Gennaio 21st, 2017 Riccardo Fucile
SMENTITA LA PRESENZA DEI DUE VIVI DA SALVARE, SI SCAVA SENZA TREGUA
Nove persone salvate, cinque vittime e 23 dispersi. E’ questa per ora la situazione dei soccorsi all’hotel Rigopiano a quasi tre giorni dalla valanga che ha travolto l’albergo. La Protezione civile ha corretto le ultime dichiarazioni: non sono state individuate (al momento) persone vive da estrarre dalle macerie della valanga che ha travolto l’albergo.
Cresce il bilancio dei salvati, ma aumenta anche quello delle vittime. I soccorsi vanno avanti in condizioni proibitive, mentre sulla zona ha iniziato anche a piovere leggermente.
IL BILANCIO UFFICIALE
I soccorritori hanno estratto nella notte due donne e due uomini feriti ma vivi, che si aggiungono ai quattro bambini e alla donna recuperati venerdì mattina.
Si tratta di Gianfilippo e Ludovica Parete, i due figli dello chef pescarese ospite dell’hotel, Giampiero Parete, il 38enne che si è salvato subito dalla slavina con il manutentore Fabio Salzetta, ed è riuscito a dare l’allarme. Anche la moglie Adriana Vercerao è stata estratta viva dalle macerie.
A questi vanno aggiunti altri due bambini: Samuel Di Michelangelo (per ora nessuna notizia dei suoi genitori Domenico Di Michelangelo e Marina Serraiocco, dati per vivi dal sindaco di Osimo, che poi si è scusato) e Edoardo Di Carlo.
Poi c’è un gruppo di quattro persone individuate nella tarda serata di venerdì e salvati nella notte.
Si tratta di Vincenzo Forti con la fidanzata Giorgia Galassi, Francesca Bronzi e Giampaolo Matrone.
Quest’ultimo è stato sottoposto ad un intervento chirurgico ad un braccio. Il 34enne, residente in provincia di Roma è stato ora trasferito nell’Unità Operativa di Rianimazione del “Santo Spirito”. Le sue condizioni, come hanno riferito i medici, sono discrete.
Matrone ha raccontanto di essere stato mano nella mano con la moglie, Valentina Cicioni, fino a quando i vigili del fuoco lo hanno salvato.
“Le stringevo la mano e le parlavo per tenerla sveglia perchè volevo che rimanesse sempre vigile. La chiamavo, poi a un certo punto non l’ho sentita più e ho capito che mi stava lasciando”.
Vicino a lui, Matrone ha raccontato di un’altra donna che non dava segnali di vita.
Nel gruppo delle cinque persone salvate c’era, secondo quanto riferito dai soccorritori ieri sera, Stefano Feniello, fidanzato di Francesca Bronzi.
Ma di lui non si sa ancora nulla di certo, mentre la ragazza è ricoverata insieme agli altri nell’ospedale di Pescara.
Le condizioni dei superstiti sono definite “buone” dal direttore sanitario dell’ospedale di Pescara, Rossano Di Luzio. Solo uno è in sala operatoria per un intervento chirurgico al braccio destro. Anche i quattro bambini salvati dalle macerie “stanno bene” e non starebbero soffrendo le conseguenze dell’ipotermia, dice ancora Di Luzio. Certo, precisa il sanitario, il loro è “lo stato d’animo di chi ha vissuto un dramma ed è stato in condizioni precarie per molte ore”.
Per quanto riguarda le vittime il bilancio ufficiale, come detto sopra, è salito a cinque: tre uomini e due donne.
Il cadavere di un uomo è stato recuperato dai soccorritori sotto le macerie dell’albergo di Rigopiano. Si tratta del terzo corpo senza vita estratto tra la notte e stamani. I due morti accertati sono Gabriele D’Angelo e Alessandro Giancaterino, entrambi camerieri dell’hotel. La morte di Gabriele, volontario della locale Croce rossa, ha sconvolto diversi soccorritori presenti nel centro di coordinamento allestito al Palazzetto dello Sport di Penne.
Gli amici, in lacrime, si sono abbracciati per darsi conforto.
I dispersi.
Sono 23 le persone ancora disperse all’hotel Rigopiano. Lo rende noto la Prefettura di Pescara. Questa cifra, viene specificato, deriva dal numero di persone “risultanti dalla lista ufficiale degli ospiti della struttura e da altre segnalazioni, comunque ricevute e la cui composizione e soggetta a continue verifiche. Come successo in altri eventi, ad esempio – spiega la prefettura – persone considerate disperse in base a una segnalazione e risultanti in un elenco, sono state ritrovate altrove e senza essere state coinvolte”.
