Ottobre 1st, 2011 Riccardo Fucile
“LA SECESSIONE E’ UNA STRONZATA, SE CI CREDONO ANCORA ALLA PROSSIME ELEZIONI VADANO PURE DA SOLI”
A parlare è Emanuele Locci, 31 anni, leader dei Giovani pidiellini del Piemonte. Insieme ad altri otto presidenti regionali della Giovane Italia ha scritto un comunicato di fuoco contro l’anti-italianismo di ritorno di Bossi, quello del “tricolore da somari”, per intenderci.
Valle d’Aosta, Piemonte, Trentino-Alto-Adige, Veneto, Liguria, Friuli-Venezia-Giulia, Lombardia ed Emilia Romagna, praticamente tutte le federazioni del Nord dell’organizzazione giovanile del partito del premier si sono ribellate alle ultime sparate del Senatur.
“In Italia ci sono milioni di somari che vanno fieri della bandiera tricolore —scrivono — Bossi la finisca con le sue pagliacciate. Di occasioni per tacere ne ha perse davvero tante e la misura comincia ormai ad essere piena”.
Dal documento traspare un’insofferenza montante verso le recenti bordate del Carroccio, insofferenza che sembra quasi sfociare in una richiesta di rottura dell’asse col Carroccio.
“Se la Lega Nord è a corto di risorse per le sue feste paesane, rinunci a qualche pietoso comizio e faccia proposte politiche invece di offendere”.
Toni duri, da avversari più che da alleati, o da “amici”, come ama dire il premier.
Del resto le federazioni giovanili dei due partiti ormai se le cantano di santa ragione. Giovani padani e giovani pidiellini al Nord non sono più alleati da tempo: difficile mettere d’accordo chi viene dalla tradizione di An e quindi crede nella Patria, nel tricolore, con chi attacca i manifesti sulla secessione e distribuisce pamphlet sulle “verità nascoste del Risorgimento, storia senza gloria”.
“Loro attaccano quei simboli che per noi sono un orgoglio, rappresentano la storia del Paese”, continua Locci.
“E Bossi interpreta in maniera ‘egregia’ questa visione culturale e valoriale della Lega sull’italianità ”.
Se si andasse a votare con il Porcellum o con il Mattarellum, con un sistema elettorale cioè che privilegia bipolarismo e accorpamenti, sarebbe difficile sganciarsi dal Carroccio.
Però a tutto c’è un limite. “Se la Lega parla di federalismo bene, ma se, come ha fatto negli ultimi tempi, va a difendere i baby pensionati, pone il veto all’abolizione delle Province, difende i privilegi acquisiti negli anni ’80, vadano pure da soli”.
A quel punto secondo molti dirigenti della Giovane Italia sarebbe preferibile un avvicinamento con l’Udc o addirittura con i “traditori” finiani.
“In fondo abbiamo fondato il Pdl insieme, condividiamo dei valori comuni. Preferisco loro piuttosto a chi nella Lega si lascia andare ad esternazioni fuori luogo”.
Meglio il Terzo Polo insomma di un Carroccio che grida alla secessione e vive della difesa di piccole caste.
Anche perchè serpeggia il sospetto che dietro a questo ritrovato atteggiamento marcatamente anti-nazionale si nasconda l’intenzione di giocarsi la partita in solitaria. “Quando alzano i toni, io penso al ’96, al Parlamento padano, e mi viene il dubbio che vogliano scaldare il loro elettorato per un percorso elettorale autonomo”.
Niente alleanza con Bossi alle prossime politiche, dunque?
“Solo se è la Lega del 2001 o del 2008. Con chi fa queste pagliacciate no”.
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, governo, LegaNord, PdL, Politica | Commenta »
Settembre 30th, 2011 Riccardo Fucile
“BISOGNA COMBATTERE LA CORRUZIONE”….”RIMANGO IN PARLAMENTO NEL GRUPPO MISTO, MA GUARDO AL TERZO POLO E AL PD”
Onorevole Versace, ma cosa ci combina?
Perchè, scusi?
Nel giorno del compleanno di Berlusconi lei se ne va dal Pdl e dice pure che è un regalo!
