Destra di Popolo.net

“CARO PAOLO, TI SCRIVO”

Luglio 21st, 2011 Riccardo Fucile

LETTERA A BORSELLINO DI ANTONIO INGROIA…A 19 ANNI DA VIA D’AMELIO I MAGISTRATI CHE HANNO LAVORATO CON LUI HANNO LETTO IN PUBBLICO LE LORO LETTERE AL COLLEGA UCCISO DA COSA NOSTRA

Antonio Ingroia, il “pupillo”, che da giovane magistrato ha lavorato prima a Marsala e poi a Palermo, fino a quel maledetto 19 luglio, ha raccontato i suoi primi passi da “giudice ragazzino” fino ad oggi, procuratore aggiunto a Palermo, l’incarico che il suo maestro aveva quando venne ucciso.

Caro Paolo, sono passati 19 anni da quel maledetto 19 luglio 1992. 19 anni che mi manchi, che ci manchi, che non ti vedo più, che non ti incontriamo più.
E mi colpisce che 19 sono anche gli anni che ci dividevano: infatti ora ti ho raggiunto, ho la tua stessa età .
Gli stessi 52 anni che avevi tu quando sei morto ed è singolare, un segno del destino beffardo, il fatto che mi ritrovo alla tua stessa età , nello stesso posto da te ricoperto (Procuratore Aggiunto alla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo).
Del resto, in questi 19 anni non ho fatto altro che inseguirti: inseguire la tua ombra, inseguire le tue orme, inseguire il tuo modello, inseguire la tua carriera (insieme a Marsala ed insieme da Marsala a Palermo, e poi fino al posto di Procuratore Aggiunto a Palermo), ma la cosa che ho più inseguito di te è stata un’altra: la Verità  sulla tua morte.
Cercando di ispirarmi ai tuoi insegnamenti: inseguire la Verità , cercarla, lottare per trovarla, senza mai rassegnazione, anzi quasi con ostinazione.
Perchè non posso rassegnarmi all’ingiustizia di una verità  dimezzata e quindi incompiuta, e perciò negata.
Perchè la piena verità  sulla tua morte terribile è sempre stata negata. Finora.
Ma a quella verità  ho diritto come tuo allievo e come tuo amico, e ne hanno ancor più diritto i tuoi figli, tua moglie, i tuoi fratelli.
E non solo i tuoi parenti, anche gli italiani onesti, di ieri e di oggi.
E quella verità  — lo sento — si avvicina, anno per anno, momento per momento.
La verità  rende liberi, ma bisogna essere liberi per poter conquistare la verità .
Tu avevi un’ossessione per la verità , specie sulla fine di Giovanni Falcone, il tuo migliore amico, quasi un fratello, e anch’io ho una specie di ossessione — lo confesso — per la verità  sulla tua morte.
Certo, se tu vedessi l’Italia di oggi resteresti impressionato per il puzzo del compromesso morale, ma saresti felice dei tanti giovani liberi che vogliono verità .
Dai quindi a loro e a noi ancora più energia e convinzione per vincere, per prevalere su chi non è libero, su chi non vuole la verità .
Noi possiamo dirti, ed io in particolare ti assicuro che faremo, che farò di tutto per trovarla questa verità .
E con la verità  verrà  la giustizia.
Il tuo esempio, il tuo modello ci aiuterà , così farai giustizia attraverso tutti noi. Sarà  un modo di averti sempre fra noi, perchè così, fra noi, ti abbiamo sentito in questi 19 anni, ed ancor più ti sentiremo, convinti di poterti sentire, da domani in poi, in un’Italia più giusta, in un’Italia più uguale.
Più libera nella verità . Perchè la verità  rende liberi. La giustizia rende eguali.
E noi vogliamo come te un’Italia più libera e più giusta.
Un’Italia senza mafie e senza corruzione.
Per rivederti sorridere.
Per rivedere sul tuo volto quel tuo sorriso inconfondibile, il sorriso con il quale mi salutasti l’ultima volta che ci incontrammo, quel pomeriggio di metà  luglio in Procura. Lo stesso sorriso che hai regalato ai tanti che ti hanno conosciuto, ti hanno apprezzato, ti hanno amato.
I tanti dell’Italia migliore.

Umberto Lucentini
(da “L’Espresso”)

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LA GELMINI E LA COLONIA DEI BRESCIANI AL MINISTERO

Luglio 21st, 2011 Riccardo Fucile

SONO TANTI I DIRIGENTI DEL MINISTERO DELL’ISTRUZIONE ARRIVATI DALLA CITTA’ DI PROVENIENZA DEL MINISTRO…LE CHIAMATE DIRETTE DI DIVERSI MEMBRI DEL SUO STAFF

