Agosto 13th, 2015 Riccardo Fucile
BEN 23 SONO DEL PD, MA IL CENTRODESTRA E’ IN TESTA
Ha ragione Matteo Renzi: l’Italia cresce e anche con un’invidiabile velocità . Il guaio è che cresce dove non conviene.
In due anni e mezzo di legislatura, nonostante la decadenza del pregiudicato Silvio Berlusconi, in Parlamento è cresciuto a dismisura il numero di indagati, imputati e condannati.
Agli inizi del 2013, catapultati con i listini blindati del Porcellum per il varo della nuova legislatura, superavano di poco i quaranta (42). Adesso sono ottanta.
Senza considerare quelli che hanno problemi con la giustizia amministrativa e, in diversi casi, già hanno restituito dei soldi pubblici.
Il governo ha sempre sostenuto la linea garantista.
Fu il ministro Maria Elena Boschi, appena insediato l’esecutivo di Renzi, a difendere i sottosegretari indagati.
Nel frattempo, alcuni aspettano il processo, altri ne sono usciti. Va evidenziato che nel 2013 la schiera più folta era quella del Popolo della libertà , ma gli eredi — i partiti di Angelino Alfano, Raffaele Fitto e Denis Verdini — mantengono la tradizione della casa arruolando decine di inquisiti.
Renzi e la crescita: temi che coinvolgono e travolgono il Nazareno.
Nel febbraio 2013, mese di elezioni politiche, il segretario era Pier Luigi Bersani e, scavando negli archivi, si scopre che gli impresentabili dem erano “soltanto” sette su quaranta.
A dicembre, poi, Renzi ha conquistato il partito, un paio di mesi prima di espugnare pure Palazzo Chigi .
Sarà il troppo garantistico oppure sarà una beffarda coincidenza, ma il Pd è cresciuto più di tutti: i 7 sono diventati 23,e di mezzo c’è pure l’arrestato (ora ai domiciliari) Francantonio Genovese.
Non delude il Nuovo Centrodestra di Alfano, che si conferma in forma smagliante, e aggiunge indagati su indagati con solida costanza.
E se capita a Ncd di perdere per un periodo un senatore — vedi il caso di AntonioAzzollini— i colleghi lo salvano e poi esultano.
La formazione di Verdini, che di recente ha festeggiato il quinto rinvio a giudizio, si fa notare per una densissima presenza di impresentabili e, ovviamente, il capitano è l’ex macellaio Denis.
E pensare che, rispetto al primo giorno di legislatura, questo Parlamento è orfano di tanti protagonisti del settore: il plurinquisito Berlusconi (che ha già scontato il servizio civile per la frode Mediaset), il condannato (prescritto) Lorenzo Cesa che ha preferito l’Europa e il fresco di rinvio a giudizio Nichi Vendola per la vicenda Ilva.
Tommaso Rodano e Carlo Tecce
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 13th, 2015 Riccardo Fucile
MIKE ENRIGHT HA DECISO DI ANDARE A COMBATTERE CONTRO LO STATO ISLAMICO… IL REPORTAGE DI “REPUBBLICA” DA HASSEKE’
“Il racconto di una bambina di cinque anni, testimone delle barbarie dell’Isis, è un colpo al cuore.
Non si può restare indifferenti a una cosa così.”
Mike Enright, “foreign fighter” inglese, racconta ciò che ha visto e sentito dopo essere stato nella zona attorno alla città di Hassakè che dal 3 agosto è stata liberata dai curdi dello Ypg/Ypj.
Dal 2012 è stata in mano agli uomini del Califfato. L’hanno strappata al regime di Assad, poi la coalizione con i suoi raid aerei e l’azione continua sul terreno delle milizie curde hanno permesso che la città , centomila abitanti, fosse liberata.
“Il 2 agosto ci siamo spinti fino oltre il quartiere di Nashwa per completare la bonifica dell’area dalla presenza dell’Is. Lì ho trovato oltre a qualche anziano questa bambina. Istintivamente le ho chiesto cosa stesse facendo in quell’inferno e lei ha risposto che era l’unica a essere sopravvissuta al massacro. E’ stata costretta ad assistere a quanto stava accadendo. Ha dovuto guardare mentre i miliziani dell’Is sgozzavano sua madre. Prima hanno tagliato la testa agli zii e gliel’hanno appoggiata sulla pancia”. E
‘ una delle strategie dell’Is, questa di diffondere il terrore. Non solo usando il web e il meglio della tecnologia di cui hanno disposizione, ma anche usando il “passaparola”. E’ l’unico motivo che gli spinge a lasciare qualche superstite.
Entriamo a Hassak che sono passati due giorni dalla sua liberazione.
Nel quartiere di Nashwa abitava circa metà della popolazione di questa città . Nulla è rimasto in piedi, tutto è andato distrutto.
Ospedali, scuole, abitazioni, non è rimasto in piedi niente. Prima di andarsene dalla città quelli dell’Is hanno minato case e strade e portato via tutto quello che può essergli utile. Soprattutto dagli ospedali.
