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GLI OLIGARCHI DI ORBAN SCAPPANO CON IL MALLOPPO: I COMPAGNI DI CORRUZIONE DELL’EX PREMIER USCENTE UNGHERESE STANNO NASCONDENDO LE LORO RICCHEZZE ALL’ESTERO

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

SECONDO IL “GUARDIAN”, JET PRIVATI CARICHI DI SOLDI STANNO DECOLLANDO VERSO USA, ARABIA SAUDITA E GOLFO PERSICO. IN MOLTI STANNO CERCANDO DI PROCURARSI UN VISTO PER GLI STATES, E TROVARE RIFUGIO NELLA GALASSIA DELLE ORGANIZZAZIONI “MAGA” E TRUMPIANE, CHE DA SEMPRE SOSTENGONO IL “VIKTATOR” … IL NUOVO PREMIER, PETER MAGYAR, HA PROMESSO DI FARE PIAZZA PULITA, ESORTANDO IL PROCURATORE GENERALE E IL CAPO DELLA POLIZIA (NOMINATI DA ORBAN) A “FERMARE I CRIMINALI”

L’operetta da fine impero si è arricchita di un altro, penoso atto. Gli oligarchi orbaniani, i compagni di banco e di corruttele che per sedici anni hanno accumulato oscene ricchezze in Ungheria all’ombra dell’autocrate, le stanno precipitosamente spostando all’estero.
Il Guardian racconta di jet privati carichi di soldi che stanno decollando da Vienna, di capitali spostati all’estero, di qualcuno che sta cercando di procurarsi un visto per trovare rifugio nella galassia delle organizzazioni Maga, quelle dei trumpiani che hanno da sempre sostenuto Orbán.
Secondo il giornalista d’inchiesta Szabolcs Panyi, gli americani hanno preparato da tempo un piano B per il cerchio magico dell’ex premier.
Da quando Péter Magyar ha trionfato alle elezioni del 12 aprile, almeno tre esponenti del clan di Orbán hanno cominciato a spostare le loro ricchezze negli Stati Uniti, in Arabia Saudita, Oman o negli Emirati, ma anche in Australia e Singapore.
L’allarme è stato lanciato sabato scorso dallo stesso premier in pectore, che su X ha denunciato il tentativo degli “oligarchi legati a Orbán” di nascondere i loro capitali all’estero. E alcuni ex fedelissimi dell’autocrate avrebbero “ritirato i bambini dalle scuole” e si sarebbero “affidati a personale di sicurezza fidato” per scappare dall’Ungheria.
Magyar ha esortato dunque il procuratore generale – un uomo vicino a Orbán -, il capo della polizia e il responsabile dell’ufficio delle tasse a “fermare i criminali” e a “non consentirgli di fuggire”
L’esempio più clamoroso – ed anche il principale indiziato di preparare un clamoroso fugone all’estero – è l’ex idraulico fallito e amico di infanzia dell’ex premier, Lorinc Meszaros, asceso in questi sedici anni a uomo più ricco d’Ungheria.
(da agenzie)

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I FESTINI ALLA TENUTA “GIN TONIC”, LA SCOMPARSA DELLA MADRE NATURALE DEL BAMBINO IN ADOZIONE: TUTTO QUELLO CHE NON TORNA NELLA GRAZIA A NICOLE MINETTI

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

COME HA FATTO IL MINORE A ESSERE OPERATO NEGLI USA NEL 2021, SE L’EX IGIENISTA DENTALE E IL SUO COMPAGNO, GIUSEPPE CIPRIANI, HANNO OTTENUTO LA PATRIA POTESTÀ SOLO DUE ANNI DOPO? … IL BAMBINO, CHE NELL’ISTANZA DI CLEMENZA VIENE DESCRITTO COME “ABBANDONATO ALLA NASCITA”, IN REALTÀ HA UNA MADRE E UN PADRE, A CUI LA COPPIA MINETTI-CIPRIANI HA FATTO CAUSA …LE OMBRE SULLE SERATE NEL VILLONE “GIN TONIC” A PUNTA DEL ESTE, NICOLE MINETTI AVREBBE AVUTO UN RUOLO DI MADAMA, SCEGLIENDO LE ESCORT: “ESTA CHICA ME GUSTA, ESTA NO”… PERCHÉ IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA NON HA RILEVATO TUTTI QUESTI ELEMENTI NELL’ISTRUTTORIA?

