Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
VERTICE DI GRILLO, CASALEGGIO, DI MAIO
Dopo quattro ore di vertice all’hotel Forum, “casa” romana di Beppe Grillo, Luigi Di Maio esce
dall’ingresso principale e spara la bomba: “Siamo tutti d’accordo che serve una riorganizzazione del Movimento. A breve faremo una riflessione sia a livello nazionale sia territoriale. E una riflessione sui consiglieri comunali. Dobbiamo essere più competitivi a livello comunale e locale”.
Non lo dice chiaramente, ma il riferimento è al crollo del tabù del limite dei due mandati.
Che oggi non sono cumulabili a nessun livello di elezione, e che verranno modificati eliminando tale vincolo a livello amministrativo.
Parole pesanti, perchè sottintendono un placet da Davide Casaleggio, il più riottoso sul tema fra i vertici dei 5 stelle e seduto quale terzo commensale a siglare il patto del cambiamento del cambiamento.
(da agenzie)
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
COME SALVINI INFRANGE LA LEGGE CHE VIETA LA PUBBLICAZIONE DI IMMAGINI CHE RIGUARDANO MINORI … CHISSA’ COME MAI LE FOTO DEI SUOI FIGLI INVECE LE OSCURA
Matteo Salvini, il ministro dell’Interno, è un giornalista, iscritto al’Ordine dei Giornalisti dal 1999. Proprio in quanto giornalista prima e ministro poi Salvini dovrebbe sapere che quando si tratta di minori l’imperativo (messo nero su bianco dalla Carta di Treviso) è quello di tutelarne in maniera assoluta il diritto la privacy. Tradotto in termini semplici non è consentita la pubblicazioni di immagini che ritraggono soggetti minorenni.
Inoltre il regolamento UE 2016/679 stabilisce che vada tutelata «qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata o identificabile» (ad esempio tramite uno o più elementi caratteristici della sua identità fisica) soprattutto quando si tratta di dati personali che rivelino informazioni come le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, o l’appartenenza sindacale.
Ma tutto questo non interessa a Salvini, che grazie al salvacondotto della giunta per le elezioni e le immunità parlamentari, probabilmente ritiene di essere al di sopra della legge.
Ed è per questo motivo che oggi il ministro — come è già accaduto in passato — ha pubblicato sui suoi canali social (Facebook, Twitter e Instagram) che assommano ad un pubblico potenziale di oltre 5 milioni di follower la foto di alcuni manifestanti che questa mattina protestavano durante una delle visite del tour elettorale in Sardegna. Protagonisti della gogna due ragazzi, una che sventolava una bandierina arcobaleno, l’altro con un foglio verde con un disegnino.
Persone il cui diritto alla privacy è tutelato dalla legge e soprattutto il cui diritto a manifestare liberamente è garantito dall’articolo 21 della nostra Costituzione che sancisce che «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione».
La strategia mediatica di Salvini è chiara: gli studenti possono pure manifestare “contro” di lui, anzi tanto meglio perchè questo dà al leader della Lega il pretesto per mettere alla gogna chi lo critica e quindi utilizzare il dissenso, che è il sale della democrazia, come arma di propaganda per cementare il consenso.
Ovviamente Salvini, al di là di eventuali violazioni della privacy e dei diritti dei minori (curiosamente è attentissimo quando si tratta di pubblicare foto dei figli che ritrae sempre di spalle o in modo da non renderli riconoscibili) non dice nulla di violento anzi manda bacioni e abbraccioni, come al solito.
Ma è solo un messaggio in codice per i suoi sostenitori che sanno benissimo cosa dire e fare. Questo è Salvini: uno che lascia fare agli altri, alla “Bestia”.
Tanto è attento a tutelare la privacy dei suoi figli quanto se ne frega quando in ballo c’è quella dei figli degli altri. È così che si comporta un ministro e papà ?
Basta scorrere i commenti per accorgersi che l’effetto desiderato dal post è stato rapidamente raggiunto.
C’è chi dice che i manifestanti “vengono pagati sottobanco per fare i pagliacci e per poche lire si vendono”. Chi sostiene che ” hanno tutti invariabilmente l’identica espressione beota e il quoziente intellettivo di una zucchina”. O ancora “hanno il viso di bambini stupidi. che ne sanno loro della vita?”