Uno scenario apocalittico quello che ci si presenta di fronte. Attraversare la città , soprattutto questa parte devastata, non è semplice ma è un’occasione per raccogliere testimonianze dirette sulle conseguenze di questo conflitto.
L’acre odore di bruciato non smette mai di farsi sentire. Ci sono circa cinquanta gradi, un caldo insopportabile.
I guerriglieri curdi si riposano sotto un mosaico enorme di Hafiz al-Asad, il padre di Bassar, che nonostante tutto controlla ancora una parte del paese con il suo esercito. E’ il confine ultimo della città .
Poche centinaia di metri più in la il fronte di guerra. Si sentono i suoni del conflitto, esplosioni incessanti. Il rombo dei caccia che squarciano il cielo.
Lo scenario contrasta con quanto s’incontra quando si comincia a uscire dal quartiere di Nashwa e si passano le trincee.
Si giunge così alle porta della città , controllata dai curdi che verificano i documenti di tutti quelli che transitano. Sono tantissimi quelli che tornano indietro. In migliaia stipati su auto, camion e pure in moto che trasportano tutto ciò che hanno e finalmente possono riprendere possesso delle loro abitazioni. Chi ne ha ancora una.
Alcuni negozi hanno riaperto le serrande dopo mesi, c’è perfino chi esce in strada con quel poco di merce che ha da vendere.
Si vede qualche commerciante di frutta, piano piano si cerca di tornare alla normalità . C’è però il problema delle mine.
I miliziani islamici ne hanno lasciate ovunque, com’era stato a Kobane, provocando la morte di diverse persone anche dopo la fine dell’assedio.
Un rischio che si corre anche qui a Hassakè dove, ad sesempio, hanno lasciato ordigni tra i divani o nei frigoriferi delle case di coloro che sono fuggiti.
Rappresaglie e vendette che compiono ogni volta che i bombardamenti della coalizione e le incursioni dei combattenti curdi li costringono a lasciare le loro posizioni. Anche le falde acquifere sono volontariamente inquinate dagli uomini in nero.
A combattere contro l’Is ci sono molti occidentali come Mike.
La sua storia è molto particolare. Nato a Manchester, da giovane è nell’entourage degli Smiths, la celebre rock band degli anni Ottanta.
Poi si dà al cinema dove fa qualche apparizione in piccoli film, ma nulla di significativo. Si trasferisce negli Usa e da lì la folgorazione per la causa curda.
Sono cinque mesi che è qui.
“Ci sono diversi occidentali – racconta ancora Mike – che combattono qui come me. Non si può restare con le mani in mano ad assistere ai massacri che compie l’Is. Così ho scelto di venire a combattere. Sono cinque mesi che sono qui. Ho incontrato anche degli italiani sai? C’è in particolare un ragazzo, molto in gamba. Non conosco il suo nome ma so che in Italia ha lasciato un figlio. E’ pronto per combattere”.
Dopo Karim Franceschi, il giovane di Senigallia che ha combattuto a Kobane e Alessandro De Ponti, il ragazzo di Bergamo che è rimasto ferito e che è rientrato da qualche settimana, c’è quindi un terzo combattente italiano nel Rojava, il cantone siriano quasi completamente in mano ai curdi.
“E’ una guerra – rincara Mike – di cui nessuno parla, dove i curdi che da anni subiscono soprattutto dai turchi vessazioni, ora si trovano tra due fuochi. A Nord si devono guardare dalla Turchia, che sta attaccano le postazioni curde, a sud e nel resto del territorio c’è l’Is. Sono migliaia le persone rimaste uccise. Molte donne e bambine invece sono state rese schiave e vendute ai califfi. Sono le donne a subire le violenze peggiori, stupri e torture”.
Questo accanimento contro le donne in una terra come quella del Rojava, dove sono proprio loro le protagoniste della svolta curda, colpisce ancora di più.
La proposta politica dell’Is, se così la possiamo definire, cozza completamente con quel modello di società libertario e paritario che giorno per giorno stanno cercando di costruire i curdi in questa parte di Siria.
Le donne sono sempre più al centro di questo progetto, combattono e partecipano alla vita politica. Ma allo stesso tempo sono le vittime principali del conflitto.
Una generazione intera di bambini inoltre è cresciuta sotto i colpi di mortaio o in fuga con mezzi di fortuna.
La principale preoccupazione di chi vive queste terre è quella di aiutare questi piccoli a superare i traumi.
Il sostegno psicologico ai minori è una delle attività in cui investono maggiormente i curdi nei campi profughi sparsi per la Siria.
Proprio per ovviare a situazioni come quelle che ha raccontato Mike Enright.
Ivan Compasso
(da “La Repubblica“)
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Agosto 12th, 2015 Riccardo Fucile
CADE A SAINT TROPEZ, MA RIACQUISTA UNA NUOVA CENTRALITA’ POLITICA
Nonostante il piccolo incidente in barca a Saint Tropez, Silvio Berlusconi si prepara a un Ferragosto politicamente sereno.
