Destra di Popolo.net

IL M5S PROVA A FAR QUADRATO ALLA RAGGI, MA SIBILIA OSSERVA: “NON E’ BELLO AVERE UN RINVIATO A GIUDIZIO IN CASA”

Settembre 28th, 2017 Riccardo Fucile

GRILLO DETTA LA LINEA: SMINUIRE IL RINVIO A GIUDIZIO PER FALSO E FESTEGGIARE L’ARCHIVIAZIONE DEL REATO DI ABUSO D’UFFICIO

C’è chi vive con un certo disagio la realtà  M5s ora che Virginia Raggi è stata rinviata a giudizio con l’accusa di falso poichè avrebbe mentito all’anticorruzione del Campidoglio riguardo la nomina di Renato Marra, fratello del suo ex braccio destro Raffaele.
Per esempio Carlo Sibilia, ex componente del Direttorio, che nel tempo si è contraddistinto per dire la sua senza mezzi termini, passeggiando in Transatlantico a Montecitorio, osserva: “Non è bello avere un sindaco rinviato a giudizio in casa. Ma guardiamo il bicchiere mezzo pieno, le accuse di abuso d’ufficio sono decadute anche se di certo non stappiamo bottiglie di champagne…”.
Si attende quindi il processo per capire cosa diranno i magistrati: la procura contesta alla prima cittadina la falsa dichiarazione inviata alla responsabile Anticorruzione del Comune in cui diceva che la scelta di nominare Marra era stata solo sua.
In caso di condanna, come riferisce il probiviro Riccardo Fraccaro, l’espulsione dal Movimento è d’obbligo perchè così prevede il regolamento in caso di dolo.
Tuttavia, se dovesse arrivare un esposto da parte di un iscritto 5Stelle il collegio dei probiviri dovrà  riunirsi e valutare la condotta del sindaco.
Per adesso si prova a minimizzare, ma non si sa fino a quando sarà  possibile dal momento che il processo potrebbe tenersi in piena campagna elettorale.
All’ora di pranzo vengono infatti inviati i primi messaggi. Come avviene quando scoppia un’emergenza i vertici pentastellati, anche questa volta, hanno dettato la linea che nei fatti si è tradotta nello sminuire il rinvio a giudizio di Virginia Raggi per falso nella nomina di Renato Marra alla Direzione Turismo del Campidoglio, e nel sottolineare invece “il successo” dell’archiviazione dell’abuso d’ufficio.
Quindi per primo il garante M5s Beppe Grillo si è detto “molto soddisfatto che i due reati più gravi” a capo della sindaca di Roma “siano stati archiviati”. Il leader, secondo quanto si è appreso appena trapelata la notizia, è infatti “contento” che il primo cittadino “sia riuscito a dimostrare la sua innocenza”.
Resta però il reato di falso e al di là  delle regole del Movimento che consentono al sindaco di restare al suo posto anche se rinviata a giudizio, qualcuno all’interno del Movimento fa notare che anche il primo cittadino di Milano Giuseppe Sala è stato rinviato a giudizio per falso, come Raggi, e i consiglieri milanesi lo hanno attaccato con toni durissimi: “Se ha mentito sapendo di mentire, merita ancora la fiducia dei milanesi? Per noi la risposta non può che essere una: no”, diceva Gianluca Corrado con dichiarazioni che restano agli atti.
Nei corridoi di Montecitorio, i deputati oggi prendono le distanze da queste frasi: “Io? Io non ho mai attaccato Sala per il reato di falso ideologico e materiale” nell’ambito dell’inchiesta sui lavori della Piastra Expo.
E infatti se ne sono guardati bene dal farlo, considerato che il rinvio a giudizio della Raggi era dietro l’angolo.
Il mood è questo e deve essere rispettato per tutto il giorno, così i parlamentari sono stati invitati anche ad evitare, almeno per ora, le interviste ed eventualmente a rilasciare solo dichiarazioni secche a favore del sindaco.
Nella pace provvisoria siglata da Luigi Di Maio e Roberto Fico, guida dell’ala ortodossa, rientra anche fare quadrato attorno a Virginia Raggi, che ha causato proprio la prima rottura dei rapporti tra i due quando i duri e puri del Movimento avevano fatto notare quanto inopportuna fosse la permanenza di Raffaele Marra, ancora in carcere per corruzione, dentro il Campidoglio al fianco del sindaco.
Eppure anche Fico oggi mantiene la linea: “Sono contento che siano cadute le due accuse più gravi nei confronti di Virginia Raggi”, dice all’Adnkronos. E per quanto riguarda la richiesta di rinvio a giudizio per falso? “Abbiamo fiducia nella magistratura”.
Di Maio che davanti ai cronisti si chiude in un no comment, poi twitta: “La Procura ha chiesto di archiviare le accuse a Virginia Raggi per cui la stampa ci ha infangato per mesi. Abbiamo massima fiducia nel lavoro della magistratura. Il Movimento 5 Stelle continua a lavorare per Roma”.
È evidente come il capo politico M5s non faccia menzione del rinvio a giudizio per falso così come non se ne occupa la stessa Virginia Raggi, che su Facebook scrive: “Apprendo con soddisfazione che, dopo mesi di fango mediatico su di me e sul Movimento 5 Stelle, la Procura di Roma ha deciso di far cadere le accuse di abuso d’ufficio”.
Non una parola sul rinvio a giudizio, anche se un’eventuale condanna in primo grado potrebbe arrivare proprio in campagna elettorale. Nonostante l’altro garante Alfonso Bonafede sottolinei che “noi non facciamo calcoli elettorali”, la paura di un grave contraccolpo aleggia nei piani alti di M5s.

