Luglio 28th, 2013 Riccardo Fucile
ANCORA DA DECIDERE LA STRATEGIA DELLA DIFESA, GHEDINI PESSIMISTA
«Sono disperato». «Questi mi condannano». «Sto vivendo un incubo». «Statemi accanto». «Non mi lasciate solo… ».
A vederla con gli occhi di Berlusconi l’udienza di martedì in Cassazione per il processo Mediaset ha un esito scontato: la sicura condanna.
Tant’è che, in continue telefonate da quel di Arcore, ieri non ha fatto altro che lamentarsi. Con più di un interlocutore si è sfogato così: «Mi ha appena telefonato Ghedini e mi ha detto che non c’è niente da fare, sarò condannato di sicuro».
Niccolò Ghedini, il famoso legale che lo difende assieme all’altrettanto noto Franco Coppi, come al solito non conferma nè smentisce.
Ma ad onor del vero, in quest’ultimo mese, è capitato che più di un suo interlocutore abbia riferito che Ghedini è sicuro della condanna.
Questo è l’umore nero del Cavaliere, a tre giorni dall’udienza.
Che provoca l’accorata solidarietà di esponenti del Pdl come Renato Brunetta, «gli resterò comunque accanto», e come Sandro Bondi, «starò con Berlusconi perchè un dopo Berlusconi non m’importa».
Ma in realtà , siano così sicuri che dopodomani l’udienza Mediaset effettivamente si tenga?
C’è una percentuale che oggi supera di un bel po’ il 50% per poter dire invece che l’udienza potrebbe essere rinviata ad altra data.
Vediamo perchè.
Già ieri si sarebbe dovuto svolgere un incontro tra Berlusconi, Ghedini e Coppi. Invece il mini summit è stato rinviato a domani pomeriggio.
«Berlusconi è pieno di dubbi. Vuole decidere la sua strategia all’ultimo momento » dicono i legali.
I quali però hanno già pronta la richiesta per un possibile rinvio. Ghedini e Coppi ci hanno lavorato in questa settimana, pur dicendo che comunque sono anche «pronti a discutere».
Però, al di là degli umori vittimistici e volutamente scenografici del Cavaliere, il quale sicuramente martedì sarà a Roma chiuso a via del Plebiscito, il dato certo – e che rappresenta la novità della giornata – è che nella strategia difensiva rientra la richiesta del rinvio.
Una richiesta che, incrociata con le indiscrezioni che filtrano dal pur blindatissimo palazzo della Cassazione, incrementano le chance dell’effettivo rinvio ad altra data. Intendiamoci, Ghedini e Coppi pretendono che il processo “salti” dalla sezione feriale (che dura fino al 15 settembre) alla terza sezione, quella cui fanno capo delitti come quello di frode fiscale imputato al leader del Pdl.
Ma, come vedremo, alla Suprema corte escludono «al cento per cento» che ciò possa avvenire.
Sono due i puntelli che la difesa di Berlusconi intende spendere nella richiesta di rinvio.
La brevità del tempo a disposizione per preparare adeguatamente il caso e il calcolo dei tempi di prescrizione che, come vanno ripetendo da giorni Ghedini e Coppi, non scadrebbe affatto tra il primo e il 3 agosto, ma addirittura il 26 settembre.
E comunque – questione assai rilevante che la difesa mette in luce – in caso di rinvio chiesto dai difensori la prescrizione resterebbe congelata.
Per cui, sostengono i due avvocati, il processo si può fare in una data qualsiasi, ben oltre il 15settembre.
Il capriccio di Berlusconi, la sua incertezza sulla richiesta di rinvio che scioglierà solo domani pomeriggio, si gioca tutta qui.
Influiscono naturalmente anche le ragioni politiche – la vita del governo Letta, una possibile crisi, eventuali elezioni in autunno che ormai paiono impossibili – ma il Cavaliere subisce anche il tam tam dei due super legali, ai quali la sezione feriale — in particolare il collegio presieduto da Antonio Esposito, una toga che ha già condannato Berruti non piace per nulla.
«Tre su cinque sono comunisti» va dicendo Berlusconi dopo che glielo ripetono da venti giorni.
Su questo s’incentrerà la difesa: spiegare che un processo come questo, con la prescrizione di fatto congelata, deve essere trattato da giudici specializzati.
In Cassazione i boatos diconol’esatto opposto, citando anche una circolare che di fatto impone, quando la prescrizione scade entro 45 giorni, di celebrare il processo nella sezione feriale.
Per cui, anche se la prescrizione dovesse scadere a fine settembre come dice Ghedini, non ci sarebbe la possibilità di “agganciare” la terza sezione.
