Agosto 21st, 2010 Riccardo Fucile
“IL VENETO COME LA CATALOGNA” AVEVA TUONATO IL TROMBONE LEGHISTA PRESENTANDO IL NUOVO STATUTO…”IL NOSTRO MODELLO E’ UN’ALTRA COSA” LO ANNICHILISCE CAROD-ROVIDA, VICE-GOVERNATORE DELLA CATALOGNA: “NOI NON DICIAMO PRIMA I CATALANI, TUTTI HANNO GLI STESSI DIRITTI”
C’è la bandiera con il leone, c’è l’inno, ci sono pure gli ambasciatori: la maggioranza di centrodestra veneta guidata dal leghista Luca Zaia, ha presentato la nuova bozza dello statuto regionale.
Al grido di “prima i veneti”, Zaia assicura una corsia preferenziale nei bandi per la casa, per i concorsi e compagnia cantando.
“Siamo a uno spartiacque cruciale nella storia del Veneto – ha dichiarato Zaia – con questo statuto abbiamo l’occasione di dare al popolo veneto la sua Carta fondamentale, un faro illuminante del federalismo”.
La bozza di statuto parla di “governatore” e non di presidente della Regione, di maggiori poteri, di poter porre la fiducia.
“Se entro un anno non sarà approvato, mi dimetto” ha dichiarato Zaia e questa è già una buona notizia e una speranza.
E poi il richiamo al mito della Catalogna, da intendersi non come la verdura, ma come la repubblica autonoma spagnola.
In verità è stato fatto osservare che questo Statuto è aria fritta e si basa sul concetto vago di “legame particolare” con la propria terra per poter passare avanti nei concorsi ad altri.
Ma le vie della propaganda sono infinite, come quelle del Signore.
Peccato che il “Corriere Veneto” sia andato a intervistare, qualche giorno dopo la sparata di Zaia, il vicegovernatore della regione spagnola.
«Ma per noi l’identità nazionale è un’altra cosa» precisa Josep Lluis Carod-Rovira, 58 anni, storica figura di Esquerra Republicana de Catalunya, dell’opposizione a Francisco Franco e delle battaglie indipendentiste.
«Il nostro è un progetto nazionale, più che nazionalista, per noi è più importante il futuro del passato».
“La Catalogna non si è mai sognata di proclamare ‘prima i catalani’. La nostra identità nazionale sta nella nostra storia, nella nostra cultura, nella nostra lingua e nella nostra struttura economica; ma quel che più conta è la volontà democratica di un progetto di vita in comune».
“Chiunque è presente legalmente sul territorio ha gli stessi diritti dei catalani. Il progetto nazionale catalano non è etnico. È civico e inclusivo. Democratico. Per noi è più importante costruire un progetto di vita con tutti gli abitanti della Catalogna, indipendentemente dalle origini delle loro famiglie e dalla loro lingua natale. Essere catalano non è un’eredità , nè un’imposizione. È una volontà , una scelta di essere. Tra noi ci sono argentini, spagnoli, marocchini ora diventati anche catalani ». Continua »
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Agosto 2nd, 2010 Riccardo Fucile
L’ACCUSA E’ ATTIVITA’ ILLECITA PER OTTENERE VANTAGGI PER LA RICOSTRUZIONE POST TERREMOTO: EZIO STATI ERA GIA’ STATO CONDANNATO IN PASSATO PER FINANZIAMEMTO ILLECITO….LA FIGLIA DANIELA, ASSESSORE PDL ALLA PROTEZIONE CIVILE, ACCUSATA DI CORRUZIONE E INTERDETTA DALLA CARICA
L’ex assessore regionale abruzzese Ezio Stati (Dc e poi FI), padre dell’attuale assessore Daniela, e altre tre persone sono state arrestate nell’ambito di un’inchiesta coordinata dal procuratore della Repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini.
Sarebbero implicati in un’attività illecita “al fine di ottenere il vantaggio di essere inseriti nella lista di beneficiari per fatti e atti connessi alla ricostruzione post sisma del 6 aprile 2009”.
Ezio Stati, già condannato per finanziamento illecito ai partiti, era stato tesoriere della Democrazia Cristiana.
Nel 2000 era capogruppo regionale di Forza Italia ma fu costretto alle dimissioni perchè passò in giudicato la sentenza di condanna relativa alla precedente vicenda giudiziaria.
La figlia, Daniela Stati, assessore regionale alla Protezione civile, ambiente e rifiuti, è stata interdetta dalla carica e si è dimessa.