Un “cerchio magico” non si nega nessuno. E anche Mariastella Gelmini ha il suo. Costruito sapientemente nel corso della legislatura, oggi il gabinetto del ministro dell’Istruzione rappresenta un esempio davvero unico nel governo di cosa voglia dire “fare casta”.
O tenere famiglia.
Ecco, la Gelmini, nel tempo, si è circondata di persone di sua stretta fiducia non badando a professionalità  o curricula, ma alla provenienza geografica (la sua Brescia), alla fedeltà  personale e alle parentele “lontane”.
Attorno alla ministra più politica del governo Berlusconi c’è dunque un vero e proprio “clan di bresciani” a chiamata nominale, che dirige la stanza dei bottoni del ministero. E che paghiamo noi.
Dopo essersi stretta a sè Alberto Albertini come consigliere personale, reperto democristiano della Prima Repubblica, un nome che a Brescia fa storcere ancora il naso perchè passato attraverso molteplici grane giudiziarie, come l’inchiesta sull’Ospedale Civile (pm Paola De Martiis, nel ’94) in piena Tangentopoli (ma è acqua passata), la Gelmini ha puntato dritto su Vincenzo Nunziata, avvocatone dello Stato di antico lignaggio con un debole per gli arbitrati e gli incarichi extragiudiziali. Come quello sulla costruzione della Scuola Marescialli di Castello, a Firenze, che poi si è evoluta nell’inchiesta sul G8.
Nunziata è un recordman degli incarichi extragiudiziali, per i quali (tra il 2004 e il 2007) ha incassato 1 milione e 521 mila euro oltre a uno stipendio di 222 mila sommando una serie di altri incarichi tra cui quello — all’epoca — di capo di gabinetto del ministro Gentiloni alle Comunicazioni.
Nunziata e Albertini, però, non sono il problema.
Infatti le interrogazioni parlamentari sul “cerchio magico di Mariastella” sono fioccate per altri nomi.
L’ultima il 10 marzo 2011, dove un esterrefatto Alessandro Maran, vicepresidente dei deputati del Pd, chiedeva conto della nomina di Massimo Ghilardi, 45 anni, avvenuta con chiamata diretta per “comprovate e qualificate esperienze professionali”, a dirigente non solo della direzione generale della Ricerca, ma anche come responsabile dell’ufficio competente in riforma, riordino, vigilanza e finanziamento degli enti di ricerca; incarichi che controllano circa 915 milioni di euro.
Ebbene, il signor Ghilardi, carabiniere di leva (fa sempre comodo) laureato in Scienze Motorie alla Cattolica di Brescia e anche in Sociologia Politica ad Urbino, iscritto all’Albo dei promotori finanziari, con la ricerca non c’azzecca proprio nulla, però avrebbe sbaragliato qualsiasi avversario in un ipotetico concorso pubblico: è il tesoriere di “Liberamente”, la corrente-Fondazione in ascesa nel Pdl e capitanata da Franco Frattini, dalla stessa Gelmini e Mario Valducci.
All’interrogazione su Ghilardi il ministero non ha mai dato risposta.
Perchè? Dice l’assistente di Massimo Zennaro, 38 anni, portavoce del ministro: “Il ministro risponderà  quando riterrà  opportuno farlo”.
Zennaro, laurea in Scienze Politiche, dentro Forza Italia era “esperto di comunicazione” prima accanto a Marcello Dell’Utri e poi a Tiziana Maiolo al Comune di Milano.
Manco a dirlo, è di Brescia.
E l’amicizia personale con Mariastella ha fatto sì che la medesima gli abbia messo la spada sulla spalla, nominandolo dirigente di prima fascia del ministero con incarico di Direttore generale “per lo studente, l’integrazione, la partecipazione e la Comunicazione”; il suo stipendio è passato da poco più di 40 mila euro lordi da portavoce a 134 mila netti da dirigente.
Più o meno quello che guadagna il “direttore generale della politica finanziaria e di bilancio” sempre dell’Istruzione, un altro del clan dei bresciani, del “cerchio magico di Mariastella”.
Si chiama Marco Ugo Filisetti, 55 anni, e anche nel suo curriculum c’è una laurea in Legge che nuota nel vuoto, fatti salvi una serie di incarichi come funzionario della Provincia di Bergamo di cui è diventato dirigente nel ’93.
La Gelmini lo ha chiamato a sè direttamente, ma stavolta il Parlamento, per voce di Antonio Misiani, tesoriere del Pd con radici bergamasche, ha chiesto conto al ministro della nomina (in un’interrogazione del luglio 2009) per ragioni “politiche”.
Infatti nel 2009, Filisetti è diventato sindaco del comune di Gorle (sempre Bergamo), ma essendo dirigente del ministero, quindi dipendente civile dello Stato, la sua nomina (ex testo unico sull’ordinamento degli Enti Locali) doveva considerarsi nulla. Insomma, Filisetti avrebbe dovuto optare per uno dei due incarichi.
L’ha fatto? Neanche per idea.
Però il sottosegretario all’Interno, Michelino Davico, ha spiegato che Filisetti può fare tutto ciò che vuole perchè l’incompatibilità  riguarda solo i direttori generali dei ministeri, mentre lui “ne svolge solo le mansioni”.
Al matrimonio di Mariastella con Giorgio Patelli, il 23 gennaio 2010, Filisetti è stato indicato come appartenente al ramo della famiglia dello sposo, in una declinazione neppure troppo lontana.
E queste, a ben guardare, son quelle cose che contano sempre.

Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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LA CAMERA DICE SI’ ALL’ARRESTO DI PAPA, IL VOTO SEGRETO NON SALVA IL DEPUTATO PDL…AL SENATO TEDESCO SE LA CAVA

Luglio 20th, 2011 Riccardo Fucile

ALLA CAMERA E’ FINITA 319 A 293, AL SENATO 151 A 127…TENSIONI TRA I PARLAMENTARI CHE VENGONO QUASI ALLE MANI, RECIPROCHE ACCUSE AL SENATO