Ma sempre in Cassazione si colgono voci che non escludono il rinvio. Non è prassi ordinaria, si spiega. C’è bisogno di una motivazione cogente. Ma un rinvio non è escluso.
Certo, non ci si illuda che il processo si farà chissà quando.
Ma una data oscillante tra la fine di agosto e il 10 settembre è ben ipotizzabile.
E Silvio potrebbe farsi le vacanze angosciato sì, ma ancora incensurato.
Liana Milella
(da “La Repubblica“)
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Luglio 28th, 2013 Riccardo Fucile
IL VERBO PIU’ USATO DAI POLITICI ITALIANI? BLINDARE
Il verbo più usato dai politici e dunque dai giornali è “blindare”. 
Napolitano blinda il governo, il governo si blinda con i decreti e le fiducie, la maggioranza blinda Alfano, il Parlamento blindato dal governo blinda la controriforma costituzionale, il Pd blinda Letta, il Pdl blinda B. contro la Cassazione che potrebbe blindarlo ma in un altro senso.
Tutto questo blindare rivela il sentimento dominante nell’èra tragicomica delle larghe intese: la paura.
Di chi? Di tutto.
Ma essenzialmente dei milioni di cittadini che, dopo decenni di letargo, si sono svegliati con i referendum di due anni fa e da allora, nelle forme più diverse, rivendicano il diritto a partecipare alla politica.
Perchè Pd e Pdl governano insieme? Per paura di perdere il potere.
Perchè il sinedrio del Pd è pronto a uccidere il partito pur di non far vincere l’unico leader che oggi lo farebbe vincere? Per paura di andare a casa.
Perchè il Pdl rimane appeso a un vecchio malvissuto con spiccate tendenze criminali che ha sputtanato il centrodestra italiano in tutto il mondo? Per paura di perdere soldi, poltrone e prebende.
Perchè il Pd, dopo aver combattuto il presidenzialismo per vent’anni e dopo che persino l’ex segretario Bersani aveva definito la nostra Costituzione “la più bella del mondo”, la vuole stravolgere in senso cesarista? Per paura dei poteri di controllo, cioè di un Parlamento vero, di una Giustizia uguale per tutti e di una stampa libera.
Perchè quel coro unanime di prefiche alla condanna di Del Turco? Per paura che, se tutti quelli che prendono tangenti beccano 9 anni e mezzo, metà Parlamento si trasferisca in galera.
E perchè Grasso e Boldrini zittiscono chiunque osi criticare l’innominabile Napolitano? Per paura che l’arzillo vegliardo prenda cappello e li fulmini con un supermonito dei suoi.
Solo che la paura provoca eccessi di zelo: infatti il monarca ha subito diramato un monitino sfuso per far sapere che “è semplicemente ridicolo il tentativo di far ritenere che il presidente aspiri a non essere nominato o citato in Parlamento”.
Purchè — aggiunge però — ciò avvenga “in modo appropriato”.
Postilla che trasforma la paura in panico, visto che nessuno conosce esattamente il modo appropriato.
Con una lieve riverenza? Col capo chino in segno di ossequio? Con aria assorta e occhi socchiusi in atteggiamento estatico? Con le mani giunte? Con scappellamento a sinistra o a destra? Facendo precedere all’augusto cognome “Sua Eccellenza”, “Maestà ”, “Sire”, o seguire attestati di somma laude e sempiterna riconoscenza tipo “sempre sia lodato”?
Nel dubbio, meglio continuare a non citarlo. Non si sa mai.
E siccome la paura è contagiosa, se la fanno sotto anche i guardiani dello status quo, terrorizzati da tutto e da tutti.
Persino dal Papa che con poche mosse e parole sta ripulendo l’immagine e le strutture della Chiesa. Piero Ostellino, dopo una vita passata a spiegare ai giudici come si fa il giudice, insegna al Papa come si fa il papa.
Francesco “sta esagerando”, al punto di salire sull’aereo “portando con sè una cartella”. Ennesimo sintomo del “populismo” di un pontefice rosso che si presenta ai fedeli come “uno di loro” anzichè restare assiso sul trono dorato.
Guai se spezzasse “l’antico rapporto di dipendenza dei fedeli dalle gerarchie”, trasformando la Chiesa da ”teocratica” in — parlando con pardon — “democratica”.
“Il Potere è una cosa, i Pater noster sono un’altra”.
Se no chissà dove andremo a finire, signora mia. Par di vederlo l’Ostellino tremante, barricato in casa a rafforzare i chiavistelli alle porte e le inferriate alle finestre, che vede nemici dappertutto, come i signorotti medievali nascosti dietro i merli del castello a lanciare olio bollente sul popolo affamato, per paura che gli portino via l’argenteria.
Poveretto, che vita triste.
