L’ATTACCO HACKER AI FRIGORIFERI DEI SUPERMERCATI DI TUTTA EUROPA È UN TEST: LA PORTATA DEL BLITZ, COORDINATO, IN OTTO PAESI UE, FA PENSARE CHE DIETRO CI SIA LA MANONA DI UNO STATO OSTILE (RUSSIA, CINA, IRAN O COREA DEL NORD), PER VERIFICARE LA VULNERABILITÀ DELLA FILIERA ALIMENTARE, CAPIRE QUANTO SIA FACILE INTERROMPERE LA CONSERVAZIONE DEI PRODOTTI E SVUOTARE GLI SCAFFALI, PER VALUTARE GLI EFFETTI SULLA POPOLAZIONE
IL PROBLEMA È AMPIO: LA PROTEZIONE DI UN SUPERMERCATO NON DIPENDE SOLTANTO DALLA RETE INFORMATICA DELLA CATENA CHE LO GESTISCE, MA ANCHE DALLE AZIENDE CHE PRODUCONO E INSTALLANO I FRIGORIFERI, DAI FORNITORI DEI SOFTWARE E DALLE SOCIETÀ INCARICATE DELLA MANUTENZIONE, LA FAMOSA “CATENA DEL FREDDO”… BASTA CHE UNO DI QUESTI SOGGETTI LASCI APERTO UN ACCESSO PERCHÉ UN INTRUSO POSSA RAGGIUNGERE GLI IMPIANTI
Otto Paesi europei vittime di un attacco hacker ai sistemi di refrigerazione dei supermercati. Un attacco coordinato che ha coinvolto anche l’Italia. Almeno quattro punti vendita a marchio Coop, tre a Catania e uno a Palermo, hanno subìto la manomissione delle temperature dei banchi alimentari. Così come è successo in Svezia, Irlanda, Estonia, Finlandia, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi.
Attacchi del tutto simili a quelli che il 12 ottobre scorso hanno colpito la Francia. L’allerta è generale in tutte le capitali europee. Palazzo Chigi ha convocato per stamattina una riunione coordinata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, alla quale parteciperanno il direttore dell’Agenzia per la Cybersicurezza nazionale e i direttori delle agenzie di intelligence.
L’attacco ai frigo è avvenuto ovunque un po’ nella stessa maniera e con tempi assai simili. Gli attaccanti sfruttano i sistemi di refrigerazione collegati alla rete e manomettono le temperature. Secondo alcune ricostruzioni hanno portato la temperatura fino a 50 gradi. […] L’effetto è che è stata buttata merce per centinaia di migliaia di euro. Alcuni punti vendita sono rimasti chiusi per gestire l’emergenza. Ma il bilancio economico complessivo è ancora da accertare.
Come è avvenuto in Francia, il bersaglio è sempre lo stesso. Un’infrastruttura poco visibile ma essenziale. La catena del freddo che permette di conservare e distribuire i prodotti alimentari. Un’operazione chirurgica, che per molti esperti informatici può avere una sola matrice: uno stato nemico.
Sospetto numero uno la Russia, ma c’è anche chi indirizza il dito contro l’Iran. Il possibile scenario […] è quello di un test della vulnerabilità della filiera alimentare. L’obiettivo degli attaccanti potrebbe essere verificare quanto sia facile interrompere la conservazione dei prodotti, provocare sprechi e svuotare gli scaffali senza colpire magazzini o trasporti. È una lettura degli effetti potenziali, non un piano accertato degli aggressori.
Questo avviene perché molti degli impianti oggi hanno controlli da remoto. Servono a garantire continuità ai servizi e gestire anomalie. Ma il rovescio della medaglia è che, una volta connessi a Internet, diventano bersagli possibili per cybercriminali.
Se confermata la matrice straniera, si potrebbe trattare di un attacco da «guerra ibrida». Strategia che combina diversi strumenti, dagli attacchi informatici alla disinformazione, per indebolire un avversario. L’Unione europea accusa da tempo la Russia di condurre campagne di questo tipo, intensificate dopo l’invasione dell’Ucraina.
(da Repubblica)
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