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IL PARCO REGIONALE DEL FAITO TRASFORMATO IN DISCARICA

Agosto 12th, 2015 Riccardo Fucile

RIFIUTI, RETI DI CONTENIMENTO CHE CEDONO E MURI CHE CROLLANO NEL VUOTO

Un parco regionale istituito nel 2003 e 12 anni di vuoto, le guide del Cai che ne raccomandano i percorsi, ma la distruzione di uno più bei paesaggi dell’Appennino italiano, tra monti e mare, è sistematica e inarrestabile.
Due versanti, quello di Castellammare di Stabia e quello di Vico Equense, il primo non abitato e perciò abbandonato.
Muri a secco frananti, pareti della montagna che smottano e fra i faggi secolari che aiutavano nell’industria della neve conservando il ghiaccio dell’inverno sotto le foglie, montagne di rifiuti, pneumatici, materiale edilizio.
Proprio il materiale che in una zona a parco nessuno si aspetterebbe.
Basta salire invece dalla strada che da Castellammare di Stabia e dal Real sito del Quisisana, dove il parco ha una sede, per convincersi dei rischi che corre il vecchio Monte Aurum in tutta la sua triste bellezza proprio sul versante nord.
Bartolo con i suoi due cani alla bella età  di 72 anni fa jogging ed è uno dei rari “abitatori” di questo versante del Monte Faito.
Come pochi altri che si esercitano nella corsa leggera, si arrampica per circa 4 chilometri, fino alla statua della Madonnina, sopravvissuta integra a un lancio sacrilego fatto per dispetto.
Siamo al terz’ultimo pilastro della funicolare, 500 metri dalla vetta (1131 metri). “Vedo questo posto peggiorare sempre di più”. E mostra le reti poste a protezione di alcune pareti rocciose.
Alzando lo sguardo per osservarle ci si accorge che invece in basso molti muri che contenevano la strada delimitando lo strapiombo, sono caduti.
Al loro posto, niente.
Oppure tondini di ferro arrugginiti legati da transenne a nastro in plastica risalenti ad almeno un quinquennio fa, tutti sbiaditi.
Qualcuno ci ha anche messo dei tronchi spezzati, che inevitabilmente alla prima pioggia rotolano a valle.
Lo stesso, con conseguenze assai peggiori, accade – e il “podista” Bartolo conferma – per i rifiuti lasciati in ogni dove, che, portati dall’acqua piovana, ostruiscono i canali naturali.
Dopo i primi 500 metri si incontra un divieto di accesso anche ai pedoni che i pochi arrampicatori ignorano, ma gli automobilisti fanno lo stesso per salire sulla montagna proibita.
Strada vietata, ma chi se ne importa? A circa un chilometro e mezzo dall’agriturismo Quisisana c’è la prima frana.
La precedono rifiuti ingombranti, soprattutto tubi di gomma bianchi di cui, spiega Bartolo, si saranno disfatti i ladri di cavi di rame delle ferrovie.
Metri e metri di guaine tagliate e inservibili, altamente inquinanti per un bosco bello e prezioso. Pezzi di tronchi sono ovunque: il faggeto non è sorvegliato, ciascuno fa il taglialegna come e quando gli pare.
A pochi passi, una sorta di installazione di arte contemporanea con una poltrona istoriata e il vecchio tubo catodico di un televisore.
Entrambi capovolti, osservano il mondo alla rovescia che li ha collocati lì.
Nella confinante boscaglia gli sversatori clandestini di uno o più dei 27 comuni del parco (8 della Penisola sorrentina, 14 della Costiera amalfitana e 5 dell’Agro nocerino) depositano materiale edile, ceramiche di sanitari da bagno, mobili e pneumatici.
“La tragedia dell’ignoranza – commenta sconsolato Bartolo – ci sono ormai centinaia di progetti per riciclare i copertoni. Qui invece li bruciano”.
Con gravi danni alla flora e alla fauna. Per paura di incendi, spesso i contadini trascinano questi resti al centro della carreggiata, che rimane bloccata. Altre ruote vecchie finiscono in burroni dai quali nessuno le tirerà  più fuori.
Il Parco dei Monti Lattari attende il preliminare del Piano strutturale, che ha avuto parere favorevole lo scorso 23 luglio dalla Comunità  del Parco.
Dovrebbe essere, questo, il primo passo che porterà  al Piano del Parco, lo strumento di co-pianificazione, programmazione e tutela dell’area protetta.
La funivia, chiusa da tre anni, è una speranza, dopo l’annuncio di De Luca di volerla riaprire.
“È un grosso errore – dice il naturalista esperto di Faito Ferdinando Fontanella, blogger di “Libero ricercatore” – considerare il monte gestibile da due Comuni. Il parco non ha mai funzionato perchè affidato a cariche politiche, senza mai nominare l’organo esecutivo: il direttore”.
Intanto cresce il rischio idrogeologico in un sito che dovrebbe essere protetto e difeso, proprio sul versante nord, quello dal lato di Castellammare di Stabia.
Nello scorso gennaio la Federazione nazionale “Pro Natura” , ha scritto al sindaco Nicola Cuomo e alla Procura. “Il percorso di accesso alla sommità , pari a circa 8 km, presenta situazioni di pericolo per chi accede con mezzi motorizzati o a piedi”.
Mentre il lato di Vico Equense periodicamente è oggetto di interventi dei volontari che ne ripuliscono piazzali e sentieri, quello stabiese è dimenticato.
Ne sa qualcosa Legambiente, che ha ricevuto decine di segnalazioni per l’amianto: “È sconvolgente – commenta Michele Buonomo, presidente regionale – Il Faito è un patrimonio importantissimo idrogeologico. Organizzeremo una grande tappa di “Puliamo il mondo”: 25, 26 e 27 settembre con associazioni e fondazioni locali. Avremo con noi un imprenditore della green economy che acquisterà  i kit per la raccolta”.