La maggioranza dei deputati ha detto sì all’arresto dell’onorevole del Pdl, Alfonso Papa.
Su 612 presenti hanno votato a favore 319 deputati. I voti contrari sono stati invece 293.
Non si è dunque realizzato il «salvataggio» che secondo molti sarebbe stato attuato grazie all’adozione del voto a scrutinio segreto, richiesto dal gruppo del Pdl e da quello di Popolo e Territorio (gli ex Responsabili).
Determinante la scelta della Lega: dopo il tira-e-molla dei giorni scorsi, con posizioni diversificate e a volte contrastanti annunciate di volta in volta dallo stesso Umberto Bossi, il Carroccio si è espresso formalmente per il sì all’arresto, lasciando comunque libertà  di coscienza ai propri parlamentari
A scrutinio segreto, la Camera ha accolto la proposta favorevole all’arresto avanzata dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio.
Il voto segreto era stato chiesto dai gruppi Pdl dei Responsabili Moffa.
Le opposizioni avevano chiesto senza successo la rinuncia al voto segreto.
A favore dell’arresto si erano dichiarati in aula i gruppi Pd, Terzo Polo, Idv e Lega. Contro Pdl e Responsabili.
Scende il gelo in Aula alla Camera quando il presidente della Camera, Gianfranco Fini, proclama la votazione.
Nessun commento nè dalla maggioranza nè dall’opposizione ma un silenzio tombale che tradisce quasi uno stupore per il risultato apparso sul tabellone luminoso.
Papa si è alzato immediatamente dal proprio banco e ha lasciato l’Emiciclo. Ad avvicinarlo il deputato del Pdl Renato Farina che lo ha salutato e abbracciato.
Immobile al suo posto il premier Silvio Berlusconi che lo ha guardato quasi incredulo.
La rissa In Transatlantico
Il deputato del Pdl, Enzo D’Anna ha fermato il collega dell’Udc, Angelo Cera, e gli ha chiesto: «Guarda che nelle carte di Bisignani è citato più volte il nome di Cesa (il segretario dell’Udc, ndr). Quando arriverà  la richiesta per lui come voterete?».
A quel punto Cera si è innervosito e si è lanciato contro il collega.
Sono intervenuti i commessi e nello stesso momento è arrivato anche Pier Ferdinando Casini che ha trascinato via il deputato del suo gruppo. «Casini, imparagli l’educazione a questo qua», lo ha apostrofato D’Anna.
Prigioniero politico
Alfonso Papa si sente un «prigioniero politico».
Il deputato pdl si dice «sereno», spiega che continuerà  la sua «battaglia per la verità », ma aggiunge: «Le responsabilità  politiche se le assumerà  chi ha preso la responsabilità  di questo voto…».
Oggi, aggiunge, «c’è stata la vittoria del giustizialismo».
L’ira di Berlusconi
«Sono pazzi» è tutta una follia, pur di colpire me e buttare giù il governo rinnegano principi che dovrebbero difendere nel totale disinteresse per le persone, si è sfogato Berlusconi con i suoi.
Il capo del governo si è scagliato soprattutto contro Pier Ferdinando Casini (è una vergogna, una cosa inaccettabile quello che ha fatto, ha detto) ma anche contro i Radicali e in particolare l’ex radicale Benedetto Della Vedova ora in Fli che a suo dire sono sempre stati garantisti e ora hanno cambiato idea.
Forse si è dimenticato di rivolgere un pensiero al suo sodale Bossi…
Disordini dopo il voto fra Gramazio e il senatore del pd Giaretta. E D’Anna (pdl) e Cera (udc) vengono quasi alle mani.
Oltre al caso Papa era infatti in discussione al Senato anche una richiesta analoga per Alberto Tedesco, senatore del Pd passato al gruppo Misto, indagato dalla Procura di Bari per la sanità  pugliese.
Ma in questo caso l’Aula si è espressa per il no, nonostante lo stesso esponente democratico poco prima dell’inizio della seduta avesse chiesto ai colleghi di Palazzo Madama di votare sì al suo arresto.
Anche al Senato il voto è avvenuto a scrutinio segreto: i no sono stati 151, a fronte di 127 sì e 11 astenuti.
E’ però giallo sulla paternità  dei voti: il Pd dice di essersi espresso per il sì e che sono stati in realtà  molti senatori leghisti, con il voto segreto, a graziare tedesco per poi scaricare l’accusa di incoerenza sul centrosinistra.
Accusa quest’ultima respinta al mittente dal Carroccio.
Tedesco, dopo il voto, ha annunciato che non rassegnerà  le proprie dimissioni, come paventato da più parti: «Lasciando il mio incarico – ha puntualizzato – avrei dato ragione alle tesi dei pm che dicono che la mia posizione è potenzialmente criminogena».
Ha tuttavia chiesto un «processo rapido» e annunciato la propria intenzione di rinunciare alla prescrizione affinchè l’iter di giudizio non si interrompa.

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DECRETO RIFIUTI: IL GOVERNO BATTUTO DUE VOLTE

Luglio 20th, 2011 Riccardo Fucile

LA MAGGIORANZA SI SPACCA: PARERE FAVOREVOLE DEL MINISTRO PRESTIGIACOMO SU UNA MOZIONE IDV, MA MINISTRI E MAGGIORANZA VOTANO CONTRO

