Settembre 16th, 2010 Riccardo Fucile
DOPO AVER STAMPATO 700 SIMBOLI DELLA LEGA ANCHE NEI CESSI DELLA SCUOLA PUBBLICA, QUANDO SI TRATTA DI SCEGLIERE UN ISTITUTO PER IL FIGLIO LA SNOBBA… AD ADRO PROTESTANO I DOCENTI E PERSINO IL PRIORE: “HANNO CROCEFISSO GESU’ PER LA SECONDA VOLTA”
Che la penosa vicenda di Adro, peraltro ampiamente discussa su tutti i media nazionali, con il sindaco leghista Oscar Lancini da Rovato intento a sistemare simboli del sole delle Alpi anche sul tetto della scuola e sui tappetini, avesse risvolti tragici e umoristici al tempo stesso è cosa acquisita.
Anche la stessa apparizione sugli schermi del Lancini suscità in sè ilarità per la sua poca dimestichezza con le regole costituzionali del nostro Paese e la insostenibile leggerezza delle sue tesi.
In altri tempi si sarebbe detto che “si arrampica sugli specchi” per sostenere tesi inverosimili, modificandole nel corso del discorso a seconda della sua convenienza.
Ma evitando di prendere atto di una semplice verità : che una scuola pubblica con un marchio di partito è inaccettabile e che gli italiani non intendono superare quella soglia di tolleranza che ci permette ancora di convivere civilmente.
La cosa scandalosa semmai è che nessuna autorità istituzionale (Gelmini in primis) abbia avuto il coraggio di dire che quei simboli sono fuori luogo e vanno rimossi e che sostenere che il sole delle Alpi faccia parte predominante dell’iconografia locale sia solo una patetica stronzata.
Semmai ne avrebbero titolo i fratelli Dandolo, eroi risorgimentali.
In compenso abbiamo dovuto ascoltare falsità , come che la scuola sia stata realizzata a costo zero, senza i contributi dello Stato: la scuola è stata realizzata con lo scomputo degli oneri di urbanizzazione, cedendo un terreno edificabile a privati, come avviene in tanti altri Comuni italiani, nessun miracolo.
Solo gli arredi sono frutto di una colletta tra i cittadini.
Aver stampato il simbolo leghista anche nei cessi della scuola e inchiodato i crocefissi al muro ha determinato disagio nella dirigenza scolastica, nel personale docente e non docente e in molti genitori, che hanno tutti espresso l’invito a “lasciare la politica fuori dalla scuola”, chiedendo implicitamente la rimozione dei simboli di partito.
Persino il priore del locale convento dei Carmelitani ha cassato l’iniziartiva dicendo: “Hanno crocefisso Gesù per la seconda volta”.
Ma stamane è arrivata la scoperta umoristica, degno finale della farsa padana: dopo aver stampato simboli leghisti ovunque nella scuola tanto amata, pubblicizzata e difesa, dove ha iscritto il proprio figliolo il sindaco Oscar Lancini?
Ma nella scuola privata ovviamente, sita esattamente di fronte all’altra.
Beccato sul fatto, ha cercato di giustificarsi: “io ho frequentato quella privata e mi sono trovato bene, mi sembra migliore dell’altra”.
Neanche la libidine di posare le chiappe su una sedia col marchio del sole delle Alpi lo ha insomma convinto a scegliere la scuola frutto di tanti sacrifici dei suoi concittadini.
D’altronde lui ha i mezzi economici per la scuola privata, che i comuni mortali frequentino pure quella pubblica: coerenza leghista.
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Settembre 12th, 2010 Riccardo Fucile
SOLO LA SLOVACCHIA SPENDE PER L’ISTRUZIONE MENO DI NOI…POCHI LAUREATI, PIU’ TEMPO SUI BANCHI DI SCUOLA, POCO ATTRAENTE PER GLI STRANIERI…DOCENTI SOTTOPAGATI (MENO 30% DELLA MEDIA EUROPEA), ALTRO CHE LE PALLE DELLA GELMINI
La scuola italiana? Bocciata.
