano a dimenarsi attorno al palo della lap dance. C’era anche Lisandra Lopez, che non indossava le mutandine e quando si chinava lasciava vedere chiaramente il sedere nudo e anche, diciamo, la parte intima femminile”.
Tra il febbraio e il settembre 2010, Imane torna almeno altre quattro volte ad Arcore e una a villa Campari, a Lesa.
Riceve una busta con 2 mila euro a febbraio, con 5 mila a settembre. “Ma di questo parlerò solo al processo”.
Continua: “Ho partecipato anche a cene normali, ma altre volte invece ho visto situazioni che non mi piacevano affatto. Balletti volgari, ragazze nude. Non tutte le ragazze si comportavano in un modo che offende la dignità  delle donne, ma alcune sì. È gente che non sa che cosa siano i principi. Sono arrivate ai loro obiettivi con una sfacciataggine assurda e soprattutto prendendo in giro tutta Italia. Questo mi ha fatto decidere: io a questo gioco non ci sto”.
“Nicole Minetti? Lei era quella che organizzava le serate, lo sapevamo tutte. La signora faceva l’amministratrice… Ma io stavo alla larga da certa gente. Infatti nelle intercettazioni non c’è alcuna mia telefonata con lei o con altre ragazze. Lo dicevo anche al direttore Fede: non voglio fare comunella con persone che non mi danno nulla, anzi che come donna mi fanno sentire male. Però io non guardavo le altre, io guardavo me stessa. Mi era stata fatta una proposta, di lavorare per Milan channel, e io guardavo la mia strada”.
“Dopo la prima volta, è sempre Emilio Fede a contattarmi e a portarmi alle feste con la sua auto. Lele Mora no, per quel che mi riguarda c’entra ben poco. Mi conosceva perchè avevo lavorato per lui, ma credo che la prima volta, quando mi fece chiedere se volevo andare a prendere un caffè ad Arcore, si riferisse veramente a un caffè. È Emilio il protagonista principale di questa mia disavventura”.
Imane ha querelato il direttore per il suo intervento al Tg4 del 3 ottobre: “Incontro una ragazza in un ristorante di Milano, una ragazza che avevo incontrato, non portata da me, a una cena ad Arcore.
Mi dice: ‘Sono senza soldi, devo aiutare la mia famiglia’. Io le rispondo: non posso aiutarti. Tra l’altro essendo tu da me chiamata nell’elenco dei testimoni a mia difesa io non posso pagare un testimone, sarebbe corruzione.
Risposta di questa ragazza, Amin, Iamin, come diavolo si chiama: ‘Va bene. Allora siccome c’è un settimanale, un giornale che mi danno 50 mila euro perchè io possa raccontare, raccontare, raccontare, farò così’”.
Conclude Fede: “La procura dovrebbe prendere provvedimenti. Non dico che bisogna interrogarla o indagarla, bisognerebbe arrestarla una che fa questo, cioè che in cambio di soldi racconta delle falsità  pericolose”.
Imane prosegue diritta la sua storia: “Ruby non l’ho mai incontrata. Me ne ha parlato però Barbara Faggioli. Mi ha detto, sapendo che sono marocchina: c’è un’altra marocchina che potrebbe crearci problemi, perchè probabilmente ha video, foto, registrazioni delle serate. Ho visto invece più volte Katarina, la ragazza montenegrina che si dice fidanzata di Silvio. Mi è sembrata, diciamo così, sofferente. Quando, per attirare l’attenzione durante la festa del 4 settembre a Lesa, si è buttata dalle scale, mi ha fatto pena, tenerezza. Ma io poi non le davo retta. A una serata, Fede ha raccontato, davanti a me, a Giorgio Puricelli, il fisioterapista del Milan, che la sorella maggiore di Katarina teneva sotto torchio Berlusconi. E Fede, quando siamo andati via, in macchina mi ha ripetuto questa cosa. Era preoccupato. Non so. Io non ho chiesto niente, sono una persona che si fa i fatti suoi”.
I ricatti possibili: erano una delle preoccupazioni delle ragazze.
Anche Iman si allarma, la sera del 5 settembre: “Un ballerino cubano arrivato con Marysthell Garcia Polanco era seduto sul divano, ma armeggiava con il telefonino. Lo teneva in verticale. Secondo me stava facendo foto o video. Anche Barbara Faggioli si accorge e lancia l’allarme”. E “il signor Silvio?”. Imane lo giustifica. “Io non ce l’ho con lui. È un uomo. E un uomo di alto potere. Secondo me si è fatto trascinare da queste persone che credeva gli volessero bene. Io ce l’ho con i parassiti che gli stanno attorno. Certo, a volte si assopiva e le ragazze dovevano fare ancora di più per attirare la sua attenzione. Secondo me ha un appannamento mentale”.

