Destra di Popolo.net

“URLA DI BAMBINI NELLA NOTTE”: E I TURISTI ITALIANI IN VACANZA SALVANO IN GRECIA 45 PROFUGHI, TRA CUI 11 BAMBINI

Agosto 11th, 2015 Riccardo Fucile

LA VACANZA DIVENTA UN’OPERAZIONE DI SOCCORSO: “L’EUROPA NON PUO’ PIU’ RESTARE INDIFFERENTE”

Il medaglione della luna, il silenzio del mare e il lento cullare di onde tranquille. Sono le quattro.
A bordo di un 12 metri cabinato la famiglia di Carlotta Dazzi, marito e due biondi marinaretti di 9 e 11 anni, riposa dopo una giornata di vela.
Alla fonda nella rada di Ormos Vathi, a sud di Pserimos (isoletta a uno sputo da Kos, arcipelago del Dodecaneso, Egeo orientale) ci sono una decina di barche di varie nazionalità , gente in vacanza che a quell’ora dorme.
«Sono state le urla dei bambini a svegliarci», racconta Carlotta Dazzi, giornalista ed istruttrice di vela.
«Subito sono schizzata in pozzetto perchè ho capito cosa stava succedendo. Non si vedeva un cavolo, buio pesto. Solo lamenti infantili, che sentivamo a poche decine di metri da noi, vicino agli scogli».
Carlotta è scesa in mare, su un gommoncino a remi: «Ci siamo avvicinati per farli arrivare in spiaggia in modo sicuro, altrimenti avrebbero dovuto arrampicarsi sulla scogliera, sarebbe stato molto pericoloso, soprattutto perchè c’erano tanti bambini». Ad uno, ad uno, tutti o quasi i migranti sono stati accompagnati nella vicina spiaggetta.
«Erano circa 45 siriani, tra cui 11 bambini di cui la maggior parte molto piccoli. Un sei o sette giovani madri, un anziano signore con stampelle e un femore malconcio, sua moglie e tanti ragazzi, molti minorenni sicuramente».
«Appena sbarcati sulla spiaggia di Pserimos – continua Carlotta – abbiamo portato loro acqua, pane, biscotti. Li ho rassicurati e gli ho spiegato dov’erano. Pensavano di essere a Kos e la prima cosa che mi hanno chiesto è stata “dov’è il campo profughi, dov’è la polizia?”».
Il Dodecaneso è la nuova porta del fortino occidentale.
Quest’anno le isole greche sono state investite dai flussi migratori come da un’onda gigante. Tra sabato e lunedì scorso la guardia costiera ha soccorso più di 1400 profughi a Lesbos, Chios, Samos, Agathonisi e a Kos.
Dall’inizio dell’anno gli sbarchi sulle isole greche superano le 124 mila unità , il 750 % in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, dati dell’Unhcr delle Nazioni Unite.
E in estate il ritmo dei nuovi arrivi è aumentato in modo esponenziale. Nel solo mese di luglio ce ne sono stati quasi 50 mila.
I centri di accoglienza sono al collasso, mancano cibo e acqua. Chi può fugge verso Nord, ma la maggiorparte stringe i denti e resta a soffrire in condizioni difficili.
«Non è più possibile restare indifferenti, l’Europa non può continuare a voltarsi dall’altra parte», urla Carlotta.
Con il marito condivide la passione per la vela, e appena può scappa per mare trascinando con sè i due bambini cresciuti più a mollo che sulla terraferma.
Ma quando è a Milano, Carlotta fa la volontaria al cosiddetto mezzanino della stazione ferroviaria, dove in un anno e mezzo sono transitati 64mila migranti.
«È stato strano ritrovarli di nuovo anche in vacanza, in mare aperto».
«Nella stessa giornata di sabato – conclude Carlotta – oltre ai siriani che ho aiutato in prima persona, sono sbarcati almeno altri trenta migranti, forse imbarcati su altri gommoni. Alcuni avevano camminato 10 ore sui monti dell’isola prima di riuscire ad orientarsi. Mi hanno raccontato di essere partiti da Bodrum, sulla costa turca, a 23 chilometri di distanza. E per questo breve viaggio hanno pagato alla mafia turca 1300 dollari a testa. Quanto si spende per un’intera vacanza in Grecia».