(Ride) No, guardi. Che me ne vado è vero. Che sia un regalo, invece, è solo la sublime malizia di Lauro e Sabelli di cui ero ospite in radio…
Però il regalo avvelenato c’è davvero…
Non direi che è un regalo, a dire la verità . Mi riprendo la mia libertà . D’ora in poi non voterò la fiducia al governo.
Dunque, che Santo Versace, il più famoso stilista italiano sia un osso duro lo sanno tutti. Che in questi anni, pur eletto nel Pdl, non abbia mai fatto mancare la sua voce critica, è altrettanto noto. Fino a ieri, però, la sua eresia era rimasta dentro le mura della grande casa del centrodestra. Da oggi, come racconta lui stesso, non abiterà più nella maggioranza berlusconiana. E altri, una quindicina, sarebbero pronti a seguire il suo esempio. Oggi Versace non esclude di approdare al Terzo polo di Casini e Fini, e nemmeno al Pd. Sentite in virtù di quale ragionamento.
Onorevole Versace, lei l’estate scorsa, dopo una intervista a Il Fatto, mi pregò di precisare che se era in Parlamento era grazie a Berlusconi.
È vero, la chiamai io stesso: mi piace dire la verità . Fu lui a chiedermi di entrare in Parlamento per il Pdl…
Non pensa di dover rimettere il mandato?
Nemmeno per sogno. Io sono Santo Versace, mica un nominato nella lotteria della fortuna.
Che cosa vuol dire?
Che uno dei motivi per cui mi sono impegnato in politica è perchè combatto una concezione proprietaria della politica.
Ha avuto un posto bloccato in lista, però.
Perchè purtroppo la legge elettorale è questa, e perchè purtroppo le liste le decidono i partiti. Ovviamente avrei preferito candidarmi con le preferenze, perchè non ho certo paura di misurarmi. Dopodichè le dico due cose. Primo: io sono uno di quelli che a essere eletto ci ha rimesso, anche economicamente. Secondo: Berlusconi mi ha pregato perchè mi candidassi, e non ero affatto in una posizione sicura.
Quindi non si sente in debito?
Se ti chiedono di candidarti, e se non ci guadagni nulla, vuol dire che al tuo partito qualcosa glielo porti, no? Non reclamo crediti, ma non ho nessun debito.
Ma a qualcuno sentirà di dover rispondere.
Oh sì… sono un dipendente dei cittadini che mi pagano lo stipendio. Non mi ritengo un miracolato, non lo sono, tutta la mia vita è lì a provare il contrario.
Le piace stupire, vero?
Perchè dice questo?
Non se n’è andato il 14 dicembre, quando avrebbe potuto far cadere Berlusconi, se ne va adesso che il Cavaliere pensava di aver tirato il fiato.
Non sono una persona sleale: ho pensato che il governo meritasse una possibilità . Ma adesso mi riprendo la libertà .
Ma è un gesto a sorpresa, perchè?
Penso che il primo problema da combattere, oggi, sia la corruzione politica. Ho sperato che questa maggioranza cambiasse rotta.
Si riferisce al caso del ministro Romano?
Sì, ma non solo. Ho parlato tante volte a Berlusconi, gli ho detto quali erano le mie preoccupazioni.
E lui?
Non c’è stata una volta in cui mi abbia detto: Santo, stai sbagliando. Ti dice sempre che è d’accordo su tutto. Poi non cambia nulla.
Lo abbandona a metà del guado…
Veramente ho votato tante volte la fiducia senza esserne convinto. Ho votato tante cose in cui non credevo.
Ha pesato di più quella che lei chiama la questione morale, oppure la crisi?
Hanno pesato entrambe le cose. La questione morale, come ripeto sempre, è trasversale a tutti i partiti. Ma questa Finanziaria è stata una follia.
Adesso cosa farà ?
Adesso sono nel Gruppo misto. Guardo con molto interesse a Casini e Fini. Ma anche al Pd.
Non ci credo.
È la verità . Anzi, se dovessi dirle, vorrei che si creasse un governo con il Pdl, il Pd e il Terzo polo.
Perchè?
Perchè credo che in tutti gli schieramenti che conosciamo ci siano persone di grande valore.
Dica la verità , onorevole Versace, nessun rimorso?
Senta, io sono calabrese. Quando decido una cosa non ho rimpianti.