Gianni Barbacetto e Antonella Mascali –
(da “Il Fatto Quotidiano“).

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FORZA GNOCCA: BERLUSCONI AFFIDA IL MARCHIO DEL PARTITO AL RE DELLE DISCOTECHE

Ottobre 8th, 2011 Riccardo Fucile

SI CHIAMEREBBE “SIAMO ITALIA” E IL SIMBOLO E’ GIA’ STATO REGISTRATO… L’AUTORE E’ UN PROPRIETARIO DI LOCALI, EX CONSIGLIERE DS A FORLI’, AMICO DI CORONA E LELE MORA…IL GARANTE DELL’OPERAZIONE E’ VITTORIO SGARBI

Il re delle notti di Romagna, il Cavaliere e il critico d’arte.
Ecco lo strano trio al lavoro sul nuovo simbolo del partito che il premier Silvio Berlusconi sta pensando per rilanciare la sua immagine. Insomma, non sarà  Forza Gnocca, ma poco ci manca.
Il simbolo della nuova Cosa berlusconiana potrebbe essere quello di Siamo Italia, ideato dal pr forlivese Sauro Moretti.
La conferma arriva dallo stesso Vittorio Sgarbi che conferma: “L’imprenditore Moretti è stato con me a pranzo dal premier a Roma, a Palazzo Grazioli (martedì 26 aprile, ndr). Moretti è una persona storicamente di sinistra, ma il dialogo con Berlusconi è stato caratterizzato davvero da un compiacimento e da una ammirazione reciproca”.
Tutto sarebbe partito dall’incontro di aprile con Silvio Berlusconi, a palazzo Grazioli. “Berlusconi era una persona che io ho sempre detestato”, spiega Moretti che poi però sembra essere stato folgorato sulla via di Palazzo Grazioli.
“Mi ha accolto e mi è piaciuto. Gli ho detto che non avrei mai votato per lui”.
E le donne? “Sarò stato sfortunato, ma in quell’incontro zero gnocca. Non sono state le donne a farmi incontrare col presidente”.
Intanto però sembra che l’interesse per quel simbolo sia reale tanto che Sgarbi si spinge a prospettare nuovi sviluppi: “ A breve, conto di organizzare un nuovo incontro con il premier e Moretti per proseguire, eventualmente, il discorso sul progetto in questione”.
Ma chi è Sauro Moretti?
“Ho 48 anni, sono sposato con due bimbi, lavoravo come assistente sanitario con i tossicodipendenti, ma mi sono sempre occupato di serate in discoteca e sono cresciuto in un mondo di relazioni”.
In Romagna Moretti si considera un “personaggino” locale, gestore di una discoteca di grido nella zona, il Controtempo, e Villa Prati, un ristorante della zona, locali frequentati da attrici e attricette.
Non un Lele Mora in salsa romagnola?
“Assolutamente no”, dice lui, anche se si considera amico di tutti, da Fabrizio Corona allo stesso Lele Mora.
Il curriculum politico di Moretti parte in realtà  dall’altra parte della barricata. “Ho fatto due legislature come consigliere comunale a Forlì per il Pds-Ds. Ma ho fatto delle cose a Botteghe Oscure e ho lavorato a Piazza Sant’Apostoli quando vinse le elezioni Prodi — spiega Moretti, che poi conclude — per il mio partito mi sono fatto un mazzo così, ma più ti davi da fare più ti scartavano”.
Ora il riscatto nella carriera politica potrebbe arrivare proprio dal politico prima combattuto.
“Non so ancora se lo venderò a lui , anche se ammetto che quando ho pensato al nome e simbolo l’ho disegnato pensando all’implosione del Pdl”.
Il marchio è già  stato registrato in sei categorie merceologiche (partito, associazione culturale, giornale, bandiera, abbigliamento) e si può trovare sul sito www.siamoitalia.it, un sito ancora vuoto, come il simbolo del resto. Moretti non si sbilancia neppure sul prezzo che farà  al Cavaliere:
“Non è una questione di soldi. Dipende qual è l’approccio. Io posso anche deciderlo di non darlo”, racconta il pr più famoso di Romagna, che poi lascia aperte le strade anche ad altri possibili acquirenti
“Chiunque lo prenda per me va bene: Montezemolo, Casini, ma anche Vendola e Bersani se lo vogliono”, anche se poi ammette che piace e calza benissimo per Berlusconi.
Pare che la più interessata sia Marina, la figlia del premier.
Il nuovo simbolo del centrodestra potrebbe dar luogo a un revival di sigle illustri.
Se “Siamo Italia” diventasse partito ecco che la sigla sarebbe Psi, se fosse movimento, Msi, per la gioia degli ex missini e degli ex socialisti dentro il Pdl. A proposito di socialisti, pare che Maurizio Sacconi abbia apprezzato il nuovo marchio di Moretti, esattamente così come il segretario del Pdl Angelino Alfano.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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SPUNTA IL CONDONO, TOMBALE O EDILIZIO: PALAZZO CHIGI SMENTISCE, IL PDL NO