(da “Huffingtonpost”)

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I 16 CONSIGLIERI PD DEL LAZIO RINVIATI A GIUDIZIO PER L’ALLEGRA GESTIONE DEI FONDI AI GRUPPI REGIONALI

Settembre 28th, 2017 Riccardo Fucile

I REATI CONTESTATI SONO PECULATO, ABUSO D’UFFICIO, CORRUZIONE E TRUFFA

Tutti a giudizio i 16 ex consiglieri regionali Pd del Lazio, tra cui l’ex capogruppo e attuale sindaco di Fiumicino Esterino Montino, coinvolti nell’inchiesta sulla gestione dei fondi destinati ai gruppo consiliari.
Lo ha deciso il gup Alessandra Boffi accogliendo le richieste dei pm Alberto Pioletti e Laura Condemi. I reati contestati, a seconda delle posizioni, sono peculato, abuso d’ufficio, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e truffa.
Tra gli altri rinviati a giudizio ci sono Giancarlo Lucherini, Bruno Astorre, Claudio Moscardelli, Francesco Scalia, Daniela Valentini, Marco Di Stefano ed Enzo Foschi. Il processo prenderà  il via il prossimo 22 gennaio davanti ai giudici dell’ottava sezione penale del tribunale per reati che vanno, a seconda delle posizioni, dal peculato all’abuso d’ufficio, dalla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio alla truffa. I fatti contestati dalla Procura vanno dal 2010 al 2013 e fanno riferimento all’utilizzo dei fondi regionali anche per l’acquisto di servizi in realtà  mai effettuati dalle società  coinvolte, o comunque non riscontrati.
Ad alcuni degli imputati, come nel caso di Moscardelli, viene contestato dalla procura l’abuso d’ufficio per le assunzioni di collaboratori, costate alla Pisana oltre un milione e mezzo di euro, personale che secondo gli inquirenti i consiglieri avrebbero dovuto pagare con i loro contributi e non con quelli del gruppo e che, illecitamente, sarebbe stato ingaggiato, tra il 2010 e il 2012, senza alcuna selezione pubblica.
Ad altri contestato invece il peculato per il denaro concesso ad alcune associazioni. Moscardelli intanto, difeso dall’avvocato Renato Archidiacono, ha assicurato di non aver commesso alcun illecito e ha preannunciato di voler essere giudicato con rito abbreviato, dunque allo stato degli atti.

