Destra di Popolo.net

’GNAZIO AVVERTE GIORGIA: A MILANO COMANDO IO! LA RUSSA, DAL CONGRESSO DI NOI MODERATI, HA PARLATO SENZA GIRI DI PAROLE DELLA SCELTA DEL CANDIDATO SINDACO DI MILANO PER IL 2027: “IO VOGLIO UN POLITICO, LO DICO APERTAMENTE, PERCHE’ SO COSA SCELGO. UN CIVICO O È COSÌ BRAVO E NOTO CHE IL NOME BRILLA SUBITO, OPPURE È UN SALTO NEL BUIO. O TROVIAMO BATMAN O NEMBO KID”

Aprile 19th, 2026 Riccardo Fucile

E HA PUNTUALIZZATO: “OGNI VOLTA CHE FANNO IL NOME DI MAURIZIO LUPI DICONO CHE L’HA DETTO LA RUSSA: È VERO” … LA LEGA: “IL CANDIDATO SI SCELGA QUI E NON A ROMA, E SI FACCIA PRESTO”

A parlare chiaro, è il presidente del Senato Ignazio La Russa. A cui spetta, dal palco, l’apertura dei lavori della giornata […] e che lo dice chiaro: “Io voglio un politico, lo dico apertamente. Un politico posso sceglierlo sapendo cosa scelgo. Un civico o è così bravo e noto che il nome brilla subito, oppure è un salto nel buio”.
Da qui la battuta del numero uno di Palazzo Madama, tra i fondatori di FdI: “O troviamo Batman o Nembo Kid”. E la puntualizzazione: “Ogni volta che fanno il nome di Maurizio Lupi dicono che l’ha detto La Russa: è vero”.
La scelta del futuro candidato sindaco per il centrodestra, nella corsa a Palazzo Marino prevista nel 2027, continua ad agitare l’alleanza che già governa a Roma e a Palazzo Lombardia. Ma che, a Milano, soffre dal 2011, da quando Giuliano Pisapia vinse la sfida contro Letizia Moratti, e strappò la poltrona di sindaco alla coalizione di centrodestra.
Così a ‘Milano merita risposte’, il congresso dei moderati di centrodestra che si svolge al Marriott Hotel a Milano, La Russa lo dice apertamente, “La mia proposta seria è riunirsi tutti prima delle vacanze estive”.
Obiettivo, individuare il candidato ma anche una prima squadra da affiancargli, “quattro assessori della società civile, non candidati con partiti, per presentare una super squadra”.
Anche perché, ragiona sempre il numero uno di Palazzo Madama guardando ai nomi che, nel centrosinistra, si fanno come possibili carte per il dopo Beppe Sala, “come Pierfrancesco Majorino o Mario Calabresi, dobbiamo rispondere con un politico di altissima competenza”.
Una posizione netta, che di fatto rilancia la possibile corsa del leader di Noi Moderati Lupi per Palazzo Marino: un’ipotesi a cui il numero uno dei centristi dell’alleanza di centrodestra non si sottrae, ma ammonisce, “tutti siamo a disposizione, sono a disposizione io, è a disposizione Matteo Salvini, lo è Ignazio La Russa.
L’unico criterio è conoscere la città, non imporre dall’alto, valorizzare, ascoltare e poi faremo le nostre scelte. Credo che il centrodestra qui a Milano abbia una classe dirigente, una classe politica, in grado finalmente di rimettersi in gioco”.[…]
Da capire, allora, come si troverà una sintesi. Visto che, per esempio, da mesi Forza Italia ribadisce invece come a parer loro sia necessario puntare non su un candidato politico, bensì di estrazione civica.
E come possa essere utile aprire, a Milano, a un’alleanza con Azione di Carlo Calenda: “Il centrodestra è il punto di partenza, ma dobbiamo attrarre anche i delusi del Pd, non a Roberto Vannacci”, ribadisce così il coordinatore regionale degli azzurri Alessandro Sorte.
A spingere sull’urgenza di fare presto, è poi la Lega: “Dobbiamo darci una mossa. Dovremmo costituire a livello regionale un coordinamento permanente, ogni settimana ci dobbiamo trovare facendo capire che il candidato sindaco lo scegliamo a Milano, non si sceglie a Roma.
Possono esserci quattro-cinque persone che ci sembrano buone? Iniziamo a vederci noi, poi proponiamo ai nostri leader di partito”, le parole del segretario della Lega Lombarda Massimiliano Romeo, che comunque sottolinea che “noi siamo per il
primato della politica”, a differenza della posizione dei forzisti, con cui del resto negli ultimi giorni i rapporti sono diventati più tesi.
A Romeo fa eco il governatore lombardo Attilio Fontana: “Sulla scelta del candidato sindaco di Milano si devono parlare i segretari e sono loro che andranno ad individuare la persona.
Sui tempi invece bisogna un po’ stringere, non arrivare come l’altra volta. Io sono dell’opinione che questa è una scelta che dovrebbe essere fatta con la massima urgenza, perché la gente vuole sapere chi è il candidato e ascoltarlo”.
(da agenzie)

argomento: Politica | Commenta »

LA GUERRIGLIA DI VANNACCI CONTRO SALVINI E MELONI. IL GRUPPO DEI TRE PARLAMENTARI DI FUTURO NAZIONALE, IL PARTITO DELL’EX GENERALE, VUOLE UN POSTO IN COMMISSIONE DIFESA, PER METTERE IN DIFFICOLTÀ LA MAGGIORANZA SUL SOSTEGNO ALL’UCRAINA E I NUOVI PROGRAMMI DI RIARMO

Aprile 19th, 2026 Riccardo Fucile

VANNACCI VUOLE PIAZZARE IL “PISTOLERO” EMANUELE POZZOLO (EX DI FDI) AL POSTO DI MANLIO MESSINA (ANCHE LUI EX MELONIANO AVVELENATO), DESTINATO A SPOSTARSI IN COMMISSIONE ATTIVITA’ PRODUTTIVE

Mettere in difficoltà la maggioranza. Su un tema molto delicato: il sostegno armato all’Ucraina e i nuovi programmi di riarmo. L’obiettivo è stato fissato dalla truppa dei vannacciani a metà febbraio con il voto contrario al decreto che proroga l’invio di aiuti militari a Kiev per tutto il 2026.
Ora il nuovo passo: il gruppo dei tre parlamentari di Futuro Nazionale – composto dagli ex leghisti Rossano Sasso e Edoardo Ziello e dall’ex meloniano Emanuele Pozzolo – ha chiesto un posto in commissione Difesa a Montecitorio.
Una poltrona chiave perché in quel ruolo i vannacciani potranno provare a mettere in difficoltà la maggioranza di destra sul tema del riarmo.
La richiesta fatta ai vertici del Gruppo Misto alla Camera è quella di inserire un uomo del generale in commissione Difesa per sostituire Manlio Messina (anche lui ex meloniano) che invece si sposterà in commissione Attività produttive al posto di Luigi Marattin. In questo modo la maggioranza avrebbe solo due voti di scarto – più il presidente Nino Minardo che per prassi non vota e Marta Fascina quasi sempre assente – visto che da quando è uscito da FdI Messina ha sempre votato in linea con la maggioranza.
Con un vannacciano, di fatto, ci sarebbe un voto in più all’opposizione. Un cambio significativo visto che dalla commissione Difesa passano i pareri (seppur non vincolanti) sui piani di riarmo che il governo invia periodicamente al Parlamento e che vengono approvati senza alcuna divisione all’interno della maggioranza.
Ironia della sorte per Fratelli d’Italia, il nome scelto per la commissione dovrebbe essere proprio Pozzolo che tornerà in commissione Difesa
L’indicazione di Pozzolo non è ancora stata ufficializzata: prima le componenti del Gruppo Misto devono trovare una quadra sulle sostituzioni nelle commissioni. Ma presto la maggioranza avrà una nuova spina nel fianco sul sostegno all’Ucraina. E stavolta arriverà dalla sua destra, da un deputato del generale Roberto Vannacci.
(da agenzie)

argomento: Politica | Commenta »