C’è una versione ordinata, costruita con cura, depositata agli atti. Ed è la versione su cui si fonda la grazia concessa a Nicole Minetti: una storia di redenzione personale, di reinserimento, di volontariato. E soprattutto la storia di un bambino malato, abbandonato alla nascita, che ha bisogno della madre per curarsi. È questo il cuore della memoria difensiva firmata dall’avvocata Antonella Calcaterra: la pena non serve più, la vita è cambiata, la priorità è il minore.
Ma quando quella versione viene messa accanto ai fatti emersi in queste ore tutto smette di essere lineare. E si apre una sequenza di contraddizioni che non riguardano dettagli, ma i presupposti stessi della grazia.
Fatti, è bene dirlo, che non risultano dai documenti arrivati al Quirinale: né quindi dalla istruttoria della procura generale. Né tantomeno dal lavoro del ministero della Giustizia che non ha chiesto, come pure avrebbe potuto fare, alcun supplemento di controlli prima di inviare gli atti al Colle.
La prima crepa è quella più evidente: il bambino. Nell’istanza è «abbandonato alla nascita», senza legami familiari, inserito in un istituto e poi accolto dalla coppia. È su questa immagine che si costruisce l’urgenza morale.
Ma gli atti del tribunale uruguaiano raccontano altro: il bambino aveva una madre e un padre, entrambi vivi. Non solo. Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani avviano un procedimento contro di loro per ottenere la perdita della potestà genitoriale, concluso solo nel 2023. È un cambio di prospettiva radicale: da minore senza nessuno, a minore sottratto a un nucleo esistente
La seconda contraddizione è temporale e giuridica. La memoria insiste sul 2021 come passaggio decisivo: il bambino viene portato negli Stati Uniti e operato in una struttura altamente specializzata, il Boston Children’s Hospital. È il momento che giustifica tutto: l’impegno della madre, la necessità della sua presenza. Ma in quell’anno la procedura di adozione non era ancora conclusa. La potestà definitiva arriverà solo due anni dopo.
Il terzo punto riguarda proprio il pilastro clinico. L’istanza parla di una patologia grave, documentata, e di pareri contrari ricevuti in Italia che avrebbero reso necessario il ricorso a specialisti americani. Ma quei pareri — secondo quanto emerso — non risultano allegati né verificabili. I medici indicati non avrebbero mai visitato il bambino. Si parla del San Raffaele di Milano e dell’ospedale di Padova.
Di più: a Repubblica risulta che nelle verifiche già effettuate in queste ore il minore non compare nei registri delle strutture citate. Non è una questione formale: è la base su cui si regge l’atto di clemenza.
Poi c’è il contesto in cui tutto questo accade. Nella versione difensiva è un percorso di solidarietà: la coppia che frequenta l’Uruguay, sostiene un istituto per minori, apre la propria casa, costruisce relazioni. È lì che incontra il bambino. Ma altre
ricostruzioni descrivono un ambiente molto più ambiguo: un sistema segnato da diseguaglianze profonde, dove gli istituti per l’infanzia sono stati al centro di scandali, tra adozioni forzate e gestione opaca dei minori.
(da Repubblica)

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LA DECISIONE DI SILURARE BEATRICE VENEZI DALLA FENICE È PIÙ POLITICA CHE MUSICALE. A INFLUIRE CI SONO I SONDAGGI HORROR SULLE COMUNALI IN LAGUNA: IL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA, ANDREA MARTELLA, SAREBBE AVANTI SU SIMONE VENTURINI, ASSESSORE DELLA GIUNTA BRUGNARO

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

LO SCAZZO SULLA FENICE POTREBBE COSTARE FINO A 4-5 PUNTI PERCENTUALI, FORSE DECISIVI …VENEZIA È ANCHE LA CITTÀ DEL MINISTRO CARLO NORDIO, PROTAGONISTA DEL PASTROCCHIO SULLA GRAZIA A NICOLE MINETTI (E VENEZIA È LA “CAPITALE” DELL’IMPERO DI ARRIGO CIPRIANI, PATRON DELL’HARRY’S BAR, PADRE DEL COMPAGNO DELL’EX IGIENISTA DENTALE)

