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LA POLIZIA ISRAELIANA HA IMPEDITO AL CARDINALE PIERBATTISTA PIZZABALLA, PATRIARCA LATINO DI GERUSALEMME, DI ENTRARE NELLA CHIESA DEL SANTO SEPOLCRO PER CELEBRARE LA MESSA DELLA DOMENICA DELLE PALME: “UNA MANCANZA DI RISPETTO ALLA SENSIBILITÀ DI MILIARDI DI PERSONE IN TUTTO IL MONDO”

Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile

PAPA LEONE XIV: “SIAMO PIÙ CHE MAI VICINI CON LA PREGHIERA AI CRISTIANI DEL MEDIO ORIENTE, CHE NON POSSONO VIVERE PIENAMENTE I RITI DI QUESTI GIORNI”… TAJANI CONVOCA L’AMBASCIATORE ISRAELIANO PER CHIARIMENTI

“Questa mattina, la polizia israeliana ha impedito al Patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Capo della Chiesa Cattolica in Terra Santa, e al Custode di Terra Santa, monsignor Francesco Ielpo, Custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro, di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, mentre si recavano a celebrare la Messa della Domenica delle Palme.
I due sono stati fermati lungo il percorso, mentre si recavano privatamente e senza alcuna connotazione di processione o cerimoniale, e sono stati costretti a tornare indietro”. Lo rende noto il Patriarcato di Gerusalemme.”Questo episodio – spiega la nota – costituisce un grave precedente e manca di rispetto alla sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo che, durante questa settimana, guardano a Gerusalemme”.
“Impedire l’ingresso al Cardinale e al Custode, che detengono la più alta responsabilità ecclesiastica per la Chiesa Cattolica e i Luoghi Santi – continua – costituisce una misura manifestamente irragionevole e sproporzionata. Questa decisione affrettata e fondamentalmente errata, viziata da considerazioni improprie, rappresenta un’estrema violazione dei principi fondamentali di ragionevolezza, libertà di culto e rispetto dello status quo”.
Da quando è scoppiata la guerra in Medio Oriente, il 28 febbraio, le autorità israeliane hanno vietato i grandi assembramenti, anche nelle sinagoghe, nelle chiese e nelle moschee. Gli assembramenti pubblici sono limitati a circa 50 persone.
Proprio per questo il Patriarcato Latino aveva già annunciato la cancellazione della tradizionale processione della Domenica delle Palme, che normalmente si snoda dal Monte degli Ulivi verso Gerusalemme e attira ogni anno migliaia di fedeli. Ma il divieto di assembramenti non sembra spiegare lo stop di oggi al cardinale Pizzaballa. La polizia israeliana ha annunciato al Times of Israel un comunicato per spiegare l’accaduto.
“All’inizio della Settimana Santa, siamo più che mai vicini con la preghiera ai
cristiani del Medio Oriente, che soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i Riti di questi giorni santi.
Proprio mentre la Chiesa contempla il mistero della Passione del Signore, non possiamo dimenticare quanti oggi partecipano in modo reale alla sua sofferenza”, “eleviamo la nostra supplica affinché” il Signore “sostenga i popoli feriti dalla guerra e apra cammini concreti di riconciliazione e di pace”. Lo dice il Papa all’Angelus, pronunciato poco dopo la denuncia del Patriarcato di Gerusalemme.

(da agenzie)

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COSA NON TORNA NELLA STORIA DEL CONTROLLO “PREVENTIVO” DI POLIZIA CONTRO ILARIA SALIS

Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile

NEL MIRINO LA GESTIONE DELL’ISPEZIONE DA PARTE DELLA POLIZIA E I MOTIVI DI UN’OPERAZIONE ANOMALA CONTRO UN’EUROPARLAMENTARE