Il decreto sulla fase di criticità  per i rifiuti a Napoli e in Campania si avvia «verso il ritiro. Anzi verso la decadenza dei termini».
Intanto alla Camera è un altra giornata nera per la maggioranza, che va sotto due volte, in rapida successione.
Il motivo è l’approvazione di alcune mozioni di Idv e Api sulla quale il ministro Stefania Prestigiacomo aveva dato parere favorevole, ma l’intero governo ha votato contro.
In aula si è quindi scatenata la bagarre con l’opposizione che grida «dimissioni, dimissioni».
«No, non mi sento sconfessata», ha commentato il ministro dell’Ambiente, dopo che su una mozione col suo parere favorevole sui rifiuti, il governo ha votato contro. «Oggi è una giornata di particolare confusione ed è evidente che ci sono stati voti pasticciati, di cui mi rammarico, ma non mi sento sconfessata perchè non posso certo cambiare idea sul parere ad una mozione che chiede che i soldi per la Campania siano spesi con trasparenza» ha detto il ministro.
Con i voti della sola opposizione nell’aula della Camera è passata una parte di una mozione dell’Idv sui rifiuti, su cui il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, aveva espresso parere favorevole, ma contro cui hanno votato i deputati di maggioranza e tutti i ministri.
Prestigiacomo si è astenuta mentre tutti i membri del governo in aula votavano no.
Il testo dell’Idv, su cui comunque il ministro aveva espresso parere favorevole, è passato con 287 no, 296 sì e sei astenuti.
Successivamente l’esecutivo è andato sotto nuovamente su una mozione dell’Api.
A questo punto dai banchi di opposizione si è ripetutamente urlato: ‘Dimissioni, dimissioni’.
Tensione nel Pdl: il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto si è più volte recato al banco del governo a parlare con il ministro Prestigiacomo ed è stato più volte invitato dal presidente Fini a tornare al proprio banco.
Alcuni ministri si sono avvicinati alla Prestigiacomo, primo fra tutti Ignazio La Russa, per comprendere il significato del suo atteggiamento.
In seguito a questo episodio, Pdl e Popolo e territorio (gli ex «responsabili»), hanno deciso di ritirare le loro mozioni in tema di rifiuti che avrebbero dovuto essere votate.
E spunta l’ipotesi di un nuovo provvedimento anche per evitare di lasciare «margini di ambiguità  legislativa» dopo l’ordinanza del Consiglio di Stato.
Il decreto legge, che prevede il trasferimento della spazzatura campana verso le altre Regioni, martedì ha spaccato la maggioranza.
In particolare, la Lega chiedeva che l’ultima parola fosse data ai governatori del nord. L’ipotesi di un ritiro del provvedimento, vista la situazione di «stallo» che si è creata, era nell’aria.
Irata la reazione del Pd: “Dietro il rinvio c’e’ un prezzo da pagare: è il voto di questo pomeriggio. Lo scambio è tra i rifiuti di Napoli e il voto della Lega sull’arresto di Papa” dice Dario Franceschini.

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MILANO: PENATI (PD) INDAGATO PER CORRUZIONE, CONCUSSIONE E FINANZIAMENTO ILLECITO AI PARTITI : IN BALLO UNA TANGENTE DA 4 MILIARDI

Luglio 20th, 2011 Riccardo Fucile

SECONDO L’ACCUSA IL VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DELLA LOMBARDIA SAREBBE AL CENTRO DI UN’INCHIESTA SU UNA SPECULAZIONE EDILIZIA NELL’AREA EX FALK…. SONO 15 GLI INDAGATI

E’ affidata al sostituto procuratore di Monza, Walter Mapelli, l’inchiesta per corruzione, concussione e illecito finanziamento ai partiti che coinvolge, fra gli altri, l’ex presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati.
L’indagine, nata dal caso Santa Giulia, mira ad accertare eventuali illeciti commessi nella gestione dell’area Falck di Sesto San Giovanni, comune alle porte di Milano.
In queste ore i militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza stanno eseguendo una serie di perquisizioni anche negli uffici del Consiglio regionale. L’ipotesi dell’accusa parla di quattro miliardi di lire di tangenti pagati tra il 2001 e il 2002.
Quindici gli indagati.
Secondo l’accusa contestata dalla procura di Monza al centro dell’inchiesta ci sono alcune speculazioni nell’area ex Falck.
In sostanza, a quanto si apprende, sarebbero state pagate o promesse, mazzette per oliare il rilascio di alcune concessioni o addirittura per riscrivere secondo criteri decisi a tavolino il Piano di governo del territorio del comune di Sesto San Giovanni.
Di cui Penati è stato sindaco dal 1994 al 2001. Mentre fino al 2004 è stato segretario della fedeazione provinciale milanese dei Democratici.
Quindi è stato eletto presidente della Provincia dal 2004 al 2009.
Secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero state corrisposte, o promesse, somme di denaro per agevolare il rilascio di alcune concessioni o per impostare secondo determinati criteri il Piano Governo Territorio.
Oltre al vice presidente del Consiglio regionale risulta indagato anche un assessore al Comune di Sesto San Giovanni.

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BERLUSCONI TEME L’AUTUNNO CALDO: “PAGO LA GUERRA NELLA LEGA”

Luglio 20th, 2011 Riccardo Fucile

LA PAURA DEL PREMIER E’ CHE A SETTEMBRE INIZI L’OFFENSIVA PER VOTARE NEL 2012: “NON MOLLO, L’ESECUTIVO TECNICO E’ IL MIO”….IL COLLE VIGILA