(da “il Corriere della Sera”)

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TRAVAGLIO CONTRO STAINO: “LA SUA SATIRA E’ AL GUINZAGLIO DEI SEGRETARI DEL SUO PARTITO”

Agosto 11th, 2015 Riccardo Fucile

IL GIORNALISTA INTERVIENE SULLA POLEMICA CON CUPERLO DA PARTE DEL VIGNETTISTA

“La satira di Staino? È embedded, al guinzaglio dei segretari del suo partito”.
Sono queste le parole di Marco Travaglio, che in un editoriale sul Fatto Quotidiano, di cui è direttore, dice la sua sulla polemica tra il vignettista dell’Unità  e l’esponente della minoranza Pd, Gianni Cuperlo. Il titolo del commento è “Beriastaino”.
“Siccome sono in vacanza e ho molto tempo libero, ho visto la lettera di Sergio Staino a Gianni Cuperlo sulla fu Unità , in cui il vignettista intima all’esponente della sinistra Pd di mettersi in riga sulla linea del “nostro segretario” e “nostro premier”, cioè di Matteo Renzi, secondo “la prassi a cui siamo stati abituati, da Gramsci a Togliatti, da Berlinguer a Reichlin a Macaluso”: il vecchio caro “centralismo democratico”, dove il leader decideva e gli altri obbedivano. E mi è venuta in mente la sera in cui conobbi Staino. Era il 2003 o il 2004, governava Berlusconi e, in mancanza di una vera opposizione di centrosinistra, l’unico contrasto al governo lo facevano i girotondi e alcuni giornalisti e satiristi
Travaglio ricorda poi un episodio di cui è stato testimone.
I professori fiorentini Paul Ginsborg e Pancho Pardi organizzarono una serata nella vecchia stazione Leopolda, non ancora simbolo del potere renziano (Matteo preparava la scalata alla Provincia di Firenze), con Sabina Guzzanti, Sergio Staino e il sottoscritto. Sabina fece impazzire le migliaia di persone intervenute con la doppia imitazione di B. e D’Alema (…) A fine serata, nel retropalco, Staino si avvicinò alla Guzzanti e, sottovoce ma non abbastanza, le diede un consiglio amichevole: “Sabina, non mi pare il caso di insistere con la parodia di Massimo, per giunta associato a Berlusconi. Non fa bene al partito e alla sinistra: in un momento così difficile, lascia perdere”. Sabina lo guardò con tanto di occhi: “Scusa, Sergio, ma che ci frega del partito, della sinistra e dell’ora grave? Noi facciamo satira e ce ne sbattiamo di tutto e tutti. O no?”. Il dialogo si chiuse così, col reciproco imbarazzo fra i due.
Staino, persona peraltro amabile, aveva smarrito il senso del suo mestiere, casomai l’avesse mai posseduto. Ecco perchè fa ridere così di rado: perchè non può esistere la satira embedded, a sovranità  limitata, unidirezionale, col permesso de li superiori e il culetto al calduccio.
Perciò non fui sorpreso nel 2006 quando Staino pubblicò sull’Unità  due intere pagine contro di me: ero raffigurato sotto le spoglie di un corvaccio nero e menagramo, il “Beriatravaglio” che, sulla spalla del compagno Bobo, gli sussurrava all’orecchio sospetti orrendi quanto infondati sugli inciuci della sinistra con B.

