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BERLUSCONI PERDE I PEZZI: PISANU E SCAJOLA CHIEDONO UN GOVERNO D’EMERGENZA

Ottobre 7th, 2011 Riccardo Fucile

CRESCE NEL PDL IL FRONTE DEI FAVOREVOLI ALL’ESECUTIVO DI TRANSIZIONE: “QUESTO NON E’ IN GRADO ADI AFFRONTARE LA CRISI”

“In questo momento c’è bisogno di mettere insieme le forze migliori”.
E l’ora di pranzo quando il deputato del Pdl Claudio Scajola esce allo scoperto, spiegando il perchè degli incontri in corso tra i deputati della sua area.
La sera precedente, al ristorante della Galleria Alberto Sordi, è stato a cena con una quindicina di parlamentari della sua corrente.
Si dice che i fedelissimi dell’ex ministro dello Sviluppo siano pronti a scrivere un documento, da consegnare al Cavaliere. Forse non ancora per chiedergli un passo indietro, ma almeno per ottenere un Berlusconi bis, allargato ai centristi.
Che punti sul decreto sviluppo per recuperare i consensi.
Una fronda, comunque, guardata con sempre maggiore sospetto dal premier.
Gli scajoliani – secondo alcuni retroscena – si sono fatti i conti: il Pdl, in caso di voto anticipato, prenderebbe al massimo 120 deputati.
In quel caso – fanno sapere – sarebbero promossi quelli del cerchio magico, i vertici, i coordinatori regionali e qualcun altro dei fedelissimi.
Mentre a loro toccherebbero le briciole.
Ecco dunque la parola d’ordine: allargare la maggioranza alle altre forze moderate del centrodestra.
Passano poche ore e fa sentire la sua voce un altro autorevole malpancista del Pdl.
L’ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu, che dice: “Questo governo non è in grado di reggere il peso enorme della crisi che si è abbattuta sul nostro Paese”.
E poi auspica “la nascita di un nuovo governo che unisca gli italiani e ci porti a conclusione della legislatura. Perchè le elezioni anticipate sarebbero un male, nuocerebbero all’economia del paese”.
Non è la prima volta che Pisanu fa questi discorsi, più volte ha evocato un esecutivo di larghe intese con un nuovo premier.
Ora, però, nel palazzo si parla di manovre di avvicinamento tra i parlamentari della sua area e gli scajoliani. Insomma, una convergenza che comincia a diventare pericolosa per il Cavaliere.
Anche perchè c’è una terza fronda all’orizzonte.
Il malessere di tre deputati dei Cristiano popolari guidati da Mario Baccini: sulle intercettazioni, hanno suggerito al Pdl di evitare il ricorso alla fiducia.
Senza dimenticare che, nelle ultime ore, si parla di un drappello di 3-4 deputati pidiellini tentati dall’idea di lasciar il partito per iscriversi al gruppo misto sulla scia di Santo Versace.
Una serie di manovre che Francesco Storace, segretario nazionale della Destra, bolla senza appello: “Tornano a muoversi le truppe democristiane dentro il Pdl per far fuori Berlusconi. Dopo Fini, Pisanu e forse Scajola. Cavaliere, avevamo ragione o no alle politiche del 2008 ad avvisarti?”.
Ma c’è un altro segnale preoccupante per Berlusconi.
I dissidenti del centrodestra – a partire da Pisanu – oggi hanno ripetuto un nome evocato dal capo dello Stato: Giuseppe Pella.
“Il suo governo di tregua non durò molto ma servì”, ha detto Giorgio Napolitano durante la sua visita a Biella.
Ma chi era costui? Democristiano lontano dai giochi delle correnti, ministro degli Esteri e del Bilancio, ricevette l’incarico di formare il governo dal presidente della Repubblica Luigi Einaudi nel 1953, dopo il flop della “legge truffa” voluta da De Gasperi.
La Dc, allora, era in grande difficoltà  e il governo monocolore di Pella raccolse ampi consensi: lo votarono i partiti di centro e i monarchici, il movimento sociale si astenne.
I socialisti di Pietro Nenni, pur votandogli contro insieme al Pci, promisero che lo avrebbero giudicato volta per volta.
Toccò a Pella affrontare una crisi difficile come quella di Trieste.
Tutti coloro che guardano al governo di transizione – nel centrodestra e nell’opposizione – hanno recepito queste parole come un segnale.
O, almeno, hanno iniziato a far circolare questo nome come un mantra. E d’altra parte, al di là  delle parole rassicuranti pronunciate dal premier in mattinata (“con Tremonti c’è concordia assoluta 2, siamo uniti, andiamo avanti”), dal vertice di maggioranza a palazzo Grazioli è arrivata un’altra altra indicazione negativa: il rinvio del decreto per lo sviluppo 3al 20 ottobre e della nomina del Governatore di Bankitalia addirittura a novembre.
Sintomi di una crescente debolezza: si tratta infatti di decisioni cruciali che – per una volta – competono direttamente alla responsabilità  del premier.
Ma Berlusconi non riesce ad affrontarle a cause delle divisioni nella maggioranza.
Neppure Bossi, d’altra parte, sembra disposto più a fare sconti. “Durare fino al 2013 è obiettivamente complicato”, ha detto.
Si   voterà  l’anno prossimo, fa capire il Senatur.
Magari dopo aver varato una nuova legge elettorale.

