I SOVRANISTI E L’ISLAMOFOBIA, COME SI COSTRUISCE IL NEMICO
L’ESPERTA: “SOCIAL, IA E MEDIA ALLINEATI; SI ARRIVA COSI’ ALLA PERCEZIONE DEFORMATA DEL CLIMA POLITICO-SOCIALE”
Video con l’intelligenza artificiale, profili falsi sui social network, media allineati, fondi Maga
per diffondere la propaganda sovranista e discorsi d’odio. La prossima campagna elettorale è una gara a chi va più a destra. Da una parte, c’è il generale Vannacci che alza il livello dello scontro, dall’altra un governo che legifera a suon di decreti legge securitari. Lo strumento: un linguaggio sempre più aggressivo che sembra – secondo i sondaggi – premiare il generale. E i nemici sono già stati individuati: l’Islam, i minori di origine straniera, la sinistra.
È un periodo in cui «la violenza viene usata come metodo e la discriminazione come difesa», spiega Simona Ruffino, umanista ed esperta di comunicazione strategica, specializzata nell’analisi dei meccanismi che orientano la percezione e il comportamento collettivo. Ma non è solo una questione di linguaggio. Queste settimane hanno riportato a galla vecchi meccanismi. «Si è rimessa in moto una macchina simile a quella che Matteo Salvini ci ha fatto conoscere nel 2019 e che abbiamo chiamato “la Bestia”», prosegue Ruffino, che è stata presa di mira sui social dopo aver criticato pubblicamente un’intervista di Vannacci.
«Sono arrivate minacce di morte, stupro e altri messaggi inquietanti. Nel giro di poco tempo mi sono resa conto che, nella maggior parte dei casi, i commenti sono partiti da profili falsi», racconta. «L’obiettivo è costruire una percezione molto deformata della realtà e del clima politico e sociale del paese».
È il fenomeno dell’astroturfing: un’azione simultanea di attivisti reali, profili ombra e account civetta che sommerge il bersaglio con centinaia di commenti intimidatori, fabbricando a tavolino l’illusione di un’indignazione popolare spontanea. Si produce così l’impressione che una posizione sia maggioritaria quando non è necessariamente vero. «L’architettura interna delle piattaforme si è riflessa sulla nostra architettura esterna di percezione».
Gli strumenti
La morte di Abderrahim Fakir a Bologna, l’attentato a Berlino, l’accoltellamento di tre donne a Parigi, l’arrivo di migliaia di persone a Ceuta. Ogni caso che coinvolge persone di origine straniera diventa una “battaglia” e il terreno di scontro è soprattutto sulle piattaforme social dove content creator e pagine “di informazione” fungono da megafono.
Il caso più noto è quello di Welcome to Favelas che di recente ha annunciato la sua candidatura al bando “Developing Civilizational Bonds, Democratic Resilience and Rule of Law in Europe” del Dipartimento di Stato Usa, su cui Italia Viva ha presentato un’interrogazione parlamentare. Presentato formalmente come un programma per rafforzare la democrazia e lo Stato di diritto, è in realtà uno strumento di diffusione in Ue dell’agenda politica MAGA.
I finanziamenti sostengono organizzazioni impegnate su temi centrali del trumpismo, come sovranità nazionale, contrasto all’immigrazione, opposizione alla regolamentazione dei social media e denuncia della presunta censura e del “lawfare”. Cioè l’ennesimo attacco alla magistratura. Attraverso ricerche, conferenze e attività culturali, il programma mira a promuovere una comune identità occidentale e una visione conservatrice di diritti e libertà. I progetti vincitori potranno ottenere fino a tre milioni di dollari e inizieranno a settembre. In Europa, c’è già chi la considera un’ingerenza pericolosa per le prossime elezioni, come il cancelliere tedesco Friedrich Merz.
