Destra di Popolo.net

PRIMO CITTADINO O VELINO?

Ottobre 3rd, 2011 Riccardo Fucile

VITA, PENSIERI E (POCHE) OPERE DI PIETRO VIGNALI, EX SINDACO DI PARMA

La signora Lario, giustamente schifata, definì ciarpame politico l’idea del suo consorte di candidare al Parlamento europeo — e non a Miss Strasburgo — alcune fanciulle prive di qualunque competenza.
Avevamo già  il ministro più bello del mondo, con una specializzazione in calendari, poteva bastare.
Doveva ancora arrivare la consigliera regionale con la passione per l’abito monacale e le eleganti magliette inno alle proprie tette.
Si è fatto un gran parlare del velinismo in politica, qualche sventurata ha perfino provato a replicare alla ex signora Berlusconi, scrivendoci un libro. Magari riusciamo a strappare una nuova legge elettorale che allunghi le minigonne ed estenda la quantità  di cervello degli aspiranti amministratori.
La questione velinismo, però, non riguarda solo le donne.
“Repubblica” in edicola venerdì riportava le parole di una cittadina di Parma, appena liberata da una giunta travolta dalle inchieste per corruzione.
Gianna Montagna spiega: “Un fatto è certo, se n’è andato un sindaco da fotoromanzo, tutta immagine e niente sostanza. Foto qui e foto là , sorrisi e poco altro. Come nei fotoromanzi di quando ero giovane io, dove si raccontavano amori e avventure e il protagonista era lo stesso. Nel nostro caso, il sindaco che inaugura, il sindaco che sorride, il sindaco che promette…”.
Pietro Vignali è stato il più giovane sindaco d’Italia, eletto nel 2007 a 39 anni in una lista civica di centrodestra, dimesso tre giorni fa dopo una resistenza che deve avergli ispirato il comportamento del nostro premier.
à‰ uno che tutti i sabati faceva una conferenza stampa, anche se non c’era molto da dire.
Intanto, un titolo sui giornali lo guadagnava.
Nella città  del melodramma, come ha scritto Maurizio Chierici della sua Parma, l’inaugurazione della stagione del Teatro Regio è un evento piuttosto importante: lui si presentava al braccio di Sara Tommasi o Manuela Arcuri, notissime appassionate di lirica.
Del resto che aspettarsi da uno che da giovane faceva il pierre per le più importanti discoteche della città ?
A guardarlo nelle foto che in questi giorni sono passate per le agenzie e sui giornali sembra sempre – invidiabile tenuta della messa in piega – fresco di barbiere.
In mancanza di mogli e figli sorridenti da esibire, si è accontentato di un animale da compagnia con cui posare: un piccolo cagnolino bianco che a metà  campagna elettorale è stato sostituito con un più pubblicitario labrador. Dagli uffici del Comune di Parma sono passati tutti i professionisti della comunicazione d’Italia.
E i professionisti della politica, della gestione della cosa pubblica, dell’amministrazione?
Il giorno dopo le dimissioni di Vignali sono arrivati i 70 milioni per la metropolitana.
Ora, Parma non è New York e forse la metropolitana non era esattamente la prima opera di cui occuparsi: è un posto che si attraversa tutto in 15 minuti con la bici.
Poter inaugurare il cantiere con la prima pietra della metro ha un certo impatto d’immagine.
Ma sono solo fotografie: come quelle dei tanti che si sono infilati il caschetto per visitare il centro storico dell’Aquila e poi hanno abbandonato gli abitanti tra le macerie di una città  che oggi, due anni dopo il terremoto, è ancora un deserto inabitato.
La religione dell’immagine è più perniciosa in politica che altrove: di solito i suoi seguaci sono distratti dall’apparenza, portati alla spettacolarizzazione, superficiali e quindi facilmente manovrabili.
Figurine e figuranti (cfr mezzo Parlamento).
Se questa è la nuova generazione dei politici, stiamo cotti.
Come il famoso prosciutto di casa.

Silvia Truzzi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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RUMORI DI PANCIA: DOPO L’ADDIO DI VERSACE, NEL PDL PRONTE ALTRE FUGHE

Ottobre 3rd, 2011 Riccardo Fucile

ALLA CAMERA GLI “INSOFFERENTI” SAREBBERO UNA VENTINA TRA CUI SPICCANO SCELLI, SPECIALE, VESSA E SOGLIA: MOLTI POTREBBERO PASSARE ALL’UDC…AL SENATO GUIDA LA FRONDA PISANU: CON LUI DINI, SARO, ORSI, AMATO ED ALTRI

