Luglio 15th, 2013 Riccardo Fucile
INSIEME ALLA BONINO HANNO ESPOSTO L’ITALIA ALLA CONDANNA INTERNAZIONALE PER FAVORIRE GLI INTERESSI DI NAZARBAEV
Manca soltanto un tripode con un catino pieno d’acqua — come per Ponzio Pilato — in cui lavarsi pubblicamente le mani sul piazzale del Viminale o della Farnesina: sarebbe l’ultimo atto, purtroppo coerente, della vergognosa figura in cui i ministri Alfano e Bonino hanno sprofondato l’Italia con il caso Ablyazov.
La moglie e la figlia del dissidente kazako vengono espulse dall’Italia con una maxioperazione di polizia e rimpatriate a forza su un aereo privato per essere riconsegnate al pieno controllo e al sicuro ricatto di Nazarbaev.
Un satrapo che dall’età sovietica, reprimendo il dissenso, guida quel Paese e le ricchezze oligarchiche del gas, che gli garantiscono amicizie e complicità interessate da parte dei più spregiudicati leader occidentali, con il putiniano Berlusconi naturalmente in prima fila.
Basterebbero questa sequenza e questo scenario per imbarazzare qualsiasi governo democratico e arrivare subito alla denuncia di una chiara responsabilità per quanto è avvenuto, con le inevitabili conseguenze.
Ma c’è di più.
Alfano, vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno, ha pubblicamente dichiarato che non sapeva nulla di una vicenda che ha coinvolto 40 uomini in assetto anti-sommossa, il dipartimento di Pubblica Sicurezza, la questura di Roma, il vertice — vacante — della polizia.
Un ministro che non è a conoscenza di un’operazione del genere e non controlla le polizie è insieme responsabile di tutto e buono a nulla: deve dunque dimettersi.
C’è ancora di più.
Come ha accertato Repubblica, l’operazione è partita da un contatto tra l’ambasciatore kazako a Roma e il capo di Gabinetto del Viminale che ha innescato l’operatività della polizia.
Se Alfano era il regista del contatto, o se ne è stato informato, deve dimettersi perchè tutto riporta a lui.
Se davvero non sapeva, deve dimettersi perchè evidentemente la sede è vacante, le burocrazie di sicurezza spadroneggiano ignorando i punti di crisi internazionale, il Paese non è garantito.
Quanto a Bonino, la sua storia è contro il suo presente.
Se oggi fosse una semplice dirigente radicale, sempre mobilitata più di chiunque per i diritti umani e le minoranze oppresse, sarebbe già da giorni davanti all’ambasciata kazaka in un sit-in di protesta.
Invece difende il «non sapevo» di un governo pilatesco.
Parta almeno per il Kazakhstan, chiedendo che Alma e Alua siano restituite al Paese dove avevano scelto di tutelare la loro libertà , confidando nelle democrazie occidentali.
E per superare la vergogna di quanto accaduto, porti la notizia — tardiva ma inevitabile — delle dimissioni di Alfano.
Ezio Mauro
(da “La Repubblica“)
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Luglio 15th, 2013 Riccardo Fucile
DAL “NEW YORK TIMES” AL “GUARDIAN”, DAL “WASHINGTON POST” A “LE FIGARO”: DEVASTATA L’IMMAGINE DELL’ITALIA… IL GIURISTA PELLEGRINO: “LA PROCURA DEVE APRIRE UN FASCICOLO, CALDEROLI HA COMPIUTO UN REATO PREVISTO DALLA LEGGE MANCINO CHE PREVEDE LA RECLUSIONE”
“Il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli paragonando la ministra Cècile Kyenge a
un orango davanti a 1500 persone ha compiuto un reato punibile secondo la legge Mancino, che prevede reclusione e multa per “chi propaganda idee fondate sull’odio razziale”.
Le parole più chiare e puntuali le ha dette il giurista Gianluigi Pellegrino, inutile girarci intorno.
Vale per Calderoli e vale per le centinaia di messaggi che incitano alla violenza e alla discriminazione razziale sui social network.
Solo in Italia si ha paura di applicare la legge esistente che punisce l’odio razziale.
Chi ha dei problemi di equilibrio psichico potrebbe sempre chiedere un supporto psichiatriaco fino a che è in tempo: dopo deve finire nelle patrie galere, si chiami Calderoli o PincoPallo.
Mezzo antico, ma sempre efficace per indurre alla “rieducazione”.
Anche perchè l’Italia ha una immagine industriale, commerciale, turistica da tutelare all’estero.
E finire massacrati dalla stampa internazionale di Paesi dove bianchi e neri si dividono la responsabilità di governo e vigono principi di coesistenza senza problemi, sta causando irreparabili danni d’immagine al nostro Paese.
Oggi la frase di Calderoli è riportata con sdegno dai media internazionali, dal “New York Times” al “Washington Post”, dal “Globo” al “le Figaro”, da giornali di centro, di sinistra e di destra senza distinzione.
In effetti c’è un piccolo problema: in Italia una destra europea, sociale, civile e moderna non esiste.
Siamo ancora alle scimmie nella foresta.
E quel che è peggio a chi è contiguo a “scimmie” d’altro genere.
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Luglio 15th, 2013 Riccardo Fucile
IL GOVERNO SI DECIDA: O LI FA ANDARE A PRENDERE DALL’AMBULANZA O DAI CARABINIERI… ANCHE LA CARFAGNA CHIEDE LE DIMISSIONI DI CALDEROLI
Il giorno dopo l’esplosione del caso Calderoli – con le offese del leghista, vicepresidente del
Senato, al ministro Kyenge – il clima si fa ancora più rovente. Matteo Salvini, segretario lombardo della Lega, non ha gradito l’intervento del Presidente della Repubblica sulle parole pronunciate da Calderoli.
E va all’attacco: ”Napolitano si indigna per una battuta di Calderoli. Ma Napolitano si indignò quando la Fornero, col voto di Pd e Pdl, rovinò milioni di pensionati e lavoratori?”, ha scritto l’esponente leghista su Facebook.
“Io mi indigno con chi si indigna. Napolitano, taci che è meglio!”, ha aggiunto.
Peccato che nell’occasione non abbia cantato anche la canzone sui “Napoletani che puzzano” che è il suo maggiore successo discografico …
Ma non è l’unico esponente leghista sopra le righe.
Secondo quanto riporta il Mattino di Padova, l’assessore veneto Daniele Stival – esponente del Carroccio – ha condiviso, e poi rimosso, sul suo profilo Facebook una foto della pagina ‘L’antipolitica” con l’immagine del ministro per l’Integrazione e una frase dove ci si dice sdegnati per le parole di Roberto Calderoli indicando però come vittima l’orango.
“Una creatura di Dio” -si legge – che non si può paragonare ad “un ministro congolese”.
Stival ha poi cancellato l’immagine: “Lungi da me l’idea di criticare o voler offendere il ministro Kyenge – ha spiegato -. Visto però che si strumentalizza l’ho tolta subito”.
Prova a chiudere il caso il presidente della Regione Veneto e compagno di partito di Calderoli, Luca Zaia che definisce le parole del vicepresidente del Senato, “Un’uscita sbagliata e infelice, senza se e senza ma. L’unica cosa da fare – ha concluso – sono le scuse, cosa che Calderoli ha fatto”.
Parole di censura anche per il suo assessore: “Non condivido le espressioni di Stival e lo invito a scusarsi e cancellare il post da facebook”.
Il dietrofont non basta al Pd Veneto che attacca con il capogruppo in Consiglio regionale, Lucio Tiozzo: “Zaia ne prenda le distanze non solo a parole ma con provvedimenti concreti. Da parte nostra chiediamo le dimissioni immediate di Stival”.
