Destra di Popolo.net

BREBEMI, L’AUTOSTRADA DESERTA NEL MIRINO DEGLI SFOTTO’ SUI SOCIAL

Agosto 14th, 2015 Riccardo Fucile

NEANCHE SOTTO FERRAGOSTO CIRCOLANO AUTO… UNO SPRECO DI 2,4 MILIONI DI EURO PUBBLICI… E POI TAGLIANO LA SANITA’

E’ costata la bellezza di 2,4 miliardi di euro, ma tanti si chiedono se questo non sia stato un gigantesco spreco di denaro.
Questo perchè la Brebemi, l’autostrada che collega Brescia e Milano, inaugurata solamente un anno fa, è spesso deserta.
Persino nei giorni da bollino rosso, nei quali venivano segnalati traffico intenso e possibili code, lungo il tratto non si vedeva un veicolo.
E così c’è voluto poco: lo sfottò contro l’autostrada, accompagnato dall’hashtag #Brebemi è subito diventato sui social, con tanto di immagini a testimoniare la situazione.
E si sprecano i commenti sulla lungimiranza di una operazione inutile.

(da “il Secolo XIX”)

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IL LEGAME TRA FORZA ITALIA E RENZI: CONSIGLI NELLE “STANZE BUIE” DAL 2004

Agosto 14th, 2015 Riccardo Fucile

COMUNIONE E LIBERAZIONE, SETTE ANNI FA SUL PALCO DEL MEETING DI RIMINI, VERDINI E RENZI ALLA COMMEMORAZIONE DI UN POLITICO FIORENTINO