Dai veleni su Beppe Pisanu, “avvisato” dal suo partito di essere citato da un pentito di mafia, alle due fatali scosse di Giorgio Napolitano su Lega e legge elettorale, seguite a quelle di Confindustria e Chiesa, si scatena di nuovo la tempesta nella pancia del Pdl.
Sinora i voti su manovra, Milanese e Romano avevano ancito il paradosso della forza della maggioranza.
Ossia la somma di due debolezze: quella del Cavaliere che resiste nel bunker e quella dei parlamentari disperati che vogliono durare fino al 2013, non avendo garanzie sul futuro.
Ma l’ingresso dalla porta principale, grazie al referendum, della questione della legge elettorale ha risvegliato paure e inquietudini tra peones e non solo in vista di un voto anticipato nel 2012.
Nelle truppe del partito dell’amore dislocate tra Montecitorio e Palazzo Madama, la sensazione che il premier sia alla fine del suo ciclo è diffusissima.
Il punto è come sviluppare questa sensazione.
Lo strappo di Santo Versace, uscito dal Pdl per il voto che ha salvato il ministro Romano, ha ridato però coraggio e fiato ad aspirazioni individuali. Alla Camera il numero di questo tipo di insofferenti di destra sarebbe tra i diciotto e i venti.
Usciranno allo scoperto come Versace?
Il percorso di questa pattuglia sarebbe in due tappe: gruppo misto e poi Udc. Il partito di Casini è corteggiatissimo, in grado dI assicurare una sopravvivenza ai richiedenti che bussano, molto più di Fini e di Fli.
Su un foglietto circolano i nomi dei deputati in bilico.
Due sono noti.
Il primo è Maurizio Scelli, ex commissario straordinario della Croce Rossa.
Il secondo è il famigerato generale Speciale, comandante della Guardia di Finanza destituito dal governo Prodi.
Un’altra coppia è formata dgli imprenditori salernitani Pasquale Vessa e Gerardo Soglia.
Quest’ultimo è stato presidente del Pescara calcio, accusato poi di bancarotta fraudolenta.
Le manovre alla Camera incrociano quelle al Senato, dove ha creato scompiglio la colazione organizzata dal senatore frondista del Pdl Beppe Pisanu, da mesi sostenitore di un governo diverso.
I nomi certI dei partecipanti sono quelli di Lamberto Dini, Giuseppe Saro, Orsi, Amato.
Non c’erano invece altri tre sospettati: Zanetta, Boscetto, Baldini.
In compenso erano presenti l’ex governatore piemontese Ghigo e il friulano Antonione.
Ieri Pisanu ha anche avuto un lungo colloquio con Casini.
Il leader centrista dell’Udc ha manifestato la sua convinzione sulla legge elettorale: “Si vota nel 2012 con il Porcellum”.
Che è una delle due opzioni su tre che il centrodestra ha per sopravvivere. Questa riguarda il Cavaliere in persona e potrebbe provocare un fuggi fuggi generale dal Pdl, in previsione di una sconfitta certa e di un vistoso calo dei seggi.
Poi c’è l’ipotesi di una nuova legge elettorale che scongiuri il referendum e porti alla scadenza naturale del 2013 la legislatura.
Uno scenario che costituisce il tavolo di lavoro di Angelino Alfano, segretario del Pdl.
Complici le “scosse” di questi giorni, Alfano vorrebbe volgere a suo favore fughe e “rumori” interni per aumentare la pressione suL bunker del Cavaliere, accerchiato dal nuovo Caf: Casini, Alfano e Formigoni.
Un segnale fortissimo in questa direzione è arrivato ieri,dall’assemblea degli eletti del Pdl della Lombardia.
Proprio nell regione dove sono nati Berlusconi e il berlusconismo.
Primo: il premier non è andato alla convention.
Il fedele coordinatore regionale Mario Mantovani ha giustificato così l’Assenza: “Vuole che iniziamo a camminare con le nostre gambe a fianco di Alfano”.
Mantovani ha anche annunciato una mossa che potrebbe allontanare ancora di più i dubbiosi e gli insofferenti del Pdl: un referendum per ridurre il numero dei parlamentari.
Nel suo   intervento, Alfano ha gridato il debito di gratitudine verso il premier, ammettendo la debolezza attuale del Capo: “Lui ha fatto tanto per noi, adesso dobbiamo ricambiare difendendolo dagli attacchi cui è sottoposto. Per la prima volta in 17 anni dobbiamo aiutarlo. Faremo una squadra al suo fianco”.
Parole impensabili fino a qualche mese fa ma che non sciolgono il vero nodo del segretario del Pdl.
Da un lato concordare una via d’uscita con B. (altro governo per fare la legge elettorale, guidato proprio da Alfano), dall’altro riportare l’Udc nel recinto del centrodestra, con Casini che chiede un’autocritica del berlusconismo e soprattutto una legge elettorale che smantelli il bipolarismo.
Questa è la Rodi di Alfano e qui deve saltare.
Senza contare i falchi che ancora credono ciecamente nel Cavaliere.

Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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L’ULTIMA MINACCIA AL GOVERNO: LA FRONDA DI PISANU A PALAZZO MADAMA

Ottobre 3rd, 2011 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA DA TEMPO SOSTIENE L’IPOTESI DI UN ESECUTIVO DI LARGHE INTESE, CONDIVISA DA OLTRE UNA DECINA DI SENATORI… ORA STA ACCELERANDO IL PROGETTO