Intanto, un caso inquietante anche a Pescara, dove oggi era attesa in visita Cecile Kyenge. Alcuni militanti di Forza Nuova hanno appeso dei cappi simbolici davanti al Palazzo del Provincia: alle estremità sono stati affissi manifesti contro l’immigrazione.
Nella città abruzzese il ministro ha commentato anche la notizia che Calderoli non intende dimettersi: “Io non ho chiesto che lasciasse, pongo un’altra questione, una riflessione sul ruolo di chi riveste una carica pubblica”.
E poi, sull’ipotesi di un’azione legale nei confronti di Calderoli: “Non scendo al suo livello”.
Chi spera invece nelle dimissioni del vicepresidente del Senato è la parlamentare del Pdl, Mara Carfagna: “Sarebbe auspicabile che si dimettesse. Sarebbe un bel gesto e dimostrerebbe un serio pentimento, perchè rivolgere solo le proprie scuse rischia di apparire un atteggiamento di rito formale e non sostanziale”.
Parole dure anche dal ministro del Lavoro Enrico Giovannini che definisce “inqualificabili” gli “attacchi” di Calderoli. Attacchi che, aggiunge Giovannini, squalificano in modo terribile non solo chi li esercita ma anche chi li sostiene”. “Mi sento onorato – ha aggiunto il ministro – di far parte di un Governo nel quale c’è un ministro per l’integrazione e avere una collega come Cecile Kyenge”
Anche il presidente del Senato, Piero Grasso, torna sulla vicenda: “Non ci si può rifugiare dietro i comizi per nascondere quelle che sono certamente delle aggressioni verbali di tipo razzista, e questo è un dato di fatto”.
Grasso ha inoltre, ricordato che eventuali dimissioni devono essere presentate volontariamente dallo stesso Calderoli e votate dall’Aula.
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Luglio 15th, 2013 Riccardo Fucile
LA PRIMA INTERVISTA A MADINA, LA FIGLIA MAGGIORE DI ALMA E MUKHTAR
«Alma, mia madre, ora è ad Almaty, a casa dei genitori. Viene monitorata, filmata e pedinata da vicino. È trattenuta in Kazakhstan come ostaggio. In aeroporto, al suo arrivo dall’Italia, le hanno consegnato gli atti di accusa e un provvedimento che prevede l’obbligo di dimora ad Almaty. Rischia anni di prigione ».
Madina Ablyazovova, 25 anni, è la figlia maggiore di Alma Salabayeva e di Mukhtar Ablyazov, la coppia kazaka che è sulle prima pagine dei giornali di tutto il mondo e la cui vicenda sta mettendo a rischio il governo italiano.
Questa è la sua prima intervista.
Madina, può descrivere lo stato d’animo di sua madre?
«Innanzitutto vorrei dire questo: mia madre non è mai stata una fuggitiva. È una persona molto positiva, e però come madre è preoccupata per il benessere della propria famiglia. Quando il regime kazako l’ha presa, e subito dopo essere stata mandata in Kazakhstan contro la sua volontà , le autorità kazake hanno mosso delle accuse penali nei suoi confronti per poter fare di lei un ostaggio. Ha sempre avuto con sè documenti validi, che confermavano il suostatus sia in Inghilterra che in Europa. Inoltre, ha sempre avuto un passaporto kazako emesso regolarmente».
Mi racconta la storia di sua madre?
«È nata il 15 agosto 1966 a Zhezdi, una piccola cittadina del Kazakhstan, che all’epoca faceva ancora parte dell’Unione Sovietica: divenne uno Stato indipendente nel 1991. Mia madre è vissuta a Zhezdi fino a 18 anni. La sua era una tipica famiglia sovietica: mia nonna era un’infermiera e mio nonno dirigeva una copisteria di proprietà dello Stato. Mia madre ha studiato Matematica all’università statale kazaka, dal 1984 al 1990. Dopo avere incontrato mio padre, è divenuta una casalinga a tempo pieno. In famiglia siamo quattro figli. Lei ha dedicato tutta la sua vita a noi».
Quando ha incontrato Mukhtar?
«Mio padre e mia madre si sono conosciuti nel 1987, durante un torneo di scacchi. Giocavano uno contro l’altro e lei perse. Lei ci restò così male che iniziò a piangere. Mio padre fu talmente commosso dalle sue lacrime, che la invitò ad uscire. Un anno dopo, nel 1988, si sposarono».
Com’era la loro vita insieme?
«Durante i primi anni vivevano in una piccola stanza all’interno di una Comune. Erano entrambi studenti. Dopo la laurea, mio padre iniziò a lavorare nel Dipartimento di Fisica dell’Università Statale kazaka. Scriveva anche articoli per il giornale degli scacchi e per altre riviste. Quando sono nata io, vivevamo tutti e tre in una piccola stanza. A nove mesi, mi ammalai di polmonite. Avevamo bisogno di soldi per pagare i dottori e le cure, ma gli accademici non erano ben stipendiati. Perciò mio padre decise di iniziare una sua attività e diventò imprenditore per mantenere la famiglia».
Poi tutto cambiò quando Ablyazov divenne ministro e banchiere?
«Mio padre è un gran lavoratore, una persona molto diligente. Insegue le sue passioni e i suoi sogni finchè si realizzano. A capo della rete elettrica nazionale, ha ricostruito e dato nuova vita alsettore energetico del Kazakhstan. Ha preso in mano un’industria gestita male e l’ha ricostruita completamente, trasformandola in un sistema moderno e funzionale, ponendo solide basi che hanno permesso oggi all’industria kazaka di essere competitiva. In seguito, in qualità di ministro dell’Energia, dell’Industria e del Commercio, ha implementato riforme rivolte al mercato e ha scritto la bozza della “Nuova politica industriale” del Kazakhstan, un programma per il miglioramento e la diversificazione dell’economia del Paese. In veste di banchiere, ha dimostrato ancora una volta la sua abilità nel seguire le proprie passioni, costituendo una delle principali banche private dei mercati emergenti mondiali. Nonostante la sua carriera e gli impegni, è sempre stato un padre e, per i miei bambini, un nonno meraviglioso ».
Perchè ha rotto con Nazarbaev?
«La rottura non è avvenuta da un giorno all’altro. Mio padre criticava il regime intimidatorio, criminale e repressivo costruito da Nazarbayev. Mio padre è un visionario. Ha sempre creduto che la sovranità di una nazione dipenda dalla libertà delle persone che ne fanno parte e dal loro diritto di decidere del proprio futuro. I valori democratici e la libertà di espressione sono sempre stati alla base dei principi e delle ambizioni politiche di mio padre. Poco dopo aver fondato la Scelta democratica del Kazakhstan, il partito politico di opposizione a Nazarbaev, è stato imprigionato e torturato. Sono convinta che ciò non lo abbia mai dissuaso dal credere in un futuro di prosperità per il suo Paese e il suo popolo. Ecco perchè questa battaglia politica continua».
Prima di arrivare a Roma, nel settembre del 2012, cos’è successo a sua madre?
«Dal 2003 è vissuta a Mosca, in Russia, dopo che Amnesty International ed altri aiutarono mio padre ad uscire dal carcere. Nel 2005, la mia famiglia si trasferì di nuovo in Kazakhstan dove restò fino a che s’inasprirono i contrasti con il Presidente Nazarbayev. Nel 2009 la famiglia fu costretta a trasferirsi in Inghilterra, dove mio padre ricevette asilo. Durante i loro 26 anni di matrimonio, mia madre gli è sempre stata al fianco, fatta eccezione per il periodo in cui lui era in prigione. Tuttavia, a causa della costante sorveglianza da parte degli agenti del regime di Nazarbayev, cui la mia famiglia era sottoposta in Inghilterra, per tutelare la sicurezza e la privacy della mia sorellina, mia madre lasciò mio fratello minore a vivere con me, e portò lei in una scuola italiana. Ma le possibilità dei nemici di mio padre non hanno limiti nè confini, come dimostrato ancora una volta dall’espulsione straordinaria e, di fatto, dal rapimento di mia madre e di mia sorella, da parte dell’Italia. Un oppositore politico come mio padre, e come tutti coloro che protestano contro i regimi dittatoriali, non è al sicuro da nessuna parte».