Stella Cervasio
(da “La Repubblica”)

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L’IMPRENDITORE NULLATENENTE DI MONZA NASCONDEVA UN MILIONE E MEZZO NEL CAVEAU

Agosto 12th, 2015 Riccardo Fucile

MAI PAGATO LE TASSE….NEL NASCONDIGLIO 53.000 BANCONOTE DI MEDIO E PICCOLO TAGLIO

Ufficialmente era nullatenente, in realtà  era il titolare di fatto di un’azienda per la quale non aveva mai pagato le tasse, possedeva una serie di immobili e soprattutto aveva un milione e 500 mila euro in contanti nascosti in un caveau occultato dietro l’ascensore di un ristorante.
Ora è indagato dalle procure di Monza e Milano.
A scoprirlo, i militari del comando provinciale della guardia di finanza di Milano in collaborazione col gruppo e la procura della Repubblica di Monza.
L’uomo è un imprenditore brianzolo di Mezzago (Monza), già  condannato in passato per bancarotta fraudolenta e reati fiscali, che, grazie ad una serie di escamotage, era riuscito a rimanere “sconosciuto al fisco”.
L’indagine è partita da una segnalazione di un istituto di credito su movimenti sospetti di denaro contante: i finanzieri di Monza hanno avviato una verifica fiscale nei confronti di una ditta di Mezzago e il conto finale è risultato salato: omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali ed un milione di euro di imposte mai pagate. Ufficialmente la ditta era intestata alla madre, sessantottenne.
Le successive verifiche   hanno poi permesso di scoprire, nel corso di una perquisizione in un ristorante di Vaprio d’Adda, un caveau ricavato al piano interrato.

(da “La Repubblica”)

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AMBULANTE PAKISTANO PESTATO A SANGUE DAL BRANCO: “VOLEVANO PORTARGLI VIA LA MERCE”

Agosto 12th, 2015 Riccardo Fucile

GLI ISTIGATORI DI ODIO FANNO PROSELITI: IN PUGLIA L’ENNESIMO EPISODIO DELLA DELINQUENZA LOCALE

Hanno cercato di rubargli la merce, cover di cellulari e bigiotteria.
Alle proteste dell’ambulante, in dieci gli sono saltati addosso, con calci, schiaffi e una bottiglia spaccata in testa.
A difendere la vittima, qualcuno dei presenti e gli amici migranti, che come lui ogni giorno posizionano la bancarella di fortuna nel porticciolo di Torre a Mare.
L’aggressione, violenta e inaspettata, ieri sera, subito dopo la mezzanotte.
La vittima, Mehmood Arshad, un trentenne pakistano, aveva posizionato la merce sul molo.
Un gruppo di ragazzi — raccontano i testimoni – tra cui due donne, ha cercato di portar via anellini, collanine, e accessori per cellulari.
Le proteste di Mehmood hanno scatenato la furia della gang: in dieci lo hanno picchiato, colpendolo alla testa anche con delle bottiglie.
Sul posto sono intervenuti gli operatori del 118, che hanno trasportato l’uomo in ospedale, e la Polizia, che ha raccolto le testimonianze del presenti per identificare gli aggressori.
Solo a fine luglio stessa sorte è toccata a Fatty, trentaquattrenne del Gambia, picchiato in largo Adua da tre baresi che volevano sottrargli un’asticella per i selfie.
Qualche ora prima nel salento un’altra aggressione: a Torre Chianca due persone si sono accanite contro un ambulante, in spiaggia, e hanno tentato di affogarlo.