Gli suggeriamo una vecchia canzone degli 883: “Chiuditi nel cesso, porta dentro tutta la tua realtà , però fallo adesso, sennò prima o poi qualcuno entrerà ”.
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 28th, 2013 Riccardo Fucile
AD ARCORE REGNA IL PESSIMISMO IN VISTA DELLA SENTENZA DELLA CASSAZIONE SUI DIRITTI MEDIASET….MA GASPARRI È SICURO: “L’UDIENZA SALTA”
Meno due al Trenta Luglio?
Il punto interrogativo è da mettere dopo aver ascoltato Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato: “Cosa faremo se martedì condannano Silvio Berlusconi? L’ipotesi che si tenga l’udienza è al secondo posto. Al primo c’è la notizia, ossia che ci sarà il rinvio”.
In ogni caso, ragioniamo sulla seconda ipotesi. Continua Gasparri: “Certo non staremo fermi. Immagino che la sinistra si prepari a dire che non può stare al governo con un leader espulso dalla politica. Noi ci riuniremo e sicuramente ci saranno delle conseguenze. Quali? Decideremo tutti insieme”.
Daniela Santanchè alias la Pitonessa che sovrasta falchi e colombe del Pdl conferma qualcosa succederà in caso di condanna definitiva per il Cavaliere nel processo diritti tv Mediaset.
Se non altro per un motivo: “So che il popolo viola, i girotondini già hanno organizzato manifestazioni per domani lunedì 29 davanti al tribunale di Milano, quindi escludo una sola cosa: che noi non faremo nulla qualora il presidente venisse condannato”.
A dir il vero, il clima tra i falchi berlusconiani non è dei migliori.
Primo: non sono affatto sicuri del rinvio. Secondo: la sentenza è già scritta dopo una guerra dura vent’anni. Condanna.
Tornato ad Arcore, B. ha un umore altalenante. Nelle riunioni con i legali, è il professore Franco Coppi a battersi per il rinvio dell’udienza.
Ma il pessimismo regnerebbe sovrano.
Come testimonia l’atmosfera definita “pesante” l’altra sera a Palazzo Grazioli, quando il Cavaliere e nove fedelissimi si sono riuniti per la visione in anteprima del docu-film preparato da Francesco Giro, parlamentare del Pdl, sulla parabola del Cavaliere.
Davanti alle immagini di vent’anni di politica, B. si è commosso due volte. E con lui parecchi degli invitati. Che erano: Gianni Letta, la fidanzata Francesca Pascale, l’assistente Mariarosaria Rossi, Daniela Santanchè e Alessandro Sallusti, Angelino Alfano, Michaela Biancofiore, Denis Verdini, lo stesso Giro.
Una sorta di ultima cena prima del verdetto del Trenta Luglio.
Gli occhi sono diventati lucidi per la prima volta con la strage di militari italiani a Nassiriya in Iraq. La seconda, con lacrime vere e proprie, quando una vecchietta sopravvissuta al terremoto dell’Aquila ha abbracciato B. e gli ha detto: “Silvio aiutami, non ho più nulla”.
Dice la Biancofiore: “Sono pessimista sul rinvio e angosciata per quello che potrà accadere martedì. Premesso che sono convinta che sarà assolto perchè il fatto non sussiste, se dovesse essere condannato io inviterò il popolo italiano a scendere in piazza come un fiume, senza simboli di partito. Può sembrare un paradosso, ma una condanna potrebbe far aumentare i voti. È una sentenza che cambierà il corso della Storia”.
Rinvio o meno, a tenere banco tra i berlusconiani è quello che succederà nei minuti successivi a un’eventuale condanna, martedì prossimo.
Cosa faranno i magistrati per far eseguire la sentenza?
Arresti domiciliari o richiesta al condannato di scegliere il posto dove essere assegnato ai servizi sociali?
Un comune del Napoletano, Torre Annunziata, ha già chiesto alla Cassazione di far lavorare all’assessorato per le politiche sociali.
Dice il vicesindaco: “La richiesta nasce dalla valutazione sulla personalità e sulla forma mentis di imprenditore del senatore, che in un tessuto sociale come quello della nostra città , potrebbe espiare, sia pure nelle dimensioni della condotta del singolo, con stimoli e contributi originali”. Tra i berlusconiani, spicca per ottimismo Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera: “Sono ottimista, esiste un giudice a Berlino”.
E se non esiste? Risposta, in un articolo sulla Discussione di Emilio Fede: “Gli resto al fianco. Non per generosità nemmeno per riconoscenza. Non sarebbe un gesto eroico o sacrificale. Il fatto è che non concepisco altra mia posizione nel mondo, che sia onesta e decente, se non stare vicino a Silvio Berlusconi”.