Tiziana Testa

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CONTRO BERLUSCONI IL COMPLOTTO ALLE VONGOLE

Ottobre 7th, 2011 Riccardo Fucile

LE TRUPPE DI PISANU E SCAJOLA SI RIUNISCONO AL RISTORANTE… MENU’: COME PUGNALARE IL PREMIER E COSA FARE DOPO DI LUI

Diciassette congiurati.
Uno per ogni anno di berlusconismo da pugnalare e liquidare.
Diciassette commensali, riuniti dall’ex ministro Claudio Scajola l’altra sera, di mercoledì, nel ristorante della Galleria Colonna di fronte a Palazzo Chigi.
Una cena, stavolta, dopo il pranzo organizzato da Beppe Pisanu la scorsa settimana con una dozzina di parlamentari frondisti del Pdl.
Francesco Storace, leader della Destra, ha chiosato con efficacia: “Le truppe democristiane del Pdl tornano a muoversi per far fuori B.”.
Sarebbe una nemesi tristissima e forse ingiusta per Silvio Berlusconi.
La sua morte politica secondo l’antica consuetudine dei complotti dorotei a tavola, tra una pietanza e l’altra.
Una tradizione della Prima Repubblica.
Del resto il ligure Scajola, prima della casa acquistata a sua insaputa dalla cricca di Anemone, è stato un democristiano doroteo.
Pisanu, invece, era nella sinistra scudocrociata.
I due non si sono mai amati ma adesso sono uniti nelle manovre che più stanno creando turbolenze nella maggioranza.
Entrambi ministri dell’Interno con il Cavaliere premier, oggi lavorano apertamente per il cosidetto post-berlusconismo.
Il loro sogno è un governo di transizione o di decantazione che allontani le elezioni e prepari un nuovo quadro politico. I numeri sono appena sufficienti per far andare sotto il centrodestra nei due rami del Parlamento.
In tutto una ventina tra deputati (quindici convinti) e senatori (cinque).
Ma l’altra sera, al ristorante della Galleria Colonna, erano diciassette.
Mancava Pisanu. In compenso era presente il senatore Franco Orsi, uno dei partecipanti al pranzo dei “dodici” di Pisanu alla “Capricciosa”, ristorante vicino a piazza di Spagna.
Davanti a Scajola, i diciassette commensali-congiurati hanno intonato il De Profundis per il premier: “È finito, dobbiamo evitare che ci trascini insieme con lui nella rovina generale”.
Poi la fatidica richiesta: “Berlusconi deve fare il passo indietro”.
E giù minacce di non votare la fiducia sulla legge-bavaglio delle intercettazioni, oppure di affossare l’atteso decreto sviluppo. Parole, per il momento.
Che uno dei presenti riassume così, con schietta autoironia: “Il problema è che nessuno di noi va a dire a Berlusconi che deve fare il passo indietro. Andiamo a dirlo a Scajola e ci fermiamo lì”.
Capito la differenza? È la sindrome da “schiocco delle dita” che ha spiegato ieri sul Corriere della Sera la finiana Giulia Bongiorno.
In pratica, ancora oggi, in questo clima da fine impero e ultimi giorni di Pompei, se il Capo schiocca le dita tutti si zittiscono e obbediscono, a cominciare dal potenziale successore Angelino Alfano, democristiano doc di rito agrigentino.
In ogni caso, i parlamentari “scajoliani”, che a una cena di qualche mese fa erano addirittura sessanta, si sono dati “due settimane di tempo”.
Quelle “decisive”, raccontano. In fase di elaborazione c’è un documento in cui esternare dubbi e richieste: la “piattaforma per chiedere un governo nuovo con Alfano o al limite anche un Berlusconi bis”.
La prima è quella che piace tanto a Casini e Maroni.
La seconda è frutto di un compromesso interno. E cioè offrire a Scajola una sponda per andare da Berlusconi ed esporre i mal di pancia “nelle forme che riterrà  più opportune”. Alla cena della corrente frondista, che ufficialmente è una fondazione (la Cristoforo Colombo) secondo gli usi della Seconda Repubblica, tra gli altri c’erano: Ignazio Abrignani, Massimo Maria Berruti, Paolo Russo, Salvatore Cicu, Roberto Tortoli, il già  citato Orsi, Guido Viceconte.
Non c’era, però, Gregorio Fontana, che di Scajola è un fedelissimo storico.
Segno, questo, che l’operazione viene giudicata da alcuni assenti come “scissionista e senza sbocchi, con l’obiettivo unico di staccare la spina al governo”.
Un salto nel buio che molti non vogliono fare.
Anche perchè c’è un rischio non secondario: “Se si va da Berlusconi a proporgli un governo Alfano, certo al segretario del Pdl non gli facciamo un favore”. Vere alchimie da teatrino della politica.
Davvero, quindi, il berlusconismo può morire con un complotto a cena con delitto, sconfessando il tragico epilogo del “Caimano” di Moretti, in cui i militanti berlusconiani assediano il palazzo di giustizia di Milano?
La possibilità , in teoria, c’è ed è in linea con una stagione che va avanti da un anno.
La stagione delle cene, appunto. Ma non “eleganti” come quelle di Berlusconi.
Cene di capicorrente e di capigruppo, di ministri e triumviri, di colonnelli e peones.
A inaugurarla sono stati i ministri della fondazione Liberamente, cui a fasi alterne ha partecipato Alfano non ancora segretario del partito: Frattini, Prestigiacomo, Fitto, Carfagna, Gelmini, Romani, Fazio.
L’ultima, segretissima ma non tanto, è stata al ristorante dell’Hotel Majestic in via Veneto, molto in voga nel centrodestra grazie allo chef Lamantia.
Di solito, però, il ritrovo prediletto di “Liberamente” è stato il ristorante “Strega”, sempre nel centro storico della Capitale.
Tre i nemici dichiarati a tavola: la Lega e Tremonti, gli ex an del Pdl a partire da Gasparri e La Russa.
La controffensiva di questi ultimi due, insieme con Cicchitto e Quagliariello, è stata in altre sale riservate di alberghi di lusso romani. In particolare, il Minerva e il De Russie. Una volta, poi, anche al Valadier.
Spesso si litiga a tavola, non si congiura soltanto.
Capitò nell’autunno del 2010 al De Russie tra Cicchitto e La Russa.
Ordine del giorno: la pace interna tra gli ex an e gli ex forzisti. Il ministro della Difesa, non invitato e avvisato da un sms, si precipitò al ristorante e urlò al capogruppo del Pdl alla Camera: “Berlusconi mi dica chiaramente che vuole farmi fuori. So che parla male di me in giro. Se le cose stanno così io me ne vado. Tra Camera e Senato posso contare su 54 parlamentari. Faccio i gruppi autonomi, come Fini”.
I contesti cambiano, ma le minacce restano sempre le stesse.
Fare i gruppi autonomi.
Allora li agitò La Russa, oggi stessa storia con Scajola e Pisanu.
Ma fuoriuscire dal berlusconismo grazie alle vongole è un po’ troppo, persino per il Cavaliere.

Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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LA FRONDA DEI 45 PARLAMENTARI TRA INCONTRI SEGRETI E RACCOLTA DI FIRME

Ottobre 7th, 2011 Riccardo Fucile

MOLTI CHIEDONO “UN ATTO DI DISCONTINUITA'”…. SCAJOLA: “BOSSI SEMINA UNA PAURA CHE PUO’ PORTARE ALTRI VERSO DI NOI”

I contatti che erano quotidiani, sono diventati febbrili, incessanti, continui.
Trenta deputati, quindici senatori della maggioranza. E un progetto comune.
Nelle ultime ore è maturata la scelta di uscire allo scoperto, alla luce del sole, con un documento, firme nero su bianco, da portare al Cavaliere invocando “discontinuità “.
“Non vogliamo fare i ribaltonisti”, bocciata l’idea di approfittare del prossimo voto segreto a Montecitorio, magari sulle intercettazioni, per mandare per aria il governo.
Invece no, niente “operazione Valkiria”.
Delle due opzioni si è discusso a lungo due sere fa in un ristorante romano, quando attorno a Claudio Scajola si sono ritrovati deputati (Da Berruti e ad Abrignani, da Cassinelli a Cicu, Scandroglio, Antonione, Gava) e senatori (Orsi, Lauro, Scarpa Bonazza).
Hanno prevalso i moderati sui falchi.
Questo stesso giorno, mercoledì pomeriggio, sul da farsi ad horas si erano interrogati nello studio del presidente della Camera, con Gianfranco Fini, anche il senatore Pdl Beppe Pisanu, e gli altri leader del terzo polo Casini e Rutelli.
Il gabinetto di guerra è ormai permanente.
Non si è discusso d’altro anche ieri.
E l’uscita di Bossi sul voto anticipato al 2012, come commentava in serata Scajola con i suoi, diventa un’insperata mano d’aiuto per coinvolgere nel progetto le decine di deputati che non hanno alcuna intenzione di andare a casa un anno prima.
Le firme, nei loro auspici, potrebbero diventare 50 e più.
Dunque, un documento, per invitare il premier ad accettare la svolta, intestarsela perfino, indicando una figura di spessore in grado di guidare un nuovo esecutivo d’emergenza con due finalità : approvare misure anticrisi e una riforma elettorale, nello scorcio di legislatura.
E il tam tam tra Montecitorio e Palazzo Madama rimbalza con insistenza anche i nomi dei due candidati per l’operazione.
Figure di peso e soprattutto di massima fiducia per il Cavaliere. Il più autorevole, il presidente del Senato Renato Schifani, e il braccio destro di sempre Gianni Letta.
Una “svolta”, comunque, perchè questo esecutivo non è in grado di affrontare la crisi, dice ormai apertamente Pisanu.
Lo chiama “un governo dei migliori”, Scajola.
La settimana scorsa sedevano assieme a Casini e Roberto Formigoni nel salotto del banchiere ed economista cattolico Pellegrino Capaldo.
Anche lui tra gli invitati all’appuntamento che quella fetta dell’establishment cattolico si è già  dato per il 17 ottobre a Todi, alla presenza del presidente della Cei Angelo Bagnasco.
In agenda non c’è la costituzione di un partito dei cattolici, che d’altronde nemmeno la Conferenza episcopale ha auspicato.
Quel che è certo è invece che dai rami secchi del Pdl sta per nascere qualcosa di nuovo.
Sotto la regia dei due pezzi da novanta Pisanu e Scajola – ex diccì e grandi catalizzatori di voti – starebbero lavorando a una nuova formazione “Liberal democratica” da lanciare a breve. Comunque alternativa a quel Pdl di Alfano, esordito come “partito degli onesti” e ormai quasi fagocitato dal “forza gnocca” berlusconiano.
Nelle intenzioni di chi è all’opera, dovrebbe essere una forza in grado di aggregare laici e cattolici e alla quale oltre ai due big e ai parlamentari a loro vicini guarderebbero con interesse in tanti, da Pera a Dini.
Un soggetto nuovo di zecca destinato fin dagli esordi a dialogare con Casini e Fini e dunque con il terzo polo già  esistente.
Ma le elezioni sono lontane, nei disegni di chi si appresta intanto a invocare per iscritto una svolta in tre punti: no a “dannose elezioni anticipate”, un governo di larghe intese (fosse pure esteso al solo terzo polo) per gestire l’emergenza della crisi, legge elettorale con preferenze. Non solo Scajola e Pisanu, in fermento nella maggioranza.
Ieri il cristiano popolare Baccini (con lui Galati e Soglia) ha suggerito al premier di non ricorrere alla fiducia sulle intercettazioni.
Un invito a non rischiare.
Perfino l’ex generale Roberto Speciale si dichiara “a disagio”. Versace ha già  lasciato, i “responsabili” Sardelli, Milo e Iannaccone chiedono “aperture”.
Per non dire di Miccichè coi suoi sudisti.
Berlusconi i tamburi di guerra li avverte eccome.
Continua a ripetere che i suoi, scajoliani compresi, non lo “tradiranno”.
Intanto, ieri mattina si è materializzato di buon’ora alla Camera nonostante ci fossero normali votazioni sul ddl intercettazioni.
Una presenza per “rassicurare”, spiegano dall’entourage.
“Per mettere in guardia chi cospira” a sentire chi lavora già  al dopo-Cavaliere.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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MINISTRO BRAMBALLA: “AL TURISMO COLLABORATORI A TITOLO GRATUITO” E INVECE CONTRATTI AGLI AMICI DA 152.000 EURO

Ottobre 6th, 2011 Riccardo Fucile

ALTRO CHE RIMBORSO SPESE PER CURARE IL PORTALE ITALIA.IT… ORA ESCONO FUORI VARI CONTRATTI DI COLLABORAZIONE TRIENNALI: IL MINISTRO POTEVA NON SAPERE?