DOV’E’ L’ORO NERO. PERCHE’ QUASI TUTTO IL PETROLIO E’ CONFINATO IN UN ANGOLO DEL MONDO

Aprile 19th, 2026 Riccardo Fucile

LA RISPOSTA E’ NELLE ROCCE… LA PRIMA RISERVA MONDIALE E’ IL VENEZUELA CON IL 18% DEL TOTALE, POI L’ARABIA SAUDITA CON IL 16%

Come le vicende legate al blocco dello Stretto di Hormuz stanno drammaticamente ricordando oggi a tutti, metà delle riserve mondiali di petrolio convenzionale e il 40 per cento del gas si trovano sotto appena il tre per cento della superficie terrestre. Facendo un attimo i conti, la prima riserva mondiale di petrolio è in America Latina: il Venezuela, con il 17,9 per cento del totale, concentrato principalmente nella cintura dell’Orinoco.
Metà delle riserve mondiali di petrolio convenzionale e il 40 per cento del gas si trovano sotto appena il tre per cento della superficie terrestre
Ma si tratta prevalentemente di greggio pesante ed extrapesante, con alta viscosità e consistenza simile alla melassa. Difficile da estrarre, trasportare e raffinare, e richiedente tecnologie complesse e diluenti. Per questo, con la mancanza di investimenti e manutenzione da parte della società di stato Pdvsa durante gli anni del chavismo, la produzione era crollata del 90 per cento, e si è ripresa solo con l’arrivo di società straniere. Ma seconda, col 16,1, è l’Arabia Saudita. Quarto, dopo il terzo posto del Canada al 10,6, l’Iran, col 9,1. Quinto l’Iraq, pure con una percentuale del 9,1, ma con un quantitativo di barili minore (143,1 miliardi contro 151,2). Sesto il Kuwait, con il 6,1. Settimi gli Emirati Arabi Uniti, con il 5,9. Poi, dopo il 5,3 della Russia, il 2,9 della Libia, il 2,3 della Nigeria, l’1,9 degli Stati Uniti e l’1,8 del Kazakistan, tredicesimo è il Qatar, con l’1,5. Quanto al gas naturale, dopo la Russia col 24,39 per cento abbiamo l’Iran con il 17,09 e il Qatar con il 12,40. Quarti gli Stati Uniti con il 4,65, si torna nel Golfo con il 4,38 dell’Arabia Saudita. E dopo il 3,83 del Turkmenistan c’è il 3,11 degli Emirati Arabi Uniti. Il servizio geologico degli Stati Uniti ha stimato nel 2012 che vi sono nella regione più di 86 miliardi di barili di petrolio greggio, e 9,5 mila miliardi di metri cubi di gas.
Sembra che il primo sfruttamento industriale del petrolio sia stato fatto in Birmania nel XVIII secolo, una raffineria fu fatta dai russi in Azerbaigian nel 1837 in un sito dove esisteva un pozzo scavato a mano già nel 1593, e l’industria petrolifera moderna inizia quando il 27 agosto 1859 nei pressi di Titusville, in Pennsylvania, Edwin Drake apre il primo pozzo petrolifero redditizio del mondo. Oggi gli idrocarburi sono considerati dagli ecologisti una iattura e sono tacciati di aver provocato il cambiamento climatico, ma in realtà l’introduzione nell’industria di lubrificanti a base di petrolio al posto di quelli di grasso e olio di cetacei ha all’inizio proprio un effetto positivo per l’ambiente, dal momento che pone un brusco freno a quella caccia alle balene che con la Rivoluzione Industriale era diventata forsennata. Anche la lampada a petrolio nel 1846 è inventata per sostituire quella a olio di balena. Ma la vera èra del petrolio inizia quando Winston Churchill, dal 24 ottobre 1911 Primo Lord dell’Ammiragliato, decide di rispondere alla sfida lanciata dal sempre maggior rafforzamento della marina imperiale tedesca disponendo che la Royal Navy sostituisca il carbone con il petrolio come combustibile. E dal marzo 1912 inizia ad annunciare alla Camera dei Comuni la messa in linea di nuove navi che vanno a nafta.
Churchill, dal 1911 Primo Lord dell’Ammiragliato, dispone che la Royal Navy sostituisca il carbone con il petrolio. La Grande guerra gli darà ragione
Non solo ammiragli tradizionalisti e la potente lobby del carbone fecero resistenza. Anche i marinai protestarono che sulle navi a carbone faceva più caldo. Ma la Grande Guerra presto confermò come la nafta generava più energia per unità di peso, il che significava navi più veloci, e anche che era meno costoso. Occupava meno spazio, liberando spazio per armi o rifornimenti. Era più pulito: all’epoca certe preoccupazioni ecologiste non c’erano, ma è noto che il 10 giugno 1918 fu proprio il fumo nero a tradire nella notte le navi a carbone della flotta austro-ungarica che provava a forzare lo sbarramento del Canale di Otranto: segnalandole ai due Mas di Luigi Rizzo che poterono così silurare e affondare la corazzata Santo Stefano. E, soprattutto, poteva essere rifornito più rapidamente, poiché non richiedeva il lavoro manuale di eserciti di fuochisti neri di fuliggine a caricare tonnellate di carbone nelle stive.
Invece della catena di stazioni per il rifornimento del carbone che le potenze marittime avevano cercato di creare nel pianeta durante il XIX secolo e da cui erano nate molte colonie, compresa la nostra Eritrea, adesso basta qualche petroliera. “La ballata del mare salato”, prima storia di Corto Maltese, racconta anche dell’immane sforzo dei tedeschi per creare basi di rifornimento di carbone nel Pacifico all’inizio della Prima Guerra Mondiale. E dalle navi l’effetto petrolifero si proiettò su tutti gli altri mezzi di trasporto, anche se, dopo che tutti i possibili utilizzi furono considerati, il sorpasso definitivo del petrolio sul carbone come combustibile più usato avviene solo negli anni Cinquanta del XX secolo.
Il Regno Unito, però, di miniere di carbone ne aveva in casa in abbondanza. Il petrolio bisognava invece procurarselo, e il 17 giugno del 1914 Churchill chiede infatti alla Camera dei Comuni di approvare l’acquisto da parte del governo di una quota del 51 per cento delle azioni della Anglo-Persian Oil Company, e in aggiunta la prima utilizzazione di tutto il petrolio prodotto nei pozzi della compagnia. Con questa acquisizione, e a un costo di poco superiore a due milioni di sterline, la Royal Navy si sarebbe assicurata tutto il petrolio necessario per “alimentare le navi da guerra senza dipendere da qualche compagnia privata o governo straniero”. Fondata nell’aprile 1909 in seguito alla scoperta di un vasto giacimento petrolifero a Masjed-e Soleyman, nell’allora Persia, questa prima compagnia petrolifera in medio oriente mutò il nome in Anglo-Iranian Oil Company quando nel 1935 anche la Persia divenne Iran. Nazionalizzata nel 1951 da Mohammad Mossadeq col nuovo nome di National Iranian Oil Company (Nioc), restò di stato anche dopo che la Cia ebbe rovesciato il primo ministro nazionalista e restaurato lo Scià. Ma la parte fuori dall’Iran si ristrutturò come British Petroleum (Bp), e con altre compagnie creò la holding che continuò a cooperare con la Nioc fino a quando la rivoluzione del 1979 non pose fine a ogni tipo di collaborazione di questo genere.
Ovvio che da Churchill in poi il petrolio è entrato nella geopolitica e nelle guerre. Ma nel Golfo Persico, in medio oriente e anche nei dintorni il petrolio era conosciuto da prima. Sembra che Babilonia fosse circondata da strade già fatte di asfalto, e vari popoli dell’antichità utilizzavano i giacimenti di petrolio superficiali per produrre medicinali con funzioni lenitive e lassative, fabbricare bitume o alimentare le lampade. Lo stesso culto del fuoco come manifestazione divina purificatrice nacque da zone dove il petrolio e il gas naturale emergevano spontaneamente, creando fiamme perenni che venivano venerate dagli zoroastriani. Il Tempio Ateshgah a Baku, in Azerbaigian, è una testimonianza storica di questo culto. Anche Marco Polo nel Milione racconta di una montagna al confine tra Armenia e Georgia dove è “una fontana, ove surge tanto olio e in tanta abbondanza che 100 navi se ne caricherebboro a la volta. Ma non è buono a mangiare, ma sì da ardere, e buono da rogna e d’altre cose; e per tutta quella contrada non s’arde altr’olio”.
