Luglio 10th, 2013 Riccardo Fucile
MEGLIO TASSARE LE COSE CHE LE PERSONE CHE PRODUCONO REDDITO… L’IMPORTO MEDIO DELL’IMU E’ DI 225 EURO…PER QUEL 28% CHE STA SOTTO I 10.000 EURO DI REDDITO SI TRADUCE IN 187 EURO L’ANNO, 52 CENTESIMI AL GIORNO: COME SI PUO’ PENSARE DI RISOLVERE I PROBLEMI DI QUESTA FASCIA SE POI IL CAROVITA SI MANGIA 10 VOLTE QUESTA CIFRA?
Caro professor Brunetta,
da alcuni mesi la politica italiana ruota attorno alle sue dichiarazioni quotidiane in materia di Imposta municipale unica sulla prima casa.
Nonostante il Fondo monetario — rubando un antico slogan del Pdl — dica che è meglio tassare le cose invece che le persone che producono reddito, in barba alla Commissione europea che nelle raccomandazioni di primavera notava che il gettito 2012 aveva tenuta solo grazie all’Imu, opponendosi a ogni ipotesi di compromesso rispettoso della Costituzione che impone la progressività dell’imposta, lei insiste con ammirevole tenacia, sia pure degna di miglior causa: l’Imu sulla prima casa va abolita.
Ieri, sul Corriere della Sera, ha scritto che cancellarla avrebbe un impatto sui consumi, anche se lei stesso ammette che l’effetto sarebbe “altamente simbolico”, più che concreto.
Secondo i dati del ministero del Tesoro, l’importo medio dell’Imu prima casa versata nel 2012 è stato di 225 euro.
Il grosso (un terzo del gettito) è arrivato da quel 6,8 per cento dei contribuenti con case di valore che hanno pagato oltre 600 euro.
A un economista come lei non sfugge cosa implicano questi numeri: cancellare l’Imu significa dare un forte beneficio in valore assoluto — cioè lasciare in tasca alcune centinaia di euro — a chi ha uno stipendio elevato e quindi neanche se ne accorgerà .
Il beneficio per i contribuenti a basso reddito è troppo piccolo per incidere sulle loro scelte di consumo: per quel 28 per cento che sta sotto i 10 mila euro annui si tratterebbe di 187 euro all’anno, 15 euro al mese, 52 centesimi al giorno.
Senza l’Imu prima casa questi milioni di italiani non potrebbero neppure permettersi di prendere un caffè al bar tutti i giorni.
Lei è davvero convinto che la ripresa passi da lì?
Come ha detto il suo collega ministro Graziano Delrio a La Stampa, “poichè le risorse sono scarse e la priorità è averne per stimolare l’occupazione, regalare 300 euro all’anno a famiglie con un reddito sopra i 75 mila euro sarebbe perdere un’occasione per i nostri giovani”.
Tra l’altro, con tutti i pasticci di comunicazione che il vostro governo ha fatto, anche l’effetto psicologico è ormai bruciato: nessuno si fida di spendere gli eventuali risparmi dell’Imu perchè chissà cosa state architettando su Tares, Iva, accise sulla benzina, tasse sulle sigarette elettroniche e aumenti a sorpresa perfino delle marche da bollo.
In sintesi: chi se ne frega dell’Imu.
Possiamo iniziare a parlare di qualcos’altro prima di ritrovarci, come alla fine del governo Berlusconi del 2011, ad avere come unico argomento di conversazione il rischio default dell’Italia?
Stefano Feltri
argomento: Brunetta | Commenta »
Luglio 10th, 2013 Riccardo Fucile
NELLA CLASSIFICA DEL SITO INTERNAZIONALE SPECIALIZZATO SIAMO IL 43.479° SITO PIU’ SEGUITO IN ITALIA… MELONI 67.017, ALFANO 74.989, SANTANCHE’ 77.464, CARFAGNA 88.773, CASINI 89.741, BRUNETTA 114.791, LA DESTRA 119.776… CI BATTE RENZI CON LA 27.009° POSIZIONE
Destra di popolo è ormai una realtà nel panorama della presenza sul web della destra sociale italiana: la classifica del sito internazionale specializzato in rilievi statistici Alexa lo attesta con i dati che abbiamo sopra indicato.
Quando in una afosa giornata di luglio, con molti italiani in vacanza, si sfonda il muro delle 1.300 visite giornaliere, vuol dire che siamo ormai una realtà , grazie a un lavoro di anni, al sacrificio di pochi, alla incomprensione di tanti che avrebbero potuto darci una mano e non l’hanno fatto.