C’è chi informalmente dalle parti di Fratelli d’Italia sottolinea che questi dossier sono stati seguiti dal gabinetto del Guardasigilli, guidato a suo tempo proprio da Bartolozzi, ora tornata nei ranghi della magistratura. Ma c’è anche chi sostiene che Nordio, che da ministro della Giustizia ha espresso parere favorevole alla grazia, conosca bene la famiglia Cipriani, la dinastia dell’Harry’s Bar di Venezia, di cui è erede Giuseppe, il nuovo compagno di Minetti. Anche per questo il rischio che Nordio rimanga schiacciato da questa vicenda è alto.
Dopo Andrea Delmastro, Giusi Bartolozzi e Daniela Santanchè, ecco un’altra vittima sacrificale di Giorgia Meloni, che dopo la sconfitta referendaria aveva detto chiaramente di non “non voler difendere più nessuno” e di non mettere più “la mia faccia come scudo per gli errori degli altri”.
E ora a pagare è Beatrice Venezi, il cui licenziamento, anche se è opera del sovrintendente Nicola Colabianchi, porta nette le impronte digitali di Palazzo Chigi, nonostante la premier ieri con una nota si sia affrettata a sottolineare che “il z
Ma la questione, dicono le voci in arrivo dal centrodestra, ha una valenza anche più biecamente elettorale. Il 25 e 26 maggio nella Serenissima si vota per il sindaco, dopo il decennio targato Luigi Brugnaro, altro strenuo difensore della direttrice d’orchestra. E stavolta il centrodestra potrebbe perdere.
Secondo i sondaggi, è favorito di qualche punto (48% contro 42%) l’ex senatore del Pd Andrea Martella su Simone Venturini, assessore della giunta Brugnaro. Il caso Venezi in città stava terremotando anche il centrodestra e, secondo alcune rilevazioni riservate visionate a Via della Scrofa, poteva costare a Venturini fino a 4-5 punti percentuali. Forse decisivi, dato che la partita è ancora apertissima.
Tra l’altro i due aspiranti sindaci ieri si sono scontrati proprio sul caso Venezi. “Se Venturini era contrario alla sua designazione avrebbe dovuto dirlo prima, invece di condividere tutte le scelte di governo e sindaco”, l’attacco del candidato dem.
(da agenzie)

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LA IATTURA PER IL GOVERNO SI CHIAMA CARLO NORDIO: COME SI MUOVE, FA DANNI. IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA SI È DISTINTO SOLTANTO PER LE GRANE CHE HA CREATO A GIORGIA MELONI: PRIMA DEL PASTROCCHIO DELLA GRAZIA A NICOLE MINETTI, C’È STATO IL CASO ALMASRI. E POI LA CAMPAGNA FLOP PER IL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, LE DICHIARAZIONI ARDITE SULLA “MODICA QUANTITÀ” DI CORRUZIONE E IL “SISTEMA PARA-MAFIOSO” DEL CSM