Ieri la polizia si è presentata nella camera d’albergo dell’eurodeputata di Avs Ilaria Salis per un controllo “preventivo” poco prima della manifestazione No Kings a Roma. La Questura ha reso noto che si è trattato di un “atto dovuto” dopo la “segnalazione da parte di un Paese terzo”, la Germania e “sulla base di un sistema di collaborazione internazionale tra forze di polizia che è immutato da anni”. Ma il caso solleva parecchi dubbi. La gestione dell’ispezione da parte della polizia e i motivi di un controllo inusuale condotto contro un’europarlamentare alimentano le polemiche.
Era stata la stessa Salis a dare notizia del controllo, con post diffuso sui suoi social ieri mattina. “La Polizia si è presentata all’alba nella mia stanza d’albergo”, aveva raccontato collegando l’ispezione alle restrizioni imposte dal decreto Sicurezza nei confronti di chi manifesta. Nel pomeriggio infatti, Salis era attesa al corteo No Kings a Roma.
All’inizio dunque, si era ipotizzato si trattasse di un fermo preventivo, introdotto dall’ultimo pacchetto sicurezza, che in occasione di manifestazioni o eventi pubblici consentirebbe agli agenti di trattenere fino a 12 ore persone sospette. In realtà come si è appreso in un secondo momento, la richiesta sarebbe arrivata dalla Germania. La Questura ha precisato che “in nessun caso e in nessun modo” il controllo aveva a
che fare con il dl Sicurezza o con il corteo No Kings. L’operazione rientrerebbe nell’ambito dei controlli specifici di persone nello spazio Schengen, disciplinati dal regolamento EU 2018/1862.
Ciascuno Stato che aderisce al sistema di informazioni Schengen può effettuare delle segnalazioni nei confronti di determinate persone, i cosiddetti “alert”, che fanno scattare l’azione di polizia del Paese in cui viene individuato il soggetto segnalato. I controlli devono rispettare le norme e le procedure di diritto interno e gli Stati che aderiscono al SIS Schengen non possono sottrarsi dall’eseguirli.
Nel caso di Salis, la Germania avrebbe emesso un alert per la vicenda che ha portato l’ex insegnante essere rinchiusa per oltre un anno in un carcere a Budapest, in Ungheria, perché accusata dell’aggressione di militanti neonazisti durante un corteo. La segnalazione sarebbe apparsa su Web Alloggiati, il sistema che impone alle strutture ricettive di rendere note alle autorità le generalità del cliente.
Secondo quanto si apprende da fonti interne l’alert sarebbe partito già alcune settimane fa, al suo attraversamento del confine di un Paese dell’area Schengen, sulla base dei presunti rapporti tra Salis e Hammerbande. Il gruppo di estrema sinistra sarebbe coinvolto in alcuni procedimenti, in Germania e in Ungheria, a seguito di aggressioni e disordini in piazza.
La questione è che Ilaria Salis è un’eurodeputata e in quanto tale gode dell’inviolabilità garantita dall’articolo 68 della Costituzione, protegge i parlamentari da arresti, perquisizioni o limitazioni della libertà personale senza autorizzazione della Camera di appartenenza.
Sul punto è intervenuto il dem, ex ministro della Giustizia, Andrea Orlando: “Quali sono le ragioni per le quali si è’ lesa l’inviolabilità del parlamentare? Indagini? Prevenzione di reati? In camera? È stata coinvolta la magistratura? Perché non c’era discrezionalità? Si doveva andare per forza in hotel all’alba?”, sono le domande emerse nelle ultime ore.
Il Questore di Roma, Roberto Massucci, ha precisato che il controllo è stato “atto dovuto, da una segnalazione proveniente da un paese europeo, che non consente margine di discrezionalità negli adempimenti richiesti alle autorità italiane”. Il tutto è “avvenuto su richiesta di un Paese estero e sulla base di un sistema di collaborazione internazionale tra forze di polizia che è immutato da anni”
A quanto si apprende dagli organi di stampa però, nella sala operativa della Questura qualcosa si sarebbe inceppato. Nessuno infatti, avrebbe collegato il nome del soggetto da controllare all’europarlamentare facendo accadere il fattaccio.
Il Viminale inoltre non sarebbe stato messo al corrente. Un aspetto che, se confermato, farebbe emergere un buco nel flusso di informazioni tra Questura e ministero, entrambi deputati a garantire la sicurezza pubblica.
Dall’altra parte, Salis non crede che il Viminale sia stato bypassato. “La polizia risponde al ministero dell’Interno, se il ministero non ne sapeva niente è ugualmente grave”, ha dichiarato ieri. “Si tratta di un fatto molto grave, ed è molto particolare che siano così zelanti nell’effettuare un controllo su una segnalazione estera su un volto noto dell’opposizione, proprio il giorno di un corteo nazionale”.
Per l’eurodeputata, il collegamento con il corteo No Kings sarebbe evidente. “Mi hanno rivolto tutta una serie di domande, che riguardavano il mio arrivo a Roma, quando sarei arrivata, come sarei arrivata…Ma anche domande che riguardavano la manifestazione. Se avevo intenzione di recarmi alla manifestazione ‘No Kings’, se addirittura avevo oggetti pericolosi per la manifestazione”, ha detto raccontando l’episodio. “Il controllo si è protratto per circa un’ora e poi insomma si è concluso, ma non mi hanno rilasciato alcun verbale”, ha assicurato. Che ci sia stata una falla nelle comunicazioni tra ministero e Questura o che sia stata un’operazione intenzionale effetto delle nuove misure sulla sicurezza, la vicenda resta comunque opaca e con dei nodi ancora tutti da sciogliere.
(da Fanpage)

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“L’HANNO FATTA VERAMENTE INCAZZARE”

Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile

L’AVVERTIMENTO DI SANTANCHE’ DALLA VILLA IN VERSILIA: “LA VITA E’ LUNGA E CONTA LA SQUADRA”