Non ha importanza, hanno perso un’occasione loro, non noi.
Siamo la dimostrazione che quando si ha una linea, quando si è autonomi, quando si raccontano anche verità scomode, si può sfondare nella coscienza degli italiani onesti.
Il nostro pubblico è trasversale perchè non abbiamo nè padrini, nè padroni: siamo gente libera come i nostri lettori.
Chi ci segue? Dal semplice cittadino alla presidenza del Consglio, dallo studente ai gruppi parlamentari, dal precario alla Confindustria, dalla stampa locale a quella nazionale, dai piccoli comuni alle associazioni.
Persino le Università e i centri di ricerca all’estero, come risulta dalle schermate di ingresso nell’elaborazione dei dati.
Un amico giornalista ci ha definito una piccola “macchina da guerra” per la capacità di infiltrarci ovunque e di “disseminare” in campi avversi.
Volevamo festeggiare con voi questo risultato con un brindisi virtuale: senza di voi tutto ciò non sarebbe stato possibile.
Abbiamo in mente un nuovo progetto destinato a far parlare molto e di cui vi renderemo presto informati.
Per ora grazie e un abbraccio a tutti.
argomento: destradipopolo | Commenta »
Luglio 10th, 2013 Riccardo Fucile
TROPPE INCONGRUENZE NELL’OPERATO DELLA QUESTURA DI ROMA, ALFANO NEL MIRINO: DOVRA’ RISPONDERNE ALLA CAMERA
Il caso dell’espulsione di Alma Shalabayeva e di Alua, moglie e figlia del dissidente kazako
Ablyazov, arriva finalmente alla Camera.
Richieste di chiarimento arrivano da tutte le parti.
Anche dal presidente della commissione Esteri del Senato Pier Ferdinando Casini.
E così domani il ministro degli Interni Alfano, ritenuto da più parti il responsabile della cattiva gestione della vicenda, ne risponderà durante il question time delle 15.
Le domande sul tavolo sono molte, anche perchè tutta l’operazione messa in atto dalla Questura di Roma sembra sempre di più essere stata organizzata non per catturare il marito, ma per espellere in tutta fretta moglie e figlia e consegnarle a Nazarbayev, dittatore di un paese dove la tutela dei diritti umani è sconosciuta.
Nell’attesa delle risposte di Alfano alla Camera, nella conferenza stampa convocata dal presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani del Senato Luigi Manconi, sono stati Riccardo Olivo ed Ernesto Gregorio Valenti, legali di Alma Shalabayeva, a denunciare come il provvedimento di espulsione nei confronti della loro assistita sia stato “fortemente illegittimo”. Gli avvocati hanno parlato di “procedure insolite, che diventano non giustificabili quando a subirle è la moglie di un noto oppositore politico di un paese in cui i diritti umani non sono tutelati”.
I racconti degli avvocati e le prove presentate ribadiscono l’urgenza di adeguate risposte, al Parlamento e all’opinione pubblica, da parte di quel ministro degli Interni cui tutta la vicenda sembra ricondurre ogni giorno di più.
Il fatto quotidiano.it ha rivelato ieri in anteprima che l’Ufficio Stranieri della Questura di Roma era in possesso di una nota dell’ambasciata kazaka che riferiva come la signora fosse in possesso di due validi passaporti kazaki, e pertanto non avrebbe potuto essere sottoposta a rimpatrio coatto.
Oggi sono emerse altre novità sull’operato delle forze dell’ordine che necessitano di spiegazione.
E siccome la Questura di Roma e il suo Ufficio stranieri dipendono dal ministero dell’Interno, ormai il cerchio si sta stringendo sempre di più attorno all’operato del segretario del Pdl.
Per esempio, non potendo Shalabayeva essere rimpatriata senza sua figlia, ecco che gli avvocati della donna dipingono un quadro a tinte fosche.
La mattina del 31 maggio, il giorno del rimpatrio, gli uomini della Questura si dirigono per la quarta volta nella villa di Casal Palocco.
Qui, essendo tutti gli altri parenti in Questura per accertamenti, trovano solo la piccola Alua, una bambina di sei anni che da un anno sta frequentando la scuola qui in Italia, sua cugina, una zia e un domestico.
Nessuno capisce bene l’italiano, tranne la bambina che a Roma ha frequentato un anno di scuola.