(da agenzie)

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ANCHE SGARBI APPOGGIA MUSUMECI, ORA L’ARMATA BRANCALEONE E’ AL COMPLETO

Settembre 28th, 2017 Riccardo Fucile

NEI SONDAGGI PERO’ SI RIDUCE IL VANTAGGIO SU CANCELLERI, STACCATO DI 4-5 PUNTI

Vittorio Sgarbi, fondatore e leader del movimento ‘Rinascimento’ risponde all’invito di Nello Musumeci, il candidato del centrodestra alle elezioni regionali in Sicilia del prossimo 5 novembre, che ieri aveva chiesto allo storico e critico d’arte di unirsi al suo progetto politico e a non disperdere le forze.
“Non è mia intenzione-chiarisce Sgarbi – favorire candidati presidenti e forze politiche diversi da Musumeci, con il quale condivido valori estetici e privilegiata amministrazione culturale e turistica della Sicilia. Sono quindi disponibile a una collaborazione attiva e politica con la sua candidatura a presidente, in un rapporto diretto e fiduciario. Accolgo perciò l’invito del presidente Musumeci – conclude Sgarbi – espresso nelle forme e nei modi più’ rispettosi e civili, con vera ansia di raggiungere obiettivi comuni, e con l’eleganza che ne caratterizza, sul piano personale, politico e della cortesia istituzionale, l’azione”.
Con l’arrivo di Sgarbi, il circo Barnum di Musumeci è al completo: cosa tenga insieme dieci liste tra forzisti, leghisti, casiniani, cuffariani, lombardiani, meloniani, centristi vari, ex finiani e sgarbati è evidente. Vincere e conquistare Palazzo dei Normanni, il resto non conta.
Secondo una nuova rilevazione, commissionata questa volta dal gruppo parlamentare di Forza Italia alla Camera, il candidato del centrodestra Nello Musumeci sarebbe in vantaggio: il sondaggio — riservato e condotto ieri su un campione di 500 siciliani — lo accrediterebbe del 37-38 per cento contro il 32-33 del principale sfidante, l’aspirante governatore grillino Giancarlo Cancelleri.
Decisamente più indietro gli altri: secondo la rilevazione il candidato del centrosinistra, Fabrizio Micari, si fermerebbe al 18 per cento, mentre il frontman della sinistra radicale, Claudio Fava, è accreditato di un più modesto 6 per cento.
Il sondaggio, nonostante la provenienza forzista, fotografa uno dei peggiori risultati delle ultime settimane per Musumeci: la distanza di Cancelleri dal primo posto si riduce a una forbice compresa fra il 4 e il 6 per cento. Per trovare una distanza così ridotta bisogna andare indietro nel tempo fino al 6 settembre, quando un sondaggio di Demopolis per “La Sicilia” fotografò l’aspirante governatore grillino addirittura in vantaggio di un punto percentuale.
Da allora, invece, le rilevazioni hanno concesso all’ex presidente dell’Antimafia un margine sempre più consistente rispetto ai 4-6 punti del nuovo sondaggio: il punto più basso risale a giovedì scorso, quando Index Research segnalò Musumeci in vantaggio di sei punti.

(da agenzie)

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“PER FERMARE LE PARTENZE DEI MIGRANTI VOGLIAMO PIU’ SOLDI”: I TRAFFICANTI DI UOMINI DEL NIGER PARLANO A PIAZZA PULITA