Al netto delle tre scissioni di questa legislatura — nell’ordine Alfano, Fitto e Verdini – i 45 senatori del Cavaliere restano fondamentali per le sorti delle riforme istituzionali e dunque della legislatura.
Con i grillini saldamente sulle barricate, infatti, è Berlusconi l’interlocutore principale per dirimere la faida tra i due Pd.
Sarà lui, alla ripresa autunnale, e a seconda delle convenienze personali e politiche, a decidere se dare una mano a Renzi lasciando passare il ddl Boschi più o meno inalterato, o se saldare i suoi voti con quelli dei ribelli dem per assestare un colpo mortale al governo.
Del resto, senza quei 45 voti ogni calcolo della minoranza dem con le opposizioni difficilmente tornerebbe.
Alla vigilia di Ferragosto, dunque, le voci di corteggiamenti verso gli azzurri da parte dei due Pd si rincorrono.
Con Renzi descritto come pronto a tutto per ottenere i voti del Cav, e la minoranza dei Cuperlo e Bersani raffigurata come intenta a scrivere un “contro Nazareno” per cambiare l’Italicum (con il premio alla coalizione) e il nuovo Senato, introducendo l’elezione diretta.
Ipotesi smentite da tutti a fronti, a partire da quella che vedrebbe Renzi disponibile a barattare il sì di Forza Italia in Senato con la modifica dell’Italicum.
Netta la smentita di palazzo Chigi su questa versione, così come è nettissimo il no di Roberto Speranza a chi parla di intese tra la minoranza e gli uomini del Cavaliere: “Fantapolitica, io voglio convincere Renzi sul Senato elettivo, non fare accordi sottobanco”.
Eppure i fatti dicono un’altra cosa e mostrano un doppio corteggiamento.
Da un lato gli emendamenti di Forza Italia e dei ribelli dem sulla riforma del Senato parlano la stessa lingua. E nessuno tra i promotori si scandalizza più di tanto.
“C’è una oggettiva convergenza di obiettivi sul Senato elettivo”, spiega ad Huffpost Federico Fornaro, riprendendo una formula di Gianni Cuperlo che invita Renzi a “restituire al Parlamento la potestà su una materia che è propriamente sua come la Costituzione”.
“Non è una questione di accordi sottobanco con Forza Italia”, rincara Fornaro. “C’è oggettivamente la possibilità di superare il bicameralismo perfetto con un accordo molto largo se il premier non si intestardisce sulla non elettività dei senatori”.
Sull’altro fronte, non passa giorno in cui un renziano non rinnovi l’invito ai forzisti a sedersi nuovamente al tavolo delle riforme.
“E’ necessario un approfondimento politico per ricostruire quel rapporto che serve al Paese”, insiste il capogruppo alla Camera Ettore Rosato, che tuttavia esclude modifiche all’Italicum e anche l’introduzione dell’elezione diretta dei senatori.
“Se lo possono togliere tutti dalla mente: l’Italicum non cambia”, ribadiscono fonti molto vicine al premier.
“Si può lavorare a un approfondimento che sta dentro i paletti del ddl Boschi, come quella del listino dei consiglieri regionali che faranno anche i senatori”, spiega Rosato ad Huffpost.
Questa, almeno per ora, è la linea Maginot dei renziani: lasciare aperto il dialogo con Forza Italia, ma senza immaginare scossoni al testo della riforma.
Lavorando su una elezione indiretta del nuovo Senato ma attribuendo ai cittadini la facoltà di indicare chi, tra i consiglieri regionali, siederà anche a palazzo Madama. Sulla falsariga, dunque, delle ipotesi di Luigi Zanda e di Maurizio Martina.
E magari ritoccando alcuni punti sulle funzioni legislative del Senato, pesantemente decurtate nell’ultimo passaggio alla Camera.
Un segnale di attenzione arriva dal capogruppo di Forza Italia in Senato Paolo Romani, che in un colloquio col Corriere dà il via libera all’ipotesi di listino ma “senza pasticci con la Costituzione”.
L’ipotesi, caldeggiata da Romani, prevede un nuovo round di incontri ai massimi livelli tra Pd e Forza Italia alla ripresa di settembre.
I rumors indicano come possibile addirittura un nuovo summit tra Renzi e Berlusconi, per un “Nazareno bonsai” limitato alle regole.
Intanto, Romani si dice pronto a offrire un aperitivo a Maria Elena Boschi, come lui in ferie in Versilia.
“Siamo ben lieti di sederci a un tavolo per le regole”, spiega il capogruppo. Ma per ora resta lo scoglio del premio di coalizione sull’Italicum, che per Forza Italia resta un tassello indispensabile. Su questo punto Renzi non molla, ed è disposto anche ad arrivare ad uno strappo.
Se in autunno il presidente del Senato Grasso dovesse dare il via libera agli emendamenti all’articolo 2 del ddl Boschi (quello che regola l’elezione dei senatori) tra i tecnici di fede renziana non si esclude neppure l’ipotesi di un voto di fiducia. Per ora a palazzo Chigi l’ipotesi (che avrebbe l’effetto di una bomba atomica, dopo la fiducia sull’Italicum) resta molto sullo sfondo.
