Novembre 30th, 2013 Riccardo Fucile
NEL 2012 LO SHARE FU DEL 6,17%, IERI SI E’ RIDOTTO AL 2,67%
Numeri dimezzati rispetto allo scorso anno, il 2,67% di share contro il 6,17% della sfida a cinque del novembre 2012. Va bene, non era il faccia a faccia per conquistare la candidatura a premier. Però il confronto tra i tre moschettieri democrat Pippo Civati, Gianni Cuperlo e Matteo Renzi in vista delle primarie per la segreteria del Pd l’hanno guardato in pochi.
I dati sono chiari: su Sky Tg24 lo share dovrebbe essersi fermato allo 0,97% con 275 mila spettatori, mentre su Cielo il dato è 1,7% con 483 mila persone davanti ai teleschermi.
Alla stessa ora, su La7, il programma di Maurizio Crozza quasi tutto incentrato sulla decadenza di Silvio Berlusconi, ha raggiunto il 9,56% di share con 2 milioni e 670 mila telespettatori.
Il risultato sembra invece essere andato meglio sul web. L’esperimento dell’applausometro vede un totale di interazioni pari a 7 milioni e 100 mila. Ma come erano andati gli ultimi confronti politici in tv?
Meglio di quello di ieri sera. I dati del dibattito a cinque del 12 novembre dello scorso anno tra Renzi, Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola, Laura Puppato e Bruno Tabacci, andato in onda sulla stessa piattaforma, sono 683.000 telespettatori e il 2,25% di share per Sky Tg24 e 1.159.000 e il 3,92% su Cielo.
Il raffronto diventa poi impietoso se andiamo a riprendere il duello tra il sindaco di Firenze e Bersani prima del ballottaggio del 2 dicembre, quando in gioco c’era la candidatura a premier del centrosinistra.
La sfida andò in onda su Rai 1 e fece il 22,85% di share, raggiungendo 6,5 milioni di spettatori.
Che sia una spia d’allarme per l’affluenza ai gazebo per il prossimo 8 dicembre?
(da “Huffingtonpost“)
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Novembre 30th, 2013 Riccardo Fucile
BOTTE DA ORBI MA NESSUN DISVELAMENTO, NE’ DEGLI UOMINI, NE’ DEI PROGRAMMI
I tre si sono confermati nelle loro dimensioni. Nell’ordine di presenza in palco. Cuperlo ha giocato la cultura (da Jefferson a Calvino) come identità profonda della sinistra.
Renzi si è tenuto stretto il suo ruolo di sindaco: combattivo, sognatore ma pragmatico.
Civati ha fatto l’outsider brillante che dice le cose con chiarezza e prova a rompere il gioco.
L’unica nota intensa: il periodico emergere di una grande animosità fra Renzi e Cuperlo, una autentica rabbia sottopelle e una gran voglia di darsele di santa ragione. Su Prodi, sul Presidenzialismo, su Privatizzazioni e Corruzione ci sono state botte da orbi: intenso lo scambio fra “i capitani coraggiosi” scagliati contro Cuperlo da Renzi e la ritorsione di Cuperlo su Renzi in merito ai brogli alle urne delle primarie.
Una tensione che la dice lunga sul futuro.
Cuperlo è stato molto meno trattenuto del suo solito. Renzi ha dominato con facilità il discorso ma quando non è solo non brilla della solita luce.
L’unico che merita l’aggettivo di brillante è Civati – ma ha avuto gioco facile perchè ha cavalcato tutti i temi più vicini al cuore della sinistra delusa di questi ultimi mesi. Forse non dovendo assumersi la responsabilità di essere davvero lui a guidare il partito.
Nulla di nuovo dunque.
Appiattito da domande troppo semplificate e ingabbiato dalla diavoleria dei minuti e secondi (le interviste vanno fatte a mio parere parlandosi, non solo mettendo punti interrogativi), il confronto non ha brillato.
Rispetto al dibattito dell’anno scorso (quello con Bersani e Renzi) non c’è stato nessuno disvelamento ulteriore, nè dei personaggi nè dei loro programmi.