Cinzia Sasso
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Luglio 15th, 2013 Riccardo Fucile
ORA SI CERCANO I CANDIDATI AL SACRIFICIO, DISPOSTI A IMMOLARSI PER SALVARE IL GOVERNO
Con la certezza dell’indicativo e la promessa di un severo redde rationem, il ministro
Alfano ripete come un mantra di essere stato tenuto all’oscuro dell’operazione Ablyazov.
Ebbene, è un fatto che in quell’operazione, su sollecitazione del capo di gabinetto del ministro, venne coinvolto l’intero Dipartimento della Pubblica sicurezza.
Vale a dire il vertice della Polizia di questo Paese.
La novità , infatti, è che ai nomi del prefetto Alessandro Valeri, segretario del Dipartimento, e del prefetto Francesco Cirillo, capo della Criminalpol, si aggiunge ora anche quello del prefetto Alessandro Marangoni, che in quell’ultima settimana del maggio scorso aveva l’incarico di Capo della Polizia pro-tempore.
L’intera catena di comando sapeva, dunque.
E lavorò perchè la “pratica” venisse celermente evasa. Come era stato chiesto, appunto, dal gabinetto del ministro su sollecitazione dell’ambasciatore kazako in Italia.
IL CAPO INFORMATO
Ad informare Marangoni, il 28 maggio, è proprio Valeri, un prefetto prossimo alla pensione, cresciuto nei ranghi della Polizia e molto legato a Gianni De Gennaro.
Il colloquio nell’ufficio di Procaccini alla presenza dell’ambasciatore kazako e del suo primo consigliere convince infatti Valeri che la richiesta kazaka va collocata in cima all’agenda del Dipartimento.
Sa – perchè è prassi del Viminale – che una convocazione di quel genere ha un solo significato e in un solo modo va interpretata.
Che la sollecitazione ha l’imprimatur del ministro dell’Interno.
Dunque, si comporta di conseguenza.
Informa “il Capo” Alessandro Marangoni, che, a sua volta, dà il suo nulla-osta a procedere con rapidità . Per altro – per quanto ne riferiscono fonti qualificate – senza porre particolari vincoli all’operazione.
Raggiunto telefonicamente, Marangoni invoca lo stesso «obbligo alla riservatezza» invocato da Procaccini due giorni fa. Non è di alcun aiuto, insomma.
Neppure su una circostanza cruciale. Comprendere per quale ragione il ministro dell’Interno Alfano insista nel sostenere che tra il 28 maggio e il 3 giugno nessuno – l’intero Dipartimento, il capo della Polizia, il capo di gabinetto del ministro – trovò il tempo o ritenne opportuno informarlo di che fine aveva fatto quella richiesta.
“I CANDIDATI AL SACRIFICIO”
Davvero dunque Alfano venne tagliato fuori? E’ certo che, a operazione conclusa, Marangoni non interloquì direttamente con il capo di gabinetto di Alfano.
Mentre le mosse di Valeri rimangono nebulose.
In ogni caso, è evidente, a questo punto, che la salvezza politica del ministro Alfano, oggi, passa necessariamente attraverso il sacrificio del suo capo di gabinetto Procaccini e di almeno due prefetti del Dipartimento (Valeri e, forse, lo stesso Marangoni).
A meno che non abbiano ancora carte da giocare in grado di metterli in salvo dalla purga.
LA SECONDA PERQUISIZIONE NELLA VILL
Accade infatti che il protagonismo del Dipartimento di Pubblica sicurezza in questa vicenda sia decisivo.
Non solo per l’eccitazione con cui investe il lavoro della Questura e dei suoi dirigenti (dal questore Fulvio Della Rocca, al capo della Squadra mobile Renato Cortese, al capo dell’Ufficio immigrazione Maurizio Improta), ma anche per l’invadenza nelle scelte operative.
Dopo il blitz della notte tra il 28 e il 29 in cui vengono fermate Alma Shalabayeva e sua figlia Alua, è infatti proprio il Dipartimento a premere sul questore per una seconda perquisizione all’interno della villa di via di Casal Palocco 3.
Decisione di cui si spiega laratiosolo evidentemente in ragione della pressione che l’ambasciatore kazako ha potuto continuare a esercitare sul vertice della nostra Polizia.
LA RELAZIONE DEL 3 GIUGNO
Un protagonismo, quello del Dipartimento, che non si chiude con la fine dell’operazione.
Il 2 giugno, infatti, dopo il colloquio telefonico con cui il ministro degli esteri Bonino ha sollecitato il ministro Alfano a darle spiegazioni su quanto accaduto, è di nuovo il Dipartimento a chiedere e ricevere le 3 pagine e gli 11 allegati della nota con cui il questore di Roma Della Rocca ricostruisce la catena degli eventi tra il 28 e il 31 maggio.
E’ un dossier che, questa volta, finisce sul tavolo di Alessandro Pansa, Capo della Polizia appena insediato.
Lo stesso che, di qui a 48 ore, dovrebbe rassegnare le conclusiotoni sulle responsabilità interne alla Polizia.
Un esercizio logicamente faticoso.
Perchè da condurre sulla base di quegli stessi atti che, da quel 3 giugno, non hanno sin qui prodotto alcuna conseguenza. Anzi, che convinsero proprio Alfano a sostenere che, nella vicenda Ablyazov, «prassi e norme» erano state «correttamente rispettate». Insomma, sarà interessante vedere come il nuovo capo della Polizia e il ministro riusciranno a sostenere che ciò che era apparso a entrambi cristallino 45 giorni fa, diventi oggi indizio di infedeltà che merita una punizione esemplare.
I SERVIZI CHE NULLA SANNO
In questo affaire non manca infine un’appendice sulla nostra Intelligence.
Anche se, questa volta, la questione appare capovolta. Perchè non è della loro invadenza che si parla, ma della loro singolare assenza.
Prima, durante, dopo.
Possibile che l’Aisi (il nostro controspionaggio) nulla sapesse che, a Casal Palocco, risiedeva la moglie di uno dei più noti dissidenti e ricercati kazaki, al centro di una vicenda giudiziaria che aveva già investito l’Inghilterra?
Possibile, a quanto pare.
Possibile, soprattutto, che nella notte tra il 28 e il 29 a Casalpalocco di agente segreto ce ne fosse in realtà uno solo.
Un pensionato dell’Aise (il nostro spionaggio militare) passato a lavorare per quella società di investigazioni private assoldata dai kazaki per individuare il rifugio di Mukhtar Ablyazov.
Carlo Bonini
(da “La Repubbica“)
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Luglio 15th, 2013 Riccardo Fucile
MENTRE ESPLODEVA IL CASO, NAZARBAEV SI GODEVA IL MARE A SAN TEODORO IN SARDEGNA CON 20 GUARDIE DEL CORPO PIU’ GLI AGENTI DELLA POLIZIA ITALIANA…VILLA DI 200 MQ E PANFILO DI 80 METRI
Nel bel mezzo dello scandalo era in Italia.
Mentre esplodeva l’imbarazzante caso diplomatico sull’espulsione di Alma e Alua Shalabayeva – moglie e figlia del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov – il plenipotenziario presidente Nursultan Nazarbaev si gustava cinque giorni di vacanza in un magnifico angolo di Sardegna.
Non la chiassosa e ostentata Costa Smeralda.
Il presidente kazako Nazarbaev, con famiglia, un plotone di agenti di sicurezza e servitù al seguito, si godeva la più discreta San Teodoro, pochi chilometri a sud di Olbia.