“Renzi è uno in grado di rompere gli schemi. Certo, oggi è un candidato del Pd: ma se poi di là  saltasse tutto e si facesse un percorso insieme, non escludo nulla”.
Era il maggio 2008 quando Denis Verdini, all’epoca parlamentare e potente coordinatore nazionale di Forza Italia, confermava di aver individuato un purosangue e di voler scommettere su di lui.
Oggi, a distanza di pochi anni, l’amicizia ha dato i suoi frutti. Per entrambi.
Verdini prese sotto la sua ala l’allora anonimo e sconosciuto presidente della Provincia di Firenze. Invitandolo alla cena per festeggiare i dieci anni del suo Giornale di Toscana prima e sdoganandolo poi nel potentissimo (e prezioso) mondo di Comunione e liberazione al Meeting di Rimini, dove il prossimo 25 agosto Renzi ritornerà , questa volta da premier.
Il 26 agosto 2008 ,sempre di martedì, Verdini volle con sè sul palco nella sala Mimosa il giovane e sconosciuto Renzi per presentare una raccolta di lettere pubblicate nel libro Sto registrando tutto per l’eternità  di Graziano Grazzini, un politico toscano storicamente democristiano e poi convertito al partito di Silvio Berlusconi seppur da sempre vicinissimo al movimento di don Giussani, improvvisamente scomparso ad appena 50 anni nel 2006.
Grazzini è stato il maestro di entrambi. Politicamente.
Lo spiega nel suo intervento lo stesso Renzi tratteggiando quello che oggi appare l’embrione del Patto del Nazzareno.
Renzi porta sul palco il suo ciuffo ovattato, gli occhialetti tondi e si mostra emozionato forse perchè strozzato da una improbabile cravatta e infilato in un vestito di due taglie più delle necessarie.
È ancora lontana l’idea della Rottamazione, così come la capacità  di arringare.
Ma ricordando Grazzini tratteggia i patti occulti tra avversari. Mostrando di averne dimestichezza sin dal 2004, appena sbarcato alla presidenza della Provincia.
“Lui era il capo dell’opposizione, io ero il capo della maggioranza, poi lui sosteneva che non fossi proprio il capo della maggioranza avendo una coalizione complessa da governare”, esordisce Renzi.
“Graziano era un amico vero per me. Era un amico vero, un fratello maggiore.Era una persona più grande di me, che in alcuni casi, nel buio delle stanze, mi dava anche qualche suggerimento, poi naturalmente nella parte pubblica giocavamo con le nostre rispettive responsabilità ”. E rispettivi ruoli.
Il gioco delle parti che poi Renzi inscenerà  con Berlusconi e l’amico Denis.
Verdini dal palco non è da meno. Parla in libertà , senza freno. Tenta di dire chiaramente ciò che pensa di Grazzini.
“Il successo passa attraverso il consenso”, che si ottiene anche mediante modi per “far sognare la gente. Non voglio dire ingannare, perchè sarebbe sbagliato, ma insomma, stimolare, sotto certi aspetti; e Graziano invece era una persona diversa, straordinaria dal punto di vista umano. Io gli dicevo: ‘È stupido quello che fai’, e lui invece lo faceva per generosità , perchè era convinto, e lo ripete molte volte in queste lettere, che la politica è ‘al servizio di’”.
Per Verdini l’atteggiamento di Grazzini è incomprensibile, e cerca di spiegarlo a suo modo: “Aveva questa sua visione delle cose che, voglio dire, nel mondo della politica è anche un po’ inusuale, no? Non si ritrova. Lui le opportunità  le rifiutava, per quel senso di generosità , per quel senso di servizio, per quel senso del mistero, per quelle cose che io, come dire, ho difficoltà  ancora oggi a comprendere. Lui rinunciava a queste cose, per questa sua anima diversa, secondo me poco adatta alla politica”.
Verdini insiste, vuol farsi capire al meglio: “Il problema è che lui era serio, profondamente serio, come ha manifestato nel lungo travaglio che lo ha portato poi in Forza Italia”.
E la serietà  è notoriamente un problema.“Rinunciava volontariamente, valutava le cose e poi sceglieva il servizio. Quindi il mio rapporto con Graziano è stato molto complesso, molto difficile. Differenti profondamente in tutte le cose, però uniti da una grande simpatia”.
Un collante importante, la simpatia, anche con Matteo.
Renzi interviene in maniera più coincisa. Ma fiuta che deve rendersi gradito a quell’universo distante anni luce dal centrosinistra. Ancora non ha ufficializzato la sua candidatura alle primarie per diventare sindaco di Firenze ma l’idea già  c’è e quel pubblico sono voti.
Prima racconta di essere già  stato al Meeting. “Noi eravamo venuti con un pullman per accompagnare la esibizione di Rutelli contro Pisanu, e a Graziano non gli avevo detto che sarei venuto, quindi lo fregai. Lo chiamammo di qui dicendo: ‘Quest’anno al Meeting siamo venuti prima noi’”.
Poi alla platea ciellina, in quegli anni devota a Roberto Formigoni, Renzi parla di Grazzini in questi termini: “Comunione e liberazione gli aveva cambiato la vita. Ai miei compagni di coalizione è sempre difficile (…) far capire che Cl è senza dubbio un’esperienza che interviene nel sociale in tutte le modalità  che ritiene opportune, ma che l’esperienza di Comunione e liberazione può cambiare la vita davvero”.
Lo scorso anno, quando rinunciò a partecipare al Meeting preferendo mostrarsi al raduno Agesci, aveva forse dimenticato anche lui l’esperienza di Cl.   O forse era meno conveniente mostrarsi, a differenza di adesso, con un governo a cui non basta la doppia stampella di Ncd e dell’amico Denis.
Qualche preghiera in più magari aiuta. Magari detta nel posto giusto. E così martedì 25 agosto tornerà  al Meeting. Questa volta da presidente del Consiglio. Il suo intervento è in calendario alle ore13 nella sala più importante e capiente: l’auditorium.
Il titolo dell’incontro ha poche pretese: “L’Italia e la sfida del mondo”. E sul palco con lui avrà  personalità  che lo costringeranno a un dibattito serrato: nessuno.
È annunciato come una sorta di monologo, con l’introduzione di Emilia Guarnieri, presidente Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli e Giorgio Vittadini, Presidente Fondazione per la Sussidiarietà . Poi tutti a cena. Come nel 2008.
Al termine dell’incontro, infatti, Verdini mise le ginocchia sotto il tavolo con il suo delfino Massimo Parisi, con Paolo Carrai, cugino di Marco Carrai nonchè esponente della Compagnia delle opere, e con i vertici di Cl al gran completo capitanati dai fondatori Vittadini e Giancarlo Cesana.
Renzi era invece accompagnato dal già  fidato Marco Carrai.

Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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DA AZZOLLINI A PANNELLA ECCO I “SENZA VERGOGNA”

Agosto 14th, 2015 Riccardo Fucile

INQUISITI E SPUTTANATI, MA SI PRESENTANO COME SE NULLA FOSSE ACCADUTO

Siamo il paese dei senza vergogna.
Il paese dei pesci in barile, degli eterni indifferenti.
Qualche tempo fa,dalle parti del Pantheon, stazionava l’ex sindaco Gianni Alemanno che parlava tranquillo, proprio al centro del marciapiede, in mezzo a una combriccola mista di ex camerati con la cravatta, un paio di signore, un guardaspalle abbronzato.
Parlava a voce alta, con la mano in tasca.
Sembrava proprio uno di quei romani padroni del mondo e così fieri del proprio ombelico che hanno sempre l’aria di dire: “Ma ammè chemme frega?”.
Nessun imbarazzo a stare lì in mezzo, mentre la gente passava guardandolo e scansandolo. Embè? La vergogna di essere un indagato per associazione mafiosa, neanche lontanamente lo sfiorava.
E se caso mai lo avesse sfiorato? Je rimbalzava.
Acceso il televisore a casa ecco in un talk show quell’altro fenomeno politico, umano e financo religioso di Roberto Formigoni, nero vestito, le gambe accavallate, la faccia e la erre moscia in primo piano, che pontifica di politica.
Ha regnato per vent’anni sulla regione più evoluta d’Italia, la Lombardia, sovrastando il celebre intelletto dei milanesi, che come sappiamo dovrebbero essere la spina dorsale produttiva, ma anche morale, del Paese.
S’è scoperto che campava senza contanti, scroccando una vacanza dopo l’altra a spese di certi amici suoi che mettevano la villa al mare, l’aereo, la barca, la bistecca.
E lui qualche volta ricambiava con l’acqua minerale. Lo hanno inquisito anche per questo. Lo stanno pure per processare.
Ma l’idea che la gente lo consideri un povero disgraziato, rida di lui, oppure lo disprezzi, neanche lo lambisce.
E se lo lambisce trasecola: “Perrrchè?”
Al tavolo del terzo o quarto talk show di giornata, compare, elegantissimo, l’Augusto Minzolini, ex giornalista di un qualche pregio, rovinato da una militanza politica sfacciata, e poi da una brutta faccenda di carte di credito del Tg1, cene a lume di candela in conto spese, un’intera carriera dissipata, e per questo premiato con un seggio al Senato dal suo capo, l’ex tutto, Silvio Berlusconi, in rappresentanza del popolo italiano.
Si vergogna? Neanche per sogno, anzi ti dice che è vittima di molte inimicizie politiche, invidie,disegni giudiziari ai suoi danni , eccetera.
E   si vergogna quell’altra vittima del sistema solare Patrizia D’Addario? Al contrario. Anzichè sperare che per sempre l’ombra la sottragga agli occhi del mondo, si augura niente di meno che la luce di un film la illumini.
Dice di essere un’artista e dice che gli italiani dovrebbero conoscere la sua storia.
Ma non nei dettagli che pensano gli italiani, immaginiamo.
Renato Farina, che da giornalista soffiava informazioni ai Servizi su certi magistrati, si sentiva al servizio del Bene Supremo e qualche volta anche di Pio Pompa, è tornato a scrivere senza vergogna, dopo le condanne.
Usando le stesse virgole morali.
E il povero Marco Pannella si vergogna di dire in pubblico che forse ha un figlio, forse due, non lo sa, non lo vuole sapere, non gli interessa, perchè lui si occupa in via esclusiva di problemi altissimi, universali e non di trascurabili dettagli?
E rinfacciare alla sua ex pupilla Emma Bonino che lei ha un solo tumore, mentre lui ne ha due, lo fa arrossire? Neanche un po’.
Secondo gli psicologi la vergogna è l’“emozione dell’autoconsapevolezza”.
Nasce dal “sentirsi giudicati profondamente diversi da come si desidererebbe”.
Ma se nessuno di loro la prova cosa significa? Che forse questi nuovissimi indifferenti non si sentono affatto giudicati diversi o peggiori di come si immaginano.Anzi.
La loro auto consapevolezza non ne esce affatto ferita.
Il senatore Antonio Azzollini     — appena graziato dal voto segreto che ha negato i domiciliari, ma ancora sotto processo — ha fatto fieramente il giro di tutte le tv.
Per non parlare dell’inarrivabile Vincenzo De Luca neo presidente della Campania, che a dispetto delle tre condanne in primo grado, si autorizza senza remore, senza ripensamenti, a consumare l’ossigeno dei politici sempre in carriera.