Luca Telese blog
argomento: denuncia, governo, PdL, Politica | Commenta »
Settembre 30th, 2011 Riccardo Fucile
TORNA IL BAVAGLIO MASTELLA (PEGGIO DI ALFANO) … PROIBIVA DI RIASSUMERE O ACCENNARE AL CONTENUTO DI TUTTI GLI ATTI… SEMPRE PIU’ ARIA DI REGIME
La tentazione c’è tutta, anche “per mettere spalle al muro la sinistra”.
E più passano i giorni e più si fa concreta la possibilità che il governo modifichi il testo del ddl intercettazioni, ora alla Camera, con l’inserimento di una parte del ddl Mastella per rendere ancora più aspro il bavaglio sulla pubblicazione degli ascolti; si andrà ad emendare, in modo comunque non sostanziale, il testo che è uscito dalla commissione Giustizia della Camera e che da oggi diventa il centro del dibattito politico a Montecitorio.
Il voto è previsto per la metà della prossima settimana.
In un concitato vertice di maggioranza alla Camera, è stato deciso che — come da ordine preciso di Berlusconi — si lavorerà sul testo del ddl già approvato al Senato apportandovi anche altre, rarefatte modifiche (una proprio sulla questione legata all’equiparazione dei blog a testate giornalistiche, che verrà addolcita ) concentrate in un maxi emendamento su cui il governo porrà la questione di fiducia e quindi di corsa verso il Senato, per “una mera presa d’atto”, più probabilmente con una nuova fiducia per evitare problemi e abbattere i tempi.
L’accordo sulla rapidità è stato siglato l’altra sera a Palazzo Grazioli, ancora tra Bossi e Berlusconi, e in mattinata ne hanno raccolto i risultati sia l’avvocato Ghedini che il ministro Nitto Palma, saliti a Palazzo Grazioli proprio per avere indicazioni sul da farsi.
Sarà fiducia, dunque, con ogni probabilità .
E con il tentativo di coinvolgere nel voto anche una parte della sinistra con il ricatto che il ddl Mastella era stato voluto proprio dal governo Prodi.
Senza fiducia , tuttavia, con centinaia di emendamenti presentati dalle opposizioni, sarebbe impossibile mantenere diversamente il timing imposto dal Cavaliere.
La tensione, intorno al provvedimento, intanto sale. Ieri, a piazza del Pantheon a Roma, dalle 15 alle 18, si è tenuta la manifestazione contro il ddl intercettazioni promossa dal ‘Comitato per la libertà e il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo’ per “urlare no all’ennesima legge ad personam”.
Il fatto è che Berlusconi, sull’argomento intercettazioni e più ampiamente su quello “giustizia” ha raggiunto “la saturazione”, anche perchè Fini non ha concesso i tempi rapidi di discussione per il “processo lungo”, ora in commissione Giustizia chissà per quanto.
Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Berlusconi, denuncia, Giustizia, governo, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »
Settembre 29th, 2011 Riccardo Fucile
POCHE ORE FA IL DEPUTATO HA CONSEGNATO LE DIMISSIONI: PASSA AL GRUPPO MISTO…”SONO ABITUATO A LAVORARE, NEL PDL NON HANNO BISOGNO DI UNO CHE LAVORA”
«Stamattina ho lasciato il Pdl, è il mio regalo per Berlusconi»: con queste parole oggi Santo Versace ha annunciato al programma di Radio2 “Un Giorno da Pecora”, le sue dimissioni dal Pdl e l’ingresso nel Gruppo Misto.
«È una decisione che è arrivata oggi ma che maturavo da tempo», spiega. «A me piace lavorare, e nel Pdl non hanno bisogno di uno che lavora. D’altra parte io ho cominciato a lavorare solo nel 1950, si vede che ho poca esperienza rispetto a loro …».
«L’ultimo regalo che ho fatto al Pdl ieri è non andare, perchè non volevo votare la fiducia», aggiunge Versace che, parlando di Saverio Romano sostiene: «Non voglio accusare nessuno e spero venga assolto. Però i miei amici siciliani mi hanno detto: fai quello che faremmo noi, vota la sfiducia».
articoli correlati
Ai microfoni del programma di Radio2, “Un giorno da pecora”, Versace ha precisato che «se alle parole seguissero i fatti ci sarebbero almeno quindici persone che verrebbero con me nel Gruppo Misto lasciando il Pdl».
argomento: Berlusconi, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »
Settembre 29th, 2011 Riccardo Fucile
L’UGL DENUNCIA IL COMPORTAMENTO DELLA PARLAMENTARE VERONESE DURANTE I CONTROLLI PRE-IMBARCO DI LUNEDI’ AL CATULLO E SCOPPIA LA POLEMICA
«Senatrice, si tolga le scarpe ». 