Resistere. Andare avanti come se nulla fosse, a dispetto di tutto.
È questa la parola d’ordine di Silvio Berlusconi, alle prese con il progressivo incrinarsi dell’asse con il Carroccio.
“Perchè in fondo, dopo il consenso bipartisan sulla manovra, il vero esecutivo tecnico è il mio”.
Certo, l’ostinato rifiuto della Lega di votare il decreto salva-Napoli ha infastidito il Cavaliere, convinto di “pagare una guerra interna alla Lega”.
Lo preoccupa la voce di un’offensiva leghista in preparazione a settembre-ottobre, che potrebbe portare al voto anticipato a marzo del 2012.
Così come, fino all’ultimo, il premier starà  oggi con il fiato sospeso per conoscere l’esito del voto segreto sull’arresto di Alfonso Papa.
Ma non è da questi strappi estivi del Carroccio che si aspetta il colpo finale, quello capace di mandarlo a gambe per aria.
“Ho cercato di convincerli per tutta la sera – ha raccontato Berlusconi riferendosi al vertice di due sere fa ad Arcore con Bossi e i leghisti – ma se insistono per l’arresto di Papa io non posso farci nulla. Comunque non ci saranno conseguenze sul governo, questo è chiaro”.
Una presa di distanza da Papa sottolineata ieri sera dallo stesso segretario del Pdl Alfano.
Davanti ai suoi deputati, nella sala della Regina, Alfano ha sì proclamato che il Pdl “non è il partito delle manette”, precisando però che “Papa non è un fulgido esempio di come si fa bene il mestiere del parlamentare”.
Insomma, la difesa del deputato è tiepida, Berlusconi è consapevole che non può politicizzare troppo un voto che resta molto a rischio, nonostante nel Pdl sperino nell’aiuto segreto dell’area dalemiana del Pd e nell’Udc.
Ignazio La Russa, in Transatlantico, ironizza con una battuta sul “Papa Tedesco” la concomitanza del voto sull’arresto del pd Alberto Tedesco e di Alfonso Papa.
Eppure il confronto di lunedì sera intorno al tavolo di Arcore, davanti a una bottiglia di Valpolicella, è stato teso, molto teso.
All’inizio Bossi è sembrato aprire uno spiraglio, dichiarando che “in teoria non è giusto mandare in galera un parlamentare prima del processo”.
Berlusconi si è entusiasmato: “Bravo Umberto! È proprio questa la nostra posizione, si faccia il processo ma niente galera”.
A gelare l’atmosfera è arrivato però Roberto Maroni, preoccupato per le conseguenze che un voto contrario all’arresto di Papa avrebbe sulla base leghista.
“Vedi Silvio – ha obiettato Maroni – la tua posizione sarebbe corretta se valesse per tutti. Ma Papa, se fosse un cittadino qualsiasi, a quest’ora sarebbe già  in carcere”. Parole che hanno convinto anche Bossi.
Il Cavaliere invece ha iniziato a friggere. “Avete ragione, ma ormai Papa è un caso politico. I magistrati attaccano pezzi della maggioranza per attaccare me”.
Nè l’insistenza di Berlusconi, nè gli argomenti giuridici di Ghedini hanno tuttavia persuaso Bossi a cambiare idea.
Certo, il Senatùr è preoccupato per la sorte di Marco Milanese e (di conseguenza) di Giulio Tremonti, nel caso passasse il principio degli arresti dei deputati.
Ma, alla fine, il verdetto è stato lapidario: “Mi dispiace – ha concluso – noi voteremo a favore dell’arresto”.
La stima è di circa 45 deputati della Lega su 59 (tutta l’area Maroni) pronti a votare oggi il sì alle manette.
Un clamoroso strappo rispetto alla linea di Berlusconi e alle titubanze di Bossi, che ha costretto Reguzzoni a disdire la riunione del gruppo leghista prevista ieri sera per il timore di contestazioni dei deputati padani.
Altra grana, quella del decreto rifiuti.
Il Pdl è spaccato, l’ala napoletana ha deciso di puntare i piedi.
Un’intransigenza che ha ributtato nel campo del Carroccio la patata bollente.
Alla cena di Arcore il capogruppo Reguzzoni, il più filogovernativo, ha provato a cercare una mediazione, spendendosi per “trovare una soluzione ragionevole che vada bene a tutti”.
Ma anche su questo tema Bossi non ha lasciato margini: “Voteremo contro il decreto in aula perchè in Consiglio dei ministri abbiamo votato contro. Un’altra soluzione non sarebbe capita dai nostri”.
La crisi interna al centrodestra è seguita passo passo dal Quirinale.
Giorgio Napolitano ha seguito da vicino le convulsioni della maggioranza intorno al decreto rifiuti, preoccupato per le conseguenze sulla sua città  di un ennesimo blocco dei trasferimenti.
Ai leader dell’Udc e del Pd, ricevuti ieri mattina, ha chiesto un’ulteriore prova di responsabilità , facilitando la soluzione del problema rifiuti nonostante la contrarietà  del Carroccio.
E se Casini e Bersani hanno detto che l’opposizione non può supplire in eterno alle spaccature della maggioranza, Napolitano ha promesso di vigilare.
Pronto a dire con forza che non è ammissibile una maggioranza a fisarmonica, perchè la Lega o sta dentro o sta fuori.
Ma se si chiama fuori, ha promesso Napolitano, il capo dello Stato sarà  il primo a chiederne conto al Cavaliere.