Gli agenti consigliano di non contattare i legali poi chiedono alla piccola se vuole andare a trovare la mamma in Questura, mentre la donna si trova in realtà al Cie di Ponte Galeria. La bambina acconsente.
Dalla relazione di servizio della polizia si viene a sapere che alle 13,10, mentre la piccola è in macchina, arriva l’ordine di non andare in Questura, ma di dirottare l’auto verso Ciampino, dove la madre è già a bordo del famigerato aereo austriaco pronta a portarla in Kazakistan.
Il tutto avviene mentre gli avvocati fiduciosi aspettano che alle 15 cominci l’orario di colloquio al Cie, e credono che Shalabayeva sia ancora lì, per produrre ulteriori documenti neccessari a rinviare l’espulsione della donna.
Ma il meccanismo appare organizzato con tempistiche strettissime.
Quel famigerato aereo austriaco è stato prenotato alle 11 di mattina — come da testimonianze agli atti delle Procura di Vienna che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare e riportare in anteprima — ovvero prima ancora che il Giudice di pace del Cie di Ponte Galeria convalidasse il fermo di Alma, dato che l’udienza della mattina come da verbale è terminata dopo le 11.20. Ecco perchè il quadro che viene a delinearsi è che tutta l’operazione possa essere stata organizzata fin dall’inizio proprio per consegnare le due donne al dittatore kazako Nazarbayev, e di farlo in tutta fretta, piuttosto che per trovare il marito.
Anche perchè, spiegano ancora gli avvocati, se in quella casa gli uomini della questura avessero trovato Ablyazov, nei suoi confronti avrebbe dovuto aprirsi un processo di estradizione, e non di espulsione, dai tempi infinitamente più lunghi.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Alfano | Commenta »
Luglio 10th, 2013 Riccardo Fucile
NEL TESTO RISPUNTA IL FINANZIAMENTO AUTOMATICO
Allarmato dalle manovre in corso, Enrico Letta ha già consegnato il messaggio agli ambasciatori della maggioranza: «Non permetterò che il mio ddl venga snaturato».
Eppure, nonostante l’avvertimento del premier, la cancellazione del finanziamento ai partiti traballa pericolosamente.
La tentazione dei partiti è quella di non abolire del tutto l’automatismo. La furia emendativa minaccia di stravolgere il testo e il rischio è che il provvedimento resti incagliato nelle secche dei veti incrociati.
Tanto da spingere Palazzo Chigi a preparare il piano B: «Il ddl è un punto fermo del governo. Altrimenti c’è la strada del decreto ».
Il via libera in commissione è previsto entro luglio, ma difficilmente la tabella di marcia sarà rispettata. Pd, Pdl e Scelta civica reclamano tempo.
Nonostante Letta.
Per Palazzo Chigi, però, non esistono alternative all’abrogazione totale del finanziamento.
La ratio è chiara: «Nessuno che non voglia dare un euro deve essere costretto a farlo». Il premier ha scelto la strada del ddl per mostrare la volontà di aprirsi ai «miglioramenti» delle Camere. Ma rispettando la filosofia che sta dietro all’intervento: «Nessuno pensi di far rientrare dalla finestra quello che vogliamo far uscire dalla porta».
I dubbi, però, lacerano la maggioranza.
A partire dal Pd. I deputati che si occupano del ddl si riuniranno già stamane con il tesoriere
Antonio Misiani per discutere pregi e difetti del testo.
«La direzione indicata dal governo è quella giusta», premette Misiani. Che però poi aggiunge: «Il Parlamento potrà migliorare il provvedimento ».
È proprio sulle tentazioni emendative che si gioca la sfida. Il ddl, infatti, prevede la cancellazione di ogni forma di finanziamento automatico.
Ma il rischio, per i partiti più strutturati, è l’asfissia
«Chi sostiene di voler cancellare ogni forma di finanziamento diretto — ammette il tesoriere Pd — dice una cosa che non esiste in nessuna democrazia».
Misiani non si sbilancia oltre, se non quando assicura che sono allo studio correttivi: «Esistono molte tecnicalità . Vedremo, discuteremo. L’importante è migliorare il ddl».
Di certo, i democratici spingeranno per introdurre «un tetto massimo alle singole donazioni», in modo da evitare lo strapotere del «miliardario di turno»
Chi ha in tasca una soluzione per risolvere il rebus è il tesoriere di Scelta civica, Gianfranco Librandi: «Sono favorevole all’abolizione. Sarebbe una bella sfida. Però capisco che diventi problematico sostenere così un partito».
