Destra di Popolo.net

SI PUO’ REVOCARE LA CONCESSIONE AD AUTOSTRADE? PRIMA DEL GIUDIZIO PENALE CERTAMENTE NO, QUINDI SI PARLA DEL NULLA

Agosto 16th, 2018 Riccardo Fucile

SENZA NEANCHE CONOSCERE CAUSE E RESPONSABILITA’ DEL CROLLO DEL VIADOTTO, CHI PARLA LO FA PER PURA DEMAGOGIA

Venti miliardi di euro: a tanto ammonterebbe la penale che il governo (in ipotesi) dovrà  pagare alla Società  Autostrade per l’Italia in caso di revoca della concessione per la tragedia di Genova.
Ma questi soldi verranno pagati davvero?
Se l’eventuale revoca della concessione fosse inoppugnabilmente giustificata dal punto di vista giuridico, non sarebbe un paradosso che chi ha sbagliato (sempre in ipotesi) incassi 20 miliardi?
Il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ai microfoni di Radio 24 esclude che questo succeda: «I venti miliardi di penale – dice Di Maio – si devono pagare quando si straccia un contratto senza motivazione. Ma qui stiamo parlando di un contratto ad Autostrade per l’Italia che prevedeva degli obblighi che per noi non sono stati rispettati. Perciò si deve retrocedere alla concessione. Non abbiamo avviato la procedura in maniera immotivata. Se la motivazione è giusta, e per ora ci sono quasi 40 morti, non credo che vadano pagate penali, e che si debba agitare questo argomento”
Dal punto di vista legale, però, le cose potrebbero essere più complicate.
La concessione alla Società  Autostrade per l’Italia è regolata dal decreto legge 3 ottobre 2006 n. 262, convertito dalla legge 24/11/2006 n. 296.
Questo provvedimento prevede la possibilità  di revocare la concessione in caso di inadempienze (art. 7, comma d) che possono riguardare, ad esempio, mancati controlli; però sembra di capire dal testo che questo riguardi non sciagure già  avvenute, ma informazioni carenti o non veritiere su opere in corso, tant’è vero che la norma prevede una successione di moniti e di sanzioni (fino a 150 milioni di euro) nel caso che perduri il mancato adempimento, e solo «in caso di reiterazione» il testo stabilisce l’avvio della procedura di revoca della concessione.
D’altra parte, lo stesso comma dice che tutto questo è vero «salvo che il caso costituisca reato»; ma allora bisognerebbe aspettare le sentenze della magistratura sulle vittime e sulle responsabilità , non sembra che possa scattare l’iniziativa autonoma del governo.
Il successivo art. 8 è intitolato all’«Accertamento di gravi inadempienze del Concessionario».
L’art. 9 disciplina la «Decadenza dalla concessione»: (comma 2) «Constatato il perdurare dell’inadempimento» … (comma 3) «Il Concedente subentra in tutti i rapporti attivi e passivi di cui è titolare il Concessionario».
E qui le note dolenti: «Il trasferimento è subordinato al pagamento… di un importo corrispondente al valore attuale netto dei ricavi della gestione, prevedibile dalla data del provvedimento di decadenza sino alla scadenza della concessione, al netto dei relativi costi, oneri, investimenti ed imposte prevedibili nel medesimo periodo»; peraltro, (comma 3)
«L’importo sopra determinato viene decurtato, a titolo di penale, di una somma pari al 10% dello stesso, salvo il maggior danno subito dal Concedente».
I diritti di Autostrade per l’Italia in caso di revoca della concessione sembrano blindati. Vale sempre il comma di cui sopra: «salvo che il caso costituisca reato», che rinvia comunque al giudizio penale.

(da “La Stampa“)

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IL COMUNICATO DI ATLANTIA SULLA REVOCA ALLA CONCESSIONE AD AUTOSTRADE

Agosto 16th, 2018 Riccardo Fucile

“PRONTI A TUTELARE I NOSTRI AZIONISTI DI FRONTE AD AFFERMAZIONI IN CARENZA DI REALI ACCERTAMENTI DEGLI ORGANI COMPETENTI SU QUANTO E’ ACCADUTO”