I SOCCORSI
Intanto sono state individuati altri suoni provenire dall’inferno gelato della struttura collassata sotto il peso della slavina: “Abbiamo altri segnali da sotto la neve e le macerie, stiamo verificando. Potrebbero essere persone vive, ma anche le strutture dell’albergo che si muovono sotto il peso della neve”, dice il dirigente dei vigili del fuoco Alberto Maiolo al centro operativo di Penne, in un aggiornamento sulle ricerche dei dispersi all’hotel Rigopiano.
“Vista la situazione, già avere estratto diverse persone vive è una grossa soddisfazione – ha aggiunto Maiolo – Dobbiamo muoverci con molta cautela perchè lo stato dei luoghi è pericoloso anche per noi”.
I soccorritori ribadiscono che si è di fronte ad una situazione “non semplice, si lavora all’interno di un edificio che è crollato, dove è diventato complicato orientarsi. Si avanza ma con molta, molta cautela. Ci rendiamo conto che questa cautela rallenta le operazioni di ricerca e recupero ma è assolutamente necessario procedere in questo modo, non si può rischiare altro ancora”.
L’INCHIESTA
Il procuratore aggiunto di Pescara, Cerisina Tedeschini, e il sostituto Andrea Papalia stanno raggiungendo l’hotel, accompagnati dai carabinieri forestali, per un sopralluogo. I magistrati hanno aperto un’inchiesta, al momento senza indagati, per i reati di omicidio plurimo colposo e disastro colposo.
Ieri erano stati sequestrati alcuni documenti in Provincia e in Prefettura: tra questi il Piano neve dell’ente e i bollettini meteo degli ultimi giorni. Nella stessa giornata era emerso che una turbina della Provincia era fuori uso. Sempre ieri, i magistrati avevano ascoltato diverse persone in qualità di testimoni.
La testimonianza.
“Ho cercato di chiamare qualcuno fino a quando ha fatto buio. Ma nessuno rispondeva. Poi ha continuato a nevicare, è venuto giù un altro mezzo metro di neve. Era troppo rischioso rimanere là “.
Fabio Salzetta, il manutentore dell’hotel Rigopiano, racconta per la prima volta i momenti maledetti della tragedia. “Erano tutti raggruppati nella speranza di andarsene ma non avevamo paura, nessuno si immaginava che potesse succedere una cosa così”. Ma cosa ricorda? “Neve, neve e basta”.
MALTEMPO
“Il cielo è coperto e pioviggina, c’è foschia, però noi lavoriamo e cercheremo di operare con gli elicotteri se le condizioni meteo lo permetteranno: lavoreremo finantochè non saremo sicuri di aver estratto tutte le persone”, dice Alberto Maiolo dei vigili del fuoco, presso il centro di coordinamento ricerche di Penne, a 10 chilometri dall’hotel Rigopiano.
IL METEO
Ma la possente macchina dei soccorsi non si ferma nella ricerca dei dispersi ospiti dell’hotel Rigopiano, nonostante il pericolo di nuove slavine che, come dicono gli esperti, non è da escludere. Si lavora incessantemente dalla notte tra mercoledì e giovedì scorsi ed è una lotta contro il tempo per trarre in salvo altre vite umane. Tra Soccorso alpino, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Carabinieri e Polizia, tutti presenti con squadre speciali, gli operatori impegnati nelle non facili ricerche sono oltre 500.
I ringraziamenti.
“Grazie di cuore a tutti, un abbraccio”. Così Giampiero Parete ha risposto su Fb alle centinaia di messaggi di conoscenti e amici ma anche di sconosciuti che continuano ad arrivare sul suo profilo Fb dopo che i soccorritori sono riusciti a salvare sua moglie e i due figli dalle macerie dell’hotel Rigopiano.
“Ciao zio”. Sono le prime parole che Samuel Di Michelangelo, 7 anni, ha detto allo zio Alessandro, agente della Digos di Chieti, che ieri l’ha scortato con i soccorritori nell’ospedale di Pescara.
“Gli ho chiesto ‘vengono mamma e papà ?’ – racconta l’agente – e lui ha fatto sì con la testa. Ma gli psicologi mi hanno subito bloccato, e spiegato che i bambini sotto shock possono annullare uno spazio temporale nella loro memoria”.
“Samuel ha trascorso la notte nell’ospedale di Pescara accanto alla nonna materna, sedato, e sotto la stretta tutela degli psicologi – ha aggiunto lo zio del bimbo – I medici ci hanno spiegato come comportarci: non dobbiamo fare alcun riferimento specifico alla tragedia, ma lasciare che sia il bambino a raccontare i fatti”.
“Mio fratello e mia cognata non compaiono nella lista dei superstiti, ma so che i soccorritori continuano a scavare, e voglio continuare a sperare: Domenico e la moglie erano, sono, molto apprensivi con il figlio, ‘non andare lì, stai attento, non ti muovere’, spero che anche in quei momenti fossero vicini al bambino”.