Ecco quindi l’idea: «dimezzare» gli attuali rimborsi. «Noi — ricorda Librandi — siamo passati da 11 a 5 milioni. Così scenderemmo a 3 milioni… ».
A via dell’Umiltà si coltivano dubbi di altra natura. Ma comunque dubbi.
Maria Stella Gelmini, che del ddl è relatrice, giura: «Noi ci riconosciamo nel testo». Poi sottolinea: «Vogliamo migliorarlo, ma non ci sono passi indietro».
In particolare, i berlusconiani si batteranno per rendere meno stringenti i rigidi paletti di democrazia interna ai partiti pensati dall’esecutivo.
I grillini restano alla finestra.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)
argomento: denuncia | Commenta »
Luglio 9th, 2013 Riccardo Fucile
SARà€ ACCORPATA ALLA TARES E TOTALMENTE RIVISTA COSI’ NESSUNO CAPIRà€ SE PAGA PIÙ O MENO… L’IMPORTANTE E’ CHE BRUNETTA POSSA DIRE CHE L’IMU NON C’E’ PIU’
Aria fritta”. Così al Tesoro giudicano i vari scenari di riforma dell’Imu che giornalmente
vengono pubblicati dai giornali: sgravi di qua, stangata sui villini di là , abolizione completa alla Brunetta o rimodulazione alla Fassina.
Il ministero guidato da Fabrizio Saccomanni è invece assai più ambizioso e pensa di riuscire a svicolare tra i fronti contrapposti della sua maggioranza attraverso una riforma complessiva della tassazione locale che passa dunque per la cancellazione dell’Imu come pure della Tares, la nuova tariffa sui rifiuti e i servizi comunali che dovrebbe altrimenti funestare il dicembre degli italiani.
“È evidente che l’Imu non ci sarà più, è una tassa sbagliata, che deve essere superata con una nuova imposta sui servizi”, dice ad esempio Francesco Boccia (Pd), presidente della commissione Bilancio della Camera molto vicino al premier Enrico Letta.
Imu e Tares, spiegano fonti governative, si pagano entrambe in proporzione sulla casa (o il capannone) e quindi possono essere accorpate e rimodulate con l’effetto — non sgradevole — di ridurre gli adempimenti per il contribuente: “A quel punto — è la conclusione — ci saranno una decina di italiani in tutto capaci di fare i conti su quali categorie pagano di più o di meno rispetto a prima e tra quelli, per dire, non c’è Brunetta”.
La scappatoia di Letta e Saccomanni per evitare la crisi, insomma, per quanto razionale e con benefici effetti di sburocratizzazione, è una specie di gioco delle tre carte, un tentativo di buttare la palla in tribuna.
Non tutto, però, potrà rimanere nascosto dalle complicazioni tecniche.
Se infatti sarà parecchio difficile calcolare quanta parte della nuova imposta possa effettivamente essere attribuita alla componente Imu per ogni singola posizione, i grandi aggregati dovranno essere scritti nero su bianco nella relazione illustrativa e relative tabelle di bilancio: da lì si capirà subito se la nuova mega-tassa locale sarà o meno una fregatura.
Per capirci, da Imu e Tares quest’anno dovrebbero entrare senza modifiche circa 30 miliardi di euro: 22 più o meno dalla tassa sugli immobili, 8 dalla tariffa su rifiuti e servizi (quasi due miliardi in più, peraltro, rispetto agli esborsi del 2012 garantiti dalle vecchie tasse sui rifiuti).
Presentando la nuova tassa il governo dovrà indicare quanto dovranno tirar fuori complessivamente gli italiani e quanto, dunque, sarà l’eventuale taglio delle tasse locali: la prima casa, da sola, ne vale quattro, i capannoni almeno sei, gli aumenti della Tares — come detto — circa due, quantità che non possono certo essere nascoste sotto al tappeto.
Non solo, essendo tributi locali ogni diminuzione di gettito comporta una compensazione che lo Stato deve (o dovrebbe) ai Comuni: “L’esecutivo — mette le mani avanti il neopresidente dell’Anci, Piero Fassino — deve indicare di quali risorse disporranno i Comuni quest’anno e i prossimi, risorse che non potranno essere meno di quelle attuali e dovranno essere disponibili contestualmente al superamento dell’Imu”.