Dopo un anno di battaglie sui numeri alla Camera, con compravendita di deputati e il parto dei Responsabili per avere garantita la maggioranza in aula a Montecitorio, il governo potrebbe scivolare nel più austero e apparentemente sicuro Palazzo Madama.
Al Senato il Pdl è in fermento.
Da settimane ormai Beppe Pisanu è in aperto contrasto con l’esecutivo e i vertici del partito cui è iscritto.
Toni polemici sull’operato del Consiglio dei ministri, tanto da spingersi fino a invocare un nuovo governo e soprattutto un “necessario” passo indietro di Silvio Berlusconi.
Da due settimane ormai gira tra i banchi dei senatori un documento redatto dal presidente dell’antimafia che invita gli animi cattolici e le voci critiche a unirsi per ridare dignità  alla politica e vita all’azione di governo.
Pisanu ha sempre smentito.
Così come ieri ha smentito di aver incontrato dodici seguaci raccolti e averli riuniti a tavola martedì 20 nella saletta riservata del ristorante La Capricciosa, come riferisce oggi il Corriere della Sera.
Le posizioni espresse di Pisanu sono serpeggiate per settimane sotto traccia, ma quando la Camera ha salvato Saverio Romano, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, hanno preso forma e voce.
E trovato consensi.
Tanto che i colonnelli del Pdl si sono sentiti costretti a intervenire per tentare di porre dei paletti alla fronda.
La dichiarazione più sibillina è del vicepresidente del gruppo Pdl alla Camera, Osvaldo Napoli.
“Noi non crediamo alle parole del collaboratore Lo Verso nè quando accusa il ministro Romano, nè quando accusa Pisanu ritenendolo il fornitore delle notizie a Cuffaro e Aiello”, un messaggio fin troppo chiaro.
Che Napoli definisce ulteriormente: “E cosi come non abbiamo chiesto le dimissioni al ministro Romano, non le chiediamo al presidente della Commissione antimafia anche se quest’ultimo, cosi come dispone la legge, potrebbe essere iscritto nel registro degli indagati per favoreggiamento aggravato a causa di questa accusa”.
La dichiarazione suona palesemente come una sorta di minaccia.
Ma non sembra al momento aver ottenuto l’esito sperato, perchè con il passare delle ore continua a crescere il numero degli scontenti dall’azione politica del governo che condividono le preoccupazioni di Pisanu e, pur di scongiurare il voto anticipato, invitano Berlusconi a inaugurare presto una fase di transizione che gestisca l’emergenza del momento.
In molti rievocano gli anni di Tangentopoli, convinti che sarebbe “un errore chiudersi nel bunker per difendersi dall’assedio quotidiano dei pm”, perchè poi “il ciclone giudiziario travolse tutti e tutto comunque”.
Ora, riferiscono fonti pidielline, per evitare di “commettere gli stessi sbagli del passato”, sarebbe meglio pensare a una “maggioranza più ampia” che eviti il “burrone delle urne”.
Il senatore Giuseppe Saro, tra i più attivi in questi giorni, conferma le “grandi manovre” in corso ma esclude “complotti”, “tradimenti” e “documenti” ai danni del Cavaliere : “Tra i parlamentari del Pdl si sta facendo una riflessione sulla situazione politica. In tanti ritengono che ora sia necessaria una fase di transizione che abbia come protagonista in primis il presidente Berlusconi”.
Un periodo di transizione, spiega Saro, “eviterebbe che un casus belli o un’azione esterna possa far precipitare tutto verso delle elezioni anticipate devastanti, innanzitutto per la coalizione attuale e per il fatto che si bloccherebbe il processo di riforme”, assolutamente necessario per uscire dall’impasse attuale.
Saro cita Mani Pulite: “Io sono di estrazione socialista, Berlusconi teme di fare la fine di Craxi. Io non voglio certo che faccia la fine di Bettino, ma per evitarlo serve subito una soluzione politica”.
Il senatore avverte: “Bisogna trovare una maggioranza più ampia che possa affrontare la difficile crisi economica e consenta di avviare le riforme costituzionali e la legge elettorale”.
I senatori delusi rifiutano l’etichetta di dissidenti e ribelli.
Del resto ci sono diverse anime: gli scajoliani Franco Orsi e Gabriele Boscetto, i toscani Paolo Amato e Massimo Baldini, e poi Valter Zanetta e Paolo Scarpa Bonazza Buora.
Saro conferma l’incontro a La Capricciosa con Pisanu e una decina di senatori.
Ma assicura: “Non è stata certo una cena di carbonari, non c’è nessun complotto, si ragiona solo sulla necessità  di avviare una fase di transizione. Lo dico nella speranza che tutti gli altri parlamentari che fanno queste riflessioni solo in privato escano allo scoperto”.
Nessuno, spiegano altri senatori che per ora non vogliono uscire allo scoperto, “vuol tradire Berlusconi, perchè tutti gli sono grati, ma per il suo bene è meglio pensare a una soluzione politica diversa ed evitare le urne”.
Lamberto Dini ufficialmente non si esprime ma uomini vicini all’ex premier fanno sapere che il presidente della commissione Affari esteri di Palazzo Madama ha partecipato alla cena ma non vuol sentir parlare di complotti e ribelli o di documenti di dissidenti contro Berlusconi.
Il senatore, riferiscono le stesse fonti, è stato invitato all’incontro perchè i suoi colleghi sapevano che era reduce da un viaggio a New York e volevano conoscere giudizi e prospettive sull’Euro e la situazione economica dell’Italia.
E per aggiornarlo sulla situazione italiana.
In particolare l’intervento di Bagnasco che Pisanu ha detto di condividere come i 12 senatori condividono il suo documento: “Dalla a alla z”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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PEGGIO DI BERLUSCONI CI SONO SOLO I SUOI PASDARAN

Ottobre 3rd, 2011 Riccardo Fucile

CHI CONTA DAVVERO NELL’ ANTICAMERA DEL RE SONO I LAVITOLA….A LEGGERE CERTE DICHIARAZIONI   DEI SUOI COLONNELLI, SI ARRIVA A PENSARE CHE BERLUSCONI SIA PERSINO MIGLIORE DEL PARTITO CHE GUIDA

