Agosto 10th, 2018 Riccardo Fucile
L’ATTIVISTA ROM ALIEVSKI MUSLI HA PRESENTATO DENUNCIA PER LE PAROLE DI SALVINI SUI ROM A TELELOMBARDIA
L’attivista rom Alievski Musli ha denunciato il ministro dell’Interno Matteo Salvini per ‘diffusione di idee basate sull’odio razziale ed etnico’, reato di cui all’articolo 3 della Legge 654/1975 per l’intervista rilasciata a Telelombardia qualche mese fa in cui annunciava il censimento per i rom che vivono nei campi.
“Al ministero mi sto facendo preparare un dossier sulla questione rom in Italia, perchè dopo Maroni non si è fatto più nulla, ed è il caos”, aveva detto all’epoca Salvini, commentando a Telelombardia l’arresto di due rom per furto in stazione Centrale a Milano. Secondo Salvini era il momento di fare una “una ricognizione sui rom in Italia per vedere chi, come e quanti” sono. In pratica “rifacendo quello che fu definito il censimento, facciamo un’anagrafe, una fotografia della situazione” ha aggiunto.
E, mentre per gli stranieri irregolari è possibile intervenire con l’espulsione “i rom italiani purtroppo te li devi tenere a casa”, aveva concluso, parlando anche di una “sacca di resistenza parassitaria” in riferimento ai rom.
Musli, assistito dall’avvocato Andrea Maestri, esponente di Possibile, insieme alla segretaria nazionale Beatrice Brignone, ha presentato la denuncia nei confronti di Salvini per la violazione della Costituzione, oltre che del Testo Unico sull’Immigrazione e delle norme contro le discriminazioni.
“Le parole di Salvini — aggiunge Maestri — si configurano chiaramente come un incitamento all’odio razziale. E si capisce anche il motivo per cui la Lega ha rilanciato la volontà di intervenire sulla Legge Mancino: così facendo si darebbe mano libera alla peggiore propaganda razzista. Quella norma non solo deve restare intatta, ma deve essere applicata in tutti i casi di razzismo e xenofobia”.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 10th, 2018 Riccardo Fucile
DOPO AVER DETTO CHE HA FATTO CAMBIARE DENOMINAZIONE SUL SITO DEL VIMINALE, VIENE SMENTITO DAI FATTI: COMPARE DICITURA “GENITORI”, NON “PADRE E MADRE”
Via “genitore 1” e “genitore”, e ritorno all’antico con “madre” e “padre”. Sui moduli per
richiedere la carta di identità elettronica per i figli minori il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha dato disposizione di cambiare la dicitura con la quale si indica l’identità dei genitori del richiedente.
Ad annunciarlo, in una intervista alla testa cattolina online “Nuova bussola quotidiana” è lo stesso Salvini.
“La mia posizione – sottolinea Salvini che lo ripete dal 2014 (vedi intervista qui di seguito) – è fermamente contraria. Per fare un esempio: la settimana scorsa mi è stato segnalato che sul sito del ministero dell’Interno, sui moduli per la carta d’identità elettronica c’erano ‘genitore 1’ e ‘genitore 2’. Ho fatto subito modificare il sito ripristinando la definizione ‘madre’ e ‘padre’.
In realtà , andando a verificare sul sito del ministero, il modulo che si trova come esempio non porta più effettivamente “genitore 1” e “genitore 2” ma solo “genitori”. “L’impegno politico del ministro – confermano dal Viminale – è ridare dignità alla figura di madre e padre. Al momento sui moduli è stata inserita la definizione Genitore”. Probabilmente l’intento di Salvini di tornare alla vecchia dicitura “madre” e “padre” è in contrasto con le leggi in vigore e con le tante sentenze che riconoscono la genitorialità di madri e padri dello stesso sesso.
Quindi ha raccontato una balla, arma quotidiana di distrazione di massa per far dimenticare il nulla prodotto fino ad oggi come ministro.
Dura la reazione delle famiglie Arcobaleno.