Gli altri tre coinvolti nell’inchiesta sono il compagno della Stati, Marco Buzzelli, al quale sono stati concessi i domiciliari, l’ex deputato di FI Vincenzo Angeloni, e Sabatino Stornelli, ex amministratore delegato di Telespazio e attuale amministratore delegato di Selex Service Management, società di Finmeccanica.
Per quest’ultimo è stao deciso l’obbligo di dimora nel Comune di Roma.
“Le indagini continuano a ritmo serrato, ci possono essere altri sviluppi – ha detto il procuratore Rossini, che ha spiegato che il reato ipotizzato è quello di corruzione . ”
L’assunto accusatorio è sostenuto da uno scrupoloso lavoro di riscontro che non consente lettura dei fatti alternativa a quella proposta al giudice per le indagini preliminari dell’Aquila”. Continua »
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Agosto 1st, 2010 Riccardo Fucile
DAL PC DEL MEDICO AGLI ARCHIVI DELL’INPS: L’ULTIMO SPOT DI BRUNETTA, COSTRETTO POI A CONCEDERE UNA PROROGA SINE DIE… NON SAPEVA CHE CI SONO POCHI PC E MOLTI NON SONO COLLEGATI AD INTERNET… PER COMPILARE UN CERTIFICATO DIGITALE OCCORRONO 20 MINUTI: “SE DOBBIAMO PASSARE 4 ORE AL PC, CHI VISITA I PAZIENTI?”
Doveva essere un altro “fiore all’occhiello” del ministro della Pubblica Amministrazione,
Renato Brunetta, il certificato telematico. Dal pc del medico, viaggia nel web e approda negli uffici dell’Inps, risparmiando tempo e fatica: ma è fatto della sostanza dei sogni. Un paio di settimane fa doveva scadere il periodo di collaudo della procedura che di fatto non è mai partita. E il ministero, in una nota piccata ha deciso di concedere “non una proroga”, ma una “prosecuzione del periodo di collaudo” (il nominalismo è un’arte).
In pratica una proroga sine die. In teoria i medici di famiglia, gli ospedalieri, quelli della guardia medica, gli specialisti ambulatoriali sono obbligati a redigere il nuovo certificato elettronico. Ma negli ospedali di molte Asl i medici non hanno i pc, in altre dove lo hanno non è collegato al web. I medici protestano: “ci vogliono i computer e non li hanno dati, una linea internet veloce e non l’hanno messa, necessita un codice e ne hanno dato solo la metà : ci dite come possiamo trasmettere i dati?”
Eppure Brunetta aveva previsto persino sanzioni per chi non ottemperasse.
Per i medici di famiglia poi siamo alla rivolta. Continua »
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Luglio 29th, 2010 Riccardo Fucile
UNO SI INVENTA DI AVER PORTATO A CASA IL FEDERALISMO E 15 MILIARDI PER I COMUNI, L’ALTRO FA LE PROVE DA RADIOAMATORE COLLEGANDOSI CON LA BRAMBILLA VIA CAVO OGNI SETTIMANA…. UNO LE SPARA SEMPRE PIU’ GROSSE, L’ALTRO HA NOSTALGIA DELLE RETI UNIFICATE
Hanno stili diversi: uno ama farsi immortalare in foto con il dito medio alzato, rivolto padanamente agli interlocutori, l’altro facendo le corna in seconda fila a qualche riunione internazionale.
Il primo ha sempre un occhio di riguardo verso la sua Rosy (Mauro), badante a tutto campo per mission ricevuta, il secondo alla sua Rosi (Bindi) ricorda spesso invece di non avere il fisico da velina per Mediaset.
Il primo è circondato da una corte dei miracoli, il secondo da una corte di miracolati.
Il primo difende una settantina di ladroni padani delle quote latte, il secondo è passato dal garantismo al giustificazionismo sempre e comunque.
Sono impegnati culturalmente entrambi: mitici i lunedi’ letterari che li vedono protagonisti nella villa di Arcore, dove recentemente è stato ammesso anche l’erede al trono Renzino, in versione trota pensante, in cui amano discettare sul futuro culturale del Paese, tra una barzelletta sui carabinieri e il rischio dei carabinieri sotto casa.
Molti i lati B in comune comunque: entrambi amano spararle grosse dal palco di Manicomio Italia.
Qualche giorno fa Bossi ha approfittato di una piazza importante, quella di Soncino (Cremona), per sostenere che “la Lega ha già portato a casa 15 miliardi per i Comuni”.
In realtà Bossi a casa non ha portato un bel nulla: i 15 miliardi in meno che i Comuni riceveranno dallo Stato potranno riscuoterli in eguale misura dai loro amministrati.