Dice Silvano Moffa che anche Sciascia si sarebbe ribellato ai professionisti dell’antimafia che vorrebbero sfiduciare Romano.
Dice Ignazio La Russa che la Borsa tedesca ha perso il 50 per cento in vent’anni, poi si scopre che è il contrario ma chissenefrega.
Dice Gianfranco Rotondi che Berlusconi è “un santo puttaniere” e che i cattolici del Pdl non sono in imbarazzo perchè “è la superiorità  dell’Occidente cristiano sul moralismo che misura l’affidabilità  di un politico sulla sua condotta privata”.
Dice Antonio Leone che il cardinal Bagnasco parlando di “aria ammorbata da comportamenti licenziosi” non si riferiva a Berlusconi ma ai parlamentari separati, e forse anche ai preti pedofili.
Dice Franco Frattini che Valter Lavitola a Panama non stava con lui, è arrivato per conto suo e si è imbucato alla cena ufficiale prevista dalla missione senza che nessuno se ne accorgesse.
Dice Marcello Veneziani che Berlusconi intercettato gli ricorda Ezra Pound in gabbia nel campo di concentramento americano di Coltano.
Dice Gianni Alemanno “mai più Minetti nei listini regionali” altrimenti “offendiamo il Pdl e Silvio Berlusconi”.
Precisa Roberto Formigoni che la Minetti non l’ha scelta lui perchè il listino lo fa il partito. Specifica l’eurodeputata Lara Comi che lei non è come la Minetti nè come “le altre” promosse dal Pdl, va alle feste del premier, ma “ha dieci anni di gavetta politica”.
Replica il capogruppo europeo del Pdl Mauro Mauri che queste sono “dichiarazioni lesive della dignità  della persona” che “causano danno al partito e al Paese” perchè anche “le altre” sono degnissime persone “e bene ha fatto il partito a scegliere persone provenienti da esperienze differenti che sono il riflesso di una multiforme società  civile”.
Potrei andare avanti per cento righe, ma la fotografia di un eventuale futuribile immaginario Pdl senza Berlusconi mi sembra molto chiara già  così, e non è un bel vedere.
In molti stanno ragionando sul futuro “partito popolare italiano”, una specie di riedizione democristiana che dovrebbe rimettere insieme i pezzi del centro dopo la caduta del sovrano. Altri prefigurano la ricostituzione di una destra post-aennina, salvando il salvabile delle filiere dei Colonnelli tritate dal Cav.
Poi c’è il solito convitato di pietra, il “partito degli industriali” o dei tecnici, di Montezemolo o della Marcegaglia, che dovrebbe avvalersi di spezzoni di politica raccolti dalle macerie del berlusconismo.
Sono molto scettica.
E comincio a pensare addirittura che Berlusconi sia migliore del partito che guida, che i fedelissimi siano più irrecuperabili del loro guru-padrone.
Certo il premier, se fosse al posto degli Scajola o degli Alemanno, dei Formigoni o degli aspiranti neo-dc, non si sarebbe lasciato sfuggire l’attimo: avrebbe messo su una squadretta sul modello Scilipoti e avrebbe giocato la sua partita.
Qui, invece, la capacità  di rischio e il coraggio sono pari a zero.
E fanno un po’ ridere i titoloni dei grandi quotidiani che presentano ogni sussurro come una dissociazione, ogni bisbiglio come uno smarcamento, ogni riunioncina di corrente come una vigilia rivoluzionaria .
Il Popolo della libertà  senza Berlusconi non è buono a far niente, solo a recitare il rosario del “Mattinale” (il mitico bignamino della maggioranza) nel pastone del Tg1 o nei talk-show.
Uno dopo l’altro sono stati illusi di essere i preferiti del sovrano, quelli che avrebbero avuto un ruolo privilegiato nella transizione pilotata verso il nuovo Pdl del 2013.
Hanno sfigurato la loro immagine pubblica per questo.
E oggi, nel giorno del compleanno del sovrano, scoprono chi conta davvero nell’anticamera del re:
Valter Lavitola, che allo scoccare della mezzanotte gli ha fatto il regalo più gradito, un alibi a tutto campo dalle navi a Panama fino alle ragazze di Tarantini.
E la promessa di nuove rivelazioni su Fini.
Altro che chiacchiere e voti di fiducia.

Flavia Perina
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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IL PORTAVOCE DELLA GELMINI, DOPO LA GAFFE SUL TUNNEL, DIVENTA CONSULENTE DI BARBARA BERLUSCONI