Meno due al Trenta Luglio.
Salvo rinvio, Berlusconi conoscerà il suo destino tra due giorni. Impossibile pensare che non accadrà nulla in caso di condanna.
Berlusconi ha promesso a Enrico Letta che non ci saranno conseguenze, ma i suoi sono già pronti a tutto.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 28th, 2013 Riccardo Fucile
ANCHE CALABRIA E CENTEMERO SI SONO RITROVATI FIRMATARI SENZA SAPERLO… E LA RAVETTO INTIMA DI TOGLIERE LA SUA FIRMA “IMMEDIATAMENTE”
«F-u-r-i-b-o-n-d-e». Esattamente da venerdì mattina, cioè da quando su Repubblica è
uscita la notizia che il Pdl, con un emendamento, stava per affondare il reato di finanziamento illecito dei partiti, ci sono tre deputate di questo partito che schiumano rabbia.
Sono quelle che, assieme a Maurizio Bianconi, vice segretario amministrativo del Pdl, e Francesco Saverio Romano, potente ex ministro siciliano dell’Agricoltura, risultano tra i firmatari dell’emendamento sullo stampato parlamentare.
Ma Laura Ravetto, avvocato civilista piemontese, Anna Grazia Calabria, responsabile dei giovani del partito, Elena Centemero, capo del settore scuola, i cui nomi campeggiano in bella vista e sono stati riportati nell’articolo di Repubblica con tanto di foto, quell’azzeramento della norma su cui si è poggiata Mani pulite non l’hanno mai sottoscritto.
Prim’ancora di vedere cosa hanno fatto, bisogna riflettere su due questioni.
La prima: chi ha effettivamente scritto l’emendamento.
La seconda: perchè sono stati inseriti, per sostenerlo, i nomi di deputate che non solo erano del tutto ignare, ma che non condividono neppure la norma.
Il passaparola di Montecitorio, e in particolare del gruppo Pdl, attribuisce l’idea del colpo di spugna sul finanziamento illecito a Denis Verdini, un fedelissimo di Berlusconi più volte nei guai con la giustizia, che perseguirebbe l’obiettivo di “salvare” chi, nel Pdl, è già incappato o potrebbe finire nei pasticcci per questo delitto. Verdini si sarebbe messo d’accordo con Rocco Crimi, il tesoriere del partito, e con Bianconi, il vice.
Al corrente anche il relatore del ddl sul finanziamento, Mariastella Gelmini, alla quale però sarebbe stata fornita una motivazione edulcorata. Nessuna notizia invece a Ravetto, Calabria e Centemero.
Quando Ravetto, ex sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento nel governo Berlusconi, ha visto il suo nome è esplosa in una delle collere che l’hanno resa famosa. Grida da aquila.
Ha acchiappato il telefono e protestato duramente con i responsabili del gruppo, chiedendo conto del perchè fosse stato utilizzato il suo nome su una cosa così importante, senza avvertirla prima.
La seconda mossa è stata chiamare gli uffici della commissione Affari costituzionali e chiedere che – «immediatamente » – venisse cancellato il suo nome sotto quell’emendamento.
Per andare fino in fondo sta pensando anche di scrivere una lettera al presidente della Camera Laura Boldrini.
Ancora ieri l’umore di Ravetto era pessimo.
Eccola dire: «Non ho firmato quel testo, nè sottoscrivo il suo contenuto, ho chiesto di togliere il mio nome, capisco la prassi di utilizzare il nome dei deputati, ma su questioni così delicate è necessaria un’informazione puntuale e preventiva. Per questo intendo sollevare la questione all’interno del Pdl perchè fatti del genere non debbano più avvenire»
Ovviamente, del caso è stato informato anche Berlusconi, con telefonate altrettanto irritate.
Il cerino, a questo punto, resta nelle mani di Gelmini che dà una versione minimalista dell’emendamento.
Non parla Francesco Paolo Sisto, il presidente della prima commissione, che per una coincidenza è il difensore di Raffaele Fitto, imputato a Bari proprio per finanziamento illecito.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 27th, 2013 Riccardo Fucile
MARONI HA AFFIDATO UNA CONSULENZA SULLA “MACROREGIONE” ALL’EX PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI VARESE DARIO GALLI
Dario Galli, ex presidente leghista della Provincia di Varese, oggi commissario dell’ente e già nel consiglio di amministrazione di Finmeccanica, è stato nominato consulente “per lo sviluppo di progetti speciali a livello macroregionale” dal presidente della Regione Lombardia e leader della Lega, Roberto Maroni.
E’ quanto riferisce il gruppo consiliare lombardo del Pd in una nota in cui si parla di un “costo di 50mila euro” per la Regione.