(da “La Repubblica”)
argomento: terremoto | Commenta »
Gennaio 20th, 2017 Riccardo Fucile
E IL VIMINALE “COMMISSARIA” CURCIO A FARINDOLA
La “riffa” ad Amatrice si è svolta stamattina, quando sono state sorteggiate le prime 25 “casette”, come era accaduto a Norcia qualche settimana fa.
Ci si affida al caso per gli alloggi, la lotteria della sventura che diventa metafora. Sergio Pirozzi, il sindaco, dice all’HuffPost: “È evidente che la macchina si intoppa, va a rilento. Vogliamo dire che tutto va male? Non è così. Vogliamo dire che siamo un popolo di cialtroni? Non è così. Per esempio i soldi sono stati stanziati, ma la lentezza c’è, e in un momento emotivo particolare, porta a dire tutto fa schifo. Il problema è la lentezza, che fa accumulare ritardi”.
All’Hotel Rigopiano il segnale di presenza, la faccia del governo è quella del viceministro dell’Interno Filippo Bubbico, cui spetta il compito di tenere il conto del dolore e della speranza: “Le persone — dice nel primo pomeriggio — sono sei — coltiviamo la fiducia di trovarne altre”.
Se non fosse stato colpito da una febbre da cavallo sarebbe partito l’attivo Minniti, simbolo dell’efficientismo di questo governo.
Il quale, evidentemente, nel mandare il suo vice assieme al capo dei Vigili del fuoco ha ravvisato problemi di coordinamento e di guida nelle operazioni.
Un parlamentare vicino al dossier spiega: “Finora il centro di comando è sempre stato la Protezione civile, anche nell’era Gabrielli. Stavolta la mossa del governo certo attesta una sua presenza, ma suona inevitabilmente come un atto di sfiducia verso la Protezione civile”.
E se c’è un filo che unisce Amatrice e Farindola è proprio questo intoppo nella catena di comando. Intoppo che determina situazioni diverse.
La macchina dei soccorsi in difficoltà a Farindola, tale da rendere necessario il Viminale per il cambio di passo.
L’incredibile lentezza delle casette ad Amatrice: “Speriamo — prosegue — Pirozzi — che si possano finire il prima possibile le opere di urbanizzazione circostanti come marciapiedi e similari, così arrivano le altre casette. Il problema è la macchina burocratica. Ti faccio un esempio. La regione fa la gara per stalle e per l’urbanizzazione, un blocco unico per 52 cantieri. Dico io: fallo a blocchi da 5 e fai prima, così c’è chi fa l’urbanizzazione e chi monta”.
E allora partiamo dall’inizio in una vicenda che ha dell’incredibile.
La gara di appalto per le casette è stata avviata dalla Consip — la centrale d’acquisti che fa capo al Tesoro — nell’aprile 2014, ovvero ben due anni prima dei terremoti che hanno devastato il centro Italia.
Gara che si conclude ad agosto dell’anno successivo. Se l’aggiudica il Consorzio nazionale servizi di Bologna, colosso della Lega delle Cooperative.
L’appalto prevede la fornitura, in caso di calamità , fino a 18mila casette per un periodo di sei anni e per un costo totale di circa un miliardo e 200 milioni di euro. Sull’Espresso in una documentata inchiesta Filippo Gatti, numeri alla mano, come il costo sia, le casette, di 1075 euro al metro quadro.
Scrive Gatti: “Ciascuna casetta di legno che costruiranno ad Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto la pagheremo perfino più di quanto in Abruzzo ci era costata la Protezione civile di Guido Bertolaso, l’ex capo dipartimento che si avvia felicemente alla prescrizione dei processi penali che lo riguardano”.
Dunque il 24 agosto — giorno del terremoto — è già pronto il contratto per le casette. Cinque mesi dopo ne arriva qualcuna da estrarre a sorte e nulla più, perchè l’operazione si “intoppa” in un groviglio burocratico.
Si legge nel contratto, in relazione alle tempistiche: “Entro e non oltre 30 giorni dalla data di consegna delle aree approntate per l’installazione delle Sae (soluzioni abitative in emergenza, ndr) e dotate dei basamenti”.
Ecco, i basamenti, ovvero le piattaforme di cemento dove passano i servizi. All’Aquila, le realizzò tutte il Genio Militare, sotto le direttive della Protezione Civile, nella fase del “modello Bertolaso”, che in quel momento aveva il ruolo di capo della Protezione civile, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, commissario per la ricostruzione.
Più di un parlamentare dem dice, a microfoni spenti: “Siamo passati dalla monarchia in cui la protezione civile faceva piscine e giochi del Mediterraneo all’anarchia. Occorrerebbe una via di mezzo”.
Ad Amatrice i primi cinque basamenti li ha fatti il genio, gli altri la Regione. Attraverso gare e non più in affidamento diretto.
