“LO STATO ITALIANO DEVE PRETENDERE GIUSTIZIA PER LUCA, L’UNICO AMBASCIATORE MORTO IN TEMPO DI PACE”. LO SFOGO DI SALVATORE ATTANASIO, IL PADRE DELL’AMBASCIATORE ITALIANO UCCISO IN CONGO IL 22 FEBBRAIO 2021 IN UN AGGUATO, INSIEME AL CARABINIERE VITTORIO IACOVACCI E ALL’AUTISTA MUSTAPHA MILAMBO: “USIAMO TUTTI I RISPARMI MIEI E DI MIA MOGLIE PER LE SPESE LEGALI”
NEL 2024 IL GUP DI ROMA HA EMESSO UNA SENTENZA DI NON LUOGO A PROCEDERE PER I DUE FUNZIONARI ONU RESPONSABILI DEL SERVIZIO DI SICUREZZA, ACCUSATI DI OMICIDIO COLPOSO: “È CLAMOROSO CHE LO STATO ITALIANO NON SI SIA COSTITUITO PARTE CIVILE IN ITALIA. ERA L’UNICO A POTER CHIEDERE LA REVOCA DELL’‘IMMUNITÀ FUNZIONALE’ PER I DUE” … A SETTEMBRE, IL PM HA CHIESTO L’ARCHIVIAZIONE PER IL SECONDO FILONE DELL’INCHIESTA ITALIANA, LEGATO AL TERRORISMO
Zakia e le bambine sono arrivate venerdì a Limbiate a trovare i nonni. Ricordano ancora,
soprattutto Sofia, la maggiore (10 anni), di quando il papà le svegliava al mattino per andare a prendere le uova fresche nel pollaio in giardino, o delle volte che si piantavano davanti alla lampada per aspettare che il guscio si spaccasse e spuntasse il pulcino
A noi, queste cose, le racconta Salvatore Attanasio, il papà di Luca, l’ambasciatore della Repubblica Democratica del Congo ucciso a 43 anni il 22 febbraio 2021 mentre percorreva la Route nazionale numero 2, tra Goma e Rytshuru. Con lui morirono il carabiniere scelto Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo.
La jeep su cui viaggiavano non era blindata e il convoglio non aveva una scorsa adeguata alla trasferta. Per Rocco Leone e Mansour Rwagaza, i due funzionari del Programma alimentare dell’Onu che viaggiavano nello stesso convoglio e che erano responsabili del servizio di sicurezza, accusati di omicidio colposo, il gup di Roma nel 2024 ha emesso una sentenza di non luogo a procedere, poiché gli imputati si sono avvalsi della «immunità funzionale».
A settembre, invece, il pm ha chiesto l’archiviazione per il secondo filone dell’inchiesta italiana, contro ignoti, legato al terrorismo. Ma Salvatore Attanasio e il legale Rocco Curcio hanno depositato un’opposizione di 100 pagine. Il prossimo 25 febbraio il gip deciderà se accoglierla o no.
Quando ha parlato con suo figlio per l’ultima volta?
«Il giorno dell’agguato. Ogni mattina ci mandava un messaggio su WhatsApp oppure faceva una telefonata veloce. Il 22 febbraio chiamò alle 8.30. Era felice perché doveva fare l’ultimo viaggio prima di tornare dalle bambine».
È appena uscito per Zolfo un saggio di Pierfrancesco Majorino e Daniele De Luca intitolato «L’Ambasciatore. La morte di Luca Attanasio tra verità e giustizia». Cosa le fa più rabbia?
«Trovo clamoroso che lo Stato italiano, che si era costituito parte civile nel processo in Congo, non abbia fatto la stessa cosa in Italia. Era l’unico a poter chiedere la revoca dell’“immunità funzionale”».
Mi perdoni: ma anche lei e la sua famiglia avreste potuto fare ricorso contro la sentenza di non luogo a procedere.
«Le dico la verità. L’Onu ha predisposto un risarcimento per le mie tre nipoti e ha preteso che anche io e mia moglie firmassimo un documento. Non ho problemi a dire che c’era in ballo un legittimo interesse risarcitorio per il futuro delle bambine. Ma lo Stato italiano aveva e ha il dovere di pretendere verità e giustizia. Luca è l’unico ambasciatore morto in tempo di pace: un secolo fa sarebbe scoppiata una guerra»Cosa l’amareggia di più?
«Che imbastiscano per mesi programmi televisivi per parlare di una macchia sul muro a Garlasco e nessuno, invece, voglia scoprire la verità sulla morte di Luca».
Come paga le spese legali?
«Usando tutti i risparmi miei e di mia moglie, e speriamo in futuro di non avere bisogno di una Rsa, perché non vogliamo pesare su nostra figlia. Ma non ci arrendiamo».
So che ha incontrato papa Francesco. Che ricordo ha?
«Ci accolse a Santa Marta con Zakia, sua madre e le bambine. Restammo un’ora.
Ci lasciò dicendo che noi italiani eravamo fortunati perché avevamo tre cose: il volontariato, i nonni e gli oratori».
(da agenzie)
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