(da “Huffingtonpost“)

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RIVOLTA NAPOLETANA TARGATA DE MAGISTRIS: DURO ATTACCO ALL’AUTORITARISMO DI RENZI

Agosto 11th, 2015 Riccardo Fucile

“NAPOLI E’ UNA CITTA’ DERENZIZZATA”

Manca poco meno di un anno alle elezioni amministrative che vedranno andare alle urne i cittadini di alcuni dei comuni più importanti d’Italia.
Due di questi rischiano di creare più di un problema al presidente del Consiglio, Matteo Renzi.
Si tratta di Milano e Napoli dove governano due giunte di centrosinistra.
Nel 2011, infatti, i capoluoghi di Lombardia e Campania furono protagonisti a livello amministrativo di quella rivoluzione arancione che vide trionfare rispettivamente Giuliano Pisapia e Luigi de Magistris.
Il primo ha deciso di non ricandidarsi per un nuovo mandato, mentre il secondo non perde occasione di attaccare il primo ministro e le sue politiche.
La scelta di Pisapia di non ripresentarsi ha messo in grande difficoltà  il centrosinistra e il Partito democratico, tanto che Renzi pare sia in forte pressing sul primo cittadino affinchè ci ripensi. Ma il sindaco sembra irremovibile.
Proprio lunedì, a margine della commemorazione per l’eccidio di piazzale Loreto, Pisapia ha risposto a una domanda sulla possibilità  che Milano possa essere ‘persa’ senza una sua ricandidatura.
“No – ha detto -, non credo proprio”. Il sindaco di Milano ha continuato: “Io credo che il futuro di Milano proseguirà  dentro un progetto che ha le basi solide nella nostra Costituzione, nella solidarietà , nella capacità  di guardare avanti e di impegnarsi ognuno all’interno della propria comunità  per un futuro migliore per tutti”.
A Napoli le cose non vanno meglio.
Nel suo profilo Facebook, il sindaco de Magistris ha attaccato il premier definendo Napoli una città  “derenzizzata”. “Napoli si proclama città  “derenzizzata” – ha scritto l’ex magistrato – perchè siamo per la democrazia, per la diffusione del potere, per la distribuzione del denaro, per la lotta alle disuguaglianze, per la giustizia, per il popolo”.
Il primo cittadino partenopeo ha sottolineato di avere “rispetto” per il presidente del Consiglio Renzi, per il Governo e le istituzioni, ma poi ha evidenziato che “assistiamo a una consolidata e preoccupante involuzione antidemocratica, un’accelerazione fortemente autoritaria dell’assetto istituzionale tutta di stampo liberista”.
Si assiste, insomma, a giudizio del sindaco di Napoli, ad un’accelerazione “contro le autonomie e a favore di un centralismo anti libertariò”.
De Magistris, ricordando che Renzi è un premier “non eletto, ma nominato dalla casta”, ha criticato “l’uso bulimico e abnorme, in violazione della Costituzione, dei decreti legge e del ricorso alla fiducia” compiendo “un ribaltamento eversivo della Costituzione con l’utilizzo della legislazione ordinaria, a colpi di maggioranza”.
Quella di de Magistris è una “riflessione politica” rispetto a quanto compiuto fino a oggi dal Governo Renzi che – secondo l’ex pm – ha “ridotto con il Jobs Act i diritti dei lavoratori, ha smantellato la scuola pubblica, ha lottizzato i servizi pubblici e di interesse pubblico”.
Nel lungo post, il sindaco non ha risparmiato un passaggio relativo allo Sblocca Italia con cui “si da il via libera al massacro del Paese attraverso – ha spiegato – faraoniche opere pubbliche, trivellazioni, inceneritori, commissariamenti di interi pezzi di territorio.
La bellezza del nostro Paese – ha proseguito il sindaco – è svenduta al mercato di lobby, cricche e mafie”. Atti e leggi con cui – ha scritto de Magistris – Renzi “non ha rottamato il sistema politico, ma sta rottamando la Costituzione, i diritti e l’Italia. Mi sembra un saldatore più che un rottamatore”.