Il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla è una che se la lega al dito.
Per questo aveva deciso di querelare il Fatto Quotidiano per una serie di articoli riguardanti le assunzioni al dicastero di suoi fedelissimi.
Dicendo, tra l’altro, che i collaboratori erano a titolo gratuito.
Oggi però Fabio Amato sul giornale di Padellaro e Travaglio ci racconta tutta un’altra storia:
Siamo nel novembre 2010: il Fatto denuncia la sovrapposizione evidente tra lo staff delle iniziative movimentiste del ministro — Tv della Libertà  (chiusa con 14,5 milioni di euro di debiti), Giornale della Libertà  (cessato), Circoli della libertà , Promotori della libertà  — e quello del dicastero da lei diretto.
Una decina di persone passate dai movimenti pidiellini al ministero tra cui spiccano i due consulenti del ministro: Edoardo Colombo, animatore del blog iper-berlusconiano “Il giulivo ”, e soprattutto Luca Moschini, già  vice della Brambilla in Confcommercio giovani, già  responsabile regionale dei Circoli, oggi curatore tanto dei siti politici del ministro (sono almeno quattro) che di quelli a iniziativa pubblica (turistia4zampe. it, yidalinihao. com, italia.it).
Un mese più avanti, a metà  dicembre, la Corte dei conti decide di aprire un’istruttoria per verificare la natura, la durata e l’oggetto di quelle consulenze e appurare le reali competenze dei beneficiari. Il dubbio dei magistrati contabili è che alcuni tra i collaboratori del ministero siano pagati con soldi pubblici per fare attività  di natura politica, con conseguente danno erariale.
Il ministro insorge di fronte alla possibile accusa e di lì a poco annuncia querela contro questo giornale.
Alla fine di citazioni ne arriveranno due:
Una a titolo personale (500 mila euro), l’altra per il “danno d’immagine” causato alla Struttura di missione per il rilancio dell’immagine dell’Italia (1 milione).
Qui cominciano le bugie ministeriali.
Sdegnata, alla vigilia del Natale 2010 la rossa di Calolziocorte detta alle agenzie una nota durissima, che tra i suoi passaggi reca anche la seguente affermazione: “Quanto, infine, ai signori Luca Moschini ed Edoardo Colombo, appare sufficiente evidenziare che gli stessi prestano la loro collaborazione in favore degli Uffici, facenti capo al Ministro del Turismo, a titolo totalmente gratuito, e non hanno, perciò, percepito, nè percepiscono, alcun compenso a carico dei predetti Uffici”.
La frase riappare otto mesi più tardi nella citazione che l’Avvocatura dello Stato recapita al Fatto giusto in tempo per le vacanze estive.
Si legge infatti a pagina 26 dell’atto che “i due menzionati collaboratori del ministro (Moschini e Colombo) prestano la propria attività  a titolo assolutamente gratuito (salvo ovviamente un rimborso spese)”.
Spiacerà  all’Avvocatura dello Stato sapere che si è prestata a scrivere falsità : Edoardo Colombo e Luca Moschini risultano infatti essere sotto contratto con Promuovi Italia Spa, controllata dell’Enit (l’Ente del Turismo).
Non proprio un rimborso spese: 152 mila euro a testa in tre anni per il lavoro di consulenza sul portale italia.it.
Contratti di collaborazione stipulati nel marzo 2010, scadenza 21 marzo 2013. Il ministro poteva non sapere?
No: Promuovi Italia è una società  per azioni a capitale pubblico, ma non per questo ha il diritto di fare ciò che vuole.
I contratti non fanno eccezione: sono l’emanazione diretta di una convenzione tra la società  — che normalmente si occupa di strumenti per il lavoro nel settore turistico —e il Dipartimento del ministero.
Convenzione sollecitata dallo stesso ministro Brambilla nel gennaio dello stesso anno. Si chiama “delegazione interor ganica”.
Tradotto: il ministero trasferisce a Promuovi Italia — dietro rimborso — il peso burocratico della gestione dei contratti. Ma se ne prende i benefici — cioè il lavoro — perchè, si legge tanto nella convenzione che nei contratti, i collaboratori risponderanno direttamente al dipartimento.
Dalla firma in poi, in sostanza, Promuovi Italia non sa niente e nessun potere può esercitare, se non l’adempimento degli obblighi formali.
Questa formula non vale solo per Moschini e Colombo:
Tra marzo e luglio la Guardia di finanza fa la spola tra ministero e Promuovi Italia per portare avanti l’istruttoria della Corte dei conti.
Ne esce con i contratti di sei persone, tutte nominate dagli articoli del Fatto dello scorso novembre: Nicola Fortugno, Roberta Bottino, Loredana Maritato, Diletta Grella, Valentina Zofrea e Nadia Baldi. Tv e Promotori Libert�
Tutti hanno in comune la provenienza: Tv o promotori della Libertà .
Tutti nel 2010 hanno avuto contratti con Promuovi Italia, ma hanno lavorato, in base alle convenzioni, alle dirette dipendenze del dipartimento del Turismo o delle sue strutture.
Di questi, Diletta Grella ha ancora un contratto con Promuovi Italia: 171 mila euro in tre anni, firmato il 22 marzo 2010.
In quel periodo ha già  due incarichi: è referente dei Promotori della Libertà  — il suo cellulare appare ad hoc su Facebook tre giorni prima, in vista di una manifestazione pro Pdl — ed è sotto contratto con il ministero: 18 mila euro per il periodo settembre 2009-agosto 2010.
Del resto, nemmeno si può dire che l’inchiesta della Corte dei conti abbia a oggi sortito qualche effetto sulla gestione dei collaboratori del ministro Brambilla.
A scorrere l’ultima lista disponibile sul sito della Presidenza del Consiglio, a giugno di quest’anno i fedelissimi della Libertà  erano ancora tutti al lavoro al ministero del Turismo.
Anzi, rispetto a novembre ce n’era qualcuno in più.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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QUALIFICATO INTERVENTO DI BERLUSCONI: “UN ALTRO GOVERNO? MI FANNO RIDERE. NUOVO NOME PER IL PDL: FORZA GNOCCA!”