Per organizzare il gioco di prestigio, però, serve tempo e infatti ieri il governo ha cominciato improvvisamente a rinviare la scadenza della riforma: non più agosto, come prevede ad esempio il decreto che sospende la prima rata dell’Imu, ma l’autunno.
“Non è nè un capriccio nè un modo per rinviare — s’è difeso il ministro del Lavoro Enrico Giovannini — Le decisioni pluriennali vengono prese dal Parlamento con la legge di Stabilità . Questi sono i tempi in tutta la Ue, come definiti dal semestre europeo, e questi sono i tempi in cui il governo deciderà su Imu, aumento dell’Iva ed eventuale taglio del cuneo fiscale”.
La legge di stabilità , come la vecchia Finanziaria, arriva alle Camere in ottobre. Autunno appunto.
Entro agosto, invece, verranno definiti i criteri: roba generica, senza coperture, che può servire a tener buono il Pdl ancora qualche mese (e a settembre, per dire, ci saranno le elezioni tedesche).
Compito forse meno difficile di quanto sembri visto che il partito di Silvio Berlusconi continua a gingillarsi con gli attacchi al ministro Saccomanni — o all’innocuo vice Stefano Fassina (Pd) — e non pare aver compreso che il Tesoro organizza il gioco delle tre carte sull’Imu in accordo perfetto con Enrico Letta e nell’acquiescenza degli stessi ministri del Pdl.
Marco Palombi
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: economia | Commenta »
Luglio 9th, 2013 Riccardo Fucile
MANCANO DUE GRADINI AL PRECIPIZIO, POI L’ITALIA DIVENTERA’ UN PAESE SUL QUALE NON CONVERRA’ PIU’ INVESTIRE… LA FOLLE DEMAGOGIA DI CHI VUOLE ELIMINARE L’IMU CI PORTERA’ ALLO SFASCIO
L’agenzia Usa, Standard & Poor’s, ha tagliato il rating dell’Italia a ‘BBB’ da ‘BBB+’ e le previsioni per il futuro son nere. L’outlook è negativo.
Nella scala dei valori delle agenzie di rating mancano due gradini dopo di che l’Italia diventerà un Paese sul quale non conviene più investire.
L’abbassamento del giudizio potrebbe avere un effetto negativo sullo spread.
Infatti più è basso il merito attribuito dagli analisti, più aumenta il rischio Paese e di conseguenza il rischio nel comprare i titoli di debito di quel Paese.
E in finanza non si scappa: chiedere in prestito soldi, costa di più a chi offre una minor certezza di restituirli.
“La situazione rimane complessa, l’Italia col debito così alto rimane un sorvegliato speciale”, ha commentato a caldo il presidente del Consiglio Enrico Letta durante la puntata di Ballarò.
A far cambiare idea a Standard&Poor’s sono le prospettive dell’Italia, in quanto l’economia quest’anno si contrarrà dell’1,9%.
S&P prevede un debito al 129% del Pil alla fine del 2013.
L’outlook negativo assegnato all’Italia da Standard & Poor’s “indica che c’è almeno una chance su tre che il rating possa essere ridotto ancora nel 2013 o nel 2014”.
Per l’anno in corso “gli obiettivi di bilancio sono potenzialmente a rischio per il differente approccio nella coalizione di governo” per coprire un disavanzo “frutto della sospensione dell’Imu e del possibile ritardo del pianificato aumento dell’Iva”.
I dati sulla ripresa non sono incoraggianti.
“L’azione di rating – spiega S&P – riflette la nostra visione di un ulteriore peggioramento dell’economia in Italia con le prospettive di crescita reale dell’ultimo decennio di meno dello 0,04% di media”.
Dura la reazione del Tesoro, secondo il quale, la scelta dell’agenzia Standard & Poor’s di abbassare il rating dell’Italia è una scelta già superata dai fatti, ha uno sguardo retrospettivo e non tiene conto delle misure più recenti prese dal governo.
Il verdetto tra le due opinioni arriverà domani dal mercato: se lo spread salirà avrà ragione S&P, diversamente l’ago della bilancia penderà dalla parte del Tesoro.
(da “La Repubblica“)
argomento: economia | Commenta »
Luglio 9th, 2013 Riccardo Fucile
L’EX PREMIER SI FIDA POCO DEI SUOI LEGALI E HA CHIESTO AL SUO STAFF DI INDIVIDUARE UNA ROSA DI PAESI DOVE NON VERREBBE CONCESSA L’ESTRAZIONE… LO STATO PIU’ ADATTO E’ QUELLO DELL’EX GUERRIGLIERO SANDINISTA DANIEL ORTEGA
Silvio Berlusconi non è di quella razza che si fa blandire dalle promesse, specie quando ci
stanno di mezzo i giudici.