Il senatore del Pd, Stefano Esposito, è il relatore del nuovo codice degli appalti. All’HuffPost dice: “Il 31 gennaio, in commissione Ambiente e Lavori pubblici di Senato e Camera su mia richiesta saranno auditi Errani e Curcio e in quella sede si capirà con chiarezza che un meccanismo di burocrazia regionale scappa alle responsabilità ed eccede in cautele di fronte all’emergenza”.
Il meccanismo è questo: i sindaci non hanno forza e poteri per opporsi alla burocrazia e sopra di loro c’è Vasco Errani. Il quale in Emilia oltre a essere il commissario per ricostruzione era anche il presidente della Regione.
In questo caso, invece, la Protezione civile, con nell’ordinanza 0394 dello scorso settembre, ha indicato come “soggetti attuatori le Regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, nei rispettivi ambiti territoriali”.
Si legge all’articolo 1: “Le regioni provvedono all’esecuzione delle attività connesse e delle opere di urbanizzazione”.
E le regioni preferiscono fare le gare piuttosto che gli affidamenti diretti.
Prosegue Stefano Esposito: “Non mi si venga a dire che le lentezze sono colpa del codice degli appalti. Noi abbiamo chiuso la stagione Bertolaso, dei poteri speciali e delle deroghe senza controllo, ma questo non significa lentezza. L’articolo 163 prevede che in caso di catastrofi ed emergenze consente di procedere in affidamento diretto alla protezione civile, Commissari, funzionari dello Stato”.
Il problema, parlando i sindaci del cratere, è che un conto è la norma un conto è quel che succede.
Per paura di sbagliare, per paura che con una firma ti becchi un abuso di ufficio come se nulla fosse, il grosso è nelle mani delle burocrazie regionali.
Si è cioè rotta la catena di comando. Sulla ricostruzione come sulla neve:
“Ma lo sai — dice Pirozzi — quante riunioni si devono fare per mandare uno spalaneve? Secondo te, io devo fare una riunione per mandare lo spalaneve? E lo stesso su terremoto. Errani fa il decreto per ricominciare a ricostruire. Il decreto c’è ma oggi non è pronto l’ufficio. E se io ho un progetto per casa dove lo porto?”.
Ecco, dalla Protezione civile delle inchieste e degli scandali su Bertolaso alla palude. Con la Riffa ad Amatrice e la guida del Viminale a Farindola.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: terremoto | Commenta »
Gennaio 20th, 2017 Riccardo Fucile
IL POMPIERE CON BARBA E BAFFI CHE HA ESTRATTO MADRE E FIGLIO E’ PAOLO DEMONTIS DI CAIRO MONTENOTTE
E’ valbormidese uno degli eroi della tragedia del Gran Sasso. 
Paolo Demontis, 39 anni, vigile del fuoco originario di Cairo, di stanza a Civitavecchia, è stato tra i primi ad arrivare sul luogo della tragedia dell’Hotel Rigopiano, distrutto da una slavina: sue le braccia che, come si è visto nel video e nelle foto che stanno facendo il giro del mondo dalle 12,30 di oggi, hanno raggiunto e portato in salvo il bambino e la mamma poi trasportati in elisoccorso all’ospedale di Pescara.
«Sentire una voce e vedere i loro occhi che escono da là sotto è una sensazione indimenticabile». Una sosta di pochi secondi e Paolo Demontis, il vigile del fuoco di Cairo di 39 anni che per primo ha teso la mano al bambino superstite dell’Hotel Rigopiano, travolto dalla slavina del Gran Sasso, torna subito al lavoro.
Riconosciuto da decine e decine di amici in tutta la Val Bormida, Paolo Demontis è divenuto il simbolo della speranza nella ultima e terribile sciagura che ha colpito l’Italia centrale.
«Non ci sono veramente parole – ha detto, commossa, la madre di Demontis, Maria Olga Pera, titolare di un noto negozio di frutta e verdura in via XXV Aprile a Cairo -. Paolo è un ragazzo buono, e qui tutti lo conoscono e lo apprezzano».
Per ore Demontis ha scavato tra ghiaccio e neve sperando che le macerie restituissero la vita ai dispersi.
Quando ha teso la mano a un bambino per guidarlo verso la salvezza istintivamente ha fatto partire l’applauso verso i superstiti.
«Questa mattina avevo un sacco di faccende da sbrigare — racconta mamma Olga —, ho saputo tutto grazie a mia nipote. E per poco non mi viene un colpo. Mi ha mandato un articolo: “Tragedia del Gran Sasso”, ma soltanto qualche riga più sotto si parlava di Paolo e di quanto era stato bravo».
«Stavolta mi sono commosso anche io — racconta il fratello, Stefano —. Paolo è un orgoglio di fratello maggiore, sono contentissimo per lui, per il bimbo e per la grande famiglia dei vigili del fuoco. Un’emozione incredibile. L’ho sentito poco in questi giorni. Mi ha raccontato della neve, un disastro. Gli ho scritto, ma non mi ha ancora risposto. Paolo è il mio esempio, anche perchè purtroppo abbiamo perso il papà quando ero piccolo e lui si è dovuto rimboccare le maniche. Lo aspetterò sul portone per abbracciarlo forte».