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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IL PIANO DI FINI: TAGLIARE AUTO BLU, AFFITTI, RISTORANTI, VITALIZI, PENSIONI D’ORO, VOLI AEREI

Luglio 20th, 2011 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DELLA CAMERA PROVA A METTERE ALLE STRETTE I PARTITI: OBIETTIVO UN RISPARMIO DI 48 MILIONI DI EURO…. MA LE MISURE DOVRANNO ESSERE APPROVATE DALL’AULA E LI’ SI VEDRA’ CHI VUOLE DAVVERO TAGLIARE I COSTI DELLA CASTA

Fine della pacchia dei voli gratis per tutta Italia: il deputato volerà  senza pagare solo tra Roma e la sua residenza o il suo collegio (uno dei due, dovrà  scegliere).
Le pensioni d’oro di onorevoli e dirigenti dell’amministrazione saranno sottoposte al contributo di solidarietà .
Chiuso un ristorante e turni ridotti per la cena low cost del deputato.
Taglio (piccolo) anche alle autoblu di Montecitorio.
Gianfranco Fini cerca di mettere una pezza ai guai combinati dai colleghi durante la votazione della manovra.
Anche la politica deve dare l’esempio.
Allora il presidente della Camera sforbicia, riduce, ottimizza.
Con l’obiettivo di ridurre privilegi e costi per 48 milioni nel biennio 2012-2013.
E non è detto che ci riesca.
Perchè il voto decisivo su queste proposte arriverà  la prima settimana di agosto quando l’aula sarà  chiamata ad approvare il bilancio triennale.
Ieri Fini ha fatto avere le sue tabelle ai tre deputati questori, i tesorieri di Montecitorio.
Oggi l’ufficio di presidenza dovrà  dare la sua risposta definitiva.
Bisogna mandare un segnale tanto più in una giornata delicata per la credibilità  delle istituzioni: si vota sull’arresto di Papa.
Lo sa bene Fini, lo sa Tremonti che ieri ha richiamato le Camere a tagliare i vitalizi secondo le procedure della manovra appena approvata, lo sanno gli uffici di Montecitorio che con una lunga nota hanno risposto alle accuse diffuse su Facebook da SpiderTruman, il precario vendicatore che denuncia gli sprechi.
La Camera risponde smontandone alcuni: i barbieri guadagnano in media 2400 euro e non 11 mila, il fenomeno dei pianisti è stato già  stroncato con la misura delle impronte, l’assistenza sanitaria viene pagata con contributi mensili.
Ma promette interventi per altri ammettendo che il problema c’è: sulle Millemiglia Alitalia ad esempio.
Che le giornate siano difficili lo sa anche il presidente del Senato Renato Schifani.
Al richiamo del ministro dell’Economia risponde che Palazzo Madama si adeguerà  al taglio dei vitalizi d’oro e delle pensioni super dei dipendenti con il contributo di solidarietà  del 5 per cento per gli assegni sopra 95 mila euro e del 10 per cento per quelli sopra 150 mila.
Alla Camera significa soldi che restano allo Stato per 16,5 milioni.
Ma Avvenire e Famiglia Cristiana insistono e avvertono: decidete subito non rimandate
Adesso Montecitorio e Palazzo Madama dovranno muoversi all’unisono. La piattaforma è quella delineata da Fini.
Che però rimanda a dopo l’estate interventi sulle indennità  (“dobbiamo adeguarle agli standard europei”) e sulla riforma strutturale dei vitalizi.
Ci vogliono infatti leggi e modifiche dei regolamenti.
Per tutto il resto c’è la sessione d’inizio agosto. Lì, se vuole, la politica può fare qualcosa.
Le limitazioni ai viaggi aerei porteranno nelle casse dello Stato (o meglio non faranno uscire) 2 milioni di euro nel biennio 2012-2013.
La solidarietà  delle pensioni maggiori frutterà  2 milioni e 100 quest’anno, 7,5 milioni nel 2012, 7 milioni nel 2013.
Montecitorio straccerà  i contratti di affitto per un pezzo di Palazzo Marini, per Palazzo Fiano Almagià , San Lorenzo in Lucina e via dei Lavaggi.
In due anni risparmierà  29 milioni.
La diaria, che rappresenta una voce importante dello stipendio, sarà  agganciata all’effettiva partecipazione ai lavori dell’aula.
I portaborse non potranno più essere pagati direttamente dal deputato (altra voce dello stipendio per chi voleva fare la cresta) ma verranno retribuiti dalla Camera.
Sul modello del Parlamento europeo.
L’altro taglio significativo colpirà  la mensa. Fini annuncia la chiusura di uno dei molti ristoranti di Montecitorio.
E nuovi turni della cena per risparmiare sugli straordinari.
Per un totale di 3 milioni risparmiati.
Eppoi blocco dell’adeguamento dell’indennità  e dei vitalizi (10 milioni) e blocco del turn over del personale (1,7 milioni).
È una cura dimagrante vera anche se non completa.
Ma per il momento resta sulla carta. Manca il voto finale.
Con tutte le sorprese del caso.

Goffredo De Marchis
(da “La Repubblica“)

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IL DERBY DELLE MANETTE: PAPA & TEDESCO LA CASTA LI VUOLE SALVARE

Luglio 20th, 2011 Riccardo Fucile

PER UNA COINCIDENZA VOLUTA, OGGI SI VOTA SULL’ARRESTO DEL DEPUTATO PDL E DEL SENATORE PD…LA LEGA SI DICHIARA PER LA LIBERTA’ DI COSCIENZA, BERSANI PER IL SI’…. MA IL VOTO SEGRETO NASCONDE TANTI NO