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

DOPO LA NOTA DEL QUIRINALE, CARLO NORDIO HA CERCATO L’OMBRELLO DI PALAZZO CHIGI. E LO HA OTTENUTO

Un nuovo terremoto rischia di travolgere il ministro della Giustizia. Uscito sconfitto dal referendum sulla “sua” riforma, azzoppato dai casi Almasri e Bartolozzi, costretto a liquidare il sottosegretario Delmastro, Carlo Nordio finisce ancora una volta nella polvere.
La lettera con la quale la Presidenza della Repubblica gli chiede di verificare la «supposta falsità» di alcuni elementi contenuti nella domanda di grazia di Nicole Minetti getta un’ombra pesantissima sulla regolarità delle procedure seguite da Via Arenula in questa delicata vicenda.
È bastato che le agenzie di stampa battessero la notizia per far scattare l’allarme rosso al ministero. Un intero ufficio è andato in tilt. È a quel punto che Nordio ha cercato l’ombrello di palazzo Chigi, non sapendo come replicare al pesante affondo incassato. E lo ha ottenuto.
Giorgia Meloni lo ha sentito al telefono. Toni pacati, massima attenzione alla vicenda da parte della presidente del Consiglio. Un passo falso e la pedina già
claudicante della Giustizia potrebbe rotolare, come avvenuto dopo il referendum per ministri e sottosegretari sostituiti.
Nel centrodestra nessuno ha voglia di commentare. C’è chi informalmente dalle parti di Fratelli d’Italia sottolinea che questi dossier sono stati seguiti dal gabinetto del Guardasigilli, guidato a suo tempo proprio da Bartolozzi, ora tornata nei ranghi della magistratura.
Ma c’è anche chi sostiene che Nordio, che da ministro della Giustizia ha espresso parere favorevole alla grazia, conosca bene la famiglia Cipriani, la dinastia dell’Harry’s Bar di Venezia, di cui è erede Giuseppe, il nuovo compagno di Minetti. Anche per questo il rischio che Nordio rimanga schiacciato da questa vicenda è alto.
E infatti le opposizioni lo incalzano e tornano a colpire il nervo scoperto del governo. Parla di «pesanti dubbi» il coportavoce di Avs Angelo Bonelli, che annuncia un’interrogazione al ministro. Attacca anche la responsabile giustizia del Pd Debora Serracchiani: «Cosa sta aspettando Meloni a far fare un passo indietro a Nordio? Non c’è più tempo da perdere».
Secca la replica del Guardasigilli: «Prima di chiedere le mie dimissioni l’onorevole Serracchiani avrebbe dovuto rileggere, visto che è laureata in giurisprudenza, l’articolo 681 del codice di procedura penale, sui provvedimenti relativi alla grazia».
Matteo Renzi osserva: «Non conosco Nicole Minetti, ma conosco molto bene Sergio Mattarella. So che c’è una garanzia di serietà». E chiede le dimissioni non di Nordio, bensì di Meloni.
(da agenzie)

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LA FENICE, IL SOVRINTENDENTE CONTRO BEATRICE VENEZI: “L’HO VISTA UNA SOLA VOLTA IN 7 MESI”

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

PER SALVARE LA POLTRONA, ORA COLABIANCHI RIVELA IMPROVVISAMENTE CHE LA VENEZI AVEVA RIFIUTATO ANCHE UN CONFRONTO CON L’ORCHESTRA

Nicola Colabianchi, sovrintendente del Teatro La Fenice di Venezia, ha nominato direttrice musicale Beaatrice Venezi nel settembre 2025 e l’ha revocata il 26 aprile 2026. Segnalando le «reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del Maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale».
Oggi in un’intervista al Fatto Quotidiano spiega che le parole di Venezi a La Nación «mettevano in dubbio la credibilità e la competenza dell’orchestra e del teatro. Io prima ne ho preso le distanze, dopodiché la mia decisione non poteva che essere questa. La direttrice ha perso la sua posizione perché non mostrava fiducia e stima nel personale dell’istituzione».
Colabianchi dice che quando si è sentito con lei «abbiamo lavorato per la nuova stagione e le attività che Venezi doveva svolgere in teatro. Non abbiamo parlato delle dichiarazioni, non sembrava necessario». Anche se ammette di averla incontrata una sola volta in sette mesi e insieme al sindaco Luigi Brugnaro. E aggiunge di non aver concordato con Alessandro Giuli la defenestrazione di Venezi «ma lo ringrazio per la fiducia istituzionale che conferma la correttezza di quanto fatto». Anche se si dispiace «che non si sia riusciti in tutto questo tempo ad avere un incontro preliminare con l’orchestra, la direzione di un’opera. Io lo volevo assolutamente, avevo fatto diverse proposte, ma non ci siamo riusciti».
L’incontro
E quando Leonardo Bison gli chiede chi ha rifiutato l’incontro, replica: «Diciamo che non ci sono state le condizioni. Un gesto di distensione avrebbe aiutato, un incontro professionale con l’orchestra, conoscitivo, sarebbe servito».
(da agenzie)

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CASO MINETTI, ORA PARLA IL PROCURATORE BRUSA: “ABBIAMO ATTIVATO L’INTERPOL”