Pino Corrias
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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BERLUSCONI PUNTA SU GILETTI O MISTER GROM PER IL SINDACO DI TORINO

Agosto 14th, 2015 Riccardo Fucile

GILETTI DECLINA L’OFFERTA, “IL GELATAIO” CI PENSA

Massimo Giletti o Guido Martinetti, inventore delle gelaterie Grom, per la corsa a sindaco di Torino.
Sono questi i due nomi su cui punta Silvio Berlusconi per sfidare il primo cittadino Piero Fassino alle comunali del 2016.
Lo riporta un articolo pubblicato sul quotidiano “la Repubblica”.
Per l’ex Cavaliere è arrivato il momento di tornare su un suo vecchio pallino: portare in politica Guido Martinetti, fondatore insieme all’amico Federico Grom, della nota e omonima catena internazionale di gelaterie.
“Il gelataio”, come ama definirsi lo stesso Martinetti, pur essendo a capo di un gruppo di 32 punti vendita in Italia e 7 nel mondo, da New York a Giacarta, aveva declinato il primo invito all’epoca delle politiche: “Non adesso”. Era il 2012.
“Splendido quarantenne” dalla faccia di un Jude Law nostrano, il giovane imprenditore torinese piace a Berlusconi proprio perchè incarna il modello del “sogno italiano”.
E pare fosse stato pure testato da Alessandra Ghisleri.
Il diretto interessato nsi schermisce: “Non ci ho nemmeno parlato, con Berlusconi”.
Quindi, stavolta che farà ?
“Guardi, è sempre la stessa storia di Berlusconi che mi corteggia”, risponde Martinetti, che fa intendere di poter rispondere soltanto di fronte ad una proposta di matrimonio fatta con tutti i crismi.
Altrimenti Mister Grom continuerà  a “fare” gelati.
Ma che Berlusconi stia cercando una faccia lontano dalla politica dei partiti e capace di bucare lo schermo si capisce anche dal corteggiamento fatto a Massimo Giletti.
“Mi hanno chiamato, ma non dirò chi”, ha raccontato a Repubblica, il conduttore e giornalista Rai. Giletti però ha declinato l’invito: “La politica è meglio che la facciano i politici”.

(da “Huffingtonpost”)

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ITALIA, LA RIPARTENZA NON C’E’: L’ECONOMIA CRESCE SOLO DELLO 0.2%

Agosto 14th, 2015 Riccardo Fucile

NONOSTANTE IL PREZZO DEL PETROLIO E IL QUANTITATIVE EASING NON SI VEDONO SEGNALI DI CRESCITA

L’Italia conferma le previsioni, ma ancora stenta.
Nel secondo trimestre del 2015 il prodotto interno lordo (Pil) è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% nel confronto con il secondo trimestre del 2014: un risultato in linea con le attese dell’Istat e di Bankitalia che per fine anno prevede una progressione dello 0,7%.
Il passo della Penisola, però, resta ancora lento rispetto all’economie avanzate soprattutto in considerazione di fattori esogeni come il crollo dei prezzi del petrolio e il quantitative easing lanciato dalla Bce.
“Il Pil del secondo trimestre cresce come dalle attese” dice il portavoce del ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan.
Di segno diverso il parere del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi: “E’ quello che ci aspettavamo. Purtroppo è la conferma che non c’è una ripartenza vera”.
Negli dettaglio, la variazione congiunturale rilevata dall’Istat è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura, di un aumento nei servizi, e di una variazione nulla nell’insieme dell’industria.
Dal lato della domanda, invece, vi è un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto negativo della componente estera netta.
I timidi progressi dell’Italia, come detto, non sono paragonabili a quelli di Stati Uniti o Regno Unito dove il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,6% e dello 0,7% con una progressione su base annua, rispettivamente, del 2,3% e deI 2,6%.
Per l’Italia, invece, la variazione acquisita per il 2015, ovvero crescita annuale che si otterrebbe in presenza di una variazione congiunturale nulla nei restanti trimestri dell’anno, è pari a 0,4%.
Non stanno meglio, invece, Francia e Germania.
L’economia francese è rimasta stagnante nel secondo trimestre dopo il +0,7% di gennaio-marzo e contro attese di +0,2%.
Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, però, la progressione è dell’1%.
Cresce meno del previsto anche Berlino: il Pil tedesco segna un rialzo dello 0,4%, contro attese per una crescita dello 0,5%.
Eurozona.
L’area della moneta unica è cresciuta dello 0,3% nel secondo trimestre 2015 nell’Ue-19 dopo aver registra un +0,4% nei primi tre mesi dell’anno così come nell’ultima parte del 2014.
Rispetto allo stesso trimestre 2014 il rialzo è dell’1,2%.