Ci si passa fin troppo tempo, con risultati scarsi.
E’ snobbata dagli studenti stranieri. Riceve le briciole delle finanze pubbliche. Il corpo
insegnanti è sottopagato e poco stimolato.
Resta alta la percentuale di abbandoni.
E’ quanto emerge dal rapporto annuale «Education at a Glance» dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo), che calcola, fra l’altro, il rendimento degli investimenti in educazione, confrontando i costi dell’istruzione e l’assenza di un guadagno durante il corso di studi, con le prospettive salariali.
L’Ocse sottolinea che la preparazione e l’adeguata formazione sono e saranno la leva principale per uscire dalla crisi; dai dati pubblicati risulta che nel nostro paese c’è ancora molto da fare.
L’Italia spende il 4,5% del Pil nelle istituzioni scolastiche (un dato rimasto costante dal 1995 al 2007), contro una media Ocse del 5,7%.
Solo la Repubblica Slovacca spende meno tra i Paesi industrializzati.
Persino il Brasile – con il 5,2% – e l’Estonia (5%) spendono di più.
Gli Usa – tra i pochi ad aver incrementato la spesa negli anni presi in considerazione – spendono il 7,6%.
Nel suo insieme, la spesa pubblica nella scuola (inclusi sussidi alle famiglie e prestiti agli studenti) è pari al 9% della spesa pubblica totale, il livello più basso tra i Paesi industrializzati (13,3% la media Ocse) e l’80% della spesa corrente è assorbito dalle retribuzioni del personale, docente e non, contro il 70% medio nell’Ocse.
La spesa media annua complessiva per studente è peraltro di 7.950 dollari, non molto lontana dalla media (8.200), ma focalizzata sulla scuola primaria e secondaria a scapito dell’università dove la spesa media per studente inclusa l’attività di ricerca è 8.600 dollari contro i quasi 13mila Ocse.
La spesa cumulativa per uno studente dalla prima elementare alla maturità è di 101mila dollari (contro 94.500 media Ocse), cui vanno aggiunti i 39mila dollari dell’università contro i 53mila della media Ocse.
In Italia il top del salario per i docenti arriva dopo oltre 30 anni di lavoro.
E l’incremento dall’inizio della carriera alla pensione è piuttosto basso.
Ad esempio, un docente delle superiori comincia con poco più di 28mila euro all’anno di salario e arriva a 44mila solo alla fine della propria carriera.
La media Ocse è la seguente: si comincia con più di 35mila euro e si approda a oltre 54mila, ma dopo 24 anni e non 35 come in Italia.
Anche la media europea è ben superiore a quella italiana.
La Germania è un altro mondo: un prof delle superiori comincia con uno stipendio annuale di oltre 51mila euro per approdare, dopo 28 anni di lavoro, a oltre 72mila euro.
I nostri docenti sono ai livelli dei colleghi sloveni, che, però, arrivano al top del salario dopo 13 anni.
In Italia le ore di istruzione previste sono ben 8.200 tra i 7 e i 14 anni.
Solo in Israele i ragazzi stanno più a lungo sui banchi e la media Ocse si ferma a 6.777.
Le dimensioni delle classi inoltre sono maggiori rispetto alla media Ocse e il rapporto studenti/insegnante è tra i più bassi (10,6 alla scuola primaria contro media 16,4). Continua »
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Settembre 9th, 2010 Riccardo Fucile
L’APPELLO E’ DI UNA PRESIDE DI UN ISTITUTO PROFESSIONALE DI MILANO, NON DI UN PAESE DEL TERZO MONDO… LA GELMINI PENSA A TAGLIARE GLI INSEGNANTI, LE ISTITUZIONI LOCALI ANCHE LE SEDIE: E’ LA NUOVA RIFORMA DELLA SCUOLA
Basta con il limitarsi a portare solo libri ed astucci, la scuola italiana è innovativa e proiettata a livelli europei, come ripete il disco rotto di casa Gelmini.