Settembre 28th, 2017 Riccardo Fucile

PREGO, ACCOMODATEVI, IL GOVERNO ITALIANO E’ UN BANCOMAT PER I TRAFFICANTI, CI SONO SOLDI PER TUTTI

Non sappiamo quanti corpi si nascondano in quel mare di sabbia che è il deserto del Tenerè, in Niger.
Una distesa di 1500 km dalla città  di Agadez, da sempre punto di partenza di un numero infinito di rotte. Da tutta l’Africa occidentale i migranti passano da qui per raggiungere l’Europa attraverso la Libia.
Qui, l’Italia e l’Europa stessa investono ingenti fondi per fermare le partenze. Basta, però, un versamento di denaro per convincere i trafficanti ad abbandonare il loro lavoro?
Già  dall’insegna del centro di transito dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni il ruolo dell’Italia è chiaro.
Almeno quindici sono i milioni di euro che abbiamo investito nell’implementazione di nuovi centri di assistenza per i migranti lungo la rotta del Sahel, soprattutto in Niger. Cinquanta, invece, sono i milioni di euro stanziati per il Governo nigerino per rafforzare i controlli alle frontiere.
Gran parte dell’economia della città  si basa proprio sul passaggio e sul trasporto di esseri umani. “Sono 6565 le persone che lavorano nel traffico dei migranti nella sola regione di Agadez —spiegano le autorità  locali — e finchè non saranno tutti riconvertiti in altre attività  ci sarà  sempre il rischio che decidano di affrontare il deserto e sfidare la legge”
Nonostante gli accordi internazionali e la legge del 2015 che ha reso illegale il traffico di uomini, i migranti qui continuano ad arrivare e sono disposti a pagare cifre sempre più alte per essere trasportati in Libia.
I ragazzi di vent’anni in attesa nei ghetti vogliono andare in Francia, in Germania e in Italia. A loro non importa se viaggiare nell’illegalità  ha reso ancora più pericoloso il viaggio sulle nuove rotte del deserto: “Preferisco morire lì o nel mare piuttosto di morire in Nigeria!”.
Tra i cortili della città  vecchia incontriamo i veri padroni di Agadez: i trafficanti di uomini.
“Lavoriamo da 30 anni con l’immigrazione. I nostri parenti, amici, fratelli mangiano solo grazie al traffico dei migranti. Oggi ci siamo dovuti adeguare e abbiamo smesso, in attesa di vedere quanti soldi ci mandate. Ma quelli che ci avete promesso non sono sufficienti… circa 2.500 euro a testa. Non bastano! Quei soldi, io sono abituato a guadagnarli con un solo carico di migranti!” ci spiega uno di loro.
Esiste un vero e proprio indotto prodotto dal traffico di uomini. Dai trafficanti agli autisti. Dai guardiani dei ghetti ai cuochi. Dai meccanici agli apprendisti fino ai venditori di taniche di acqua rivestite di juta che affollano il mercato di Agadez.

(da “Huffingtonpost”)

argomento: denuncia | Commenta »

PANTELLERIA CERCA UN PEDIATRA, STIPENDIO DI 90.000 EURO L’ANNO, NON SI PRESENTA NESSUNO: DITELO A CHI PARLA DI “PRIMA GLI ITALIANI”

Settembre 28th, 2017 Riccardo Fucile

L’ASP COSTRETTA AD APRIRE IL BANDO AI MEDICI STRANIERI: “PAZZESCO, I GIOVANI MEDICI ITALIANI PREFERISCONO RESTARE DISOCCUPATI”

Nessun pediatra italiano ha accolto l’opportunità  di trovare lavoro andando a prestare servizio presso il presidio sanitario «Bernardo Nagar» di Pantelleria e adesso l’Asp, se ancora una volta entro il 10 ottobre l’ennesimo bando, il decimo, andrà  deserto, ha deciso di internazionalizzare l’avviso pubblico sperando che il pediatra sull’isola arrivi dall’estero.
Situazione alquanto disperata ed emblematica.
A rifiutare il posto sono stati anche i vecchi vincitori di concorso e con loro i tanti giovani pediatri senza lavoro che preferiscono restare disoccupati invece di approfittare dei posti disponibili, come quelli previsti dalla pianta organica del presidio Nagar.
Pantelleria rischia di vedere svanire l’icona di stupenda isola delle vacanze, e diventare semmai l’isola dove la sanità  resta dimenticata.
Nessun pediatra vuol trasferirsi anche se temporaneamente a Pantelleria, nonostante una retribuzione che apposta è stata aumentata del 30 per cento rispetto all’ordinaria tabella dei compensi, in soldoni 90 mila euro l’anno.
Allarga le braccia il direttore generale dell’Asp, dott. Giovanni Bavetta, ironia della sorte è un ginecologo che proprio a Pantelleria cominciò la sua carriera: «Abbiamo incrementato il compenso per mettere finalmente in sicurezza il punto nascita – dice— sono stupito del fatto che i giovani medici rifiutino un’esperienza professionale di un anno in un’isola come Pantelleria che può essere formativa per un neo specializzato, come lo è stata per me che ho iniziato la carriera di ginecologo proprio lì».
Senza pediatri e neonatologi il presidio Nagar rischia la chiusura definitiva del punto nascite, e le coppie che decidono di avere un figlio devono fare i conti con costi salati, dovendosi trasferire altrove, fuori dall’isola. «Guardiamo perciò all’estero, ai medici stranieri».
«Le difficoltà  di essere isola – dice il sindaco di Pantelleria, Salvatore Gabriele – le sentiamo sulla nostra pelle, quotidianamente. Siamo seriamente preoccupati che tutto ciò che abbiamo messo in piedi anche con battaglie di mobilitazione della cittadinanza, con le mamme in prima fila, non trovi concreta risoluzione. Il nostro vuole essere un appello ai giovani che hanno completato la specializzazione a partecipare al concorso. Il nostro ospedale è un gioiello di accoglienza, ma abbiamo bisogno di professionisti per garantire le nascite».