Ma tutti i renziani da giorni insistono nel ribadire che la fiducia sarebbe comunque implicita: “O le riforme vanno avanti o si torna al voto”.
Tra i due litiganti dem, dunque Berlusconi sembra destinato a “godere” di una rinnovata centralità politica.
Tra i renziani, le smentite della minoranza vengono accolte con ironia: “Ci hanno già provato alla Camera con l’Italicum, il dialogo tra loro e Forza Italia è nei fatti visto che continuano a dire le stesse cose”, dice una autorevole fonte vicina al premier. E aggiunge: “Il loro obiettivo è far fuori Matteo”.
Dal fronte dei vietcong Pd replica Miguel Gotor: “Accordi tra noi e Berlusconi? Non ne vedo alcuna necessità , anche perchè un’intesa con il Cavaliere non è solo politica, ma riguarda giocoforza interessi economici, finanziari, editoriali e giudiziari che solo un premier disponibile a farlo potrebbe garantire…”.
Stracci che volano, dunque, tra i democratici.
Mentre il Cavaliere, dai tempi della bicamerale di D’Alema, continua a giocare alle riforme costituzionali, a seconda delle mutevoli esigenze del momento.
E può divertirsi a contare i leader di centrosinistra che, nel frattempo, sono passati lungo il fiume.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 12th, 2015 Riccardo Fucile
BANCOMAT GUASTO, SORVEGLIANZA ZERO E PIOGGIA SUI CALCHI
Martedì mattina assieme ad alcuni amici decido di concedermi una vacanza culturale agli scavi di
Pompei, attratti dalla recente mostra ‘Pompei e l’Europa 1748-1943’, inaugurata con enfasi dal ministro Dario Franceschini.
Ad accoglierci in piazza Anfiteatro, ingresso centrale degli scavi una fila interminabile di visitatori disposti diligentemente in fila ma raschiando quel poco d’ombra concessa dagli alberi che incorniciano la piazza.
Passano i minuti, l’insofferenza cresce, si procede lentissimi. Ad un certo punto dalla biglietteria spuntano alcuni addetti che informano di preparare i contanti alla mano, in quanto il bancomat è guasto.
Finalmente giungiamo allo sportello, 13 euro il costo del biglietto, da maggio costa due euro in più poichè include anche la visita alla mostra.
Zaini e borse a gogò
Superato l’ingresso campeggia una fotocopia che avverte i visitatori di non introdurre zaini e borse, avviso ignorato da tutti.
Eppure la notizia è di qualche giorno fa: un giovane turista straniero minorenne in visita con la mamma, sottrae una tegola dell’antica Pompei trovata così per caso a terra e infilata in tutta fretta nello zaino per comprarsi l’ultimo modello di Iphone, solo l’intervento di un turista americano ferma l’ennesimo furto dall’area archeologica; si perchè i controlli a Pompei li fanno gli stessi turisti considerando che il personale di sorveglianza deve gestire un’area enorme e i custodi al confronto sono davvero pochi.
Entrati nell’anfiteatro ci dirigiamo verso la piramide ideata da Francesco Venezia, suggestiva ma forzata presenza secondo il parere dei miei amici.
L’ingresso è regolato da un addetto alle visite che controlla il flusso circolare dei turisti che scattano foto ai resti di venti pompeiani polverizzati della terribile eruzione che cancellò la cittadina nel 79 d.C., riprodotti in calchi e restaurati da poco.
Piove sui calchi
In questi giorni violenti acquazzoni si sono abbattuti sulla Campania tanto da scatenare un’allerta meteo e anche Pompei a quanto pare non è stata risparmiata, a tal punto che la pavimentazione della piramide che ospita l’allestimento dei calchi, è bagnata da piccole ma significative pozze d’acqua.
Piove dunque, sui calchi restaurati.
Percorriamo la centralissima via dell’Abbondanza e i cantieri per la ripavimentazione dei marciapiedi sono un po’ ovunque, davanti ai thermopolia, come davanti alle domus, sembrano veri e propri saggi di scavo e forse lo sono davvero; forse si cerca qualche monetina persa durante l’eruzione ho pensato, ricordando i racconti di un anziano custode che più volte percorrendo via dell’Abbondanza e via Stabiana ne ha trovate qualcuna, portate alla luce dalla pioggia, che quì a Pompei “scava”.
Rossetto sugli affreschi della domus
Oltre alla mostra i miei amici sono curiosi di visitare la casa della fontana piccola, la domus è stata riaperta al pubblico a maggio, dopo un intenso lavoro di restauro.
E’ bellissima come ce lo aspettavamo, ricca di affreschi ma non solo.
Sorprende in una stanza della domus, un bacio impresso con il rossetto da una turista su uno degli affreschi appena restaurati, sembra suggerire “I love Pompei!” ma al tempo stesso rappresenta l’ennesimo scempio anche se “romantico”.