«Non ci penso neppure, e per favore usate modi più civili».
E’ iniziato più o meno così, l’altro giorno all’aeroporto Catullo di Villafranca, un piccolo duello che vede adesso contrapposti (con toni durissimi da entrambe le parti) la senatrice veronese del Pdl, Cinzia Bonfrisco, e il sindacato Ugl della Polizia di Stato.
Tutto è partito, appunto, dalla richiesta fatta lunedì alla parlamentare, che era in partenza per Roma, di togliersi le scarpe per sottoporsi ai controlli, richiesta fatta dai «vigilantes» dei servizi di sicurezza dello scalo (affidati alle società «La Ronda» e «Fidelitas»).
Da qui in poi, le versioni dei fatti sono diametralmente opposte.
Secondo l’Ugl «alla richiesta di togliersi le scarpe per motivi di sicurezza, la senatrice veronese a salvaguardia dei propri diritti civili ma, a discapito della possibilità di proteggere il mondo da minacce terroristiche, ha inscenato l’ennesimo “spettacolo teatrale” con tanto d’intervento della Polizia di Stato».
Solo dopo questo intervento, infatti, servito evidentemente a calmare le acque, i controlli sono stati effettuati.
Questione chiusa, allora? Pare proprio di no.
Perchè il sindacato di polizia allarga il discorso e va all’attacco, spiegando che «non è la prima volta che questa personalità crea problematiche all’atto dei controlli aeroportuali ».
Di qui, l’atto di accusa: «Nessuno e ripetiamo nessuno, – tuona il segretario provinciale dell’Ugl del settore, Massimiliano Colognato – può essere esentato dall’effettuare i previsti controlli aeroportuali prima di salire a bordo di un aeromobile mentre il personale della Polizia di Stato e le Guardie particolari giurate non possono certamente essere bistrattati da chi non gradisce, essere controllato»
E ancora: «In attesa che anche l’aeroporto Valerio Catullo sia dotato dei nuovi scanner per scarpe come quelli prodotti da Safran Mopho, azienda che faceva parte della divisione Sicurezza di General Electric, la senatrice veronese dovrebbe pensare che i controlli aeroportuali vengono effettuati a garanzia dell’intera collettività : quanto successo – aggiunge – è davvero molto grave e solamente grazie alla professionalità della Polizia di Stato e delle Guardie particolari giurate in servizio presso l’aeroporto Catullo, la situazione non è ulteriormente degenerata ».
Dopo aver definito «assurdo» il comportamento dell’esponente politica, l’Ugl conclude invitando «la senatrice veronese a servirsi dei mezzi ferroviari per non essere sottoposta ai fastidiosi controlli aeroportuali».
Decisamente diversa la versione dei fatti da parte della parlamentare veronese.
«Nessun problema con la Polizia, anzi – racconta infatti la senatrice Bonfrisco – ma semmai con i vigilantes delle ditte private che hanno ottenuto l’appalto della sicurezza al Catullo».
Secondo l’esponente pidiellina, infatti, «è vero che mi sono rifiutata di togliermi le scarpe, ma l’ho fatto perchè, (e non era la prima volta che accadeva), sono stati usati nei miei confronti modi che mi limito a definire… alquanto sgarbati, così come è accaduto anche ad altri viaggiatori. A quel punto sono stata io a chiedere l’intervento degli agenti di polizia, che sono stati gentilissimi e assolutamente professionali, svolgendo il loro compito con precisione e perizia, doti peraltro unite a quella cortesia che nei confronti di un cittadino non mi pare faccia affatto male».