Lucia Annunziata
(da “Huffingonpost”)
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Ottobre 30th, 2013 Riccardo Fucile
NUOVO ALLARME SUL BOOM DELLE TESSERE
Un sms in piena Leopolda, domenica: «Matteo, abbiamo vinto noi nel circolo di Migliavacca».
Maurizio Migliavacca è stato il capo della segreteria di Bersani, un carrarmato in fatto di organizzazione. E a cantare vittoria è un renziano della prima ora, Roberto Reggi.
La mappa ha ancora molte caselle vuote, ma arrivano alla spicciolata i risultati su chi vince nelle federazioni del Pd: è il primo test.
Renziani in testa nelle grandi città , più che soddisfatti di quello che succede in Sicilia, in Toscana, in Emilia.
Ma nel quartiere generale di Gianni Cuperlo, lo sfidante del superfavorito Matteo Renzi, in serata elaborano i primi dati: su 74 segretari provinciali, 45 sono cuperliani.
Insomma la partita è aperta
I dati affluiscono, insieme con le polemiche sulle tessere last minute. Ci sono boom di iscritti quasi dappertutto. Sospetti di tesseramenti gonfiati.
Roberto Morassut denuncia: «Questo congresso è una rincorsa delle tessere, non va bene. Non lo dico in difesa dell’uno o dell’altro candidato alle primarie nazionali, ma per lanciare un allarme: il Pd non può essere un partito ridotto a comitato elettorale e a cordate».
Ecco un lungo elenco di situazioni anomale: a Lecce, 4.700 iscritti nel 2012 e ora sono stata inviate dal nazionale 16 mila tessere, di cui 12 mila sarebbero già distribuite; a Caserta gli iscritti erano 5 mila e ora 13 mila tessere sono state richieste (bisognerà vedere quante saranno sottoscritte); a Catania è stato bloccato tutto per i ricorsi.
Ricorsi anche a Grosseto. Nel suo piccolo, pure Piacenza è in tilt: si è passati da 479 a 800 iscritti in una giornata sola.
In pratica domenica ben 384 piacentini hanno scoperto di volere diventare democratici.
Il renziano Reggi ha minimizzato; Paola De Micheli, lettiana, schierata con Cuperlo, ha detto invece che va fatta chiarezza e che saranno presentati una sfilza di ricorsi.
E intanto i renziani piazzano alcune bandierine e esultano in Toscana dove passano da 2 a 6 segretari provinciali: a Pistoia, a Siena (Niccolò Guicciardini, ex bersaniano, ha il 78%); Lucca, Empoli, Firenze città , Viareggio (dove però si va al ballottaggio).
Patrizio Mecacci, coordinatore della campagna di Cuperlo, non è d’accordo: «Per essere degli inseguitori le cose sono per noi confortanti».
Cita Bologna, dove ha vinto Raffaele Donini, che ha messo tutti d’accordo dai bersaniani ai renziani. A Genova, segretario è il cuperliano Alessandro Terrile. A Roma al ballottaggio in testa è Lionello Cosentino, vicino a Goffredo Bettini, che sfiderà Tommaso Giuntella, ex coordinatore del comitato Bersani e sostenuto tra gli altri dai “giovani turchi”, mentre a Torino in vantaggio al ballottaggio è Fabrizio Morri, ex senatore, fassiniano di ferro e quindi pro Renzi. A Milano avanti sempre in vista dello spareggio è Pietro Bussolati, renziano.
Poi c’è la Sicilia. Un capitolo a parte.
Il “caso Crisafulli” crea tensione. Crisafulli, eletto segretario a Enna, è in quota Cuperlo, benchè escluso dalle “liste pulite” alle politiche.
A Palermo è diventato segretario, Carmelo Miceli, un renziano, sponsorizzato da Davide Faraone. Miceli è avvocato di parte civile nel processo contro Matteo Messina Denaro, e per Faraone sono insensati i ricorsi che stanno agitando il partito.
Ad Agrigento ha vinto Giuseppe Zambuto, candidato unitario come il neo segretario di Caltanissetta, Giuseppe Gallè. A Trapani renziano in testa.
