Destra di Popolo.net

L’ULTIMA GUERRA DI PUTIN: RISCRIVERE LA STORIA. CHIUDE IL MUSEO DEL GULAG DI MOSCA, CHE DOCUMENTAVA I CAMPI DI LAVORO SOVIETICI E COMMEMORAVA MILIONI DI VITTIME. RIAPRIRÀ COME MUSEO DEDICATO AL “GENOCIDIO DEL POPOLO SOVIETICO” PERPETRATO DAI NAZISTI DURANTE LA “GRANDE GUERRA PATRIOTTICA”, COME I RUSSI CHIAMANO LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Aprile 17th, 2026 Riccardo Fucile

È SOLO UN TASSELLO DELLA STRATEGIA DI “MAD VLAD” PER GLORIFICARE IL PRESENTE, ELIMINANDO QUALUNQUE “MACCHIA’ DAL PASSATO. E IN TUTTO IL PAESE RISPUNTANO LE STATUE DI STALIN

Le finestre serrate da persiane di legno incutevano una certa inquietudine ancor prima di varcare la soglia del numero 9 di Samotechnyy pereulok. Entrati nel tenebroso edificio si udiva il clangore di celle chiuse e il rimbombo di passi pesanti, si vedevano i nudi giacigli dei detenuti o sfioravano le gelide porte, spesse, rattoppate con lamiere, sporche di vomito, lacrime e sangue.
Fondato nel 2001, il Museo della Storia del Gulag di Mosca documentava i campi di lavoro sovietici e commemorava i suoi milioni di vittime.
Ma la Storia si ripete. Romanov è stato licenziato e il museo chiuso per non meglio specificate “violazioni delle norme di sicurezza anti-incendio”. Riaprirà presto, ma con un altro nome e un’altra missione. Diverrà il “Museo della memoria”, il primo dedicato al “genocidio del popolo sovietico” perpetrato dai nazisti durante la Grande Guerra Patriottica, come i russi chiamano la Seconda Guerra Mondiale.
Un concetto che non ha alcun fondamento nella storiografia o nel diritto internazionale e che eppure verrà commemorato domenica con la prima “Giornata del genocidio” voluta da Vladimir Putin con un decreto siglato a fine 2025.
Non è che l’ultimo assalto alla memoria e alla verità storica nella Russia putiniana. Il vecchio motto pacifista, Nikogda bolshe (Mai più), è stato sostituito da quello militarista, Mozhem Povtorit (Possiamo ripeterlo). Normalizzata la guerra d’aggressione, ora si normalizza la repressione come uno strumento di routine della politica interna.
Il museo del gulag Perm-36 è diventato un monumento ai carcerieri. I memoriali alla repressione sovietica sono rasi al suolo e le targhe apposte dall’ong Poslednij Adres (Ultimo indirizzo) sui palazzi in cui vissero le vittime prima di essere deportate, sono rimosse o vandalizzate.
Gli studiosi delle esecuzioni sono stati arrestati e la cerimonia annuale per recitare i nomi delle vittime davanti al quartier generale dell’ex Kgb, la “Restituzione dei nomi”, è vietata da tempo. L’ong Memorial che documenta i crimini staliniani è stata “liquidata” nel 2021, un anno prima di essere premiata col Nobel per la pace, poi dichiarata “organizzazione non grata” e una settimana fa etichettata “estremista” alla stregua dei terroristi di Isis e Al Qaeda.
Ritornano i busti e le statue di Iosif Stalin che erano stati tabù dopo la denuncia del suo successore Nikita Krusciov al XX Congresso del Partito Comunista di settanta anni fa e scompaiono i monumenti ai fustigatori dei crimini di allora e di oggi.
Alla stazione della metropolitana Taganskaja di Mosca è tornato il bassorilievo del Grande Condottiero rimosso nel 1966 in piena destalinizzazione, mentre la targa commemorativa affissa sulla facciata dell’abitazione moscovita dove la giornalista di Novaja Gazeta Anna Politkovskaja viveva e fu assassinata nel 2006 (nel giorno del compleanno di Putin) è stata distrutta oltre trenta volte dal 18 gennaio
Espulso dall’Urss nel 1974, Aleksandr Solzenicyn sarà esiliato di nuovo. Il monumento allo scrittore a Vladivostok, Estremo Oriente Russo, verrà trasferito dal lungomare in pieno centro a una piazza in periferia. «Non si addice al tema della zona», la motivazione addotta da veterani e vertici della Flotta del Pacifico che ne hanno chiesto il trasloco.
Ma la verità è che stona con la narrazione ufficiale che glorifica il dittatore sovietico che ordinò le esecuzioni sommarie dell’era del Grande terrore, come il leader che sconfisse il nazismo e trasformò l’Urss in una superpotenza.
Nessuno vuole ricordarne le Grandi Purghe o chi le documentò come l’autore di Arcipelago Gulag, che fu condannato a otto anni di lavori forzati per aver criticato il Generalissimo in una lettera. L’opera gli valse il Nobel per la letteratura, ma anche l’accusa di tradimento. Nel 1974 Solzenicyn fu privato della cittadinanza ed espulso dall’Urss.
Oggi il passato si riscrive per giustificare il presente e paragonare la lotta al Terzo Reich alla “denazificazione” dell’odierna Ucraina. A Volgograd, l’ex Stalingrado simbolo della resistenza sovietica all’invasione nazista, lo smacco più grande. Ai piedi del monumentale Mamaev Kurgan che commemora la Battaglia di Stalingrado (costata la vita a oltre due milioni di sovietici) verrà inaugurato il primo “Museo dell’Operazione militare speciale”, come la Russia chiama l’offensiva contro Kiev, e un monumento ai suoi “eroi” alto circa 7 metri e largo 14.
Ma sui social fioccano le contestazioni. C’è chi ironizza: «Commemorare l’eroismo di ladri, stupratori e delinquenti: tipica idea russa. Nell’installazione si potrebbero usare i wc e i condizionatori rubati nei territori ucraini occupati».