Atlantia, il gruppo quotato in Borsa che controlla Autostrade per l’Italia, ha pubblicato un comunicato sull’ipotesi ventilata dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, dal vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio e dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte di revocare la concessione ad Autostrade per l’Italia.
Atlantia S.p.A., in relazione a quanto annunciato in merito all’avvio di una procedura finalizzata alla revoca della concessione nella titolarità  della controllata Autostrade per l’Italia, deve osservare che tale annuncio è stato effettuato in carenza di qualsiasi previa contestazione specifica alla concessionaria ed in assenza di accertamenti circa le effettive cause dell’accaduto.
Pur considerando che anche nell’ipotesi di revoca o decadenza della concessione — secondo le norme e procedure nella stessa disciplinate — spetta comunque alla concessionaria il riconoscimento del valore residuo della concessione, dedotte le eventuali penali se ed in quanto applicabili, le modalità  di tale annuncio possono determinare riflessi per gli azionisti e gli obbligazionisti della Società .
Atlantia pertanto continuerà  a supportare la controllata Autostrade per l’Italia nelle interlocuzioni con le Istituzioni in questa delicata fase avendo riguardo anche alla tutela dei propri azionisti ed obbligazionisti con una corretta e tempestiva informazione al mercato.
Atlantia punta proprio sulla difesa dei diritti di proprietà  degli azionisti per lanciare un segnale al governo, a cui ricorda che l’annuncio è stato fatto senza gli accertamenti e in assenza di qualsiasi contestazione.
Un modo per spiegare al governo e ai mercati che si preannuncia un braccio di ferro sanguinario con risvolti giuridici inaspettati.
Intanto si prospetta una seduta difficilissima a Piazza Affari per il titolo di Atlantia, la società  proprietaria di Autostrade per l’Italia.

(da agenzie)

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RENZI: “DI MAIO E’ UN BUGIARDO O UNO SCIACALLO, MAI PRESO UN EURO DA AUTOSTRADE O DA BENETTON”

Agosto 16th, 2018 Riccardo Fucile

LA REAZIONE DELL’EX PREMIER ALLE PAROLE DI DI MAIO: “PROROGA ALLE CONCESSIONI PER FINANZIARE LA CAMPAGNA ELETTORALE”

“Nello Sblocca Italia nel 2015 fu inserita di notte una leggina che prolungava la concessione a Autostrade in barba a qualsiasi forma di concorrenza. Si è fatta per finanziare le campagne elettorali. A me la campagna non l’ha pagata Benetton e sono libero di rescindere questi contratti”.
Parole del vicepremier Luigi Di Maio a Genova che adesso potrebbe vedersi costretto in tribunale a fornire le prove di quanto affermato.
Matteo Renzi ha reagito in toni altrettanto aspri.
“Chi come Luigi Di Maio – ha scritto su Facebook – dice che il mio governo ha preso i soldi da Benetton o Autostrade è tecnicamente parlando un bugiardo. Se lo dice per motivi politici invece è uno sciacallo. In entrambi i casi la verità  è più forte delle chiacchiere: il mio Governo non ha preso un centesimo da questi signori, che non hanno pagato la mia campagna elettorale, nè quella del PD, nè la Leopolda”.

(da agenzie)