(da “il Secolo XIX”)
argomento: terremoto | Commenta »
Gennaio 20th, 2017 Riccardo Fucile
“UNA DELLE OPERAZIONI PIU’ DIFFICILI DELLA MIA VITA”
Una delle operazioni più incredibili e difficili della sua vita. Così Marco Bini, vice brigadiere del Soccorso alpino della Guardia di finanza, che ha recuperato le persone ritrovate ancora vive all’hotel Rigopiano, confermando quello che molti suoi colleghi spiegavano già ieri: mai perdere la speranza, continuare a cercare e “buttare il cuore oltre l’ostacolo”, come diceva il capo della Protezione civile.
I primi superstiti sono state ritrovate oggi nella tarda mattinata, nel vano cucina di un albergo che era stato completamente stravolto dalla slavina di mercoledì scorso: si faceva fatica a capire in quale settore e a quale altezza dell’edificio ci si trovava.
I sei “stanno bene, erano in buone condizioni – racconta Bini – non credevano ai loro occhi, ed è stato bellissimo: più che le parole, ha contato la gioia dei loro volti”.
Per trovarli, i soccorritori hanno provato e provato. Hanno urlato. Hanno sguinzagliato i cani, ma la risposta era il silenzio. La neve attutiva suoni e rumori.
Secondo Bini, i sopravvissuti sapevano che qualcuno li cercava, ma non riuscivano a farsi sentire.
E’ stato anche osservato del fumo, ma non è chiaro se avessero acceso un fuoco o se fosse un principio di incendio, osservato anche in altri settori del Rigopiano.
In ogni caso, il vice brigadiere spiega che con le fiamme si rischia di esaurire velocemente l’ossigeno, in una bolla d’aria simile.
Difficilmente, poi, questo fuoco avrebbe scaldato. Epperò, continua a spiegare Bini, paradossalmente la neve – con un effetto igloo – aiuta a mantenere un ambiente relativamente caldo, a patto di creare una “sacca d’aria”.
“In passato abbiamo salvato persone vittime di una slavina senza macerie, che erano all’interno di una sacca e vi erano rimasti per tre ore”, dice.
“Un disastro indescrivibile con due scenari diversi: la valanga, che affrontiamo sempre, e una catastrofe naturale come un terremoto”.
A descrivere l’orrore è Walter Milan, portavoce del Soccorso alpino e dalle prime ore sul campo per coordinare i soccorsi.
Sguardo preoccupato, racconta il tipo di delicato intervento sostenuto dal Cnsas: “Noi come Soccorso alpino interveniamo in questo contesto molto difficile in cui ci vogliono tante persone e tanto tempo per esaminare in maniera metodica la valanga – ha spiegato – Noi dobbiamo controllare centimetro per centimetro, dividiamo la valanga in porzioni molto piccole con spaghi e paletti e sondiamo per essere certi che in quel punto non c’è nessuno”.
Lo scenario trovato nei pressi del resort di lusso, d’altronde, era dal punto vista ‘fisico’ assai complesso: “La valanga è molto importante e ha un fronte di oltre 30 metri: scivolando verso valle ha creato degli accumuli, con ‘onde’ alte fino a 5 metri”.
Ovviamente è stato fondamentale il lavoro anche dei Vigili del fuoco e della Protezione civile, che ha operato con grossi autocarri e speciali sonde per captare segnali di vita sotto la spessa coltre di neve e ghiaccio.
Di grande importanza dal punto di vista tecnico l’apporto di maxi-turbine (alcune capaci di perforare il muro bianco ad una velocità di 700 metri l’ora) e delle frese.
Ma i tantissimi soccorritori (oggi tra tutti gli enti erano almeno in sessanta in quota) hanno scavato senza sosta da quasi 48 ore anche con la pala, sfidando temperature ben sotto lo zero.
Gli elicotteri ha svolto invece un duplice ruolo: da una lato hanno portato gradualmente le squadre in cima all’hotel Rigopiano, dall’altro hanno trasportato in sicurezza i sopravvissuti (quasi una decina al momento) nei centri ospedalieri, in primis quello di Pescara.
(da “La Stampa”)
argomento: terremoto | Commenta »
Gennaio 20th, 2017 Riccardo Fucile
28 MILIONI FINORA RACCOLTI E RIGIDE REGOLE
La polemica è montata sui social ma il caso è stato sollevato dai 5stelle che, dopo il nuovo sisma che ha
scosso il Centro Italia flagellato dalla neve, hanno accusato il governo di aver messo in naftalina i fondi per i terremotati raccolti dalla Protezione civile con gli sms solidali invece di utilizzarli subito per fronteggiare l’emergenza.