(da “La Repubblica”)

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STUDENTE SENZATETTO AMMESSO A CAMBRIDGE: SUPERA CON IL MASSIMO DEI VOTI L’ESAME DI AMMISSIONE

Agosto 14th, 2015 Riccardo Fucile

LAVORO E IMPEGNO POSSONO FAR DIVENTARE I SOGNI REALTA’

In Gran Bretagna sono usciti i risultati dei test d’ammissione alle università  del paese, e quello che colpisce di più è il caso di uno studente di 22 anni senza fissa dimora che, ottenendo uno dei punteggi più alti, si è guadagnato un posto alla prestigiosa università  di Cambridge.
Jacob Lewis, di Cardiff, come racconta l’Independent, ha sostenuto l’A-level (l’esame che dà  accesso all’istruzione universitaria) al Coleg y Cymoedd in Galles dormendo sul divano di amici e trascorrendo anche 12 ore al giorno nella biblioteca del liceo.
Il ragazzo aveva abbandonato il liceo all’età  di 17 anni e aveva cominciato a lavorare, ma dopo qualche anno arrivò la decisione di riprendere gli studi, nonostante la difficoltà  di dover lavorare contemporaneamente per potersi mantenere.
L’Independent riporta le parole di Jacob:
“È stata una dura battaglia. All’inizio di quest’anno lavoravo 24 ore a settimana per pagarmi gli studi e arrivare a fine mese. Mangiavo a malapena. Ad un certo punto mi trovai senza casa e ho cominciato a passare da un divano all’altro. Una casa stabile con la mia famiglia non era un’opzione percorribile”.
“Non ho per ora nessun piano preciso riguardo al mio futuro professionale una volta uscito da Cambridge, ma ho il sincero obiettivo di provare a rendere il mondo un posto migliore grazie ai vantaggi che questa educazione d’eccellenza mi avrà  dato”.
Judith Evans, preside del Coleg y Cymoedd, si è dichiarata molto fiera dei risultati del ragazzo, testimonianza fondamentale del fatto che lavoro e impegno possono far diventare i sogni realtà .
Jacob sarà  la prima persona della sua famiglia a frequentare un’università , ma crede anche che il periodo “di prova” in cui ha lavorato prima di decidere di riprendere gli studi gli sia stato molto utile.

(da “Huffingtonpost”)

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“WELCOME TO GERMANY”: L’ANNUNCIO DEL CONDUCENTE DI BUS CHE ACCOGLIE CALOROSAMENTE I PROFUGHI COMMUOVE LA GERMANIA

Agosto 13th, 2015 Riccardo Fucile

SUI SOCIAL TEDESCHI IMPAZZANO I COMPLIMENTI E PER I TG DIVENTA UNA NOTIZIA PRINCIPALE

“A volte l’accoglienza può essere così semplice” commenta l’anchorman della televisione tedesca ZDF, con la voce che si spezza per l’emozione: l’ha colpito il gesto del 42enne conducente di autobus Sven Latteyer che ha commosso tutta la nazione.
La corsa sulla linea 286/287 ad Erlangen, un paesino della Baviera, non sarebbe dovuta essere diversa da tante altre, ma Sven, accorgendosi di trasportare una quindicina di migranti, ha deciso di dare il suo contributo per accoglierli con affetto
L’uomo ha dunque preso in mano il microfono per annunciare:
“Excuse me Ladies and Gentlemen, from all over the world in this Bus — I want to say something. I want to say welcome. Welcome to Germany, welcome to my country. Have a nice day!’“
“Ho visto intorno a me sguardi increduli, poi tutti sono scoppiati a ridere e hanno applaudito, anche i tedeschi. Uno dei ragazzi africani si è commosso”, ha raccontato Sven in un’intervista al giornale Nordbayern.de.
“Le storie di mio nonno, che in guerra ha perso un braccio, e di mio cognato, fuggito dalla guerra del Kosovo negli anni novanta, mi hanno convinto che chi scappa da un conflitto merita la possibilità  di rifugiarsi in Germania”, continua il protagonista di questa bella storia.
Sven dice di aver riflettuto a lungo su come dare il proprio contributo per aiutare i richiedenti asilo, e quando si è reso conto di averne un gruppo a bordo non ha esitato a mettere in pratica questo proposito.
Ovunque il gesto dell’uomo ha riscosso grande approvazione: sui social impazzano i complimenti e i commenti positivi e i telegiornali delle reti più importanti si sono affrettati a riprendere la notizia.
Così, dopo la vicenda della ragazzina palestinese che era scoppiata a piangere per la poca disponibilità  della cancelliera Merkel sulla questione dei profughi, la Germania si dimostra nei fatti pronta ad accogliere i migranti che raggiungono il Paese.