Col rischio e la possibilità concreta che ai cittadini poi i Comuni ne chiedano di più e aumenti quindi il prelievo fiscale.
Nell’occasione, riferendosi ai ladri delle quote latte, Bossi ha assicurato che “ho detto a Berlusconi che non può far chiudere le fattorie del Nord, la gente non capirebbe: Galan io non posso cacciarlo, ma chiederò a Zaia di scendere in campo. E’ uno che fa, non come Galan che parla e basta”.
Infatti Zaia ha fatto così tanto e bene, da far pagare all’Italia 4 miliardi di multe Ue per non avere rispettato la legge.
Oltre ad aver permesso a 70 taroccatori di non pagare le multe, mentre 11.000 onesti hanno pagato. Continua »
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Luglio 25th, 2010 Riccardo Fucile
L’AUMENTO E’ DEL 3,9% RISPETTO ALL’ANNO SCORSO… LE CITTA’ MAGGIORMENTE COLPITE SONO NAPOLI, ROMA E CAMPOBASSO… LA UIL: “COL FEDERALISMO FISCALE SI STA INIZIANDO A INTRODURRE NUOVE TASSE, PIUTTOSTO CHE A RAZIONALIZZARE LA SPESA PUBBLICA”
Le tasse locali pesano su lavoratori e pensionati mediamente 805 euro l’anno e nel 2010 risultano in aumento del 3,9%.
E’ quanto risulta da una indagine della Uil che ha analizzato l’andamento tra il 2009 e il 2010 delle imposte e delle tasse locali nelle 21 città capoluogo di Regione e che rappresentano il 13% del totale dei contribuenti italiani.
“L’accelerazione da parte del governo nell’emanare i decreti attuativi del federalismo fiscale, rischia di ottenere risultati opposti a quelli attesi”, sostiene il sindacato.
Agli 805 euro annui si arriva sommando addizionali regionali e comunali Irpef e la tassa sui rifiuti solidi urbani.
In particolare per le addizionali regionali Irpef, l’importo medio è di 420 euro annui, per le addizionali comunali Irpef di 175 euro e per la tassa sui rifiuti di 210 euro annui.
Il campione di riferimento dell’indagine è una famiglia composta da due lavoratori dipendenti con due figli a carico e un reddito imponibile di 36.000 euro.
Nonostante il blocco delle aliquote imposto nel 2009, l’aumento è del 3,9% rispetto all’anno precedente.
Le città maggiormente colpite dagli aumenti sono Napoli, dove la famiglia campione versa nelle casse degli enti territoriali 1.154 euro medi annui, Roma con un prelievo di 1.075 euro e Campobasso con un prelievo di 1.037 euro. Continua »
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Luglio 25th, 2010 Riccardo Fucile
GLI ASSASSINI SONO RAGAZZI DI PROVINCIA BENESTANTI: AMMAZZANO BARBONI, PROSTITUTE, OMOSESSUALI PER “RIPULIRE IL MONDO”… RIVERSANO SUGLI ALTRI IL “MALE OSCURO” DI UNA ESISTENZA SENZA PROBLEMI ECONOMICI IN QUEL NORD EST CHE PARTORISCE BENESSERE E DELITTI, CON IL SOLO MITO DEL LAVORO E DEL DENARO
Un altro serial killer di prostitute, stavolta dal nome esotico, Ramon Berloso, 35 anni,
catturato appena in tempo: stava programmando il suo terzo omicidio, dopo quello di Ilenia e Diana, sarebbe toccato a una escort di Udine.
Per l’occasione aveva acquistato una nuova balestra, arma con cui trafiggeva le vittime, dopo averle tramortite a bastonate.
E’ una violenza senza nome, quella del Triveneto: quella locomotiva d’Italia che partorisce industrie, benessere e delitti, tra valli e colline fino al delta del Po.
Delitti maturati in famiglia e sulla strada, tra le mura di case padronali e nei casolari sperduti di campagna.
Gli assassini sono sempre loro, ragazzi di provincia di buona nascita, benestanti, che nel freddo della nebbia di provincia, scelgono di riversare sugli altri quel “male oscuro” che hanno nella testa e nel cuore.
Durò sette anni il terrore di Ludwig in Veneto, un bilancio complessivo di 15 morti e 39 feriti, ma gli investigatori non hanno mai escluso che i morti potessero essere almeno 28.
Ludwig erano Marco Furlan, padovano, e Wolfang Abel di Dusserdolf, ammazzavano barboni, prostitute, omosessuali perchè “dovevano ripulire il mondo”, così scrivevano nei loro farneticanti volantini.