Ma già nell’Iliade Omero narra di un “fuoco perenne” lanciato dai troiani contro le navi greche, forse anticipatore di quel “fuoco greco” che i bizantini preparavano con petrolio, olio, zolfo, resina e salnitro, che non potendo essere spento dall’acqua si rivelò un’arma decisiva per fermare la prima avanzata islamica. In compenso, i musulmani introdussero il petrolio in occidente, soprattutto come medicinale. Alcune fonti a cielo aperto, come il santuario della “Madonna dell’olio” di Blufi a Palermo o la pure siciliana Petralia in Sicilia, divennero noti centri termali. La stessa parola petrolio, da latino petroleum “olio di roccia”, è spesso attribuita al mineralogista tedesco Georg Bauer, che la adottò nel suo trattato del 1546 “
Natura Fossilium”. Ma ci sono evidenze che era stato coniato cinque secoli prima dal filosofo e scienziato persiano Avicenna.
Quanto al gas naturale o metano, nell’antica Grecia le fiamme di gas del monte Chimera fecero nascere la leggenda del mostro omonimo, ma il primo utilizzo risale al V secolo a.C., in Cina: portato con condotte di bambù per far bollire l’acqua salata ed estrarre il sale. In epoca moderna il primo pozzo commerciale di gas naturale è scavato da William Hart nello stato di New York nel 1821, e nel 1858 è creata la prima società per il suo sfruttamento, ma l’utilizzo continua ad essere soprattutto locale fino all’inizio del XX secolo, quando iniziano a essere costruiti gasdotti a lunga distanza. Nel 1925 i tedeschi Franz Fischer e Hans Tropsch mettono a punto la tecnica per trasformare il gas naturale in carburante liquido, poi utilizzato durante la Seconda Guerra Mondiale da una Germania dove il petrolio scarseggiava. Ma in linea generale il gas naturale ha iniziato a essere importante da quando hanno iniziato ad aumentare i prezzi del petrolio.
Ma così torniamo appunto alla grande domanda. Come mai il Golfo Persico ha più petrolio e gas di qualsiasi altro posto sulla Terra? “In qualità di geologo petrolifero che ha studiato la zona, rimango ancora stupito dall’enorme estensione dei suoi giacimenti di idrocarburi”, spiega ad esempio Scott L. Montgomery, Docente di Studi Internazionali, Università di Washington, in un recente saggio sul tema scritto per “The Conversation”. “Ad esempio, intorno al Golfo Persico si trovano oltre 30 giacimenti supergiganti, ciascuno contenente cinque miliardi di barili o più di petrolio greggio. E i pozzi della regione producono da due a cinque volte più petrolio al giorno rispetto ai migliori pozzi del Mare del Nord e della Russia”. Ma come spiega, la geoscienza moderna ha identificato diversi fattori chiave nelle rocce che rendono una regione particolarmente ricca di petrolio, inclusa la sua capacità di generare e trattenere idrocarburi. E nella regione del Golfo Persico, tutti questi fattori sono a livelli ottimali, o quasi. Già negli anni 50 e 60, in un periodo di rapida espansione dell’esplorazione di petrolio e gas, divenne chiaro che nessun’altra regione del pianeta avrebbe avuto una tale abbondanza. Sono state scoperte altre aree con enormi volumi di petrolio e gas, come la Siberia occidentale in Russia e, più recentemente, il bacino del Permiano negli Stati Uniti, ma nessuna
è paragonabile alla grandezza delle riserve nel Golfo Persico, né all’alto rendimento con cui petrolio e gas possono essere prodotti in questa regione.
La grandezza delle riserve nel Golfo Persico, e l’alto rendimento con cui petrolio e gas possono essere prodotti nella regione non hanno eguali
Questo perché la regione del Golfo Persico si trova nel punto in cui da 35 milioni di anni si scontrano la placca tettonica araba a sud-est e quella eurasiatica a est e nord. Gli strati rocciosi sono stati così piegati e fratturati e, a livelli più profondi, trasformati da calore e pressione considerevoli. Vero che alcune caratteristiche geologiche sono molto diverse tra i due lati del Golfo. Sul versante iraniano c’è infatti la catena montuosa Zagros, che si estende per 1.800 chilometri dal Golfo di Oman fino al confine con la Turchia. Parte del grande sistema alpino-himalayano, è costituita da rocce altamente piegate e fratturate, create negli ultimi 60 milioni di anni dalle collisioni di Africa, Arabia e India con l’Eurasia. La forma degli Zagros riflette direttamente le pieghe dovute alle enormi forze tettoniche in gioco, che hanno orientamento “a salsiccia” in direzione nord-ovest/sud-est. Al contrario, sulla costa del Golfo Persico non si è invece verificato alcun tipo di flessione e frattura. Ma le forze di compressione della collisione hanno deformato una piattaforma rigida di roccia profonda e dura, nota come “basamento cristallino”, creando vaste strutture a cupola di enormi dimensioni, estese per decine e persino centinaia di chilometri quadrati.
In mezzo, sotto il Golfo Persico si trova invece un bacino ricco di sedimenti erosi dal sollevamento dei Monti Zagros, che nelle sue zone più profonde è stato sottoposto alle alte temperature e pressioni necessarie per la generazione di petrolio e gas. Entrambi hanno in effetti origine organica: materiali come lo zooplancton marino e il fitoplancton, dopo la loro morte si sono depositati sul fondale marino unendosi ad altri sedimenti come scisti, calcare ricco di fango e altre rocce che successivamente sono state esposte a temperature e pressioni elevate. Quando le rocce sono composte per almeno il due per cento da materiale organico, sono considerate di alta qualità per la produzione di petrolio e gas. E la regione del Golfo ha appunto un numero particolarmente elevato di strati di queste rocce madri, alcune delle quali sono particolarmente spesse, abbondanti e ricche di sostanza organica. Queste forze in gioco hanno creato campi di greggio come Ghawar: il più
grande al mondo, con un potenziale da oltre 70 milioni di barili. Vicino c’è il South Pars-North Dome, condiviso tra Iran e Qatar, che invece potrà produrre 46 miliardi di metri cubi di gas. Ma ciò senza considerare le nuove tecniche delle trivellazioni orizzontali e del fracking, che sperimentate negli Usa dagli inizi di questo millennio potrebbero aumentare la resa ulteriormente, e di parecchio.
La roccia serbatoio principale nella zona sono i calcari, la cui porosità è dovuta a cause sia meccaniche che chimiche: fratturazione, carsismo e in parte erosione. Anch’essa gioca un ruolo chiave per poter ospitare gli idrocarburi, creando cavità e canali in cui petrolio e gas si possono infilare. Grazie a queste proprietà, nei calcari del Golfo, derivanti da antichi fondali marini sconfinati, si creano giacimenti immensi, vasti anche più di migliaia di chilometri quadrati, tutti interconnessi. Per lo stesso principio in Italia, i calcari sono i principali acquiferi. In realtà, anche da noi un po’ di petrolio c’è: in Basilicata la Val d’Agri. E c’è gas in Pianura Padana e nell’Adriatico. Ma, appunto, a est dell’Appennino. Nel Tirreno è invece avvenuto l’opposto che gli Zagros: non compressione ma estensione dovuta a decompressione partita 30 milioni di anni fa. Ciò ha favorito l’attività vulcanica nell’ovest del paese. Semplificando, ci spiega il geologo, “si può dire che il vulcanesimo ha cotto l’eventuale petrolio che poteva essere contenuto nella zona tirrenica e le fratture di decompressione hanno permesso al gas ed altri residui di disperdersi in superficie”.
In Italia il “vulcanesimo” ha cotto l’eventuale petrolio della zona tirrenica. Ma a Lardarello nel 1913 nacque la prima centrale geotermica al mondo
Ci aggiunge però che in teoria ciò non sarebbe uno svantaggio per la produzione di energia. Lo testimonia quella che a Lardarello fu nel 1913 la prima centrale geotermica al mondo, e le ricerche che si stanno facendo per realizzarne altre nell’Alto Lazio e in Campania. Il geotermico, essendo disponibile 24 ore per 365 giorni l’anno, già ora copre il due per cento del fabbisogno energetico nazionale, ma con opportuni investimenti potrebbe arrivare oltre il 10, aiutandoci a sostituire il petrolio bloccato a Hormuz. Se non ci si mettono di mezzo i Nimby.
(da Il Foglio)

argomento: Politica | Commenta »