(da Repubblica)

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A NAPOLI, C’È UNA NUOVA PROFESSIONE: L’OSTAGGIO “ABUSIVO”! LE PERSONE SEQUESTRATE DURANTE IL COLPO NELLA FILIALE DELLA BANCA “CREDIT AGRICOLE” ERANO 25 MA, CON IL PASSARE DEL TEMPO… SONO DIVENTATE PIÙ DI MILLE

Aprile 17th, 2026 Riccardo Fucile

IL PREZZO PER LE INTERVISTE AUMENTA A RITMO VERTIGINOSO: TRA I TESTIMONI, O PRESUNTI TALI, C’E’ CHI CHIEDE DAI 100 FINO AI 500 EURO (DIPENDE DALLA VERIDICITÀ DEL RACCONTO) PER FARSI INTERVISTARE – ADDIRITTURA, QUALCUNO SI È AFFIDATO AD UN AGENTE, CON LA SPERANZA DI PARTECIPARE A UN TALK IN PRIMA SERATA

A Napoli c’è una nuova professione: L’ostaggio della rapina in banca al Vomero. Erano venticinque circa, ma sono già diventati più di mille ed i numeri sono in costante aumento.
Le quotazioni per le interviste dei testimoni aumentano a ritmo vertiginoso, oscillano dai 100€ a 500, dipende dalla veridicità e dalla fantasia degli “autori”. Tutto quello che accade nella città più pazza e bella del Mondo, inevitabilmente, quando i fatti lo consentono, diventa Commedia.
Addirittura, qualcuno si è già affidato ad un agente, con la speranza di un talk in prima serata. Certo, la fantasia dei napoletani, supera di gran lunga i servizi dei cronisti. Il picco massimo della Comedy, si è avuto durante le estenuanti quattro ore di attesa delle Forze Speciali del GIS provenienti da Livorno.
Certo, pure l’atterraggio a Pratica di Mare per rifornimento, di per sé, presta il fianco ( destra – sinistra?) alla facile ironia: Ma prima di prendere il volo, qualcuno aveva controllato il livello dell’acqua, dell’olio e della benzina?
Nell’attesa dell’arrivano i Nostri, i commenti dei partenopei, spettatori di un vero e proprio: “Pomeriggio di un giorno da cani”, diventano sempre più fantasiosi, addirittura (si dice) che qualcuno si è azzardato a suggerire al Procuratore Nicola Gratteri: Dotto’ scusate, ma a chi state aspettando
Secondo me, i rapinatori saranno scappati aprendosi un passaggio attraverso le fogne per poi arrivare nel sottosuolo, che a Napoli è una vera città sotterranea e a quest’ora saranno già all’estero. Difatti, i Corpi Speciali, una volta atterrati sulla collina vomerese, armati di tutto punto ed anche di telecamere, (Donald, a fantasia, ci a’ fa’ ‘nu pesce mmano) fanno irruzione nei locali della banca.
Erano ore ormai, che in tutta Napoli si giocavano i numeri al Bancolotto (46 la rapina – 25 gli ostaggi , 72 la meraviglia). Dai quartieri alti a quelli bassi, Radio e TV campane, diffondono a tutto volume, le note del celebre motivo di Vincenzo De Crescenzo e Antonio Vian: Luna Rossa “CCA’ NUN CE STA NISCIUNO”