Silvia Dipinto
(da “la Repubblica“)

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LA SUORA CHE FA LAP-DANCE E LA SINISTRA MENO SINISTRA: I TORMENTONI DELL’ESTATE

Agosto 12th, 2015 Riccardo Fucile

SIAMO PASSATI DALLA “PROVA COSTUME” ALLA “PROVA SINISTRA”

Un fenomeno che non si riesce a spiegare, che la scienza non sa decifrare, che nemmeno i maghi e i veggenti riescono a interpretare.
Come mai, dannazione, invece di cliccare sulla notizia “Suora diventa lapdancer” o sul titolo “Cane lupo di Taiwan sa le tabelline”, gli italiani si siano letti avidamente il carteggio Staino-Cuperlo, una cosa che pesa sulla società  italiana come un documentario sull’accoppiamento delle lumache.
Masochismo estivo, probabilmente, o meglio ancora un portato delle molte sfumature che si vendono in libreria: “Caro, questa sera ti frusto con il gatto a nove code”. “No, tesoro, fammi più male ancora, leggimi la lettera di Staino a Cuperlo”.
In ogni caso, e al netto dello scambio epistolare tra un gigante della satira (Cuperlo) e un titano del renzismo (Staino), è il caso di dedicare qualche riflessione al succo della questione.
E cioè al fremente dibattito su cosa sia di sinistra e cosa no, una questione davvero entusiasmante, un dibattito che sarà  apprezzatissimo, per esempio, dagli schiavi che raccolgono i pomodori nei campi pugliesi morendo nelle piantagioni come nell’Alabama dell’800.
Se ci pensate, è il modo migliore per parlare d’altro, per spostare la discussione dalle cose vere (che so, i tagli alla sanità , Confindustria che applaude, lo sconto agli evasori fiscali, una legge sul falso in bilancio peggiore di quella che fece Berlusconi, cosucce così) a un piano aleatorio e teorico, dove vale tutto.
Da qui l’entusiasmante diatriba su siamo di sinistra, no, non lo siete, lo eravate, ma solo un po’, sui bordi, anzi no, eccetera eccetera, con tutte le varianti del caso: niente ci verrà  risparmiato.
Dopo le interessantissime discussioni sulla prova costume, ecco le schermaglie sulla “prova sinistra”.
Disse Matteo Renzi nel febbraio del 2014, quando ancora pareva un burbanzoso innovatore che avrebbe rottamato il passato cinico e baro, che il suo era “il governo più di sinistra degli ultimi trent’anni”, che ancora oggi — dopo che ne ha dette migliaia — resta la sua battuta migliore.
Poco più di un anno dopo, quel governo così di sinistra proponeva nella stessa settimana un taglio delle tasse sui profitti delle imprese (non sul lavoro, non sugli investimenti, non sulle vite dei cittadini, no, no, proprio sui prof i t t i ) e ccontestualmente un taglio della sanità  pubblica.
Ora, per convincere tutti che questa sia una cosa di sinistra ci sono molte strade: dall’ipnosi di massa alla distribuzione di pasticche lisergiche.
Si sceglie invece una strada più tortuosa: attaccare la sinistra del Pd dicendo che non capisce il senso profondamente di sinistra di tutto questo.
La sinistra Pd, dal canto suo e parlandone da viva, gioca il ruolo delle cantanti liriche nelle opere più entusiasmanti, cioè canta per un intero atto“Muoio…muoio…ah, guardate come muoio, me tapina… muoio”, e così avanti per giorni e giorni, senza morire mai, senza andarsene mai e soprattutto votando con il partito quando ce n’è bisogno,salvo rari casi.
La stessa sinistra Pd che oggi si fa alfiere e portavoce della “sinistra” è quella che votava compatta il governo Monti, la legge Fornero, il pareggio di bilancio nella Costituzione.
Insomma, c’è un concetto di sinistra molto variabile e ballerino, che si sventola oggi sì, domani no, dopodomani vedremo cosa ci conviene, e la sensazione è che possa passare qualunque porcata galattica purchè la si dica “di sinistra”.
Intanto, negli ultimi trent’anni la forbice tra rendite e profitti e redditi da lavoro si è allargata a dismisura: i ricchi sono più ricchi e i poveri più poveri, ma di questo — che è l’unico argomento su cui tessere una teoria di sinistra ai tempi del colera — non si occupa nessuno.
Uff, che noia… uff, che palle. Vuoi mettere leggere cosa ne pensa Staino?

Alessandro Robecchi
(da “il Fatto Quotidiano”)

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CINA, DOPPIA SVALUTAZIONE DELLO YUAN IN 24 ORE, LE BORSE EUROPEE APRONO IN ROSSO