Tra Palazzo Madama e Montecitorio, i più pessimisti manifestano uno spiccato senso per la storia: “Sarà  una giornata campale e se finirà  due a zero per la casta, il vento dell’antipolitica rischia di spazzare via tutto, come nel ’93 con l’autorizzazione negata a Craxi”.
Il derby delle manette comincerà  oggi pomeriggio alle sedici.
Al Senato, si voterà  per l’autorizzazione agli arresti domiciliari del Pd ex socialista Alberto Tedesco: un tormentone che va avanti da cinque mesi.
Alla Camera, stesso orario, si decideranno invece le manette per il pidiellino della P4 del faccendiere Luigi Bisignani: Alfonso Papa.
Il Papa Tedesco Day è frutto di un colpo di scena maturato ieri.
Protagonista, il senatore già  dalemiano del Pd Nicola Latorre. Il voto su Tedesco era previsto per domani, se non per la prossima settimana.
Per arginare quindi le fitte voci su un possibile scambio di favori bipartisan contro le manette, Latorre d’accordo con la capogruppo Anna Finocchiaro ha chiesto e ottenuto di anticipare il voto: “Abbiamo chiesto il voto per domani pomeriggio (oggi per chi legge, ndr) in modo da allontanare anche il pur minimo sospetto che su vicende di questo genere, tenuto conto che la Camera si pronuncerà  su Alfonso Papa, possano esserci miseri scambi politici o qualunque tipo di strumentalizzazione”.
Insomma, meglio giocare in contemporanea le due “partite”, come accade nell’ultima giornata di campionato.
Ma la mossa di Latorre ha generato anche un giallo alla Camera, dove Dario Franceschini, presidente dei deputati del Pd, non avrebbe digerito la scelta dei colleghi di partito di Palazzo Madama.
Motivo: la grande paura democratica per un doppio voto contro gli arresti, coperto dallo scrutinio segreto, che scatenerebbe la piazza contro il Palazzo.
Di qui i paletti fissati ieri dal segretario Pier Luigi Bersani, in una fase in cui il Pd è in risalita nei sondaggi e punta al voto anticipato dopo la riforma elettorale: “Noi ci opporremo sia alla Camera sia al Senato al voto segreto, e siamo favorevoli a che sia concessa l’autorizzazione all’arresto di Papa e di Tedesco. Noi terremo ferma questa posizione su cui il Pd è compatto i problemi sono dall’altra parte come capisce chi mette l’orecchio a terra”.
E chi mette “l’orecchio a terra” sente il frastuono delle divisioni nella Lega, decisive per il destino del premier.
Nel Carroccio stanno scoppiando le contraddizioni partorite dall’ambigua formula del partito di lotta e di governo.
E adesso che “soffia il vento dell’antipolitica” il Senatur dimezzato dalle ambizioni di Roberto Maroni tenta disperatamente di rianimare la Lega di lotta, dal no al decreto rifiuti per Napoli alla sceneggiata su Papa (sì, poi no, di nuovo sì), tenendo aperto un costante fronte di guerra con il Cavaliere.
Anche per questo, ieri a Montecitorio, si ricordava il precedente del ’93 dell’autorizzazione negata a Craxi.
Il sospetto di molti è sempre stato che la Lega nel segreto dell’urna votò tatticamente contro per poi approfittarne in termini di consenso e sfascio del sistema.
Oggi, chi potrebbe fare un calcolo simile non è Bossi ma il ministro dell’Interno, che ormai controlla la maggioranza del gruppo dei deputati leghisti.
Sui maroniti girano due previsioni di segno opposto.
Da un lato potrebbero votare a favore dell’arresto di Papa. Dall’altro no, per poi accelerare la caduta di Bossi all’interno del partito, nel quadro di una “Lega ladrona che salva la casta”.
Ufficialmente, la Lega per bocca del capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni, del cosiddetto “cerchio magico” del Senatur, ha fatto sapere che dirà  sì all’arresto “pur mantenendo la libertà  di coscienza”.
Accusati poi di volersi nascondere dietro al voto segreto, i leghisti hanno aggiunto che non saranno loro a chiederlo.
Ci penseranno, forse, i Responsabili di Domenico Scilipoti.
L’incognita sul voto, palese o segreto, sarà  sciolta solo oggi a Palazzo Madama e Montecitorio. E questo non fa che moltiplicare gli scenari.
Un voto segreto su Papa potrebbe attirare una quarantina di franchi tiratori “garantisti” nell’opposizione, tra Pd e Udc, compensati però da “traditori” leghisti e del Pdl. Ancora più incerto il destino di Tedesco.
Il Pd voterà  per l’autorizzazione ma cosa faranno Lega e Pdl? In base ai numeri, e al voto palese, Tedesco dovrebbe “salvarsi”, ma cosa accadrebbe se il Pdl uscisse dall’aula?
Al momento le previsioni più ricorrenti parlano di un due a zero per la casta.
La sensazione è che oggi possa essere una giornata decisiva non per la legislatura ma per tutta la Seconda Repubblica.
Come dimostra l’annuncio-minaccia di Rosy Bindi, presidente del Pd: “Se domani si dovesse verificare la negazione all’arresto di Papa e Tedesco, il Pd compierà  dei gesti eclatanti, estremi”.
Nulla comunque è scontato, lo si è già  visto nell’iter che ha portato ai due voti di oggi in Parlamento.
Nel caso Tedesco, cinque mesi di giravolte non sono serviti a chiarire la posizione ufficiale del Pd.
È vero che la relazione del Pdl Balboni è stata bocciata in giunta, ma non perchè diceva no all’arresto: tra i democratici solo qualcuno era a favore del sì, altri credevano fosse meglio aspettare la decisione del Riesame, altri ancora non giudicavano abbastanza gravi i reati di cui è accusato Tedesco: concussione negli appalti della sanità  pugliese, che seguiva come assessore.
Così, quando il Riesame è arrivato (e ha sostituito il carcere con i domiciliari) maggioranza e opposizione hanno deciso di presentarsi in aula (oggi) solo con una relazione “tecnica”, che non prevede una posizione di merito.
Con Papa aveva provato a fare la stessa cosa il Pdl. Il relatore Francesco Paolo Sisto sosteneva di non avere gli elementi per decidere, l’opposizione gli ha imposto una scelta.
Ma nessuno si aspettava l’astensione della Lega che ha così indirettamente appoggiato il sì all’arresto proposto dall’Idv Federico Palomba.
Stamattina, giusto per non perdere l’allenamento, in Giunta sono di nuovo alle prese con un altro caso, quello di Marco Milanese.