Dalla sua villa da 200 metri quadri, con annesso ampio giardino, in affitto a Puntaldia, si è riposato davanti all’isola Tavolara.
Nazarbaev, a quanto risulta a Repubblica, è sbarcato a Olbia con un volo di Stato kazako, esattamente una settimana fa.
Ha soggiornato nella villa del comprensorio H2O, di proprietà di un uomo da sempre vicino a Silvio Berlusconi, il commercialista milanese Ezio Maria Simonelli.
Studio in centro a Milano, una lenzuolata di cariche alla Bocconi, ma soprattutto nelle società del gruppo Fininvest (è anche nel collegio sindacale della Mondadori), presidente dei revisori dei conti della Lega Calcio e candidato alla presidenza – lo scorso dicembre – da Adriano Galliani, altro suo vecchio amico e avvistato nella villa di Puntaldia un anno fa insieme a Kakà .
Una coincidenza il soggiorno dell’amico di Silvio Berlusconi, Nazarbaev, in una villa sarda di proprietà di Simonelli?
L’interessato lo giura. «Sapevo dall’agenzia che erano ospiti dei russi, non sapevo che fosse il presidente kazako», garantisce il commercialista, assente da San Teodoro in questi giorni.
Fatto sta che lo vedono sbarcare tutti, Nazarbaev, in questo riservato pezzo di Sardegna costruito trent’anni fa dall’industriale brianzolo Peppino Fumagalli — mister Candy — e meta di personalità televisive e politiche, approdo negli anni scorsi dei natanti di Silvio Berlusconi e Massimo D’Alema.
Del resto, in paese era difficile non notare le venti guardie del corpo, gli assistenti e i segretari, il cuoco personale, un esercito che ha occupato altre tre ville del comprensorio per proteggere la privacy dell’oligarca kazako, della moglie e di due bimbe (le nipoti?).
Fuori, a rinforzare il dispositivo di sicurezza, gli uomini della questura di Nuoro guidata da Pierluigi D’Angelo.
«Chiama per il presidente kazako?». La voce al cellulare di Bruno Santamaria, presidente del Circolo Nautico di Puntaldia di cui Ezio Simonelli è uno dei soci fondatori, è squillante. «Sì, lo abbiamo visto due sere fa al ristorante in piazzetta — racconta — con tutto il personale. Si sono fatti vedere poco in giro, questo posto lo hanno scelto per la tranquillità ».
Soprattutto sono usciti in panfilo, Nazarbaev e il personale, un ottanta metri su cui si imbarcava al mattino e tornava al tramonto a sbrigare i suoi riservatissimi affari tra le architetture della villa di Simonelli, disegnate con affaccio sul mare da tutte le finestre da Gianni Gamondi, altro uomo di fiducia di Berlusconi per cui progettò anche Villa Certosa trenta chilometri più a nord, a Punta Lada.
Incontrollate voci di paese favoleggiano di una presenza dell’ex premier in questi giorni a Porto Rotondo e di un incontro con Nazarbaev ma sono, appunto, dicerie (dato che l’ex presidente del Consiglio è stato avvistato altrove).
«No, non abbiamo visto il presidente Berlusconi in questi giorni – spiega il vicesindaco di San Teodoro, Maurizio Inzaina – ma tutti sanno che con il presidente kazako sono molto amici. Nazarbaev? Lo abbiamo visto in spiaggia e nei ristoranti. No, non è venuto a far shopping, e nemmeno la moglie e le bimbe. Qui si viene per stare in relax».
.Massimo Pisa
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Luglio 15th, 2013 Riccardo Fucile
NON SI PUO’ ALIMENTARE IL RAZZISMO, L’ITALIA E’ OFFESA DA QUELLE PAROLE ALL’ORIGINE DI TANTE TRAGEDIE
«Cosa volete, la madre dei cretini è sempre incinta», ridacchiò un giorno Roberto Calderoli
smarcandosi dalle sparate razziste di tanti leghisti.
Un istante prima aveva chiesto scusa per le sue.
Spara e si scusa spesso, il senatore.
L’ha fatto anche ieri, con Cècile Kyenge che aveva associato a un orango.
Ma può rimanere, chi dice simili mostruosità , alla vicepresidenza del Senato
È fatto così, l’ex ministro: Doctor Jekyll e Mister «Pota».
E se il primo è riconosciuto come un vicepresidente del Senato attento a stare al di sopra delle parti, il secondo (deve il nomignolo «pota» all’intercalare bergamasco simile al veneto «ciò» o al romanesco «ahò») è incapace di trattenersi.
Quando gli scappa, gli scappa
E gliene sono scappate tante. Ha accusato la sinistra di tentare «un vero e proprio golpe proponendo di dare la cittadinanza ai bingo-bongo».
Lanciato l’idea di una nuova moneta battezzata il «Calderolo».
Fatto infuriare il mondo musulmano dicendo: «Sul terreno dove dovrebbe nascere la moschea farò pascolare i maiali».
Gonfiato il petto vantandosi di non essere «mai andato a cena con un romano». Minacciato «molti personaggi ai vertici delle istituzioni» di un processo del «tribunale del popolo padano» con «l’imputazione di genocidio».
E poi ancora ha scandalizzato i disabili con un paragone indecente: «C’è ancora qualche mongoloide che vota Ulivo».
Proposto «una taglia di un milione di lire per chi denunci un albanese irregolare». Insultato il cardinale Tettamanzi reo d’essere ecumenico con gli immigrati: «Col territorio non c’entra niente, sarebbe come mettere un prete mafioso in Sicilia».
Irritato i nemici del razzismo e gli amici dell’America tracciando un paragone con la presidenza Obama: «Non vorrei tra cinque anni trovarmi un presidente abbronzato…». Esultato per il trionfo dell’Italia sulla Francia ai Mondiali visto come «la vittoria della nostra identità » contro una squadra che aveva «schierato negri, islamici e comunisti». Sostenuto che «la civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni». Indignato la Ue promuovendo una marcia su Bruxelles con la promessa di portare in Belgio «un po’ di saggezza della croce a quel popolo di pedofili».
Quando mostrò in tv la maglietta con una vignetta su Maometto, dando lo spunto ai fanatici islamici per attaccare il consolato italiano di Bengasi, sollevò un vespaio tale da essere costretto a dimettersi da ministro.
Due mesi dopo, grazie a Bossi al quale era fedelissimo («se mi dice “buttati da questo ponte” io mi butto. Magari mi dispiace, ma mi butto») veniva già ripescato come vicepresidente di Palazzo Madama.
Anche ieri, dopo le offese al ministro Kyenge, si è levato un coro: dimissioni!
Da sinistra, ma non solo.
Basti dire che il ministro Giampiero D’Alia, che sinistrorso non è, si è spinto a paragonare il leghista agli squadristi dell’Alabama: «usa un linguaggio da Ku Klux Klan».
Lui fa spallucce: «Ho invitato il ministro Kyenge ad un confronto a Bergamo per scusarmi con lei. Ma non vorrei che il polverone su di me serva a coprire altro, non sarò capro espiatorio». Dice d’aver fatto quella battuta solo «in riferimento ai lineamenti». Peggio il rattoppo che il buco.
E ha spiegato alla nostra Anna Gandolfi che lui ama questi paragoni con gli animali e che vede Enrico Letta come un airone («zampetta nella palude») e Angelino Alfano come una rana e Anna Maria Cancellieri come un San Bernardo e via così…
La tesi di Francesco Speroni, che da Bruxelles si è precipitato a difendere il camerata padano: «Noi dicevamo che Leopoldo Elia assomigliava a un tapiro, non è mica offensivo. Il figlio di Bossi è stato battezzato il Trota, ma siccome è bianco nessuno si arrabbia…».