Dal momento che una ragazza ha i capelli viola — cosa che per altro la rende maggiormente riconoscibile — ovviamente “sembra una tossica”.
Gli insulti gratuiti sono quello che serviva alla propaganda salviniana. E i sostenitori del vicepremier si attaccano ai pochi elementi visuali forniti nella foto, ad esempio la bandierina della pace, che ovviamente viene strumentalizzata per insultare i pacifinti.
C’è chi su Instagram scrive “ne conoscono uno e provo vergogna!” mentre un utente di Instagram porta all’attenzione dei fan di Salvini come uno dei ragazzi ritratto nella foto, cui i patridioti hanno affibbiato il soprannome di “sveglione” sia una persona affetta da una forma di autismo.
Una versione simile si trova anche, pubblicata da un utente diverso, nei commenti su Facebook dove si legge che «quel povero ragazzo era un mio compagno di classe, è disabile ed è un amore di persona».
Il commento è stato prontamente rimosso dal SMM di Salvini che ha provveduto a bannare l’autore del messaggio.
Certo questo Salvini non lo poteva sapere al momento della pubblicazione, ma proprio per questo avrebbe dovuto evitare la pubblicazione dell’immagine.
NeXtQtuotidiano è stato in grado di entrare in contatto con la ragazza con i capelli viola — che ha giustamente chiesto l’anonimato per quanto possibile. La studentessa ha raccontato che la foto di Salvini ha completamente decontestualizzato la manifestazione, alla quale per inciso ha partecipato una trentina di persone e non due come vorrebbe far credere il ministro.
«Noi volevamo criticare le modalità della propaganda di Salvini, che per anni ha insultato i sardi e che ora se ne viene in giro a chiedere i nostri voti e avevamo portato alcuni striscioni che però non sono stati fotografati».
Chi ha fatto la foto lo ha fatto senza chiedere il permesso e nessuna autorizzazione alla pubblicazione. La studentessa ha confermato che il ragazzo ritratto con lei nella foto è affetto da autismo e ha spiegato che era alla manifestazione solo per stare in compagnia «passi per il fatto che io sono finita sulla pagina di Salvini ma lui [il ragazzo disabile NdR] non può difendersi come posso fare io», ha aggiunto.
Chissà se a papà Salvini questa cosa interessa.
Ps (la foto che pubblichiamo è stata oscurata da noi)
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
ORA AGITANO LE MANETTE PER I GENITORI DI RENZI, MA NON HANNO MOSSO UN DITO PER IMPEDIRE CHE VENISSE NOMINATO SOTTOSEGRETARIO IL LEGHISTA SIRI CHE HA PATTEGGIATO UNA CONDANNA A 1 ANNO E 8 MESI PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA
Il MoVimento 5 Stelle, si sa, è postideologico. Non è nè di destra nè di sinistra ma sta dalla
parte della giustizia e dell’onestà . Valori trasversali nei quali tutti si riconoscono.
Ed è per questo che dopo aver salvato Salvini dal processo per sequestro di persona in relazione alla vicenda Diciotti il senatore — e membro della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari — Mario Michele Giarrusso ha mimato il gesto delle manette all’indirizzo dei colleghi del Partito Democratico che manifestavano fuori della sede della Commissione a Sant’Ivo alla Sapienza.
Oggi sul Corriere della Sera Giarrusso racconta di aver fatto quel gesto perchè spaventato da Alessia Morani. Una scusa esilarante, che non tiene conto che la povera deputata Morani non ha certo la fisicità di un lottatore di sumo.
E soprattutto non c’era, dal momento che come ha spiegato la deputata su Twitter, durante quella sceneggiata lei era alla Camera.
Ma bisogna capire anche Giarrusso, in qualche modo doveva uscirne, e ha preferito farlo raccontando una balla.
L’altra sera a Otto e Mezzo perfino il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede aveva criticato il suo gesto, e nessuno aveva avuto dubbi sul fatto che le manette fossero un chiaro riferimento agli arresti domiciliari disposti nei confronti di Tiziano Renzi e Laura Bovoli, i genitori del senatore Matteo Renzi.
Ma Giarrusso non è stato certo l’unico parlamentare a 5 Stelle a “festeggiare” i domiciliari ai coniugi Renzi.