Poi, anche dalla senatrice, una frecciata politico- sindacale: «Stia tranquilla l’Ugl – dice sorridendo, – se l’attività giornalistica di questi giorni serve a fare qualche tessera in più, i suoi dirigenti resteranno delusi. Voglio però sottolineare che questo iperattivismo mediatico non può avvenire diffondendo delle falsità sulla pelle delle persone. I bravi poliziotti, come quelli in servizio all’Aeroporto di Verona, oltre che fare bene il loro lavoro, sanno distinguere la cura della sicurezza e il loro operato quotidiano dalle pure e semplici speculazioni sindacal- elettorali. E le società private che gestiscono il servizio di controllo al Catullo sappiano che nessuno si sottrae a nulla, basta solo chiedere sempre con professionalità e rispetto, perchè i viaggiatori non sono un parco buoi. E più che mai in momenti come questi ci serve poca ottusità e molta pazienza».
argomento: Costume, denuncia, governo, la casta, PdL, Politica | Commenta »
Settembre 27th, 2011 Riccardo Fucile
ALEMANNO: “MAI PIU’ ELEZIONI BLINDATE PER RACCOMANDATE”… IL SEGRETARIO DEL PDL LOMBARDO MANTOVANI “SUA MOGLIE E’ STATA ELETTA COSI'”… MA ISABELLA RAUTI HA UNA STORIA DI MILITANTE, NON DI TENUTARIA DELL’OLGETTINA
Roma attacca. Milano si difende e rilancia. 
Nel Pdl è scoppiata la guerra. E al centro della contesa da una parte c’è Nicole Minetti, dall’altra Isabella Rauti.
Domenica Gianni Alemanno ha parlato della necessità delle primarie: «Dobbiamo dire con chiarezza: mai più Minetti nei Consigli regionali perchè in questo modo offendiamo il Pdl e Silvio Berlusconi».
Anche se non si capisce perchè mai il premier si dovrebbe offendere, dal momento che l’elezione della Minetti l’ha chiesta proprio lui.
Alemanno questo non lo spiega, d’altronde dall’ex sociale è già fin troppo pretendere una presa di distanza dal sultano.
In ogni caso la miccia è stata innescata.
E se Roma punta sull’igienista dentale con un passato da showgirl in gonnellino, Milano risponde rinfacciando al primo cittadino capitolino l’elezione nel listino della sua signora: «Alemanno non è titolato a fare quelle osservazioni – argomenta Mario Mantovani, coordinatore del Pdl lombardo – nel listino della Regione Lazio ha messo sua moglie, Isabella Rauti. Per cui stia zitto».
Intervistato dalla Zanzara, su Radio 24, il dirigente berlusconiano ha difeso la ventiseienne consigliera regionale: «La Minetti – ha continuato – fa bene alla Lombardia ed è una consigliera di tutto rispetto. È laureata con il massimo dei voti al San Raffaele ed è stata scelta in Regione per le sue competenze nelle professioni della sanità ».
Ovvero il diploma da igienista dentale farebbe curriculum.
D’altronde cosa si può pretendere di più da una macchietta come Mantovani: non poteva certo elencare gli altri merito che la Minetti ha acquisito sul campo.
Milano replica, Roma contrattacca.
E all’offensiva di Mantovani reagisce il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri: «Nel Pdl ci vuole coesione non polemica. Ma vorrei dire a chi ha criticato Isabella Rauti che dovrebbe prima informarsi. Isabella è nata militante della destra italiana, ha sempre svolto una coraggiosa attività politica e culturale. Se fa parte di un consiglio regionale lo deve a ciò. Con ampio merito. Quando non si conosce la storia delle persone ci vorrebbe molta più prudenza nei giudizi».
Isabella Rauti è infatti la figlia di Pino, tra i fondatori del Movimento Sociale, ha sempre fatto la giornalista ed è stata dirigente del Fronte della Gioventù oltre che dello stesso Msi. E di lauree ne ha due, in Lettere e Psicologia.
Fa sorrridere che a difendere nla moglie di Alemanno sia sceso in campo il suo maggiore antagonista del passato, ovvero “occhio di tigre” Gasparri.
Ma nel casino totale in cui versa il Pdl, ormai ci sta anche questo.