E vuol toccare con mano, se mai sarà , la salvaguardia a cui da tempo aspira, sia essa dettata da una sentenza oppure da una serie di concause leguleie su cui capisce poco, quindi tende a non fidarsi.
Pare che da giorni il Cavaliere stia dando il tormento ai suoi più vicini collaboratori.
E non perchè c’è di mezzo la rifondazione di Forza Italia (fatto comunque rinviato a settembre, nonostante l’arrabbiatura feroce di Daniela Santanchè) o perchè — come dirà oggi durante la riunione con i suoi deputati a Montecitorio — bisogna lasciarlo lavorare questo governo e non spararne una al giorno come fanno Brunetta e Gasparri, tanto per avere un po’ di riflettori su di sè.
L’ossessione estiva di Silvio si chiama sicurezza personale.
I sondaggi, è vero, lo danno nuovamente in ascesa con il Pdl ormai in disarmo, ma lui si è convinto che, in caso di condanna sul processo Mediaset, per quanto mondata dall’interdizione dai pubblici uffici, su di lui potrebbe scatenarsi una forte onda di dissenso popolare, “non dico proprio una folla che mi vuole linciare — avrebbe confidato al suo fido Valentino Valentini — ma comunque un astio popolare di chi mi vuole comunque fuori dai giochi e monta il dissenso; pensa se non riusciamo a togliere l’Imu che guaio…”.
Ecco, dunque, l’ossessione per la sicurezza personale che si fa di nuovo largo tra i suoi incubi. Al punto, stavolta, da pensare all’espatrio.
Non proprio una fuga, quella non “è nelle sue corde”, ragiona chi gli è accanto, ma comunque un luogo dove poter stare in pace, accanto alla compagna, Francesca Pascale, e sapendo che in Italia i suoi affari sarebbero sotto la stretta osservazione della figlia Marina.
Di qui, la richiesta, considerata”inconsueta” dal suo stesso entourage, di commissionare ad uno studio legale internazionale, con sede a Ginevra, la verifica dell’elenco dei Paesi esteri nei quali avrebbe una garanzia di asilo dorato nel caso in cui l’aria, in Italia, diventasse improvvisamente irrespirabile.
Nell’elenco è stato chiesto esplicitamente anche di valutare la questione dell’estradizione, sempre nel caso in cui dovesse scattare la condanna definitiva al carcere per una serie di reati che vanno dall’evasione fiscale fino alla corruzione, insomma quelli che — a vario titolo — gli pendono sulla testa.
L’ennesima paturnia di Berlusconi è stata presa un po’ sul ridere, sulle prime, dai suoi collaboratori, specie proprio quel Valentini — suo storico compagno di viaggio nella Russia di Putin e nei Paesi dell’Est — che sa bene con quale gioia alcuni governanti aprirebbero le porte all’amico Silvio, a partire proprio da Putin e dal kazako Nazarbayev, sulla cui trascorsa collaborazione ora si addensano nubi burrascose per via di una ‘scivolata’ di Alfano.
Ma il Cavaliere ha fatto capire di non voler diventare in questo modo “ostaggio di nessuno”, soprattutto perchè con alcuni di quei governanti ancora intercorrono alleanze economiche di primo livello con l’Italia e, dunque, la questione è considerata da scartare.
E allora? Buttati alle ortiche alcuni paradisi fiscali, sembra che uno dei luoghi che potrebbe fare il caso suo sia il Nicaragua.
D’altra parte il suo amico Dell’Utri nel Paese di Daniel Ortega non è proprio di casa ma quasi e, com’è noto, di estradizione verso l’Italia (ma anche verso altri Paesi) l’ex guerrigliero sandinista non vuol sentir parlare.
Anzi, il nuovo business internazionale di quella terra oppressa dall’embargo Usa sembra proprio quello di farla diventare la patria della dissidenza, visto che nei giorni scorsi Ortega ha offerto asilo alla ‘talpa’ Edward Snowden.
E lì è di casa, ormai da trent’anni, Alessio Casimirri, un ex Br con tante cose ancora da raccontare.