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PONTE MORANDI, UN CLAMOROSO CASO DI INCURIA POLITICA

Agosto 16th, 2018 Riccardo Fucile

PRENDERE TEMPO PENSANDO AL CONSENSO

La politica spettacolo arrivò a Genova esattamente dieci anni fa, avendo come materia da teatralizzare il futuro del ponte fatale; che poi sarebbe diventato assassino.
Sino ad allora sul panorama politico locale vigeva la cappa di piombo dell’afasia da puro presidio di una sinistra “rosso antico”, che presumeva di essere seduta su un capitale di consensi elettorali destinati a durare per l’eternità .
Il tema divenne irresistibile per l’amministrazione della sindaco Vincenzi (successivamente trasformata in capro espiratorio e massacrata per un’alluvione che tirava in ballo ben più estese catene di responsabilità ) al fine di uscire dall’isolamento politico conseguente ai contasti con il city boss Claudio Burlando.
Perciò venne “tagliato” dalla Giunta cittadina un assessore leale e sostituito con un sindacalista in quel momento all’orecchio burlandiano, Andrea   Ranieri; tipico snob di una sinistra di provincia, che ritiene l’arabesco il modo più lineare di procedere.
La new entry consigliò la leader, già  di per sè affascinata dall’up-to-date, di impostare la questione infrastrutturale secondo le più gettonate tecniche europee.
In particolare l’imponente infrastruttura che scavalca il torrente Polcevera connettendo l’intero ponente ligure urbano ed extra-urbano: il Morandi, varato nel 1960 e portato a compimento nel 1966, che già  allora dava evidenti segni di cedimento.
Per questo venne ingaggiato un team di presunti esperti in procedure decisionali democratiche guidato da Luigi Bobbio e varata un’operazione ad alto strombazzamento: il dèbat public alla francese, primo caso nazionale di deliberazione di base su una grande opera infrastrutturale.
Con una pericolosa tendenza a esagerare (le soluzioni proposte alla cittadinanza in materia di tracciati erano sette) e una dimenticanza sospetta (a differenza del modello, le varie ipotesi sottoposte al pubblico vaglio ignoravano “l’opzione zero”, cioè il rifiuto dell’intervento).
Nell’aprile 2009 partì la consultazione, che si tradusse in concitate assemblee di pura contestazione della politica comunale (e di sbeffeggiamento del team Bobbio), anche per l’effetto terrorizzante della scelta maldestra dei sette itinerari; che moltiplicava le platee di abitati della Val Polcevera potenzialmente coinvolte nei previsti espropri. Gradatamente la concitazione scivolò in vere e proprie sollevazioni popolari che suggerirono di lasciar perdere con le velleità  di fare “l’amministrazione fenomeno”. Anche perchè, nel frattempo, il Comune aveva ricevuto il premio europeo delle smart cities per la prevenzione tecnologica delle catastrofi naturali.
Riconoscimento che sarà  presto messo in discussione dalle piogge autunnali che avrebbero gonfiato i ruscelli affluenti del torrente Bisagno, con gli immancabili effetti mortali.
Sicchè la questione del certificato prossimo collasso del Morandi venne accantonata, delegandola alle “pezze a freddo” della manutenzione ordinaria (ancora la notte del 13 agosto scorso si procedeva a riparazioni della struttura).
Con i tragici effetti che sono sotto gli occhi di tutti.
Clamoroso manifesto di incuria amministrativa, nell’ormai avvenuto passaggio di consegne tra la sinistra afasica e presidiatrice e una destra chiacchierona e strumentalizzatrice; entrambe inette ad affrontare concretamente qualsivoglia problema.
Mentre l’AltraPolitica in campo si salva l’anima promettendo rigorose analisi costi/benefici che fanno soltanto prendere tempo.
E intanto si muore.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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LO STAFF DI CONTE COSTA DI PIU’ DI QUELLI DI RENZI E GENTILONI

Agosto 16th, 2018 Riccardo Fucile

PIU’ PERSONE, PIU’ ESTERNI, PIU’ COSTI E MENO TRASPARENZA

Filippo Sensi, ex portavoce di Renzi e Gentiloni e attualmente parlamentare del Partito Democratico, ha scritto oggi una lettera a Repubblica perchè chiamato in causa in un articolo pubblicato ieri sullo staff di Conte e sul confronto con i governi precedenti:
Gentile Direttore,
chiamato in causa direttamente da una fonte anonima M5S sui costi dell’ufficio stampa di Palazzo Chigi prima della attuale gestione mi corre l’obbligo di smentire i sedicenti risparmi di oggi. Basta raffrontare il personale e gli incarichi dell’ufficio stampa del governo dal 2014 al 2018 rispetto a oggi e salta agli occhi che con il nuovo esecutivo sono stati moltiplicati i dirigenti e aumentati i costi e il personale esterno alla Presidenza.
Quando ho avuto l’onore di guidare l’ufficio del portavoce e l’ufficio stampa di Palazzo Chigi gli esterni erano 10, oggi — se non leggo male — sono 17 (e parlo di funzionari). Anche i dirigenti di prima fascia sono aumentati: uno solo dal 2014 al 2018, ben tre oggi (parliamo di cifre tra i 100 e i 200mila euro). Chiunque potrebbe fare direttamente queste verifiche se non fosse che, a due mesi dall’insediamento del governo Conte, sul sito di Palazzo Chigi non c’è alcuna informazione, anche la più basica, in barba alla normativa sulla trasparenza della pubblica amministrazione.
L’unico cambiamento di questo esecutivo, insomma, rispetto ai precedenti per quello che riguarda la comunicazione può sintetizzarsi in: piu’ personale, più esterni, più costi, meno trasparenza.
L’articolo di Annalisa Cuzzocrea su Repubblica di ieri diceva che 15 giorni fa il presidente del Consiglio ha firmato un decreto con cui ha assunto una trentina di persone: spostando ad altri incarichi, quindi rinviando al personale di Chigi, otto dipendenti interni su dieci.
E riconfermando pochissimi dei precari storici: tra cui due persone che lavorano al sito internet e un tecnico.
Tutti gli altri contratti a tempo, una decina, benchè non legati ad alcun partito e al lavoro con gli ultimi cinque governi, sono stati mandati via.
Per loro erano stati anche organizzati i supplementari del “concorsone” che i vertici M5S hanno fatto durante la campagna elettorale: una selezione di giornalisti avvenuta attraverso mille colloqui con Casalino e il suo staff.
Alla maggior parte dei precari, sono stati preferiti i 20 che avevano già  superato le prove studiate dal M5S e che non erano stati assorbiti dall’ufficio stampa della Camera (che ne ha presi altri 20).