Ottobre 8th, 2011 Riccardo Fucile

IL PREMIER STAREBBE PENSANDO A UNA MAXI-SANATORIA PER TROVARE I SOLDI NECESSARI A NON VARARE PROVVEDIMENTI A COSTO ZERO… LA NOTIZIA FINISCE SUI GIORNALI   E IERI SERA ARRIVA LA SMENTITA

Servono fondi per finanziare il decreto legge sullo sviluppo?
Nessun problema, c’è sempre il solito asso nella manica: il condono.
Sia esso ‘tombale’ o edilizio — a seconda delle correnti di maggioranza -, sarebbe questa l’ipotesi allo studio tra i maggiorenti dell’economia pidiellina.
Obiettivo? Trovare nuove risorse in grado di garantire un surplus di euro a un dl che, altrimenti, sarebbe concepito ‘a costo zero’.
Un’eventualità , quest’ultima, che farebbe storcere il naso a molti all’interno del Pdl.
Nel partito, del resto, non è piaciuta la tempistica di approvazione del provvedimento economico, che un mese fa doveva essere la risposta immediata ai mercati e la cui approvazione, invece, continua ad essere rinviata.
La prossima data utile dovrebbe essere il 20 ottobre, con la regia curata dal ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, sul cui tavolo arriveranno le proposte dei colleghi di partito. Tra queste, neanche a dirlo, l’ennesimo, ipotetico condono. In varie salse.
C’è chi preferirebbe una sanatoria esclusivamente edilizia e chi, come lo stesso premier, starebbe pensando a un “condonone” edilizio/fiscale da proporre solo al termine di un percorso di riforme che riguarderebbe fisco e giustizia.
In pratica, una sorta di ‘condono tombale’, che sanerebbe una volta per tutte le pendenze di chi vi aderisce.
Altre proposte sul tavolo di Romani? Mini patrimoniale, dismissione degli immobili pubblici e nuovo intervento sulle pensioni. Il senso del Pdl per il condono, tuttavia, le mette in secondo piano. Almeno al momento.
Fatto sta che la sanatoria doveva essere solo un bisbiglio: forse la maggioranza voleva far circolare l’indiscrezione per capire l’effetto che avrebbe avuto, specie tra gli elettori.
Così non è stato.
Trascorse poche ore e fiutata l’aria ‘funesta’, stamane il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha smentito categoricamente l’opzione. Intervenuto a Radioanch’io su Radio1, il titolare della Farnesina ha detto che “la possibilità  di inserire un condono nel decreto sviluppo non è mai stata materia di discussione nelle nostro riflessioni e negli incontri recenti”.
E le indiscrezioni trapelate o fatte trapelare ad hoc?
Per Frattini “le supposizioni sono diventate notizie”.
Non sono supposizioni, però, i condoni messi in campo dalla coppia ‘Berlusconi premier/Tremonti ministro’ nel 2003 e nel 2009 (il famigerato scudo fiscale): non c’è due senza tre?
L’ipotesi non è esclusa a priori dai colonnelli del Pdl, che a rotazione hanno sbugiardato il ‘loro’ ministro degli esteri.
Il titolare per i Rapporti con le regioni, Raffaele Fitto, da Brindisi — dove si sta tenendo l’assemblea annuale dell’Anci — ha dichiarato che “sarebbe sbagliato escludere a priori delle misure, le valuteremo.
Ritengo — ha aggiunto — che sia sbagliato lanciarla come certezza così come sarebbe sbagliato escludere ogni misura con altrettanta certezza”.