Ancora piccioni
Nella stessa stanza scorgiamo alcuni colombi fare capolino da un’apertura, eppure da poco è stato approntato un sistema per debellare la loro presenza costato un bel po’ di euro.
Ma la natura alla fine ha sempre il sopravvento, penso. Per finire, la villa dei Misteri è una tappa d’obbligo.
Nonostante il caldo e la stanchezza che cominciano ad avere il sopravvento, la sete di cultura è una marcia in più che ci conduce dopo aver girovagato per il foro, cardini e decumani, fuori le mura dell’antica Pompei per visitare una delle meraviglie del sito archeologico, una residenza unica al mondo e dal nome affascinante.
Mosaici che si sgretolano
Anche qui i restauri sono in corso, eppure c’è un micro mosaico, con la sua “emorragia “ di tessere bianche, calpestato da centinaia di turisti che ogni giorno visitano la villa; deve essere sfuggito all’occhio dei restauratori, penso.
Sulla via del ritorno decidiamo di liberarci delle bottigliette d’acqua che ci hanno accompagnato e permesso di rinfrescarci, anche riempiendole alle numerose fonti d’acqua potabile che sgorgano dalle antiche fontane.
Gran finale con spazzatura
I cassonetti per la differenziata ubicati all’interno dell’area archeologica però sono quasi tutti pieni, complice l’ elevata affluenza di turisti ma al tempo stesso anche la lenta rimozione dei rifiuti.
Osservo il punto di raccolta della spazzatura nei pressi di villa dei Misteri, è al collasso.
Antonio Cangiano
(da “il Corriere della Sera”)
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Agosto 12th, 2015 Riccardo Fucile
INTERESSI ENORMI DIETRO LA SCELTA DI AIUTARE I TERMOVALORIZZATORI CONTRO LA RACCOLTA DIFFERENZIATA
È una guerra. Guerra economica, ma guerra vera, feroce.
E il governo, con il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti, impegnatissimo, non è neutrale.
La preda in palio è l’immondizia, in gergo tecnico Rsu (rifiuti solidi urbani), un tesoro attorno al quale si muovono interessi miliardari.
Da una parte c’è il partito della raccolta differenziata, del trattamento e del riciclaggio.
Un partito fatto da aziende specializzate con i loro interessi, spalleggiato dagli ambientalisti.
Dall’altra c’è il partito delle discariche e degli inceneritori: grandi aziende (molte municipalizzate), grandi interessi e collegamenti densi con i partiti di governo,quali che siano.
Le regole del gioco, in nome del bon ton istituzionale, impongono di ignorare l’esistenza della criminalità organizzata, che della partita è protagonista sempre più ingombrante e sfrontato.
Il decreto attuativo dell’articolo 35 dello Sblocca Italia, con il quale Galletti tenta di imporre alla regioni 12 nuovi inceneritori, è schiettamente schierato con il partito dei “metodi tradizionali”: inceneritori e discariche, appunto.
Per capire quale sia veramente la posta in gioco basta osservare la più stridente contraddizione nella strategia del governo Renzi.
Da una parte si sostiene la necessità di costruire nuovi inceneritori per soddisfare una presunta domanda insoddisfatta.
Dall’altra si liberalizza il traffico di rifiuti da una regione all’altra per far fronte al più drammatico problema dei cosiddetti termovalorizzatori: quelli attualmente in funzione sono quasi tutti sottoutilizzati, con pesanti ricadute sui conti delle società che li gestiscono, e hanno dunque disperato bisogno di importare rifiuti da bruciare, da qualunque parte provengano.
A segnalare il problema non sono movimenti ambientalisti o i grillini, bensì Intesa
Sanpaolo.
Pochi giorni fa un documento del suo centro studi ha confermato il rischio che da tempo qualche gufo segnala inascoltato, e cioè che l’operazione inceneritori sarà fulminata da un’inevitabile procedura d’infrazione europea: “Se è vero che l’attuale capacità di trattamento è sottoutilizzata (la capacità di trattamento viene utilizzata per circa l’80%), per ottimizzare l’uso della dotazione impiantisca, dovranno essere bypassati due principi chiave della gestione dei Rsu:1) il principio di prossimità , in base al quale i luoghi di produzione dei rifiuti e di trattamento e smaltimento devono essere attigui; 2)il principio dell’autosufficienza, in base al quale lo smaltimento dei Rsu deve avvenire nella regione di produzione in modo da minimizzarne il trasporto”.
Il partito delle discariche e degli inceneritori segue una strategia lineare. Rallenta come può il passaggio alla raccolta differenziata porta a porta ed enfatizza l’incipienza delle inevitabili emergenze.
A Roma la differenziata è tenuta a freno da anni, la storica discarica di Malagrotta è satura, così è gioco facile rilanciare l’idea dell’inceneritore di Albano (anche se sulla sua oscura origine è in corso un processo per corruzione) oppure prepararsi a mandare i rifiuti della capitale a Terni, dove l’Acea (municipalizzata di Roma) ha già un inceneritore e vorrebbe farne uno di portata tripla.