” Salvini – dice la presidente Marilena Grassadonia – continua ad essere lontano dalla realtà . In Italia ci sono tantissime famiglie con figli che hanno due mamme o due papà , riconosciute da sentenze di tribunale. E’ una realtà sociale che deve essere riconosciuta anche dalla realtà amministrativa e burocratica. Inserire in un modulo vecchie diciture quando gli uffici stanno dando dignità a tutte le realtà è solo un’affermazione propagandistica e ideologica. Ed è imbarazzare commentare queste iniziative del ministro dell’Interno quando i nostri figli hanno ormai quasi 18 anni”.
(da “la Repubblica”)
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Agosto 10th, 2018 Riccardo Fucile
“NON ERA SALVINI QUELLO CHE INVEIVA CONTRO QUEI POLITICI CHE PRENDEVANO VOTI IN UN PARTITO E POI SE NE ANDAVANO IN UN ALTRO?”
Bagarre a L’Aria che Tira Estate (La7) tra la deputata di Forza Italia, Renata Polverini, e la consigliera regionale lombarda, Silvia Sardone, che ieri annunciato l’abbandono del partito di Berlusconi.
Sardone spiega: “Non ho mai votato il Pd e nel momento in cui Forza Italia ha le posizioni del Pd, io faccio fatica a riconoscermi. Salvini sta portando avanti il programma del centrodestra, basti vedere tutte le cose che ha fatto sull’immigrazione. Le maggioranze si fanno sui programma. E Salvini e Di Maio stanno realizzando un programma che hanno scritto e sottoscritto. Criticare un governo dopo due mesi che lavora mi sembra folle“.
Alla domanda del conduttore Francesco Magnani, che le chiede se intende passare alla Lega, la consigliera risponde: “Non mi interessa. Io ho militato 20 anni in Forza Italia e non sono esattamente la persona che entra da una parte ed esce dall’altra. A me interessava solo uscire da Forza Italia, perchè non rispecchia più l’elettorato di centrodestra. L’elettorato di Forza Italia si sta già spostando e non vota certamente la sinistra. E soprattutto non riesce a riconoscere in Salvini un oppositore”.
Polverini non ci sta: “Qui stiamo cambiando un po’ la realtà . Noi siamo all’opposizione, perchè, pur avendo vinto con Salvini le elezioni del 4 marzo, il leader della Lega ha deciso di fare il governo del M5s. Se la Sardone non si sente valorizzata all’interno di Fi, fa una scelta in totale autonomia. Ma è fuori strada se pensa che noi, pur stando all’opposizione, possiamo sostenere un governo col M5s. Io non sono alleata del Pd, ma sto all’opposizione di questo governo” — continua — “Quando questo governo non vuole fare le infrastrutture, io sono contraria. Quando non vuole applicare la flat tax, io sono contraria. Ma nel nostro programma non era previsto la inopportunità di tenere dentro gente che poi cambiava casacca? In tutta la scorsa legislatura io ho sentito Salvini inveire contro quei parlamentari e quei consiglieri regionali che prendevano voti in un partito e poi se ne andavano. E allora io penso che in politica la coerenza sia un valore. Quindi, per coerenza io mi ritrovo in Fi e faccio opposizione a un governo che ha all’interno il M5s“.
Sardone ribatte: “Se chiediamo a qualsiasi cittadino quale sia la posizione attuale di Fi, risponderà che l’unica posizione che ricorda è quella riguardante la vicenda della Rai e delle poltrone. Fi è riuscita ad astenersi sull’abolizione dei vitalizi ed è lontanissima dai cittadini. Io ho sempre stimato Berlusconi, perchè sapeva toccare con mano le esigenze dei cittadini. Io non vedo più in Fi questa capacità . Ed è molto vicina alle posizioni del Pd”.
Polverini smentisce le accuse di Sardone e ammonisce: “Riguardo alla Rai, c’era un presidente calato dall’alto. Qui siamo veramente alle fake news. Parla di poltrone, ma lei ormai se n’è andata. Anzi, perchè non lascia la sua poltrona di consigliere regionale e di presidente della Commissione Bilancio alla Regione? Così almeno dà una lezione ai cittadini in fatto di poltrone”
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 10th, 2018 Riccardo Fucile
SINDACI DELLA LEGA E DEL PD: TUTTI UNITI CONTRO IL GOVERNO
Non bastavano le proteste degli industriali e del tessuto produttivo del Veneto per gli effetti del
decreto Dignità , ora a scagliarsi contro le scelte del governo pentaleghista sono anche i sindaci veneti. Tutti, indistintamente, dem, civici o leghisti, trafitti dal decreto Milleproroghe e dal conseguente congelamento dei fondi per le periferie.