Del resto, aggiunge, «anche Celentano dicevano che si muovesse come uno scimpanzè!».
Ora, a parte il fatto che il soprannome a Renzo fu dato da Umberto Bossi («Mio figlio il mio delfino? Per ora è semmai una trota») l’uno e l’altro fingono di ignorare il nodo: ogni parola è figlia della storia e va collocata nel suo contesto.
I soprannomi dati a Bettino Craxi («il cinghialone»), Vittorio Sbardella («lo squalo»), Romano Prodi («il mortadella»), Silvio Berlusconi («il caimano») o Daniela Santanchè («la pitonessa») possono essere di buon gusto o no, bene accetti o no, ironici o no. Ma non sono «razzisti».
Dare del «pony di razza» per la bassa statura ad Amintore Fanfani o dell’ippopotamo per la stazza a Giuliano Ferrara, invece, anche se entrambi si sono sempre sforzati di sorriderne, è un’altra faccenda.
E dare del «banana», «bingo bongo» od «orango» a una persona di colore è un’insolenza infame.
Sulla quale non si può scherzare perchè getta sale sulle ferite di ogni nero che si trascina dietro i dolori dell’apartheid e della schiavitù di decine di milioni di schiavi, ridotti in catene proprio perchè catalogati come «razza inferiore».
Non c’è nero che non porti addosso come un marchio a fuoco quei paragoni teorizzati da «scienziati» quali Georges Cuvier («I movimenti della Venere Ottentotta avevano qualcosa di brusco e capriccioso che ricordava quelli delle scimmie…») o Cesare Lombroso: «Nel negro la faccia predomina sulla fronte, come le passioni affogano l’intelligenza (…) Le suture del capo (…) gli si ossificano prestamente come nell’idiota e nelle scimmie». Per non dire de La difesa della razza fascista.
Non ricordarsene o peggio ancora riderne è buttar brace su quelle piaghe
Quanto al fatto che «scegliere dei ministri stranieri è una scelta sbagliata» e che lui non conosce casi di «italiani ministri all’estero», l’ancora (incredibilmente) vicepresidente del Senato scorda che Henry Kissinger era nato in Baviera ma diventò il potente segretario di Stato americano.
Che il premier belga Elio di Rupo per «ius sanguinis» è italiano.
O che a salvare l’onore della Francia dopo la disfatta di Sedan, dopo che «il più francese dei francesi» Napoleone III si era arreso ai prussiani, fu il figlio d’un immigrato, Leon Gambetta.
Che era diventato francese solo undici anni prima.
Gian Antonio Stella
(da “il Corriere dela Sera”)
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Luglio 15th, 2013 Riccardo Fucile
CARTA DEI VALORI, SOVRANITA’ MONETARIA, ABBANDONO DELL’EURO, USO DEL REFERENDUM, MUTUO SOCIALE, REDDITO MINIMO GARANTITO, AUMENTO DELLE PENSIONI MINIME E TETTO MASSIMO A 5.000 EURO, NO ALLA LIBERALIZZAZIONE DEI SERVIZI ESSENZIALI, DETASSAZIONE DELLE IMPRESE, RIFORME COSTITUZIONALI
Una rete articolata su internet, uno statuto e una carta dei valori, un programma ambizioso, un radicamento territoriale strutturato attraverso sedi e coordinamenti regionali, diverse uscite pubbliche e un recente congresso nazionale.
Si presenta così il movimento “Angeli della Libertà “, con il motto “riprendiamoci la nostra Italia” e tesi trasversali, se rapportate al panorama politico italiano.
Alcune posizioni si potrebbero definire “moderate”, altre decisamente più “radicali”, ma non avrebbe senso trovargli ad ogni costo una collocazione tra destra e sinistra.
“Angeli della Libertà ” è uno di quei movimenti che ridisegnano le tradizionali categorie politiche, parcheggiandosi fuori dagli steccati.
Per capirne qualcosa di più abbiamo intervistato Michel Quartero, il loro combattivo presidente nazionale, piccolo imprenditore e anima di ADL.
ADL, un nuovo movimento che si presenta con una Carta dei Valori, di questi tempi contano ancora i valori?
Certamente che contano i valori, essi sono la parte spirituale che anima la persona. Può una civiltà come la nostra, figlia della cultura greco-romana, sopravvivere se catapultata in una giungla dove vige la legge del più forte e del “dio denaro”?
La nostra visione del modello di vita, la nostra coscienza sono animati non soltanto dagli aspetti sociali, economici, politici, ma anche da quelli culturali, morali e religiosi. La nostra formazione ci rende cittadini e uomini liberi, non sudditi. La volontà insopprimibile di libertà per tutti, di uguaglianza di diritti e di doveri, il desiderio incondizionato di pace, hanno coagulato il coro di “Angeli Della Libertà ” nella sua pagina di discussione “Ali nel vento.. Noi in difesa della Democrazia e della Libertà ” e da lì, ora anche sulle piazze d’Italia. I valori della cultura e della politica greca hanno impregnato la storia del mondo e dato l’impronta creativa alla formazione della coscienza occidentale.
La cultura romana, poi, ha inculcato in noi un profondo senso del diritto tale da indurci a dire che non ci può essere democrazia senza un Stato di diritto che contempli e rispetti i diritti naturali ed inviolabili di tutti.
I valori, l’etica, la psicologia e la religione sono i fattori essenziali dell’agire e delle scelte umane che promuovono la creatività e quindi la realizzazione consapevole e felice dell’uomo.
Il movimento si ispira alla partecipazione diretta dei cittadini ed all’uso del referendum sul modello Svizzero come forma per coinvolgere i cittadini nelle scelte: in Italia su quali problematiche lo usereste oggi?
Se la nostra Costituzione avesse previsto il referendum come strumento di partecipazione democratica di tutti i cittadini alle decisioni che condizionano pesantemente la loro vita, oggi sicuramente non ci saremmo trovati scippati della nostra sovranità monetaria e, di fatto, anche nazionale da parte di banchieri privati sostenuti dal potere dei mercati, creati ad arte e sanciti dai trattati di Maastricht e di Lisbona.
Sarebbero dunque stati tutti i cittadini a decidere di non entrare nell’Euro e nell’Eurozona. Attualmente non è prevista una tipologia di Referendum che annulli i trattati firmati con gli Stati Esteri.
Per rendere possibile tale sbocco occorre modificare l’Art. 75 della nostra Costituzione e per fare questo occorre modificare l’Art.138 della stessa il quale non è modificabile attraverso Referendum bensì solamente con voto dei 2/3 del Parlamento.
Se vogliamo salvarci dobbiamo raggiungere i 2/3 di voti validi nel quadro elettivo nazionale e/o trovare partiti e movimenti seri, che vogliano veramente schierarsi dalla parte del cittadino non solo a parole, per effettuare le modifiche costituzionali necessarie e le riforme, quelle vere.
Tra i Referendum fattibili ora ci stiamo organizzando per proporne tre: 1) Abrogazione legge istitutiva di Equitalia; 2) Impignorabilità della prima casa e locali e macchinari funzionali al lavoro in tutela dei diritti dei cittadini; 3) Tetto massimo per le pensioni di €. 5000,00 e introduzione del reddito minimo garantito di €. 1200,00.
Siete per l’abbandono dell’Euro ed il ripristino della nuova lira italiana e, in parallelo, per la definizione di un sistema monetario a doppia circolazione di valuta Euro-Lira, molti economisti ritengono che così il debito pubblico e i prezzi salirebbero alle stelle.
Dobbiamo chiederci se l’economia sia una scienza matematica o se raggruppi correnti di pensiero sociale e politico e capire quali confini abbia e quali strumenti usi.