Cambio di mano anche a Napoli, dove Venanzio Carpentieri sindaco di Melito, renziano (ma anche l’area Cuperlo lo ha appoggiato) sta per diventare segretario provinciale al posto di Gino Cimmino, ricandidatosi e sconfitto.
C’è dappertutto voglia di cambiamento da un lato, dall’altro molti dirigenti locali sono passati sul carro del superfavorito Renzi.
A Monza ha la meglio il candidato di Pippo Civati.
A Roma altre tensioni per il tesseramento gonfiato e pioggia di ricorsi.
Giovanna Casadio
(“da “La Repubblica”)
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Ottobre 28th, 2013 Riccardo Fucile
CENTINAIA DI NUOVI ADERENTI AL PD, TRA ILLAZIONI E SOSPETTI
«Ti rendi conto che hai battuto la Cgil?», gli hanno chiesto l’altra sera a sezioni ormai
vuote. Pietro Bussolati ha 31 anni, è un renziano e la prima tessera che s’è messa in tasca è quella del Pd, quattro anni fa.
Oggi è a un passo dal diventare segretario provinciale di Milano.
È il candidato che ha raccolto più voti (il 33 per cento, con punte da maggioranza assoluta in alcuni circoli milanesi) tra i quattro che si sfidavano. E partiva da sfavorito.
Vuoi perchè era una sfida «di partito» (votavano solo gli iscritti), vuoi perchè i «competitor» (lui li chiama così) erano volti e nomi conosciuti nel partitone milanese. Con Arianna Cavicchioli, per dire, la candidata bersanian-cuperliana, s’erano schierati i sindaci dell’hinterland rosso e, sotto traccia, pure la potentissima Camera del Lavoro.
Risultato? Il giovane renziano davanti, Cavicchioli dietro di 300 voti e gli altri a seguire a distanza
Sabato, a Milano, si sono staccate centinaia di nuove tessere del Pd.
Tanto che uno dei candidati sconfitti ha denunciato che tante nuove adesioni sarebbero arrivate a prezzi di saldo (15 euro).
Quello delle tessere dell’ultimo minuto è però un caso nazionale.
A Roma, al circolo di Trastevere, in trenta hanno chiesto l’iscrizione a pochi minuti dalla chiusura del seggio.
Tra tensioni e scambi d’accuse.
In Calabria è accaduto il contrario: respinti dalle sezioni gli elettori senza tessera in tasca.
A Catania l’elezione provinciale è stata addirittura sospesa per eccesso di polemiche. Roberto Morassut, a nome della commissione congressuale, ha lanciato l’allarme: «In tanti, troppi circoli si verificano situazioni di irregolarità ».
«Quando c’è un congresso bisogna essere rigorosi nell’applicazione delle regole», il commento di Gianni Cuperlo
Chi sono i nuovi iscritti al Pd? In gran parte elettori democratici che avevano partecipato alle primarie impegnandosi nei comitati per Renzi.
Popolo di centrosinistra che ha poi assistito in silenzio alla «non vittoria» elettorale, ai 101 traditori di Prodi, e via fino alle larghe intese.
E che sabato si è messo in fila in una sezione, dove magari non aveva mai messo piede prima, per prendere la tessera e votare.
Votare per gli ex rottamatori, in massima parte
È andata così a Milano e nel resto della Lombardia.
A Varese, quelli della «ditta», gli ex bersaniani, sono stati sconfitti da Samuele Astuti. Uno che di Renzi sembra la fotocopia biografica: sindaco anche lui (di Malnate), stessa età (38 anni), stessi trascorsi negli scout cattolici.
È lui, dicono, ad aver inventato la battuta che Matteo ripete spesso, quella della sindrome della sinistra italiana che deve smettere d’assomigliare alla nazionale di bob giamaicana: simpatica ma perdente.
Chi è invece Pietro Bussolati? Un trentenne come tanti, a Milano.
Liceo scientifico, laurea in Economia a Pavia e master in Bocconi e poi un contratto in Eni.