(da “NextQuotidiano”)

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SPARANO DALLA FINESTRA E FERISCONO UN IMMIGRATO, STAVOLTA NON E’ “GOLIARDIA” MA “COLPO PARTITO CASUALMENTE”

Agosto 16th, 2018 Riccardo Fucile

FERITO UN GIOVANE CAMERUNENSE DA UN PIOMBINO AL PIEDE MENTRE PASSEGGIAVA…DENUNCIATI TRE GIOVANI AD APRILIA PER LESIONI AGGRAVATE

Un cittadino camerunense è stato ferito a un piede da un piccolo proiettile di piombo mentre passeggiava nel centro di Aprilia, vicino Latina.   L’episodio è accaduto ieri, nel giorno di Ferragosto, intorno alle 12 al centro storico della cittadina pontina.
Il camerunense, ferito da un colpo di fucile a piombini, è stato giudicato guaribile in 5 giorni.
Quando è stato ferito ha chiesto aiuto entrando in un negozio.
All’arrivo dei carabinieri di Aprilia ha indicato una ipotetica zona dalla quale poteva essere partito il colpo ad aria compressa. Subito sono scattate le perquisizioni nelle abitazioni vicine al luogo del ferimento. In una di queste i militari   hanno trovato un fucile ad aria compressa.
Tre giovani, un ventenne e due minorenni sono stati denunciati per lesioni aggravate. I tre avrebbero raccontato che erano alla finestra con il fucile quando sarebbero partiti dei colpi.
Una delle due varianti, l’altra è la goliardata, con cui ormai si giustificano gli atti di razzismo

(da agenzie)

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POST RAZZISTA: COMMESSA DI PADOVA CONDANNATA A 4 MESI

Agosto 16th, 2018 Riccardo Fucile

DOPO LE FRASI RAZZISTE CONTRO LE BADANTI ROMENE NON SONO BASTATE LE SCUSE PER EVITARE LA CONDANNA

Quattro anni fa scriveva su Facebook che non sarebbe mai andata d’accordo con il popolo rumeno, nè con le loro “badanti depresse” ed “elementi maleodoranti”.
Subito dopo, viste le migliaia di critiche raccolte, cercava di mettere una pezza alle frasi razziste organizzando eventi serali per persone di nazionalità  rumena.
Ma nulla di tutto questo è servito a Michela Bartolotta, 23enne di Padova, per evitare la sentenza a quattro mesi di reclusione
“Io e il popolo romeno non andremo mai d’accordo, tra badanti represse e altri elementi maleodoranti privi di civiltà “.
Non usava mezzi termini Michela Bartolotta in un post di Facebook pubblicato quattro anni fa. La ragazza allora aveva 19 anni e lavorava come commessa in un 3Store a Padova, ma aspirava a diventare una modella professionista. Alle spalle, una partecipazione a Miss Muretto e al Bikini Contest a Rimini.
A qualcuno la frase era piaciuta, molti altri invece l’avevano criticata.
Un’indignazione così forte che l’autrice del post l’aveva rimosso. Mentre il padre si prodigava in favore della figlia, parlando con i giornalisti della stampa locale e condannando ogni forma di xenofobia e razzismo, lei si scusava.
Frasi scritte in un momento di rabbia, diceva, dovuta allo stress del lavoro.
Aveva anche organizzato un evento serale allo store per tutte le persone di nazionalità  romena, alle quali aveva regalato schede telefoniche ricaricabili.
Gesti plateali che a nulla sono valsi contro la legge Mancino, che prevede anche fino a tre anni di carcere per chi diffonde idee che promuovanola superiorità  di una razza rispetto alle altre e che incitino alla discriminazione.
Tenuto conto però della giovane età  della ragazza e delle pubbliche scuse che ha presentato, il tribunale di Padova ha attenuato la pena: quattro mesi di reclusione, con la sospensione condizionale e la non menzione.