Infatti ora gli studenti dovranno portarsi a scuola anche la sedia: succede non in una città del terzo mondo o in qualche sperduto istituto del meridione, ma nella civile e padana Milano, istituto professionale Bertarelli.
Da qui la preside ha lanciato l’appello agli studenti: “In questa scuola mancano almeno 100 sedie, chi ne avesse una in più a casa è pregato di portarla con sè alla riapertura delle lezioni”.
L’appello forse stupirà gli iscritti al primo anno e le loro famiglie, non certo gli studenti veterani che già conoscono la situazione della loro scuola in pieno centro milanese.
Per tutto l’anno la preside ha scritto alla Provincia per denunciare la “cronica mancanza si arredi scolastici”, senza alcun esito.
L’istituto conta 750 studenti che fino ad oggi hanno sopperito al problema con operazioni degne delle “grandi manovre” militari, tipiche delle commedia all’italiana degli anni ’70.
Si è assistito a spostamenti di “sedie volanti” da un’aula ad un’altra, a seconda di quelle disponibili e delle ore di lezione, a “furti” delle sedie di studenti assenti finite nell’aula vicina, spesso insieme al relativo banco, visto che anche quelli scarseggiano.
Basti pensare che la prima e unica fornitura di arredi risale al 1965, anno di inaugurazione della scuola: in 45 anni molte sedie sono andate rotte e il numero degli studenti è pure aumentato, ma il problema pare non interessi a nessuno.
La preside ha dato fondo alle casse della scuola e ha acquistato tre mesi fa,, in un grande magazzino, 100 sedie pieghevoli per 5 euro l’una, ma ne mancano ancora altrettante.
Una studentessa ha detto che “è meglio portarsi la propria sedia da casa una volta per tutte, piuttosto che dovermi sedere sul banco, come succede spesso” e ha concluso che “è scandaloso che le istituzioni non facciano il proprio dovere”. Continua »
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Settembre 7th, 2010 Riccardo Fucile
FINI DOVREBBE DIMETTERSI SOLO PERCHE’ DA’ FASTIDIO AI LORO INTRALLAZZI: SI DIMETTANO LORO CHE STANNO ROVINANDO IL PAESE … E POI SI CAMBI LA LEGGE ELETTORALE, QUELLA SUL CONFLITTO DI INTERESSI, SI RIMETTANO LE PREFERENZE E SI TOLGA SCODINZOLINI DAL TG1…POI SI POTRA’ PARLARE DI ELEZIONI LIBERE
Certo che le vicende della politica italiana meriterebbe una “mostra del cinema
umoristico”: ieri sera i due bulli di periferia, il duo Be-Bo, usciti arcorizzati dopo due piatti di risottino Knorr, oscillando chi di suo, chi in preda ad epilessia antifiniana, ed evitando a filo qualche lampione, hanno comunicato che “Fini non può fare più il presidente della Camera” perchè non è amico loro, quindi non sarebbe super partes (concetto da sbellicarsi dal ridere) e che pertanto lo sarebbero andati a dire a Napolitano con urgenza.
Passa la mattinata e alla fine il Quirinale seccato precisa che “non è pervenuta finora nessuna richiesta ufficiale di incontro da parte del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nè nessuna indicazione sul nome del nuovo ministro dello Sviluppo economico”.
Che figura da pirla.
Che dormano ancora i due pifferai? Pare di no, nel pomeriggio Bossi raggiunge il massimo dell’umorismo quando, tra una pennichella e l’altra, a una domanda giornalistica precisa: “Aspetta, bisogna prima vedere quando siamo liberi io e Berlusconi”.
Tanto era urgente la cosa che prima devono guardare l’agendina in tasca, tanto Napolitano è il loro servo e può aspettare.