“Sembra che per lo sviluppo dell’improbabile macroregione occorra un superconsulente – sostiene nella nota il capogruppo Alessandro Alfieri, che è anche coordinatore lombardo del Pd – O forse, più probabilmente, Maroni ha voluto risarcire l’ eclettico Galli, evidentemente esperto di aerei come di architettura istituzionale, per una mancata nomina ad assessore”.
“Non se ne sentiva assolutamente il bisogno – conclude – tanto meno per 50mila euro a carico dei cittadini lombardi. A meno che, trattandosi di macroregione, Maroni non voglia chiedere una compartecipazione a Zaia e Cota”.
La replica dei collaboratori di Maroni non fa che confermare la notizia.
Il presidente della Regione ha la facoltà di nominare “fino a cinque consulenti” per progetti che sono ritenuti “prioritari”, fanno sapere, come appunto quello della cosiddetta macroregione.
Quanto al compenso di Galli, che è commissario della Provincia di Varese, viene precisato che (per ora) è l’unico consulente nominato dal governatore e con la sua nomina si è deciso per 50mila euro annui “
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Luglio 27th, 2013 Riccardo Fucile
IL GOVERNO NOMINA GIOVANNA IURATO AL POSTO DI FRANCO LA MOTTA, IN MANETTE PER CORRUZIONE… IL NUOVO PREFETTO A GENNAIO ERA STATA INTERDETTA DAI PUBBLICI UFFICI ED E’ INDAGATA PER TURBATIVA D’ASTA… SI ERA ANCHE VANTATA DI AVER FINTO DI PIANGERE PER I TERREMOTATI DELL’AQUILA
Su proposta di Angelino Alfano, il consiglio dei ministri presieduto da Enrico Letta ha nominato un prefetto tuttora indagato per turbativa d’asta e in passato interdetto dai pubblici uffici per far dimenticare il predecessore: un prefetto arrestato per corruzione e altri reati.
A Roma e Napoli nei due uffici della Procura ieri si rideva amaramente.
I pm romani hanno appena arrestato Franco La Motta, l’ex numero due dell’Aisi, per i traffici fatti con il Fondo per gli Edifici di Culto, dal quale sono spariti una decina di milioni, trasferiti in Svizzera e poi rimpatriati con gli spalloni.
Tutti si attendevano una nomina che spazzasse va ogni dubbio dei cittadini su come il Viminale gestisce i loro soldi in un momento di crisi.
E il governo che fa? Nomina un prefetto indagato.
Il Fec è un fondo istituito nel 1985 per gestire i beni della Chiesa cattolica dei quali lo Stato si appropriò nell’Ottocento.
Non brilla per trasparenza, come dimostra la storia dei 10 milioni spariti.
Il ministro dell’Interno Angelino Alfano, reduce dal caso kazako, ha pensato per questa Direzione a Giovanna Iurato, un prefetto che aveva ricevuto a gennaio l’interdizione dai pubblici uffici dal gip di Napoli Claudia Picciotti.
Nell’ordinanza si leggeva: Giovanna Iurato, in qualità di direttore dell’Asse primo dei fondi Pon Sicurezza, con collusioni o altri mezzi fraudolenti, abusando dei poteri e in violazione dei suoi doveri, turbava la pubblica gara segregata e a procedura negoziata per la fornitura di un “sistema di consolidamento e gestione centralizzata dei sistemi di videosorveglianza territoriale presso il Cen (Centro elettronico nazionale) di Napoli. per un importo complessivo di 37 milioni di euro al fine di aggiudicare la medesima al Rti costituito dalle società (…) con mandataria Elsag Datamat Spa”.
L’interdizione è stata annullata dal Tribunale del riesame di Napoli che ha sancito l’incompetenza territoriale spedendo il fascicolo a Roma.
Qui il pm Roberto Felici ha inviato l’avviso di chiusura delle indagini che solitamente prelude alla richiesta di rinvio a giudizio.
L’avvocato di Giovanna Iurato, Renato Borzone, dice che “in Italia vale ancora la presunzione di innocenza e in questo caso vale due volte perchè basta leggere le carte per capire che la mia assistita dimostrerà la sua innocenza”. Sarà .
Comunque a rendere ancora più imbarazzante la vicenda giudiziaria sono due dati: il marito del Prefetto Iurato (non indagato) è Giovanni Grazioli, dipendente della Elsag Datamat, la società che si è aggiudicata la gara segretata per la quale è indagata la moglie; e nell’indagine è stata intercettata una conversazione telefonica tra Iurato e il prefetto a capo dello Sco: Iurato e Francesco Gratteri, poi condannato per i fatti del G8 e rimosso dal suo ruolo, ridevano delle finte lacrime a fini mediatici della Iurato alla Casa dello Studente.