Il comune denominatore del linguaggio sovranista è la diffusione di discorsi d’odio. «L’aggressività ha fatto parte della costruzione di una percezione di autorevolezza, che le persone confondono spesso con l’autorità. Vannacci ha utilizzato un linguaggio particolarmente aggressivo per farsi percepire come una persona capace di fornire risposte e soluzioni a problemi che sono invece estremamente complessi», spiega Ruffino. «Le persone affascinate dalla comunicazione manipolativa tipica dei leader autoritari e fascisti sono cadute nella trappola. Ma parlare in modo violento non significa avere una soluzione».
La comunicazione vannacciana non è la sola. Segue le orme di quella trumpiana. «L’Ia offre una maniera veloce per costruire messaggi particolarmente manipolativi. In Italia, prima di Vannacci, nessuno si era spinto a utilizzarla in questo modo. Anche questa scelta ha un significato politico: fa capire verso quale modello di leadership vuole orientarsi», continua Ruffino. Nei suoi video, il leader di Futuro nazionale normalizza simbolicamente l’eliminazione dell’avversario e costruisce una mitologia del capo.
Destra di governo
Se Vannacci è stato il primo a usare l’Ia in stile Trump, la sua narrazione non è una novità né è estranea ai partiti della destra di governo. Seppur più limitati dal ruolo istituzionale, Fratelli d’Italia e Lega hanno contribuito a quest’operazione linguistica e culturale, volta alla creazione di un nemico, alla disumanizzazione di una parte di società a cui riconoscono diritti di serie b. Proponendo di inserire nei trattati europei «il riconoscimento esplicito» delle «radici cristiane dell’Europa», FdI nel suo programma per le europee del 2019 voleva «contrastare il processo di islamizzazione in corso», con «il contrasto al proselitismo integralista che alimenta il terrorismo» e l’«introduzione del reato di integralismo islamico». Un obiettivo che alle politiche del 2022 è stato ridotto a «contrasto all’integralismo islamico».
Il programma ha tentato di istituzionalizzarsi, ma non hanno fatto lo stesso i componenti di partito: il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida nel 2023 sosteneva bisognasse «incentivare le nascite» perché «non possiamo arrenderci al tema della sostituzione etnica». Secondo Sara Kelany, responsabile Immigrazione di FdI, in alcune città esiste il separatismo islamico – cioè verrebbe applicata la legge islamica – «che minaccia le fondamenta della nostra civiltà».
O la stessa presidente del Consiglio nel 2024, in campagna elettorale, poneva come priorità la difesa dell’Ue «dall’islamizzazione strisciante». Senza tornare all’epoca della “Bestia” di Salvini, i fatti di Ceuta per il vicepremier «ci dicono che il pericolo per i nostri figli è l’estremismo islamico», alludendo in un post al fatto che potesse trattarsi di «invasione organizzata».
L’ha chiamata così l’eurodeputata della Lega Susanna Ceccardi che, con altre due colleghe di partito, si è appellata a Mattarella sostenendo che «l’Islam politico rappresenta un rischio per la tenuta democratica delle nostre istituzioni». Dunque, se è vero che – come mostra una ricerca dell’università di Salerno sulla macchina propagandistica di Salvini – le emozioni negative (rabbia, tristezza, paura) trainano l’engagement, queste non rimangono solo nel linguaggio, ma plasmano la realtà.
Non solo si traducono in proposte di legge per vietare l’uso del burqa, imporre la lingua italiana agli imam, limitare il ruolo delle moschee narrate come pericolo. Ma anche in violenza: negli ultimi mesi gruppi di estrema destra hanno organizzato agguati contro persone di origine straniera o ronde “anti-maranza”. È accaduto alla stazione Termini a Roma, dove volevano colpire gli «inferiori»; o a Bologna dove, scriveva La Stampa, un gruppo voleva «liberare (il territorio) dagli stranieri».
La velocità e la semplificazione della comunicazione social trovano terreno fertile in un paese in cui (dati Ocse) il 35 per cento degli adulti italiani si colloca ai livelli più bassi di literacy, contro una media del 26 per cento della popolazione. «Non è necessario che il contenuto abbia un fondamento – conclude Ruffino – La ripetizione ha prodotto familiarità e la familiarità è stata confusa con la verità».
(da editorialedomani.it)
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