Furlan era figlio del primario del Centro ustionati di Verona e alcune delle vittime furono arse vive, a cominciare da un barbone che dormiva in una vecchia auto.
Condannato a 27 anni, ora Furlan è libero dall’aprile 2008.
A metà degli anni ’90 riempì le cronache invece Gianfranco Stevanin, figlio di una famiglia padovana di proprietari terrieri: divenne un serial killer di prostitute, scannate, fatte a pezzi e seppellite nella campagna veneta. Continua »
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Luglio 21st, 2010 Riccardo Fucile
UN ALBERGATORE HA ACCUMULATO DEBITI PER 500.000 EURO… PRIMA LA PROTEZIONE CIVILE PAGAVA IN RITARDO, ORA CHE LE COMPETENZE SONO PASSATE ALLA REGIONE NON PAGA PIU’ NESSUNO… TUTTI I TERREMOTATI OSPITATI IN ALBERGHI A RISCHIO SFRATTO…LA REGIONE NON HA SOLDI, IL GOVERNO NON LI HA DATI
“Quando l’emergenza era gestita dalla Protezione civile abbiamo ricevuto i primi pagamenti. Ora che è tutto in mano alla Regione, non vediamo più un euro”. Così l’operatore ha accumulato debiti per 500 mila euro ed entro giovedì vuole che i terremotati liberino le stanze. E il suo caso non è l’unico, come testimonia il giornale abruzzese “Il Centro”.
Gli ultimi ospiti provenienti dall’Aquilano dovranno riconsegnare le camere entro fine settimana.
“Siamo allo stremo delle forze”, si lamenta il titolare dell’hotel che parla a nome di tutti i suoi colleghi che dal 6 aprile del 2009 hanno messo a disposizione le loro strutture per le vittime del terremoto.
Sono 130 le strutture ricettive del Teramano, sempre secondo il quotidiano “Il Centro”, coinvolte nell’emergenza e tutt’ora, secondo i dati aggiornati al 13 luglio sul sito internet del commissario per la ricostruzione, in provincia di Teramo sono ospitati 792 aquilani rimasti senza casa.
Il contratto sottoscritto più di un anno fa dagli albergatori teramani prevede il rimborso di un primo acconto delle spese al momento della presentazione della fattura e il saldo entro i 60 giorni successivi.
Cosa mai avvenuta peraltro.
“Fino a quando c’è stata la Protezione civile a gestire l’emergenza abbiamo ricevuto pagamenti posticipati, ma con regolarità “.
Dal 1 º gennaio la competenza dei rimborsi è passata alla Regione e i bonifici bancari inviati sono diventati rarissimi.
“Ne abbiamo ricevuti un paio, mentre prima ne arrivava circa uno al mese”, spiega ancora l’albergatore. “A queste condizioni non posso più ospitare nessuno. Rischio il fallimento”.
L’ultimo bonifico l’albergatore l’ha ricevuto a metà giugno, ed era riferito al saldo delle spese di agosto 2009.
Praticamente quasi un anno di attesa. Continua »
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Luglio 16th, 2010 Riccardo Fucile
PER DUE LISTE DI APPOGGIO SARANNO CONSIDERATI VALIDI SOLO I VOTI DELLE SCHEDE IN CUI L’ELETTORE ABBIA ESPRESSO ANCHE LA PREFERENZA PER COTA CHE AVEVA VINTO PER 9.372 VOTI SULLA BRESSO…ACCOLTO MA RINVIATO IL CASO PIU’ SCABROSO, QUELLO DELLA LISTA “PENSIONATI PER COTA” CHE CONTIENE FIRME FALSE: SARA’ IL VERO AGO DELLA BILANCIA E LA SPADA DI DAMOCLE SULLA GIUNTA COTA PER QUALCHE ALTRO MESE
All’una e quindici della scorsa notte il Piemonte torna ad essere una regione in bilico.
Dopo sei ore di camera di consiglio, i giudici del Tar decidono per il riconteggio dei voti di due liste, consegnando una vittoria parziale ai ricorsi presentati dal centrosinistra.
L’Ufficio elettorale dovrà spulciare tra i 12.154 voti assegnati all’ex consigliere dell’Udc Deodato Scanderebech per vedere se l’elettore ha espresso anche la propria preferenza per il candidato presidente Roberto Cota.
E lo stesso verrà fatto con i 2.826 voti assegnati alla lista Forza Consumatori. Alla fine di una giornata estenuante tutti possono comunque cantare vittoria, anche il centrodestra.