A questo punto il giornalista chiede se è sua intenzione chiedere il voto anticipato e Bossi risponde che “dipende se Berlusconi vuole andare a votare”.
Ma di che avranno parlato allora la sera prima? Boh, altro che teatro dell’assurdo…
Nel frattempo arriva la secca risposta del finiano Bocchino: “La decisione di Berlusconi e Bossi di chiedere formalmente le dimissioni di Fini è politicamente inaccettabile e grave sotto il profilo istituzionale, violando il principio costituzionale della separazione tra poteri”.
“A Berlusconi e Bossi -continua Bocchino – va inoltre ricordato che furono proprio loro a inaugurare nel 1994 la stagione dei presidenti delle Camere di parte, che fino ad allora erano sempre stati concordati con l’opposizione o addirittura assegnati alla minoranza nell’ottica di favorire la nascita di un contrappeso parlamentare. Tale prassi fu modificata quando Berlusconi e Bossi indicarono Carlo Scognamiglio e Irene Pivetti ai vertici di Palazzo Madama e Palazzo Montecitorio”.
“Successivamente sempre Berlusconi e Bossi – ribadisce il capogruppo di FLI – hanno inaugurato nel 2001 la stagione dei presidenti di Parlamento leader di partito, eleggendo Pierferdinando Casini allo scranno più alto di Montecitorio. Tale innovazione si è poi consolidata con l’elezione di Fausto Bertinotti prima e di Gianfranco Fini poi”.
“Tutto ciò – conclude Bocchino – dimostra pertanto che la richiesta di Berlusconi e Bossi è strumentale, irrituale e irricevibile ed è gravissima sotto il profilo istituzionale, considerato che la terzietà riguarda il ruolo e non la personalità politica, riguarda la conduzione del ramo parlamentare presieduto e non la libera espressione dei propri convincimenti politici”.
Dall’opposizione Antonio Di Pietro “consiglia” Berlusconi: “Salga pure al Colle, ma per dimettersi”.
Mentre Bossi poco fa ha precisato “Bisognerà aspettare qualche giorno, quando si troveranno gli incastri”. Continua »
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Settembre 4th, 2010 Riccardo Fucile
L’84% DEI PRECARI SENZA ALCUNA TUTELA: SOTTRATTI OTTO MILIARDI ALLA SCUOLA PUBBLICA… LA PROPOSTA DEL FINIANO VALDITARA: ASSUMERE 20.000 PRECARI L’ANNO, DANDO POSSIBILITA’ AI DOCENTI DI ANDARE IN PENSIONE A 58 ANNI, CON LIQUIDAZIONE BLOCCATA PER DUE ANNI E A COSTO ZERO
L’onorevole Stracquadanio ha mai incontrato un insegnante?
Ha mai parlato con uno di loro per capire quali siano le esigenze della scuola, dei docenti e degli alunni?
Sembrerebbe proprio di no stando a come ha definito nei giorni scorsi i precari che protestavano contro i tagli e chiedevano una soluzione alla questione del precariato.
Secondo lui, i manifestanti sarebbero stati dei finti precari, dei militanti politici. Chissà come mai davanti a questioni reali, a richieste concrete si preferisca spostare l’attenzione, eludere, sminuire e bollare.
E il ministro Gelmini, a pochi giorni dalla riapertura delle scuole, pensa di poter dare risposte quantomeno esaustive a migliaia di insegnanti in attesa di collocazione?
Il cosiddetto decreto salva-precari tanto sbandierato, infatti, tutelerebbe soltanto il 16 per cento dei docenti che lo scorso anno hanno avuto una supplenza e il 5 per cento del personale Ata.
E tutti gli altri? Che destino avranno?
Come è possibile costruire una scuola migliore se poi le vengono sottratti otto miliardi?
Perchè il ministro Tremonti ha deciso di non prendere in considerazione la proposta di Giuseppe Valditara?