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

IL DETTAGLIO CHE METTE IN DIFFICOLTA’ NORDIO

Le parole del pg che diede luce verde sul caso dell’ex igienista dentale: «Il ministero, come da prassi, ci ha fornito uno specchietto con tutti gli accertamenti che vanno svolti. Questa volta non abbiamo nessuno schema, abbiamo accertamenti liberi»
«Di concerto con il procuratore generale siamo già attivati per le verifiche, dalle forze nostre di polizia a quelle dell’Interpol, con massima urgenza. Andremo avanti finché non troviamo tutti gli elementi, positivi o negativi. Ripeteremo accertamenti anche in Italia sull’autenticità di documenti sanitari ed altro. Tutte le circostanze sono oggetto di accertamento: dalle modalità di adozione all’estero alla morte del legale della madre biologica del bimbo. Se incontreremo ostacoli faremo un passo successivo per una rogatoria».
Queste le parole all’ANSA del sostituto procuratore della Corte d’Appello di Milano, Gaetano Brusa sul caso Minetti. Ieri una nota del Quirinale ha chiesto a via Arenula lumi sulle «supposte falsità» contenute nella domanda di grazia, sollevate dal Fatto Quotidiano. Dal ministero di Nordio e dal pg Gaetano Brusa arrivarono i pareri favorevoli che convinsero il Colle a firmare il decreto.
«Stavolta nessuno schema, si indaga a tutto campo»
«Abbiamo ricevuto dal ministero un’autorizzazione ampia a svolgere tutti gli accertamenti a 360 gradi. Andremo ad indagare i dati che prima non emergevano e li andremo a sviscerare con tutti gli strumenti a disposizione», ha poi aggiunto il sostituto procuratore Brusa. Riguardo al precedente mandato del ministero della Giustizia per le verifiche, avvenute nelle scorse settimane, sottolinea: «Il ministero,
come da prassi, ci ha fornito uno specchietto con tutti gli accertamenti che vanno svolti. Questa volta non abbiamo nessuno schema, abbiamo accertamenti liberi». Un aspetto non di poco conto, che responsabilizza, in un certo senso il dicastero di Nordio.
(da agenzie)

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COSI’ NICOLE MINETTI E CARLO NORDIO HANNO INGUAIATO MATTARELLA: “MA E’ COLPA DI BARTOLAZZI”

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

LA RABBIA DI MELONI E IL SILENZIO DI MATTARELLA CHE PRELUDE A QUALCOSA DI GROSSO

Su La Repubblica di oggi una vignetta di Ellekappa ritrae il ministro della Giustizia Carlo Nordio subissato dalle carte su Nicole Minetti e un fumetto: «Va graziata: è la nipote di Almasri». In effetti l’ex igienista dentale da anni continua, involontariamente, a mettere in difficoltà uomini anziani: dopo i precedenti illustri ora tocca al Guardasigilli e a Mattarella. Ieri la nota del Quirinale che chiede a via Arenula lumi sulle «supposte falsità» contenute nella domanda di grazia. E oggi sui giornali proprio Nordio fa sapere che è stata Giusi Bartolozzi a gestire la domanda di Minetti. Mentre Meloni è furiosa e il Quirinale si rinchiude in quel silenzio che di solito prelude qualcosa di grosso.
Minetti, Nordio e la grazia
«È stata lei, la Zarina. Tutta colpa sua, come al solito. Una decisione così delicata non poteva che passare per le sue mani. Come sempre, del resto. L’ha gestita lei, perché lei non ha mai lasciato spazio a nessuno», è l’incredibile virgolettato che Il Fatto Quotidiano oggi attribuisce al Guardasigilli e che speriamo venga smentito. La Zarina è stata la capo di gabinetto di Nordio prima che Giorgia Meloni nella notte dei lunghi coltelli seguita al referendum decidesse per la sua defenestrazione insieme a Delmastro e Santanchè. Ma Nordio non può dare la colpa agli altri in primo luogo perché la capa di gabinetto se l’è scelta lui e in secondo luogo perché l’ha difesa andando molto oltre il ridicolo in questi anni di governo.
Il silenzio di via Arenula
Intanto, fa sapere il giornale, al ministero tutti sono in silenzio. Non parla Vanessa Gurrieri, direttrice non togata dell’ufficio grazie. Tace Sabrina Mostarda, al vertice della direzione generale degli Affari interni. Rinvia all’ufficio stampa Antonia Giammaria che dirige gli Affari di giustizia. Ma soprattutto adesso la posizione di
Nordio si fa ancora più difficile. E il timore che stavolta sia impossibile rimanere al proprio posto si fa sempre più vivo.
Anche se, fa sapere Repubblica, Meloni ha sentito al telefono il ministro. Il Guardasigilli cerca di venirne fuori chiedendo alla procura generale presso la Corte d’appello di Milano di acquisire nuove informazioni sulla richiesta di grazia. Ovvero di fare quello che avrebbe dovuto fare il ministero prima di inoltrare la domanda di grazia al Quirinale. E c’è anche chi fa notare che la famiglia Cipriani, di cui fa parte il compagno di Minetti, è della dinastia dell’Harry’s Bar di Venezia e Nordio li conosce bene.
«Cortese urgenza»
In più, nei giorni successivi alla grazia proprio la fu consigliera regionale lombarda è tornata al centro della storia. Perché Cipriani, il suo compagno, era socio di Epstein. E lei non avrebbe cambiato vita. Per quello il Quirinale ha usato la formula della «cortese urgenza» per mettere pressione a Nordio. Il quale aggiungeva, in serata, in maniera un po’ criptica, che «nessuno degli elementi presentati in recenti articoli di stampa consta agli atti della procedura».
Significa che i giornalisti hanno indagato meglio del ministero. D’altro canto una sentenza della Corte Costituzionale dice che il presidente della Repubblica deve decidere solo in base agli atti che gli arrivano dal ministero. Quindi Mattarella è in ogni caso coperto. E quello scoperto è Nordio: con quella nota l’ha ammesso lui stesso.
La rabbia del Quirinale
«Cosa dovevamo fare, mandare i corazzieri a indagare?», è la risposta che arriva dal Colle al Corriere della Sera. Il Quirinale «non dispone di autonomi strumenti di indagine» e l’Ufficio per gli affari della giustizia del Quirinale non può fare il lavoro che spetta ai magistrati. Vero o no che l’affidamento in prova di Minetti le avrebbe reso possibile la cura del figlio di 9 anni, affetto da «grave patologia»? Fosse falso, le ragioni per l’atto di clemenza verrebbero meno.
L’errore
Ma rimane un punto importante che riguarda anche Mattarella: il silenzio. Quello del Quirinale sulla grazia finché la notizia non è stata raccontata da Mi Manda Raitre e dal Fatto. Il portavoce Giovanni Grasso aveva motivato solo
successivamente sia la firma di Mattarella sia la scelta del silenzio: «Di mezzo c’è la tutela di un minore». Con il senno di poi, è stato anche quello un errore.
(da Open)