(da Globalist)

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LA SERA DELLA TRAGEDIA DI GENOVA SALVINI FESTEGGIAVA NEL MESSINESE

Agosto 16th, 2018 Riccardo Fucile

UNO SCHIAFFO AL DOLORE DEL PAESE NON AVER ANNULLATO LA FESTA… LA SERA DEL 14 FESTA IN SICILIA E IL 15 NON POTENDO RIENTRARE A MILANO MARITTIMA SELFIE IN ALTRO RISTORANTE DI   RECCO

Una torta di panna come nelle occasioni di festa, limoni di Sicilia e vino bianco per celebrare l’arrivo del leader.
Nella notte del 14 agosto, mentre Genova scavava per trovare superstiti e morti del ponte Morandi tra le lamiere e il cemento e l’Italia era sconvolta dalla tragedia, Matteo Salvini era in provincia di Messina ad una cena di partito nella sede locale.
Le foto, postate dagli stessi leghisti su Twitter e Facebook, lo ritraggono seduto al tavolo del noto locale «Sapori di mare» con alcuni esponenti e simpatizzanti del Carroccio, sorridente in maniche di camicia.
«Vince la squadra», c’è scritto sulla torta. Solo che quella notte non c’era nulla da festeggiare.
E sui social network si leva la polemica politica dell’opportunità  per il ministro dell’Interno di confermare e partecipare a quell’appuntamento, piuttosto che seguire in prima persona le operazioni di soccorso.
«Meraviglioso Ferragosto alternativo a Furci Siculo cena insieme al ministro Matteo Salvini», scrive Antonio Mazzeo su Twitter, come se fosse una serata normale. Salvini ha visitato il paese in cui è stato eletto un rappresentante del Carroccio nella provincia di Messina, e ha festeggiato la nascita del Gruppo della Lega che ha raccolto transfughi di Forza Italia. Fa anche un giro sul lungomare, accolto da u n bagno di folla.
«Insieme al mio leader», scriveva Luciana Verdiglione sulla pagina Facebook di Salvini Premier Messina.
È la notte dell’Italia che si sbriciola, del disastro e dell’angoscia, dello smarrimento per una disgrazia che sembra impossibile, mentre non arrivano informazioni del numero dei dispersi.
La Lega Messina twitta un post di cordoglio per le vittime di Genova, ma che non rinunciava ad addossare le prime spicciole responsabilità : «Vicino con il cuore e la mente alle vittime del crollo di genova. Benetton rifletta e paghi». Il dolore si mescola alla festa, e alla sete di giustizialismo.
Il ministro Salvini si recherà  a Genova nel pomeriggio di Ferragosto, dopo essere stato in Calabria a San Luca. La dubbia necessità  della tappa notturna messinese, però, viene sollevata da molti utenti Twitter, dopo che un’utente, Stefania Stravato, posta le foto. «Perchè il ministro è lì a festeggiare?», rilevano alcuni.
I primi commenti di indignazione dalla politica sono del presidente del Pd, Matteo Orfini, che sullo stesso social dichiara: «I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, recita la Costituzione. Le immagini di Salvini che festeggia in ore drammatiche per Genova sono uno schiaffo al dolore del nostro Paese e la negazione di quel principio». Michele Anzaldi aggiunge: «In un paese normale, un ministro dell’Interno che nelle ore cruciali dopo un disastro di tali proporzioni preferisce divertirsi con i suoi compagni di partito».
E il 15 sera, non potendo rientrare a Milano Marittima per il tradizionale appuntamento in discoteca, Salvini è stato immortalato da Levante News in un noto locale di Recco, mentre fa selfie intento a mangiare la focaccia al formaggio con altri leghisti .

(da “La Stampa”)

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