(da Dagospia)

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UN ALTRO GRANDE RECORD DEL GOVERNO MELONI: L’ITALIA È ULTIMA IN EUROPA PER IL TASSO DI OCCUPAZIONE. LA MEDIA EUROPEA È DEL 76,1% DELLA POPOLAZIONE TRA I 20 E I 64 ANNI, IN ITALIA È DEL 67,6%. MEGLIO DI NOI ANCHE ROMANIA (69%) E GRECIA (71%)

Aprile 17th, 2026 Riccardo Fucile

ALTRE BRUTTE NOTIZIE DALL’ISTAT: “POSSIBILE UN TASSO DI INFLAZIONE DELL’1,8-2,2% NEL 2026”

Nel 2025, il 76,1% (197,7 milioni di persone) della popolazione Ue di età compresa tra i 20 e i 64 anni era occupato, la percentuale più alta registrata dall’inizio della serie storica nel 2009.
Il tasso di occupazione è aumentato di 0,3 punti percentuali rispetto al 2024 e di 0,8 punti rispetto al 2023.Tra i paesi dell’Ue, i tassi di occupazione più elevati sono stati
registrati a Malta (83,6%), nei Paesi Bassi (83,4%) e nella Repubblica Ceca (82,9%). I tassi più bassi sono stati registrati in Italia (67,6%), Romania (69,0%) e Grecia (71,0%). Lo rileva l’Eurostat in una statistica sul mercato del lavoro.
Secondo quanto si evince dai dati, a pesare è in particolare il gap di genere. Nel 2025, in tutti i Paesi dell’Ue, ad eccezione della Lituania, il tasso di occupazione maschile era superiore a quello femminile. Il tasso di occupazione maschile nell’Ue si attestava all’80,9%.
Tra i paesi dell’UE, i tassi più elevati sono stati registrati a Malta (89,1%), nella Repubblica Ceca (88,2%) e nei Paesi Bassi (87,2%), mentre i tassi più bassi sono stati osservati in Belgio (76,4%), Croazia (76,8%) e Finlandia (77,0%).Nell’UE, il tasso di occupazione femminile si attesta al 71,3%, con i valori più elevati registrati in Estonia (81,4%), Lituania (80,3%) e Svezia (79,8%). Le percentuali più basse si registrano in Italia (58,0%), Romania (59,5%) e Grecia (62,3%).
L’inflazione acquisita a marzo per il 2026 è pari a +1,5% ed è il tasso ipotetico che si realizzerebbe in caso di variazioni mensili nulle per il resto dell’anno.
Nell’ipotesi di una “dinamica moderata”, con aumenti dei prezzi dello 0,1% su su base mensile da aprile a fine anno, l’inflazione media del 2026 sarebbe dell’1,8%. Con una crescita congiunturale leggermente più ampia”, dello 0,2% per i prossimi mesi, il tasso di inflazione sarebbe del 2,2% nell’intero anno.
Sono le proiezioni illustrate dall’Istat in conferenza stampa che sottolinea che sono in linea con le aspettative delle imprese.
(da agenzie)