Agosto 12th, 2015 Riccardo Fucile

MISURE DELLA CINA PER RILANCIARE IL LORO EXPORT

Doppia svalutazione dello yuan in 24 ore: borse internazionali in rosso.
L’intervento a sorpresa di Pechino sulla moneta cinese ha come obiettivo quello di rilanciare l’economia, dopo che anche i dati sulla produzione industriale segnano una diminuzione della crescita (+6 per cento a luglio, in calo rispetto al mese precedente). Il primo intervento nelle scorse ore aveva fatto parlare di “guerra delle valute”, perchè arrivato nel momento in cui sono state deprezzate anche le monete di Australia, Corea del Sud e Singapore.
Il Fondo monetario internazionale ha accolto con favore la scelta che “permetterà  al mercato di avere un ruolo maggiore”.
Le borse asiatiche registrano la seconda seduta in rosso e le preoccupazioni per gli effetti internazionali fanno partire in negativo quelle europee. Piazza Affari perde il 2,5 per cento.
La valuta cinese si è quindi ulteriormente indebolita dopo la svalutazione-record di martedì 11 agosto.
Si tratta dell’operazione più grossa dal 1994, anno in cui il Paese ha unificato i tassi. La banca centrale cinese a sorpresa ha “limato” ulteriormente il valore di riferimento dello yuan: il tasso di cambio è stato fissato a 6.3306 sul dollaro con un taglio ulteriore dell’1,62% rispetto a quello precedente che è stato dell’1,9%.
La People’s bank of China ha fatto sapere che alla luce della situazione dell’economia domestica e internazionale non ci sono ragioni economiche per una continua svalutazione dello yuan.
Secondo la Pboc la volatilità  dello yuan potrebbe aumentare temporaneamente, in attesa che si trovi un equilibrio sul mercato dei cambi, ma dovrebbe diventare “ragionevolmente stabile” dopo un breve periodo di aggiustamento.
In rosso le borse asiatiche. Tokyo ha perso l’1,58%, Sydney l’1,66% e Seul lo 0,56%. Hong Kong cede il 2,12% mentre i listini di Shanghai (-0,19%) e Shenzhen (-0,51%), ‘protetti’ dalle misure governative, limitano i danni.
Lo yuan cede l’1,9% sul dollaro, ai minimi da quattro anni.
I deludenti dati macro cinesi alimentano nuovi timori di una frenata dell’economia.
Il Vecchio Continente segna, fin dalle prime battute, flessioni intorno al punto percentuale.
Ribassi che si ampliano con il passare dei minuti.
Alle 9.40 circa a Piazza Affari l’indice Ftse Mib lascia sul terreno il 2,35% a 23.144 punti — All Share -2,29% — con lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi sostanzialmente stabile a 115 punti base con un rendimento dell’1,76%.
Maglia nera per la Borsa di Parigi -2,43%, pesante anche Francoforte -2,40%. Si allineano ai ribassi i listini di Londra -1,71% Zurigo -1,15%, Madrid -1,40% e Lisbona -1,61%.
A Milano le vendite sul Ftse Mib risparmiano solo Wdf (+0,10% a 10,21 euro). Debole Pirelli (-0,07% a 15,03) all’indomani del closing dell’operazione ChemChina. In rosso il comparto bancario — l’indice settoriale cede il 2,32% -; male Exor (-2,35% a 44,42 euro) dopo l’annuncio dell’accordo che porta la famiglia Agnelli a essere il primo azionista de The Economist.
L’operazione da 405 milioni di euro consente alla società  di investimento di incrementare la sua partecipazione dal 4,7% al 43,4 per cento.
Secondo i dati del National Bureau of Statistics diffusi oggi la crescita della produzione industriale cinese è aumentata meno del previsto a luglio: ha registrato infatti un +6 per cento anno su anno a luglio, più lentamente rispetto all’aumento del 6,8 per cento registrato a giugno e meno rispetto alle previsioni di una crescita del 6,6 per cento stimata dagli economisti.
Male anche il dato da inizio gennaio che segna un +6,3% contro un +6,4% atteso dal mercato.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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SCALFARI RISPONDE A NAPOLITANO: “TROPPI POTERI IN MANO AL PREMIER, LA RIFORMA VA CAMBIATA”