(da “Huffingtonpost”)

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GRILLO FA IL LEGHISTA, PIZZAROTTI IL CINQUESTELLE

Agosto 11th, 2015 Riccardo Fucile

IL SINDACO DI PARMA: “UMANITA’, NON SLOGAN”

Mentre prosegue la polemica tra il Vaticano e il leader della Lega Nord Matteo Salvini, all’interno del M5s il dibattito sull’immigrazione è apertissimo.
In un post comparso sul blog di Beppe Grillo si legge una riposta alle critiche mosse dal portavoce al Senato Maurizio Buccarella, che nel 2013 ha presentato l’emendamento per abolire il reato di immigrazione clandestina, alle proposte lanciate nei giorni scorsi dal consigliere comunale torinese Vittorio Bertola: “Va ricordato al cittadino Buccarella che nel Movimento 5 Stelle non esistono gerarchie, tipiche invece dei partiti. Non c’è differenza fra un portavoce consigliere comunale e un portavoce senatore. Nel Movimento 5 Stelle esistono posizioni e discussioni, come quella in corso sull’immigrazione”.
Il sindaco 5 stelle di Parma Federico Pizzarotti, da parte sua, ha lanciato un messaggio che sembra prendere le distanze anche dalle recenti proposte dal suo stesso movimento: “Io non so se le centinaia di migliaia di profughi scappino da guerra, da fame o solamente cerchino di dare un futuro migliore ai propri figli, ma ho imparato che quando si parla di esseri umani i problemi vanno affrontati con umanità  e serietà . Non con slogan e senza pensare a conseguenze e a cosa succederà  a seguito delle nostre azioni”,   ha scritto Pizzarotti su Facebook.
“Non confondiamo la difesa dei diritti umani con l’incapacità  Italiana di far rispettare le leggi e di perseguire chi delinque. Tanto agli Italiani quanto agli immigrati”, scrive Pizzarotti sul social network.
“Vorrei che quelli che scrivono molte delle parole di indifferenza o odio che leggo sul mio profilo o in generale su Fb – aggiunge – avessero il coraggio di dirle guardando in faccia le persone a cui si riferiscono”.

(da “La Repubblica”)

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INTERVISTA A GIULIANO FERRARA: “SILVIO E’ IL PADRE DEL RENZISMO, SENZA UN PATTO BIS RESTA AI MARGINI”

Agosto 11th, 2015 Riccardo Fucile

“CON UN NUOVO NAZARENO, SILVIO SI VEDREBBE RIABILITATO”

Forza Italia a Palazzo Madama potrebbe avere i voti decisivi per far avanzare o naufragare la riforma del Senato voluta dal governo.
E, per risolvere la questione con reciproco vantaggio, nel partito c’è chi propone un esecutivo di Grande coalizione, o chi spinge piuttosto per un nuovo patto del Nazareno tenuto più in sordina…
«Come sostengo da sempre – dice Giuliano Ferrara – Forza Italia non esiste: esiste Silvio Berlusconi ed è lui lo spazio occupato nominalmente dal partito».
In questa situazione, che cosa dovrebbe fare Berlusconi?