LA NORMALITA’ DELLE ARMI

Aprile 19th, 2026 Riccardo Fucile

LE BOMBE E I CARRARMATI COME I PARLAMENTI E LE DIPLOMAZIE

È possibile che qualcosa ci sia sfuggito, in questo affastellarsi di dichiarazioni, dispacci, bombe, mine, riunioni di dignitari colate a picco, petroliere immobili ma ancora a galla, ultimatum via social che smentiscono quanto appena detto.
Ma Hormuz è aperto o chiuso? La guerra è ancora in corso? La tregua prelude alla pace o è solo una breve interruzione delle ostilità? Il regime di Teheran (obiettivo dichiarato dell’attacco) è più forte o più debole? L’Iran avrà o non avrà il suo nucleare? Chi ha vinto davvero, visto che tutti dicono di avere vinto? Chi ha perso, visto che nessuno ammette di avere perso?
Bisognerebbe inventare un neologismo che indichi la condizione di caos permanente nella quale un «manipolo di tiranni», dice il Papa, ci ha condotti (L’Osservatore romano traduce elegantemente: manipolo di dominatori).
Vale il nuovo disordine mondiale al posto del vecchio ordine mondiale, e questo lo avevamo capito. Ma la condizione di guerra diffusa, mai dichiarata e mai conclusa, senza un inizio e senza una fine, come chiamarla?
Fu Putin, quando coniò l’eufemismo «operazione militare speciale» pur di non dire “guerra contro l’Ucraina”, a dare per primo il segnale che la vecchia antitesi guerra/pace appartiene al passato. Il rapimento di Maduro prevedeva l’uso delle armi, e la violazione della sovranità di un altro Paese, ma gli Usa non sono in guerra con il Venezuela. Né assomiglierebbe alla pace l’allentamento della morsa di Israele sul Libano.
Forse l’obiettivo è fare della violenza militare, dei bombardamenti, del massacro di civili nelle loro case, non una grave emergenza (la guerra!) ma una presenza endemica. Le bombe e i carrarmati come i parlamenti e le diplomazie: normali attori politici.
(da Repubblica)

argomento: Politica | Commenta »

DEBITO, “MANINE” E POTERI FORTI: FMI E OCSE ALL’ATTACCO, NEL MIRINO GIORGIA MELONI

Aprile 19th, 2026 Riccardo Fucile

PALAZZO CHIGI TEME LA TEMPESTA PERFETTA. CRESCITA DEBOLE, ASTA BTP DESERTA E RENDIMENTI IN SALITA, POPOLAZIONE CHE INVECCHIA, PRODUTTIVITA’ STAGNANTE E MARGINI FISCALI RIDOTTI

Crescita debole, asta Btp deserta e rendimenti in salita accendono i riflettori sul governo Meloni. Altro che semplice contabilità. Il debito italiano torna a essere un’arma politica. È in questa zona grigia che, secondo fonti finanziarie e istituzionali, riemergono i soliti attori: Fondo Monetario Internazionale, Ocse e quel sottobosco di “manine” che si muove tra Roma e le capitali europee. Il copione è noto: quando i conti si complicano, le pressioni aumentano. E oggi i numeri iniziano a mandare segnali tutt’altro che rassicuranti.
I numeri che pesano: crescita al palo e debito verso il 140% Secondo le stime riportate, la crescita italiana resta debole: +0,4% nel 2026 e +0,6% nel 2027, tra le peggiori performance tra le economie avanzate. Un ritmo che non basta a sostenere un debito destinato a salire fino al 140% del Pil tra il 2025 e il 2029. Un mix pericoloso, aggravato da fattori strutturali: popolazione che invecchia, produttività stagnante, margini fiscali ridotti. Il risultato è un sistema più esposto agli shock. Ma il vero campanello d’allarme arriva dai mercati. E non è solo una questione di numeri: è una questione di fiducia.
Lo spread Btp-Bund resta intorno ai 79 punti, ma il dato più significativo è il rendimento del decennale, arrivato a sfiorare il 3,9%. Non è ancora emergenza, ma è una crepa che si allarga. E quando i mercati iniziano a frenare, la pressione politica sale. A rendere il quadro ancora più fragile c’è lo shock energetico. L’Italia importa circa il 38% delle forniture, restando esposta alle tensioni internazionali. Questo aumenta il rischio Paese e alimenta la narrativa della vulnerabilità. Una narrativa che, nei circuiti finanziari, può trasformarsi rapidamente in pressione concreta. In questo contesto, il bersaglio diventa inevitabilmente Giorgia Meloni. Non con attacchi diretti, ma attraverso report, previsioni e raccomandazioni. Il parallelo con il passato è inevitabile: lo schema visto ai tempi di Silvio Berlusconi,
quando lo spread diventò strumento politico. Oggi il meccanismo sembra ripartire, in forma più sofisticata ma con lo stesso obiettivo: aumentare la pressione.
E poi ci sono loro: le “manine”. Tecnici, funzionari, advisor che si muovono tra istituzioni italiane e internazionali. Non complotti, ma dinamiche consolidate. Un ecosistema che orienta decisioni e percezioni. “Non serve forzare”, spiegano fonti economiche. “Basta accompagnare i segnali”. E i segnali, oggi, iniziano a essere chiari. Il confine tra economia e politica si assottiglia sempre di più. Il debito diventa leva, i mercati amplificatore, le istituzioni moltiplicatore. Con una crescita debole, rendimenti in salita e aste Btp che non andrebbero come si vorrebbe, il rischio è che si riapra una stagione già vista. La domanda torna a rimbalzare nei palazzi romani: è solo una fase economica difficile o l’inizio dell’offensiva finale sul governo? La tempesta perfetta? Perché quando la fiducia si ritira, anche di poco, qualcuno – dentro e fuori – è sempre pronto ad approfittarne.
(da lespresso.it)

argomento: Politica | Commenta »