Ottobre 3rd, 2011 Riccardo Fucile

CONSERVA ANCHE LA CARICA DI DIRETTORE DEL MINISTERO A 150.000 EURO L’ANNO

Dopo sei giorni il tunnel tra la Svizzera e l’Abruzzo («732 chilometri senza nemmeno un autogrill», il commento più gentile) ha trovato una via d’uscita.
Come è noto si è dimesso Massimo Zennaro, portavoce di Mariastella Gelmini, conservando   l’altro incarico che aveva al ministero dell’Istruzione, quello di responsabile della direzione per lo studente, una delle più importanti.
Ma soprattutto, e questa è la novità , da pochi giorni avrebbe accettato anche di fare da «superconsulente» per Barbara Berlusconi.
La primogenita del premier e di Veronica Lario, impegnata nel cda del Milan, avrebbe infatti chiesto a Zennaro di seguirla per lanciare la sua immagine dal punto di vista culturale. Paparazzatissima quest’estate per il suo flirt con il calciatore del Milan Alexandre Pato, fresca di separazione da Giorgio Valaguzza (padre dei suoi due bimbi Alessandro ed Edoardo), Barbara, 26 anni, non ha mai nascosto il suo interesse per il mondo culturale.
Infatti già  prima della sua laurea in Filosofia si era detta disponibile a muovere i primi passi nel mondo dell’editoria, e più precisamente alla Mondadori.
Poi, e la cosa l’ha amareggiata non poco, l’ipotesi è sfumata.
Lei ha aderito al progetto della galleria «Cardi Black box», gestita con i suoi due amici/soci Niccolò Cardi e Martina Mondadori.
E subito dopo la laurea è arrivato l’incarico nel Milan, nel quale Barbara si è buttata a capofitto.
Anche se il suo desiderio resta sempre lo stesso: costruirsi un profilo culturale forte.
Ed è qui che entra in campo Zennaro: BB lo avrebbe contattato proprio per avere una sua consulenza, e lui si starebbe già  muovendo per programmare e organizzare uscite mediatiche che la lancerebbero in questo campo.
Non era passato inosservato, tra l’altro, il loro incontro allo stadio «Camp Nou» di Barcellona, nel corso di Barcellona-Milan, lo scorso 13 settembre per la Champions League.
Una vera «sofferenza» per l’ex portavoce della Gelmini, secondo chi lo conosce bene: lui, infatti, è interista da sempre.
Ed è vicinissimo, tra le altre cose, alla famiglia Moratti ma anche all’ex sindaco di Milano Letizia Moratti.
Ma questo incarico con la primogenita del premier e di Veronica Lario arriva per lui in un momento particolare.
Padovano, 38 anni, ombra della Gelmini dal 2005, più consigliere che portavoce, Zennaro paga per l’incredibile errore del comunicato di venerdì scorso, quei complimenti ai ricercatori per l’esperimento sui neutrini in cui il ministero ricordava il contributo italiano alla costruzione del tunnel che non c’è, quello «tra il Cern e i laboratori del Gran Sasso».
Non è lui l’autore materiale del comunicato, ancora online sul sito del ministero.
Ma come portavoce paga l’omesso controllo e soprattutto la gestione del day after.
Dopo che sabato mattina le prime parodie avevano preso a girare su internet, il ministero aveva scelto di non ammettere l’incidente, di minimizzare.
Anzi, aveva replicato duro parlando di «polemica ridicola».
Solo in serata la decisione di correggere il tiro, ammettendo che quella nota «poteva essere più precisa».
Il danno d’immagine è di quelli che durano e negli ultimi giorni diversi colleghi di partito avevano chiesto alla Gelmini di dare un segnale.
Mercoledì sera il ministro e il suo portavoce hanno avuto un lungo faccia a faccia, teso e faticoso, finito con la decisione annunciata ieri mattina.
Già  prima dell’estate, del resto, i due erano stati vicini alla separazione, lui sempre a frenare le uscite del ministro, lei spesso di parere opposto.
Adesso molti chiedono che Zennaro lasci anche il suo incarico di direttore generale: «La sua permanenza al ministero diventa insopportabile» dice per il Pd Manuela Ghizzoni che già  aveva sollevato il caso tre anni fa, al momento della nomina.
Ma l’ex portavoce è vittima anche del fuoco amico.
La stessa richiesta arriva dalla leghista Paola Goisis («mi dispiace per la persona, ma bisogna tutelare l’istituzione») e dal Pdl Franco Asciutti: «Decida il ministro se può restare o meno».
A difendere l’ex portavoce Giorgio Stracquadanio, falco del Pdl e consigliere della Gelmini: «Sono attacchi irresponsabili, strumentali e politici».
In ogni caso il ministro cerca un sostituto. E Zennaro, intanto, si «consola» anche con la nuova consulenza per Barbara Berlusconi.

Angela Frenda
Lorenzo Salvia

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ANGELINO ALFANO FA GIA’ FLOP: A MILANO GLI ISCRITTI AL PDL CROLLANO IN UN ANNO DA 7.000 A 600

Ottobre 2nd, 2011 Riccardo Fucile

NEANCHE 1.000 IN TUTTA LA LOMBARDIA…UN FALLIMENTO LA CONVENTION LOMBARDA, ANCHE I COLONNELLI ESPRIMONO DUBBI SULLA LINEA DEL SEGRETARIO…FORMIGONI, ALEMANNO, SCAJOLA E GLI EX AN CHIEDONO UNA SVOLTA

Meno di mille iscritti in Lombardia. La convention regionale disertata dagli oltre 5 mila amministratori locali.
Per Angelino Alfano arriva il primo flop.
L’uscita del segretario del Pdl Angelino Alfano all’assemblea regionale degli eletti doveva rappresentare l’occasione per rilanciare il partito dopo l’ultima dèbacle elettorale.
Ma si è trasformata nello specchio della guerra per bande in corso nel partito. E il “delfino” di Berlusconi ora si ritrova a fare i conti con i “colonnelli” che gli hanno ritirato la “carta in bianco” firmata pochi mesi fa.
Basti pensare al nodo del tesseramento e dei congressi ora chiesti a gran voce non più solo dalla base, ma anche dagli alti dirigenti come il governatore della Lombardia Roberto Formigoni.
Ma con il governatore lombardo sono tanti i critici: gli ex ministri Claudio Scajola, Beppe Pisanu, il sindaco di Roma Gianni Alemanno e buona parte degli ex di Alleanza nazionale.
Tutti convinti che la linea sia ora troppo schiacciata sulla difesa di Berlusconi. «Si deve cambiare – si lamentava nei giorni scorsi il sindaco di Roma – altrimenti era meglio tenersi Berlusconi e tre coordinatori».
Le speranze di rinnovamento che Alfano aveva suscitato nell’ala più scontenta del partito si stanno quindi affievolendo.
Tra gli amministratori del Pdl presenti alla convention cresce la preoccupazione per questa difesa tetragona del Cavaliere.
C’è chi rimprovera al segretario di essere stato eletto invocando l’avvio del nuovo corso del partito degli onesti, per poi essere costretto a schierarsi a favore di indagati eccellenti come Milanese o il ministro Romano.
Per non parlare dei congressi annunciati e non ancora convocati.
Del balletto sulle primarie proposte per scegliere i candidati da inserire nelle liste, o delle nuove regole per il tesseramento. «Non si può certo andare avanti così – dice ad esempio Formigoni con i suoi fedelissimi -. Non possiamo arrivare così alle elezioni».
Che sia in corso una rivolta lo si capisce dal tesseramento.
A un mese dalla scadenza del termine, il numero degli iscritti è crollato.
Poco più di 600 a Milano contro i 7mila dello scorso anno.
Nel partito prevale il disorientamento. Forse anche per questo, per la prima volta, l’immagine del volto di Berlusconi non c’è.
Nè sul palco e nemmeno nei saloni dell’albergo di Pero, nell’hinterland milanese, che ha ospitato la prima assemblea degli eletti pidiellini dell’era Alfano.
Chi come Formigoni si aspettava di incassare una data certa per la convocazione dei congressi provinciali, cittadini e regionali, è rimasto deluso. Alfano non è andato oltre la promessa già  nota di organizzarli per inizio dicembre. «Serve un grande cambiamento nella politica del governo e un grande cambiamento nel partito», incalza il governatore lombardo.
«Il Pdl ha un orizzonte oltre ai leader attuali», aggiunge il ministro della Difesa e coordinatore nazionale Ignazio La Russa.
La verità  è che dopo la batosta elettorale delle amministrative, nel Pdl si è scatenato un vero e proprio tutti contro tutti.
In Lombardia, il primo ad affilare le armi marcando stretto il neo segretario Alfano è proprio il gruppone di Formigoni. Seguito da quello dei laici capeggiato dal presidente della Provincia di Milano Guido Podestà , ex amministratore di Edilnord, società  immobiliare del gruppo Berlusconi. Entrambi ce l’hanno con il coordinatore lombardo Mantovani, che con Daniela Santanchè è accusato di essere tra i responsabili della sconfitta elettorale a Milano, dopo il caso Lassini e le manifestazioni organizzate davanti a Palazzo di Giustizia in appoggio all’imputato Berlusconi.
Ora nel Pdl tutti parlano di codice etico.
Di mettere al primo posto il merito nella scelta dei candidati da mettere in lista. Non come il consigliere regionale Nicole Minetti, eletta in Lombardia perchè ai primi posti del listino bloccato di Formigoni.
«La meritocrazia non è essere una bella ragazza, o meglio se devi fare l’attrice o la streaptease va bene, ma se devi fare il rappresentante istituzionale o il ministro…», accusa l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini. L’eurodeputata Licia Ronzulli, chiamata in causa per i festini nella ville di Berlusconi ad Arcore e in Sardegna, ribatte che «non è sufficiente frequentare le sezioni per ritenerci meritevoli di qualcosa e giudici del lavoro altrui».
La deputata bresciana Viviana Beccalossi, pur non citandola direttamente, si riferisce a lei quando dal palco sibila: «Basta europarlamentari che non conoscono nemmeno la differenza tra una mozione e un ordine del giorno». L’unica che difende a spada tratta Berlusconi è Daniela Santanchè.
Tesse l’elogio del «partito di plastica», critica quello che definisce «un tiro al piccione» sul premier e si domanda: «Come si fa a vincere senza di lui»?