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DOPO LE SCONFITTE SOVRANISTE, SALVINI SI VERGOGNA DI DIRE CHE LA MANIFESTAZIONE A MILANO E’ PER LA REMIGRAZIONE

Aprile 17th, 2026 Riccardo Fucile

IL CAMPIONE DEL TRASFORMISMO

Diciamocelo, Matteo Salvini è alquanto confuso. O forse è ben consapevole che le destre autoritarie non hanno più quell’appeal di un tempo. Considerata la sconfitta dell’ungherese Viktor Orbán, la deriva di Donald Trump e il calo dei consensi per Giorgia Meloni; è plausibile che Salvini abbia capito che forse non convenga insistere così tanto sul tema della Remigrazione. Da qui, la giravolta degli esponenti leghisti che hanno iniziato a sostenere che di remigrazione non hanno mai parlato, che non è mai stato scritto sui manifesti e che a parlarne solo quelli di centro sinistra per “aizzare i centri sociali”, come ha specificato Samuele Piscina in un’intervista al Il Giornale.
Però fino a quando la presidente del consiglio comunale Elena Buscemi (Pd) non ha presentato un ordine del giorno contrario proprio all’evento (che ieri è stato approvato con 23 voti favorevoli, 5 contrari e 3 astenuti), nessun esponente di destra ha mai chiarito che si trattava solo di un raduno di centrodestra. Per esempio, la notizia che il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, avrebbe partecipato al Remigration Summit è del 17 marzo. Eppure solo negli ultimi giorni, Salvini ci ha tenuto a specificare che nessuno ha mai parlato di Remigrazione e che sostanzialmente è l’ennesima invenzione del centrosinistra.
E per sostenere questa teoria, ha specificato che quella di domani sarà una manifestazione contro l’Europa e contro l’amministrazione di centrosinistra di Milano. Si tratterà quindi della prima grande manifestazione dell’area di centrodestra senza però Fratelli d’Italia e Forza Italia. Anche se, per dovere di cronaca, va detto che entrambe le forze politiche sono state invitate da Salvini. Nessun esponente, però sembrerebbe aver accettato l’invito. Alcuni esponenti di Forza Italia a Milano, anzi, fin da quando l’evento era conosciuto come Remigration Summit (quindi non proprio una millanteria della sinistra) ha bollato l’iniziativa sostenendo che non dovesse aver seguito. E ieri si è astenuto dal voto, mentre Fratelli d’Italia è uscito dall’aula al momento del voto. E forse la decisione di non raccogliere l’invito, è un voler continuare a mantenere le distanze anche in vista delle famose elezioni amministrative del 2027 dove sembrerebbe che la Lega non abbia alcun peso politico.
A ogni modo alla manifestazione organizzata dai Patrioti europei (di cui fa parte la Lega), notissimi per le loro idee razziste e xenofobe, ci saranno ministri e governatori leghisti, sindaci, vicesindaci ma anche gli agricoltori con i trattori perché “tra le prime vittime del costo dell’energia e del caro carburante” e perché no, anche i biker, a cui Salvini è vicinissimi perché colpiti dalla terribile piaga delle limitazioni dell’area B e C volute dal sindaco Sala e che “sono qualcosa che non c’entrano niente con l’ambiente” ma addirittura “un suicidio economico”. Come se il costo dell’energia e del caro carburante e la crisi economica non siano conseguenza della scelta di Donald Trump e Benjamin Netanyahu, tanto cari a Salvini, di attaccare l’Iran e scatenare l’ennesima guerra.
A ogni modo, di immigrazione un po’ si parlerà. Anzi, sarà “centrale”. Ovviamente Salvini ci tiene a specificarlo: “razzismo e islamofobia sono isteria della sinistra” e non dei suoi esponenti tipo Silvia Sardone, che ogni volta che apre una moschea, fa decine di post per dirci che è in corso un processo di islamizzazione di Milano e di tutta Italia. E poi a farle girare anche ai sindacati, è anche il fatto che il percorso della manifestazione è molto simile a quello che ci sarà il 25 aprile, giorno della Liberazione e il Remigration/non Remigration non è proprio un evento che affiancherai a ricorrenza tanto importante. Ah sì, sempre per dover di cronaca, ci saranno due contromanifestazioni: una organizzata dalla Rete No ai Cpr e un’altra dai centri sociali. Ovviamente, l’attenzione è altissima (come per tutte le manifestazioni) da parte delle forze dell’ordine, che per evitare scontri, hanno già predisposto un piano di sicurezza.