Ad esempio il senatore Emanuele Dessì — un tempo nella famigerata lista degli impresentabili — ha pubblicato la sera stessa in cui è uscita la notizia un post con palloncini colorati con scritto «due genitori insieme è record».
Non sfuggirà ai più attenti che la questione riguarda i genitori dell’ex premier e non Matteo Renzi. Allo stesso tempo la vicenda è simile a quella che ha visto coinvolti i genitori di Luigi Di Maio e di Alessandro Di Battista, con la sostanziale differenza che i due pentastellati sono soci delle ditte di famiglia e che per questo motivo possono essere chiamati in causa dai giornali.
Ma non è di questo che vogliamo parlare oggi, semmai del doppio standard a 5 Stelle rispetto al reato di cui sono accusati i genitori di Renzi: la bancarotta fraudolenta.
Come ha fatto notare ieri la giornalista del Fatto Quotidiano Sandra Amurri nessuno nel MoVimento ha mimato il gesto delle manette in faccia ad Armando Siri.
Anzi, il senatore Siri è stato addirittura nominato sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, quello di Danilo Toninelli.
Il “problema” di Siri è che ha patteggiato poco più di quattro anni fa una pena di 1 anno e 8 mesi per bancarotta fraudolenta. Lo stesso reato di cui sono accusati Tiziano Renzi e Laura Bovoli, che avranno tanti difetti ma se non altro non fanno parte del governo Conte. Siri è anche il responsabile della scuola di formazione politica del Carroccio.
Secondo i magistrati che hanno firmato la sentenza, prima del crack Siri e soci hanno svuotato l’azienda trasferendo il patrimonio a un’altra impresa la cui sede legale è stata poco dopo spostata nel Delaware, paradiso fiscale americano.
Secondo il racconto della vicenda Mediaitalia, società che produceva contenuti editoriali per media e aziende (editava anche la rivista della Air One di Carlo Toto), aveva debiti per un milione di euro quando Siri e gli altri soci hanno trasferito il suo patrimonio alla Mafea Comunication, gratuitamente.
I creditori non riceveranno un euro perchè — raccontava il Fatto Quotidiano — viene nominata liquidatrice una cittadina dominicana che di lavoro fa la parrucchiera.
La vicenda era stata rivelata da L’Espresso. Successivamente il Fatto Quotidiano aveva scoperto che Siri aveva accumulato 40mila euro di debiti nei confronti dell’INPGI (l’istituto di previdenza dei giornalisti) e quasi 150 mila euro di multe per affissioni abusive di manifesti comminate dal comune di Milano.
Per rispondere alle accuse Siri pubblicò su Facebook il certificato penale, pulito, a dimostrazione che non ha condanne.
Ma bisogna far notare che quello che Siri ha pubblicato è l’estratto del casellario giudiziario ad uso amministrativo dove è prevista la “non menzione” per le pene inferiori ai due anni.
Per completezza e trasparenza Siri avrebbe potuto pubblicare il certificato ad uso elettorale dove invece risultano tutte le condanne.
All’epoca della nomina di Siri l’unico 5Stelle a lamentarsi fu il deputato Andrea Colletti che definì il compromesso con la Lega (Siri è uno dei fedelissimi di Salvini ed era in pole per diventare ministro dell’Economia in caso di vittoria del Centrodestra) una deriva molto pericolosa perchè «va contro i nostri più basilari principi di trasparenza e contro lo spirito del nostro primo V-Day».
Otto mesi dopo non solo il MoVimento 5 Stelle usa lo scudo dell’immunità per salvare Salvini, ma addirittura dimentica di avere un bancarottiere al governo e fa il gesto delle manette per l’arresto di due presunti bancarottieri.
Aveva proprio ragione Colletti quando scriveva «I principi dovrebbero essere la stella polare delle nostre azioni. Perdendo questi perdiamo la bussola di ciò che facciamo».
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
LA DELIRANTE RISPOSTA AI GENITORI DEL RAGAZZO SENEGALESE MINACCIATO A MELEGNANO
«Io rispetto il dolore di una mamma, abbraccio suo figlio e condanno ogni episodio di razzismo. E la signora rispetti la richiesta di sicurezza e legalità che arriva dagli italiani». Così il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha risposto a Angela Bedoni e Paolo Pozzi genitori adottivi di Bakary Dandio un ragazzo di 21 anni di origine senegalese da giorni vittima di insulti razzisti.