Anche se non condividiamo l’attuale collocazione politica di Isabella, avendo avuto modo di conoscerla in gioventù, ci limitiano a dire che solo un poveretto come Mantovani poteva avvicinare il suo caso a quello della Minetti.
argomento: Costume, destra, la casta, PdL, Politica, radici e valori | 1 Commento »
Settembre 27th, 2011 Riccardo Fucile
LE DECISIONI DEL TRIBUNALE: IL RIESAME ASSEGNA L’INCHIESTA ALLA PROCURA DI BARI…RIBALTATA LA DECISIONE DEL GIP, CAMBIA IL CAPO DI IMPUTAZIONE… TORNANO LIBERI TARANTINI E LA MOGLIE, CONFERMATO L’ARRESTO PER LAVITOLA
Nè Napoli nè Roma: il tribunale competente a indagare sul presunto ricatto ai danni del premier Silvio Berlusconi è quello di Bari.
Ma soprattutto il tribunale del riesame di Napoli interviene anche sui capi di imputazione di quell’inchiesta, rischiando di coinvolgere anche il presidente del consiglio in qualità di indagato.
La decisione del tribunale del Riesame di Napoli giunge dopo 14 ore di Camera di Consiglio e cinque minuti prima della mezzanotte quando sarebbero scaduti i termini. E l’esito rappresenta l’ennesimo colpo di scena dell’inchiesta sul presunto ricatto al premier Silvio Berlusconi.
L’inchiesta, originariamente relativa a un presunto ricatto ai danni del premier, ora riguarda un capo di accusa per istigazione a mentire davanti all’autorità giudiziaria.
Il cambio di capo di imputazione riguarda Walter Lavitola, ma vista la nuova ipotesi dovrebbe essere chiamato in causa in qualità di imputato anche Silvio Berlusconi.
I due avrebbero indotto Tarantini a fare false dichiarazioni nella inchiesta di Bari sulle escort, oltre che davanti al gip e al pm di Napoli.
Per tale motivo il riesame ha individuato l’autorità giudiziaria di Bari (dove sono avvenuti i primi interrogatori di Tarantini) come quella competente a procedere, e non più Napoli o tantomeno Roma, come indicato dal gip.
La decisione ribalta quindi sia la tesi dei pm di Napoli, che rivendicavano la competenza sull’indagine, sia la decisione del gip Amalia Primavera, che aveva spostato la competenza dal capoluogo campano alla capitale.
Il Riesame ha anche annullato l’ordinanza cautelare nei confronti di Giampaolo Tarantini.
Libera anche la moglie Angela Devenuto.
Confermato invece il provvedimento restrittivo per Walter Lavitola.
L’imprenditore ha già lasciato il carcere di Poggioreale. All’uscita ha dichiarato: ”Voglio solo andare a casa e abbracciare le mie bambine”.
L’imprenditore è poi salito a bordo dell’auto del suo legale ed è partito alla volta di Roma.
argomento: Berlusconi, Giustizia, governo, PdL, Politica | Commenta »
Settembre 27th, 2011 Riccardo Fucile
DOSSIER DEL COISP: TRE MILIARDI DI TAGLI E ORA ALTRA DECURTAZIONE DI 600 MILIONI NELLA MANOVRA…”USIAMO POCHE VOLANTI, NON ABBIAMO NEANCHE PIU’ LE DIVISE”
Carta, inchiostro, benzina per le volanti e vestiti per gli agenti.
Alla Polizia italiana manca tutto. E sul comparto sicurezza il governo continua a tagliare.
Così il Coisp, il sindacato indipendente del corpo, ha deciso di raccogliere le denunce che riceve ormai quotidianamente da ogni parte d’Italia.
Un dossier che il sindacato consegnerà al premier Silvio Berlusconi nel giorno di San Michele Arcangelo, patrono della Polizia.
“Non sappiamo più a che santo votarci”, scherza amaramente il segretario nazionale del Coisp, Franco Maccari, che tra una settimana consegnerà il dossier nelle mani del premier e al Capo della Polizia Antonio Manganelli.
“Ai tre miliardi di tagli lineari previsti dal governo entro il 2013, la manovra anti crisi aggiunge altri 600 milioni”, spiega Maccari, che avverte: “Non possiamo più garantire la sicurezza dei cittadini, siamo al collasso”.
Un giudizio che trova conferma nelle denunce del sindacato, che oltre alla mancanza di risorse descrive un sistema fatto di sprechi e inefficienze.