Ma come funziona veramente il meccanismo delle collette di solidarietà per le popolazioni colpite dal terremoto? Quando e come si possono usare quei soldi?
Ecco le risposte della Protezione civile.
Dove vanno a finire i soldi raccolti con gli sms
Le donazioni raccolte tramite il numero solidale 45500, nonchè i versamenti sul conto corrente bancario attivato dal Dipartimento della protezione civile, confluiscono nella contabilità speciale intestata al commissario straordinario aperta presso la Tesoreria dello Stato.
A che cosa servono?
Le somme servono a finanziare gli interventi di ricostruzione nei territori. Quindi è esclusa ogni utilizzazione per scopi emergenziali. Alla fine della raccolta viene nominato un Comitato di garanti, che ha il compito di valutare e finanziare i progetti presentati dalle Regioni in accordo con i Comuni interessati.
Del progetto viene seguito anche tutto l’iter della realizzazione. Ad esempio in Emilia, dopo il terremoto del 2012, i fondi solidali sono stati usati per ricostruire scuole e palestre.
Quando si possono usare
Secondo un accordo siglato con le società di telefonia, che raccolgono gli sms solidali e versano i proventi senza alcun ricarico sul conto corrente della Protezione civile, la raccolta si chiuderà a meno di proroghe il 29 gennaio. Fino a che non si sa con esattezza quanti soldi siano stati raccolti (finora la cifra si aggira attorno ai 28 milioni di euro) non si può decidere quali progetti finanziare.
Gli operatori che hanno aderito all’iniziativa senza scopo di lucro sono Tim, Vodafone, Wind, 3, Postemobile, Coopvoce, Infostrada, Fastweb, Tiscali, Twt, Cloud Italia, Uno Communication e Convergenze Spa.
(da “la Stampa”)
argomento: terremoto | Commenta »
Gennaio 20th, 2017 Riccardo Fucile
LE RICERCHE PROSEGUIRANNO ANCHE STANOTTE
Ci sono almeno dieci sopravvissuti al disastro dell’Hotel Rigopiano di Farindola, travolto da una slavina di neve e detriti mercoledì.
Lo conferma quando cala il buio, dopo ore in cui le cifre sono state più volte annunciate e smentite, il Capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio: «Giornata complicata ma non priva di elementi positivi. Cinque persone estratte dall’Hotel Rigopiano, una donna e 4 bambini, 5 le altre persone individuate da estrarre».
Hanno resistito a freddo e paura per oltre due giorni, protetti da un solaio nella zona dove c’erano il bar e la sala biliardo.
La famiglia salva
Trasportati nel nosocomio, Adriana Vranceau e Gianfilippo Parete, moglie e figlio di Giampiero Parete, uno dei due sopravvissuti insieme al tecnico Fabio Salzetta che si trovata nel piazzale al momento del crollo e ha dato l’allarme.
Li ha riabbracciati fra le lacrime. Sono stati loro i primi due a essere tirati fuori dai soccorritori. Salva anche l’altra figlia di Parente, Ludovica: i vigili del fuoco hanno annunciato con un tweet di avere recuperato lei e gli altri due bambini che risultavano fra i dispersi, Samuele Di Michelangelo e Edoardo Di Carlo.
«Le condizioni fortunate che hanno permesso ai superstiti di restare vivi sono state l’avere a disposizione abbigliamento pesante e non essere stati a contatto con la neve perchè la struttura, seppur parzialmente crollata, li ha protetti» ha detto Tullio Spina, il primario della rianimazione dell’ospedale di Pescara.
Le due vittime accertate
Intanto sono state stato identificate le due vittime accertate del disastro: Alessandro Giancaterino, fratello dell’ex sindaco di Farindola, capo cameriere del resort, e Gabriele D’Angelo, cameriere.
Estratti vivi madre e figlio dall’hotel
«È stato bellissimo il momento in cui li abbiamo trovati. Erano contentissimi e ci hanno abbracciato». Così il vice brigadiere della Finanza, Marco Bini, ha raccontato l’emozione del primo contatto con i superstiti tirati fuori. Le ricerche procedono con la speranza di individuare ancora qualcuno, con l’aiuto dei cani, ma in condizioni estreme, per il timore di crolli o di nuove slavine: «Speranza ne abbiamo sempre avuta – ha detto Titti Postiglione, direttrice dell’Ufficio emergenze della Protezione Civile – è la speranza che però in ogni attività di soccorso si affievolisce man mano che passa il tempo».
Un buco nella neve, strada verso superstiti
Un buco profondo nella massa di neve, a monte dell’area piscina e Spa che è l’unica zona dell’albergo non sepolta completamente dalla valanga. Una sorta di tombino aperto nel ghiaccio è la «strada» che porta i soccorritori verso i superstiti dell’hotel Rigopiano, e che tuttora è la via seguita per portarli fuori, come hanno testimoniato le immagini del piccolo Parete abbracciato dai vigili del fuoco.