L’ex presidente della regione Puglia ha poi spiegato che “il governo è alle prese con l’impostazione del decreto sviluppo e all’interno di quello si fanno le valutazioni su tutti i temi senza escluderne nessuno per cercare di comprendere quali possono essere i più pertinenti rispetto alle esigenze che abbiamo”.
Sulla stessa linea d’onda il capogruppo del Pdl a Montecitorio Fabrizio Cicchitto, che non ha escluso l’ipotesi sanatoria (“Si sta discutendo e di tutto — ha detto l’ex socialista — Ogni ipotesi è sul tappeto. Quindi anche quella del condono, come molte altre”) e il presidente dei senatori berlusconiani Maurizio Gasparri, secondo cui vanno considerate “tutte le misure, fiscali, di condono, di vendita di immobili, se sono collegate a un’operazione storica per la riduzione del debito e non a iniziative spot”.
Come dire: quelle di Frattini sono parole non vere.
Il teatrino del Pdl sul tema si è poi chiuso in serata, con Palazzo Chigi costretto a diffondere un comunicato stampa ‘anti-condono’.
Testuale: “Il governo non ha preso e non prende in considerazione ipotesi di condono. Indiscrezioni del genere a riguardo sono prive di fondamento e vengono escluse nel modo più totale”.
Tradotto: palazzo Chigi ha smentito chi smentiva Frattini, che a sua volta aveva smentito l’ipotesi condono.
La posizione della Lega sull’ipotesi di sanatoria? “Roba da Repubblica delle Banane, non possiamo certo pensare al condono per determinare le politiche di sviluppo e poi, già  il fatto di parlarne, crea danno perchè per le prossime scadenze determina un crollo del gettito”: parola del ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli.
Infuocata la reazione delle opposizioni.
In tal senso, il democratico Francesco Boccia è stato il primo a gridare alla levata di scudi.
Da registrare, inoltre, la dura levata di scudi da parte delle associazioni ambientaliste.
Se il WWF-FAI ritiene “irresponsabile” l’ipotesi di un nuovo condono Pdl, per Legambiente la sanatoria sarebbe l’ennesimo “schiaffo alla legalità ” sotto forma di “proposta imbarazzante”.
I condoni, del resto, non sono una novità  nelle varie esperienza governative di Silvio Berlusconi.
La fondazione Nens ne ha contati 17 soltanto nel periodo 2001-2005, per un gettito di oltre 20 miliardi di euro.
Il più memorabile è stato il cosiddetto ‘condono tombale’ inserito nella Finanziaria del 2003, che permetteva di emendarsi dai peccati fiscali commessi dal 1996 al 2001.
Se l’analisi è allargata agli ultimi 30 anni, invece, i condoni hanno garantito entrate all’erario per complessivi 104,5 miliardi di euro.
Il calcolo è stato fatto dalla Cgia di Mestre, che ha tenuto conto dei condoni edilizi, fiscali, previdenziali effettuati negli ultimi tre decenni.
Le sanatorie più fruttuose economicamente per le casse dello Stato, ricordano gli artigiani mestrini, sono state quelle tombali.
Nel 1982 e nel 1992 hanno garantito rispettivamente il 113% e il 120,6% del gettito previsto. Ora la storia rischia di ripetersi.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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