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STORIE DIVERSE, STESSO METODO

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

LA LOGICA E’ LA STESSA: SI TROVA IL MODO, SI FIRMA IL PARERE, SI REGGONO LE POSIZIONI FINCHE’ SI PUO’… POI ARRIVA L’ORA IN CUI NON REGGE PIU’

Domenica La Fenice di Venezia ha annullato le collaborazioni future con Beatrice Venezi, difesa per mesi dalla maggioranza di governo, poi scaricata dopo un’intervista al quotidiano argentino La Nación in cui aveva accusato i musicisti di tramandare i posti «di padre in figlio». Il sovrintendente Nicola Colabianchi ha preso le distanze con la stessa velocità con cui si era accorto che il vento era cambiato. Palazzo Chigi: Meloni «non è stata coinvolta in alcun modo».
Venezi era arrivata alla Fenice per linea diretta: consigliera musicale del ministero della Cultura sotto Sangiuliano, ospite di Atreju, premiata da Federico Mollicone (FdI) «per il suo immenso talento». Il governo aveva trasformato quella vicinanza in titolo di merito. Mesi di proteste, volantini in sala: tutto resistito. Poi un’intervista a Buenos Aires e la copertura è evaporata.
Mentre Venezia festeggiava, ieri saltava fuori l’altra storia: Nicole Minetti, ex consigliera regionale lombarda condannata in via definitiva doveva a una pena complessiva di tre anni e undici mesi per favoreggiamento della prostituzione nel Ruby-bis e per peculato nella rimborsopoli lombarda, aveva ottenuto la grazia presidenziale il 18 febbraio 2026 su proposta del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Motivazione: le condizioni di salute di un minore affidatole in Uruguay. Il Fatto Quotidiano ha ricostruito che il bambino aveva entrambi i genitori viventi, e che il San Raffaele e l’ospedale di Padova, citati come strutture che avrebbero sconsigliato di operarlo in Italia, hanno smentito: quel nome non risulta nei loro terminali. Il Quirinale ha scritto a Nordio: verificare con urgenza «la fondatezza di quanto rappresentato». L’istruttoria che il ministero avrebbe dovuto fare prima di firmare il parere, la sta aprendo adesso. Anche se ieri Minetti ha liquidato come notizie “false” gli scoop del Fatto.
Sono due storie diverse. Eppure entrambe mostrano un governo convinto di gestire questioni di rilievo istituzionali con metodi decisamente poco istituzionali. La logica è la stessa: si trova il modo, si firma il parere, si reggono le posizioni finché si può. Poi arriva il momento in cui non regge più. E allora si dice che i vertici non erano coinvolti. O si apre un’istruttoria su una grazia firmata due mesi fa.
(da La Notizia)