(da Fanpage)

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E’ TROPPO FACILE DIFENDERE IL PAPA E POI FARE QUELLO CHE DICE TRUMP

Aprile 17th, 2026 Riccardo Fucile

E’ NECESSARIO PRENDERE DAVVERO LE DISTANZE CON “SIGNORI DELLA GUERRA” COME TRUMP E NETANYAHU

Quel che ha detto Trump di Papa Leone sarà pure inaccettabile, ok. Ma ora, per cortesia, ascoltiamo davvero quel che sta dicendo il Papa sulle guerre in atto.
Ad esempio, ascoltiamo bene quel che il Pontefice ha detto ieri a Bamenda, in Camerun, in un territorio devastato da una delle tante guerre civili africane, finanziate molto spesso da grandi potenze non africane, e da cui scappano le persone che noi poi lasciamo morire sui barconi, o che rispediamo a morire nelle prigioni libiche.
Ha detto, il Papa, che “Il mondo è distrutto da una manciata di tiranni”, e che questi “signori della guerra (…) fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare”:
Ogni riferimento agli Stati Uniti d’America non è casuale, viste le recentissime scelte di Trump in materia di budget – 1500 miliardi per la difesa, niente per tutto il resto. Ma perché no anche per l’Italia, che ha promesso a Trump, nel giro di qualche anno, che il budget per la difesa arriverà a superare quelle per l’istruzione – 5% contro 3% del PIL – arrivando a lambire la spesa sanitaria (6,3% del PIL).
Perché no, non bastano un paio di atti simbolici di presa di distanze contro un paio di quella “manciata di tiranni” come Trump e Netanyahu – a proposito: il Papa li ha chiamati proprio così, “tiranni” – per marcare una svolta.
Occorre essere consequenziali fino in fondo, per una volta. Se davvero quel che ha detto Trump sul Papa è inaccettabile, allora cominciamo davvero a rimettere i soldi su suola e sanità, a ricostruire istituzioni di pace e cooperazione anziché distruggerle, e a chiamare pure noi i tiranni col loro nome.
Altrimenti, scusate, ma di inaccettabile c’è solo la nostra ipocrisia.
(da Fanpage)

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QUANDO CHIUDE UN GIORNALE, È SEMPRE UNA PESSIMA NOTIZIA . FERMA LE PUBBLICAZIONI ANCHE “WIRED ITALIA”, LA RIVISTA DI TECNOLOGIA E INNOVAZIONE: L’ANNUNCIO DEL GRUPPO “CONDE NAST” È ARRIVATO NEL GIORNO DELLO SCIOPERO DEI GIORNALISTI ITALIANI

Aprile 17th, 2026 Riccardo Fucile

IL COMUNICATO IMPIETOSO DEL CEO ROGER LYNCH: “STIAMO PIANIFICANDO UNA TRANSIZIONE PER ALLONTANARCI DALLE ATTIVITÀ EDITORIALI. DOBBIAMO RIMANERE DISCIPLINATI SU DOVE INVESTIRE IL NOSTRO TEMPO E LE NOSTRE RISORSE”