Iurato: Eh allora sono arrivata là , nonostante la mia…cosa che volevo…insomma essere compita (fonetico)…mi pigliai, mi caricai questa corona e la portai.
Gratteri: Ti mettesti a piangere …sicuramente!
I: Mi misi a piangere.
G: Ovviamente, non avevo dubbi (ride).
I: Ed allora subito…subito…lì i giornali: “le lacrime del Prefetto”.
G: Non avevo dubbi (eh, eh ride).
I: Ehhhhhhh (scoppia a ridere) i giornali : “le lacrime del Prefetto”.
L’Ansa ha diffuso una nota di non meglio precisate fonti del Ministero dell’interno che tentano di limitare i danni mediatici: “E’ solo uno spostamento non è una promozione. La direzione ha competenze solo di studio e Iurato scende un gradino nella retribuzione”.
Il nome del prefetto era emerso anche negli atti dell’indagine su Diego Anemone e la cricca per alcuni lavori.
Lei però, quando è intercettata dai pm di Napoli nel 2010, sostiene di avere un assegno che prova il pagamento ad Anemone dei lavori.
Nelle carte dell’indagine sulla Cricca effettivamente c’è una fattura del 21 novembre del 2008 e Anemone spiega alla Guardia di Finanza: “Iurato è un dirigente del ministeri dell’interno e Anemone Costruzioni ha effettuato dei lavori di ristrutturazione presso l’appartamento sito in via Cassia 962, documentati dalla fattura n. 69 del 21 -11- 2008”.
Però c’è anche altro.
Per esempio il “dettaglio dei costi sostenuti dall’impresa Anemone costruzioni nell’anno 2005 riferibili a prestazioni di servizio e-o fornitura di materiale eseguite nei confronti di privati a fronte dei quali la società non ha emesso la relativa fattura”. In questo documento accanto alla “Commessa 13-05 D.ssa Iurato” si legge: “15 ottobre 2005 De Masi Srl 5728,73”.
Inoltre, nel computer della segretaria di Anemone, Alida Lucci, la Polizia scopre che il nome della Iurato è citato più volte nei “libri giornali”.
Il 9 dicembre 2004 si legge sotto la colonna uscite: “condono Iurato + tassa c/c n.3 3081,82 euro”.
Il 31 maggio 2005: “extr cass Condono via Labicana (Iurato): 2304,11 euro”. Il 2 maggio 2006: “extr cass c/c condono Iurato via Labicana 2.199,31 euro”, sempre alla voce uscite. Alla data del 16 ottobre 2006 ci sono due annotazioni. La prima in entrata “Clie Cass Da Iurato 12 mila euro”.
La seconda in uscita: “Edil Cass Acconto Angelo Napoletano (Ass. Iurato)” sempre di 12 mila euro. Il prefetto è proprietaria di una casa in via Labicana nella quale sono stati fatti lavori di ampliamento che hanno portato nel 2006 a una variazione catastale da 6 a 7 vani.
Chi ha pagato le rate del condono?
Abbiamo posto il quesito al Prefetto (via sms) e a suo marito ma non hanno voluto rispondere. Ieri le porte girevoli del Viminale sono state crudeli con Alessandro Valeri, coinvolto nel caso kazako, che perde il posto di capo segreteria del Dipartimento Pubblica Sicurezza, come chiesto dal ministro Alfano.
Al suo posto arriva Vincenzo Panico. Umberto Postiglione è il nuovo Capo del Dipartimento per gli affari interni. Poi c’è una raffica di donne nominate prefetto: a Palermo arriva Francesca Cannizzo. A Catania Maria Federico; Maria Laura Simonetti a Prato; Anna Maria Manzone a Grosseto; Carla Cincarilli a Mantova.
Marco Lillo
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 27th, 2013 Riccardo Fucile
COME SI E’ ARRIVATI AL LANCIO DI BANANE ALLA KYENGE
Razzista numero uno: “Arriva la Kyenge in città …”.
Razzista numero due: “La ministra negra”.
Razzista numero tre: “Ho un’idea!!!”
Tutti lo guardano sbalorditi.
Il razzista numero tre prosegue: “Organizziamo una manifestazione!!”.
Il razzista numero quattro interviene con suoni gutturali.
Il razzista numero cinque: “Che bella idea!!”
Il razzista numero sei, folgorato, in trance intellettivo: “Lanciamole delle banane“.
Silenzio generale.
Nessuno capisce fino all’intervento del razzista numero sette: “Gli oranghi mangiano le banane!”.
Ovazione generale.