UN ITALIANO SU DUE HA TAGLIATO I CONSUMI. E L’ALLEATO AMERICANO ADESSO FA PAURA

Aprile 19th, 2026 Riccardo Fucile

OLTRE IL 50% VEDE IL RAPPORTO CON GLI STATI UNITI COME UN RISCHIO

C’è un dato che, più di tutti, racconta il tempo che stiamo vivendo: quasi un italiano su due (47,8%), secondo i sondaggi di Only Numbers, ha già iniziato a risparmiare sui consumi energetici. Non è una scelta ideologica, né il segnale di una improvvisa svolta ecologista collettiva, ma una necessità concreta. Ancora una volta è il portafoglio, prima ancora della politica, a dettare le priorità. La guerra in Medio
Oriente, lontana geograficamente ma ormai vicinissima nelle sue conseguenze, sta producendo effetti immediati e tangibili: bollette più care, incertezza diffusa, nuove paure… E come spesso accade nei momenti di pressione economica, sono le famiglie – e in particolare le donne (48,6%) come emerge dal sondaggio – a farsi carico per prime dell’adattamento quotidiano.
Ridurre, ottimizzare, rinunciare: una gestione silenziosa che racconta più di molte dichiarazioni ufficiali. Tuttavia, questo sforzo non pesa allo stesso modo su tutti. Per alcuni significa riorganizzare i consumi, per altri rinunciare a ciò che era già essenziale. È qui che la crisi energetica smette di essere solo un tema economico e diventa una questione sociale, che amplifica disuguaglianze già esistenti. Sotto la superficie dei comportamenti individuali si muove una frattura politica e culturale sempre più evidente. Il 41,5% degli italiani si dice favorevole a rimuovere le sanzioni alla Russia pur di tornare a un’energia più accessibile. È un dato che non può essere liquidato come semplice nostalgia del passato o cinismo economico, è, invece, il segnale di un disagio reale, che mette in discussione l’equilibrio tra principi geopolitici e sostenibilità sociale.
L’Italia, su questo, si divide nettamente. Da una parte un centrosinistra che difende la linea delle sanzioni come scelta di campo etica e strategica (54,1%); dall’altra un centrodestra (54,3%), con aperture significative anche dal Movimento 5 Stelle (44,7%), più disposti a rimettere in discussione quei vincoli in nome di una maggiore tutela interna.
Non è solo uno scontro tra schieramenti, ma il riflesso di due diverse idee di priorità nazionale. A complicare ulteriormente il quadro c’è il rapporto con gli Stati Uniti e, in particolare, con il suo presidente Donald Trump. Più della metà degli italiani percepisce questo legame come un rischio, segno di una fiducia tutt’altro che consolidata nei confronti dell’alleato storico. E quando l’80,1% dell’opinione pubblica ritiene che sia stato superato ogni limite, la politica estera smette di essere materia per specialisti e diventa sentimento diffuso. Eppure, in uno scenario attraversato da tensioni, paure e divisioni, emerge un elemento apparentemente controcorrente: il desiderio di stabilità. La fiducia nella presidente del Consiglio e nel suo partito non registra scosse significative, come se, in una fase di incertezza
globale, una parte compatta del Paese preferisse ancorarsi a un punto fermo piuttosto che avventurarsi nell’ignoto.
Anche le opposizioni, del resto, non mostrano variazioni rilevanti. È forse questa la chiave di lettura più interessante: gli italiani stanno cambiando comportamenti, opinioni e priorità, ma non cercano necessariamente una rottura. Piuttosto, sembrano chiedere protezione, gradualità, rassicurazione. Domandano risposte concrete più che battaglie simboliche, stabilità più che scosse. Il rischio, altrimenti, è quello di trovarsi di fronte a un Paese bloccato: non solo nella percezione dei cittadini, ma nella realtà quotidiana. Ce ne accorgiamo alla pompa di benzina o mentre facciamo la spesa nel nostro negozio di fiducia, ci scopriamo più poveri, e sempre meno capaci di pianificare il futuro. Ed è proprio qui che si gioca la sfida per la politica: intercettare fino in fondo questa domanda diffusa, prima che si trasformi in disillusione. Continuare a leggere il Paese attraverso categorie che da oltre trent’anni strutturano il dibattito in centrodestra e centrosinistra, atlantismo e sovranismo, rischia di non essere più adeguato.
Perché mentre il confronto pubblico resta spesso astratto, nelle case degli italiani accade altro: si spegne una luce in più, si abbassa il termostato, si rinvia una spesa. Piccoli gesti, apparentemente marginali, che raccontano però una realtà molto concreta. È lì, in quella quotidianità silenziosa, che si misura davvero lo stato di salute della nazione. C’è però un rischio ancora più profondo, meno visibile, ma forse più insidioso: che questa capacità di adattamento si trasformi in assuefazione. Che il ridurre, il rinunciare, il rimandare diventino la normalità accettata, e non più una fase da superare. Perché un Paese che si abitua a restringere i propri orizzonti è un Paese che, lentamente, smette di immaginare il futuro.
Alessandra Ghisleri
(da lastampa.it)

argomento: Politica | Commenta »

COSA VUOLE NASCONDERE PAOLO ZAMPOLLI? L’INVIATO SPECIALE DI TRUMP DIFFIDA “REPORT” DALLA MESSA IN ONDA DELLA SUA INTERVISTA SUL CASO EPSTEIN CHE SARÀ TRASMESSA STASERA

Aprile 19th, 2026 Riccardo Fucile

NEL SERVIZIO C’È LA TESTIMONIANZA DI AMANDA UNGARO, EX MODELLA BRASILIANA E PER VENT’ANNI COMPAGNA DELL’ITALO-AMERICANO. UNGARO SOSTIENE CHE ZAMPOLLI CUSTODISCA DEI SEGRETI SUL RAPPORTO TRA MELANIA TRUMP E EPSTEIN: “TRA PAOLO E MELANIA C’È UN PATTO. NE SONO SICURA AL CENTO PER CENTO. LEI HA PAURA CHE LUI POSSA RIVELARE CIRCOSTANZE COMPROMETTENTI”

Paolo Zampolli ha diffidato la trasmissione Report dal mandare in onda la sua intervista sul caso Epstein, in programma domenica 19 aprile. A renderlo noto è stato Sigfrido Ranucci su Facebook: «L’inviato speciale di Trump ci ha diffidati dal mandare in onda il servizio su Epstein e Melania Trump che lo riguarda», scrive Ranucci.
Ma cosa contiene l’inchiesta? Secondo le anticipazioni del programma, i giornalisti della tramissione Rai hanno raccolto in Brasile la testimonianza esclusiva di Amanda Ungaro, ex compagna di Zampolli, che avrebbe parlato per la prima volta dei presunti legami tra l’imprenditore italiano, il presidente degli Stati Uniti, la First Lady e il finanziere pedofilo.
Ungaro sostiene che il ruolo di Zampolli sia diverso da quello ufficiale: «Il suo rapporto con Trump passa attraverso Melania», afferma l’ex modella, che dopo il divorzio è stata espulsa dagli Stati Uniti dall’Ice. Accuse respinte dall’imprenditore, che le definisce una «vendetta personale».
Secondo il racconto della donna, Zampolli si sarebbe a lungo presentato come il “cupido” della coppia presidenziale, sostenendo di aver fatto incontrare Melania e
Trump. «Ora però nei documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia si legge che fu Epstein a farlo», accusa l’intervistata.
Sempre secondo Ungaro, tra Melania e l’imprenditore esisterebbe un accordo per garantirsi il suo silenzio: «C’è un patto tra loro, ne sono certa al cento per cento – dichiara la donna -. Melania ha un interesse a tenere stretto Paolo perché ha paura che lui possa dire o rivelare circostanze compromettenti».
Nel post, Ranucci riferisce che il legale di Zampolli sostiene l’irrilevanza della presenza del nome del suo assistito nei cosiddetti Epstein files e definisce infondate le dichiarazioni di Ungaro, aggiungendo che il passaggio sulle «donne brasiliane» – tra cui «Avete sentito che le donne brasiliane fanno i casini a tutti?» e altri insulti – sarebbe stato pronunciato «off the record».
«Zampolli compare negli Epstein files decine di volte e per sua stessa ammissione ha avuto a che fare con Epstein. Ci ha ricevuti a casa sua dopo essere stato informato per iscritto dei temi dell’intervista – prosegue Ranucci -. Ha risposto per più di un’ora alle nostre domande e addirittura, rispetto al passaggio a margine dell’intervista in cui parla delle “donne brasiliane”, la telecamera è stata riaccesa dopo una sua esplicita richiesta.
Zampolli non è un privato cittadino, è l’inviato del Presidente degli Stati Uniti per le partnership globali, e quello che dice, e come lo dice, è di interesse pubblico». Per tutti questi motivi, Report «mandarà in onda il servizio», conclude il giornalista.
(da agenzie)

argomento: Politica | Commenta »

L’AMBASCIATORE SEQUI: “PER ANNI SI È RITENUTO CHE LA LEVA IRANIANA FOSSE IL NUCLEARE. LA BOMBA È DETERRENZA TEORICA; HORMUZ È COERCIZIONE IMMEDIATA. COLPISCE PREZZI, ASSICURAZIONI, TRAFFICI, CONSENSO POLITICO. NON SERVE CHIUDERE LO STRETTO, BASTA RENDERE IL RISCHIO NON ASSICURABILE

Aprile 19th, 2026 Riccardo Fucile

“COSÌ TEHERAN EVITA L’ESCALATION TOTALE E MANTIENE UNA PRESSIONE CONTINUA. IL PARADOSSO AMERICANO: GLI USA SONO ENTRATI IN GUERRA PER RIDURRE LA MINACCIA IRANIANA, MA NE HANNO ATTIVATA UNA NUOVA”