Proprio mentre i giornalisti italiani incrociano le braccia per il rinnovo del contratto nazionale, arriva la doccia fredda da New York: Condé Nast ha deciso di chiudere le attività editoriali di Wired Italia.
La notizia è stata ufficializzata dal CEO Roger Lynch attraverso un comunicato pubblicato online 16 aprile 2026, nel quale viene annunciato un piano di riorganizzazione globale che colpisce anche i brand Glamour e Self.
«Per Wired in Italia, stiamo anche pianificando una transizione per allontanarci dalle attività editoriali» annuncia Lynch. Nel comunicato, il CEO delinea una strategia di investimento selettiva: «Dobbiamo rimanere disciplinati su dove investire il nostro tempo e le nostre risorse»
Secondo il comunicato, i settori colpiti […] rappresentano poco più dell’1% del fatturato totale del gruppo. Come si legge nella nota, «rimangono inoltre non redditizi e continuare a gestirli nella loro forma attuale limita la nostra capacità di investire nelle idee e nelle aree che guideranno la crescita futura».
La decisione arriva in una data simbolica per il settore dell’informazione in Italia. Infatti, oggi 16 aprile 2026 è in corso lo sciopero nazionale indetto dalla FNSI per protestare contro il mancato rinnovo del contratto nazionale, scaduto ormai da dieci anni.
Di fatto, mentre le redazioni di tutto il Paese si fermano per chiedere dignità salariale e tutele, la mossa di Condé Nast segna l’uscita di scena di una delle testate di riferimento per l’innovazione tecnologica nel panorama italiano.
(da Open)

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TRUMP VUOLE ARRUOLARE LE BANCHE NELLA SUA LOTTA ALL’IMMIGRAZIONE. IL SEGRETARIO AL TESORO USA, SCOTT BESSENT, ANNUNCIA UN ORDINE ESECUTIVO CHE IMPONE AGLI ISTITUTI BANCARI DI RACCOGLIERE I DATI SULLA CITTADINANZA DEI PROPRI CLIENTI, COSA NON PREVISTA AL MOMENTO: “GLI IMMIGRATI CLANDESTINI NON HANNO IL DIRITTO DI APRIRE UN CONTO”

Aprile 17th, 2026 Riccardo Fucile

OLTRE ALLE QUESTIONI LEGALI, GLI ESPERTI AVVERTONO CHE L’EVENTUALE ESCLUSIONE DEGLI IMMIGRATI CAUSEREBBE DANNI INGENTI ALL’ECONOMIA AMERICANA, OLTRE AD AUMENTARE DEI COSTI AMMINISTRATIVI PER LE BANCHE

Raccogliere dati sulla cittadinanze dei clienti, per escludere dal sistema bancario gli immigrati clandestini. La stretta dell’amministrazione di Donald Trump contro l’immigrazione negli Stati Uniti passa anche dal sistema bancario. Ma gli istituti di credito non sono affatto felici.
Nel corso di un’intervista a Cnbc il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, è stato perentorio: «Le banche farebbero meglio a prepararsi al compito di raccogliere i dati sulla cittadinanza dei clienti», ha detto. «Gli immigrati clandestini non hanno il diritto di accedere al sistema bancario»
Di questo ordine esecutivo di si discute da mesi, ma all’inizio di questa settimana Bessent ha spinto sull’acceleratore, dichiarando in un’intervista a Semafor che è «in fase di elaborazione». La mossa rappresenta un ulteriore tassello nella più ampia strategia del presidente Donald Trump volta a collegare la sua politica sull’immigrazione alla raccolta di informazioni, anche ai fini del voto e del censimento.
Attualmente negli Usa per aprire un conto corrente non sono necessari documenti di cittadinanza
e banche sono soltanto tenute a verificare l’identità del richiedente. Ma Bessennon è d’accordo. «Perché cittadini stranieri sconosciuti possono venire e aprire un conto in banca?», ha detto alla Cnbc.
Oltre alle questioni legali, alcuni esperti di politica economica e le banche stesse hanno avvertito che l’eventuale esclusione degli immigrati irregolari dal sistema bancario e dai conti deposito potrebbe causare danni ingenti all’economia, nonché sui potenziali e ingenti aumenti dei costi amministrativi per gli istituti di credito.
Peraltro, secondo le stime del think tank di centro-destra American Action Forum, per le banche l’obbligo di verifica della cittadinanza potrebbe comportare un aumento delle ore di lavoro burocratico compreso tra 30 e 70 milioni e un costo aggiuntivo stimato in una forchetta che va dai 2,6 ai 5,6 miliardi di dollari.
(da agenzie)