“Taglio dopo taglio, per risparmiare alla fine si spende di più”, nota Maccari, che racconta: “A Roma il benzinaio convenzionato si trova sul raccordo anulare. Tra andata e ritorno se ne sono già andati 20 euro”.
Alle segnalazioni del segretario nazionale del Coisp si aggiungono quelle dei segretari regionali e provinciali.
Ed è allarme in tutta Italia.
A Genova le volanti operative sono appena quattro su ventuno. Le altre? Ferme per manutenzione.
“A volte sono i poliziotti a pagare le riparazioni”, spiega il sindacato, “ma di questo passo le ventiquattro ore del pronto intervento sono a rischio”.
Lo stesso accade a Padova, dove in caso di incidente si fatica ad eseguire i rilievi necessari perchè non ci sono vetture da inviare.
Mentre ad Asti la stradale ha già annunciato di non essere più in grado di garantire il servizio notturno.
E se dalla strada si passa agli uffici, la situazione non cambia.
A Oristano, dove la mancanza di benzina sta lasciando a secco le imbarcazioni della squadra nautica della Questura, Salvatore Meloni del Coisp segnala che per le spese di cancelleria e di altro materiale nelle casse ci sono appena mille euro per l’intero anno.
“Basti sapere”, scrive Meloni sulle pagine dell’Unione Sarda, “che per la derattizzazione abbiamo chiesto aiuto a Comune e Provincia”.
Così in tutto il Paese ci si affida all’autotassazione o al buon cuore della gente.
Come a Napoli, dove la segreteria provinciale del Coisp lancia l’allarme carta. “Gli utenti sono costretti a portarsela da casa”, scrive il sindacato in una nota del 14 settembre scorso, “sperando di trovare almeno l’inchiostro per le stampanti”.
Pure le divise sono un problema.
“Quando va bene si è fortunati a trovare misure più grandi”, afferma Paolo Valenti, segretario regionale del Coisp calabrese, “Poi ci si rivolge al sarto, a proprie spese”.
I magazzini Veca di Napoli e Aversa, uffici preposti dal dipartimento di pubblica sicurezza alla fornitura di uniformi e equipaggiamenti, sono in crisi.
E se non mancano le taglie, mancano i distintivi.
“In nessun punto Veca distribuiscono più i distintivi di qualifica”, denuncia il sindacato, “così, per non incorrere in sanzioni disciplinari, gli agenti devono provvedere altrove e di tasca propria”.
Secondo il Coisp, i tagli del governo mettono direttamente a repentaglio la stessa incolumità dei poliziotti.
Una delle tante conferme arriva da Sassari, dove il sindacato ha scoperto che nel primo semestre del 2011 il 68% degli agenti non ha effettuato nemmeno una esercitazione al poligono di tiro.
Le normative vigenti prevedono che un poliziotto si addestri almeno tre volte l’anno.
Ma le risorse non ci sono, e sono in molti a non aver sparato un solo colpo nemmeno nell’anno precedente.
E questo doveva essere un sedicente “governo di centrodestra?
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, criminalità, denuncia, emergenza, Giustizia, governo, LegaNord, PdL, Politica, radici e valori, Sicurezza | Commenta »
Settembre 26th, 2011 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PREOCCUPATO PER IL DISCREDITO DEL NOSTRO PAESE ALL’ESTERO…L’INCOMUNICABILITA’ TRA IL PREMIER E IL MINISTRO DELL’ECONOMIA NON E’ PIU’ SOSTENIBILE: LA RESA DEI CONTI RISCHIA DI FAR PRECIPITARE L’ITALIA
Il presidente Napolitano segue ora per ora l’evolversi della crisi che è certo finanziaria e
internazionale, ma che a Roma ha un’aggravante politica.
Apprensione che, raccontano, al Colle si è trasformata negli ultimi giorni in irritazione per quanto avvenuto in seno al governo.
Aver mandato Giulio Tremonti quasi allo sbaraglio a Washington, screditato da pesanti giudizi del premier («Immorale») non smentiti da Palazzo Chigi e infilzato da giudizi sprezzanti degli altri ministri dopo il voto sull’arresto di Milanese, il tutto mentre il ministro dell’Economia rappresentava il Paese al G20 e dinanzi ai vertici del Fmi, ecco, è stato uno spettacolo al quale al Quirinale avrebbero preferito non assistere.