(da “La Stampa“)

argomento: denuncia | Commenta »

ABUSI SESSUALI SU UNA BIMBA: ARRESTATO CARABINIERE

Settembre 28th, 2017 Riccardo Fucile

GIA’ SOSPETTATO DI AVER ABUSATO DELLA BIMBA HA VIOLATO LA MISURA DEL DIVIETO DI AVVICINAMENTO E DI DIMORA

Sospettato di aver abusato di una bambina un carabiniere cinquantenne, in servizio nel Grossetano, è stato arrestato in esecuzione di una misura di custodia cautelare.
Il militare è finito in carcere dopo aver violato la misura del divieto di dimora nello stesso comune e di avvicinamento alla piccola che il gip aveva emesso inizialmente nei suoi confronti.
L’inchiesta è partita dalla denuncia di una parente della bambina che ha meno di 10 anni. Per il militare l’accusa è di violenza sessuale aggravata.
Secondo quanto precisato dal procuratore capo Raffaella Capasso, del carabiniere arrestato “non vengono indicate le generalità  a tutela della minore e a salvaguardia dell’anonimato della stessa”.
Al militare la Procura ha contestato il reato di violenza sessuale aggravata. E’ stata “una stretta parente” della bambina, come hanno spiegato gli investigatori, a presentare denuncia contro le presunte violenze sessuali commesse dal militare cinquantenne.
Dopo la denuncia, sono partite le indagini del nucleo investigativo dei carabinieri di Grosseto che si sono concluse con le misure cautelari richieste dalla Procura e accolte dal Gip.

(da agenzie)

argomento: Giustizia | Commenta »

CHIESTO IL RINVIO A GIUDIZIO DELLA RAGGI PER FALSO NELL’INCHIESTA SULLA NOMINA DI MARRA

Settembre 28th, 2017 Riccardo Fucile

ARCHIVIATA L’ACCUSA PER ABUSO D’UFFICIO PER LA NOMINA DI ROMEO PER MANCANZA DI DOLO ANCHE SE NON SI POTEVA FARE

La procura di Roma ha chiesto   il rinvio a giudizio per falso per la sindaca di Roma Virginia Raggi nell’ambito dell’inchiesta per la nomina di Renato Marra (fratello di Raffaele, ex capo del personale capitolino già  a processo per corruzione).
La prima cittadina era indagata sia per abuso d’ufficio sia per falso per avere agevolato la candidatura del fratello del suo braccio destro.
L’accusa di abuso è stata archiviata perchè, secondo i magistrati, manca l’elemento soggettivo del reato.
In pratica la   nomina di Romeo non si poteva fare, ma è stata fatta senza dolo, ma resta comunquer illegittima
Rimane invece in piedi quella per falso anche se senza l’aggravante   di aver commesso il falso per occultare il reato. Il procuratore   aggiunto Paolo Ielo e il pubblico ministero Francesco Dall’Olio le contestano la falsa dichiarazione inviata alla responsabile   Anticorruzione del Comune in cui attestata che la scelta di nominare Marra era stata solo sua.
La stipula di una serie di polizze, nelle quali Romeo aveva indicato la sindaca quale beneficiaria in caso di morte del titolare, non e’ stata valutata come elemento di reato ma per gli investigatori la scelta di Romeo come capo della segreteria politica della sindaca si potrebbe spiegare anche con l’esistenza di un rapporto di amicizia e di vicinanza politica che legava i due, militanti dei Cinque Stelle della prima ora
Peccato che le indagini della squadra mobile abbiano dimostrato che così non fu.
I pm hanno chiesto l’archiviazione anche per il suo ex capo segreteria, Salvatore Romeo, mentre vogliono il processo per Raffaele Marra, accusato di abuso per la nomina del fratello Renato. I magistrati hanno chiesto l’archiviazione anche per Ignazio Marino e Gianni Alemanno, anche loro erano indagati per abuso d’ufficio per una serie di nomine fatte durante i loro mandati.
La richiesta di rinvio a giudizio dI   Raggi arriva subito in Assemblea Capitolina, dove e’ in corso la discussione del provvedimento di razionalizzazione delle societa’ municipalizzate, generando un battibecco tra consiglieri M5S e del Pd. La capogruppo Dem Michela Di Biase ha fatto un richiamo al regolamento per interrompere i lavori, ma il presidente dell’aula Marcello De Vito ha ritenuto “inammissibile il richiamo”. Poi il consigliere pentastellato ha aggiunto: “Ho ben capito che piega si vuol far prendere a questa discussione e non lo consento”. Sono seguite urla di protesta dai banchi dell’opposizione.