Ottobre 6th, 2011 Riccardo Fucile

“SE ARRIVA UN ALTRO POI CHE FA?”….”SU BANKITALIA DECIDO IO ENTRO IL PRIMO NOVEMBRE”… “CI SONO SCHEGGE IMPAZZITE DELLA MAGISTRATURA CHE PUNTANO ALL’EVERSIONE”

«Arriva un altro, ma poi cosa fa? Ma và …».
Silvio Berlusconi liquida così ogni ipotesi di un nuovo governo. «Mi fanno ridere» ha detto il premier ai cronisti che lo hanno interpellato nel Transatlantico di Montecitorio, subito dopo un breve coffee break alla bouvette della Camera con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.
E quanto ai rapporti con il titolare del ministero di via XX Settembre, il Cavaliere ha ostentato serenità : «Se c’è un periodo in cui stiamo lavorando in assoluta concordia con Tremonti è questo. Poi non posso certo pretendere che Tremonti abbia le stesse mie idee».
E subito dopo lo stesso Tremonti ha concesso ai giornalisti una sola battuta: «Abbiamo diverse idee sui soldi…».
Il Cavaliere, poi, incontrando alcuni dei suoi parlamentari ha spiegato che «andremo avanti fino al 2013, perchè il nostro obiettivo è completare le riforme e il programma. Questo a meno di imprevisti, che nel caso ci fossero, non ci darebbero il tempo nemmeno di cambiare il nome del partito».
Una prospettiva, questa, che Berlusconi prende seriamente in considerazione perchè la definizione di Popolo delle libertà , nonostante sia stata scelta con una sorta di consultazione popolare tra i simpatizzanti del partito, non sarebbe «nel cuore degli elettori».
E scherzando ha anche ipotizzato quale potrebbe essere la nuova «ragione sociale» del centrodestra: «Mi dicono che il nome che avrebbe maggiore successo sarebbe Forza Gnocca!».
A frenare sul completamento della legislatura ci pensa però il principale alleato, Umberto Bossi: «Mi sembra obiettivamente complicato» arrivare al 2013 ha detto il Senatùr in Transatlantico, dopo avere a sua volta incontrato Tremonti.
E ai cronisti che gli hanno chiesto se lo abbia detto anche a Silvio Berlusconi ha risposto: «Io ho sempre detto che è meglio votare prima, ma il premier è lui».
Quanto al motivo per cui è meglio anticipare le urne, Bossi ha spiegato: «È difficile spennare la gente e poi farsi votare, meglio andare al voto prima».
Il premier ha dunque bollato come «tutte storie» le cose scritte negli ultimi giorni sui rapporti tra lui e il superministro, nonostante contro Tremonti si siano scagliati nelle ultime ore diversi esponenti del Pdl, in alcuni casi con invettive al limite dell’insulto e con inviti espliciti a farsi da parte.
Anche Giuliano Ferrara è tornato ad attaccare il numero uno del Mef.
Il Cavaliere, in ogni caso, ha preferito sorvolare.
E quanto al nodo del nuovo vertice di Bankitalia, visto da molti come il paradigma della contrapposizione tra i due, lo stesso Berlusconi ha confermato che la scelta sul successore di Mario Draghi verrà  assunta entro il 1 novembre e che questa sarà  prerogativa della presidenza del Consiglio.
Una presa di posizione netta, che lascia intendere una crescita delle quotazioni di Saccomanni a scapito di Grilli, «sponsorizzato» invece da Tremonti e dalla Lega.
Quanto alla gestione della crisi economica, il capo del governo ha spiegato che «con Tremonti stiamo lavorando insieme in assoluta concordia».
«Si tratta di una manovra non facile – ha aggiunto -. Le manovre con i fichi secchi non si possono fare».
E tra i nodi da sciogliere, oggetto di un ulteriore faccia a faccia tra premier e ministro a Montecitorio, riguarda i sei miliardi di tagli che dovranno essere applicati ai ministeri.
Ma come spesso accade in queste occasioni, Berlusconi non si è tirato indietro di fronte alle sollecitazioni dei cronisti anche su altri temi.
Ed è tornato ad attaccare la magistratura, all’interno della quale – ha detto – «ci sono schegge impazzite che puntano all’eversione».
Parlando poi con alcuni deputati del suo partito è tornato ad ipotizzare l’istituzione di una commissione di inchiesta che indaghi sull’operato dei magistrati.