Andrea Montanari
(da “La Repubblica”)

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L’ITALIA SPROFONDA MA FORSE ABBIAMO UNA FIRST LADY: “IO E SILVIO CI SIAMO FIDANZATI”

Ottobre 2nd, 2011 Riccardo Fucile

LA VERITà€ DI KATARINA: “VALGO TRE MILIONI DI EURO, MA NON RICATTO SILVIO, SONO LA FIRST LADY”… DAL GHETTO DI PODGORICA AD ARCORE: “IL GIORNO DEL SUO COMPLEANNO MI HA DATO L ‘ANELLO”… “FEDE DICE CHE LO TENGO SOTTO SCACCO? E’ SOLTANTO INVIDIA”… MA C’E’ CHI PARLA DI FILMATI DI ORGE IN MANO ALLA RAGAZZA

Signora Katarina posso farle qualche domanda?
Si, ma faccia in fretta che sto partendo per Arcore.
Ad Arcore, dicono alcuni intimi di Berlusconi, lei fa la cameriera, è vero?
Sono menzogne, bugie di chi vuole male a me e al mio amore.
Chi è il suo amore, mi perdoni?
Lui, Silvio Berlusconi…
E lei non è la sua cameriera?
No, quante volte lo devo dire. Io sono la fidanzata ufficiale di Berlusconi, lo scriva, per favore, e cercate almeno per una volta di evitare di dire menzogne.
Ma lei ad Arcore cosa fa?
Arcore è la mia casa, visto che lei insiste le dò una notizia, l’altra sera, nel cuore dei festeggiamenti per il suo compleanno il Presidente mi ha regalato l’anello di fidanzamento, siamo fidanzati ufficialmente.
Le faccio i miei auguri, e quando vi sposate?
È come se gia fossimo marito e moglie, sposati, uniti dall amore, il resto sono convenzioni pure e semplici.
Quindi lei è la nuova fist lady italiana?
Sono l’unica donna di Silvio Berlusconi, la sua fidanzata.
E il bunga bunga, le serate allegre con le altre donne? Lei legge i giornali italiani…
Menzogne, cose che non voglio neppure sentire, malignità . Io lo amo e questo basta.
È vero, come dicono alcune testimoni che lei e le sue sorelle ricattate Berlusconi?
Non si puo ricattare l’uomo che si ama.
È vero che Berlusconi vi ha versato 750mila euro?
Così poco… e se fossero tre milioni?
Lo dica lei quanti sono.
Penso di valere molto di piu di quella cifra.
Quanti anni aveva quando ha conosciuto Berlusconi?
Non so, non ricordo, ma non e questo che conta. Il nostro e un amore grandissimo, il resto sono balle, invenzioni, malignita.
Eppure Emilio Fede, almeno stando a quanto rivelato da una ragazza che frequentava Arcore, insisterebbe nel dire che lei tiene sotto scacco Berlusconi.
Emilio Fede? E chi è?
Un’altra ragazza racconta di quando lei si spogliava durante le cene e si metteva nuda in mezzo al tavolo.
Invidia di chi voleva essere la prima donna. Silvio ha scelto me e questo provoca invidie e veleni.
Ricorda quella scena di gelosia, quando si buttò dalle scale?
Si puo cadere dalle scale anche se si è bevuto troppo e si perde l equilibrio.
Un’ultima domanda: presto la vedremo accanto al premier durante le visite ufficiali?
Penso di sì, sono la fidanzata ufficiale di Silvio Berlusconi.