È stata individuata non a caso, hanno spiegato i soccorritori, ma studiando le mappe dell’hotel e cercando di capire, anche in base alle indicazioni di chi conosceva bene il resort, dove sarebbero potuti essere riuniti il maggior numero di clienti e di personale. Una scelta «soggettiva» che si è aggiunta all’utilizzo dei cani da valanga e degli altri strumenti tecnologici di indagine.
L’attività di ricerca procede senza sosta: i soccorritori stanno operando in una situazione particolarmente delicata per estrarre le persone individuate, evitando che le travi dei solai che hanno retto lo schianto della valanga possano ora cedere: dunque si lavora con estrema cautela. In prima fila stanno operando i vigili del fuoco, conducendo un’azione con personale esperto e specifici mezzi.
(da “La Stampa”)
argomento: terremoto | Commenta »
Gennaio 20th, 2017 Riccardo Fucile
IL SINDACO INFURIATO: “DOPO DUE GIORNI DI ATTESA, PER LIBERARE LE STRADE DALLA NEVE COME SI FA A MANDARE UN MEZZO SENZA CATENE?”
Nei paesi alle appendici del Gran Sasso la difficoltà principale per i soccorritori è riuscire a raggiungere i
centri abitati, le persone e gli allevatori rimasti isolati a causa della neve.
Come si è detto più volte in questi giorni se il terremoto non poteva essere previsto e la messa in sicurezza gli edifici dopo il terremoto del 24 agosto è stata complicata dalle scosse del 26 ottobre alle forti nevicate invece ci si poteva preparare.
Ma non è nulla in confronto alla tragica inutilità di una turbina arrivata ad Ussita che non ha le catene da neve e quindi non può operare.
Succede a Ussita, uno dei paesi in provincia di Macerata colpito dal sisma del 26 ottobre che da allora è un’unica grande zona rossa.
La scossa di due giorni fa si è sentita anche lì ma il Paese di 450 abitanti a 1300 metri d’altezza sui Monti Sibillini è rimasto isolato soprattutto a causa della neve.
Da due giorni a Ussita aspettavano l’arrivo di una turbina in grado di sgombrare le strade d’accesso dalla neve. Oggi la turbina finalmente è arrivata ma è rimasta bloccata nella frazione di Calcara a causa della neve.
Come ha fatto sapere il sindaco di Ussita Marco Rinaldi il mezzo inviato dalla Protezione Civile era infatti privo delle catene da neve e quindi ad un certo punto non ha più potuto avanzare e pulire la strada.
È incomprensibile come un mezzo che è fatto per operare sulla neve sia potuto essere inviato sul posto senza le catene.
Certo, le catene si potranno recuperare, far arrivare in qualche modo si spera senza troppe difficoltà ma è una cosa che non sarebbe dovuta accadere visto il contesto e la situazione d’emergenza.
Una beffa per Massimo Valentini, vicesindaco di Ussita, che ha confermato che la Provincia di Macerata ha inviato una coppia di catene che hanno consentito alla turbina di riprendere a pulire la strada:
Ne abbiamo trovate 2 e le abbiamo subito montate alla turbina, che adesso ha cominciato ad aprire un varco verso Frontignano. Ma solo poche centinaia di metri, per ora. Mezzi del genere necessiterebbero di 4 catene, non di 2: ma in mancanza d’altro…
Un episodio del genere ha poco a che fare con la situazione d’emergenza, un mezzo per pulire le strade dalla neve non può essere sprovvisto di catene.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: terremoto | Commenta »
Gennaio 20th, 2017 Riccardo Fucile
ESTRATTE MADRE E FIGLIO… PROTEZIONE CIVILE: “NUOVA SPERANZA”… RICERCHE PROSEGUONO IN CONDIZIONI ESTREME PER IL TIMORE DI CROLLI
Ci sarebbero altre persone in vita oltre alle sei persone trovate vive tra le macerie dell’hotel Rigopiano di Farindola, dopo 42 ore dalla valanga che ha distrutto l’albergo. Gli uomini del soccorso li hanno individuati nella zona delle cucine sotto un solaio. Nel gruppo anche una mamma e suo figlio: la donna è la moglie di Giampiero Parete, il superstite della slavina. “Andate da mia figlia è nella stanza accanto”, ha detto la donna ai soccorritori, che ora stanno infatti cercando la bambina.
“Appena ci hanno visto erano felicissime e non sono riuscite a parlare. Dagli occhi si capiva che erano sconvolte positivamente per averci visto”, ha raccontato il vice brigadiere del soccorso alpino della Guardia di finanza Marco Bini.
“Con i quattro ancora da recuperare – spiega Luca Cari, responsabile della comunicazione in emergenza dei vigili del fuoco – siamo in contatto vocale. Sono all’interno di un vano, non facile da raggiungere”.