Il senatore da tempo propone di risolvere il problema degli insegnanti precari con l’assunzione di 20.000 persone ogni anno.
Le risorse, si dirà , il problema è sempre lì.
Le risorse si troverebbero se si desse agli insegnanti la possibilità di andare in pensione a 58 anni e bloccandone la liquidazione per due anni, visto che secondo il ministro dell’Economia per un biennio non ci sarebbero le risorse per la liquidazione dei pensionandi.
I costi di questa operazione non andrebbero a gravare ulteriormente sulle casse, se si pensa che oggi i docenti assunti con contratto a termine nel periodo di disoccupazione percepiscono un assegno.
E non è da trascurare nemmeno il fatto che lo stipendio di un neoassunto è più basso di quello di un insegnante di lungo corso.
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Settembre 3rd, 2010 Riccardo Fucile
IL MINISTERO DICE NO ALL’ISTITUZIONE DEL LICEO LINGUISTICO SPERIMENTALE A VARESE, CAUSA “POVERTA’ FORMATIVA DEL PROGETTO” …LADY BOSSI ERA PRONTA AL GRAN SALTO DOPO IL CONTRIBUTO DI 800.000 EURO DA ROMA LADRONA…E LA SEGRETERIA DI VARESE DELLA LEGA NON VOLEVA RINNOVARLE LA TESSERA PER MOROSITA’
La Gelmini boccia Manuela Marrone in Bossi, professione insegnante e seconda moglie del senatur .
Il ministero ha infatti detto no alla proposta di istituire un liceo linguisitico sperimentale a Varese, un liceo dove si studino due lingue anzichè tre, come invece prevede lo Statuto scolastico.
Nel verbale del Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione si parla di “povertà formativa del progetto” e viene anche criticata “l’intempestività della richiesta in oggetto, atteso che la riforma degli ordinamenti non è ancora avviata”.
In pratica la riforma Gelmini non è ancora partita e già la moglie di Bossi la vuole cambiare.
La Marrone, va ricordato, nel 1998 ha fondato la scuola paritaria Bosina: asilo, elementari e medie, con dialetto e studio del territorio.
Grazie al contributo di 800.000 euro derivanti dalla “legge mancia” avrebbe voluto fare il gran salto alle superiori.
Lo stravolgimento dell’orario proposto, secondo il ministero, avrebbe però “favorito gli interessi di enti e istituzioni locali, invece di formare gli alunni”.
Ma questo non è l’unico intoppo accaduto nei giorni scorsi a Lady Bossi. “Stanno succedendo cose strane”, aveva detto Umberto a una cena di militanti leghisti bergamaschi qualche giorno prima. Continua »
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Agosto 28th, 2010 Riccardo Fucile
RAGAZZI DISABILI CHE AVRANNO MENO ORE DI SOSTEGNO, CLASSI CHE SFIORANO I 30 ALUNNI…SONO 120.000 I SUPPLENTI IN ATTESA DI UN INCARICO A TEMPO DETERMINATO, PENALIZZATO IL MERIDIONE… LE OPERAZIONI DI NOMINA IN GRANDE RITARDO… LA SCUOLA PUBBLICA NON PUO’ VIVERE DI TAGLI
Le proteste nel mondo della scuola si moltiplicano e si estendono in tutta Italia. I tagli
agli organici stanno mettendo in ginocchio migliaia di famiglie, soprattutto al Sud.
Una situazione che rischia di scoppiare proprio con l’avvio dell’anno scolastico e con l’apertura delle scuole.
La prima protesta è scoppiata dopo Ferragosto a Palermo, con uno sciopero della fame.
Il numero dei precari della scuola che, anche dopo un decennio, dovranno dire addio all’incarico e allo stipendio non è ancora noto con precisione, ma si parla di 15/20 mila unità in meno rispetto allo scorso anno.