«Se mi volevano fare fuori dovevano farlo quando mi indagarono», si sfoga in queste ore dal buen retiro della Versilia Daniela Santanchè con i pochi amici a cui risponde al telefono. L’arietta è mite ma dalla villa dove si è rifugiata l’ex ministra, la “casina rosa” di Marina di Pietrasanta, risuona amarezza.
«Tutto bene tutto perfetto», tiene a dire solo il compagno Dimitri Kunz, principe e imprenditore, sedicente discendente della casata D’Asburgo Lorena, che dopo le dimissioni la sta consolando con rose rosse, pranzi sul mare e passeggiate.
«Daniela però è risentita – dice chi ci ha parlato – non ha davvero gradito che
l’abbiano fatta passare da colpevole del referendum quando sul caso Visibilia non ha nemmeno il rinvio a giudizio».
La chat whatsapp del Consiglio dei ministri
Passa quasi tutto il giorno fuori casa, la Pitonessa. Pesce e bollicine al ristorante. Forse una capatina al nuovo stabilimento balneare che sta comprando il compagno, si chiamerà “Tala beach”, all’ingresso un cartello con su scritto «coming soon», tutti giurano che sarà una specie di “Twiga 2”, superglamour come negli anni ruggenti della società con Briatore.
Dalla chat whatsapp del Consiglio dei ministri Santanchè non è ancora uscita: così gli ex colleghi allora smettono di scrivere. Diffidenza, imbarazzo. Pare che nelle ultime 48 ore abbia ricevuto più chiamate di solidarietà da leghisti che da esponenti del suo partito, FdI. L’eccezione è Ignazio La Russa, il presidente del Senato, amicissimo, che in questi giorni è andato a trovarla in Versilia, proprio lui che aveva dovuto convincerla a mollare dopo la richiesta della premier Meloni.
Anche Salvini chiama Santanchè, svelano fonti del Carroccio: le esprime «dispiacere umano». Il ministro Crosetto ritwitta esprimendole vicinanza.
Lo sfogo sui social
Santanchè è una molla. Ha girato in giardino e postato sui social un video da cui filtrano messaggi in codice: «La vita è lunga e bisogna sempre ricordarsi di essere insieme, di essere una squadra» sentenzia, sorridente, rivolta agli ex collaboratori del ministero del Turismo.
Come parlare a nuora perchè suocera intenda. Un messaggio al centrodestra, agli ex colleghi ministri. Nella lettera alla premier aveva scritto che si dimetteva perché «abituata a pagare anche il contro degli altri» e tanti dentro FdI ieri confidavano una certa preoccupazione interpretando il messaggio come lo sfogo di chi al partito, specie nella prima fase, ha fortemente contribuito economicamente. I frequentatori del parco raccontano di averla vista vestita due giorni fa «col cappello tipo western» a passeggio, altri giurano di aver visto Vannacci aggirarsi giorni fa nella villa con giardino e abusi edilizi tuttora oggetto di una pratica di sanatoria in Comune a Pietrasanta. «Io ritengo che da soli non si vince mai e credo che il ministero, per carità, con i nostri limiti, in questi anni ha lavorato veramente bene» dice lei, nel video sui social, rivolta al suo ex staff. In effetti le categorie tutte hanno ringraziato l’ex ministra, dall’amicissimo presidente di FederalberghiBernabò
Bocca a Confindustria alberghi, Federturismo. «L’hanno fatta veramente inca…are» rivela un vecchio amico della “Santa”.
Gli affari di Kunz
Se non altro gli affari tengono banco in famiglia. Kunz sta rilevando due bagni in zona Fiumetto, sempre a Pietrasanta, il Felice e il Genzianella. Il primo è della famiglia dell’ex sindaco e senatore berlusconiano Massimo Mallegni, l’idea è trasformarli in stabilimento vip. La Versilia del resto pullula di affaroni balneari in questo periodo: Del Vecchio, Armani, russi, investitori della moda e del mattone, da Forte dei Marmi a Viareggio. In tanti si domandano come mai si compri e ricompri nonostante l’ombra della Bolkestein e le gare attese l’anno prossimo. A Kunz qualcosa che non sta andando come sognava tuttavia c’è: l’affare della discoteca “Flò” al piazzale Michelangelo, con vista mozzafiato su Firenze è da poco saltato. Il locale lo voleva chiamare “Santhouse”.
(da La repubblica)

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CIRCA OTTO MILIONI DI AMERICANI SONO SCESI IN PIAZZA PER PROTESTARE CONTRO DONALD TRUMP NELLE OLTRE 3.300 MANIFESTAZIONI “NO KINGS” CHE SI SONO SVOLTE IN GIRO PER GLI STATI UNITI

Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile

AL CORTEO IN MINNESOTA HA PARTECIPATO ANCHE BRUCE SPRINGSTEEN, ANTITRUMPIANO DI FERRO, CHE HA SUONATO “STREETS OF MINNEAPOLIS”, LA CANZONE SULLE VIOLENZE DELL’ICE NELLA CITTÀ AMERICANA (DOVE RENEE GOOD E ALEX PRETTI SONO STATI UCCISI DAGLI SCAGNOZZI ANTI-MIGRANTI

Almeno otto milioni di americani sono scesi in piazza contro Donald Trump nelle oltre 3.300 manifestazioni ‘No Kings’ che si sono svolte sabato. Lo riferiscono gli organizzatori, secondo i quali a manifestare sono stati 1,6 milioni di persone in più rispetto allo scorso ottobre.
Il Minnesota è “un’ispirazione per tutto il Paese. La vostra forza e il vostro impegno ci hanno detto che questa è ancora l’America e che questo incubo reazionario non prevarrà”. Lo ha detto Bruce Springsteen intervenendo alla manifestazione ‘No
Kings’ a St. Paul, in quel Minnesota dove gli agenti dell’Ice hanno ucciso due americani. Proprio a Renee Good e Alex Pretti, le due vittime, ha fatto riferimento la star. “Il loro coraggio, il loro sacrificio e i loro nomi non saranno mai dimenticati”, ha aggiunto.
In migliaia negli Stati Uniti hanno attraversato le strade delle principali città americane in imponenti proteste contro il presidente Donald Trump, unendosi alle marce e ai cortei organizzati in varie città del mondo dove in tantissimi hanno espresso la propria rabbia chiedendo la tycoon di “andare via”.
Per gli States è la terza volta in meno di un anno che gli americani scendono in piazza nell’ambito di un movimento popolare chiamato “No Kings”, il canale di opposizione più rumoroso e visibile al tycoon da quando ha iniziato il suo secondo mandato nel gennaio 2025. Il ritornello adesso è la guerra contro l’Iran che l’amministrazione a stelle e strisce ha lanciato insieme a Israele, con obiettivi e tempistiche di conclusione in continua evoluzione.
Le proteste negli Stati Uniti sono iniziate in diverse città, tra cui Washington, Boston e Atlanta, dove migliaia di persone si sono radunate in un parco per denunciare l’autoritarismo. “Nessun Paese può governare senza il consenso del popolo”, ha dichiarato all’Afp ad Atlanta Marc McCaughey, un veterano militare di 36 anni. Nella capitale, Washington, i manifestanti – alcuni con striscioni che proclamavano “Trump deve andarsene subito!” e “Combattiamo il fascismo” – hanno attraversato un ponte sul fiume Potomac per raggiungere il Lincoln Memorial, luogo di storiche manifestazioni per i diritti civili negli anni passati.
§La Cnn, da parte sua, ha documentato diverbi verbali tra i sostenitori del presidente Trump e i manifestanti del movimento No Kings a West Palm Beach, in Florida, con l’intervento degli agenti di polizia per calmare gli animi. Tra gli eventi in programma l’esibizione del leggendario rocker Bruce Springsteen, acceso critico del presidente, con la sua canzone “Streets of Minneapolis” nella città gemella di Saint Paul, capitale dello stato settentrionale.
(da agenzie)