«Un calcolo molto semplice, ma utile al suo bene e a quello del Paese: deve domandarsi se Matteo Renzi è un fenomeno effimero, oppure se andrà  avanti a governare fino alla scadenza naturale della legislatura nel 2018 riuscendo, fra mille pasticci, a portare l’Italia fuori dalla crisi. Io penso che la risposta giusta sia la seconda».
E, se quello fosse il caso, crede che Berlusconi dovrebbe in qualche modo allearsi con Renzi?
«Lui è il padre nobile del renzismo. È stato Berlusconi a eliminare tutti i leader della sinistra, tutti hanno sbattuto la testa contro di lui. Così ha aperto la strada a Renzi, l’unico che non ha mai parlato di antiberlusconismo. E, con il patto del Nazareno, gli ha consentito di avviare governo e riforme. Adesso Renzi riceve le stesse critiche che venivano rivolte a Berlusconi: uomo solo al comando, pericolo istituzionale…».
Che vantaggio avrebbe Berlusconi? Essere «padre nobile»? Potrebbe facilmente non sembrargli una motivazione sufficiente.
«Ma come? Non può più pretendere di avere il 40 per cento di consensi, e neppure di essere il principe federatore di una coalizione fatta con Salvini, che è soltanto un chiacchierone, o Grillo. Invece, può essere il leader di un partito serio e vedersi riabilitato. Sarebbe interesse suo, di tutte le sue aziende e del Paese».
E dal punto di vista dell’immagine? Non ci rimetterebbe?
«Lascerebbe la sua impronta nella Storia, entrerebbe nei libri di scuola come il padrino del nuovo corso italiano. Il Jobs act era suo, Renzi lo ha realizzato; la riforma del Senato è la sua».
Però con Renzi ha rotto, e in maniera piuttosto eclatante .
«Questa è una formula convenzionale dei giornali e forse di Brunetta. Berlusconi è stato la leva decisiva per il varo del governo e del programma di Renzi. Poi sì, ha avuto delle esitazioni e dei capricci sul Quirinale e sul Jobs act, ma questa è la sua psicologia. E in ogni caso, bisogna tener presente che Renzi ha avviato una nuova fase generazionale dalla quale non si tornerà  indietro».
Insomma, lei ritiene che Berlusconi avrebbe tutta la convenienza personale ad allearsi ancora una volta con Renzi?
«La rottura è stata un grave errore dovuto a un tasso di demenza e follia che c’è in Forza Italia, nel suo personale di quarta fila che non ha il senso della politica. Se Renzi fallisse, Berlusconi sarebbe marginalizzato a un 10 per cento residuale».
Però, se andasse a una nuova conciliazione, Silvio Berlusconi apparirebbe ben ondivago: insieme, anzi no, anzi sì…
«Ma Berlusconi è ondivago, è incerto di natura, ha molte paure. Però ha una funzione storica, dopo aver riformato la destra in senso liberale, lo ha fatto anche con la sinistra».
In che rapporti siete ultimamente con Berlusconi? Vi parlate, vi vedete spesso?
«Rapporti di amicizia e simpatia, ma sono meno interno alla corte. No, ultimamente non ci vediamo molto, saranno circa sei mesi che non ci incontriamo».