Il 14 di agosto si incontreranno a Venezia per discutere, fare fronte comune e cercare di risolvere quello che definiscono “un problema di tutti al di là degli schieramenti”.
Capofila della fronda veneta del dissenso è Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia a capo di una coalizione civica di centrodestra, che sta addirittura rientrando in anticipo dalle vacanze. “Vista la gravità di quanto accaduto, ho deciso di interrompere le mie ferie qualche giorno prima per seguire la questione più da vicino, cercando un fronte comune con gli altri sindaci del territori”.
Ed è proprio questo il primo atto della protesta, una riunione convocata a Venezia alla vigilia di Ferragosto, durante la quale ogni primo cittadino metterà sul tavolo numeri e progetti che vengono spazzati via con l’ormai famoso emendamento 13.2 che differisce al 2020 l’efficacia delle convenzioni stipulate sulla base del bando periferie.
“Spero non sia la scelta definitiva e che nel passaggio alla Camera il testo del decreto, magari con un emendamento dello stesso governo, possa essere corretto. Conti alla mano, il provvedimento coinvolge 1.000 amministrazioni locali con oltre 25 milioni di cittadini, per un totale di 4,1 miliardi di euro di investimenti” dice Brugnaro, leader anche degli amministratori dei Comuni della provincia.
“Nella città metropolitana di Venezia – aggiunge il sindaco – ci sono convenzioni firmate con 13 sindaci dell’area metropolitana interessati, che rappresentano oltre 500 mila residenti che si aspettano che le promesse fatte vengano rispettate. Voglio sottolineare che le convenzioni sono già state sottoscritte e che la progettazione di tutti gli interventi è in fase avanzata: sono già stati contrattualizzati lavori per 1.635.186,96 euro, dei quali 1.153.312,54 euro già realizzati e pagati nella quota di 847.554,93 euro”.
Per quel che riguarda Venezia, meta turistica mondiale, rischiano di saltare importanti interventi come la manutenzione del Palazzo ex Casinò al Lido, per un impegno complessivo di 13.375.000 euro. “Intervento indispensabile per lo sviluppo della Biennale Cinema e della congressualistica”, specifica il sindaco. Ma ci sono anche la riqualificazione della Stazione Rfi di Porto Marghera per un costo totale di 7,6 milioni di euro, dei quali circa 3,8 milioni finanziati dal Bando e oltre 3,7 milioni da Rfi.
Non se la passano meglio le altre città venete. Verona, per esempio.
Il governo Renzi aveva stanziato 18 milioni per la riqualificazione di Veronetta, con il recupero di Palazzo Bocca Trezza e del Silos di Levante dell’ex caserma Santa Marta, con la realizzazione di uffici comunali, sale convegni e una serie di servizi per il terzo settore.
“Abbiamo 18 milioni che ballano. Per noi sono risorse importanti. Uno di questi progetti, poi, è fatto in accordo con l’Università . Mi sono sentito con i sindaci di Venezia, Padova e Treviso. Ci vedremo nei prossimi giorni” afferma il sindaco Federico Sboarina, sostenuto da Lega, Forza Italia e Fdi.
Sergio Giordani, sindaco dem di Padova, è già al lavoro: “In una notte mi trovo a poter perdere 18 milioni che ci erano stati garantiti. Mettiamo una pezza e facciamo in modo che non sia la vittoria di questo o quel partito ma un risultato di tutti portato a casa per i cittadini. Abbiamo studiato, basterebbe una conferenza Stato-Regioni, in un’ora si può sbloccare una cosa che non mette in crisi centinaia di territori, è una scelta politica e spero prevarrà la ragionevolezza, diversamente ovviamente nè io nè i miei colleghi di tutta Italia potremo stare zitti e fermi”.