Nel frattempo tanti viaggi, la cooperazione internazionale, una passioncella per il Chiapas e il comandante Marcos.
Ieri Bussolati era alla Leopolda: «Ho parlato di Milano come città delle differenze e delle opportunità . E ho ricordato che le innovazioni politiche partono sempre da qui».
Andrea Senesi
(da “il Corriere della Sera“)
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Luglio 27th, 2013 Riccardo Fucile
SU PRIMARIE APERTE O NO I MILITANTI SI DIVIDONO: “PER QUALE MOTIVO IL SEGRETARIO DEL PD DEVE ESSERE SCELTO DAGLI ELETTORI DEL PDL O DAI GRILLINI?”
Se i circoli del Pd sono sempre più vuoti e per davvero la politica si fa ormai in rete e sui social network, be’… quelle che salgano dalla mitica base del partito non sono buone notizie.
Letta ha strigliato i parlamentari del Pd invitandoli a non fare i «fighetti » cercando «l’applauso con un tweet o su Facebook», ma in questo caso di applausi ce ne sono pochini.
Dopo la Direzione, anzi, è come se si fossero aperte le cataratte e in serata l’hashtag #Direzionepd è salito al secondo posto in Italia su Twitter.
Un diluvio di interventi digitali. Purtroppo tutti o quasi tutti molto, molto negativi.
E così anche su Facebook, all’indirizzo ufficiale del Pd, dove tra i 66 commenti all’intervento di Epifani soltanto 2 temerari sfidano la maggioranza: il 97% di chi ha deciso di lasciare la sua opinione è infatti ostile.
Su Twitter è anche peggio.
Citazioni.
Una delle più ricorrenti, è quella di Nanni Moretti in “Bianca”: «Continuiamo così, facciamoci del male».
Più originale Anna Rita Leonardi che posta su Twitter una scheggia di Massimo Troisi per descrivere lo stato d’animo degli elettori del Pd: «Lasciatemi soffrire tranquillo, con voi qua non mi riesco a concentrare. Soffro poco, non mi diverto ».
Davide Ricca ricorre invece a Vasco Rossi: «Pd, tu solo dentro una stanza e tutto il mondo fuori! ».
Graziana Cartasegna ieri ha visto invece un film horror: «Ho la testa che gira a 360 gradi come quella dell’Esorcista».
Rassegnati
Aldo Rosati ricorre a Esopo: «Serve ricordare la favola della rana e dello scorpione. Piuttosto si ammazzano, è la loro natura».
Stesso animo di Daniele Calosi: «Finita la partita di palla avvelenata, chiamata comunemente Direzione Pd».
Claudio Mura: «Cui prodest affondare il Pd? Se non altro, se riuscirete nell’impresa, verrete ricordati per qualcosa». Luca Spagni vede invece nella negazione delle primarie aperte la radice del male: «Le primarie sono il nostro mito fondativo. Impedirle significa negare il Pd. Pura follia, è un suicidio».
Patrizia Vassallo, icastica: «Caos 1 – direzione Pd 0». Michele Fiorentino, senza parole: «Vorrei scrivere qualcosa sulla direzione Pd ma aspetto domani, a mente fredda. Così, per essere ancora più spietato».
Quale direzione?
Si sprecano i giochi di parole sulla direzione (con la minuscola) presa dal Pd con la sua Direzione. Andrea Dosi: «#direzionepd: praticamente un ossimoro.
Tanto per cambiare, già che ci siete, prendetene una di direzione ».
Cardinal Mazzarino: «La Dc discuteva, discuteva, discuteva; e alla fine decideva. Il Pd discute, discute, discute; e alla fine discute ». Lory: «direzionePd: Arcore».
Sconfitta
Franco Papadia dà voce al timore che sta dietro molte critiche della base: «Le proposte di Epifani vanno nella direzione tanto cara a sinistra: quella della prossima sconfitta elettorale».
Mark Bartucca: «Però c’è una certezza che arriva dalla direzione del Pd. Il Pd ha già perso le prossime elezioni. Che tristezza ». Filippo Casini: «Poi diamo la colpa agli elettori che non ci capiscono ». Cinzia Lisi: «Sono andati i scena i morti che trascinano i vivi. Per la data del congresso di novembre propongo il 2».