E’ inevitabile che l’economia si serva di numeri ma senza mettere in campo progetti, andare a valutare il fine, i mezzi, gli utilizzatori ed i beneficiari sociali i numeri diventano spaventosi geroglifici senza senso sociale. Cosa che non è stata fatta con la messa in campo dell’Euro, dove addirittura si è valutato come unico fine quello di creare un’Europa a danno delle singole sovranità nazionali.
Nel caso specifico gli economisti che strillano e minacciano cercando di spaventare il cittadino sono o a servizio remunerativo di chi ci ha condotti sino a qui con i risultati che oggi viviamo tutti sulla nostra pelle, o dei grandi banchieri che stampano moneta privata per poi venderla agli Stati al costo nominale più gli interessi.
Ricordo che la moneta è un bene comune inalienabile senza il quale non c’è crescita sociale e la sovranità monetaria è un diritto intoccabile di ogni Stato sovrano.
E’ questo il male più grave ed infame che i nostri governanti hanno programmato per l’Italia dal 1981 a partire da Andreatta per finire con Prodi col famigerato trattato di Maastricht.
Il Programma di ADL è stato studiato per uscire da questa situazione drammatica di guerra immobiliare e finanziaria operata da pochi a danno della collettività . Il debito immobiliare accumulatosi con tale sistema antietico non deve essere reso alle banche d’affari e commerciali che invece debbono essere sostituite da banche popolari monitorate dalla banca di stato. Ora, per fare chiarezza, Il debito pubblico in economia è il debito dello Stato nei confronti di altri soggetti economici nazionali o esteri quali individui, imprese, banche o stati esteri, che hanno sottoscritto un credito allo Stato nell’acquisizione di obbligazioni o titoli di stato destinate a coprire il disavanzo del fabbisogno finanziario statale ovvero coprire l’eventuale deficit pubblico nel bilancio dello Stato.
La presenza di un debito nei conti pubblici impone la necessità da parte dello Stato, oltre alla sua copertura finanziaria nei tempi e modalità di scadenza prestabilite dai titoli stessi compresi gli interessi costituendo di fatto una delle voci di spesa pubblica, di tenerlo sotto controllo per non cadere nel rischio di insolvenza sovrana, ma come farlo allora? 1) ricorrendo a politiche di bilancio di tipo espansivo stimolando la crescita economica e relativo PIL con aumento del relativo gettito fiscale; 2) ricorrendo nel breve periodo a politiche di risanamento dei conti pubblici all’interno di politiche di bilancio principalmente con l’abbattimento della spesa pubblica (es. spending review); 3) stampando cartamoneta nazionale e tornando alla sovranità monetaria nazionale; 4) portando il debito pubblico ad essere unicamente debito interno; 5) cancellando gli attuali trattati internazionali e ritrattando nuovi patti bilaterali singoli con ogni singola nazione europea.
Questi solo i cinque primi punti per la rinascita italiana.
Abbiamo previsto che nei primi 4/5 anni Euro e Lira, partendo pressochè con lo stesso valore, si avrà un progressivo aumento della forza di acquisto della Lira sull’Euro, sino ad arrivare ad un divario in favore della moneta italiana del 15/18% sull’Euro, divenendo moneta forte su tutta l’Eurozona con un potere di acquisto che l’Euro non potrà mai arrivare ad avere.
Auspicate un forte controllo statale sulle banche: sarebbe sufficiente per
abbassare gli interessi passivi per le imprese?
Sicuramente si perchè le banche che rimarranno sul territorio italiano saranno obbligate ad essere etiche diversamente non avrebbero clienti e non solo, le Fondazioni bancarie saranno considerate alla stregua di aziende e società speculative e come tali saranno tassate come saranno tassati tutti i beni di proprietà ed i capitali in guadagno ed in investimento.
Non dimentichiamo poi che il nostro programma prevede il mutuo sociale, siccome il denaro non sarà più un costo subito dallo Stato sarà investito per far ripartire l’economia interna, con particolare attenzione ai valori di inflazione, il cui risultato sarà una graduale e continua ricrescita economica ed un ritorno economico per la comunità ma anche e soprattutto per l’economia dello Stato il quale vedrà azzerato il proprio debito pubblico esterno e ridotto sempre più il debito pubblico interno.
Lo stato di diritto deve essere in grado di garantire gli strumenti finanziari per il lavoro ed il fabbisogno sociale di tutti i sui cittadini, per il lavoro che crea occupazione e quindi crescita sociale.
La moneta è un bene comune sociale di tutti di rilevante importanza come di importanza è il potere di acquisto dei cittadini poichè questo genera ricchezza al popolo ma crea forza allo Stato anche in campo estero politico e commerciale e la funzione politica deve essere in grado di garantire e favorire lo sviluppo e l’economia di tutti i cittadini. Questa è Etica.
Volete portare le pensioni minime a 2000 euro e ridurre quelle massime a 5000 euro. Ma dove attingere le risorse? Non vi sembra un progetto irrealizzabile?
Assolutamente no, non è un progetto irrealizzabile ma ben valutato. In Italia i pensionati sono 13,8 milioni INPS (l’85% del totale) più un altro 5,2% ed un totale di 19 milioni di trattamenti pensionistici. Questi 19 milioni di pensionati allo stato costano 250 milioni di Euro l’anno, teniamo però presente che solo il 2,9% può contare su una pensione di E. 3000,00 al mese mentre le pensioni d’oro sono più di 100.000 con un costo annuo per lo stato di 13 miliardi di Euro e non dimentichiamo (pochi lo sanno) che ci sono le pensioni di diamante, nate nel 1974 con la legge Mosca o legge 252, legge che doveva durare sino al 1976, prorogata poi sino al 1980, con domande evase ed approvate sino al 1995 ed i cui beneficiari ancora oggi ne traggono i benefici pensionistici, che costa allo stato 16 miliardi di Euro l’anno.
Uniformando le pensioni massime a €. 5000,00 mensili non ci sarebbero problemi ad innalzare le minime a €. 2000,00 mensili con un risparmio notevole per lo Stato che avrebbe addirittura un notevole avanzo da reinvestire.
Il problema del sistema pensionistico italiano non stà poi nell’importo percentuale totale dei pensionati (reali), ma in quella troppo esigua dei lavoratori giovani.
Analizziamo le generazioni che dal 1994 ad oggi non sono riuscite a fare programmi lavorativi e sociali per il futuro.
L’intervento di uno stato di diritto che restituisca a tutti una certezza di stabilità occupazionale futura, attraverso politiche serie sulla famiglia e sullo stato sociale, unito alla riduzione della spesa pubblica (incassata dai ricchi di 810 miliardi annui che è addirittura più grande del PIL privato ed è molto più grande del debito pubblico e dell’evasione fiscale sommati insieme) almeno del 50%, porterebbe il gettito più che necessario alla riforma pensionistica prevista da ADL, oltre che un aumento del PIL in pochi mesi di 5 punti percentuali, dato che andrebbe ad aumentare in maniera progressiva con la riforma. TV, giornali e partiti non parlano nè della legge 252 nè della spesa pubblica incassata dai ricchi ma qui intendiamo porre la lente di ingrandimento perchè questo è l’oggetto primario della politica reale, agli 810 miliardi annui dobbiamo poi aggiungere tutte quelle spese delle aziende controllate indirettamente dallo stato ma che sullo stato gravano pesantemente quali RAI, Ferrovie — FS, compagnie aeree italiane in supervisione e controllo di stato, Agip — Eni, PT, spese per le municipalizzate, banche locali, forniture e multiservizi e, non da ultimo, 2 milioni e mezzo di dirigenti e manager pagati interamente dallo stato con stipendi che variano dai 30.000 ai 250.000 Euro mensili per una media mensile di 130.000 Euro di remunerazione cadauno per 2,5 milioni di dirigenti.