Jacopo Massaro, sindaco di centrosinistra di Belluno, è ancor più duro: “L’impatto è devastante, noi abbiamo già fisicamente speso 1 milione e 200 mila euro e stiamo impegnando un’altra quindicina di milioni di euro. Avevamo in programma la riqualificazione di un’area degradata sul Piave, la riconversione di piazzale Stazione e di due palazzi storici da trasformare in edifici con affitti calmierati: 15 interventi per 35 milioni di euro”.
Mario Conte, il nuovo sindaco di Treviso eletto in quota Lega, rischia di dover spiegare ai suoi cittadini che salta l’intero piano per la riqualificazione di piazza Martiri Belfiore con il rifacimento delle strade e della fognatura, la realizzazione del collegamento ciclabile e pedonale tra viale Brigata Marche e via Tommaso Salsa, il grande progetto della ciclabile Selvana-Fiera con parcheggi e aree ristori.
Questi ma anche altri interventi a favore di bambini e disabili. “Vicenza ha presentato tutti i progetti per 18 milioni (l’ex centrale del latte di San Bortolo, il recupero delle serre di parco Querini solo per citarne alcuni)” spiega Francesco Rucco, sindaco leghista di Vicenza. E aggiunge: “Sono già partiti i lavori, per alcune opere abbiamo anche già incassato il 20 per cento. La nostra preoccupazione è che ci chiedano la restituzione delle somme. Ecco perchè il problema trasversale e riguarda tutti noi sindaci”.
Anche Rovigo, con il suo sindaco leghista Massimo Bergamin, rischia di perdere due milioni che sarebbero serviti per il recupero dell’ex ospedale Maddalena e per la riqualificazione del quartiere Commenda.
(da agenzie)
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Agosto 10th, 2018 Riccardo Fucile
DOPO LA SMENTITA DI QUESTURA E PREFETTURA, E’ ORA DI FAR CAPIRE AI RAZZISTI CHE ESISTE UNA LEGGE CHE PERSEGUE I PREZZOLATI DIFFUSORI DI ODIO
Un colloquio per parlare dell’iscrizione anagrafica e del miglioramento delle condizioni del centro di accoglienza. E non una protesta per poter vedere il campionato di calcio su Sky.
La Questura e la Prefettura di Vicenza smentiscono la ricostruzione del Giornale di Vicenza sulla presunta polemica di un gruppo di richiedenti asilo ospiti della cooperativa Cosep.
Ieri, 9 agosto, il quotidiano locale, riportava di una manifestazione da parte di una ventina di migranti nordafricani del centro culturale San Paolo in via Carducci.
Una notizia che ha subito provocato la reazione dell’eurodeputata leghista Mara Bizzotto: “Meritano di tornare in Africa di corsa”, ha dichiarato. E dopo di lei dell’assessora regionale al Lavoro della giunta Zaia Elena Donazzan che ha dichiarato: “Il governo cambi radicalmente la gestione di questa gente, rimandandola a casa”. I
l primo a smentire la ricostruzione dei fatti è stato il giornalista Fabio Butera che, con un post su Facebook che ha superato le 4mila condivisioni, ha raccontato di aver verificato la storia e di aver scoperto che a nessuno degli attori di questa storia “risulta nessuna richiesta in merito ad abbonamento Sky”.
La Questura di Vicenza, contattata ilFattoQuotidiano.it, ha confermato che non c’è stata nessuna protesta per avere Sky da parte dei migranti: “Lunedì mattina”, è la ricostruzione, “si sono presentati in modo assolutamente pacifico una quindicina di persone che hanno avuto un confronto con un nostro funzionario in merito a delle rivendicazioni che però non sono di nostra competenza” e per questo sono stati rimandati alla Prefettura.
Non c’è stata nessuna forma di protesta, come scritto dai giornali, “solo un colloquio che abbiamo registrato come prevede la prassi”.
Dalla Questura preferiscono non entrare nel dettaglio dei temi della rivendicazione, ma assicurano che “sono i classici problemi” dei richiedenti asilo.
Insomma, nessuna richiesta che vada fuori dall’ordinario. E soprattutto nessuna manifestazione: “Se 15 persone che parlano con un funzionario pubblico sono una protesta”, concludono, “allora all’anagrafe di Roma ogni giorno c’è una sommossa”.