Insomma, potrebbe non servire, ma intanto — è il pensiero del Cavaliere — meglio avere nel cassetto un piano B pronto a scattare in caso in cui le cose dovessero andare per il peggio. Perchè tutto si aspetta Berlusconi dai giudici, anche che alla sua veneranda età gli facciano scattare le manette ai polsi.
Così, per far capire “che hanno vinto loro”.
Un’umiliazione a cui non si abbasserebbe mai, “dopo tutto quello che ho fatto per questo Paese…”.
Sara Nicoli
argomento: Berlusconi, Giustizia | Commenta »
Luglio 9th, 2013 Riccardo Fucile
PRIMA DEL PREVISTO E DOPO LE RILEVAZIONI DEL “CORRIERE DELLA SERA”, FISSATA LA DISCUSSIONE DEL RICORSO PRESENTATO DALLA DIFESA DI BERLUSCONI… LA SANTANCHE’ INVITA LA BASE A “PASSARE ALL’AZIONE”
Sembrava che anche questa volta potesse cavarsela Silvio Berlusconi: complicati calcoli sulla prescrizione e motivazioni della condanna di secondo grado sull’applicazione dell’indulto avevano fatto pensare che il Cavaliere, con una possibile fissazione dell’udienza in Cassazione in autunno e con l’ipotesi della rideterminazione della pena con rinvio nuovamente alla corte d’appello di Milano, potesse di fatto rinviare l’uscita di scena politica.
Perchè la pena accessoria, come previsto dal codice, diventa esecutiva solo quando la sentenza è passato in giudicato e così la temuta interdizione dai pubblici uffici sarebbe stata rimandata a chissà quando.
Ma prima del previsto e dopo le rivelazioni del Corriere della Sera su questa possibilità di scappatoia giudirica per il leader del Pdl è stata fissata immediatamente la data dell’udienza per la discussione del ricorso presentato dalla difesa Berlusconi contro la condanna in secondo grado per la vicenda Mediaset.
Si inizierà il prossimo 30 luglio davanti alla sezione feriale della suprema corte e non in autunno o addirittura a fine anno come era stato ipotizzato.
Il Cavaliere, in secondo grado, è stato condannato a 4 anni di reclusione (di cui tre indultati) e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici.
Proprio per affrontare gli ermellini sulla questione dei diritti tv e la frode fiscale contestata — falso in bilancio e appropriazione indebita si sono estinti già nel primo grado di giudizio grazie alla ex Cirielli — Berlusconi ha “invitato” nel collegio difensivo il professor Franco Coppi.
Che con l’avvocato Niccolò Ghedini ha presentato il ricorso il 19 giugno scorso.
Ed è “esterefatto” dalla velocità dei magistrati proprio l’avvocato Coppi: “Penalizza la difesa che, con più tempo a disposizione, avrebbe potuto fare nuovi approfondimenti. Non si è mai vista una cosa di questo genere — afferma il penalista -. Si tratta di una fissazione di udienza tra capo e collo penalizzante”.
L’udienza è stata anticipata notevolmente e assegnata alla sezione della Cassazione che lavora anche in estate, appunto quella feriale che quest’anno è la I penale.
Quanto alla paventata prescrizione di una parte del reato contestato all’ex premier, Coppi fa notare che “in Cassazione di casi di prescrizione intermedia ve ne sono abitualmente. E in questi casi — spiega ancora — sono i giudici a rideterminare la pena senza dover rinviare l’udienza”.
Ad ogni modo, spiega ancora Coppi, “ci batteremo per chiedere un annullamento con rinvio” della sentenza della Corte d’Appello di Milano emessa lo scorso 8 maggio anche se, come ribadisce, “pensavamo di avere più tempo a disposizione”.
Secondo i giudici di secondo grado la gestione dei diritti televisivi e cinematografici faceva capo al leader del Pdl.
“Era assolutamente ovvio — avevano scritto — che la gestione dei diritti, il principale costo sostenuto dal gruppo, fosse una questione strategica e quindi fosse di interesse della proprietà , di una proprietà che, appunto, rimaneva interessata e coinvolta nelle scelte gestionali, pur abbandonando l’operatività giornaliera”.