Primarie
È il tema del giorno. Aperte a tutti oppure ai soli iscritti come propone Franceschini? La base si divide.
Albedess: «Ma qualcuno mi spiega per quale motivo chi non è iscritto al Pd deve poter votare il segretario Pd? Surreale». Deofogliazza, pragmatico: «Tutti i cittadini è esagerato, solo iscritti troppo poco. Aderenti ad albo elettori delle primarie la giusta mediazione».
Gianluca Minotti, ironico: «Compagni! regola numero uno: il Pd non esiste! Chiarito questo cominciano a stabilire la quota da far pagare alle primarie».
Leonardo Lapomarda: «È giustissimo che il segretario/ leader di un partito sia scelto dagli iscritti e non dagli opportunisti di turno». Filippo Esposito: «Che poi uno di centrodestra va a votare Renzi sapendo che questo è l’unico capace di far vincere il Pd?».
Anti-Grillo
Sono pochi ma ci sono. Come Renzo Rumele: «Molti commenti protogrillini e fuoriluogo sul dibattito alla direzione pd, la moda dei lazzi oscura il ragionamento politico».
Fabio Milani rivendica invece che il segretario del Pd «lo devono eleggere solo gli iscritti al Pd. Quelli del M5S hanno fatto lo stesso e alle loro decisioni votano solo 30000 persone».
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Luglio 27th, 2013 Riccardo Fucile
LE RESTRIZIONI AL VOTO PER L’ELEZIONE DEL NUOVO SEGRETARIO
Sui tempi e sulle regole per eleggere il nuovo segretario, il Pd ha deciso di non decidere. La
cosa comincia a non fare più notizia.
Il partito che si è caricato sulle spalle i destini del Paese non riesce neppure a scegliere la data del proprio congresso.
Oltre il latinorum sulle norme, da cambiare per la terza o quarta volta, il problema vero ha un nome e un cognome: Matteo Renzi.
Il sindaco di Firenze è oggi il leader più popolare d’Italia, forse l’unico, e sarebbe naturale che corresse per la carica di segretario del Pd con primarie aperte a tutti. Com’è stato per i suoi predecessori. Ma la probabile vittoria di Renzi in una gara è vista dall’apparato del Pd come una minaccia non solo e non tanto nei confronti del governo Letta, quanto nei confronti appunto della vecchia nomenclatura del partito.
Si cerca dunque d’impedirla con stratagemmi burocratici sostenuti da bizzarre teorie. Guglielmo Epifani sostiene che (questa volta, s’intende) il ruolo del segretario di partito debba essere nettamente separato da quello di candidato premier.
La storia è davvero curiosa.
Dopo essersi lamentati per vent’anni di non poter candidare il segretario del maggior partito di sinistra alla premiership, come avviene in tutte le democrazie del mondo, gli oligarchi del Pd ora vorrebbero stabilire per statuto che il segretario del partito non dev’essere il candidato alla guida del governo.
Proprio adesso, si badi, che per la prima volta potrebbero esprimere un segretario candidato in grado di vincere.
Nella frenetica ricerca di regole “contra personam”, gli ex segretari del Pd Bersani e Franceschini hanno proposto che (stavolta) siano soltanto gli iscritti a votare per il segretario.
Proprio loro che quando erano candidati hanno ripetuto un centinaio di volte quanto le primarie aperte a tutti fossero meravigliose e irrinunciabili nei secoli dei secoli.
La trappola anti-Renzi comunque non è scattata per l’opposizione trasversale di buona parte del Pd. Non soltanto i renziani o i frondisti, alla Civati.
Si sono opposti per esempio Cuperlo e Rosi Bindi, esponenti della corrente più minoritaria all’interno del centrosinistra, quella del buon senso.
È probabile che le norme “contra personam” vengano riproposte alla prossima direzione, prevista fra una settimana.