Perchè la fetta più grande del primo ricorso, quella che riguardava le irregolarità nella presentazione della lista «Verdi Vvff» è stata tolta dalla tavola.
Ricorso bocciato, e 32.000 voti che non rischiano l’annullamento.
Tutto rimandato invece per il caso più scabroso, quello della Lista Pensionati di Michele Giovine. Anche questo ricorso è stato dichiarato ammissibile.
Manca però la querela per falso, ci sono 60 giorni di tempo per presentarla, poi si vedrà .
Il primo ricorso accolto è quello relativo alla lista personale di Deodato Scanderebech, macchina da voti ex Udc che girava intorno a una semplice questione.
Poteva o non poteva il consigliere, che pure il 16 febbraio era già stato espulso dal partito che lo aveva eletto in Consiglio regionale, l’Udc (in Piemonte schierato con il centrosinistra), rilasciare a se stesso, 9 giorni più tardi, una «dichiarazione di collegamento» con la quale si autorizzava a non raccogliere le firme di presentazione tra i cittadini per una lista con nome e orientamento politico diversi?
Per gli avvocati del centrodestra era tutto lecito, perchè la pur discussa leggina regionale che lo prevede è stata concepita anche per tutelare le minoranze all’interno dei partiti.
Di opposto parere i legali del centrosinistra: averlo fatto significa invece tradire sia la volontà dei suoi precedenti elettori sia lo spirito della legge.
I giudici hanno dato ragione ai ricorrenti.
Sullo stesso motivo è caduta la lista Forza Consumatori: i giudici hanno ritenuto illegittimo il suo cambio in corsa di ragione sociale.
Quello di Giovine è invece un caso scabroso per il centrodestra, forse il vero ago della bilancia. Continua »
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Luglio 15th, 2010 Riccardo Fucile
I TAGLI ALLE REGIONI FARANNO PERDERE ALLE AZIENDE DI TRASPORTO PUBBLICO 740.000 PASSEGGERI AL GIORNO: PENALIZZATI PENDOLARI E STUDENTI… LA SOLUZIONE SARA’ L’AUMENTO DEL BIGLIETTO E LA PERDITA DI 20.000 POSTI DI LAVORO.. MA TREMONTI FA PAGARE 25 MILIONI DI EURO AGLI ITALIANI PER LE QUOTE LATTE DI 65 TAROCCATORI LEGHISTI
Oggi al Senato passerà la manovra fiscale organizzata a casa di Tremonti e Bossi, invisa
persino a Berlusconi e a molti parlamentari della stessa maggioranza.
Se nessuno mette in dubbio l’entità della cifra necessaria per restare al passo con l’Europa, altra cosa è la ripartizione dei tagli previsti.
La manovra vale 24,9 miliardi, di cui 15 di tagli e 10 di entrate presunte (9 dovrebbero arrivare dalla lotta all’evasione fiscale, ma lo stesso Cer ha parlato di “rischi concreti” sulla tenuta di questo gettito ipotetico).
Il peso maggiore della manovra cadrà sugli enti locali e sul pubblico impiego che si vedrà congelare gli stipendi.
Qualche modifica è stata apposta nel maxiemendamento rispetto alla formulazione iniziale, come qualche spicciolo agli agenti per pagar loro gli straordinari (un diritto, quasi fatto passare per chissà quale regalia).
Resta il fatto che in Italia i tagli alle spese sono appena del 60% e soprattutto a carico degli enti locali (che poi aumenteranno le imposte o taglieranno i servizi), mentre in altri Paesi raggiungono l’80% e sono concentrati sui ministeri.
Tagliare dal 10% al 20% i trasporti pubblici locali vuol dire condannare a morte il sistema e lasciare solo due alternative alle aziende: la riduzione del servizio o un aumento record delle tariffe.
Secondo l’Asstra, l’associazione che riunisce le aziende del trasporto pubblico, scenderanno di fatto dagli autobus, dai metro e dalle ferrovie locali oltre 270 milioni di passeggeri l’anno, pari a circa 740.000 al giorno.
In gran parte pendolari e studenti che, di fronte a tagli e rincari, abbandonerà il mezzo pubblico scegliendo quello privato o andando, ove possibile, a piedi. Il percorso chilometrico dei bus registrerà un calo di 196 milioni di chilometri nell’arco dell’anno.
Se verrà invece percorsa la strada alternativa, overo l’aumento delle tariffe, i biglietti dovranno necessariamente aumentare del 36%, con passaggio del ticket, ad es, da 1 euro a 1,4 euro o di un abbonamento da 32 a 44 euro e cosi via. Continua »
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