Filippo Rossi
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Luglio 27th, 2013 Riccardo Fucile
ERA GIA’ IL MINISTRO IN CUI GLI ITALIANI AVEVANO PIU’ FIDUCIA (SONDAGGIO PIEPOLI): ORA GRAZIE ALLA SUA PACATEZZA DI FRONTE ALLA FECCIA RAZZISTA SARA’ ANCORA PIU’ STIMATA
Sorprende, ancora una volta, Cecile Kyenge. Per l’ironia e lo stile con cui risponde all’ennesimo insulto.
Ieri sera, durante la festa del Pd a Cervia, il lancio di banane arrivate nelle prime file, proprio sotto il palco dove si trovava il ministro dell’Integrazione.
Immediata la sua risposta: “Con la gente che muore di fame e la crisi sprecare cibo così è triste”. Commento subito confermato con un tweet.
In mattinata è tornata a commentare l’episodio, sempre su twitter: “Il coraggio e l’ottimismo per cambiare le cose deve soprattutto partire dalla base e arrivare alle istituzioni”.
Il collega di Governo Graziano Delrio scrive: “brava Cecile, e comunque le italiane e gli italiani sono con te”. “Cecile grande!”, twitta Pippo Civati.
Un messaggio di solidarietà sul social network anche dal ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando.
Il senatore Sergio Lo Giudice commenta: “Brava Cecile, una lezione di stile a quei quattro selvaggi che infangano l’Italia. Ogni offesa a te è un’offesa alla Costituzione”. E il segretario Pd dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini: “Cara Cecile la tua civile determinazione è la loro sconfitta”.
Dal centrodestra, il primo commento di solidarietà arriva da Renata Polverini: “Quello che è accaduto è inqualificabile: il razzismo non ha alibi e non merita tolleranza”.
Poi Mara Carfagna, portavoce del gruppo Pdl alla Camera: “Brava Cecile, l’ironia è il grimaldello per scardinare il senso del ridicolo al quale si espongono gli stolti”.
“Non so cosa sia successo esattamente, ma non riguarda la Lega”, ha detto il governatore lombardo Roberto Maroni, ricordando che il ministro sarà ospite della festa leghista il 3 agosto, proprio a Cervia.
Ben più duro il governatore veneto, Luca Zaia: “I lanci di banane, le offese personali e ogni altro epiteto espresso nei confronti del ministro Kyenge li condanno senza se e senza ma”.
“Siamo orgogliosi ed onorati che questa sera la nostra festa di Milano ospiterà due donne simbolo di una nuova Italia. Cecile Kyenge e Laura Boldrini sentiranno intorno a loro l’affetto, il sostegno, la speranza di chi con loro vuole cambiare il nostro Paese e farlo diventare un’Italia migliore”, scrive su Twitter Nichi Vendola.
E proprio la presidente della Camera scrive su facebook: “Le esprimerò personalmente la mia vicinanza e la mia solidarietà . Le sue battaglie per i diritti, che sono anche le mie, non hanno colore politico, sono battaglie universali”.
“Solidarietà piena al Ministro Kyenge: basta con i vergognosi insulti alla Calderoli e tanto più con le aggressioni. Isoliamo gli imbecilli!”, scrive su twitter il senatore del Pdl Roberto Formigoni.
Vicinanza anche dal ministro delle Politiche Agricole, Nunzia De Girolamo: “La collega Kyenge ha dimostrato che di fronte ad alcuni gesti idioti e violenti a volte l’arma migliore è l’ironia”.
“Ancora un grave episodio di intolleranza macchia la scena politica italiana”. Anche l’Osservatore Romano commenta l’azione contro il ministro Kyenge, che, rileva il giornale vaticano, “non senza un filo d’ironia, ha definito il gesto ‘uno schiaffo alla povertà uno spreco di cibo”.
L’autore del lancio delle banane, finite sulle prime due file degli spettatori, non è stato ancora identificato.
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Luglio 27th, 2013 Riccardo Fucile
“SERVE UN PARTITO E PURE IL FINANZIAMENTO, COME NEL 1994″…. “ALEMANNO PENSI AI FATTI SUOI”
Forza Italia è già rinata. Almeno nella targa del gruppo alla Camera, al quinto piano di via
Uffici del Vicario.
Rilucidata e appesa al posto di quella che ormai fu del Popolo delle libertà .
Un colpo all’occhio per gli ex An, ormai sparuti, che nel 2009 accettarono col groppo alla gola di spegnere la fiamma tricolore per sciogliersi nell’azzurro berlusconiano. Ma anche per chi ha avuto un ruolo chiave nel Pdl, come l’ex capogruppo a Montecitorio, Fabrizio Cicchitto.
Onorevole, che effetto le ha fatto ritrovarsi davanti al vecchio logo di Forza Italia?