Fa eco all’avvocato Coppi Daniela Santanchè: «Le parole di Coppi che per chi ancora avesse dei dubbi, sono la certezza che la giustizia non c’è per il presidente Berlusconi – dichiara la deputata del Pdl – Che cosa facciamo noi? Aspettiamo ancora l’unica manifestazione che forse riusciremo a fare, e cioè quella di accompagnarlo in carcere? Non ci sto. Basta divisioni. Serve passare all’azione».
argomento: Berlusconi | Commenta »
Luglio 9th, 2013 Riccardo Fucile
LEGGI AD PERSONAM, PRESCRIZIONE E RINVII: E L’IPOTESI DI DECADENZA DA SENATORE SI ALLONTANA DI DODICI MESI
Il Corriere della Sera spiega: per la condanna Mediaset — 4 anni in appello e 5 anni di
interdizione — metà del reato, quella relativa al 2002, si prescriverà a settembre grazie agli effetti della ex-Cirielli.
Salvo imprevisti, quindi, la Cassazione dovrà rinviare il processo in appello per il ricalcolo della pena relativa all’anno non prescritto, il 2003.
Ma a a quel punto la condanna potrebbe scendere al di sotto dei tre anni ed eliminare la temuta interdizione.
A meno di una corsa contro il tempo che porti la Suprema Corte a esprimersi prima dell’autunno, il Cavaliere avrebbe vinto ancora una volta.
L’interdizione dai pubblici uffici per Silvio Berlusconi potrebbe arrivare tra un anno. O anche non arrivare mai.
Come rivela Il Corriere della Sera, Silvio Berlusconi, “anche nel caso in cui la Cassazione ne confermasse la colpevolezza per frode fiscale nel processo sui diritti tv Mediaset, potrebbe scampare allo scatto della tanto temuta interdizione dai pubblici uffici a fine 2013 con la conseguente perdita dello status di parlamentare e l’impossibilità di ricandidarsi”.
Il tutto grazie alla combinazione di tre elementi giuridici: innanzitutto ”un complicato calcolo sui vari periodi di sospensione subiti dal dibattimento”; in secondo luogo “l’imminente prescrizione di una delle due annualità fiscali” per le quali il Cavaliere è stato condannato in tribunale e appello a 4 anni di reclusione e a 5 di interdizione; infine la “conseguenza procedurale messa in atto da questa parziale prescrizione e quindi, un probabile nuovo processo d’Appello anche solo per calcolare la pena residua“.
Per capire meglio, sempre secondo Il Corriere della Sera, “è necessario ripartire dalla richiesta di rinvio a giudizio nella quale la procura di Milano contestava a Berlusconi nel 2005 “368 milioni di dollari dal ’95 al ’98″ di aumento di costi dichiarati per pagare meno tasse”.
Grazie alla legge Cirielli però — varata dal governo presieduto dal Cavaliere stesso nel dicembre 2005 — si accorciano i termini della prescrizione e, durante il processo di primo grado, estingue le “appropriazioni indebite”, i “falsi in bilancio” e quasi tutta la “frode fiscale”.
Nel 2012 i giudici con una sentenza dichiarano prescritta un’altra annata, il 2001, per 6,6 milioni di euro evasi.
Inoltre, “per gli effetti fiscali degli ammortamenti”, il tribunale condanna l’ex presidente del consiglio su due rimanenti annualità : il 2002 — per un valore di 4,9 milioni evasi a fronte di 397 dichiarati — e il 2003 — per 2,4 milioni evasi a fronte di 312 dichiarati.
Il Corriere spiega nel dettaglio i meccanismi di “salvataggio” per Berlusconi: “Il complicato calcolo delle sospensioni — si legge — svela che metà del processo, e cioè uno dei due anni in gioco, il 2002, si prescriverà tra poco, più o meno il 13 settembre e dunque prima della Cassazione prevedibile tra fine 2013 e inizio 2014″.
E la Suprema corte, non potendo fare valutazioni di merito come l’apprezzamento della misura della pena per l’annata residua, lascia aperta “la possibilità , anche in caso di condanna, di ordinare un nuovo Appello anche ai soli fini del ricalcolo della pena“. Quindi, per Berlusconi, scrive ancora il quotidiano di via Solferino “pur nel caso più sfavorevole di conferma in Cassazione della condanna, passerebbe in giudicato la colpevolezza, ma si allontanerebbe di un anno (ossia il tempo di andata e ritorno tra Cassazione/nuovo Appello/nuova Cassazione) l’operatività eventuale della pena accessoria: 5 anni di interdizione dai pubblici uffici, collegati all’attuale sua condanna a più di 3 anni di reclusione che però sarà per l’appunto da ricalcolare a causa della prescrizione del reato del 2002″.
argomento: Berlusconi, Giustizia | Commenta »