A Melegnano da giorni compaiono scritte razziste e ingiuriose nei confronti di Bakary e della sua famiglia.
Bakary Dandio è arrivato in Italia da orfano 5 anni fa, uno dei tanti “minori non accompagnati” che arrivano a bordo dei barconi.
Sul corpo porta ancora i segni delle frustate e delle violenze subite nei campi di detenzione in Libia.
Da quando è a Melegnano non ci sono mai stati problemi, ma ultimamente le cose sono cambiate. Prima sono comparse due scritte sull’androne di casa: «Pagate per questi neri di merda» e «Italiani=merda», con tanto di freccia ad indicare l’appartamento della famiglia. Poi un’altra, ancora più minacciosa: «Ammazza al negar», con una svastica, disegnata pure al contrario. Tutto in pochi giorni.
La madre del ragazzo ha raccontato che ora il figlio ha paura: «Ne ha già passate tante, non pensavamo potesse accadere una cosa del genere. Il problema non è Melegnano, ma di chi ha trasformato l’immigrazione in un problema. Ora nostro figlio ha paura».
Ieri i genitori di Bakary si erano rivolti direttamente al ministro Salvini chiedendogli di condannare il gesto: «Purtroppo c’è chi, anche tra i politici, ha voluto trasformare l’immigrazione in un problema mettendo in difficoltà tante famiglie come la nostra. Al ministro Salvini chiediamo che condanni quanto avvenuto perchè la violenza nasce anche da episodi come questo».
La risposta di Salvini non si è fatta attendere, ma non senza dubbio non era quella sperata. Eppure Salvini è quello che ogni volta che sui muri compare una scritta ingiuriosa nei suoi confronti si mette sui social a fare la vittima dell’odio dei sinistri. Era lecito aspettarsi maggiore solidarietà .
Certo, il ministro condanna “ogni episodio di razzismo” ma subito dopo ha chiesto alla signora Bedoni di «rispettare la richiesta di sicurezza degli italiani».
Una richiesta che — ha proseguito Salvini «io concretizzo da ministro. Bloccare gli scafisti e i loro complici, fermare l’immigrazione clandestina, assumere poliziotti, installare telecamere ed espellere i criminali è semplicemente giustizia, non è razzismo o tantomeno fascismo».
Come tutto questo abbia a che fare con il caso particolare e gli insulti e le minacce a Bakary non è chiaro. O meglio: è chiaro che Salvini anche quando condanna il razzismo ne approfitta per continuare aa sproloquiare.
Salvini è stato chiamato indirettamente in causa perchè è indubbio che tra coloro che hanno trasformato l’immigrazione in un problema da combattere ad ogni costo c’è senza dubbio la Lega.
Ma in che modo la richiesta della mamma di Bakary non rispetta la richiesta di sicurezza degli italiani? Bakary è forse accusato di qualche reato? È un ladro?
Oppure siccome è di origine senegalese deve compartecipare alla responsabilità penale di quei senegalesi — per carità ci saranno pure — che delinquono?
Forse Salvini, salvato dal processo per il caso Diciotti con fantasiose giustificazioni riguardanti l’aver “commesso un reato per altri e non per sè” ritiene che in Italia ora la responsabilità penale non sia più individuale. Ma non è così.
E il Salvini recalcitrante che condanna ogni razzismo e che si difende da chi lo accusa di essere tra i seminatori d’odio è poi quello che per un malinteso concetto di par condicio accusa una madre, una cittadina italiana, di non avere rispetto per le richieste di sicurezza degli italiani.
Ma il ministro dell’Interno — che è ministro di tutti gli italiani — dovrebbe spiegarci in che modo la signora Bedoni, il signor Pozzi e il loro figlio stanno attentando alla sicurezza degli italiani. Bakary è forse un ladro che ha rubato 49 milioni di euro? È per caso un pericoloso sequestratore? La risposta è no.
È solo un ragazzo. Salvini invece è solo un ministro, uno dei tanti della storia repubblicana, e il fatto di essere oggi al Viminale non lo autorizza a spaccare il Paese e a metterci gli uni contro gli altri.