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AVE MARINA DIFENDE IL PAPI NERO E ATTACCA I GIUDICI

Ottobre 6th, 2011 Riccardo Fucile

E’ MARINA BERLUSCONI IL VERO FALCO, MENTRE IL PDL SI SFASCIA E SI SDOPPIA

I destini del Paese coincidono con quelli di Silvio Berlusconi, in nome del conflitto d’interessi.
Parola della figlia primogenita del Cavaliere, Marina.
Ieri la foto della presidente di Fininvest campeggiava sulle prime pagine di due quotidiani: il Giornale di famiglia (inserita nella seconda edizione al posto di un’immagine del nemico Tremonti) e il Corriere della Sera.
Il quotidiano di Sallusti e Feltri ha dedicato l’apertura al vero tormento berlusconiano delle ultime settimane: il risarcimento a De Benedetti per la sentenza Mondadori, 564 milioni di euro .
E così l’esposto presentato da Marina B. è riassunto dal titolone “564.000.000 di balle”.
La questione è anche al centro dell’intervista che la primogenita del premier ha dato al Corsera.
La difesa è su tutta la linea: le inchieste sulle escort sono “inventate”, sono “fango” che diventa “barbarie legalizzata”. Ma soprattutto, Marina B., dà  la linea in questa fase di caos e anarchia da fine impero nel centro-destra: “Mio padre non deve assolutamente mollare e non mollerà . Non mi pare proprio ci siano alternative degne di questo nome. La democrazia non si può piegare alle trame di qualche procura e di qualche redazione”.
L’ultima frase è la sublimazione del conflitto d’interessi: “Mio padre sta lottando per il rispetto della sua libertà , ma la sua lotta è in realtà  una lotta per la libertà  di tutti”. Curioso notare che sempre ieri, in prima pagina sul quotidiano di via Solferino, c’era un editoriale solenne del direttore Ferruccio de Bortoli che si concludeva così: “Su questo giornale abbiamo suggerito al premier di fare come è accaduto in Spagna: annunciare che non si ricandiderà , chiedere le elezioni e non trascinare con sè l’intero centrodestra. Nessuna risposta”.
In realtà , una risposta forte l’aveva tre colonne più a destra: “Marina Berlusconi: mio padre non mollerà ”.
Accreditata più volte per una suggestiva successione dinastica anche in politica, oggi la primogenita del Cavaliere è il falco numero uno del centrodestra.
I destinatari dei messaggi spediti nell’intervista sono due, almeno nell’interpretazione autentica fatta nella cerchia ristretta di Palazzo Grazioli e che di fatto annulla o relega in secondo piano l’avvertimento lanciato da Giuliano Ferrara ieri mattina: “Ho sentito B., è di umore nero e minaccia di andarsene”.
Che sia nero e furioso, il Cavaliere, è noto ormai. La sua faccia, tirata e un po’ gonfia, all’incontro con il premier macedone a Palazzo Chigi, era una sorta di manifesto funebre vivente, politicamente parlando.
Da qui però a immaginare un suo passo indietro imminente ce ne vuole.
Anzi.
Ed è per questo che i primi destinatari del messaggio recapitato da Marina B. sono gli ambasciatori di centro e di sinistra che ancora oggi “offrono di tutto, dal salvacondotto all’amnistia”, per convincere il presidente del Consiglio a farsi da parte.
La verità , raccontano dalla cerchia ristretta di B., è che “il presidente non si fida più di nessuno”.
I secondi destinatari sono tutti dentro il Pdl.
In pratica, il “non mollerà ” gridato dalla primogenita è un argine al processo di deberlusconizzazione in atto nel partito. Pure ieri sono stati vari gli esponenti di centro-destra che si sono sbilanciati sul passo indietro nel 2013 a favore di Alfano.
La lista si allunga giorno dopo giorno e sta di fatto moltiplicando scenari e correnti nel Pdl.
Un impazzimento generale. Si vocifera di un documento degli “scajoliani” per un governo di transizione senza B. e il frondista Beppe Pisanu è più che mai attivo, con la sponda dell’Udc di Casini.
Senza contare il problema, enorme, di Giulio Tremonti.
In ogni caso, il recinto dove festeggiare la “riunione dei moderati” liberi da B. è il Ppe ma si rischia un’accelerazione “dannosa”, a detta dei più prudenti.
Nel senso che l’obiettivo di finire la legislatura nel 2013 con Berlusconi a Palazzo Chigi alla fine si potrebbe rivelare uno specchietto per le allodole del nuovo Caf (Casini, Alfano e Formigoni) e che lo stesso premier potrebbe sparigliare e ribaltare il tavolo (come sogna qualche falco lealista) andando al voto anticipato nel 2012 col Porcellum, per far saltare il referendum.
“Tutto è possibile”, dice chi lo conosce bene e parla con lui.
Quello che è certo, al momento, è che il premier intende procedere così: portare a casa il decreto sviluppo, andare in tv ad annunciare un nuovo programma di riforme e concludere con il fatidico passo indietro nel 2013 (ma non nel 2012).
In ogni caso la deberlusconizzazione del Pdl sta diventando visibile: la nuova campagna di adesioni vede il simbolo (online e sui manifesti 6×3) di partito senza il nome di Berlusconi.
E ha colpito più di un parlamentare pidiellino, l’articolo che l’altro giorno Fabrizio Cicchitto ha scritto per il Giornale.
Il capogruppo del Pdl alla Camera, zelante falco berlusconiano, ha ammesso che la “forza del carisma del leader si è ridotta come testimoniano i sondaggi”.
Un modo per rilanciare il partito “pesante” contro i teorici del partito di plastica. Questi ultimi oggi hanno nel sottosegretario Daniela Santanchè il loro riferimento e cullano il progetto di una formazione alternativa al Pdl e di sostegno o supporto al premier.
L’idea è di un anno fa, ma torna di grande attualità  in queste settimane concitate, con i nomi di “Forza Silvio” o “Italia per sempre”.
Alfano teme tantissimo questa ipotesi. Anche perchè il Pdl potrebbe diventare il partito del 25 luglio, mentre la lista di B. sotto forma di “Tea Party” movimentista sarebbe la deriva di Salò.
La fuoriuscita dal berlusconismo è ancora lunga.

Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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GIULIANO FERRARA: “BERLUSCONI MINACCIA DI ANDARSENE, TREMONTI E’ META’ GENIO, META’ IMBROGLIONE”

Ottobre 6th, 2011 Riccardo Fucile

IL DIRETTORE DEL FOGLIO AD AGORA’: “IL PREMIER E’ DI PESSIMO UMORE E POTREBBE LASCIARE IL PAESE IN BALIA DELLA SORTE”… CONFERMATA L’IPOTESI   DI UN NUOVO PARTITO DI SUPPORTO AL PDL

Prima una lunga riunione serale tra Berlusconi, Letta e Tremonti. Poi   una a tre tra Tremonti, il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ed il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli.
Sul tavolo la decisione di Moody’s di declassare l’Italia ma soprattutto i rapporti, sempre più tesi, tra il premier e il superministro dell’Economia restano tesi.
Un altro spunto di frizione è arrivato dalla battuta di Tremonti sul calo dello spread della Spagna rispetto a quello italiano: “Sarà  che loro andranno al voto anticipato”, aveva detto il ministro.
E che l’umore del presidente del consiglio sia pessimo lo ha confermato Giuliano Ferrara, direttore del Foglio, al programma Agorà  di Raitre: “Ho sentito Berlusconi ed è molto di cattivo umore. Minaccia di andarsene lasciandoci in balìa della sorte e non di un’alternativa concreta. La responsabilità  di Berlusconi in politica e la tragedia è di non aver affrontato la questione della crescita quando doveva farlo e quando lo ha annunciato a gennaio dello scorso anno. Questo è il fallimento recente di Berlusconi. Speriamo che ora faccia una dieta di sangue di tigre e bistecche di leone”. Commentando la notizia riportata da Repubblica sulla nascita di un partito denominato ‘Forza Silvio’, Ferrara ha aggiunto: “A me risulta che Berlusconi stia sondando la base del Pdl per capire se c’è la possibilità  di fare un   partito di supporto”.   Poi Ferrara rivolge le sue attenzioni a Tremonti, bollandolo come “un tributarista di genio e per metà  un bambino capriccioso e un colossale imbroglione”.
Insomma, si stringe sempre di più il cerchio intorno al ministro dell’Economia.
Con il ministro per i Beni e le Attività  Culturali, Giancarlo Galan,che torna ad attaccare Tremonti: “Come avete visto ieri, anche in sede europea, ai ministri più esperti capita di dire colossali fesserie. Non so se si è trattato di un lapsus freudiano o riflessione di un pensiero. Io sono un ministrio più giovane e starò più attento”.
In campo anche uno dei “nemici” storici di Tremonti, ovvero Renato Brunetta: “Non mi ha ancora risposto all’ultima lettera che gli ha inviato per condividere l’iniziativa di dismissione degli immobili pubblici”

(da “La Repubblica“)

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A.A.A. CERCASI MILITANTI PDL A PAGAMENTO

Ottobre 5th, 2011 Riccardo Fucile

IN RETE ANNUNCI PER APRIRE NUOVE SEDI DEL PARTITO NELLA CAPITALE: BUFALA O REALT�

“Comitato Politico del Popolo della Libertà  offre la possibilità  di formare personale politico (militanti, candidati, dirigenti di partito) in vista della nascita e dell’apertura di nuove sezioni politiche su tutta Roma”.
Questo è l’annuncio in cui si sono imbattuti centinaia di ragazzi nell’ultimo mese mentre cercavano disperatamente un impiego tra gli annunci di lavoro su Internet.
Da Google (inserzione 192924 nella categoria amministrazione e segreteria) fino ad eBay (19070237 hostess promoter e modelli), passando per decine di siti di reclutamento, campeggia il logo
“Berlusconi presidente”. Tipologia di contratto offerto: “A progetto”.
Quindi il Pdl cercherebbe militanti a pagamento per rinforzare le truppe nella Capitale dopo il flop della campagna di tesseramento milanese , con soli 800 iscritti?
Una studentessa ha inviato un’email all’indirizzo indicato per saperne di più. Nella risposta le è stato spiegato che, vista “la delicatezza dell’argomento”, avrebbe dovuto lasciare un numero di telefono “per un primo scambio conoscitivo”.
Chiamando la sede romana del partito, invece, spiegano di non essere a conoscenza di tale iniziativa e ipotizzano una contraffazione del simbolo.
Che sarebbe facilmente praticabile, ma allora perchè non denunciare i falsificatori?
Il Pdl è infatti a conoscenza del contenuto degli annunci da almeno due settimane, quando il consigliere regionale del Partito democratico, Enzo Foschi, ne denunciò la presenza in Rete: “Tra gli impieghi di promoter e quella di mediatore immobiliare — ha dichiarato Foschi in una nota — coloro che sono in cerca di un’occupazione si sono imbattuti in un annuncio del tutto particolare quanto sorprendente di militanti a progetto. Ma questo personale politico reclutato quanto riceverebbe di stipendio? È davvero vergognoso che in un momento di grave disoccupazione come quello attuale un partito oggi al governo tenti di reclutare iscritti con queste modalità ”.
Il partito romano ipotizza che gli impieghi possano essere gestiti dal partito nazionale e invita a chiamare via dell’Umiltà .
Dove una gentile segretaria spiega che anche lei non ha mai sentito parlare di contratti a progetto.
Il datore di lavoro, secondo l’annuncio, è il Comitato politico di Roma.
“Ma nello Statuto questo organismo non esiste — spiega Giorgio Stracquadanio — potrebbero essere anche gruppi spontanei di simpatizzanti, o qualcuno che vuole fregarci”.
Ma di denunce, per ora, neanche una.