Con il rischio di spaccare ulteriormente il partito, oramai oltre i confini delle leggi fisiche. Nel grandioso dibattito sulle norme congressuali, rimane sullo sfondo e da definire il dettaglio della possibile reazione di otto milioni di elettori democratici.
Ai quali finora sono stati inflitti nell’ordine una campagna elettorale disastrosa, il tradimento nei confronti del padre fondatore Prodi, un governo con Berlusconi escluso fino a un’ora prima, la conferma di un ministro dell’ Interno ritenuto incapace anche da se medesimo.
L’eventuale esclusione dalla corsa per la segreteria del leader più popolare, Renzi, sarebbe la conclusione di un percorso suicida.
Alla fine del quale per il Pd c’è il rischio di morire, e per giunta di morire democristiano.
Curzio Maltese
(da “La Repubblica“)
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Aprile 9th, 2013 Riccardo Fucile
DOVREBBERO SELEZIONARE IL CANDIDATO CON PIU’ POSSIBILITA’ DI VITTORIA… MA DA NOI VINCE SEMPRE QUELLO PIU’ A SINISTRA
Non si vorrebbe mancare di rispetto al mitico «popolo delle primarie», sempre entusiasta e numeroso
(anche se domenica a Roma meno del solito); ma si ha l’impressione che questo «popolo» non abbia compreso bene a cosa servono, le primarie.
In America, dove le hanno inventate, l’obiettivo non è scegliere il personaggio più simpatico, identitario, vicino alla sensibilità dei militanti, portatore della linea più dura, pura, radicale. L’obiettivo è scegliere il candidato che ha più chances di battere gli avversari.
L’uomo in cui possono riconoscersi non tanto i «compagni», quanto la maggioranza dei concittadini o dei connazionali.
Allo stesso modo si sono comportati i socialisti francesi, che in entrambe le occasioni in cui sono stati consultati per le presidenziali hanno scelto un esponente del centro del partito: prima la Royal, che prese un dignitoso 46,5%; poi Hollande, che sconfisse Sarkozy
In Italia, all’inizio le primarie sono state il modo di confermare una decisione già presa dai partiti (Prodi, Veltroni). Poi la scelta è diventata «vera».
Da allora, vince quasi sempre il candidato più a sinistra. Pisapia a Milano. Doria a Genova. Zedda a Cagliari.
Lo stesso Bersani, due volte: contro Franceschini, e soprattutto contro Renzi.
E’ vero che i sindaci hanno tutti vinto, a volte rispettando la tradizione come a Genova, a volte ribaltandola come a Milano.
Ma è noto che alle amministrative la sinistra ha gioco più facile rispetto alle politiche.
Dopo il deludente risultato del 24 febbraio, è stato scritto che Renzi non si sarebbe certo fermato sotto il 30%.
Ma questo era chiaro già al tempo delle primarie: non c’era un sondaggio che non indicasse in lui il candidato più competitivo.
Ha prevalso il richiamo dell’identità (e anche dell’apparato).
Le primarie di Roma indicano che la lezione non è stata appresa. Non c’erano candidati di primo piano, è vero.
C’era però un recordman delle preferenze come David Sassoli.
E c’era soprattutto Paolo Gentiloni, l’unico ad avere un’esperienza nell’amministrazione della capitale e nel governo del Paese; ma nonostante l’appoggio di Renzi e di Veltroni ha avuto un risultato imbarazzante.
I militanti romani hanno plebiscitato come d’abitudine il candidato più a sinistra, Ignazio Marino (dietro cui pure si intravede l’apparato, nella forma della macchina organizzativa di Goffredo Bettini). Marino è un personaggio per certi aspetti interessante: chirurgo prestato alla politica, all’avanguardia sui diritti civili.
Magari potrà pure vincere (anche a Roma, come in quasi tutte le grandi città italiane, il centrosinistra ha una base di partenza più ampia del centrodestra). Restano alcune perplessità oggettive.
Nato a Genova da madre svizzera e padre siciliano, un percorso professionale tra Cambridge, Pittsburgh, Filadelfia e Palermo, Marino non c’entra molto con la capitale. Potrà anche strappare qualche voto grillino; ma avrà parecchie difficoltà a intercettare moderati e cattolici.