A Genova la differenziata è di poco superiore al 10 per cento, ma niente paura: l’inesorabile emergenza sarà risolta mandando treni di immondizia all’inceneritore di Torino e a quello di Piacenza, tutti e due gestiti dalla Iren, la municipalizzata nata dalla fusione delle precedenti società di Torino, Genova e dell’Emilia.
Iren è quotata in Borsa e non va benissimo.
Nel 2014 i suoi ricavi sono scesi del 14 percento e l’utile netto del 20 percento,ha 2,3 miliardi di debiti contro un fatturato di 2,9, e ha appena annunciato che per un po’ i comuni azionisti devono scordarsi il dividendo.
Anche le altre grandi municipalizzate quotate, Hera di Bologna e A2A di Milano e Brescia, hanno il problema di sfruttare meglio gli impianti di termovalorizzazione.
Il vero tesoro nel decreto Galletti è dunque proprio la libertà di andare a comprare rifiuti in giro per l’Italia.
Ma gli inceneritori hanno un ciclo di vita lungo, 20-30 anni, e per ripagare il capitale investito bisogna che ci sia immondizia da bruciare fino alla fine.
Se dunque nel frattempo i comuni italiani imboccassero la strada virtuosa della differenziata porta a porta, che ridurrebbe quasi a zero i residui da incenerire o mandare in discarica, i signori degli inceneritori sarebbero rovinati.
Giorgio Meletti
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 12th, 2015 Riccardo Fucile
LA DIREZIONE IN FRANCIA AVVISA: “POTRESTE ESSERE LICENZIATI”
«Vietato nutrire i clochard»: l’avviso affisso alla parete di un McDonald’s di Hyères, nel Var, sud
della Francia, ha generato non poco imbarazzo ai vertici della filiale francese del gigante del fast food.
Soprattutto quando sono emersi i retroscena di quello strano divieto, generalmente riservato agli animali da zoo o ai piccioni.
Era successo infatti che a fine luglio un dipendente del locale avesse deciso di privarsi, durante la pausa pranzo, del suo pasto aziendale, per offrirlo a un vagabondo che stazionava nei paraggi.
Non si capisce se l’hamburger in questione sia stato oggetto, o no, di una bagarre scoppiata tra senzatetto, fatto sta che una severa circolare è stata predisposta dalla direzione del ristorante, minacciando di licenziamento il personale che si fosse azzardato a dividere ancora il suo pasto con un affamato.
«Non nutriamo gli affamati del territorio»
I termini non erano esattamente quelli, ma il tono sì: «È formalmente vietato procurare cibo ai clochards — si leggeva nel cartello che un cliente si è affrettato a fotografare e a inviare alla rivista 60 millions de consommateurs -. McDonald’s non ha la vocazione di nutrire tutti gli affamati del territorio».
La nota spiegava anche che il pasto aziendale è un benefit riservato ai dipendenti, che non può essere condiviso nè alienato a terzi.
E avvertiva che i trasgressori sarebbero stati sanzionati o addirittura licenziati.
Le scuse della catena
Il documento ha fatto il giro del web, via Twitter, scatenando reazioni indignate, sorpresa e sfottò, e aprendo un caso ai vertici di McDonald’s Francia, costretta a intervenire, ordinando di ritirare la circolare, scusandosi con il pubblico e fornendo giustificazioni per placare gli animi.
Citando «un grave incidente» accaduto la sera del 25 luglio, tra «due senzatetto», il fastfood di Hyères aveva deciso di prendere delle precauzioni per salvaguardare la sicurezza del personale e dei clienti.
«Il procedimento e la formula si sono rivelati maldestri — si ammette dal quartier generale — McDonald’s si unisce al ristorante per presentare le sue scuse a tutti coloro che si sono sentiti scioccati dal cartello».
«Venite così come siete»
Incidente chiuso, forse, ma che annulla buona parte dell’investimento pubblicitario della multinazionale nello slogan che imperversa sulle tivù francesi: «Venite così come siete».
Elisabetta Rosaspina
(da “il Corriere della Sera”)
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Agosto 12th, 2015 Riccardo Fucile
ECCO COSA SCRIVE IL BLOG DEL COMICO GENOVESE
Il Governo sta mettendo in atto da mesi una gravissima campagna di disinformazione sulle condizioni del mondo del lavoro.
A ogni occasione utile, quando escono i dati Istat o Inps, si impegna a capovolgere la realtà . Oggi vanta i 259 mila contratti “stabili” in più del primo semestre 2015, certificati dall’Inps. Peccato che di stabile i nuovi contratti non abbiano nulla.
Dopo l’approvazione del contratto a tutele crescenti (7 marzo 2015), i datori di lavoro hanno portato avanti una massiccia conversione di contratti a tempo determinato in contratti a tutele crescenti, proprio perchè rassicurati dalla estrema facilità di licenziamento che garantisce la riforma del mondo del lavoro.