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LA GRANDE IPOCRISIA EUROPEA: DA UNA PARTE VIETA L’ACQUISTO DI GAS DALLA RUSSIA, DALL’ALTRA FA IL RECORD DI IMPORTAZIONI DI GNL DA MOSCA : A MARZO L’UE HA COMPRATO 2,46 MILIARDI DI METRI CUBI DI GAS LIQUIDO DA PUTIN: IL MIGLIOR CLIENTE È LA SPAGNA DI PEDRO SANCHEZ, CON ACQUISTI PER 355 MILIONI DI EURO (+124%), SEGUE LA FRANCIA CON 287

Aprile 17th, 2026 Riccardo Fucile

È ANCHE L’EFFETTO DEL BANDO BANDO PROGRESSIVO DEL METANO RUSSO, SCATTATO AD APRILE E CHE SI CONCLUDERÀ TRA UN ANNO E MEZZO … CRESCONO LE ESPORTAZIONI AMERICANE IN EUROPA, MA CALA LA DOMANDA: ECCO PERCHÉ I PREZZI NON SONO ANDATI ALLE STELLE, NONOSTANTE LO STOP DEL QATAR

L’Unione europea fa il record di importazioni di Gnl russo mentre inizia il divieto di import. Da una parte vieta l’acquisto di gas dalla Russia a partire dai prossimi giorni, dall’altra a marzo fa il record di importazioni di Gnl dalla stessa.
La spettacolare rivisitazione europea del racconto di Robert Louis Stevenson, Dottor Jekyll e Mr. Hyde, si sostanzia nell’acquisto di 2,46 miliardi di metri cubi di Gnl a marzo (dati Istituto Bruegel), record assoluto in volume, e in un istruttivo elenco dei maggiori acquirenti.
La prima della classe nelle rinnovabili, la Spagna, infatti, zitta zitta, è stata anche il primo e migliore cliente di Vladimir Putin, con acquisti per 355 milioni di euro (+124% rispetto al mese precedente). Niente male anche la Francia, con 287 milioni di euro di acquisti in un solo mese, poi Belgio e Olanda, da cui i volumi vanno, in gran parte, in Germania.
Da aprile questo non sarà più possibile, essendo scattato il bando progressivo del gas russo, un processo che si concluderà tra un anno e mezzo. Tutti i terminali spagnoli hanno aumentato i ritiri di gas russo, con Bilbao come principale punto di ingresso.
Questo dato si inserisce in una dinamica che prosegue da tempo. Dal dicembre 2022 a marzo 2026 l’Unione europea ha acquistato più Gnl russo rispetto a Cina e Giappone messi insieme, rappresentando la metà delle esportazioni totali di Gnl della Russia. Nello stesso periodo l’Ue si è confermata anche il principale acquirente di gas russo via gasdotto, con una quota del 33% sull’export.
Dunque l’Ue, mentre presta decine di miliardi a Kiev per difendersi dall’orso russo, allo stesso tempo fornisce a quest’ultimo centinaia di milioni di euro freschi di stampa.
Tra il blocco dello Stretto di Hormuz e il bando del gas russo, l’Europa si trova ancora una volta nel mezzo, senza una strategia energetica credibile.
Niente di nuovo. Nel frattempo, il Dipartimento dell’energia americano informa che nel 2025 le esportazioni di Gnl verso l’Europa hanno raggiunto il record di 107 miliardi di metri cubi, di cui 5,1 diretti in Italia. Il nostro Paese fa segnare il maggiore incremento di import dagli Usa rispetto all’anno precedente. Nel complesso, l’Europa ha rappresentato il 68% dell’export americano, con un aumento del 63% rispetto al 2024.
Se però i prezzi del gas a marzo non sono andati alle stelle è anche perché le importazioni cinesi di Gnl sono diminuite del 10,7% su base annua, scendendo a 11,3 mld Smc. Alcune compagnie cinesi hanno addirittura rivenduto sul mercato asiatico tra 8 e 10 carichi di Gnl. Questo ha aumentato l’offerta disponibile nell’area e ha contribuito a ridurre la pressione sui prezzi internazionali, ampliando la liquidità del mercato nel breve periodo.
La riduzione dei flussi dal Qatar, legata alla crisi nel Golfo Persico, si è inserita in questo contesto. I minori volumi attesi non si sono tradotti in una compressione dell’offerta disponibile in Europa, perché compensati dalla maggiore disponibilità derivante dalla domanda asiatica più debole e dalla continuità dei flussi russi verso l’Europa.
(da agenzie)