La versione è stata ribadita anche dalla Prefettura: “Qui non sono venuti i migranti”, e non c’è stata “nessuno richiesta di avere Sky”, come è stato scritto. Ma “si è tenuto un confronto tra una delegazione degli operatori della Cooperativa Cosep” e un “nostro funzionario per avanzare delle legittime questioni” espresse dai richiedenti asilo. Anche in questo caso, dall’incontro “non è emersa assolutamente la richiesta di avere Sky”. Punto.
Ma allora cosa hanno chiesto? La richiesta ha riguardato la “questione dell’iscrizione anagrafica, ovvero la certificazione di residenza e i documenti d’identità . E generiche problematiche riguardo il cibo, per avere un miglioramento delle condizioni di ospitalità . Ma è ingiusto chiamarli “problemi”, continuano. “Sono questioni normali quando si gestiscono centri di accoglienza”.
La Cosep, cooperativa che lavora tra Vicenza e Padova, conferma la ricostruzione di Prefettura e Questura. E tutti negano che tra le richieste degli ospiti, oltre a Sky, ci fosse anche quella di avere l’aria condizionata.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 10th, 2018 Riccardo Fucile
LA SOLITA PATACCA VEICOLATA SUL WEB: LE SMENTITE DELLA QUESTURA E DELLA PREFETTURA
Da ieri impazza su Internet una storia che arriva dal Giornale di Vicenza e precisamente da un
articolo firmato da Valentino Gonzato:
Alcuni richiedenti asilo (circa una ventina) ospitati al centro culturale San Paolo in via Carducci, gestito dalla cooperativa Cosep, si sono presentati in questura nella speranza di essere accontentati dopo essersi sentiti rispondere picche dai responsabili della struttura che li accoglie. Gli stranieri hanno inoltre detto di essere stanchi di mangiare sempre le stesse cose e hanno chiesto di avere l’aria condizionata e di ottenere la carta d’identità .
Secondo il quotidiano c’è stata una protesta nel primo pomeriggio di lunedì scorso a viale Mazzini, dove si trova la questura, e si trattava di cittadini nigeriani.
Ma qualcuno ha voluto verificare la veridicità del racconto: come al solito in questi casi, la sorpresa è dietro l’angolo.
“Siccome non ho un cazzo da fare, dopo aver letto questa notizia ho chiamato la Questura di Vicenza per avere informazioni sulla vicenda presentandomi come giornalista. Il responsabile comunicazione della Questura mi ha fatto sapere che il Questore non è a conoscenza delle istanze dei richiedenti asilo durante la manifestazione dell’altro giorno consigliando di rivolgermi alla Prefettura. E così ho fatto. La Prefettura di Vicenza mi ha detto che le richieste rappresentate dai richiedenti asilo tramite la Cooperativa sono relative alle iscrizioni anagrafiche, ovvero ai certificati di residenza. E che a loro non risulta nessuna richiesta in merito ad abbonamento Sky: ‘Lo abbiamo letto sul giornale anche noi’ dice il vicecapogabinetto che si è occupato della questione.
Allora ho pensato di sentire il collega del Giornale di Vicenza che ha scritto l’articolo, il quale mi ha detto di avere una sua fonte che non può rivelare.
Alla domanda se si fosse premurato di sentire anche i protagonisti della vicenda (I richiedenti asilo) mi ha detto che non c’è stato tempo.
E’ cosi che si propagano le bufale.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 10th, 2018 Riccardo Fucile
“SE VOGLIONO ME NE VADO, DI CERTO NON PASSERO’ ALLA STORIA PER IL MINISTRO CHE HA SFASCIATO I CONTI DELL’ITALIA”
Da una parte ci sono Luigi Di Maio e Matteo Salvini che battono cassa per avviare, almeno, reddito di cittadinanza, flat tax e riforma della legge Fornero già nella legge di bilancio 2019.
Dall’altra c’è Giovanni Tria che cerca di porre un argine a quello che si presenta già da oggi come un autunno caldo.