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“SPERAVANO NELLE VIOLENZE MA HANNO RIMEDIATO UNA PACIFICA LEZIONE DI DEMOCRAZIA”: LA SINISTRA GONGOLA PER LA MANIFESTAZIONE “NO KINGS” A ROMA, A CUI HANNO PARTECIPATO CIRCA 300MILA PERSONE

Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile

NONOSTANTE L’ALLARME LANCIATO DA DUE MESI E RAFFORZATO NEGLI ULTIMI GIORNI DAL MINISTRO DELL’INTERNO PIANTEDOSI, IERI NON CI SONO STATI SCONTRI O DISORDINI

Ci sono una ghigliottina, il solito volto a testa in giù di Giorgia Meloni (stavolta in compagnia di Carlo Nordio e Ignazio La Russa). Si parla di bossoli e si chiedono dimissioni. Il popolo dei No Kings è sceso ieri in 3100 piazze in 50 stati in tutto il mondo per protestare contro la deriva autoritaria e le politiche del presidente Donald Trump, l’aumento del costo della vita e la guerra contro l’Iran e in Italia ha preso di mira anche la presidente del Consiglio e un pezzo di governo.
A sfilare a Roma sono in 300mila – secondo gli organizzatori – e oltre 700 le sigle che hanno aderito alla manifestazione, si va dalla Cgil all’Arci, Amnesty arrivando fino ad Askatasuna e gli anarchici, un insieme di associazioni, ong, movimenti studenteschi, centri sociali, partiti, sindacati uniti soltanto dal no alla guerra e dal no al governo Meloni, in pratica il popolo del No, quello che ha affossato la riforma sulla giustizia voluta da Giorgia Meloni
Mescolata agli altri manifestanti c’è una nutrita rappresentanza di Avs, dai leader Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni ma anche Ilaria Salis, Benedetta Scuderi, Elisabetta Piccolotti, Marco Grimaldi, Marilena Grassadonia. C’è una delegazione del Movimento 5 Stelle composta tra gli altri da Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S alla Camera e dai deputati, Francesco Silvestri e Gilda Sportiello.
Per il Pd ci sono solo Arturo Scotto e Marta Bonafoni e un lungo silen zio interrotto in tarda serata da Laura Boldrini, deputata e e presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, diffonde una dichiarazione per avvertire Giorgia Meloni di non poter «ignorare che c’è un’Italia che si ribella allo strapotere dei suoi alleati politici».
È un’Italia stanca di un centrodestra «servo» di Trump, della Nato e «dei sionisti», come gridano in piazza. Quindi dicono «Vattene» a Giorgia Meloni, disegnano il Board of Peace come un gabinetto e Giorgia Meloni china al «con-cesso di pace». Dicono «no all’Italia peggiore» su manifesti con il volto dell’ex ministra Daniela Santanché, inneggiano all’anarchico Cospito e alla resistenza palestinese. Mostrano le foto di Meloni, Nordio e La Russa a testa in giù accanto a una ghigliottina. […]
Subiscono la provocazione di Casapound. Una decina di militanti del movimento neofascista scende sotto la sede occupata da decenni e inizia a giocare a pallone impadronendosi anche della strada
In realtà nessuno devasta nulla. Nonostante l’allarme lanciato da due mesi e rafforzato negli ultimi giorni dal ministro dell’Interno Piantedosi, la manifestazione arriva a piazza San Giovanni senza disordini e «considerata la partecipazione superiore a quella preavvisata», la Questura accetta, quindi, di autorizzare i manifestanti ad arrivare fino a piazzale del Verano.
«È’ stata una bellissima manifestazione determinata, radicale e pacifica», afferma Nicola Fratoianni di Avs che accusa il centrodestra di aver «perso il referendum e anche la scommessa che avevano fatto sulla manifestazione di oggi. Speravano nelle violenze ma hanno rimediato una meravigliosa e pacifica lezione di democrazia».
Non la pensano allo stesso modo nel centrodestra. Sono in tanti nella maggioranza a esprimere solidarietà nei confronti di Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Carlo Nordio. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana parla di «gesti da condannare con fermezza, incompatibili con i principi democratici». La Lega affida ai social il suo commento: «a Roma è andato in scena il solito brutto spettacolo dei fanatici di sinistra. La loro furia non ci spaventa: ci rende più determinati».
(da agenzie)

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ELEZIONI ANTICIPATE A GIUGNO, IL DILEMMA DI MELONI: L’ULTIMA SPERICOLATA PROVA?

Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile

LA COALIZIONE STA CADENDO A PEZZI, NON ESCLUSO UN COLPO DI TEATRO

7 giugno 2026. Potrebbe essere questo il giorno in cui gli italiani tornano alle urne per decisione di Giorgia Meloni. Sarebbe il colpo di teatro, di cui c’è già traccia nei mille pensieri della premier e fatto adombrare – almeno come intendimento – nei retroscena dei giornali. Meloni deve infatti fare i conti non solo con la batosta referendaria ma soprattutto con la propria coalizione che se ne sta cedendo, sta infatti cadendo a pezzi.
Il governo così com’è sembra inservibile alle necessità. Il costo dell’amicizia con Donald Trump si sta rivelando tanto salato da rendere improcrastinabile una revisione del fidanzamento politico che sembrava fare immaginare una vera storia d’amore, diciamo così. Ma Meloni è nelle condizioni di chiudere con l’amico Donald passando di sfuggita da un punto stampa? Rinnegare la filosofia trumpiana del dominio del mondo attraverso le bombe senza spiegare e promuovere la sua terza via?
E con quali soldi si arriverà alla fine della legislatura se lo stato permanente di guerra porterà i mercati ad azzerare nei prossimi mesi ogni possibilità di immettere nelle tasche dei ceti sociali che più sono colpiti dalla crisi un po’ di euro?
C’è poi il buco nero dei ministeri rimasti praticamente senza titolare: quello del Turismo è la postazione meno grave, giacchè è un ministero senza portafoglio, le cui competenze sono in gran parte devolute alle Regioni.
Invece al ministero della Giustizia risiederà per troppi mesi il principale protagonista della sconfitta referendaria: Carlo Nordio. Ogni giorno uno schiaffo, l’ultimo dei quali è la richiesta dell’Unione europea all’Italia di reintroduirre il reato di abuso d’ufficio. E cosa dire del ministero delle Imprese, guidato dall’imbelle Adolfo Urso, senza più un euro da offrire alle aziende che iniziano a boccheggiare?
Portare gli italiani alle elezioni anticipate sarebbe più ancora che una prova di orgoglio, un modo per cambiare rotta e registro narrativo e provare a deviare, bruciando sul tempo le mosse del centrosinistra, l’onda lunga favorevole all’opposizione.
Con le urne, questa l’idea, Meloni tutelerebbe il primato assoluto del suo partito, magari difendendolo dagli assalti pericolosi e imprevisti della destra radicale del generale Vannacci, in una coalizione che comunque in queste settimane cambierà pelle e tenterà a far mutare i rapporti interni.
Forza Italia, l’alleata indiziata di regicidio, sarà ancora guidata da Antonio Tajani o – come la famiglia Berlusconi, (proprietaria del partito, è bene ricordarlo) chiede – non sarà invece nelle mani di una personalità esterna alla politica, magari con un leader estraneo al ceto romano e invece dentro il cerchio imprenditoriale lombardo? Una novità in casa, un nuovo competitore possibile.
Se rompe il gioco degli altri e chiama tutti alle urne, Giorgia Meloni potrà in effetti dedicarsi alla sfida finale con i progressisti a cui mancherà il tempo di realizzare le primarie. E dunque troverà Elly Schlein, la sua sfidante preferita, a contenderle palazzo Chigi.
Il guaio è che ci sono altrettanti buoni motivi, come i suoi familiari le sussurrano, di badare a non eccedere con l’audacia anche perché, visti i tempi, non è affatto detto che correre alle urne non si riveli l’ultima spericolata e perdente prova d’autore.
(da ilfattoquotidiano.it)

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CONTE “PRIMARIE APERTE A TUTTI, ANCHE VIA ON LINE”. MA SI’, COSI’ VOTANO ANCHE I SOVRANISTI E DECIDONO LORO CHI DEVE ESSERE IL CANDIDATO PROGRESSISTA

Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile

NEL PD SONO TANTI A NON VOLERNE… CONTE: “SE VINCESSI LE PRIMARIE, LA PRIMA COSA CHE FAREI E’ CHIAMARE PUTIN PER UN NEGOZIATO”: COME NO, ASPETTA LA TUA TELEFONATA PER PORRE FINE ALLA GUERRA, QUESTO VIVE NEL MONDO DEI SOGNI