Non dimentichiamo in oltre che la sola corruzione di rilievo penale della spesa pubblica da tagliare subito ammonta a 60 miliardi annui. De Gasperi diceva: “ Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alle prossime generazioni”
ADL deve guardare contemporaneamente alle passate generazioni ed a quelle future. Dimezzare la spesa pubblica ed introdurre una spesa produttiva capace di stimolare lo sviluppo economico investendo sullo sviluppo e sulla formazione anche del capitale umano è la ricetta principale per il risanamento. Attualmente il peso più rilevante della spesa dello stato è prodotto dal debito e dai costi degli interessi passivi
Energia, acqua, gas, ferrovie, poste: siete perchè restino in mano allo Stato. Prudenza o paura delle liberalizzazioni?
I beni comuni ed i servizi devono rimanere di proprietà dello Stato, cioè del popolo, dei cittadini, in quanto beni e servizi di necessità primaria e quindi non passibili di speculazione privata a svantaggio del cittadino.
Non dimentichiamo che tutti i beni ed i sevizi attualmente ceduti o dati in gestione a privati continuano ad essere un peso ed una sofferenza economica per lo Stato con un costo doppio in realtà anche per il cittadino, che senso ha tutto questo ci chiediamo? Risposta nessuno, è stato un suicidio di stato annunciato ed inevitabile.
Lo Stato deve garantire i diritti e le necessità di tutti tenendo conto del metodo di equità , quindi non può essere equiparato ad azienda privata che ha come unico obbiettivo quello quantitativo di generare utili, ancor più in questo caso dove la privatizzazione ha generato una spesa da parte dello Stato uguale se non maggiore rispetto alla precedente in regime di pubblica proprietà , non si può e non si deve speculare sui beni di necessità primaria e sullo Stato a danno della collettività .
Come risolvere il problema della disoccupazione? Quali interventi per il lavoro?
Lo Stato deve garantire il lavoro e quindi il reddito necessario alle famiglie affinchè possano crescere e svilupparsi con serenità e dignità e realizzarsi creativamente e socialmente.
Diventa fondamentale a questo punto il percorso formativo, educativo, culturale e pratico lavorativo (funzione che noi attribuiamo alla scuola statale gratuita come indicato nel Programma).
Quindi la formazione è la prima tappa, la seconda è la promozione del “Made in Italy” con il protezionismo commerciale e lavorativo in tutti i suoi aspetti, favorendo la produzione e detassando le materie prime, oltre che esonerando dalle tasse per i primi 5 anni di attività le partite iva ed abbattendo i costi per le piccole e medie imprese che investono in lavoro e produzione anche per quanto riguarda i costi richiesti dagli enti pubblici territoriali. Ricreando il mercato ed investiamo sulla ripresa commerciale ed economica.
Tutto questo, insieme alla sovranità monetaria (di cui abbiamo già parlato), energetica ed alimentare costituisce la leva per creare il benessere sociale oltre alla competitività sui mercati internazionali.
La ristrutturazione delle istituzioni dello Stato (Comuni, Provincie e Regioni, queste ultime molto ridimensionate in quanto vera piaga della dispersione economica del Paese anche se nessuno ne parla) prevede che esse tornino ad essere realmente e fattivamente a servizio del cittadino, non fonte di speculazione su di esso. L
o Stato non può essere concepito come azienda ma deve far prosperare l’economia nazionale (macro-economia) e quella del cittadino (micro-economia).
Parliamo di misure fiscali, che tassazione proponete?
Inizialmente come da Programma ADL. Se si vuole promuovere l’economia bisogna anche alleggerire la pressione fiscale di tutti quei “balzelli usurai” a danno del cittadino.
In Svizzera si paga a fine anno l’8% di tasse sul fatturato, il nostro obbiettivo per l’Italia è di raggiungere almeno il 18% in 10 anni.
La Riforma Fiscale segnerà il passaggio da uno Stato repressivo e fiscalista ad uno Stato di Diritto, che si fa garante dei diritti fondamentali e equi di tutti, indistintamente.
Cito dal programma Ufficiale: – a) Abbattimento della pressione fiscale di almeno dieci punti percentuale nei primi 24 mesi di governo, per arrivare nei primi tre anni al 20% del prelievo fiscale sul cittadino, il cui reddito non superi i 100.000 Euro annui. Per i redditi più elevati sarà studiato un apposito strumento fiscale adeguato; b) Abolizione del bollo auto-moto e delle tasse di messa in strada di veicoli in acquisto ed eliminazione della tassa sul passaggio di proprietà degli stessi; c) Abolizione dei canoni Rai e sugli apparecchi di trasmissione radio amatoriali e Reti telefoniche. La rete televisiva sarà dello Stato e quindi di tutti i cittadini, indistintamente e il canone sarà abolito. Le televisioni private, saranno considerate, come l’editoria servizi commerciali e quindi soggetti alla tassazione del fisco; d) esclusione dalla contribuzione obbligatoria di tutti quei cittadini il cui reddito risulterà essere inferiore ai 30.000 Euro annui ( dal calcolo sarà esclusa la 1° casa ); e) Abbattimento dell’IVA di almeno 15 punti percentuali ed esonero dalle tasse per il primo quinquennio alle nuove attività economiche, artigianali, commerciali e industriali, che si insedieranno sul territorio italiano, creando posti di lavoro e assunzioni a tempo indeterminato; e) Abolizione dell’IMU sulla prima casa ed IRAP; f) Detassazione e detraibilità integrale di tutte le spese ordinarie e straordinarie, riguardanti l’amministrazione e la gestione della 1° casa e l’amministrazione e la gestione delle strutture lavorative ad eccezione di quelle commerciali appartenenti a catene multinazionali; g) Destituzione di Equitalia ed annullamento di ogni azione, svolta dall’ente con valore immediato e retroattivo; destituzione di enti ed attività in palese contrasto con i diritti dei cittadini, del lavoratore e del commercio, inteso come aziende, primo su tutti il sistema denominato “ Serpico”- Questo solo per citare alcuni punti dal Programma.
Volete abolire Equitalia, con quale organo sostituirla?
Con nessun organo, con nessuna società privata o ditta di recupero crediti. Presso i Comuni, la prima istituzione a contatto ed al servizio del cittadino si devono aprire uffici di consulenza, guida ed aiuto commerciale del cittadino, un organo di collaborazione in grado di creare fiducia nel cittadino, in grado di seguire, aiutare e risolvere i problemi del cittadino al fine di promuovere la crescita economica di tutti, un organo trasparente così come dovrà essere trasparente il reddito del cittadino.
Ricordiamoci che uno Stato repressivo di polizia tributaria uccide la crescita, non la favorisce.
Per color però, nonostante la fiducia riposta dallo Stato sul cittadino, che renderanno pubbliche notizie false (comprovate) sui propri redditi, stiamo valutando sull’integrazione del Programma ADL, la detenzione carceraria per il falso di soggetti privati in atto pubblico anche per la falsa dichiarazione trasparente di reddito annuo.
Per le giovani coppie proponete il mutuo sociale, come funziona?
Cito dal Programma Ufficiale ADL: – Destinato ai giovani, alle neo-famiglie, alle classi sociali piccole e medie ( piccoli imprenditori, artigiani, impiegati dello Stato, operai…).
Il Mutuo Sociale potrà essere richiesto, per l’acquisto e/o la ristrutturazione o la costruzione della 1° casa e per l’apertura dell’attività lavorativa.
L’immobile diverrà di proprietà dell’Istituto di Mutuo Sociale ( a capitale pubblico) della Banca di Stato Italiana.
Le rate mensili, saranno calcolate, applicando un tasso fisso minimo, utile unicamente al rimborso dei costi amministrativi ed in relazione alla durata di ammortamento del capitale. Al termine e a saldo del Mutuo Sociale la 1° casa e/o la struttura lavorativa verrà trasferita in proprietà al contribuente, senza l’applicazione di alcun onere o tassa.