Nei primi 3 anni, infatti, i datori di lavoro potranno disfarsi dei lavoratori adducendo motivazioni economiche ed erogando loro l’equivalente monetario di 2 mensilità per ogni anno di servizio, anche se il licenziamento è dichiarato illegittimo dal giudice.
Si legalizza in pratica il licenziamento arbitrario, in cambio di un tozzo di pane.
Solo dopo 3 anni di servizio i contratti a tutele crescenti devono essere stabilizzati per davvero, ma nulla vieta ai datori di lavoro di scaricare poco prima i lavoratori a tutele crescenti e assumerne di nuovi.
Si profila così una gigantesca operazione “usa e getta” che vedrà coinvolti nei prossimi anni i nuovi assunti.
Va detto, peraltro, che l’Istat ha già messo una pietra tombale sulla propaganda governativa: a giugno la disoccupazione è tornata al 12,7% e gli occupati sono in calo anche rispetto al giugno dell’anno scorso.
Un disastro totale, che il Governo cerca di coprire manipolando i dati Inps, i quali calcolano non i nuovi posti di lavoro, ma i nuovi contratti di lavoro.
Incrociando i dati Istat e Inps viene fuori la cruda realtà : il Governo non ha creato un solo posto di lavoro, e ha coperto il suo fallimento con la conversione dei contratti a tempo determinato in contratti ancora meno stabili, vendendoli per quello che non sono.
(da beppegrillo.it)
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Agosto 12th, 2015 Riccardo Fucile
TUTTE LE LEGGI A MISURE D’INDUSTRIA
Il documento Confindustria chiede, l’esecutivo esegue: dal fisco alla riforma della Pubblica
amministrazione, passando per il Jobs Act, le norme che accontentano gli imprenditori.
Si potrebbe rispolverare il noto slogan di Silvio Berlusconi: “Fatto”.
Oppure ricorrere alle parole di Lucio Dalla: “Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno”.
Per la Confindustria il governo Renzi è una festa: mai come oggi gli imprenditori vedono esauditi i loro desideri.
Alcuni di vecchia data, come la depenalizzazione dell’abuso di diritto; altri legati a emergenze quotidiane, come il decreto “salva Ilva”, detto anche “scavalca procure”; altri da completare, come la futura privatizzazione della sanità .
Definirli regali, però, non è giusto: tutto ciò che Confindustria ha ottenuto se lo è guadagnato sul campo, con un duro lavoro di lobby.
Gli obiettivi e i risultati di questa attività sono stati messi nero su bianco in un documento prodotto un anno fa e passato sotto silenzio, forse per via del titolo asettico: “Relazione sull’attività confederale”.
I contenuti però sono interessanti: in 189 pagine si dà conto dell’incessante attività di lobby portata avanti nei confrontiditrediversigoverni —Monti, Letta e Renzi — con puntuale elenco dei successi ottenuti e di quelli da conquistare.
Dal fisco al lavoro, dalla riforma della Pubblica amministrazione alla giustizia, dall’ambiente alle riforme istituzionali (con largo anticipo rispetto alla bozza Boschi, già un anno fa Confindustria bocciava il “bicameralismo perfetto”e chiedeva un“Senato espressione delle autonomie territoriali”),dal sistema aeroportuale agli appalti, alla sicurezza sul lavoro, la sanità , il trasporto pubblico locale, l’università . Per ogni argomento Confindustria ha una richiesta,e quasi sempre l’obiettivo è raggiunto.
Per esempio, nel documento si rivendica esplicitamente il successo ottenuto nell’affossare la Web Tax, introdotta dal governo Letta, contestata da Confindustria e poi abrogata dal governo Renzi con uno dei suoi primissimi atti.
O nel modificare la criticata legge Fornero grazie al decreto firmato dal ministro Giuliano Poletti: “In materia di politiche del lavoro, il decreto Poletti rappresenta un risultato importante dell’azione di Confindustria per correggere gli aspetti negativi della legge Fornero, in particolare per le restrizioni introdotte sull’utilizzo dei contratti a termine”.
Argomento per argomento, pagina dopo pagina, Viale dell’Astronomia sottolinea il proprio apporto diretto alla legislazione, ottenuto operando in stretto collegamento con i diversi dicasteri, ma anche con l’Agenzia delle Entrate e con le varie Authority Privacy, Tlc, Anticorruzione, ecc.
A proposito della molto discussa delega fiscale, nel documento si legge:“Confindustria ha seguito strettamente l’iter di approvazione del nuovo provvedimento, mantenendo una comunicazione diretta con i soggetti deputati alla stesura del testo di delega” e fornendo “le proprie osservazioni sugli aspetti più delicati per le imprese”.
Un testo scritto quasi sotto dettatura, insomma, come si evince confrontando le richieste del documento confindustriale di un anno fa con i contenuti della riforma appena varata dal governo: “Regolamentazione del principio di abuso del diritto, revisione del sistema sanzionatorio amministrativo e penale in materia fiscale, razionalizzazione della disciplina del raddoppio dei termini di accertamento”.