Prima scena: in mattinata Giuseppe Conte entra a braccetto con Riccardo Magi alla convention di Più Europa a Roma. Un’immagine che colpisce, visto che Magi è stato sempre un deciso fautore degli aiuti militari all’Ucraina. Ma quando arriva Elly Schlein – inizialmente prevista in collegamento – l’avvocato è già andato via. Seconda scena: Conte arriva nella sede del Fatto per registrare Accordi&Disaccordi, in onda sul Nove. Il cronista gli fa notare il trambusto provocato dalla sua apertura alle primarie. E l’ex premier sorride: “Ma come, se sono stato l’ultimo a parlarne”.
Più di qualcosa si muove nel centrosinistra. Con Conte che alla convention ribadisce quanto già detto giorni fa: “Non dobbiamo acquistare il gas russo fino a quando non ci sarà un trattato di pace”. Sillabe che gli valgono perfino il plauso di Filippo Sensi, della destra dem. Poi scandisce: “L’Europa dovrebbe rafforzare la difesa comune europea, che non ha nulla a che vedere col piano di riarmo”. Lo ha già detto e scritto varie volte, ma Enrico Borghi (Iv) si infiamma comunque: “Bene la svolta di Conte, ora andiamo alle primarie”. Ergo, nel centrosinistra la voglia di battere le destre, stordite dal referendum porta a una forzata urgenza di unità. Su cui pesa però la competizione tra Conte e Schlein, in lotta per la posizione di guida della coalizione.
Così la segretaria dem ribadisce il “giusto sostegno” a Kiev, mentre propone un tavolo “anche sulle cose su cui non siamo d’accordo”. La politica estera, prima di tutto. Certo, a volere le primarie sono soprattutto loro due, l’ex premier e Schlein. Conte, dato in vantaggio da tutti i sondaggisti – “ma i sondaggi lasciano il tempo che trovano” sminuisce – semina paletti: “Dovremo farle dopo il programma, perché oggi trionferebbero i personalismi. E comunque non con regole da partiti: dovranno essere aperte a tutti”. Quindi anche online. Non solo: a Luca Sommi che gli chiede se vorrebbe Matteo Renzi nell’alleanza, risponde: “Chi starà dentro lo deciderà l’adesione a un preciso programma. Ma su giustizia e politica estera dovremo avere posizioni chiare, e io non accetterò negoziati preventivi su ministeri…”. Con aggiunta: “Se dovessi prevalere in eventuali primarie, io chiamerei subito Putin per aprire un negoziato”.
Nel Pd è tutta una manovra. “Prima il programma” sembra una sorta di acronimo per dire “Primarie del poi, ovvero del mai”. Le vuole solo il circolo ristretto attorno a Schlein. Tutti gli altri sono perplessi, se non contrari. Non credono che la candidata premier giusta sia lei, ma non sanno come fermarla.
Eccezion fatta per Goffredo Bettini – avrebbe già un accordo col leader del M5S – gli altri sono in difficoltà. Per esempio, si ragiona, davvero uno come Roberto Speranza, già ministro della Salute nel Conte-2, sosterrebbe la segretaria? Il più occupato nel cercare un’alternativa, possibilmente con un tavolo, è Dario Franceschini. Oggi celebrerà in un’iniziativa a porte chiuse a Roma i 50 anni della Dc. Presenti, tra gli altri, Pier Ferdinando Casini, Bruno Tabacci e Pierluigi Castagnetti. Tra i più impegnati, peraltro, a trovare un anti-Schlein, che però potrà materializzarsi solo senza primarie. Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, non ha la forza per correre ai gazebo, dicono. Silvia Salis, sindaca di Genova, è contraria alle primarie: è considerata da molti la miglior candidata premier, aspetta l’invito. Franco Gabrielli, ex capo della Polizia, è stato tirato in ballo da Renzi, ma a correre non ci pensa proprio. Mentre Rosy Bindi propone un federatore per il programma. Gli indizi portano a Pier Luigi Bersani. O a lei stessa.
(da Il Fatto Quotidiano)