Il primo contatto con il gruppo è stato poco dopo le 11, grazie ai cani che li hanno individuati. Dall’esterno, infatti, non si sentivano voci: la struttura li ha protetti ma non permette di comunicare con l’esterno, anche a causa della neve che assorbe i suoni.
“E’ stato bellissimo, non credevano ai loro occhi e ci abbracciavano”, ha raccontato il soccorritore che però avverte: “Più di tanto non si può andare avanti perchè c’è il rischio che parti della struttura possano crollare”.
E con l’aumento delle temperature “aumenta il rischio di nuove slavine, un rischio particolarmente elevato nell’area – ha spiegato Bini – dietro l’albergo che rimane molto pericolosa”.
Ad aiutare i soccorritori nelle ricerche c’è un manutentore dell’albergo, Fabio Salzetta. Con lui anche una donna estratta viva. Insieme stanno indirizzando i vigili del fuoco nelle aree dell’hotel dove si trovavano i clienti prima della slavina, per accelerare le operazioni di soccorso.
“Questo recupero di superstiti ci regala ulteriori speranze”, ha detto Titti Postiglione, responsabile emergenze della Protezione civile durante il punto stampa a Rieti. “Saremo tranquilli quando questi saranno tutti adeguatamente assistiti come le prime due persone già soccorse”, ha spiegato Postiglione. “Poi capiremo se si tratta di un episodio isolato o di una serie di episodi, e questo guiderà le operazioni di soccorso. Speranze le abbiamo sempre avute, anche se in questo tipo di operazioni si affievoliscono via via che passa il tempo”.
E’ la prima buona notizia nella catastrofica valanga che ha travolto quello che fino a due giorni fa era un resort di lusso, un’oasi di pace ai piedi del Gran Sasso.
Da ieri si scava nell’ammasso di neve e detriti che era l’hotel Rigopiano di Farindola, per trovare eventuali superstiti in una corsa contro il tempo. C’è stata una tregua nelle nevicate ma le temperature salite al di sopra degli 0 gradi centigradi hanno provocato un appesantimento della neve rendendo più difficoltose le operazioni. Al momento solo tre corpi sono stati estratti. E resta incerto il numero di dispersi tra dipendenti e clienti, nella speranza che i soccorritori possano trovare altre persone in vita.
(da “La Repubblica”)
argomento: terremoto | Commenta »
Gennaio 20th, 2017 Riccardo Fucile
LO SCIACALLO A PIEDE LIBERO DALLA GRUBER NON HA AVUTO NEANCHE L’INTELLIGENZA DI INDOSSARE DEI DOPOSCI USATI… COME MAI IN ABRUZZO NON HAI SFOGGIATO UNA FELPA? FACEVA TROPPO FREDDO?
Ieri Matteo Salvini ha voluto dimostrare di essere stato per tutto il giorno in Abruzzo tra i terremotati e gli sfollati.
Prendendo forse un po’ troppo alla lettera l’espressione angloamericana “boots on the ground” Salvini si è presentato negli studi de La 7 per la puntata di Otto e Mezzo con addosso un paio di pratici e comodi stivali doposci noti anche come Moon Boot, pulitissimi e immacolati.
In tasca avrà avuto ancora lo scontrino del negozio dove li ha mandati a comprare d’urgenza.
Una scelta di abbigliamento inusuale quella di Salvini, del resto non c’è neve fuori dagli studi di produzione del programma condotto dalla Gruber ma che dimostra come la camminata tra le nevi dell’Abruzzo fosse una passerella elettorale.
Salvini sa infatti che spesso le inquadrature a Otto e Mezzo sono abbastanza larghe da consentire di vedere le scarpe degli ospiti e ha deciso di sfruttare la cosa per mandare un segnale.
Il problema infatti è che durante la mattinata di ieri Salvini non è riuscito a sfoggiare una delle sue classiche felpe celebrative (ad esempio una di quelle con scritto ABRU-cerniera lampo-ZZO). E allora ha pensato di portare la neve a Roma. Non a caso l’immagine è stata pubblicata sul suo profilo Twitter prima che il programma andasse in onda.
Durante la trasmissione Salvini ha più volte incalzato il Governo criticando la nomina di Vasco Errani a Commissario straordinario e per chiedere lo stanziamento immediato di 100 milioni di euro a favore delle popolazioni colpite.
Ed è fin troppo facile ricordare a Salvini che lui, quando all’Europarlamento si votava per escludere gli investimenti per la ricostruzione post terremoto in Italia dal calcolo del deficit nazionale previsto dal patto di stabilità e di utilizzare tutti i fondi Ue a disposizione per aiutare le zone colpite, se ne stesse a Mantova a fare altro.
Evidentemente durante le sedute dell’Europarlamento non ci si può far inquadrare con addosso i Moon Boot, ad Otto e Mezzo invece sì.
Ed è quindi un peccato che Salvini non possa votare direttamente dagli studi televisivi che frequenta.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: terremoto | Commenta »