Sul colle più alto – come avrebbe avuto modo di apprendere personalmente Gianni Letta – si sarebbero attese precisazioni ufficiali, smentite, magari un intervento del premier per arginare gli affondi dei ministri contro l’inquilino di via XX Settembre.
Quanto meno in questi giorni già abbastanza critici e delicati per l’Italia. Non è avvenuto nulla di tutto questo e non è stato un buon segnale.
Così, adesso tocca correre ai ripari.
Proprio facendosi interprete e ambasciatore delle aspettative e delle preoccupazioni del capo dello Stato, in queste ore il sottosegretario Letta si è mobilitato per riaprire un canale di dialogo con Tremonti.
Lo ha ripetuto al Cavaliere rientrato eccezionalmente a Roma e non ad Arcore dopo il breve soggiorno sardo a Villa Certosa.
Bisogna trovare il modo di riattivare le comunicazioni col ministro, meglio ancora un incontro, è stato il suggerimento del braccio destro.
Diplomazia al lavoro tra Chigi e via XX Settembre, dunque, con l’obiettivo di organizzare a breve un faccia a faccia chiarificatore tra Silvio e Giulio. Fino a ieri non tirava aria. Il premier tentenna riluttante.
Nonostante ci sia un decreto sviluppo da varare per il rilancio dell’economia e sarà difficile farlo in autonomia, senza un confronto col ministro responsabile.
Perchè Tremonti è certo sulla corda, ma è anche saldamente in carica e tutt’altro che intenzionato a farsi da parte.
Il clima nel governo resta assai teso. I ministri pidiellini non fanno mistero, nei colloqui privati, di essere pronti a non votare il decreto o altri provvedimenti economici eventualmente portati in Consiglio da Tremonti «a scatola chiusa».
Collegialità o il professore di Sondrio sarà messo «in minoranza» nel governo, è il messaggio-avvertimento che fanno filtrare all’esterno.
Musica per le orecchie di un Berlusconi che intanto fa sapere di essere rientrato anzitempo a Palazzo Chigi proprio per lavorare al decreto.
Ma anche per lanciare nel giro di pochi giorni un segnale rassicurante all’indirizzo di Confindustria.
Il Cavaliere ha mal tollerato gli affondi quasi quotidiani della Marcegaglia. Allo studio c’è proprio l’accoglimento di alcune delle proposte del “manifesto” che gli imprenditori si accingono a pubblicare per «salvare l’Italia».
Dismissioni, liberalizzazioni, opere pubbliche in cima alla ricetta della presidenza del Consiglio. Sarà sufficiente?
Giulio Tremonti, di rientro dalla missione Usa, si è ritirato a Pavia, oggi incontrerà Bossi. A Fiumicino, in attesa dell’imbarco per Milano, ieri lo hanno incrociato Francesco Rutelli e l’ad Enel Fulvio Conti.
Parlando poi coi suoi, il leader dell’Api ha confessato di essere rimasto «basito per il pessimismo cosmico, quasi disperato» del ministro dell’Economia.
A dispetto delle rassicurazioni pubbliche di sabato da Washington al termine del vertice Fmi, Tremonti si sarebbe lasciato andare a «giudizi catastrofici sulle prospettive europee, sulla crisi Usa, sul ruolo delle banche».
D’altronde, da oggi si riparte con le montagne russe, per borse e titoli italiani. Berlusconi lo sa, lo teme.
Sono gli unici contraccolpi che ritiene possano davvero impensierire il suo governo. Non certo le levate di scudi dei pidiellini irrequieti, da Alemanno a Formigoni, intenti a invocare già primarie e rinuncia del premier alla futura leadership.
Sarà pure vero, come diceva ieri mattina Gasparri ai vari Guido Crosetto, Enrico Costa, Fabrizio Cicchitto, Laura Ravetto a margine della manifestazione Pdl di Cuneo, che «a questo punto è assai probabile che si voti in primavera 2012», per schivare il referendum elettorale.
Ma è altrettanto vero, va ragionando un berlusconiano doc come Osvaldo Napoli, che se si vota tra sei mesi «l’unico leader per noi è Berlusconi».
E allora addio primarie e addio ricambio per il centrodestra.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
argomento: Berlusconi, economia, governo, Napolitano, PdL, Politica | Commenta »