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IMMOBILI, SOCIETA’: ECCO TUTTI GLI AFFARI DI GOVERNO

Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile

UN VIA VAI DI AFFARI PRIVATI CHE INCROCIANO IL RUOLO DI MINISTRI, SOTTOSEGRETARI E PARLAMENTARI

Un via vai di affari privati che incrociano il ruolo di ministri, sottosegretari o parlamentari. La vicenda dell’ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, è solo la più rumorosa, a braccetto con la storia di Daniela Santanchè. Ma l’impasto di interessi personali e ruolo istituzionale è una consuetudine diffusa nella destra italiana. Intrecci che spesso sfociano in palesi conflitti di interessi. Del resto non esiste ancora una legge seria che regoli la materia, che a differenza di altri paesi è considerata una questione marginale. In Germania, Francia, Inghilterra, le dimissioni arrivano per molto meno senza dover aspettare un “caso Bisteccheria” alla Delmastro, che nel pieno del suo mandato ha pensato bene di investire assieme alla figlia di un prestanome dei clan romani.
C’è un caso molto recente di attività e ruoli che si intrecciano, la vicenda riguarda, come è in grado di rivelare Domani, Luigi Sbarra, sottosegretario al Sud ed ex segretario Cisl, che non ha mai reciso il cordone con il sindacato. Con tutti i benefici del caso per l’organizzazione sindacale, oggi guidata da Daniela Fumarola, e le rispettive emanazioni. Palazzo Chigi, a metà marzo, ha concesso un affidamento diretto, da 90mila euro, alla Fondazione Ezio Tarantelli, che di fatto è il centro studi della Cisl. Fondazione in cui Sbarra risulta tuttora componente del comitato di gestione. Un cortocircuito. Gli uffici del sottosegretario fanno capo alla presidenza del Consiglio e lo stanziamento è stato ufficialmente messo a disposizione dal dipartimento della Coesione, guidato dal meloniano Tommaso Foti, altra struttura di Palazzo Chigi. E ancora: l’affidamento di 90mila euro ha durata di un anno e riguarda «la realizzazione di prodotti tecnico-scientifici relativi all’attuazione di attività concernenti al piano nazionale della famiglia». Un progetto affine alle politiche sulla famiglia, delegate alla ministra Eugenia Roccella. Il sottosegretario dichiara di non sapere nulla di questo affidamento. «Al momento della nomina a sottosegretario, avvenuta in data 12 giugno 2025, Sbarra ha rassegnato le dimissioni da tutti gli organismi collegiali e da qualsiasi ente, associazione, fondazione sindacale e non», fa sapere l’ufficio stampa. Non solo: «I funzionari della fondazione ci hanno confermato di avere chiesto l’aggiornamento delle scritture e di avere effettuato da poco un sollecito in tal senso. Il dato inveritiero deriva da tale intempestività». Insomma il sottosegretario ha lasciato, ma la Camera di commercio dice altro. In attesa di aggiornamento.
Dal cibo alla salute
Una delle passioni della destra degli affari è poi la ristorazione. Per una tagliata al sangue bastava rivolgersi – fino a qualche settimana fa – a Delmastro, alla sua Bisteccheria d’Italia, nel quartiere Tuscolano, a Roma. Lì c’era il locale suo e della giovanissima prestanome del padre, a sua volta uomo del boss Senese.
Per la cacio e pepe, invece, meglio bussare al parlamentare, e tra i leader di Fratelli d’Italia nel Lazio, Paolo Trancassini, proprietario del ristorante di famiglia la Campana (di recente sottoposto a lavori di ristrutturazione), nel cuore della capitale, tra via della Scrofa, sede del partito di Giorgia Meloni e i palazzi della politica. Proprio a Montecitorio, da deputato questore, vigila sulla Cd servizi, società in house della Camera, che ha nei servizi di ristorazione una delle principali attività.
La passione dei meloniani per la cucina arriva fino a Trezzano sul Naviglio, a Milano, dove Marco Osnato, presidente della commissione Finanze alla Camera, è socio di un ristorante di pesce. Ma non di solo cibo si nutre la destra che investe nelle attività private.
C’è la compravendita di immobili, dove è attivo il presidente del Senato, Ignazio La Russa, anche attraverso la famiglia.
La seconda carica dello Stato si divide tra la famiglia del bosco, la difesa di Santanché e qualche affare di famiglia nel tempo libero. La memoria torna alla villa, in zona Forte dei Marmi, immersa nel verde del parco della Versiliana, 350 metri quadrati su tre livelli, con giardino e piscina. E a quell’affare incredibile fatto tre anni fa dalla consorte del presidente del Senato, Laura De Cicco, e dal compagno dell’allora ministra Santanchè, Dimitri Kunz. Avevano comprato e rivenduto in meno di un’ora la stessa magione guadagnando un milione di euro. Passano due anni, ma non la voglia di fare affari con il mattone. Nel giugno 2025 proprio De Cicco, come procuratrice del marito La Russa, ha venduto un appartamento a 280mila euro in una palazzina in un comune in provincia di Vercelli. La parte venditrice «dichiara di aver ricevuto la somma prima d’ora dalla parte acquirente», si legge nell’atto tramite vaglia e assegni. A guardare in Camera di commercio il presidente del Senato mantiene ancora il suo ruolo di socio accomandante nella società Interiblea sas che si occupa di beni immobili e affitti, gestita dalla moglie, ma anche in Gibson dove possiede anche una quota.
In questa srl, impegnata nello stesso settore, ci sono anche l’ex deputato Massimo Corsaro e Sergio Conti, quest’ultimo in passato processato e assolto, imputato prima per estorsione e poi per esercizio arbitrario delle proprie ragioni, reato che prevede una querela di parte, mai presentata dalla presunta vittima. Un passato di incroci pericolosi con soggetti vicini alla ‘ndrangheta. Il caso è stato nuovamente al centro delle cronache tre anni fa, ma La Russa è ancora lì: in società con lui.
Quote societarie erano nelle mani anche di Guido Crosetto, il potente ministro della Difesa, che le deteneva in tre srl insieme ai fratelli Mangione nel settore dell’accoglienza e dei B&B. Passato burrascoso per i Mangione, in informative e carte giudiziarie sono stati accostati a nomi di peso della criminalità romana come Massimo Carminati. Accostamenti che sono stati sempre respinti dagli imprenditori: il boss Carminati era solo un cliente del ristorante.
Lo scorso novembre Domani ha raccontato la cessione delle quote da parte di Crosetto con incasso di 250mila euro. «Le quote societarie citate sono state cedute al prezzo che corrisponde, peraltro neanche interamente, ai capitali investiti ed ai finanziamenti, tutti tracciati e regolari effettuati da un libero cittadino italiano che oggi è ministro», aveva confermato. Poi c’è il settore della sanità privata dove giganteggia Antonio Angelucci, deputato della Lega (nella precedente legislatura con Forza Italia) capostipite della dinastia della sanità privata, con il gruppo San Raffaele, beneficiario di milioni di euro di fondi pubblici oltreché di rottamazioni fiscali varie di cui il suo gruppo ha beneficiato. Ufficialmente ha lasciato tutto agli eredi. Ma Angelucci è anche fondatore di un polo editoriale. Sotto il suo controllo ci sono i quotidiani Libero, Il Giornale e Il Tempo.
Ci sono poi dirigenti di governo, come il capo di gabinetto, Gaetano Caputi, che ha avuto interessi societari in varie realtà anche durante il proprio mandato a Palazzo Chigi. E, intanto, di recente ha rinnovato la «consulenza professionale in ambito scientifico e giuridico con Notartel s.p.a.» per la cifra di 50mila euro, che si somma ai vari incarichi come quello di presidente (fino al marzo 2027) dell’organismo indipendente di valutazione dell’Ismea, ente del ministero della Agricoltura, di Unirelab (15mila euro), società in house del dicastero di Francesco Lollobrigida, e di componente dell’Oiv del ministero della Difesa (20mila euro all’anno). Non ci sono imprese di mezzo, ma la professione di vigilante di Caputi.
Insomma, non ci sono solo volti mediatici, come l’ex ministra Santanchè, che fino all’incarico governativo aveva una serie di interessi imprenditoriali, dagli stabilimenti balneari, il Twiga, all’editoria con Visibilia, foriera poi di guai giudiziari. Il suo possibile erede, Gianluca Caramanna, che tra partito e consulenze varie nelle regioni governate dalla destra, ha gestito l’affittacamere “Gianluca Caramanna”, in via XX Settembre, nel centro di Roma, ceduto a due signori nati nelle Filippine e amministrata dall’indiano Jacob Thottapallil.
Tra i ministri che coltivano interessi privati c’è quello dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, socio della E-co, società che opera nel campo della ricerca nelle tecnologie per la mobilità del futuro.
Alle spalle di ministri e sottosegretari, vecchi o futuribili, ci sono poi i parlamentari meno noti, come Luca Squeri, deputato di Forza Italia e segretario della commissione Attività produttive alla Camera, che è proprietario di una pompa di
benzina. Ma risulta anche consigliere Figisc service, una srl che si occupa del marketing e della promozione degli impianti della distruzione di carburanti.
La società è al 90 per cento della Federazione italiana che tutela i gestori degli impianti di carburante e al 10 per cento dell’Associazione nazionale imprese servizi autostradali, due lobby del settore che hanno un loro naturale interlocutore a Montecitorio. Nel centro nevralgico delle scelte sulle politiche energetiche. La capogruppo di FdI in commissione Bilancio alla Camera, Ylenja Lucaselli, è la principale azionista (con il 30 per cento delle quote, insieme alla Day Advisory Group) della Hc Consulting, amministrata dal marito, Daniel Hager. La società si occupa di servizi legati alle operazioni doganali. Altra materia di cui il Parlamento si occupa.
Sotto gli affari
Al ministero dell’Economia c’è come sottosegretaria la forzista Sandra Savino. È socia della Esse re, detiene il 20 per cento delle quote. Una srl che si occupa dell’acquisto e della vendita di terreni e beni immobili e che, a sua volta, detiene quote di minoranza di un’altra sigla: la Esse.Data, quelle di maggioranza sono in mano al figlio. Una srl impegnata nell’offerta di servizi di raccolta ed elaborazione dati, relativi anche alla contabilità, per imprese e aziende. Tra il 2025 e il 2026 alla srl sono arrivati due affidamenti, in tutto 50mila euro, per il servizio di gestione degli adempimenti amministrativi del personale dell’istituto Rittmeyer per ciechi, un istituto regionale commissariato che, nei mesi scorsi, ha messo all’asta tre immobili per ripianare i debiti. «Si tratta di aziende di famiglia, la mia partecipazione è priva di qualsiasi ruolo gestionale o potere di indirizzo. L’istituto richiamato non è di competenza statale. Non sussiste alcuna situazione, diretta o indiretta, di conflitto di interessi», dice Savino.
Altro ministero, altro sottosegretario. Si tratta di Marcello Gemmato, fedelissimo di Giorgia Meloni. Ha mollato, dopo polemiche e spot per la sanità privata, le quote di una srl, la Therapia di Bitonto, che ha finanziato in passato anche Fratelli d’Italia. Ma ha ancora un piede nella farmacia storica di famiglia. E anche questa, nemmeno a dirlo, ha sostenuto il partito. La farmacia resta il mondo di riferimento di Gemmato. Un ministro ombra che con quello vero manco parla più. Orazio Schillaci da una parte, Gemmato il farmacista-sottosegretario dall’altra.
(da EditorialeDomani)