Agosto 12th, 2015 Riccardo Fucile

IL FONDATORE DI “REPUBBLICA” REPLICA ALLA LETTERA DELL’EX PRESIDENTE

Alla lettera che Giorgio Napolitano mi ha inviato e che abbiamo pubblicato ieri nel nostro giornale rispondo soprattutto per ringraziarlo per le parole di amicizia e di stima che mi ha rivolto e che contraccambio con identici sentimenti.
Non è la prima volta che questo accade tra noi, ma ieri leggendola mi sono sentito profondamente felice e voglio dirglielo.
Viviamo in un mondo assai accidentato e in una società  nella quale gli affetti, anche genuini, sono però molto spesso intrecciati ad interessi, convenienze, obiettivi concreti di tornaconti individuali e lobbistici.
Non è il nostro caso, quel tipo di interessi non c’è mai stato tra noi, lui non ha mai avuto alcun tornaconto a volermi bene e neppure io.
Talvolta è anzi accaduto — sia in occasioni lontane nel tempo e sia ora — che avessimo idee divergenti nella visione del bene comune del nostro Paese e quando è avvenuto ce lo siamo detti sia in private conversazioni sia in pubblico dibattito.
Così sta avvenendo ora su due temi strettamente connessi: la riforma costituzionale del Senato e la legge elettorale che è stata riformata dopo la sentenza abrogativa di quella vigente da parte della Corte costituzionale.
Non sono temi da poco: rappresentano una trasformazione radicale della nostra struttura politica e dunque della politica nelle sue forme.
Prevedono una riforma che va ben oltre le modalità  dell’articolo 138, destinato a consentire singoli mutamenti che incidono su aspetti marginali di attuazione dei principi e dei valori intangibili della “Carta” approvata dall’Assemblea costituente 67 anni fa.
È pur vero che alcuni di quei principi e dei diritti-doveri allora sentiti sono invecchiati e si sono rivelati insufficienti col passar degli anni per numerose ragioni dovute al trasformazioni internazionali, sociali, scientifiche, tecnologiche.
E proprio per corrispondere a queste nuove esigenze sono stati numerosi i tentativi di porvi rimedio con diverse commissioni bicamerali, la prima delle quali fu presieduta da Aldo Bozzi e poi dalla Iotti, da De Mita, da D’Alema.
Cito a memoria e forse ne scordo altri, ma sono passati oltre trent’anni da quei tentativi, tutti falliti per varie ragioni.
Ha tentato anche Napolitano a ripercorrere quella via con il Comitato dei Saggi e poi con una Commissione presieduta da Quagliariello, peraltro più di orientamento che di obbligo procedurale.
Ma i due disegni di legge dei quali stiamo ora parlando (elettorale e costituzionale, se sarà  approvato) e sulle quali le nostre opinioni divergono produrranno un mutamento talmente radicale che a mio avviso equivale ad una riscrittura del contesto costituzionale che soltanto una nuova Costituente potrebbe affrontare.
A cominciare dall’abolizione di una delle due Camere che insieme compongono il potere legislativo, instaurando un sistema monocamerale e introducendo in quest’ultimo un meccanismo che concede al premier di nominare un numero ragguardevole di capilista di varie circoscrizioni, creando un “premierato” al posto della presidenza del Consiglio, con un sistema elettorale che al posto della legge proporzionale che ha regolato i rapporti tra il popolo sovrano e lo Stato per quasi cinquant’anni, destina un premio al partito che raggiunge il 40 per cento dei voti espressi, quale che sia il numero degli astenuti.
Non era mai accaduto che un fatto del genere avvenisse in Italia; bisogna risalire alla legge Acerbo di mussolinana memoria.
La legge-truffa voluta da De Gasperi nel 1952 prevedeva il premio soltanto a quel partito o coalizione di partiti che avesse superato almeno di un voto il 50 per cento.
Fu approvato dal Parlamento ma sconfitto dalle urne e non passò.
Questo è dunque il quadro entro il quale si svolge la nostra discussione.
Personalmente non ho un’affezione particolare al bicameralismo perfetto anche se — come risulta dallo studio dell’apposito Ufficio di palazzo Madama — il tempo medio impiegato dall’approvazione delle leggi in un testo definitivo da entrambi i rami del Parlamento non è affatto lunghissimo: supera di poco i tre mesi e con pochi ritocchi può essere imposto un tempo minimale.
Nel mio ultimo articolo ho prospettato un Senato cui sia tolto il potere di dare la fiducia al governo restando integri gli altri poteri.
Napolitano obietta che questa proposta è irrazionale e probabilmente ha ragione. In altri miei interventi avevo infatti addirittura proposto che il Senato fosse interamente abolito; a rappresentare Regioni e Comuni di fronte allo Stato ci sono già  apposite conferenze, basterebbe conservarle, semmai precisando meglio i poteri legislativi di competenza degli Enti locali e la loro autonomia.
Quindi niente Senato, ma solo Camera che ingloba interamente il potere legislativo ed è la sua maggioranza — pur nel rispetto delle minoranze — a determinare la linea politica al potere esecutivo che ha il compito di tradurla in atto.
Ove sviluppasse una linea diversa, la Camera gli toglierebbe la fiducia.
È compatibile questo principio che pienamente realizza quella Repubblica parlamentare che l’attuale Costituzione configura, con il premierato?
Dipende da che cosa si intenda con quella parola. Se si intende che il presidente del Consiglio ha un potere maggiore di quello dei ministri e in caso di contrasto può destituirli senza che questo comporti un rimpasto e un voto di fiducia, questo sì, è pienamente compatibile.
Ma se il premier adotta una politica difforme da quella indicata dalla maggioranza della Camera, allora no, non è compatibile.
Naturalmente nel corso della legislatura la maggioranza della Camera può anche cambiare, senza che con questo si debba andare a nuove elezioni.
Ai tempi della Dc questi mutamenti avvennero molte volte: Fanfani sostituì Scelba, Moro sostituì Fanfani e fu a sua volta sostituito da Colombo e poi da altri. Moro comunque dominò per decenni il partito (e quindi il Parlamento) con maggioranze che dal centrismo passarono ai socialisti di Pietro Nenni e poi addirittura con il Pci di Enrico Berlinguer.
Tutto avvenne con il sistema di voto proporzionale, non ci fu mai, dico mai, il premio di maggioranza che dà  al premier troppi poteri.
Questo è lo schema. È pur vero che oggi i tempi sono cambiati. Mi auguro che cambino ancora.
Se — come spero — nasceranno gli Stati Uniti d’Europa, i governi nazionali perderanno una parte notevole della loro sovranità  e altrettanto ne perderanno i rispettivi Parlamenti. Ci sarà  anche in Europa una sinistra e una destra e sarà  un bene la loro alternanza.
Oggi in Italia c’è un centro e un po’ di destra.
La sinistra, caro Giorgio, non c’è più.
Tu non ne parli ma sono convinto che nel tuo intimo te ne rammarichi. Per come ti conosco tu non sei un marxista, sei un liberal-democratico, esattamente come me.
È la cultura del partito d’Azione. Una sinistra liberale, è questo che ci caratterizza, ma a me sembra lontana anni luce e ne sono francamente angustiato.