Talmente caldo che Di Maio e Salvini già si preparano a una guerra interna senza quartiere sulle proposte di Lega e M5S, con la TAV e il TAP pronti a fare capolino come il casus belli ideale per una deflagrazione della maggioranza.
Sempre che non arrivino prima i mercati: il 31 agosto, sull’economia italiana, arriverà la prima sentenza di un’agenzia di rating, Fitch, alla quale, nelle settimane successive seguiranno Moody’s e Standard&Poor.
Nel frattempo il rischio di oscillazioni agostane dello spread è molto concreto.
L’aria attorno al governo giallo-verde non è buona.
Un esempio? Negli ultimi due mesi gli investitori giapponesi hanno venduto Btp per 1,4 miliardi. E c’è un altro fattore da tener presente: a rassicurare l’Ue e i grandi investitori sulla prudenza del governo c’è un ministro dell’Economia dalla lunga esperienza accademica ma forse ancora poco conosciuto sul piano internazionale. Tanto che Il Messaggero oggi riporta un interessante stralcio di conversazione con uno del M5S, che già pensa di poter giubilare il ministro dell’Economia a breve:
«Tria sta diventando sempre più un problema. Mette becco su tutto e invece di ascoltarci e consultarci si affida ai tecnici del Tesoro, al suo Garofoli, creando guai seri», dice un alto esponente 5stelle.
E aggiunge: «Emblematico è il caso della Sogei, essenziale per la lotta all’evasione fiscale. Dopo averci fatto la guerra su Cdp, il 3 agosto Tria ha confermato tutto il Cda nonostante i cattivi risultati. Una follia! Certo, se va cacciato va cacciato adesso, prima di scrivere la manovra. Ma c’è Mattarella, che ha l’ansia dello spread, e lo difende…».
Segue sospiro: «A questo punto aspettiamo settembre, quando speriamo di riuscire a fare rientrare Tria nei ranghi. Va bene che faccia il guardiano dei conti, ma non si immischi nelle scelte politiche».
Dall’altra parte del fronte però c’è via XX Settembre e il suo valore intrinseco, soprattutto dal punto di vista politico:
Tria sa che se venisse cacciato risulterebbe un martire e soprattutto ha una potente assicurazione sulla vita: il sostegno di Mattarella (e di Conte, per quanto può) e la certezza che il suo addio innescherebbe la temuta tempesta sui mercati finanziari, già allarmati dalla frenata del Pil e dallo stop in dicembre dell’acquisto dei titoli pubblici da parte della Bce.
Anche per questo Tria ripete spesso: «Se vogliono me ne vado. Di certo non passerò alla storia per il ministro che ha sfasciato i conti».
Eppure con pazienza, visto che per lui i numeri non hanno colore politico, studia ed esplora qualsiasi misura «che abbia un senso» e che, soprattutto, «garantisca le coperture». Da qui l’uscita sul bonus da 80 euro e sull’Iva.
Il problema è che Tria non è l’unico fronte aperto di questo governo.
Nella Lega monta la rabbia nei confronti del MoVimento 5 Stelle per come sta trattando i dossier economici, dalla TAV al TAP, dall’ILVA fino ad Alitalia: nel Carroccio c’è chi sa che le partite più importanti anche nei confronti del ceto produttivo del nord, che la Lega vuole ancora rappresentare varrà come cartina di tornasole.
Dopo il Decreto Dignità c’è chi aspetta al varco Salvini & Co. per mostrargli il conto dell’alleanza “innaturale” con il M5S.
La legge di bilancio porterà ancora di più sulle montagne russe lo spread ma soprattutto rischia di diventare la pietra tombale sulle ambizioni di Salvini di rappresentare tutto il Nord.
Dall’altra parte c’è Bruxelles. Di Maio e Salvini tirano dritto con un orizzonte ben preciso, le Europee, terreno sul quale il M5S dovrà dimostrare di non essere in declino laddove il leader leghista proverà a formare quel polo europeo sovranista con cui si vuol sovvertire l’Europa su mandato di Putin.
(da agenzie)
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Agosto 10th, 2018 Riccardo Fucile
10.285.000 ITALIANI VERREBBERO COSI’ PENALIZZATI DALLA PATACCA LEGHISTA CHE PIACE SOLO AI RICCONI
Chi oggi percepisce il bonus da 80 euro con la flat tax ci perde. 