Caterina Perniconi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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GLI SPRECHI IN TEMPO DI CRISI: NOMINE PADANE E CAMPANE

Ottobre 4th, 2011 Riccardo Fucile

DALLA CONSULENZA DI 240.000 EURO ALL’AMICO DI TOSI ALLA PROJECT MANAGER DEL CENTRO OSPEDALIERO DA 400.000 EURO NEL SALERNITANO… NON CAMBIA MAI NULLA: PIU’ CLIENTELE, PIU’ VOTI

Se avessero vergogna si fermerebbero. Ma non hanno vergogna.
Se avessero timore di concludere anticipatamente e ingloriosamente la carriera politica, si fermerebbero. Ma dov’è la paura, qual è il timore?
Più clientele e più voti, più sprechi e più voti.
Immersi in una crisi economica senza precedenti una moltiutudine di facce di bronzo, di volti bugiardi e irresponsabili, comunica che è tempo di tirare la cinghia.
Iniziando dal buco nero del bilancio: la salute pubblica.
Come sempre terreno fertile di un sistema immarcescibile è la sanità .
Bisogna tirare la cinghia e prima cosa, allora: accorpare gli ospedali. Sono troppi e costano troppo. Togliere corsie e letti, rianimatori e chirurghi. Accorpare.
Al sud chiudono gli ospedali dei territori più derelitti, poveri e lontani dai centri abitati.
E’ un costo che non possiamo permetterci, l’avete capito o no?
Per farcelo capire meglio il governo regionale della Campania ha delegato la nefrologa Sara Caropreso a project manager per la realizzazione del presidio ospedaliero della Valle del Sele, nel salernitano.
Via l’ospedale di Battipaglia, via quello di Eboli, via quello di Roccadaspide, via quello di Oliveto Citra, tutti in provincia di Salerno.
Uno solo, bello, a pianta larga e finalmente moderno, per tutti e quattro.
Uno di quelli dall’architettura innovativa, dal design di Renzo Piano.
Come dice la legge, come vuole la legge.
Realizzato in prossimità  dello svincolo autostradale, in questo caso di Eboli.
Come dice la legge, come vuole la legge.
E quanto costerà  questo nuovo ospedale? Solo 400 milioni di euro.
La signora Caropreso,   project manager, alla angosciata collega del Corriere del Mezzogiorno che al suono di tanti milioni di euro quasi sviene e chiede se per caso non abbia sbagliato a contare i milioni, quattrocento o quaranta?, e se non sia uno spreco questa montagna di soldi, risponde: “No, a conti fatti risparmiamo 50 milioni di euro all’anno”.
Magnifico, e come si risparmiano tanti soldi?
“Gli ospedali vanno costruiti nei pressi degli svincoli autostradali”.
E qui alla brava intervistatrice viene il capogiro.
Un ospedale a pianta larga, e proprio allo svincolo autostradale di Battipaglia, sette chilometri più a nord, esiste già .
Potrebbe essere ampliato, ristrutturato. Basterebbero pochi spiccioli rispetto alle centinaia di milioni che la manager della sanità  si accinge a spendere.
La manager offre una risposta da conservare in bacheca: “Faccia domande più coerenti”.
In Italia non c’è resa del conto.
E bisognerebbe   invece   chiedere conto a chi l’ha nominata.
Chi ha nominato la signora Caropreso?
Il presidente della giunta regionale, Stefano Caldoro, sa qualcosa?
E’ forse stata nominata perchè amica dell’onorevole Edomondo Cirielli? E chi è costui? Ex carabiniere poi attratto dalla politica.
Prima con Fini, ora contro Fini e con Berlusconi.
Deputato, presidente della commissione Difesa e presidente della provincia di Salerno. Tre poltrone in un solo corpo.
Così lo Stato risparmia le indennità .
Amicizie non sempre all’altezza ma sguardo meridionale e federalista: chiede, e forse otterrà , oltre che le sue amicizie vengano premiate in ruoli pubblici di primo piano, anche, pensate un po’, che la sua provincia,   Salerno, si stacchi da Napoli e dalla Campania e divenga regione autonoma, e prenda il nome di Principato di Citra.
Non è una barzelletta, è la verità .
Sono quelli del nord però a indicare la retta via.
Tra di essi il sindaco di Verona vanta un’ottima esperienza amministrativa. E’ stato assessore regionale alla sanità  del Veneto.
E qui si vede che la corsia d’ospedale è l’ultimo luogo dove resistono, anche oltre il Po, le sezioni di partito. Anche a Verona.
La sanità  veneta soffre di gravi disturbi e una acuta crisi economica.
Alti costi, alti indebitamenti, offerta ridondante.
I padani sanno far di conto al pari dei loro colleghi del sud.
E per agevolare un immediato, risolutivo rientro nei limiti della spesa, hanno voluto che il segretario generale della Sanità  veneta, il super burocrate Domenico Mantoan, godesse del contributo di un vero super consulente.
E visto, così reca il decreto di nomina, che non era possibile “avvalersi, con risultati ottimali, del personale regionale e di quello dello Stato”, retribuiti a norma di legge ma chiaramente incapaci. E visto anche che il super consulente doveva essere davvero super, caratteristica irrintracciabile tra gli otto dirigenti, i 23 direttori generali e i 24 direttori amministrativi delle locali Asl, è stato chiamato alla funzione il settantenne Michele Romano.
Per due anni e alla modica cifra di 240 mila euro il Romano, nonnetto della salute veneta, veterano dei conti Asl molto amico del dottor Tosi, sindaco leghista di Verona, e quindi — per proprietà  transitiva — del governatore del Veneto (leghista) Luca Zaia, procederà  ad elargire consigli, piani e programmi di rientro.
Oltre a un ottimo stipendio avrà  tutta la comprensione e l’aiuto necessari.
Recita il decreto di nomina: “uffici,   attrezzature e una segreteria dotata del numero idoneo di unità  funzionali”.
Evviva la terza età !

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