Eugenio Scalfari
(da “La Repubblica”)

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IL PD STRIZZA L’OCCHIO A FORZA ITALIA: “RICOSTRUIRE IL LEGAME CHE SERVE AL PAESE”

Agosto 11th, 2015 Riccardo Fucile

LE AVANCES DEL CAPOGRUPPO ROSATO SULLE RIFORME

“Forza Italia ha già  votato questo testo quindi è necessario un approfondimento politico per ricostruire quel rapporto che serve al Paese” per portare a termine il percorso della riforma costituzionale.
Lo dice il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato in un’intervista al Tg3. “Noi riteniamo — ha aggiunto tra l’altro Rosato — che le riforme siano un impegno assunto con gli elettori, quindi andiamo avanti con determinazione su questa strada. Chi non collabora fa male all’Italia e al Pd”.
La linea è tracciata, visto che lo stesso messaggio era arrivato pubblicamente dai due vicesegretari del partito, Debora Serracchiani e, da ultimo, Lorenzo Guerini.
“Noi siamo pazienti e attendiamo” ha risposto in un’intervista al Messaggero.
“È presto per capire cosa accadrà  a settembre — aggiunge — Ma è certo che siamo a un passaggio deciso, cruciale, della riforma costituzionale. Mi auguro prevalgano senso di responsabilità  e lealtà ”.
Parole che partono con traiettorie incrociate: un po’ nei confronti dei berlusconiani (che dicono che per un nuovo accordo servono nuove condizioni) e un po’ verso la minoranza del Partito democratico.
“Non si può ripartire da zero — è il messaggio che Guerini manda alla minoranza dem -. Ed è evidente che non sono accettabili modifiche che deroghino ai principi che avevamo fissato insieme per ammodernare il sistema istituzionale: il superamento del bicameralismo paritario, una sola Camera che dà  la fiducia al governo e quindi la non elettività  dei senatori. Bisogna uscire dall’ambiguità : chi chiede il ritorno al Senato elettivo vuole di fatto ricominciare da capo, azzerando tutto il lavoro fatto finora”. “L’esperienza dei mesi scorsi insegna che le proposte del governo hanno sempre ottenuto i voti necessari — sottolinea — Anche questa volta finirà  così”.
Stesso spirito di Luca Lotti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, molto vicino al capo del governo: “Vediamo alla ripresa cosa succederà : io sono sempre ottimista, lo ero sull’Italicum, lo sono a maggior ragione oggi sulla legge di riforma costituzionale al Senato”.
E Forza Italia “ha già  votato una volta il testo, poi hanno cambiato improvvisamente idea, ma questo lo vedremo quando riprenderemo le attività  a settembre”.

(da agenzie)

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IL GOVERNO VUOLE 12 NUOVI INCENERITORI IN 10 REGIONI: ADDIO DIFFERENZIATA, L’IMPORTANTE E’ BRUCIARE