Un’apertura lampo, durata meno di 24 ore, poi il ritorno alla strategia della tensione. Lo Stretto di Hormuz si conferma il barometro di questa crisi: si apre come segnale politico, si richiude in risposta agli slanci lessicali di Donald Trump e alle difficoltà nel trovare convergenze con Teheran sul programma nucleare.
Ieri sera Trump ha convocato una riunione nella Situation Room della Casa Bianca per discutere della recrudescenza della crisi nello Stretto di Hormuz e dei negoziati con l’Iran. Potrebbe decidere di abbordare le petroliere iraniane o legate all’Iran in transito, o peggio. Un funzionario statunitense ha dichiarato che, se non ci sarà presto una svolta, la guerra potrebbe riprendere nei prossimi giorni.
La riunione è stata presieduta dal vicepresidente JD Vance – che dovrebbe partecipare al prossimo round di negoziati con l’Iran -, il segretario di Stato Marco Rubio, quello alla Difesa Pete Hegseth e al Tesoro Scott Bessent, secondo un funzionario statunitense.
Alla riunione hanno partecipato anche la capo di gabinetto della Casa Bianca Susie Wiles, l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff, il direttore della Cia John Ratcliffe e il presidente dei Capi di Stato Maggiore riuniti Dan Caine.
Nel frattempo, sul piano diplomatico, emergono elementi che rivelano l’estensione e la profondità del negoziato. Secondo indiscrezioni circolate tra fonti diplomatiche regionali, Washington avrebbe avanzato una proposta economica da 20 miliardi in asset congelati, condizionata alla consegna da parte iraniana dei 450 chilogrammi di uranio arricchito.
Un “tesoretto” che gli Ayatollah avrebbero nascosto durante la “guerra dei dodici giorni” dello scorso giugno. La Casa Bianca, ufficialmente, continua a sostenere che i colloqui «stanno andando bene» e che «diverse cose sono già concordate», ma allo stesso tempo mantiene la pressione militare ed economica e ribadisce che senza un accordo completo non ci saranno concessioni.
Se le ultime quarantott’ore della guerra tra Usa e Iran appaiono caotiche è perché vengono lette come una sequenza incoerente: Hormuz che “riapre” e poi torna sotto controllo iraniano, Trump che annuncia una svolta negoziale, Teheran che
smentisce, la tregua in Libano accettata con riluttanza da Israele. In realtà vi è una logica unitaria.
Gli sviluppi più recenti mostrano che la crisi è entrata nel suo punto critico. La riunione nella Situation Room, convocata da Trump, segnala che il tempo politico si sta esaurendo. Il cessate il fuoco scade tra pochi giorni e non c’è ancora una data per nuovi colloqui. È qui che il quadro si chiarisce.
Teheran riattiva la leva marittima per rafforzare la propria posizione; Washington accelera: o accordo, o escalation. La pressione non interrompe il negoziato. Lo definisce. La coercizione è il negoziato.
Il primo nodo è Hormuz. Teheran lo riporta sotto controllo per trasformarlo da leva episodica a leva strutturale. Non si tratta di chiudere lo Stretto, ma governarlo: autorizzare, limitare, modulare il passaggio.
Non interruzione dei flussi, ma gestione politica dei flussi. Così l’Iran evita l’escalation totale e mantiene una pressione continua e modulabile. La sfida non è solo agli Usa ma anche all’idea che la circolazione energetica globale sia neutrale. Il greggio diventa strumento negoziale.
Il secondo nodo è la contraddizione americana. Washington difende la libertà di navigazione, ma mantiene il blocco sui porti iraniani. Ne deriva una simmetria coercitiva: gli Usa limitano il commercio iraniano, l’Iran quello globale. È un doppio soffocamento, una navigazione intermittente e instabile.
Per anni si è ritenuto che la leva iraniana fosse il nucleare. La bomba è deterrenza teorica; Hormuz è coercizione immediata. Colpisce prezzi, assicurazioni, traffici, consenso politico. Non serve chiudere lo Stretto, basta rendere il rischio non assicurabile. È per questo che a Teheran si parla di “bomba economica”.Il terzo nodo è il paradosso americano. Gli Usa sono entrati in guerra per ridurre la minaccia iraniana, ma ne hanno attivata una nuova. Il blocco navale forza il negoziato ma non elimina la capacità di Teheran di trasformare uno stretto internazionale in leva sistemica.
Il quarto nodo è la dinamica negoziale. Trump anticipa politicamente un accordo che non esiste; dichiara la vittoria per costringere l’avversario a confermarla o
smentirla pagando un costo politico. Ma la strategia incontra un limite. L’Iran non può apparire sconfitto proprio quando la sua leva funziona.
Il quinto nodo è il nucleare. Non tanto la capacità futura, ma lo stock esistente di uranio.
Per Teheran è un’assicurazione sulla vita; cederlo significherebbe perdere l’ultima garanzia strategica. Per Washington lasciarlo significherebbe ammettere il fallimento della guerra.
A questo si aggiunge il nodo dei fondi congelati: per l’Iran sopravvivenza, per gli Usa leva residua. Energia, nucleare e finanza convergono nello stesso dossier.
Poi c’è il Libano, diventato una condizione del negoziato. La tregua tra Israele e Beirut non risolve il conflitto, ma rimuove l’ostacolo che bloccava qualsiasi apertura con Teheran. Questo spiega la pressione americana su Netanyahu: per riaprire Hormuz, Washington deve contenere il fronte libanese. Ma la tregua è intrinsecamente instabile. Israele mantiene una riserva di autodifesa che gli consente di colpire in qualsiasi momento, rendendone imprevedibile la tenuta.
Qui emerge una divergenza più profonda: per gli Usa, la condizione di uscita è riaprire Hormuz; per Israele, continuare a colpire Hezbollah resta prioritario. Questa asimmetria non è solo strategica, ma anche politica. Le elezioni autunnali in entrambi i Paesi la irrigidiscono, inducendo Washington a chiudere la crisi e Israele a mantenerla aperta.
Il settimo nodo è il Pakistan. Senza Islamabad, e senza la copertura implicita della Cina, il negoziato non esisterebbe. Non perché offra una soluzione, ma perché è l’unico spazio in cui due attori che non possono parlarsi direttamente riescono a interagire senza collassare politicamente. In questa fase non media soltanto: rende possibile il contatto.
Siamo in una crisi che ha cambiato forma. Hormuz non è riaperto né chiuso: è gestito. Il nucleare non è risolto: è congelato nella sfiducia.La diplomazia non sostituisce la pressione: la incorpora. Quello che appare come caos è l’effetto di due strategie che si scontrano senza trovare ancora un punto di equilibrio
Nessuna delle due parti è disposta a cedere la propria leva senza una garanzia credibile dall’altra. Poiché questa garanzia non esiste, la crisi resta sospesa. Ed è questa sospensione, più della guerra aperta, a renderla pericolosa e imprevedibile.
(da La Stampa)

argomento: Politica | Commenta »

IL MONDO AFFONDA, MA TRUMP CONTINUA A BALLARE. UNA CORTE D’APPELLO FEDERALE HA AUTORIZZATO IL PRESIDENTE A PROSEGUIRE LA COSTRUZIONE DI UNA SALA DA BALLO DA 400 MILIONI DI DOLLARI ALLA CASA BIANCA

Aprile 19th, 2026 Riccardo Fucile

LA DECISIONE ARRIVA DOPO CHE UN GIUDICE DI GRADO INFERIORE AVEVA BLOCCATO I LAVORI NELL’EX ALA EST DELLA WHITE HOUSE. IL NATIONAL TRUST FOR HISTORIC PRESERVATION HA INTENTATO CAUSA PER BLOCCARE IL PROGETTO

Una Corte d’appello federale ha autorizzato il presidente Usa Donald Trump a proseguire la costruzione di una sala da ballo da 400 milioni di dollari alla Casa Bianca, pronunciandosi un giorno dopo che un giudice di grado inferiore aveva continuato a bloccare i lavori in superficie sul sito dell’ex ala Est.
Un collegio di tre giudici della Corte d’appello degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia ha sospeso temporaneamente l’ordinanza del giudice distrettuale, Richard Leon, che bloccava parte del progetto. Il collegio ha fissato un’udienza per il 5 giugno per esaminare il caso.
Nella sua sentenza di giovedì scorso, Leon aveva continuato a bloccare i lavori di ampliamento della sala da ballo di 8.400 metri quadrati, consentendo solo la
prosecuzione di quelli sotterranei per un bunker e altre “strutture per la sicurezza nazionale” presenti sul posto.
Lo scorso autunno Trump ha demolito l’ala Est della Casa Bianca per costruire al suo posto appunto un’enorme sala da ballo.
Il National Trust for Historic Preservation ha poi intentato causa per bloccare i lavori, sostenendo che il tycoon avesse oltrepassato i propri poteri procedendo con il progetto senza prima ottenere l’approvazione delle principali agenzie federali e del Congresso.
(da agenzie)

argomento: Politica | Commenta »