«Io sono un laico, anche nei simboli. Forza Italia è una bellissima sigla. A suo tempo io ero più propenso a restare lì e fare un patto federativo con An e Udc. Quindi, a me la vecchia sigla va benissimo, la questione è cosa ci mettiamo dentro».
Non sembra così contento di tornare sotto le vecchie insegne…
«Non è un problema di sigle, ma di contenuti. Avendo riletto lo statuto di Forza Italia, ricordo che era un partito a tutti gli effetti, con iscritti, congressi e gruppi dirigenti. Se si torna al progetto del ’94, si deve ripartire da quella ispirazione, combinando una leadership carismatica con un partito democratico. Anche perchè, in questo clima di rigetto della politica, fondare un partito verticistico, dove si nominano dall’alto i deputati e gli organismi dirigenti, sarebbe una pura follia».
Daniela Santanchè, invece, a Libero ha detto di volere «un partito leggero, dove non ci siano più filtri tra Berlusconi e il suo elettorato».
«Non sono d’accordo, non è un partito quello: è un suicidio. La gente ci chiede partecipazione, non verticismo. Un partito che viene gestito da un ristrettissimo gruppo dirigente, che non è sottoposto a nessuna verifica e non lavora in rapporto con la base, va incontro a brutte sorprese».
Alla luce dell’abolizione del finanziamento pubblico, la Santanchè propone una semplificazione delle norme per sovvenzionare i partiti e una legge sulle lobby.
«A parte il fatto che io reputo auspicabile mantenere, come avviene in tutto il resto d’Europa, almeno una quota di finanziamento pubblico con tutti i controlli possibili e immaginabili (Corte dei Conti compresa), visto che si va verso l’abolizione del finanziamento pubblico, a maggior ragione occorre combinare una forma moderna di foundraising con un tesseramento funzionale alla partecipazione politica. La sigla Forza Italia non può ridursi a una forma filiforme di partito».
Ma non è un fallimento tornare a Forza Italia dopo che avete predicato per anni il partito unico di centrodestra?
«Chi ha colpito al cuore il Pdl è stato Fini nel 2010».
Ma adesso il Cav gli dà il colpo di grazia.
«Siccome le scelte fondamentali le fa sempre Berlusconi, non è il tempo di battaglie sui nomi. Quindi, mi sta bene Forza Italia…».
Ma fosse dipeso da lei?
«Avrei preferito rimanere nello stesso partito con gli ex An, perchè una volta che una cosa l’hai costruita, smontarla non è mai indolore. Comunque, ben venga Forza Italia, ma un partito non si fa con un editto scritto su qualche giornale da qualcuno. È indispensabile una riflessione molto profonda e rivendico la più totale libertà di opinione. Dobbiamo lavorare non solo per l’oggi ma anche per le generazioni future, perchè possano avere un partito di centrodestra cui partecipare attivamente».
E chi sarà il futuro leader di questo partito pensato per i giovani?
«Il leader adesso è Berlusconi».
Come può pensare di affidare la leadership di un nuovo partito a un ottantenne?
«Il carisma lo si può avere a 30, a 50 e anche a 80 anni: ricordiamoci De Gaulle. La leadership di Berlusconi oggi è viva più che mai e, paradossalmente, ancora più accentuata dall’attacco giudiziario che gli viene fatto, mentre il Pd è alla ricerca disperata di un leader».
Semmai è il contrario: nel Pd è in corso una lotta tra leader di nuova generazione, Renzi e Letta in testa. Nel Pdl non c’è neanche l’ombra del successore di Berlusconi.
«Il Pd ha tanti capicorrente. Berlusconi nel centrodestra allo stato è insostituibile».
Dopo il Cav le dèluge: non crede sia questo il problema drammatico del centrodestra?
«Il problema è il presente, che ci vede impegnati nella battaglia contro la crisi. Per costruire il futuro, ci vuole un partito con assetto democratico: la leadership del domani non può nascere per cooptazione».
Come mai finora non ha mai nominato Alfano?
«Angelino sta svolgendo benissimo il suo doppio incarico di segretario del Pdl e di ministro dell’Interno, oltre che di vicepremier, e sono convinto che debba conservarlo».
Ma non è stato proprio questo a fargli esplodere in mano la grana kazaka, visto che la sera del 28 maggio era alle prese con le beghe di partito mentre la moglie di Ablyazov veniva espulsa?
«Un ministro dell’Interno delega, lì quello che non ha funzionato è l’amministrazione del Viminale».
Anche Alemanno reclama un premier giovane per il centrodestra quando si tornerà al voto.
«Alemanno pensi ai fatti suoi. È paradossale che lui esca dal Pdl perchè si fa Forza Italia e poi detti legge sulla premiership. Rimanga con noi e avrà diritto di parola».
Barbara Romano
(da “Libero”)
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