Fabrizio d’Esposito e Paola Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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CERCASI TESTIMONE POSA MAZZETTO FIORI DA POCHI EURO AI GIARDINI CAVAGNARO DA PARTE DEL COORDINATORE REGIONALE DI FLI, ENRICO NAN

Luglio 20th, 2011 Riccardo Fucile

UN COMUNICATO STAMPA DEI GOLPISTI DI “FLI GENOVA” ANNUNCIA CHE IERI MATTINA SI SAREBBE SVOLTA UNA CERIMONIA PRESSO LA LAPIDE IN MEMORIA DEL BRIGADIERE VOLPI…MA LA CORONA E’ SEMPRE QUELLA DI OTTO MESI FA, LA DELEGAZIONE CAPITANATA DA NAN NON APPARE IN FOTO, NESSUNO L’HA NOTATA E MANCA PERSINO LA TRACCIA DI UNA SCRITTA CHE CITI FLI… ECCO LE FOTO A CONFRONTO

Nel raccontare questa kafkiana vicenda, partiamo dal comunicato stampa che ieri ha raggiunto nelle prime ore del pomeriggio le redazioni genovesi:
“Futuro e Libertà  ha voluto celebrare la giornata in cui si ricorda la strage di via d’Amelio, in cui trovarono la morte il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta, con una cerimonia presso i Giardini Cavagnaro, vicino alla rampa autostradale di Genova Est. L’iniziativa si è tenuta presso la lapide in onore del brigadiere dei carabinieri Ruggero Volpi, medaglia d’oro, ucciso il 12 ottobre 1977 in un conflitto a fuoco con una banda di criminali che volevano liberare il bandito Cesare Chiti, durante il trasferimento di quest’ultimo dal carcere di Marassi.
Alla cerimonia ha partecipato Enrico Nan, coordinatore regionale Fli e commissario del coordinamento provinciale Fli Genova.
Nella stessa giornata in cui il presidente Fini è in via D’Amelio per ricordare la strage di 19 anni fa, abbiamo voluto rendere omaggio a un carabiniere e a un uomo simbolo, così come lo sono stati i giudici Borsellino, Falcone e tutti gli uomini e le donne che hanno dato la vita per difendere le istituzioni e il loro Paese”

La cerimonia ( e il comunicato stampa) è accompagnata da due foto: una un po’ tagliata che mostra, sotto la lapide, una parte della corona d’alloro, qualche fiocco colorato e un timido mazzetto di fiori.
Nessuna presenza umana.
Una seconda vede un anonimo soggetto di spalle accanto alla lapide che sembra sistemare dei fiori.
Viene spontaneo chiedersi: come mai non è stato fotografato il momento in cui la “folta delegazione” capitanata dal coordinatore regionale di Fli, Enrico Nan, ha apposto la corona, magari con il nastro di Futuro e Libertà ?
Come mai ci si è limitati a inviare ai media solo una foto tagliata e senza immagine dei presenti?
La parziale risposta arriva dalle due nostre foto, scattate poche ore dopo la presunta grande cerimonia.
Nella prima potete vedere a campo largo che la povera corona è ancora quella di ottobre 2010, in occasione della cerimonia ufficiale delle autorità : foglie rinseccolite e cadenti, vecchi nastrini colorati e in alto a sinistra ecco spuntare un mazzetto con una rosa e qualche fiorelllino bianco (diciamo da 8 euro a stare larghi), probabilmente apposta dalla “folta delegazione” che si sarà  autotassata per l’occasione (mazzetto messo a fuoco nella seconda foto)
Oddio, se si voleva rendere omaggio a un uomo simbolo che ha dato la vita per le istituzioni, magari si poteva rinnovare almeno la corona, che ne dite?
O forse conta più l’articolo sul giornale che la sostanza?
Trattandosi di giardini frequentati, emerge poi un altro aspetto evidenziato peraltro già  dalla mancanza di una immagine di Nan e della sua delegazione nelle foto inviate alla stampa: abbiamo chiesto ai frequentatori dei giardini Cavagnaro e nessuno ha visto ieri mattina una delegazione che apponeva fiori alla lapide e tanto meno Nan.
Forse si sarà  trattato di un blitz sotto mentite spoglie?
O il gran cerimoniale avrà  aspettato il momento propizio per non farsi vedere in giro?
E non avrà  scattato foto magari per mancanza di soggetti fotogenici?
Per non pensare male, non resta che fare un appello stile Sciarelli: chiunque abbia visto Nan e la sua corte ai giardini Cavagnaro ieri mattina è pregato di mettersi in contatto con la nostra redazione.
Garantiamo l’anonimato, la resa degli otto euro investiti e la restituzione di Nan alla famiglia nel caso si fosse perso e non trovasse più la strada di casa.
Con tappa alla sede della Fiumara dove qualcuno ad attenderlo c’è sempre.
A sua insaputa ovvio.

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