« Previous Entries
Next Entries »
  • Destra di Popolo.net
    Circolo Genovese di Cultura e Politica
    Diretto da Riccardo Fucile
    Scrivici: destradipopolo@gmail.com

  • Categorie

    • 100 giorni (5)
    • Aborto (20)
    • Acca Larentia (2)
    • Alcool (3)
    • Alemanno (150)
    • Alfano (315)
    • Alitalia (123)
    • Ambiente (341)
    • AN (210)
    • Animali (74)
    • Arancioni (2)
    • arte (175)
    • Attentato (329)
    • Auguri (13)
    • Batini (3)
    • Berlusconi (4.295)
    • Bersani (234)
    • Biasotti (12)
    • Boldrini (4)
    • Bossi (1.222)
    • Brambilla (38)
    • Brunetta (83)
    • Burlando (26)
    • Camogli (2)
    • canile (4)
    • Cappello (8)
    • Caprotti (2)
    • Caritas (6)
    • carovita (170)
    • casa (247)
    • Casini (119)
    • Centrodestra in Liguria (35)
    • Chiesa (276)
    • Cina (10)
    • Comune (342)
    • Coop (7)
    • Cossiga (7)
    • Costume (5.583)
    • criminalità (1.402)
    • democratici e progressisti (19)
    • denuncia (14.530)
    • destra (573)
    • destradipopolo (99)
    • Di Pietro (101)
    • Diritti civili (276)
    • don Gallo (9)
    • economia (2.331)
    • elezioni (3.303)
    • emergenza (3.077)
    • Energia (45)
    • Esselunga (2)
    • Esteri (784)
    • Eugenetica (3)
    • Europa (1.314)
    • Fassino (13)
    • federalismo (167)
    • Ferrara (21)
    • Ferretti (6)
    • ferrovie (133)
    • finanziaria (325)
    • Fini (821)
    • fioriere (5)
    • Fitto (27)
    • Fontana di Trevi (1)
    • Formigoni (90)
    • Forza Italia (596)
    • frana (9)
    • Fratelli d'Italia (291)
    • Futuro e Libertà (510)
    • g8 (25)
    • Gelmini (68)
    • Genova (542)
    • Giannino (10)
    • Giustizia (5.786)
    • governo (5.801)
    • Grasso (22)
    • Green Italia (1)
    • Grillo (2.941)
    • Idv (4)
    • Immigrazione (734)
    • indulto (14)
    • inflazione (26)
    • Ingroia (15)
    • Interviste (16)
    • la casta (1.394)
    • La Destra (45)
    • La Sapienza (5)
    • Lavoro (1.316)
    • LegaNord (2.413)
    • Letta Enrico (154)
    • Liberi e Uguali (10)
    • Libia (68)
    • Libri (33)
    • Liguria Futurista (25)
    • mafia (543)
    • manifesto (7)
    • Margherita (16)
    • Maroni (171)
    • Mastella (16)
    • Mattarella (60)
    • Meloni (14)
    • Milano (300)
    • Montezemolo (7)
    • Monti (357)
    • moschea (11)
    • Musso (10)
    • Muti (10)
    • Napoli (319)
    • Napolitano (220)
    • no global (5)
    • notte bianca (3)
    • Nuovo Centrodestra (2)
    • Obama (11)
    • olimpiadi (40)
    • Oliveri (4)
    • Pannella (29)
    • Papa (33)
    • Parlamento (1.428)
    • partito del popolo della libertà (30)
    • Partito Democratico (1.034)
    • PD (1.188)
    • PdL (2.781)
    • pedofilia (25)
    • Pensioni (129)
    • Politica (38.918)
    • polizia (253)
    • Porto (12)
    • povertà (502)
    • Presepe (14)
    • Primarie (149)
    • Prodi (52)
    • Provincia (139)
    • radici e valori (3.684)
    • RAI (359)
    • rapine (37)
    • Razzismo (1.410)
    • Referendum (200)
    • Regione (344)
    • Renzi (1.521)
    • Repetto (46)
    • Rifiuti (84)
    • rom (13)
    • Roma (1.125)
    • Rutelli (9)
    • san gottardo (4)
    • San Martino (3)
    • San Miniato (2)
    • sanità (306)
    • Sarkozy (43)
    • scuola (354)
    • Sestri Levante (2)
    • Sicurezza (454)
    • sindacati (162)
    • Sinistra arcobaleno (11)
    • Soru (4)
    • sprechi (319)
    • Stampa (373)
    • Storace (47)
    • subappalti (31)
    • televisione (244)
    • terremoto (402)
    • thyssenkrupp (3)
    • Tibet (2)
    • tredicesima (3)
    • Turismo (62)
    • Udc (64)
    • Università (128)
    • V-Day (2)
    • Veltroni (30)
    • Vendola (41)
    • Verdi (16)
    • Vincenzi (30)
    • violenza sulle donne (342)
    • Web (1)
    • Zingaretti (10)
    • zingari (14)
  • Archivi