(da “Huffigntonpost“)

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A CARMAGNOLA BRACCIANTE ROMENO MUORE D’INFARTO NELLA SERRA RIDOTTA UN FORNO PER 4 EURO L’ORA IN NERO

Agosto 13th, 2015 Riccardo Fucile

L’IMPRENDITORE AGRICOLO FA FINTA DI NON CONOSCERLO, MA GLI DENUNCIANO LA MESSA IN SCENA

Ioan Puscasu era romeno, aveva 46 anni e dal 2008 lavorava a chiamata nei campi di Carmagnola per poco più di 4 euro all’ora.
In nero, senza uno straccio di contratto.
Una paga da fame per rimanere 9 o 10 ore al giorno sotto le serre infuocate, dove la temperatura poteva sfiorare persino i 50 gradi.
Era arrivato dalla Romania per raggiungere la sorella e sognava di tornare in patria, a Botosani, dove si stava costruendo una casa con i pochi risparmi raggranellati lavorando in giro per l’Europa.
La sera del 17 luglio i carabinieri, avvertiti da alcuni conoscenti, lo hanno trovato senza vita sotto una tettoia appena fuori dal suo misero alloggio, stroncato da un arresto cardiaco.
Una storia sospetta  
Col passare dei giorni sono emersi nuovi particolari che avvolgono le ultime ore di vita di Ioan in un alone di mistero.
Secondo la ricostruzione degli investigatori il bracciante non era a casa quando è stato colpito dal malore, ma le versioni fornite dai testimoni sono diametralmente opposte. Un imprenditore agricolo della zona, che ha dichiarato di conoscere Puscasu «solo di vista», ha ammesso di averlo trovato riverso per strada e di averlo caricato in auto per riportarlo nella cascina dove viveva con il cognato.
Quando sono stati chiamati i soccorsi, un’ora dopo, era ormai troppo tardi.
Una messinscena?
Alcuni amici sostengono invece che Ioan lavorasse proprio per conto di quell’imprenditore, che la sera del 17 luglio lo avrebbe ritrovato di fronte alle sue serre.
L’uomo avrebbe poi chiesto aiuto a famigliari e conoscenti per cercare di eliminare ogni traccia di fango dal suo corpo, rivestirlo con abiti puliti e portarlo in cortile per una vera e propria messa in scena.
I carabinieri hanno inviato una segnalazione alla Procura di Asti e tutte le ipotesi sono ora al vaglio degli inquirenti.
Per il momento nessun nome è stato iscritto nel registro degli indagati e gli ispettori dello Spresal dell’Asl di Chieri hanno da poco concluso una lunga serie di controlli sulle condizioni di lavoro nelle serre.
Le indagini chiariranno se anche a Carmagnola, nel 2015, si può morire di caldo e di fatica in un campo. Come è successo nelle scorse settimane a Zaccaria, Mohamed e Laura, braccianti sfruttati per pochi euro nelle campagne pugliesi.
Il dolore degli amici  
«Giovanni era un bravo ragazzo e non meritava una fine del genere», si disperano gli amici di Ioan Puscasu, che hanno deposto un lumino accanto alla serra dove ha lavorato per l’ultima volta.
«Si è spezzato la schiena nei campi per 7 anni senza vedere un contratto, ma non si è mai lamentato. Riusciva a farsi bastare quello che aveva».
Giovanni, come lo chiamavano tutti, viveva in una porzione di un grande cascinale, circondato da strade sterrate e granoturco.
Una vita difficile
Il suo mondo era racchiuso in un cortile bruciato dal sole e in un piccolo orto ricavato sul retro.
L’affitto lo pagava facendo qualche lavoretto per il padrone di casa e badando agli animali.
Non aveva la patente, si spostava con una vecchia bicicletta e adorava andare a pesca sul Po.
Il 2 agosto avrebbe compiuto 47 anni e aveva programmato di andare al mare con gli amici.
Non ha fatto in tempo.