Agosto 11th, 2015 Riccardo Fucile

DUE IMPIANTI IN TOSCANA E SICILIA, UNO IN PIEMONTE, LIGURIA, VENETO, UMBRIA, MARCHE, CAMPANIA, ABRUZZO E PUGLIA

Forse qualcuno ha dimenticato il decreto Sblocca Italia, ma il governo no.
E infatti il 29 luglio è arrivata alle Regioni la bozza di decreto legislativo che attua una delle previsioni del testo divenuto legge a novembre scorso: quella sugli inceneritori, cioè quegli impianti che bruciano immondizia e producono (a carissimo prezzo) energia.
Il testo — che il Fatto Quotidiano ha letto — prevede l’autorizzazione di 12 nuovi inceneritori in dieci regioni: due in Toscana e Sicilia, uno a testa in Piemonte, Liguria, Veneto, Umbria, Marche, Campania, Abruzzo, e Puglia.
Impianti che vanno ad aggiungersi ai 42 già  in funzione e ai sei già  autorizzati ma ancora in via di costruzione.
“Fate presto”: il ministro ha perso la pazienza
Il dlgs partito da Palazzo Chigi è ormai alla terza riscrittura e effettivamente in ritardo rispetto ai tempi previsti dalla Sblocca Italia (entro 100 giorni dall’approvazione della legge), ma ora il governo non vuole più aspettare: la bozza è accompagnata dal caldo invito del ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, a fare in fretta (“la necessità  che su tale documento la Conferenza esprima il proprio parere nella prima seduta utile”) e dalla convocazione di una riunione tecnica il 9 settembre.
Non sia mai che la Corte costituzionale accolga i ricorsi che le regioni hanno avanzato su questo punto e si blocchi l’iter dei nuovi impianti.
Gli inceneritori peraltro — proprio grazie allo Sblocca Italia — ora “costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di interesse nazionale”.
In soldoni, autorizzazioni più veloci, meno potere alle regioni, protezione rafforzata dei siti scelti contro le proteste dei cittadini: lo stesso schema già  adottato per il Tav Torino-Lione e, nello stesso decreto, per le trivellazioni petrolifere e gli impianti di stoccaggio dei gas.
Addio differenziata, l’importante è bruciare
Curioso che per il governo non sia “strategico” incentivare la raccolta differenziata, ma — in barba a costi, rischi ambientali e indicazioni europee — costruire più inceneritori.
A oggi, ci informa il “censimento” che l’esecutivo allega alla bozza di decreto, sono attivi in Italia 42 impianti per complessive 82 linee di “produzione”: 52 al Nord, le altre divise a metà  tra Centro e Sud.
La parte del leone la fanno Lombardia e Emilia Romagna, in cui lavorano grosse multiutility come A2A, Hera e Iren.
In tutto, nel 2014, sono finite in fumo circa 6 milioni di tonnellate di rifiuti, capacità  a cui aggiungere le 730 mila teoriche dei sei impianti già  autorizzati (uno a Firenze, uno in Puglia, uno in Calabria e tre nel Lazio).
Secondo il governo, però, non bastano: bisogna bruciare altri due milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti l’anno (+37%) e per farlo servono 12 nuovi impianti (i due in Sicilia avranno capienza da 350mila tonnellate l’uno).
Una scelta irrazionale e anti-economica
Intorno agli inceneritori, peraltro, la partita è iniziata da tempo: una settimana fa a Forlì, sempre grazie allo Sblocca Italia, l’impianto già  esistente è stato autorizzato ad aumentare la sua capacità  di utilizzo di diverse migliaia di tonnellate e riclassificato come “di recupero energetico”, dunque sovvenzionato come produttore di energia rinnovabile.
Il Comune era contrario (l’assessore all’Ambiente Bellini si è dimesso), mentre la regione aveva appena annunciato la chiusura di un paio di inceneritori sugli otto attivi in Emilia Romagna.
Il bello è che il governo si giustifica tirando in ballo la direttiva Ue del 2008, che invece propone tutt’altro: riduzione dei rifiuti, raccolta differenziata, riuso, riciclaggio e impianti Tmb (un trattamento “a freddo” che riduce ulteriormente la parte di rifiuti non riciclabile). Solo alla fine, dunque, e come “male necessario”, arrivano inceneritori e discariche, scelte più inquinanti.
Il governo Renzi, invece, ha reso l’inceneritore “strategico”: oggi autorizza impianti che saranno pronti fra 5 anni e rimarranno in funzione per 30.
La scelta di bruciare i rifiuti, peraltro, è incomprensibile anche a livello economico: ai comuni, mediamente, la differenziata costa 198 euro a tonnellata, bruciarli circa 150.
Solo che, aggiungendo gli incentivi energetici in bolletta, il costo è simile se non superiore: 220 euro nel 2012.
Gli inceneritori, peraltro, creano poca occupazione: per il think tank Waste Strategy, incentivando separazione, compostaggio etc. si passerebbe dalle 68.300 persone impiegate oggi a 195.000 in pochi anni.
Non solo: almeno il 25% del peso dell’immondizia bruciata — a non tener conto di diossine, furani e Pcb che finiscono nell’aria — si ripresenta poi sotto forma di cenere da smaltire come rifiuto speciale. Ma Renzi vuole i suoi 12 inceneritori: avrà  i suoi buoni motivi.