(da agenzie)

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VOLEVANO IMPEDIRE INGRESSO DI FAMIGLIA ITALO-ERITREA IN UNA CASA POPOLARE: ARRESTATI CINQUE ESPONENTI DI FORZA NUOVA

Settembre 28th, 2017 Riccardo Fucile

FERITI TRE POLIZIOTTI COLPITI DA PIETRE… RIPRISTINATA LA LEGALITA’: LE CASE SI ASSEGNANO IN BASE ALLA LEGGE, NON AL COLORE DELLA PELLE

Scontri tra polizia e militanti Forza Nuova nella Capitale.
I tafferugli sono iniziati durante la protesta dei militanti di estrema destra per la consegna di un’abitazione popolare a una famiglia di origine eritrea al Trullo, in uno degli stabili di via Giovanni Porzio, 55.
Cinque persone sono state arrestate al termine degli scontri. Tra loro c’è anche il leader del movimento di estrema destra ‘Roma ai romani’, Giuliano Castellino.
Nel corso dei disordini tre appartenenti alle forze dell’ordine sono rimasti feriti perchè colpite alla testa da sampietrini.
Secondo una prima ricostruzione durante le operazioni di sgombero della precedente assegnataria, un gruppo di circa 30 persone si è radunato per protestare davanti alla casa popolare dell’Ater, nel quartiere di Trullo, alla periferia di Roma.
I manifestanti avrebbero impedito l’ingresso dei nuovi assegnatari lanciando oggetti contro le forze dell’ordine presenti.
La famiglia assegnataria, composta da madre, padre e un bambino piccolo, dopo gli scontri è andata via dal quartiere.
Sono al vaglio degli inquirenti le immagini della polizia scientifica per individuare altre responsabilità 
Non è la prima volta a Roma che si verificano scontri ed episodi di intolleranza per l’assegnazione di case popolari agli stranieri.
A giugno un uomo di origine bengalese, ancorchè con cittadinanza italiana, è stato aggredito con calci e pugni a Tor Bella Monaca da alcuni ragazzi italiani ai quali stava chiedendo informazioni per raggiungere l’abitazione popolare assegnatagli dal Comune. “Qui non c’è posto per te. Lascia stare le case popolari”, avrebbero detto i ragazzi strappandogli le carte che aveva in mano prima di aggredirlo brutalmente.
A dicembre dello scorso anno alcuni abitanti di via Filottrano, a San Basilio, erano scesi in strada per evitare che la famiglia assegnataria, marito e moglie marocchini con tre bambini, prendesse possesso di un alloggio Ater. “Non vogliamo negri nè stranieri qui, ma soltanto italiani” ripetevano i manifestanti ai caschi bianchi del gruppo sicurezza pubblica emergenziale e gruppo Tiburtino. La famiglia ha poi ottenuto un alloggio a Tor Sapienza.
A gennaio alcune decine di militanti di estrema destra hanno organizzato un picchetto bloccando, di fatto, l’ingresso al condominio a una famiglia egiziana, legittima assegnataria di un alloggio Ater, e facendo intanto rientrare nella casa i due giovani italiani che la occupavano abusivamente.