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IL PAESE PIU’ STRANO DEL MONDO

Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile

“AMICI DI TUTTI, NEMICI DI NESSUNO”

«Amici di tutti, nemici di nessuno» è uno slogan sospettabile di ingenuità bonacciona da un lato, di opportunismo ruffiano dall’altro.
Oppure — terza possibilità — è un concetto di qualche decennio o secolo più avanti rispetto al presente della politica internazionale, che sembra dominata dall’«amici di nessuno, nemici di tutti».
Stiamo parlando dell’Oman (vertice sudorientale della Penisola Arabica) e della dottrina del suo fondatore, il defunto sultano Qaboos (Kabús), che Anna Lombardi, su questo giornale, sceglie come incipit del suo reportage da quel Paese così “strano” nella sua ostinata neutralità, amico dell’America, in buoni rapporti con l’Iran, estraneo alle feroci ostilità tra Islam sunnita e sciita, lontanissimo dal fondamentalismo, meta turistica sempre più frequentata benché del tutto dissimile dal cliché un po’ pacchiano e imbellettato — tutto grattacieli, luminarie e lusso — dei vicini Paesi del Golfo.
Dell’Oman, fino a poco tempo fa, era molto raro sentir parlare. Se ne parla molto di più, ultimamente, perché lo schiacciamento pauroso del mondo sugli scenari di guerra e sulla forza bruta rende quasi esotico il racconto di un posto così pacifico, dunque così differente.
Sicuramente qualcuno saprà spiegarci per quali connessioni di interessi economici e di opportunità strategiche quel Paese, almeno fino a oggi, è riuscito a mantenersi al di fuori della mischia. Per ora ci accontentiamo di sapere che un luogo simile esiste, e per giunta è a un passo dalle incandescenze mediorientali. Gli omaniti vivono accanto al rogo, ma non si bruciano. Sono comunque un’eccezione da studiare. Magari qualcosa si impara.
(da La Repubblica)

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