Marco Palombi
(da “il Fatto Quotidiano”)

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ARREVUTAMMOCE GUAGLIU’

Agosto 11th, 2015 Riccardo Fucile

UNA TERRA CHE AMA I RIBELLI: NAPOLI ASPETTA LA RIVOLTA DEGLI SCUGNIZZI

Ho sempre adorato gli scugnizzi, perchè sono ribelli, liberi, al di sopra delle “righe”.
Non si fermano innanzi a tutto.
Quando serve, quando è necessario, non hanno vergogna: vanno e agiscono.
Napoli non è terra per i “poltroni” ed i privi di sogni o di ambizioni.
La vera essenza di questa città  è in quella voglia sfrenata di vivere.
In quel sorriso sempre solare della gente. Gente capace di lamentarsi anche per ore, per giorni, per anni interi. Eppure, quando vede il sole, “nà  vicchiarella” in difficoltà , o “nu bambeniello c’ave bisogno”, si industria: “piglia e’ fa”!
Questa terra li ama i ribelli. Ama gli scugnizzi sinceri. I capi-popolo.
Quelli “ca sagliene ‘ngoppa a nu’ bidone (che diventa improvvisamente un palchetto, capace di farti “sovrastare” la folla) e ch’aizane ‘a voce” (alzano la voce. Fanno un comizio. Ma dire, un ragionamento ad alta voce, sarebbe molto meglio).
La produzione cinematografica è ricca di episodi del genere, anche “quanne ‘o scannetiello nun nce stà , e ‘o parulaio (l’oratore, insomma), parla direttamente tra la gente.
Un episodio sintomatico lo si può vedere in un film di De Crescenzo (“Così parlo Bellavista”), con un grandissimo Pazzaglia a narrare le vicissitudini connesse all’acquisto di un cavalluccio rosso per il nipote della “povera sorella sfortunata”.
A volte, quando leggo le dichiarazioni del Sindaco de Magistris – stavo per scrivere il de con la D in maiuscolo: avevo dimenticato i “natali nobili” (?) – mi vengono in mente quelle scene, anche se sono lontane anni luce dal cuore pulsante della città 
Il Napoletano autentico agisce di cuore.
Il Napoletano verace, ad uno che mente, ad “uno ca fa finta”, lo “sgama subito”!
Insomma, l’altro giorno, Luigi de Magistris, sulla sua pagina facebook, ha scritto che la sera precedente è andato a mangiare una pizza, una sfogliatella ed a bere una granita a Porta Capuana.
“Detta così” lo dovrebbe dipingere come “uno del popolo”. Come uno “scugnizzo di mezza età ”!
Solo apparenza, però, perchè un “verace Sindaco scugnizzo”, sul luogo dove, pochi giorni prima, la camorra ha assassinato un onesto giovane commerciante che si è voluto piegare alla “violenza del pizzo”, non ci andrebbe.
Un “Sindaco veracemente scugnizzo”, uno che la città  davvero la ama, non avrebbe dimeticato che, proprio quella “zona”, è ricca di potenziali virtù.
Anzi, se ne sarebbe ricordato veramente ed avrebbe provato a porre rimedio ad oltre 20 anni di “politica dell’abbandono”, e invece…
E invece è successo che solo perchè questa terra è ribelle di suo, ha imposto le effigi della sua gloriosa storia agli stessi Operatori che stanno lavorando alle nuove stazioni della Metropolitana.
Ma l’ha fatto Neapolis che, dal suo ventre ricco di storia, ha “partorito ed imposto” i segni di una storia che certi personaggi sembrare avere soltanto vergogna a ricordare e che meriterebbe ben altro rispetto.
Il perimetro compreso tra Porta Capuana, Castel Capuano, San Giovanni a Carbonara, Piazza Carlo III e via Foria, ha un patrimonio culturale inestimabile.
Dalle Chiese di Santa Caterina a Formiello a quella di San Giovanni a Carbonara; da quella di Sant’Anna a Capuana al Borgo di Sant’Antonio Abate; da Palazzo Fuga-Real Albergo dei Poveri all’Orto Botanico.
Un patrimonio abbandonato a sè stesso, però.
Forse, i Napoletani distratti, può darsi pure che lo rieleggeranno. Sarà  un vero peccato pero’, perchè “Giggino”, in quattro anni, che era il Sindaco di Napoli e che poteva provare a “fare la rivoluzione democratica del diritto”, proprio non l’ha capito…
Chissà , forse la destra si desterà  dal suo letargo.
Forse l’itera area riuscirà  a darsi una bella dieta vegana così evitando di offrire il solito menù “chino ‘e Pulpettelle e Capitoni”, sempre conditi da “manovalanza varia” (pardon, “volevo dire”, con molto olio pesante ed indigesto).
Chissà ! Forse riuscirà  anche ad ipotizzarlo realmente di provare a battersi per la legalità  e per politiche di sviluppo di un territorio che di risorse ne avrebbe fin troppe, tante da riuscire a “sfamare l’intera sete di futuro di tutto il meridione”.
Chissà ! Forse davvero ce la potrebbe fare a prunciare – forte e chiaro — quel grido di “battaglia” che alberga nel cuore di tutti i napoletani onesti, soprattutto delle persone semplici: quelle che hanno sogni sopratutto per i loro figli… “Arrevutammoce guagliù: facimme ‘a storia”!

Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale

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