(da agenzie)

argomento: Razzismo | Commenta »

SEREGNO, IL VICESINDACO LEGHISTA INDAGATO NELL’INCHIESTA SULLA ‘NDRANGHETA ORA SI DIMETTE

Settembre 28th, 2017 Riccardo Fucile

GUAI GIUDIZIARI NON FINISCONO MAI PER LA LEGA: DOPO IL BLOCCO DEI CONTI A GENOVA E IL CONSIGLIERE ARRESTATO PER SPACCIO DI COCAINA

Matteo Salvini ci prova a far credere ai suoi elettori che la Lega sia un partito tutto nuovo. Un partito che non ha nulla a che fare con quello che ha fatto fallire una banca (pensate, era la sua), che per vent’anni se l’è presa con i terroni e il cui fondatore — e attuale Presidente — è stato condannato in primo grado assieme all’ex tesoriere del partito Francesco Belsito.
Umberto Bossi è sotto processo a Genova per il reato di appropriazione indebita e truffa allo Stato nell’ambito del processo sulle irregolarità  nell’uso dei fondi pubblici della Lega.
Ma così come non si possono cancellare in un colpo solo vent’anni di storia politica e di ampolle d’acqua del Po’. Salvini potrà  pure chiudere il giornale del Partito, far spegnere i ripetitori di Radio Padania o mettere in cassa integrazione 70 dipendenti della sede storica di Via Bellerio ma i problemi della Lega non si risolvono con un maquillage e cambiando un po’ l’immagine del partito.
Ad esempio Salvini potrebbe pensare di risolvere i problemi giudiziari degli amministratori della Lega. Della Lega di oggi e non solo di quella di ieri.
A cominciare ad esempio da Seregno dove ieri è stato arrestato il sindaco Edoardo Mazza finito agli arresti   domiciliari con l’accusa di corruzione a causa delle relazioni con Antonio Lugarà , imprenditore edile legato alla ‘ndrangheta.
Secondo gli inquirenti i favori di Lugarà  sarebbero stati determinanti per consentire l’elezione di Mazza a sindaco di Seregno (Monza) nel 2015.
Mazza, 38 anni, è iscritto a Forza Italia ed in precedenza è stato assessore all’Urbanistica di Giacinto Mariani sindaco a Seregno per Lega Nord fino al 2015 e attuale vicesindaco della cittadina lombarda.
Dall’indagine sarebbe emerso — scrive il pm di Monza Salvatore Bellomo — “un totale asservimento del sindaco di Seregno nei confronti dell’imprenditore indagato” il quale avrebbe procurato a Mazza i voti necessari ad essere eletto in cambio dell’impegno da parte di Mazza a garantire gli interessi di Lugarà .
Ieri sera Mariani ha lasciato l’incarico e si è dimesso dalla Lega Nord durante una riunione del partito ad Albiate alla quale era presente anche Matteo Salvini.
Mariani ha detto che le dimissioni erano l’unica cosa che poteva fare.
Anche Mariani risulta attualmente indagato per abuso d’ufficio nella maxi inchiesta sulle infiltrazioni dell’Ndrangheta nel mondo della politica e dell’imprenditoria in Brianza.
Nei prossimi giorni è attesa la decisione del gip del Tribunale di Monza, subordinata ad interrogatorio di garanzia, sull’interdizione dai pubblici uffici o servizi chiesta dalla Procura per Mariani.
Nell’inchiesta, iniziata sette anni fa, è indagato anche l’ex vicepresidente di Regione Lombardia Mario Mantovani (Forza Italia).
A Febbraio era invece stato arrestato Maurizio Agostini, consigliere circoscrizionale leghista a Mattarello, è stato arrestato insieme a un cittadino albanese, Stefan Dushku, 38enne in Italia senza fissa dimora.
La cocaina era “coperta” con il talco. La storia è raccontata da L’Adige e da Il Dolomiti. I due si trovavano su una Hyundai Atos e sono stati fermati al casello di Trento Sud. Vista l’agitazione dei due fermati i carabinieri hanno deciso di perquisire il mezzo e hanno trovato la cocaina, avvolta in involucri e ricoperta da talco mentolato per cercare di ingannare i cani antidroga.
Agostini è stato successivamente espulso dalla Lega Nord. Proprio quel partito che quando uno straniero commette un reato inizia ad urlare — per bocca del suo Segretario — che gli immigrati sono tutti spacciatori e criminali.
Chissà  come mai la stessa cosa non vale anche per la Lega.

(da “NextQuotidiano”)

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