Presto potrebbero essere convocate nuove primarie nazionali, in vista del voto anticipato. Siccome la sinistra viaggia con un’elezione di ritardo – nel 2006 fu schierato Prodi anzichè Veltroni, mandato a perdere due anni dopo; nel 2013 è stato schierato Bersani anzichè Renzi –, stavolta dovrebbe toccare al sindaco di Firenze.
L’Italia non schierata lo aspetta, a torto o a ragione.
Ma già spunta Fabrizio Barca, i cui meriti come ministro sfuggono ai più, ma che può vantare un impeccabile pedigree rosso (a cominciare dal padre, intellettuale di punta del Pci, direttore dell’Unità e di Rinascita); che non è un torto ma, agli occhi dell’ostinata maggioranza degli italiani, neppure un merito.
Se ne possono trarre molte considerazioni, tutte legittime.
Tra le quali c’è anche questa: non esistono, come la sinistra tende a credere, un’Italia immatura, sempre pronta a bersi le promesse di Berlusconi, e un’Italia “riflessiva”; esistono due minoranze di militanti – numerose se misurate in piazza o ai gazebo, piccole in termini assoluti –, pronte a seguire l’istinto e la passione, ma incapaci di indicare una soluzione condivisa a una vastissima Italia di mezzo, che alla politica crede sempre meno.
Aldo Cazzullo
(da “il Corriere della Sera“)
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Aprile 7th, 2013 Riccardo Fucile
CENTROSINISTRA ALLA SCELTA DEL CANDIDATO SINDACO DELLA CAPITALE: BUONA AFFLUENZA
Sono chiusi i seggi per le primarie da cui uscirà il nome del candidato del centrosinistra a sindaco della Capitale.
Secondo un exit poll realizzato da Tecnè per Sky Tg24 sarebbe in netto vantaggio Ignazio Marino (54-58% dei voti) con un distacco di circa trenta punti dal secondo David Sassoli (24-28%).
Terzo sarebbe Paolo Gentiloni (8-12%) che aveva ricevuto l’endorsement ufficiale di Renzi e anche di Walter Veltroni.
Si tratta però, e occorre ribadirlo, non di dati ufficiali, ma di previsioni.
Per ora di certa c’è solo l’affluenza che alle ore 14 l’affluenza è stata di 47mila votanti nei 240 seggi.
Secondo l’exit poll Tecne’, gli altri tre candidati sono nettamente staccati: Gemma Azuni (Sel) si piazza al quarto posto con una forbice tra il 3 e il 6%, segue Patrizia Prestipino 2-4%, infine il socialista e più giovane tra i contendenti, Mattia Di Tommaso 1-3%.
Le operazioni, fanno sapere dal comitato promotore «Roma Bene Comune», si svolgono regolarmente.
Ma da più parti si segnalano irregolarità , soprattutto quella per la presenza di stranieri (rom e cittadini extracomunitari) ai gazebo.
Un episodio che sta sollevando numerosi interrogativi sulla regolarità del voto e sulla presenza di infiltrati.
Una polemica cui si sono agganciate le critiche del centrodestra e che il comitato promotore ha definito «cultura parafascista».
Il candidato Ignazio Marino ha votato di mattina nel seggio allestito nella storica sezione di via dei Giubbonari.
«Speriamo di essere in 200 mila oggi a votare.- ha detto – Questa sarebbe la risposta migliore alle incertezze di questo periodo». «Se sarò eletto candidato sindaco – ha infine concluso – chiamerò tutti i partecipanti di queste primarie per ascoltare le loro idee».
«L’appoggio di Renzi mi ha fatto molto piacere, siamo amici e ci sosteniamo da molti anni.
E anche quello di Veltroni è molto importante perchè rappresenta una bella stagione di questa città » ha detto Paolo Gentiloni, dopo aver votato in via Goito «Mi auguro ci sia una partecipazione vasta e che almeno 100mila romani ci facciano il regalo di partecipare. So che non è facile» ha aggiunto.