Checchè ne dicano i sostenitori del “preminente interesse nazionale”.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
DAL MOVIMENTO LEGALITARIO LA RETE A SOSTENITORE DELL’IMPUNITA’ PER CHI DELINQUE
Ne ha fatta di strada Mario Giarrusso, senatore del M5s e membro della Giunta per le
immunità che ha salvato Matteo Salvini. Giarrusso è in questi giorni al centro delle aspre polemiche del Pd per quel suo gesto delle manette rivolto ai deputati dem che protestavano davanti all’aula della Giunta, che aveva appena espresso il suo parere negativo sul procedimento contro Salvini per il caso Diciotti.
Gesto riferito anche all’arresto dei genitori di Matteo Renzi ma che è stato percepito come un vero e proprio insulto dal sapore giustizialista, fatto da uno che ha appena concesso l’immunità parlamentare a un ministro e che fa parte di un Movimento che l’immunità diceva che l’avrebbe abolita
Ma Giarrusso pare abituato a fare due pesi e due misure: tanto che nel 1992 fece parte del Movimento per la Democrazia – la Rete insieme all’attuale sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che fu tra i fondatori.
Il Movimento era un’aggregazione di forze cattoliche e di sinistra, caratterizzato da una forte vena antimafia e di legalità , nel tempo in cui l’Italia era attraversata dallo scandalo di Tangentopoli
Non solo: alla morte dello storico magistrato Antonino Caponnetto, leader del pool antimafia, Giarrusso ha collaborato alla fondazione della Fondazione Caponnetto con cui si è occupato di lotta alla mafia e legalità .
Sono passati molti anni, e si vede: da paladino della giustizia, Giarrusso è confluito nei cinque stelle e adesso partecipa attivamente al salvataggio di Salvini.
Come a dire che la giustizia vale per chi può permettersela: ma se un ministro è in odore di reato, bisogna innanzitutto difendere il potere.
(da agenzie)
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
PUO’ RINGRAZIARE CHE I TEMPI SONO CAMBIATI, 30 ANNI FA A FARE QUEL GESTO SI SAREBBE PRESO ALMENO UN PUGNO IN FACCIA SIA DA DESTRA CHE DA SINISTRA
Della deputata Alessia Morani si può legittimamente pensare di tutto, nel bene e nel male. Tranne che somigli a Mike Tyson.
Nel senso che l’avvocata marchigiana nel suo curriculum non risulta avere una passione per il body building, nè precedenti nella boxe e nemmeno un’indole particolarmente aggressiva.
Ma non per il senatore M5S Michele Mario Giarrusso, il quale in un’intervista rilasciata a Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera oggi sostiene di aver fatto il gesto delle manette all’indirizzo dei parlamentari PD perchè “impaurito” fisicamente dal PD e in particolare proprio dalla Morani:
Poi lei è uscito e ha fatto quel gesto odioso delle manette.
«Ero nervoso».
Chieda scusa.
«Senta: l’ha vista quella scena, no? I parlamentari del Pd erano tutti lì… alcuni, come Faraone, anche molto aggressivi… mi sembra ci fosse pure la deputata Morani…».
Ma la Morani è piccolina…
«No, mi creda: è tosta, cattivella. E io ero teso, impaurito».
Chieda scusa.
«Ma perchè? Mi gridavano in faccia, mulinavano i pugni, non fossero intervenuti i commessi non sarei riuscito neppure a passare… e poi senta, sa che c’è?».
Continui.
«C’è che io, umanamente, posso anche essere vicino a Matteo Renzi. Detto questo…».
Detto questo?
«I miei genitori sono belli e tranquilli a casa: e non è colpa mia se i genitori dell’ex premier sono invece inguaiati e agli arresti domiciliari. Non solo. Non è colpa mia nemmeno se da quelle parti è un continuo intrecciarsi di storie brutte, di padri e di banche, di famiglie strane…»
Alessia Morani su Twitter fa sapere che lei quel giorno a Sant’Ivo alla Sapienza nemmeno c’era…
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
L’EPISODIO SI E’ RIPETUTO ANCHE CON LA SORELLINA… L’INDIGNAZIONE DI TUTTI I GENITORI DELLA CLASSE PORTA ALL’APERTURA DI UN’INCHIESTA
Un maestro di una scuola elementare di Foligno ha costretto un bambino nero a voltarsi verso
la finestra additandolo a tutta la classe come “troppo brutto” per essere guardato in viso.