A Caltanissetta è stata occupata la sede dell’Ufficio scolastico provinciale (l’ex provveditorato agli studi).
Insegnanti e personale Ata precario intendono proseguire la protesta a tempo indeterminato.
In tre anni, nella sola provincia nissena, sono spariti più di mille posti.
Dopo un incontro con i sindacati, i supplenti romani intendono chiedere a loro volta un aumento dei posti assegnati dal ministero e, in caso contrario, si dichiarano pronti a occupare la sede del provveditorato agli studi di Roma.
Nelle scuole della provincia, spiegano i precari, per tagliare più posti possibile, le classi sono state riempite a dismisura.
In parecchi casi si sfiorano i 30 alunni. Un trend che ormai prosegue da alcuni anni.
Negli ultimi due, la popolazione scolastica è cresciuta di 50 mila alunni, ma le classi sono in calo di 6 mila unità .
E per il prossimo anno si prevede un ulteriore incremento di alunni e ancora un taglio delle classi.
Alla protesta di chi ha perso il lavoro potrebbe presto aggiungersi quella dei genitori dei bambini disabili. Continua »
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Agosto 25th, 2010 Riccardo Fucile
SARKOZY BLEFFA ESPELLENDO QUALCHE MANCIATA DI ROM PER RECUPERARE DUE PUNTI SULLA PROPRIA POPOLARITA’… NOI ABBIAMO LO CHANSONNIER ROBERT MARONI’ CHE SOGNA I RIMPATRI PER I COMUNITARI E LE ESPULSIONI ETNICHE… MA LA LEGGE CHE DICE?
La Cei è stata chiara: “le espulsioni dei rom e dei sinti dalla Francia sono un provvedimento etnico che nulla ha a che vedere con la politica migratoria e l’Italia si deve ben guardare dal seguire la stessa strada anche se, in fatto di respingimenti, ha già dato pessimi esempi”.
In pratica quando “i responsabili politici hanno bisogno di raccogliere consensi, fanno leva sulla paura del diverso e sugli instinti più bassi: l’azione del governo francese si basa su una sorta di incriminazione collettiva verso un intero gruppo etnico, in base alla quale si cancella di colpo il principio della responsabilità individuale nell’eventuale atto di violazione della legalità “.
La Cei ha ricordato al governo che “le espulsioni hanno sempre favorito il sorgere di campi abusivi, mentre in questi anni è stato abbaandonata ogni politica di scolarizzazione dei bambini rom e ogni intervento sociale”.
La Cei ha così voluto ammonire il Viminale dove lo chansonnier Robert Maronì stava scalpitando per conquistarsi uno spot tv in cui annunciare che “anche lui avrebbe voluto espellere qualcuno”.
D’altronde già qualche giorno fa la Chiesa aveva detto una verità indigesta, accusando Maroni, dati alla mano, di aver costruito una realtà immaginaria sull’immigrazione, nascondendo che i clandestini sono aumentati e non certo diminuiti e che l’80% arriva via terra e non dal mare.
Per non parlare della violazione dei diritti umani e delle convenzioni internazionali di cui si è macchiato il nostro Paese in questi due anni.
La Cei ha anche contestato le difficoltà burocratiche frapposte agli immigrati nel rinnovo del permesso di soggiorno, nei ricongiungimenti familiari e nell’ottenimento della cittadinanza.
Che in Italia vi sia insomma una colpevole assenza di ogni politica di integrazione, come da noi più volte sostenuto.
Per quanto riguarda i rom presenti nel nostro Paese, va detto intanto che l’80% ha la cittadinanza italiana, quindi non può essere espulsa in alcun modo.
Per i comunitari poi l’Europa promuove la mobilità all’interno dei confini europei.
Vediamo cosa dice la legge: la direttiva Ue sancisce la libera circolazione dei comunitari.
Hanno diritto a una lunga permanenza sulla base di requisiti come la disponibilità di un lavoro e adeguate risorse economiche. Continua »
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