Quando la legge arriva in porto, è infatti debitamente festeggiata dall’associazione degli industriali: “Finalmente l’Italia si dota di una norma che garantisce la libertà delle imprese di scegliere tra diversi schemi messi a disposizione dalla legge e chiarisce che all’abuso non può essere attribuita rilevanza penale”.
Detto, fatto.
Stesso discorso per la riforma della Pubblica amministrazione, approvata ai primi di agosto.
Altro tasto battuto dagli industriali, in particolare per quanto riguarda “il silenzio-assenso che riduce le incertezze”, e altro tappo di champagne che salta: “Confindustria esprime soddisfazione per l’approvazione del Ddl di riforma della Pubblica amministrazione. Si tratta di obiettivi che il sistema imprenditoriale indica da tempo come prioritari e che il Ddl persegue in modo efficace”.
E che dire dei vari decreti Ilva? Squinzi tuona contro il blocco degli impianti e il governo provvede a sbloccarli.
E ancora: la legge sul rientro dei capitali è troppo severa? No problem: la si può ammorbidire fino a renderla praticamente gratuita, e addirittura rinviarne la conclusione da settembre a fine anno, o forse anche più in là , finchè non risulti davvero conveniente aderirvi.
Nunzia Penelope
(da il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 12th, 2015 Riccardo Fucile
“NON BASTANO I SALVATAGGI IN MARE PER METTERE A POSTO LA COSCIENZA NAZIONALE”… SALVINI SENZA ARGOMENTI LO INSULTA: “HA ROTTO LE SCATOLE”
“È il governo che è del tutto assente sul tema immigrazione”. Lo dice il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, a Famiglia Cristiana, spiegando che “non basta salvare i migranti in mare per mettere a posto la coscienza nazionale”.
Galantino contesta le leggi “che in buona sostanza respingono gli immigrati e non prevedono integrazione positiva”.
E rilancia la polemica con Matteo Salvini e Beppe Grillo: “Hanno criticato pesantemente il Papa, ma hanno visto che può essere controproducente per il loro consenso perchè papa Francesco è molto popolare”.
Secondo il numero due dei vescovi, “potremmo imparare dalla Germania e copiare le sue leggi. Invece noi abbiamo sempre scritto leggi che in buona sostanza respingono gli immigrati e non prevedono integrazione positiva.
Prima la Turco-Napolitano e adesso la Bossi-Fini”. Secondo Galantino, “le pratiche per la richiesta di asilo sono lunghissime, un calvario la richiesta di permesso di soggiorno. Parcheggiamo gli immigrati qui e là in Italia. Se invece ci fosse almeno uno stracco di permesso di soggiorno provvisorio potrebbero lavorare e la gente non li vedrebbe più bighellonare in giro e non direbbe che mangiano a spese degli italiani già in crisi. Ma nessuno spiega che è la legge che impone la non integrazione”.
IL NUOVO AFFONDO CONTRO SALVINI, ZAIA E GRILLO.
A pochi giorni dalle polemiche suscitate tra Lega e Movimento 5 stelle, dalle sue parole sui “piazzisti da 4 soldi” che “speculano sul tema dei migranti”, il segretario generale della Cei risponde anche a Matteo Salvini, al presidente del Veneto Luca Zaia e a Beppe Grillo. dall’accoglienza dei migranti.
“Smettiamo una volta per tutte con quella richiesta al Papa di portare gli immigrati in Vaticano e ai vescovi di ospitali nelle chiese e nei seminari”, afferma.
“È un mantra che non si può più ascoltare. In Vaticano papa Wojtyla ha aperto una delle prime mense per i poveri. Ci sono vescovi che ospitano immigrati a casa propria e non si sono mai riempiti le tasche di soldi, anzi. Lo fanno anche Salvini, Zaia e Grillo? per questo una visita ai campi profughi e alle nostre Caritas aiuterebbe a capire. Non dico che cambierebbero opinione, ma li aiuterebbe a capire. Noi qualche titolo in più per parlare di queste cose lo abbiamo perchè siamo sulla strada in prima linea e conosciamo la realtà e alle male parole di Salvini rispondiamo con i fatti. Noi conosciamo i nomi degli immigrati, per loro invece sono solo numeri e anche sbagliati”.
Galantino boccia poi come “banalità spaventose” le affermazioni secondo le quali la Cei guadagnerebbe con gli immigrati: “Perchè non vengono a vedere? Nelle nostre strutture, quelle accreditate, la polizia ci porta gli immigrati e poi chi si è visto si è visto. Ogni tanto vengono a dare un’occhiata, appare magari un impiegato della asl per controllare e basta. Noi ci arrangiamo, tiriamo fuori soldi di tasca nostra e nessuno ci guadagna. Noto che anche in questo caso parlano piazzisti di parole che incendiano ed esasperano gli animi”.
A stretto giro arriva la replica nervosa di Matteo Salvini affidata a Facebook “Galantino ha rotto le scatole”.
Leghista in crisi di nervi…
(da “La Repubblica”)
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