    • Aprile 2026 (368)
    • Marzo 2026 (641)
    • Febbraio 2026 (617)
    • Gennaio 2026 (653)
    • Dicembre 2025 (627)
    • Novembre 2025 (668)
    • Ottobre 2025 (651)
    • Settembre 2025 (662)
    • Agosto 2025 (669)
    • Luglio 2025 (671)
    • Giugno 2025 (573)
    • Maggio 2025 (591)
    • Aprile 2025 (622)
    • Marzo 2025 (561)
    • Febbraio 2025 (351)
    • Gennaio 2025 (640)
    • Dicembre 2024 (607)
    • Novembre 2024 (609)
    • Ottobre 2024 (668)
    • Settembre 2024 (458)
    • Agosto 2024 (618)
    • Luglio 2024 (429)
    • Giugno 2024 (481)
    • Maggio 2024 (633)
    • Aprile 2024 (618)
    • Marzo 2024 (473)
    • Febbraio 2024 (588)
    • Gennaio 2024 (627)
    • Dicembre 2023 (504)
    • Novembre 2023 (435)
    • Ottobre 2023 (604)
    • Settembre 2023 (460)
    • Agosto 2023 (641)
    • Luglio 2023 (605)
    • Giugno 2023 (560)
    • Maggio 2023 (412)
    • Aprile 2023 (567)
    • Marzo 2023 (506)
    • Febbraio 2023 (505)
    • Gennaio 2023 (541)
    • Dicembre 2022 (525)
    • Novembre 2022 (526)
    • Ottobre 2022 (552)
    • Settembre 2022 (584)
    • Agosto 2022 (584)
    • Luglio 2022 (562)
    • Giugno 2022 (521)
    • Maggio 2022 (470)
    • Aprile 2022 (502)
    • Marzo 2022 (542)
    • Febbraio 2022 (494)
    • Gennaio 2022 (510)
    • Dicembre 2021 (488)
    • Novembre 2021 (599)
    • Ottobre 2021 (506)
    • Settembre 2021 (539)
    • Agosto 2021 (423)
    • Luglio 2021 (577)
    • Giugno 2021 (559)
    • Maggio 2021 (556)
    • Aprile 2021 (506)
    • Marzo 2021 (647)
    • Febbraio 2021 (570)
    • Gennaio 2021 (605)
    • Dicembre 2020 (619)
    • Novembre 2020 (575)
    • Ottobre 2020 (638)
    • Settembre 2020 (465)
    • Agosto 2020 (588)
    • Luglio 2020 (597)
    • Giugno 2020 (580)
    • Maggio 2020 (618)
    • Aprile 2020 (643)
    • Marzo 2020 (437)
    • Febbraio 2020 (593)
    • Gennaio 2020 (596)
    • Dicembre 2019 (542)
    • Novembre 2019 (316)
    • Ottobre 2019 (631)
    • Settembre 2019 (617)
    • Agosto 2019 (639)
    • Luglio 2019 (654)
    • Giugno 2019 (598)
    • Maggio 2019 (527)
    • Aprile 2019 (383)
    • Marzo 2019 (562)
    • Febbraio 2019 (598)
    • Gennaio 2019 (641)
    • Dicembre 2018 (623)
    • Novembre 2018 (603)
    • Ottobre 2018 (631)
    • Settembre 2018 (586)
    • Agosto 2018 (362)
    • Luglio 2018 (562)
    • Giugno 2018 (563)
    • Maggio 2018 (634)
    • Aprile 2018 (547)
    • Marzo 2018 (599)
    • Febbraio 2018 (571)
    • Gennaio 2018 (607)
    • Dicembre 2017 (578)
    • Novembre 2017 (633)
    • Ottobre 2017 (579)
    • Settembre 2017 (456)
    • Agosto 2017 (368)
    • Luglio 2017 (450)
    • Giugno 2017 (468)
    • Maggio 2017 (460)
    • Aprile 2017 (439)
    • Marzo 2017 (480)
    • Febbraio 2017 (420)
    • Gennaio 2017 (453)
    • Dicembre 2016 (438)
    • Novembre 2016 (438)
    • Ottobre 2016 (424)
    • Settembre 2016 (367)
    • Agosto 2016 (332)
    • Luglio 2016 (336)
    • Giugno 2016 (358)
    • Maggio 2016 (373)
    • Aprile 2016 (307)
    • Marzo 2016 (369)
    • Febbraio 2016 (335)
    • Gennaio 2016 (404)
    • Dicembre 2015 (412)
    • Novembre 2015 (401)
    • Ottobre 2015 (422)
    • Settembre 2015 (419)
    • Agosto 2015 (416)
    • Luglio 2015 (387)
    • Giugno 2015 (396)
    • Maggio 2015 (402)
    • Aprile 2015 (407)
    • Marzo 2015 (428)
    • Febbraio 2015 (417)
    • Gennaio 2015 (434)
    • Dicembre 2014 (454)
    • Novembre 2014 (437)
    • Ottobre 2014 (440)
    • Settembre 2014 (450)
    • Agosto 2014 (433)
    • Luglio 2014 (436)
    • Giugno 2014 (391)
    • Maggio 2014 (392)
    • Aprile 2014 (389)
    • Marzo 2014 (436)
    • Febbraio 2014 (386)
    • Gennaio 2014 (419)
    • Dicembre 2013 (367)
    • Novembre 2013 (395)
    • Ottobre 2013 (446)
    • Settembre 2013 (433)
    • Agosto 2013 (389)
    • Luglio 2013 (390)
    • Giugno 2013 (425)
    • Maggio 2013 (413)
    • Aprile 2013 (345)
    • Marzo 2013 (372)
    • Febbraio 2013 (293)
    • Gennaio 2013 (361)
    • Dicembre 2012 (364)
    • Novembre 2012 (336)
    • Ottobre 2012 (363)
    • Settembre 2012 (341)
    • Agosto 2012 (238)
    • Luglio 2012 (328)
    • Giugno 2012 (287)
    • Maggio 2012 (258)
    • Aprile 2012 (218)
    • Marzo 2012 (255)
    • Febbraio 2012 (247)
    • Gennaio 2012 (259)
    • Dicembre 2011 (223)
    • Novembre 2011 (267)
    • Ottobre 2011 (283)
    • Settembre 2011 (268)
    • Agosto 2011 (155)
    • Luglio 2011 (204)
    • Giugno 2011 (262)
    • Maggio 2011 (273)
    • Aprile 2011 (248)
    • Marzo 2011 (255)
    • Febbraio 2011 (233)
    • Gennaio 2011 (253)
    • Dicembre 2010 (237)
    • Novembre 2010 (187)
    • Ottobre 2010 (159)
    • Settembre 2010 (148)
    • Agosto 2010 (75)
    • Luglio 2010 (86)
    • Giugno 2010 (76)
    • Maggio 2010 (75)
    • Aprile 2010 (66)
    • Marzo 2010 (79)
    • Febbraio 2010 (73)
    • Gennaio 2010 (74)
    • Dicembre 2009 (74)
    • Novembre 2009 (83)
    • Ottobre 2009 (90)
    • Settembre 2009 (83)
    • Agosto 2009 (56)
    • Luglio 2009 (83)
    • Giugno 2009 (76)
    • Maggio 2009 (72)
    • Aprile 2009 (74)
    • Marzo 2009 (50)
    • Febbraio 2009 (69)
    • Gennaio 2009 (70)
    • Dicembre 2008 (75)
    • Novembre 2008 (77)
    • Ottobre 2008 (67)
    • Settembre 2008 (56)
    • Agosto 2008 (39)
    • Luglio 2008 (50)
    • Giugno 2008 (55)
    • Maggio 2008 (63)
    • Aprile 2008 (50)
    • Marzo 2008 (39)
    • Febbraio 2008 (35)
    • Gennaio 2008 (36)
    • Dicembre 2007 (25)
    • Novembre 2007 (22)
    • Ottobre 2007 (27)
    • Settembre 2007 (23)
  • Aprile 2026
    L M M G V S D
     12345
    6789101112
    13141516171819
    20212223242526
    27282930  
    « Mar    
  • Leggi gli ultimi articoli inseriti

    • LA FINANZA INDAGA SU UNA NO PROFIT “VICINA” AI SOVRANISTI CHE AVREBBE INTASCATO SOLDI IN CAMBIO DI INVITI PER EVENTI ALLA CAMERA E AL SENATO
    • IL CAPITANO SALVINI HA PERSO LA BUSSOLA. IL FLOP DEL RADUNO DEI SOVRANISTI A MILANO, CON PIAZZA DEL DUOMO SEMIVUOTA, CONFERMA CHE IL LEGHISTA È NEL PALLONE, MENTRE LA GALASSIA POPULISTA CHE VOLEVA RADUNARE STA ANDANDO IN PEZZI, TRA LA DISFATTA DI ORBAN, GLI INSULTI DI TRUMP AL PAPA E LA “SCOMUNICA” AMERICANA DELLA MELONI
    • SALVINI NON CONOSCE NEANCHE LE LEGGI CHE HA VOLUTO
    • DIETRO LA BOMBA PIAZZATA FUORI DALLA CASA DI SIGFRIDO RANUCCI CI SAREBBE UN POLITICO LEGATO ALLA CAMORRA: SECONDO UNA LETTERA ANONIMA ARRIVATA A “REPORT”, UN “DEPUTATO” DELLA PROVINCIA DI CASERTA AVREBBE FATTO DA TRAMITE TRA GLI ESECUTORI E I MANDANTI
    • BARCHINI ARMATI SUPERVELOCI, DRONI, MINE MARINE, RAZZI E MISSILI A CORTO RAGGIO: ECCO COME FUNZIONA LA “DIGA” NELLO STRETTO DI HORMUZ, DA CUI TRANSITA UN QUINTO DEL PETROLIO MONDIALE
    • DONALD, IN IRAN HAI FATTO CILECCA. SECONDO L’INTELLIGENCE USA, DOPO OLTRE UN MESE DI GUERRA, L’IRAN HA ANCORA IL 70% DEI MISSILI BALISTICI CHE AVEVA PRIMA DELL’INIZIO DEL CONFLITTO E CIRCA IL 60% DEI LANCIATORI
  • Commenti recenti

    • Log In

      • Accedi
      • Feed dei contenuti
      • Feed dei commenti
      • WordPress.org
    • Credits: G.I





    Usiamo i cookie anche di terze parti autorizzate. Continuando a navigare su questo sito, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.
    PreferenzeCONTINUA
    Manage consent

    Privacy Overview

    This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
    Necessary
    Sempre abilitato
    Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
    CookieDurataDescrizione
    cookielawinfo-checbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
    cookielawinfo-checbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
    cookielawinfo-checbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
    cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
    cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
    viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
    Functional
    Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
    Performance
    Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
    Analytics
    Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
    Advertisement
    Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
    Others
    Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
    ACCETTA E SALVA