Daria Gorodisky
(da “il Corriere della Sera”)

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INTERVISTA A CALDASSARE: “IL SENATO DELLA BOSCHI E’ DISASTROSO E ILLEGITTIMO”

Agosto 11th, 2015 Riccardo Fucile

“UN PICCOLO GRUPPO DI PERSONE SI AUTONOMINA IN BARBA ALLA COSTITUZIONE”

Il timore è quello di ripetersi. Eppure sembra che le numerose, accorate, obiezioni dei (tantissimi) costituzionalisti sulla riforma del Senato, non siano state ascoltate nemmeno in parte.
Lorenza Carlassare, professore emerito di Diritto costituzionale a Padova, comincia così: “La composizione del Senato non è solo incerta. È disastrosa: un piccolo gruppo di persone si autonomina. Oltre al caos provocato da senatori part-time che provengono dai consigli regionali, c’è un’anomalia anti democratica. Un meccanismo che non ha nulla a che vedere con quanto accade in qualunque altra democrazia”.
Indietro non si torna, dicono.
Perfino il presidente Mattarella, pur mantenendo quella posizione di “sereno distacco” che il suo ruolo esige, ha trovato il modo di dire che nel nostro sistema non è ammissibile un uomo solo al comando.
Non si riferiva a nessuno, però l’ha voluto sottolineare.
E invece io credo sia proprio questo l’obiettivo cui tendono tutte le riforme: si sta neutralizzando il popolo, cioè la fonte che legittima il potere. Con la democrazia, poi, va a farsi benedire anche il costituzionalismo, che prevede poteri che reciprocamente si controllano e si bilanciano. Qui tutto mira a indebolire la forza degli altri poteri in favore dell’esecutivo.
Il governo che governa.    
Il governo che domina: il Senato, così com’è costruito, sarebbe controllato dalla maggioranza di governo.   La Camera naturalmente lo è, grazie a quel meccanismo i-per-maggioritario, contenuto nell’Italicum, con il premio che va alla lista e non alla coalizione.
Non votiamo più per niente: per i consigli provinciali, per il Senato…   Senza dire del sistema elettorale della Camera.  
Si vuol togliere voce ai cittadini. L’ho detto tante volte, ma ripeterlo non fa male, vista l’ostinazione di questa maggioranza. Che poi, a ben guardare, è una maggioranza trovata di volta in volta, una maggioranza numerica, casuale. Non una maggioranza politica. Nelle due Camere, gli allegri transfughi sono in aumento: deputati e senatori che si fanno trovare sull’attenti quando il potere chiama. Naturalmente per avere in cambio ricompense di varia natura.
Parlamento che poi è anche     minato dalla sentenza che     dichiara incostituzionale il     Porcellum.  
Ecco: abbiamo non solo una maggioranza casuale, ma una maggioranza che si è formata attraverso un meccanismo dichiarato illegittimo. Dunque, la maggioranza esiste in base a un’illegittimità . È inutile che continuino a dire che“hanno i numeri”. Se non esisteva quel premio previsto dal Porcellum, la maggioranza non c’era proprio. È assolutamente paradossale che pretendano di restare al governo e pure di scassinare l’architettura costituzionale!
Secondo lei perchè il governo insiste tanto? Si può     fare una prova di forza politica sulla Costituzione?    
Il presidente del Consiglio sa benissimo che se va alle elezioni perde. E poi certamente no, non si può fare una prova di forza sulla legge fondamentale. Il procedimento di revisione costituzionale è costruito sulla doppia deliberazione e su maggioranze più ampie.
Perchè?
La finalità  è non consentire che ogni maggioranza cambi a proprio piacimento la Costituzione, lo scopo è dare alla Carta una stabilità  nel tempo. Il meccanismo è pensato per ottenere un consenso più ampio possibile, in modo che si proceda con ponderazione. Che è completamente mancata, perchè i tempi della discussione sono stati contingentati a suon di sedute notturne. Ma in materia costituzionale non si possono forzare i tempi: è tutto contro l’articolo 138.     La necessità  di tornarci sopra è evidente, moltissimi   sono d’accordo soprattutto riguardo al nodo dell’elettività  dei senatori.
A     parte Renzi: ma è tecnicamente possibile apportare     variazioni al testo?    
È assolutamente necessario che il discorso si riapra.

Silvia Truzzi
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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IL PIANO DI BERLUSCONI: “MATTEO NON HA I VOTI, PRONTI A UN RENZI-BIS”

Agosto 11th, 2015 Riccardo Fucile

FORZA ITALIA INSISTE SUL SENATO ELETTIVO… I RENZIANI: “SE SALTA TUTTO SI VA AL VOTO”