“Un esperimento solciale”, si sarebbe giustificato il maestro mentre l’indignazione dei genitori, a cui i tutti bambini hanno subito raccontato la brutta esperienza, è finita direttamente nello studio di un avvocato.
L’episodio, oltretutto, si sarebbe poi ripetuto con le stesse modalità nella classe di un’altra bimba nera, la sorellina maggiore del piccolo.
La vicenda è avvenuta nei giorni scorsi nella scuola elementare di Monte Corvino, un quartiere di Foligno. “Ma che brutto che è questo bambino nero! Bambini, non trovate anche voi che sia proprio brutto? Girati, così non ti devo guardare”, avrebbe detto il maestro, secondo i racconti riportati dai genitori.
Il maestro, hanno raccontato i bambini, è andato verso la finestra, ha disegnato un segno sui vetri e ha costretto il bambino nero a guardare verso il segno, con le spalle alla cattedra.
“Stiamo facendo tutte le verifiche del caso, che è esploso ieri dopo un post pubblicato su Facebook in cui si raccontava la vicenda”, spiega il sindaco di Foligno, Nando Mismetti.
Ma la vicenda è stata confermata dalla dirigente scolastica, la dottoressa Marconi: “Ho informato il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, ritengo molto grave quello che è emerso e preferisco non fare ulteriori dichiarazioni perchè non voglio inficiare un’indagine interna che deve essere rigorosa ed efficace”.
A una prima contestazione informale il docente – assunto con un contratto a termine per tutto l’anno scolastico – si è giustificato parlando di un esperimento sociale ispirato ad altri che si trovano in rete.
Ma al di là della motivazione, il risutato è stato scioccante e ha portato i genitori a denunciare l’episodio sui social e non solo: si sono rivolti anche a un legale, per portare la vicenda in tribunale
Stamattina, comunque, sia i bambini che l’insegnante erano regolarmente in classe. E sono andati a scuola anche i fratellini costretti a guardare la finestra: “L’ambiente è comunque sano e protettivo, le famiglie lo sanno”, spiegano a Monte Corvino.
(da agenzie)
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
RICORSO D’URGENZA DI UNO STUDIO LEGALE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA : TRA 42.000 E 71.000 EURO PER AVER PRIVATO DELLA LIBERTA’ PERSONALE 41 ESSERI UMANI
Cose che capitano a chi prende “decisioni collegiali”.
L’agenzia di stampa ANSA fa sapere che alcuni dei naufraghi che erano a bordo della nave ‘Diciotti’ hanno presentato un ricorso al tribunale civile di Roma per chiedere al governo italiano un risarcimento per essere stati costretti a rimanere a bordo diversi giorni.
Secondo quanto apprende l’ANSA da fonti del Viminale, il ricorso è stato presentato da uno studio legale a nome di 41 migranti, tra cui un minore, che erano a bordo della nave e che ora chiedono al premier Giuseppe Conte e al ministro dell’Interno Matteo Salvini un risarcimento tra i 42mila e i 71mila euro.
Sarà interessante sapere cosa faranno Danilo Toninelli e Luigi Di Maio: i due si sono spesi in questi giorni per sostenere che quella sulla Diciotti fosse una decisione collegiale di tutto il governo.
Adesso si presenteranno anche a pagare il conto in caso di condanna?
Proprio ieri la Procura della Repubblica di Catania, dopo aver aperto un nuovo filone d’inchiesta in seguito alla lettera di autodenuncia firmata dal premier Conte e dai ministri Di Maio e Toninelli che si sono dichiarati corresponsabili delle scelte di Salvini, ha chiesto l’archiviazione per tutti gli esponenti di governo.
Intanto proprio oggi l’ex procuratore Giancarlo Caselli e candidato alle Quirinarie per la presidenza della Repubblica dal M5S, in un’intervista al Corriere della Sera, ha detto che il voto online della base grillina sul caso Diciotti “mi è sembrato una ferita inferta alla funzione legislativa del Parlamento. Oltre che una sfida al potere giudiziario. Non si può, su una questione così complessa, delegare la scelta a qualche migliaio di persone che tra l’altro, non avendo letto le carte, non sono neanche adeguatamente informate. E non si può risolverla con un quiz a risposta secca, sì o no”.
(da agenzie).