Sono da poco passate le sei di sera, quando finiamo di parlare con Katarina. Ha fretta, deve volare per Milano direzione Arcore, dove c’è l’amore suo. Berlusconi è gia da due ore nel capoluogo lombardo, a Milanello per incoraggiare i suoi alla vigilia della sfida con la Juventus.
Questa intervista è stata resa possibile grazie all’aiuto di un amico della ventenne Katarina, Nebojsa Sodranac, 38 anni, giornalista sportivo di InTv, uno dei piu seguiti network del Montenegro.
È qui che Katarina, appena diciassettenne, ha iniziato a lavorare.
Piccole interviste a calciatori minori, comparsate, primi passi verso la ricerca del successo a tutti i costi.
Quella voglia matta di fuggire da Murtovina, il Bronx di Podgorica.
Una lunga strada polverosa attraversata da camion sgangherati e vecchie macchine.
Poco a che vedere col lusso del centro della città , con le Mercedes, i suv Toyota guidati da bellezze mozzafiato.
Un market che vende di tutto, strade strette e case con le serrande sbarrate. Sono case di appuntamento, ci dice il taxista, vieni qui, paghi e trovi quello che vuoi.
Piu in la dei locali di lap dance, una pretenziosa caffetteria e una pizzeria. In una strada stretta di terra battuta ci sono una ventina di casette basse, quella di Milorad Knezevic, una vita a spaccarsi la schiena nei cantieri dell’edilizia come muratore, ha il cancello sbarrato.
Sulla verandina un dondolo abbandonato da tempo.
Non si vedono i segni della ricchezza portata dal fidanzamento della ventenne Katarina con uno degli uomini più ricchi del mondo.
Non ci sono, dice una vicina, sono andati via. Dove è impossibile saperlo.
Qui la gente parla poco e si divide quando deve giudicare Katarina, la sua gemella, Slavica e Zorica.
Le sorelle che hanno fatto fortuna in Italia.
Per alcuni la fidanzata ufficiale di Berlusconi è la terribile Katarina, per altri è la regina d’Italia.
“Ha fatto bene a far perdere la testa al vostro presidente”, ci dice ridendo una donna che vende mele all’angolo della strada.
Due partiti, giudizi contrastanti, alimentati a metà  settembre dalla lettura di un articolo sul quotidiano di Zagabria Jutranji List, che per primo ha raccontato delle tre sorelle e del ricatto.
Berlusconi, si legge, le presenta come le nipotine dell’ ex premier montenegrino Djukanovic ed era completamente soggiogato dalla loro bellezza.
La storia del ricatto, scrive lo Jutranji, nasce quando Slavica, la maggiore delle sorelle, filma alcuni incontri.
Scene di sesso, orge, ammucchiate, scrive il quotidiano croato.
Disprezzo, invidia, ammirazione, sono i sentimenti che le “sorelline italiane”, come le chiamano, suscitano al Market, allo Shas, i locali alla moda, tra le ragazze che il venerdì notte tirano fino a tardi stordendosi di musica e Bacardi.
Tutte hanno speso una fortuna per vestirsi e fasciare la loro bellezza nei tubini neri italiani.
Qui Katarina Knezevic è un mito. Il sogno che si e realizzato. Comunque.

Enrico Fierro
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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MA L’OVETTO NO

Ottobre 1st, 2011 Riccardo Fucile

LO STRANO PAESE DOVE CHI PRELEVA SETTE PIETRE SUL LITORALE VIENE ARRESTATO, MENTRE I MILANESE RESTANO LIBERI E I ROMANO MINISTRI

Sicilia. Bartolo è un giovane di 23 anni e fa il pescatore a Sant’Agata di Militello, provincia di Messina.
L’altro giorno è stato arrestato dai carabinieri perchè “colto in flagrante” mentre prelevava sette pietre dal lungomare e le caricava su un furgone per fissare le sue reti da pesca sul fondale marino.
Tradotto in caserma, vi ha trascorso la notte, in attesa del processo per direttissima.
Il giorno prima la Camera negava l’autorizzazione all’arresto dell’on. Marco Milanese per rivelazione di segreti, corruzione e associazione per
delinquere.
Qualche giorno dopo, a Taranto, si apriva il processo a Donato, un ragazzo di 20 anni, imputato per il furto di un ovetto Kinder in un chiosco di dolciumi e per le ingiurie rivolte al venditore.
Prelevato dai carabinieri e interrogato alle 2 di notte, Donato è finito sotto processo perchè il venditore pretendeva 1.600 euro per chiudere la faccenda.
Il giorno prima, la Camera respingeva la mozione di sfiducia contro l’on. Saverio Romano, imputato per mafia, che dunque rimane ministro.
Domenica abbiamo raccontato la storia del giovane etiope rinviato a giudizio per aver colto qualche fiore di oleandro in un parco di Roma.
Ieri, sul Corriere, Luigi Ferrarella ricordava altri tragicomici precedenti.
Il processo a Milano contro un tizio imputato di truffa per aver scroccato una telefonata da 0,28 euro.
E quello contro due malviventi sorpresi a fare da palo a una terribile banda dedita al furto di alcuni sacchi della spazzatura in una bocciofila.
Ma anche i 169 ricorsi presentati in Cassazione da altrettanti utenti Enel (avanguardie di un esercito di 60 mila persone) che chiedono un risarcimento di 1 euro a testa.
Basta raffrontare l’entità  dei reati con i costi del processo (indagini della polizia giudiziaria e del pm, un giudice per la convalida del fermo, un gup per l’udienza preliminare, uno o tre giudici più un pm per il primo grado, tre giudici più un pg per l’appello, cinque giudici più un pg più un cancelliere per la Cassazione, con l’aggiunta di cancellieri ed eventuali periti) per rabbrividire.
O per sbertucciare la magistratura, che obbedisce semplicemente a leggi sempre più folli o infami.
Gli unici colpevoli sono i politici che hanno governato l’Italia in questi 17 anni: cioè tutti.
Questa giustizia impazzita l’han costruita loro con le loro manine sporche e/o incapaci.
Anzichè dare risposte serie alla domanda di giustizia in continuo aumento, che non trova sbocco se non in tribunale, depenalizzando i reati minori e creando un sistema serio di sanzioni amministrative, hanno seguitato a inventarsi una caterva di reati inesistenti (come l’immigrazione clandestina) per solleticare la pancia degli elettori più beceri e decerebrati e per allattare un termitaio di avvocati (230 mila contro i 20 mila del Giappone che ha il doppio della popolazione italiana: ha più avvocati la città  di Roma dell’intera Francia).
E intanto depenalizzavano, di diritto o di fatto, i reati dei potenti, cancellandoli o rendendoli impossibili da scoprire e processare.
Eppure, sui giornali e in tv, si continua a dipingere una giustizia che trascura “i veri criminali” per colpire i reati dei politici (ovviamente inventati).
Ora Napolitano ricorda che “in passato un leader separatista fu arrestato”.
Non sappiamo se si riferisca anche ai leghisti a suo tempo imputati a Verona per le camicie verdi (e armate) della “Guardia nazionale padana”.
Il processo s’è estinto perchè l’anno scorso — come denunciò il Fatto nel silenzio generale, anche del Quirinale — il ministro Calderoli depenalizzò il reato di “associazione militare a scopo politico” con un codicillo nascosto in un decreto omnibus.
Da allora, per mandare in fumo un processo che all’inizio vedeva imputati anche i ministri Bossi, Maroni e naturalmente Calderoli, chi fonda bande paramilitari fuorilegge non commette reato.
Chi invece ruba un fiore, o una pietra, o un ovetto per te, è un delinquente.
Ma solo perchè nessun ministro ha ancora rubato fiori, pietre e ovetti.
Non resta che aspettare, fiduciosi.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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NEL PDL PARTE LA MACCHINA DEL FANGO CONTRO IL DISSIDENTE PISANU