«Renzi ammetta che ha fallito, ci chieda aiuto, solo allora potrà  contare sui nostri voti ». Le riforme, certo, la disponibilità  a discuterne se il premier ci ripenserà .
Ma a Silvio Berlusconi di Costituzione e leggi elettorali com’è noto interessa davvero poco.
È ad altro che sta pensando in questi primi giorni di quiete trascorsi a Villa Certosa in Sardegna prima di spostarsi ieri in Provenza per festeggiare il compleanno della figlia Marina.
È a ben altra “sostanza” che punta, mandando in avanscoperta i suoi uomini in pieno agosto.
Il punto di partenza dal quale muove il ragionamento- spiega chi gli ha parlato al telefono è quello di sempre.
Ma stavolta il Cavaliere intravede una crisi di Renzi che diventa un’opportunità  e una svolta per Forza Italia. Tutto, purchè non si torni al voto.
«Io non farò mai da stampella a Renzi e a questo suo governo — va ripetendo — Io non farò mai come Denis e il suo manipolo di traditori. I nostri elettori non lo accetterebbero, non lo capirebbero».
Altra cosa sarebbe se “Matteo” alzasse bandiera bianca sul pennone di Palazzo Chigi. «Ormai Renzi ha perso la maggioranza al Senato. Non solo sulle riforme, ma su tutti i provvedimenti chiave».
Da Forza Italia non arriverà  alcun aiuto su queste riforme non condivise, senza i correttivi invocati (Senato elettivo nella riforma costituzionale e premio alla coalizione anzichè alla lista nell’Italicum).
Ma se tutto dovesse cambiare, allora sì che Berlusconi sarebbe pronto ad entrare in partita. «Il premier ammetta che non ha più maggioranza, che ha fallito, che così non può completare la legislatura e realizzare le riforme e metta fine alla sua esperienza. Noi siamo pronti a sostenere un secondo governo guidato anche da lui, ma alle nostre condizioni».
Un Renzi bis dunque, che altro non sarebbe nella formula che una riedizione dell’esecutivo Letta con cui è iniziata la legislatura e che poi è naufragato fragorosamente.
Va detto che il presidente del Consiglio non prende in considerazione l’ipotesi neanche se costretto dagli eventi, piuttosto, come ripete, riporta il Pd al voto.
I pontieri tuttavia sono già  in azione. Sabato scorso la disponibilità  dichiarata dal braccio destro Giovanni Toti a “Repubblica” di sedere a tutti i tavoli che il governo proporrà , «se Renzi rinuncerà  all’autarchia che finora ha prodotto solo danni».
Il più barricadiero capogruppo Renato Brunetta ieri ha rilanciato a modo suo il concetto che il capo snocciola in privato: «Il governo non ha i numeri. Mattarella convochi Renzi al Quirinale, gli chieda conto della sua non maggioranza. Le riforme s’hanno da fare in questa legislatura ma non è scritto in nessuna Bibbia che debba portarle a compimento un Parlamento sotto il tallone dell’Uomo- solo-al-Comando». Tradotto, può farlo anche un altro esecutivo, col nostro sostegno.
E in queste ore un coro composto da Gasparri a Santanchè, da Giorgetti a Giro, insiste sulla necessità  di correggere la riforma del Senato e quella elettorale col consenso di tutti.
Il big sponsor di questa operazione è Paolo Romani, vero pontiere nei mesi del Nazareno assieme all’ormai ex Verdini.
Da qualche giorno il capogruppo al Senato è in vacanza a Forte dei marmi, come il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi.
E chissà  che il filo del dialogo non riprenda da lì.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)

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GLI IMMIGRATI IN ITALIA PAGANO SETTE MILIARDI DI TASSE: “UNA RISORSA PER IL PAESE”

Agosto 11th, 2015 Riccardo Fucile

TRE MILIONI E MEZZO DI PERSONE CHE PAGANO SU 45 MILIARDI DI REDDITO… ALTRO CHE FANNULLONI

È la dote che gli immigrati portano al Paese: un bottino di 6,8 miliardi di euro che ogni anno finisce nelle casse dell’Agenzia delle entrate.
Sì, perchè tra i 5 milioni di “nuovi italiani” si cela un popolo di contribuenti: 3 milioni e mezzo di persone, che dichiarano al fisco oltre 45 miliardi di euro l’anno.
A mappare le dichiarazioni dei redditi 2014 dei nati all’estero è la fondazione Leone Moressa.
I risultati?
I contribuenti immigrati rappresentano oggi l’8,6% del totale e dichiarano 45,6 miliardi di euro.
In testa ci sono i romeni (con oltre 6,4 miliardi), seguiti da albanesi (3,2), svizzeri (2,8) e marocchini (2,4).
Le donne sono meno della metà : 43,9% (rispetto al 48% delle italiane), visto la presenza di molte straniere inattive.
Per alcune nazionalità  dell’Est Europa, impiegate prevalentemente come colf e badanti, si raggiungono invece percentuali ben più alte: è il caso dell’Ucraina (le donne contribuenti sono il 75,9%) e della Moldavia (60,7%).
Non è tutto.
Nonostante la crisi, i redditi dichiarati dai nati all’estero sono aumentati dell’1,8% nell’ultimo anno.
Il record di crescita? Quello dei cinesi (più 8%) e moldavi (più 7,3%).