E così, mentre il ministro Tria annuncia l’intenzione di rivedere il bonus del governo Renzi e il resto del governo se la prende con i giornali che lo scrivono, i conti dicono che , i 10 milioni e 285 mila italiani che incassano il bonus Renzi da tre anni ormai potrebbero essere penalizzati.
Un dipendente da 25 mila euro lordi annui ci perderebbe, ad esempio, almeno 400 euro.
Spiega Repubblica:
Oggi gli 80 euro mensili arrivano nel cedolino dello stipendio dei soli lavoratori dipendenti che hanno redditi da 8 mila a 26.200 euro lordi annui. Sebbene, superati i 24.200 euro, si inneschi il dècalage: il valore cala al crescere del reddito, da 80 euro a zero. Si tratta di una somma esentasse e distinta dalle altre dello stipendio con la dicitura “credito dl 66/2014”.
E soggetta a un problema non da poco: va restituita se per qualunque motivo — una promozione in corso d’anno, qualche straordinario extra — il reddito supera, anche di niente, quota 26.200 euro. L’anno scorso lo hanno ridato indietro 1 milione e 722 mila italiani per un valore di 480 milioni di euro. Un difetto che a suo tempo aveva avvistato anche l’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. by 4W
Il bonus costa allo Stato, al netto delle restituzioni, 8 miliardi e 742 milioni ogni anno. Se fosse “requisito”, coprirebbe neanche un quinto di quanto serve per la flat tax, il cui progetto originario vale 50 miliardi.
E il contribuente?
Prendiamo ad esempio un reddito lordo da 25 mila euro annui. Ora paga, anche grazie al bonus Renzi e alla detrazione per lavoro dipendente, il 16% di tasse: circa 4 mila euro.
Con una flat tax, ad aliquota unica del 20% e detrazione da 3 mila euro, ne pagherebbe 4.400.
E poichè il progetto sponsorizzato dalla Lega prevede una clausola di salvaguardia — nessuno potrà versare più tasse di prima — quei 400 euro andrebbero scontati al povero contribuente, che in ogni caso non guadagnerebbe un centesimo
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 10th, 2018 Riccardo Fucile
DI MAIO: “NON LI HO SCELTI IO”… REPUBBLICA CONFERMA TUTTO: “CI QUERELI PURE, IN TRIBUNALE PORTIAMO IL FASCICOLO MATRICOLARE E I TESTIMONI”
Ieri Carlo Bonini su Repubblica ha raccontato la straordinaria coincidenza dei carabinieri provenienti da Pomigliano presenti nella scorta del viceministro e ministro dello Sviluppo e del Lavoro Luigi Di Maio.
Oggi Di Maio risponde al quotidiano sostenendo di non aver scelto lui i due uomini della sua scorta
Il vicepremier Luigi Di Maio contesta la ricostruzione della vicenda della sua scorta fatta ieri da Repubblica nell’articolo “Due carabinieri e di Pomigliano, così Di Maio si scelse la scorta” e annuncia querele. Il quotidiano «scrive che sono stato io ad aver scelto i due uomini della mia scorta e di aver selezionato due di Pomigliano d’Arco, la mia città ». E questo per Di Maio è falso.
La replica di Carlo Bonini è molto interessante:
Repubblica conferma quanto scritto. E dunque che i due militari dell’Arma di scorta al vicepresidente del Consiglio gli sono stati assegnati su sua segnalazione e richiesta. Attendiamo dunque con fiducia e serenità la querela per diffamazione cosicchè sarà possibile in quella sede chiedere l’acquisizione del fascicolo matricolare dei due militari e testimonianze in grado di stabilire chi in questa storia non dice il vero.
La stessa fiducia e serenità con cui attende l’esito della querela già presentata dallo stesso vicepresidente del Consiglio per la vicenda dei suoi rapporti con la coppia Virginia Raggi e Raffaele Marra, entrambi al momento a processo a Roma. La prima per falso ideologico, il secondo per abuso di ufficio e corruzione (reato per cui è stato arrestato).
(da “NextQuotidiano”)
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