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CI MANCAVANO SOLO NICOLE MINETTI E BEATRICE VENEZI A FAR FRANARE IL GOVERNO MELONI

Aprile 28th, 2026 Riccardo Fucile

IL GOVERNO SI RITROVA CON UNA LEGGE DI BILANCIO DA FARE SENZA SOLDI

Attenzione, caduta governi. Il segnale stradale non c’è, ma forse mai come oggi servirebbe. E basta ricapitolare i fatti delle ultime ventiquattro ore, per rendersi conto di quanto la frana post referendaria dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni non si sia arrestata, ma stia continuando a sgretolare la maggioranza di destra – e il consenso di cui gode – ogni giorno che passa.
Solo ieri, dicevamo, è esploso il caso della grazia a Nicole Minetti, ex igienista dentale, consigliera regionale e organizzatrice delle “cene eleganti” di Silvio Berlusconi, con il Quirinale che ha chiesto al ministro della Giustizia Carlo Nordio di accertare se vi fossero “supposte falsità” nella richiesta di clemenza approvata da Sergio Mattarella. Curiosità: la pratica per la grazia a Minetti è stata istruita dall’ex capo di gabinetto Giusi Bartolozzi in persona, quella che se ne sarebbe andata dall’Italia se il No avesse vinto al referendum e che è stata defenestrata da Meloni un minuto dopo il voto. Sarà interessante scoprire come mai non aveva tenuto conto delle tante anomalie scovate dall’inchiesta del Fatto Quotidiano
Distratti da Minetti, quasi ci perdevamo gli sviluppi del caso Beatrice Venezi, direttrice d’orchestra protagonista di un affaire che è il ritratto perfetto di questi quattro anni di governo Meloni. Nominata direttrice della Fenice di Venezia dopo aver esplicitato ai quattro venti le sue simpatie per la destra, Venezi viene sfiduciata dagli orchestrali di tutta Italia, che si oppongono alla sua nomina in ragione della sua conclamata inadeguatezza a svolgere una mansione così prestigiosa. Lei, non paga, spara a zero in un’intervista a un giornale argentino contro gli orchestrali della Fenice accusandoli di nepotismo e il governo fa marcia indietro, revocandole l’incarico e mostrando per l’ennesima volta le mille crepe della maggioranza. Il tutto, a un mese dalle elezioni del sindaco di Venezia, giusto per completare il capolavoro.
Distratti da Minetti e Venezi, nel frattempo, tocca tornare a Roma, dove non c’è associazione di categoria, datoriale o sindacale che non abbia bocciato il documento di finanza pubblica del governo, preludio all’ultima legge di bilancio di questa maggioranza.
Il succo è sempre lo stesso: mancano i soldi di fronte alla crisi economica causata dalla guerra in Iran di Trump e Netanyahu. E per quanto la destra ci provi ad alzare la cortina fumogena delle colpe degli altri e del destino cinico e baro, la realtà racconta altro, cioè una guerra interna alla maggioranza tra chi come il vicepremier leghista Matteo Salvini vorrebbe violare i patti di stabilità firmati da questo stesso governo con l’Unione Europea poco più di due anni fa, e tornare a comprare il gas dalla Russia dell’”amico Putin”. Contro chi, come il vicepremier di Forza Italia Antonio Tajani, non ci pensa nemmeno a muovere contro Bruxelles, contro i popolari europei e contro i cristiano democratici tedeschi. Che linea sceglierà, tra le due, la premier Giorgia Meloni? Chi preferirà scontentare?
Anche qui, insomma, voleranno stracci e cadranno massi. Roba da comiche finali, non fosse che per l’Italia, mentre il governo si impantana su Minetti e Venezi, rischia di essere una mezza tragedia.
(da agenzie)

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