Vladimiro Polchi
(da “La Repubblica”)

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RENZI E L’ARTE DI DARE I NUMERI SUI CANTIERI DA SBLOCCARE

Agosto 11th, 2015 Riccardo Fucile

ANNUNCI IN LIBERTA’: DAI 50 DI PASSERA AI 43 DI RENZI FINO AI 15 DI DELRIO

Danno i numeri, letteralmente. Una festosa tradizione alla quale si è unito il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio: “In 20 mesi sbloccheremo opere per almeno 15-16 miliardi”, ha detto in un’intervista a Repubblica.
L’arma segreta è il verbo “sbloccare”, che dà  l’idea di un Paese governato con lo Svitol.
Non a caso lo slogan pubblicitario del popolare lubrificante è “Serve sempre!”.
Ma che cosa vuol dire sbloccare? Niente, come ha spiegato ieri autorevolmente uno dei maggiori sbloccatori di sempre, Corrado Passera: “Il governo non fa che riannunciare opere già  annunciate e comunque già  sbloccate da governi precedenti”,ha detto ieri il ministro delle Infrastrutture del governo Monti.
All’inizio del 2012 spiegò alla Camera:“L’idea è di poter vedere nel corso dei prossimi 12 mesi un ammontare di complessivi 40-50 miliardi di lavori il più possibile avviati”.
Venne poi, con il governo Letta, Maurizio Lupi.
Appena insediato, maggio 2013, ruppe gli indugi: “La prima priorità  è vedere tutto ciò che è cantierabile, sbloccare e revocare se serve”.Un anno dopo lo svitol non aveva ancora fatto effetto, e dunque, con il nuovo premier Renzi, si passò alle maniere forti: il decreto Sblocca Italia.
“Lo Sblocca Italia mira prevalentemente a sbloccare la burocrazia”, tuonò Lupi.
Era l’agosto dell’anno scorso.L’afa accentuava il bisogno di sbloccare.
Renzi annunciò trionfale che con le misure di sburocratizzazione contenute nel decreto avrebbe sbloccato cantieri già  finanziati per 30 miliardi e 402 milioni (il dettaglio rende sempre più credibile la sparata) mentre nuove risorse avrebbero sbloccato altri cantieri già  finanziati per 13 miliardi e 236 milioni.
In tutto 43 miliardi e 638 milioni, per la precisione, il tutto da sbloccare entro 6-12 mesi.
Dieci mesi dopo, il 6 luglio scorso, Renzi ha detto: “Per favorire la ripartenza dell’economia italiana si possono sbloccare infrastrutture per circa 20 miliardi: soldi già  stanziati per opere al momento ferme”.
Viene da chiedersi se i 20 miliardi di Renzi, già  scesi a 15-16 nel giro di un mese, con miliardi che vanno e vengono , sono parenti di quei 23 dell’anno scorso.
Cioè: sbloccati quei 43 grazie alle mirabolanti sburocratizzazioni dello Sblocca Italia , adesso ne sblocchiamo altri 15 o 16 o 20?
O i 15, i 16, i 20, i 43 e i 50 di Passera sono sempre gli stessi, cioè il nulla delle parole al vento buone per catturare titoli agostani?
Passera, che parla con l’autorevolezza dell’inventore del metodo “sblocca continua”, insinua che sia tutta una presa in giro.
Quando era ministro aveva istituito il sito “Cantieri Italia”, con l’impegno di informare in modo trasparente sull’avanzamento delle grandi e piccole opere infrastrutturali.
L’ultimo aggiornamento del sito è datato 1 agosto 2014. La pagina cantierecrescita.gov.it   che lasciò sul sito del ministero il resoconto dell’attività  di Passera è stata cancellata dai successori , come se si fosse spezzata la continuità  dello Stato.
Così è impossibile sapere come stanno esattamente le cose, proprio a causa dell’opacità  di un governo che pure si fonda sulla comunicazione.
Qualcosa però si può intuire osservando le tracce più evidenti dello scollamento tra gli annunci e i fatti.
Un anno fa, Renzi annunciò che   l’Alta velocità  tra Napoli e Bari avrebbe aperto i cantieri a novembre 2015 anzichè nel 2018.
La nuova ferrovia Palermo-Catania-Messina avrebbe aperto i cantieri a dicembre 2015.

Giorgio Meletti
(da “il Fatto Quotidiano”)

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