Ottobre 1st, 2011 Riccardo Fucile

VELENI DAL DEPUTATO OSVALDO NAPOLI, INSINUAZIONI SUL PRESIDENTE ANTIMAFIA…COME QUALCUNO DISSENTE, NEL PDL SI SCATENA UNA VERGOGNOSA CACCIA ALL’UOMO CON LE SOLITE NOTIZIE TAROCCATE E LAVITOLATE

«Noi non crediamo a Lo Verso nè quando accusa il ministro Romano, nè quando accusa Pisanu ritenendolo il fornitore delle notizie a Cuffaro e Aiello». Parte l’attacco del mondo berlusconiano al senatore del Pdl Beppe Pisanu, il capo dell’Antimafia che – dopo aver chiesto un passo indietro al premier Berlusconi – l’altro ieri ha detto che se fosse stato deputato avrebbe votato la sfiducia al ministro Saverio Romano, sul quale pende proprio una richiesta di rinvio a giudizio per mafia.
Sembra rimettersi in moto la macchina che negli ultimi due anni ha ricoperto di fango chi – dentro o fuori dalla maggioranza – ha criticato Silvio Berlusconi. La falsa velina per il direttore dell’Avvenire Dino Boffo, il pedinamento delle telecamere di famiglia ai danni del giudice Mesiano, la storia della casa di Montecarlo per Fini.
Ora tocca a Pisanu.
L’ex ministro dell’Interno finisce nel mirino di Osvaldo Napoli, vicecapogruppo del Pdl alla Camera e fedelissimo di Berlusconi.
Napoli ieri ha diffuso un comunicato apparentemente garantista, in cui però di fatto lancia accuse di mafia contro il capo dell’Antimafia.
Ma la sorpresa è un’altra.
A chi gli chiede conto delle sue dichiarazioni Napoli non sa dare risposta: «Non lo so, quel comunicato non l’ho nemmeno scritto io, me lo ha dato il gruppo parlamentare».
Ovvero gli uomini stampa del Pdl alla Camera che, guarda caso, fanno capo a Cicchitto – presidente dei deputati del Pdl e falco berlusconiano – e dei quali si serve anche il ministro Romano.
Interpellati, gli addetti stampa all’inizio sembrano cadere dalle nuvole, poi ritrovano la memoria e dicono che il nome di Pisanu nella vicenda Romano è entrato nei verbali del pentito Stefano Lo Verso pubblicati lo scorso 19 settembre dal Fatto Quotidiano.
Ma allora nessuno aveva puntato il dito contro Pisanu e neanche commentato.
Dieci giorni dopo, invece, quei verbali – ricoperti da una serie omissis dietro i quali si nasconde un altro uomo politico – tornano utili alla causa: nel frattempo Pisanu ha sottoscritto le parole del cardinale Bagnasco su Berlusconi, ha detto che Romano si sarebbe dovuto dimettere e che nel partito c’è un crescente dissenso nei confronti del Cavaliere.
Un dissenso del quale lo stesso Pisanu è uno dei poli: intorno a lui si sta coagulando una parte dei malumori, con rischio per la tenuta della maggioranza.
Ecco dunque l’attacco a freddo.
Un comunicato pieno di insinuazioni: «E così come non abbiamo chiesto le dimissioni a Romano non le chiediamo al presidente dell’Antimafia, anche se potrebbe essere iscritto nel registro degli indagati per favoreggiamento aggravato».
Ma al momento non risulta neanche il rischio di una simile evenienza.
Pisanu, dal canto suo, non commenta, resta indifferente.
E ieri a chi lo interpellava ha fatto notare di non avere nulla da nascondere.

Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica”)

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