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LA CRISI NON RISPARMIA NESSUNO: NEMMENO IL “FAST FASHION” – H&M ANNUNCIA LA CHIUSURA DI 160 PUNTI DI VENDITA NEL 2026: NEL PRIMO TRIMESTRE DELL’ANNO, IL GRUPPO SVEDESE HA REGISTRATO UN CALO DELLE VENDITE DEL 10% RISPETTO ALLO STESSO PERIODO DEL 2025

Aprile 17th, 2026 Riccardo Fucile

LE PRIME RICADUTE IN ITALIA: TRA LE CHIUSURE PREVISTE C’È QUELLA DEL PUNTO VENDITA DI ROMA TUSCOLANA, CON 17 LAVORATORI A TEMPO INDETERMINATO COINVOLTI A PARTIRE DAL 10 MAGGIO

Non è un semplice ridimensionamento, ma un cambio di pelle. H&M ha annunciato la chiusura di circa 160 punti vendita nel corso del 2026, una mossa che fotografa le difficoltà del fast fashion e, allo stesso tempo, la necessità di adattarsi a un mercato sempre più orientato all’online.
La decisione arriva dopo un avvio d’anno complicato. Nel primo trimestre, il gruppo svedese ha registrato un calo delle vendite del 10% rispetto allo stesso periodo del 2025, segnale di una domanda che fatica a ripartire.
Marzo ha mostrato un timido segnale positivo (+1% a cambi costanti), ma si tratta di un rimbalzo troppo contenuto per cambiare il quadro generale. Il settore resta sotto pressione, stretto tra inflazione, concorrenza e nuove abitudini di consumo.
Negli ultimi anni H&M ha investito con decisione su piattaforme digitali, logistica e integrazione tra canali fisici e online. L’obiettivo è chiaro: ridurre i costi dei negozi meno redditizi e puntare su una rete più snella, composta da store più grandi e strategici, affiancati da un e-commerce sempre più centrale.
È una trasformazione che coinvolge tutto il settore, dove i grandi marchi cercano di reggere l’urto dei player nativi digitali e di una clientela sempre più abituata a comprare da smartphone.
Il piano ha già ricadute concrete anche in Italia. Tra le chiusure previste c’è quella del punto vendita di Roma Tuscolana, con 17 lavoratori a tempo indeterminato coinvolti a partire dal 10 maggio. Una decisione che riaccende il tema dell’occupazione: l’azienda parla di gestione “responsabile” della transizione, ma il ridimensionamento della rete fisica inevitabilmente preoccupa i dipendenti.
(da agenzie)

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