David Sassoli ha dovuto attendere un quarto d’ora in coda prima di votare in piazza Mazzini, «È una festa della partecipazione – ha detto – il risultato per ora sembra molto positivo. Ci sono tante persone che stanno decidendo di adottare il loro candidato sindaco. Poi stasera tireremo le somme e questo è il bello della democrazia».
(da “il Corriere della Sera“)
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Marzo 29th, 2013 Riccardo Fucile
SI VOTERA’ IL 7 APRILE IN 256 SEGGI APERTI A ROMA
Alle primarie del centrosinistra potranno votare anche i sedicenni. 
Scontro continuo tra i candidati sui manifesti abusivi e battaglia interna in Sel, che invita la Azuni a fare un passo indietro anche lei per Marino, ma ottiene che l’invito viene rispedito al mittente.
E poi una lettera aperta dell’indipendente Croppi a tutti i candidati per invitarli ad un incontro e a una scelta comune ed infine l’altro indipendente Marchini che così commenta le voci che lo vorrebbero preferito da Berlusconi: “Il Cavaliere? Non lo vedo e non lo sento da dieci anni”.
La lunga giornata di schermaglie è iniziata con l’ok al voto per i teenager della coalizione Pd-Sel-Psi.
“L’apertura ai giovani” affermano i segretari romani Miccoli, Torricelli e Di Tommaso “è il riconoscimento della loro crescente emancipazione. Siamo convinti che dare la possibilità di scegliere il futuro della propria città sia necessario per rafforzare il rapporto con Roma”.
Quindi gli scontri diretti.
Sassoli attacca Marino: “Io mi sono candidato l’8 di ottobre. Se qualcuno mi avesse detto pochi giorni fa di candidarmi a sindaco di Roma non lo avrei fatto perchè Roma non può meritare questa fretta”.
Gentiloni contro Sassoli: “Siamo stupiti e amareggiati nel dover riscontare come Roma sia tappezzata di manifesti abusivi di Sassoli”, afferma il suo portavoce Funiciello,
“È una condotta disdicevole, che trasgredisce le norme di legge e l’intero nostro Codice Etico”.
E Marino rincara la dose: “Noi non imbratteremo Roma. In questa fase non spenderemo neanche un euro per i manifesti. Oggi la città è tappezzata di manifesti abusivi. Io Roma la amo davvero, non solo a parole”.
Il Comitato Sassoli: “Visti i manifesti fuori posto, ne chiederemo conto”.
Passiamo alla guerra interna a Sel.
“Ieri l’assemblea provinciale ha deciso il sostegno a Ignazio Marino” annuncia Torricelli “Abbiamo rivolto a Gemma Azuni l’invito a ritirarsi per Marino”.
Ma lei su twitter risponde picche: “Nessun ritiro per convergere su @ignaziomarino. Scriverò a Vendola”.
E sempre Sel intima a Sassoli di prendere le distanze da Potito Salatto, di Fli, che aveva dichiarato di sostenerlo e che ieri a Ferrara ha manifestato con i poliziotti sotto l’ufficio della mamma di Federico Aldrovandi, ucciso da quattro agenti.
Infine Croppi, (“Alemanno non arriverà al ballottaggio”) invierà oggi una lettera aperta a tutti i candidati: “Chiedo a chi ha deciso di candidarsi alle primarie del centrosinistra o chi, come Marchini e Medici, ha come me scelto un profilo indipendente e civico, di ragionare insieme”.
In ultimo gli schieramenti tra i consiglieri del Pd sulle primarie.
Sassoli dovrebbe avere l’appoggio di almeno 8 su 16, guidati dal capogruppo Marroni. In riflessione i “popolari” Coratti, Policastro e Zambelli, ma forse per Gentiloni, come De Luca.
Per Marino invece i “bettiniani” Valeriani e Masini, con l’incognita della Cirinnà , polemica sul tema vivisezione.
Il confronto tra i sei candidati alle primarie dei centrosinistra si terrà il 4 aprile alle 13 su YouDem Tv e sarà visibile anche in streaming.
(da “La Repubblica”)
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