LE “FRANCHE TIRATRICI” SONO PRONTE AD AFFOSSARE (DI NUOVO) LA LEGGE ELETTORALE? IL BLUFF SULLE PREFERENZE ANNUNCIATO CON TONI TRIONFALISTICI DA MELONI E ALLEATI FA INCAZZARE LE PARLAMENTARI DEL CENTRODESTRA, INCAROGNITE SULL’ALTERNANZA DI GENERE CHE NON C’E’
L’EMENDAMENTO CHE VERRA’ PRESENTATO IN SENATO A SETTEMBRE NON PREVEDE L’OBBLIGO DI EQUILIBRIO TRA I SESSI. SE IL MELONELLUM VERRA’ APPROVATO MOLTE DONNE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTE, VISTO CHE IL CAPOLISTA (L’UNICO POSTO BLINDATO) SARA’ NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI UN UOMO – L’AMMISSIONE A TACCUINI CHIUSI DEI DIRIGENTI MELONIANI: “E’ UNA SUPERCAZZOLA” – FORZA ITALIA RIBOLLE SULLE PREFERENZE: LA VICESEGRETARIA DEL PARTITO DEBORAH BERGAMINI HA CHIESTO SPIEGAZIONI A TAJANI. L’AFFONDO DELL’AZZURRA CATIA POLIDORI: “QUANDO UNA LEGGE È SCRITTA SOLO DA MASCHI VIENE FUORI UNA LEGGE PER I MASCHI
L’emendamento sulle preferenze che la maggioranza presenterà al Senato, in base all’ultimo
accordo suggellato dagli sherpa, prevederà correttivi minimi rispetto a quello bocciato alla Camera. Lo schema di base è immutato: sulla scheda, per ogni partito, l’elettore troverà un capolista bloccato e un elenco di sei nomi, con la possibilità di indicare tre preferenze con le crocette.
Ma nella scelta dei candidati blindati non c’è nessun obbligo di equilibrio tra i sessi. Ufficiosamente, nelle scorse settimane, era filtrata l’ipotesi di imporre che i capilista di ciascun sesso non potessero essere più del 60% e meno del 40%. Ma alla fine la soluzione non è passata: al tavolo della trattativa si sono opposti sia i delegati della Lega che quelli di FI.
Qual è dunque la micro-modifica pensata per addolcire le potenziali “franche tiratrici”? Se il capolista è uomo, il secondo nome in lista dev’essere quello di una donna. E viceversa. L’effetto però è quasi nullo: solo il primo è blindato, dal secondo in poi i candidati nuotano nel mare aperto delle preferenze.
Poniamo che FI ottenga nel listone del premio 20 candidati per la Camera. Sono obbligati a candidarsi come capilista. Se si rispettano le quote, saranno al massimo 12 uomini e minimo 8 donne. Ma i collegi, per Montecitorio, sono 49. Sui restanti non c’è vincolo. Nulla impedirebbe di mettere nei posti più sicuri 41 uomini e solo 8 donne.
A taccuini chiusi, i dirigenti di FdI ammettono che il contentino («Una supercazzola») potrebbe non bastare a mettere al sicuro la legge elettorale quando, alla Camera, dovrà ripassare dalle forche caudine del voto segreto: «Se non le abbiamo convinte la prima volta, non credo che così andrà meglio».
Elena Bonetti di Azione, promotrice di un appello contro le preferenze, sibila che «sarebbe interessante se il governo inciampasse proprio sulle donne». In maggioranza si espone solo la deputata azzurra Isabella De Monte, firmataria dello stesso appello di Bonetti: «Sarebbe più sensato avere la quota nei capilista perché sarebbe una quota vera». Tuttavia dentro FI le “scontente” sono molte di più.
La vice-segretaria del partito Deborah Bergamini, ieri mattina, ha posto direttamente il tema in una call con il segretario Antonio Tajani e i maggiorenti azzurri. Il leader, per disinnescare la mina, ha ribadito l’impegno a «garantire la rappresentanza femminile» al di là degli obblighi di legge (a fine mese, quando la vedrà, saprà anche cosa ne pensa Marina Berlusconi).
La capogruppo Stefania Craxi getta acqua sul fuoco: «Contano le scelte della politica, non le tecnicalità». Le deputate sono in pressing sulle senatrici: «Ora tocca a loro». Si attende l’emendamento. Intanto c’è chi nota che, non a caso, gli sherpa del Melonellum siano tutti uomini: «E quando una legge è scritta solo da maschi viene fuori una legge per i maschi», chiosa la deputata di FI Catia Polidori.
(da agenzie)
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