Massimo Massenzio
(da “La Stampa”)

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GLI OTTO REFERENDUM DI CUI NESSUNO VUOLE PARLARE

Agosto 13th, 2015 Riccardo Fucile

DALL’ITALICUM AL JOBS ACT: LANDINI E SEL FERMI, I CINQUESTELLE DICONO NO PER CONVENIENZA

Esiste una campagna referendaria di cui nessuno parla.
Qualcosa che non capitava in queste dosi neanche alle campagne referendarie dei radicali, qualcosa di quasi incredibile, in una democrazia.
Lanciata da Giuseppe Civati, ex deputato democratico, ha davanti lo scoglio arduo di superare cinquecentomila firme entro il 30 settembre.
I referendum proposti dalla sua nuova aggregazione politica, che si chiama «Possibile», sono otto.
Le modalità  sono sia online, sia coi banchetti: si può firmare, se si ha una firma autenticata, sul sito: referendum.possibile.com/quesiti/ oppure si può organizzare un banchetto.
E ne stanno nascendo, autoprodotti, ovunque. Nessuno li vuole vedere.
Il primo quesito riguarda «l’eliminazione dei capilista bloccati e delle candidature plurime» nell’Italicum.
Il secondo punta – più problematicamente – all’«eliminazione della legge elettorale proporzionale con premio di maggioranza, capilista bloccati e candidature plurime».
Il terzo riguarda «l’eliminazione delle trivellazioni a mare».
Il quarto riguarda «l’eliminazione del carattere strategico delle trivellazioni».
Il quinto attacca lo Sblocca Italia, «dalle grandi alle piccole opere».
Il sesto e settimo quesito attaccano il Jobs Act, uno tentando «l’esclusione del demansionamento», l’altro la «tutela del lavoratore dai licenziamenti illegittimi». L’ottavo chiede di abrogare, nella riforma della scuola, il «potere di chiamata del preside-manager».
Ogni quesito ha una formulazione tecnica che vi risparmiamo.
Il problema è che, anche considerando questo assordante silenzio, anche la mobilitazione delle forze è frastagliata a dire poco.
C’è stata qualche significativa adesione, per esempio Aldo Giannuli, che ha a lungo collaborato con il M5S e in particolare con Casaleggio e il blog, ha scritto che li sottoscriverà , pur tra mille riserve, e che «Civati mi sembra l’unico che può ancora avere qualche credibilità  in tutta la banda che si muove (piuttosto scompostamente, in verità ) nell’area fra Pd e M5s. Non ho ancora capito se “Possibile” fa parte o no del cantiere Vendola-Ferrero-Fassina-Campanella o no e come si pone verso la coalizione sociale di Landini».
Domanda sensata, perchè Landini, per ora, aspetta che il direttivo Cgil decida «come avviare un coerente percorso referendario abrogativo» (campa cavallo).
La Cgil aveva votato per farli, ma poi ha cambiato idea.
Il movimento della scuola è diviso (Lip e comunisti contrari, insegnanti favorevoli). Sel di fatto non aiuta, anzi, Fratoianni vorrebbe usare l’estate per un dibattito, ma così, se mai arrivassero le firme, si voterebbe nel 2017 (buonanotte).
Solo i verdi firmano i quesiti ambientali (e i presidenti di alcune regioni, tra cui Michele Emiliano).
Insomma, appena c’è un’iniziativa a sinistra si spacca subito il capello. Un grande classico. Bisogna fare a meno di queste agenzie del passato.
C’è poi un gigantesco problema: Casaleggio ordina da sempre al M5S, una forza che oggi varrebbe intorno al venti per cento, di non aderire a iniziative altrui.
Nei giorni scorsi Toninelli ha spiegato «penso che sia più utile lavorare sul referendum confermativo della riforma del Senato dove non è previsto il quorum». L’Italicum non veste così male addosso al M5S.

Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)

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