GIORGIA, COME SI CAMBIA. IL 23 GIUGNO 2016 L’INGHILTERRA VOTAVA PER USCIRE DALL’EUROPA E GIORGIA MELONI, ALL’EPOCA DEPUTATA DI FRATELLI D’ITALIA, ESULTAVA: “È UN VOTO DI LIBERTÀ”. 10 ANNI DOPO, LA PREMIER SFANCULATA DA TRUMP FREQUENTA I CONSESSI EUROPEI ESIBENDO LE SUE DOTI DA CAMALEONTE
EPPURE, NEL 2019 SOGNAVA L’USCITA DELL’ITALIA DALL’UE: “L’EURO È UNA MONETA SBAGLIATA DESTINATA A IMPLODERE. VOGLIAMO LO SCIOGLIMENTO CONCORDATO E CONTROLLATO DELL’EUROZONA”… NEL 2015, IN UN’INTERVISTA, SOSTENEVA: “TUTTI ABBIAMO AVUTO IL SOGNO DELL’EUROPA UNITA. ORA CI TROVIAMO IN MANO AD UNA BANDA DI USURAI…”
Il “leave” britannico momento premonitore di un decennio di politica italiana. Almeno a rileggere oggi le dichiarazioni a caldo del lontano 23 giugno 2016. Con i sovranisti in erba Meloni e Salvini ad esultare, i 5 stelle dilaniati tra spinta antisistema e governismo, il Pd saldamente europeista, Forza Italia scissa tra i rancori anti Ue del leader Berlusconi e la posizione istituzionale di Tajani, allora vicepresidente del parlamento europeo.
“Un voto di libertà”. Così Giorgia Meloni, allora deputata e presidente di FdI, nonché candidata al Campidoglio, commentava l’esito del referendum britannico sulla Brexit. In embrione nelle sue parole c’erano già posizioni come il sovranismo e l’antieuropeismo, ribadito fortemente durante la campagna elettorale del 2022 quando si rivolse a Bruxelles con toni come “la pacchia è finita”.
Per l’attuale presidente del Consiglio infatti, quella dei cittadini britannici è stata una scelta per “ribadire che la sovranità appartiene al popolo”, non solo: “una scelta coraggiosa che noi crediamo si debba seguire”. “Questa Unione Europea non si può riformare perché è marcia fin nelle sue fondamenta”. Di qui la richiesta di chiusura e rifondazione dell’Ue.
Anche il vicepremier Matteo Salvini ha esultato per la vittoria del “Leave” definendo il voto britannico come un atto di coraggio e un’ancora di salvezza, esaltato la capacità britannica di resistere a “bugie, minacce e ricatti” lanciando lo slogan “Grazie Uk, ora tocca a noi”.
A rimanere coerente è stato il Pd. Con Matteo Renzi, all’epoca segretario dem e presidente del Consiglio, che espresse stupore e preoccupazione a caldo, definendo il “leave” uno “shock” per l’Europa. Non mancarono inoltre le connessioni con il referendum costituzionale in vista in Italia, e chi accostò con un profetico gioco di parole “Brexit” a “Rexit”, per indicare la possibile fine dell’era Renzi.
(da agenzie)
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