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
NORME STRINGENTI CONTRO I REATI D’ODIO ANCHE SUI SOCIAL
Le tv italiane rischiano una multa forte – “da 10 mila fino a 250 mila euro” – ogni volta che un
tg, un programma di approfondimento, uno show dovesse macchiarsi dei “reati dell’odio”.
Dopo tre anni di inutili richiami, dopo aver provato con le buone maniere, il Garante delle Comunicazioni (l’AgCom) ha pronto un severo regolamento che limiterà i messaggi di discriminazione verso i migranti.
Anche le donne vittime di abusi e violenze saranno più tutelate dalle frasi allusive sui social, dalle insinuazioni di chi dice in televisione “che tanto se la sono cercata”, da immagini scorrette o titoli impropri.
Adottare un regolamento significa che le norme saranno molto più vincolanti e il monitoraggio del Garante sulle trasmissioni tv si farà continuo. Le emittenti – diffidate dal continuare la loro politica dell’intolleranza – alla fine saranno multate se indifferenti ai richiami del Garante. E i nuovi vincoli scatteranno anche “per le piattaforme di condivisione di video”, a partire da YouTube, e per le radio.
Nella parte introduttiva del regolamento – che entrerà in vigore entro giugno del 2019 – il Garante ricorda che i cittadini immigrati sono oggi il 7% della popolazione. Eppure gli italiani sono convinti che abbiano ormai raggiunto la cifra record del 25%.
Gli statistici dell’Ue, nelle loro indagini Eurobarometro, sostengono che gli italiani hanno maturato una percezione non realistica sugli stranieri più che qualsiasi altro popolo dell’Ue.
E questa lente distorta è stata creata sia dalle fake news, cioè dalle bufale che dilagano sui social network, sia anche da alcune trasmissioni tv. Questo è il convincimento del nostro Garante.
Ora, l’Italia ha tanti problemi. L’industria è in grave crisi. Il lavoro non c’è. Le formiche passeggiano sui letti dei pazienti, in certi ospedali. Eppure nell’ultima campagna elettorale, a inizio del 2018, le televisioni hanno parlato soprattutto di immigrazione, degli spari contro lo straniero (a Macerata), di fascismo e anti-fascismo, di sicurezza. Quasi ossessivamente.
Il nostro Garante – che non risparmia critiche alla Rai – calcola che “alcune emittenti private” hanno dedicato a questo “macro-tema” (immigrati, sicurezza, fascismo-antifascismo) fino al 33% dello spazio dei loro tg e dei programmi di approfondimento.
Il regolamento del Garante introdurrà un monitoraggio attento delle trasmissioni. L’osservazione valuterà
– lo stile di conduzione del giornalista o del presentatore
– il titolo dei servizi giornalistici, le immagini a corredo, le scritte in sovraimpressione;
– le dichiarazioni degli ospiti e degli opinionisti in studio;
– le contromisure del giornalista quando un ospite pronuncerà parole di odio;
– le reazioni degli altri ospiti della trasmissione;
– la condotta del pubblico in studio (come applausi o fischi);
– i contenuti degli sms che, eventualmente, lo spettatore spedirà da casa;
– infine la presenza di rappresentanti di migranti o donne, a garanzia del pluralismo.
YouTube e le altre piattaforme di condivisione di video dovranno inviare loro, al Garante, un rapporto sulla loro attività di monitoraggio. Questo, ogni tre mesi.
E dovranno comunicare gli strumenti che hanno messo in campo per individuare e cancellare ogni singolo filmato carico di razzismo o di intolleranza.
Nel caso un programma o un telegiornale si sia macchiato di un “reato dell’odio”, il Garante potrà ordinare la lettura di un messaggio riparatorio. Nel caso l’emittente continui a diffondere messaggi discriminatori, il Garante la diffiderà dal proseguire. Ignorare la diffida porterà a una sanzione fino a 250 mila euro, ogni volta.
Tutte le emittenti e le piattaforme di condivisione sociale dovranno prevedere trasmissioni e che incoraggino alla pacifica convivenza. Obbligo che sarà più stringente per la Rai perchè titolare del servizio pubblico tv.
Da oggi, il regolamento del Garante sarà pubblico. Chiunque potrà inviare al Garante le sue osservazioni e richieste di modifica, entro un mese. A maggio, al più tardi a giugno, il Garante approverà le nuove norme.
(da agenzie)
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