Potranno avere beneficio del Mutuo sociale anche coloro che, pur avendo sottoscritto in passato un mutuo con un Istituto di Credito privato, si trovino a causa di mancanza di lavoro, decesso di familiari, cassa integrazione etc. ossia che, per mutata capacità economica familiare, a non poter più sopperire alla rateale estinzione del mutuo, contratto. Ne faranno parte anche i cittadini, colpiti da eventi atmosferici e/o da cause non derivanti dalla loro negligenza, ma da soprusi illeciti come le vittime di anatocismo, truffe, ritorsioni, ricatti, violenze alle persone e al patrimonio privato.-
Per gli immigrati cosa proponete in termini di diritti di cittadinanza?
Gli immigrati che decidono di vivere in Italia dovranno, entro un anno, conoscere la nostra Costituzione e dimostrarlo sostenendo un esame e giurare su di essa accettandone norme e valori. Nessuno potrà venire in Italia come ospite senza rispettare le nostre leggi e le nostre regole di vita sociale, anzi pretendere di imporre le loro.
A nessuna comunità straniera sarà permesso di ghettizzarsi utilizzando suolo italiano e pretendere ivi di imporre le proprie leggi e regole sociali.
Noi siamo una civiltà antica, radicata, democratica e di diritto e questo deve essere chiaro a tutti, solo sul rispetto si possono impostare percorsi di crescita sociale condivisi.
Questo è inserimento in una società , mantenendo un comportamento adeguato ai nostri principi, regole sociali e leggi, nessun permesso di soggiorno e repressione ingiustificata di polizia, sarà rilasciato (dopo severi controlli per reati commessi e comportamenti sociali presso lo Stato di origine) un documento di cittadinanza temporaneo allegando una fissa dimora (all’atto dell’esame e del giuramento) che sarà reso definitivo con il completo inserimento nel tessuto sociale e lavorativo nazionale o comunque dopo 10 anni di permanenza su suolo italiano senza commettere reati di sorta e nel pieno rispetto della Costituzione italiana.
Internet va regolamentato?
Sarà garantita la libera espressione ed il libero pensiero dei cittadini, internet è sempre più una proiezione virtuale della vita reale del cittadino, le stesse norme, gli stessi diritti e gli stessi doveri che regolamentano la vita reale saranno sostanzialmente applicate sul web.
Siete già ben un movimento a livello nazionale con referenti locali in tutte le regioni, che obbiettivi avete a breve?
L’obbiettivo primario è quello di far avere il nostro Programma a tutti i cittadini italiani per impostare insieme un cammino programmatico sociale e politico.
Il nostro è un programma semplice per la sua fattibilità ma ambizioso poichè prevede di arrivare ad avere i 2/3 dell’elettorato nazionale per poterlo attuare.
Se non raggiungiamo tutte le realtà nazionali e territoriali sarà difficile farci conoscere e far conoscere la bontà del nostro programma e dei nostri intenti, tutto ciò è molto dispendioso, pensiamo solo agli studi universitari di due anni per poter mettere in campo il Programma Nazionale ADL e la Carta dei Valori, agli accreditamenti ed alle registrazioni (Iscrizione Reg. Nazionale n° N47M11/2012, Iscrizione Uff. Territoriale di Albenga n° 7272 Re. n° 67977, Iscrizione UIBM n° AL2013C000012, Iscrizione UAMI n° 011826997, Accreditamento al Viminale n°53 Prot. n°15600/EP/53), alla creazione dei Coordinamenti Regionali, alle manifestazioni e meeting, ai gazebi per poter raggiungere tutte le realtà territoriali, anche le più piccole.
Tutto questo ha un costo, noi sino ad ora ci siamo autotassati cercando di sopperire ad ogni spesa, siamo una realtà in movimento e un movimento che vuole diventare realtà .
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Luglio 14th, 2013 Riccardo Fucile
“O CAMBIATE REGISTRO OPPURE TENETEVI GHEDINI”: L’AUT AUT DEL FAMOSO LEGALE… CICCHITTO PLAUDE: “FORZA ITALIA DOVRA’ ESSERE UN PARTITO MODERATO, NON UN GRUPPUSCOLO CHE URLA, SBRAITA, INSULTA E MINACCIA AZIONI DA NO TAV”
Parole di miele per Enrico Letta, promesse di sostegno duraturo al governo, ma soprattutto un caldo, caldo invito ai falchi del suo partito a smettere di giocare ai rapaci con le penne degli altri: «Certe volte quelli che vorrebbero agire come miei sostenitori accaniti, quelli più schierati e magari anche affettuosi, prendono posizioni esterne ed estreme che poi vengono attribuite a me. E questo certe volte mi fa venire i brividi». Silvio Berlusconi dixit, intervistato ieri a tutta pagina dal suo Giornale.
Lo stesso quotidiano, per intenderci, che titolava il giorno prima «Banditi di Stato» rivolto agli ermellini della Corte di Cassazione.
A dar credito ai brusii di radio Pdl questa secca smentita della linea dura, questo tentativo estremo di conciliazione e di dialogo, sarebbe dovuto al netto intervento dell’avvocato Franco Coppi.
Raccontano che il principe del foro ne avrebbe avuto abbastanza delle sparate sempre più grosse, fino alla minaccia dell’Aventino parlamentare, delle manifestazioni intorno ai palazzi di giustizia.
Per chi sta provando a impostare da settimane una strategia difensiva «nel» processo questa canea rischiava di far saltare tutto.
Così Coppi avrebbe messo il Cavaliere di fronte a una scelta secca: o cambiate registro oppure tenetevi Ghedini e tanti saluti.
Sarebbe stato il timore di perdere il celebre penalista insomma la ragione dei «brividi» denunciati dal leader Pdl.
Ma insomma, quale che sia il motivo, la bacchettata ai falchi c’è stata.
Tanto che qualcuno di loro – le colombe sono strasicure nell’indicare Daniela Santanchè – ieri ha telefonato a Berlusconi in Russia per chiedergli almeno di mitigare la rampogna.
Ecco dunque arrivare puntuale nel pomeriggio una piccola marcia indietro, una precisazione dell’interessato: «Nel colloquio con Paolo Guzzanti sul Giornale rilevo un’inesattezza che potrebbe dar luogo a spiacevoli equivoci. Quandosi parla di danni provocati da “tutto ciò che è urlato”, è evidente che mi stavo riferendo a quanto proviene dall’esterno del nostro movimento e non certamente a voci interne al Pdl».
Il Cavaliere prova a definirlo un «equivoco» ma il senso di tutta l’intervista era invece moltochiaro.
Tanto che Fabrizio Cicchitto, principale avversario interno della Santanchè e dei falchi, di primo mattino, letto il Giornale, si godeva la vittoria: «In tutta l’intervista di Berlusconi e nello spirito che la anima c’è un richiamo di fondo a quello che dovrà essere nel futuro la natura di Forza Italia, un grande partito moderato e riformista, non un gruppuscolo estremista e autolesionista che urla, sbraita, insulta e minaccia cosiddette azioni esemplari prese a prestito dal repertorio dei No-Tav».
Da notare l’ultima frase, richiamo implicito all’occupazione delle autostrade che sarebbe stata suggerita, durante una riunione dell’ufficio di presidenza, dall’ala dei falchi. Maurizio Gasparri, un’altra colomba (è così, almeno sul piano interno) plaude alla nouvelle vague berlusconiana «più volte comunicataci nelle numerose riunioni di vertice, sempre improntata alla trasparenza, alla lealtà ed alla moderazione».
Sarà così per altri quindici giorni, fino alla sentenza della Cassazione.
Poi si vedrà se lo “Statista” si trasformerà in “Caimano”.
Francesco Bei
(da “La Repubblica”)
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